El corno del doxe venesian el vien da łi soldà bixantini

El corno del doxe venesian el vien da łi soldà bixantini

Messaggioda Berto » gio apr 16, 2015 7:45 pm

El corno del doxe venesian el vien da łi soldà bixantini
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El corno dogal łè purpio la testemognansa pì lanpra ke el Doxe co łè nasesto el jera on soldà bixantin pì ke veneto.


Barete, capełi, covricai o coverxi cràpe, caciòłe
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Re: El corno del doxe venesian el vien da łi soldà bixantini

Messaggioda Berto » gio apr 16, 2015 7:54 pm

La cacioła frixa e el pileo

http://it.wikipedia.org/wiki/Berretto_frigio

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Il berretto frigio o cappello frigio o berretto di Frigia o berretina è un copricapo rosso conico con la punta ripiegata in avanti.
Il berretto frigio è un indumento fondamentale del costume del regno persiano dal VI secolo a.C. al II secolo a.C.
??? La sua particolare forma nasce da quella della pelle di capretto aperta, inizialmente il berretto era composto da una pelle intera, le zampe posteriori erano legate al mento mentre quelle anteriori andavano a formare la caratteristica punta che poteva cadere in modo morbido sul davanti o sul dietro o rimanere più rigida in posizione verticale. Col tempo il berretto non è stato più formato da pelle di un solo capretto ma nonostante questo ne ha mantenuto la particolare forma. ???
Fu dapprima utilizzato dai sacerdoti del Sole nella regione omonima della Frigia (Asia Minore), nell'attuale Anatolia turca.
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... aniani.jpg

Nell'arte greca del periodo ellenistico appare come indumento tipico degli orientali.
Fu uno degli attributi del dio Mitra, nel suo culto conosciuto come Mitraismo.
Fu quindi adottato dai soldati dell'esercito persiano e più tardi, nell'Antica Roma, divenne il copricapo che veniva donato dal padrone agli schiavi liberati, i liberti; fu quindi molto probabilmente in epoca romana che il berretto frigio (chiamato pileus) assunse il suo valore simbolico di libertà. Monete battute dai cesaricidi all'indomani dell'accoltellamento di Giulio Cesare, recavano proprio sul verso un pileo, considerato simbolo della violata libertà repubblicana, inserito tra due pugnali, come quelli usati per il regicidio.
Il cappello frigio è anche lo stemma dei Tiepolo, famiglia storica veneziana da cui uscirono importanti dogi, al quale fu successivamente aggiunto il castello d'argento con due torri ai lati, inoltre il Corno ducale, ovvero il copricapo distintivo del Doge della Serenissima Repubblica di Venezia (a partir da 1200), si ispirerebbe proprio al cappello frigio indossato dai soldati bizantini.

Pileo
http://it.wikipedia.org/wiki/Pileo
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Il pileo era un copricapo usato nell'antichità.
Aveva forma di cono. Il bordo era spesso rialzato. La punta del cono era tondeggiante.
Era considerato uno dei simboli della libertà.
I Dioscuri erano in genere rappresentati con una stella sopra la testa e con il pileo.
In genere era di feltro ma poteva anche essere di cuoio. Veniva usato dai ceti meno abbienti, in particolare da marinai, pescatori ed in generale lavoratori manuali. Dal pileo deriva lo zucchetto dagli ecclesiastici, in quanto pescatori di anime.
Pileati erano chiamati i nobili daci, il cui copricapo era appunto il pileo, rappresentati in numerose scene della Colonna Traiana.

http://it.wikipedia.org/wiki/Pileo_%28mitologia%29
Nella mitologia greca, Pileo era il nome di un condottiero pelasgo, figlio di Leto e fratello di Ippotoo, insieme al quale intervenne a favore dei Troiani nel conflitto scatenatosi per la contesa di Elena.

Daci e Decebalo
http://it.wikipedia.org/wiki/Daci
http://it.wikipedia.org/wiki/Decebalo
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -pilos.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -ovest.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... lamine.jpg

Bareta frixa
http://www.treccani.it/vocabolario/berretto
2. B. frigio: nome con cui si indica modernamente la tiara dei Persiani, copricapo non rigido con punta piegata in avanti. Presso i Romani un copricapo simile, non a punta, il pileus, era portato dagli schiavi affrancati e perciò considerato simbolo di libertà; nel 1789 il berretto frigio divenne simbolo dei rivoluzionarî di Francia e quindi dell’idea repubblicana.
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Re: El corno del doxe venesian el vien da łi soldà bixantini

Messaggioda Berto » gio apr 16, 2015 7:55 pm

La bareta frixa ła jera doparà dai soldà bixantini e coando ke ła lagouna veneta ła jera soto Bixansio łi soldà veneto-bixantini façiłe ke łi ghese anca luri sta cacioła, ke ła podeva esar doparà anca dal majistrado miłitar bixantin o Warnador bixantin o Dux bixantin da cu pò xe rivà el Doxe venesian:

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... arians.jpg


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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -doxi1.jpg


http://it.wikipedia.org/wiki/Dogi_della ... di_Venezia


http://it.wikipedia.org/wiki/Berretto_frigio

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... il Corno ducale, ovvero il copricapo distintivo del Doge della Serenissima Repubblica di Venezia, si ispirerebbe proprio al cappello frigio indossato dai soldati bizantini.

