Xughi jender, na skifoxa viołasion dei diriti omani

Xughi jender, na skifoxa viołasion dei diriti omani

Messaggioda Berto » sab mag 30, 2015 10:27 pm

Xughi jender na skifoxa viołasion dei diriti omani
viewtopic.php?f=181&t=1634

???
Germania a lezione di gender: bimbi svengono a scuola. E chi protesta va in carcere
La Germania si spacca sui corsi di educazione sessuale e diversità di genere
Giovanni Masini - Ven, 14/11/2014 - 16:16
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ger ... 67842.html

Bimbi che si sentono male in classe, vanno in iperventilazione, svengono. Genitori in carcere per non aver obbligato i figli a partecipare ai corsi sul gender.

Succede nella Germania del 2014, dove chi osa anche solo dissentire dall'ideologia imperante del gender viene perseguito con determinazione, e a norma di legge. Al punto da rischiare di ritrovarsi la polizia sul pianerottolo di casa.

A Borken, vicino a Munster, sei bimbi sono dovuti rimanere a casa da scuola per essersi sentiti male dopo che in classe erano state mostrate loro immagini esplicite a sfondo sessuale, nell'ambito di un progetto di educazione alla "diversità di genere". Dopo che un primo bambino ha dato segni di avere problemi di circolazione, si è scatenata una reazione a catena, con altri piccoli studenti che sono andati in iperventilazione e un alunno che è quasi svenuto, rendendo necessario l'intervento dell'ambulanza. La polizia ha minimizzato l'episodio sostenendo che "non fosse successo niente" e che si trattasse di immagini e disegni "assolutamente normali". Le autorità mediche hanno comunque disposto le analisi del sangue per uno dei bimbi che si sono sentiti male.

Negli stessi giorni a Eslohe, 170 chilometri a sudest di Borken, è scoppiato un caso analogo che sta letteralmente spaccando in due l'opinione pubblica in tutto il Paese: due coniugi di 37 anni, Eugen e Luise Martens, sono stati incarcerati per quaranta giorni perché la figlia, iscritta alle scuole elementari, si era rifiutata di partecipare ai corsi di educazione sessuale previsti dall'istituto. Eugen, che con sua moglie ha altri otto figli, era già stato arrestato l'anno scorso con la medesima accusa: in quell'occasione a Luise era stata risparmiato il carcere solo perché incinta.

In tutta la Germania si stanno formando movimenti e comitati di solidarietà in appoggio ai coniugi Martens, per esprimere il dissenso contro una scuola che obbliga i bambini di sei anni a frequentare regolarmente lezioni di ideologia gender. In Germania i genitori dei bimbi che saltano la scuola possono essere denunciati dall'istituto e processati dal tribunale, anche se lo studente abbandona la lezione di propria iniziativa, come è stato nel caso della figlia dei Martens.

"Il contenuto delle lezioni è perverso - spiega a Tempi Mathias Ebert, fondatore dell'associazione "Besorgte Eltern" ("Genitori preoccupati") - Non solo si mostra ai bimbi come funziona il sesso dei maschi e delle femmine, ma li si mette davanti alle varie pratiche sessuali: sesso orale, sesso anale molto altro. Si dice anche ai bambini, sin dalle elementari, che il loro genere non è determinato e che non possono sapere se sono maschietti o femminucce, che devono pensarci su."

Ebert racconta anche che in Germania c'è molta paura a denunciare episodi come questo, perché "in questo Paese non appena si viene puniti si viene considerati dei criminali": "Chiediamo solo che non vengano turbati i sentimenti dei bambini. Non è giusto. È una violenza nei loro confronti."



Scuola, come difendersi da chi vuole difenderci dal ‘gender’
di Dario Accolla | 2 aprile 2014

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04 ... der/935446

L’offensiva antigay messa in atto dalle gerarchie religiose e da certi gruppi cattolici ad esse collaterali ha per bersaglio la cosiddetta “ideologia del gender”. Queste realtà utilizzano tale definizione – agitata come male assoluto – verosimilmente per clericalizzare le scuole pubbliche, rendendole luoghi in cui indottrinare le nuove generazioni.

Il “gender”, per come è narrato, si configura però come un’invenzione dei cattolici. Semmai esistono gli studi di genere o Gender studies, nati dalla sinergia di diverse discipline (giuridiche, sociologiche, psicologiche, linguistiche, ecc). Essi sostengono che fino ad oggi la società si è strutturata sulla prevalenza di un genere su un altro. Il maschilismo, attraverso il patriarcato, ha imposto per millenni il controllo sociale su donne e infanzia, reprimendo le diversità. Una tra tutte, l’omosessualità.

Questo modello ha prodotto fin troppe vittime. Basti pensare al fenomeno delle spose bambine attualmente presente in alcuni paesi islamici e in passato diffuso anche in quelli cristiani. Gli studi di genere affermano che questo è insostenibile: chiunque deve essere messo nelle condizioni di vivere la sessualità secondo la propria identità. Semplificando: se sei gay, lesbica, trans, hai diritto di amare chi vuoi e di essere come vuoi. Se sei eterosessuale, pure.

I movimenti integralisti non possono accettare questa evidenza perché mette in discussione la gerarchia di valori che sta alla base della loro visione della vita e che ha il solo risultato di lasciare la società in preda agli squilibri che nascono dall’idea che essere maschio, eterosessuale e possibilmente bianco e cristiano sia una condizione superiore a qualsiasi altra.

I libretti dell’Unar e i corsi di formazione su come prevenire i fenomeni di bullismo omofobico a scuola mirano sostanzialmente ad evitare violenze e discriminazioni contro una parte della popolazione scolastica percepita come “non eterosessuale” (salvaguardando, quindi, anche quegli/lle adolescenti che non sono Lgbt ma che vengono scherniti/e come tali) ed educando tutti e tutte a un maggiore rispetto reciproco. Cosa c’è di sbagliato in questo? Se fossi genitore non vorrei finire in situazioni già verificatesi in passato per cui un ragazzo si uccide per omofobia e poi ritrovarmi i media a descrivere la scuola dove va mio figlio come luogo in cui si permette di istigare al suicidio persone più fragili. Eppure un’iniziativa di buon senso viene scambiata per proselitismo a favore dell’omosessualità.

A tal proposito alcune di queste associazioni – Manif pour tous Italia, ad esempio – hanno prodotto dei vademecum per difendersi dal “gender”, per cui si opera come segue: si legge il Pof (il piano dell’offerta formativa delle scuole) e se si trovano frasi come “educazione sessuale” o “educazione all’affettività”, si allertano i genitori e si monta la protesta per evitare che si parli di certi argomenti. Si è pure pensato di proporre piani di assenze programmate per opporsi a queste buone pratiche di convivenza civile.

