El Comoun Venesian e ła Concio

El Comoun Venesian e ła Concio

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 8:59 pm

El Comoun Venesian e ła Concio
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Il Commune Veneciarum
https://it.wikipedia.org/wiki/Commune_Veneciarum
Il Commune Veneciarum (latino per "Comune di Venezia") è il titolo con cui dal 1143 venne designato il governo della città di Venezia e della sua Repubblica. Il comune, similmente agli altri Comuni medievali si basava sul potere dell'assemblea popolare, a Venezia chiamata Concione, rappresentativa degli uomini liberi, e su un sistema di assemblee da questa derivate: Maggior Consiglio, Minor Consiglio, Consiglio dei Pregadi, Quarantia. A differenza che nelle altre città italiane, però, a Venezia permanevano alcune vestigia proprie del precedente istituto monarchico incarnato dal Doge, per limitare il potere del quale le assemblee vennero sviluppate. Il gruppo dirigente dei maggiorenti del Comune venne nel tempo a raccogliersi attorno al nucleo delle antiche famiglie patrizie, creando un nuovo patriziato mercantile che con la Serrata del Maggior Consiglio del 1297 di fatto si appropriò del potere esautorando l'assemblea popolare.
In nome del Commune continuò tuttavia ad operare il massimo organo di rappresentanza della sovranità dello Stato - costituito dal Doge, dal Minor Consiglio e dai capi della Quarantia - sino a che nel 1423 con l'abolizione della Concione si pose fine anche all'ultimo residuo degli istituti comunali e l'organo supremo prese il nome di Serenissima Signoria.

Naseda del comoun venesian
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Re: El Comoune Venesian e ła Concio

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 9:00 pm

Concióne

http://www.treccani.it/vocabolario/concione
concióne s. f. [dal lat. contio -onis, da un anteriore co(n)ventio «riunione», der. di convenire «riunirsi»], letter. –

1. ant. Pubblica adunanza, assemblea per trattare di cose dello stato (con questo sign. il termine è usato solo in riferimenti storici): fu convocata una c.; chiamò il popolo a c. (Machiavelli).

2. Discorso solenne fatto in pubblico, arringa (nell’uso moderno ha spesso valore iron. o spreg.): non è con enfatiche c. che si provvede ai bisogni del popolo; il direttore ci ha tenuto un’interminabile concione.

3. Anticamente, il termine (lat. contio, o concio) fu usato per indicare la riunione del popolo romano, su convocazione di un magistrato o di un sacerdote, con lo scopo, spec. in età repubblicana, di ascoltare le dichiarazioni del magistrato convocante; passò poi a indicare la sede della propaganda elettorale e, nel medioevo, fu uno dei nomi coi quali veniva chiamato, nei comuni italiani, il parlamento.


http://www.etimo.it/?term=concione
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Re: El Comoune Venesian e ła Concio

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 9:00 pm

Concio
https://it.wikipedia.org/wiki/Concio_%28Venezia%29
Nella Repubblica di Venezia la Concio (corruzione del latino contio, "assemblea" o "adunanza") o Concione, altrimenti detta Arengo in analogia con simili istituzioni medievali italiane, fu tra il 742 e il 1423 l'assemblea generale degli uomini liberi (cittadini e patrizi) cui spettava l'elezione del Doge. Perse la sua funzione allorché, con la "Serrata del Maggior Consiglio", il potere passò per interno nelle mani della classe aristocratica.

L'origine e la conquista del potere di elezione del Doge

L'origine dell'assemblea popolare è incerta. Assemblee di uomini liberi dovevano essere diffuse già nel VI-VII secolo nelle varie città della Venezia marittima, per le elezioni dei magistrati locali: i tribuni.

Sebbene la tradizione veneziana posteriore voglia che proprio ad un'assemblea generale dei Venetici si dovesse, nel 697, la nomina del primo doge, Paoluccio Anafesto, in realtà all'inizio tale nomina doveva essere una prerogativa dell'Esarca imperiale di Ravenna.
La prima elezione ducale probabilmente si ebbe invece solo con il terzo doge, Orso Ipato, allorché nel 726 i Venetici, in rivolta contro i provvedimenti iconoclasti dell'imperatore bizantino Leone III l'Isaurico, si scelsero autonomamente il proprio capo. Alla morte di Orso, comunque, i Bizantini sostituirono il governo ducale con una magistratura annuale dei magistri militum sino al 742, quando infine l'imperatore concesse formalmente alla concio popolare il diritto di eleggere il Dux. Il potere dell'assemblea non doveva tuttavia essere precisamente definito e codificato se, nella sua Chronicon Venetum, Giovanni Diacono riferisce che ancora nell'887 il doge Giovanni II Participazio, abdicando, doveva ribadire all'assemblea popolare il compito di eleggere il duca.


