La canapa o mariuana come cura e farmaco

La canapa o mariuana come cura e farmaco

Messaggioda Berto » lun giu 16, 2014 6:39 pm

La canapa o mariuana come cura e farmaco
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... =142&t=905


"Sono Lucia, ho la sclerosi multipla oggi cammino grazie alla cannabis"

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/ ... s-24280140

E' diventata un caso la testimonianza di una ragazza di 30 anni che partecipa alla sperimentazione avviata dalla Regione Puglia sull'uso terapeutico del Bedrocan a base di marijuana a carico del servizio sanitario. "Non finirò di ringraziare chi si è impegnato per questa battaglia, ci hanno donato la libertà di cura"

Mi chiamo Lucia, ho 30 anni e la sclerosi multipla. Stavo su una sedia a rotelle, ora grazie alla cannabis cammino". La testimonianza di una ragazza curata nel centro di Casarano - dove da circa due mesi la Regione Puglia sperimenta gratuitamente il trattamento a base di marijuana - sta facendo il giro del web e rimbalzando sulle bacheche di facebook suscitando un grande interesse. Nella lettera la giovane si definisce, "una dei cinque fortunati pazienti" cha hanno avviato il trattamento e descrive i "miglioramenti evidenti ed eclatanti nell'andatura, nei tremori, nei dolori, negli spasmi muscolari, nella rigidità, nell'appetito, nell'umore e nel miglioramento totale della qualità di vita". Lucia scrive per far conoscere la sua storia e per ringraziare chi si è battuto per garantire e donare ai malati "libertà di cura".

La delibera della giunta regionale pugliese firmata a febbraio dall'assessore alla salute Tommaso Fiore autorizza l'erogazione dei cannabinoidi a scopo terapeutico a carico del servizio sanitario regionale, uno degli ultimi atti del primo governo Vendola. In realtà il provvedimento si limita a recepire un decreto ministeriale del 2007, ma costituisce uno dei testi più avanzati in tutta Italia sull'utilizzo clinico della cannabis. Come la Puglia solo la Toscana. Ogni Asl dovrà garantire la copertura totale dei costi per acquistare le sostanze stupefacenti e psicotrope destinate al trattamento del dolore nei pazienti affetti da cancro e da sclerosi multipla: una spesa mensile di circa 600-700 euro che prima potevano affrontare unicamente i più abbienti e comunque solo dopo un interminabile iter e attese di 5-6 mesi.

Tra le patologie ammesse alla cura e al rimborso, spasticità secondaria a malattie neurologiche, nausea e vomito non sufficientemente controllati indotte da chemioterapia o radioterapia, dolore cronico neuropatico non risponde ai farmaci disponibili. Le regole da rispettare per ottenere la marijuana sono dettagliate. A prescrivere i medicinali devono essere specialisti in neurologia, oncologia e preposti al trattamento della terapia del dolore cronico e acuto dipendenti di strutture sanitarie pubbliche. Per la fase iniziale della somministrazione il paziente deve essere sottoposto a regime di ricovero, day hospital, percorso ambulatoriale o regime di assistenza domiciliare integrata. Tutti passaggi raccontati da Lucia attraverso la sua esperienza diretta con la lettera inviata alla redazione del quotidiano online Il Tacco d'Italia e ripresa in Rete da centinaia di utenti.

Ecco il testo della sua lettera.

"Mi chiamo Lucia, ho 30 anni e scrivo dalla provincia di Lecce.
Undici anni fa mi fu diagnosticata la sclerosi multipla. Vi scrivo in seguito al clamore suscitato dopo i servizi sulla cannabis terapeutica che viene somministrata dall'ospedale ferrari di Casarano (Le). Al momento sono seguita dal Centro sclerosi multipla dello stesso ospedale direttamente dai dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi. Io sono una dei 5 "pazienti fortunati" che sta assumendo il Bedrocan (infiorescenze essiccate di Marijuana) con miglioramenti evidenti ed eclatanti nell'andatura, nei tremori, nei dolori, negli spasmi muscolari, nella rigidità, nell'appetito, nell'umore e nel miglioramento totale della qualità di vita.

Sono sempre stata una ragazza attiva, vivace e con la testa sulle spalle, fino a quando non mi è stata diagnosticata questa malattia che ovviamente ha condizionato ogni fase della mia vita. Nei vari anni ho provato tutti i farmaci convenzionali e non che vengono prescritti a coloro che si trovano nella mie condizioni: vari tipi di interferone, antidepressivi, antiepilettici, miorilassanti, immunosoppressori, vitamine, integratori… e chissà quanti altri. Nel 2008 ho fatto un viaggio ad Amsterdam per testare personalmente le migliori varietà consigliate per la Sclerosi Multipla… ed è lì che ho potuto testare su di me gli effetti benefici della cannabis. A fine maggio di quest'anno, il centro SM dell'Ospedale Ferrari di Casarano, seguito dai dottori Pasca e De Masi, mi ha prescritto la prima ricetta per l'erogazione del farmaco: Bedrocan (a base di infiorescenze).

Prima di arrivare a questo farmaco, però, il protocollo prevede l'utilizzo di vari altri farmaci (miorilassanti etc.) che anziché calmare i dolori e gli spasmi, su di me non facevano altro che aumentare questi sintomi (per non parlare poi degli effetti collaterali di questi e di tutti gli altri farmaci che ho provato). Come ultima spiaggia, visto che non sto bene con nessun farmaco e visto che la regione Puglia ha approvato la cannabis terapeutica, sono stata ricoverata 6 giorni (come da protocollo) per iniziare questa nuova terapia (seguita sempre e costantemente dai dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi).

Sono arrivata in ospedale che ero costretta a star seduta su una sedia a rotelle ormai, e mi preparavo all'idea di doverla utilizzare per il resto della mia vita. Dopo 2 giorni di ricovero ho cominciato a bere tisane con la marijuana (somministrate in tre orari diversi della giornata). Il terzo giorno sono resuscitata (per richiamare una citazione delle "Sacre Scritture"). Sono infatti riuscita a lasciare la sedia e iniziare piano piano a camminare nuovamente sulle mie gambe (seppur con un aiuto affianco), avendo così la certezza che tale farmaco è l'unico in grado di sollevare oltre all'umore anche il mio fisico. Sono stata dimessa e mandata a casa con 6 confezioni di Bedrocan sufficienti a trascorre un mese di vita "normale" e ogni mese vado tranquillamente in farmacia (quella dell'Ospedale) a prendere il farmaco (previa ricetta del neurologo).

A questo punto la mia richiesta è semplice. Voglio dare la mia testimonianza di paziente affetta da una malattia gravemente invalidante, trentenne, nel pieno della vita… che ha trovato finalmente un sollievo alle sue sofferenze grazie al Centro SM di Casarano e all'enorme lavoro svolto da tutta l'equipe dei dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi. Conosco perfettamente l'iter burocratico che bisogna affrontare affinché questo farmaco possa giungere ai pazienti che attendono per mesi e mesi, in preda ai dolori e a sofferenze inimmaginabili. Un percorso esageratamente impervio, sia per i malati che per i medici.

Sarebbe fantastico informare tutti coloro che potrebbero usufruire di questo "farmaco" e soprattutto fare in modo che i centri come quello di Casarano abbiano più riflettori puntati addosso in modo da far emergere tutte le ottime attività che vengono svolte quotidianamente in favore dei pazienti affetti da questa e altre serie malattie. Non finirò di ringraziare chi si è impegnato per questa "battaglia". Ci hanno donato la "libertà di cura"… e scusate se è poco".
(02 novembre 2011)
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Re: El canevo o mariuana come farmago

Messaggioda Berto » lun giu 16, 2014 6:40 pm

Usa. La marijuana nella terapia dell’epatite C

http://www.chanvre-info.ch/info/it/Usa- ... rapia.html

Secondo una nuova ricerca, la marijuana migliora l’efficacia di alcuni medicinali contro l’epatite C. In alcune circostanze, la sostanza potrebbe essere utile nelle terapie contro questo virus. Sono somministrati due medicinali molto potenti (interferon e ribavirin) per le cure contro questa epatite, ma la terapia dura mesi e provoca diversi effetti collaterali, come: affaticamento, nausea, dolori muscolari, depressione, e perdita dell’appetito. Molti pazienti, per questo, interrompono prematuramente le cure I ricercatori dell’universita’ della California San Francisco e di Oakland hanno osservato i progressi dei 71 pazienti sotto osservazione. Alla fine dei sei mesi di terapia, l’86% dei fumatori aveva completato con successo il ciclo di cure, rispetto al 59% dell’altro gruppo. Per i ricercatori, la marijuana potrebbe avere degli effetti medici positivi, ma probabilmente la sostanza e’ utile nel diminuire i sintomi della depressione, nel migliorare l’appettito, ha un impatto psicologico positivo aiutando la tollerabilita’ degli effetti negativi delle normali terapie.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati nell’ "European Journal of Gastroenterology & Hepatology".


Notizie dal mondo della Ricerca

http://www.medicalcannabis.it/mainpage. ... 1&&do=news

I pazienti infettati dal virus dell’epatite C potrebbero continuare la loro terapia fino alla fine del trattamento programmato più spesso se usano cannabis e potrebbero avere un miglior esito del trattamento: è quanto sostengono le conclusioni di uno studio di ricercatori dell’Università di California pubblicato sull European Journal of Gastroenterology and Hepatology. La cannabis potrebbe aiutarli a tollerare gli effetti collaterali degli antivirali, che spesso causano febbri, brividi, dolori muscolari e articolari.