Da insegnante, sostengo che questi ostacoli debbano essere superati con un po’ di buon senso: basterà semplicemente inserire a livello individuale – almeno fino a quando il ministero della Pubblica Istruzione non provvederà in merito – questi argomenti anche nei programmi di italiano, letterature classiche, storia, geografia, educazione alla cittadinanza, lingue, arte e scienze, discipline previste nel piano di studi. Celebrare la Giornata contro l’omofobia (che cade il 17 maggio), come scritto in una circolare dell’allora ministro Profumo che garantisce una copertura burocratica in tal senso. E ricordare, qualora si registrassero ulteriori ingerenze, che la Costituzione tutela il diritto di libertà di insegnamento
(ma na bona costitusion la dovaria tutelar anca ła łebarta de l’aprendemento o no ?).

Se poi pensate che sia una strada in salita, vi racconto una storia: tempo fa fui richiamato dalla dirigenza della scuola in cui insegnavo proprio perché avrei parlato del 17 maggio. Feci notare ai miei superiori che, così come non mi ero curato della “sensibilità” di genitori antisemiti o misogini in occasione del Giorno della Memoria e della Giornata Internazionale della Donna, non mi sarei posto il problema della presenza di genitori omofobi, proprio per quella che era ed è la mia missione: fare dei miei allievi e delle mie allieve persone migliori. Non ci crederete, ma nessuno è mai venuto a lamentarsi.

Gender, i cinque punti per fare chiarezza
http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/ ... REZZA.aspx

Cosa dice la scienza? Cosa dice l’antropologia cristiana? Cosa dicono le associazioni Lgbtq? Il nostro contributo alla verità su una questione che rischia di deflagrare in una battaglia ideologica e rendere la convivenza sociale peggiore per tutti. A cominciare dall’impegno educativo delle famiglie. (articolo tratto da "Noi Genitori & Figli" di febbraio 2015).

1) GENDER, COS’È?
Un insieme di teorie fatte proprie dall’attivismo gay e femminista radicale per cui il sesso sarebbe solo una costruzione sociale. Vivere “da maschio” o “da femmina” non corrisponderebbe più a un dato biologico ma ad usa costrizione culturale. L’identità sessuata, cioè essere uomini e donne, viene sostituita dall’identità di genere (“sentirsi” tali, a prescindere dal dato biologico). E si può variare a piacimento, anche mantenendo immutato il dato biologico

2) GENERI SECONDO IL GENDER? 7, O FORSE 56…
Non più solo maschile e femminile. Ai generi (non corrispondenti ai sessi) esistenti in natura, andrebbero aggiunti quelli previsti dall’acronimo LGBTQ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer, cioè chi rifiuta un orientamento sessuale definito e si ritiene libero di variare a suo piacimento o di rimanere “indefinibile”). Ma il governo australiano ne ha riconosciuti ufficialmente 23. E Facebook USA permette di scegliere il proprio “genere” tra 56 diverse opzioni. Sembra comico ma è tragico.

3) COSA DICE LA SCIENZA?
La scienza ci dice che la differenza tra maschile e il femminile caratterizzano ogni singola cellula, fin dal concepimento con i cromosomi XX per le femmine e XY per i maschi. Queste differenze si esprimono in differenze peculiari fisiche, cerebrali, ormonali e relazionali prima di qualsiasi influenza sociale o ambientale. La “varietà” pretesa dalle associazioni LGBTQ non ha alcun fondamento scientifico e anzi confonde patologie (i cosiddetti stati intersessuali) con la fisiologia (normalità).

4) COS’È L’OMOFOBIA?
Un neologismo inventato dai media per definire gli atti di violenza, fisica o verbale, contro gli omosessuali – che vanno sempre e comunque condannati, come ogni altra violenza - e contro chi, come le associazioni LGBTQ, promuove la teoria del gender. Oggi l’accusa di omofobia è diventata però un vero e proprio strumento di repressione nei confronti di chi sostiene un’antropologia diversa rispetto a quella del gender.

5) PERCHÈ IL GENDER È PERICOLOSO?
Perché pretende non solo di influire sul modo di pensare, di educare, mediante scelte politiche ma anche di vincolare sotto il profilo penale chi non si adegua (decreto legge Scalfarotto); impone atti amministrativi (alcuni Comuni e alcuni enti hanno sostituito i termini “padre” e “madre” con “genitore 1” e “genitore 2”); educativi (la cosiddetta “strategia nazionale” per introdurre nelle scuole testi e programmi “aperti” alla ricezione della teoria del gender e cioè l’eliminazione del maschile e del femminile, quindi dei modelli familiari normali): è un vero e proprio attentato alla libertà di pensiero e di educazione da parte di una minoranza (gendercrazia).


Scandalo in Germania. Genitori Arrestati perchè rifiutano di mandare i Figli ai corsi gender.
https://www.youtube.com/watch?v=RO0IPZibfYc

???
Germania, figlia non partecipa a corsi di educazione sessuale. Genitori arrestati
Silvana La Porta Mercoledì, 26 Novembre 2014
http://www.tecnicadellascuola.it/item/7 ... stati.html
Non va bene in Italia dove c'è troppo lassismo e i genitori quasi mai vengono accusati di culpa in educando. Ma non va bene nemmeno nella severa Germania, dove basta sgarrare un pochino per essere immediatamente imprigionati.

Non va bene in Italia dove c’è troppo lassismo e i genitori quasi mai vengono accusati di culpa in educando. Ma non va bene nemmeno nella severa Germania, dove basta sgarrare un pochino per essere immediatamente imprigionati…Due coniugi il 24 ottobre, infatti, sono stati raggiunti nella loro abitazione, a Eslohe, piccolo comune della Renania Settentrionale-Vestfalia, da un ufficiale di polizia (vedi video in calce) con l’intenzione di arrestare la moglie del signor Martens, dopo che lui stesso era stato arrestato per un giorno ad agosto.

Quale colpa mai avevano commesso questi genitori? Semplicemente la loro bambina si era rifiutata per ben due volte di partecipare ai corsi di educazione sessuale previsti per le elementari.

In Germania, infatti, la scuola è un dovere sacrosanto e obbligatorio e, se un bambino salta le lezioni, la scuola ha la facoltà di denunciare i genitori e il tribunale può multare la famiglia. Infatti i coniugi Martens hanno per questo ricevuto una multa di circa 30 euro.

Ma l’aspetto più importante è il tema dei corsi (obbligatori) cui i bambini non vogliono partecipare. Si tratta infatti di corsi di educazione sessuale dove, secondo gli inflessibili genitori, si propugna l’ideologia del gender.

Secondo alcune testimonianze di questi cattolici intransigenti il contenuto delle lezioni è perverso. Non solo si mostra ai bambini come funziona il sesso dei maschi e delle femmine, ma li si mette davanti alla “varietà” delle pratiche sessuali: sesso orale, sesso anale e molto altro. Si dice anche ai bambini, fin dalle elementari, che il loro genere non è determinato e che non possono sapere se sono maschietti o femminucce, che devono pensarci su.

