La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » dom mar 25, 2018 3:45 am

Vaticano, vescovi e cardinali disertano la presentazione del libro di papa Francesco "Dio è giovane"
di Francesco Antonio Grana | 23 marzo 2018

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/0 ... ne/4245647

In Vaticano il day after le dimissioni di monsignor Dario Edoardo Viganò da prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede ha registrato strascichi importanti. Appena 25 persone hanno assistito alla presentazione del nuovo libro intervista di Papa Francesco, Dio è giovane, scritto a quattro mani con Thomas Leoncini, pubblicato da Piemme in una coedizione con la Libreria Editrice Vaticana. All’evento organizzato a due passi dal colonnato di piazza San Pietro, all’Istituto Patristico Augustinianum, non ha preso parte nessun cardinale e nessun vescovo della Curia romana. A presentare il libro ai pochi presenti sono stati monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Nicoletta Tinti e Silvia Bertoluzza, ballerine, fondatrici della compagnia di danza InOltre, e Giancarlo Penza, responsabile del Progetto viva gli anziani della Comunità di Sant’Egidio. Il giornalista Giovanni Floris ha moderato la presentazione.

Galantino si è soffermato anche sulle dimissioni di monsignor Viganò, inevitabili dopo che l’ormai ex capo della comunicazione vaticana aveva taroccato, cambiandone di fatto il senso, la lettera che Benedetto XVI gli aveva scritto riservatamente in merito alla collana sulla teologia di Papa Francesco edita dalla Libreria Editrice Vaticana.“Se leggete con attenzione la lettera – ha affermato il numero due della Cei – non mi sembra che ci sia un cattivo uso del nome e di quello che ha scritto Papa Benedetto. Diciamo che si è voluto un po’ montare eccessivamente il caso”. Il presule si è detto sicuro che “la riforma della Curia vaticana va avanti, anzi, se si legge quello che Papa Francesco scrive nella lettera di risposta a monsignor Viganò indica dei settori molto precisi per fare questo”.

Nei due punti vendita della Libreria Editrice Vaticana, in piazza San Pietro e in piazza Pio XII, è ancora acquistabile il libretto sulla teologia di Francesco contestato da Benedetto XVI la cui pubblicazione di fatto ha portato alle dimissioni di monsignor Viganò. Tutto come se nulla di talmente grave fosse successo da far cadere addirittura la testa del prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede. La critica di Ratzinger non è rivolta al contenuto del volume, che lo stesso Papa emerito ha dichiarato sia di non aver letto, sia di non avere tempo e forza per farlo, ma al suo autore.

Si tratta del professore Peter Hünermann che, come Benedetto XVI ha scritto a monsignor Viganò nella parte della lettera censurata e taroccata da quest’ultimo, durante il pontificato del Papa tedesco “si è messo in luce per aver capeggiato iniziative anti-papali. Egli – ha scritto Ratzinger – partecipò in misura rilevante al rilascio della ‘Kölner Erklärung’, che, in relazione all’enciclica Veritatis splendor, attaccò in modo virulento l’autorità magisteriale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la ‘Europäische Theolongesellschaft’, che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un’organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito questo orientamento, rendendo quell’organizzazione un normale strumento di incontro fra teologi”. Da qui il più che comprensibile motivo del “diniego” del Papa emerito alla richiesta di Viganò di scrivere “una breve e densa pagina teologica” sui volumi della collana edita dalla Libreria Editrice Vaticana da pochi mesi guidata da fra Giulio Cesareo.

Nel libro intervista scritto con Leoncini, Bergoglio sottolinea che “c’è una malattia molto grave e della quale ho molta paura, e che è molto diffusa soprattutto in quest’epoca: l’incapacità di sentirsi in colpa. Temo quelli che ho chiamato ‘arrampicatori ambiziosi’ che, magari, dietro i loro diplomi internazionali e il loro linguaggio tecnico (tante volte ‘gassoso’) nascondono la loro precaria saggezza e soprattutto una quasi totale assenza di umanità. Non di rado molte persone, per paura del dolore e della fatica, del lavoro e del sacrificio, preferiscono credere a questi individui poco raccomandabili, anche se spesso raccomandati”.

Tra i dipendenti della Segreteria per la comunicazione c’è grande incertezza in attesa che Papa Francesco scelga il nuovo prefetto. Nomi e indiscrezioni si succedono fin dal momento in cui Bergoglio ha accettato le dimissioni di Viganò nel tentativo di bruciare i possibili candidati. Nell’attesa della scelta del nuovo prefetto, il Papa ha affidato la guida della Segreteria per la comunicazione al numero due di Viganò, monsignor Lucio Adrián Ruiz. Dalla scelta che farà Francesco si comprenderà meglio quale potrà essere in futuro il contributo di Viganò all’interno del dicastero visto che Bergoglio ha voluto che l’ex prefetto restasse nella Segreteria per la comunicazione con l’incarico creato ad hoc di assessore.
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Messaggioda Berto » dom mar 25, 2018 8:49 am

Vaticano, perché le dimissioni di Viganò sono la prima vera sconfitta di Papa Francesco
Marco Politi
2018/03/23

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/0 ... co/4245793

Le dimissioni di monsignor Dario Edoardo Viganò sono la prima seria sconfitta che papa Francesco subisce rispetto al Sistema-Curia. Se nel giugno del 2017 il pontefice argentino aveva gestito sovranamente la prova di forza del siluramento del cardinale Mueller, apparendo come chi con una parola sola rovesciava dal piedistallo chi osasse sfidarlo, questa volta si è manifestato il contrario. Il peso della situazione si misura con le parole stesse del pontefice costretto ad ammettere la “fatica”, che gli è costata accettare le dimissioni del (fino a qualche ora prima) potentissimo prefetto della Segreteria per la Comunicazione vaticana. È rotolata la testa di una personalità considerata in maniera assoluta un “uomo del Papa” ed è caduta perché dal seno silenzioso della Curia è partita un’ondata di opposizione di tale ampiezza da essere irresistibile.

Il gesto con cui Viganò si è messo da parte, offrendo a Francesco la sua rinuncia, è stato in realtà il sacrificio obbligato di chi intende evitare in extremis che l’onda d’urto colpisca il pontefice. Il fatto è che bisogna uscire dallo stereotipo di quanti vogliono ridurre questa fase storica della Chiesa cattolica ad un semplice gridare “Viva il Papa / Abbasso il Papa”. In effetti da anni è in corso una sotterranea guerra civile nell’istituzione ecclesiastica: sono in gioco visioni differenti dell’identità ecclesiale, delle sue norme, del ruolo della Curia e della collocazione degli episcopati. Gli scontri avvengono su campi di battaglia molteplici.

Al di là della questione specifica – la goffa pubblicazione parziale della lettera di Benedetto relativa alla collana teologica dedicata a Francesco – la rapida ascesa e caduta di Viganò va inquadrata in un contesto più ampio. La rivoluzione del sistema mediatico, attuata dall’ex prefetto della Segreteria per la Comunicazione, è da mesi oggetto di mugugni e contestazioni dietro le quinte. Viganò, personalità di notevole intelligenza, è stato percepito come bonapartista e troppo autoritario. E parecchi dubbi sono circolati sulla sua radicale trasformazione della Radio vaticana, puntando tutto sul digitale e mettendo sul binario morto le trasmissioni a onde medie e (in prospettiva) anche a onde corte, che sempre hanno “creato comunità” nel variopinto tessuto cattolico sparso per i cinque continenti.

