Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Re: Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Messaggioda Berto » dom dic 03, 2017 9:32 am

Meno nascite… Ma perché?
di Claudio Conti

http://contropiano.org/altro/2017/11/28 ... che-098219

La benemerita Istat ha rilasciato il suo ennesimo report sull’andamento (negativo) della popolazione italiana. Da istituto statistico dà i numeri ma si guarda bene – specie dopo la successione di presidenti proni al potere politico degli ultimi anni – dal fornire spiegazioni che aiutino a far luce sulle cause.

E dunque partiamo dai numeri e vediamo di avanzare delle (robuste) ipotesi.

“Nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità”. Si tratta di un calo di quasi il 20% in un arco di tempo brevissimo. Per trovare andamenti così veloci bisogna probabilmente andare a vedere gli anni di guerra, quando milioni di uomini partivano “per il fronte” e una buona percentuale, poi, non tornava.

L’Istat, rilievi anagrafici alla mano – nota che “Il calo è attribuibile principalmente alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani. I nati da questa tipologia di coppia scendono a 373.075 nel 2016 (oltre 107 mila in meno in questo arco temporale). Ciò avviene fondamentalmente per due fattori: le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose e mostrano una propensione decrescente ad avere figli”.

E qui la mano dell’ideologo estensore del report si sovrappone all’ottimo e duro lavoro dei ricercatori. Viene infatti abbozzata obliquamente una possibile “causa”: la “colpa” delle donne italiane in età fertile che sarebbero “poco propense” a fare figli.

La causa sarebbe dunque “culturale”, risiederebbe nella mentalità e nei costumi correnti. Vedremo dopo quanto falsa sia questa “ipotesi comportamentale”.

“La diminuzione delle nascite registrata dal 2008 è da attribuire interamente al calo dei nati all’interno del matrimonio: nel 2016 sono solo 331.681 (oltre 132 mila in meno in soli 8 anni). Questa importante diminuzione è in parte dovuta al contemporaneo forte calo dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (57 mila in meno rispetto al 2008)”. Ci si sposa meno e, anche quando lo si fa, si fanno pochi figli. Il perché resta nell’aria, ancora accostato ai “comportamenti” umani, come se questi fossero slegati da qualsiasi causa materiale.

“Le donne italiane hanno in media 1,26 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,97 (2,43 nel 2010)”. I numeri sono quelli, indubbiamente, ma accostarli in questo modo crea legami di significato e addirittura “prescrittivi” assai poco innocenti. Le donne straniere fanno più figli e questo dipende probabilmente anche da fattori “culturali”, nel senso che provengono in maggior parte da paesi in cui fare molti figli è un’assicurazione sulla possibilità che qualcuno resti vivo e perpetui la discendenza. Se le donne italiane non fanno altrettanto, però, non può dipendere solo dalla “cultura moderna”…

L’estensore del report ci prova comunque: “L’effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile è responsabile per quasi i tre quarti della differenza di nascite osservata tra il 2008 e il 2016. La restante quota dipende invece dalla diminuzione della propensione ad avere figli.” Apprendiamo ancora una volta che l’invecchiamento della popolazione è – per tre quarti! – talmente avanzato che il numero di donne in età riproduttiva è molto più limitato di prima. Ma ancora una volta spunta la “propensione”. Sembra si sentire nelle orecchio un eco degli spot voluti a suo tempo dalla Lorenzin…

E allora proviamo noi ad avanzare qualche ragione decisamente più concreta.

La stessa Istat, infatti, ci informa regolarmente che un numero velocemente crescente di giovani cittadini italiani lascia questo paese. Siamo arrivati al punto che il flusso migratorio italiano verso altri paesi ha superato quello in ingresso, fatto di richiedenti asilo, profughi e “migranti economici”. I nostri emigranti, insomma, sono tutti “economici”.

Questa caratteristica, se fosse riconosciuta dall’anonimo estensore del report, dovrebbe suggerire che le cause della bassa natalità sono da ricercare proprio della sfera economica. La precarietà contrattuale che perseguita soprattutto i giovani (ma sempre più anche gli “anziani”) sconsiglia in genere di metter su famiglia e in primo luogo di generare figli, che vanno cresciuti, vestiti, nutriti, scolarizzati, curati, ecc. I bassi salari connessi alla condizione precaria aggravano il probleMeno nascite… Ma perché?ma, come sa chiunque conosca il prezzo dei pannolini…

Ma cominciano ad esserci anche cause endocrinologiche in molte parti del paese. La fertilità maschile si va riducendo, e sono sempre più numerosi i casi di “giovani adulti” con carenze nella produzione di spermatozoi in salute (attivi, regolari, in quanitità sufficiente, ecc).

