Mein Kampf

Mein Kampf

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 6:04 pm

Mein Kampf
viewtopic.php?f=130&t=2339


https://it.wikipedia.org/wiki/Mein_Kampf

Mein Kampf (La mia battaglia) è il saggio pubblicato nel 1925 attraverso il quale Adolf Hitler espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazional socialista sotto forma di un'autobiografia.
Una prima parte del testo venne dettata da Hitler all'amico di prigionia Rudolf Hess, ritenuto da molti il più fedele fra i suoi seguaci[1], durante il periodo di reclusione nel carcere di Landsberg am Lech seguìto al tentativo fallito del colpo di Stato di Monaco[2] del 9 novembre 1923.
Secondo la prefazione dell'edizione italiana edita da Bompiani, il Times, che pubblicò il volume a puntate, lo definì la «Bibbia laica» perché fornisce la giustificazione al credo politico di ogni nazionalsocialista insegnandogli la via della salvezza nazionale[3].


Citazioni dal Mein Kampf che trattano degli ebrei
http://www.daemuk.ch/citazioni_mein_kam ... liano.html

Attualmente l'individuo deve notare con sofferenza, che nel mondo antico, molto più libero del moderno, apparve, con la venuta del cristianesimo, la prima paura spirituale. Ma non si può obiettare che da quel tempo è pervaso e dominato da quella oppressione, che solo l'oppressione distrugge l'oppressione, solo la paura, la paura.

Ogni tanto le riviste riportano delle notizie al piccolo borghese tedesco: un negro per la prima volta è diventato avvocato, professore, pastore o qualcosa del genere in un posto o in un altro. Mentre la stupida borghesia accoglie la notizia con sorpresa per un così stupefacente avvenimento, ammirata per questo strabiliante effetto della pedagogia attuale, l'ebreo astutamente si serve di questo per convalidare la teoria da inculcarsi ai popoli in merito all'eguaglianza degli uomini. La nostra società borghese e decadente non si accorge che in questo modo si commette un vero peccato contro la ragione; che è una vera pazzia quella di istruire una mezza scimmia perchè si pensi di aver preparato un avvocato, mentre milioni di membri della eccelsa razza civile devono rimanere in posti pubblici e miseri.

Così l'unico vero promotore della rivoluzione, colui che valutò i risultati, cioè l'ebreo cosmopolita, gioì della situazione. I tedeschi non erano ancora giunti come i russi al punto di essere trasportati nella sanguinosa fogna bolscevica e questo perchè non ci fu mai divario tra gli intellettuali e gli operai tedeschi in quanto, erano, come in altri stati, amalgamati gli uni negli altri, perchè c'era una più salda unità di razza, cosa che non ci fu mai in Russia. Lì infatti l'intelligenza per la maggior parte non era di origine russa o almeno non aveva una individualità di rosso slavo.

Così lo scarso numero d'intellettuali faceva sì che questi potessero essere annullati grazie anche alla deficienza di persone intermedie che li amalgamassero con la massa, nella quale era quasi nullo il livello spirituale e morale. Così fu sufficiente scatenare questa massa ignorante contro gli intellettuali, da cui essa era staccata, per ottenere la vittoria della rivoluzione. Il popolo ignorante divenne schiavo dei suoi dittatori ebrei, i quali mascherarono la loro carica sotto il nome di "dittatore del proletariato".

Mentre il mondo ebraico internazionale ci disgrega a poco a poco ma sicuramente, i nostri cosiddetti patrioti gridano contro un individuo e contro un movimento che ebbero il coraggio, almeno in un posto sulla terra, di sottrarsi alla tenaglia ebraico-massonica e mettere contro una resistenza nazionalistica all'inquinamento internazionale del mondo. Ma era troppo affascinante, per caratteri fragili, girare la vela a seconda del vento e arrendersi di fronte alle grida della mentalità generale.

