El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » mer dic 24, 2014 5:19 pm

Prima guerra mondiale. Gli italiani non volevano entrare in guerra, la massoneria sì

http://www.informarexresistere.fr/2014/ ... soneria-si

Grande Guerra, le responsabilità della Massoneria - di Angela Pellicciari -

Nel 1915, la popolazione cattolica non voleva la guerra, i socialisti nella loro maggioranza non la volevano, il parlamento non la voleva, l’uomo politico più influente di quegli anni, Giovanni Giolitti, non la voleva;
chi, oltre al Re, voleva portare l’Italia in guerra? Un soggetto su tutti: la massoneria.
Che forza aveva la massoneria all’inizio del secolo? Se Antonio Gramsci, fondatore del partito comunista italiano, è uomo degno di fede, molta: “La massoneria in Italia ha rappresentato l’ideologia e l’organizzazione reale della classe borghese capitalistica”, afferma il 16 maggio 1925 alla Camera dei deputati mentre è in discussione il progetto di legge sull’abolizione delle società segrete.

Le testimonianze dei vertici dell’ordine sono, al riguardo, univoche.
Una per tutte: il 21 dicembre 1922, davanti alla giunta esecutiva, il gran maestro Domizio Torrigiani dichiara: “Il Grande Oriente fu il principale autore dell’intervento dell’Italia in guerra”.
Perché la massoneria ha voluto la guerra, per di più contro gli alleati della Triplice? Per portare a termine il progetto ben delineato dal fratello Massimo D’Azeglio: per “fare gli italiani”.
Che vuol dire fare gli italiani? Vuol dire renderli diversi da quelli che sono. Diversi. Più liberi. Più scientifici. Più moderni. In una parola: non più cattolici.

Quale occasione migliore di una guerra, di una Grande Guerra, per forgiare l’identità di un popolo?Certi di incarnare le più profonde ragioni morali, intellettuali e civili dell’umanità, i massoni pensano che per riacquistare “il gran posto che le compete [all’Italia] nel consorzio dei popoli civili” (gran maestro Livio Zambeccari), l’Italia deve ripudiare la fede cieca, l’oscurantismo religioso, il pacifismo cattolico che per tanti secoli ha tenuto la nostra nazione lontana dalla gloria imperiale conquistata dalle grandi potenze. Il primo ottobre 1917, ironia della sorte solo pochi giorni prima della disfatta di Caporetto, il grande oriente così tratteggia la natura della chiesa: “la potente organizzazione clericale che – coerente alla sua secolare politica liberticida, e paurosa del carattere rinnovatore del presente conflitto – si vale delle armi spirituali per infiacchire gli animi e provocare una pace prematura che deluda le nostre speranze”.

Un mese prima della fine, l’8 ottobre 1918, la circolare Resnati-Bertieri torna a parlare di guerra: “guerra di rinnovamento morale e civile, guerra di redenzione -interna ed esterna- degli oppressi, guerra per la lega dei popoli liberi -veramente liberi- [con l’aggettivo liberi i liberi muratori intendono in senso proprio se stessi], riassunto spirituale degli intenti e dell’opera massonica universale: libertà, uguaglianza, fratellanza”.

A guerra finita è il gran maestro Ernesto Nathan che, sulla scia della proposta del presidente Usa Wilson di dare vita ad una Lega della Nazioni, chiarisce cosa in concreto l’ordine intenda quando parla di libertà e fratellanza: “se nell’India il numero dovesse essere predominante sulla coltura, le poche centinaia di mila inglesi sarebbero sommersi dai 200 milioni di indiani; se il numero bruto è criterio per la direzione di una regione, non v’è Nazione che abbia diritto di possedere colonie e malamente si comprende il Governo Americano alle Filippine”. Conclusione: “è evidente che la maggiore civiltà deve avere ascendente sul maggior numero nelle zone grigie e nei dubbi confini delle nazionalità che popolano la sponda orientale dell’Adriatico”.
A giudizio di Nathan è evidente che spetta agli italiani la supremazia sugli slavi della Dalmazia.

