El canevo o mariuana come cura e farmago

Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » mar gen 13, 2015 1:43 pm

Ritrovato tessuto di canapa di 9mila anni fa: è la testimonianza più antica

http://www.canapaindustriale.it/2014/02 ... piu-antica

E’ la testimonianza più antica di un manufatto di canapa. Nonostante gli storici ritengano che le prime coltivazioni di canapa risalgano a civiltà vissute 12mila anni fa, non ne avevamo trovato alcuna traccia, prima di alcune impronte trovate su ceramiche Yangshao in Cina, risalenti al quinto millennio aC.

Il ritrovamento (nella foto) è avvenuto nel sito archeologico dell’antica città di Çatalhöyük in Turchia, uno dei più grandi e meglio conservati al mondo per il periodo Neolitico, tanto da essere stato inserito trai siti patrimonio dell’umanità protetti dall’Unesco.

La relazione sulle nuove scoperte riportata dall’Hurriyetdailynews.com include l’avanzamento negli scavi fatti nel periodo dal 15 giugno al 15 agosto 2013, ai quali hanno collaborato più di 120 persone provenienti da 22 paesi. La cosa più sorprendente della relazione è che questo tessuto fosse avvolto attorno allo scheletro di un bambino, trovato sul pavimento di una casa andata a fuoco.

Il professor Ian Hodder, direttore degli scavi e membro della Stanford University, ha detto che si tratta della scoperta più importante nel 2013 ed è stata possibile grazie alle ottime condizioni di conservazione del sito. Parlando del pezzo di stoffa, ha spiegato che: ”Il fuoco ha riscaldato la terra creando un effetto di essiccazione, grazie al quale pezzo di stoffa è stato protetto fino ad oggi. Gli esami di laboratorio hanno dimostrano che questo pezzo di stoffa è fatto di lino intrecciato con la canapa. E’ il più antico e uno degli esempi meglio conservati di sempre”.

“Questo pezzo di stoffa molto sottile – ha proseguito – molto probabilmente proveniva dal Mediterraneo orientale. E ‘ già noto che ossidiane e conchiglie fossero state scambiate in un commercio a lunga distanza in tutto il Medio Oriente durante il Neolitico”.

Maggiori informazioni sul sito http://www.catalhoyuk.com.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... canevo.jpg

http://www.catalhoyuk.com/downloads/Arc ... t_2014.pdf
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » mar gen 13, 2015 2:11 pm

Le super-batterie a base di canapa: meglio del litio e più economiche del grafene

http://www.canapaindustriale.it/2014/09 ... el-grafene


Dagli scarti di lavorazione della canapa si può realizzare oggi un materiale per supercondensatori con prestazioni superiori al grafene. I ricercatori della University of Alberta in Canada hanno presentato i risultati delle proprie ricerche in una conferenza organizzata a San Francisco dall’American Chemical Society e riportati sul sito web in questo articolo e in questo studio. Proseguono quindi gli studi già citati in questo nostro articolo di Canapa Industriale. I super-condensatori stanno rivoluzionando i sistemi di alimentazione elettrica grazie a materiali super-conduttori come il grafene, e la produzione di questo nanomateriale è costosa quanto importante per l’evoluzione dei dispositivi elettrici ed elettronici. Il Regno Unito ha recentemente avviato un programma di ricerca sul grafene da 50 milioni di sterline, ma oggi sembra ci sia un’alternativa più economica ed ecologica.

La fibra di canapa è costituita per il 70% da cellulosa cristallina. Questa può essere trasformata in nanosheets, elettrodi in lamine sottilissime con grande superficie esposta e alta capacità di trasporto e conservazione dell’energia. I risultati di queste ultime ricerche evidenziano una capacità di raggiungere e mantenere densità energetiche nettamente superiori a quelle dei dispositivi commerciali come le batterie Li-ion a ioni di litio. Nelle applicazioni per batterie, questo si traduce in tempi di ricarica molto inferiori agli attuali standard. Il nuovo materiale risulta efficiente in un intervallo di temperature più elevato e la capacità dei supercondensatori di caricare e scaricare rapidamente l’intera massa di energia li rende fondamentali per l’efficienza delle batterie nei veicoli elettrici, anche per la possibilità di ricaricare le batterie in frenata.

