Le falsità del mito fascista dei nazionalisti italo-fascisti

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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:37 pm

Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro INAIL

https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_ ... sul_lavoro

Istituito con il regio decreto 23 marzo 1933 n. 264 come INFAIL (acronimo di Istituto nazionale fascista per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), allo scopo di tutelare, dal punto di vista assicurativo, le vittime degli infortuni sul lavoro, l'ente venne rinominato INAIL, dopo la caduta del fascismo.

L'Inail (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) nasce nel marzo 1933 con l'emanazione della Legge 22 giugno 1933 n. 860, dall'unificazione della Cassa nazionale infortuni e delle Casse private di assicurazione. Il nuovo Istituto è destinato a crescere in dimensione e importanza nei decenni successivi, con l'estensione della platea degli eventi assicurati e l'assorbimento di enti minori, che gestiscono l'assicurazione infortuni per particolari categorie di lavoratori. È del 1935 l'introduzione dei principi cardine che determinano il carattere pubblicistico dell'assicurazione infortuni e malattie professionali: la “costituzione automatica del rapporto assicurativo, l'automaticità delle prestazioni, l'erogazione di prestazioni sanitarie, la revisione delle rendite e una nuova disciplina nell'assistenza ai grandi invalidi”.
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:38 pm

Istituto Nazionale Previdenza Sociale INPS

https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_ ... za_sociale

Nel 1898 la previdenza sociale muove i primi passi con la fondazione della Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai. Si tratta di una associazione volontaria integrata da un contributo statale e da un contributo degli imprenditori. Nel 1919 diviene obbligatoria e coinvolge 12 milioni di lavoratori; essa assume la denominazione di Cassa nazionale per le assicurazioni sociali.

Il governo Mussolini, con regio decreto legge 27 marzo 1933, n. 371, trasforma la Cassa nazionale in Istituto nazionale fascista della previdenza sociale (INFPS). A carico dell'INFPS fu l'assicurazione (obbligatoria) contro la vecchiaia, estesa dai soli dipendenti pubblici (per i quali aveva il nome di pensione) a quelli privati. Primo presidente fu Giuseppe Bottai a cui successe nel 1935 Bruno Biagi della Cassa medesima (legge 30 maggio 1907, n. 376). Nel 1943 la denominazione diviene quella di Istituto nazionale della previdenza sociale, come ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e a gestione autonoma con lo scopo di garantire la previdenza.
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:39 pm

In Italia l'accordo per le 48 ore viene stipulato il 20 febbraio 1919

http://www.zic.it/zic/articles/art_762.html
"con la fine della guerra, le relazioni industriali in Italia entrano in una fase completamente nuova. Il conflitto mondiale aveva dilatato sia l'occupazione industriale sia la sfera stessa della regolazione delle condizioni di lavoro, accentuando le attese dei lavoratori per un miglioramento sostanziale della loro posizione economica e sociale.
E' in questa prospettiva che va collocato l'accordo pilota siglato nel febbraio del 1919 fra la Federazione degli industriali metallurgici e la FIOM in cui venne accolta la storica rivendicazione del movimento operaio della giornata lavorativa di otto ore."
L'accordo fra l'altro recita:
"con l'approvazione avvenuta del Regolamento unico per tutte le Officine meccaniche, navali e affini, l'orario di lavoro viene ridotto rispettivamente da 55, 60 a 48 settimanali come indicato dall'art. 6 del Regolamento stesso.


Orario di lavoro settimanale (8 ore al giorno e 48 ore la settimana e non 40)
https://it.wikipedia.org/wiki/Orario_di_lavoro
La Costituzione non fornisce alcuna definizione di orario di lavoro né pone limiti, l'art. 36 comma 2 si limita a rinviare alla legge la fissazione di un tetto massimo di durata giornaliera.
L'art. 2107 cod. civ., a sua volta, fa rinvio a leggi speciali e alla contrattazione collettiva la determinazione temporale della giornata e della settimana lavorativa.
Per lungo tempo la disciplina sull'orario di lavoro è stata dettata dal regio decreto legge 15 marzo 1923 n. 692, convertito in legge 17 aprile 1925 n. 473, che fissava in 8 ore giornaliere e 48 ore settimanali il tetto massimo di esigibilità del lavoro. Lo stesso provvedimento si preoccupava di fissare dei limiti anche al lavoro straordinario, rispettivamente in 2 ore giornaliere e 12 ore settimanali.
Questa disciplina è stata soggetta a parziale revisione dalla legge 24 giugno 1997 n. 196 che, seguendo le linee guida tracciate dalla prassi della contrattazione collettiva, ha posto un tetto all'orario settimanale di lavoro di massimo di n. 40 ore settimanali ed in n. 8 giornaliere.
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:40 pm