La lotta che l'Italia fascista svolge contro le tre maggiori armi del giudaismo, è ottimo indizio del fatto che - sia pure per vie indirette - a questa velenosa potenza superstatale si possono spezzare i denti. Il divieto della Massoneria, delle società segrete, la soppressione della stampa supernazionale e la demolizione del marxismo internazionale permetteranno col tempo, al governo fascista di servire sempre più gli interessi del popolo italiano senza curarsi delle strida dell’idea mondiale ebraica.
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Re: Mein Kampf

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 6:05 pm

Capire il Mein Kampf perché non torni più

Con certi venticelli che soffiano qua e là per l'Europa e in Medioriente serve capire dove si può annidare il male e non ripetere un errore fatale
Alessandro Sallusti - Sab, 11/06/2016

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 70124.html

C'è un pezzo di storia che fa ancora paura solo a parlarne. Ed è comprensibile perché gli uomini fanno scattare una legittima difesa contro il male assoluto.
Leggere "Mein Kampf", vero antidoto alle tossine del nazismo
Da Shirer a Mosse, una collana per capire l'orrore del Reich

Parliamo di Hitler e del nazismo, la più grande tragedia - insieme al comunismo staliniano - del Novecento e tra le più orrende della storia intera del mondo. Milioni di ebrei sterminati nelle camere a gas, milioni di tedeschi mandati a morire per una causa aberrante, milioni di uomini liberi morti per estirpare dall'Europa questo cancro.

Tutto ha inizio con un farneticante libro scritto nel 1925 dal futuro Führer e tragicamente noto come Mein Kampf, tradotto «La mia battaglia». Il 31 dicembre 2015 sono scaduti i diritti d'autore sul testo, diritti che erano stati affidati al governatorato della Baviera, che per settant'anni ne aveva vietato la pubblicazione. A gennaio l'Istituto di storia contemporanea di Monaco ha deciso di ripubblicare il testo a fini storici in una edizione commentata con l'avallo del presidente delle comunità ebraiche tedesche. In questi giorni si sta discutendo se adottare questo testo nei piani di studio delle scuole superiori.

Abbiamo deciso di ripetere l'operazione per l'Italia, rieditando il testo originale stampato dalla Bompiani nel 1938 che oggi, per chi vorrà, è in edicola insieme al quotidiano e al primo numero di una collana dedicata alla storia del Terzo Reich. Ovviamente si tratta di un'edizione commentata. La guida critica alla lettura è del professore Francesco Perfetti, una delle massime autorità nel campo della storia contemporanea. La sola notizia di questa pubblicazione ha già suscitato polemiche, la maggior parte delle quali legittime e comprensibili, e le preoccupazioni degli amici della comunità ebraica italiana, che ci ha sempre visto e sempre ci vedrà al suo fianco senza se e senza ma, meritano tutto il nostro rispetto. Escludo però che ad alcuno possa anche solo sfiorare l'idea che si tratti di un'operazione apologetica o anche solo furba. Non si gioca su una simile tragedia. Semmai il contrario. Perché, con certi venticelli che soffiano qua e là per l'Europa e in Medioriente serve capire dove si può annidare il male e non ripetere un errore fatale.

Cito Perfetti: «Al mondo politico, ma anche a quello intellettuale dell'Europa del tempo, può essere oggi rimproverato il fatto di non avere letto in maniera approfondita l'opera e di non averne quindi compreso appieno la dimensione aberrante destinata, come la storia avrebbe tragicamente dimostrato, a minare in profondità le fondamenta del mondo civile».

