Jihad o goera "santa" xlamega on cremene contro l'omanedà

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Messaggioda Berto » gio feb 05, 2015 9:12 am

Jihad o goera "santa" xlamega on cremene contro l'omanedà
viewtopic.php?f=141&t=1381

Jihad o guerra "santa" islamica, un crimine contro l'umanità
viewtopic.php?f=141&t=1381


???
http://it.wikipedia.org/wiki/Jihad
Jihād, parola araba, (pron. [dʒiˈhæːd], in arabo: جهاد, ǧihād) che deriva dalla radice <"ǧ-h-d> che significa "esercitare il massimo sforzo". La parola connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra santa. Il termine fa riferimento ad una delle istituzioni fondamentali dell'Islam.
Oggi il termine è usato in numerosi circoli come se avesse una dimensione esclusivamente militare. Per quanto questa sia l'interpretazione più comune di jihād, è degno di nota che la parola non è usata strettamente in questo senso nel Corano, il testo sacro dell'Islam. È anche vero, tuttavia, che la parola è usata in numerosi hadīth sia in contesti militari che non militari.
???


http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Jihad

Il termine Jihad inteso come guerra di conquista contro gli infedeli risale direttamente a Muhammad (Maometto) stesso. Sahih Muslim Libro 7 Numero 3139:
« Ibn 'Abbas (che Allah sia contento di lui) riportò che il Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) disse nel Giorno della Vittoria su Mecca: Non vi è più Hijra (migrazione) ma solo Jihad e buone intenzioni; e quando sarai chiamato in battaglia, allora procedi innanzi. »

Nel Corano tradotto in inglese dalla casa di Fahd e distribuito in America, nella prima Surah (la numero 2) in cui si menziona la Jihad, la nota a piè di pagina recita:

« Jihad è lotta santa nella Causa di Allah con piena forza di numeri e di armi. Nell'Islam viene data ad essa la massima importanza ed è uno dei suoi pilastri. Mediante la Jihad, l'Islam è stabilito, la Parola di Allah è resa superiore, e l'Islam viene propagato. Abbandonando la Jihad, l'Islam è distrutto e i Musulmani cadono in una posizione di inferiorità; il loro onore è perso, le loro terre gli sono sottratte, il loro dominio e la loro autorità svaniscono. La Jihad è un dovere obbligatorio nell'Islam per tutti i Musulmani. Colui che cerca di evadere il suo dovere, muore come qualcuno con la qualifica di ipocrita. »

La Jihad è chiaramente referenziata nel Corano ed in moltissime altre Hadith Sahih come "combattimento nella causa di Allah". --Herbrand 16:50, 13 giu 2007 (CEST)



Guerra santa - Enciclopedia dei ragazzi (2005) - di Silvia Moretti

http://www.treccani.it/enciclopedia/gue ... ragazzi%29

Jihad: una parola con più significati

Tra la fine del 20° secolo e i primi anni del 21° l'espressione guerra santa ha conquistato spesso le prime pagine dei giornali: terroristi fanatici di matrice islamica, responsabili di terribili attentati, si presentano come i promotori di una guerra santa contro l'Occidente, una battaglia senza esclusione di colpi che colpisce indiscriminatamente i civili. Ma guerra santa è un'espressione con una storia molto antica, che affonda le sue radici nel messaggio originario dell'Islam, e che ha ben poco a che vedere con le tesi di queste organizzazioni terroristiche

Il grande e il piccolo jihad

In Occidente abbiamo a lungo tradotto la parola araba jihad con "guerra santa". Si tratta di una traduzione fuorviante, che ci ha spinto spesso a equivocare l'esatto significato del termine. Letteralmente jihad significa "sforzo", individua lo slancio per raggiungere un dato obiettivo e può fare riferimento allo sforzo spirituale del singolo individuo per migliorare sé stesso. Ma jihad è anche un'azione armata che ha come obbiettivo l'espansione dell'Islam o la sua difesa: è in questo caso che si parla di guerra santa. Molti interpreti dei testi sacri dell'Islam considerano questa come il "piccolo jihad", mentre giudicano lo sforzo spirituale di trasformazione di sé stessi il "grande jihad". Anche in questo caso, infatti, si tratta di una guerra, ma è una guerra che il musulmano combatte dentro di sé, contro i suoi istinti più materiali e le tentazioni di una vita pagana, senza fede. Prevalentemente, però, il termine jihad è stato interpretato come la guerra santa contro gli infedeli, lo strumento armato per la diffusione dell'Islam.


La guerra santa: regole e comportamenti

Il Corano e i trattati di diritto islamico prevedono che la guerra santa venga condotta solo contro gli infedeli (pagani e politeisti) e che l'azione armata debba essere preceduta da un esplicito invito a convertirsi all'Islam: solo di fronte a un rifiuto si deve procedere alla guerra. In caso di guerra santa ebrei e cristiani non sono obbligati alla conversione, ma devono sottostare al pagamento di un tributo e accettare la protezione dell'Islam. L'obbligo di partecipare al jihad non è esteso a ogni singolo musulmano: basta che ad assolvere questo compito sia un numero adeguato di membri della comunità. In guerra è vietato uccidere donne, bambini, vecchi e ammalati; è anche vietato impadronirsi personalmente di beni di un certo valore a meno che non sia cibo per il proprio sostentamento.

??? Il jihad non ha nulla a che vedere con le azioni violente di terroristi di matrice fondamentalista (fondamentalismo) che minacciano chiunque, in Europa, negli Stati Uniti e negli stessi paesi arabi, sostenendo di aver lanciato la guerra santa contro l'Occidente e i suoi alleati. Come è avvenuto in Algeria negli anni Novanta, quando vennero trucidati interi villaggi di civili innocenti, o nei terribili attentati suicidi in Israele, a New York (2001), Istanbul (2003), Madrid (2004), Londra (2005). ???


Un dovere religioso

Il jihad non è un pilastro dell'Islam (come la professione di fede, la preghiera, l'elemosina, il pellegrinaggio e il digiuno durante il Ramadan), ma è un dovere, prescritto da Dio attraverso il suo profeta Maometto. Nel Corano e in altri testi il termine jihad è spesso seguito dall'espressione fi sabil Allah "nel sentiero di Dio". Un musulmano dedica tutto sé stesso al jihad, allo stesso modo di un monaco che dedica la sua esistenza al servizio di Dio. Per il Corano, inoltre, il jihad è uno dei cancelli del Paradiso: a chi combatte per l'Islam il Corano spalanca le porte della beatitudine celeste, e chi muore nel compimento della guerra santa è un martire della fede. Questo accostamento tra vita monastica e vita del mujiahid ("colui che compie il jihad") potrà sembrare un po' forzato, irriverente, ma serve a spiegare l'enfasi religiosa, la devozione assoluta, l'atto di sottomissione a Dio di un musulmano impegnato nel jihad.

???Ai nostri giorni in molti paesi musulmani si è fatto sempre più forte il richiamo a un'interpretazione rigida delle scritture. In questo clima di diffusa ostilità verso il mondo occidentale i terroristi cercano di strumentalizzare il linguaggio religioso e politico dell'Islam, cavalcando tesi estremiste che stravolgono il significato del jihad così come enunciato dal Corano. Uno degli obbiettivi dei terroristi è accentuare le contrapposizioni tra Occidente e Islam, negando la possibilità di una pacifica convivenza che è quanto invece la nostra storia comune ci ha insegnato.???
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » gio feb 05, 2015 8:59 pm

La scuminsia co Maometo e ła ga seità par 1388 ani
(e lì a ke łi ani no ghe jera meregani, ouropei, petrojo, croxati, ixlamofobi bianki, catołeghi e protestanti)

Maometto nel 627 alle porte di Medina decapitò personalmente circa 800 ebrei maschi adulti della tribù dei Banu Qurayza.
(Ibn Ishaq (704-767), ha scritto che nel 627 il ... di centinaia di ebrei della tribù dei Banu Qurayza alla periferia di Medina.)
http://it.wikipedia.org/wiki/Ibn_Ishaq

https://www.facebook.com/MagdiCristianoAllam

Buongiorno amici!
All'alba è arrivata puntuale l'esecuzione della condanna a morte della mancata terrorista suicida irachena Sajida Rishawi (nella foto con la cintura imbottita), che aveva tentato di farsi esplodere in un hotel di Amman nel 2005. È la vendetta del governo giordano all'atroce uccisione da parte dei terroristi islamici dell'Isis del pilota giordano Muaz Kassasbe, bruciato vivo rinchiuso in una gabbia.

Secondo i "musulmani moderati" dediti alla salvezza della nostra anima convertendoci all'islam, il fatto che la vittima del crimine spietato dei terroristi islamici dell'Isis sia stato un musulmano, il pilota giordano Muaz Kassasbe, attesterebbe che l'islam non c'entra, che piuttosto i terroristi islamici sarebbero dei fuoriusciti dal "vero islam", dei rinnegati e degli infami traditori del Verbo di Allah e dell'esempio di Maometto che prescriverebbero il bene, l'amore e la pace.

A riprova di questa tesi assolutoria dell'islam si evocano i nomi del poliziotto francese musulmano Ahmed Merabet, ucciso senza pietà dai fratelli Kouachi dopo la strage nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo lo scorso 7 gennaio, dopo l'attacco alla redazione del giornale Charlie Hebdo, e il nome di Lassana Bathily, il commesso musulmano del supermercato ebraico che salvò cinque ebrei dalla furia omicida del terrorista islamico Koulibaly lo scorso 9 gennaio.

Ebbene la verità è che il pilota giordano e il poliziotto francese non sono stati assassinati perché musulmani, ma all'opposto perché condannati a morte in quanto "murtadd", apostati, quindi nemici dell'islam che devono essere uccisi, avendo aderito alla "coalizione dei crociati" che combatte l'Isis o a uno Stato laico che non applica la sharia, la legge coranica.

Quanto all'opera buona di Lassana Bathily, è evidente che ha fatto prevalere la sua umanità e il senso civico da cittadino francese rispetto alla prescrizione coranica di uccidere gli ebrei, messa in atto spietatamente da Maometto quando nel 627 alle porte di Medina decapitò personalmente circa 800 ebrei maschi adulti della tribù dei Banu Qurayza.

L'islam c'entra sempre e c'entra eccome nei crimini commessi dai terroristi islamici.
Mentre è vero l'opposto.
I musulmani possono essere autenticamente moderati, rispettosi della sacralità della vita di tutti compresi i cristiani e gli ebrei, solo quando fanno prevalere i diritti assoluti e universali della persona anziché quanto prescrive Allah nel Corano e quanto ha detto e ha fatto Maometto.

Cari amici, combattiamo i terroristi islamici sul terreno di guerra ma contemporaneamente sradichiamo dentro casa nostra l'ideologia dell'odio, della violenza e della morte che è insita nell'islam e in Maometto.
Andiamo avanti. Insieme ce la faremo!
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Jihad o goera "santa" xlamega on cremene contro l'omanedà

Messaggioda Berto » gio feb 05, 2015 9:44 pm

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Coran.jpg

L’ISLAM, UNA MICIDIALE MACCHINA DI OPPRESSIONE di GUGLIELMO PIOMBINI

http://www.miglioverde.eu/lislam-una-mi ... ppressione

...

Quindi, se vogliamo sapere se per la dottrina islamica la jihad ha il significato di guerra santa violenta, o invece di sforzo interiore (come sostiene l’opinione “politicamente corretta”) dobbiamo intraprendere la lettura delle fonti principali dell’islam, e cioè il Corano, la sira (la vita di Maometto) e la tradizione (gli hadith, cioè i detti di Maometto).
In questi ultimi la parola jihad si riferisce nel 97% dei casi al primo significato, e nel 3% dei casi al secondo.


Ci si può anche chiedere se l’islam sia una dottrina religiosa o politica.

L’analisi delle tre principali fonti dottrinali ci dà questa risposta statistica: circa il 67% del Corano scritto alla Mecca, il 51% del Corano scritto a Medina, il 75% della sira e il 20% degli hadith riguardano questioni politiche come la guerra santa o il trattamento dei non musulmani.
Maometto predicò la sua religione per 13 anni, e convinse solo 150 seguaci.
Poi passò alla politica e alla guerra, e in una decina d’anni, impegnandosi in atti di razzia e in battaglie mediamente ogni sette giorni nell’arco di nove anni, divenne il signore assoluto dell’Arabia.


Maometto quindi non ebbe successo come leader religioso, ma come leader politico e militare.

Fin dalle sue origini, quindi, la dimensione politica dell’islam ha prevalso nettamente su quella religiosa e spirituale. Anche l’inferno islamico è un immenso carcere per i prigionieri politici. Nel Corano, infatti, ci sono 146 riferimenti all’inferno, e solo nel 6% dei casi la dannazione riguarda una violazione morale come il furto o l’assassinio. Nel rimanente 94% dei casi la punizione eterna viene comminata a coloro che sono in disaccordo con Maometto, cioè per “reati d’opinione”.


...

La Jihad, questa sconosciuta

Una gigantesca operazione di rimozione storica, che ha censurato dai testi di storia gli avvenimenti connessi a secoli di jihad (la guerra santa islamica) e di dhimmitudine (l’umiliante e insostenibile condizione dei non musulmani nelle terre governate dall’islam), spiega in buona misura l’attuale ignavia degli europei. Negli ultimi venti anni è molto cresciuta la letteratura sul mondo islamico, ma non è cresciuta altrettanto la percezione della minaccia che il fondamentalismo islamico costituisce per la civiltà in cui viviamo poiché numerosi sono stati gli studiosi che, dominati dalla preoccupazione di non essere accusati di coltivare pregiudizi eurocentrici, si sono prodigati per fornire una immagine rassicurante della religione fondata da Maometto.

Nelle opere sull’islam di Franco Cardini, Alfonso Di Nola, Paolo Branca, Massimo Campanini, o di autori anglosassoni come John Esposito, Stephen Schwartz e Karen Armstrong, non si trovano che fugaci cenni alla guerra santa. Anche gli studi specialistici di Bernard Lewis, per tanti versi pregevoli, sono piuttosto carenti sui temi della jihad e della dhimmitudine.

In genere i manuali scolastici e le monografie sull’islam passano sotto silenzio le modalità con cui si svilupparono le conquiste islamiche, limitandosi a riportare frasi asettiche di questo tenore: “L’islam si espanse nell’ottavo e nel nono secolo…”, oppure questo o quel paese “passò sotto il dominio musulmano”.
Gli autori usano ogni cautela per evitare di dire come l’islam si espanse, e come quei paesi passarono sotto il dominio islamico. Sembrerebbe che questi avvenimenti siano capitati da soli, quasi miracolosamente, o in maniera pacifica. La realtà è ben diversa. (Anca el cresteanexemo el se ga espanso o spandesto co le armi del poder statal: Costantin, Carlo Magno, ... enperi portoghexe, spagnolo, angrexe, ...)