Ente Comunale di Assistenza ECA

https://it.wikipedia.org/wiki/Ente_comu ... assistenza

L’Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.) fu la nuova denominazione che la legge 3 giugno 1937, n° 847, dava alle preesistenti Congregazioni di carità, che venivano soppresse: non a caso il fascismo sostituì la parola "Carità" con la parola "Assistenza".


https://it.wikipedia.org/wiki/Congregaz ... arit%C3%A0
Congregazione di carità è la denominazione ottocentesca delle istituzioni statali destinate a venir incontro ai bisogni della popolazione povera. In Italia, nelle congregazioni furono incorporati i beni immobili requisiti alle istituzioni caritative e benefiche della Chiesa cattolica.


Negli altri paesi europei
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:41 pm

Istituzione degli assegni famigliari

https://it.wikipedia.org/wiki/Assegni_familiari

Furono introdotti in Italia da un accordo tra la Confederazione Fascista degli Industriali e la Confederazione Fascista dei lavoratori dell'Industria con il contratto collettivo dell'11 ottobre 1934. Il provvedimento intese riequilibrare la situazione determinata dalla riduzione della settimana lavorativa da 48 a 40 ore la quale comportava una riduzione dei salari. Gli assegni familiari furono prima previsti per i lavori dell'industria, in seguito furono estesi a tutte le altre categorie dei lavoratori dipendenti.
Gli assegni familiari sono regolati dal T.U. approvato con D.P.R. 30 maggio 1955 n. 797.
Nel 1988 - con la conversione in legge 13 maggio 1988 n. 153 del D.L. 13 marzo 1988 n. 69 - fu rivoluzionato il sistema dei trattamenti di famiglia con l'istituzione dell'assegno al nucleo familiare.
Gli assegni familiari continuano ad essere corrisposti ai coltivatori diretti, mezzadri e coloni.


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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:41 pm

Casse Rurali ed Artigiane

https://it.wikipedia.org/wiki/Casse_rurali

Le Casse rurali sono state cooperative di credito per i piccoli agricoltori.

Si diffusero a partire dalla fine del XIX secolo ad opera di Leo Wollenborg. La sua iniziativa fu sostenuta soprattutto dai parroci di campagna: il che costituì all'epoca uno dei rari esempi di collaborazione tra classi sociali e posizioni ideologiche diverse, accomunati dal desiderio di venire incontro alla popolazione rurale, afflitta da grande povertà, e del clero di campagna. Si richiamavano alle banche tedesche ideate da Friedrich W. Raiffeisen che si basavano sull'auto-aiuto tra soggetti che altrimenti non avrebbero potuto avere accesso al credito bancario. Dopo poco tra la componente liberale e quella cattolica sorsero dei dissapori e le casse vennero rifondate solo dalla componente cattolica. L'anima di queste iniziative fu il sacerdote don Cerutti.[2]

Concentrate inizialmente nel Veneto (la prima cassa italiana fu fondata a Loreggia nel 1883) ed in Sicilia esse comportavano la responsabilità solidale e illimitata dei soci nei confronti dei terzi e concedevano prestiti a piccoli proprietari terrieri, fittavoli e coloni.

La loro attività rimase per molti anni di ridotte dimensioni ma esse consentirono l'accesso al credito agrario a centinaia di migliaia di contadini. Accanto alle casse rurali di matrice cattolica all'inizio del '900 furono fondate varie casse agrarie laiche.

Con il passare degli anni si diffusero sull'intero territorio nazionale, compreso il Mezzogiorno.