La lotta per il potere

Nonostante il potere d'elezione spettasse ora di diritto alla Concio, nel corso del tempo i duchi tentarono con tenacia di prevalere sull'assemblea trasformando la loro monarchia da elettiva in ereditaria. La strategia scelta era quella di aggirare la potestà elettorale della Concio associando al trono un coreggente, detto anche co-Dux, scelto tra figli o parenti stretti, che potesse al momento della morte del Doge titolare, succedergli automaticamente, trovandosi già sul trono e dunque in una posizione di forza.

È incerto il ruolo che avesse l'assemblea al momento dell'incoronazione dei coreggenti e se ad essa spettasse comunque una qualche forma di conferma alla loro nomina, tuttavia tra l'VIII e l'XI secolo, vi furono almeno quindici coreggenti che vennero associati al trono e, di questi, solo sei riuscirono a succedere effettivamente al proprio collega. E dei ventotto dogi succedutisi, ben quattordici finirono deposti, con accecamento, taglio della barba e dei capelli per sfregio o per forzata tonsura (al modo bizantino), oppure uccisi in rivolte, mentre altri quattro preferirono abdicare.

Questa fase caotica trovò un solido punto di svolta nel 1032 quando la Concio, rifiutandosi di riconoscere l'incoronazione di Domenico Orseolo, nominò al suo posto Domenico Flabanico, emanando al contempo la prima legge costituzionale della Repubblica, con la quale si proibiva per sempre la pratica dell'associazione al trono, si allontanavano in perpetuo gli Orseoli dalle cariche di governo, e si affiancavano al Doge due consiglieri ducali, perché ne sorvegliassero costantemente l'operato.


La formazione degli istituti comunali e la perdita di potere della Concio

Divenuta ora a tutti gli effetti supremo arbitro dello Stato, la Concio si trovò di fronte alla necessità di creare degli organismi permanenti in grado di sopperire con continuità al progressivo svuotamento del potere ducale. Al contempo, le antiche famiglie patrizie, non più impegnate a contendersi una sovranità ereditaria, iniziarono a costituire, insieme alle altre famiglie più eminenti, una classe di aristocratici in grado di influenzare e indirizzare la politica cittadina.

Nel 1143 venne dunque creato un primo Consilium Sapientium, nominato dall'assemblea e incaricato di affiancare permanentemente il Doge nel governo: la nuova forma comunale dello Stato venne sancita dall'apparizione della dicitura Commune Veneciarum ("Comune di Venezia") nei documenti.

Ma il primo vero passo che segnò l'inizio del declino del potere della Concio si ebbe nel 1172: al Consilium Sapientium, divenuto Maggior Consiglio, venne demandato il potere legislativo ordinario, mentre veniva d'altro canto deliberato di affidare l'elezione ducale a sette elettori nominati dall'assemblea. Un secondo colpo si ebbe poi sei anni più tardi, nel 1178, quando la Concio perse ulteriormente il controllo sulla nomina del Doge. Da quel, momento infatti, i sette elettori da questa nominati non scelgono più direttamente il Doge: da loro ne vengono infatti ora estratti a sorte quattro, con il compito di nominare i quaranta effettivi elettori ducali, la cosiddetta Quarantia, che, esaurito il compito, permangono poi al potere come assemblea di governo e tribunale supremo.

Nel 1207 anche la nomina dei membri del Maggior Consiglio venne affidata ad un nucleo ristretto di tre elettori, poi aumentati a sette nel 1230. Ovvia conseguenza di tali scelte fu l'aumento della componente aristocratica all'interno degli organismi comunali. Lo status quo di un potere popolare affiancato da un potere aristocratico si incrinò al 1286, quando ben due tentativi, respinti, di precludere l'accesso al Maggior Consiglio alle famiglie popolari, segnarono l'apertura delle ostilità tra le due fazioni. Respinta ancora nel 1296, ma a fatica, la proposta di Serrata del Maggior Consiglio venne infine approvata su pressione del doge Pietro Gradenigo il 28 febbraio 1296 More Veneto.