Bill Warner, direttore Center for the Study of Political Islam, ha calcolato che la conquista e l’assoggettamento delle popolazioni cristiane in Medio Oriente, Anatolia e Nord Africa, che un tempo componevano circa la metà della Cristianità, ha comportato il massacro di almeno 60 milioni di persone;
la conquista islamica della Persia ha portato alla cancellazione quasi totale dello zoroastrismo;
nella sua avanzata verso est la jihad islamica ha provocato la morte di circa 10 milioni di buddisti, distruggendo ogni traccia di buddismo lungo la via della seta e in Afghanistan;
l’invasione dell’India ha determinato l’annichilimento di metà della civiltà indù, e l’uccisione di 80 milioni di persone;
le vittime della jihad nell’Africa subsahariana ammontano invece a più di 120 milioni tra cristiani e animisti.


Sommando tutte queste cifre si giunge alla conclusione che dal settimo secolo a oggi approssimativamente 270 milioni di “infedeli” sono morti per la gloria politica dell’islam: un numero di vittime che probabilmente supera quelle del comunismo, e che fa dell’islam la più grande macchina di oppressione e di sterminio della storia.

La jihad rappresenta quindi, per durata e per conseguenze, una delle istituzioni più rilevanti della storia umana, che ha sconvolto la vita di centinaia di milioni di persone per quasi 1400 anni. Eppure, a livello storico, è quasi completamente ignorata.
Esistono migliaia di libri sulle crociate, ma almeno fino a qualche tempo fa non esisteva praticamente nessuno studio storico approfondito sulla jihad.
Nell’Enciclopedia Britannica, ad esempio, viene dato alle crociate uno spazio ottanta volte superiore a quello della jihad: eppure le crociate furono solo una tardiva e limitata reazione a quattro secoli di ininterrotta guerra santa dei musulmani contro gli europei.
Le crociate durarono meno di 200 anni (dal 1096 al 1270), sono cessate da 700 anni e geograficamente si limitarono alla Terra Santa, mentre la jihad islamica ha avuto un carattere universale e permanente. ???

Gli unici due testi che di recente hanno tentato di colmare questa lacuna sono Jihad in the West di Paul Fregosi, uscito nel 1998, e The Legacy of Jihad curato da Andrew G. Bostom, un ricchissima raccolta commentata di documenti storici pubblicata nel 2005. Uno dei pochi libri pubblicati in Italia che racconta questa storia cruenta è il libro di Camille Eid, A morte in nome di Allah. I martiri cristiani dalle origini dell’islam a oggi (Piemme, 2004). Per quanto riguarda lo status delle minoranze religiose nei paesi islamici, i ‘dhimmi’, quasi tutto quello che sappiamo si deve ai fondamentali studi pionieristici di Bat Ye’or.

...
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Messaggioda Berto » gio feb 05, 2015 9:59 pm

QUESTO è l’Islam! religione di pace amore e tolleranza

http://www.catenaumana.it/questo-e-lisl ... tolleranza

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L’Islam non è solo una religione, non é una setta.
Nella sua forma più ampia, è un modo di vivere completamente, totalmente, al 100%.
L’Islam non ha solo componenti religiose, ha anche componenti, politiche, economice, sociali e militari e, sopra tutto, legali, infine: é il coperchio che dà la scusa perfetta per imporrre tutti gli altri componenti.
Islamizzazione inizia quando un paese raggiunge un numero sufficiente di musulmani per essere in grado di avviare una campagna per avere privilegi religiosi.
Quando le società politicamente corrette, tolleranti e culturalmente diversificate, accettano le richieste dei musulmani per i loro privilegi religiosi, alcuni degli altri componenti tendono a infiltrarsi negli altri aspetti della vita quotidiana di tutti i cittadini, anche se questi non sono islamici.

Ecco come funziona:
Finché la popolazione musulmana rimane intorno o sotto al 2% di qualsiasi paese, sarà visto dalla gente locale come una minoranza amante della pace, e non come una minaccia per gli altri cittadini.
Questo è il caso di ciò che accade in: Australia: 1,5% musulmano – Canada: 1,9% musulmani – Cina: 1,8% Musulmani Stati Uniti: 0,6% musulmani – Italia: 1,5% musulmani – Norvegia: 1.8 % musulmani
Con una fascia di popolazione tra il 2% e il 5%, i musulmani iniziano a fare proselitismo da altre minoranze etniche e gruppi di scontenti poi, spesso con notevoli risultati di reclutamento in carceri e tra bande di strada.
Questo sta accadendo in: Germania: 3,7% musulmani – Danimarca: 2,0% musulmani – Spagna: Musulmana 4,0% Regno Unito 2,7% musulmano – Tailandia: 4,6% musulmani
Dal 5% di popolazione musulmana, esercitano un’influenza eccessiva data dalla percentuale di popolazione che rappresentano.
Ad esempio, insistono sulla introduzione di cibo halal (prodotto secondo gli standard islamici), garantendo in tal modo ai gestori di cibo posti di lavoro riservati ai musulmani. Cominciano le pressioni a catene di supermercati per avere cibo halal sui loro scaffali – insieme con le minacce per il mancato raggiungimento di questi requisiti. Questo sta accadendo in: Francia: 8,0% musulmano – Filippine: 5.0% musulmani – Paesi Bassi: Musulmana 5,5% Svezia: 5,0% musulmano – Svizzera: 5,3% musulmano – Trinidad e Tobago: 5, 8% dei musulmani.
A questo punto, l’autorità di governo ha permesso che loro stessi siano regolati sotto la Sharia, la legge islamica (nei loro ghetti).
L’obiettivo finale dei mussulmaniè di stabilire la Sharia in tutto il mondo, perché chi non è islamico è un INFEDELE e perció viene trattato come tale. (la Sharia indica che gli infedeli si devono UCCIDERE).

Quando i musulmani si avvicinano al 10% della popolazione, tendono ad aumentare l’illegalità come mezzo di denuncia circa le loro condizioni di vita nel paese. A Parigi abbiamo visto le sommosse che hanno distruttto intieri quatrieri della cittá. In questa situazione, qualsiasi azione non musulmana offende l’Islam e risulta in rivolte e minacce, come Amsterdam, dopo l’opposizione ai cartoni animati e film sull’Islam e su Mohammed.
Tali tensioni sono visti tutti i giorni, in particolare nelle sezioni musulmane: Guyana: 10,0% dei musulmani – India: 13,4% dei musulmani – Israele: 16,0% dei musulmani – Kenya: 10,0% dei musulmani – Russia: 15,0% dei musulmani
Dopo aver raggiunto il 20%, le nazioni possono aspettarsi disordini tali da far rizzare i capelli, jihadisti formazione delle milizie, uccisioni sporadiche e roghi delle chiese: Etiopia e Nigeria: 32,8% musulmani

Con il 40% dei musulmani, le nazioni sperimentano estesi massacri, attentati terroristici cronici e miliziani continuamente in piede di guerra, come ad esempio: Bosnia: 40,0% dei musulmani – Ciad: il 53,1% dei musulmani – Libano: 59,7% dei musulmani

I paesi che raggiungono un 60% di popolazione musulmana sperimentano persecuzione illimitato dei non credenti di tutte le altre religioni (compresi i musulmani non-ortodossi), sporadica pulizia etnica (genocidio), uso della sharia come arma , e l’istituzione della jizya, impongono imposte sugli infedeli, come sta accadendo in: Albania: 70,0% musulmana – Malesia: 60,4% musulmana – Qatar: musulmani 77,5% Sudan: musulmani 70,0%
Dal 80% c’é da aspettare intimidazioni e violenza jihad sulla popolazione non islamica, una qualche forma di pulizia etnica da parte dello Stato, e anche un po ‘di genocidio, come queste nazioni scacciare gli infedeli pochi che sono di sinistra, e dirigersi verso lo scopo di un 100% di musulmani, come è stato sperimentato già o è in procinto di raggiungere in: Bangla Desh: 83,0% dei musulmani – Egitto: 90,0% dei musulmani – Gaza: musulmani 98,7% Indonesia: 86,1% musulmana – Iran: 98,0% dei musulmani – Iraq: 97.0 % musulmani
Giordania: 92,0% musulmana – Marocco: il 98,7% dei musulmani – Siria: 90,0% dei musulmani. Pakistan: Musulmani 97,0% – 99,0% Palestina musulmana – Tagikistan: 90,0% dei musulmani – Emirati Arabi Uniti: 96,0% musulmana – Turchia: il 99,8% dei musulmani

Raggiungere il 100% inaugurerà la pace di “Dar-es-Salaam”? (Paradiso islamico della Pace). (Pace?, che tipo di pace, chissá quellla del cimitero???) Qui, si presuppone l’esistenza di pace, perché tutti sono mussulmani e le madrassa islamica sono le uniche scuole, il Corano l’unica parola, come in: Afghanistan: 100% musulmano – musulmana al 100% Somalia, l’Arabia Saudita 100% musulmano – Yemen: 100% musulmani.

Purtroppo, la pace non è mai raggiunta, come in questi 100% afferma i musulmani, i più radicali intimidiscono e vomitano odio e per soddisfare le loro voglie, uccidono musulmani meno radicali, per una serie di futili motivi.
“Avevo nove anni quando ho imparato la dottrina base della vita araba: sono io contro mio fratello, io e mio fratello contro nostro padre, noi e nostro padre contro la famiglia, la famiglia contro il clan, il clan contro la tribù, la tribù contro il mondo, e tutti insieme contro gli infedeli “Leon Uris” Il Pellegrinaggio ”
E ‘anche molto importante considerare che in alcuni paesi, con ben al di sotto di 100% le popolazioni musulmane, come ad esempio in Francia, le musulmane che vivono minoranza in ghetti, in che costituiscono il 100% e coloro che vivono sotto la legge di Sharia. La polizia in questo paese non hanno nemmeno il coraggio di entrare in questi ghetti.

Non ci sono tribunali, o scuole nazionali, strutture religiose non musulmane. Le strutture mussulmane sono le solo consentite. In tali situazioni, i musulmani non arrivano ad integrarsi nella comunità. I bambini frequentano madrasse (scuole islamiche), dove solo studiano il Corano.
Anche interagire con un infedele è un reato punibile con la morte. (Questo è successo in Italia, diverse ragazze famiglia musulmana, per avere un fidanzato non-musulmano, sono stati uccise dalla loro famiglia) Pertanto, in alcune zone determinate nazioni, imam musulmano ed estremisti esercitano molto più potere rispetto a ció che la penetrazione media nazionale della popolazione indicherebbe.
Millecinquecento milioni di musulmani rappresentano ormai il 22% della popolazione mondiale. Ma il suo tasso di natalità eclissa quello di cristiani, indù, buddisti, ebrei, e tutti gli altri credenti.
Entro il 2100 i musulmani superaranno il 50% della popolazione mondiale.
Questo è il futuro che attende il mondo a meno che non si venga a conoscenza e lasciarli vivere solo tra di loro nei loro paesi a godere la loro “cultura”. Non contribuiscono per nulla all’umanità negli ultimi 200 anni e non si vede alcun motivo per iniziare a farlo ora.
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Messaggioda Berto » gio feb 05, 2015 10:01 pm

Terrorismo, trovato a Milano manuale per la jihad: "Colpite i civili"
17 gennaio 2015

http://www.liberoquotidiano.it/news/ita ... o.facebook

"Elementi di base per la preparazione del jihad per la causa di Allah". E' questo il titolo del manuale per la guerra santa trovato dal Ros qualche tempo fa in un'appartamento di Milano in cui viveva un presunto arruolatore di estremisti da spedire nei teatri di guerra. Il testo è scritto in arabo ed era a casa di Maher Bouyahia un tunisino che fu arrestato in Italia negli anni scorsi: il suo ruolo, secondo le indagini, era quello di spedire combattenti in Iraq, dopo esser stato lui stesso ad addestrarsi in un campo di Kurmal, nel Kurdistan iracheno gestito dall'organizzazione radicale islamica Ansar al Islam. Maher fu però assolto dall'accusa di '270 bis' dal giudice Clementina Forleo, che nella sentenza fece la nota e controversa distinzione tra terrorismo e guerriglia, e fu condannato a sei anni di reclusione nel processo d'appello bis.

Il manuale - Quel manuale, dicono ora gli analisti, è la base sulla quale molti dei soggetti a rischio presenti nel nostro paese hanno costruito il loro radicalismo. Nel libro si precisa che esistono due tipi di preparazione al jihad, quella materiale e quella spirituale. Se quest'ultima consiste nella puntuale e rigorosa osservanza dei precetti della sharia, la preparazione materiale prevede una sottomissione a regole precise per amministrare la propria formazione militare. "Il vero musulmano - si legge - per innalzare la parola di Dio, deve essere un credente che ha fede nel jihad, perchè durante l'addestramento militare i fratelli corrono numerosi rischi, talvolta anche della propria vita. Il loro dovere è, attraverso l'addestramento, purificare il pensiero per innalzare la parola di Dio e far sì di non temere nulla, neppure la morte".

Le leggi - Il manuale ribadisce poi che l'addestramento è un obbligo, tanto che è lo stesso Allah che comanda ai musulmani di prepararsi al jihad, e ricorda come sia dovere di ogni musulmano "contribuire economicamente alla causa", mettendo a disposizione "somme di denaro destinate" anche "all'acquisto di armi". "Contro loro - si legge ancora - tenete pronta la forza fino all'estremo del vostro potere, attraverso azioni di guerra, spargendo terrore fra i vostri nemici e quelli di Allah». Nemici che non sono solo gli eserciti ma tutto il mondo occidentale, ovviamente quello ebraico e anche i regimi dei paesi arabi che non rispettano la sharia: "Per realizzare gli obiettivi propri del jihad - c'è scritto nel manuale - vanno colpite le popolazioni, senza distinzioni tra civili e militari".
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Messaggioda Berto » gio feb 05, 2015 10:09 pm

Ła straje de Londra

http://it.wikipedia.org/wiki/Attentati_ ... 5_a_Londra

Gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra furono una serie di esplosioni causate da attentatori suicidi che colpirono il sistema di trasporti pubblici della capitale britannica durante l'ora di punta, mentre molte persone si recavano al lavoro. Tre treni della metropolitana furono colpiti quasi contemporaneamente e dopo poco meno di un'ora esplose un autobus. Gli attacchi causarono 55 morti, inclusi gli attentatori, e circa 700 feriti di cui un centinaio venne ricoverato in ospedale.
Gli attentati portarono alla chiusura completa della metropolitana londinese per alcuni giorni, al blocco di molte strade circostanti le stazioni colpite, e alla sospensione delle corse degli autobus nella zona centrale per gran parte del giorno.
Gli investigatori in seguito identificarono in quattro uomini, deceduti, i responsabili degli attacchi. Secondo un articolo del The Guardian si ipotizza che gli attentatori abbiano agito da soli, con un budget ristretto, nonostante Al Qaida ne abbia rivendicato la responsabilità.
L'attentato avvenne proprio mentre nel Regno Unito, nei pressi di Edimburgo, si stava tenendo il 31º vertice del G8; inoltre, il giorno precedente era stata festeggiata la scelta della capitale inglese come sede delle Olimpiadi del 2012.
Il 21 luglio 2005 si verificò una seconda serie di quattro esplosioni su convogli della metropolitana di Londra e su un autobus. Esplosero solo i detonatori e non le cariche e non ci furono vittime; gli attentatori, dopo i malfunzionamenti degli ordigni fuggirono ma furono in seguito tutti arrestati.