La Dr. Diana Silvestre e i suoi colleghi hanno esaminato 71 pazienti a cui sono stati somministrati interferone e ribavirina per trattare la loro epatite C. L’interferone stimola la risposta immunitaria e la ribavirina attacca il virus . Ventidue pazienti (31%) hanno anche usato cannabis. Il 24% di tutti i pazienti hanno interrotto precocemente la terapia; fra di essi un solo consumatore di cannabis e 16 non consumatori. Circa la metà dei consumatori di cannabis (54%) sono stati curati con successo con i farmaci, il che significa che il virus non era più reperibile, a fronte del 14% solamente del gruppo di controllo. E solo il 14% degli assuntori di cannabis hanno avuto una ricaduta, a fronte del 61% dei non assuntori. La ricaduta significa che il virus dell’epatite C era di nuovo reperibile dopo un certo lasso di tempo.

I ricercatori hanno concluso che “questi risultati suggeriscono che un moderato uso di cannabis può offrire un beneficio sintomatico e virologico ad alcuni pazienti sottoposti a trattamento dell’HCV aiutandoli a mantenere l’aderenza all’impegnativo regime di trattamento.”

Sullo stesso numero del Journal of Gastroenterology, un gruppo di esperti, nel commentare i risultati dello studio, chiede che, in attesa di ulteriori approfondimenti, l’uso di cannabis per i pazienti affetti da epatite C sia consentito dalla legge.

Fonti:

*Silvestre DL, Clemens BJ, Malibu Y. Cannabis use improves retention and virological outcomes in patients treated for hepatitis C. Eur J Gastroenterol Hepatol 2006; 18 [10]: 1057-63

* Fischer B, et al . Treatment for hepatitis C virus and cannabis use in illicit drug user patients: implications and questions. Eur J Gastroenterol Hepatol 2006; 18 [10]: 1039-42.


Cannabis.
Messaggioda incura26 » 17/03/2013, 10:41

buona domenica a tutti voi.

Da me ( in svizzera) viene consigliato usare cannabis durante la terapia di interferone e ribavirina.

Per il momento ho letto molto poco a proposito di questo argomento in questo forum.

Io la trovo insostituibile, mi fa mangiare, mi fa passare la nausea, dolori, depressione, mi fa fare 2 risate, mi toglie gli spasmi, mi fa dormire, mi toglie i bruciori.
(p.s. ho un dott. farmacista in famiglia, nel momento in cui scrive non esiste NESSUN Medicamento che abbia anche solo la metà dei benefici, senza effetti collaterali......).

la uso solo la sera prima della cena.

COsa ne pensate?
p.f. niente moralismi, se abbiamo l'alcool legale( 1 causa di morte in europa) e la canapa no( non si muore di canapa...), dobbiamo ringraziare i petrolieri e le grosse multinazionali farmaceutiche.

FIn dall'antichità la canapa è sempre stata usata ( la costituzione americana è stata scritta sulla canapa...), e fra i 15000mila usi, il più stupido è fumarla.

Chi volesse approfondire la storia che lha portata ad essere "illegale":
documentario:
http://www.youtube.com/watch?v=mEqOaOdH7YQ

Beppe grillo:
http://www.youtube.com/watch?v=e3v9ncB-HtI

buona domenica!!!
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Re: El canevo o mariuana come farmago

Messaggioda Berto » lun giu 16, 2014 6:51 pm

La Vera Storia della Marijuana - di Massimo Mazzucco

https://www.youtube.com/watch?v=mEqOaOdH7YQ


Ła prima bibia stanpà co l’envension de Gutemberg ła xe sta fata na parte co ła pergamena e naltra co ła carta ricavà da ła megoła del canevo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia_di_Gutenberg

Immagine
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... _Bible.jpg


La Fibra di Canapa per la Produzione di Carta

http://www.freeweed.it/canapa-carta


Storia della produzione

L’uso della fibra di canapa per la polpa e la carta (cannabis sativa) risale a più di 2000 anni fa.
La più antica testimonianza di pezzo di carta del mondo venne scoperto dagli archeologi nel 1975 in una tomba presso Sian, nella provincia di Shensi in Cina (Temple 1986).
Consiste in un frammento di 10 cm quadrati e può essere datato con precisione tra gli anni 140 e 87 A.C.
Questa carta ed altri sopravvissuti del secolo successivo sono spessi, grezzi e irregolari nella tessitura.
Sono tutti fatti con fibre di canapa frantumati e disintegrati.


Gli storici della carta sono d’accordo sul fatto che i papiri Egiziani non dovrebbero essere considerati carta in senso stretto, in quanto le strisce di fibra sono tessute e non distese bagnate (Hunter 1957). La conoscenza dell’arte di fare la carta venne trasmessa dai Cinesi agli Arabi e ai Paesi Nord-Africani e da qui in Europa. La prima produzione cartacea europea è testimoniata per la prima metà del XVI secolo(Hunter 1957). Sino al primo XIX secolo l’unica materia grezza per la carta erano gli stracci. Gli stracci sono fatti con i vestiti vecchi strappati. Dato che in quel tempo i vestiti erano fatti principalmente di canapa e lino (a volte di cotone), quasi tutta la carta nella storia era quindi fatta di fibre di canapa e di lino. Con la rivoluzione industriale il bisogno di carta iniziò a superare la disponibilità di stracci.

Benché la canapa fosse la merce più trattata nel mondo sino agli anni trenta del 1800 (Conrad 1993) la scarsità di stracci minacciò il monopolio della canapa e del lino come produttori di fibre per la carta. Questo fu il maggior incentivo per gli inventori e le industrie per sviluppare nuovi processi che utilizzassero le fonti più abbondanti ed economiche di fibre naturali del mondo: le nostre foreste. Attualmente, solo il 5% della carta mondiale viene fatta da piante annuali come la canapa, il lino, il cotone, parti della canna da zucchero, lo sparto, la paglia del fieno, le canne, il sisal, l’abaci, le foglie di banano, l’ananas ed altre specie esotiche.

La produzione mondiale di polpa di canapa si ritiene che sia ora attorno alle 120.000 tonnellate all’anno (FAO 1991), il che è lo 0.05% del volume annuale di polpa mondiale. Le polpe di canapa sono in genere mescolate con altre polpe (legno) per produrre la carta. Non c’è attualmente alcuna produzione significativa di carta prodotta al 100% con la canapa.

Il rinnovato interesse nella carta di canapa
Il recente rinnovato interesse nella canapa come produttrice di fibra per la carta sembra originare da un forte motivo ambientale. Tutte le foreste primarie d’Europa, e la maggior parte di quelle Americane, sono state distrutte, tra gli altri motivi per produrre la carta. Ora noi accusiamo le nazioni che ancora possiedono foreste primarie di non salvaguardare le proprie.

In Europa tutti gli alberi sono stati tagliati per produrre carta si intendevano per quello scopo, così non sembra esservi nessuna valida ragione per passare a una fonte di fibra non legnosa o priva di legno. Questo è naturalmente un po’ diverso nelle Americhe ed in Asia e in Australia, dove le foreste primarie sono eliminate ad un costo ambientale enorme. In queste regioni la canapa ha un numero di vantaggi notevole come fonte alternativa di fibra per la carta. La canapa non necessita di pesticidi o erbicidi e produce da tre a quattro volte fibra in più per ettaro all’anno delle foreste.

E infine: il riciclaggio della carta è stato inventato per sopperire all’errore di eliminare le nostre foreste primarie. Tecnicamente parlando, non si ha bisogno di riciclare la carta di canapa perché è un materiale grezzo rinnovabile. Uno svantaggio nell’utilizzare la canapa o altre piante annuali come fonte di fibra per la carta è che la tecnologia attuale è stata ottimizzata per la produzione di fibra legnosa, così ci sarebbe bisogno di riconvertire gli attuali impianti per applicare questa tecnologia alla fibra di canapa. Prima di entrare nei dettagli tecnici esamineremo prima la tecnologia della produzione di polpa e di carta.

La Polpa e la Produzione di carta
La produzione della carta consiste essenzialmente nel riordinare le fibre elementari da qualsiasi tipo di fonte (un albero, la canapa, un vecchio paio di jeans o persino dalle alghe) in un foglio piatto e sottile. Le fibre elementari sono il blocco base di costruzione di alberi e di molte piante. La fibra media che produce carta è lunga circa 2mm e grossa circa 0,02mm (20 micrometri).

Tutte le fibre sono tenute insieme da catene di molecole di cellulosa, organizzate in rigida struttura. Questi blocchi di costruzione sono incollati insieme con altri componenti biologici (lignina e pectina), che dà una certa flessibilità e forza al tessuto, così che l’albero o la pianta possono piegarsi sotto sforzo e non si spezzano durante i temporali, oltre ad essere in grado di portare semi e frutti.

La polpa (dalla fonte di fibra alla polpa)
Pulitura: tutti i componenti non fibrosi devono essere eliminati dal materiale grezzo, e le fibre rimanenti devono essere ripulite dallo sporco, pietre ed altro materiale estraneo. Estrazione della polpa: le fibre elementari sono separate o chimicamente rimuovendo la colla che le tiene assieme, o meccanicamente strappando la struttura. Da questo momento in poi il materiale prende il nome di “polpa”.

