Venesianisti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Re: Veneti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Messaggioda Berto » dom feb 15, 2015 10:26 am

On no asołudo a on torno de ła casta arestogratega venesiana ente na nova Repiovega Veneta de tuti i veneti!

Ƚe colpe, ƚe responsabeƚetà e ‘l tradimento dei venesiani
viewtopic.php?f=167&t=1277

Sta kì ła jera ła casta arestogratega venesiana ke ła domenava el Stato Veneto o Repiovega Serenisima.
El Stato Veneto nol gheva on Parlamento Veneto ma el jera domenà da ła casta arestogratega venesiana.
La mancansa de on vero Parlamento Veneto, de tuti łi veneti, ła xe stà ła debołesa de ła Repiovega Serenisima Veneta ke ła ła ga portà a esar consegnà/concoistà, desfà e depredà da Napoleon e dapò a finir ente łe man de łi Saboia e soto el Stado Tałian.



Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... esiana.jpg


Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... esiana.jpg



El Parlamento Arestogratego Venesian el ga abdegà a favor de ła Mounçepałetà Demogratega el 12 de majo del 1797

Ła Repiovega Veneto Venesiana lè termenà ente 1797 el 12 de majo
viewtopic.php?f=160&t=807


???
http://www.venetieventi.it/napolion/kro ... _kaput.htm

Venezia, di punto in bianco, capitola, perché? Si dice che sia colpa del crollo commerciale. Qualcuno immagina un governo stanco di governare. E allora che cosa si può dire delle centinaia e centinaia di Nazioni meno ricche e meno longeve della Serenissima ancora in piedi? E che dire di quelle Nazioni, seppur piccole, che hanno riacquistato la libertà? Forse è più logico pensare che la morte di Venezia sia avvenuta per colpa di governanti inetti, menefreghisti e “servidori de tanti paruni”.

Dalle numerose e spontanee ribellioni popolari antifrancesi avvenute nei territori eneti in questo infausto periodo napoleonico, appare chiaro che il Popolo veneto non voleva assolutamente saperne di invasori stranieri, proprio come avvenne quattrocento anni prima contro la Lega di Cambrai. E mai una volta nella storia della Serenissima i Veneti si ritorsero contro la propria Repubblica, segni evidenti che sotto San Marco la gente stava bene. Perché, dunque, gli ultimi governanti veneti non tennero conto in nessuna occasione della volontà popolare? E perché nessun governo veneto da allora ai nostri giorni ha mai rivendicato pubblicamente giustizia tenendo conto dei fatti storici? E' chiaro, contrariare i nuovi padroni significava come minimo perdere la carica istituzionale con tutti i relativi benefici che essa comporta.

Da

L'ultimo Maggior Consiglio, impotente di fronte alla supremazia francese, vota e accetta il governo municipale imposto da Napoleone con 598 voti favorevoli, 7 contrari, 14 astensioni (quei 7 contrari dovrebbero essere ricordati come eroi), cancellando in un baleno 11 secoli di storia della Serenissima. Un tale quorum esaudente le richieste di Napoleone non poteva che significare ingraziarsi il tiranno per esigenze future.
E chi ci rimise in quest’operazione?
Non certo gli ex governanti che ben presto rivedremo occupare la vecchia poltrona e mantenere pure tutti i loro beni.
Da questi “calabrache” Napoleone selezionò la peggiore classe dirigente immaginabile.
Egli impose un governo democratico veneziano filo-francese senza alcuna difficoltà (più verosimilmente filo-francese per opportunismo come lo saranno in seguito i governi filo-austriaco e filo-italiano).
Molti nobili, infatti, si precipitarono da Napoleone alla villa di Stra, per assumere le nuove cariche che egli distribuiva a “gente abietta che sostava giorni e giorni sulle soglie delle mie stanze e che sembrava mi chiedessero l’elemosina” (dalle “Memorie”) . Mi par di vederli… uguali a tanti politici odierni che si affannano per conquistare la “karega” del potere, dispensando compiacenti ghigni e false promesse e, all’occorrenza, sconfinando nell’illegalità per conservarla il più a lungo possibile pur non avendo né merito né doti.
I nuovi dirigenti filo-francesi di allora, come tanti di oggi politicamente loro eredi, escludevano qualsiasi pensiero ideologico sociale come patria, popolo, evoluzione storica e culturale della propria gente, morale collettiva ecc. Principi, probabilmente, esclusi da tempo dalla loro antica scuola basata fondamentalmente su “commercio e finanza”. Il banchiere Lippomano era stato del resto ben chiaro, quando scrisse ai suoi colleghi “Bisogna essere delle nullità, come noi siamo, per riuscire a tenere tutto” (9). E tennero veramente tutto.
Ma come sarebbe disegnata ora l’Europa se quel Maggior Consiglio invece di “calare le brache” avesse aderito alle Coalizioni antifrancesi proposte dall’Austria? E’ una domanda alla quale ci vuol poco per rispondere: la Serenissima si sarebbe seduta coi vincitori al Congresso di Vienna e, probabilmente, avrebbe mantenuta la sua indipendenza. Perché dunque non scegliere la Coalizione? E' Impossibile credere che dal 1791, anno in cui venne chiesto alla Serenissima di aderire alla prima alleanza antifrancese, al 1797, anno dell’abdicazione, nessuno del Maggior Consiglio abbia pensato che coalizzarsi significava affiancare un potenziale vincitore. In fin dei conti i duellanti nell'Europa di quell'epoca erano solo due: la Francia e i coalizzati. Ecco che alleandosi la Serenissima poteva vincere o perdere, ma restando isolata la certezza di cadere vittima di uno dei due contendenti era assoluta. Ed è proprio andata così, la gloriosa Repubblica “lìbara” è morta e il Popolo veneto, da allora orfano di madre Patria e educato dagli occupanti a considerarsi di tutto fuorché un Popolo, non sa più se ha una storia e nemmeno se ha un futuro. E' probabile che un giorno, forse non molto lontano, nei libri di storia si trovi scritto: "C’era una volta il Veneto".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Veneti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Messaggioda Berto » sab lug 04, 2015 9:36 pm