David MitlinAltro risultato interessante della ricerca riguarda il costo di produzione dei nanosheet di canapa, inferiore a quello di un materiale non rinnovabile come il grafene grazie a processi molto più semplici. All’interno dei centri di ricerca non si vede solo canapa nel futuro di dispositivi elettronici: i ricercatori canadesi hanno condotto altri esperimenti con diversi scarti domestici e dell’industria agricola, realizzando materiali ad alte prestazioni elettriche con torba, gusci di uovo e anche bucce di banana. Gli scienziati hanno compreso le caratteristiche strutturali nella fibra dei diversi materiali organici e tramite processi che chiamano di sintesi idrotermica, simili alla cottura in pentola a pressione, riescono ad ottenere pellicole di nanomateriali con vaste applicazioni per l’industria elettronica.

Secondo il Dottor David Mitlin (nella foto), a capo del gruppo di ricerca dell’Università dell’Alberta, il compito degli scienziati è comprendere quali strutture organiche sono più adatte alle diverse applicazioni. Le bucce di banana possono trasformarsi in blocchi densi di carbonio, che gli scienziati chiamano pseudografite, adatti per le batterie a ioni di sodio. Al contrario, la fibra di canapa può realizzare fogli sottilissimi con una grande area superficiale che determina l’altissima conduttività elettrica e capacità di immagazzinamento necessarie per i supercondensatori.

Stefano Mariani
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » lun apr 06, 2015 6:26 pm

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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » dom apr 26, 2015 7:58 pm

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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » lun apr 27, 2015 8:48 pm

«Legalizzate gli spinelli» Lo chiede l’antimafia

http://ilgarantista.it/2015/03/06/legal ... lantimafia

Non lo dice Marco Pannella. Non è una campagna dei radicali. Signori, è il procuratore nazionale antimafia, che parla. O meglio, l’organismo da lui presieduto, la Dna: depenalizzate.
Rendete lecito l’uso e la diffusione delle droghe leggere. Non perdete tempo. Perché di tempo, a dare la caccia agli spinelli, ne stiamo perdendo pure troppo.


Lo dice con una chiarezza micidiale la relazione annuale 2014 della Direzione Nazionale Antimafia. Ci sono sei cartelle interamente dedicate alla questione degli stupefacenti – e riportate interamente in questa pagina. C’è un’analisi impietosa del fenomeno, con dati che fanno impressione: in Italia l’anno scorso sono stati immessi sul mercato 3 milioni di kg di cannabis, tra hashish marijuana e piantine. Tradotto in dosi, fanno 200 per ciascuno italiano. Duecento spinelli a testa, vecchi e bambini compresi. Parliamo dunque di qualcosa come 10 miliardi di dosi, o canne, commercializzate ogni anno nel nostro Paese. E questo si legge nella relazione dell’antimafia, nonostante siano impiegata «enormi risorse umane e materiali» per contrastare il fenomeno. Ma è come voler svuotare il mare con un secchiello da spiaggia. «Con le risorse attuali non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul front anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe », ma neppure « tantomeno, è pensabile è pensabile spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe pesanti al contrasto al traffico di droghe “leggere”. In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso».

Ecco: sarebbe un grottesco controsenso. Si darebbe la caccia agli spinelli, anziché perfezionare per esempio l’azione nei confronti di produttori e spacciatori di droghe sintetiche, campo nel quale «la tecnica d’indagine» non è ancora sufficientemente «matura».

Tenete poi conto, ci dice la direzione anti-mafia guidata da Franco Roberti, di altre due questioni. Da una parte «le ricadute che la depenalizzazione avrebbero in termini di deflazione del carico giudiziario di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali» e, soprattutto, « di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite»( e qui nulla si aggiunge quanto a introiti che lo Stato potrebbe ricavare con la vendita legale). Dall’altra parte, l’antimafia ricorda opportunamente«la minore deterrenza delle norme penali riguardanti le cosiddette droghe leggere, sancita dalla recente sentenza numero 32/2014 della Corte costituzionale, che sostanzialmente non consentono l’arresto in flagranza».