Di fronte al drammatico passo falso di Viganò si sono mobilitati quindi non solo gli avversari abituali di Francesco – agitando come sempre il vessillo di Ratzinger – ma un fronte trasversale più ampio in disaccordo con metodi, stile e obiettivi del prefetto della Segreteria per la Comunicazione, sin qui protetto sistematicamente dal Papa. Bastino le parole del pontefice con cui nel maggio scorso, dando il suo imprimatur alla riorganizzazione in corso, tacitava i critici affermando: “Non lasciamoci vincere dalla tentazione dell’attaccamento a un passato glorioso; facciamo invece un grande gioco di squadra per meglio rispondere alle nuove sfide comunicative che la cultura oggi ci domanda, senza paure e senza immaginare scenari apocalittici”.

Esce di scena, come in un dramma elisabettiano, Viganò. Ma troppe sono le uscite di scena in questo scorcio del 2017/2018. Il cardinale George Pell, che doveva vigilare sulla regolarità e la trasparenza dei bilanci delle singole amministrazioni vaticane, ha lasciato vuoto il suo ufficio perché costretto a difendersi in tribunale in Australia da gravi accuse di abusi. A otto mesi di distanza continua a rimanere senza titolare il posto di revisore generale dei conti in Vaticano (già occupato da Libero Milone). E non si capisce quali invisibili lacci e lacciuoli impediscono al pontefice di rimpiazzarlo. Non sono più valide le esigenze, che avevano spinto il Papa a creare una figura per svolgere “revisioni specifiche” sugli enti curiali, ricevere “segnalazioni di anomalie”, proporre ”provvedimenti appropriati” in caso di irregolarità?

Tramontata è infine la prospettiva di un Tribunale specializzato dinanzi al quale denunciare i vescovi colpevoli di negligenza nel perseguire i crimini di pedofilia nelle loro diocesi. C’è una palude ecclesiastica che nel sistema curiale ma anche tra gli episcopati nel mondo blocca la strategia riformista di Francesco. Che su proposte riformatrici ci siano conflitti è naturale nella storia della Chiesa. La cattiva notizia è che la palude sta rischiando di impantanare la macchina della strategia di Francesco.

Una parola, infine, spetta nella vicenda Viganò al ruolo di Benedetto. Si è parlato di una frizione tra i due papi. In realtà l’ex pontefice non ha mosso un dito. È stato sollecitato da Viganò a intervenire ed è intervenuto dando ancora una volta un segnale di lealtà a Francesco: ha criticato esplicitamente coloro che, tra i conservatori, accusano il pontefice argentino di non avere una robusta formazione teologica. Che poi in una lettera riservata Ratzinger esprima contrarietà a teologi progressisti fa parte della libertà personale.

Ma non va dimenticato che è stato Francesco stesso a esortarlo a vivere una vita normale di relazioni. “Il papa emerito – disse in un’intervista al Corriere della Sera – non è una statua in un museo. Abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa”. Benedetto ha continuato ad essere discreto e i suoi interventi si misurano con il contagocce. Soprattutto, come si è visto al tempo dei sinodi sulla famiglia, non ha mai dato sponda a quei cardinali e vescovi, che volevano organizzarsi intorno a lui per contrastare Francesco. Nella guerra civile sotterranea in corso nella Chiesa molti agitano il nome di Ratzinger, ma non è lui a soffiare sul fuoco.
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » dom mar 25, 2018 8:57 am

Tensioni tra Papal Foundation e Idi, rinviata l’udienza con il Papa
2018/03/24

http://www.lastampa.it/2018/03/24/vatic ... agina.html

Non ci sarà, almeno per il momento, la tradizionale udienza del Papa con la Papal Foundation, organismo di carità che da anni sostiene con generose donazioni alcune attività della Santa Sede. L’appuntamento con il Pontefice si teneva ogni anno in questo periodo. A comunicarlo ai suoi membri è la stessa associazione, una delle più grandi degli Stati Uniti, che - spiega l’Ansa - vive ancora tensioni interne dopo la richiesta del Vaticano di sostenere il piano triennale di rilancio dell’Idi, l’Istituto dermatologico di Roma finito in bancarotta per cattiva amministrazione. La donazione, secondo i media americani, doveva aggirarsi intorno ai 25 milioni di euro.

La “charity” che fino a questo momento ha operato con donazioni di minori entità, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, si è divisa. Alla fine il board ha deciso per la donazione. Ma, secondo una lettera firmata dall’arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl, indirizzata alla stessa fondazione, l’entità della donazione “speciale” decisa dal board è stata comunque dimezzata; inoltre è stata rinviata l’udienza «fino a quando non si raggiunga un accordo - spiega il porporato - sulla missione e struttura della fondazione e sulle sue relazioni con la Santa Sede».



Roma, crack dell'istituto dermatologico Idi: in 24 a giudizio per bancarotta
Venerdì 26 Maggio 2017

https://www.ilmessaggero.it/roma/cronac ... 64982.html

Ventiquattro rinvii a giudizio, due condannati e una decina di patteggiamenti. È quanto deciso dal gup di Roma per le persone coinvolte nell'inchiesta sul dissesto della «Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione», ente ecclesiastico a cui fanno capo tra l'altro, l'Istituto Dermopatico dell'Immacolata (Idi), il San Carlo di Nancy e Villa Paola. Un crac di decine di milioni di euro. A processo, tra gli altri, anche padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell' Idi.

Il processo è fissato per il prossimo 16 novembre davanti ai giudici della nona sezione penale. La procura contesta, a seconda delle posizioni, la bancarotta fraudolenta, l'emissione e utilizzo di fatture false e l'occultamento di scritture contabili e riciclaggio in relazione a tutta una serie di attività di spoliazione dei beni avvenute tra il 2007 ed il 2012. Tra i rinviati a giudizio anche Domenico Temperini, ex amministratore di Idi-Farmaceutici nonché direttore generale pro-tempore di Idi-Sanità, e Antonio Nicolella, ex membro del Cda del Consorzio Servizi Ospedalieri. Tutti, a cominciare da Decaminada, furono arrestati nell'aprile del 2013. Il gup Fabio Mostarda ha anche disposto un'assoluzione e alcuni proscioglimenti su reati oramai prescritti.

Numerosi gli episodi di distrazione dei fondi ai danni della Congregazione citati nel capo di imputazione. L'inchiesta prese le mosse da un esposto nel quale alcuni dipendenti dell' Idi lamentavano il mancato versamento degli stipendi e segnalavano una serie di incongruenze nella gestione amministrativa della struttura sanitaria. Gli accertamenti, nel maggio 2013, sfociarono in un maxisequestro di beni per sei milioni di euro riconducibili a Decaminada e Temperini.
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » ven mar 30, 2018 1:50 pm

Papa Francesco ha nuovamente baciato i piedi di due carcerati musulmani. Mi auguro che capisca che per loro significa sottomettersi all’islam. In quest’epoca di decadenza, il Papa dovrebbe prodigarsi per salvare la civiltà cristiana su cui si è fondata l’Europa
30/03/2028

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... 1863162061

Buongiorno amici. Scusatemi ma io non ce la faccio proprio ad accettare l’immagine del Papa che lava e bacia i piedi dei carcerati musulmani. C’è qualcuno tra i suoi collaboratori in grado di spiegargli che un Papa che bacia i piedi dei musulmani per loro significa che si sottomette all’islam? Ma soprattutto il Papa dovrebbe sapere che la sua missione è di convertire anche i musulmani alla fede cristiana, non di legittimare l’islam a prescindere da ciò che Allah prescrive nel Corano, da ciò che ha detto e ha fatto Maometto, da ciò che da 1400 anni i musulmani perpetrano per sottomettere anche l’Europa all’islam.