Contemporanemente, sempre più donne in età fertile riscontrano problemi di endometriosi.

Unendo i due fenomeni negativi si vede facilmente che si moltiplicano i casi di coppie giovani con problemi riproduttivi serissimi (a uno o entrambi i partner).

Ne consegue che una o due generazioni, già ridotte di numero rispetto alle precedenti, sottoposte alla falcidia dell’emigrazione, dei bassi redditi e delle difficoltà riproduttive, non possono far altro che “produrre” un minore numero di figli.

Forse è il caso di spiegarlo all’anonimo ideologo incaricato di “abbellire” moralisticamente i report dell’Istat. Ci sembra infatti che abbia una “propensione” a scambiare gli effetti per cause. E questo nuoce gravemente alla reputazione di una delle poche “eccellenze italiane” ancora in vita.





Giovani, i nuovi poveri in Italia
Francesca Devescovi

http://www.alleyoop.ilsole24ore.com/201 ... 6_ueoyJba0

I giovani sono i più colpiti dalla povertà. A dirlo è il recente Rapporto sulla povertà della Caritas Italiana che restituisce una fotografia preoccupante del nostro Paese: la povertà infatti è un fenomeno più pervasivo e diffuso rispetto agli scorsi anni. Inoltre, come si diceva, il dato allarmante è che le persone più penalizzate non sono solo gli anziani, i pensionati, come nel passato, ma i giovani. E mentre in Europa la povertà giovanile è in declino, in Italia è in aumento (dal 2010 al 2015 si riscontra un incremento del 12,9%).

Nel 2015 (ultimo anno disponibile per questo tipo di dato fornito dall’Eurostat) spicca la presenza di oltre 117 milioni di europei a rischio di povertà (23,3% della popolazione complessiva legalmente presente nell’UE a 27 paesi, al primo gennaio 2016). In Italia, il numero totale di persone nello stesso tipo di condizione è di 17 milioni 469mila (28,8% della popolazione), di questo esercito quasi 2 milioni sono giovani.

Solitamente erano gli anziani, i nuclei con disoccupati e le famiglie numerose ad essere povere ma oggi la Caritas rileva una tendenza inversa proprio all’età: più si abbassa l’età, più aumenta la povertà. Sono i giovani (under 34) a vivere la situazione più critica e più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli ultra-sessantacinquenni. La crisi economica ha colpito tutti ma sono stati i giovani ad essere più penalizzati: oggi i nipoti sono più insicuri e poveri rispetto ai loro nonni e anche i figli lo sono rispetto ai propri genitori. Anche in prospettiva i figli finiranno la loro vita più poveri dei loro padri.

Questa nuova povertà dei giovani pesa di più rispetto a quella degli anziani perché ha maglie più larghe e colpisce un intero ecosistema. Un giovane povero è un giovane che non investe nell’educazione, che non può permettersi uno sport, che non va in vacanza. E’ un giovane che ha scarse possibilità di trovare un lavoro, uscire dalla propria casa di origine e fare famiglia. E’ quello che a livello europeo viene chiamato il fenomeno dei NEET, giovani privi di lavoro e fuori dal circuito educativo: l’Ocse stima che uno su tre vive ai margini della società.

I giovani che lavorano hanno anche un salario più basso rispetto a quello delle generazioni precedenti e anche questo fattore contribuisce ad una penalizzazione nei progetti di vita che oggi sono incerti e con tappe più diradate nel tempo rispetto al passato. La profonda recessione e il lento recupero dopo la crisi finanziaria del 2008 sono le cause primarie di questo fenomeno ma anche i cambiamenti del mercato del lavoro, il calo demografico che sta portando all’invecchiamento della popolazione e la riduzione del nucleo familiare. Questo circolo vizioso vale a livello globale ma l’Italia è uno dei Paesi più colpiti perché in altri Stati, come ad esempio la Svezia, sono state introdotte delle misure specifiche per incoraggiare i giovani allo studio e incrementare opportunità di lavoro di qualità e con salari equi.