Quest’ultimo particolare aspetto fa prevedere, sempre nella relazione, una diffusione sempre in maggiore crescita delle droghe leggere. E d’altra parte se la Dna è arrivata a chiedere apertamente la depenalizzazione della cannabis (del suo uso privato e, evidentemente, anche della sua commercializzazione) è proprio perché i dati del 2014 sopra ricordati corrispondono addirittura al 120% di quelli del 2013. Cioè, nel nostro Paese, in un anno appena, la quantità di hashish e marijuana che c’è in giro è assai più che raddoppiata. Si tratta ormai di «un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di tabacco ed alcool».

La conclusione del documento difficilmente avrebbe potuto essere più chiara: «Spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia». Ma a questo punto, come si fa ad avere ancora dubbi?




Marijuana, la svolta schock della Direzione nazionale antimafia: "La repressione? Ha fallito. Depenalizziamola"

http://www.huffingtonpost.it/2015/03/07 ... 22246.html

Pubblicato: 08/03/2015

"Davanti a questo quadro, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro [...] sia opportuna una depenalizzazione della materia". La bomba la lancia la Direzione Nazionale Antimafia.

Il pool guidato da Franco Roberti ha presentato lo scorso 25 febbraio la sua relazione al Parlamento. Dietro la scrivania lo stesso procuratore generale, accompagnato dalla presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. Nel tomo, che consta di oltre 700 pagine, la svolta: l'ammissione del fallimento della repressione del mercato illegale di cannabinoidi e la secca apertura alla depenalizzazione del loro consumo.

Parole pesantissime, se considerato che non arrivano da chi ha sempre sostenuto con forza la necessità di liberalizzare e depenalizzare il consumo di marijuana&co. (vedi i Radicali) ma da chi è in prima linea nella battaglia quotidiana per far rispettare la normativa vigente. Una manciata di paginette, dalla 355 alla 360, che sono sfuggite alla maggior parte di coloro che hanno spulciato nel testo, ma che risultano esplosive.

La Dna sottolinea che il quantitativo sequestrato "è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato". Ci si trova, dunque, dinanzi a "un mercato che vende, approssimativamente, fra 1,5 e 3 milioni di Kg all’anno di cannabis". Tradotto, sarebbero all'incirca 200 canne pro capite, anziani e giovanissimi compresi. Poi l'ammissione di sostanziale fallimento:

"Di fronte a numeri come quelli appena visti - e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia - si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva".

Il punto, sottolinea l'Antimafia, è che "il sistema repressivo ed investigativo nazionale, che questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi".

Insomma, "con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale". La Dna spiega che se si volessero spostare risorse e uomini per contrastare l'uso di marijuana e affini, "di conseguenza rimarrebbero “scoperte” e prive di risposta investigativa altre emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc".

Qual è la soluzione? La depenalizzazione. L'agenzia guidata da Roberti non lo fa capire tra le righe, ma lo dice chiaro e tondo:

"Davanti a questo quadro, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie dei minori) e, dall’altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite".

Non solo. L'Antimafia equipara le droghe leggere a fumo e alcolici: "I dati statistici e quantitativi nudi e crudi, segnalano, in questo specifico ambito, l’affermarsi di un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma, il cui abuso può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool".

Sarebbe dunque un harakiri "spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe pesanti al contrasto al traffico di droghe leggere". La soluzione? Depenalizzarle. E no, non lo dice il solito Marco Pannella. Parole, nero su bianco, di una delle più alte e stimate autorità indipendenti dello stato italiano.