- Taglio: specialmente le fibre di canapa sono troppo lunghe per fare un foglio di carta omogeneo, così le fibre devono essere tagliate della giusta lunghezza.
- Classificazione: le fibre adatte per l’uso nella carta sono separate da quelle troppo corte, troppo lunghe, troppo larghe, troppo sottili, troppo arrotolate, troppo sporche o troppo vecchie. Le fibre possono essere classificate per peso (con processo di centrifuga e gravitazionale) e taglia (vari processi di setacciamento).
- Sbiancamento: alternativamente le fibre adatte possono essere sbiancate per raggiungere un maggior tono di “bianco”. Più bianco il foglio, maggiore è il contrasto con l’inchiostro. Gli impianti di vecchio tipo usano un composto a base di clorurato con pericolosi effetti collaterali. Gli impianti moderni usano invece composti come l’ossigeno, l’ozono e il perossido (a base di ossigeno). La polpa di canapa può essere sbiancata con il perossido di ossigeno relativamente innocuo. Per alcune applicazioni non è richiesto la sbiancatura, ad esempio per la carta da pacchi e cartoncino.
- Raffinazione: questo è una fase separata del processo in cui le superfici delle fibre sono rese “ruvide”. Maggiore è la ruvidezza di una superficie e meglio aderisce ad altre fibre nel foglio di carta e maggiore diventa la forza della carta. Per la carta.
- Diluizione: per stendere le fibre uniformemente in un foglio omogeneo, la polpa viene diluita con una gran quantità d’acqua (a volte fino a 200 volte la quantità di polpa di fibra).
- Formazione: l’impasto fibra-acqua viene versato su di una struttura a reticolo. La maggior parte dell’acqua cadrà attraverso tale reticolo lasciando la fibra arrangiarsi in un foglio piatto. Asciugatura: nelle fasi successive il foglio bagnato viene asciugato tramite pressatura e riscaldamento a vapore.
- I fogli: finalmente, formati, questi vengono tagliati nella forma desiderata.

Questi processi sono fondamentalmente gli stessi per la produzione manuale di carta e per le attrezzature moderne, con la differenza che le vecchie macchine sfornavano un foglio fatto a mano al minuto, mentre la nuovissima macchina per la carta Fourdrinier ne produce 15.000 metri quadri al minuto: un foglio largo 10 metri a 90 km all’ora!

Benché vi siano migliaia di cartiere nel mondo che non necessitano del legno per le loro macchine, solo poche di esse usano la canapa come fonte di fibra. Attualmente 23 cartiere usano la fibra di carta, per una produzione mondiale stimata a 120.000 tonnellate all’anno. La maggior parte delle cartiere sono dislocate in Cina e in India, e producono carta da stampa e da scrivere di discreta qualità. Abbastanza ovviamente, queste cartiere non hanno una fonte stabile di fibra, ma utilizzano semplicemente tutto quello che possono reperire nella regione. Circa 10 cartiere sono dislocate nell’emisfero occidentale (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Spagna, Europa Orientale, Turchia), e queste producono tipi di carta particolare come:

- carta da sigarette: persino marche conosciute di sigarette americano hanno il 50% di carta e filtro fatti con la canapa. Alcuni paesi hanno ancora leggi che prevedono l’uso della canapa nella carta da sigarette in quanto altre fibre (come l’abete) producono fumi pericolosi quando sono bruciati (!).
- carta per filtri (usi tecnici e scientifici)
- filtri per caffè e sacchetti del Tè
- specialità non tessuti
- carta isolante (per condensazioni elettriche)
- carta di sicurezza
- vari tipi di carta artistica particolare

Queste carte possono generalmente essere prodotte solamente da fibre speciali come la canapa, il lino, il cotone ed altre fonti di fibre non a base di legno. La cartiera media di polpa e carta di canapa produce circa 5.000 tonnellate all’anno. Questo dovrebbe essere paragonato ad una cartiera normale per fibre legnose, che non è mai inferiore alle 250,000 tonnellate annue. L’unica ragione per cui le cartiere rimaste riescono ancora a produrre quantità così piccole è che c’è un uso molto speciale per la polpa.

Ciò spiega parzialmente l’alto costo per la polpa di canapa: circa 2500$ a tonnellata contro i 400$ della polpa media sbiancata del legno. Le cartiere rimanenti nel mondo occidentale sono incapaci di reagire alle regolamentazioni ambientali occidentali perché sono troppo piccole e per la loro tecnologia antiquata. Alcune sopravvivono spedendo la loro acqua di scarico alle grosse cartiere che lavorano il legno nelle vicinanze, altre hanno dovuto chiudere.

C’è un netto spostamento della cartiere di una certa capacità verso quei paesi che non prendono ancora seriamente in considerazione i problemi ambientali. Una ragione per l’alto prezzo della polpa di canapa è l’inefficienza dei processi per estrarre la polpa che vengono utilizzati. Un’altra ragione è che la canapa viene raccolta una volta l’anno (in Agosto) ed essere poi messa in deposito per alimentare la cartiera durante tutto il resto dell’anno.

Questo canapa in deposito richiede molto lavoro (la maggior parte manodopera) per muovere i grossi covoni, il che va ad incidere molto sul costo della materia prima.

Tecnologia tradizionale per ottenere la polpa
La maggior parte delle cartiere lavora la lunga rafia della canapa, che arriva sotto forma di balle di nastro pulito da fabbriche che la prelavorano e che sono dislocate presso le zone di coltivazione. Le balle sono pulite e introdotte in un contenitore sferico, chiamato il digerente. Viene aggiunta dell’acqua (dalle 5 alle 10 volte il peso delle fibre) assieme alle sostanze chimiche di cottura per rimuovere i componenti “collosi”, la lignina e la pectina, dalle fibre. Molte cartiere usano l’idrossido di sodio ed un coctktail a base di zolfo.

Le fibre sono cotte per diverse ore (a volte fino a otto ore) ad alte pressioni e temperature, fino a quando tutte le fibre sono separate le une dalle altre. Dopo la cottura, le sostanze chimiche di cottura ed i componenti di legatura sono separati dalle fibre tramite un lavaggio con l’acqua in eccesso. Questa fase è quella in cui emergono la maggior parte dei rifiuti inquinanti.

Spesso tali rifiuti sono scaricati così come sono nei bacini d’acqua locali. Le rimanenti fibre pulite sono poi introdotte in un battitore Hollander, paragonabile ad una vasca da bagno gigante, con una larga ruota che gira attorno ad un asse orizzontale in un punto della vasca. La ruota pompa il materiale “polpa” su se stesso e contemporaneamente taglia le fibre della giusta lunghezza, dando anche alle fibre la ruvidità richiesta della superficie per una miglior legatura. Tale battitura prosegue anche sino a dodici ore per partita di canapa.

Alcune cartiere aggiungono sbiancanti chimici durante questa fase, altre passano la polpa dalle macchine battitrici a contenitori separati per la sbiancatura. Il processo di sbiancatura separato spesso impiega composti a base di clorurato, che poi sono scaricati con il resto nell’ambiente. La polpa sbiancata è poi pronta per essere pompata nella macchina della carta, o può essere pressata per una asciugatura che la renda adatta al trasporto ad una cartiera situata altrove.

Le più di ventiquattro ore di tempo richiesto da tutto il processo lo rendono molto costoso, dato che il trasporto ed i costosi macchinari devono essere ammortizzati.

Necessità di nuove tecnologie
Nuove applicazioni della canapa come materiale grezzo per la produzione della carta richiedono una nuova tecnologia di estrazione della polpa che sia in grado di utilizzare la canapa dal deposito umido.Alcune nuove tecniche sono state sviluppate, anche se in laboratorio o su scala pilota.

di Richard Rose
Riferimenti
- Abel E.L. 1980. Marihuana, the first twelve thousand years. Plenum press, New York, 289 pp.
- Conrad C., 1993. Hemp, lifeline to the future. Creative Xpressions Publishing, Los Angeles, California.
- FAO 1991. The outlook for pulp and paper to 1995. Paper products, and industrial update. Food and Agricultural Organization of the United Nations, Rome.
- Hunter, D. 1957. Paper making, the history and technique of an ancient craft. 2nd Ed. Albert A. Knopf
- Smook G.A. 1982. Handbook for pulp & paper technologists. 2nd Ed. Angus Wilde Publications, Vancouver, B.C.
- Temple R.K.C, 1986. China, land of discovery and invention. Patrick Stevens Ltd., United Kingdom.
- Gertjan van Roekel jr. ATO-DLO Agro-technology, P.O.box 17, 6700 AA Wageningen, The Netherlands
- Van Roekel, G J, 1994. Hemp pulp and paper production. Journal of the International Hemp Association 1: 12-14.
Stefano Auditore


http://it.wikipedia.org/wiki/Carta
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Re: El canevo o mariuana come farmago

Messaggioda Berto » lun giu 16, 2014 6:59 pm

Gli Sciti e la canapa - The Scythians and the hemp

http://samorini.it/site/archeologia/asia/sciti-canapa

Al nome “Sciti” (Skythai) utilizzato dagli antichi Greci corrisponde un insieme di tribù nomadiche che vissero fra il VII secolo a.C. e il III secolo d.C. attorno al Mar Nero. A queste popolazioni viene oggi dato il nome di Sciti europei o del Ponto. L’origine di queste popolazioni è stata alquanto dibattuta fra gli studiosi, sebbene vi sia oggi concordanza in una loro origine asiatica. Il fulcro regionale dei proto-Sciti è probabilmente da ascrivere alle estese regioni degli Urali meridionali e delle zone del Mar Caspio e del Lago d’Aral, e vi sono evidenze per strette relazioni e genesi culturali con le antiche Culture Kurgan dell’Asia centrale.