Ancora una volta ieri, nel rito della lavanda dei piedi del Giovedì Santo, Papa Francesco per la sesta volta dall’inizio del suo pontificato, ha lavato i piedi a dodici detenuti, questa volta del carcere romano di Regina Coeli, e tra loro c’erano due musulmani.
Io non sono un teologo cattolico ma da cristiano per scelta, dopo essere stato musulmano per 56 anni, mi permetto di far rilevare a Papa Francesco cinque realtà. Le realtà si sostanziano di fatti. E i fatti sono fatti.
Innanzitutto Allah nel Corano e Maometto nei suoi detti e nei suoi fatti condannano di miscredenza l’ebraismo e il cristianesimo, legittimano l’uccisione degli ebrei e dei cristiani, ordinano ai musulmani di combattere fino a quando l’islam non sottometterà l’intera umanità. Pertanto il Papa che va a baciare i piedi di un musulmano, dal loro punto di vista, è la conferma della sottomissione del cristianesimo all’islam. Nessun musulmano bacerebbe mai i piedi, ma neppure le mani, di un ebreo o di un cristiano perché sarebbe un tradimento dell’islam.

«O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti...» (5, 51)

«Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “Allah è il Messia, figlio di Maria!”. Mentre il Messia disse: “O Figli di Israele, adorate Allah, mio Signore e vostro Signore”. Quanto a chi attribuisce consimili ad Allah, Allah gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno chi li soccorra!..» (5, 72)

«Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah...» (8, 39)

In secondo luogo, sempre al riguardo del comportamento nei confronti dei nemici del cristianesimo, il Papa farebbe bene ad approfondire la realtà del comportamento di San Francesco d’Assisi, da cui ha preso il nome papale, che nel 1219 a Damietta incontrò il Sultano d’Egitto Malik al Kamil e gli chiese di convertirsi al cristianesimo. San Francesco era al seguito della Quinta Crociata indetta da Papa Onorio III per recuperare Gerusalemme caduta nelle mani degli islamici.

In terzo luogo, Gesù lavò i piedi ai suoi dodici apostoli, non ai suoi nemici. E lo fece per far loro comprendere che il migliore degli apostoli sarà il più umile.
« Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto Io, facciate anche voi. » (Giovanni 13,12-15)

In quarto luogo, Gesù non esitò a impiegare la forza per cacciare i mercanti dal Tempio, concepiti come nemici della vera fede in Dio. Così come si sottomise alla condanna a morte tramite crocifissione ordinata dal Governatore romano Ponzio Pilato. L’insistenza con cui Papa Francesco immagina un’umanità affrancata dalla violenza, concepisce la pena detentiva come puramente rieducativa e non sanzionatoria di un reato perpetrato, sottintende l’immagine dell’uomo come naturalmente buono e prefigura un modello di società tollerante e comprensiva anche nei confronti dei crimini più efferati. Eppure lo stesso Stato del Vaticano adottò la pena di morte fino al 2001.

In quinto luogo Papa Francesco dovrebbe sapere che l’islam è sempre stato il nemico storico dell’Europa da 1400 anni. Possibile che non sappia che persino le Mura che cingono lo Stato del Vaticano, che si chiamano Mura Leonine perché furono edificate dal Papa Leone IV nell’847, furono edificate un anno dopo la seconda invasione islamica di Roma e il secondo saccheggio della Basilica di San Pietro (la prima volta fu nell’830), perpetrando delle atrocità tra la popolazione romana?

Concludo auspicando che ci sia qualcuno in seno ai vertici della Chiesa, che abbia l’onestà intellettuale e una fede cristiana integerrima, in grado di far capire a Papa Francesco di smetterla di lavare e baciare i piedi ai musulmani e, piuttosto, di prodigarsi per la loro conversione alla fede in Gesù Cristo. In ogni caso, in questa fase storica cruciale, in cui l’Europa decadente rischia di scomparire e di essere sottomessa all’islam, un Papa dovrebbe ergersi a difensore della civiltà cristiana su cui si è fondata l’Europa. Forse servirà un miracolo. Ma se si crede nella Resurrezione di Gesù, si deve credere anche nei miracoli.


Manduria, "razzismo sull'altare: i frati si sono rifiutati di fare la lavanda dei piedi ai migranti"
1 aprile 2018

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/0 ... ti/4265225

“Vergognosamente stasera il razzismo è salito sull’altare”. Un messaggio comparso su Facebook ha portato alla luce un episodio avvenuto in una chiesa del Tarantino durante i riti della Settimana Santa. Giovedì scorso, durante la messa serale nella quale si celebra il rito della lavanda dei piedi, i due padri officianti il rito nella chiesa di San Michele Arcangelo, a Manduria, si sono rifiutati di celebrare il rituale sacro perché tra i fedeli prescelti per partecipare c’erano alcuni immigrati.

L’episodio, riportato dal Nuovo Quotidiano di Puglia, ha provocato sconcerto tra i fedeli e ha portato l’ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Oria, sotto la quale ricade Manduria, a dirsi “all’oscuro di tutto” e a precisare che i celebranti non erano diocesani “ma religiosi appartenenti all’ente ecclesiastico dei Servi di Maria“, un’ordine di mendicanti della Chiesa Cattolica.

Diversi parrocchiani che hanno assistito al rifiuto di uno dei due frati hanno sottolineato come il gesto sia ancora più grave tenuto conto che la lavanda dei piedi nella simbologia cattolica è il gesto compiuto da Gesù durante l’Ultima cena come gesto di ospitalità nei confronti dei discepoli. Ma i due celebranti, sempre secondo quanto raccontato dal quotidiano pugliese, non hanno voluto in alcun modo “cedere” a causa della presenza degli extracomunitari, ospitati in un casa alloggio del paese tarantino.

“Ci sarebbe tanto da dire ma mi limito a condividere il tuo sfogo, invito però molti a farsi un esame di coscienza“, è una delle risposte al post di chi ha denunciato per primo la vicenda. Altri invece sottolineano come “per fortuna nella Chiesa ci sono persone che combattono il razzismo, compreso il Santo Padre” e “chi non segue i valori della solidarietà andrebbe, quanto meno, richiamato dalle autorità cattoliche“.




Taranto, trasferiti i due preti che non lavarono i piedi agli immigrati
Emanuela Carucci
Sab, 07/04/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 13256.html

Il caso scoppiato, giovedì santo, nella chiesa San Michele di Manduria

Due giorni di preavviso per lasciare Manduria, oggi. È l’epilogo, stando alle notizie di stampa, della vicenda dei due preti pugliesi che la sera di giovedì santo si sono rifiutati di officiare il rito della lavanda dei piedi ad alcuni immigrati.

Uno dei due l'aveva proposto, l'altro si è rifiutato: il lavaggio non s'ha da fare.

Ed è scoppiato il caso con il corollario di accuse razziste. Così per colpa della “lavanda della discordia”, come è stata definita dal “Nuovo Quotidiano di Puglia” che ne ha dato notizia, i due religiosi sono stati trasferiti: uno nel convento di Saviano a Napoli e l'altro a Vicenza. Oggi il giorno della partenza. Padre Gabriele Meccariello, 76 anni di età, di cui quarantanove di sacerdozio, ironia della sorte, lascia proprio il giorno dell'anniversario di apostolato. Di Padre Leonardo Demaglie, invece, si hanno meno notizie.

