Ius soli e cittadinanza

Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » dom ago 12, 2018 7:37 am

Un altro imbecille irresponsabile sinistro, presuntuoso, arrogante e ignorante che crede di poter fare del bene a spese degli altri.



Paolo Fresu: “Non vi piacciono le mie idee sullo Ius Soli? Non comprate i miei dischi"
Francesco Curridori - Ven, 10/08/2018

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 63761.html

Il jazzista più famoso d'Italia, Paolo Fresu, attacca chi lo insulta sui social per il suo sostegno allo Ius soli. "Gli ho detto di rispedirmi i dischi che hanno in casa, che poi avrei fatto loro un bonifico", rivela

"Io mi espongo molto e mi becco anche parecchie contumelie. Quando ho digiunato in favore dello Ius Soli mi hanno inviato valanghe di improperi". A dirlo, in un'intervista al Corriere della Sera, è il jazzista più famoso d'Italia, Paolo Fresu che, dopo essere salito sulla nave Aquarius, ha indetto su Facebook il concorso “vota l’insulto migliore”.

"Mi vergogno e sto male per quel che sta succedendo. Noi italiani non siamo così…", ribadisce il jazzista sardo secondo cui molti sono diventati razzisti, xenofobi e intolleranti"per paura". "C’è un abbrutimento legato alla paura di vivere. Le difficoltà ci sono, ma vanno affrontate senza riversare le responsabilità su chi ha la pelle più scura. Io credo nel valore positivo della musica proprio per la costruzione di rapporti tra i popoli. E sono certo che l’appiattimento culturale in corso contribuisca alla solitudine e alla chiusura degli italiani", sottolinea Fresu secondo cui "questo è un momento in cui si deve combattere l’indifferenza".

"Parliamo di vite umane da salvare: chi ha un po’ di seguito oggi si dovrebbe esprimere", aggiunge Fresu che ha invitato tutti coloro i che sui social hanno criticato le sue idee sullo Ius soli a non acquistare più la sua musica. "Anzi, - rivela - gli ho detto di rispedirmi i dischi che hanno in casa, che poi avrei fatto loro un bonifico". Fresu, per quanto riguarda la politica, attacca il Pd proprio per non essere riuscito ad approvare la legge sulla cittadinanza. "Se almeno avessero portato avanti lo Ius Soli - dice - ci sarebbe stato un punto identitario a cui aggrapparsi. Comunque non rinnego la mia esperienza col Pd. L’ho fatta utilizzando il mio tempo e il mio denaro. Il giorno dopo le primarie vinte da Veltroni sono tornato a fare musica".
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mar ott 30, 2018 9:06 pm

Migranti, il pugno duro di Trump: pronto a eliminare lo ius soli
Lorenzo Vita - Mar, 30/10/2018

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/mig ... 94914.html

Il presidente degli Stati Uniti, intervistato da Axios, ha annunciato la volontà di eliminare lo ius soli. Per l'America si tratta di una vera e propria rivoluzione

Donald Trump si prepara all'assalto di uno dei pilastri della politica migratoria americana: lo ius soli.

Intervistato da Axios, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di voler eliminare l'idea per cui un bambino nato negli Stati Uniti sia automaticamente un cittadino americano. "Siamo l'unico Paese al mondo, dove se una persona arriva, ha un bambino, e questo bambino è cittadino statunitense, con tutti i conseguenti vantaggi. Questo è ridicolo e deve finire. Lo farò con un decreto".

Un annuncio che è già pronto a scatenare polemiche in tutto il Paese. Perché non è un mistero che Trump abbia la ferma volontà di fermare l'arrivo dei migranti. E non è altrettanto difficile da capire che il diritto alla cittadinanza per nascita è uno dei motivi per cui molti cittadini di altri Paesi, in particolare dell'America centrale e Latina, decidono di entrare in territorio americano. Una volta avuto in figlio, questi diventa cittadino degli Stati Uniti. E questo comporta tutta una serie di effetti collaterali di livello giuridico e politico che complicano, di molto, il lavoro degli uffici predisposti all'espulsione degli immigrati clandestini. Procedimenti che invece Trump ha deciso da tempo di voler snellire e rendere estremamente veloci. Anche a costi di andare contro la giustizia.

L'idea del presidente americano è che possa smantellare questa vera e propria colonna portante dell'ordinamento Usa con un semplice ordine esecutivo. "Mi è sempre stato detto che c'era bisogno di un emendamento costituzionale. E invece, indovina? Non c'è bisogno", ha detto Trump, ad Axios. E adesso, con l'avvicinamento delle elezioni di medio termine, l'inquilino della Casa Bianca può giocare una carta importantissima. L'America profonda, quella che l'ha eletto alla guida degli Stati Uniti, è sempre stata favorevole a un giro di vite sull'immigrazione. E il nucleo dell'elettorato repubblicano, quello dell'America Wasp (White Anglo-Saxon Protestant ), è pronta a supportare pienamente la decisione del leader repubblicano.

Per Trump è ovvio che si tratta di una pedina fondamentale per conquistare consenso. E in questo, gioca a favore anche l'avvicinamento della cosiddetta carovana dei migranti, cioè quelle migliaia di persone partite dall'Honduras e che si stanno dirigendo verso gli Stati Uniti. Per il presidente Usa, quella carovana è un pericolo. Lo ha chiarito più volte. E oltre a minacciare i Paesi dell'America centrale con il tagliare i fondi in caso di mancato blocco della "carovana", ha pianificato l'invio dell'esercito al confine con il Messico. La fortezza America, teorizzata dal presidente americano, significa anche questo: chiusura totale all'immigrazione clandestina. E lo ius soli fa parte di questo complesso sistema di riforme e azioni di sicurezza.