Nel 1936 la legge bancaria voluta dal fascismo impose a tutte le Casse di assumere la denominazione di Casse rurali ed artigiane. Una particolare importanza assunse l'istituto centrale ICCREA. Negli anni '60 si trasformarono in Banche di credito cooperativo, conservando solo pochi elementi originari (ad esempio il voto capitario e il forte radicamento sul territorio), e diventano per molti aspetti simili alle banche di credito ordinario.

Tuttora in Alto Adige le 48 Raiffeisen Kasse, tutte autonome, e le 41 equivalenti in Trentino usano nella denominazione in lingua italiana il termine Casse Rurali.


Leone Wollemborg (Padova, 4 marzo 1859 – Camposampiero, 19 agosto 1932)
https://it.wikipedia.org/wiki/Leone_Wollemborg
è stato un economista e politico italiano, ebbe il merito di contribuire notevolmente in Italia alla diffusione dell'idea cooperativa di fine dell’Ottocento.
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:42 pm

Istituto Nazionale assicurazione Malattia per i Lavoratori

https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_ ... e_malattie

L'Istituto nazionale per l'assicurazione contro le malattie (in acronimo INAM) è stato un ente pubblico italiano al quale era affidata la gestione dell'assicurazione obbligatoria per provvedere, in caso di malattia dei lavoratori dipendenti privati e dei loro familiari, alle cure mediche e ospedaliere.

Storia
Fu istituito con Regio Decreto dell' 11 gennaio 1943 n. 138, con il nome di Ente mutualità fascista - Istituto per l'assistenza di malattia ai lavoratori, ed assunse la denominazione di Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro le Malattie con il Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 13 maggio 1947 n. 435.
Nel 1977 l'ente è stato sciolto a seguito della nascita del Servizio sanitario nazionale e da allora i contributi obbligatori, pagati dai lavoratori e dai datori di lavoro, sono gestiti dall'INPS.

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Messaggioda Berto » lun lug 17, 2017 7:10 am

Durante il ventennio fascista in Italia regnava l'onestà, la responsabilità e non vi era corruzione e concussione:


'Tangentopoli nera', dalle carte segrete di Mussolini arriva la verità sulla corruzione del Ventennio fascista - Le mazzette giravano sotto il Regime, mentre la propaganda inneggiava all'austerità
2016/10/16

http://www.adnkronos.com/cultura/2016/1 ... refresh_ce

Quando c’era Lui, il Duce, non solo i treni arrivavano in orario, ma si poteva lasciare aperta la porta di casa, perché l’ordine e la legalità erano così importanti da valere persino il sacrificio della libertà.

L’immagine di un potere efficiente e incorruttibile, costruita da una poderosa macchina propagandistica, ha alimentato fino a oggi il mito di un fascismo onesto e austero, votato alla pulizia morale contro il marciume delle decrepite istituzioni liberali.

Ma le migliaia di carte custodite nei National Archives di Kew Gardens, a pochi chilometri da Londra, raccontano tutta un’altra storia: quella di un regime minato in profondità dalla corruzione e di gerarchi spregiudicati dediti a traffici di ogni genere. Dalle carte segrete di Mussolini arriva la verità sulla corruzione, la faida interna al partito fascista, le ruberie, i ricatti e gli scandali nell'Italia del Ventennio.

A raccontarla due studiosi Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella nel saggio "Tangentopoli nera", ora in uscita per Sperling e Kupfer (pagg. 252, euro18). Il primo, saggista, è esperto di archivi anglosassoni; il secondo è un giornalista investigativo, specializzato nella storia segreta italiana.

Così, si scopre che, a Milano, il segretario federale del Fascio, Mario Giampaoli, e il podestà Ernesto Belloni si arricchiscono con le mazzette degli industriali e con i lavori pubblici per il restauro della celebre Galleria, coperti dall’amicizia col fratello di Mussolini.

Il ras di Cremona, Roberto Farinacci, conquista posizioni sempre più importanti tramite una rete occulta di banchieri, criminali e spie. Diventa così il principale antagonista del Duce, che a sua volta fa spiare i suoi maneggi.