La relazione della Dna (la parte sulle droghe leggere da p. 355 in poi)
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » lun giu 15, 2015 11:01 am

7 motivi per mangiare la canapa

http://www.wired.it/lifestyle/food/2014 ... are-canapa

Michela Dell’Amico - gennaio 13, 2014

Questa volta non parliamo della canapa che si fuma, ma dell’olio e dei semi che vengono usati in cucina (e che non contengono THC). L’olio di canapa e i suoi semi sembrano proprio capaci di proteggere l’organismo in modo sorprendente: un’ottima concentrazione e qualità di grassi omega 3 e 6, e un potente effetto antinfiammatorio (c’è chi lo usa al posto degli analgesici, ad esempio per combattere l’artrite), si uniscono alla preziosa presenza di tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile. L’olio di semi e la farina di semi di canapa sono considerati un “vaccino nutrizionale” che, se assunto ogni giorno, rinforza e regola la risposta del sistema immunitario, del sistema ormonale e del sistema nervoso, come mostrato ormai da numerose ricerche e riportato anche in una circolare del Ministero della Salute.

Il grosso dei vantaggi di questi alimenti è dato dalla presenza di omega 6 e omega 3, capaci di prevenire o curare le malattie attualmente più diffuse: colesterolo, trigliceridi, diabete, artrite, artrosi, asma, psoriasi ed eczema atopico, lupus, malattie autoimmuni in genere, depressione. Nei derivati della canapa questi due grassi non solo sono presenti, ma lo sono in rapporto 3/1, ovvero il rapporto più vicino in natura a quanto raccomandato dall’OMS (olio di pesce a parte, che però deve essere chimicamente trattato). Se poi all’olio di semi di canapa uniamo l’olio extravergine di oliva (che contiene solo omega 6) si raggiunge il rapporto ottimale.

1 Malattie cardiovascolari

Questi alimenti riducono e prevengono l’arteriosclerosi e altre malattie cardiovascolari, perché sono in grado di mantenere elastici i vasi sanguigni ed evitare l’accumulo di grasso nelle arterie.

2 Colesterolo

Qualche cucchiaio al giorno di olio di canapa abbassa rapidamente il colesterolo LDL e i trigliceridi. Si riduce il rischio trombosi.

3 Problemi neurologici

La canapa e i suoi derivati sembrano in grado addirittura di migliorare i problemi di apprendimento, i deficit della memoria, le difficoltà di concentrazione e la mancanza di attenzione, la depressione cronica e la depressione post-parto, proprio per via della capacità di regolare il sistema ormonale.

4 Malattie ossee e infiammazioni

Si usano per curare l’artrosi e l’artrite reumatoide, ma anche altre malattie infiammatorie come l’infezione della vescica, la colite, il colon irritabile e la malattia di Crohn

5 Sindromi ginecologiche

Sembra avere effetti favolosi contro la sindrome premestruale e durante la menopausa. Combatte l’osteoporosi.

6 Problemi alle vie respiratorie

L’olio di canapa è impiegato nella cura di malattie asmatiche e affezioni respiratorie, sia delle basse che delle alte vie respiratorie: dunque è particolarmente utile in questo periodo.

7 Malattie della pelle

Psoriasi, vitiligine, eczemi, micosi, irritazioni da allergie, dermatiti secche, acne e tutte le infiammazioni o irritazioni localizzate si trattano con questi alimenti oppure applicando l’olio localmente. E’ efficace anche per la cura dei funghi delle unghie e contro il prurito.

Per finire, l’olio di canapa deve essere estratto con spremitura a freddo e i semi sono meglio non decorticati, cioè ricchi di tutte le fibre. Per un veloce ricettario con tutti i derivati della canapa, potete dare un’occhiata qui (http://www.assocanapa.org/ricette.htm).
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » dom set 27, 2015 4:13 pm