L’impatto della povertà giovanile è quindi molto più ampio e il divario intergenerazionale in termini socio-economici penalizza i giovani nel nostro Paese a favore delle persone più anziane, meglio retribuite e con maggiori livelli di protezione sociale. Lo hanno capito anche gli stranieri: non solo i flussi migratori verso il nostro paese stanno diminuendo ma sono tanti gli stranieri che decidono di lasciare il nostro Paese, nel 2015 sono stati 44.000, il triplo rispetto a nove anni prima. Non solo gli stranieri ma anche i giovani che emigrano: nel 2016 73.000 giovani diplomati e laureati hanno abbandonano l’Italia ritenendolo un Paese per vecchi che perde il capitale umano più importante, quello dei giovani.

L’Italia si trova quindi di fronte ad una situazione drammatica: ha tanti anziani da proteggere e pochi giovani sui cui puntare. E i primi sono sempre al centro del dibattito politico e ben rappresentati invece i secondi versano nell’indifferenza più generale.



Larosa Michela
C'È da tener conto anche della moda imposta dell'omosessualità che, magari in percentuale minima, contribuisce al fenomeno

Alberto Pento
Una brutta moda.

Lara Rossi
Alberto Pento e Larosa Michela aggiungo alle vs giuste analisi un altro fattore che incide (almeno nel Nord Italia, al Centro Sud meno) sulla poca propensione a fare figli che è il carico molto oneroso dei vecchi residenti in questa parte del Paese. In effetti coppie che vorrebbero mettere al mondo dei figli sono destinate a contare esclusivamente sui loro magri introiti (i giovani percepiscono stipendi inferiori rispetto agli anziani) in quanto i loro genitori sono impegnati in compiti di cura molto onerosi sia dal punto di vista economico che umano. Se ai magri introiti aggiungiamo il costo del mutuo (le case pubbliche vanno esclusivamente a immigrati, a persone disabili e anziane. Queste ultime occupano la casa pubblica, spesso di dimensioni ragguardevoli, assegnategli quando avevano famiglia fino alla morte) e il costo non trascurabile del nido o della baby sitter mettere al mondo un figlio diventa quasi impossibile. Una altro fattore, questa volta culturale, è che si vuole dare ai figli molto di più di quanto si è ricevuto. Spesso famiglie medio/povere fanno i salti mortali per permettere ai figli di studiare e di restare a carico dei genitori molto a lungo, contrariamente a quanto accade in famiglie benestanti le quali non si fanno scrupoli a mandare i figli a lavorare e a cercare casa per conto proprio.
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Re: Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Messaggioda Berto » dom dic 10, 2017 4:38 pm

Europa e i diritti negati e calpestati dei cittadini nativi europei
viewtopic.php?f=92&t=2682
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Re: Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Messaggioda Berto » sab giu 16, 2018 2:47 am

La Chiesa è sparita
Marcello Veneziani
15 giugno 2018

http://www.marcelloveneziani.com/uncate ... -e-sparita

Ma in questo frangente, la Chiesa dove si è finita, perché tace? No, non mi sto riferendo alla questione dei migranti e degli sbarchi, del governo gialloverde e del plenipotenziario Salvini. E non sto certo dicendo dopo cinque anni di protagonismo mediatico di Papa Bergoglio, che la Chiesa sia troppo taciturna. Altro che. Mi sto riferendo a una questione più importante, cruciale per il mondo, per l’occidente, per l’Europa e soprattutto per l’Italia.

La Chiesa è praticamente assente da tempo su alcuni temi vitali e cristiani a cui è stata sempre sensibile, in particolare nei 35 anni di pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI: la famiglia, la vita, la nascita, l’educazione, la civiltà cristiana e il loro opposto, la scristianizzazione, il radicalismo ateo, l’edonismo e il materialismo bioetico, l’invasione islamica e la persecuzione dei cristiani. Ogni volta che accade un fatto, che emerge un dato statistico, che un movimento, un anniversario, una manifestazione di piazza pongono l’accento su uno di questi temi, è puntuale il silenzio del Papa, della sua Chiesa e degli organismi più qualificati.