Ma una cosa è certa, anche lui ha molti anni di sacerdozio alle spalle. Questo però non è valso a nulla. Non si possono, evidentemente, avanzare diritti di anzianità in casi come questo. Secondo quanto si legge ancora sul “Quotidiano”, appena ha finito di officiare messa, padre Gabriele, ha raccolto i suoi fedeli per dare l’annuncio: "Dopo 25 anni non potrò più celebrare messe qui, né confessare" avrebbe detto. A decidere le sorti dei due preti il governo dei Servi di Maria. La notizia è arrivata come una doccia fredda, giovedì 5 aprile.

A partire da oggi la chiesa di San Michele Arcangelo di Manduria sarà gestita momentaneamente da un delegato della diocesi di Oria (Manduria, in provincia di Taranto, dipende dalla diocesi di Oria in provincia di Brindisi) fin quando non verrà nominato un nuovo sacerdote che prenderà il posto dei due destituiti. Una storia che non mancherà di alimentare ancora strascichi polemici.
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » dom apr 01, 2018 4:13 pm

La difesa del territorio del proprio paese (città, nazione, stato), coincide e corrisponde con la difesa del proprio domicilio, della propria casa, della proprietà privata e tutto ciò corrisponde alla difesa dello spazio vitale nelle sue varie estensioni a tutela e a difesa della propria persona, del proprio corpo e della propria vita.
È un'estensione sociale e politica della legittima difesa personale.



Legittima difesa
https://it.wikipedia.org/wiki/Legittima_difesa_(diritto)
La legittima difesa, in diritto, è un istituto giuridico previsto da vari ordinamenti giuridici, generalmente con finalità di tutela.
Cenni storici
La ragione dell'istituto è probabilmente ispirata al brocardo latino vim vi repellere licet e la ratio va individuata nella prevalenza attribuita, in un atto di autodifesa, all'interesse dell'ingiustamente aggredito piuttosto che all'interesse dell'aggressore.


La legittima difesa non solo è pienamente umana ma è anche pienamente cristiana e rientrante nei diritti e doveri umani universali
viewtopic.php?f=141&t=2540
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 1356950777



Legittima difesa di Israele all'aggressione invasione dei nazisti maomettani palestinesi.
Quando si supera il confine/limite/linea fisica e pisichica di sicurezza. che è un valore segnale universale per tutte le specie animali, tra cui l'uomo, si configura pienamente la violenza aggressiva dello spazio vitale altrui con tutte le conseguenze possibili e ciò richiede una reazione di chiusura e difesa altrettanto violenta.


"Strage" e "Massacro", titola La Repubblica in prima pagina oggi sulla guerra che Hamas ha portato al confine di Israele. Non una riga sul diritto di Israele di proteggere i propri confini e i propri civili. Non era una "marcia". Era terrorismo che Hamas ha ordito con milioni di dollari al confine di Israele. Spari da parte di Hamas e Jihad Islamica? Scomparsi. Sommosse per abbattere il confine? Scomparse. "Uccisi" i palestinesi. Scomparsa la relazione di causa ed effetto. Cosi si demonizza il popolo di Israele e si processa il suo diritto a difendersi da una organizzazione terroristica che da trent'anni cerca di distruggerlo a suon di kamikaze e missili, che costruisce tunnel sotto quei confini e che ieri ha cercato di organizzargli una Pasqua di sangue. Che vergogna di giornalismo. Non ho visto gli stessi titoli di prima pagina sparati sui 5 israeliani uccisi dai terroristi palestinesi nelle ultime settimane. O me li sono persi?

https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 4101535663



Stallo e impotenza Onu sul sangue di Gaza. Israele: "Se insistono la nostra risposta sarà più potente"
2018/03/31
https://www.huffingtonpost.it/2018/03/3 ... a_23399786

Il drammatico venerdì di sangue alla frontiera israeliana rischia di non rimanere un fatto isolato. L'Onu è in pieno stallo, dimostra tutta la sua impotenza annunciando un'indagine e dicendosi pronta a rilanciare i dialoghi di pace, ma Israele minaccia Hamas, se proseguiranno la protesta stavolta la risposta sarà ancora più imponente, e l'Autorità nazionale palestinese denuncia Israele di "omicidio premeditato". E non sfugge che tra le voci di condanna contro Israele sia arrivata prontamente quella dell'Iran, che denuncia il "tiranno sionista".

La situazione in Medio Oriente sta per precipitare e il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, chiede "un'indagine indipendente e trasparente" sui violenti scontri avvenuti al confine tra Israele e la Striscia di Gaza in occasione della Grande Marcia del Ritorno. Il bilancio è pesantissimo, stimato è di 17 palestinesi morti, con oltre 2 mila feriti. Secondo quanto riferito da un portavoce, l'Onu ha ribadito "la prontezza" dell'organismo mondiale a dare nuovo slancio agli sforzi per la pace. "C'è il timore che la situazione possa deteriorarsi nei prossimi giorni", ha spiegato l'assistente del segretario generale delle Nazioni Unite per gli affari politici, Taye-Brook Zerihoun. "Siamo profondamente rattristati dalla perdita della vita di oggi", ha aggiunto il diplomatico. "Il rischio di escalation è molto reale", ha affermato ricordando che "esiste la possibilità di un nuovo conflitto nella Striscia di Gaza".

Il portavoce dell'esercito israeliano, Ronen Manelis, ha detto che ieri è stato "il peggior giorno di sangue per Gaza dal 2014", ma se la protesta al confine proseguirà, la reazione di Israele sarà ancora più forte. Finora i soldati hanno reagito ai palestinesi che hanno provato a raggiungere la frontiera, ma se le incursioni proseguiranno la risposta verrà ampliata.

Il primo ministro dell'Anp Rami Hamdallah ha chiesto che Israele venga riconosciuto responsabile di quello che ha definito "omicidio premeditato" di palestinesi nella Striscia di Gaza. Sul suo account ufficiale di Facebook Hamdallah ha chiesto alla "comunità internazionale di riconoscere a Israele la piena responsabilità dell'omicidio premeditato del nostro popolo" per aver sparato e ucciso 15 civili palestinesi, oltre al ferimento di altre centinaia. Alla comunità internazionale, il premier dell'Anp chiede anche di prendere "azioni decisive per mettere fine all'occupazione, fornire protezione internazionale al popolo palestinese e trovare una soluzione allo status finale, soprattutto la questione dei rifugiati in base a quanto prevede la Risoluzione 194 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come sua capitale".

Oggi nei Territori occupati si celebra una giornata di lutto nazionale indetta dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, che ha accusato Israele di essere "pienamente responsabile dell'aggressione a Gaza e della morte dei palestinesi". Il Consiglio di sicurezza ha esortato entrambe le parti alla moderazione, ma non deciso nessuna azione nè rilasciato alcuna dichiarazione al termine della riunione.

L'ambasciatore palestinese al Palazzo di Vetro, Riyad Mansour, si è detto rammaricato che il Consiglio di Sicurezza non si sia unito nella condanna di questo "massacro odioso" di dimostranti pacifici e non abbia sostenuto la richiesta di protezione internazionale per i civili palestinesi. "Ci aspettiamo - ha aggiunto - che il Consiglio di sicurezza si assuma le proprie responsabilità" e "disinneschi questa situazione instabile, che costituisce chiaramente una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali".

Per l'ambasciatore israeliano Danny Danon, invece, "la comunità internazionale non deve essere ingannata" da quello che ha definito come "un raduno del terrore ben organizzata e violento" sotto le insegne di una manifestazione pacifica.