Attenzione! Se la democrazia diretta è un’illusione, la Svizzera non esiste!!
di Gedeone Nenzi

http://vivereveneto.com/2015/06/24/la-s ... more-14535


[in risposta all’articolo “Veneti, ripristiniamo la nostra strada!” – clicca qui per leggerlo: http://vivereveneto.com/2015/06/22/vene ... tra-strada]
Alcuni giornali di fantascienza hanno pubblicato che la Svizzera è il paese con il più alto tasso di felicità al mondo, davanti a Islanda e Danimarca. Eh già! Se la democrazia diretta fosse veramente un’illusione, come scrive nel suo articolo Roberto V., allora il Sole 24 ore, il Giornale, il Corriere, il Messaggero e altri giornali tratterrebbero argomenti di fantascienza!

Forse in certi casi può essere anche vero, ma per quanto riguarda la felicità dei cittadini svizzeri, dobbiamo rilevare che il dato emerge dalla nuova edizione del World Happiness Report (Rapporto sulla felicità nel mondo), realizzato per il Programma di sviluppo sostenibile dell’Onu da John Helliwell della University of British Columbia, Richard Layard della London School of Economics e Jeffrey D. Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University. Poiché lo scopo ultimo della politica, arte del governo della polis, è il raggiungimento della felicità dei cittadini, posso asserire che gli svizzeri si sono dati una politica che risulta essere la migliore del mondo nel 2015.

Ma ora, chiediamoci con quale sistema politico questo popolo, un crogiolo di genti diverse che vive in un impervio territorio alpino con poche risorse naturali, è riuscito in questa impresa. La Svizzera è una repubblica federale democratica composta da 26 cantoni e mantiene un particolare sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA. Il referendum è un istituto presente nella costituzione svizzera sin dal 1848 ed è garantito anche dall’attuale costituzione del 1999 (artt. 138-142).

felicità2Ecco qual’è il risultato della Democrazia Diretta! È provato, è dimostrato, è un risultato scientifico! Anzi, abbiamo delle ottime ragioni per credere che noi veneti, con lo stesso sistema, potremmo in poco tempo superare la stessa Svizzera. Che sfida stupenda sarebbe, o no?

La ragione che porta me e tanti amici indipendentisti a credere ciò, e qui sono d’accordo invece con Roberto V., è che noi veneti possiamo attingere ai grandi insegnamenti che ci hanno lasciato i nostri avi, mi riferisco al modo di governare la Serenissima Repubblica di Venezia. Pensiamo ad esempio alle nomine brevi, al ballottaggio, al divieto di creare fazioni, i partiti erano addirittura inconcepibili, ecc. ecc.