La Chiesa del silenzio. Ma può tacere sull’attacco formidabile che subisce da anni la famiglia? Può tacere sulla sostituzione del diritto naturale col desiderio individuale, della procreazione tramite un padre e una madre con la fecondazione artificiale, uteri in affitto, adozioni gay, ideologia transgender, più l’esaltazione e l’esibizione dell’orgoglio lgbt in ogni spazio pubblico? Può tacere del calo senza precedenti delle nascite, dei morti che superano i nati, dell’assenza di sostegno alle famiglie, alle nascite, alla vita rispetto agli aborti e alle morti agevolate, alla criminalizzazione nei luoghi pubblici di parole promettenti come fertilità? Si può assistere al malcelato fastidio e imbarazzato silenzio delle autorità religiose davanti a ogni polemica sul Natale e sul presepe, sui Crocifissi nelle scuole, sull’educazione religiosa? E si può tacere dell’imponente, radicale, a volte violento, processo di scristianizzazione in atto, che espianta la civiltà cristiana e le sue radici, i suoi valori religiosi e i suoi principi morali, i suoi costumi e i suoi simboli e riti; e fuori d’occidente tramite la persecuzione dei cristiani e l’intimidazione? Si può tacere del fatto che la popolazione italiana ed europea marci a passi da gigante verso la sostituzione dei cristiani con gli atei da una parte e gli islamici dall’altra?

Ma è possibile che la Chiesa, che il Papa, che la Curia, che la Conferenza Episcopale, fino alle parrocchie, siano presi solo dai temi dell’accoglienza e del pauperismo e dai temi che annacquano la fede cristiana e la appiattiscono sul politically correct? Si può ridurre la missione pastorale al tema pur importante della carità, con uno spiccato anticapitalismo? Questo tema, che forse ricorda vagamente il peronismo dell’Argentina di Bergoglio, non era estraneo alla tradizione cattolica e alle encicliche di Papa Woytila, ma era inserito in un contesto spirituale, era dal punto di vista della civiltà cristiana, della tradizione cattolica, del ritenere i beni materiali inferiori e transitori rispetto ai beni spirituali. Non nel contesto della sociologia di Bauman e di un comunismo para-evangelico. Peraltro il tema della carità e dell’accoglienza predicato in Chiesa viene poco praticato: non si conoscono donazioni cospicue ai poveri del patrimonio ecclesiale, adozioni significative di migranti nelle chiese, si predica di abbattere i muri, ma le Mura Vaticane sorgono arcigne nel cuore di Roma, presidiate dalle guardie svizzere o dai loro succedanei in borghese…

Insomma la Chiesa dei poveri è tutt’altro che povera o francescana sul serio. Senza dire delle Chiese vuote, le vocazioni in calo, le messe deserte… Ammirevoli ma sparuti i missionari che vanno nei luoghi della fame e della miseria, troppi invece i sindacalisti dell’accoglienza in casa nostra…

È sparita la presenza e l’incidenza dei cattolici, del Papa, della Chiesa, dei principi cristiani nella vita quotidiana; restano solo vaghe tracce di cattocomunismo, di cristianità proletaria (ma proletariato ideologico, assente nelle periferie proletarie del paese), più qualche spruzzata pauperista e progressista, genere comunità sant’Egidio o cristiani dem (non è abbreviativo di demonio…).

L’irrilevanza politica dei cattolici al tempo di Bergoglio, che già sottolineammo, ha raggiunto un punto estremo: mai come oggi conta così poco il ruolo della Chiesa nell’orientare le coscienze, le famiglie e i cittadini. Insomma la Chiesa si è ritirata dal nostro mondo, è naufragata in mare coi barconi, vive con la testa altrove. E l’altrove non è il paradiso, ma l’Africa nera.
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Re: Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Messaggioda Berto » ven giu 29, 2018 9:46 pm

Imprenditore stanzia fondo maternità: aumento in busta paga per chi fa figli
29 giugno 2018

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/ ... 802a.shtml

"I 50mila euro servono a favorire le famiglie dei dipendenti della nostra struttura a Padova, di cui 8 su 10 sono donne", spiega il capo di Eurointerim per cui è fondamentale lʼattenzione alle risorse umane

Si è sentito parlare di donne licenziate a causa della maternità. Ora un imprenditore, a Padova, la incentiva stanziando in un fondo ad hoc 50mila euro per garantire un aumento di stipendio alle dipendenti che tra il 2018 e il 2019 fanno figli. "Otto dipendenti su dieci qui sono donne. Tutte le volte che tornano dalla maternità, io le vedo lavorare meglio, più felici e sicure. Fare figli fa bene al lavoro", afferma Luigi Sposato presidente della Eurointerim Spa.