Il nemico che trattiamo da amico

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cron ... ezzo.shtml

Dopo Londra
L'Europa in guerra il nemico ce l'ha in casa. E Churchill disse: verseremo lacrime e sangue

Ora mi chiedono: «Che cosa dice, che cosa ha da dire, su quello che è successo a Londra?». Me lo chiedono a voce, per fax, per email, spesso rimproverandomi perché finoggi sono rimasta zitta. Quasi che il mio silenzio fosse stato un tradimento. E ogni volta scuoto la testa, mormoro a me stessa: cos' altro devo dire?!?
Sono quattr' anni che dico. Che mi scaglio contro il Mostro deciso ad eliminarci fisicamente e insieme ai nostri corpi distruggere i nostri principii e i nostri valori. La nostra civiltà.
Sono quattr' anni che parlo di nazismo islamico, di guerra all' Occidente, di culto della morte, di suicidio dell' Europa.
Un' Europa che non è più Europa ma Eurabia e che con la sua mollezza, la sua inerzia, la sua cecità, il suo asservimento al nemico si sta scavando la propria tomba.
Sono quattr' anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia» e mi dispero sui Danai che come nell' Eneide di Virgilio dilagano per la città sepolta nel torpore.
Che attraverso le porte spalancate accolgono le nuove truppe e si uniscono ai complici drappelli. Quattr' anni che ripeto al vento la verità sul Mostro e sui complici del Mostro cioè sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli spalancano le porte. Che come nell' Apocalisse dell' evangelista Giovanni si gettano ai suoi piedi e si lasciano imprimere il marchio della vergogna.

Incominciai con «La Rabbia e l' Orgoglio».
Continuai con «La Forza della Ragione».
Proseguii con «Oriana Fallaci intervista sé stessa»
e con «L' Apocalisse».

E tra l' uno e l' altro la predica «Sveglia, Occidente, sveglia».

I libri, le idee, per cui in Francia mi processarono nel 2002 con l' accusa di razzismo-religioso e xenofobia.
Per cui in Svizzera chiesero al nostro ministro della Giustizia la mia estradizione in manette.
Per cui in Italia verrò processata con l' accusa di vilipendio all' Islam cioè reato di opinione.
(Reato che prevede tre anni di galera, quanti non ne riceve l' islamico sorpreso con l' esplosivo in cantina).

Libri, idee, per cui la Sinistra al Caviale e la Destra al Fois Gras ed anche il Centro al Prosciutto mi hanno denigrata vilipesa messa alla gogna insieme a coloro che la pensano come me.
Cioè insieme al popolo savio e indifeso che nei loro salotti viene definito dai radical-chic «plebaglia-di-destra».

Sì, è vero: sui giornali che nel migliore dei casi mi opponevano farisaicamente la congiura del silenzio ora appaiono titoli composti coi miei concetti e le mie parole.

Guerra-all' Occidente, Culto-della-Morte, Suicidio-dell' Europa, Sveglia-Italia-Sveglia.

Sì, è vero: sia pur senza ammettere che non avevo torto l' ex segretario della Quercia ora concede interviste nelle quali dichiara che questi-terroristi-vogliono-distruggere-i-nostri-valori, che questo- stragismo-è-di-tipo-fascista-ed-esprime-odio-per-la-nostra-civiltà».

Sì, è vero: parlando di Londonistan, il quartiere dove vivono i ben settecentomila musulmani di Londra, i giornali che prima sostenevano i terroristi fino all' apologia di reato ora dicono ciò che dicevo io quando scrivevo che in ciascuna delle nostre città esiste un' altra città. Una città sotterranea, uguale alla Beirut invasa da Arafat negli anni Settanta.
Una città straniera che parla la propria lingua e osserva i propri costumi, una città musulmana dove i terroristi circolano indisturbati e indisturbati organizzano la nostra morte. Del resto ora si parla apertamente anche di terrorismo-islamico, cosa che prima veniva evitata con cura onde non offendere i cosiddetti musulmani moderati. Sì, è vero: ora anche i collaborazionisti e gli imam esprimono le loro ipocrite condanne, le loro mendaci esecrazioni, la loro falsa solidarietà coi parenti delle vittime. Si, è vero: ora si fanno severe perquisizioni nelle case dei musulmani indagati, si arrestano i sospettati, magari ci si decide ad espellerli.
Ma in sostanza non è cambiato nulla. Nulla.

Dall' antiamericanismo all' antioccidentalismo al filoislamismo, tutto continua come prima. - Persino in Inghilterra.

Sabato 9 luglio cioè due giorni dopo la strage la BBC ha deciso di non usare più il termine «terroristi», termine-che-esaspera-i-toni-della-Crociata, ed ha scelto il vocabolo «bombers». Bombardieri, bombaroli. Lunedì 11 luglio cioé quattro giorni dopo la strage il Times ha pubblicato nella pagina dei commenti la vignetta più disonesta ed ingiusta ch' io abbia mai visto. Quella dove accanto a un kamikaze con la bomba si vede un generale anglo-americano con un' identica bomba. Identica nella forma e nella misura. Sulla bomba, la scritta: «Killer indiscriminato e diretto ai centri urbani». Sulla vignetta, il titolo: «Spot the difference, cerca la differenza».

Quasi contemporaneamente, alla televisione americana ho visto una giornalista del Guardian, il quotidiano dell' estrema sinistra inglese, che assolveva l' apologia di reato manifestata anche stavolta dai giornali musulmani di Londra. E che in pratica attribuiva la colpa di tutto a Bush.

Il-criminale, il- più-grande-criminale-della-Storia, George W. Bush. «Bisogna capirli». Cinguettava «la politica americana li ha esasperati.

Se non ci fosse stata la guerra in Iraq...». (Giovanotta, l' 11 settembre la guerra in Iraq non c' era. L' 11 settembre la guerra ce l' hanno dichiarata loro. Se n' è dimenticata?).

E contemporaneamente ho letto su Repubblica un articolo dove si sosteneva che l' attacco alla subway di Londra non è stato un attacco all' Occidente. E' stato un attacco che i figli di Allah hanno fatto contro i propri fantasmi. Contro l' Islam «lussurioso» (suppongo che voglia dire «occidentalizzato») e il cristianesimo «secolarizzato».

Contro i pacifisti indù e la-magnifica-varietà-che-Allah-ha-creato.

Infatti, spiegava, in Inghilterra i musulmani sono due milioni e nella metropolitana di Londra non-trovi-un-inglese-nemmeno-a-pagarlo-oro. Tutti in turbante, tutti in kefiah. Tutti con la barba lunga e il djellabah. Se-ci-trovi-una-bionda-con-gli-occhi-azzurri-è-una-circassa». (Davvero?!? Chi l' avrebbe mai detto!!! Nelle fotografie dei feriti non scorgo né turbanti né kefiah, né barbe lunghe né djellabah. E nemmeno burka e chador.
Vedo soltanto inglesi come gli inglesi che nella Seconda Guerra Mondiale morivano sotto i bombardamenti nazisti.

E leggendo i nomi dei dispersi vedo tutti Phil Russell, Adrian Johnson, Miriam Hyman, più qualche tedesco o italiano o giapponese.
Di nomi arabi, finoggi, ho visto soltanto quello di una giovane donna che si chiamava Shahara Akter Islam).

Continua anche la fandonia dell' Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell' integrazione, la farsa del pluriculturalismo. Vale a dire delle moschee che esigono e che noi gli costruiamo. Nel corso d' un dibattito sul terrorismo, al consiglio comunale di Firenze lunedì 11 luglio il capogruppo diessino ha dichiarato: «E' ora che anche a Firenze ci sia una moschea». Poi ha detto che la comunità islamica ha esternato da tempo la volontà di costruire una moschea e un centro culturale islamico simili alla moschea e al centro culturale islamico che sorgeranno nella diessina Colle val d' Elsa. Provincia della diessina Siena e del suo filo-diessino Monte dei Paschi, già la banca del Pci e ora dei Ds.
Bé, quasi nessuno si è opposto. Il capogruppo della Margherita si è detto addirittura favorevole.
Quasi tutti hanno applaudito la proposta di contribuire all' impresa coi soldi del municipio cioé dei cittadini, e l' assessore all' urbanistica ha aggiunto che da un punto di vista urbanistico non ci sono problemi.
«Niente di più facile». Episodio dal quale deduci che la città di Dante e Michelangelo e Leonardo, la culla dell' arte e della cultura rinascimentale, sarà presto deturpata e ridicolizzata dalla sua Mecca.

Peggio ancora: continua la Political Correctness dei magistrati sempre pronti a mandare in galera me e intanto ad assolvere i figli di Allah.

A vietarne l' espulsione, ad annullarne le (rare) condanne pesanti, nonché a tormentare i carabinieri o i poliziotti che con loro gran dispiacere li arrestano.
Milano, pomeriggio dell' 8 luglio cioé il giorno dopo la strage di Londra. Il quarantaduenne Mohammed Siliman Sabri Saadi, egiziano e clandestino, viene colto senza biglietto sull' autobus della linea 54. Per effettuare la multa i due controllori lo fanno scendere e scendono con lui. Gli chiedono un documento, lui reagisce ingaggiando una colluttazione. Ne ferisce uno che finirà all' ospedale, scappa perdendo il passaporto, ma la Volante lo ritrova e lo blocca. Nonostante le sue resistenze, dinanzi a una piccola folla lo ammanetta e nello stesso momento ecco passare una signora che tutta stizzita vuole essere ascoltata come testimone se il poverino verrà processato ed accusato di resistenza. I poliziotti le rispondono signora-ci-lasci-lavorare, e allora lei allunga una carta di identità dalla quale risulta che è un magistrato. Sicché un po' imbarazzati ne prendono atto poi portano Mohammed in questura e qui... Bé, invece di portarlo al centro di permanenza temporanea dove (anziché in galera) si mettono i clandestini, lo lasciano andare invitandolo a presentarsi la prossima settimana al processo cui dovrà sottoporsi per resistenza all' arresto e lesioni a pubblico ufficiale.
Lui se ne va, scompare (lo vedremo mai più?) e indovina chi è la signora tutta stizzita perché lo avevano ammanettato come vuole la prassi.

La magistrata che sette mesi fa ebbe il suo piccolo momento di celebrità per aver assolto con formula piena tre musulmani accusati di terrorismo internazionale e per aver aggiunto che in Iraq non c' è il terrorismo, c' è la guerriglia, che insomma i tagliateste sono Resistenti.
Sì, proprio quella che il vivace leghista Borghezio definì «una vergogna per Milano e per la magistratura».

E indovina chi anche oggi la loda, la difende, dichiara ha-fatto-benissimo. I diessini, i comunisti, e i soliti verdi.

Continua anche la panzana che l' Islam è una religione di pace, che il Corano predica la misericordia e l' amore e la pietà.
Come se Maometto fosse venuto al mondo con un ramoscello d' ulivo in bocca e fosse morto crocifisso insieme a Gesù.
Come se non fosse stato anche lui un tagliateste e anziché orde di soldati con le scimitarre ci avesse lasciato san Matteo e san Marco e san Luca e san Giovanni intenti a scrivere gli Evangeli.
Continua anche la frottola dell' Islam vittima-dell' Occidente.
Come se per quattordici secoli i musulmani non avessero mai torto un capello a nessuno e la Spagna e la Sicilia e il Nord Africa e la Grecia e i Balcani e l' Europa orientale su su fino all' Ucraina e alla Russia le avesse occupate la mia bisnonna valdese. Come se ad arrivare fino a Vienna e a metterla sotto assedio fossero state le suore di sant' Ambrogio e le monache Benedettine. Continua anche la frode o l' illusione dell' Islam Moderato.
Con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un' esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in paesi lontani.


Bé, il nemico non è affatto un' esigua minoranza. E ce l' abbiamo in casa.

Ce l' avevamo in casa l' 11 settembre del 2001 cioé a New York.
Ce l' avevamo in casa l' 11 marzo del 2004 cioé a Madrid.
Ce l' avevamo in casa l' 1, il 2, il 3 settembre del medesimo anno a Beslan dove si divertirono anche a fare il tiro a segno sui bambini che dalla scuola fuggivano terrorizzati, e di bambini ne uccisero centocinquanta.
Ce l' avevamo in casa il 7 luglio scorso cioé a Londra dove i kamikaze identificati erano nati e cresciuti.


Dove avevano studiato finalmente qualcosa, erano vissuti finalmente in un mondo civile, e dove fino alla sera precedente s' eran divertiti con le partite di calcio o di cricket. Ce l' abbiamo in casa da oltre trent' anni, perdio. Ed è un nemico che a colpo d' occhio non sembra un nemico.
Senza la barba, vestito all' occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale.
Cioé col permesso di soggiorno. Con l' automobile. Con la famiglia.

E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco.

E' un nemico che trattiamo da amico.
Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità.
Tale intensità che verrebbe spontaneo gridargli: se siamo così brutti, così cattivi, così peccaminosi, perché non te ne torni a casa tua? Perché stai qui? Per tagliarci la gola o farci saltare in aria? Un nemico, inoltre, che in nome dell' umanitarismo e dell' asilo politico (ma quale asilo politico, quali motivi politici?) accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di Accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo.

Un nemico che in nome della «necessità» (ma quale necessità, la necessità di riempire le strade coi venditori ambulanti e gli spacciatori di droga?) invitiamo anche attraverso l' Olimpo Costituzionale. «Venite, cari, venite. Abbiamo tanto bisogno di voi».
Un nemico che per partorire non ha bisogno della procreazione assistita, delle cellule staminali. Il suo tasso di natalità è così alto che secondo il National Intelligence Council alla fine di quest' anno la popolazione musulmana in Eurabia risulterà raddoppiata. Un nemico che le moschee le trasforma in caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i terroristi, e che obbedisce ciecamente all' imam (però guai se arresti l' imam. Peggio ancora, se qualche agente della Cia te lo toglie dai piedi col tacito consenso dei nostri servizi segreti).

