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Re: Entełetouałi tałiani ke łi ga fomentà ł'onta I goera mon

MessaggioInviato: mar lug 07, 2015 7:42 pm
da Sixara
VOGLIAMO LA GUERRA"

"Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo -, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore, e il disprezzo della donna". E' il 1909 e il quotidiano francese "Figaro" pubblica queste frasi di Filippo Tommaso Marinetti, intellettuale futurista. Non sono le idee di un folle: un'intera schiera di intellettuali lo segue.

Hanno voglia di guerra Gabriele D'Annunzio, Thomas Mann, Rudyard Kipling, Henry Bergson e altri. "Hanno abdicato di fronte alla follia collettiva, la loro debolezza ha dimostrato assai bene che essi non avevano carattere", taglia corto Romain Rolland, una delle poche persone di cultura che si schierano attivamente contro la guerra. Giuseppe Ungaretti parte invece entusiasta per il fronte, come volontario: scrivera' poi struggenti poesie di pace. Intellettuali di grido puntano il dito accusatore contro il pacifismo, "nemico interno" di ogni nazione. Hermann Hesse, tedesco e nonviolento, arrivera' ad un'altra conclusione: "Il nostro compito quali esseri umani consiste nel compiere, all'interno della nostra propria, unica, personale esistenza, un passo in avanti sulla strada che dalla bestia porta all'uomo."

Tuti i fa la so parte tel gran circo de la guèra, parfìn i poeti ke i ghe cata ispira'zion pa scrivare.
Orribile. La sien'za, la medicina, la psikiatria, l economia, tuto el xlancio poxitivista de scumi'zio secolo finìo tel fango de na trincea.
Elora mejo èsare disprezzabili, come ca dixe l inteletuale futurista, pa la nostra debolezza conjenita , se èsare òmani forti a ga volesto dire kela straje lì e cuea ca rivarà dopo vintàni.
Mejo èsare on eroe inutile cofà Mateoti, on prete ca no cantava mésa cofà Don Milani, na dòna, on contadìn-soldà... ma nò on poeta. Cuei i dovea vedarle le robe e no i lo ga fato. Elora no i xe poeti.