Non a caso Mathias Ebert, padre di quattro figli, ha fondato a Colonia l’associazione “Besorgte Eltern “ (genitori preoccupati) per impedire la corruzione dei bambini e l’arresto di molti altri genitori, che negli ultimi anni hanno pagato con il carcere la loro presa di posizione.

La notizia dell’arresto è stata propagandata naturalmente dai Martens, che hanno addirittura ripreso l’arrivo della polizia nel giorno dell’arresto) e riportata da alcuni quotidiani tedeschi (alleghiamo i link ai video e alle pagine dei giornali).

Genitori accusati di culpa in educando. I figli non possono disertare le lezioni, naturalmente nemmeno quelle di educazione sessuale che è materia curricolare fin dalla scuola primaria.

Ma è chiaro che chi è intransigentemente cattolico come il signor Martens ( e lo si capisce dal numero dei figli, ben nove!) vorrebbe essere libero di decidere per i propri pargoli e non fargli saper nulla di come nascono i bambini. ???

In Germania lo stato controlla severamente. In Italia, invece, tutti fanno quel che vogliono. Chi troppo e chi niente, com’è vario il mondo…



ALLEGATI
https://www.youtube.com/watch?v=6RMtifqsWSw#t=172
https://beamtendumm.wordpress.com/2014/ ... erhaftung/ episodio dello scorso anno il giornale regionale WAZ
http://www.derwesten.de/staedte/nachric ... 23942.html

altro video televisione locale
estate 2013 https://www.youtube.com/watch?v=G6NhAhiIZB8 (qui si parla di Pornounterricht:lezioni porno)
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Re: Xughi jender

Messaggioda Berto » sab mag 30, 2015 10:27 pm

Prevede che i bambini e le bambine «nominino i genitali» e si scambino i vestiti. Punta a favorire il rispetto tra i generi. Ma un gruppo di genitori protesta di Laura Tonero
10 marzo 2015

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udin ... 1.11017318

TRIESTE. Scoppia la bufera sul “Gioco del Rispetto”. Il progetto del Comune di Trieste proposto in 45 classi delle scuole dell’infanzia finisce addirittura in Parlamento. Le perplessità dei genitori non si placano.

E il confronto di domani pomeriggio alle 17 organizzato dall’amministrazione comunale alla scuola dell’infanzia Cuccioli di via Vittorino da Feltre si preannuncia acceso.

È proprio in quella scuola che i genitori hanno espresso le prime contrarietà all’iniziativa che mira «ad anticipare il più possibile - come si legge nelle linee guida dell’introduzione - l’insegnamento al rispetto di genere tramite il superamento degli stereotipi».

Dopo l’interrogazione presenta in Comune dal consigliere di Fratelli d’Italia, Claudio Giacomelli, “Il Gioco del Rispetto” approda direttamente sui banchi del Parlamento.

La deputata di Forza Italia, Sandra Savino, chiede con un’interrogazione «se il ministro all’Istruzione non ritenga necessario intervenire per quanto di propria competenza, anche attraverso l’attivazione di una procedura ispettiva, per sospendere il progetto denominato “Gioco del rispetto - Pari e dispari”.

Progetto che oltre a non avere, a parere dell’interrogante, alcuna funzione pedagogica, risulta completamente inadatto, ancor più perché rivolto a bimbi in età prescolare di 3-4 anni».

E ancora: «Ritengo grave che il Comune di Trieste non abbia vigilato adeguatamente su questo progetto educativo che francamente, da mamma e da nonna quale sono, mi lascia sconcertata, anche in considerazione della mancata trasparenza che c’è stata nel rapporto con i genitori. A quell’età è senza dubbio la famiglia il contesto più adatto e naturale per approfondire il tema della differenziazione fra i sessi».

Non solo Forza Italia. Anche la Lega Nord annuncia un’interrogazione parlamentare: Massimiliano Fedriga e Barbara Zilli, il segretario nazionale e la consigliere regionale del Carroccio, invitano sin d’ora a «sospendere immediatamente giochi equivoci e ambigui che possano creare confusione rispetto all’identità sessuale dei bambini».

E ancora dicono «no a giochi a luci rosse, no a subdoli tentativi di maneggiare la psiche dei piccoli con messaggi volutamente ambigui».

Infine concludono: «È legittimo e condivisibile che nelle scuole si insegni a non discriminare i gay o altre minoranze, ma questo non deve necessariamente comportare l’imposizione di un modello di società che prevede l’eliminazione delle naturali differenze tra i sessi».

La questione, da ieri, tiene banco anche in Consiglio comunale. «Il Comune - afferma il capogruppo del Pdl Paolo Rovis - faccia una veloce ancorché tardiva marcia indietro e ritiri un modulo che, peraltro, sembrerebbe non essere stato condiviso con i genitori. Il Comune garantisca neutralità e rispetto nei confronti delle famiglie e di legittime sensibilità su temi così delicati».

Parla di «una vera e propria propaganda sessuale mascherata da nobili fini» il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia, Everest Bertoli: «Il messaggio è apparentemente un messaggio positivo: combattere le diseguaglianze sociali tra maschi e femmine. In realtà, definendo le differenze tra maschi e femmine come “stereotipi da abbattere”, mira invece a scardinare innanzitutto l’identità sessuale della persona e di conseguenza le basi delle relazioni primarie della società, quelle tra uomo e donna, la complementarietà tra i due sessi che, sola, può dare vita a figli».

Un’Altra Trieste, come annuncia il capogruppo Franco Bandelli, decide di presentare una mozione urgente in aula sul caso: «Nel rispetto dei bambini via “Il Gioco del rispetto”».

Difende invece le scelte dell’amministrazione comunale il capogruppo del Pd, Marco Toncelli: «È una proposta redatta da professionisti e che ha una valenza scientifica con l’unico obiettivo di far capire ai bambini che pur nella diversità maschio-femmina, a quell’età già percepita da tempo, c’è un’eguaglianza di diritti, di aspettative e di futuro».

Secondo il capogruppo del Pd «ogni polemica e tentativo di strumentalizzazione risulta non solo fuori luogo ma al di fuori di una storia che dalla Convenzione di Istanbul ad oggi sta percorrendo, pur ancora con fatica, il tentativo di diffondere il rispetto tra i generi».

Respinge le polemiche anche Stefano Patuanelli, portavoce del Movimento 5 Stelle: «Chi le solleva lo fa sulla base di preconcetti fondati su un integralismo cattolico che certamente portano ad accrescere l’intolleranza senza considerare invece le esigenze educative dei bambini e la necessità di dare loro gli strumenti per affrontare serenamente le diversità».