Un nemico che in virtù della libera circolazione voluta dal trattato di Schengen scorrazza a suo piacimento per l' Eurabia sicché per andare da Londra a Marsiglia, da Colonia a Milano o viceversa, non deve esibire alcun documento. Può essere un terrorista che si sposta per organizzare o materializzare un massacro, può avere addosso tutto l' esplosivo che vuole: nessuno lo ferma, nessuno lo tocca.

(Ma quando in seguito alla strage di Londra la Francia denuncia il trattato di Schengen e perfino la Spagna zapatera pensa di imitarla, l' Italia e gli altri paesi europei rispondono scandalizzati no no). Un nemico che appena installato nelle nostre città o nelle nostre campagne si abbandona alle prepotenze ed esige l' alloggio gratuito o semi-gratuito nonché il voto e la cittadinanza. Tutte cose che ottiene senza difficoltà.

Un nemico che protetto dalla Sinistra al Caviale e dalla Destra al Fois Gras e dal Centro al Prosciutto ciancia, appunto, di integrazione e pluriculturalismo ma intanto ci impone le proprie regole e i propri costumi.
Che bandisce il maiale dalle mense delle scuole, delle fabbriche, delle prigioni.
Che aggredisce la maestra o la preside perché una scolara bene educata ha gentilmente offerto al compagno di classe musulmano la frittella di riso al marsala cioé «col liquore».
E-attenta-a-non-ripeter-l' oltraggio.
Un nemico che negli asili vuole abolire anzi abolisce il Presepe e Babbo Natale.
Che il crocifisso lo toglie dalle aule scolastiche, lo getta giù dalle finestre degli ospedali, lo definisce «un cadaverino ignudo e messo lì per spaventare i bambini musulmani».
(Parlo, s' intende, dell' arabo con la cittadinanza italiana che mi ha denunciato per vilipendio all' Islam. Che contro di me ha scritto un lercio e sgrammaticato libello dove elencando quattro sure del Corano chiede ai suoi correligionari di eliminarmi, che per le sue malefatte non è mai stato o non ancora processato).
Un nemico che in Inghilterra s' imbottisce le scarpe di esplosivo onde far saltare in aria il jumbo del volo Parigi-Miami. (Parlo, s' intende, dell' arabo con la cittadinanza inglese che per puro miracolo beccarono sulla American Airlines).

Un nemico che ad Amsterdam uccide Theo van Gogh colpevole di girare documentari sulla schiavitù delle musulmane e che dopo averlo ucciso gli apre il ventre, ci ficca dentro una lettera con la condanna a morte della sua migliore amica.
(Parlo, s' intende, dell' arabo con cittadinanza olandese che probabilmente anzi spero verrà condannato all' ergastolo e che al processo ha sibilato alla mamma di Theo: «Io non provo alcuna pietà per lei. Perché lei è un' infedele»).

Il nemico, infine, per il quale trovi sempre un magistrato clemente cioé pronto a scarcerarlo.
E che i governi eurobei (ndr: non si tratta d' un errore tipografico, voglio proprio dire eurobei non europei) non espellono neanche se è clandestino.

Continua anche il discorso sul Dialogo delle due Civiltà.
Ed apriti cielo se chiedi qual è l' altra civiltà, cosa c' è di civile in una civiltà che non conosce neanche il significato della parola libertà.
Che per libertà, hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù».
Che la parola hurryya la coniò soltanto alla fine dell' Ottocento per poter firmare un trattato commerciale.
Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli esplosivi, le teste tagliate.
Che dei Diritti dell' Uomo da noi tanto strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole neanche sentirne parlare.
Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei Diritti Umani compilata dall' Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba.
Apriti cielo anche se chiedi che cosa c' è di civile in una civiltà che tratta le donne come le tratta.

L' Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. E' incompatibile col concetto di civiltà.
E visto che ho toccato questo argomento mi ascolti bene, signor giudice di Bergamo che ha voluto incriminarmi per vilipendio all' Islam ma che non ha mai incriminato il mio persecutore per vilipendio al Cristianesimo.
Nonché per istigazione all' omicidio. (Il mio).
Mi ascolti e mi condanni pure.
Mi infligga pure quei tre anni di reclusione che i magistrati italiani non infliggono nemmeno ai terroristi islamici beccati con l' esplosivo in cantina.
Il suo processo è inutile.
Finché avrò un filo di fiato io ripeterò ciò che ho scritto nei miei libri e che riscrivo qui. Non mi sono mai fatta intimidire, non mi faccio mai intimidire dalle minacce di morte e dalle persecuzioni, dalle denigrazioni, dagli insulti contro i quali Lei si è guardato bene dal proteggermi anche come semplice cittadino.
Quindi si figuri se mi faccio intimidire da Lei che mi nega il costituzionale diritto di pensare ed esprimere la mia opinione.
Però, prima del processo, una curiosità me la deve togliere. Nella cella mi ci terrà tutta sola o coi carabinieri che lo Stato Italiano mi ha cortesemente imposto affinché non venga ammazzata come Biagi o come Theo van Gogh? Glielo chiedo perché il ministro degli Interni dice che nelle nostre carceri oltre il cinquanta per cento dei detenuti sono musulmani, e suppongo che di quei carabinieri avrei più bisogno in galera che a casa mia.
(Quanto a voi, signori del Parlamento, congratulazioni per aver respinto la proposta del ministro della Giustizia: abolire il reato di opinione. E particolari congratulazioni all' onorevole di Alleanza Nazionale che oltre ad aver gestito quel rifiuto ha chiesto di abolire il reato d' apologia del fascismo).
Continua anche l' indulgenza che la Chiesa Cattolica (del resto la maggiore sostenitrice del Dialogo) professa nei riguardi dell' Islam.
Continua cioé la sua irremovibile irriducibile volontà di sottolineare il «comune patrimonio spirituale fornitoci dalle tre grandi religioni monoteistiche».
Quella cristiana, quella ebraica, quella islamica.
Tutte e tre basate sul concetto del Dio Unico, tutte e tre ispirate da Abramo.
Il buon Abramo che per ubbidire a Dio stava per sgozzare il suo bambino come un agnello. Ma quale patrimonio in comune?!?

Allah non ha nulla in comune col Dio del Cristianesimo.
Col Dio padre, il Dio buono, il Dio affettuoso che predica l' amore e il perdono.
Il Dio che negli uomini vede i suoi figli. Allah è un Dio padrone, un Dio tiranno.
Un Dio che negli uomini vede i suoi sudditi anzi i suoi schiavi.
Un Dio che invece dell' amore insegna l' odio, che attraverso il Corano chiama cani-infedeli coloro che credono in un altro Dio e ordina di punirli.
Di soggiogarli, di ammazzarli. Quindi come si fa a mettere sullo stesso piano il cristianesimo e l' islamismo, come si fa a onorare in egual modo Gesù e Maometto?!?
Basta davvero la faccenda del Dio Unico per stabilire una concordia di concetti, di principii, di valori?!? E questo è il punto che nell' immutata realtà del dopo-strage di Londra mi turba forse di più.
Mi turba anche perché sposa quindi rinforza quello che considero l' errore commesso da papa Wojtyla: non battersi quanto avrebbe a mio avviso dovuto contro l' essenza illiberale e antidemocratica anzi crudele dell' Islam. Io in questi quattr' anni non ho fatto che domandarmi perché un guerriero come Wojtyla, un leader che come lui aveva contribuito più di chiunque al crollo dell' impero sovietico e quindi del comunismo, si mostrasse così debole verso un malanno peggiore dell' impero sovietico e del comunismo. Un malanno che anzitutto mira alla distruzione del cristianesimo. (E dell' ebraismo).
Non ho fatto che domandarmi perché egli non tuonasse in maniera aperta contro ciò che avveniva (avviene) ad esempio in Sudan dove il regime fondamentalista esercitava (esercita) la schiavitù. Dove i cristiani venivano eliminati (vengono eliminati) a milioni. Perché tacesse sull' Arabia Saudita dove la gente con una Bibbia in mano o una crocetta al collo era (è) trattata come feccia da giustiziare. Ancora oggi quel silenzio io non
l' ho capito e...

Naturalmente capisco che la filosofia della Chiesa Cattolica si basa sull' ecumenismo e sul comandamento Ama-il-nemico-tuo-come-te-stesso.
Che uno dei suoi principii fondamentali è almeno teoricamente il perdono, il sacrificio di porgere l' altra guancia.
(Sacrificio che rifiuto non solo per orgoglio cioè per il mio modo di intendere la dignità, ma perché lo ritengo un incentivo al Male di chi fa del male).

Però esiste anche il principio dell' autodifesa anzi della legittima difesa, e se non sbaglio la Chiesa Cattolica vi ha fatto ricorso più volte.
Carlo Martello respinse gli invasori musulmani alzando il crocifisso.
Isabella di Castiglia li cacciò dalla Spagna facendo lo stesso.
E a Lepanto c' erano anche le truppe pontificie.
A difendere Vienna, ultimo baluardo della Cristianità, a romper l' assedio di Kara Mustafa, c' era anche e soprattutto il polacco Giovanni Sobienski con l' immagine della Vergine di Chestochowa.
E se quei cattolici non avessero applicato il principio dell' autodifesa, della legittima difesa, oggi anche noi porteremmo il burka o il jalabah.
Anche noi chiameremmo i pochi superstiti cani-infedeli.
Anche noi gli segheremmo la testa col coltello halal.
E la basilica di San Pietro sarebbe una moschea come la chiesa di Santa Sofia a Istanbul.
Peggio: in Vaticano ci starebbero Bin Laden e Zarkawi.
Così, quando tre giorni dopo la nuova strage Papa Ratzinger ha rilanciato il tema del Dialogo, sono rimasta di sasso. Santità, Le parla una persona che La ammira molto. Che Le vuole bene, che Le dà ragione su un mucchio di cose. Che a causa di questo viene dileggiata coi nomignoli atea-devota, laica-baciapile, liberal-clericale. Una persona, inoltre, che capisce la politica e le sue necessità. Che comprende i drammi della leadership e i suoi compromessi. Che ammira l' intransigenza della fede e rispetta le rinunce o le prodigalità a cui essa costringe.
Però il seguente interrogativo devo porlo lo stesso: crede davvero che i musulmani accettino un dialogo coi cristiani, anzi con le altre religioni o con gli atei come me? Crede davvero che possano cambiare, ravvedersi, smettere di seminar bombe? Lei è un uomo tanto erudito, Santità.
Tanto colto. E li conosce bene. Assai meglio di me.
Mi spieghi dunque: quando mai nel corso della loro storia, una storia che dura da millequattrocento anni, sono cambiati e si sono ravveduti?
Oh, neanche noi siamo stati e siamo stinchi di santo: d' accordo.
Inquisizioni, defenestrazioni, esecuzioni, guerre, infamie di ogni tipo. Nonché guelfi e ghibellini a non finire. E per giudicarci severamente basta pensare a quel che abbiamo combinato sessanta anni fa con l' Olocausto.
Ma poi abbiamo messo un po' di giudizio, perbacco.
Ci abbiamo dato una pensata e se non altro in nome della decenza siamo un po' migliorati. Loro, no.

La Chiesa Cattolica ha avuto svolte storiche, Santità. Anche questo lei lo sa meglio di me. A un certo punto si è ricordata che Cristo predicava la Ragione, quindi la scelta, quindi il Bene, quindi la Libertà, e ha smesso di tiranneggiare.
D' ammazzare la gente. O costringerla a dipinger soltanto Cristi e Madonne. Ha compreso il laicismo.
Grazie a uomini di prim' ordine, un lungo elenco di cui Lei fa parte, ha dato una mano alla democrazia.
Ed oggi parla coi tipi come me. Li accetta e lungi dal bruciarli vivi (io non dimentico mai che fino a quattro secoli fa il Sant' Uffizio mi avrebbe mandato al rogo) ne rispetta le idee.
Loro, no. Ergo con loro non si può dialogare. E ciò non significa ch' io voglia promuovere una guerra di religione, una Crociata, una caccia alle streghe, come sostengono i mentecatti e i cialtroni. (Guerre di religione, Crociate, io ?!? Non essendo religiosa, figuriamoci se voglio incitare alle guerre di religione e alle Crociate. Cacce alle streghe io?!? Essendo considerata una strega, un' eretica, dagli stessi laici e dagli stessi liberals, figuriamoci se voglio accendere una caccia alle streghe. Ciò significa, semplicemente, che illudersi su di loro è contro ragione. Contro la Vita, contro la stessa sopravvivenza, e guai a concedergli certe familiarità.