Si insiste da tempo sulla necessità che la chiesa chieda perdono per le proprie colpe. Chissà che il suggerimento non vada rivolto a qualcun altro.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » mer dic 24, 2014 5:24 pm

"L'Italia voleva un posto al sole? Il risultato fu la Grande guerra"

Il saggio La scintilla di Franco Cardini e Sergio Valzania spiega come, con l'invasione della Libia, il nostro Paese favorì il conflitto

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/l ... 83624.html


Avvicinandosi il centenario dell'inizio della Prima guerra mondiale, l'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando venne ucciso a Sarajevo il 28 giugno 1914, sono molti i libri che si interrogano sulla genesi del conflitto.

Quello appena pubblicato da Franco Cardini e Sergio Valzania suggerisce una chiave d'analisi piuttosto particolare e inusuale. Che si capisce già dal titolo: La scintilla. Da Tripoli a Sarajevo: come l'Italia provocò la Prima guerra mondiale (Mondadori, pagg. 208, euro 19). Anche per l'ingresso in ritardo nel conflitto (l'Italia si dichiarò belligerante solo il 23 maggio 1915) raramente si attribuiscono grandi responsabilità iniziali al nostro Paese nello scatenarsi della tempesta d'acciaio che distrusse per sempre le radiose speranze da Ballo Excelsior dell'Europa. Eppure nel libro, Cardini, che insegna storia medievale alle università di Firenze e di Bari, e Valzania, autore di molti testi di storia militare, argomentano con molta chiarezza come i governi Italiani, da Crispi in poi, abbiano fatto abbondantemente la propria parte per provocare il conflitto. Ne abbiamo parlato col professor Cardini discutendo del volume che mette sotto accusa soprattutto l'intervento militare italiano in Libia.

Professor Cardini come fa una nazione entrata in guerra, e faticosamente, un anno dopo ad essere tra i responsabili del conflitto?

«Ovviamente quello che ha portato alla Prima guerra mondiale è un percorso molto complesso e non si può identificare dei responsabili in maniera univoca - sarebbe persino un modo di procedere un po'cretino - però è certo che l'Italia fece la sua parte per far precipitare la situazione».

E come?

«L'iniziativa più nefasta fu la guerra di Libia. Gli Italiani aggredirono l'agonizzante Impero turco nelle sue province africane, bombardarono i forti dei Dardanelli e poi forzarono lo stretto dimostrando che “il grande malato d'Oriente” era allo stremo. Dopo di che, anche a causa della disfatta militare, i turchi non ebbero più la capacità di intervenire nell'area balcanica. Gli austriaci di cui sia noi che i turchi eravamo alleati protestarono più volte ma non servì».

Quindi senza i turchi attivi nei Balcani si arriva ai fatti di Sarajevo?

«I Turchi erano alleati dell'Impero Austroungarico nel contenere il panslavismo fomentato dagli zar che volevano avere un'area di influenza nel Mediterraneo. Senza di loro la situazione balcanica era destinata a degenerare. A Vienna in molti pensarono di risolvere la cosa con una guerra locale. Senza tener conto del pericolo di diffusione del conflitto... Uno dei pochi fermamente contrari a soluzioni di questo tipo era proprio l'arciduca Francesco Ferdinando. Quando venne ucciso il processo divenne inarrestabile».

Insomma le scelte coloniali italiane furono miopi.

«L'Italia voleva diventare una potenza autonoma. Questo rese la sua politica estera molto ondivaga. Ammiravamo i tedeschi come modello culturale, la sinistra storica a partire da Crispi ne era invaghita, dipendevamo dagli inglesi per lo sviluppo economico, eravamo in rotta con i francesi dal famoso schiaffo di Tunisi del 1881, consideravamo l'Austria un nemico storico ma dovevamo prendercela come alleata se volevamo la protezione tedesca... A questo si sommava la voglia di avere anche noi una colonia. Il risultato di tutte queste pulsioni contrapposte sfociò nella faccenda libica e non solo».