I Greci incontrarono gli Sciti del Ponto a partire dal VII secolo d.C. nel corso della loro colonizzazione del Mar Nero. Erodoto, che scrisse le sue Storie attorno al 500 a.C., descrisse ampiamente la storia e i costumi di queste popolazioni scitiche. In un suo famoso passo riportò l’uso della Cannabis da parte degli Sciti, internamente a una cerimonia di purificazione eseguita dopo la sepoltura di un re:

“Compiuta una sepoltura, gli Sciti si purificano nel seguente modo. dopo essersi unto e deterso il capo, al corpo fanno questo: piantati tre pali inclinati l’uno verso l’altro, vi stendono sopra tutt’intorno coperte di lana e, stringendole il più possibile, gettano pietre arroventate in una conca posta in mezzo ai pali e alle coperte.

Nasce presso di loro una pianta di canapa, assai simile al lino fuorché per spessore e grandezza: da questo punto di vista la canapa supera di molto il lino. Essa nasce sia spontanea sia seminata, e i Traci ne fanno anche vesti assai somiglianti a quelle di lino, e chi non fosse assai esperto non potrebbe distinguere se sono di lino o di canapa; chi poi non conosce ancora la canapa, riterrà senz’altro che la veste sia di lino.

Gli Sciti dunque, dopo aver preso semi di questa canapa, si introducono sotto quelle coperte, e poi gettano i semi sopra le pietre roventi. Il seme gettato fa fumo ed emana un vapore tale che nessun bagno a vapore greco potrebbe vincerlo. Gli Sciti mandano urla di gioia soddisfatti da questo bagno, perché non si lavano il corpo con acqua” (Plinio, Historiae, IV, 73(2)-75, nella traduzione di Augusta Izzo D’Accini, 1984, Mondadori, Milano, vol. 2, pp. 253-5).

Le ricerche archeologiche parrebbero aver confermato questa particolare pratica di uso della canapa. Nel sito archeologico della valle del fiume Pazyryk, nelle montagne dell’Altai orientale e a un’altitudine di 1600 metri sul livello del mare, sono state portate alla luce alcune decine di tombe a tumulo (kurgan), risalenti al 500-300 a.C. Queste tombe, appartenenti al ciclo culturale dei “Grandi kurgan dell’Altai”, si sono conservate nel ghiaccio e sono in relazione con le popolazioni scitiche asiatiche. Nel kurgan di Pazyryk 2, scavato nel 1947-48 da Sergei Ivanovich Rudenko, vi erano seppellite le mummie di una donna e di un uomo, quest’ultimo un probabile condottiero dell’età di circa 60 anni. Come in tutte le inumazioni di Pazyryk e di altri kurgan eurasiatici, il cadavere veniva sottoposto a un trattamento di mummificazione prima della sepoltura, con estrazione del cervello mediante trapanazione cranica e di tutti gli organi interni e dei muscoli. Accanto ai resti di sette cavalli sacrificati nel corso del funerale e a diversi utensili, strumenti musicali, specchi, nella sepoltura dell’uomo di Pazyryk 2 è stato ritrovato un calderone di bronzo con due manici, che era stato coperto con della corteccia di betulla; nel suo fondo è stato ritrovato del feltro, mentre la parte superiore era stata riempita con delle grosse pietre. Fra queste pietre sono stati ritrovati semi di canapa, alcuni dei quali erano carbonizzati.

Alcuni dei semi di canapa ritrovati nell'inumazione maschile del kurgan di Pazyryk 2 (da Russo, 2007, fig. 8, p. 1635)
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Al di sopra del calderone sono stati ritrovati sei pali che erano legati insieme nella parte superiore per formare una specie di struttura per una tenda a cui era probabilmente sospeso il calderone. Accanto al calderone sono state ritrovate rimanenze di una coperta di cuoio decorata con motivi animali e che era forse servita per coprire la struttura in modo da completare la tenda per permettere l’inalazione dei vapori dei semi di canapa.

Tripode sopra a un incensiere di rame, uno strumento per l’inalazione dei fumi di canapa. Pazyryk (Altai orientale, 500-300 a.C.) (da Popescu et al., 2001, fig. 134, p. 140)
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In un altro angolo dell’inumazione è stata ritrovata un’ulteriore struttura a sei pali coperta con corteccia di betulla, sotto alla quale v’era un braciere rettangolare a quattro gambe e il cui interno era riempito di pietre e di altri semi di canapa (Rudenko, 1970).

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Braciere di bronzo ritrovato nel kurgan di Pazyryk 2, contenente semi carbonizzati di canapa (da Jettmar, 1981, p. 532)

Una camicia associata all’inumazione dell’uomo di Pazyryk 2, conservatasi quasi integralmente, è risultata essere costituita da due tipi di tessuto, canapa e kendyr, quest’ultimo ricavato da una specie di Trachomitum, della famiglia delle Apocynaceae (Rubinson, 1990).

Camicia ritrovata nell'inumazione di Pazyryk 2, costituita di canapa e kendyr (da Charrière, 1979, fig. 320, rip. in Rubinson, 1990, p. 51, fig. 4)
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Anche in un’inumazione dei kurgan del sito archeologico di Shumaevo, localizzato nel distretto russo di Tashlinsky della regione di Orenburg, al confine con il Kazakhstan, sono stati ritrovati semi di canapa all’interno di una faretra. L’inumazione appartiene alla cultura Sarmata tarda del secondo secolo d.C. (Morgunova & Khokhlova, 2006). Ulteriori evidenze del rapporto degli Sciti con la canapa sarebbero venute alla luce in Ucraina (Pashkevich, 1999). Ma la pratica di bruciare semi su dei bracieri potrebbe essere molto più antica della cultura scita; sono stati ritrovati semi di canapa carbonizzati in un’inumazione (tumulo n. 12) in un sito della cultura neolitica Kurgan a inumazioni a fossa (pit-grave) nei pressi di Gurbanesti, un villaggio distante una cinquantina di chilometri da Bucarest, in Romania, e datato attorno al 2000 a.C. (Rosetti, 1959: 801). Semi di capana sono venuti alla luce anche in un vaso collocato vicino alla testa di un’inumazione dell’Età del Bronzo nella regione settentrionale del Caucaso (Markovin, 1963, p. 98, cit. in Ecsedy, 1979, p. 45).

E’ stata suggerita l’ipotesi che le lastre di pietra a forma di montone, rinvenute in Siberia e nell’Asia centrale, erano forse altari portatili che servivano per bruciare semi e altri prodotti della Cannabis (Jettmar, 1964-65).

Nel passo sopra riportato Erodoto parla dei soli semi di canapa che venivano bruciati per produrre le esalazioni purificatrici, e nei resti archeologici sono effettivamente stati ritrovati solamente i semi di canapa. Non sono note proprietà inebrianti dei semi di questa pianta, e il rito scita descritto da Erodoto e confermato dagli scavi archeologici poteva aver avuto solamente scopi purificatori e non inebrianti. Tuttavia, la pratica di inalare i fumi dei semi bruciati di canapa comporta molto probabilmente la conoscenza degli effetti inebrianti dei fumi del resto della pianta e della sua resina.


Si vedano anche:

- La canapa nell’antica Cina
- La canapa nell’antico Egitto
- La canapa in Israele

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CHARRIÈRE GEORGES, 1979, Crafts of the Early Eurasian Nomads, Alpine Fine Arts Collection, New York.

ECSEDY ISTVÁN, 1979, The people of the pit-grave kurgans in eastern Hungary, Akadémiai Kiadó, Budapest.

JETTMAR KARL, 1964-65, The Slab with a Ram’s Head in the Rietberg Museum, Artibus Asiae, vol. 27, pp. 291-300.

JETTMAR KARL, 1981, Skythen und Haschisch, in: G. Völger (Hg.), Rausch und Realität, Köln, Rautenstrauch-Joest Museum für Völkerkunde, vol. 2, pp. 530-536.

MORGUNOVA N.L. & O.S. KHOKHLOVA, 2006, Kurgans and nomads: new investigations of mound burials in the southern Urals, Antiquity, vol. 80, pp. 303-317.

PASHKEVICH GALINA, 1999, New evidence for plant exploitation by the Scythian tribes during the early Iron Age in the Ukraine, Acta Palaeobotanica, suppl. 2, pp. 597-601.

POPESCU GRIGORE ARBORE, ANDREI ALEKSEEV & JURIJ PIOTROVSKIJ (cur.), 2001, Siberia. Gli uomini dei fiumi ghiacciati, Electa, Milano.

ROSETTI D.V., 1959, Movilele funerare de la Gurbăneşti. (r. Lehliu, reg. Bucureşti), Materiale şi Cercetari Arheologice, vol. 6: 791-816.

RUBINSON S. KAREN, 1990, The Textiles from Pazyryk, Expedition, vol. 32(1), pp. 49-61.

