Religione e religiosità come ossessione

Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:27 am

Religione e religiosità come ossessione, come grave malattia, grave disturbo della mente e dell'anima o psico-emotivo
viewtopic.php?f=141&t=2527


Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... lamica.jpg




Cosa ci sarà mai di spirituale in questa gente, in questo culto politico-religioso dell'orrore e del terrore, nel loro pregare idolatra e ossessivo?



Questa è la consegna di Maometto a tutti i suoi seguaci mussulmani:

" ... nel marzo 632 Maometto affermò, nel suo discorso d’addio:
“Mi è stato ordinato di combattere tutti gli uomini fino a quando non diranno che non c’è altro Dio fuori di Allah”.

Ogni buon maomettano o mussulmano o islamico deve stare alla consegna di Maometto come ordinato da Allah, chi non lo facesse non sarebbe un vero mussulmano.
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:32 am

Ossessione, possessione, fissazione, fanatismo, esaltazione

Ossessione
https://it.wikipedia.org/wiki/Ossessione
L'ossessione è uno stato psicologico, presente nel disturbo ossessivo-compulsivo, chiamato anche fissazione o preoccupazione persistente. Consiste in un'idea fissa o in una condotta angosciosa che il soggetto non può controllare pur avendone coscienza.

https://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_ ... compulsivo

In Europa, dal XIV al XVI secolo, si riteneva che le persone che presentavano comportamenti o pensieri ossessivi fossero posseduti dal demonio. In base a queste credenze, il trattamento consisteva nel bandire il "male" dalla persona "posseduta", attraverso un esorcismo. Nei primi anni del 1910, Sigmund Freud attribuì il comportamento ossessivo-compulsivo a conflitti inconsci che si manifestano come sintomi.

Possessione
https://it.wikipedia.org/wiki/Possessione
La possessione è una condizione psicofisica in cui una persona viene considerata abitata da un essere soprannaturale (spirito, demone, dio, antenato, ecc.). La persona in questione viene definita indiavolata, indemoniata o posseduta.
Negli ambienti religiosi, la possessione considerata "autentica" secondo la dottrina di quella specifica religione viene affrontata mediante la pratica dell'esorcismo.
In tempi recenti, la fede nella possessione si è indebolita anche da parte degli stessi ambienti ecclesiastici, poiché è stato scoperto come molti presunti casi di "indemoniati" debbano in realtà essere messi in relazione con malattie mentali, come la schizofrenia ed alcune forme di psicosi, o con patologie quali la sindrome di Tourette. D'altra parte molte persone che richiedono aiuto agli esorcisti vengono da essi stessi riconosciute come bisognose non di cure spirituali, ma psichiche (vedi il libro di Padre Gabriele Amorth Confessioni di un Esorcista).


Fissazione
https://it.wikipedia.org/wiki/Fissazione_(psicologia)
Nelle scienze psichiatriche e psicologiche, per fissazione si intende lo stallo di una pulsione che non trova sbocco.

Il soggetto si ritrova in balia di un pensiero fisso o un'abitudine ineliminabile che ne mina, anche profondamente, i rapporti sociali e la soddisfazione personale. A focalizzare l'attenzione possono essere eventi accaduti nel passato, per il quale il soggetto realizza una regressione psicologica.

Essere soggetti a comportamenti ripetitivi non è di per sé indice di una patologia (da adattamento): tali comportamenti sono infatti dovuti al fatto che la ripetizione impiega una quantità minore di risorse cognitive. Il nostro comportamento è influenzato da uno stimolo ambientale o una pulsione che impedisce all'Io cosciente di abbandonarlo quando tale comportamento non è più razionalmente valido. È per questo che, ad un osservatore esterno, chi è affetto da questi blocchi può apparire in stato di confusione.

Secondo Sigmund Freud la fissazione nasce in periodi remoti dello sviluppo pulsionale e impedisce alla pulsione di modificare il suo obiettivo, rendendo impossibile il distacco dall'oggetto di fissazione. Si produrrebbe a causa dell'eliminazione (rimozione) di alcuni elementi che consentirebbero la normale evoluzione dello stimolo (pulsione).

È per questo che alcuni suoi effetti, durante la psicoanalisi, possono venire assimilati o confusi con altre rimozioni. La fissazione, eludendo la ragione, si comporta come se facesse parte del sistema dell'inconscio, come una corrente rimossa.

In termini correnti potremmo assimilare questo processo ad una fotografia scattata dall'individuo per bloccare un istante della sua vita, di solito in corrispondenza di un evento traumatico. La fissazione può essere costituita in questo caso da un meccanismo di fuga utilizzato in quella circostanza, che viene però reiterato anche quando l'evento traumatico viene meno.

Fanatismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Fanatismo
L'etimologia della parola fanatismo – usata quasi sempre in accezione negativa – deriva dalla sfera religiosa[1] e porta al latino «fanaticum, "ispirato da una divinità, invasato da estro divino", derivato di fanum "tempio", vc. da avvicinare a fas "diritto sacro"». La radice latina fas indica, in effetti, un'azione di tipo religioso[4].
Altra ipotesi è una relazione con l'arabo "fanā'", annichilimento, distruzione, nell'amore per il divino.

Dall'etimologia appare evidente che caratteristica del fanatismo è una vena di follia, accompagnata o addirittura causata da una credenza autentica e sincera, da uno zelo eccessivo ed acritico, particolarmente per una causa religiosa, amorosa oppure politica o con un entusiasmo ossessivo per un passatempo, hobby oppure una persona.

Secondo il filosofo George Santayana:
« Il fanatismo consiste nel raddoppiare i tuoi sforzi quando hai dimenticato lo scopo ultimo del tuo impegno »
(George Santayana, Life of Reason, 1905, vol. 1, Introduzione)

Esaltazione
http://www.treccani.it/enciclopedia/esaltazione
In psichiatria, lo stato d’animo di eccitamento euforico, con logorrea e ideorrea e anche con megalomania, che si riscontra negli stati maniacali e anche in certe condizioni paranoidee e schizoaffettive.
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:33 am

Disturbo ossessivo compulsivo religioso: quando pregare fa male
Simona Lauri - Psicologa Milano il 8 aprile 2015
http://www.milano-psicologa.it/disturbo ... -religioso

Molte persone pensano -erroneamente- che il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) si manifesti unicamente come quella condizione in cui le persone si lavano le mani eccessivamente o controllano ripetutamente di aver chiuso la serratura. In realtà esistono molti sottotipi di DOC.

In questa articolo verrà descritta la situazione in cui la scrupolosità (che caratterizza chi è vittima di un disturbo ossessivo compulsivo) si concentra su questioni quali religione, morale ed etica.

Il disturbo ossessivo compulsivo religioso nel passato

Uno dei primi riferimenti documentati di disturbo ossessivo compulsivo si trova in un sermone del 1691 del vescovo John Moore di Norwich, nel quale si parla di uomini e donne sopraffatti da pensieri indesiderati e tormentati da sensi di colpa e di vergogna. Tale condizione fu descritta come “malinconia religiosa.” I preti, inoltre, avevano iniziato a notare che alcuni fedeli partecipavano al rito della confessione più volte al giorno e più volte confessavano gli stessi peccati e mancanze.

La paura più grande era il timore che tali peccati potesse metterli di fronte al giudizio divino e alla dannazione eterna. Il loro costante stato di penitenza e l’assoluzione erano in grado di fornire soltanto una fugace sensazione di pace ma non era sufficiente per eliminare la preoccupazione sperimentata.


Il disturbo ossessivo compulsivo religioso oggi e il concetto di scrupolosità

Col senno di poi, attualmente, possiamo affermare che, la maggior parte delle volte, tale fervore religioso è la manifestazione di un DOC noto come scrupolosità. Molte persone, indipendentemente dalla religione, risultano essere ossessionate da sentimenti di dubbio, senso di colpa e ansia su una questione che per loro è di vitale importanza: la fede.

La scrupolosità è una forma di disturbo ossessivo compulsivo religioso in cui l’ansia primaria della persona consiste nella paura di essere colpevole di non rispettare al meglio i dettami della religione, di possedere sempre un alto senso etico o una morale perfetta. Coloro che sono afflitti da questo tipo di scrupolosità temono che il loro sforzo costante di vivere secondo i valori spirituali e religiosi, non sia mai abbastanza e che ogni gesto da loro compiuto possa esporli al peccato.

Perché la scrupolosità è diversa dalle altre forme di DOC?

Una domanda che frequentemente viene posta in seduta dai pazienti con doc di tipo religioso è più o meno la seguente: “Come faccio a sapere che quello che sto vivendo è frutto della scrupolosità dettata dal problema e non un peccato attuale, o la mancanza di fede, o addirittura un attacco demoniaco?”

La risposta a questa domanda e il conseguente stato di ansia, agitazione e preoccupazione risiede nella tendenza da parte della persona a pretendere da se stessa la perfezione. Vi è una differenza significativa tra sentirsi condannati dalla propria fede, ma perseguire comunque le proprie convinzioni e dedicare un’attenzione eccessiva ed un’enorme quantità di tempo ed energia per cercare di seguire perfettamente le regole religiose.