Gli storici italiani sugli effetti della guerra di Libia sugli equilibri internazionali non hanno mai insistito, al massimo citano la nota espressione di Salvemini, «scatolone di sabbia», per spiegarne l'inutilità...

«In Italia la vulgata di sinistra non ama parlare di questa guerra in quanto sporca e colonialista. Ergo l'ha raccontata solo in quella chiave. A destra invece la Patria è la Patria e ha sempre ragione e quindi questo tipo di questione comunque non piace. Ma la realtà è che la nostra guerra d'aggressione fece da preludio ad una molto più micidiale danza macabra».

Ci sono altre cose che non vogliamo vedere?

«Nel centocinquantenario dell'Unità quante volte ha sentito citare il canale di Suez? Se gli inglesi non avessero avuto paura del canale in costruzione e dell'influenza francese nel Mediterraneo non avrebbero aiutato il Piemonte contro i Borboni. L'Italia come nazione esiste anche per quello, certo rovina la retorica risorgimentale... E se Bismarck non avesse fatto fuori Napoleone III non avremmo mai avuto Roma... Siamo una nazione che nel sistema di potere e di tensioni che ha portato alle guerre mondiali ha giocato le sue carte, anche coloniali. A volte bene, a volte male, di certo con delle responsabilità sugli esiti finali».
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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » mer dic 24, 2014 5:32 pm

Thttp://www.peacelink.it/editoriale/docs/40.pdf

Tutto quello che non ci hanno detto sul quattro novembre

F.I.P. il 4/11/1999 per conto dell’Associazione Peacelink Via Galuppi 15 - 74010 Statte -Taranto

La prima guerra mondiale costo' all'Italia 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di piu' di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste, i territori ottenuti con la vittoria della guerra, che erano gia' stati concessi all'Italia dall'Austria in cambio della non belligeranza Il 4 novembre ripudiamo la guerra
Oggi si svolgono in tutta Italia le cerimonie per ricordare il 4 novembre 1918, data in cui l'Italia usci' "vittoriosa" dalla prima guerra mondiale.

Con questo volantino vogliamo dedicare spazio alle vittime della prima guerra mondiale, che hanno pagato con la loro vita il costo di una guerra inutile.

La festa del 4 novembre fu una ricorrenza istituita dal fascismo per trasformare le vittime di una guerra spietata e non voluta in eroi coraggiosi che si immolavano per la Patria.
Furono costruiti monumenti ai caduti e agli insegnanti fu chiesto di celebrare le forze armate.
Questa eredita' non e' stata sufficientemente sottoposta a critica con l'avvento della Repubblica.


Vogliamo portare nella consapevolezza sociale cio' che e' ormai acquisito nello studio degli storici e degli studiosi: l'Italia entro' in guerra nonostante l'Austria avesse promesso la restituzione di Trento e Trieste in cambio nella non belligeranza.

L'intento era infatti quello di espandere l'Italia verso territori esteri (come avvenne con la conquista del Sud Tirolo) seguendo il mito dell'imperialismo romano, che ebbe poi nel fascismo la sua massima celebrazione.
Dopo la guerra infatti si parlo' di "vittoria mutilata" perche' le mire espansionistiche non furono coronate.

La prima guerra mondiale fu un affare per grandi industriali, politici corrotti, funzionari statali senza scrupoli, alti ufficiali con le mani in pasta. Le commesse di guerra fruttarono profitti cosi' scandalosi che fu nominata una commissione di inchiesta parlamentare, prontamente sciolta dal fascismo dopo la marcia su Roma.
I migliori libri di storia segnalano che il fascismo al potere - fra i primi atti - blocco' la commissione parlamentare che indagava sulla prima guerra mondiale e sui profitti illeciti accumulati da faccendieri, burocrati, generali, industriali.


Perche' allora si festeggia la prima guerra mondiale? Una risposta ci viene da un testo scolastico: G. De Vecchi, G. Giovannetti, E. Zanette, "Moduli di storia 2", ed. scolastiche B. Mondadori.