Il progetto. È un progetto al quale ha aderito il Comune di Trieste che verrà proposto ai bambini di 45 scuole dell’infanzia di Trieste e che mira, come si legge sull’opuscolo informativo, «a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significa essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento che permetta loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale».

A far saltare sulla sedia alcuni genitori sono i giochi proposti nel progetto e alcune frasi riportate nelle schede di gioco contenute nel kit distribuito negli istituti che hanno aderito all’iniziativa e che forniscono alle insegnanti indicazioni su come svolgere i giochi stessi.

Uno di questi prevede che la maestra, dopo aver fatto fare ai piccoli alunni un po’ di attività fisica, faccia notare che le sensazioni e le percezioni provate dai piccini sono uguali. «Per rinforzare questa sensazione - si legge nel manuale a disposizione delle insegnanti - i bambini/e possono esplorare i corpi dei loro compagni, ascoltare il battito del cuore a vicenda o il respiro».

«Ovviamente - si legge ancora - i bambini possono riconoscere che ci sono differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale». Le ideatrici del progetto rilevano quanto sia «importante confermare loro che maschi e femmine sono diversi in questo aspetto e nominare senza timore i genitali maschili e femminili» spiegando che tali differenze non condizionano il modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con altri. Tra i giochi proposti
c’è pure quello del “Se fossi” durante il quale i bambini utilizzando dei costumi si travestono. «I bambini e le bambine - scrivono le schede informative - potranno indossare dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza e giocare così abbigliati».


Trieste: in 45 asili il “gioco del rispetto” (toccamenti vari e travestimenti)
http://www.imolaoggi.it/2015/03/09/trie ... vestimenti

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... gender.jpg


Giorgi (FI): «Gioco del rispetto, lasciate crescere in pace i bambini

«Trovo allucinante il “gioco del rispetto – pari e dispari” proposto da 45 scuole dell’infanzia a Trieste, a cui ha aderito pure il Comune di TS, proposto e mascherato come “sensibilizzazione contro la violenza sulle donne”… (come se a 4 anni un bimbo potesse covare tali nefandezze)». È quanto afferma in una nota Lorenzo Giorgi, consigliere comunale di PDL/Forza Italia.

«Sono SI’ dell’idea che ci sia necessità di inserire un serio progetto di educazione sessuale già a partire dalla scuola media, ma qui ci rendiamo conto che stiamo parlando di bimbi di 3-5 anni? Sono assolutamente liberale e tutelo e difendo la libertà di ognuno di vivere come crede nel rispetto della legge che ci regolamenta».

«Ma non tollero questo folle tentativo di intromettersi nel normale percorso di crescita di un bambino (il progetto prevede tra le varie cose anche: Toccarsi reciprocamente dopo aver fatto ginnastica per sentire ciò che i loro coetanei provano dopo la fatica, per poi acquisire maggiori competenze sensoriali ed emozionali, esplorando a vicenda i propri corpi per capire le differenze tra i bambini e le bambine».

Esperimenti “hot” all’asilo: toccamenti e scambi d’abito per i bambini

«E pure il gioco del “Se fossi”, in cui si potranno indossare diversi costumi anche non del proprio genere, potendo esprimere le proprio sensazioni, la propria personalità e la propria fantasia, avendo la possibilità poi di rimanere vestiti così nei giochi successivi)

«Ovviamente – si legge ancora – i bambini possono riconoscere che ci sono differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale». Le ideatrici del progetto rilevano quanto sia «importante confermare loro che maschi e femmine sono diversi in questo aspetto e nominare senza timore i genitali maschili e femminili» (All’asilo??? E quale sarebbe la necessità???)

Dopo il clamore suscitato da questo squallido gioco e le reazioni negative dei genitori, la vicesindaca ha corretto il tiro con questa precisazione retecivica.trieste.it. Ma la peza è peggio del buco e gli opuscoli, purtroppo, parlano piu’ e meglio delle sue chiacchiere… E comunque ossessionare i piccoli tra i 3 e i 5 anni con questioni di gender-trasformer, travestimenti (maschi da femmine e viceversa) e toccamenti vari non è una scelta condivisibile, sia che si tratti di genitali o altro. E soprattutto non è materia scolastica.

Il caso ora approda in Parlamento
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Re: Xughi jender

Messaggioda Berto » sab mag 30, 2015 10:31 pm

Asili nido a Roma conquistati dalla lobby gay
di Costanza Signorelli12-11-2014
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-asi ... -10912.htm

«Mery e Franci si amavano e volevano una famiglia. (…) Ma mancava il semino! In Olanda c’è una clinica dove dei signori gentili donano i loro semini per chi non ne ha. Franci si è fatta dare un semino nella clinica olandese e… l’ha messo nella pancia di Mery. Margherita ha cominciato a crescere! Margherita ha due mamme: solo una l’ha portata nella pancia ma entrambe, insieme, l’hanno messa al mondo. Sono i suoi genitori». Le scritte grandi e ben scandite campeggiano su pagine dai colori pastello dove le figure di due donnine, che si scambiano bacini e cuoricini, completano l’«idillio fiabesco». Ebbene sì, perché quanto riportato qui sopra, è lo stralcio proprio di un racconto per bambini, Piccola storia di una famiglia, casa editrice Stampatello.

Ma il peggio deve ancora venire. Perché, il manualetto per infanti non occupa solamente gli scaffali delle librerie più attive in tema di propaganda gender, ma fa parte della progetto educativo, all'insaputa dei genitori, di un asilo nido comunale di Roma, il Castello Incantato, zona Buffalotta.

Al testo in questione si aggiungono una lunga serie di altri simili: Perché hai due papà? – «un libro che in modo semplice e lineare spiega come nascono i bambini dall’amore di due uomini» – oppure, Qual è il segreto di papà?, dove si racconta ai piccoli che loro padre potrebbe avere un fidanzato. E ancora Il bell’anatroccolo, la storia di Elmar (maschio) che scopre di essere «femminuccia ed è orgoglioso di esserlo». E via dicendo. La lista è lunga ed è stata affissa sulla bacheca del nido in questione con il titolo: «Vogliamo leggerli ai nostri “bambini” (scritto in rosa, ndr) e “bambine” (scritto in azzuro, ndr), chi ce li regala?».

Una bacheca sì, una semplice bacheca di quelle che si usano per comunicare feste di compleanno, variazioni del menù scolastico o colonie di virus in agguato. E però, è proprio questo il metodo che si ripete: con il cavallo di Troia della lotta alla discriminazione, con il pretesto dell'educazione sessuale o più semplicemente, appunto, con escamotage che sfruttano la distrazione dei genitori, si spalancano le porte degli istituti scolastici ad una valanga di "progetti educativi" di stampo gender. Il nido di Roma non è certo un caso isolato. Lo denuncia un comitato di genitori - comitatoarticolo26.it - nato proprio con lo spirito di rispondere all’emergenza educativa che, sotterranea ma violenta, si sta imponendo nelle strutture scolastiche della capitale ed anche di tutto il territorio nazionale.