Mentre la scrupolosità può apparire molto diversa dalla tradizionale manifestazione del DOC, quelli con ossessioni religiose, morali ecc… sperimentano lo stesso ciclo compulsivo ossessivo tipico di altri doc – ossessione, ansia, messa in atto di rituali, sensazione momentanea di sollievo che dura pochi istanti.
La scrupolosità del disturbo ossessivo compulsivo religioso
Come si manifesta

La scrupolosità religiosa può esprimersi attraverso qualsiasi pensiero, immagine, sentimento, luogo, persona, ecc, che fornisca uno spunto per scatenare l’ossessione. Ad esempio, vedendo una persona attraente in chiesa può nascere un pensiero sessuale che a sua volta attiva un desiderio ossessivo di “eliminare tale pensiero” e sostituirlo con pensieri “puri, sani, puliti”. Se l’individuo con DOC religioso possiede una convinzione estremamente rigida rispetto ai pensieri di tipo sessuale, si scatenerà il ciclo di ansia e preoccupazione.

Sintomi di Scrupolosità

Coloro che soffrono di Scrupolosità, chiaramente, cercano di mantenere rigorosi standard di perfezione religiosi, morali ed etici.

In possesso di una visione rigida, alcuni dettami religiosi presenti nei testi sacri, conducono le persone con questo disturbo a sperimentare non soltanto un senso di colpa intenso, ma anche ansia rispetto alla minaccia della punizione eterna per aver violato anche uno solo dei precetti religiosi. In preda a tali emozioni il soggetto avverte il bisogno impellente di adottare tutte le azioni compulsive per ricavare una sensazione di sollievo.

Ossessioni frequenti

Le ossessioni possono includere qualsiasi pensiero o immagine mentale che rappresentano la prova del fallimento religioso, morale o etico, tra cui:

Pensieri ripetitivi circa la possibilità di aver commesso un peccato
Preoccupazione esagerata di esser stato blasfemo
Paura eccessiva di avere offeso Dio
Attenzione eccessiva e ricerca di perfezione religiosa, morale, e / o etica
Paura eccessiva di non riuscire a mostrare una corretta devozione a Dio
Timori ripetuti di andare all’inferno o di essere condannati alla dannazione eterna
Preoccupazione che i propri comportamenti condanneranno una persona cara all’inferno
Pensieri sessuali indesiderati su Dio, Gesù, o una figura religiosa, come un sacerdote
Immagini mentali indesiderate, come Satana, 666, l’inferno…
Paura eccessiva di aver agito in contrasto con le proprie personali morale, valori, o etica

Le compulsioni comuni

In chi soffre di Scrupolosità religiosa, troviamo i seguenti rituali:

Ripetute confessioni (a figure religiose, come sacerdoti, anziani della chiesa, e / o ad amici e parenti)
Eccessiva tendenza a pregare e-o a leggere i testi religiosi
Ripetizione di versi specifici tratti dai testi religiosi (sia ad alta voce che in silenzio)
Controllo mentale degli atti e /o dei pensieri del passato nel tentativo di dimostrare a se stessi che non si è commesso un peccato o agito in maniera immorale o in contrasto con la propria fede
Atti eccessivi di sacrificio (per esempio offrire in beneficenza grandi quantità di denaro o di beni terreni)
Evitamento di situazioni in cui si teme la comparsa delle ossessioni legate ai temi della fede (ad esempio, la chiesa, il tempio, moschea, preghiere, film ecc…)
Evitamento di oggetti che si associano ad immoralità o peccato (cioè, alcuni abiti, alcuni numeri)
Lavare le mani o fare la doccia più volte per purificare l’anima


Paradossalmente sono proprio questi rituali a innescare e mantenere il problema stesso.
Terapia Breve Strategica e disturbo ossessivo compulsivo religioso

All’interno di questo tipo di trattamento psicologico, una volta definito il problema e le relative tentate soluzioni messe in atto dal soggetto per cercare di fronteggiare il problema stesso, vengono fornite tecniche paradossali, prescrizioni e stratagemmi finalizzate a fornire un nuova “esperienza emozionale correttiva”, ovvero aprire al paziente una nuova “finestra” dalla quale vivere o osservare la realtà. La logica, spesso paradossale, che sta alla base del trattamento strategico per il DOC e in particolar modo gli stratagemmi fondati sulla “prescrizione del sintomo” orientati a rendere il rituale volontario, spogliandolo della sua dimensione compulsiva, aiutano il paziente a ridurre la sofferenza generata dal disturbo.

L’approccio strategico breve, inoltre, attribuisce una fondamentale importanza ai rituali, dal momento che un’attenta analisi di quest’ultimi, permette una risoluzione del problema. In particolare, l’intervento strategico breve, attraverso l’uso di peculiari tecniche di comunicazione terapeutica (che “sposano” la logica del paziente) e l’uso di prescrizioni da eseguire tra una seduta e l’altra, sono in grado di rompere la rigida credenza che è alla base del disturbo ossessivo-compulsivo religioso.

Approfondimenti
http://www.ocdla.com/blog/scrupulosity- ... elief-2107
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:34 am

Le caratteristiche delle ossessioni e compulsioni religiose nei principali culti monoteisti
Alcuni studi hanno dimostrato come la religiosità sia associata a diversi disturbi psicologici, incluso il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) - Psicologia
14 ottobre 2015

http://www.stateofmind.it/2015/10/osses ... -religiosi

Il rapporto tra la religione e la salute mentale ha suscitato molto interesse negli ultimi anni, infatti alcuni autori hanno rilevato l’importanza della religione come strategia di coping che consentirebbe di dare un senso alla sofferenza e di promuovere le regole sociali che facilitano la cooperazione e il sostegno reciproco.

Koenig (2001), definisce la religione come un sistema organizzato di credenze, pratiche, riti e simboli, progettato per facilitare la vicinanza a Dio, al più alto potere o alla realtà finale.
Sempre dallo stesso autore, la religione viene distinta dalla spiritualità, intesa come una ricerca personale volta alla comprensione delle risposte alle domande ultime sulla vita, sul suo significato e sul rapporto con il sacro.
La spiritualità, non necessariamente genera o deriva dallo sviluppo di riti religiosi e dalla formazione di una comunità.

Il rapporto tra la religione e la salute mentale ha suscitato molto interesse negli ultimi anni, infatti alcuni autori hanno rilevato l’importanza della religione come strategia di coping che consentirebbe di dare un senso alla sofferenza e di promuovere le regole sociali che facilitano la cooperazione e il sostegno reciproco.
Vi sono due tipologie di coping: quello positivo caratterizzato da una forte connessione con il divino che favorisce una lettura alternativa degli eventi negativi; mentre nel coping negativo si riscontrano agitazione e tensione accompagnate da un continuo conflitto interno (Pargament, 1999).
In generale, la maggior parte degli studi ha riportato che livelli maggiori di coinvolgimento religioso sono correlati in maniera positiva al benessere psicologico e in misura minore con depressione, pensieri suicidari e comportamenti di abuso. Inoltre, l’’impatto positivo della religione appare maggiore in situazioni stressanti come nelle persone in età avanzata, con disabilità o malattia medica (Moreira-Almelida 2006).
Ad esempio, nello studio di Vaillant e al. (2007), è emerso come uomini con depressione maggiore o con una quantità elevata di eventi di vita negativi, abbiano il doppio delle probabilità di manifestare un alto coinvolgimento religioso.

I dubbi e i conflitti religiosi, la percezione di un rapporto negativo con Dio e le interazioni negative nelle comunità religiose, d’altra parte, sono fattori che possono provocare ansia, paura o addirittura portare allo sviluppo di vere e proprie psicopatologie.
La religiosità è stata associata ad un vario numero di disordini psicologici, incluso il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). La religiosità può influenzare la natura delle ossessioni e compulsioni in soggetti con DOC, e può avere un impatto su come il soggetto esperisce la sintomatologia. La religione infatti coinvolge diversi aspetti della vita che molto spesso si associano a rituali, che possono differenziarsi a seconda del credo religioso.

Lee and Kwon (2003) distinguono le ossessioni autogene, che si presentano senza stimoli evocativi identificabili (relative al sesso, alla religione e all’aggressività) da quelle reattive, che hanno come oggetto un contenuto realistico (riguardanti la contaminazione, il dubbio, la simmetria).
Tipica caratteristica delle ossessioni religiose è l’inaccettabilità dei propri pensieri e sentimenti di vergogna e imbarazzo che si aggiungono alle già presenti ansia e paura.
Tali vissuti, portano alla messa in atto di comportamenti compulsivi che hanno lo scopo di ridurre l’attivazione emotiva e di prevenire il verificarsi dell’evento temuto.