L'agenzia per il lavoro di Sposato, dopo un piccolo arresto è tornata a crescere e ora ha un fatturato di 100 milioni. Nel caso in cui il fondo funzionasse Sposato ipotizza di poter stanziare nuore risorse. L'imprenditore alla Stampa spiega: "Lo so cosa pensano i maligni". "Ma io non credo che sia il tipo di contratto a favorire la ripresa dell'occupazione e neppure il precariato". È il contrario qui l'economia è ripartita. È innegabile". E mentre c'è chi stenta ad assumere all'Eurointerim lavorano 150 persone in 40 filiali sparse sul territorio.

"Per Eurointerim - afferma Luigi Sposato riferendosi al contributo economico ma anche ad altre iniziative aziendali - è fondamentale l'attenzione verso le risorse umane e la conciliazione dei tempi casa-lavoro, ai fini del miglioramento del clima aziendale e familiare. Quest'anno nel mese di maggio i dipendenti hanno ricevuto un premio aggiuntivo pari al doppio della normale mensilità ed è stato inoltre istituito un fondo per incentivare la maternità in azienda".
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Re: Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Messaggioda Berto » lun giu 24, 2019 3:27 am

Ecco l'eredità del Pd: un miliardo di debiti per accogliere i minori
Antonella Aldrighetti Chiara Giannini - Dom, 23/06/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... M7msavuMa4

Faro dei giudici contabili: non coperti dai governi Renzi-Gentiloni i costi dei Comuni

È di circa un miliardo l'ammontare dei debiti da pagare ai Comuni per l'accoglienza dei minori non accompagnati lasciato dai governi Renzi e Gentiloni.

Risulta dalla relazione 2015-2017 della Corte di conti. I magistrati contabili accendono un faro sull'aspetto finanziario dell'accoglienza: i due esecutivi a guida Pd, e di rimando i ministri dell'Interno allora in carica, ovvero Angelino Alfano e Marco Minniti, hanno lasciato debiti ai Comuni per la gestione dei minori, non conteggiando le cifre in surplus che queste realtà hanno impegnato per accoglienza, scuola e integrazione dei ragazzi.

Per capire, il ministero dell'Interno, nel corso del 2015, ha erogato 45 euro al giorno in media a minore ospitato nelle strutture adibite allo scopo. Cifra che nel triennio in questione ha raggiunto i 54 euro. Le amministrazioni comunali, però, hanno speso in media 80 euro al giorno.

Una spesa molto più alta di quella, sottolinea la Corte dei conti, rilevata per le strutture ex Sprar, gestite direttamente dal ministero dell'Interno e, quindi, più controllabili. Conferma che qualcosa nel sistema di accoglienza periferico non funzionava. Insomma, c'è persino chi avrebbe potuto approfittarsene. Questo ha generato un debito nei confronti dei Comuni di circa 242 milioni all'anno. Da quanto risulta dalla relazione, quindi, tenendo conto del periodo 2015-2017 e della cifra spesa nel 2018, equivalente alle precedenti, si arriva a 986.748 euro, derivanti dalle somme a debito a cui vanno aggiunti gli interessi. Tutto ciò ha generato, da parte dei municipi, la tendenza a togliere fondi ai servizi dedicati ai cittadini italiani, sulla scia del «modello Lucano», ma anche a cedere alle pressioni del Viminale, rifiutandosi di ospitare gli stranieri.

La Corte dei Conti nella relazione sottolinea che quei minori non accompagnati oggi sono quasi tutti maggiorenni. Lo si dice espressamente: «La maggior parte dei minori presenti in Italia al 31 dicembre 2017 ha un'età compresa tra i 15 e i 18 anni; si tratta di ben 17.074 minori su un totale di 18.303, per una percentuale pari ad oltre il 93 per cento del totale». E si prosegue: «È importante evidenziare come tali cifre si riferiscano ai soggetti censiti. Tuttavia è da considerare il rilievo quantitativo del fenomeno dei minori che si rendono irreperibili anche nelle fasi antecedenti alla presa in carico e alla identificazione da parte dell'autorità competente». A tal proposito è stata istituita e potenziata dall'attuale ministro Matteo Salvini, fino al 2020, un'apposita struttura di missione, che fa capo al Viminale, che si avvale di strumenti di controllo e supporto logistico per esaminare la gestione dei migranti minori e che è utile ad approfondire il rapporto amministrativo-contabile tra dare e avere sui territori comunali e Siproimi (ex Sprar).