Certo, l'opera del presidente potrebbe essere meno semplice di quanto si possa immaginare. Secondo alcuni esperti, il XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti rappresenta un limite invalicabile. Ma, come spiegato da Michael Anton, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, "c’è una clausola dell'emendamento che la gente ignora o interpreta malamente. La Costituzione dice che 'se sei figlio di cittadini o figlio di immigrati legali, sei statunitense'. Ma questo significa che se sei qui illegalmente, se sei fedele a una nazione straniera, se sei cittadino di un Paese straniero, allora l’emendamento non si applica a te". Ed è su questa base che The Donald è pronto a mettere a segno il suo colpo.

Colpo che scardinerebbe uno dei pilastri su cui si fonda anche tutta la schiera dei nostri intellettuali e politici che da anni sperano che anche in Italia si applichi lo stesso principio. Non è un mistero che in molti, in particolare nella sinistra liberale, considerino lo ius soli come un totem che andrebbe posto anche nel nostro Paese. E sono in molti che hanno guardato da sempre agli States e al sogno americano come un modello da imitare. Purtroppo per loro, potrebbe accadere l'irreparabile: che non saremo noi ad applicare il modello, ma sarà il modello a cambiare. Un altro scherzo del destino che arriva dagli Stati Uniti.
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mar dic 18, 2018 2:04 am

Terrorismo islamico: un fenomeno che non va minimizzato
Ugo Volli
16 dicembre 2018

https://www.progettodreyfus.com/terrori ... -attentati

Stiamo dando tutti troppo per scontato il terrorismo islamico, come se fosse un fenomeno naturale, che magari è meglio non nominare neppure, secondo il costume dei giornali e della maggior parte dei politici, come se a non parlare del male esso scomparisse. Eppure il terrorismo non è una fatalità. Fino agli anni Settanta, con l’esplodere del terrorismo rosso e di quello palestinista anche sul suolo europeo, nel nostro continente questo problema era limitato a territori particolari come i paesi baschi o l’Irlanda. Oggi invece è generale e si ripresenta spesso, anche se la censura sistematica dei media cerca di non farci pensare a questo fenomeno. E invece riflettervi è importante, perché solo comprendendo di che cosa si tratta è possibile prevenirlo.

Partiamo dunque da Strasburgo. L’assassino, Cherif Chekatt, come spiega Maurizio Molinari in un editoriale sulla Stampa:

“era un immigrato di seconda generazione divenuto «gangster jihadista» perché trovava nel mondo del crimine la propria dimensione, affiancandole la versione più estrema dell’Islam che lo ha portato a gridare «Allah hu-Akbar» mentre sparava su ignari passanti. Prima di lui «gangster jihadisti» sono stati Mohammed Merah, che attaccò nel 2012 una scuola ebraica a Tolosa, Said e Cherif Kouachi membri del commando del Bataclan nel 2015, Amedy Coulibaly che sempre nel 2015 fece fuoco in un supermercato kosher parigino, Zied Ben Belgacem e Karim Cheurfi che nel 2017 tentarono gravi attacchi, e Redouane Lakim che nel marzo scorso ha ucciso un agente francese.”

In primo luogo dunque Chekatt era musulmano. Non tutti i musulmani sono terroristi, neppure tutti i terroristi sono musulmani (basta pensare al nazista Anders Behring Breivik responsabile della strage di Utoya in Norvegia sette anni fa). Ma la stragrande maggioranza dei terroristi attivi in Europa negli ultimi vent’anni sono proprio musulmani. Ed è vero che il terrorismo islamico è un fenomeno mondiale, che si estende dalla Nigeria alla Cina, dall’India al Caucaso, dagli Stati Uniti naturalmente a Israele e anche all’interno dei paesi musulmani. C’è chi giustifica questo fatto parlando di reazione al colonialismo, ma non risulta che gli induisti o i buddhisti e i membri di altre religioni, che pure sono stati almeno altrettanto oppressi e in parte lo sono ancora proprio dai musulmani, facciano altrettanto.

In secondo luogo è “un immigrato di seconda generazione”, cioè un cittadino francese grazie alla legge dello ius soli vigente in Francia. “Cherif è uno dei 26.000 individui considerati una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale in Francia, diecimila circa di questi si considera siano i radicalizzati, ovvero i più pericolosi del gruppo, monitorati dalla DGSI”. In Italia gente così viene immediatamente espulsa, dato che per fortuna la sinistra non è riuscita a far passare lo ius soli. Per questo vi sono molti meno attentati da noi che in Francia o in Belgio. Ricordiamocene quando si tratterà di votare, perché l’idea dello ius soli alberga ancora nei pensieri della sinistra (compresa quelle dei 5s). Un’altra ragione connessa, che spesso è taciuta ma è nota alle autorità, è che anche fra le forze dell’ordine non mancano gli islamisti che proteggono il terrorismo. È vero che anche in Italia il contrasto al terrorismo è talvolta intralciato da magistrati ipergarantisti, ma è un’altra cosa.

La terza cosa su cui riflettere è la categoria dei terroristi gangster. Se sono gangster, cioè criminali che compiono reati per avvantaggiarsi illegalmente con la forza, perché allora tutti costoro vanno a farsi ammazzare, o quanto meno imprigionare, gratis? Questa è chiaramente la sorte dei terroristi. Perché lo fanno? Qual è la ragione di gesti come quelli di Chekatt? Se sono stati “radicalizzati”, come si dice con un eufemismo che non mi piace affatto e vogliono partecipare alla guerra mondiale dell’Islam, perché non vanno nei luoghi che non sono pochi dove questa guerra si svolge davvero al confine fra mondo islamico e altre religioni (Il Caucaso e il Sinkiang e Cipro e la Bosnia e il Kashmir…) e possono contribuire allo scontro militare? Che contributo è investire con un camion o sparare addosso a gente che fa shopping nei mercatini natalizi o fa festa sulle Ramblkas o nella passeggiata di Nizza?

Questo è il problema principale, che il terrorismo non ha una razionalità militare, ma un altro senso, è fine a se stesso, non serve a nulla, se non a terrorizzare, a umiliare a distruggere delle persone che hanno il torto di essere “miscredenti”. Ma questo non è un caso, perché è uno dei pilastri dell’Islam, ciò che rende più pericolosa di qualunque altra questa religione (che non è solo una fede ma una legge, una forma di vita, una politica).