Messaggio pubblicitario Master - Positive Press Le ossessioni religiose, sarebbero il risultato della sensazione da parte del soggetto, che qualunque cosa faccia sia monitorata da una fonte suprema di potere. Esempi di ossessioni di tipo religioso sono i seguenti: i peccati commessi non saranno mai perdonati da Dio e si andrà all’inferno, non si possono avere cattivi pensieri e bestemmiare in un luogo religioso, avere la convinzione di aver perso il contatto con Dio, pensieri intrusivi su Dio, Santi o figure religiose.
Esempi di compulsioni legate alla religione consistono nel recitare le preghiere più e più volte, toccare o baciare oggetti sacri ripetutamente, rituali di lavaggio, costrizioni alimentari etc.

Dal punto di vista cognitivo, uno studio svolto da Siev (2011) ha evidenziato come le ossessioni religiose siano correlate positivamente a pensieri maladattivi individuati dall’Obsessive Compulsive Cognition Working Group (OCCWG 2001) collegati al DOC.

Tali pensieri disfunzionali sono:

Eccessiva importanza attribuita al pensiero;
Necessità di un controllo totale sui pensieri;
Senso eccessivo di responsabilità;
Sopravvalutazione della minaccia.

Non sono state individuate correlazioni significative con l’intolleranza all’incertezza e il perfezionismo.
Inoltre, è stata riscontrata una moderata correlazione con la scrupolosità a livello morale, criterio diagnostico del Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità (DOCP), soprattutto rispetto all’importanza e al controllo dei pensieri, all’alto senso di responsabilità e alla fusione pensiero-azione (TFA). Per il paziente scrupoloso anche il minimo dubbio sulla possibilità di aver peccato e di essere puniti, origina ansia, che cerca di ridurre attraverso risposte non adattive (es. l’evitamento). I comportamenti non adattivi, generando un benessere immediato, tendono a rafforzare tale circolo vizioso (Abramowtz et al,2004).


Il Disturbo Ossessivo Compulsivo nelle principali religioni monoteiste: Cristianesimo, Islamismo e Ebraismo

Molti studiosi hanno indagato come si presenta il Disturbo Ossessivo Compulsivo nelle principali religioni monoteiste: Cristianesimo, Islamismo e Ebraismo.Sica e colleghi nel 2002, hanno svolto uno studio sulla relazione tra la pratica religiosa e le manifestazioni del DOC in un campione non clinico di italiani cattolici. I soggetti sono stati suddivisi in tre gruppi, in base al loro coinvolgimento a livello religioso: alta, media e bassa religiosità. Il gruppo con alta religiosità presentava punteggi più alti nei test che valutavano l’importanza, il controllo dei pensieri e la responsabilità percepita, rispetto alle altre due categorie.

Nell’ebraismo e nella religione musulmana le ossessioni e le compulsioni appaiono maggiormente connesse alla preghiera, alla restrizione alimentare e alla pulizia che precede la preghiera (Greenberg & Witztum, 1994). Lo studio di Yorulmaz (2009), prende in esame il rapporto tra la religiosità e le cognizioni del DOC nella religione musulmana e cristiana.
Entrambi i gruppi religiosi, riportarono ossessioni sull’importanza e il controllo dei pensieri e la fusione pensiero-azione a livello morale, confermando che la religiosità è associata al DOC (Abramowitz 2004) e che potrebbe essere un’importante questione da valutare a prescindere dal credo di appartenenza.

Messaggio pubblicitario Master - Positive Press In particolare i Musulmani presentano maggiore preoccupazione per l’importanza e il controllo dei pensieri rispetto ai Cristiani ed hanno una maggiore tendenza ad utilizzare il rimuginio come strategia di controllo. Yorulmaz, ipotizza come tali differenze nell’espressione del DOC possono derivare dalle differenze nelle dottrine e negli insegnamenti delle diverse religioni.
La religione Musulmana si può considerare più ritualistica, con comportamenti pre- definiti: ad esempio, è richiesto lavarsi cinque volte al giorno prima di pregare; le parti del corpo devono essere lavate in un preciso ordine e se ciò non accade si deve ricominciare.
Dall’ altro lato, nel Cristianesimo, l’enfasi è posta sui pensieri e sulla morale; la fede è definita dal credere in Gesù, con un minor numero di rituali.
In questo studio, bisogna inoltre tener conto delle differenze di tipo culturale, infatti i soggetti Cristiani vivevano in Canada, società dove l’individualismo è molto marcato rispetto all’altro campione proveniente dalla Turchia, dove il collettivismo e l’interdipendenza relazionale ed emotiva sono dominanti.

In generale, queste ricerche fanno ipotizzare che le differenze nell’espressione Sintomatologica del DOC possono essere attribuite alle caratteristiche peculiari di ogni religione e al minore o maggiore coinvolgimento religioso.
L’importanza di tali studi, consiste nel traslare i risultati nella pratica clinica, considerando l’importanza del contesto religioso nella fase di assessment e trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo basato su tematiche religiose.
Infatti, la religione può rappresentare parte del disturbo, contribuendo ai sintomi (es. ossessioni o manie), alimentando il pensiero magico e le resistenze al trattamento oppure può costituire un fattore motivazionale per la terapia e l’integrazione sociale.
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:35 am

Scrupolosità: una sottocategoria diagnostica del Disturbo Ossessivo-Compulsivo
Di Daniele Bruni

http://www.stateofmind.it/2012/03/relig ... rupolosita

Questo disturbo provoca un disagio significativo e una marcata compromissione nell’adattamento sociale nelle persone che ne sono affette (DSM 4-TR, 2000). Nonostante la scarsa considerazione in ambito clinico e scientifico, la Scrupolosità può essere considerata un disturbo relativamente comune. Questo disturbo vanta infatti una delle storie più lunghe e più ricche di esempi rispetto a qualsiasi altro disturbo psicologico.

La recente ricerca clinica suggerisce che fino al 30% degli individui con diagnosi di DOC soffrano anche di questa sottocategoria diagnostica (Mataix-Cols e al., 2002). Tuttavia, altri risultati segnalano percentuali ben maggiori in base alla localizzazione geografica e, soprattutto, in base alla confessione religiosa o spirituale di origine (50% in Arabia Saudita e fino al 60% in Egitto) (Tek & Ulug, 2001). In ogni caso, non sono disponibili stime affidabili sulla frequenza della scrupolosità nella popolazione mondiale, dato che non tutti i soggetti con questo disturbo si rivolgono ad uno specialista (Medici, Psichiatri e Psicoterapeuti). Sembra invece che (del tutto coerentemente con il tipo di diagnosi) la maggior parte delle persone che soffrono di questo disturbo tendano a cercare con maggiore facilità una consulenza di tipo religioso o spirituale.

La scrupolosità è un disturbo che ha specifiche caratteristiche cognitive, comportamentali, affettive e sociali. In primo luogo, i pazienti con scrupolosità presentano modelli di pensiero disfunzionali che possono essere concettualizzati in vari modi. Il più evidente è l’eccessivo senso di colpa e di responsabilità. Si tratterebbe quindi di uno stato abituale della mente che, a causa di una costante paura irragionevole del peccato, porta la persona a giudicare certi pensieri o azioni come peccaminosi o sbagliati anche quando in realtà non lo sono. In altre parole, i pazienti con scrupolosità possono esagerare patologicamente la valutazione della gravità delle trasgressioni, classificandole in maniera impropria. Per esempio:

uno studente con scrupolosità iscritto ad un corso di anatomia può sentirsi colpevole per la visione di cadaveri o di foto con soggetti senza vestiti.

La spiegazione di un simile eccessivo senso di colpa potrebbe rintracciarsi nel meccanismo mentale di fusione pensiero-azione">meccanismo mentale di fusione pensiero-azione, tramite il quale una persona giudica un particolare pensiero come moralmente equivalente ad un comportamento reale.Ad esempio:

una persona con scrupolosità può sentirsi un depravato e un peccatore per dei pensieri involontari che ha avuto, pur non avendo commesso nella realtà nessun tipo di comportamento o azione che ne giustificherebbe l’accusa e la condanna.

Messaggio pubblicitario Master - Positive Press La componente comportamentale compulsiva di questo disturbo è data dal fatto che queste persone si sentono costrette a confessare più volte e con insistenza ad un capo ecclesiastico i propri peccati, credendo di aver commesso una violazione morale così grave da meritare una punizione. La ricerca compulsiva della confessione religiosa è vista come un meccanismo per risolvere i propri sentimenti di angoscia e ripristinare il proprio rapporto con la divinità, mettendo a dura prova l’infinita pazienza dei propri padri spirituali.

Tuttavia, la scrupolosità di questi pazienti può lasciarli quasi completamente insensibili alle rassicurazioni dei propri confessori religiosi o spirituali, come nel caso dell’ipocondria dove anche le rassicurazioni dei servizi professionali medici possono fornire soltanto un sollievo temporaneo. Allo stesso modo, i sentimenti soggettivi di colpa spesso guidano altri tipi di comportamento, come la preghiera compulsiva. La preghiera compulsiva sembra quindi assomigliare più ad un particolare tentativo di impedire il verificarsi di una qualche catastrofe non meglio definita, che ad un autentico pentimento consapevole.