RUDENKO SERGEI IVANOVICH, 1970, Frozen Tombs of Siberia: the Pazyryk Burials of Iron Age Horsemen, University of California, Berkeley.

RUSSO B. ETHAN, 2007, History of Cannabis and its Preparations in Saga, Science, and Sobriquet, Chemistry and Biodiversity, vol. 4, pp. 1614-1648.

- See more at: http://samorini.it/site/archeologia/asi ... Q8IPt.dpuf
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Re: El canevo o mariuana come farmago

Messaggioda Berto » lun giu 16, 2014 7:31 pm

Uso sacramentale della cannabis nella tradizione indoeuropea

http://www.sostanze.info/node/4410

La pianta di cannabis ha alle spalle una storia antica di utilizzo rituale come mezzo per raggiungere stati di meditazione profonda, per esaltare la coscienza e facilitare il raggiungimento della trance. E per questo motivo è stata impiegata in contesti religiosi in tutto il mondo antico.

Fu sicuramente una delle prime piante coltivate dall'uomo e poichè la sua area di origine è da ricercarsi nell'Asia Centrale, questa pianta ha conosciuto un diffuso uso da parte dei cosiddetti popoli indoeuropei (area turco altaega, mongola), stanziati anticamente in un'ampia fascia che va dall'Asia occidentale (India, Iran, Asia minore) fino all'Europa.

Per esempio uno dei più antichi (500 a.C.) e famosi riferimenti scritti sull'uso della pianta lo si ritrova in Erodoto (Storie, IV, 74-5) in cui a proposito degli Sciti (popolazione seminomade di origine iranica o turco-altaega?) si dice che dopo aver buttato semi di canapa sul fuoco fossero soliti inalarne il fumo, fino a diventare ebbri, come i Greci si inebriavano con il vino. E anche le ricerche archeologiche hanno confermato questa particolare pratica di uso di canapa per evidenti scopi inebrianti.

Altri riferimenti alla cannabis come sostanza psicoattiva si ritrovano anche nel filosofo greco Democrito (460 a.C.), che parla di una bevanda a base di vino, canapa e mirra, usata per produrre visioni.

E anche medici e scienziati del mondo antico come Dioscoride, Plinio, Galeno ed altri citano l'uso della canapa come inebriante.

L'etnofarmacologo Christian Rätsch afferma che probabilmente nella cultura germanica la pianta di cannabis fosse associata alla dea dell'amore e della fertilità Freya.

La cannabis sarebbe stata utilizzata anche dalla cultura di Hallstatt (Austria), di cui i Celti sarebbero eredi.

Ma è soprattutto in India che la cannabis ha svolto e continua a svolgere un significativo ruolo religioso.
L'uso tantrico della cannabis sorse in India attorno al VII secolo d.C. in base ad una mescolanza di dottrine e pratiche dell'Induismo Shivaita e del Buddismo tibetano.
Ci sono tre tradizioni indiane che derivano dall'antico culto vedico del Soma e che si intrecciano nelle pratiche tantriche: l'uso cerimoniale della cannabis, il concetto di bevanda-veleno come atto divino e le pratiche yoga.
L'uso cerimoniale della cannabis è attestato già nell'Atharva Veda e questa pratica è antica quanto quella vedica del soma. Mentre il soma era un sacramento, la cannabis (bhang) era considerata una pianta speciale usata per scopi magico-sciamanici. L'Atharva Veda cita il bhang insieme al soma, entrambe facenti parte delle cinque piante usate "per la liberazione dalla sofferenza".
In Tantric Cannabis Use in India Michael R. Aldrich scrive a proposito della cerimonia del Mahanirvana Tantra (che contiene una descrizione completa del rituale di consacrazione della Cannabis). Questa consiste nell'utilizzo di una piccola palla verde di bhang inumidito nel latte o nell'acqua; più frequentemente, almeno nell'India contemporanea, è un delizioso frullato di latte di cannabis saporito con mandorle, pepe, cardamomo, semi di papavero e altre spezie.
La droga viene purificata e consacrata attraverso la recitazione di specifici mantra e gesti magici, che portano il potere della Dea Kali nella Cannabis.
La cannabis è usata anche dai sadhu indiani come mezzo di illuminazione e di contatto con il divino.
Il chilum nella religione shivaita è una sorta di pipa in cui si fuma la cannabis e che viene impiegata per celebrare la gloria di Shiva.
Come nella religione cristiana il calice e l'ostia sono la comunione con il Divino, così per gli Shivaiti lo è il chilum. Il chilum è Shakti. Quello che brucia è Shiva. E prima di accendere il chilum gli shivati sono soliti enunciare i nomi di Shiva e della sua consorte Parvati. I mantra più conosciuti sono: Bom Shankar, Bolenat, Shambo, Alak Naranjan. O i luoghi delle sue dimore: Kailash, Kasi, ecc..
In una leggenda vedica si dice anche che il dio indiano Shiva trovò riparo all'ombra di una pianta di cannabis, ne mangiò le foglie e da allora ne fece il suo cibo preferito.

E nel rapporto della Indian Hemp Drugs Commission è riportato che:
"L'abitudine di adorazione della pianta della canapa, anche se non è così comune come quella di offrire canapa a Shiva e ad altre divinità Hindù, tuttavia sembrerebbe, dalle dichiarazione dei testimoni, esistere in parte in alcune province dell'India. La ragione per la quale questo fatto non è conosciuto generalmente può forse essere trovata in dichiarazioni come quella di Pandit Dharma Nand Joshi, che dice che tale culto è effettuato in segreto. Ciò può essere un'altra causa della smentita da parte della grande maggioranza dei testimoni indù di alcuna conoscenza dell'esistenza di un'abitudine di adorazione della pianta della canapa, in quanto l'Hindu istruito non ammetterà che adora un oggetto materiale, ma la divinità che esso rappresenta. (...)
C'è un passaggio citato da Rudrayanmal Danakand e Karmakaud nel rapporto sull'uso delle droghe della canapa nello Stato di Baroda, che mostra anche che il culto della pianta del bhang è incoraggiato negli Shastras. E' dichiarato così: "Il Dio Shiva dice a Parvati - 'Oh Dea Parvati, ascolta quali benefici derivano dal bhang. Il culto del bhang innalza il praticante alla mia posizione'. Nel Bhabishya Purana è dichiarato che nella tredicesima luna di Chaitra (marzo ed aprile) chi desidera vedere aumentare il numero dei suoi figli e nipoti deve adorare Kama (Cupido) nella pianta della canapa".
E secondo una leggenda indiana Indra, signore della folgore e del temporale, provando pietà per il popolo degli umani, regalò loro una bevanda a base di cannabis cosicché anch'essi potessero sperimentare le sue virtù: euforia, ampliamento delle percezioni, perdita della paura ed eccitazione sessuale.

Infine, nel mare magno delle speculazioni sull'identità del soma vedico e dell'haoma mazdeo (bevande sacre dalle proprietà inebrianti), qualcuno ha creduto che fossero ottenute da miscugli di cannabis, oppio ed efedra (http://it.wikipedia.org/wiki/Ephedra).

Fonti : M. Aldrich - Cannabis e "veleni" nella pratica sessuale tantrica della Mano Sinistra; B. Parrella - Breve storia della cannabis; DrugLibrary - The Indian Hemp Drugs Commission Report; G. Samorini - Gli Sciiti e la canapa; G. Samorini - L'uso tantrico della cannabis in India; G. Samorini - Soma e Haoma; Kalimandir.it, Encarta.msn.com; Wikipedia.org


http://www.psiconautica.in/index.php?op ... i&Itemid=2

LA CANAPA NELL'ANTICA CINA
di Giorgio Samorini
I dati archeologici hanno dimostrato che in Cina l'uso della canapa, per lo meno come fibra tessile, risale ad almeno l'8000 a.C.. Si tratta della documentazione più antica al mondo circa il rapporto uomo/cannabis. L'origine della coltivazione di questa pianta è probabilmente cinese.

Nel vasellame del sito neolitico di Yang-shao (provincia di Honan), datato al 6000-3500 a.C., sono state rinvenute impronte di tessuti tessili fatti con fibra di canapa. La cultura di Yang-shao si estese lungo la valle del Fiume Giallo verso il nord-est della Cina. L'analisi di depositi di pollini nel sito archeologico di Pan-p'o, nella provincia di Shensi, ha dimostrato la presenza di Cannabis (Li, 1974a).

Nell'antica lingua degli scritti chuan - prototipo dell'antico cinese - alla canapa era dedicato un articolato vocabolario, che partiva dal carattere ma, che sta per canapa.
L'antico scritto Pen-ts'ao Ching, attribuito al leggendario imperatore Shan-nung nel 2000 a.C. circa, fu compilato nel primo o secondo secolo d.C.
In esso è riportato che: "ma-fen [il frutto della canapa] se preso in eccesso produrrà la visioni di diavoli.
Se preso a lungo permette di comunicare con gli spiriti e di illuminare il proprio corpo" (Li, 1974b).



Riferimenti bibliografici
LI HUI-LIN, 1974a, The Origin and Use of Cannabis in Eastern Asia. Linguistic-Cultural Implications, Economic Botany, vol. 28, pp. 293-301.

LI HUI-LIN, 1974b, An Archaeological and Historical Account of Cannabis in China, Economic Botany, vol. 28, pp. 437-448.