Per quanto riguarda la Costituzione, presente anche nel sistema Svizzero, io personalmente preferirei il sistema consuetudinario, ma purtroppo abbiamo avuto 218 anni di interruzione dalle consuetudini della Serenissima, ed è difficile pensare di riprendere pari pari dal 1797. Poi dobbiamo considerare che per rendere efficace l’indipendenza, dovremo farci riconoscere dagli altri stati. Questi hanno la costituzione nella quasi totalità, e noi dovremmo in qualche modo “presentare” il nostro sistema a loro. Non potremo relazionarci senza dichiarare loro quali sono le nostre intenzioni, ad esempio in tema di sovranità, di difesa, di giustizia ecc.. dream_to_create_the_futureVi immaginate degli industriali stranieri, che vengano ad investire in Veneto senza un documento riconosciuto internazionalmente a garanzia della proprietà?

Certo vorrei qualcosa di molto leggero, pochi articoli chiari e significativi, ma credo che una Costituzione sia necessaria, ormai è nelle nostre consuetudini… Ad indipendenza fatta, le leggi potranno essere cambiate solamente in itinere e ci vorrà del tempo. Perciò un documento di guida e riferimento lo trovo utile.

Augurando a tutti di agire con entusiasmo per l’indipendenza al di sopra di qualsiasi divisione, vi saluto con un bel VIVA SAN MARCO!



Marco D'Aviano ha detto:
24/06/2015 alle 11:10

Proviamo a porci alcune semplici domande. Poniamo che la Civiltà Umana abbia una storia di circa 10.000 anni. Come mai in tutto questo tempo si sarebbe aspettato l’anno di Grazia 2015 per fare una scoperta così decisiva per l’umanità intera, cioè che la felicità umana dipenderebbe da una formula così semplice, simpatica e accattivante come la “Democrazia Diretta”?
Ciò presuppone che i nostri antenati fossero prigionieri di antiche superstizioni. Invece noi saremmo dei tali geni, che abbiamo scoperto all’improvviso principi così evidenti (da sembrare banali).
Oppure, forse ci sta sfuggendo qualcosa? Prendendo qualche libro in mano si scopre fatalmente che i problemi umani sono sempre identici a se stessi.
Si scopre anche che le soluzioni di problemi così importanti nulla hanno di semplice, di simpatico e di accattivante.
Vediamo oggi applicati in modo quasi estremistico concetti come “uguaglianza”, “diritti umani”, “democrazia”, “libertà” (si pensi all’immigrazione, dove disordinate invasioni sono giustificate proprio sul presupposto che siamo tutti eguali e che tutti abbiano diritto a tutto). Forse è arrivato il tempo di dubitare del fondamento di questi dogmi e dell’uso che si può farne.
Da circa due secoli domina una sorta di “religione dello stato moderno”, che tutti dovremmo conoscere bene: si chiama “liberalismo”.
Questa è anche la religione dello stato italiano (come pure di tutti gli stati formatisi sui medesimi presupposti ideologici, dopo le rivoluzioni americana del 1776 e francese del 1789).
È la religione che ci accompagna dalla culla alla tomba. La religione che ci insegnano dall’asilo e dalla scuola elementare, fino alla laurea.
È la religione profusa in dosi massicce dal cinema americano, che si riversa poi nelle nostre case dall’alba a notte fonda, senza incontrare filtri critici.
Logico che guardando le cose in questa prospettiva tutto appaia semplice, simpatico e accattivante. D’altronde nel ‘700 – quando nei salotti cominciò a dilagare la “filosofia illuminista” (o dei “novatori”, come la chiamavano tre secoli fa) – il tratto distintivo di questo pensiero era proprio “l’utopismo”.
Si pensava che sarebbe stato facile avere la Società Perfetta, dove non esistevano disparità sociali, dove erano aboliti il dolore, la malattia, la morte, il rimorso, la punizione, ecc.
Questo miracolo sarebbe avvenuto a patto che si mettessero da parte la Civiltà Tradizionale, dominata dal sacrificio e dal senso del dovere.
Di che tipo era questa Civiltà? Di carattere religioso, non c’è dubbio.
Prima della rivoluzione liberale, scatenatasi a fine ‘700 e tuttora in corso, il pensiero europeo era dominato dalla Dottrina e dalla Morale della Chiesa Cattolica. Gli Stati, in primis la Veneta Serenissima Repubblica, erano STATI CONFESSIONALI, dove Dio, visto come la fonte di ogni Bene, era collocato nel cuore dello Stato, come dispensatore della Sovranità, di cui godevano i popoli. La Sovranità era riflessa nella persona del Principe (da noi, detto il “Doge”).
Insomma, era una società di non eguali: un’aristocrazia.
Guidavano la società i migliori (i nobili), per cultura, educazione, capacità di sacrificio e portatori di alti ideali. La guidavano assieme al clero, responsabile della cultura e dell’educazione. Il popolo era fiero di avere grandi esempi da seguire. Era libero perché quei modelli umani e quella classe dirigente dava loro certezze. ???