Da un esame del numero dei minori non accompagnati, risulta che al 31 dicembre 2018 gli stessi erano 10.787, con una riduzione del 41 per cento rispetto all'anno precedente. I Paesi da cui per lo più provengono sono Albania (1.550), Egitto (930), Gambia (892) e Guinea (802). Nel corso del 2016 i fondi erogati ai Comuni per i minori non accompagnati ammontavano a 156 milioni 975.737,40 euro, contro i 155 milioni 951.733 euro del 2017. A questo punto è da capire dove si potranno trovare i soldi per saldare i debiti lasciati dai tue governi dem. Un problema che non riguarda solo il settore dei minori stranieri non accompagnati, ma che sta emergendo anche in altri ambiti.
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Re: Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Messaggioda Berto » gio nov 28, 2019 7:36 am

In Italia in un anno sono scomparsi 187 mila italiani, pari alla popolazione di Modena o Reggio Calabria. Facciamo sempre meno figli. Rischiamo di estinguerci come popolazione e di morire come civiltà
Magdi Cristiano Allam
26 novembre 2019

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... __tn__=K-R

Cari amici, nel 2018 in Italia sono nati 18 mila bambini in meno rispetto al 2017 e quasi 140 mila in meno nel confronto con il 2008. Lo rileva l'Istat. Il persistente calo della natalità si ripercuote soprattutto sui primi figli che si riducono a 204.883, 79 mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di figli per donna scende ancora attestandosi a 1,29; nel 2010, anno di massimo relativo della fecondità, era 1,46. L'età media in cui la donna mette al mondo il primo figlio è di 32 anni.
Al 1° gennaio 2019 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 391mila residenti, oltre 90mila in meno sull’anno precedente (-1,5 per mille).
La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55 milioni 157 mila unità (-3,3 per mille). I cittadini stranieri residenti sono 5 milioni 234mila (+17,4 per mille) e rappresentano l’8,7% della popolazione totale.
Nel 2018 si conteggiano 449 mila nascite, ossia 9 mila in meno del precedente minimo registrato nel 2017. Rispetto al 2008 risultano 128 mila nati in meno.
I decessi sono 636 mila, 13mila in meno del 2017.
Il saldo naturale nel 2018 è negativo (-187mila), risultando il secondo livello più basso nella storia dopo quello del 2017 (-191mila).
La quota di nati con almeno un genitore straniero (96.578, in diminuzione dal 2012) è stata del 22%. I nati da genitori entrambi stranieri sono 65.444 (14,9% del totale dei nati).

In totale, lo scorso anno si è avuto un meno 4,0% di nati iscritti in Anagrafe nel 2018 rispetto al 2017. Il calo è attribuibile prevalentemente alla diminuzione dei figli di genitori entrambi italiani (-15.771 unità, l'85,7% del calo dei nati registrato nell'ultimo anno).
Al Nord più di un nato su cinque ha genitori entrambi stranieri. Al primo posto tra i nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (13.530 nati nel 2018), seguiti da marocchini (9.193), albanesi (6.944) e cinesi (3.362). Queste quattro comunità rappresentano la metà del totale dei nati stranieri. L'incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri sul totale dei nati è molto più elevata nelle regioni del Nord (20,7% nel Nord-est e 21,0% nel Nord-ovest) dove la presenza straniera è più stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (17,5%); nel Mezzogiorno l'incidenza è molto inferiore rispetto al resto d'Italia (6,0% al Sud e 5,6% nelle Isole). Nel 2018 è di cittadinanza straniera circa un nato su quattro in Emilia-Romagna (24,3%), quasi il 22% in Lombardia, circa un nato su cinque in Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte.

Cari amici, il tracollo demografico si conferma come la principale emergenza in Italia. Possiamo denunciare tutto ciò che vogliamo, ma se concretamente noi italiani continueremo a non fare figli, saremo destinati a estinguerci come popolazione e a scomparire come civiltà. Mobilitiamoci su un fronte culturale per aggregare il maggior numero possibile di italiani consapevoli, forti dentro e determinati a passare dalla denuncia alla proposta e dalle parole ai fatti.
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Re: Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi

Messaggioda Berto » lun dic 09, 2019 8:20 pm

“Se abbandoniamo il nostro cristianesimo, perdiamo la nostra identità”, afferma ministro ungherese
Riccardo Zenobi
9-11 minuti

https://www.sabinopaciolla.com/se-abban ... tRMWNPDRmA

L’Ungheria sta promuovendo politiche pro-famiglia perché la sua identità cristiana è in gioco, ha dichiarato il ministro della famiglia ungherese al Catholic News Agency (CNA) in un’intervista rilasciata a Matt Hadro, che vi proponiamo nella traduzione di Riccardo Zenobi.