La strage toccherà davvero anche a noi, la prossima volta toccherà davvero a noi? Oh, sì. Non ne ho il minimo dubbio. Non l' ho mai avuto. Anche questo lo dico da quattro anni. E aggiungo: non ci hanno ancora attaccato in quanto avevano bisogno della landing-zone, della testa di ponte, del comodo avamposto che si chiama Italia. Comodo geograficamente perché è il più vicino al Medio Oriente e all' Africa cioè ai paesi che forniscono il grosso della truppa. Comodo strategicamente perché a quella truppa offriamo buonismo e collaborazionismo, coglioneria e viltà. Ma presto si scateneranno. Lo stesso Bin Laden ce lo ha promesso. In modo esplicito, chiaro, preciso. Più volte. I suoi luogotenenti (o rivali), idem. Lo stesso Corriere lo dimostra con l' intervista a Saad Al-Faqih, l' esiliato saudita diventato amico di Bin Laden durante il conflitto coi russi in Afghanistan, e secondo i servizi segreti americani finanziatore di Al Qaeda. «E' solo questione di tempo. Al Qaeda vi colpirà presto» ha detto Al-Faqih aggiungendo che l' attacco all' Italia è la cosa più logica del mondo. Non è l' Italia l' anello più debole della catena composta dagli alleati in Iraq? Un anello che viene subito dopo la Spagna e che è stato preceduto da Londra per pura convenienza. E poi: «Bin Laden ricorda bene le parole del Profeta. Voi-costringerete-i-romani-alla-resa. E vuole costringer l' Italia ad abbandonare l' alleanza con l' America». Infine, sottolineando che operazioni simili non si fanno appena sbarcati a Lampedusa o alla Malpensa bensì dopo aver maturato dimestichezza con il paese, esser penetrati nel suo tessuto sociale: «Per reclutare gli autori materiali, c' è solo l' imbarazzo della scelta».
Molti italiani non ci credono ancora. Nonostante le dichiarazioni del ministro degli Interni, a rischio Roma e Milano, all' erta anche Torino e Napoli e Trieste e Treviso nonché le città d' arte come Firenze e Venezia, gli italiani si comportano come i bambini per cui la parola Morte non ha alcun significato. O come gli scriteriati cui la morte sembra una disgrazia che riguarda gli altri e basta. Nel caso peggiore, una disgrazia che li colpirà per ultimi. Peggio: credono che per scansarla basti fare i furbi cioè leccarle i piedi. Ha ragione Vittorio Feltri quando su Libero scrive che la decadenza degli occidentali si identifica con la loro illusione di poter trattare amichevolmente il nemico, nonché con la loro paura. Una paura che li induce ad ospitare docilmente il nemico, a tentar di conquistarne la simpatia, a sperare che si lasci assorbire mentre è lui che vuole assorbire. Questo senza contare la nostra abitudine ad essere invasi, umiliati, traditi. Come dico nell' «Apocalisse», l' abitudine genera rassegnazione. La rassegnazione genera apatia. L' apatia genera inerzia. L' inerzia genera indifferenza, ed oltre a impedire il giudizio morale l' indifferenza soffoca l' istinto di autodifesa cioè l' istinto che induce a battersi. Oh, per qualche settimana o qualche mese lo capiranno sì d' essere odiati e disprezzati dal nemico che trattano da amico e che è del tutto refrattario alle virtù chiamate Gratitudine, Lealtà, Pietà. Usciranno sì dall' apatia, dall' inerzia, dall' indifferenza. Ci crederanno sì agli annunci di Saad al-Faqih e agli espliciti, chiari, precisi avvertimenti pronunciati da Bin Laden and Company. Eviteranno di prendere i treni della sotterranea. Si sposteranno in automobile o in bicicletta. (Ma Theo van Gogh fu ammazzato mentre si spostava in bicicletta). Attenueranno il buonismo o il servilismo. Si fideranno un po' meno del clandestino che gli vende la droga o gli pulisce la casa. Saranno meno cordiali col manovale che sventolando il permesso di soggiorno afferma di voler diventare come loro ma intanto fracassa di botte la moglie, le mogli, e uccide la figlia in blue jeans. Rinunceranno anche alle litanie sui Viaggi della Speranza, e forse realizzeranno che per non perdere la Libertà a volte bisogna sacrificare un po' di libertà. Che l' autodifesa è legittima difesa e la legittima difesa non è una barbarie. Forse grideranno addirittura che la Fallaci aveva ragione, che non meritava d' essere trattata come una delinquente. Ma poi riprenderanno a trattarmi come una delinquente. A darmi di retrograda xenofoba razzista eccetera. E quando l' attacco verrà, udiremo le consuete scemenze. Colpa-degli-americani, colpa-di-Bush.
Quando verrà, come avverrà quell'attacco? Oddio, detesto fare la Cassandra. La profetessa. Non sono una Cassandra, non sono una profetessa. Sono soltanto un cittadino che ragiona e ragionando prevede cose che secondo logica accadranno. Ma che ogni volta spera di sbagliarsi e, quando accadono, si maledice per non aver sbagliato. Tuttavia riguardo all' attacco contro l' Italia temo due cose: il Natale e le elezioni. Forse supereremo il Natale. I loro attentati non sono colpacci rozzi, grossolani. Sono delitti raffinati, ben calcolati e ben preparati. Prepararsi richiede tempo e a Natale credo che non saranno pronti. Però saranno pronti per le elezioni del 2006. Le elezioni che vogliono vedere vinte dal pacifismo a senso unico. E da noi, temo, non si accontenteranno di massacrare la gente. Perché quello è un Mostro intelligente, informato, cari miei. Un Mostro che (a nostre spese) ha studiato nelle università, nei collegi rinomati, nelle scuole di lusso. (Coi soldi del genitore sceicco od onesto operaio). Un Mostro che non s' intende soltanto di dinamica, chimica, fisica, di aerei e treni e metropolitane: s' intende anche di Arte. L' arte che il loro presunto Faro-di-Civiltà non ha mai saputo produrre. E penso che insieme alla gente da noi vogliano massacrare anche qualche opera d' arte. Che ci vuole a far saltare in aria il Duomo di Milano o la Basilica di San Pietro? Che ci vuole a far saltare in aria il David di Michelangelo, gli Uffizi e Palazzo Vecchio a Firenze, o il Palazzo dei Dogi a Venezia? Che ci vuole a far saltare in aria la Torre di Pisa, monumento conosciuto in ogni angolo del mondo e perciò assai più famoso delle due Torri Gemelle? Ma non possiamo scappare o alzare bandiera bianca. Possiamo soltanto affrontare il mostro con onore, coraggio, e ricordare quel che Churchill disse agli inglesi quando scese in guerra contro il nazismo di Hitler. Disse: «Verseremo lacrime e sangue». Oh, sì: pure noi verseremo lacrime e sangue. Siamo in guerra: vogliamo mettercelo in testa, sì o no?!? E in guerra si piange, si muore. Punto e basta. Conclusi così anche quattro anni fa, su questo giornale.

Oriana Fallaci - 15 settembre 2006
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Jihad o goera "santa" xlamega on cremene contro l'omanedà

Messaggioda Berto » gio feb 05, 2015 10:20 pm

Persecusion dei cristiani, dei pagani, de łi ebrei, dei musulmani, de łi atei e de łi apostati, de łi raxianti (ereteghi), dei coki.
viewtopic.php?f=24&t=1331

Chi è il profeta Mohammed ?

http://www.islam-guide.com/it/ch3-8.htm

Mohammed nacque alla Mecca nel 570. Fin dalla morte del padre, prima della sua nascita e dopo la morte della madre, avvenuta subito dopo, fu allevato dallo zio che apparteneva alla rispettata tribù di Quraysh. Crebbe analfabeta e così rimase fino alla sua morte. Il suo popolo, prima della sua missione come profeta, non conosceva la scienza e la maggior parte di loro era analfabeta. Quando crebbe, divenne conosciuto per la sua sincerità, onestà, fedeltà e generosità. Era così fedele da essere chiamato il Fedele.1 Mohammed era molto religioso e detestò a lungo la decadenza e l'idolatria della sua società.

All'età di quarant'anni, Mohammed ricevette la sua prima rivelazione da Dio attraverso l'Arcangelo Gabriele. Le rivelazioni continuarono per ventitré anni e sono conosciute, nel complesso, con il nome di Corano.

Appena iniziò a recitare il Corano e a predicare la verità che Dio gli aveva rivelato, lui e il suo piccolo gruppo di seguaci furono perseguitati dai non credenti. Le persecuzioni diventarono così feroci che nell'anno 622 Dio diede loro l'ordine di emigrare. Questa migrazione dalla Mecca alla città di Medina, circa 450 km a Nord, segna l'inizio del calendario musulmano. (Ma da nesuna parte se cata scrito ke la persecusion la xe stà violenta e ke i moamediani li xe stà copà)

Dopo diversi anni, Mohammed e i suoi seguaci ritornarono alla Mecca, dove perdonarono i loro nemici. Prima della sua morte, all'età di sessantatré anni, la maggior parte della penisola arabica divenne musulmana e circa dopo cento anni dalla sua morte, l'Islam conquistò la parte Ovest della Spagna e la Cina. Tra le ragioni di una così rapida e pacifica diffusione dell'Islam vi è la verità e la chiarezza della sua dottrina. L'Islam richiede la fede in un solo Dio, che è l'unico degno di essere adorato.

Il profeta Mohammed fu un esempio perfetto di essere umano onesto, giusto, misericordioso, compassionevole, fedele e coraggioso. Sebbene fosse un uomo, non possedeva caratteristiche cattive e si sforzò unicamente per predicare nell'interesse di Dio e nella sua ricompensa nell'aldilà. Inoltre, in tutte le sue azioni e relazioni fu attento e timido verso Dio.


Il Profeta Muhammad (MAOMETTO)

http://cronologia.leonardo.it/storia/anno622a.htm

Secondo la tradizione, il patriarca Abramo condusse Agar e il loro figlio Ismaele verso l’interno dell’immenso deserto a nord della penisola Araba, in una desolata valle a sud della terra di Canaan. Vennero presi dalla sete e Agar, temendo per la vita del bambino, salì su una roccia per vedere se vi fosse qualcuno che poteva aiutarli. Non vedendo nessuno corse verso un altura, anche questa volta senza esito. In preda al panico, la donna corse sette volte da un punto all'altro, finché alla fine della settima corsa, stremata, sedette a riposare su una roccia. Apparve l’angelo, che le ordinò di alzarsi e di sollevare il fanciullo. Le annunciò che Dio avrebbe creato, per mezzo di Ismaele, una grande nazione. Quando riaprì gli occhi, Agar vide una sorgente d’acqua scaturire dalla sabbia proprio nel punto in cui in tallone del bambino aveva premuto il terreno.

Da allora la valle divenne luogo di sosta per le carovane che percorrevano il deserto, poiché l’acqua era buona e abbondante: il pozzo prese il nome di Zamzam. Un giorno Abramo fece visita al figlio e Dio gli mostrò il punto esatto, vicina al pozzo, sul quale lui e Ismaele dovevano edificare un santuario. Spiegò loro come doveva essere costruito: il nome dell’edificio, derivato dalla sua forma, sarebbe stato Ka’bah, ovvero cubo. I quattro angoli dovevano essere orientati secondo i punti cardinali, e in quello orientale doveva essere collocata l'oggetto più santo: una pietra d'origine celeste e di colore nero.
II grande pellegrinaggio alla Mecca, così come venne istituito da Abramo, doveva avere luogo una volta l’anno, ma altri minori potevano essere compiuti in qualsiasi momento. In numero sempre crescente, da tutte le patti dell'Arabia e da altri paesi, i pellegrini iniziarono il loro afflusso alla Mecca.

Il pellegrinaggio.
Quando l’edificio della Ka’bah fu completato, Dio comandò ad Abramo di istituire il rito del pellegrinaggio alla Mecca:
"Purifica la Mia Casa per coloro che vi compiono circumambulazione, si fermano in piedi vicino ad essa e si inchinano e fanno le prostrazioni.
E proclama agli uomini il pellegrinaggio, in modo che essi possano venire a te su snelli cammelli, da ogni profonda vallata" (Corano XXII, vv. 26-27).
Con il passare dei secoli, e per vari motivi, la purezza del culto al Dio unico andò perdendosi. Anche il pozzo di Zamzam fu soppresso.
Il pozzo di Zamzam
Adiacente al lato nordoccidentale della Ka’bah c’è un piccolo spiazzo detto Hijr Ismà’il, perché sotto le pietre che lo pavimentano si trovano le tombe di Ismaele e Agar. Una notte ‘Abd al-Muttalib, mentre dormiva in quel luogo, come amava fare per essere più vicino possibile alla Casa di Dio, ebbe la visione di una figura che gli ordinava di scavare il pozzo di Zamzam, dopo avergli dato le indicazioni per trovarlo. Con il ritrovamento del pozzo venne alla luce anche il tesoro sepolto sotto la sabbia. Con abilità e coraggio ‘Abd al-Muttalib riuscì a scongiurare lo scontro tra i clan. Da allora fu stabilito che fosse il clan di Hàshim a prendere in custodia il pozzo di Zamzam.

Diretti responsabili furono i membri della tribù di Giurhum, proveniente dalla Yemen. I Giurhum si erano assicurati il controllo della Mecca, e i discendenti di Abramo lo avevano tollerato, perché una moglie di Ismaele apparteneva a quella tribù. Ma venne un tempo in cui i Giurhum cominciarono a commettere ogni sorta di iniquità, tanto da finire cacciati dalla città. Prima di partire, riempirono il pozzo con parte del tesoro del Santuario e lo coprirono di sabbia. Dopo di loro, divennero Signori della Mecca i Khuza’ah, una tribù araba discendente da Ismaele, emigrata nello Yemen e poi ritornata nel nord. Costoro non fecero nessun tentativo per ritrovare il pozzo, e posero l’idolo siriano Hubal all’interno della Ka’bah.

Nel IV secolo d.C. circa, un uomo di nome Qusay, membro della tribù araba Quraysh, discendente da Abramo, sposò la figlia del capo dei Khuza’ah. Alla morte del suocero, Qusay governò la Mecca e divenne il custode della Ka’bah. Ebbe quattro figli. Nonostante il più importante e onorato, già mentre il padre era in vita, fosse ‘Abdu Manaf, il padre gli preferì come successore il meno capace primogenito ‘Abd ad-Dat.

Lo scontro si verificò nella generazione successiva, quando una metà dei Quraysh si raccolse attorno al figlio di ‘Abdu Manàf, Hashim, che era senza dubbio l’uomo più degno del tempo. La violenza era tassativamente proibita, non solo nell’area del Santuario ma anche in un raggio di molti chilometri intorno alla Mecca. Si arrivò dunque a un compromesso tra le due fazioni: fu convenuto che i figli di ‘Abdu Manaf mantenessero il diritto di esigere le tasse e di provvedere i pellegrini di cibo e bevande, mentre i figli di ‘Abd ad-Dàr avrebbero continuato a tenere le chiavi della Ka’bah e gli altri diritti. Lungo la via delle carovane e a circa undici giorni di cammello a nord della Mecca si trovava l’oasi di Yathrib, abitata da tribù di ebrei, ma sotto il controllo di una tribù araba proveniente dal sud. Questa tribù successivamente si divise in due clan, Aws e Khazraj, in lotta tra loro. Hashim chiese la mano della donna più influente dei Khazraj ed ebbe da lei un figlio, ‘Abd al-Muttalib, che fin da giovane mostrò di possedere doti di condottiero. E infatti, alla morte dello zio, a lui venne conferito il compito di nutrire e dissetare i pellegrini. ‘Abd al-Muttalib era rispettato dai Quraysh per il suo coraggio, e per le doti di affidabilità, generosità e saggezza. Gli mancava però qualcosa di molto importante per la società araba: i figli. ‘Abd al-Muttalib pregò Dio di favorirlo mandandogli figli, e aggiunse alla preghiera il voto che, se fosse stato benedetto con dieci figli, avrebbe sacrificato uno di essi alla Ka’bah. La preghiera venne esaudita, e quando i figli raggiunsero l’età adulta, il padre li radunò e disse loro del patto con Dio, pregandoli di aiutarlo a mantenere l’impegno preso; li condusse al Santuario dove ognuno di loro consegnò la propria freccia perché fosse giocata a sorte. uscì la freccia del più giovane e più amato ‘Abd Allah. Le proteste delle donne della famiglia convinsero ‘Abd al-Muttalib a consultare una saggia donna della sua città natale, Yathrib. Poiché il riscatto di un uomo stabilito alla Mecca era di dieci cammelli, la donna consigliò di gettare le sorti tra il ragazzo e dieci cammelli. Solo la decima volta la freccia cadde verso i cammelli: al posto del ragazzo si dovettero dunque sacrificare cento cammelli. Quella era la volontà di Dio, e ‘Abd Allah fu salvo. Il padre decise allora di dargli moglie e fu scelta una nipote di Qusay, la bella Amina, figlia di Wahab. Il matrimonio si celebrò nel 569, anno che precedette quello conosciuto come "l’anno dell’Elefante".