Marijuana in ospedale
La cannabis a scopi medici è sempre più usata anche in Italia. Dalla terapia del dolore all'epilessia, dall'ictus all'artrite. Ma ottenerla legalmente è un percorso a ostacoli. Tra norme contraddittorie e Asl che vanno ognuna per conto suo di Monia Cappuccini
15 giugno 2010


http://espresso.repubblica.it/visioni/s ... le-1.21702

C'è chi, come Franco, l'ha utilizzata per placare le crisi di dolore alla gamba dopo aver subito un'amputazione del piede destro a causa di un incidente.
Oppure chi, come Maria M. di Napoli, malata di sclerosi multipla dal 1995, ne ha chiesto la somministrazione presso le strutture sanitarie per contrastare gli effetti di una spasticità che avanzava sempre più velocemente.
C'è ancora chi, come Tommaso, affetto da epilessia dall'età di 15, ha deciso di buttare nella pattumiera tutti i suoi medicinali: una frattura alla mandibola gliene impediva l'assunzione, così li ha sostituiti per sei settimane con sei canne di marijuana al giorno, senza avere neanche una crisi convulsiva.
Sergio e la marijuana, invece, erano amici già prima dell'incidente stradale che lo ha costretto alla sedia a rotelle nel 1996: da allora, con quattro cinque canne distribuite nell'arco della giornata, ottiene risultati migliori rispetto ai farmaci.

Piccole storie di grandi sofferenze, raccolte dai medici dell'Associazione Cannabis Terapeutica sul loro sito Medicalcannabis.it . Ognuna racconta una esperienza diversa, tutte riportano la stessa difficoltà: procurarsi cannabinoidi legalmente per lenire le proprie sofferenze in Italia non è semplice.

Spesso questa terapia va dove i farmaci tradizionali non arrivano e, a fronte dei buoni riscontri medici, la lista delle malattie curabili con la cannabis è piuttosto lunga:

terapie del dolore,
sclerosi multipla,
nausea e vomito in chemioterapia,
stimolazione dell'appetito nei casi di Aids.

E ancora:
glaucoma,
traumi celebrali,
ictus,
sindrome di Tourette,
epilessia,
artrite reumatoide e altre, ancora in fase di sperimentazione.

A queste cui si aggiungono altre patologie (come le sindromi ansioso-depressive, le malattie auto-immuni e l'asma bronchiale) per le quali l'uso della cannabis è potenzialmente indicato. Un campo di applicazione vasto e tutto da sperimentare.

Peccato che la cannabis sia considerata però una droga, la cui coltivazione domestica è iscritta tra i reati penali perseguibili per legge.

Paradossi del sistema Italia. La cosiddetta Jervolino-Vassalli del 1990 concede infatti la facoltà di prescrivere e di vendere medicine di questo genere, almeno in linea di principio. Nei fatti però la possibilità di curarsi - e per di più gratuitamente - con la cannabis si traduce per i pazienti in un vero percorso a ostacoli, che finisce il più delle volte sui banchi del Tar con sentenze destinate ogni volta a creare il precedente.

Limiti nella somministrazione delle dosi, divieto di portare con sé farmaci cannabinoidi, obblighi burocratici complicati e modalità formali da rispettare sia nella prescrizione sia nella vendita per medici, veterinari e farmacisti - i quali rischiano di incorrere in sanzioni pecuniarie e persino penali - contribuiscono a creare una situazione di stallo e di lunghe attese per i pazienti, impedendo loro di ottenere i medicinali necessari e ai medici di svolgere regolarmente il proprio lavoro. "La situazione procede a macchia di leopardo", spiega Francesco Crestani, medico di Rovigo e presidente dell'Act (Associazione per la cannabis terapeutica). "In Italia in alcune Asl il farmaco è gratis e in altre no, così ci ritroviamo con pazienti affetti da patologie simili che, pur vivendo a pochi chilometri di distanza gli uni dagli altri, pagano tariffe variabili dai 500 agli zero euro".

Una discriminazione economica imputabile al divieto di produrre questi farmaci che, di conseguenza, possono essere solo importati dall'estero. Agli oneri economici si aggiungono poi limiti territoriali che alcune Regioni, vedi il Molise e la Puglia, hanno aggirato mediante l'approvazione di una delibera per garantire la gratuità del farmaco a tutti i pazienti residenti nelle rispettive regioni. "Una novità non da poco", commenta Crestani, "ma non si capisce ancora perché vengono prescritti liberamente farmaci ben più pericolosi e tossici, vedi la morfina o il fentanile, mentre per la somministrazione della cannabis il paziente si vede costretto all'ospedalizzazione".