Per capirlo, basta citare qualche frase dal Corano: Circa gli infedeli (coloro che non si sottomettono all’Islam), costoro sono «gli inveterati nemici» dei musulmani \[Sura 4:101\]. I musulmani devono «arrestarli, assediarli e preparare imboscate in ogni dove» \[Sura 9:95\]. I musulmani devono anche «circondarli e metterli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta» \[Sura 4:90\]. «Combatteteli finché l’Islam non regni sovrano» \[Sura 2:193\]. «Tagliate loro le mani e la punta delle loro dita» \[Sura 8:12\] I musulmani devono essere «brutali con gli infedeli» \[Sura 48:29\] «Instillerò il terrore nel cuore dei non credenti, colpite sopra il loro collo e tagliate loro la punta di tutte le dita» \[Sura 8:12\] * «Essi (gli infedeli ndr) devono essere uccisi o crocefissi e le loro mani ed i loro piedi tagliati dalla parte opposta» \[Sura 5:33\] (Questa selezione viene da qui).

Infine, voglio fare ancora una riflessione. I media e i politici europei cercano di minimizzare il terrorismo islamico, le polizie hanno regole che le obbligano a non dare informazioni sulla provenienza degli assassini o sulle loro motivazioni, la locuzione “terrorismo islamico” fu proibita dall’Amministrazione Obama e ancora tutti subiscono questo ricatto del silenzio. Ma quando si parla delle vittime, esse almeno sono trattate come persone e compiante. Finché si tratta di attentati rivolti contro cittadini europei e sul suolo del nostro continente. Quando gli stessi assassini con la stessa motivazione ammazzano degli ebrei o dei cittadini israeliani, questa pietà scompare. Nessuno condanna l’assassinio di un neonato, l’attacco a una donna incinta, lo sparo o l’investimento automobilistico nel mucchio. Le vittime sono segnate col marchio di infamia dei “coloni” – paradossale atteggiamento da parte di paesi come quelli europei che sono stati davvero a lungo coloniali, cioè hanno sfruttato le risorse e la mano d’opera di paesi lontani con cui non avevano nessun rapporto, il che certo non è il caso degli israeliani che sono indigeni della Terra di Israele e non hanno mai sfruttato la mano d’opera araba neppure lontanamente come gli Europei hanno fatto con gli africani.

E qui dunque viene fuori un’altra contraddizione dell’atteggiamento diffuso in Europa rispetto al terrorismo: non bisogna parlarne, bisogna fingere che non ci sia, bisogna ignorare la sua natura islamica, ma soprattutto si può condannare e compiangere le vittime purché esse non siano quegli ebrei che l’Europa ha perseguitato per due millenni, fino al culmine della Shoah. Solo quando i media e i politici faranno i conti con queste storture e diranno le cose come stanno, il terrorismo si potrà combattere efficacemente.
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mer mar 06, 2019 8:24 pm

Reddito di cittadinanza
Magdi Cristiano Allam

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... on_generic

Il “Reddito di cittadinanza” viene dato a chi non è cittadino italiano. Nei Comuni l’80 per cento degli aiuti sociali vanno agli stranieri. Hanno trasformato l’Italia in una Repubblica di tutti e di nessuno. Ma noi non ci stiamo.