Lo squadrista fiorentino Amerigo Dumini tiene in scacco il governo con le carte -sottratte a Giacomo Matteotti dopo averlo assassinato- che provano le tangenti pagate alle camicie nere dall’impresa petrolifera Sinclair Oil.

Utilizzando i documenti della Segreteria particolare di Mussolini e quelli britannici desecretati di recente, gli autori ricostruiscono, con lo scrupolo degli storici e il fiuto degli investigatori, l’intreccio perverso tra politica, finanza e criminalità nell’Italia del Ventennio.

E attraverso alcune storie emblematiche che si dipanano col ritmo di una 'spy story', vengono mostrati i meccanismi profondi e mai completamente svelati delle ruberie, delle estorsioni e degli scandali sui quali crebbe, in pochi anni, una vera e propria "Tangentopoli nera".

Ma i misteri continuano ad essere tanti. Ad esempio quelli dei documenti scomparsi a Roma il 10 giugno 1924: si tratta delle carte della borsa di Matteotti, sottratte da Amerigo Dumini, militare a capo della squadraccia che sequestrò e uccise il politico antifascista. Saranno usati come arma di ricatto contro Mussolini e poi seguiranno Dumini nelle sue peregrinazioni nel mondo.

"A oltre 90 anni dal delitto -spiegano all'Adnkronos i due autori- quelle carte continuano ad essere irreperibili, malgrado decenni di ricerche in Europa e in America, da parte di storici e studiosi. Ma è innegabile che, al giorno d'oggi, siano custodite negli archivi segreti del Naval Intelligence Department, a Londra, e in quelli del Federal Bureau of Investigation e del Dipartimento di Stato statunitense, a Washington". Inglesi e americani, dunque, gli alleati.



LA CORRUZIONE DURANTE IL VENTENNIO FASCISTA

Sono molti i luoghi comuni che colpiscono la storia. Uno di questi è che durante il ventennio la corruzione sia cessata a causa della durezza del nuovo regime politico.

In realtà nel passaggio tra democrazia liberale a dittatura la situazione non cambiò affatto. I nuovi loschi affari che si adombravano all'ombra dello Stato furono oggetto delle indagini approfondite dell’onorevole Matteotti, finché quest’ultimo non fu ucciso proprio perché in procinto di portare alla luce uno scandalo che riguardava lo stesso fratello di Mussolini, Arnaldo, legato ad un appalto petrolifero.

Morto il deputato socialista, in Italia nessuno si azzardò più ad intromettersi nei conflitti d’intesse che i gerarchi fascisti e gli esponenti di primo ordine del nuovo regime nascondevano sotto la facciata onesta della dittatura. Sin dalla marcia su Roma vi fu una corsa ad accaparrarsi gli incarichi più importanti e le migliori occasioni di guadagno. Basti pensare che la notte prima di quel giorno fatidico del 1922, gli industriali lombardi incontrarono Mussolini e finanziarono il suo partito con la promessa di politiche favorevoli da attuare una volta conquistato il potere.

Mussolini non volle intervenire, al contrario usò in seguito i segreti dei gerarchi come arma di ricatto con il contributo della polizia segreta, l’Ovra, incaricata di raccogliere importanti dossier sul loro conto. Appalti truccati, spese gonfiate e armamenti utilizzabili fatti passare come distrutti per essere venduti, di nascosto, ad altri Paesi. La corruzione fu endemica e riguardò personaggi del calibro di Farinacci, De Bono e lo stesso Mussolini. Farinacci in particolare si distinse nell'utilizzo di fondi pubblici , impiegati per comprare case un po’ ovunque in Italia. Nel 1942 destò sorpresa quando in una delle sue proprietà vennero rinvenuti 80 kg di oro.

La guerra in Etiopia, in particolare, fu l’occasione propizia per fare affari. Mentre alle famiglie italiane furono richiesti sacrifici, grandi industrie come la Pirelli fecero guadagni stratosferici (unico fornitore di pneumatici e maschere da gas). Alla fine dunque, mentre l’impresa d’Etiopia si rivelò da un lato un duro colpo per le casse dello stato, dall'altro lato rappresentò una ghiotta occasione per chi con la guerra aveva da guadagnare.