Per abbattere gli alti costi sostenuti dalle Asl e dai pazienti la soluzione ci sarebbe: coltivare direttamente la marijuana. In Italia il clima lo permetterebbe ma è illegale. "Al trattamento della cannabis", prosegue Crestani "sono autorizzati solo due istituti pubblici: un centro di ricerca agricolo di Rovigo, dove viene coltivata, e un istituto chimico militare di Firenze dove vengono prodotte medicine per l'esercito e dove è disponibile tutta la tecnologia per procedere con i necessari controlli".

Le eccellenze non mancano e il caso del centro di ricerca di Rovigo è esemplare a riguardo: pochi giorni fa, denunciano i radicali, la Guardia di Finanza ha sequestrato e bruciato 8 chili di marijuana in eccesso, mandando in fumo così circa 40mila euro di investimento nella produzione di farmaci antidolorifici. Fatto sintomatico di quanto la spinta proibizionista in Italia ancora prevalga su tutto il resto. Dal buon senso al diritto alla salute, fino alla ricerca scientifica e all'economia.
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » dom set 27, 2015 4:13 pm

Malattie autoimmuni
I cannabinoidi come antinfiammatori e come immunomodulatori

http://www.medicalcannabis.it/mainpage. ... toimmu.htm

In diverse sindromi dolorose secondarie a processi infiammatori (ad es. colite ulcerosa, artrite), i prodotti a base di cannabis possono non solo agire come analgesici, ma anche dimostrare capacità antinfiammatorie. Per esempio, alcuni pazienti affetti da queste malattie riferiscono che, usando cannabis, hanno un notevole sollievo e possono ridurre le dosi dei farmaci comunemente impiegati, come i corticosteroidi e i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei).

Diversi studi in vitro e in vivo hanno dimostrato che il THC riduce la risposta immunitaria sia cellulare che umorale contro diversi agenti infettivi, cosicché spesso si dice genericamente che "la cannabis deprime la risposta immunitaria".

Questo effetto immunomodulatore della cannabis ha invece implicazioni che non sono in genere sottolineate come meritano. I farmaci immunosoppressori sono importantissimi per moltissime malattie; sono relativamente pochi, e sono tutti estremamente delicati da usare nel lungo termine. L'attività immunosoppressiva (oltre che antinfiammatoria) dei cannabinoidi potrebbe quindi essere utilmente sfruttata in diverse malattie autoimmuni.

Il sistema dei cannabinoidi endogeni, come quello degli oppioidi endogeni, dimostra direttamente questa integrazione, se si considera che i recettori dei cannabinoidi, come quelli degli oppioidi, non solo sono presenti in moltissime aree del sistema nervoso, ma anche sulle cellule del sistema immunitario. In particolare, i recettori di tipo CB1 sono prevalenti nelle cellule del sistema nervoso, mentre sono scarsi in quelle del sistema immunitario. Su queste prevalgono invece i recettori di tipo CB2. I linfociti B e le cellule NK (natural killer) sono le cellule con la massima concentrazione di recettori CB2, i linfociti T8 e T4 quelli con la concentrazione minima.

Cannabis e malattie autoimmuni

Tutte le risposte immunitarie sono controllate da messaggeri chimici chiamati citochine, rilasciati dalle cellule immunocompetenti. Ogni tipo di risposta immunitaria ha un suo caratteristico profilo citochinico. Secondo R. Melamede [2] le malattie autoimmuni caratterizzate da un profilo Th1 (cioè da una risposta linfocitaria a dominanza T-helper 1, con aumento dei livelli delle citochine proinfiammatorie IL1, IL2, IL12, IL18 e interferone gamma), al contrario di quelle caratterizzate da un profilo Th2 (con dominanza T-helper 2, con livelli elevati di IL4, IL10 e IL13), dovrebbero beneficiare degli effetti dei cannabinoidi. Stimolare i recettori dei cannabinoidi, infatti, inibirebbe la risposta Th1 e promuoverebbe la risposta Th2, ovvero sposterebbe la risposta immune verso un profilo Th2, correggendo in parte l'anomalia presente nelle malattie con profilo Th1.