Nascita di Muhammad (S.a.s.). Nel 570, ‘Abd Allah fu assente dalla Mecca, poiché si era recato a commerciare in Palestina e in Siria. Sulla via del ritorno, si fermò presso la famiglia della nonna, a Yathrib, ma lì cadde ammalato e in pochi giorni morì. Grande fu il dolore di tutta La Mecca, e l’unica consolazione del padre di ‘Abd Allah e della moglie Amina fu il bimbo nato alcune settimane dopo la morte del padre. Al neonato, subito portato dal nonno al Santuario e nella Casa di Dio per innalzare una preghiera di ringraziamento, fu dato il nome di Muhammad.

L’Anno dell’Elefante
Nel 570 lo Yemen era sotto la dominazione abissina, e un abissino di nome Abrahah ne era il vicereggente.
Il suo obiettivo era soppiantare La Mecca quale più importante centro di pellegrinaggio, e per questo scopo fece costruire una grande cattedrale a San’à. Questo suscitò l’ira delle tribù arabe e un membro di una tribù affine ai Quraysh decise di profanare la chiesa.
La conseguenza fu che Abrahah, infuriato per questo gesto, giurò di radere al suolo la Ka’bah. A tal fine preparò un grande esercito, alla testa del quale mise un elefante, Fu solo un miracolo divino a salvare la Ka’bah dalla distruzione e l’esercito di Abrahah si ritirò, sconfitto da stormi di uccelli mandati da Dio per colpire l’armata con pietre sterminatrici.

Pochi erano gli Arabi che sapevano leggere, ma il desiderio delle famiglie nobili era che i loro figli imparassero a parlare la lingua araba pura. L’eloquenza e la bellezza del discorso erano considerati una virtù e i meriti di un uomo in gran parte erano dovuti alle sue doti di poeta e alla perfezione della sua poesia. La tribù dei Quraysh, recentemente adattata alla vita sedentaria, era incline ad affidare i propri figli a nutrici beduine, che li allevavano alla sana vita del deserto. Il piccolo Muhammad fu affidato a una donna di nome Halimah, che aveva il compito di allattarlo e di farlo crescere all’aria aperta, nei grandi spazi del deserto, con la libertà per l’anima che questo offre. Il bimbo visse nel deserto per tre anni.

La purificazione.
Quando Muhammad aveva tre anni, accadde un episodio molto significativo, che contribuì alla purificazione del suo spirito. Mentre stava giocando con il fratello di latte dietro le tende, si presentarono due uomini vestiti di bianco che recavano un bacile d’oro pieno di neve. Presero il bimbo e lo distesero a terra, gli aprirono il petto e con le mani gli estrassero il cuore. Tolsero un piccolo grumo nero, che buttarono via. Poi lavarono il cuore e il petto del bambino con la neve e lo lasciarono andare. Il racconto del fratellino che aveva assistito all’episodio allarmò la nutrice, che decise di riportare subito Muhammad alla sua famiglia per timore che gli potesse capitare qualcosa di grave.

Quando ebbe sei anni la madre volle portarlo a conoscere i parenti di Yathrib. Durante il viaggio la donna si ammalò e morì in pochi giorni. Il nonno si prese cura del bimbo rimasto orfano, riversando su di lui tutto l’amore che aveva per il figlio morto. Due anni più tardi, sul letto di morte, affidò Muhammad ad Abu Talib, fratello del padre del ragazzo, che non fu meno affettuoso e premuroso del vecchio ‘Abd al-Muttalib.

Abu Tàlib aveva tanti figli ed era povero, e perciò il nipote si sentì obbligato a contribuire al proprio sostentamento, portando al pascolo pecore e capre: passava così molto tempo in solitudine, tra le colline sopra la Mecca.

Qualche volta lo zio lo portava con sé nei suoi viaggi; all’età di dieci anni circa, Muhammad partì insieme allo zio con una carovana di mercanti diretta in Siria. A Bostra, sulla via delle carovane dirette alla Mecca, incontrarono un monaco cristiano di nome Bahira, che conosceva la predizione di antichi manoscritti sulla venuta di un profeta per gli Arabi. Non appena vide il ragazzo ed ebbe osservato bene il suo viso, il monaco capi che quello era il profeta atteso e lo comunicò allo zio, chiedendogli di mantenere il segreto.

Il giovane Muhammad.
All’età di venticinque anni Muhammad era di statura media, di corporatura snella, con larghe spalle; i capelli e la barba erano folti, neri e leggermente ondulati. Aveva la pelle chiara, la fronte ampia. Gli occhi, con un largo taglio ovale e ciglia lunghe e folte, erano neri secondo alcune descrizioni, castani secondo altre.

Muhammad rimase celibe più a lungo di quanto fosse solito nella società araba, a causa della sua povertà. Allora usava sposarsi tra cugini e il giovane invano chiese allo zio la mano della cugina Umm Hàni, che fu data in sposa ad un altro cugino per motivi economici e di alleanze tra i clan. Tra i più ricchi mercanti della Mecca c’era anche una donna, Khadijah, (Kadigia) del potente clan degli Asad e lontana cugina dei figli di Hàshim. Dalla morte del secondo marito, era solita assumere uomini che commerciassero per lei. Khadijah aveva già sentito parlare di Muhammad, che nella città di Mecca godeva la fama di al-Amin, "il fidato, l'onesto". Un giorno Khadijah gli affidò l’incarico di portare alcune merci in Siria. Al ritorno dal viaggio Muhammad, si recò personalmente a casa di Khadijah con le mercanzie che aveva acquistato in Siria e col ricavato delle vendite.

Khadijah era una bella donna, anche se più vecchia di Muhammad di circa quindici anni. Il guadagno non sembrò interessarla quanto il fascino del giovane stesso: in breve, mandò un’amica a combinare il matrimonio. Il giorno delle nozze la moglie donò al marito uno dei suoi schiavi, un giovane di quindici anni di nome Zayd, che divenne figlio adottivo di Muhammad (S.a.s.). All’età di trentacinque anni, per sollevare lo zio dalle difficoltà economiche, Muhammad accolse il cugino ‘Ali nella sua casa. In quell’anno i Quraysh decisero di ricostruire la Ka’bah e affidarono a Muhammad il compito di collocarvi la Pietra Nera.

Il ritiro.
Muhammad amava la solitudine e la meditazione, e si recava in ritiro spirituale in una grotta del Monte Hira’, nei pressi della Mecca.
Una notte, nel suo quarantesimo anno d’età, in quello che sarà poi il mese di Ramadan, tradizionalmente dedicato al digiuno e al ritiro, mentre era solo nella grotta, Muhammad vide un Angelo in forma umana, che (secondo alcune fonti) gli ingiunse di leggere.
Spaventato, Muhammad fuggì dalla grotta. Raccontò l’accaduto alla moglie, che corse a riferire tutto al cugino Waraqah, un hanif (credente monoteista) grande conoscitore delle antiche scritture.
Questi annunciò alla donna che il marito era il Profeta premesso.
A questa seguirono altre conferme, direttamente dal Cielo sotto forma di rivelazioni. Incoraggiato dalla moglie, Muhammad cominciò a narrare dell’Angelo e delle Rivelazioni a coloro che gli erano più vicini e più cari. I primi ad accettare le regole della nuova religione, dopo Khadijah, furono il cugino ‘Ali, il figlio adottivo Zayd, e l’amico fidato del Profeta, Abu Bakr, un uomo amato e rispettato, poiché era di grande cultura, gentile e piacevole. Per suo tramite molti aderirono alla nuova religione, e anch’egli, come Khadijah, non esitò a dedicare tutte le sue ricchezze alla causa dell’Islam. Il gruppo dei credenti, uomini e donne, cresceva sempre più, anche se nessun invito ad aderire alla nuova religione era stato fatto pubblicamente.

Nei primi tempi dell’Islam i compagni del Profeta andavano sempre in gruppo a pregare, senza essere visti, nelle vallate vicino alla Mecca. Accadde che alcuni idolatri li sorprendessero in preghiera e brutalmente li coprissero di insulti. I musulmani decisero di non far uso della violenza, finché Dio avesse deciso altrimenti.

Quando Muhammad proclamò apertamente la nuova religione, i Quraysh parvero disposti a tollerarla. Ma quando si resero conto che essa si contrapponeva ai loro dei, alla loro tradizione e ai loro principi, temettero per la loro attività commerciale e si appellarono ad Abu Talib perché ponesse freno alle attività del nipote. Ma le pressioni dei Quraysh non ebbero alcun esito. I Quraysh si limitarono allora a una persecuzione capillare contro i credenti che non godevano di protezioni.

Persecuzioni. ???
La conversione di ‘Umar non dissuase lo zio Abu Jahl dal perseguitare i musulmani. Venne stilato un documento in cui i Quraysh si impegnavano a non sposare donne del clan di Hashim, né a dare le proprie figlie in matrimonio a uomini hashimiti, né a vendere o comperare nulla da loro. Circa quaranta capi quraysh posero il loro sigillo su questo accordo, anche se alcuni di loro furono costretti a farlo e il documento fu depositato all’interno della Ka’bah. Il bando contro i musulmani restò in vigore per due anni senza produrre gli effetti desiderati. Infine venne ufficialmente revocato per iniziativa di alcuni capi che non lo avevano mai condiviso.

Le origini della comunità.
Il numero dei credenti aumentava continuamente, malgrado la crescente ostilità dei meccani nei loro confronti. Accadde anche che il Profeta venisse aggredito ed insultato apertamente dal maggiore nemico dell'Islam, Abu-l-Hakam, rinominato poi Abu Jahl, "padre dell'ignoranza". Il Profeta non reagì, ma si limitò ad alzarsi per fare rientro a casa. Hamza, uno zio del Profeta, venuto a conoscenza dell’accaduto, si recò prontamente alla moschea, dove era seduto Abu Jahl con alcuni Quraysh, e lo colpì sulle spalle con l’arco, con tutta la sua forza. Questi non reagì, per evitare il peggio: anche perché Hamza dichiarò davanti a tutti la sua adesione all’Islam. Questa nuova vittoria di Muhammad allarmò i Quraysh: la figura di Hamza, grande guerriero, dava all’Islam forza e protezione. Dopo questo episodio, i Quraysh ritennero necessario trovare un immediata soluzione per porre fine ad un processo che stava portando alla rovina il loro prestigio tra gli Arabi e minacciava i loro interessi. Uno di loro si recò dal Profeta, che era seduto da solo vicino alla Ka’bah, per trattare con lui; ma Muhammad, oltre a restare fermo nelle sue posizioni anche davanti a offerte allettanti, continuò a rafforzare la sua comunità con fedeli sempre più influenti, come ‘Uthman, un membro del clan umayyade degli ‘Abd Shams ricco e rispettabile, e con giovani Quraysh, attirandosi ancor più l’ostilità dei loro genitori. Ben presto il Profeta si rese conto che, se egli stesso era risparmiato dalle persecuzioni, molti dei suoi seguaci ne erano vittime. Per metterli in salvo, ordinò loro di trasferirsi in Abissinia. "E' una terra di sincerità religiosa" disse, "dove c’è un re sotto la cui tutela nessuno soffre ingiustizia". Gli emigrati furono accolti molto bene in quella terra e fu loro accordata piena libertà di culto. Questo gruppo, composto da ottanta persone senza contare i bambini piccoli che avevano portato con sé, costituì il nucleo della prima emigrazione dell’Islam.

Alla Mecca intanto, dopo un fallito tentativo di sabotare la fuga in Abissinia, si inaspriva la persecuzione contro i musulmani rimasti. Ma accadde anche che il nipote di Abu Jahl, ‘Umar figlio di Khattab, che era stato tra i più violenti esecutori delle istruzioni dello zio contro i fedeli musulmani, abbracciasse l’Islam. Il suo coraggio lo spinse a pregare apertamente di fronte alla Ka’bah esortando i musulmani a pregare con lui.

Nell’anno 619 morì, a sessantacinque anni, Khadijah. La morte dello zio Abu Talib giunse poco dopo quella della moglie, gravando di dolore l’animo del Profeta e indebolendo la sua posizione. Nello stesso anno egli sposò Sawdah, quasi trentenne, anche lei vedova. Alcuni mesi dopo la bella e giovane figlia di Abu Bakr, ‘A’ishah, venne promessa a Muhammad.

Aws e Khazraj. A Yathrib le due tribù, sempre in contrasto tra loro, cercavano alleanze con alcune le tribù ebraiche che vivevano nell’oasi. I rapporti, però, erano di reciproca diffidenza, dovuta al fatto che gli ebrei, monoteisti, non avevano simpatia per gli Arabi politeisti. Quando gli Arabi udirono che alla Mecca c era un uomo che si proclamava Profeta, le loro ricerche di alleanza si volsero in quella direzione. Una delegazione inviata dai capi degli Aws si recò alla Mecca per chiedere aiuto ai Quraysh contro i Khazraj, ma la risposta fu negativa. Durante l’attesa, il Profeta volle offrire loro qualcosa di meglio di ciò per cui erano venuti: recitò una parte del Corano. Ma essi erano restii a convertirsi. In seguito ebbe luogo il quarto conflitto tra le due tribù.

Nel 620, durante il pellegrinaggio, ad ‘Aqabah, una località vicina a Mina in direzione della Mecca, avvenne l’incontro con sei uomini di Yathrib della tribù di Khazraj, che accettarono di adempiere alle condizioni loro imposte dall’Islam.

Nel frattempo, il quarto e più aspro conflitto tra Aws e Khazraj, avvenuto nella città di Yathrib, non aveva avuto esiti decisivi e si era concluso con un accordo di tregua temporanea. I sei messi della tribù Khazraj che avevano incontrato Muhammad ad ‘Aqabah portarono il suo messaggio alla loro gente. L’estate dell’anno 621, cinque uomini rifecero il pellegrinaggio portando con sé altri sette uomini, due dei quali erano della tribù di Aws. I dodici uomini stipularono con il Profeta un patto, noto come la Prima ‘Aqabah. Un anno dopo, settantatré uomini e due donne strinsero il secondo patto col Profeta; questo lo incoraggiò a spingere i suoi seguaci perseguitati dai Meccani a emigrare a Yathrib. In breve tempo tutti i fedeli più vicini a Muhammad abbandonarono La Mecca, ad eccezione di Abu Bakr e del cugino ‘Ali.