Chi tentò di arginare la corruzione fu messo all'angolo e allontanato. Lo imparò a proprie spese Augusto Turati, segretario del Partito Fascista, accusato di sodomia dopo aver fatto pressioni al Duce sulla gravità della situazione. Nel corso di questi anni gli studiosi stanno portando alla luce una vera tangentopoli nera, che sembra dimostrare come tra lo stato liberale e quello fascista in fondo sotto questo aspetto l’Italia non fosse cambiata poi molto. Dalle carte e dai documenti sono emersi nel corso del tempo storie avvolte dal mistero. Come quella che riguarda lo stesso Mussolini, quando nel 1942, a guerra ancora in corso, il dittatore depositò 3 milioni di lire alla banca vaticana dello IOR, al fine di trasferire questi capitali negli Stati Uniti, un Paese con il quale l’Italia era in piena guerra.

Stefano B.

Per approfondire: Tangentopoli Nera, Mario José Cereghino, Giovanni Fasanella


I primati dello stato italiano e dell'Italia in Europa e nel mondo
viewtopic.php?f=22&t=2587
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Messaggioda Berto » lun lug 17, 2017 1:41 pm

Il mito di Benito Mussolini, l'uomo forte e divinizzato, preso a modello

invece era un fanfarone, irresponsabile, tronfio e vigliacco

Mussolini l'ultimo Cesare
https://www.facebook.com/BmluC/videos/1864713067180829


Benito Mussolini - Proclamazione della sovranità italiana sull'impero Etiopico
(9 Maggio 1936)

http://www.polyarchy.org/basta/document ... .1936.html

Nota

In un linguaggio tronfio e vuoto, in cui la logica e la realtà escono massacrate dalla politica, Mussolini proclama la costituzione dell'impero. Un impero di cartapesta, costruito sull'impiego criminale dei gas che hanno decimato l'esercito etiope. L'impero crollerà nello spazio di alcuni anni e assieme ad esso i nefasti sogni di gloria del popolo italiano.


Ufficiali, sottufficiali, gregari di tutte le Forze Armate dello Stato in Africa e in Italia, Camicie Nere della Rivoluzione, Italiani e Italiane in patria e nel mondo, ascoltate!

Con le decisioni che fra pochi istanti conoscerete e che furono acclamate dal Gran Consiglio del Fascismo, un grande evento si compie: viene suggellato il destino dell'Etiopia oggi, 9 maggio, XIV anno dell'Era Fascista.

Tutti i nodi furono tagliati dalla nostra spada lucente e la vittoria africana resta nella storia della patria integra e pura come i legionari, caduti e superstiti, la sognavano e la volevano.

L'Italia ha finalmente il suo Impero.

Impero fascista perché porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del Littorio romano; perché questa è la meta verso la quale durante quattordici anni furono sollecitate le energie prorompenti e disciplinate delle giovani, gagliarde generazioni italiane.

Impero di pace, perché l'Italia vuole la pace per sé e per tutti, e si decide alla guerra soltanto quando vi è forzata da imperiose incoercibili necessità di vita.

Impero di civiltà e di umanità per tutte le popolazioni dell'Etiopia. Questo era nella tradizione di Roma che, dopo aver vinto, associava i popoli al suo destino.

Ecco la legge, o Italiani, che chiude un periodo della nostra storia e ne apre un altro, come un immenso varco aperto su tutte le possibilità del futuro:

1) I territori e le genti che appartenevano all'Impero di Etiopia sono posti sotto la sovranità piena e intera del Regno d'Italia.

2) Il titolo di Imperatore viene assunto per sé e per i suoi successori dal Re d'Italia.

Ufficiali, sottufficiali, gregari di tutte le Forze Armate dello Stato, in Africa e in Italia, Camicie Nere, Italiani e Italiane, il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero, lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi.

In questa certezza suprema levate in alto, legionari, le insegne, il ferro e i cuori a salutare, dopo quindici secoli, la, riapparizione dell'Impero sui colli fatali di Roma. Ne sarete voi degni?