I soggetti con scrupolosità si dedicano spesso a periodi di alta ruminazione">ruminazione morale dolorosa. Questi periodi di ruminazione possono comportare l’analisi filosofica delle proprie questioni morali o una revisione meticolosa dei propri “peccati”, procedimenti talmente gravosi e impegnativi da portare con il tempo a un vero e proprio stato di sofferenza, sia fisica che mentale. I pazienti con Scrupolosità inoltre, presentano spesso stili cognitivi negativi, come la tendenza psicologica ad interpretare stimoli ambigui (oggettivamente né positivi né negativi) nella maniera più grave e triste possibile. Questa tendenza cognitiva è particolarmente problematica nel contesto della religione e della moralità, dato che i principi religiosi sono caratteristicamente espressi in termini ampi ed ambigui.

I pazienti con scrupolosità presentano poi una fissazione selettiva dell’attenzione sulle questioni religiose. Mentre la maggior parte degli individui religiosi apprezzano di buon grado la proprie credenze religiose, nei pazienti con scrupolosità la religione e le questioni morali diventano fonte di un vero e proprio disagio. Anche le informazioni più ordinarie e banali sembrano passare attraverso un filtro attentivo che inietta le percezioni di una sfumatura di ansia e di gravità. Questa distorsione percettiva può privare i pazienti della loro capacità di rilassarsi e di godere di semplici attività quotidiane (tra queste anche il pregare, il partecipare a funzioni religiose, ecc.). Secondo questo modello, questa forma di visione “tunnel” è così onerosa che consuma una quantità critica di energia mentale, lasciando i pazienti incapaci di far fronte alle altre esigenze cognitive e rendendoli vulnerabili ad altre forme di ansia e depressione.

Il trattamento clinico della scrupolosità è problematico per una varietà di ragioni. In primo luogo, la scrupolosità riguarda temi tipicamente astratti, impossibili da riprodurre nello studio del clinico in modo adeguato. Di conseguenza, il trattamento dei comportamenti bersaglio (ad esempio, attraverso la tecnica dell’Esposizione con Prevenzione della Risposta, E/RP) sono considerevolmente più difficili da utilizzare perché le preoccupazioni della scrupolosità spesso comportano problemi religiosi o spirituali piuttosto che concreti, come oggetti o situazioni riproducibili nella realtà (per intenderci, il trattamento terapeutico della fobia dei gatti è per ovvie ragioni diverso dal trattamento della fobia del Diavolo).

Questo disturbo pone inoltre dei vincoli etici alla professione della psicoterapia: Art. 4 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani “[lo psicologo] non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità e […] rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori”; questione di non poco conto se si tiene presente quanto sia importante l’alleanza paziente-terapeuta nel predire il buon esito del trattamento.

È utile per il terapeuta sottolineare che l’obiettivo del trattamento è quello di aiutare il paziente a tornare a praticare la propria religione con serenità, piuttosto che per l’esclusiva paura di una ritorsione divina. I pazienti con scrupolosità hanno bisogno di comprendere chiaramente le differenze tra una pratica religiosa normale e una patologica, e deve essere chiarito con il paziente che l’unico scopo del trattamento è quello di ripristinare un sereno e normale rapporto con la propria religiosità. Sembra fondamentale a questo scopo una chiara spiegazione di come la tecnica dell’esposizione sia coerente con i nostri obiettivi nel favorire un rapporto terapeutico di successo e a mantenere alta la motivazione. Decidere quali situazioni specifiche siano utili per l’esposizione è anch’essa una questione importante.

Istruire il paziente a violare le proprie leggi religiose per verificare se la catastrofe si realizzi nella realtà, non è una pratica né appropriata né necessaria per ridurre la paura patologica del peccato. I pazienti con scrupolosità hanno paura di commettere un peccato, non tanto del peccato in sé. Si tratta di una paura che sta a monte della reale azione di commissione del reato/peccato. Pertanto, l’esposizione dovrebbe comportare un avvicinamento graduale a situazioni in cui c’è solo il rischio che si possa commettere il peccato, situazione di per sé sufficiente ad innescare nel paziente una reazione di disagio e paura.

Il delicato terreno di confronto tra scienza e religione, ci pone di fronte ad un’infinità di domande alle quali, molto probabilmente, è impossibile avere una risposta. L’unica domanda che potremmo porci in qualità di professionisti con dei doveri etici ben delineati sarebbe: come possiamo aiutare queste persone a vivere più serenamente la propria religiosità? E ancora, chi può chiarire se e in che misura la sofferenza dell’uomo sia eticamente ammissibile nella vita di un cristiano o di un musulmano fedele al proprio culto? Qual è il vero confine tra normalità e patologia?
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:36 am

Come si manifesta il disturbo ossessivo compulsivo in ambito religioso?
ACI Digital

http://it.aleteia.org/2017/01/09/distur ... enso-colpa


Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (conosciuto con l’acronimo DOC) è caratterizzato da una generica tendenza al rimuginare e a voler controllare compulsivamente (cioè in maniera non del tutto volontaria) le azioni o i pensieri che ci riguardano (La Stampa, 24 novembre).

Esistono persone che soffrono di DOC che sentono l’impulso irresistibile di controllare e ricontrollare l’efficacia di un atto svolto («Chissà se ho chiuso a chiave la porta di casa?» seguito da un controllo magari ripetuto più di tre volte), così come individui che sentono di essere poco sicuri a riguardo di pensieri fatti (si sentono terribilmente combattuti prima di una scelta, e dopo averla fatta, il pensiero che quella scelta possa non essere quella giusta diventa disturbante e ossessionante. Oppure sono dubbiosi rispetto alle proprie percezioni, e non si sentono sicuri di ciò che hanno visto o sentito, fino a farne un’ossessione).

SCRUPOLOSITA’ RELIGIOSA

Come si manifesta il disturbo ossessivo compulsivo in ambito religioso, nelle pratiche di fede? Lo psichiatra Gianfranco Poli premette ad Aleteia: «In diversi casi, il “disturbo ossessivo compulsivo” , interessa diversi ambiti, tra cui quello religioso; giustamente asserisce il dottor Daniele Bruni in un suo esaustivo contributo , che l’espressione più ricorrente e comune, è soprattutto la “scrupolosità”, con sensi di colpa e paure legate alla sfera etica e religiosa».

PAURA IRRAGIONEVOLE DEL PECCATO

Secondo Poli, «la “scrupolosità”, il DSM (il manuale ufficiale di psichiatria ndr) la valuta come un disturbo che provoca un disagio significativo e una marcata compromissione nell’adattamento sociale nelle persone che ne sono affette. Si tratterebbe quindi di uno stato abituale della mente che, a causa di una costante paura irragionevole del peccato, porta la persona a giudicare certi pensieri o azioni come peccaminosi o sbagliati anche quando in realtà non lo sono».

IMPALCATURA RELIGIOSA

Non bisogna sottovalutare, prosegue lo psichiatra, che «la “scrupolosità religiosa” può esprimersi attraverso qualsiasi pensiero, immagine, sentimento, luogo, persona, ecc.; in alcuni casi è alla base dell’ossessione. Le persone che soffrono di questo disagio, cercano di costruirsi attorno un’impalcatura di elementi di “perfezione” legati alla religione, in particolare ad una forma di rigore morale ed etico».

RIGIDI DETTAMI

Ciò che è maggiormente distorto «è che confondono i principi cristiani contenuti nella Parola di Dio e nella tradizione ecclesiale, come rigidi dettami a cui attenersi senza nessuna libertà critica; per questi soggetti prevale l’eseguire i contenuti, senza entrare nel cuore della Divina Rivelazione, la quale è una strada comune che Dio nel Figlio vuole compiere con ogni creatura».

COME OTTENERE SOLLIEVO

Nel momento che non attuano ciò che per loro è determinante, «il senso di colpa – evidenzia Poli – è tale che insieme all’ansia diventa una continua minaccia e paura di incorrere nella punizione divina per aver violato anche solo uno solo dei “precetti religiosi”. In preda a tali emozioni il soggetto avverte il bisogno impellente di adottare tutte le azioni compulsive per ricavare una sensazione di sollievo».

ESEMPI DI PENSIERI OSSESSIVI

La “scrupolosità religiosa” può esprimersi, prosegue lo psichiatra, «attraverso qualsiasi pensiero, immagine, sentimento, luogo, persona, che fornisca uno spunto per scatenare l’ossessione; qualche esempio: pensieri ripetitivi circa la possibilità di aver commesso un peccato, preoccupazione esagerata di esser stato blasfemo; paura eccessiva di avere offeso Dio; attenzione eccessiva e ricerca di perfezione religiosa, morale, e/o etica; paura eccessiva di non riuscire a mostrare una corretta devozione a Dio; timori ripetuti di andare all’inferno o di essere condannati alla dannazione eterna; paura eccessiva di aver agito in contrasto con le proprie personali morale, valori, o etica».

PAURA DI DELUDERE DIO

L’individuo che vive questa “forma disturbata” di religiosità, rivela di avere un’insufficiente formazione cristiana. «In questi casi, la relazione con Dio è dominata dalla paura di deluderlo; più che un Padre e un Giudice severo, che controlla ogni movimento ed è pronto ad intervenire con punizioni e disgrazie. Si crea un rapporto che ha i caratteri della “dipendenza” e non della “figliolanza”».