Cari amici, com’è possibile che il “Reddito di cittadinanza” venga dato anche a chi non è cittadino italiano? O gli si cambia nome, ad esempio “Reddito minimo” o “Reddito di disoccupazione”, oppure si altera il concetto di “cittadinanza”, svuotandolo del proprio significato originario. Perché se la “cittadinanza” abbraccia indistintamente i cittadini e i non cittadini, di fatto si annulla il concetto di cittadinanza.
Secondo la Ragioneria di Stato, il Reddito di cittadinanza spetterà a 1,248 milioni di nuclei familiari, di cui circa 241 mila sono composti da stranieri (quindi circa il 20% del totale). La spesa per il Reddito di cittadinanza agli stranieri - su un totale di 7,5 miliardi di euro - è di 1,486 miliardi. Per acquisire il Reddito di cittadinanza lo straniero, originario di uno Stato non appartenente all’Unione Europea, deve essere in possesso del Permesso di soggiorno di lungo periodo ed essere residente in Italia da almeno 10 anni (ma questo vale anche per chi ha la cittadinanza italiana); inoltre, negli ultimi 2 anni - dal momento della richiesta - bisogna aver soggiornato in maniera continuativa nel nostro Paese.
Il concetto di “cittadinanza” viene messo in discussione anche a livello delle amministrazioni locali nei Comuni e nelle Regioni. I Comuni sono obbligati a mettere sullo stesso piano i cittadini italiani e gli stranieri nell’assegnazione delle case popolari, dei posti gratuiti negli asili nido, dei sussidi sociali. Chi dimostra di avere un reddito più basso e più figli a carico è avvantaggiato. E dato che questi due requisiti sono prevalentemente presenti tra gli stranieri, il risultato è che mediamente le risorse destinate all’aiuto sociale vanno all’80 per cento agli stranieri.
Ed è così che di fatto in Italia gli italiani si ritrovano ad essere discriminati. Si concede agli stranieri ciò che tanti italiani poveri o in difficoltà necessiterebbero ma non hanno.
Ciò è possibile perché l’orientamento giuridico, dettato dalla magistratura, lo impone. Oggi l'avvocato Alberto Guariso, dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), ha annunciato una pioggia di ricorsi contro i due requisiti per accedere al Reddito di cittadinanza, il «permesso di lungo periodo» e i «10 anni di residenza», perché vuole che il Reddito di cittadinanza possa essere dato a tutti gli stranieri residenti.
L'avvocato Guariso ha chiarito che, in particolare per quanto riguarda il requisito richiesto dei dieci anni di residenza, nei ricorsi si potrà fare leva sulla sentenza numero 166 della Corte Costituzionale dello scorso luglio, che ha già dichiarato incostituzionale il requisito della residenza quinquennale sul territorio regionale o decennale sul territorio nazionale che veniva richiesto ai soli cittadini extra-comunitari per l'accesso al contributo per il pagamento del canone di locazione concesso agli indigenti, il cosiddetto «bonus affitti». Proprio sulla base di quella pronuncia, che richiama l'articolo 3 della Costituzione su pari dignità sociale e uguaglianza, la Corte d'Appello milanese a dicembre ha dichiarato il «carattere discriminatorio» di una delibera della Regione Lombardia del 2015 che aveva previsto per l'accesso al 'Fondo sostegno affitti' per i cittadini extra Ue i requisiti «dell'esercizio di una regolare attività» di lavoro e della residenza da almeno 10 anni in Italia e da almeno 5 nella regione.
In più, per quanto riguarda l'altro requisito necessario per gli stranieri, ossia quello di avere un «permesso di lungo periodo» che, ha chiarito il legale, «esclude i titolari di permessi a tempo determinato che rappresentano il 35% degli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia», il legale ha ricordato che anche su questo punto c'è giurisprudenza della Corte Costituzionale, a partire dal 2013, soprattutto sulle «prestazioni per l'invalidità e la disabilità». L'avvocato ha spiegato che quando le prime domande (oggi è il primo giorno in cui si può richiedere il reddito di cittadinanza) degli stranieri, che non hanno quei due requisiti, saranno rigettate, l’Asgi inizierà a depositare i primi ricorsi, assistendo quei migranti e partendo probabilmente da una «causa pilota al Tribunale del Lavoro di Milano, il più veloce». Nel ricorso verrà sollevata l'eccezione di legittimità costituzionale delle norme e, dunque, la causa si interromperà in attesa che la Consulta si pronunci.
Cari amici, siamo arrivati al punto in cui si fa leva sulla Costituzione per sostenere che in Italia essere cittadini italiani o stranieri è la stessa cosa, che pertanto nessuno deve opporsi al fatto che l’80 per cento delle risorse destinate agli aiuti sociali dei Comuni vadano agli stranieri e che il Reddito di cittadinanza venga accordato anche agli stranieri. Ed allora a questo punto cambiamo ufficialmente il nome della “Repubblica italiana” in “Repubblica di tutti”. Perché di fatto questa prassi giuridica ha trasformato l’Italia in una terra di tutti e di nessuno. Ma noi non ci stiamo. Diciamo a voce alta che l’Italia è la Patria degli italiani e che in Italia gli italiani hanno il diritto di beneficiare in via esclusiva delle risorse che sono il frutto del lavoro degli italiani.


Reddito di cittadinanza e d'intorni
viewtopic.php?f=94&t=2763
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mar mar 26, 2019 10:44 pm

Quanti pregiudizi, questi ideologi dello Ius soli
Anna Bono
26 marzo 2019

http://www.lanuovabq.it/it/quanti-pregi ... 9bmp8yvbxE

La tragedia sventata di 51 bambini a San Donato ha dato adito alla solita strumentalizzazione per promuovere lo Ius soli, la cittadinanza italiana alla nascita, solo due anni dopo che la riforma era stata bocciata. Un'idea apparentemente altruista, sostenuta anche da monsignor Paglia, che cela infiniti pregiudizi

Fiaccolata per lo Ius soli

C’è qualcuno a cui importa davvero dei bambini? Soprattutto dei 51 bambini che hanno rischiato di essere bruciati vivi, intrappolati su un autobus da un uomo in preda all’odio? Di loro sembra che non importasse abbastanza alla ditta di trasporti, inspiegabilmente all’oscuro del passato pauroso dell’uomo a cui affidava la vita dei bambini.

Non importa abbastanza a certi personaggi di cui i mass media riportano i commenti: “sono fatti (riferendosi all’atto di terrorismo in questione) che vanno compresi, nel senso di comprenderne la ragione” (Livia Turco); “la follia criminale del cittadino italiano Ousseynou Sy è l'esito di una contrapposizione isterica che manifesta ostilità agli immigrati additandoli come privilegiati” (Gad Lerner); l’attentatore è un pazzo che però riflette gli “odi di un’epoca: quello dei governi contro gli immigrati neri, dei sovranisti contro i globalisti, degli estremisti ebrei e cristiani contro i musulmani, delle grandi città contro le periferie” (Francesco Merlo).

Che l’attentato e i bambini che l’hanno subito sarebbero strumentalizzati per motivi politici e ideologici si è capito quando quasi tutti si sono disinteressati di uno di loro, Riccardo, quello, italiano, che ha raccolto da terra il cellulare, per concentrarsi su Rami, il bambino straniero che con quel cellulare ha telefonato ai carabinieri. L’attentato è stato infatti sfruttato per rilanciare la battaglia per lo ius soli, l’attribuzione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri.

Monsignor Vincenzo Paglia tra gli altri, in una intervista rilasciata il 25 marzo al quotidiano La Repubblica, la rivendica con i soliti argomenti: è un dovere concederla per il bene del paese, altri stati già la prevedono, è un atto di giustizia…

In replica ai suoi argomenti vale quanto si è più volte detto nel 2017 quando la legge sullo ius soli è stata presentata in parlamento e respinta (vedi, ad esempio, I veri razzisti sono i fondamentalisti dello ius soli): i figli di stranieri possono chiedere e ottenere la cittadinanza italiana raggiunta la maggiore età e nel frattempo non sono né marginalizzati né tanto meno discriminati come invece si sostiene. Anche nel 2017 si accusava di razzismo e xenofobia chi si opponeva alla legge. Ma qualcuno aveva replicato, tra le altre obiezioni, che porre il problema della cittadinanza italiana per nascita solo da quando i bambini “esclusi” sono praticamente tutti africani e asiatici rivelava un atteggiamento forse inconsapevole, ma ben reale di superiorità e di disprezzo nei confronti di alcune nazionalità dalle quali si riteneva era giusto “liberare” i figli senza colpa degli stranieri.

