Le falsità del mito fascista dei nazionalisti italo-fascisti

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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:07 pm

Le falsità del mito fascista dei nazionalisti italiani fascisti

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Le falsità del mito fascista dei nazionalisti italo-fascisti

Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:15 pm

Le false credenze dei fascisti

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... scismo.jpg


La maggior parte di questi istituti non furono un portato del fascismo ma nacquero molto prima sia in area italica che europea e nel ventennio fascista ebbero soltanto delle evoluzioni, degli sviluppi.
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:21 pm

Assicurazione invalidità e vecchiaia
https://it.wikipedia.org/wiki/Pensione
Il primo intervento legislativo organico di cui si ha notizia, che introducesse una previsione pensionistica per i dipendenti della pubblica amministrazione, fu attuato nel 1816 nel Regno delle Due Sicilie, ad opera di Ferdinando I delle Due Sicilie, con la Legge sulle Giubilazioni e Pensioni del 3 maggio 1816, in seguito recepita dalla successiva Legge organica sull'Amministrazione civile del 12 dicembre 1816[11]. È evidente l'influsso delle idee dell'illustre economista Gaetano Filangieri in quello che costituisce il primo, embrionale, ma già ben articolato, piano pensionistico al mondo per i dipendenti pubblici e per le loro vedove. I dipendenti potevano aderirvi versando il 2,5% della retribuzione percepita alla Tesoreria Generale del Regno. Quest'ultima avrebbe provveduto, al momento del ritiro per vecchiaia o malattia, ad erogare una frazione dello stipendio percepito durante il servizio, variabile in base agli anni di servizio prestati. Questa avanzata (per l'epoca) legislazione previdenziale venne purtroppo silenziosamente abrogata in conseguenza dell'unificazione italiana.

In seguito Otto von Bismarck promulgò nel 1889 la prima legge che garantiva la pensione ai lavoratori dipendenti e stabilì, appunto, l'età limite per usufruire di questo diritto. Da quel momento molti paesi industrializzati dell'Europa e gli Stati Uniti presero spunto dalle normative della Germania quando si trattò di regolamentare, sotto questo aspetto, il mondo del lavoro.

Il 14 agosto 1935 il presidente degli USA Franklin Delano Roosevelt firma il Social Security Act che prevedeva il pagamento di un'indennità di disoccupazione e di una somma a vita per i lavoratori che avevano raggiunto l'età pensionabile. La legge creava il primo sistema pensionistico, a conclusione dei lavori della commissione parlamentare presieduta dall'economista Edwin E. Witte.

La legge istituiva la Social Security, organo di proprietà statale che aveva il compito di gestire il sistema pensionistico. Il sistema pensionistico statunitense funzionava secondo uno schema a ripartizione, ancora vigente, per il quale i contributi erano a carico per metà del lavoratore, e per l'altra metà, a carico del datore di lavoro. La trattenuta iniziale sul salario era del 2%, progressivamente aumentata nel tempo.

I primi contributi pensionistici iniziarono ad essere versati nel 1937, e il primo assegno pensionistico fu staccato il 1º giugno 1940 a Ida May Fuller, originaria di Brattleboro nel Vermont.

Nel 1939, il Congresso approva tre emendamenti al Federal Insurance Contributions Act, creando la pensione di reversibilità per orfani e vedove, e la pensione minima anche per quanti non avevano contributi versati. Questo provvedimento permise l'accesso ai benefici pensionistici anche a larghe fasce della popolazione, che avevano vissuto la Grande depressione.

La previdenza sociale dopo l'unità nasce nel 1898 con la fondazione della "Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai" , l'iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, anno in cui l'istituto cambia nome in "Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali". Nel 1933 la CNAS diventerà Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. La pensione sociale viene introdotta solo nel 1969. Esistono inoltre Enti previdenziali per specifiche categorie di lavoratori (giornalisti, notai, avvocati, commercialisti).
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:23 pm

Assicurazione contro la disoccupazione

Al crepuscolo dell’Italia liberale, nel 1919, fu introdotta l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, la quale si rivelò tuttavia un argine molto parziale al problema dei senza lavoro.
https://www.eticaeconomia.it/la-storia- ... nza-lavoro