Nonostante nel 1300 e nel 1310 le congiure di Marin Bocconio e del Tiepolo tentassero una restaurazione popolare, la forma aristocratica dello stato era oramai una realtà.


Concio, concione, conçiłio, consejo, ciancia


http://www.treccani.it/enciclopedia/concione
In Roma antica, riunione (concio) del popolo, su convocazione di un magistrato o di un sacerdote. Nell’età repubblicana, scopo della c. era ascoltare le dichiarazioni che il magistrato convocante faceva in forza del suo ius edicendi. Particolarmente importanti le c. che precedevano e preparavano il comizio, in cui venivano discussi i termini della legge e si predisponevano gli emendamenti dell’opinione pubblica; tanto più che l’assemblea comiziale mancava d’iniziativa ed era vietato che atti estranei interrompessero la votazione.
Nel Medioevo c. fu uno dei nomi con cui fu chiamato, nei comuni italiani, il Parlamento.


http://www.treccani.it/vocabolario/concione
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3. Anticamente, il termine (lat. contio, o concio) fu usato per indicare la riunione del popolo romano, su convocazione di un magistrato o di un sacerdote, con lo scopo, spec. in età repubblicana, di ascoltare le dichiarazioni del magistrato convocante; passò poi a indicare la sede della propaganda elettorale e, nel medioevo, fu uno dei nomi coi quali veniva chiamato, nei comuni italiani, il parlamento.


http://www.etimo.it/?term=concione
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Re: El Comoune Venesian e ła Concio

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 9:06 pm

El Tiepolo on vero pareota veneto-venesian
https://it.wikipedia.org/wiki/Congiura_del_Tiepolo

Tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, si combatteva a Venezia una lotta tra le famiglie esponenti di quel partito "popolare" che si batteva per il mantenimento del vigente sistema comunale e la fazione aristocratica, che tentava invece di prendere per sé il potere.
Si trattava essenzialmente d'una lotta tra le famiglie patrizie, essenzialmente le dodici casate apostoliche e le antiche famiglie ducali, e i cittadini "arricchiti" che, dopo aver sostenuto i nobili nella presa del potere contro il vecchio sistema monarchico-ducale, si vedevano ora costrette a cederlo nuovamente ai vecchi "proprietari". In questo quadro, i potenti casati dei Querini, dei Tiepolo e dei Badoer, si erano trovati ad appoggiare, contro gli interessi del resto della classe patrizia, le istanze delle famiglie medio-piccole, divenute loro bacino di potere e clientela.
Nel 1289 era sfumata di un soffio l'elezione a Doge del popolare Jacopo Tiepolo, già acclamato dalla popolazione, in favore di Pietro Gradenigo, capo del partito aristocratico.
Nel 1297 gli aristocratici erano infine riusciti a varare una riforma costituzionale, la Serrata del Maggior Consiglio, che aveva di fatto avviato il processo di esclusione di nuove famiglie dal Governo della Repubblica.
Le successive leggi del 1298-1299 avevano ulteriormente inasprito la situazione e, nonostante un fallito tentativo insurrezionale guidato nel 1300 da Marin Bocconio, i popolari vennero sempre più chiusi in un angolo, incapaci di opporsi anche ai successivi provvedimenti dello stesso 1300 e del 1307.
La guerra di Ferrara, fortemente voluta dagli aristocratici per il possesso della città estense ed il controllo sul Po e sulle saline di Comacchio, costando a Venezia lo scontro con il Pontefice, la scomunica ed un alto prezzo di vite umane, sembrava però mettere in discussione il neonato predominio aristocratico.
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Re: El Comoun Venesian e ła Concio

Messaggioda Berto » dom set 06, 2015 7:18 am

Comun, Arengo, Concio, Mexoevo, Istitusion
viewtopic.php?f=172&t=273

Arengo - Arena 1 (rena, jara, giara, sabia) e Arena 2 (hara, arengo ?)
viewtopic.php?f=44&t=74

Da ła Venesia de mar bixantina a ła Repiovega Veneta venesiana
viewtopic.php?f=137&t=1783
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Re: El Comoun Venesian e ła Concio

Messaggioda Berto » ven gen 22, 2016 8:52 pm

La Serenissima e le sue classi sociali
13 maggio 2014 di Simonetta Dondi dall'Orologio

http://venetostoria.com/2014/05/13/la-s ... si-sociali

Il patriziato veneziano si distingueva da quello europeo per alcune caratteristiche peculiari:

era di origine mercantile anziché feudale la sua creazione e sopravvivenza era giustificata dalla sua costante partecipazione al Governo della Serenissima era formato da famiglie anziché da individui e la primogenitura era l’eccezione invece della regola non usava specifici titoli nobiliari