Come si compì la rivoluzione liberale? Con una invasione armata e sanguinaria, seguita da ogni tipo di rapina e violenza distruttiva di ogni riferimento politico, economico, culturale. Ciò da noi avvenne negli anni 1796-97 con l’invasione napoleonica. La rivoluzione liberale continua tuttora con l’oppressione dello stato laicista ed è divenuta assai più intensa, poiché si inserisce e si accompagna alla globalizzazione (NWO). È un processo di una rivoluzione destinato a non avere mai fine, che si compirà con un’oppressione così totale, quale il mondo non ha ancora visto.
Dal ‘700 ad oggi il pensiero laicista anglosassone e francese ci ha convinti che avremmo cominciato una appassionante e progressiva scalata verso la “Società Perfetta” con la soppressione degli Stati Cristiani (dove – secondo gli “illuministi” – tiranneggiavano nobiltà e clero).
Hanno imposto “l’Uomo Nuovo”, per il quale la religione è un penoso retaggio del passato, in quanto non esistono doveri nella vita se non di ricercare la propria felicità, senza vincoli morali.
Così è cambiato in profondità anche il concetto di “felicità”. Il Cristianesimo ne dà una visione aderente alla tradizione classica. La vera felicità per Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone e tanti uomini antichi, risiede nella realizzazione della Giustizia. Questo fatto spesso esige sacrifici, cioè di dover passare attraverso situazioni dolorose e di privazione.
Socrate si sente felice anche quando è costretto a bere la cicuta, perché sa di aver tenuto fede ai suoi principi di Giustizia. La Civiltà Cattolica riprende in toto questo atteggiamento, addirittura elevandolo. La Giustizia per un Cristiano si compendia nella Verità, poiché il Vero ed il Giusto discendono da Dio. In ogni caso, la felicità consiste nell’aderire ai principi trascendenti e immutabili che l’uomo percepisce attraverso la coscienza, quindi non è affatto legata al proprio utile, ma ad un senso morale superiore all’individuo.

Così siamo andato avanti per oltre due millenni. Ma guardiamo come poi è mutato il concetto di “felicità”, cioè la cosa più desiderabile della vita. Leggiamo due massime del padre dell’utilitarismo, Jeremy Bentham (1748-1832).
«La natura ha posto il genere umano sotto il dominio di due supremi padroni: il dolore e il piacere. Spetta a essi soltanto indicare quel che dovremmo fare, come anche determinare ciò che è giusto o ingiusto».
«La giustizia è il massimo della felicità per il massimo numero di persone».
Non serve una laurea in filosofia per capire che siamo agli antipodi rispetto alla visione della vita classico-cristiana, su cui era edificata la Civiltà Veneta. Le massime utilitariste appena riportate compendiano il pensiero liberale. A dove porta l’ideologia liberale?
All’egoismo sfrenato, a guardare solo al proprio interesse, infischiandosene di tutto ciò che comporta sacrificio e privazione.
Prima di tutto vengo io. Contano ben poco la Patria, il Bene, il Giusto, la famiglia, la morale, il rispetto per Dio, il rispetto per ogni cosa vada oltre i miei interessi. Perso il senso del Divino, l’uomo (che in sé non possiede nessuna intelligenza che Dio stesso non gli abbia conferito) non sa neppure che cosa sia il rispetto.