Questo stesso atteggiamento si ritrova oggi in chi propone di concedere a Rami la cittadinanza italiana come “premio” per il suo coraggio: come se, appunto, essere cittadini italiani valesse più che essere cittadini marocchini.

Anche altre affermazioni di monsignor Paglia nell’intervista citata richiedono una replica. Il dovere dell’accoglienza, secondo monsignor Paglia, si sposa provvidenzialmente, nel caso dell’Europa, con l’esigenza di forze nuove. È il consueto argomento avanzato dagli “immigrazionisti” secondo i quali gli stranieri compensano una crescente scarsità di forza lavoro destinata ad aggravarsi. L’Europa invecchia – dicono – non fa figli, servono milioni di immigrati. L’obiezione è che, se mai sarà vero, non lo è per il momento, soprattutto in Italia dove il tasso di disoccupazione è al 10,5%, il tasso di disoccupazione giovanile, di nuovo in aumento, è al 33% e dove ogni anno decine di migliaia di giovani emigrano in cerca di lavoro: oltre 244.000 giovani di età superiore a 25 anni, il 64% con titolo di studio medio-alto, hanno lasciato l’Italia negli ultimi cinque anni.

“E invece si ha paura – commenta monsignor Paglia – si parla di ius soli e ius sanguinis anche se per me la parola giusta è ius migrandi, il diritto di tutti di abitare la Terra come casa comune di tutti”. Il problema, aggiunge, è l’individualismo che produce un vuoto e che bisogna contrastare con un cambio di mentalità, un ritorno al valore della prossimità e della fratellanza: “guai a scaricare tutte le paure sugli immigrati”.

Si vede che monsignor Paglia è all’oscuro dei fatti o non li apprezza. Un pregiudizio gli impedisce di capire che gli italiani non riversano le loro paure sugli stranieri e tanto meno sugli immigrati, ma invece temono, a ragione, le conseguenze economiche, sociali e culturali dei flussi migratori illegali che in quattro anni hanno portato in Italia almeno mezzo milione di stranieri, arrivati senza documenti, quasi tutti chiedendo asilo per evitare di essere respinti. Temono questi immigrati illegali che, salvo una piccola percentuale, hanno mentito sulle ragioni che li hanno spinti a lasciare i loro paesi. Li temono perché, che ottengano o meno una forma di protezione internazionale, dopo il periodo più o meno lungo durante il quale sono assistiti in tutto dovrebbero integrarsi nel tessuto sociale ed economico del nostro paese e invece, salvo pochi, non ci riescono, perché non trovano un lavoro regolare o non lo cercano. Rimediano allora lavorando in nero o dedicandosi ad attività illegali. Nessuno sembra rendersi conto, inoltre, neanche monsignor Paglia, del danno che gli emigranti illegali arrecano a chi vorrebbe emigrare legalmente, che viene lasciato indietro perché il posto di lavoro che avrebbe potuto ottenere viene occupato da chi ha aggirato leggi nazionali e internazionali per raggiungere illegalmente l’Europa.




Nazi demo comunisti che calpestano, negano, violano e manipolano i nostri diritti umani naturali, civili e politici, che sostengono e promuovono il nazismo maomettano e ne giustificano il terrorismo (contro i bianchi, i cristiani e gli occidentali) e che alimentano l'antisemitismo e l'antisionismo/antisraelismo di destra, di sinistra e mussulmano in Occidente, in Israele/Palestina, in Medioriente e in tutto il Mondo.

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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mer mar 27, 2019 12:27 am

Facevano avere la cittadinanza agli stranieri per 7mila euro: coinvolto anche un parroco
martedì 26 marzo
Natalia Delfino

https://www.secoloditalia.it/2019/03/fa ... m=facebook

C’è anche un prete, un parroco della Diocesi di Padova, fra le persone coinvolte nell’operazione “Super Santos”, che ha portato alla scoperta di un traffico di cittadinanze tra Verbania e Novara. Il sodalizio criminale era stato messo in piedi da cittadini brasiliani a vantaggio di connazionali che volevano acquisire il nostro passaporto. Sette quelli finiti in manette, oltre 800 quelli diventati italiani in appena 3 giorni e al costo di 7mila euro in contanti, per un giro d’affari stimato dagli investigatori in 5 milioni di euro.

Nel “pacchetto cittadinanza” incluse anche gite turistiche

Il prete, che è stato sottoposto all’obbligo di firma, è accusato di aver stilato in cambio di denaro un falso certificato di battesimo in modo che lo straniero potesse dimostrare di avere un avo italiano. Gli arrestati avevano allestito delle agenzie d’affari illegali che, dietro il pagamento in contanti, offrivano assistenza nelle pratiche per la cittadinanza, creando le condizioni per ingannare gli impiegati degli uffici anagrafici e facendo risultare i richiedenti come residenti nei comuni delle province di Verbania e Novara. In questo modo, gli stranieri riuscivano a ottenere la cittadinanza in soli tre giorni. Non solo, i faccendieri integravano il “pacchetto cittadinanza” con un gite sul lago Maggiore e degustazioni di prodotti tipici.