Così, spesso all'insaputa dei genitori, si va affermando una linea ben precisa. Si impone, in modo più o meno limpido, una cultura insidiosa, che mira alla decostituzione dei modelli di genere, alla sovversione delle evidenze di natura e allo stravolgimento del senso di famiglia e di genitorialità. Detto in altre parole, si insegna ai bambini, sin dalla più tenerà età, che non si nasce maschi o femmine ma che «sei quello che senti di essere», senza differenza. Che non esistono una mamma e un papà, ma un genitore 1 e 2. E che perciò la famiglia può essere tutto e il suo contrario. E via discorrendo. Un “progetto educativo” ben architettato che nasce in seno alle associazioni Lgbt e si serve del patrocinio del governo e degli enti locali, come più volte abbiamo dimostrato spiegando ad esempio il progetto del governo che va sotto il nome di "Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sulle discriminazioni", che ha nella scuola il principale obiettivo (clicca qui).

Per capire meglio lo scenario su cui si muovono casi come quello del Nido Castello Incantato, è sufficiente guardare quanto successo a Roma lo scorso 20 e 21 settembre, giorni in cui si è tenuto un convegno nazionale dal titolo “Educare alle differenze”. Organizzato da duecento realtà co-promotrici – per lo più associazioni Lgbt sparse su tutto il territorio nazionale –, l'incontro ha visto la partecipazione di centinaia di attivisti, tra cui psicologi e docenti di scuola pubblica di ogni ordine e grado. Sono questi ultimi, infatti, i destinatari prediletti, perché lo scopo dell’ideologia cosiddetta gender, è quello di formare ed educare le future generazioni a «cambiare idee, concetti e visioni del mondo mettendo in crisi il pensiero unico della nostra cultura, fatta spesso di stereotipi e modelli culturali di genere normativi limitanti». Questo quanto si legge nella “mission” di Progetto Alice, uno dei principali gruppi promotori dell’evento. E se i più grandi sono difficili da convincere, meglio partire dai piccini: «Abbiamo individuato nella decostruzione degli stereotipi dei modelli familiari nella primissima infanzia un intervento strategico per il lavoro educativo», ha dichiarato un’esponente dell’associazione Scosse nell’ambito della presentazione del progetto “Leggere senza stereotipi”, un’idea che a Venezia è già diventata realtà grazie ai finanziamenti del Comune e che prevede la fornitura agli asili e alle scuole dell’infanzia di libretti sul calibro di quelli citati in partenza.

Ma vi è di più. Il convegno nazionale “Educare alle differenze” è stato patrocinato dell’Assessorato alla Scuola di Roma Capitale. E infatti Scosse, l’ideatrice dell’evento, è la medesima associazione che l’anno scorso ha ricevuto da Roma Capitale il mandato di formare le educatrici degli asili nido e delle scuole dell’infanzia di Roma, attraverso specifici seminari sulle tematiche gender (clicca qui). Simili corsi di formazione rientrano oggi a tutti gli effetti nei “Percorsi didattici per le scuole di Roma Capitale” che l’assessore alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, ha presentato ai dirigenti scolastici per l’anno scolastico 2014/2015 (clicca qui).

La verità è che spesso questi tipi di inziative si nascondono sotto le vesti della lotta alla discriminazione, della battaglia avverso la violenza omofoba, della campagna di sensibilizzazione alle “diversità” ma nulla hanno a che fare con la difesa di questi diritti. E perciò, chi prova a contrastare siffatte iniziative viene subito tacciato come omofobo. Ma è tutto il contrario. Anzitutto perché, proprio trattandosi di temi estremamente delicati, quali l’affettività e la sessualità, meriterebbero per questo di essere affrontati con altrettanta delicatezza e rispetto. Non già, come invece accade, strumentalizzati per portare avanti battaglie puramente ideologiche sulla pelle di chi soffre.

Ma il punto è un altro e non ha nulla a che vedere con l’omofobia. Ha invece a che fare con la tutela degli innocenti, con la protezione dei più deboli e indifesi: i nostri bambini. Perché dire a un piccolo che può nascere da due mamme, che papà e mamma non esistono, che nasce maschio ma potrebbe scoprire di essere femmina, che non conta «ciò che è e ciò che vede», ma «ciò che sente e pensa di essere»; dirgli tutto questo significa ingannarlo sfruttando la sua innocenza; significa raccontargli menzogne abusando della sua fiducia; significa educarlo ad un modo stravolto ed estremamente pericoloso di rapportarsi con la realtà. E i danni sono devastanti. Per tutti.

«Quando si abolisce il principio di evidenza naturale, la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Non sono solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, ma non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali. Non conosciamo ancora gli scenari di un mondo disposto a stravolgere la normalità ma li prevedo terribili: l’uomo che obbedisce alla sua volontà e non alla norma si distrugge». Così disse Italo Carta, rinomato psichiatra già ordinario di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano. Ora dite voi: chi sono i violenti?


Favola gay e pro-matrimonio tra papà negli asili umbri: scatta la polemica
Qual'è il segreto di Papà? è il titolo di un racconto di 28 pagine che è stato distribuito in diversi asili regionali. Interrogazioni in Consiglio comunale e genitori disposti a ritirare i figli
http://www.perugiatoday.it/cronaca/asil ... a-gay.html

Qual'è il segreto di Papà? E' gay ed è fidanzato con Carlo che ha conosciuto dopo aver divorziato da mamma un anno fa. E' questo il senso di una favola - il titolo "Qual'è il segreto di Papà? edito da Stampatello - che è stata distribuita e sarà distribuita in moltissimi asili pubblici in Umbria sulla base di un progetto contro l'omofobia ... pubblicati dall'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), organo che dipende dal Dipartimento pari opportunità, che a sua volta fa riferimento al ministero del Lavoro e delle politiche sociali. L'obietto è quello di spiegare ai bambini che avere un genitore omosessuale non è certo un problema, anzi è normale. L'osservatorio stima che sono 100mila i bambini in Italia che hanno un genitore con un partner dello stesso sesso. In Umbria si parla di qualcosa come 150 casi, ma è pura teoria.

La favola del papà gay sta suscitando reazioni tra alcuni genitori che, come riportato dal Giornale dell'Umbria, minacciano di ritirare i figli se non verrà ritirato il testo dagli asili di casa nostra. Segnalazione di questo genere arrivano da Perugia, Città di Castello, Marsciano e Terni.

La favola è anche un inno al matrimonio gay che in Italia non è consentito. Questo si legge:"Se qui si potesse, si sposerebbero - riferito al papà e al suo nuovo compagno presentato ai figli di sei e 9 anni - proprio come un uomo e una donna". Un argomento spinoso e certamente non proprio da discussione "politica sui diritti civili" per bambini che non hanno certamente ancora strumenti culturali per poter esprimere una propria opinione. Lo stesso varrebbe anche per una discussione all'asilo su legalizzare sì, oppure no le droghe leggere per togliere denari alle mafie.