Studiare il male per evitare che ritorni, magari sotto nuove e mentite spoglie. Questo è il senso vero e unico di ciò che abbiamo fatto.
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Re: Mein Kampf

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 6:06 pm

https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... 0809081280

P.A.
È soltanto un testo che fa parte della storia e conoscerlo criticamente fa più bene che male. Anni addietro ho provato a leggerlo, come ho provato con il Corano, ma dopo qualche pagina ho smesso perché non vi ho trovato alcunché di stimolante. Anche oggi, come ogni sabato, ho portato la kippah in solidarietà con gli ebrei. Imparare a ragionare criticamente e non per miti, dogmi, pregiudizi, tabù, conformismi, aiuta ad essere liberi e responsabili. Per me i comunisti sono come i fascisti e i nazisti, se non peggio. Leggere qualche pagina del Mein Kampf non mi ha fatto diventare nazista o hitleriano, anzi mi ha aiutato a capire meglio il fenomeno nazi-hitleriano. Anche leggere il Capitale di Marx o gli scritti di Gramsci può nuocere alla salute ... la storia ha ben messo in evidenza la loro pochezza e inconsistenza. Giorni or sono, in una pagina sull'islam che gestisco, si è iscritto un tizio nazifascista antislamico (come me) e antisemita che poi si è cancellato scontrandosi con il mio non antisemitismo che gli riusciva inconcepibile; non ha saputo spiegarmi ragionevolmente la sua avversione per gli ebrei (che lui si ostinava a chiamare porci); si trattava e si tratta soltanto di pregiudizi dogmatici di origine cristiana che persistono laddove le persone non hanno imparato a ragionare con la loro testa. Tutte vittime della meningite culturale che è tra le malattie più diffuse a livello planetario. Eppoi non si capisce perché il Corano sì e il Mein Kampf no?
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Re: Mein Kampf

Messaggioda Berto » mer giu 15, 2016 4:59 am

Criticare il Mein Kampf e onorare la memoria di Martin Heidegger?: sì, per Donatella Di Cesare
14.06.2016
https://www.facebook.com/alberto.pento

Titolo: «Non è un libro normale, è un inno allo sterminio»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 14/06/2016, a pag.39, con il titolo " Non è un libro normale, è un inno allo sterminio " il commento di Donatella Di Cesare.

Che il Mein Kampf non sia un libro normale ci pare un'ovvietà, nessuno si è mai sognato di definirlo tale, sia tra chi ne ha giustificato la stampa, meno che mai tra i critici. Quello che ci chiediamo - e non da oggi - è con quale faccia tosta la filosofa Di Cesare possa atteggiarsi su posizioni critiche al nazismo, dopo che è stata fino a poco tempo fa la vice presidente della Fondazione tedesca creata per onorare la memoria del massimo filosofo del nazismo Martin Heidegger ? Quando uscirono i "Quaderni Neri" si dimise, ma la domanda rimane: perchè difese il filosofo nazista fino a diventare vice presidente della Fondazione ? C'è un altro grande ammiratore di Heidegger - e amico della Di Cesare - si chiama Gianni Vattimo, noto alle cronache per aver dichiarato che bisogna tornare a leggere i Protocolli dei Savi di Sion, fanatico ammiratore di Hamas e laudatore della Repubblica islamica dell'Iran, dopo esserlo stato della Cuba di Fidel Castro.
Si può condannare il Mein Kampf e allo stesso tempo condividere le idee del filosofo di Hitler ? In un paese serio sarebbe inaccettabile, in Italia si diventa collaboratori del Corriere della Sera.

Ecco l'articolo:

Hitler non si addice alle edicole. La scelta di «regalare» Mein Kampf come allegato deve essere condannata con grande fermezza da una società civile. Quali che siano i motivi reconditi che possono aver spinto il Giornale a diffondere il libro di Hitler, si tratta di una scelta gravissima, irragionevole e ingiustificabile. Questo fatto — come ha dichiarato Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme — è «senza precedenti». Non stupisce che la stampa internazionale abbia dato rilievo alla notizia. Dalla Frankfurter Allgemeine a Die Welt e al Washington Post , per citare solo alcune testate, lo sconcerto è unanime. E ci si chiede come mai, nell’Italia di oggi, Hitler possa tornare a essere popolare. Il «regalo» è giunto sabato scorso — per gli ebrei alla vigilia di Shavuot, la festa in cui si ricorda il dono della Torah, il Libro dei libri. Triste coincidenza, dunque, che nelle edicole di un Paese europeo, coinvolto nello sterminio, girasse la «Bibbia del nazismo». Né si può sorvolare su una coincidenza inquietante: solo pochi giorni fa è stata finalmente approvata la legge contro il negazionismo. Vuoi per richiamo morboso, vuoi per banale interesse, nelle edicole l’allegato è esaurito. Questa sarebbe una operazione culturale? Distribuire il secondo volume del testo di Hitler, intitolato La mia battaglia , nella vecchia edizione Bompiani del 1937? Non è una edizione critica: non ci sono né note, né commenti. Non può farne le veci la breve e discutibile introduzione di Francesco Perfetti, il quale sembra ignorare il successo ottenuto, persino nel mondo accademico tedesco, dall’«antisemitismo della ragione» propugnato da Hitler.
L’edizione critica, pubblicata in Germania nel gennaio del 2016, è costituita da due volumi di 2.000 pagine e corredata da ben 3.500 note. Ma arriviamo al punto. I campioni dell’ultraliberalismo hanno gridato alla censura e si sono appellati alla necessità di leggere Hitler come «documento storico». Qui è bene chiarire: Mein Kampf non è un libro come un altro. Non può essere paragonato ad altri libri antisemiti che hanno propagato e propagano ancor oggi le teorie del complotto. Mein Kampf è il libro che contiene il primo progetto di sterminio planetario del popolo ebraico. Chi lo ha letto lo sa. E sa giudicare la gravità incommensurabile di quelle pagine che preludono all’annientamento.

Per Hitler gli ebrei sono gli «stranieri», che cancellano i confini — quelli geografici e quelli tra i popoli. Distruggono gli altri per dominare il mondo; la loro «vittoria» sarebbe «la ghirlanda funeraria dell’umanità», decreterebbe la fine del cosmo.

Il pericolo maggiore viene indicato nella possibile fondazione di uno «Stato ebraico». Perché non ci deve essere luogo alcuno, per gli ebrei, nel mondo. Di qui l’annientamento. Dare allora queste pagine da leggere senza una guida critica? Certo che occorre conoscere Mein Kampf . E chi responsabilmente si occupa della Shoah lo legge e lo fa leggere. Non era necessario che il Giornale degradasse la cultura italiana per avvertirci che il male si deve conoscere. Noi il male non lo dimentichiamo. Ma siamo convinti che uno studio critico, come quello che d’altronde già si compie in molte università e scuole italiane, sia la strada giusta per conoscere il passato e per guardare con più consapevolezza al futuro.
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Re: Mein Kampf

Messaggioda Sixara » mer giu 15, 2016 3:51 pm

Il «regalo» è giunto sabato scorso — per gli ebrei alla vigilia di Shavuot, la festa in cui si ricorda il dono della Torah, il Libro dei libri. Triste coincidenza, dunque, che nelle edicole di un Paese europeo, coinvolto nello sterminio, girasse la «Bibbia del nazismo». Né si può sorvolare su una coincidenza inquietante: solo pochi giorni fa è stata finalmente approvata la legge contro il negazionismo. Vuoi per richiamo morboso, vuoi per banale interesse, nelle edicole l’allegato è esaurito. Questa sarebbe una operazione culturale? Distribuire il secondo volume del testo di Hitler, intitolato La mia battaglia , nella vecchia edizione Bompiani del 1937? Non è una edizione critica: non ci sono né note, né commenti. Non può farne le veci la breve e discutibile introduzione di Francesco Perfetti, il quale sembra ignorare il successo ottenuto, persino nel mondo accademico tedesco, dall’«antisemitismo della ragione» propugnato da Hitler.
L’edizione critica, pubblicata in Germania nel gennaio del 2016, è costituita da due volumi di 2.000 pagine e corredata da ben 3.500 note.