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 0/1232.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 19-120.jpg

Doxe = Doge, Duca, Dux
viewtopic.php?f=137&t=661

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http://it.wikipedia.org/wiki/Doge_(Venezia)

Il Doge (veneziano: Doxe, /dɔze/) era la suprema magistratura della Repubblica di Venezia, istituita sin dal 697 e durata fino alla caduta della Repubblica, il 12 maggio 1797. Al doge ci si rivolgeva anche con i titoli di Monsignor el Doxe, Serenissimo Principe o Sua Serenità o con l'originale latino Dux, cioè duca ("comandante" o "generale").
Dipanatasi su un periodo storico di mille e cento anni e per un numero di centoventi successori (escludendo le sovrapposizioni di coreggenza nelle epoche più antiche), l'istituto ducale veneziano subì una profonda evoluzione che, dall'accezione militare primitiva, evolse prima rapidamente in forma monarchica e poi, solo in epoca successiva, in magistratura repubblicana.
L'istituzione ducale, a Venezia, ha origini bizantine risalenti alla nomina del primo dux Paolo Lucio Anafesto, nel 697, quale governatore militare della Venezia bizantina per conto dell'Esarca di Ravenna.
Contesa nel periodo 726-737 tra Veneziani e Bizantini e brevemente interrotta a seguito del trasferimento del potere ai Magistri Militum, l'elettività ducale fu, a partire dal 742, definitivamente sottratta al controllo imperiale, sancendo così l'inizio della monarchia ducale, che durò, con alterne vicende, sino all'XI secolo.

In tale periodo l'istituto ducale si modellò sulla forma della monarchia bizantina, divenendo a tratti ereditario e duplicandosi, con l'uso da parte del doge regnante di associarsi al trono il successore designato nella forma di un coreggente o co-Dux.


http://cronologia.leonardo.it/storia/anno600a.htm

L' ITALIA BIZANTINA -
IL PAPATO, L' IMPERO E LA CONTROVERSIA MONOTELITICA
Come abbiamo visto nella precedente puntata, alla morte di Autari, l'Italia non è solo Longobarda ma è anche Bizantina, che per le vicende della guerra con i Longobardi, aveva subito non pochi mutamenti, in tutte le sue circoscrizioni, spesso non vicine, sparse a macchia di leopardo. Alla fine del VII secolo le parti d'Italia rimaste sotto il dominio bizantino erano:

1) La "Liguria", con Genova come capoluogo, limitata però alla costa dalla Magra a Ventimiglia. Alcuni affermano che Genova sia stata per un brevissimo periodo anch'essa occupata dai Longobardi.

2) La "Venezia e Istria" - Llimitate a parte della costa adriatica ed alle numerose isolette della laguna difese da castelli e governate da tribuni che dipendevano dal "magister militum" dell' Istria.

3) L' "Esarcato" - Si estendeva, a nord fino all'Adige, al Tartaro e alla confluenza del Panaro con il Po, ad ovest fino al corso del Panaro e all'Appennino, a sud fino alla Marecchia. Comprendeva le città di Ravenna e di Bologna.

4) Il "Ducato della Pentacoli"- Confinava, a nord con la Marecchia, ad ovest con l'Appennino e a sud con l' Esino. Era diviso in "Pentapoli marittima" comprendente Rimini, Pesaro, Fano, Sinigaglia, Ancona, e in "Pentapoli annonaria" comprendente Urbino, Fossombrone, Jesi, Cagli, Gubbio. Secondo alcuni le due "pentacoli" formavano la "Decapoli", secondo altri con questo nome si soleva indicare l' "annonaria" che comprendeva anche Osimo, Umana, Montefeltro, il territorio Valvense e Luccoli.

5) Il "Ducato di Roma"- Comprendeva, oltre la città di Roma e il suo territorio, quei lembi delle province di Tuscia, Valeria e Campania non conquistate dai Longobardi, e dal Tevere era diviso in "Tuscia romana" e "Campania".

6) Il "Ducato di Napoli" - Comprendeva un breve tratto della costa campana, le isole di Procida, Ischia e Capri e alcune città dell'interno, come Atella, Acerra e Nocera.

7) Parte dell' "Apulia" e l'antica "Calabria" dall'Ofanto al Bradano con le città di Bari, Siponto, Oria, Lecce, Brindisi, Otranto, Taranto, Gallipoli, alcune delle quali presto saranno strappate all'impero da Romualdo duca di Benevento. Nella "Lucania" i Bizantini occupavano ancora Agropoli.

8) Il "Bruzio" - Più tardi forse furono uniti i domini dell'Apulia e della Calabria e con il nome di quest'ultima regione fu formato un ducato. Il nome di Calabria nella seconda metà del VII secolo fu dato all'antico "Bruzio".