SCHULTES R.E., 1973, Man and Marijuana, Natural History, 82/7 : 59-63.

TOUW MIA, 1981, The Religious and Medicinal Uses of Cannabis in China, India and Tibet, Journal of Psychoactive Drugs, vol. 13(1), pp. 23-34.
fonte: www.samorini.net
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » lun giu 23, 2014 8:55 pm

È ora di parlare di droghe

https://www.facebook.com/TimeToTalkAboutDrugsInItaly

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http://www.associazionelucacoscioni.it/ ... -di-droghe

ll 26 giugno si celebra la giornata mondiale per la lotta alla droga.
Una guerra persa, sotto gli occhi di tutti e sulla pelle di troppi.
Per questo è ora di parlare di droghe.
Decenni di proibizionismo sulle sostanze stupefacenti hanno fatto aumentare la produzione, i traffici, i consumatori. E i profitti delle organizzazioni criminali.
Solo in Italia il giro d'affari della narcomafie è stimato intorno ai 25 miliardi euro. Le droghe sono il bancomat della criminalità in tutto il mondo. Circolano ovunque, dalle scuole alle carceri. Le Nazioni Unite confermano di anno in anno che il fenomeno non diminuisce. Anzi.

La guerra alla droga ha consegnato quello che dovrebbe essere un problema socio-sanitario al diritto penale, facendolo diventare una questione di ordine pubblico e, in certi casi, di sicurezza nazionale.

Ben 33 paesi prevedono addirittura la pena di morte per reati connessi alle droghe. Solo in Iran nel 2013 sono state 328 le persone giustiziate per questo, mentre nel mondo “democratico” un detenuto su quattro è in carcere per reati legati alle sostanze stupefacenti. Reati che non fanno vittime.
La proibizione sulle piante e le sostanze psicoattive derivate ha anche imposto enormi limitazioni alle ricerca scientifica pura e a quella applicata allo sviluppo di nuove terapie per decine di malattie, bloccando il progresso della scienza con danni gravissimi per la salute di milioni di persone.

Per questo ci appelliamo al governo, al parlamento e ai media affinché parlino di droghe. Chediamo che il tema venga affrontato in modo non ideologico, con dati ufficiali ed evidenze scientifiche. Con le esperienze positive in atto in altri paesi e includendo le analisi di politici, economisti, giuristi ed esperti nazionali e internazionali che denunciano il fallimento del proibizionismo e propongono possibili alternative radicali.

L'ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, l'ex commissario europeo Javier Solana, gli ex presidenti della Colombia, César Gaviria, del Messico, Ernesto Zedillo, del Brasile, Fernando Henrique Cardoso, del Cile, Ricardo Lagos, del Portogallo, Jorge Sampaio e della Svizzera, Ruth Dreifuss con la loro Global Commission chiedono al mondo la nostra stessa cosa, anche in vista di una sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni unite prevista per il 2016.

Se anche tu vuoi che dal 26 giugno si inizi a parlare finalmente di droghe, firma e condivi questo appello!

- See more at: http://www.associazionelucacoscioni.it/ ... LqwxT.dpuf
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » ven giu 27, 2014 5:48 am

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http://associazionelucacoscioni.it/rass ... mo-farmaco


Cannabis è arrivato il primo farmaco

23 Ago 2013 - Emanuela Rosso - Cannabis terapeutica

Sul mercato italiano è arrivato da poco il primo farmaco a base di cannabinoidi, reso disponibile da un'azienda di Milano e a carico del Ssn per la sclerosi multipla: d'ora in poi, per avere il medicinale non sarà più necessario passare attraverso la lunga e costosa procedura d'importazione. Tuttavia, tra controversie e pregiudizi, dell'uso terapeutico della cannabis, in Italia si sa ancora poco, benché diverse Regioni lo abbiano ormai autorizzato. Come agiscono i suoi principi attivi? Per quali malattie sono confermati i benefici e per quali trattamenti è già utilizzata dai medici? Ecco le risposte.

Contiene due importanti principi attivi. L'utilità della cannabis nella cura di diversi disturbi e malattie è accertata. «l'efficacia è riferita ad alcuni suoi principi attivi. In particolare al "Thc (tetraidrocannabinolo) e al Cbd (cannabidiolo), per i quali c'è il maggior numero di dati consolidati, sia dalla ricerca scientifica sia dall'esperienza con i malati» specifica il dottor Vidmer Scaioli, specialista in Neurofisiopatologia all'istituto neurologico Besta di Milano. Usati in maniera controllata, tali principi attivi hanno dimostrato di avere effetti benefici sui malati in diversi ambiti.

È LENITIVA E CURATIVA

«Come palliativo attenua o tiene sotto controllo alcuni sintomi come il dolore, in altri casi, invece, aiuta a stabilizzare le condizioni della malattia stessa, dunque fa parte della cura» spiega il dottor Scaioli. L'azione della cannabis, dunque, può essere di due tipi, a seconda del disturbo per cui viene utilizzata: lenitiva, cioè utile per alleviare i sintomi, migliorando la vita della persona malata; curative, ovvero in grado sia di diminuire il dolore sia di rallentare la malattia.

Efficace in molti casi: ecco per quali malattie i principi attivi della cannabis vengono usati a scopo terapeutico in modo convalidato, con effetti positivi accertati. Mielopatie e Parkinson: la mielopatia è una malattia che ha origine dal midollo osseo e si sviluppa in diverse forme. In molti casi può essere accompagnata da dolori, spasmi e incapacità di controllare perfettamente i movimenti, soprattutto nelle fasi avanzate. Per tutte queste complicanze, il Thc può avere un efficace effetto lenitivo. Stesso discorso per il morbo di Parkinson. «La cannabis non cura la malattia, ma aiuta a tenere sotto controllo alcuni effetti della terapia, come la rigidità muscolare e i dolori.» dice Scaioli.

Glaucoma: ormai da molti decenni (negli Stati Uniti dal 1978), il Thc è usato nella cura del glaucoma, in combinazione con altri farmaci. Questa malattia colpisce il nervo ottico e porta a una progressiva riduzione della vista.

• «Il Thc può far parte della cura perché stabilizza la pressione endoculare, che disturba la visione centrale» spiega Scaioli. «Il principio attivo della cannabis evita gli sbalzi eccessivi di pressione interna dell'occhio, che sono molto rischiosi, così come è considerata più rischiosa un'ipertensione arteriosa instabile rispetto a una pressione alta, ma non soggetta a sbalzi improvvisi»

• Nel caso del glaucoma il concetto è simile: una pressione oculare alta comprime e, a lungo andare, danneggia il nervo ottico, ma gli sbalzi improvvisi rischiano di provocare i danni maggiori. In questo senso, l'uso del Thc è propriamente curativo anche se, per ora, l'effetto risulta di durata abbastanza breve; ci sono ricerche in corso per cercare di prolungarne i benefici.

Sclerosi multipla: la sclerosi multipla è la più importante tra le malattie neurodegenerative. E progressiva e può arrivare a essere molto invalidante. La cannabis si è rivelata particolarmente efficace nel trattamento di questo disturbo: è sia palliativa sia curativa e questo è uno degli ambivi in cui è più diffuso il suo uso.

• «Riduce sensibilmente gli spasmi muscolari, che sono conseguenza della malattia, riduce i dolori, migliora il tono muscolare e facilita il sonno. Dunque, non solo migliora la qualità di vita del malato, ma aiuta a controllare in modo efficace i sintomi». spiega il neurologo.

• Non si sa esattamente a che cosa sia dovuta la sua efficacia. «Ci sono diverse ipotesi. E certo che agisce su alcuni mediatori, i cosiddetti neurotrasmettitori, che regolano l'eccitabilità e l'iperattività delle cellule e che sono responsabili degli spasmi muscolari. In ogni caso, non sappiamo ancora del tutto perché funziona... ma funziona»aggiunge Scaioli.

Epilessia Il Thc può essere efficace nel ridurre i sintomi di una delle forme della malattia: l'epilessia notturna farmaco-resistente. «Si tratta di un'epilessia che si caratterizza per crisi notturne che non rispondono ai farmaci: ci sono molte segnalazioni dai malati che hanno riscontrato effetti positivi della cannabis nel migliorare il livello di attenzione e, nel complesso, le capacità neurocognitive» spiega lo specialista.

Diabete: nel caso del diabete i principi attivi della cannabis aiutano a tenere sotto controllo le complicanze della malattia, in particolare i dolori neuropatici. La neuropatia diabetica (che causa forti dolori e disturbi della sensibilità) è una delle complicanze più serie nel lungo periodo e peggiora molto la qualità di vita del malato. La cannabis riduce questi sintomi in modo efficace.

Tumori : in oncologia la cannabis è usata per alleviare i dolori e ridurre la nausea causata dai farmaci chemioterapici. «È un valido aiuto nella cura, perché spesso la nausea è uno degli effetti collaterali più pesanti, tanto da scoraggiare un buon numero di malati a proseguire nei trattamenti di chemioterapia». spiega il dottor Scaioli. Rendendo più sopportabili gli effetti della chemio e riducendo il dolore, la cannabis migliora la qualità di vita del malato nel suo complesso.

Artrite reumatoide e dolori osteo-articolari: nell'artrite reumatoide, nelle artropatie e in tutti i casi di disturbi che colpiscono ossa e articolazioni del corpo, la cannabis è efficace come antidolorifico. Ha un effetto calmante e lenitivo sull'infiammazione e riduce i dolori.