Il sovvenzionamento pubblico delle casse di disoccupazione sindacali (in Europa)
http://www.storiadellasicurezzasociale. ... ccupazione
Quando il Parlamento adotta la prima legge federale sull'assicurazione contro la disoccupazione, il 17 ottobre 1924, meno di un decimo della popolazione attiva è assicurato contro questo rischio: tra le persone assicurate il 94 per cento è affiliato a una cassa sindacale. La legge del 1924 fa seguito a un primo sovvenzionamento concesso dalla Confederazione alle casse di disoccupazione alla fine della Prima Guerra mondiale: sullo sfondo dell'impoverimento della popolazione, della forte conflittualità sociale nonché della crisi economica, che ha messo a dura prova le finanze delle loro casse, i sindacati moltiplicano i propri sforzi al fine di ottenere finanziamenti da parte dei poteri pubblici. Alcuni Cantoni e Comuni accordano già sovvenzioni secondo un modello in uso in altri Paesi, come il Belgio (il sistema di Gand). Sul fronte dei partiti borghesi e delle associazioni padronali mantello, il finanziamento delle casse sindacali suscita qualche resistenza. D'altro canto, l'attuazione di un'assicurazione contro la disoccupazione risponde alla loro politica d'incentivazione al lavoro regolare: essa è considerata un elemento necessario per stabilizzare una manodopera qualificata, che in tal modo rimane a disposizione dei datori di lavoro anche in periodi di calo della produzione. I datori di lavoro ottengono l'esenzione da qualsiasi tipo di partecipazione finanziaria: il sistema adottato riversa il finanziamento dell'assicurazione sugle persone assicurate e sui poteri pubblici. Il dispositivo accolto nel 1924 mira a favorire lo sviluppo di casse pubbliche e paritetiche (finanziate sia dai datori di lavoro che dai lavoratori) a scapito di quelle sindacali, accordando alle prime sovvenzioni maggiori.
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:32 pm

Assicurazione ospedaliera per i poveri
http://www.docente.unicas.it/userupload ... e_10.2.pdf
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:32 pm

Tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli


La legge Carcano o legge 242/1902 è una legge del Regno d'Italia riguardante il lavoro femminile e dei fanciulli.
https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Carcano
Il nome fa riferimento a chi propose la legge, Paolo Carcano, Ministro delle Finanze durante il Governo Zanardelli. Tale legge, salvo lievi modifiche, fu applicata fino al 1936 quando fu introdotto il R.D. 7 agosto 1936 n.1720.


SCHEDA 1 - La legge Carcano sul lavoro delle donne e dei fanciulli del 1902

https://letteraturastoria.files.wordpre ... ciulli.pdf
Il Parlamento approva una nuova legge (nota come legge Carcano, dal nome del ministro presentatore) tendente a regolare in maniera unitaria il lavoro delle donne e dei fanciulli. Si giunge all'approvazione di questa legge anche grazie ai grandi industriali soprattutto cotonieri, i quali hanno capito che per sconfiggere la concorrenza dei piccoli produttori (la cui forza sta nella speculazione a danno delle donne e dei fanciulli) occorre preservare il lavoro degli operai, attraverso una regolamentazione di tutela.
La legge 19 giugno 1902, n. 242, ad imitazione di precedenti esperienze straniere, vieta alle donne di qualsiasi età i lavori sotterranei per ragioni morali e sociali; proibisce l'impiego delle donne minorenni nei lavori pericolosi e insalubri determinati con decreto reale. Per le donne minorenni è prescritto l'obbligo di un libretto e di un certificato medico, per essere ammesse al lavoro; inoltre chiunque abbia alle proprie dipendenze donne di qualsiasi età, è tenuto a farne in ogni modo regolare denuncia. Si limita a dodici ore giornaliere l'orario massimo di lavoro per la manodopera femminile, prescrivendosi altresì un intervallo di due ore alle donne di qualsiasi età. Secondo la nuova normativa, solo le donne minorenni non possono lavorare di notte.


https://www.tesionline.it/v2/cronologia.jsp?evid=3174
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:33 pm

