La Catalogna non merita il mio sostegno

Re: La Catalogna non merita il mio sostegno

Messaggioda Berto » dom apr 25, 2021 8:30 pm

Catalogna, altra notte di scontri. Ma il presidente catalano: «La protesta deve essere pacifica»
Andrea Nicastro
17 ottobre 2019

https://www.corriere.it/esteri/19_ottob ... 61cf.shtml

Cortei, sit-in, cariche di polizia e fino a tarda notte un’imponente manifestazione di protesta per le strade di Barcellona: 41 feriti. Ma «non ci sono giustificazioni per bruciare le auto né per qualsiasi atto di vandalismo. La protesta deve sempre essere pacifica»., ha detto il presidente del governo catalano, Quim Torra, citato dai media locali, dopo gli scontri in diverse città della Catalogna durante le proteste per la condanna al carcere dei leader indipendentisti. «Non possiamo permettere che un gruppo di infiltrati danneggino l’immagine dell’indipendentismo», ha aggiunto Torra attribuendo così la responsabilità delle violenze a gruppi estranei.

Il tentativo di secessione di Barcellona del 2017 provoca quindi ancora tafferugli dopo esserci concluso con una raffica di condanne. Il vicepresidente della Generalitat, la presidente del Parlament, i «ministri» e i cervelli delle associazioni indipendentiste della società civile sono stati giudicati colpevoli di sedizione e malversazione di fondi pubblici. Pene tra i 9 e i 13 anni. E non è ancora finita. I politici secessionisti riparati all’estero subito dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza del 10 ottobre 2017 verranno ora inseguiti da un mandato di cattura internazionale. Si è cominciato con l’ex presidente catalano Carles Puigdemont in auto-esilio a Waterloo, in Belgio.La sentenza del Tribunale Supremo spagnolo ha mandato in tilt la Catalogna. Dai partiti separatisti le dichiarazioni più infuocate. L’ex presidente Puigdemont: «La brutalità giudiziaria di un regime repressivo ha punito dei cittadini che hanno cercato la via democratica per far valere la propria opinione. È un’atrocità. Condannando loro si condannano gli oltre due milioni di persone che hanno partecipato al referendum». L’ex vicepresidente Oriol Junqueras dal carcere ha fatto sapere che «la sentenza dimostra che non c’è alternativa alla costruzione di un nuovo Stato per fuggire da questo che perseguita democratici, proibisce di votare e incarcera per le opinioni politiche».

Sul fronte opposto, il premier spagnolo Pedro Sánchez, ha sottolineato la solennità del momento con una dichiarazione tv alla nazione. «La decisione dei giudici conferma la sconfitta di un movimento che non ha trovato alcun riconoscimento internazionale — ha detto —. È tempo di aprire un nuovo capitolo sulla questione catalana». Sánchez sa che su Barcellona si gioca buona parte delle sue possibilità di vittoria alle elezioni generali del 10 novembre, le quarte in quattro anni. Nelle urne spagnole i voti sono passati da un partito all’altro soprattutto in base al giudizio degli elettori sulla gestione del caso Barcellona.Al di là delle reazioni bellicose, però, la sentenza apre anche uno spiraglio di riconciliazione. La Procura aveva chiesto la condanna a 30 anni per il reato di ribellione. Non è stata invece riconosciuta dai giudici una «violenza finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo» e quindi il reato più grave è caduto.

In più il Tribunale Supremo ha negato la pericolosità sociale dei condannati, concedendo all’autorità giudiziaria locale (catalana, nel loro caso) la concessione degli arresti domiciliari. In sostanza fra pochi mesi potrebbero scattare i primi permessi di uscita dal carcere. Il futuro politico dei condannati resterebbe compromesso, ma dal punto di vista umano, la pena potrebbe rivelarsi meno severa di quanto sembri oggi.Se la fase giudiziaria si avvicina alla fine, quella del dialogo politico si potrebbe aprire proprio con il voto di novembre. Dipenderà dal gioco delle alleanze per il governo di Madrid, dal peso che avranno i voti dei catalani e di chi, tra i partiti nazionali, è favorevole a concedere più autonomia a Barcellona. La strada è stretta, ma praticabile.


???
Nelle strade di Barcellona, come nel resto della regione, la questione dell'indipendenza si divide. Secondo l'ultimo sondaggio pubblicato a luglio dal governo regionale, il 44% della popolazione è a favore dell'indipendenza, mentre il 48,3% è contrario.