Veniamo alla famosa “democrazia diretta”. In un certo senso, è giusto il titolo dell’articolo “La Svizzera non esiste”. Infatti, non esiste il favoloso paese dei balocchi descritto dalla stampa liberale (“Il Sole 24 ore”, “Il Giornale”, “Il Corriere”, “Il Messaggero”, ecc.).
I vantaggi che la Svizzera ha su di noi lui deve dalla CONSERVAZIONE DEI SUOI PRESIDI DI CIVILTÀ TRADIZIONALI, non certo dall’aver fatto la rivoluzione liberale (che invece arriverà piano piano anche lì, cominciando ad erodere la loro società). Al netto della propaganda giornalistica, il segreto della Svizzera e degli altri paesi governati meglio del regime bananifero italiota è il BUON GOVERNO, che si regge sempre su una classe dirigente che si forma sui valori propri di una comunità storica. ??? I dogmi universalistici, invece, sradicano i VALORI tradizionali, dissolvono lo Stato, mettono in mano i popoli agli organismi sovranazionali e alle strutture economiche apolidi, come la banche, l’Alta Finanza, le corporations, le multinazionali, ecc.
L’illusione un po’ infantile che tenere continue consultazioni referendarie su qualsiasi scelta politica sia il “sale della democrazia” è la premessa per consegnare tutto il potere politico alle elite che detengono i grandi capitali, cioè i mass media, che con crescente facilità riescono a convincere di tutto e del rovescio di tutto una massa spesso amorfa (dove le fasce di persone informate sono immancabilmente esigue minoranze).
È certo utile consultare la gente con i cosiddetti strumenti di democrazia diretta. Guardiamoci bene però dal trasformarli in una formuletta magica che risolverebbe tutti in problemi. Anzi, se per “democrazia diretta” si intende un’illusione ideologica, allora si sta imboccando la strada verso il “Grande Fratello”. Errore di cui non si avvede neanche il fanculista di turno, che al posto della fatica di scrivere un programma politico adatto ad affrontare i problemi concreti, spaccia l’illusione che la politica siano la sommatoria di rapide votazioni, espresse con un click sulla tastiera.


Enzo Trentin ha detto:
25/06/2015 alle 06:47

Nel gennaio 1798, con le truppe francesi al confine, la proclamazione della “Repubblica Lemanica” portò alla “liberazione” del Vodese; in questo caso anche in Svizzera nel segno della strategia politica della costituzione attorno alla Francia, di “repubbliche sorelle”, satelliti.

Un ordine che durò sul piano internazionale i pochi anni del fulgore napoleonico. Il 12 aprile dello stesso 1798, la Francia raggiunse lo stadio, che avrebbe voluto conclusivo, della sua politica in Svizzera: la costituzione della “Repubblica Elvetica”, “una e indivisibile”.

Pensando di poter controllare meglio la politica di un unico Stato svizzero che di più Stati, più piccoli, Napoleone dovette presto accorgersi di aver capito poco degli svizzeri. Fu un’invasione, quella francese, che finì col non piacere a molti di quegli stessi patrioti che l’avevano desiderata e provocata. Oltre al reclamato indennizzo per le spese della spedizione militare (15 milioni di franchi francesi divisi fra i cantoni resistenti) furono ricavati a Berna dai francesi 16 milioni di franchi e un ingente bottino (saccheggio dell’arsenale e lauta appropriazione di generi di prima necessità, fra i quali una enorme quantità di vino che i predetti posero in vendita traendone notevole incasso). Spoliazioni, carico formidabile di spesa (piccoli villaggi si trovarono a, dover mantenere migliaia di soldati) completarono il quadro, sempre più sconfortante, della invasione.

La polemica fra i partiti si accentuò e il processo di vera e propria restaurazione che s’era venuto determinando durante la guerra francese contro l’Austria e gli alleati, nelle zone territoriali sottratte ai francesi, sfociò, quando Massena vinse per le armi francesi la seconda battaglia di Zurigo nel settembre del 1795, in un incontenibile dissenso. Non mancarono neppure pronunciamenti di paesi e di comunità di frontiera per l’annessione all’ Austria.

Le truppe francesi, più volte sollecitate dal Direttorio, se ne andarono nell’estate 1802, dopo la pace di Amiens; ma essendo poi ripresi i tentativi di restaurazione, i francesi intervennero ancora. Napoleone, primo console, infine interpose la sua mediazione (il relativo Atto è del 19 febbraio 1803) e venne varata una nuova Costituzione. Le truppe francesi lasciarono definitivamente la Svizzera l’anno successivo.

La Costituzione del 20 maggio 1802, detta Seconda Costituzione Elvetica, fu la prima votata dal popolo: 92.423 sì e 167.172 no. I non votanti vennero considerati favorevoli secondo legge, e il testo fu dunque approvato; il popolo svizzero aveva tuttavia avuto modo di attestare implicitamente la propria sfiducia alla Repubblica Elvetica. Visse pochi mesi. Le Costituzioni del 1798-1803 segnarono in ogni caso la fine dei privilegi di casta e affermarono i princìpi civili dello Stato moderno. Se il processo di centralizzazione amministrativa non poteva che arenarsi, anche di fronte alle grandi difficoltà finanziarie che comportava, restarono tuttavia validi alcuni fondamentali princìpi di applicazione della giustizia e dei tributi, sullo sfondo di uno spirito di eguaglianza e nell’interesse di tutta la collettività. Abolite le decime (delle quali l’80 per cento andava allo Stato che doveva pur mantenere il culto e le istituzioni di carità), con la legge del 10 novembre 1798, la più importante senz’altro fra quelle della Repubblica Elvetica, si crearono nuove imposte (fondiaria, sui fabbricati, sul capitale, sulle successioni e, via via, sui trasferimenti di proprietà, sul bollo, sulle bevande ecc.).