Riforma Gentile della scuola, un orrore

https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gentile
La riforma Gentile è una serie di atti normativi del Regno d'Italia che costituì la riforma scolastica organica varata in Italia.
Prese il nome dall'ispiratore, il filosofo neoidealista Giovanni Gentile, Ministro della Pubblica Istruzione del governo Mussolini nel 1923 che la elaborò assieme a Giuseppe Lombardo Radice.
«La più fascista» delle riforme, come la definì Mussolini, rimase sostanzialmente in vigore inalterata anche dopo l'avvento della Repubblica, fino a quando il parlamento italiano, con la legge 31 dicembre 1962 n. 1859, abolì la scuola di avviamento professionale creando la cosiddetta scuola media unificata.


https://it.wikipedia.org/wiki/Manifesto ... i_fascisti
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:36 pm

Opera Nazionale Maternità ed Infanzia

https://it.wikipedia.org/wiki/Opera_naz ... e_infanzia
L'Opera nazionale maternità e infanzia (conosciuta anche con l'acronimo ONMI), è stata un ente assistenziale italiano fondato nel 1925 allo scopo di proteggere e tutelare madri e bambini in difficoltà. L'Opera è stata sciolta nel 1975.

L'atto di fondazione dell'ONMI è una legge del 10 dicembre 1925, mediante la quale si costituisce - per la prima volta nella storia italiana - un ente parastatale specificatamente finalizzato all'assistenza sociale della maternità e dell'infanzia.

Modello dell'Opera è il Belgio, dove dal 1919 è attiva l'Opera di protezione nazionale dell'infanzia, che si occupa della tutela dell'igiene nella prima infanzia. Nel panorama dei paesi maggiormente industrializzati, l'Italia arriva per ultima alla costituzione di un ente parastatale a tale scopo. Organismi analoghi sono già presenti, oltre che in Belgio, in Norvegia (1915) e Francia (1921), mentre leggi sull'assistenza della maternità e della prima infanzia sono già state promulgate in Gran Bretagna (1918), Stati Uniti (1921), Germania (1922) e Danimarca (1922).

Con l'avvento del regime fascista nel 1922 e l'instaurarsi della dittatura a partire dal gennaio 1925, si dà corpo al progetto della cosiddetta battaglia demografica: una serie di interventi, tra i quali è prevista la costituzione dell'ONMI, tesi a debellare i tassi di mortalità infantile, drammaticamente alti in Italia, e portare di conseguenza a una crescita quantitativa della popolazione, passando dai 40 ai 60 milioni di abitanti.

L'ideologia del "numero come potenza", espressa per voce dello stesso Mussolini durante il discorso dell'Ascensione del 26 maggio 1927, va di pari passo con il moderno interesse per l'eugenetica, oggetto di studio già da fine Ottocento tramite il lavoro di antropologi come Cesare Lombroso: le finalità dell'eugenetica vengono essenzialmente distorte dal regime e asservite alle esigenze fasciste del "miglioramento della razza".
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:37 pm

Assistenza illegittimi abbandonati ed esposti

REGIO DECRETO LEGISLATIVO 8 maggio 1927, n. 798
http://www.edscuola.it/archivio/norme/d ... _1927.html

Norme sull’assistenza degli illegittimi, abbandonati o esposti all’abbandono

Art. 1

In ogni provincia il servizio d’assistenza dei fanciulli illegittimi abbandonati o esposti all’abbandono è affidato, sotto le direttive e il controllo dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, alla amministrazione provinciale la quale vi provvede o mediante la concessione di adeguati sussidi alle madri che allattino o allevino i rispettivi figli, o col ricovero e mantenimento dei fanciulli nei brefotrofi e in altri congeneri istituti, curando di ricoverarli, per quanto sia possibile, insieme alle madri, quando sono poppanti, o mercé il collocamento dei medesimi a baliatico e in allevamento esterno.

Le province prive di brefotrofi debbono istituire e mantenere sale di ricezione, in numero corrispondente ai bisogni di temporaneo ricovero degli infanti da collocare a baliatico esterno e di quelli restituiti dalle nutrici. Dove esistano brefotrofi autonomi o altre istituzioni che provvedano in tutto o in parte all’assistenza degli illegittimi, l’amministrazione provinciale, sarà, secondo i casi esonerata dal servizio o tenuta a completarlo.