“Se ci arrendiamo sul nostro cristianesimo, allora perderemo la nostra identità, come ungheresi, come europei”, Katalin Novák, il ministro ungherese per la famiglia, ha detto alla CNA in un’intervista mercoledì.

Novák ha parlato alla seconda conferenza annuale sulle politiche famigliari a Capitol Hill mercoledì scorso, organizzato insieme all’ambasciata del Brasile. Si è unita a funzionari dell’amministrazione Trump, membri del Congresso, e rappresentanti di organizzazioni non governative nella discussione su come i governi possono promuovere politiche per la famiglia.

Il tasso di nascite in Ungheria è molto sotto il livello di rimpiazzo; l’ufficio delle statistiche stima la fertilità totale a 1,48 figli per donna. Ogni nazione nell’Unione Europea ha un livello di nascite al di sotto della soglia di rimpiazzo, ha dichiarato la Novák. E secondo i dati delle Nazioni Unite, sia l’Europa orientale che l’occidentale hanno una fertilità stimata di 1,657 e 1,683 figli per donna per gli anni tra il 2015 e il 2020 – molto sotto la soglia di rimpiazzo di 2,1.

“Abbiamo una sfida demografica di fronte”, ha detto Novák alla CNA. Mentre alcune nazioni possono fare affidamento sull’immigrazione, l’Ungheria sta provando a invertire il trend con un approccio su due fronti: incentivi finanziari per le famiglie per avere più figli, e promuovendo una cultura che è pro-life e inclusiva delle grandi famiglie.

Nel 2011, il tasso di nascite in Ungheria era 1,23, ha dichiarato Novák martedì scorso, facendo sì che il governo si domandasse “qual è la ragione dietro” il fenomeno, e “come possiamo aiutare?” Ora, l’amministrazione del primo ministro Viktor Orban ha promosso un piano d’azione di protezione della famiglia in sette punti con incentivi per matrimoni e figli.

Le donne che si sposano prima del loro 40° compleanno saranno candidabili ad un prestito sussidiario senza interessi di circa 31.000 € dallo stato; un terzo del prestito può essere annullato se la coppia ha due figli, e l’intero debito si può cancellare se la coppia ha tre o più figli. Le donne con quattro o più figli saranno esentate dalle imposte sul reddito per tutta la vita. Le famiglie con almeno tre figli sono candidabili per una concessione per l’acquisto di un’auto che abbia sette o più posti a sedere.

L’assistenza domestica è un altro punto chiave della strategia. Famiglie con due figli saranno candidabili per una riduzione del prestito ipotecario che può essere incrementata se hanno un terzo figlio.

I nuovi incentivi finanziari risulteranno in più nascite? Lo dirà il tempo, ma la questione è di massima importanza per lo stato.

“Siamo convinti che il nostro futuro sia nelle famiglie forti”, ha detto Novák alla CNA.

Forse ancora più importante per rafforzare le famiglie rispetto agli incentivi finanziari è una cultura che incoraggia e normalizza i bambini.

“Parliamo troppo di denaro, veramente”, ha detto Novák mercoledì. “Avere figli non è questione di denaro. Di certo, non avere figli, quello può essere questione di denaro, ma avere figli, non viene deciso per via degli incentivi finanziari – non dovrebbe”.

Lo stato punta a creare una cultura che sia più accogliente per le famiglie. Ha inizialmente provato a fare questo incastonando certi valori pro-life e pro-famiglia nelle leggi.

L’Ungheria è stata storicamente una nazione cristiana dal suo primo Re Stefano, ha detto Novák, e le politiche pro-famiglia dello stato sono intese per essere una riflessione nello stabilire una “forte identità”.

“Senza una forte identità, non puoi prendere responsabilità per altri”, ha detto alla CNA.

Nel 2011, il parlamento ungherese ha adottato la sua legge fondamentale che riconosce le radici cristiane della nazione ed afferma “inviolabile” la dignità umana, il “diritto alla vita” di ciascuno e la protezione della vita dal “momento del concepimento”, il matrimonio come una unione volontaria di un uomo e una donna, la “famiglia come la base della sopravvivenza della nazione”, e la protezione delle persone con disabilità, ha detto Novák.