Ma qual'è la storia di Qual'è il segreto di Papa? Protagonisti sono Giulia, 6 anni, e Carlo, 9. Un anno fa la loro famiglia si è divisa: mamma e papà hanno deciso di separarsi. Ma non hanno subito nessun trauma: vedono regolarmente il papà e vanno in vacanza con lui. Ma l'uomo è misterioso....e loro se ne accorgono e chiedono di sapere cosa sta accadendo. Finchè un giorno il papà presenta a loro Carlo che il suo compagno tanto cercato nella sua vita.

LA POLEMICA POLITICA - Contro la fiaba omosex si è schierato il capogruppo della Lega Nord, Gianluca Cirignoni: "Individuare i responsabili e bloccare questa iniziativa inutile e dannosa" ha scritto chiedendo anche ufficialmente all'assessore competente di conoscere "in quali scuole e asili regionali sia stato distribuito l'opuscolo e per quali altri istituiti regionali sia in programma la sua distribuzione".

LA REGIONE - Il vice-presidente Casciari ha spiegato che la questione è stata già tratta e biasimata dal Ministero: "Inviando una formale nota di demerito al direttore dell'Unar, la viceministro - ha ricordato Casciari - ha definito inaccettabile che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso fra gli insegnanti senza alcun accordo e confronto con il Miur, sottolineando altresì come l'educazione alla diversità sia cruciale nel percorso educativo dei nostri ragazzi, ai quali non va imposto un punto di vista o una visione unilaterale del problema, quanto sollecitato il senso critico e il rispetto. Per quanto ci compete - ha concluso Casciari -, non ritengo vi sia altro da aggiungere".
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Re: Xughi jender

Messaggioda Berto » sab mag 30, 2015 10:48 pm

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Re: Xughi jender

Messaggioda Berto » dom mag 31, 2015 10:27 am

Giochi sessuali all’asilo: e il papà picchia la maestra
Marta Stentella il 29 maggio 2015

http://www.ilprimatonazionale.it/cronac ... stra-24445

Treviso, 29 mag – A seguito di alcuni sospetti di abusi sessuali, maturati nel tempo e avvenuti presumibilmente tramite alcuni “giochi”, nella scuola in cui è iscritta la figlia, un padre ha deciso di farsi giustizia da solo recandosi presso l’asilo e picchiando la maestra sessantenne. Lei, stesa a quanto pare da un pugno sul volto, è stata trasportata con l’ambulanza all’ospedale di Treviso e poi dimessa riportando un sopracciglio escoriato.

Il fatto è accaduto ieri a Treviso e ci sono ancora poche informazioni in merito. Sembra che dietro l’aggressione del genitore ci siano motivazioni profonde che riguarderebbero presunti abusi sessuali degli insegnanti ai danni dei bambini: nello specifico, secondo le “voci” che si rincorrono da ieri, pare che alla base ci sia stato l’ennesimo gioco a sfondo sessuale: gli insegnanti avrebbero invitato i piccoli a spogliarsi completamente per mettere a confronto le differenze sessuali tra maschi e femmine. A confermare i sospetti ci sono alcune denunce fatte ai carabinieri da alcuni genitori e altrettante contro denunce degli insegnanti per calunnie e diffamazione. I genitori degli altri bambini, dopo la giornata di ieri si sono schierati in due opposte fazioni: una solidale con il papà della bimba, un 26enne della zona, l’altra a difesa delle maestre e del loro operato.

Una mamma ieri, a seguito di una riunione con maestre e dirigente scolastico, ha affermato: «Abbiamo denunciato che le maestre abusano dei minori e fanno dei giochi di natura sessuale. Questo è un asilo non un luogo per film porno. Mia figlia mi ha raccontato che la facevano spogliare, poi si facevano toccare a vicenda e non dico altro. La bimba è choccata. Dicevano che non c’era nulla di male: era il “gioco del pisellino” o “il gioco della patatina“. E ottenevano il silenzio dei bambini con una caramellina dicendo: “zitti è un segreto non deve saperlo né mamma, né papà”». Alcuni genitori hanno anche fatto presente che i propri figli avrebbero improvvisamente ricominciato a fare la pipì a letto. E non solo, altri bambini avrebbero raccontato di essere stati toccati mentre erano al bagno.

Anche il sindaco di Treviso Giovanni Manildo si è espresso sull’accaduto: «Pensiamo al benessere dei bambini, ho avuto la più ampia rassicurazione dal dirigente scolastico che sarà riservata la massima attenzione alla vicenda». I carabinieri invitano al silenzio e come fa sapere un ufficiale: «Ci stiamo attivando quanto più possibile per chiarire i termini della questione. Servono tutte le cautele del caso». I genitori “colpevolisti” hanno deciso di non mandare momentaneamente a scuola i propri figli e annunciano un sit-in di protesta di fronte all’asilo.
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Re: Xughi jender (giochi gender)

Messaggioda Berto » lun giu 01, 2015 9:18 am

Al fondamento de tuto a ghè ła copia natural, ła dona e l'omo, el mascio e ła femena, ła mare e el pare, dapò se pol considerar tute łe varianse storego-jeografeghe de ła fameja drento łe comounedà omane o soçetà e łe variasion sesouałi.
Ma no se pol partir o scouminsiar, par farse ła justa ociàda de łe robe, da ła variasion sesual e da ła situasion de łe megnoranse sesual de ancò cofà łe fuse el fondamento natural e storego de ła speçe o jenere omàn.


???
http://www.aipass.org/files/AIP_positio ... 281%29.pdf

???
http://gwnblog.lanuovabq.it/a-treviso-f ... elle-medie

A Treviso film gay per studenti delle medie

31/05/2014

L’Azienda socio-sanitaria di Treviso, nell’ambito del programma scolastico di “educazione sentimentale”, ha deciso di far vedere agli studenti di terza media un film dove un padre di famiglia con due figli lascia tutto e va a stare con il suo compagno. Nel film è presente anche una scena di masturbazione tra giovanissimi. Protestano 120 genitori perché non erano stati informati dell’iniziativa e scrivono al sindaco. L’amministrazione comunale (???) da par suo per tramite dell’assessore alle politiche scolastiche Anna Caterina Cabino fa sapere che i genitori non devono mettere becco in questa iniziativa dal momento che «la competenza rispetto a una materia così complessa spetta agli esperti (???) quindi a docenti e operatori sanitari nel rispetto della carta dei Diritti del Fanciullo». E’ da ricordare che il comune di Treviso aderisce alla Rete Ready, quella rete di carattere amministrativo voluta dall’Ufficio Nazionale Anti-discriminazione Razziale (Unar) al fine di diffondere la cultura di genere (???) in modo capillare in tutta Italia tramite gli enti locali.