Storia dell'abbandono e dell'infanticidio - parte 1
http://www.pediatria.it/storiapediatria ... nticidio_1

Storia dell'abbandono e dell'infanticidio - parte 2
http://www.pediatria.it/storiapediatria ... nticidio_2

Storia dell'abbandono e dell'infanticidio - parte 3
http://www.pediatria.it/storiapediatria ... nticidio_3
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Messaggioda Berto » dom lug 16, 2017 3:37 pm

Assicurazione obbligatoria contro la TBC

https://journals.edizioniseed.it/index. ... w/918/1088

Obiettivo di questo breve contributo non è illustrare le prime osservazioni della malattia tubercolare e la sua diffusione nel mondo, ma focalizzarsi sul momento in cui essa è diventata un problema sociale.

In Italia l’incidenza della tubercolosi risultò particolarmente devastante subito dopo la prima guerra mondiale, quando si registrò un primo vistoso incremento della mortalità; tuttavia le vicende politiche e la situazione economica non permettevano evidentemente di affrontare il problema. Soltanto nel 1927 si istituì il primo osservatorio epidemiologico allo scopo di controllare l’andamento dell’infezione e di attuare le conseguente profilassi.

Con il decreto legislativo n. 2055 del 1927, convertito in legge il 10 maggio del 1928 [1], si istituì l’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi gestita dall’INPS. A seguito di tale iniziativa, vennero creati ben 50 ospedali sanatoriali.

Durante questo periodo il trattamento del malato tubercolotico avveniva esclusivamente in regime di ricovero, dov’era trattato con una dieta ipercalorica, collassoterapia, riposo, cure elioterapiche e climatiche e, soprattutto, l’isolamento nei casi di contagiosità.

La nascita della previdenza sociale viene fatta coincidere con la promulgazione del 17 marzo 1898 della legge 80 [2], che rendeva obbligatoria un’assicurazione privata per la responsabilità civile dei datori di lavoro. La legge, peraltro, aveva una dimensione sociale ben precisa in quanto prevedeva l’estensione della tutela anche agli infortuni derivati da caso fortuito, forza maggiore e colpa non grave del lavoratore; e ciò per l’assunzione del concetto di rischio professionale, ritenendosi che il datore di lavoro, che si avvantaggiava del lavoro altrui, doveva anche sostenere i rischi che il lavoratore incontrava nello svolgimento della sua attività.

Subito dopo, con la legge n. 350 del 17 luglio 1898 [3], fu istituita la cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Con il Regio decreto-legge n. 1827 del 4 ottobre 1935 (G.U. n. 251 del 26 ottobre 1935 - Suppl. Ord) [4] avente per oggetto «Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale» si precisavano gli obblighi e le azioni dell’INPS.




Regio decreto-legge n. 1827 del 4 ottobre 1935

Art. 1.

L’Istituto nazionale della previdenza sociale è ente di diritto pubblico con personalità giuridica e gestione autonoma. L’Istituto ha la sede centrale e il domicilio legale in Roma; svolge la sua azione nella Repubblica italiana mediante il suo ordinamento amministrativo centrale e periferico.

Art. 2.

(Abrogato dal d.lg.C.P.S. 13 maggio 1947, n. 436).

Art. 3.

Per raggiungimento delle finalità accennate nell’articolo precedente, l’Istituto esplica le seguenti forme di attività:

Esercizio delle assicurazioni obbligatorie:
per la invalidità e per la vecchiaia;
per la tubercolosi;
per la disoccupazione involontaria;
(soppressa)
per la gente di mare e per il personale delle aziende esercenti servizi marittimi sovvenzionati, secondo le leggi particolari che le governano;
per determinate categorie di lavoratori per le quali siano stabilite speciali norme di previdenza; e di ogni altra assicurazione obbligatoria che sia per legge affidata all’Istituto.
Esercizio, nei limiti fissati dal presente decreto, delle assicurazioni facoltative individuali e collettive.


e negli altri paesi europei?
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