L’attentato.
I Quraysh si accordarono su un piano suggerito da Abu Jahl per uccidere il Profeta; ogni clan doveva designare un giovane fidato. Al momento opportuno, i prescelti si sarebbero gettati su Muhammad, sferrando ciascuno un colpo mortale. In questo modo, il sangue del Profeta sarebbe ricaduto su tutti i clan. I giovani scelti per eseguire il piano si riunirono presso la sua porta dopo il calar della notte. Ma il Profeta e il cugino ‘Ali si accorsero della loro presenza; Muhammad diede allora ad ‘Ali il mantello verde con cui era solito dormire, chiedendogli di giacere sul suo letto avvolto nel mantello, per ingannare gli assalitori. Protetto dal velo della notte e dall’intervento divino, il Profeta uscì dalla casa, si recò da Abu Bakr e fuggì con lui verso Yathrib.

Hijrah, l’emigrazione.
Il progetto di un attentato alla vita di Muhammad da parte dei Quraysh, costrinse il Profeta e Abu Bakr a fuggire. Dopo non pochi rischi e difficoltà, raggiunsero l’oasi di Yathrib il 27 settembre del 622. Muhammad fu accolto con grande entusiasmo, e subito ordinò di acquistare un cortile e di trasformarlo in moschea. Ai musulmani di Medina il Profeta dette il titolo di Ansar, ovvero "ausiliari", mentre ai musulmani qurayshiti e delle altre tribù emigrate nell’oasi attribuì quello di Muhajirun. Le due comunità vennero rafforzate da una terza e il Profeta stipulò un accordo di mutua collaborazione tra i suoi seguaci e gli ebrei dell’oasi, riunendoli in un’unica comunità di credenti, in cui erano rispettate le differenze tra le due religioni.

In breve l’Islam si stabilì nell’oasi, che presto cambiò nome e divenne al-Madina al-Munawuarah, "la città illuminata". Quando fu completata la costruzione della Moschea, il Profeta fece aggiungere lungo la parte orientale due piccole abitazioni. Muhammad andò a vivere con le figlie e Sawdah nella nuova casa e dopo breve tempo furono celebrate le nozze con la giovane ‘A’ishah.

In quel tempo era prevalente l’aspetto giuridico della Rivelazione, che prescriveva il digiuno e l’elemosina e stabiliva in generale ciò che era proibito e ciò che era permesso. Una rivelazione scesa non molto tempo dopo l’arrivo del Profeta a Medina, legata allo sviluppo degli eventi, concesse all’Islam il permesso di combattere. A questo punto la guerra contro i politeisti (???) della Mecca era inevitabile. Un fallito attacco a una carovana meccana scatenò la prima battaglia tra musulmani e politeisti. I motivi del conflitto erano molti. Tra questi, la vendetta originata dalla confisca dei beni degli Emigrati da parte dei Meccani e le ormai pressanti necessità economiche, conseguenti alla crescita della comunità, il cui mantenimento era a carico degli Ausiliari.

Il Profeta marciò con un gruppo armato di Emigrati e Ausiliari di circa trecento uomini. Raggiunse Badr, una località a ovest della strada costiera che va dalla Siria alla Mecca, sperando di sorprendere la carovana di Abu Sufyan, capo clan degli Umayyadi, alleato dei Quraysh. Ma questi si accorse della manovra e mise in salvo i suoi. I Quraysh, intanto, uscirono in armi per soccorrere la carovana. Il 17 marzo dell’anno 623 i Quraysh affrontarono i musulmani con un armata di mille uomini. Fu una battaglia durissima, nella quale i Quraysh persero alcuni tra i migliori cavalieri e capi dei clan, e si ritirarono alla Mecca in disfatta. In seguito, ci furono altri due scontri tra musulmani e Quraysh. In un primo tempo questi ultimi ebbero la meglio (625), ma fallirono l’attacco decisivo contro Medina (627).
(ricordiamo qui, che la battaglia di Badr, ancora oggi è considerata dai fondamentalisti islamici il più grande evento della loro storia)

Le battaglie.
Durante i due anni che seguirono la battaglia di Badr, i Meccani risentirono molto delle conseguenze della perdita delle strade carovaniere lungo il Mar Rosso. L’attacco a una ricca carovana meccana diretta in Iraq, che causò la perdita di consistenti quantità di merci, rappresentò un grave danno per i Quraysh e li indusse a intensificare i preparativi di guerra, già in atto fin dalla disfatta di Badr. Lo scontro avvenne a ‘Uhud, una località a nord di Medina. Fu un grande massacro, una disfatta per i musulmani, con la perdita di parenti e compagni del Profeta. Ma questo duro colpo non indusse la comunità a rinunciare alla sfida. Nel 627 i Quraysh decisero di sferrare un attacco decisivo contro Medina. Durante l’assedio, detto "del fossato", la tribù ebraica dei Qurayza prese le parti dei Meccani, rompendo il patto di alleanza stretto con il Profeta. Questo atto fu all’origine di un duro scontro tra musulmani ed ebrei, che ebbe gravi conseguenze per questi ultimi.

L’anno seguente il Profeta decise di recarsi con i suoi fedeli in pellegrinaggio alla Mecca. Appena seppero della avvenuta partenza dei pellegrini da Medina, i Quraysh, convocarono un consiglio nell’Assemblea. Nonostante fosse già cominciato il mese sacro, mandarono duecento cavalieri a sbarrare il passo ai pellegrini. Questi però riuscirono a cambiare percorso in tempo, raggiungendo il passo che porta a Hudaybiyah, una pianura al di sotto della Mecca, ai confini del territorio sacro. Per risolvere la difficile situazione i Quraysh inviarono Suhayl ibn-Amin, noto per astuzia e abilità, a trattare con il Profeta. L’incontro si concluse con un trattato che stabiliva un armistizio per dieci anni; inoltre, in quell’anno Muhammad e i suoi fedeli non sarebbero entrati alla Mecca contro il volere dei Meccani e in loro presenza. Il trattato stabiliva anche che chiunque desiderasse essere legato al patto con il Profeta era libero di farlo. Fu infine deciso che l’anno successivo i politeisti si sarebbero allontanati dalla città per tre giorni, per consentire al Profeta e ai suoi compagni di compiere il pellegrinaggio. L’anno successivo, in base al trattato con i Quraysh, quasi duemila fedeli compirono il rito del pellegrinaggio nella città completamente vuota, mentre gli abitanti assistevano all’avvenimento dalle alture circostanti.

Poco tempo dopo, intorno all’anno 630, un’incursione notturna compiuta da una tribù alleata dei Quraysh contro una tribù alleata del Profeta provocò un morto. Muhammad considerò questo incidente come una rottura dell’armistizio. Non potendo rimanere indifferente alla richiesta di aiuto della tribù alleata, iniziò i preparativi per una campagna contro i Quraysh. L’armata era la più grande che fosse mai partita da Medina e contava quasi diecimila uomini. Quando l’ordine d'attacco fu impartito l’armata, divisa sotto quattro comandi, entrò nella città della Mecca da quattro direzioni diverse. L’entrata vittoriosa del Profeta nella sua città natale fu celebrata solennemente: egli si fece portare prima verso la Ka’bah, quindi al pozzo di Zamzam per bere. Ritornò poi alla Ka’bah e ordinò di distruggere tutti i dipinti e gli idoli presenti all’interno dell’edificio.

Dopo la vittoria, il Profeta ritornò a Medina e iniziò a ricevere molte delegazioni da ogni parte dell’Arabia. Tra queste ci furono anche delegazioni di ebrei e cristiani provenienti dallo Yemen e da Najran. Il Profeta sottolineò gli obblighi dell’Islam, imponendo di accogliere con benevolenza i messi incaricati di riscuotere le tasse cui musulmani, cristiani ed ebrei erano soggetti, e affermò che tutti avrebbero avuto la protezione di Dio e dello Stato islamico per se stessi, i propri beni e le proprie chiese.

L’anno successivo, il Profeta uscì da Medina alla testa di oltre trentamila uomini e donne per compiere il pellegrinaggio. In questa occasione stabilì definitivamente il rito secondo le antiche regole abramiche e pronunciò un sermone che finiva con la domanda:
"O uomini, vi ho trasmesso fedelmente il mio messaggio?". Alla risposta affermativa, alzò l’indice verso il cielo e disse: "O Dio, sii testimone!".

Rientrato a Medina , il Profeta affrontò nuovi pericoli, anche se meno rilevanti per l'Islam, rappresentati da alcuni impostori che si proclamavano profeti.

La morte del Profeta. Un giorno, mentre Muhammad si accingeva a recarsi alla Moschea, la testa cominciò a dolergli come mai prima. Il giorno dopo, l’8 giugno 632, usci per recarsi alla moschea. La preghiera era già iniziata; Abu Bakr, che la guidava, volle cedergli il posto, ma lui gli fece cenno di continuare dicendo: "Guida la preghiera!". Tornato nell’appartamento di ‘A’ishah, si distese sul suo giaciglio con la testa sul petto della moglie. Ella lo sentì pronunciare le ultime parole: "O Dio, con la Compagnia suprema in Paradiso". La testa si fece più pesante sul petto della donna. ‘A’ishah adagiò la testa del Profeta su un cuscino e prese a piangere con le altre mogli.

Abu Bakr. Al momento della morte del Profeta, Abu Bakr si trovava fuori città. Rientrato a Medina, prese in mano la situazione con lucidità e fermezza. Il suo discorso nella moschea scosse profondamente i fedeli. Dopo aver reso lode a Dio, disse con fermezza:
"O gente, per chi voleva adorare Muhammad, invero Muhammad è morto; per chi voleva adorare Dio, invero Dio è Vivente e non muore"

Ai musulmani si presentò il problema di stabilire il successore. Abu Bakr era stato il compagno più vicino al Profeta e aveva guidato la preghiera quando questi era in vita. ’Umar, davanti ai musulmani riuniti, prese allora la mano di Abu Bakr e gli giurò fedeltà, seguito da tutti i presenti. Grande fu il dolore di tutta la città di Medina e tutti gli abitanti si recarono, a gruppi, a rendere l’ultimo saluto al Profeta.
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Messaggioda Berto » sab feb 14, 2015 3:49 pm

La via egiziana per sconfiggere i terroristi islamici: far prevalere l’identità laica dello Stato e lo spirito nazionalista

Giancarlo Matta

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... 6722454918


I Copti sono alleati preziosi di “contro-jihad” in quanto autentici egiziani autoctoni, pertanto legittimi discendenti delle antiche dinastie faraoniche e sperimentatori , vittime e testimoni della oppressione islamista gravante sulla loro terra dalla metà del VII Secolo.

Attualmente in Egitto vivono circa settanta milioni di musulmani e dodici milioni di cristiani (Copti). Questi ultimi non hanno vita facile nel loro Paese.

Oggi si delinea forse una nuova figura di Capo egiziano il quale, lungi dal perseguire le ambizioni tiranniche e barbare dell’islam, “gli allori ne sfronda e alle genti svela di che lacrime grondi e di che sangue” … È un patriota ?
Devo alla attenzione del presidente e portavoce della folta e ottimamente integrata Comunità Copta torinese, Sherif Azer, se quanto detto dal Presidente egiziano in carica, Abdel Fattah al-Sisi il ventotto dicembre dello scorso anno presso la Università cairota di Al-Azhar (discorso che ha destato in Occidente e in Italia ben poca attenzione) ci giunge (ben tradotto da S. Azer) nel suo senso sostanziale :

“Dovremmo forse uccidere sette miliardi persone? L'islam non può odiare tutti…”
“Siamo al punto che questa ideologia è divenuta ostile al mondo intero. Come è possibile che la religione islamica sia percepita come fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione dal resto del mondo? L’islam ha bisogno di una rivoluzione per estirpare il Jihad (...).”


Ecco poi quanto ha detto pochi giorni dopo, precisamente il 6 gennaio di quest’anno durante la sua visita ufficiale alla Cattedrale Copta di San Marco al Cairo (visita che MAI prima alcun capo egiziano aveva compiuto: siccome la legge islamica vieta di presentare auguri ai non musulmani particolarmente in ambito delle loro celebrazioni religiose e in osservanza ad essa tutti i precedenti presidenti egiziani Nasser, Sadat, Mubarak, e naturalmente Morsi, MAI seguirono la messa del natale dei Copti):

“Per millenni l’Egitto ha portato un messaggio umanistico e civilizzatore al mondo, e siamo qui oggi per confermare che siamo in grado di fare così di nuovo. Sì: un messaggio umanistico e civilizzatore dovrebbe emanare di nuovo dall’Egitto. Noi dobbiamo chiamarci vicendevolmente nient’altro che “egiziani”. … Felice Anno a Voi tutti, a tutti gli Egiziani!”

Forse dagli sviluppi della situazione egiziana, dalle scelte e dal comportamento della sua attuale dirigenza autocratica “illuminata”, potrebbero derivare conseguenze assai sgradite agli islamisti.
E’ pur vero che il poco noto al-Sisi era stato nominato Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate da Morsi: quindi si potrebbe ritenere che fosse (e che ancora sia?) un “vero islamico”. E che abbia liquidato il suo superiore semplicemente per ambizioni personali di potere.
Allora : al-Sisi è un “duro” che si finge “moderato” o un “moderato” che è costretto, se vuol sopravvivere, a fare il “duro” ?
Purché, a torto o a ragione, il presidente egiziano ora al potere non sia un “tisico in terzo grado” dentro quel calderone infernale di violenza islamista che è complessivamente il Nord-Africa.

E che non gli preparino la fine tragica di uno dei suoi predecessori, Sadat. Vedremo.
Per le male-intenzionate potenze islamiste principali (Arabia Saudita e Iran: “Stati-Canaglia”) ora al- Sisi potrebbe rappresentare -pur indirettamente- il principio della fine.

I conti saranno regolati, per ciò che riguarda l’Occidente, tra quelle e : USA, Gran Bretagna, Francia.
Noi italiani, secondo il solito, staremo probabilmente a guardare.
Tuttavia, chissà, per questa volta almeno, essere i “fanali di coda” del Mondo Libero potrebbe rivelarsi posizione privilegiata.