Inoltre, lo stato sta promuovendo il messaggio pubblico che “la vita è un dono” e che avere bambini è “un’avventura lunga tutta la vita”.

“Riconoscete veramente coloro che si prendono cura dei bambini? Valutate veramente quella mamma che resta a casa prendendosi cura di cinque, sei, sette bambini e sta giocando un ruolo attivo nel mercato del lavoro?” ha chiesto Novák. “Le valutiamo veramente? Le riconosciamo? Le proteggiamo?”

L’Ungheria vede anche parte della sua identità cristiana nell’aiuto di cristiani vittime di persecuzione in altri paesi. In Iraq, il governo ha aiutato a reinsediare i cristiani vittime del genocidio attraverso il suo programma d’aiuto Hungary Helps, provvedendo più di 3 milioni di dollari per lo sforzo.

“Per tale ragione, vediamo che abbiamo la responsabilità di provvedere aiuto per aiutare i fratelli e le sorelle che soffrono dalla persecuzione ovunque nel mondo”, ha detto Novák. “Non è attraverso l’aiuto di organizzazioni internazionali con una grande amministrazione e un grande costo”, ha detto, ma invece “è l’aiuto diretto, che va indirizzato ai perseguitati”.

Il diritto alla vita dal momento del concepimento è una parte fondamentale di questa identità. Mentre il livello di aborti nella nazione è al punto più basso mai registrato, altro lavoro va fatto, ha detto Novák. “Nulla sopra lo zero è un buon numero”.

L’approccio che lo stato sta prendendo per far avanzare la causa pro-life è il “riconoscere la vita del non nato”, ha detto, “provvedendo benefici famigliari”. Dal secondo trimestre di gravidanza, la donne sono già candidabili per benefici famigliari.

Lo stato riconosce anche l’importanza di un “posto di lavoro family friendly”, ha detto, e sta provando a ricompensare i datori di lavoro con generose politiche famigliari.

Mentre altre nazioni possono vedere l’immigrazione come una soluzione demografica ad una popolazione declinante, Novák ha messo in guardia dal vedere questo come un sostegno a lungo termine per il futuro della nazione. I sette punti del piano famigliare di Orban sono stati fatti come alternativa all’immigrazione vista come soluzione per il futuro della nazione.

L’Ungheria ha ricevuto critiche internazionali per le sue strette politiche immigratorie. Il capo del dipartimento delle nazioni unite per i diritti umani ha affermato che la legge del 2018 che criminalizza l’assistenza di chi cerca asilo era “platealmente xenofoba”. All’inizio del 2018 l’agenzia ONU per i rifugiati ha detto che l’Ungheria stava solo ammettendo circa due richiedenti asilo per giorno attraverso le sue zone di transito.

L’ispettore speciale dell’ONU sui diritti umani dei migranti, che ha recentemente visitato la nazione, ha detto che “i migranti sono rappresentati come nemici pericolosi sia ufficialmente che nei discorsi pubblici”. La Novák ha detto che l’Ungheria non “vede l’immigrazione come una soluzione al nostro problema demografico”, e vuole dare assistenza nel reinsediare i rifugiati ma non sta facendo una priorità dell’accettare migranti economici che cercano una “vita migliore”.

“Siamo, in primo luogo, responsabili della nostra gente. E se hanno bisogno di più aiuto in modo da essere capaci di crescere più bambini e avere una famiglia, allora dobbiamo provvedere questo aiuto”, ha detto. Le nazioni con un alto deflusso di migranti economici non saranno aiutate nel lungo termine, ha detto.

“Penso veramente che il modo responsabile di pensare non è di estrarre i meglio educati, i più mobili, e le più ricche persone da queste nazioni”, ha detto, “e cosa accadrà ad altri che restano lì?”

L’Ungheria sta provvedendo educazione e università gratis per migliaia di studenti da queste nazioni, ha detto, “per permettere loro di ritornare alle loro nazioni e lì guidare il vero cambiamento”.

Ad ogni modo, nel 2018 l’Università dell’Europa Centrale ha fermato il suo programma per i rifugiati dopo una significativa tassa dal governo ungherese sulle attività che supportano immigrazione.

Papa Francesco, nel suo messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato, ha detto che “la nostra risposta alle sfide poste dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.
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