El novo fasixmo?
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Re: Xughi jender (giochi gender)

Messaggioda Berto » lun giu 01, 2015 10:45 am

Anca entel mondo somexaro, fantastego e metego de łi coki o gay, ła copia natural "femena-mascio, omo-dona, mojer-mario" lè l'arketepo baxe e fondamental; anca lori łi se conforma a sto arketepo e łi vol el maremogno e łi se sente omo e dona, mario e mojer.

http://www.lgbtnewsitalia.com/omosessua ... ta-diritti
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Re: Xughi jender (giochi gender)

Messaggioda Berto » lun giu 01, 2015 10:52 am

La psicosi sulle teorie gender si diffonde nelle scuole veronesi
La denuncia di una madre: «Spiegano le teorie del gender in una quinta elementare di una scuola cattolica». Il Pd: «Basta con queste falsità»

http://corrieredelveneto.corriere.it/ve ... 3082.shtml

VERONA «La scuola elementare di mio figlio, che tra l’altro è cattolica, ha organizzato per le classi quinte un corso di affettività e sessualità per gli alunni. Degli psicologi si sono proposti ma quando alcuni genitori hanno letto la loro relazione, è scoppiato il finimondo: in sostanza, in quelle parole hanno visto il tentativo di instillare le teorie del gender nei nostri ragazzi». Il racconto è di una mamma veronese, che è anche rappresentante di classe e, in quanto tale, si è trovata coinvolta sua malgrado in un dibattito interno all’istituto che, racconta, ha assunto i toni della psicosi. Con le suore della scuola nella paradossale posizione di difendere il corso sull’affettività e la sessualità da genitori convinti che, in quelle ore a contatto con gli psicologi, potesse far breccia nei loro ragazzi il germe di una «confusione sessuale» che potrebbe sfociare un domani nell’omosessualità.

I toni sono esacerbati anche da messaggi scambiati su Whatsapp che invitano a firmare petizioni per «fermare l’ideologia del gender», che «si sta insinuando tra i banchi di scuola», tanto che «milioni di euro sono stati stanziati per approvare nelle scuole la masturbazione infantile a partire dagli asili nido, lezioni sessuali fin dalle classe elementari per poi condurli verso l’orientamento sessuale dove ognuno può scegliere a “quale genere” appartenere a seconda di come ci si sente».

Con un’estrema semplificazione, i «gender studies», nati in Nord America a partire dagli anni Settanta, sanciscono una differenza tra il sesso, che è una caratterista biologica degli individui, e il genere, che rappresenta invece una costruzione culturale e sociale. Diversi candidati alle elezioni regionali, di orientamento cattolico, mettono ai primi punti dei loro programmi il contrasto alla diffusione nelle scuole dell’«ideologia del gender», cui contribuirebbe la riforma della «Buona Scuola» del governo Renzi. Il tutto trae origine dall’approvazione di un emendamento anti discriminazione. «Fa male leggere falsità, fa male sentire la propaganda sulla pelle dei bambini e degli studenti. Sono molto preoccupata delle riunioni senza contradditorio che vengono organizzate, anche in sale parrocchiali, in giro per la provincia di Verona - dice a tal proposito la deputata del Pd Alessia Rotta - L’emendamento contestato condanna ogni forma di violenza e discriminazione, cosa vorrebbero invece questi cacciatori di streghe? Che nel ddl si incitasse al contrario?».

«Non c’è nessun catastrofico lavaggio del cervello in arrivo - assicura il segretario del Pd veronese Alessio Albertini - e sarebbe grave se queste legittime preoccupazioni dei genitori venissero strumentalizzate da professionisti, insegnanti, figure di riferimento nelle nostre comunità, che invece di informarsi e spiegare la realtà dei fatti, agitano fantasmi inesistenti per ottenere un immediato consenso elettorale» ???.
19 maggio 2015


Qualche dubbio che ci resta sui testi scolastici (caro libri a parte)
http://comitatoarticolo26.it/qualche-du ... ri-a-parte
17 settembre 2014


Questo comitato non è nato con l’intento di scrivere impeccabili articoli giornalistici.

Siamo genitori, docenti e professionisti dell’educazione, preoccupati dell’accelerazione impressa nel nostro paese all’ideologia gender (anche se i nostri detrattori sostengono che questa sia una invenzione della destra o della Chiesa: al massimo questa etichetta non rende ragione di quante correnti di pensiero in realtà essa nasconde, ma sono banali questioni di forma) e non professionisti della carta stampata (neanche on line).

Quindi non vi formalizzerete se dopo una giornata al fulmicotone tra figli – lavoro – studio – scuola – iscrizione in palestra – spesa e un salto al CAF per il modulo ISEE (per risparmiare due soldi sulla mensa scolastica) il tempo che ci resta per scrivere queste righe, sommata alla nostra (nulla) esperienza con penna e calamaio, potrà al massimo partorire una chiacchierata tra amici e non certo un saggio da premio Pulitzer.

Vi volevamo parlare dei libri che nelle scuole sono utilizzati come strumento della propaganda omosessista e lo faremo, un po’ per volta magari, ma lo faremo. Desideriamo condividere le nostre idee (e magari i nostri ideali) e dare qualche mezzo in più a quanti come noi hanno bisogno di rinforzare i propri argomenti e non sentirsi soli, visto che “chi alza la voce contro l’ideologia gender deve fare i conti con l’emarginazione, con il mobbing, con la perdita del lavoro” (G.Kuby)

E’ forse inutile ricordare che le fiabe “gay” in Italia sono state già introdotte dal comune di Venezia e poi a Treviso e in Lombardia, che a Roma gli scaffali di molte direttrici didattiche di asili nido pullulano di testi con le due gattine, i due pinguini, un piccolo uovo o il “Segreto di papá” (che è un fidanzato di nome Luca)?
Testi che fanno parte di bibliografie consigliate addirittura da docenti universitari, e quindi se una maestrina alle prime armi se li trova sulla cattedra è pure contenta di usarlo che fa bella figura (è triste però leggere che questi docenti spiegano alla maestrina che la “famiglia tradizionale è permeata di conflitti e si basa sull’autorità, mentre quella affettiva – leggi : omosessuale – si basa sulla circolazione degli affetti, è meno interessata dai conflitti e fa crescere i figli più felici”… Salvo poi scoprire su Youtube che tali professori sono attivissimi sostenitori dei diritti LGBT e scrivono libri a favore delle famiglie “arcobaleno” (non certo della famiglia naturale…). Quindi ben venga il “Gran Libro delle Famiglie” e compagnia bella!