"L'idea di una "guerra grande" non per l'orrore e la sofferenza bensi' per l'eroismo e il patriottismo dei suoi protagonisti e la bonta' dei suoi obiettivi, nacque soltanto dopo il conflitto. Essa fu il risultato delle commemorazioni ufficiali dei governi liberali dell'immediato dopoguerra e poi del regime fascista.

Questa idea si concretizzo', fin dagli anni immediatamente successivi al conflitto, in una serie di iniziative finalizzate a tenere vivo negli italiani il ricordo della guerra: cerimonie pubbliche, istituzione di festivita' (per esempio il 4 novembre, anniversario della vittoria), intitolazione di vie e scuole a eroi della guerra, diffusione nelle stesse scuole e nei centri ricreativi dei canti patriottici.
Ma lo strumento piu' efficace furono i monumenti ai caduti.
Fu soprattutto il regime fascista a favorirne la diffusione, imponendone la costruzione in tutti i paesi e citta' d'Italia. Quali erano la funzione e le caratteristiche dei monumenti ai ca duti?
Il loro obiettivo immediato era la commemorazione dei soldati morti sul campo di battaglia, in particolare di quelli originari della località in cui era costruito il monumento.

Tuttavia, nei testi che apparivano sulle lapidi e nel tipo di raffigurazione emergeva un altro e piu' importante obiettivo.
Si trattava, infatti, di iscrizioni e di sculture che descrivevano la guerra come una sofferenza giusta e necessaria; i soldati vi erano rappresentati come degli eroi che, consapevolmente e volontariamente, avevano sacrificato la propria vita per la patria. In sostanza, i monumenti e le lapidi presentavano la guerra come un momento di "grandezza" dell'Italia e degli italiani, dunque come un'esperienza estrema ma assolutamente positiva.

Niente di piu' lontano dalla realta'. Appare allora chiaro che i monumenti erano progettati non solo per offrire alle famiglie un conforto e una giustificazione per la morte dei loro cari, ma anche e soprattutto per costruire la memoria di una guerra "grande" che ne falsificava la realta' nascondendone gli aspetti piu' violenti e assurdi.

La memoria non ufficiale e l'opposizione alla guerra La memoria ufficiale della guerra non fu pero' l'unica forma di commemorazione del conflitto.
Soprattutto nel biennio 1919-20, vi furono associazioni e forze politiche (in genere di sinistra) che cercarono di mantenere in vita il ricordo dell'opposizione alla guerra e delle sofferenze che essa aveva causato ai soldati e ai civili.
Anche questa versione alternativa si manifesto' attraverso lapidi e monumenti in genere costruiti nei comuni guidati da sindaci socialisti.
Si trattava pero' di monumenti molto diversi da quelli ufficiali. Le lapidi "alternative" erano ben piu' precise ed esplicite nel descrivere l'orrore del conflitto.
I soldati morti erano descritti come vittime e non come eroi.

Questi monumenti ebbero vita breve e difficile. Gia' i primi governi liberali del dopoguerra ne ostacolarono o vietarono la costruzione; con la salita al potere del fascismo, nella cui ideologia tanta parte aveva l'esaltazione della nazione e della guerra, essi vennero tutti distrutti.

Un mito presente ancora oggi L'interpretazione ufficiale della guerra rimase prevalente anche dopo la caduta del ascismo, non solo a causa dell'efficacia della propaganda del regime, ma anche perche', messa a confronto con la seconda guerra mondiale - che in Italia nessuno, a parte il regime fascista, aveva voluto - la Grande guerra appariva meno insensata e drammatica.

E' solo a partire dagli anni sessanta che nelle interpretazioni degli storici, così come nella mentalita' degli italiani, ha cominciato a riaffiorare una memoria critica della guerra. A testimoniare la sopravvivenza del mito della Grande guerra vi sono ancora i monumenti di epoca fascista; in molti casi ne e' stata modificata la dedica, estendendola anche ai morti della seconda guerra mondiale e della Resistenza. Solo in pochissime realta', in genere nel corso degli anni settanta e ottanta, sono stati sostituiti con nuovi monumenti che rappresentano la guerra non come un giusto sacrificio per il bene della patria, ma come un orrore da evitare per sempre."