Bel regalo ke l ghe ga fato a i so letori. Mariavè... ma èi mati a portarselo n caxa, ò capìo ke no i lo lezarà mai, ma zà tegnerlo n caxa, desora de l comodìn te la càmara indoe ca te dormi magari... l è velenoxo kel libro lì, no bixogna gnan nominarlo e manconcora el nome de ki ke lo ga scrìto.
E mi - ca ghe tegno a la me salute mentale - e cuei cofà mi, i dovarìa fare isteso : jrarghe a la larga, ma de i bèi jri pa la longa, scoltème mi.

O sinò, se propio, l edi'zion tedesca de l 2016 co tute le so 2.000 pajne + le so 3.500 node. Auf Deutsch, naturalmente. :)
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Re: Mein Kampf

Messaggioda Berto » gio giu 16, 2016 10:39 am

Germania, secondo uno studio sempre più tedeschi odiano islam, rom ed ebrei
Ivan Francese - Mer, 15/06/2016

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ger ... 72145.html

In Germania, un tedesco su dieci vorrebbe il ritorno di un "Fuhrer" che guidi il Paese con mano ferma.

Dodici su cento credono che i tedesch siano "superiori per natura" agli altri popoli e quasi altrettanti ritengono che gli ebrei abbiano "troppa influenza nella società". E addirittura il quaranta per cento vorrebbe proibire l'immigrazione degli islamici in Germania.

Dati che mettono i brividi: emergono da una ricerca condotta fra 2240 tedeschi dall'università di Lipsia, nell'est del Paese, e pubblicata regolarmente sin dal 2002 con cadenza biennale.

Rispetto agli anni passati, però, i dati mostrano un forte incremento nella propensione alla violenza fra chi simpatizza per i partiti di destra ed estrema destra, che fino a poco tempo fa in Germania erano ancora confinati all'estremità dell'arco costituzionale. Proprio sul tema della violenza la ricerca evidenzia come la società tedesca stia andando incontro ad una polarizzazione fra chi rigetta in toto la violenza e chi la evoca come metodo di risoluzione delle controversie grandi e piccole.

Un sentimento di "ostilità" aggressiva viene registrato soprattutto fra gli elettori del partito euroscettico di destra di Alternative fur Deutschland, dove serpeggiano anche sentimenti razzisti e xenofobi. La metà degli intervistati, peraltro, vorrebbe bandire le comunità di nomadi, rom e sinti, dai centri storici delle città.

Nel mirino anche gli omosessuali: il 40% ha confessato di essere schifato alla vista di un bacio gay, mentre nel 2011 questa percentuale era "solo" del 25%.

Similmente, è cresciuta anche la diffidenza verso i musulmani, con la metà degli intervistati che si sente "straniero nel proprio Paese" a causa dell'eccessiva immgirazione musulmani: il 7% in più rispetto al 2014.

Numeri che mostrano un deciso rifiuto delle politiche multiculturali di cui la Germania socialdemocratica prima e democristiana poi ha fatto una bandiera.



Alberto Pento el comenta
Capisco l'Islam del terrore e dell'orrore e gli zingari ladri e assassini, ma gli ebrei, perché gli ebrei?
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Re: Mein Kampf