“REGOLA DI VITA”

Normalmente la persona “scrupolosa” si crea una propria “regola di vita”, «una propria rilettura della Parola di Dio e della Chiesa – sottolinea Poli – basata sulle proprie esperienze, senza nessuna possibilità di uscita. E’ legata a tradizioni, riti ripetitivi, novene, preghiere ai diversi Santi; più con la preoccupazione del “dire formule” che del “vivere” il progetto di vita cristiana di queste donne e uomini che hanno invece vissuto una forte esperienza di comunione liberante e sanante».

In questi casi la “scrupolosità” «è una malattia fisica e morale, che altera la relazione filiale con il Padre, privilegiando l’eccessivo senso di colpa e di responsabilità, portando ad un comportamento “compulsivo” e al confessarsi più volte e con insistenza, con il timore di meritare una punizione perché non hanno tenuto fede a quel “particolare” impegno».

INSENSIBILI ALLE RASSICURAZIONI

La “ricerca compulsiva” della confessione religiosa è vista come «un meccanismo per risolvere i propri sentimenti di angoscia e ripristinare il proprio rapporto con la divinità, mettendo a dura prova l’infinita pazienza dei propri padri spirituali».

Tuttavia, la scrupolosità di questi pazienti «può lasciarli quasi completamente insensibili alle rassicurazioni dei propri confessori religiosi o spirituali, come nel caso dell’ipocondria dove anche le rassicurazioni dei servizi professionali medici possono fornire soltanto un sollievo temporaneo».

“RUMINAZIONE MORALE DOLOROSA”

Allo stesso modo, continua Poli, «i sentimenti soggettivi di colpa spesso guidano altri tipi di comportamento, come la “preghiera compulsiva”, la quale assomiglia più ad un particolare tentativo di impedire il verificarsi di una qualche catastrofe non meglio definita, che ad un autentico pentimento consapevole».

«Preoccupa la “ruminazione morale dolorosa” delle persone con il DOC, le quali arrivano a lunghi periodi di sofferenza, sia fisica che mentale; con un vero e proprio disagio».

LA CURA

Le persone affette da questi “disturbi” possono ricorrere alle cure dei terapeuti, «con l’obiettivo di aiutare il paziente a tornare a praticare la propria religione con serenità, piuttosto che per l’esclusiva paura di una ritorsione divina».

I pazienti con scrupolosità, conclude lo psichiatra, «hanno bisogno di comprendere chiaramente le differenze tra una “pratica religiosa normale” e una “patologica”, e deve essere chiarito con il paziente che l’unico scopo del trattamento è quello di ripristinare un sereno e normale rapporto con la propria religiosità».

IL MESSAGGIO DI AMORIS LAETITIA

Ha ragione Papa Francesco quando scrive: “Ampiezza mentale, per non rinchiudersi con ossessione su poche idee, e flessibilità per poter modificare o completare le proprie opinioni. È possibile che dal mio pensiero e dal pensiero dell’altro possa emergere una nuova sintesi che arricchisca entrambi. L’unità alla quale occorre aspirare non è uniformità, ma una “unità nella diversità” o una “diversità riconciliata” (Amoris Laetitia, n. 139).
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:43 am

Ossessioni religiose - Ossessioni Compulsioni

http://www.ossessionicompulsioni.it/oss ... -religiose

È una storia piuttosto lunga... ma procediamo con ordine. Ho avuto dei sintomi simili già da molto piccolo (adesso ho 14 anni), verso 4-5, in cui appena toccavo una zona di un tavolo vicina allo spigolo, mi veniva una sensazione di freddo, come se io diventassi quella parte non toccata, e quindi dovevo strisciare il dito fino allo spigolo, senza alzare la mano, altrimenti sentivo una specie di dolore.

Provavo a dirlo ai miei, ma non mi credevano. Una specie di ossessione che ho sviluppato in quel periodo e che porto tuttora è la paura di chiamare qualcuno per far qualcosa: appena ci penso mi viene in mente questo scenario in cui quello mi dice "NO! MA COSA CREDI, CHE TUTTI GLI ALTRI PER TE SIANO SEMPRE DISPONIBILI?! Mah. Non sarò più tuo amico." E non riesco a convincermi che non può essere vero. Poi verso gli otto anni ebbi degli episodi di pensieri ossessivi, che svanirono dopo un mese. Il disturbo vero e proprio si manifestò in tutta la sua potenza quando cominciai le medie.

Nelle prime lezioni la prof di religione ci parlò dei Dieci Comandamenti e ci disse "infrangere un comandamento è peccato mortale, l'anima muore"(in altre parole: si va all'inferno"). Da quei momenti (non sono sicuro che il suo discorso li abbia scatenati, ma forse c'entra qualcosa) ho cominciato a sviluppare un'ossessione: mi venivano continuamente pensieri blasfemi in testa... io né voglio né volevo bestemmiare, e mi fa paura solo l'idea (ho una paura della morte terribile, già a tre-quattro anni ne parlavo con mia madre perché rabbrividivo pensando che comunque un giorno, quel giorno sarebbe arrivato. All'inizio non seppi cosa fare, ma cominciai a darmi botte in testa: mi dicevo che così avrei punito il mio cervello, che quindi avrebbe smesso di farmi pensare quelle cose... ma non fu così. Anzi, da lì è cominciato tutto.

Mi rimproveravano sempre quando lo facevo, ma io continuavo a farlo, dicendomi "devo rispettare Dio. Non importa cosa dicano loro". Quei gesti dopo un pochino si evolsero, per così dire... cominciai a scuotermi, prima la testa, poi del tutto (come per scacciare i pensieri).

Questo continuò per vario tempo. Io cercavo di contrastare il tutto, ma niente, e nonostante tentassi di scacciare i pensieri mi sentivo un peccatore... ricordai una cosa che mi disse mia madre:"l'importante è che tu non pensi le bestemmi di tua volontà". Quindi mi inventai una cosa... si chiamavano "debiti di coscienza", ossia per tutti i pensieri blasfemi che mi venivano dovevo stabilire se li avessi pensati volontariamente o meno... passavo anche ore pensandoci, e il DOC appena trovavo una prova la contestava. Quindi andavo appresso ad una sicurezza che non trovavo mai.

Questa cosa si esaurì col tempo. Ma il problema principale continuò. Io mi giustificavo dicendo che fossero dei tic, anche se non era vero... la verità non l'avrei mai detta, perché avrebbero pensato che fossi un blasfemo, od un pazzo, mi avrebbero sgridato, riempito di vergogna ed emarginato. Facevo questi "tic" davanti a tutti, pensavo "Cosa va messo al primo posto? Dio o la mia vita sociale?" Ovviamente Dio... quindi dovevo rispettarlo a costo di essere malgiudicato. Col tempo le cose peggiorarono... verso il secondo anno i pensieri si fecero più insistenti, e praticamente divenni noto in tutta la scuola per questo. Alla fine, sotto le pressioni dei miei compagni svelai loro il motivo... e quindi da quel momento, molti si misero a corrermi dietro per bestemmiarmi o dirmi parolacce nell'orecchio... E quindi le cose si aggravarono, facendomi disperare ancora di più. Facevo queste cose anche durante la lezione, pensando: "Scacciali. E' più importante rispettare Dio che seguire la lezione". Ma poi pensavo: "lo fai solo perché vuoi la vita eterna e non perché vuoi bene a Dio.

Questo è un peccato." E quindi avevo una specie di conflitto. Inoltre in quel periodo lessi sul libro di religione: "per un cristiano, oltre alla preghiera spontanea, è necessaria anche la preghiera liturgica". Quindi mi misi a pregare. All'inizio soltanto di mattina e sera, ma poi mi misi a farle ad ogni pasto, e se mi dimenticavo di farne una, mi sentivo in colpa e dovevo farla subito, qualsiasi cosa stessi facendo. Avevo paura che altrimenti avrei infranto il primo od il terzo comandamento (mettere Dio al primo posto e santificare le feste: se non pregavo non santificavo la giornata(la mia famiglia non va a messa, dunque usavo queste preghiere come se fossero dei "sostitutivi"), se non facevo quelle arretrate subito non mettevo Dio al primo posto).

Inoltre usavo le preghiere come una sorta di antidoto alle bestemmie: decisi che per ogni pensiero blasfemo che pensavo(in quel periodo ero convinto di pensarli apposta) dovevo pregare per 15 minuti: raggiunsi dei tempi arretrati esorbitanti... anche settimane intere. In quel periodo cominciai a frequentare gli psicologi, con il tempo andai stabilmente da uno, ma impiegai del tempo per riuscire a dirgli tutta la verità perché avevo paura che mi potesse dire: "esci da questo studio, blasfemo! Altro che trattamento, a te servirebbe un riformatorio!" . Poi però cominciai a lavorare davvero. Nel frattempo ebbi un miglioramento, ma un giorno sfogliando le enciclopedie di mio nonno lessi che esiste un peccato imperdonabile, collegato alle bestemmie... e da lì ebbi una ricaduta.