L'Iran, attaverso il portavoce del ministro degli Esteri ha condannato i fatti di sangue di Gaza parlando di "massacro selvaggio" del "regime sionista" di Israele nei confronti dei palestinesi. Anche il ministro Mohammad Javad Zarif ha denunciato il "tiranno sionista" con un tweet.

Timori sono stati espressi dall'ambasciatore svedese Carl Skauper per "una situazione estremamente preoccupante", con il pericolo che ci sia un escalation fuori controllo. Alcuni membri hanno raccomandato di tenere un'indagine, sostenendo che Israele dovrebbe usare la forza in modo proporzionato.




La forza di Israele e la debolezza dell’Europa
31/03/2018
Niram Ferretti

http://www.linformale.eu/la-forza-di-is ... delleuropa

Durante l’estate del 2014, mentre era in corso l’operazione Margine di Protezione, l’ultimo conflitto diretto tra Israele e Hamas, il filosofo Gianni Vattimo affermava durante una trasmissione radiofonica di stare dalla parte del gruppo integralista islamico.

Vattimo è solo uno della schiera degli intellettuali europei e più in generale occidentali che hanno girato le spalle a Israele per abbracciare il jihadismo scambiandolo per “resistenza” nei confronti dell’oppressore. Si tratta di una capitolazione radicale dell’intelletto che vanta nomi illustri e che nel passato, sia a destra come a sinistra si è votato, da Sartre a Saramago, da Céline a Hamsun da Neruda a Schmitt, alle ragioni del totalitarismo nazista e comunista.

Oggi che nazismo e comunismo hanno terminato la loro corsa, (anche se il secondo continua come uno zombie a ripresentarsi sullo scenario della storia), resta pur sempre a una Europa sempre più afflitta da una profonda crisi identitaria, l’esecrazione di Israele. Non è qui possibile tracciare la genesi di questa affezione patologica, ma occorre dire che essa si nutre in parte sostanziale di terzomondismo e di anti-atlantismo declinato in modo classico come avversione nei confronti degli Stati Uniti.

I fatti recenti accaduti in Israele. I sedici morti arabi-palestinesi uccisi dall’esercito israeliano durante la manifestazione orchestrata a Gaza ai confini della barriera di separazione dallo Stato ebraico, hanno nuovamente dato la stura all’abituale coro di attacchi contro Israele per la sua risposta armata.

Il copione è fisso da decenni. Quando Israele interviene per difendere le proprie ragioni scatta subito l’esecrazione pubblica. I palestinesi uccisi diventano immediatamente vittime e i soldati israeliani carnefici. Lo abbiamo visto massimamente nel 2014 quando le piazze soprattutto europee si riempivano di manifestazioni anti-israeliane e i manifestanti marciavano con chi glorificava e glorifica gli estremisti islamici di Hamas.

Per costoro, che Hamas controlli dal 2007 dopo un golpe in cui esautorò Fatah dal potere, l’enclave costiera di Gaza, imponendo un regime di terrore costruito sulla violenza, la delazione, la corruzione e avvilendo in modo drammatico le condizioni di vita della popolazione, è irrilevante. Come è irrilevante sapere che dieci degli arabi palestinesi uccisi dal soldati israeliani ieri, appartenessero alla Brigata Izz ad-Din al-Qassam, l’ala armata del gruppo jihadista.

Quello che conta è la narrazione secondo la quale la Marcia per il Ritorno, che ha portato ai confini tra Gaza e Israele 30.000 persone, sia una manifestazione pacifica perché così è stata annunciata dagli organizzatori e che, improvvisamente, soldati killer israeliani abbiano deciso di sparare a casaccio sulla folla. Si vuole credere questo, è necessario credere questo. Se così non fosse bisognerebbe ammettere che il cosiddetto “ritorno” invocato dagli aderenti alla marcia e abilmente orchestrato da Hamas che si trova in un momento di estrema debolezza e tenta così di rilanciarsi, significa, come scritto chiaramente nella Carta programmatica del gruppo, la presa di tutta la Palestina. Significa la fine di Israele in quanto stato ebraico.

Bisognerebbe ammettere che Hamas, e prima di Hamas l’OLP di Arafat hanno sempre e solo cercato di giungere a questo obbiettivo attraverso la lotta armata e il terrorismo. Bisognerebbe ammettere che le ragioni di Hamas sono quelle del jihad islamico, bisognerebbe ammettere che se Hamas avesse la meglio e Israele scomparisse, al suo posto ci sarebbe un altro stato islamico fondato sul rigorismo della sharia.

Ma siccome ammettere questo significa dovere riconoscere la verità e capitolare difronte alla realtà, si preferisce rappresentare Israele come una potenza malvagia e assassina e chi ha in odio la democrazia, la libertà e il pluralismo, come “resistente” e “vittima”.

D’altronde, quanti qui in Europa nelle file della sinistra, al cospetto della terribilità del totalitarismo sovietico e dei suoi regimi satelliti, osava denunciarne l’orrore e la disumanità, e non preferiva invece esaltarne supposte virtù di eguaglianza, progresso, emancipazione umana dalle storture del liberalismo e del capitalismo?

Leggere la stampa italiana (ma non solo) a proposito dei fatti accaduti al confine tra Gaza e Israele insieme alle dichiarazioni di alcuni esponenti politici, tra cui l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, provoca nel lettore il solito senso di vertigine per l’incapacità strutturale di vedere chiaramente la realtà e capire senza fallo da che parte abitino quei valori che l’Europa, nella sua travagliata storia si è conquistata faticosamente, e da che parte sta invece la barbarie.

Ma è uno dei segni terribili dei nostro tempo e di questa Europa che si crede al riparo dalle minacce rappresentate da chi ha in odio la democrazia e i suoi corollari, non sapersi riconoscersi senza se e senza ma nell’unico paese in Medioriente che sa difenderla senza indugio. Ed è forse questo il punto, che mentre Israele non ha mai smesso di difenderla, l’Europa sta progressivamente rinunciando a farlo.


In Israele si rischia una Pasqua di rappresaglia
Fiamma Nirenstein - Sab, 31/03/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 10965.html

C'è confusione sui numeri ma non sul significato della «Marcia del ritorno», come l'ha chiamata Hamas.

15 morti, 1.400 feriti e 20mila dimostranti sul confine di Israele con Gaza, in una manifestazione organizzata per essere solo la prima in direzione di una mobilitazione di massa che dovrebbe avere il suo apice il 15 di maggio, giorno della Nakba palestinese, il «disastro», festa dell'indipendenza di Israele, che coinciderà anche con il passaggio dell'ambasciata americana a Gerusalemme.

Un'escalation continua di eccitazione mentre cresceva l'incitamento ha visto per ben quattro volte unità di giovani armati di molotov, bombe a mano e coltelli, infiltrati dentro il confine. Un esempio limitato di quello che Hamas vorrebbe riprodurre su scala di massa, ovvero l'invasione di Israele, come nei loro discorsi ieri hanno ripetuto i leader massimi Ismail Hanyie e Yehyia Sinwar. Non a caso nei giorni della preparazione si sono svolte esercitazioni militari con lanci di razzi e incendi di finti carri armati, pretesi rapimenti e uccisioni che hanno persino fatto scattare i sistemi antimissile spedendo gli israeliani nei rifugi. Il messaggio di Hamas era chiaro: marciate, noi vi copriamo con le armi. Ma le intenzioni terroriste sono state incartate dentro lo scudo delle manifestazioni di massa e l'uso della popolazione civile, inclusi donne e bambini, è stato esaltato al massimo. Molti commentatori sottolineano che se Hamas decide di marciare, non ci sia molta scelta. E una marcia di civili risulta indiscutibile presso l'opinione pubblica occidentale, ma il messaggio sottinteso è stato spezzare il confine sovrano di Israele con la pressione della folla civile, utilizzare le strette regole di combattimento dell'esercito israeliano che mentre lo stato maggiore si arrovellava, si è trovato nel consueto dilemma delle guerre asimmetriche: tu usi soldati in divisa e il nemico soldati in abiti civili, donne, bambini, talora palesemente utilizzati come provocazione. L'esercito ha confermato che una piccola di sette anni per fortuna è stata individuata in tempo prima di venire travolta negli scontri. E in serata Israele ha bombardato con cannonate e raid aerei tre siti di Hamas a Gaza in risposta a un tentativo di attacco armato contro soldati.