Messaggioda Berto » gio giu 16, 2016 1:21 pm

Il vero orrore: il diario di Höss
Davide Simone

14 giugno 2016

http://www.linformale.eu/3351-2

Benché il “Mein Kampf” di Adolf Hitler e il “Mito del XX Secolo” di Alfred Rosenberg siano i manifesti della dottrina nazionalsocialista, è “Comandante ad Auschwitz”, di Rudolf Höss*, a concentrare ed esprimere in modo nitido ed inequivocabile l’anima ideologica, sociale e culturale della croce uncinata e del suo periodo storico. Secondo Primo Levi, Höss non “era fatto di una sostanza diversa da quella di un borghese di qualsiasi altro Paese”, un personaggio che, se nato e cresciuto in una fase storica diversa, “sarebbe diventato un grigio funzionario qualunque, ligio alla disciplina ed amante dell’ordine; tutt’al più un carrierista con ambizioni moderate”. Un uomo “comune”, quindi, un “travet” ben lontano dalla leggenda nera e pericolosamente affascinante di un Mengele, privo dei tratti “satanici” di un Himmler o dell’ambiguo intellettualismo di uno Speer, e perciò ancor più letale e pericoloso. Egli è un automa, un esecutore, fedele all’autorità e all’ideologia che lo ha strappato alle umiliazioni weimariane, sprovvisto di una ratio umana. Nelle pagine del suo diario, il campo diventa una sorta di fabbrica e i morti il prodotto finale.

Non un’emozione, non un cedimento vengono consegnati dalla penna di Höss, nemmeno odio per i nemici o gli internati. Ancora, dopo aver sperimentato con successo l’impiego del famigerato Cyclon B, il veleno usato contro i topi e le cimici (soluzione concepita per risparmiare ai soldati lo stress delle esecuzioni), Höss dirà di aver provato “un grande conforto”. Il grande conforto per aver trovato la soluzione migliore per assassinare milioni di innocenti. Come scrisse sempre Primo Levi, a quel punto “la sua massima aspirazione è raggiunta, la sua professionalità è dimostrata, e lui il miglior tecnico della strage”. Per questo motivo, ben più delle opere hitleriane o rosenbergiane, intrise di rutilanti e sconnesse percussioni ideologiche, è il documento di Höss, questa sorta di libro mastro dell’orrore, a condensare e spiegare il grande male de XX secolo.

*arrestato dopo la fine della guerra, Höss venne processato dalle autorità polacche ed impiccato nel suo stesso campo nel 1947. La medesima sorte toccò un anno prima ad Amon Göth, ex comandante del campo di Kraków-Płaszów.
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Re: Mein Kampf

Messaggioda Berto » gio giu 16, 2016 1:26 pm

Il mito del XX secolo (in tedesco Der Mythus des 20. Jahrhunderts) è un libro scritto dal politico e filosofo Alfred Rosenberg.

Insieme al Mein Kampf di Adolf Hitler è considerato il manifesto del nazionalsocialismo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mito_del_XX_secolo

Il titolo è un riferimento al trattato I fondamenti del XIX secolo di Houston Stewart Chamberlain. Il mito del titolo è il nazionalsocialismo, descritto dall'autore come "il mito del sangue, che sotto l'egida della svastica scatena la rivoluzione mondiale della razza".

Le influenze sul libro sono molteplici. Rosenberg si rifà soprattutto a Chamberlain, Arthur de Gobineau e Madison Grant per quanto riguarda le teorie razziste e l'esaltazione della razza ariana, discendente dai popoli indoeuropei. Altre figure ispiratrici furono Meister Eckhart, Richard Wagner (per la concezione del romanticismo) e Friedrich Nietzsche, sebbene l'interpretazione di quest'ultimo in direzione delle teorie naziste sia sempre stata considerata controversa.

La filosofia del Mito
Rosenberg esalta l'idea di una razza superiore, quella ariana, che avrebbe trionfato sul mondo, ma che doveva anche mantenersi pura, eliminando le razze inferiori e "purificandosi" da ideologie che la corrompevano, come il Giudaismo e il Cristianesimo tradizionale, da sostituirsi con il Cristianesimo positivo. Il libro fu l'unico testo dell'ideologia nazionalsocialista ad essere messo all'Indice dalla Chiesa cattolica, che ne condannava in pieno le tesi.

https://www.youtube.com/watch?v=Hxv3rQWPYiQ
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