Per contrastare le bestemmie mi sono inventato poi uno strategemma, ossia devo formulare questa frase, che avrebbe annullato le bestemmie: "alcune delle frasi di sempre, dette, pensate, dette fra i denti(cioè senza aprir la bocca) o scritte, potrebbero essere in toto od in parte errate", col condizionale per non creare bestemmie per sbaglio, che poi ho accorciato in "vale sempre". Tuttavia le frasi sono da dire o da dire tra i denti(ho paura che siano invalide se solamente pensate) e senza nessun errore(altrimenti mi dico:"pure nel rispettare Dio sei così pigro da non correggere un errore? Vergognati. Andrai all'inferno."

Tentai anche di parlare con i miei di queste ossessioni, ma fu inutile, anzi quasi si scandalizzarono: mi dissero "ma tu non vivi in un ambiente religioso!" e addirittura cercarono di farmi credere che Dio non fosse in grado di sapere se avessi bestemmiato (e Doc o no, non ci crederò MAI). Quest'anno è andato meglio: i pensieri si sono piuttosto attenuati, e il mio psicologo a cominciato a spiegarmi cosa fare: devo capire che sono solo pensieri, i cattivi fanno le cose. Fatico a seguire il consiglio perché ho ancora una paura dell'inferno piuttosto viva, anche se sono ben lontano da ciò che ero un anno fa. Mi dice anche che Dio è sempre pronto a perdonarci e che mi devo fidare di lui: il giudice severo sono soltanto io. Ed in fondo ha ragione, ma non riesco ad applicare ciò che mi dice fino in fondo.

Il DOC mi è stato diagnosticato tre o due mesi fa. Nel frattempo mi è nata però una nuova ossessione... appena passo davanti a qualcosa di sacro non lo devo sporcare con l'aria che mi esce dal naso, quindi se espiro devo ricatturare l'aria con la mano per non sporcarlo e dunque commettere una blasfemia. In poche settimane è diventato un gesto automatico, devo farlo sempre, altrimenti penso di aver commesso una blasfemia... quando sto nei luoghi sacri per sicurezza trattengo sempre il respiro. E così sono arrivato qui, e adesso sono sicuro e determinato a voler combattere questa malattia. Vogliate scusarmi per aver scritto tantissimo... ma trattenere certe storie è veramente pesante. Si sente di doverle urlare al mondo.
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 9:57 am

Preghiera e scrupolosità nel pregare come ossessione

Le preghiere obbligatorie nella religione Islamica fanno parte dei cinque pilastri dell'Islam
http://www.allaboutturkey.com/ita/pray.htm

Le preghiere obbligatorie nella religione Islamica fanno parte dei cinque pilastri dell'Islam, e' proprio il secondo. Le preghiere, chiamate "Salat" in Arabo, sono cinque volte al giorno, essendo la piu' importante quella del Venerdi mezzogiorno. La preghiera costituisce un legame diretto fra il credente e Allah, senza un intermediario, cosi uno si rivolge direttamente al Dio. Gli orari delle preghiere cambiano secondo la posizione del sole e vengono ricordati alla gente dal Muezzin che recita l'adhan (oppure detto anche ezan) dai minareti della moschea, cosi annuncia l'ora della preghiera. L'ideale sarebbe pregare insieme a tutti nella moschea, ma un Musulmano puo' pregare quasi ovunque, per esempio nei campeggi, in ufficio, in fabbrica, a casa, basta che il luogo sia pulito e adatto alla adorazione. Di solito si prega su un tappeto da preghiera e bisogna sapere naturalmente la Qibla, cioe' la direzione della Mecca.
L'adorazione e preghiera quotidiana e' la colonna vertebrale dell'Islam e la sua fondamentale importanza e' definita con estrema chiarezza negli insegnamenti del Profeta Muhammed e nel Corano. Queste cinque preghiere contengono versetti del Corano e sono recitate in lingua araba che e' la lingua originale del Corano, ma suppliche personali possono essere recitate anche nella lingua di ogni musulmano.

http://it.wikihow.com/Pregare-nell%27Islam

1
Assicurati che la zona sia pulita e priva di impurità. Questo include il tuo corpo, i vestiti e il luogo stesso della preghiera.
Fai le abluzioni, se necessario. Devi essere ritualmente puro prima di andare a pregare. Se non lo sei, è opportuno che tu esegua il Wudu prima. Se dalla tua ultima preghiera hai urinato, defecato, emesso flatulenze, sanguinato eccessivamente, ti sei addormentato sdraiato, ti sei appoggiato a qualcosa, hai vomitato o sei svenuto, vai a lavarti.[1]
Assicurati che tutte le parti necessarie siano coperte. La nudità per un uomo è considerata compresa tra l'ombelico e le ginocchia, per la donna il suo intero corpo tranne il viso e le mani.
Se stai pregando in una “masjid” (moschea), il che è preferibile, entra silenziosamente; altri fratelli musulmani potrebbero essere ancora in preghiera e non devi disturbarli. Mettiti in uno spazio libero lontano dall’ingresso o dall’uscita.
Se non sei sicuro della pulizia della tua area, stendi un tappetino o un panno sul pavimento per sicurezza. Questo tappetino (o tappeto da preghiera) è molto importante nella cultura islamica.

2
Rivolgiti verso la Qibla. Questa è la direzione a cui tutti i musulmani devono rivolgersi per pregare verso la Kabah.
La Moschea Sacra della Mecca è il luogo di culto più venerato per i musulmani di tutto il mondo. Al centro della moschea si trova la Kabah. Tutti i musulmani sono tenuti a rivolgersi verso la Kabah cinque volte al giorno, quando pregano.

3
Prega al momento giusto. Le cinque preghiere di ogni giorno hanno luogo in momenti molto specifici. Per ciascuna, c'è un breve periodo di tempo in cui può essere eseguita, determinato dalla salita e discesa del sole. Ogni salah dura da 5 a 10 minuti dall'inizio alla fine.[1]
Le cinque preghiere sono Fajr, Zuhr, Asr, Maghrib e Isha. Esse sono rispettivamente all'alba, subito dopo mezzogiorno, a metà pomeriggio, al tramonto e di notte. Esse non sono alla stessa ora ogni giorno in quanto sono regolate dal sole, che cambia percorso in tutte le stagioni.
Questo è il numero di rakat (cicli) per ognuna delle 5 salah:
Fajr - 2
Zuhr - 4
Asr - 4
Maghrib - 3
Isha - 4

1
Conosci l’intenzione nel tuo cuore. Prima di iniziare la salah, è importante che tu conosca e comprenda la tua intenzione. Non necessariamente a voce alta, ma dal profondo del cuore.
Potresti pensare a quanti rakat stai per fare e per quale scopo. Qualunque esso sia, assicurati di pensarlo davvero.

2
Solleva le mani all’altezza delle orecchie e di’ con tono moderato: "Allah - Akbar (الله أكبر )" (se sei una donna, alza le mani all’altezza delle spalle, con i palmi rivolti verso l'alto). Questo si traduce: "Allah è il più grande". Fai questo stando in piedi.

3
Metti la mano destra sopra la sinistra sul tuo ombelico (se sei donna, sul petto) e tieni gli occhi fissi nel posto in cui ti trovi. Non lasciare che i tuoi occhi vaghino.

Recita Isteftah Dua (preghiera di apertura):

subhanakal-lahumma
wabihamdika watabarakas-muka wataaaala
judduka wala ilaha ghayruk.
a’auodu billaahi minash-shaytaanir rajeem
bis-millaahir rahmaanir raheem
Continua con il capitolo di apertura del Corano, la sura Al-Fatiha (questa sura è recitata a ogni Rak'ah):

al-hamdu lillaahi
rabbil’aalameen
arrahmaanir raheem maaliki yawmideen
iyyaaka na-budo wa-iyyaaka nasta’een
ihdinassiraatalmustaqeem
siraatalladheena an’amta alayhim
ghayril maghduobi’alayhim
waladduaaalleen
ameen
Puoi anche recitare qualsiasi altra sura o parte del Corano, come:

Bis-millaahir rahmaanir raheem
Qul huwal-lahu ahad alluhus-samad
Lam yalid wa lam yulad
Wa lam yakul-lahu kuhuwan ahad

4
Inchinati. Mentre ti inchini, ripeti "Allah - Akbar". Piega il tuo corpo in modo che la schiena e il collo siano dritti al livello del pavimento, mantenendo lo sguardo lì. La schiena e la testa devono formare un angolo di 90 gradi con le gambe. Questa posizione è chiamata "ruku".
Dopo esserti correttamente inchinato, recita: "Subhanna - Rabbeyal - Azzem - wal - Bi - haamdee" tre o più volte dispari. Questo si traduce: "Sia glorificato il mio Signore, il più grande".