Fra le malattie che sembrano caratterizzate dal profilo Th1, vi sarebbero la sclerosi multipla, l'artrite reumatoide, il diabete di tipo I (insulino-dipendente), la malattia di Crohn, la psoriasi. La sclerosi sistemica e la malattia di Graves (ipertiroidismo) sarebbero invece a profilo Th2. Il lupus eritematoso sistemico (LES) sembra poter essere, a seconda dei casi, a profilo sia Th1 che Th2. Il primo sarebbe tipico delle forme post-partum e delle forme tardive, il secondo delle forme giovanili.

Se, quindi, da un lato è d'obbligo la prudenza, non si devono nemmeno ignorare le numerose segnalazioni a favore di un'efficacia dei cannabinoidi in queste malattie in genere difficili da curare, e spesso curate con alte dosi di cortisone o altri farmaci gravati da pesanti effetti collaterali. Se l'efficacia verrà confermata dagli studi in corso, la bassa tossicità e la buona tollerabilità dei cannabinoidi li renderanno potenziali farmaci di prima scelta in molte di queste gravi malattie.


L'infiammazione è una risposta elementare dei tessuti viventi vascolarizzati a uno stimolo lesivo di qualsiasi natura. Consiste nel far affluire più sangue nell'area interessata dallo stimolo e, con il sangue, le cellule della prima linea difensiva, i leucociti. Nel processo infiammatorio entrano in gioco fattori solubili rilasciati sia dalle cellule lese che dai leucociti. Il risultato è quello di delimitare e isolare l'area lesa e, eventualmente, permettere la riparazione della lesione o, se necessario, sostituire il tessuto danneggiato con un tessuto cicatriziale. Nelle infiammazioni cosiddette acute, a parte i casi gravi e mortali (fortunatamente assai rari in rapporto alla frequenza del fenomeno infiammatorio), l'esito può variare fra due estremi: la piena restituzione ad integro del tessuto e la sua totale sostituzione con tessuto fibroso (cicatrice). Ma esistono anche forme infiammatorie croniche, in cui cioè lo stimolo lesivo persiste nel tempo, a volte anche indefinitamente, e la reazione infiammatoria dell'organismo diventa allora una specie di "lotta continua" senza possibilità di vittoria. In questi casi, i tessuti interessati continuano ad essere progressivamente danneggiati dall'agente lesivo, e la reazione infiammatoria può assumere un significato non più semplicemente difensivo, ma, a sua volta, dannoso per l'organismo.

Molte malattie croniche sono di natura infiammatoria, sono cioè caratterizzate dalle alterazioni tipiche delle infiammazioni croniche (infiltrati leucocitari, granulomi, esiti cicatriziali).
In alcune di queste malattie, per esempio nelle epatiti virali croniche, il fenomeno infiammatorio è scatenato da una reazione immunitaria, cioè dalla tipica reazione di difesa-offesa contro un "aggressore" esterno, che l'organismo riconosce come non sé e che tenta pertanto di distruggere ed eliminare (nel caso dell'epatite virale cronica, il nemico è la cellula epatica invasa dal virus). Esiste poi un vasto gruppo di malattie originate o caratterizzate da una reazione immunitaria anomala, spesso esagerata, diretta non più contro un agente patogeno estraneo, ma contro componenti dell'organismo stesso non riconosciute come tali dal sistema immunitario. In questi casi si parla di malattie autoimmuni, cioè di malattie in cui la reazione immunitaria è per errore rivolta contro se stessi.
Tra le malattie appartenenti a questo gruppo, il lupus eritematoso sistemico (LES), l'artrite reumatoide, la malattia di Graves (ipertiroidismo), l'anemia emolitica autoimmune, alcune forme di diabete, alcune forme di glomerulonefrite, ecc.
Malattie infiammatorie croniche come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa (secondo alcuni, due facce di una stessa malattia), di cui non è ancora chiara la causa, potrebbero anch'esse esser dovute a fenomeni autoimmunitari.
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » dom set 27, 2015 4:17 pm

Uso prescritto della cannabis medicinale

http://sensiseeds.com/it/blog/sulla-sez ... medicinale


A giugno del 2010, la United States National Library of Medicine (la più grande libreria medica al mondo) conteneva oltre 12.000 esempi di letteratura biomedica relativa alla cannabis o ai cannabinoidi(1).