Quei selfie con i passaporti

Dalle indagini, che sono andate avanti più di un anno e si sono articolate in intercettazioni telefoniche, appostamenti negli aeroporti e perquisizioni negli alloggi dei brasiliani, è emerso anche che l’acquisizione della cittadinanza italiana era spesso finalizzata a entrare più facilmente in Canada o negli Stati Uniti, giovandosi dei controlli meno serrati sui cittadini Ue. Un evento che spesso questi neo-cittadini con frode festeggiavano postando selfie con il passaporto davanti l’ingresso dei Municipi. «Altro che Ius soli e cittadinanze in regalo, occorrono rispetto e controlli. Grazie ancora a Forze dell’ordine e inquirenti», ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » lun apr 01, 2019 11:11 am

Aborto, ius soli e isteria
Marcello Veneziani
La Verità 28 marzo 2019

http://www.marcelloveneziani.com/artico ... -e-isteria

L’aborto è diventato un diritto più sacro e inviolabile della nascita e della vita. Chi osa rimetterlo in discussione è considerato un criminale; ma anche chi non lo rimette affatto in discussione e prospetta la libera possibilità di un’alternativa nella facoltà di chi abortisce viene considerato come un delinquente medievale. Prendete il caso di quei parlamentari della Lega che hanno proposto la possibilità di adottare un feto destinato all’aborto. Apriti cielo, anzi apriti inferno. Qual è il crimine di cui si sarebbero macchiati? Quello di tentare di salvare una vita destinata a morire prima di venire al mondo senza ledere il diritto della madre a interrompere la sua gravidanza e a disfarsi della creatura. Infatti resterebbe comunque lei a decidere se interrompere la sua gravidanza o se consentire che qualcuno adotti il feto o “il concepito” come dice la proposta di legge di cui è primo firmatario Alberto Stefani. Un tentativo di salvare la vita del nascitura senza ledere la libertà della donna, il diritto di non volere suo figlio. E di contribuire ad arginare il calo delle nascite così drammatico nel nostro paese. Intenzione lodevole anche se sarebbe un po’ contorta la sua applicazione pratica, col pericolo che potrebbe giustificare l’affitto degli uteri, facendolo passare per maternità rigettata e salvata con l’adozione del feto. Ma mi sembra un tentativo responsabile di non arrendersi al muro contro muro nella questione aborto si-aborto no e di mettersi dalla parte della vita, senza privare la donna del suo diritto. Se infatti la madre decide di andare avanti con l’aborto, nessuno lo impedisce. Ha una possibilità in più non un diritto in meno.

Ma la biofollia impazza nel mondo liberal e radical, col sostegno dei media e del Pd. E si estende a tutti gli ambiti in cui si parla di nascita e di morte.

Il tema che in questi giorni s’intreccia con l’aborto è lo ius soli, su cui si sono fiondate le sinistre del nostro paese, approfittando della cittadinanza a Ramy. Anche in questo caso la realtà è vista con un occhio solo e da un solo punto di vista. E prescinde completamente da un dato originario, inalienabile e fondamentale: la nostra nascita, i nostri geni, il nostro sangue.

Di chi siamo figli? In primo luogo dei nostri genitori e tramite loro dei nostri avi, della terra e della storia da cui proveniamo. Poi siamo o diventiamo figli del luogo e del tempo in cui siamo nati. In linea di principio lo ius soli regge su una negazione e un inganno. La negazione riguarda l’identità del neonato e la famiglia in cui nasce, perché considera irrilevante o comunque meno rilevante il ruolo del padre e della madre rispetto al luogo in cui si trovano a vivere. L’inganno è che lo ius soli, al di là del nome antico usato, non evoca un legame col suolo, con la patria o la madre terra, non riguarda il popolo, la nazione, la cultura e la religione, la civiltà da cui origina il neonato; ma semplicemente lo stato, il territorio, l’ospedale in cui si è trovato a nascere. Il retropensiero è che l’identità non conta, ma vale solo la situazione. Il suolo è un alibi perché subito dopo aggiungono che siamo cittadini del mondo, non abbiamo territorio, siamo delocalizzati e liberi di decidere dove vivere. Insomma il suolo è significativo solo per affrancarsi dall’eredità dei genitori; poi perde ogni significato, perché siamo cittadini globali, una terra vale l’altra, e la mia terra è dove voglio stare, finché lo voglio. Non c’è destino, non c’è natura, solo volontà e caso.

Sul piano pratico possiamo pure ammettere che chi nasce in Italia e qui cresce, va a scuola e ha come sua prima lingua l’italiano, debba essere considerato a tutti gli effetti cittadino italiano. Ma non semplicemente in virtù del fatto di essere nato da genitori stranieri su suolo italiano; lo è diventato perché a quel dato di partenza, che non attiene a nulla di costitutivo della sua identità, si è aggiunto un percorso di vita e un’adesione via via consapevole alla cittadinanza italiana. L’uso della lingua, il rispetto delle leggi e dei costumi, l’integrazione attiva nella vita di una nazione. Insomma lo ius soli in sé non basta, non è un criterio sufficiente per determinare diritti e doveri, va correlato allo ius sanguinis che resta decisivo, e va coltivato tramite lo ius culturae che trasforma un fatto occasionale in un’appartenenza consapevole. Altrimenti, ius soli si traduce con diritto delle suole; dove si posano, lì è la nostra patria. Troppo poco per la dignità umana, la sua storia, la sua identità.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mer apr 10, 2019 6:32 am

“IUS SOLI” E DISPREZZO DELL’INDIVIDUALISMO
MATTEO CORSINI

https://www.miglioverde.eu/ius-soli-e-d ... 9EgvLR0lMh 4

Periodicamente un fatto di cronaca riporta in auge il dibattito sullo ius soli. Il PD del neo segretario Zingaretti si è riproposto di introdurre lo ius soli per legge, cosa che non ha fatto la scorsa legislatura per evitare di perdere la maggioranza di governo. Come sempre, ci sono priorità formali e priorità sostanziali. Generalmente all’atto pratico sono le seconde a guidare le azioni delle persone. E ciò vale in modo direttamente proporzionale al grado di idealismo che si professa a parole.

Come sempre in questi casi, le interviste e le opinioni si moltiplicano. E ovviamente c’è chi, a prescindere da come la si pensi in materia, si lascia andare a considerazioni che a me paiono basate su null’altro che sul disprezzo dell’individuo. Per esempio Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del Matrimonio e della Famiglia (tanta roba!), arriva a fare dichiarazioni come queste:
“Si parla di ius soli e ius sanguinis, anche se per me la parola più giusta sarebbe ius migrandi, il diritto di tutti di abitare la Terra pensata come casa comune di tutti e non esclusivo diritto di qualcuno. Così, del resto, parlavano i padri della Chiesa”.