Sogni del centralismo democratico-patriottico, che a quell’epoca sarebbero stati ottimi per ogni altro Paese europeo che non fosse stato la Svizzera, un Paese nel quale l’anima popolare vuole cogliere da vicino, e nei tradizionali equilibri politici e amministrativi, i suoi riferimenti istituzionali immediatamente tangibili.

La CH già nel 1978 era al secondo posto nella graduatoria della prosperità mondiale.
Se la furia delle guerre mondiali ha risparmiato la Svizzera non lo si deve affatto – come pure tanti credono – alla sua dichiarata neutralità. Quale Hitler se n’è mai stropicciato? No. Se nessuno ha invaso la Svizzera è perché questo Paese ha sempre potuto contare su un efficientissimo deterrente militare; abbinato alla sua propensione a “far affari” (contrattualismo) con entrambe le parti in conflitto.
Per esempio, gli svizzeri tennero ai nazisti pressappoco questo discorso: «Invadeteci, e ogni svizzero fra i 17 e i 50 anni d’età si nasconderà sulle Alpi per portare un’interminabile guerra d’attrito. D’altro canto, se sarete tanto furbi da non invaderci, saremo lietissimi di fornirvi i migliori prodotti della nostra industria, fra le più avanzate del mondo. A pagamento, s’intende.»
E questo è esattamente ciò che avvenne. Ma non solo gli elvetici fornirono alla Germania hitleriana cannoni antiaerei, generatori di corrente, strumenti di precisione, macchine utensili; non solo permisero ai nazisti di servirsi delle loro ferrovie per far affluire rifornimenti al loro alleato Mussolini: essi chiesero e ottennero altro in cambio. Energia. Carbone dalla Ruhr. Elaborarono una formula pignolescamente precisa: per ogni tonnellata di materiale bellico in transito, tot quintali di carbone. Tale patto permise alla Svizzera di restare indenne e sopravvivere ai cinque lunghi anni di conflitto. Poiché la Svizzera non ha un grammo di carbone né una goccia di petrolio. E l’energia elettrica non sarebbe bastata. Funzionò. I tedeschi non toccarono la Svizzera. E le fornirono energia sufficiente, non solo a mandar avanti il Paese, ma a farlo prosperare mentre il resto d’Europa cadeva in rovina.

PER CONCLUDERE: Marco D’Aviano (Alias E.R.) è perfettamente comprensibile che sia contrario all’illuminismo, essendo lui un fondamentalista cristiano cui nemmeno la religione ufficiale va bene.
L’Occidente non sopporta il fondamentalismo musulmano; figuriamoci se dovessimo essere sottoposti o appoggiare quello cattolico di Marco D’Aviano che riproporrebbe l’inquisizione ed i roghi rivisti in salsa contemporanea.

Ma quello che proprio è insopportabilmente disdicevole è che costui, è un funzionario statale (della Regione Veneto) che come tanti parassiti del suo stampo non trova di meglio che leggere i blog, e rispondere alle polemiche, negli orari d’ufficio (si verifichi gli orari in cui pubblica: 24/06/2015 alle 11:10 e 24/06/2015 alle 11:11 e 24/06/2015 alle 11:11 e 24/06/2015 alle 11:12). Ovvero esattamente quella specie di parassiti che non solo non producono nulla, ma che ostacolano i liberi imprenditori costringendoli, a volte, al suicidio. Mentre le statistiche sulle centinaia di suicidi avvenuti in Veneto non contano nessun rappresentante della sua genia o di quella dei politici che ne hanno favorito l’assunzione tramite… «Concorso» Tsz!

Coante ensemense ke łi scrivi łi pori roganti e gnoranti catołeghi tradisionałisti e fondamentałisti veneti.
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Re: Veneti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Messaggioda Berto » sab lug 04, 2015 9:41 pm

Veneti, ripristiniamo la Nostra Strada!

http://vivereveneto.com/2015/06/22/vene ... tra-strada

Concordo in pieno con l’assurdità di cercare paragoni (diffusa tra i veneti) tra l’indipendentismo veneto e quello scozzese o catalano. Aggiungerei anche i paragoni con la Svizzera ed i paesi del nord. Osservare è una cosa che ritengo positiva, ma paragonare o addirittura attingere direi che è proprio un atteggiamento che mantiene la dipendenza e la pigrizia.