Altri possessi bizantini in Italia erano costituiti dalla Corsica, dalla Sardegna e dalla Sicilia; le prime due di queste isole però dipendevano dall' Esarcato d'Africa; la Sicilia era governata da un pretore, dipendente da Costantinopoli, che più tardi sarà sostituito da un comandante militare con il titolo di "stratega".
A capo dei domini bizantini della penisola c'era l' Esarca, che aveva anche il titolo di "Patrizio" e governava in nome dell'imperatore; aveva il supremo potere militare, civile e giudiziario; da lui dipendevano le finanze, i lavori pubblici e gli affari ecclesiastici. Nominava e revocava i funzionari, giudicava in appello, vigilava sulle elezioni episcopali, sorvegliava ed approvava l'elezione del papa. Risiedeva a Ravenna dove aveva una piccola corte e un certo numero di ministri ("scholastici e consiliarii"), una guardia speciale e parecchie categorie d'impiegati ("scholae") dipendenti da "primicerii".

Accanto all' Esarca e residente a Ravenna era il "prefetto del pretorio", che non aveva più l'autorità di una volta ed era nominato dall'imperatore. Al pari di lui avevano perduto molto della loro importanza i due vicari!, il "Vicarius Italiane" e il "Vicarius Urbis" che avevano cura dell'amministrazione.

L'amministrazione provinciale dalle mani dei "iudices provinciarum", eletti dal vescovo e dagli ottimati, era passata in quelle di capi militari detti "duces" o "magistri militum". Il "dux" non era solo il capo militare della provincia, ma anche il governatore civile; di solito era eletto dall' Esarca e da questo dipendeva; ma in seguito alcuni duchi si emanciparono dall' Esarca e passarono - come quelli di Venezia, di Napoli, di Roma e della Calabria - alle dirette dipendenze dell'imperatore, da cui vennero anche eletti.

Dipendevano dai "duces" i tribuni che prima avevano il comando dei presidi militari delle città secondarie delle provincia, poi, decaduta la curia, ebbero anche il governo civile e il potere giudiziario e, mentre i "defensores" e "curatores" delle curie erano eletti dai vescovi e dal popolo, i "duces" erano eletti dall'Esarca. Altri funzionari, di grado inferiore, detti "domestici, vicarii, locoservatores" avevano il governo di altre località meno importanti dei distretti.

Roma, come si è detto, aveva un vicario e un prefetto della città, cariche che poi si fusero in una sola, un maestro dei militi e un duca. Il Senato, ridotto dopo tante vicende a magistratura municipale, era scomparso era rimasto solo il nome, usato come sinonimo di nobiltà. Ma l'autorità maggiore della metropoli era naturalmente quella del pontefice.

La popolazione libera dell' Italia bizantina era divisa in quattro classi: popolo, esercito, nobiltà e clero. Il popolo era costituito dai cittadini poveri ("cives honesti") o formava la parte più numerosa della popolazione; l'esercito era costituito dai cittadini idonei alle armi, era diviso in "scholae", ciascuna delle quali aveva un capo, una bandiera e un luogo di riunione e rappresentava una specie di milizia territoriale che, in caso di bisogno, doveva custodire e difendere la città e il territorio, accanto alle truppe regolari.

La nobiltà era formata dai grandi proprietari di terre che, nello stesso tempo, ricoprivano cariche elevate nell'amministrazione civile e nell'esercito. II clero formava una classe a sé che rivaleggiava in potenza con la nobiltà e che aveva i suoi esponenti nei vescovi. Questi avevano una grande autorità nelle città e nelle provincia non solo per i poteri loro conferiti dalla legislazione giustiniana, ma per la natura del loro ufficio e per le grandi proprietà che avevano nelle loro diocesi e fuori.

L'autorità del clero era diventata grandissima sotto il pontificato di GREGORIO MAGNO. Non diminuì sotto i suoi successori sebbene nessuno eguagliasse il grande papa nella geniale operosità rivolta a consolidare il prestigio della Chiesa romana.

A Gregorio era successo SABINIANO ed a questo BONIFACIO III, il quale aveva ottenuto che l'imperatore FOCA emanasse un editto in cui era riconosciuto il primato della Sede Romana.
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Re: El corno del doxe venesian el vien da łi soldà bixantini

Messaggioda Berto » gio apr 16, 2015 8:03 pm

Storia e lejenda ?

Fu la badessa del convento di monache (le cronache parlano di vergini armene, che in precedenza donarono i campi in cui poi sorse la Basilica di San Marco) costruito accanto alla chiesa di San Zaccaria, madre Agnesina, a donare, verso la metà del IX secolo, al doge Pietro Tradonico (nome poi trasformato in Gradenigo) quel corno ducale, o "berretta" per l'incoronazione dei dogi, tutto d'oro, ornato di due dozzine di perle orientali, di un grosso rubino e di 23 smeraldi disposti a forma di croce (??? da verefegar).

Secondo on çerto storego veneto-venesian, vanti de sto corno łi doxi veneti łi gheva na bareta ke ghe somejava a coeła del Basileus bixantin:

http://it.wikipedia.org/wiki/Basileus
http://en.wikipedia.org/wiki/Basileus

http://it.wikipedia.org/wiki/Doge_(Venezia)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -doxi1.jpg

Veneti e armeni
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