Il numero di situazioni e disturbi curabili con la marijuana sembra essere molto maggiore di quanto molta gente possa credere, dato che la ricerca continua incessantemente a scoprire nuove applicazioni. Negli ultimi anni, gli studi più interessanti sono probabilmente quelli che hanno dimostrato che la cannabis è sorprendentemente efficace nel trattamento di varie forme di tumore.

Qui vi presentiamo un breve elenco delle situazioni nelle quali il Dutch Bureau for Medicinal Cannabis consiglia la prescrizione di marijuana medicinale(2), anche se i medici non devono necessariamente limitarsi a questo elenco:

Uso prescritto della cannabis medicinale in Olanda

Crampi e spasmi muscolari causati da Sclerosi Multipla e danni alla colonna vertebrale
Nausea, mancanza di appetito, perdita di peso e debolezza causata da tumori o dall’AIDS
Nausea e vomito a seguito di cure mediche, chemioterapia o radioterapia per il trattamento di tumori, epatite C, HIV, o AIDS
Dolori cronici, specialmente se correlati al sistema nervoso o causati da danni neuronali
Glaucoma resistente alla terapia
Sindrome di Tourette
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » ven nov 06, 2015 8:53 pm

Messico, sentenza storica: sì alla legalizzazione della marijuana
Sentenza storica dei giudici della Corte Suprema di Giustizia del Messico: sì alla legalizzazione della marijuana
Mariangela Campo 06/11/2015.

http://www.wakeupnews.eu/messico-senten ... -marijuana

MESSICO – Chi pensava che il Messico fosse un Paese proibizionista si dovrà ricredere: la Corte Suprema di Giustizia del Messico ha infatti deciso che «coltivare, possedere e fare uso di marijuana a scopo ricreativo è un diritto costituzionale». Dunque, via libera alla liberalizzazione della cannabis anche in Messico.

SÌ ALLA CANNABIS A SCOPO RICREATIVO – A votare per la liberalizzazione della cannabis in Messico sono stati ben quattro giudici su cinque, i quali hanno detto il loro sì dopo aver spiegato l’incostituzionalità del divieto di utilizzare la marijuana per scopi ricreativi, ovvero votando contro il divieto assoluto dell’utilizzo di cannabis codificato dalle leggi messicane. In particolare, i quattro giudici hanno spiegato che è indubbio – e che ciascuna persona lo sa perfettamente – che qualsiasi tipo di droga danneggi la salute, ma che questo non vuol dire che ci debba essere il divieto assoluto di utilizzare la marijuana, come non esiste il divieto assoluto di comprare e fumare sigarette o di comprare e bere alcolici.

UNA SENTENZA STORICA – Inoltre, sempre secondo i giudici della Corte Suprema di Giustizia del Messico, aprire la strada alla legalizzazione della cannabis potrebbe diminuire il traffico dei narcotrafficanti, di cui purtroppo il Messico è pieno, i quali guadagnano circa due miliardi di euro all’anno con l’esportazione illegale negli Stati Uniti, dove peraltro la legalizzazione della marijuana è già stata attuata, anche nella capitale Washington. Ma il governo messicano non è d’accordo: Enrique Pena Nieto, presidente dello Stato del Messico, ha commentato la notizia dichiarando di rispettare la decisione dei giudici della Corte Suprema, ma specificando che il governo non intende modificare le proprie leggi relative all’individuazione e all’eliminazione delle piantagioni di marijuana, visto che il verdetto non implica l’eliminazione di questo genere di politiche statali. Tuttavia, è chiaro che si tratti di una sentenza storica, con un peso politico enorme: è l’ammissione ufficiale che la politica proibizionista messicana non funziona contro i narcotrafficanti e quindi ne decreta il suo fallimento.
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