Sono d’accordo sul ‘Smettiamo di fare paragoni…’ non sono d’accordo sulla fine della frase ‘… e cerchiamo la Nostra strada’. Preferisco dire ‘… e ripristiniamo la nostra strada’.

Ormai sono arrivato ad essere antipatico a me stesso. Ho ribadito questo argomento diverse volte in qualche sito indipendentista, ma voglio arrivare anche ad odiarmi a forza d’essere insistente quindi spiegherò ancora questo che per me è un argomento di massima importanza… non vogliatemene.

Non è più semplice riprendere in mano, studiare e poi applicare il governo della serenissima piuttosto che inventarsene uno nuovo? E’ ovvio che nessuno sappia da che parte cominciare. Ne partiti ne movimenti. I partiti ci riproporrebbero la modalità italiana e quindi… un buco nell’acqua. I movimenti propongono gente con proposte differenti, senza esperienza a lungo raggio (secolare come la serenissima ti voglio a trovarne)…

… ma soprattutto, per chicchessia, regna ancora la malaria moderna: il profitto. La gente (movimenti o partiti) è rivolta verso li skei e el caregòn.

Noi oggi (2015) non siamo idonei a produrre un sistema governativo puro. L’italia ci ha inquinati e chi si chiama fuori… (me bala n’ocio). Il nostro dovere è quello di rimetterci nella direzione lasciataci dai nostri avi ripristinando in pieno la serenissima aggiornata alla tecnologia odierna (a questo punto inviterei la lettura dell’articolo di don Floriano Pellegrini ‘La sovranità del Popolo Veneto oggi – Fondamenti giuridici e storici’), poi un domani saranno i nostri figli, forti di vera e pura esperienza, capaci d’elaborare strategie ottimali per il popolo veneto.

Il governo transitorio (appena ottenuta l’indipendenza) servirà solamente per sostituire un po’ alla volta il regime italiano con la democrazia della serenissima repubblica.

C’è poi l’illusione ‘democrazia diretta’. Prima di pronunciarla, sappiamo se il popolo si sente rispettoso del prossimo? Sappiamo se gli individui hanno interessi egoistici reconditi? Sappiamo quanto sia voluto dai cittadini il fattore ‘dipendente’? Sappiamo quanto si ‘volti l’angolo’ in caso d’altrui bisogno? Sappiamo se ‘l’erba più verde’ ci spingerà a mettere i bastoni fra le ruote del vicino?

Quante cose sappiamo e non sappiamo prima di credere che siamo tutti ‘democratici idonei al voto’? Mettere la democrazia diretta in mano al popolo sarebbe come metterla in mano a dei pirati comandati ovviamente da persone ben nascoste.

Per ultimo volevo parlare un po’ dell’argomento ‘costituzione’ citato nell’articolo di Enzo Trentin. Perché dobbiamo per forza fissarci sulla ‘necessità’ di possedere una costituzione quando la serenissima ci ha dimostrato per ben 1100 anni che una nazione può godere di vita sana ed evolversi serenamente? SE RE NA MEN TE?

E’ mio parere (ma non sono costituzionalista) che la costituzione sia un binario fatto apposta per ‘contenere’ le menti delle genti non per indirizzarle verso una presa di coscienza identitaria e della libertà (un treno non è libero di decidere d’andare dove gli pare. C’è sempre qualcuno che manovra gli scambi per lui o che organizza nuove tratte; il treno deve solo stare dentro i binari e tacere).

Ora non voglio offendere i costituzionalisti, ma credo che il loro parere valga solo nel caso in cui un dibattito risieda all’interno dell’argomento ‘costituzioni’, ma non in questo caso: dove cioè può esistere benissimo un governo senza costituzione.

Il ‘senza costituzione’ è fuori dalla loro professione. Con questo la serenissima ci ha insegnato (e lo ha insegnato anche agli USA quando vennero ad imparare in palazzo ducale come gestire un popolo) che la vera costituzione risiede in ogni cuore veneziano e che il fabbisogno è un affare da affrontare giorno per/dopo giorno per quello che si presenta in quel preciso giorno in quelle precise circostanze con quelle precise persone… ne consegue una precisa soluzione non riproponibile un domani che ovviamente avrà caratteristiche differenti. Li USA no li ga enparà la so costitusion dai venesiani.