5
Torna in piedi (sollevati dal ruku). Nel fare questo, solleva le tue mani all’altezza delle orecchie e recita: "Samey - Allahu - leman - Hameda".
Mentre parli, abbassa le mani. Questo significa: "Allah ascolta coloro che lo lodano. O Signore nostro, ogni lode è per te".

6
Abbassati e appoggia la testa, le ginocchia e le mani sul pavimento. Questa è la posizione chiamata "sajdah". Mentre fai questo, ripeti: "Allah - Akbar".
Quando sei completamente in posizione, recita: "Subhanna - Rabbeyal - Alla - wal - Bi - haamdee" tre o più volte dispari.

7
Sollevati dalla sajdah e siediti sulle ginocchia. Appoggia il piede sinistro, dall’avampiede al tallone, sul pavimento. Il tuo piede destro dovrebbe avere solo le dita sul pavimento. Metti le mani sulle ginocchia. Recita: "Rabig - Figr - Nee, Waar - haam - ni, Waj - bur - nii, Waar - faa - nii, Waar - zuq - nii, Wah - dee - nee, Waa - Aafee - nii, Waa - fuu - annii". Questo significa "Signore, perdonami".
Ritorna alla sajda e recita come prima: "Subhanna - Rabbeyal - Alla - wal - Bi - haamdee", tre o più volte dispari.

8
Sollevati dalla sajdah. Alzati e ripeti: "Allah - Akbar". Hai completato un rakat. A seconda dell’ora, potrebbe essere necessario completarne altri tre.

Ad ogni secondo rakat, dopo la seconda sajdah, siediti di nuovo sulle ginocchia e recita "Atta - hiyyatul - Muba - rakaatush - shola - waa - tuth thaa - yi - batu - lillaah, Assa - laamu - alaika - ayyuhan - nabiyyu warah - matullaahi - wabaa - rakaatuh, Assaa - laamu - alaina - wa alaa - ibaadil - laahish - sho - le - heen. Asyhadu - allaa - ilaaha - illallaah, Wa - asyhadu - anna - Muhammadan rasuul - lullaah. Allah - humma - sholli - alaa - Muhammad - wa - ala - aali - Muhammad".
Questo è chiamato "tashahhud".

Termina le preghiere con il as-salaam. Dopo il tashahhud, prega Allah prima di concludere con questi movimenti e parole:
Gira la testa a destra e recita: “As Salam Alaykum wa Rahmatullahi wa Barakatuhu". L’angelo che registra le tue buona azioni si trova da questa parte.
Gira la testa a sinistra e recita: "As Salam Alaykum wa Rahmatullahi wa Barakatuhu”. L’angelo che registra le tue cattive azioni si trova da questa parte. La preghiera è finita!


Avvertenze

Non parlare mai ad alta voce in una moschea; potrebbe disturbare chi è in preghiera.
Non essere intossicato da alcol o farmaci durante la salah.
Prega sempre 5 volte al giorno, anche quando sei a scuola.
Non disturbare gli altri che stanno pregando.
Cerca sempre di utilizzare il tuo tempo in modo efficiente in moschea, leggendo il Corano o facendo Thikr.
Non parlare durante la tua salah e rimani sempre concentrato.
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » dom mar 19, 2017 4:19 pm

Preghiere xlameghe (islamiche) contro i non islamici
viewtopic.php?f=188&t=2502

Il pregare idolatra, ideologico e militarizzato dei mussulmani
Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... lamego.jpg



Mussulmani demenziali che uccidono gridando che Allah è il più grande tra gli Dei e di ogni cosa
viewtopic.php?f=188&t=2043

Parigi, sgozzatore di padre e fratello era schedato come jihadista
Lʼuomo avrebbe gridato "Allah Akbar" al momento di passare allʼazione contro i familiari

18 marzo 201711:03

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/pa ... 702a.shtml

L'uomo che venerdì mattina ha sgozzato il padre e il fratello in un condominio di Parigi risultava schedato "S", a rischio di radicalizzazione e jihadismo Lo rivelano fonti vicine agli inquirenti. L'uomo è sempre ricoverato nel reparto psichiatrico della prefettura ma non è stato dichiarato incapace di intendere e volere. Gli inquirenti sono convinti che abbia ucciso il padre, 63 anni, e il fratello, 29, nel quadro di un dramma familiare.

Sgozza il padre e il fratello: uccisi perché gli impedivano di unirsi all'Isis
Domenica 19 Marzo 2017

PARIGI - Un giovane di 31 anni ha sgozzato il padre e il fratello che volevano impedirgli di unirsi all'Isis e perché l'avevano denunciato alla polizia. È accaduto in rue de Montreuil, nell’ XI arrondissement di Parigi, lo stesso quartiere delle stragi del 13 novembre. Ramzi D. Li ha ammazzati mentre gridava Allah Akhbar e indossava la djellaba (la tunica tradizionale musulmana). La famiglia era originaria di Tataouine, nel Sud della Tunisia.
I poliziotti l’hanno trovato sporco di sangue vicino al cadavere del padre mentre piangeva e recitava versetti del Corano. Una famiglia apparentemente normale fino a quando Ramzi ha deciso di diventare integralista. Per questo rimproverava il fratello per lo stile di vita troppo libero e all’occidentale, mentre lui parlava di partire per la Siria e l’Iraq e dare una mano allo Stato islamico. I familiari avevano avuto il coraggio di denunciarlo al commissariato e per questo Ramzi era finito nello schedario. L’ assassino è ora agli arresti in ospedale psichiatrico.


Cosa ci sarà mai di spirituale in questa gente, in questo culto politico-religioso dell'orrore e del terrore, nel loro pregare idolatra e ossessivo?

Teista, Ateo, Idolo, Idołatra, Aidoło
viewtopic.php?f=24&t=2036


Un milione di fanatici pronti a tradire la Francia per l'islam
Uno studio stima che il 28% dei musulmani d'Oltralpe è disposto a lottare per la sharia
Gian Micalessin - Dom, 19/03/2017
http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 76680.html

Una volta c'erano Al Qaida, Isis e Califfato. Oggi il terrorismo islamista francese non ne ha più bisogno. Per germinare, prosperare e moltiplicarsi gli basta il ventre caldo, molle e accogliente della comunità musulmana.

Una comunità di oltre quattro milioni d'individui sempre più sensibile alle sirene dell'Islam radicale come dimostra una ricerca dell'Istituto Montaigne, uno dei più qualificati centri studi d'Oltralpe. La ricerca, presentata lo scorso 18 settembre e firmata dallo studioso d'origini tunisine Halim El Karaoui, pur lasciando nel titolo («Un Islam francese è possibile»), una vaga concessione al «politicamente corretto» disegna un quadro quanto mai fosco e allarmante. Secondo El Karaoui più di un milione di musulmani francesi, il 28% del totale, condivide una visione radicale dell'Islam, è pronto a mobilitarsi nel nome della sharia e a contrapporsi alla legge dello Stato.

Dietro l'avanguardia rappresentata da almeno 15mila Fiches S («Sûreté de l'Etat», la schedatura che raggruppa i sospetti terroristi) emerge dunque un esercito di oltre un milione di integralisti sensibile alla predicazione dell'odio e della violenza. Uno scenario confermato dalla miriade di episodi di microterrorismo susseguitisi nelle ultime settimane nonostante il ridimensionamento di uno Stato Islamico sotto assedio a Mosul e in crescente difficoltà sul versante siriano. L'episodio dell'aeroporto di Orly arriva dopo l'assalto a colpi di machete ai soldati di guardia al Louvre del 3 febbraio, dopo l'arresto, il 14 e il 21 febbraio, di due diversi gruppi di islamisti pronti a colpire, dopo l'accoltellamento il 19 febbraio a Tolosa di una passante e di due anziani al grido di «Allah Akbar», dopo il tentato linciaggio a Parigi di due ebrei per mano di alcuni musulmani e all'indomani della barbarie di venerdì a Parigi dove un islamista con tanto di Fiche S ha sgozzato padre e fratello.

Seppur attribuiti in molti casi allo squilibrio mentale, la foglia di fico più in voga per dribblare «sconvenienti» legami tra Islam, terrore e immigrazione, gli episodi confermano a livello epidermico la minaccia disegnata a livello statistico dallo studio dell'Istituto Montaigne. Dall'esame di un campione di 1029 musulmani svolto con l'Ifop, il più rodato istituto di sondaggi francesi, il professor Karoui delinea l'esistenza di tre macro-categorie di fedeli islamici. La prima, definita «maggioranza silenziosa», raccoglie il 46 per cento dei musulmani. Costoro nonostante seguano in maggioranza una dieta islamica, attribuiscano alla religione «un posto importante nelle loro vite» e difendano, in molti casi, l'uso del velo per le donne, si riconoscono in un sistema di valori «in linea con la società francese». La categoria dei «conservatori», stimata al 25%, raggruppa i fedeli più tradizionalisti pronti a rivendicare «l'importanza della sharia» e il diritto ad «esprimere l'appartenenza religiosa negli spazi pubblici» senza però entrare in conflitto con lo Stato. La categoria più a rischio, gli «autoritari», raccoglie il 28 per cento dei fedeli, è formata in larga parte da giovani disoccupati delle periferie sostenitori di niqab e poligamia, convinti che la legge religiosa prevalga su quella statuale.