La protesta di Hamas - che arriva alla vigilia della festa di Pesach, la Pasqua ebraica - ha vari scopi: il primo è legato alla situazione interna di Gaza. L'uso militarista dei fondi internazionali e il blocco conseguente del progresso produttivo ha reso la vita della gente miserabile e i confini restano chiusi. È colpa della minaccia che l'ingresso da Gaza di uomini comandati da un'entità terrorista, comporta per chiunque, israeliani o egiziani. Hamas con la marcia incrementa la sua concorrenza mortale con l'Anp di Abu Mazen, cui ha cercato di uccidere pochi giorni fa il primo ministro Rami Hamdallah; minacciata di taglio di fondi urla più forte che può contro Israele, cosa su cui la folla araba, anche quella dei Paesi oggi vicini a Israele come l'Arabia Saudita e l'Egitto, la sostiene. Il titolo «Marcia del ritorno» significa che non può esserci nessun accordo sul fondamento di qualsiasi accordo di pace, ovvero sulla rinuncia all'ingresso distruttivo nello Stato ebraico dei milioni di nipoti dei profughi del '48, quando una parte dei palestinesi fu cacciata e una parte se ne andò volontariamente certa di tornare sulla punta della baionetta araba.

Israele ha cercato invano di evitare che alle manifestazioni si facessero dei morti. Ma nessuno Stato sovrano accetterebbe da parte di migliaia di dimostranti guidati da un'organizzazione che si dedica solo alla sua morte una effrazione di confini. Hamas userà i nuovi shahid (povera gente) per propagandare la sua sete di morte in nome di Allah e contro Israele. Certo questo non crea in Israele maggiore fiducia verso una pace futura.




ISRAELE CI RICORDA
Niram Ferretti
01/04/2028

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Stiamo assistendo in queste ore all'abituale festival dell'esecrazione di Israele. Non poteva essere diversamente. Chi sta dalla parte dei jihadisti di Hamas non può non risentirsi per il fatto che Israele abbia impedito l'ingresso di terroristi all'interno del proprio confine.

Hamas ha utilizzato lo schermo della marcia "pacifica" per infiltrare miliziani, esattamente come, durante i conflitti con Israele, hanno usato la popolazione civile come carne da cannone.

Sia nel 2009 che nel 2014 hanno fatto credere che Israele avesse perpetrato crimini contro l'umanità, gonfiando le cifre, inventando i morti.

È' una vecchia tecnica. È la propaganda usuale. Winston Churchill diceva, "Durante la guerra la prima vittima è sempre la verità".

Il caso di Jenin, nel 2002 ha fatto scuola.

All'epoca Yasser Arafat proclamò che il “massacro di Jenin” poteva essere paragonato solo all’assedio di Stalingrado della seconda guerra mondiale. E l’ineffabile Erekat ( n.d. A. capo negoziatore palestinese) dichiarò alla stampa: “Il numero di morti si aggira sui 500”, aggiungendo: “Il campo profughi di Jenin non esiste più, e abbiamo notizia che vi avvengono esecuzioni di massa”. Cinque giorni più tardi, a combattimenti finiti, il Segretario Generale dell’Autorità Palestinese, Ahmed Abdel Rahman, dichiarò all’UPI che il numero era nell’ordine delle migliaia, usando la parola “genocidio”. E la notizia fece il giro del mondo.

Il numero effettivo dei morti a Jenin fu di 53 palestinesi e 23 soldati israeliani, ma prima che le cifre reali venissero verificate, la versione falsa del massacro israeliano era stata già propagata con successo per traslare poi, lo stesso anno, nel film “Jenin, Jenin” del regista arabo israeliano Mohammed Bakri. Nel film, il regista, successivamente portato in tribunale dai soldati reduci dell’episodio sostenuti nella loro azione dalle famiglie dei caduti, mostrava, alterando completamente la realtà dei fatti, l’esercito israeliano mentre sparava su donne, anziani e bambini. Bakri avrebbe poi affermato davanti ai giudici che la sua versione dei fatti era “artistica” e intesa a presentare “la verità palestinese”.

Israele, spara sui terroristi, decidendo di non farli entrare, e per questo viene linciato mediaticamente da una Europa fallimentare che ai terroristi non solo concede l'ingresso dentro le proprie frontiere, ma permette loro di costruire reti di affiliazioni, protetti dallo scudo dei "diritti umanitari".

L'Europa illusa, pensa che la guerra sia un'esperienza del passato, qualcosa di ormai concluso e che la pace sia acquisita. Per questa Europa la storia si è fermata. Non sappiamo più difenderci, non vogliamo più difenderci.

Israele ci ricorda che se vogliamo sopravvivere, la difesa è necessaria.



Alberto Pento
Anche se non fossero terroristi ma solo civili, se entrassero senza permesso violando l'ordine e l'invito a non entrare, demolendo recinzioni, superando sbarramenti, sarebbe comunque un atto di agressione e una invasione violenta
che richiederebbe e giustificherebbe la reazione armata violenta come legittima difesa.




Bergoglio Israele e Gaza
Giulio Meotti
01/03/2018

https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 3380727637

Caro Papa Francesco, nel suo intervento prima della benedizione Urbi et Orbi ha detto che "la Terra Santa in questi giorni è ferita da conflitti aperti che non risparmiano gli inermi". È giusto dolersi per la perdita di vite umane a Gaza. Ma sarebbe stato corretto soltanto se avesse ricordato i terroristi di Hamas al fianco degli "inermi" (quanti sono i terroristi e quanti i veri inermi?). Era talmente inerme la "marcia" di Hamas contro Israele che il capo degli islamisti di Gaza Sinwar ha detto che "mangeremo i fegati degli israeliani". I fegati... Caro Papa Francesco, li guardi 15 su 16 dei pacifisti palestinesi uccisi da Israele. ‎Vede pace nei loro sguardi? Osservi il funerale di uno di loro: si brandiscono fucili, non fiori, si spara in aria mascherati, non si piange a viso scoperto. Le guardi, le armi (Kalashnikov e granate) usate dalla cellula di Hamas che ha sparato ai soldati israeliani e che ha tentato di infiltrarsi oltre confine usando le famiglie palestinesi come scudi umani. Caro Papa Francesco, parlare di "inermi", lasciando intendere che sia colpa di Israele, senza denunciare il terrorismo che da 70 anni vuole buttare a mare gli ebrei, significa accettare di far parte della coreografia del terrore allestita da chi vuole "mangiare i fegati degli israeliani". Caro Papa Francesco, i cristiani del Medio Oriente sono scacciati e uccisi tutti da fondamentalisti islamici fratelli di fede e in armi di Hamas, in guerra con Israele. Non lo vede? Caro Papa Francesco, se fosse stato loro consentito di superare quei confini, anzichè dei terroristi morti avremmo avuto degli israeliani morti. Pensa che il mondo sarebbe stato forse piú a proprio agio se quegli "inermi" israeliani fossero stati assassinati come sa fare Hamas? Si puó essere cosi orbi, Papa Francesco?
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » lun apr 09, 2018 10:25 pm

Papa Francesco: «I veri cristiani difendono gli immigrati e i poveri»
09/04/2018

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/ ... 58245.html

Città del Vaticano - Non difendere i migranti o i poveri non è cristiano. Non usa mezze parole Papa Francesco che, in un documento diffuso stamattina, bacchetta quei cattolici che affermano che la situazione degli immigrati, «di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale rispetto ad altri temi». Queste ideologie, ha aggiunto il pontefice, «mutilano il cuore del Vangelo».