Gli effetti sono noti dall'antichità. La cannabis (o canapa) appartiene alla famiglia delle Cannabinacee. Esistono molte varietà di questo genere di piante e la loro coltivazione è diffusa fin dai tempi più antichi. Alcune varietà hanno un'elevata concentrazione di un particolare principio attivo (Thca) che, sottoposto ad alte temperature, si trasforma in Thc, un principio definito "psicoattivo": infatti, agisce sul cervello con un effetto stupefacente e può essere assunto come droga. Come tante altre piante, in passato la canapa è stata usata come medicinale naturale in molte culture, in particolare in Cina e in India. Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900, in piena fase coloniale, i medici occidentali che andavano in Asia cominciarono a portare questa sostanza nei loro Paesi d'origine e a diffonderne l'utilizzo in medicina. In questo modo si avviò l'uso terapeutico dei derivati della cannabis in Europa e in America del Nord, fino a quando i governi iniziarono a proibirne la coltivazione e l'uso, anche terapeutico: primo tra tutti il governo degli Stati Uniti, con una legge del 1937 denominata "Marijuana Tax Act".

Aiuta il metabolismo: altri dati, per ora sperimentali, arrivano da un recente studio americano. I ricercatori di tre prestigiose istituzioni degli Stati Uniti (Bet Israel di Boston, School of public health di Harvard e università del Nebraska) hanno studiato un campione di 4.650 uomini e donne, tra il 2005 e il 2010, nell'ambito di un programma di sorveglianza nazionale. Lo studio ha evidenziato che le persone che consumavano regolarmente marijuana (cioè uno dei prodotti della cannabis) avevano livelli di zuccheri nel sangue più bassi e valori più alti di colesterolo "buono" rispetto a chi non ne faceva uso. II loro organismo aveva una migliore gestione dell'insulina e. di conseguenza, un migliore metabolismo degli zuccheri e questo li rendeva meno esposti al rischio di diabete.

Ora é reperibile anche in Italia

La principale novità per quanti si curano con il Thc è che da poco il farmaco è reperibile anche in Italia, attraverso un'azienda con sede a Milano.

• « Prima il farmaco doveva essere importato dalle ditte italiane e la procedura era molto complicata: bisognava avere la prescrizione del medico, poi compilare un modulo per la farmacia e un altro per il ministero della Salute che doveva autorizzare l'importazione. Infine, tutti i costi di importazione e sdoganamento erano di solito a carico del malato. tranne in rari casi o a discrezione delle Asl. Ed erano spese molto alte» dice lo specialista.

• Ora la situazione è diversa: per la sclerosi multipla, il malato non paga. Negli altri casi, i costi sono ridotti. « Se un medico, anche al di fuori dei centri autorizzati, ritiene che un malato possa beneficiare del farmaco a base di cannabinoidi, può prescriverlo. In questo caso il farmaco è a carico del malato e non del Servizio sanitario, ma il prezzo é comunque molto inferiore ai costi che si dovevano sostenere prima per importarlo e sdoganarlo»

Le "canne" non sono curative

Come si usa la cannabis per la cura?
Non di certo fumandola: il principio attivo viene estratto dalla pianta o prodotto in laboratorio, poi è utilizzato in modo controllato e a dosaggi prestabiliti. Le "canne" (è bene chiarirlo) non sono curative; inoltre, i danni del fumo di cannabis sono legati anche al processo di combustione, lo stesso che avviene nelle sigarette, ma più forte. La pianta essiccata, poi, contiene quantità di principio attivo molto più alte, di cui è difficile valutare il dosaggio. Gli effetti positivi in ambito medico si ottengono somministrando i principi attivi della cannabis per via orale (in compresse) oppure per inalazione (con inalatori simili a quelli che si usano per l'asma). In alcuni casi, come per il glaucoma, il farmaco può essere sotto forma di collirio. Di solito, il trattamento prevede cicli di tre mesi.

Norme diverse in ogni regione.

La situazione è in divenire, come in molti altri Stati, ma l'uso terapeutico si sta lentamente diffondendo anche nel nostro Paese.

• A febbraio i farmaci a base di cannabinoidi sono stati inseriti dal ministero della Salute nella Tabella II sezione B della normativa sugli usi terapeutici delle sostanze psicoattive sottoposte a controllo. Alcune Regioni ne avevano già autorizzato l'uso e questo provvedimento del Ministero è destinato, probabilmente, ad agevolarne l'approvazione anche da parte di altre Regioni.

• Le regioni che ne hanno già autorizzato l'uso sono: Puglia, Marche, Toscana, Lombardia e Veneto; il provvedimento è in discussione in Abruzzo e il consiglio regionale della Liguria lo sta riesaminando (una legge regionale era stata approvata, ma è stata dichiarata in parte illegittima).

• Ciascun Servizio sanitario regionale ha stabilito le proprie regole per quanto riguarda le malattie per le quali si usano questi farmaci, in quali centri e in quali casi si coprono i costi delle cure. « In Lombardia, per esempio, la Regione ha stilato una lista dei centri autorizzati a prescriverli e ha ristretto I'utilizzo del Thc per i casi di sclerosi multipla con spasticità» spiega il dottor Scaioli. Il costo della cura, dunque, è a carico del Servizio sanitario regionale solo quando il medicinale viene prescritto per la sclerosi multipla da uno specialista di uno dei centri riconosciuti.
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Sixara » ven giu 27, 2014 8:00 am

Coltivare el càno n Italia? A Rovigo se pòe:
http://www.usomedico.it/coltivare-canapa-in-italia-si-puo-succede-a-rovigo/

In Polexine? Le mèjo coltivatsion. Senpre stà :
http://sito.entecra.it/portale/cra_dati_istituto.php?id=206&lingua=IT

publicatsion e articoli so la coltivatsion de la canapa a scopo terapeutico :
http://sito.entecra.it/portale/cra_ricerca.php

( metìghe drento Rovigo - coltivazione - canapa e ve vièn fòra 75 + 58 records fra publicatsion, documenti, links, articoli , skede teknike e altro...)
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » mar ago 19, 2014 10:00 pm

La mariuana tratà xenetegamente la pol dar coalke problema.

En laor!
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » ven ott 31, 2014 8:18 am

Il «mare» di cannabis legale si usa per tessuti e mattoni bio
Il campo di canapa occupa 15mila metri quadrati è autorizzato e redditizio: le foglie a basso tenore di stupefacente hanno solo l'effetto di una sigaretta

http://www.larena.it/stories/397_basso_ ... attoni_bio

La coltivazione di un enorme appezzamento di cannabis nella Bassa pareva una leggenda metropolitana: ogni tanto qualcuno la tirava fuori, un po' sottovoce, nei bar di mezza provincia. Per chi la fuma, il solo pensiero di un campo di rigogliose piante di cannabis pareva quasi un sogno. Ma nessuno aveva le prove dell'esistenza di una simile distesa di canapa indiana.
Ed invece, nei giorni scorsi, si è scoperto - seguendo un sentiero in una zona molto isolata - che l'appezzamento, ampio 15 mila metri quadrati, esiste eccome. Grande come una foresta. Non solo. Ai margini del terreno, un agricoltore toglieva con cura le infestanti per permettere alle piante di canapa di crescere meglio. «Vi stupite per quello che sto coltivando?», spiegava ridendo il coltivatore del quale, per ovvi motivi, non sarà svelato il nome, come non si dirà dove si trova la sua speciale coltura, «si tratta di cannabis, certo, la stessa che viene chiamata anche marijuana, ma questa è una varietà che si può coltivare perché ha una concentrazione di Tch, il principio attivo stupefacente, inferiore allo 0,2 per cento, come prescrivono le norme comunitarie. È il secondo anno che coltiviamo cannabis e chi vede il nostro campo rimane esterrefatto. È tutto è legale e abbiamo tutte le autorizzazioni necessarie per la coltivazione: ai carabinieri abbiamo fornito tutti i certificati che testimoniano questa cannabis non è ad uso stupefacente». A cosa serve allora coltivare cannabis su larga scala, se non per produrre marijuana ? Perché questa pianta oggi viene anche sfruttata parecchio nella bio edilizia, per produrre mattoni e isolanti, e anche nel tessile. Nel 2014, secondo i dati raccolti da Assocanapa, in Italia sono circa 400 gli ettari coltivati a cannabis e di questi una decina nel veronese, in luoghi che sono tenuti riservati.
«Ci capita spesso», spiega l'agricoltore, «di trovare nel campo persone che raccolgono le foglie, credendo che abbia un buon contenuto di cannabinoidi. In realtà, fumarsi queste foglie è come farsi una sigaretta. Cerchiamo di spiegare che è inutile prendere le foglie o portarsi a casa le piantine, perché non avranno mai della marijuana vera e propria, ma non ci credono e così finisce che litighiamo con chi cerca di rubare e ci rovina il raccolto. Anche i carabinieri, in un primo momento, erano scettici ma poi abbiamo dimostrato che le nostre piante sono sì identiche alla marjuana ma non hanno effetto stupefacente». Qualcuno potrebbe pensare che l'azienda, pur sapendo del basso effetto che la sua cannabis produce, possa marciarci e venderla come «fumo». «Siamo dei semplici agricoltori», ribatte il proprietario, «con le coltivazioni tradizionali il reddito è sempre più basso, mentre la canapa rende, per ettaro, intorno ai 1900 euro, circa il doppio del mais e del frumento».
La cannabis viene tagliata a fine agosto, quando le piante hanno raggiunto circa 2,5 metri di altezza, quindi viene essicata. Il prodotto viene poi imballato in rotoloni e venduto ad aziende di trasformazione di Carmagnola, nel torinese, e a Taranto. Una coltivazione di nicchia, quella della cannabis, che sicuramente sarà rivalutata dagli agricoltori. Le piante non richiedono di essere irrigate, non necessitano di trattamenti antiparassitari e non occorre diserbare granché perché la canapa cresce più veloce di tutte le infestanti.
La canapa nel veronese è diffusa fin dal 1940, con tanto di stabilimenti per la lavorazione della fibra per uso tessile. A Nogara, in via Kennedy, esiste ancora un edificio un tempo adibito alla trasformazione, un canapificio che dava da lavoro a centinaia di operaie
Riccardo Mirandola