Un conto è invitare le persone a essere accoglienti nei confronti del prossimo. Altra cosa è imporre loro di esserlo, istituendo uno ius migrandi che, data la realtà dei fatti del mondo di oggi, finirebbe per comportare inevitabilmente la violazione del principio di non aggressione. Senza una chiara definizione e protezione del diritto di proprietà privata, per di più in un’epoca in cui lo stato sociale nei Paesi di destinazione ha raggiunto un’estensione senza precedenti nella storia, parlare di ius migrandi avrebbe inevitabilmente come risvolto pratico un gigantesco free riding sui servizi di welfare.

Ma per Monsignor Paglia non è questo, tra le altre cose, a preoccupare chi è contrario, bensì “un grande individualismo. Le paure ci sono eccome, ma vanno interpretate sul serio. Guai a scaricarle tutti sugli immigrati. L’uomo non è fatto per la solitudine: così, del resto, inizia anche il racconto delle Genesi. Egli è un essere sociale, un essere di linguaggio, d’incontro. Ma oggi viviamo nell’era di un nuovo individualismo che si avvita su sé stesso, slegato da vincoli e doveri che non siamo quelli attinenti all’io. Narciso è il primo santo del calendario. Ma tanti io non producono un noi, anzi si trovano davanti l’immensità del vuoto.”
Premesso che utilizzare l’individualismo con accezione negativa rischia a mio parere di finire in contraddizione con l’affermazione, tra l’altro inconfutabile, che ogni individuo è unico, il fatto che l’uomo sia “un essere sociale, un essere di linguaggio, d’incontro” non significa che debba esserlo con chi pare agli altri e come pare agli altri.
Ogni uomo deve avere il diritto di intrattenere relazioni volontarie con gli altri, ma non il dovere. Ognuno può sollecitare gli altri a fare questa o quella cosa, ma se ciò si traduce in un’imposizione si finisce per ledere il principio di non aggressione in nome di un diritto inventato. Non occorre essere narcisisti per rendersi conto che nessun diritto può essere tale se il suo esercizio da parte di qualcuno comporta un onere involontario per altri.
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mer apr 10, 2019 6:34 am

Vivere e convivere contro natura

viewtopic.php?f=205&t=2847

Costringere le persone più disparate e le genti e i popoli più diversi a vivere e a convivere contro la loro natura e compatibilità, contro la loro volontà e libertà e scelta e sovranità, è una violenza disumana che può generare violenza indicibile, proprio come con gli animali.
Quindi la costrizione all'accoglienza, all'ospitalità attraverso la demonizzazione civile, il ricatto religioso, le decisioni governative e sovranazionali imposte alle persone e ai popoli è un crimine contro l'umanità che ha la sua natura, le sue leggi, i suoi ritmi, i suoi bisogni naturali e universali;
qualsiasi innaturale forzatura produce conseguentemente del male a non finire, sofferenze immani, rivolte, guerre e bagni di sangue.

Soltanto gli idealismi utopici e le loro ideologie dogmatiche e teocratiche, nella loro cieca presunzione e arrogante ignoranza delle cose, del vero e del reale, possono arrivare a tali aberranti mostruosità di manipolazione della natura umana, della società, della vita, della politica.



Migranti, ora tra i vescovi c'è chi dice: «Un errore l'accoglienza indiscriminata»
lunedì 8 aprile 12:26 - di Federica Parbuoni

https://www.secoloditalia.it/2019/04/mi ... m=facebook

Non solo accoglienza indiscriminata. Anche nella Chiesa c’è chi avverte che bisogna puntare su una via legale all’immigrazione, che vada oltre le «emozioni» del momento e sappia chiedersi «che tipo di società vogliamo costruire con loro (i migranti, ndr) in Italia e in Europa». Il monito è arrivato nei giorni scorsi da monsignor Mario Delpini, vescovo della diocesi di Milano, nel corso di un convegno, promosso dalle Caritas Italiana e Ambrosiana, che aveva un titolo-manifesto: “Non per mare”.

«I corridoi umanitari funzionano»

Al centro della riflessione c’erano la pratica dei corridoi umanitari e un primo bilancio della loro applicazione. Si tratta di un bilancio positivo registrato anche dai media d’Oltretevere, come ha notato Libero che ha riportato i titoli delle edizioni dell’Osservatore romano e di Avvenire a ridosso dell’incontro. «I corridoi umanitari funzionano», era quello del quotidiano della Santa Sede, mentre il giornale dei vescovi è arrivato a parlare di un «modello Italia». Dal 2017, infatti, esiste un accordo tra governo, Cei e Comunità di Sant’Egidio per far entrare legalmente nel Paese chi ha diritto alla protezione umanitaria. Né più né meno dell’obiettivo di Matteo Salvini, che se da un lato esercita la linea dura nei confronti degli sbarchi illegali, dall’altro ripete che chi ha diritto è il benvenuto. Si tratta, del resto, di una linea ampiamente condivisa da quel fronte che non ci sta a farsi dettare le politiche migratorie da trafficanti e Ong.

Un’azione concreta contro le morti in mare

Grazie ai corridoi umanitari in Italia sono arrivati 500 richiedenti asilo, tra i quali 200 bambini. Venivano dai campi profughi di Etiopia, Giordania, Turchia e sono stati integrati con profitto. Soprattutto, non sono stati esposti al rischio di morte in mare che è indissolubilmente connesso ai viaggi clandestini, ma che ugualmente viene sbandierato dal fronte dell’accoglienza indiscriminata per criminalizzare la linea del rigore. Spesso con la stessa chiesa in prima fila, come avvenuto appena qualche giorno fa, quando il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, è arrivato a sostenere che alla diminuzione degli sbarchi ha fatto seguito un aumento delle morti in mare.