Ma è forse questa assenza di costituzione che fa paura? Forse si. Per questo, forse, gli USA rientrati in america scelsero, diversamente dagli insegnamenti ricevuti dai veneziani, di stendere subito una costituzione e riporla sul sacro patrio altare.

Oggi c’è chi si commuove a leggere quella costituzione. Ma come dice una canzone ‘parole, parole, parole’. Mettere per scritto come comportarsi, come avere rispetto ecc. (struca struca cosa dixela na costitusiòn?) non è forse una bestemmia? Tu scrivi su un foglio cosa e come devo pensare, comportarmi, relazionarmi verso lo stato (cioè noi)? La mia anima (quello che si dice ‘buon senso’) dovrebbe mettersi da parte per lasciare il posto ad un pezzo di carta da cesso? E questa non si chiama bestemmia?

Forse è per questo che Venezia non fece mai una sua costituzione: ghe jera na parte contro la bastiema.

Coante ensemense kel scrive sto toxat!
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Re: Veneti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Messaggioda Berto » sab lug 04, 2015 10:00 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Veneti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Messaggioda Berto » dom ago 30, 2015 9:39 pm

Sti veneti envaxà e orbà dal mito de Venesia no łi ghe riva e no łi capise:

LA PATRIA DEL FRIULI DI OGGI, E VENEZIA

http://venetostoria.com/2015/08/30/la-p ... -e-venezia
30 agosto 2015 di Millo Bozzolan

Di Milo Boz, veneto marciano.

Vengo ora da una capatina nella pagina di un gruppo autonomista friulano e mi vien da pensare quanto balzi all’occhio, nei contenuti, la differenza tra noi indipendentisti veneti e loro. Bene o male, magari in maniera a volte un po’ troppo “nazionalista” noi ci rifacciamo a una civiltà e a una storia, quella veneta, espressa da Venezia, che ha segnato lo sviluppo dell’Europa e quindi dell’Occidente. Un grande retaggio di cultura, che ha riempito i musei del mondo di opere d’arte e anche un esempio di convivenza tra vari popoli di cultura ed etnia diversi, valido ancora oggi, a cui hanno contribuito tutti, compresi i friulani, che dovrebbero menarne vanto e rivendicare con orgoglio la loro fetta di “venezianità”.

Invece li vedo capaci solo di un campanilismo privo di storia, basato sulla specificità della lingua friulana e poco altro. Rinnegando un grande passato all’ombra del Leone, cosa vi resta in mano cari “fradei furlani”? E’ Venezia che vi permise di aver un parlamento in quel di Udine, è Venezia che impose ai feudatari di accettarvi, come di consuetudine già nella Terraferma, i rappresentanti di tutte le categorie, compresi i contadini, le classi più umili… fareste bene a ricordare anche queste cose, parte della vostra storia.

O no? :)


Sti veneti envaxà e orbà dal mito de Venesia no łi ghe riva e no łi capise:
No, sto omo nol capise, nol ghe riva, nol capise ke ła storia dei veneti de tera suditi de ła Repiovega Veneta a domegno venesian ła xe durà lomè 4 secołi e ke ła storia sensa Venesia ła xe durà pì del dopio, 900 e pàsa ani, dapò el termene de l'enpero roman; e sto omo nol capise ke ła Repiovega Veneta ła xe morta purpio par colpa dei venesiani ke łi ga volesto tegner sudite o sotane tute łe xenti de łe tere venet-furlane anvençe de farle responsabiłi e parteçepi del poter połedego. Nol ghe riva a capir ke xe stà purpio par sto egoixmo venesian ke no ghè pì tanto amor par Venesia e i venesiani. Coando kel capirà che el Veneto co ła Furlania no łe xe Venesia e ke ła so storia lè anca altro da coeła de Venesia forse sarà màsa tardi.
Mi a so veneto vixentin e no veneto marcian come ke łi udinexi łi xe furlani, mai dexmentegarse de recognosar e de ver creansa par ła storia e l'edentetà de łi altri e ke no se ga da far come ke ła ga fato ła Tałia ke ła ga scançełà e falbà ła storia de tuti contando lomè coeła de łi romani e de łi "tałiani".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Veneti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Messaggioda Berto » mer mar 09, 2016 8:23 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Venesianisti ke łi sogna na nova Repiovega Arestogratega

Messaggioda Berto » lun giu 27, 2016 7:55 pm

Sti venesianisti li xe cofà sti kì:

Casta ademogratega tałego ouropea e Brexit
viewtopic.php?f=92&t=2362
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