Papa Bergoglio vuole fare chiarezza sul bisogno di battersi per la giustizia terrena, facendo spazio a chi bussa alla porta alla ricerca di un avvenire migliore. In Gaudete et Exsultate, la esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo scrive: «purtroppo a volte le ideologie ci portano a due errori nocivi. Da una parte, quello dei cristiani che separano queste esigenze del Vangelo dalla propria relazione personale con il Signore, dall'unione interiore con Lui, dalla grazia». Il tema centrale del documento riguarda le Beatitudini elencate dall’evangelista Marco.

«Non si tratta dell'invenzione di un Papa o di un delirio passeggero, difendere i non nati, i poveri, i migranti». Papa Francesco insiste nel bisogno di essere coerenti con quanto insegnato da Cristo. «Quando incontro una persona che dorme nelle intemperie, in una notte fredda, posso sentire che questo fagotto è un imprevisto che mi intralcia, un delinquente ozioso, un ostacolo sul mio cammino, un pungiglione molesto per la mia coscienza, un problema che devono risolvere i politici e forse anche una immondizia che sporca lo spazio pubblico. Oppure posso reagire a partire dalla fede e dalla carità e riconoscere in lui un essere umano con la mia stessa dignità, una creatura infinitamente amata dal padre. Questo è essere cristiani!».



Alberto Pento
Caro cristiano, tutto giusto quello che dice Bergoglio,
sì ma solo con ciò che è esclusivamente tuo e che ti appartiene in tutto e per tutto ma non con ciò che è degli altri e che non ti appartiene o di ciò che è in comune con gli altri.
Della tua vita, dei tuoi beni, delle tue ricchezze, della tua casa, della tua terra, dei tuoi risparmi, della tua libertà, della tua sicurezza fanne puro quello che vuoi, disponi pure a favore dei poveri e dei migranti,
ma di ciò che non è tuo e di ciò che è in comune con gli altri siano essi cristiani e non cristiani, tu caro cristiano non hai alcun diritto di disporne come credi.
Se tu lo facessi non saresti né un buon cristiano, né un buon uomo, né un buon cittadino.
Caro cristiano abbi rispetto per me che non sono cristiano e anche per me che pur essendo cristiano non credo sia sensato quello che dice il tuo Papa Bergoglio.
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » sab mag 05, 2018 7:51 pm

Lo "scontro" in Vaticano continua. Bergoglio ora è "accerchiato"
Giuseppe Aloisi - Ven, 04/05/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 22452.html

In Vaticano tirerebbe un'aria particolarmente difficile: Bergoglio avrebbe annunciato nuove riforme, ma i conservatori avrebbero cominciato a opporsi. Ecco le indiscrezioni sugli schieramenti della Curia e le questioni più importanti che verranno affrontate nei prossimi mesi

Lo "scontro" in Vaticano tra conservatori e progressisti si starebbe acuendo. Questo, almeno, è quanto racconta Dagospia nell'ultima indiscrezione riguardante la Santa Sede.

Il motivo del contendere sarebbe rappresentato dalle riforme venture: Papa Bergoglio avrebbe intenzione di intervenire ancora e in modo definitivo sulle finanze vaticane. In particolare il pontefice argentino starebbe pensando all'obolo di San Pietro, cioè all'aiuto economico derivante dai fedeli, che viene versato per fare fronte alle esigenze della Chiesa cattolica e delle persone più bisognose in tutto il mondo. Che il pontefice argentino abbia intenzione di abolire questa tradizione?

Per ora si tratta solo di voci, ma Papa Francesco sarebbe "accerchiato", tanto che avrebbe "minacciato" di parlare pubblicamente nel caso in cui venisse ostacolato nella sua opera di riforma. Monsignor Angelo Becciu, sempre secondo quanto riportato da Dagospia, sarebbe l'uomo indicato per coordinare questo palinsesto di riforme. Becciu, attualmente, è ancora il "commissario" indicato dall'ex arcivescovo di Buenos Aires per accompagnare l'Ordine di Malta nell'uscita dalla "crisi" iniziata con le dimissioni di Festing. Due giorni fa è stato eletto il nuovo Gran Maestro, Fra' Giacomo Dalla Torre del tempio di Sanguinetto, che nella giornata di ieri ha giurato. Ci si aspetta, adesso, che venga riformata la Costituzione dell'ordine laicale. Una volontà, questa, che sarebbe stata espressa da Bergoglio stesso.

Le "resistenze" alla complessiva opera di riforma, però, non sarebbero di poco conto e il Papa sarebbe costretto a fronteggiare i "catto-conservatori", che proverebberro soprattutto da due nazioni: Germania e Stati Uniti. Quello tedesco sembra essere un episcopato diviso tra progressisti e conservatori. Basta notare quanto accaduto in merito alla questione dell'intercomunione per le coppie miste: sette vescovi hanno scritto al Vaticano esprimendo così contrarietà. Negli States, invece, appare sempre più forte l'esistenza nell'opionione pubblica di una "contrapposizione mediatica" tra Donald Trump e Papa Francesco. Qualche ambiente pro life, insomma, guarda più al presidente che al Papa. A fare da sfondo a questo quadro c'è il ritorno del tradizionalismo, che sta interessando soprattutto la Polonia, gli Stati Uniti e, in minor parte, anche l'Italia.

Curioso, poi, quanto accaduto all'interno del Congresso degli States. Il sito già citato racconta che Papa Francesco ha inviato un messaggio a Patrick Conroy, cappellano della Camera dei Rappresentanti, che sarebbe stato allontanato dallo spekaer Paul Ryan in quanto troppo "bergogliano". In realtà, secondo quanto si legge qui, Conroy dovrebbe restare al suo posto.

E ancora, infine, c'è la vicenda riguardante il cardinale australiano George Pell. Il porporato è stato rinviato a giudizio in Australia. Si dice che i processi nel quale dovrà difendersi potrebbero essere due. Molte accuse, però, sono cadute nel corso del tempo. Pell è il prefetto per la Segreteria dell'Economia. L'uomo, insomma, cui Bergoglio aveva affidato la gestione di un pezzo importante di Curia romana. Il ministero dell'Economia, per farla breve. Le accuse sarebbero relative ad abusi sessuali compiuti ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e Ottanta a Ballarat, paese di nascita del porporato, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi degli anni duemila nella diocesi di Melbourne, dove Pell era arcivescovo. I dettagli delle accuse non sono ancora chiari, ma si parlerebbe di coperture e persino di un caso di stupro. Il Vaticano, in definitiva, si appresta a vivere una fase complicata. Bergoglio pare intenzionato a procedere con le riforme strutturali, ma il contorno curiale potrebbe svolgere un ruolo oppositivo.
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » dom mag 20, 2018 6:27 pm

Il Papa invita all'accoglienza dei migranti, ma i sacerdoti dicono "no"
Il Papa, quasi ogni giorno, invita le parrocchie all'accoglienza. La diocesi di Roma, però, sembra "tradire" queste aspettative. I numeri della diocesi raccontano di come gli appelli del pontefice stiano cadendo nel vuoto
Giuseppe Aloisi - Mer, 16/05/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 27850.html

Papa Francesco ha invitato i sacerdoti di Roma ad accogliere i migranti, ma solo un prete su dieci ha risposto all'appello del pontefice argentino.