Il mea culpa per certi appelli dei vescovi sui migranti

«Mi pare che sul fenomeno migratorio si faccia volutamente troppa confusione che genera solo delle emozioni. In questo modo risulta difficile poter affrontare questo tema all’interno di una visone complessiva capace di guardare a un futuro promettente dell’Italia e dell’Europa», è stato invece il monito di monsignor Delpini, che ha sostenuto la necessità di puntare sulle alternative ai viaggi illegali e ha spiegato di sentirsi «un po’ in colpa per la genericità dei nostri appelli, lanciati anche come Vescovi italiani».


Polonia, arcivescovo Nowak: “Le migrazioni non sono un arricchimento”
martedì, 9, aprile, 2019

https://www.imolaoggi.it/2019/04/09/arc ... 1HGnEkotKw

L’arcivescovo polacco monsignor Stanislaw Nowak, attraverso un’intervista rilasciata al sito di informazione cattolica “La Fede Quotidiana” ha tuonato fortemente contro i migranti e le migrazioni. L’ottantatreenne vescovo emerito di Czestochowa (famosa città che a Jasna Góra conserva un’icona mariana molto venerata dai polacchi) ha spiegato che i migranti e le migrazioni “non sono un arricchimento e tanto meno una risorsa“.

Per monsignor Nowak, “una cosa è il piano morale e religioso, l’altro quello politico che riguarda lo Stato”. Secondo l’alto prelato lo stato deve gestire il fenomeno, “deve tener conto della volontà dei cittadini”, che generalmente “non sono d’accordo con una indiscriminata politica migratoria“.

Dopo aver ricordato che il Catechismo della Chiesa cattolica insegna che la carità “va fatta nei limiti delle proprie possibilità e nessuno è tenuto ad andare oltre” perchè “finiremmo per stare male tutti”, l’arcivescovo polacco ha sfidato la politica sul terreno della saggezza. “Un governante saggio pensi prima di tutto ai poveri di casa sua, e dopo a chi viene da fuori“.

Il numero 2241 del Catechismo, voluto da San Giovanni Paolo II, spiega infatti che “le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile” e che le autorità politiche, “in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche“. Inoltre il testo aggiunge che l’immigrato “è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri“.

Da pastore della Chiesa Cattolica Nowak ha introdotto nelle sue riflessioni un ulteriore elemento che spesso viene sottovalutato anche dai politici ostili ai flussi migratori, vale a dire “il dovere di proteggere e difendere le nostre origini cristiane, le tradizioni e la cultura da una pericolosa visione di fratellanza universale“. Per l’arcivescovo “i confini di una nazione vanno rispettati alla pari della sua sovranità”.

Nei giorni scorsi anche un altissimo prelato della Chiesa Cattolica si era espresso sulla tematica, riflettendo in particolare sui rischi dell’islamismo. Il cardinale africano Robert Sarah, prefetto vaticano della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, presentando il suo ultimo libro (scritto con Nicolas Diat), non ancora tradotto in italiano, dal titolo “Le soir approche et déjà le jour baisse” (edizioni Fayard) ha spiegato che “i musulmani disprezzano l’ateo Occidente. Si rifugiano nell’islamismo come un rifiuto della società dei consumi che viene offerta loro come religione. Può l’Occidente presentare loro la Fede in modo chiaro? Per questo dovrà riscoprire le sue radici e identità cristiane“.

Il cardinale della Guinea ha ricordato che per i Paesi del terzo mondo, l’Occidente è “un paradiso perché governato dal liberalismo commerciale. Ciò incoraggia il flusso di migranti, così tragico per l’identità dei popoli. Un Occidente che nega la sua fede, la sua storia, le sue radici e la sua identità è destinato al disprezzo, alla morte e alla scomparsa“.


Alberto Pento
La contrapposizione non è tra consumismo e religione (tra materialismo e spiritualismo), ma tra consumismo e idolatrismo a cui è preferibile il consumismo che almeno è più realista anche se pregno di inganni illusori.
L'errore che genera tale presunta contrapposizione è la credenza presuntuosa che la religione coincida con la spiritualità e che la materia e la natura ne siano prive e che il "consumismo-materialismo" siano di per sè la negazione delle spirito e di Dio



Ecco quando le migrazioni sono e non sono invasioni e portano il bene e non il male
viewtopic.php?f=194&t=2603
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 1496793523
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Re: Ius soli e cittadinanza

Messaggioda Berto » mer ago 21, 2019 9:48 pm

Trump pronto a cancellare lo Ius soli: "È ridicolo"
Giuseppe Aloisi - Mer, 21/08/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/tru ... b2aXg-ICok

Donald Trump sta ragionando sull'abolizione dello Ius soli. Oggi il presidente ha dato l'ennesima stoccata al diritto alla cittadinanza per nascita

"Stiamo valutando molto seriamente il diritto di cittadinanza per nascita. È francamente ridicolo".

Donald Trump, che sta predisponendo una serie d'interventi legislativi, si è espresso così sullo Ius soli, che vige anche negli Stati Uniti d'America. Il presidente degli States, stando a quanto riportato dall'Agi, ha espresso questo suo parere interlocuendo con la stampa. Nella giornata di oggi, l'amministrazione guidata da The Donald aveva comunicato di voler intervenire su un altra sfera legislativa, ossia quella relativa al limite di detenzione per i familiari dei migranti che tentano di sconfinare illegalmente.

Di poco fa, invece, è la bordata contro lo Ius soli, che potrebbe dunque essere cancellato dall'assetto giuridico degli Usa. Non si tratta di una modifica semplice: quel diritto è legittimato da uno degli emendamenti alla Costituzione fondativa. In ogni caso, vale la pena sottolineare come l'abolizione del diritto alla cittadinanza per nascita abbia sempre fatto parte, così come il muro al confine col Messico e la stretta sull'immigrazione, delle intenzioni del leader repubblicano. La campagna per le elezioni del 2020 è già in corso. Trump potrebbe decidere di accelerare su questo e sugli altri obiettivi del suo mandato.
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