Cannabis, parte in Veneto il progetto di coltivazione

http://www.larena.it/stories/Economia/9 ... ltivazione

Sabina Licci
CERNOBBIO
Parte dal Veneto il progetto della coltivazione di cannabis ad uso terapeutico che porterebbe ad un business da 1,4 miliardi e a 10mila posti di lavoro. A lanciarlo è la Coldiretti dal Forum dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio, forte del fatto che il 64% degli italiani sono favorevoli a questa coltivazione per motivi di salute ma anche economici.
In tutto questo a giocare un ruolo determinate è Rovigo con il Centro di ricerca per le colture industriali, Cra-Cin, che svolge ricerche nel settore della genetica della canapa, determinando le sequenze geniche responsabili della diverse varianti.
TERRENI DISPONIBILI. Solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell'ortofloricoltura, secondo la Coldiretti, la campagna italiana può mettere a disposizione da subito 1000 ettari di terreno in coltura protetta. «L'agricoltura è pronta a recepire le disposizioni del governo e a collaborare per la creazione di una filiera controllata capace di far fronte a una precisa richiesta di prodotti per la cura delle persone affette da malattia», ha detto il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, «un progetto innovativo che potrebbe vedere il nostro Paese all'avanguardia e far bene al sistema economico».
Anche perché, secondo un'indagine Censis-Coldiretti, gli indigenti in Italia sono più che raddoppiati (+130%) dal 2008 a oggi, con 11 milioni di persone che non mangiano un pasto proteico adeguato almeno ogni 2 giorni; e intanto sei italiani di 10 (15,4 milioni di famiglie), hanno ridotto gli acquisti alimentari, ma hanno ridotto anche gli sprechi.
LEGGE DI STABILITÀ. Tempi di crisi e di Legge di stabilità, difesa dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e bocciata dal governatore Maroni tutti e due presenti a Cernobbio, e promossa da Moncalvo che l'ha definita «coraggiosa che punta ai giovani, allo sviluppo e a far crescere l'occupazione senza aumentare le tasse».



Aumentano orti legali cannabis, 'oro verde' è economia futuro'
'Canapa per costruzione case'. Coltivata in 850 ettari in Italia

Immagine

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca ... 2db89.html

Tutt'altro che spinelli. In Calabria ed in Puglia si coltiva l' "oro verde" in centinaia di ettari di terreno "perché è l'economia del futuro, se si esce dai pregiudizi". L'unico accorgimento, per evitare di incappare in una denuncia penale, è compilare un modulo e consegnarlo alle forze dell'ordine. Ad investire sulla cannabis è stato anche Antonino Chiaramonte, un agricoltore di Mendicino in provincia di Cosenza, che ha sostituito le foglie di marijuana al grano, ormai "non più conveniente per i prezzi troppo alti". Dai mattoni della bioedilizia per costruire case ai vestiti, passando gli alimenti, gli olii e persino i cruscotti delle auto, la sua canapa viene destinata agli stabilimenti per la produzione di diversi oggetti.

In Italia 850 piantagioni
Secondo i dati di 'Assocanapa', in Calabria gli agricoltori di cannabis sono già una decina ed in costante aumento in tutta Italia, con piantagioni in 400 ettari di terreni al nord e 450 al sud del Paese. "Lavoro anche come assistente sociale - spiega Antonino Chiaramonte, 46 anni - ma dall'anno scorso ho deciso di coltivare cannabis nel mio ettaro di terreno e per ogni raccolto guadagno 1.300 euro". Chiaramonte ha piantato i semi un anno fa e subito dopo ha comunicato ai carabinieri di avere la piantagione di cannabis a scopo industriale. Un orto insolito che fa gola a più di una persona. "Ogni tanto qualcuno si intrufola tra le piante per portarne via una - aggiunge - tanto che sono stato costretto a mettere un cartello dalla scritta: 'Se volete una piantina non strappatela, ve la regaliamo'".

Servirà per costruire case
La canapa da fibra prodotta da Chiaramonte viene lavorata in uno stabilimento a Taranto e servirà in un cantiere di Brindisi per costruire "la prima abitazione 'a base di cannabis' in Italia". Per ora, invece, l'unico stabilimento autorizzato a produrla a scopo farmaceutico è Rovigo. "La canapa è un ottimo investimento per tanti usi - spiega ancora l'agricoltore - rigenera i terreni, non necessita di diserbanti ed ha ottimi costi. Quella importata dall'Olanda costa anche di più. E allora perché non avviare una grande produzione in Italia? E' ingiusto criminalizzarla e finora la legislazione ne ha compromesso gli utilizzi associandola solo alla droga. In passato ho fumato qualche spinello, lo considero comunque molto meglio di devianze come alcol o droghe pesanti".
Ed ora grazie ai guadagni del "piccolo tesoro" nell'orto di casa sua, Chiaramonte ha messo in piedi un'azienda agricola per farne una fattoria sociale dove ospitare i bambini autistici a fare ippoterapia con gli asinelli. Dalla cannabis alla solidarietà, per "sfatare un tabù".


È boom di coltivazioni di canapa a Verona
Coldiretti stima un giro d'affari futuro di 1,4 miliardi in Italia E Verona è già capofila in Veneto (100 ettari) con 18 produttori

http://www.larena.it/stories/Economia/9 ... a_a_verona

Boom in Italia della coltivazione della canapa nel 2014: +150%, secondo uno studio della Coldiretti. Diciotto le aziende agricole nate nel Veronese. Inoltre, tra settore agricolo e farmaceutico si stima che, coltivazione, trasformazione e commercio in Italia della cannabis a scopo terapeutico, possano generare da subito un business da 1,4 miliardi di euro e garantire almeno 10mila posti di lavoro dai campi al flacone.
Stando alle stime di Assocanapa, l'ente nazionale che raggruppa i produttori, in Veneto oggi ci sono oltre trenta aziende agricole e 100 ettari coltivati. Tre coltivatori nel Padovano, cinque nel Rodigino, quattro nel Veneziano, tre nel Vicentino e diciotto nel Veronese. In attesa, infatti, del via libera su vasta scala della cannabis a scopo terapeutico, nel 2014 sono raddoppiate le aziende agricole coinvolte nella semina, passando da 150 nel 2013 ad oltre 300 nell'ultimo anno, con il conseguente aumento degli ettari coltivati in Italia che da circa 400 (nel 2013) sono diventati 1.000. Oltre al Veneto, campi di canapa hanno fatto capolino anche in Puglia, Piemonte, Basilicata, Friuli, Sicilia e Sardegna. Un fenomeno non nuovo in realtà nel Belpaese, dove fino agli anni 40 si stima fossero circa 100mila gli ettari coltivati, facendone il secondo maggior produttore di canapa al mondo, dietro soltanto all'Unione Sovietica, passato di moda con l'arrivo delle fibre sintetiche e dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti.

Oltre all'uso terapeutico, ancora da regolamentare, sembrano interessare le molteplici opportunità di mercato che offre questa coltivazione particolarmente versatile e dalla quale si ottengono materiali tessili, edili, olio, vernici, saponi, cere, cosmetici, detersivi, carta o imballaggi e non solo. Stanno inoltre facendo il loro ingresso sul mercato anche prodotti nuovi come gli eco-mattoni di canapa da utilizzare nella bioedilizia che, oltre a garantire un'alta capacità isolante, sia dal caldo che dal freddo, assorbono anche anidride carbonica.

Ma c'è pure il pellet di canapa, per il riscaldamento che assicura una combustione pulita. E non mancano le varianti alimentari, dai biscotti e dai taralli al pane di canapa, dalla farina di canapa all'olio, le cui proprietà benefiche sono state riconosciute dal ministero della Salute, dall'Oms e da numerose ricerche. Il seme di canapa e gli alimenti derivati contengono, infatti, proteine che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile.

«Come in altri settori si riscoprono le tradizioni anche nelle produzioni agricole, che si fondono ora anche con la capacità delle singole imprese di scoprire e sperimentare nuove frontiere», commenta Giuseppe Ruffini, direttore Coldiretti Verona. «Queste esperienze di green economy aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale». Si dice convinta che possa rappresentare una nuova frontiera anche Confagricoltura. «Al di la degli aspetti ancora da regolamentare, anche alcuni nostri agricoltori stanno valutando di intraprendere la nuova strada» racconta Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto e Verona.
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