Jorge Mario Bergoglio è anche vescovo di Roma, ma nella diocesi che presiede le sue volontà non sembrano essere state rispettate a dovere. Gli appelli fatti non si contano più. Dall'inizio del pontificato ad oggi Papa Francesco ha fatto riferimento a due temi su tutti: la misericordia e l'accoglienza. Qualcuno li ha definiti "mantra". La "Chiesa in uscita", quella attenta più alle periferie esistenziali ed ecclesiastiche del pianeta piuttosto che al "centro", è stata spesso tacciata di "immigrazionismo". Il Papa non ha sentito ragione e ha continuato con la sua "linea". L'Europa, abituata a pontificati meno pragmatici, ha spesso "alzato il tiro" su questa tematica. L'argentino venuto dai "confini del mondo" ha messo comunque al centro della sua azione la bontà dell'accoglienza.

"Aprire le porte ai nostri fratelli migranti" risuona da quasi cinque anni da piazza San Pietro. Stando a quanto si legge questa mattina su Il Tempo, però, solo trentotto parrocchie romane hanno dato la loro disponibilità ad accogliere persone provenienti da altre nazioni. Molti sacerdoti, quindi, non si sarebbero mossi. Altri avrebbero tentato, ma si sarebbero scontrati con le difficoltà dovute alla burocrazia. Gli altri soggetti dediti all'apertura delle porte sono gli istituti religiosi che operano sul territorio di Roma. Centoventuno, invece, sarebbero i migranti ospitati secondo i dati del giugno dello scorso anno riportati dal quotidiano citato.

Si consideri, poi, che le parrocchie romane risultano essere trecentotrentadue. Se questi numeri venissero confermati, in fin dei conti, emergerebbe come, nonostante gli appelli del pontefice argentino, le chiese appartenenti alla diocesi della Capitale non si siano date troppo da fare sul tema dell'accoglienza. Un altro discorso andrebbe fatto in relazione agli altri enti, come la Caritas o il Centro Astalli, che invece hanno fatto registrare statische diverse.

Qualcuno, per le chiese, parla di stime al ribasso, ma il dato complessivo è stato reso noto dal Vicariato. Difficile, insomma, sostenere l'erroneità dei numeri in questione. Gli spazi sono quelli che sono. Le difficoltà sono palesi. Anche la Chiesa, nonostante le parole del pontefice, non riesce ad accogliere tutti. Così come lo stato italiano. Non c'è tanto da stupirsi. Già in passato era emerso come le parrocchie avessero "tradito" Bergoglio sull'immigrazione. Ogni parrocchia, aveva detto l'ex arcivescovo di Buenos Aires, deve accogliere almeno una famiglia di profughi. Uno dei problemi è relativo al rapporto con i fedeli: non tutti sono d'accordo con un'accoglienza senza limiti.

I sacerdoti sono dunque chiamati a modificare il "rapporto" stabilito all'interno delle parrocchie. Il rischio è che le chiese si riempiano di migranti, ma si svuotino durante le celebrazioni ecuaristiche e le altre attività parrocchiali. Aspetti che possono solo essere sussurati, la cui rilevanza, però, è sotto gli occhi di tutti. Sembra sicuro, in definitiva, che le Chiese di Roma non riescano a mettere in pratica quanto richiesto dal loro vescovo. "Accogliere tutti" resta un miraggio.
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » dom mag 20, 2018 6:29 pm

Papa: 'Grande dolore per Gaza, lo Spirito porti pace in Terra Santa'

2018/05/20

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca ... bb3f1.html

Papa Francesco ha citato, nell'omelia della messa di Pentecoste in piazza San Pietro, l'episodio degli Atti degli Apostoli in cui il diacono Filippo viene sospinto dallo Spirito "su una strada deserta, da Gerusalemme a Gaza", e ha aggiunto: "Come suona doloroso, oggi, questo nome! Lo Spirito cambi i cuori e le vicende e porti pace nella Terra santa".

"Lo Spirito, dopo i cuori, cambia le vicende. Come il vento soffia ovunque, così Egli raggiunge anche le situazioni più impensate", ha sottolineato Francesco. "Chiediamogli di essere così - ha aggiunto -. Spirito Santo, vento impetuoso di Dio, soffia su di noi. Soffia nei nostri cuori e facci respirare la tenerezza del Padre. Soffia sulla Chiesa e spingila fino agli estremi confini perché, portata da te, non porti nient'altro che te. Soffia sul mondo il tepore delicato della pace e il fresco ristoro della speranza". "Vieni, Spirito Santo, cambiaci dentro e rinnova la faccia della terra", ha concluso il Pontefice.




Giulio Meotti
20/05/2018
https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 1216393305

"Grande dolore per Gaza" ha appena detto Papa Francesco. Sbagliato. Voleva forse dire: "Grande dolore per le vittime palestinesi mandate a morire da Hamas contro il confine di Israele. Grande dolore per come il popolo ebraico ancora una volta è stato sacrificato come un capro espiatorio". Doveva sapere, Sua Santità, cosa può accadere a una comunità quando i suoi villaggi sono travolti dai fondamentalisti islamici. È successo ai cristiani iracheni di Qaraqosh, Mosul, Bartella. Se gli ebrei israeliani non hanno mai fatto la stessa fine, da nord a sud, è grazie alle loro armi, ai loro confini, alla loro forza morale e sí, anche grazie ai loro "muri", sotto i quali un Papa debole si è fermato a pregare perchè cadessero.


Gino Quarelo
Il Papa innanzi tutto è preda e vittima del fanatismo e delle contraddizioni del cristianismo poi è bloccato/paralizzato/impedito dalle colpe e dai peccati della sua chiesa e della gerarchia cristiano cattolica, oltre che dalle responsabilità che gli gravano sulle spalle e non ha la possibilità di pronunciarsi a favore e contro, sente di non avere l'autorità morale per indicare con precisione al mondo e ai suoi fedeli dove sta il male e dove sta il bene; non è in grado di schierarsi e di giudicare. Invoca la pace e la discesa dello spirito santo nei cuori delle persone che le aiuti ad operare per il meglio. Mi chiedo come mai Trump, molti altri e anch'io sappiamo da che parte sta il male e il bene e lui no? Inoltre credo che pesi anche il pregiudizio antisemita cristiano che cova sotto sotto anche dentro il Papa in maniera inconfessabile. L'ebraismo è la negazione del cristianismo.


Lunedì 14 maggio prossimo io veneto indipendentista festeggio con Israele e i suoi ebrei
viewtopic.php?f=197&t=2770

Il 14 maggio prossimo io festeggio con Israele e i suoi ebrei, i 70 dello stato israeliano del popolo ebraico, la sua dichiarazione d'indipendenza, Gerusalemme capitale ed il trasferimento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme.
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 1898605223
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Re: La demenza irresponsabile di Bergoglio e dei bergogliani

Messaggioda Berto » ven giu 22, 2018 12:40 pm

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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