A Bussonelo (TO) una lapide cominciava con queste parole:
PER QUELLO CHE FU SOFFERTO NELL'OZIO DEPRAVANTE DELLA CASERMA SOTTO IL BASTONE DELLA SERVITU' NEL LEZZO DELLE TRINCEE NELLE VIGILIE DI MAGNIFICATE CARNEFICINE...
Essa fu distrutta nel 1921 dai fascisti.
Il monumento ai caduti di Tolentino (MC), distrutto dai fascisti nel 1922 , recava questa lapide:
POSSA LA SANTITA' DEL LAVORO REDENTO FUGARE E UCCIDERE PER SEMPRE IL SANGUINANTE SPETTRO DELLA GUERRA PER NOI E PER TUTTE LE GENTI DEL MONDO QUESTA LA SPERANZA E LA MALEDIZIONE NOSTRA CONTRO CHI LA GUERRA VOLLE E RISOGNA
Questo documento e’ stato realizzato e distribuito da Peacelink, una associazione di volontariato dell’ informazione che dal 1992 offre una alternativa ai messaggi proposti dai grandi gruppi editoriali e televisivi. PeaceLink collabora con associazioni di volontariato, insegnanti, educatori ed operatori sociali che si occupano di Pace, nonviolenza, diritti umani, liberazione dei popoli oppressi, rispetto dell'ambiente e libertà di espressione. Tutti i volontari di PeaceLink svolgono il loro lavoro a titolo puramente gratuito, per dare voce a chi non ha voce.

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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » mer dic 24, 2014 5:40 pm

A go on sogno!
A go on sogno da vivar vanti de morir e lè coeło de poder vedar, miłara de Veneti montegar so łe nostre Alpi sante e ke a miłara łi se raduna so łe piane dei 4 osari vixentini: del Cimon, del Paxoubio, de Axiago, del Gràpa
e ke da łi, łi ghe sighe ai nostri morti, a l’Ouropa e al mondo intiero kel nostro canto no lè coeło barbaro e viołento de łi tałiani, el canto mamełego-roman de łi sasini de Cristo ma tuto naltro, na canta de paxe, de fradernetà e de ben;
e ke dapò a miłara ognoun el porte on tricołor tałian a bruxar so l braxer del riscato e ke l’oxe alto: mi so veneto e no tałian e ke pì gnente me podarà costrenxar a portar sta orenda bandera ke ła gronda del sangoe de ła nostra xente veneta.
No łi se vargogna mia łi alpini de ver sempre en man el tricołor tałian e de cantar l’orenda canta mamełega piena de viołensa e ke ła exalta łi sasini de Cristo.

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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » mer dic 24, 2014 5:41 pm

Ke simioti sti pori alpini!

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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » ven dic 26, 2014 9:41 pm

Li onti criminali taliani

https://www.youtube.com/watch?v=77F6zbZLl3g


Crimini di guerra italiani, nel periodo coloniale in Libia ed Etiopia: campi di concentramento, massacri civili, armi chimiche. Sì, anche l'Italia si è macchiata, non dimentichiamolo nella prossima "giornata della memoria" (da La storia proibita delle guerre italiane, La 7).
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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » mar mar 03, 2015 8:45 pm

I 600 protagonisti della nostra civiltà di verità e libertà, laica e liberale, dalle radici greche, romane, cristiane ed illuministe

https://www.facebook.com/MagdiCristianoAllam

Buongiorno amici! 600 persone hanno affollato ieri il Teatro Manzoni a Milano per rivendicare il dovere di conoscere la verità del Corano e il diritto di poterla proclamare in libertà all'insegna del detto evangelico "conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi".

È stato uno stato straordinario successo di tanta gente che ha detto "Basta paura", "Basta mistificazione della realtà", "Basta dittatura del relativismo religioso" che legittima Allah, l'islam, il Corano e Maometto a prescindere dalla loro incompatibilità con i valori che sostanziano l'essenza della nostra comune umanità: la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra le persone, la libertà di scelta.