[la folla prorompe in un altissimo « Sì »]

Questo grido è come un giuramento sacro che vi impegna innanzi a Dio ed innanzi agli uomini, per la vita e per la morte.

Camicie Nere, Legionari - Saluto al Re!

Decreto costitutivo dell'Impero (9 Maggio 1936)

Art. 1. - I territori e le genti che appartenevano all'Impero d'Etiopia vengono posti sotto la sovranità piena ed intera del Regno d'Italia. Il titolo di Imperatore d'Etiopia è assunto, per sé e per i suoi successori, dal Re d'Italia.

Art. 2. - L'Etiopia è retta e rappresentata da un Governatore generale che ha il titolo di Viceré, da cui dipendono anche i Governatori dell'Eritrea e della Somalia. Dal Governatore generale Viceré d'Etiopia dipendono tutte le autorità civili e militari dei territori sottoposti alla sua giurisdizione. Il Governatore generale Viceré d'Etiopia è nominato con decreto reale, su proposta del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro Segretario di Stato per le Colonie.

Art. 3. - Con decreti reali, da emanarsi su proposta del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro Segretario di Stato per le Colonie, sarà provveduto a stabilire gli ordinamenti dell'Etiopia.

Art. 4. - Il presente decreto, che ha vigore dal giorno della sua data, sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge. Il Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, proponente, è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.



Benito Mussolini, in un libro l'amicizia tra il Duce e l'islam
23 Aprile 2017

http://www.liberoquotidiano.it/news/per ... lmani.html

E' un tema poco esplorato, quello del rapporto tra Fascismo e nazismo da una parte e musulmani dall'altra. Ma negli ultimissimi tempi, due libri hanno fatto luce su questi rapporti, evidenziando come fossero forti e strutturali, in una chiave sopratutto anti-ebraica. "Bambini in fuga" di Mirella Serri racconta sopratutto del forte legame non solo ideologico tra Adolf Hitler e il Gran Muftì di Gerusalemme. In "Mussolini e i musulmani", invece, Giancarlo Mazzucca e Gianmarco Walch si concentrano sul fascino che islam e mondo arabo ebbero sul Duce.

Un interesse che, scrivono i due autori, ebbe origine da un misto di ragioni di carattere personale e di politica estera. Nel primo caso si trattò di una affettuosa amicizia che Mussolini intrattenne con la giornalista Leda Rafanelli, detta l'odalisca, di fede musulmana, negli anni Dieci del Novecento. Nel secondo caso, negli anni Trenta, fu l'antisemitismo a spingere il capo del governo italiano e gli islamici dalla stessa parte della barricata. In quegli anni il Duce guardò con sempre maggiore attenzione ai paesi islamici, imponendo nel 1934 a Radio Bari di trasmettere programmi in lingua araba e curando i rapporti commerciali con quei Paesi, da cui, come scrive il quotidiano Il Messaggero, venne ricambiato con fervore: là nacquero infatti diversi movimenti come le Falangi Libanesi, le Camicie Verdi, il Partito Giovane Egitto e le Camicie Azzurre che seguivano il fascismo come esempio tramite il quale nazionalizzare le masse per via autoritaria.

Il feeling proseguì negli anni di guerra con il progetto di costruire in Italia una legione araba fedele alle forze dell'Asse, con la benedizione del Gran Muftì di Gerusalemme, al quale Mussolini nel '36 diede la disponibilità a fornire uomini e materiale per mettere in atto l'avvelenamento dell'acquedotto di Tel Aviv, città nella quale avevano trovato rifugio gran parte degli Ebrei in fuga dalle leggi razziali in Europa. Il piano fu poi abbandonato, ma al Gran Muftì arrivarono dal governo italiano 138mila sterline, che allora erano una cifra davvero cospicua.



Mussolini, la testimonianza choc del partigiano che uccise il Duce
Giulia Ulrich - Gio, 28/04/2016

Un documento storico riporta le parole che il partigiano Walter Audisio pronunciò al dittatore

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/m ... 52223.html

Settantuno anni fa, il 28 aprile 1945, Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci furono giustiziati dal partigiano comunista Walter Audisio (nome di battaglia "colonnello Valerio") a Giulino di Mezzegra, località in provincia di Como.