E’ forse vano aggiungere che la casa Editrice “Lo Stampatello” (che pubblica molte di queste storie) si accoda ad altre iniziative europee come quelle della spagnola Nube de Ocho, che scrive “finalmente” (!) di una principessa promessa sposa che però si scopre non ama un altro principe bensì una bella chica straniera (della serie: c’era una volta, e ora non c’è più…)

Del resoconto delle vette poetico-amorose della Mazzucco nei testi per adolescenti siamo stufi e nauseati (in tutti i sensi…)

Può essere forse più interessante fare presente che in Francia (o non abbiamo capito che anche il relativismo è global e cammina per osmosi?) da pochi giorni è stata messa nella posizione strategica di capo della scuola pubblica Najat Vallaud Belkacem, una delle maggiori sostenitrici dei diritti LGBT (fu lei ad inventare l’ABCD de l’egalité che decretò il successo dell’omosessismo nelle aule scolastiche). Per attuare la parità donne-uomini (neanche l’ordine dei termini è casuale), il suo obiettivo è “cambiare la mentalità”, facendo un po’ per volta sparire questi “benedetti”(!) stereotipi di genere…

Già proprio quella Francia “liberté-egalité” che vuole far credere ai bambini che è egale se i loro papà un giorno tornano dall’ufficio in gonna a tubo e calze 15 den anziché nel solito spezzato grigio e cravatta, grazie a chicche letterarie come “Papa porte une robe” (Editions Seuil – 2004)

In un bellissimo saggio che vi abbiamo proposto qualche tempo fa su questo sito, il professor Antonio Malo ci ricordava che:

“L’autrice del libro La rivoluzione sessuale globale (Die globale sexuelle Revolution), la sociologa e pubblicista tedesca Gabriele Kuby, è una delle poche voci che con autorità riconosciuta si levano per criticare il relativismo occidentale odierno. A lei si deve, ad esempio, che il ministro federale della famiglia in Germania, Ursula von der Leyen, sia stata obbligata a togliere dalla circolazione il libro di educazione sessuale Corpo, amore, il gioco del dottore, in cui fra altre aberrazioni si invita ai genitori a giocare sessualmente con i loro bambini.

Perché, come spiega l’autrice in un altro capitolo, per distruggere il fondamento della famiglia si deve minare l’unione eterosessuale, il che non è facile fra adulti nella stragrande maggioranza eterosessuali. Invece i bambini e gli adolescenti possono essere facilmente plasmati, soprattutto se chi occupa il ministero delle politiche familiari condivide quest’ideologia. Come documenta Kuby, sempre più spesso nella scuola e nel giardino d’infanzia i bambini vengono sessualizzati con giochi, fiabe, rappresentazioni teatrali.
Essi vengono così derubati dell’innocenza tipica dell’infanzia (anche per il famigerato dottor Money bisognava erotizzare l’umanità fin da subito, in modo da privarla della sua componente aggressiva, ben descrivendo il motto dell’associazione nord americana per l’amore tra uomini e bambini (NAMBLA): “sex by eight or it is too late”).
Si presenta ai bambini ogni sorta di pratica sessuale come scelta equivalente incoraggiandoli a esperimentarla. Con ciò la loro personalità può subire cambiamenti irreversibili. Inoltre, le istanze statali creano strutture per minare attraverso l’educazione sessuale generalizzata e obbligatoria a partire dalla scuola materna il diritto e l’autorità dei genitori. Nell’implementazione dell’ideologia di genere gioca anche un ruolo decisivo la violenza linguistica e la pornografia, definita dall’autrice la nuova piaga globale.

Per ora ci fermiamo qui. A breve faremo il punto, sul perché , in poche parole, non vogliamo certi libri e certe storie tra i banchi dei nostri figli, e come possiamo spiegarlo, così, appunto, come in una chiacchierata tra amici…
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Re: Xughi jender (giochi gender)

Messaggioda Sixara » lun giu 01, 2015 12:52 pm

Berto ha scritto:Anca entel mondo somexaro, fantastego e metego de łi coki o gay, ła copia natural "femena-mascio, omo-dona, mojer-mario" lè l'arketepo baxe e fondamental; anca lori łi se conforma a sto arketepo e łi vol el maremogno e łi se sente omo e dona, mario e mojer.

L arketipo de baxe - secondo mi - lè cueo femena e basta. La copia de cromoxomi XX lè cuea e basta, l XY lè on andare n 'zerca, pì o manco consapevolmente de l X ca te manca.
I gay i fà solo ke de la confuxion - senpre secondo mi - parké i ghe và n 'zerca de on YY ke nol ghè n natura. A bastaria ke - tuti ma propio tuti - i lo catése ( e i lo acetése) drento de lori kel X ke i ga zà dentro, inve'ze de darghe batalia.
Pa le femene no lo sò comè ca fun'ziona, no me so mai posta el problema ma me pare ke l problema ( cusì come ke lè sentìo da la socetà-fameja) lè pì so i mas-ci ke so le femene.
Dognimodo: no stemo farghe a i putìni pì confuxion ncora de cuea ke zà i vede intorno de lori fòra de scola, drento le fameje, pa la televixion, te la socetà intièra.
Asémoli stare, pòri fantolini ke no cade de spaventìrli de pì de cueo ke zà ghe pensa le agenzie educative dite sora.

Senpre pal stéso motivo, però, on fià de educa'zion psico/sesuale fata bèn, a scola, mi a ghe la farìa fare , d acordo co i jenitori so come e còsa, a partìr da le medie, ke si-nò l educa'zion a ghe la fà la televixion o internet o tuto n pasa-parola fra coetanei pien de asurdità :?
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Re: Xughi jender (giochi gender)

Messaggioda Berto » mar giu 02, 2015 11:10 am

Sixara ha scritto:Senpre pal stéso motivo, però, on fià de educa'zion psico/sesuale fata bèn, a scola, mi a ghe la farìa fare , d acordo co i jenitori so come e còsa, a partìr da le medie, ke si-nò l educa'zion a ghe la fà la televixion o internet o tuto n pasa-parola fra coetanei pien de asurdità :?


Bon, far łe robe anseme co i pare-mare o parenti o xenidori me par justo.

Con un’estrema semplificazione, i «gender studies», nati in Nord America a partire dagli anni Settanta, sanciscono una differenza tra il sesso, che è una caratterista biologica degli individui, e il genere, che rappresenta invece una costruzione culturale e sociale.


Na toxa o femena ke ła se sente omo o mascio (coki o gay) o ke ła ga atrasion par łe done ke seso gała de ke xenare xeła?
Parké forse ła nadura o biołoja e ła coultura no łe xe tra de łore łigà a ła raixa?

A mi me par ke i caxi coki o gay naturałi o biołojeghi łi sipia lomè coełi purpi de l'ermafroditixmo e ke staltri łi sipia parlopì łigà a ła coultura. No xe ła nadura ke ła te fa nasar coki o gay ma ła coultura, ła fameja e ła comounedà ke łe te fa devegnerlo.
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