Bravissimo e coraggiosissimo il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, per la gestione magistrale del dibattito. Edoardo Sylos Labini ha ideato, diretto e condotto lo "spettacolo", fatto anche di video, testi recitati tra cui versetti coranici e il sublime "All'Italia" di Leopardi, le musiche dell'Aida di Verdi e lo sventilio del tricolore il cui messaggio è forte e chiaro: noi italiani non ci arrendiamo né ai tagliagole dell'Isis né ai taglialingue dei Fratelli Musulmani, noi uomini e donne amanti della verità e fieri della libertà non rinunciano alla nostra civiltà ed ad essere pienamente noi stessi a casa nostra.

I 600 testimoni di fede e ragione hanno voluto riscattare l'aggressione sferrata al Benedetto XVI di Ratisbona, quando il 12 settembre 2006 il Papa fu attaccato pesantemente da tutti i paesi islamici e fu criticato diffusamente da quest'Europa sempre più scristianizzata.

I 600 uomini e donne che amano l'Italia di valori e regole hanno voluto riscattare la vergogna con cui fu ignorata e vilipesa Oriana Fallaci alla sua morte che, per un segno del destino, avvenne tre giorni dopo Ratisbona, il 15 settembre 2006.

I 600 protagonisti della nostra civiltà di verità e libertà, laica e liberale, dalle radici greche, romane, cristiane ed illuministe, hanno voluto condividere l'impegno assunto recentemente da Alessandro Sallusti e Il Giornale contro la strategia dei terroristi taglialingue nostrani che vorrebbero accreditare il reato di islamofobia e che reprimono i difensori della nostra civiltà perseguitandoli con la "guerra santa islamica" attraverso i tribunali (Jihad by Court).

Da ieri l'Italia è cambiata. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta (anche a dispetto della mia lombosciatalgia acuta!). Insieme ce la faremo!

Greghi, romani, ebrei, arabi, basta!

Naltri veneti come ła gran parte de łi ouropei no desendemo dai romani o dai greghi;
ła gran parte de łi cristiani d'Ouropa e del mondo no łi desende da łi ebrei Abramo e Ixaco;
ła gran parte de łi musulmani del mondo no łi desende da łi ebrei Abramo e Ixmaeł e gnanca da łi arabi de Maometo;
co sti greghi, romani, ebrei e arabi łi ne gà ensemenio łi çervełi e ła cosiensa, łi ne ga falbà l'edentetà e ła storia;
basta demoghe on tajo!

Dio no parla de prefarensa el grego, el latin, l'aramaego o l'arabo, Dio el parla tute łe łengoe de łi omani sensa descremenarghene ona.
Dio no lè coeło domestegà da łi ebrei e da łi arabi e łi Dei no łi xe lomè coełi de łi greghi e de łi romani.


Basta co sti ołigopołari de Dio, de łi dei e del divin!
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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » ven mar 27, 2015 6:27 am

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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » sab mag 23, 2015 8:07 am

Bolzano, il Tricolore «vietato» per i 100 anni della Grande guerra
Il «nein» del governatore della Provincia autonoma Kompatscher: «Fuori luogo l’invito del premier ad esporre bandiera». Rossi (Provincia Trento): «Meglio a mezz’asta»
22 maggio 2015
http://www.corriere.it/politica/15_magg ... 80d7.shtml

Non sventolerà il Tricolore sugli edifici pubblici della Provincia a di Bolzano e dell’Alto Adige, per il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia del 24 maggio. Lo «sciopero» della bandiera, che riguarderà anche la quasi totalità dei Comuni altoatesini - tra l’altro molti coinvolti domenica nel ballottaggio delle amministrative - arriva dopo una specie di «nein» del governatore Arno Kompatscher. «L’invito della Presidenza del consiglio - ha detto - è assolutamente incomprensibile e fuori luogo». Secondo il presidente della Provincia (un ex alpino, 44 anni, insegnante, alla guida di una coalizione sorretta anche dal Pd) sarebbe stato meglio ricordare tutte le vittime della Grande Guerra con le bandiere a mezz’asta.