Daniele_IV_Dolfin_(Tiepolo)Si può ben dire che l’atto creativo del patriziato fu la Serrata del Maggior Consiglio nel 1297, per cui diventarono patrizie le famiglie i cui antenati avevano reso importanti servigi alla Serenissima dall’anno 810 (data del trasferimento della sede ducale da Malamocco a Rivoalto) in poi, o un cui membro aveva seduto nel Maggior Consiglio nei quattro anni precedenti la Serrata.

In tutto furono iscritte nel Libro d’Oro della nobiltà veneziana, circa 220 famiglie.

Questo cambiamento della costituzione (che di fatto passò da repubblica democratica a repubblica aristocratica) non provocò le tensioni politico-sociali che ci sarebbe potuto aspettare.

In primo luogo perché esso confermava una situazione che già esisteva di fatto; inoltre trattavasi di un gruppo sociale omogeneo, attivo, di antica ricchezza, già abituato a servire gli interessi generali; infine era un gruppo numeroso, giacché corrispondeva a circa il 5% della popolazione.

mercanti_veneziani_carpaccioLa “classe mercantile” era formata da cittadini veneziani con diritto “de intus” o “de extra”, ossia abilitati a commerciare all’interno o all’esterno della città. I non veneziani potevano, se considerati degni, acquistare il diritto “de intus” dopo dodici anni di residenza e attività professionale, e il supplementare diritto “de extra” dopo diciotto anni.

Alla “classe mercantile” appartenevano sia “patrizi” sia “cittadini”.

La categoria dei “cittadini” assorbiva anche uomini di scienza e di legge, letterati, medici, funzionari amministrativi e commercianti, formando una classe borghese talvolta ricca, sempre agiata, che aveva comunque una propria rappresentanza politica.

Alle classi privilegiate va aggiunta la classe ecclesiastica, che corrispondeva a circa l’1% della popolazione.

La linea divisoria tra queste classi e il Popolo era il lavoro manuale.

A sua volta il Popolo era diviso fra membri delle “Arti” o “Scuole di Mestiere”, cioè lavoratori specializzati che accompagnavano il loro lavoro con una certa cultura tecnica, e tutti gli altri che invece vivevano solo del proprio lavoro manuale.

Pur privati di potere politico, i Popolani godevano in compenso di salarigrev_secolo16_w relativamente alti (rispetto al resto d’Italia e d’Europa), di cibo sicuro e a prezzi controllati dalla Serenissima; non temevano guerre civili o assalti di eserciti stranieri; non erano relegati in suburbi, poiché le loro abitazioni fiancheggiavano quelle dei patrizi e dei mercanti con cui si mescolavano nelle calli e nei campi, parlando la stessa lingua veneta.

Fieri dell’appartenenza ad uno Stato forte e libero, partecipavano alle feste pubbliche, civili e religiose, al Carnevale, alle Regate, alle cerimonie d’elezione dei Dogi e a quelle che accompagnavano le visite di personaggi illustri.
Si spiega così la quasi totale mancanza di movimenti sociali, la fedeltà alle istituzioni ed il senso di appartenenza di così lunga durata.



Comenti

Renato Tessarin 13 maggio 2014 alle 21:31

Le barchesse furono il vero punto di distinzione ,tra la Serenissima e l’europa feudale dei castelli – Un vero spartiacque tra le culture di allora – Le barchesse rimangono il segno forse piu evidente e forte che caratterizzo il modo di vivere dei Veneti di allora – Persino nelle zone Polesane dove i Patrizi veneti andavano per puro relax a cacciare o a rifugiarsi nei periodi di gravi pestilenze nella capitale , rimangono segni indelebili di pregiati manufatti , dalla caratteristica forma a due barchesse , dove i collaboratori , familiari o agricoltori e stallieri dei nobili , trovavano ospitalita e protezione – Fu la consuetudine di una cultura della condivisione degli spazi domiciliari , che rendeva onore anche al popolo seppur non ancora sovrano , ma in anni di despoti, fu quello uno dei principali nuovi segni di una civilta che si stava gia evolvendo in democrazia