Noi praticamente non abbiamo grossi “panni sporchi” coloniali, non abbiamo passati di sfruttamento verso “territori d’oltre mare”, non abbiamo armato “movimenti di liberazione” a casa altrui… . (In compenso abbiamo, oltre ai filo-arabi di democristiana memoria, molti fifo-islamici… )
E potendo ora assistere alla diffusione della piaga sociale islamista all’interno di quelle pur evolute e “LIBERE” Società, abbiamo modo di vedere o meglio di guardare con attenzione come faranno poi i loro dirigenti a liberarsene. (Per poterlo fare, potrebbero. Ammesso che lo vogliano.)
La Nemesi storica a carico della resuscitata barbarie islamista del XXI Secolo forse uscirà dall’Egitto, dove ancora durante gli anni Sessanta moltissime ragazze e donne passeggiavano tranquillamente indossando la minigonna e le magliette attillate.
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Messaggioda Berto » sab feb 14, 2015 7:35 pm

«Vivo in terra Dio»: parla Hayat “la sposa” di Amedy Coulibaly

http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2015/ ... erra.shtml

Beirut - Hayat Boumeddiene, “la sposa” di Amedy Coulibaly, uno degli autori degli attacchi di Parigi, vive sana e salva «nel Califfato, nella terra governata dalla legge di Dio». È uno degli annunci, la cui attendibilità è impossibile da verificare, fatti nelle ultime ore dallo Stato islamico attraverso le sue due riviste, in francese e in inglese, diffuse su Internet. Nel secondo numero di Dar al Islam, mensile patinato pubblicato sul Web, la copertina mostra l’immagine della Tour Eiffel con la scritta: «Che Iddio maledica la Francia».

L’articolo di punta è «l’intervista con la sposa», ovvero con la giovane Boumeddiene, presentata come la compagna di «Abu Bassir Abdullah al Ifriqi», nome di battaglia di Coulibaly. «Sono nella Terra del Califfato... nella terra governata dalla legge di Dio», si legge nell’«intervista» a Boumeddiene, che non viene però mostrata in nessuna immagine. Nel testo l’Isis attribuisce alla donna la conferma del legame diretto tra Coulibaly e lo Stato islamico. Una relazione ribadita anche dalle pagine di Dabiq, il mensile in inglese dei jihadisti.

Sempre tramite Dabiq, l’Isis ha rivendicato l’uccisione di 58 persone cadute nel sanguinoso attentato kamikaze compiuto nell’ottobre del 2010 a Baghdad contro una chiesa cristiana. L’attacco era stato attribuito all’ala irachena di al Qaida, da cui tre anni dopo è di fatto nato l’Isis. Nelle stesse pagine, i jihadisti annunciano di aver di recente catturato in Libia 21 copti cristiani. Accanto al testo appaiono foto di uomini, definiti «crociati copti», vestiti con l’ormai tradizionale tunica arancione dei prigionieri, sottomessi lungo una spiaggia a miliziani vestiti di nero. Secondo alcuni media egiziani «sono stati sgozzati».

Una pagina è poi dedicata a Muahammad Musallam, 19 anni di Gerusalemme, che si afferma essere «una spia del Mossad». «Non pensate che sia facile spiare l’Isis» è il monito che viene fatto lanciare dal giovane «alle altre spie». Nell’ultima edizione di Dabiq c’è anche spazio per raccontare la storia di Abdelhamid Abaaoud, capo della cellula di Verviers, in Belgio, che sulla rivista appare in foto accanto al testo di una sua intervista.

Abu Omar Soussi - questo il nome di battaglia - afferma di «essere stato scelto da Allah» assieme ad altri due belgi, Abu Zubayr e Abu Khalid, entrambi sospetti jihadisti uccisi durante l’irruzione nelle forze speciali belghe nell’edificio di Verviers. Secondo Dabiq, i tre si erano recati in Belgio per «terrorizzare i crociati che guidano una guerra contro i musulmani». L’uomo è un cittadino belga di origine marocchina. Ha 27 anni e ha combattuto con l’Isis in Siria prima di tornare in Belgio. Nell’intervista non rivela né quando avrebbe lasciato il Paese né dove si trovava il 15 gennaio scorso quando scattò il blitz di Verviers.
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Messaggioda Berto » sab feb 14, 2015 8:06 pm

Copenaghen, attacco islamico in un bar: un morto e due feriti. L'obiettivo era un vignettista

14 febbraio 2015

http://www.liberoquotidiano.it/news/est ... in-un.html


Una nuova pioggia di piombo. Un nuovo attacco islamico. L'attentato si è consumato a Copenaghen, dove era in corso un dibattito su Islam e libertà di parola. Il primissimo bilancio è di un morto civile e tre agenti di polizia feriti. Secondo le prime ricostruzioni rilanciate dalla tv danese Tv2 gli agenti sono stati portate via in barella. Nel corso della sparatoria sono stati esplosi più di 40 colpi. I media locali riferiscono che l'incontro era stato organizzato dall'artista svedese Lars Vilks, già finito nel mirino degli estremisti islamici a causa di una caricatura del profeta Maometto pubblicata nel 2007. Le motivazioni che potrebbero aver spinto a sparare i probabili attentatori islamici, dunque, ricalcherebbero in toto quelle degli stragisti nel Charlie Hebdo. All'incontro era presente anche l'ambasciatore di Francia, Francois Zimeray, che dopo la sparatoria ha scritto su twitter: "Sono ancora vivo". Anche Vilks, che sarebbe stato l'obiettivo primario, è illeso. Ora è iniziata la caccia a due sospetti, che sarebbero fuggiti a bordo di un'auto nera. Di seguito, il tweet dell'ambasciatore francese.

I precedenti - Il dibattito - che si svolgeva nel caffè Krudttoenden, noto in città per i concerti jazz - si discuteva su come conciliare la libertà d'espressione e il rispetto delle religioni all'indomani della strage di Parigi nel Charlie Hebdo, avvenuta lo scorso 7 gennaio, quando vennero massacrate 12 persone, tra i quali il direttore e tre vignettisti. Come detto, nel mirino dei terroristi anche in quest'occasione c'era il vignettista Lars Vilks, 68 anni, che già negli scorsi anni aveva subito attentati. Lo scorso anno, in Pennsylvania, una donna è stata condannata a 10 anni di carcere poiché coinvolta in un complotto per ucciderlo. E ancora, nel 2010, due fratelli cercarono di bruciare la sua casa nel sud della Svezia. I due sono poi stati incarcerati per tentato incendio doloso.


Copenhagen: due attacchi, due morti. Ucciso l'attentatore: danese, era noto all'intelligence
Attentati a conferenza su Charlie e sinagoga. Nella notte uomo spara a polizia, ucciso

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2 ... e751b.html

Terrore a Copenaghen colpita da due attentati in poche ore. La polizia ha reso noto di aver ucciso un uomo che aveva sparato agli agenti vicino a una stazione ferroviaria nel quartiere di Noerrebro, nella notte scorsa. E' presumibilmente l'autore dei due attacchi, il primo ieri contro una conferenza sull'Islam e il secondo nella notte davanti a una sinagoga. La sparatoria è avvenuta dopo che gli agenti avevano messo sotto osservazione un indirizzo vicino a una stazione ferroviaria. Il presunto autore degli attacchi era conosciuto dalla polizia e dall'intelligence del Paese e proveniva dalla capitale: lo ha reso noto la polizia durante una conferenza stampa. Le autorità conoscono l'identità dell'uomo, ma non possono rivelarla poichè un'indagine è in corso.

Dalle prime indagini condotte dalla polizia danese "nulla suggerisce che ci sia un altro attentatore", oltre a quello ucciso dagli agenti.

Nel primo attacco, in un locale che ospitava una conferenza sull'Islam e in ricordo della strage al Charlie Hebdo, è morto un uomo, un regista di 55 anni. Durante l'attaccato davanti alla sinagoga tre persone erano rimaste ferite, poi una di queste è deceduta: si tratta di un uomo di 37 anni, che era stato colpito alla testa. Era un membro della comunità ebraica locale che svolgeva le funzioni di guardiano e proteggeva lo svolgimento di una cerimonia religiosa, assieme con agenti delle forze di sicurezza. "L'ingresso era presidiato e ciò ha impedito agli assalitori di entrare". All'interno della sinagoga era celebrata la cerimonia di maggiore età di una ebrea dodicenne alla presenza di decine di invitati. Secondo i media israeliani, il guardiano ebreo avrebbe dunque impedito che nella sinagoga avesse luogo un attentato di più grave portata. Nello stesso attentato due poliziotti sono rimasti feriti alle braccia e alle gambe.

''Di nuovo gli ebrei vengono uccisi su suolo europeo solo perchè sono ebrei. Questa ondata di attacchi terroristici continuerà'', ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu. ''Israele - ha ribadito rivolgendosi agli ebrei d'Europa - è la vostra casa''.

E' stata dunque per Copenhagen una notte fra sirene della polizia e il rumore degli elicotteri in cielo: una gigantesca caccia all'uomo. Le forze di sicurezza avevano avvertito i residenti che non era sicuro rimanere nel centro della città. La minaccia terroristica è seria: lo ha detto il direttore dei servizi di sicurezza e di intelligence (Pet), Jens Madsen. Nulla fa pensare, ha inoltre affermato la polizia riferendosi al presunto autore dei due attentati, che che l'uomo si sia recato nelle zone del conflitto come l'Iraq o la Siria.

Gli Stati Uniti condannano il "deplorevole" attacco a Copenaghen. "Porgiamo le nostre condoglianze ai cari delle vittime e i nostri pensieri vanno ai feriti", si legge in un comunicato della Casa Bianca: "Siamo in stretto contatto con i nostri interlocutori danesi e siamo pronti a prestare ogni assistenza necessaria alle indagini".

Copenhagen sotto attacco. A gennaio la Francia, ora la Danimarca. La libertà di espressione in Europa torna ancora una volta sotto attacco del terrorismo. Sabato a Copenhagen prima una sparatoria con un morto e tre feriti durante un convegno organizzato in ricordo della strage al giornale satirico francese Charlie Hebdo a gennaio. Poche ore dopo una seconda sparatoria, nei pressi di una sinagoga nel centro della città, con un morto e due feriti. Il bilancio del violentissimo attentato avvenuto nel pomeriggio all'interno di un locale dove si svolgeva il dibattito è di un morto - un civile sui 40 anni - e di tre agenti feriti, che non sono in pericolo di vita. All'evento partecipavano tra gli altri l'ambasciatore francese in Danimarca Franois Zimeray e il vignettista svedese Lars Vilks, in passato minacciato di morte per avere pubblicato una vignetta satirica dove aveva raffigurato il profeta Maometto con le fattezze di un cane, e che potrebbe essere stato il bersaglio dell'attacco. Poi, verso mezzanotte, ancora spari davanti a una sinagoga del centro, che colpiscono una persona alla testa e due poliziotti a gambe e braccia. Il ferito alla testa morirà nella notte. Lo sparatore fugge a piedi e la polizia setaccia l'area, fermando auto, evacuando la stazione di Norreport e invitando i cittadini a non circolare nella zona. Il terrore era esploso che erano da poco passate le 16. Al Krudttoenden cafe, noto locale che organizza concerti jazz, si era da poco aperto il convegno dal titolo ''Arte, blasfemia e libertà di espressione''.

E proprio quando l'ambasciatore francese si apprestava ad introdurre il dibattito, una raffica di colpi di arma da fuoco investiva i presenti. Alcuni agenti di polizia presenti hanno risposto al fuoco, mentre tra i partecipanti al convegno si diffondeva il panico, tra chi fuggiva all'esterno del locale o chi cercava riparo. ''Sono vivo'', ha immediatamente twittato il diplomatico francese. Subito dopo è iniziata la caccia all'uomo. In un primo momento si era parlato di due attentatori che si erano dati alla fuga a bordo di un'auto, poi ritrovata dalla polizia. Ma in serata la stessa polizia danese ha precisato che l'attentatore sarebbe uno solo e ha poi diffuso una sua foto. ''Ritengo che obiettivo dell'attacco fosse Lars Vilks'' ha affermato Helle Merete Brix, una degli organizzatori del convegno. "Ho sentito qualcuno sparare con armi automatiche e altri gridare - ha raccontato Niels Ivar Larsen, uno degli speaker dell'evento -. La polizia ha risposto al fuoco e mi sono nascosto dietro al bar, tutto sembrava surreale, come se fossimo in un film''. Al momento non è giunta alcuna rivendicazione della sparatoria, ma il servizio di sicurezza nazionale danese ha indicato che si è trattato probabilmente di un ''attacco terroristico''.

Ne è convinta la premier Helle Thorning-Smith: ''L'intero paese è in stato di allerta'', ha detto. Drammatiche le fotografie e le immagini mandate in onda dai media locali subito dopo l'attentato. Secondo il canale TV2, in una finestra del Krudttoenden cafe ci sono almeno una trentina di fori di proiettile, segno della violentissima sparatoria. ''Viene da chiedersi, anche se al momento non possiamo confermarlo, se fossimo noi gli obiettivi dell'attacco'', ha dichiarato - stando a Le Monde online - Claus Oxfeldt, responsabile dei sindacati di polizia danese, ricordando che le forze dell'ordine erano state bersaglio degli attacchi terroristici di gennaio a Parigi. Il presidente francese Francois Hollande ha condannato come un ''atto riprovevole'' la sparatoria e ha poi offerto alla premier danese Helle Thorning-Schmidt ''la piena solidarietà della Francia''. Il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, si recherà il prima possibile a Copenaghen. ''Desidero esprimere a Helle Thorning-Schmidt la totale solidarietà dell'Italia e del governo per l'attentato di oggi. Facciamo nostri il dolore e la forza della Danimarca di fronte alla minaccia della violenza e dell'odio'', è il messaggio inviato dal premier Matteo Renzi. ''L'Europa non sarà intimidita'', ha affermato l'Alto rappresentante della Ue Federica Mogherini. ''La libertà di parola deve essere sempre protetta'', ha reiterato da parte sua il premier britannico David Cameron. In serata e' giunta poi la condanna della Casa Bianca, per l'atto ''deplorevole''.



Copenhagen: in centinaia, gli immigrati al funerale del terrorista islamico
http://voxnews.info/2015/02/20/copenhag ... oto-schock
Omar El-Hussein, il terrorista islamico con cittadinanza danese, nato e cresciuto a Copenhagen, che ha ucciso due persone lo scorso fine settimana a seguito di un sanguinoso assalto contro un vignettista e un centro ebraico, è stato oggi sepolto in un cimitero musulmano alla periferia della città. La cerimonia, presso la Islamic Society of Denmark, ha visto la partecipazione di centinaia di immigrati in lutto e simpatizzanti.
E’ incredibile, che una società possa tollerare la presenza di un simile tumore al proprio interno
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