Kompatscher: «Il 24 maggio non è evento positivo»

Kompatscher ha sottolineato che il 24 maggio «si celebra l’anniversario dell’inizio del primo conflitto mondiale e non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra». «Questo invito - ha proseguito - è incomprensibile, soprattutto per la popolazione di lingua tedesca e ladina». Il 24 maggio 1915 ebbe, appunto, inizio la Grande guerra. 600 mila caduti, solo da parte italiana. Cifre non troppo lontane da parte austriaca. Alla fine delle ostilità l’Alto Adige divenne italiano, staccandosi dall’Austria. Il presidente della Provincia di Trento e attuale presidente della Regione Ugo Rossi ha invitato ad osservare un minuto di silenzio in memoria dei caduti di ogni conflitto. «Le bandiere dell’Italia e dell’Europa - ha detto - le esporremo, ma a mezz’asta, perché l’inizio di quella guerra, come pure di tutte le guerre, è già di per sé una sconfitta per l’umanità».

Svp: decisione di Roma «incomprensibile e sbagliata»

Per l’onorevole Michaela Biancofiore (Fi) si tratta invece di un «boomerang» per il premier Renzi, «nazionalista secondo convenienza». L’esponente di Forza Italia parla di «porta in faccia presa» dal premier «proprio dal suo amico Kompatscher, presidente della Provincia di Bolzano col quale solo qualche giorno fa sorrideva sornione da un palco in Alto Adige». La Sudtiroler Volkspartei ha definito la decisione di Roma «incomprensibile e sbagliata». Secondo il segretario del partito di raccolta dei sudtirolesi, Philipp Achammer, «sarebbe più opportuno ricordare le migliaia e migliaia di vittime di questa guerra con la fascia da lutto». Critiche sono state espresse anche dai partiti di opposizione di lingua tedesca Sudtiroler Freiheit e BurgerUnion («l’Italia si conferma un paese fascista e nazionalista») e dagli Schutzen («l’Italia festeggia la morte di mezzo milione di soldati italiani»).

Sel: «Le bandiere? A mezz’asta»

Perplessità arrivano anche da Sel. «Il 24 maggio, data dell’entrata in guerra dell’Italia, non può e non deve essere una festa, ma un giorno di riflessione nel segno della pace e del ricordo delle sofferenze e delle vittime di quella che, giustamente, il Papa Benedetto XV definì «inutile strage». Lo afferma Sinistra ecologia libertà dell’Alto Adige. «Non solo nella nostra terra con la sua storia e le sua sensibilità, ma dappertutto le bandiere dovrebbero essere a mezz’asta, tricolore incluso», conclude Sel.

Vessilli esposti (ma per le elezioni)

Lo sciopero del tricolore sarà comunque solo a metà a causa del ballottaggio per le comunali che si svolgerà domenica a Bolzano, Merano e Laives. Il Cerimoniale di Stato impone, infatti, che la bandiera della Repubblica italiana e quella dell’Unione europea vengono esposte all’esterno dei seggi elettorali durante le consultazioni. In tutti i seggi elettorali, alle ore 15, è previsto un momento di raccoglimento, come ha annunciato il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli che renderà omaggio ai caduti al cimitero militare.
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Re: El tricołor, ła canta mamełega el nasionałeixmo tałian

Messaggioda Berto » mar mag 26, 2015 7:36 am

https://www.facebook.com/VotaFranzJosef?fref=nf

Anche il disgustoso Giananonio Stella, è sempre all'opera. Taccia gli Schützen di nazismo e rivendica l'appartenenza europa, piuttosto della contrapposizione Italia-Austria in Tirolo. Ma intanto, i suoi piani sono di togliere l'autonomia al Tirolo per permettere alla sua Repubblica delle Banane di sopravviere ancora un po' ed al suo Governo di finanziare la Stampa che gli garantisce una vita più che decorosa ed una vecchiaia più che serena. Alla faccia dell'Europa: Giantonio Stella tiene famiglia e tengono famiglia, anche i confratelli del suo gruppusocolo di giornalisti massoni.

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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