Il giorno prima Mussolini era stato arrestato a Dongo e la direzione del CLNAI aveva deciso senza indugio per la sua esecuzione immediata. Prelevato dai suoi giustizieri a Bonzanigo, l'ex duce, insieme alla Petacci, fu portato nel pomeriggio in auto in un un piccolo vialetto davanti a Villa Belmonte, un'elegante residenza di Giulino, dove fu fucilato. Questi gli ultimi minuti di vita di Mussolini secondo la testimonianza di Audisio: "Sull'auto lo feci sedere a destra, la Petacci si mise a sinistra. Io presi posto sul parafango in faccia a lui. Non volevo perderlo di vista un solo istante. La macchina iniziò la discesa lentamente. Io solo conoscevo il luogo prescelto e non appena arrivammo presso il cancello ordinai l'alt. Dissi di aver udito dei rumori sospetti e mi mossi a guardare lungo la strada per accertarmi che nessuno venisse verso di noi". "Quando mi volsi la faccia di Mussolini era cambiata: portava i segni della paura. (...) Feci scendere Mussolini dalla macchina e gli dissi di portarsi tra il muro ed il pilastro del cancello. Obbedì docile come un canetto. Non credeva ancora di morire: non si rendeva conto della realtà. Gli uomini come lui temono sempre la realtà, preferiscono ignorarla (...). Improvvisamente cominciai a leggere il testo della sentenza di condanna a morte del criminale di guerra Mussolini Benito". "Per ordine del Comando Generale del Corpo Volontario della Libertà sono incaricato di rendere giustizia al popolo italiano". "Credo che Mussolini non abbia nemmeno capito quelle parole: guardava con gli occhi sbarrati il mitra che puntavo su di lui. La Petacci gridò enfatica: "Mussolini non deve morire". Dico alla Petacci che s'era appoggiata a Mussolini: "Togliti di lì se non vuoi morire anche tu". La donna capisce subito il significato di quell'anche e si stacca dal condannato. Quanto a lui, non disse una sola parola: non il nome di un figlio, non quello della madre, della moglie, non un grido, nulla.

Tremava livido di terrore e balbettava con quelle grosse labbra in convulsione: "Ma...ma...ma...ma signor colonnello. Ma...ma...ma signor colonnello". "Nemmeno a quella donna che gli saltellava vicino, che si muoveva di qua e di là, disse una sola parola. No: si raccomandava nel modo più vile, per quel suo grosso corpo tremante: solo a quello pensava: a quel grosso corpo appoggiato al muretto". "(...) Faccio scattare il grilletto ma i colpi non partono. Il mitra si era inceppato. Manovro l'otturatore, ritento il tiro ma l'arma non spara. Passo il mitra a Guido (Aldo Lampredi, ndr.), impugno la pistola: anche la pistola si inceppa. Passo a Guido la rivoltella, afferro il mitra per la canna, aspettandomi, malgrado tutto, una qualunque reazione. Ogni uomo normale avrebbe pensato di difendersi ma Mussolini era al di sotto di ogni uomo normale e continuava a balbettare, a tremare, immobile con la bocca semiaperta e le braccia penzoloni. Chiamo a voce alta il Commissario della 52a che viene di corsa a portarmi il suo Mas. Adesso gli sono di fronte, come prima: egli non si è mosso, continua il suo balbettio di invocazione. Vuol salvare solo quel grosso corpo tremante. E su quel corpo scarico cinque colpi". "Il criminale si afflosciò sulle ginocchia, appoggiato al muro, con la testa reclinata sul petto. Non era ancora morto, gli tirai una seconda raffica di quattro colpi. La Petacci, fuori di sé, stordita, si mosse confusamente, fu colpita e cadde di quarto a terra. Mussolini respirava ancora e gli diressi, sempre col Mas, un ultimo colpo al cuore. L'autopsia constatò più tardi che l'ultima pallottola gli aveva troncato netto l'aorta. Erano le 16.10 del 28 aprile 1945".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » lun lug 17, 2017 1:42 pm

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