«Questo 28 per cento s'identifica nella versione più retrograda dell'Islam, diventata per loro una sorta d'identità - spiega Karoui -. L'Islam è il perno della loro rivolta e questa rivolta s'incarna in un Islam di rottura, infarcito di teorie cospirative e antisemite». Il classico serbatoio su cui fa breccia la propaganda dell'Isis e da cui emergono gli «squilibrati» pronti, come visto ieri a Orly, a uccidere e a farsi uccidere. Il problema sono però i numeri. Il 28 per cento dei fedeli equivale ad oltre un milione d'islamisti tanto pericolosi quanto vitali. Stando alla stessa ricerca il 50 per cento degli «autoritari» ha, infatti, meno di 25 anni. Potenzialmente, insomma, l'Islam radicale può contare su un esercito, di oltre un milione di militanti, tanto fanatici quanto giovani e in ottima forma fisica. Tutti pronti a combattere, uccidere e morire.


Volevano sposarsi e far saltare la Tour Eiffel
Le Monde ripercorre la storia dei Giulietta e Romeo del terrore
12 marzo 2017
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/e ... e227d.html
(di Laurence Figà-Talamanca)

Volevano sposarsi, nonostante la giovane età e contro la volontà della famiglia di lei. E volevano 'celebrare' le loro nozze con un attentato kamikaze alla Tour Eiffel: lui si sarebbe fatto esplodere "entrando nella storia", e lei, orgogliosa vedova di un "martire", sarebbe fuggita in Siria.

È la storia drammatica di due giovanissimi francesi, convertiti all'islam, ricostruita da Le Monde che ha potuto consultare l'inchiesta dell'antiterrorismo e gli interrogatori seguiti al fermo del 10 febbraio, che ha messo fine al loro "magnifico" progetto, come lo ha descritto la ragazza. Thomas S., 20 anni, e Angela, 16, (il nome della minorenne, precisa il quotidiano, è di fantasia), si conoscono su un sito di incontri per musulmani, Muslima.com, solo pochi mesi prima, nell'estate del 2016.
Lui, disoccupato, vive con il padre e risulta già schedato come 'S', la sigla che indica le persone radicalizzate e a rischio di deriva terroristica, per aver tentato di raggiungere la Siria nel 2015. Lei, l'adolescenza segnata dalla separazione dei genitori, abita con la madre, di origine croata e cattolica, che insieme alla figlia aveva intrapreso la via della conversione quando si era legata a un uomo marocchino.
Per i due ragazzi, il primo ostacolo da superare è la distanza. Thomas vive a Charleville-Mézières, nel nordest della Francia, lungo il confine con il Belgio. Angela alla periferia di Montpellier, a 900 km più a sud. Il ragazzo riesce tuttavia ad avvicinarsi a lei, grazie a un corso di formazione per saldatori dal quale però verrà cacciato a dicembre per violenze e assenteismo. Nel frattempo i due ragazzi si radicalizzano, si frequentano di nascosto, e cominciano a pianificare il matrimonio, osteggiato dalle famiglie e dall'imam a cui si erano rivolti. Ancora una volta affidano le loro speranze a internet: Angela (che intanto ha lasciato la scuola) e Thomas cercano un 'tutore' che celebri le loro nozze secondo i precetti islamici. E lo trovano: Malik H., 33 anni, anche lui fermato nell'ambito dell'inchiesta. Ed è tramite lui che, con uno scambio di contatti, la ragazza finisce nelle maglie del jihadismo online, sfiorando anche Rachid Kassim, il rapper accusato di essere il mandante di molti attentati in Francia, compreso l'omicidio di padre Hamel l'estate scorsa vicino a Rouen. In cambio del 'tutorato' per le nozze, ai due fidanzati viene dunque chiesto di registrare un video per giurare 'fedeltà al Califfo'. Nonostante i filmati, girati con la scenografia cara all'Isis, il matrimonio continua a slittare, ma il piano di far saltare la Tour Eiffel, o almeno di "farla inclinare", prevede che si passi all'azione prima di marzo. L'antiterrorismo però è già sulle loro tracce e il 10 febbraio decide di arrestarli: nell'appartamento di Thomas vengono trovati materiale chimico e 70 grammi già prodotti di Tatp (l'esplosivo all'acetone usato anche negli attentati di Parigi), una piccola quantità, ma molto instabile, capace di fargli saltare le dita. "Ci siamo influenzati a vicenda", tenterà poi di spiegare Angela agli inquirenti, con un "miscuglio disarmante - commenta Le Monde - di candore e aplomb". (ANSA).
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Re: Religione e religiosità come ossessione

Messaggioda Berto » lun mar 20, 2017 7:53 am

Il primo ossesso e fanatico islamico fu il fondatore dell'Islam, il profeta invasato Maometto che fu anche il primo assassino e terrorista mussulmano, modello perfetto e inimitabile per ogni credente islamico.
Costui fu l'invasato di Allah.



Invasato
http://www.sapere.it/sapere/dizionari/d ... asato.html
part. pass. di invasare 1 ¨ agg. e n.m. [f. -a; pl.m. -i, f. -e] si dice di chi è dominato, ossessionato da una passione esclusiva e incontrollabile: comportarsi come un invasato.
1Sin. ossesso, indemoniato, spiritato, assatanato, posseduto 2 (fig.) Sin. fanatico, esaltato.


http://www.etimo.it/?term=invasare
Immagine




Maometto (santo o criminale terrorista ?) - Maometo (on santo o n criminal terorista ?)
viewtopic.php?f=188&t=2030

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... etto_1.jpg


Moamed del Coran e Cristo dei Vanxełi: do omani, do parołe, do livri a confronto
viewtopic.php?f=24&t=1329


Costui, Maometto diede vità o fondò il nazismo maometano o nazismo dell'umma mussulmana o islamica:

Nazismo maomettano = Islam = dhimmitudine = apartheid = razzismo = sterminio
viewtopic.php?f=188&t=2526

Nazismo islamico = dhimmitudine
viewtopic.php?f=188&t=2211

L'Islam è il nazismo maomettano? Sì!
viewtopic.php?f=188&t=2274
https://www.facebook.com/Islam-nazismo- ... 0147022373

Islamofascismo, nazislam e razismo islamico
viewtopic.php?f=188&t=1875

Islam come mafia politico religiosa
viewtopic.php?f=188&t=2222

Umma
https://it.wikipedia.org/wiki/Umma
Umma (in arabo: أمّة‎ [umma], "comunità", "nazione", "etnia") è un termine arabo - derivante dalla radice <'-m-m> da cui origina anche il vocabolo أمّ [umm], "madre" - che ha acquistato con l'Islam il significato precipuo di "Comunità di fedeli", nel senso di "comunità di musulmani", senza alcun significato etnico-linguistico-culturale.
Con questo nome si indicò fin dall'inizio la prima organizzazione politica dei fedeli musulmani che a Medina (all'epoca Yathrib) vide nel 622 d. C. la luce grazie all'azione del profeta islamico Muhammad. La nozione di umma, tuttavia, non sempre impedì divisioni anche gravi, prodotte da dibattiti teologici da rivalità etniche e politiche. La prima rottura della Umma si ebbe nel VII secolo coi kharigiti, quindi con l'affermazione nell'VIII secolo dell'Emirato omayyade (poi Califfato) di al-Andalus e infine, nel 910, quando il fatimide Ubayd Allah al-Mahdi si proclamò guida universale (Imam) contro il califfato abbaside di Baghdad. La conseguenza fu l'opposizione di due logiche di successione: da un lato, presso i Fatimidi, l'Imam-Califfo doveva essere discendente di ʿAlī e di Fātima; dall'altro, vi erano coloro che accettavano come Califfo qualsiasi musulmano, anche se era preferibile che appartenesse alla tribù meccana dei Banu Quraysh.
Questa divisione ricorda esattamente la rottura più antica tra i sostenitori di Ali b. Abi Talib e il resto dei musulmani, che si verificò al momento di designare il quarto califfo: da un lato, appunto, ʿAlī, cugino e genero del profeta Maometto, appartenente come lui al clan dei Banū Hāshim; dall'altro Mu'awiya b. Abi Sufyan, appartenente al clan rivale dei Banū Umayya, dal quale prenderà origine la dinastia califfale Omayyade. Durante questa disputa i kharigiti rifiutarono il carattere dinastico del titolo di califfo, dovendo costui essere scelto a loro parere come il migliore tra i musulmani.
Il califfato è rimasto in vita, in mano ai Sultani ottomani, fino al 1924, anno in cui Mustafa Kemal Atatürk lo dissolse. Questo califfato turco era male tollerato da una parte del mondo arabo, ma riusciva a mantenere un'unità non meramente di facciata nel mondo musulmano.

https://it.wikipedia.org/wiki/Umma_%28citt%C3%A0%29
https://it.wikipedia.org/wiki/Umma_(citt%C3%A0)
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