Marco D'Aviano 28 settembre 2015 alle 17:17

Brava Simonetta, hai presentato uno scritto che denota conoscenza profonda della società veneziana e veneta. L’introduzione della costituzione aristocratica non provocò grandi tensioni politico-sociali dopo il 1297 (a parte la rivolta dei Tiepolo, dei Bocconio e dei Barozzi), perché i Veneti Patrizi si accollarono per intero il peso economico, lavorativo e di responsabilità nella conduzione dello Stato. Lavoravano gratuitamente e a tempo pieno per il governo e per l’amministrazione della Giustizia. A occuparsi degli affari pubblici si perdevano soldi, non si guadagnava nulla, si sostenevano pure enormi spese di rappresentanza. Erano l’ideale cristiano e l’ideale repubblicano a motivare quei grandi uomini. Rispondevano di persona sottostando a fitti, insistenti e a volte minacciosi controlli interni, pagando carissimo i propri errori. Ciò avveniva senza l’intervento di nessuna libertà di stampa, senza talk show, senza opposizioni e senza accuse pubbliche, che invece erano aspramente riprovate. L’aristocrazia è la vera forma di democrazia, perché governano i migliori nella forma migliore attraverso la preparazione, l’educazione e il controllo reciproco. Il popolo non è quasi mai interessato a quel che succede, pretende giustamente che i poltici governino bene, di solito solo pochi si preoccupano della cosa pubblica e persino si vota in modo svogliato e superficiale. Infatti, nell’odierno smerdaro democratico tutto diviene demagogia e l’opinione popolare è tirata in ballo solo quando qualche potente ha in serbo di strumentalizzarla.





???
A FINE ‘700 SI STAVA DELINEANDO IL FUTURO STATO VENETO MODERNO
3 gennaio 2016 di Millo Bozzolan

http://venetostoria.com/2016/01/03/a-fi ... to-moderno

il paese di Badoer è un grandissimo esempio della nuova politica dell’aristocrazia veneziana verso la terraferma. ma pochi lo spiegano a scuola, ai nostri tosi

… con la Terraferma come protagonista.
Assistiamo alla fine dell’epoca della repubblica di San Marco, al prorompere di nuove forze, tutte provenienti dall’entroterra, da cui Venezia ormai traeva tutto il suo sostentamento e motivo di esistenza.

Svanito lo stato da Mar, ridotto a una parte della Dalmazia e alle isole Ionie, il porto di Venezia era diventato il naturale sbocco dell’entroterra; “era una Repubblica che si rivolgeva alla Terraferma dove l’agricoltura offriva margini notevolissimi di miglioramenti e dove si potevan realizzare alti redditi e per giunta meno aleatori di quelli ottenuti dal commercio marittimo:
“ i veneziani si volgevano dunque sempre più verso la terraferma per acquistarvi campagne e costruirvi case, soprattutto per curare i loro interessi di propietari fondiari .. e vi andavano ad abitare non solo per i periodi di villeggiatura, ma, quando potevano, per tutto l’anno; né si trattava solo di nobili e ricchi borghesi, finivano nei paesi di campagna anche sacerdoti e professionisti (come medici e chirurghi) che vi trovavano possibilità di guadagno superiori a quelli offerti dalla Dominante.. il governo favoriva questo rivitalizzarsi della campagna (Cozzi) “
(fonte G. Distefano)
La mia idea è che, mancando la calamità rappresentata da Napoleone, l’aristocrazia veneziana sarebbe finalmente, dolcemente implosa, e non avendo più le risorse finanziare e morali per reggere il governo dello stato, nella prima metà dell’800 avrebbe aperto il Gran Consiglio alla nobiltà della terraferma prima, e poi a tutte le componenti produttive della società veneta.

Dell’antico ordine aristocratico sarebbe certamente rimasto un simulacro, come è accaduto in Inghilterra, con la Camera dei Lord, a testimonianza della continuità dello stato millenario, in cui le istituzioni moderne sono tuttavia espressione della Tradizione di un popolo con una storia plurimillenaria, quale è la Nazione veneta. Ma tutto questo ci è stato tolto, sta a noi saper ricostruire il nuovo collegandoci alla nostra storia plurimillenaria. Storia unica in ambito europeo.


I conti a cogna farli co ła storia e no co ła fantaxia: ła storia ła conta ke l'arestograsia venesiana anvençe de darghe la soranedà połedega a tuti i veneti ła ghe ła ga dà a Napołeon.
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