Spagna, Catalogna nel caos tra violenze e scontri per l’indipendenza
Manuel Glauco Matetich - Ven, 18/10/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/spa ... Xd_mCPagHc

Il quinto giorno di mobilitazioni di piazza ha portato all’arresto di molti separatisti le scorsi notti, mettendo a ferro e fuoco Barcellona

Barcellona è sotto assedio e gli scontri tra manifestanti separatisti e poliziotti sono fuori controllo.

Le ramblas della cittadina spagnola stanno vivendo ore di violenze inaudite e di terrore da guerriglia urbana.

La polizia nazionale è dovuta intervenire per cercare di calmare gli animi dei 520mila manifestanti indipendentisti che si sono riversati lungo le vie di Barcellona già dalle prime ore del pomeriggio. In questi istanti, migliaia di agenti in tenuta antisommossa hanno caricato i separatisti catalani sparandogli addosso proiettili di gomma e gas lacrimogeni, con la speranza di disperdere la folla oceanica di persone che stanno marciando verso Placa Urquinaona. Gli scontri sono iniziati pochi minuti fa nei pressi del quartier generale delle forze dell'ordine. Nel frattempo, i rivoltosi stanno continuando ad attaccare le squadre di polizia in azione lanciando pietre, bottiglie, transenne di ferro, e qualsiasi oggetto contundente in grado di ferire i poliziotti.

Si contano già i primi feriti (35) e i primi arresti (10) tra i manifestanti, e questo triste bollettino di guerra sembra destinato (purtroppo) a salire nelle prossime ore, data la ferma intenzione dei separatisti nel continuare la propria rivendicazione di Indipendenza. Proprio per questo, il dipartimento degli interni della polizia della Catalogna ha invitato la popolazione a barricarsi in casa e a tenere uno stato di allerta massimo, perchè tuttora non è possibile prevedere in cosa possa sfociare la rabbia dilagante dei rivoltosi catalani.

Gli episodi di violenza non si fermano a questa notte. Da inizio settimana, infatti, i ribelli catalani hanno lanciato bombe molotov contro edifici pubblici e vetrine di negozi lungo le vie principali di Barcellona. È questa la drammatica situazione che la popolazione sta vivendo in queste ore di scioperi e violente proteste, in balia delle frange più estreme dei cosiddetti indipendentisti spagnoli che rivendicano a gran voce l’indipendenza della Catalogna.

La scintilla di questa nuova ondata di manifestazioni separatiste è stata la delibera delle pesanti condanne (dai 9 ai 13 anni reclusione) inflitte ai leader catalani che nel 2017 avevano cercato con un improbabile (e fallito) colpo di stato “regionale” di affermare l’indipendenza totale della più ricca regione spagnola, per l’appunto la Catalogna, che rappresenta un quinto del Pil spagnolo.

Oggi è il quinto giorno di mobilitazione massiccia che ha richiamato e assemblato per le strade della capitale catalana decine di migliaia di separatisti provvisti di bandiere, megafoni e bombolette spray con le quali rivendicano sui muri e sulle vetrine dei negozi cittadini tutta la loro rabbia e volontà di ottenere la tanto bramata autonomia totale dalla capitale spagnola di Madrid.

In queste ore è infatti attesa una nuova manifestazione che sta letteralmente bloccando Barcellona, tanto che in giornata sono già arrivati a quota 57 i voli cancellati all’aeroporto di Barcellona-El Prat. Le autorità locali hanno già allertato la popolazione di rimanere in casa. Le forze dell’ordine sono pronte ad affrontare una nuova notte di barricate e il conseguente sconvolgimento della città, come testimoniano i diversi arresti (oltre 110) compiuti da inizio settimana a ieri notte.

Queste proteste segnano comunque l’inizio di una nuova fase della strategia indipendentista, messa a punto dai diversi movimenti separatisti. È la prima volta dal fallito tentativo secessionista del 2017, che l’indipendenza della Catalogna viene rivendicata usando anche la violenza come arma politica.

La violenza ha "gravemente danneggiato le istituzioni e la reputazione internazionale della Catalogna", ha commentato il ministro degli Interni Fernando Grande-Marlaska.

Nelle strade di Barcellona, come nel resto della regione, la questione dell'indipendenza si divide. Secondo l'ultimo sondaggio pubblicato a luglio dal governo regionale, il 44% della popolazione è a favore dell'indipendenza, mentre il 48,3% è contrario.

La Catalogna è sfuggita di mano
Bobo Craxi
19/10/2019

https://www.huffingtonpost.it/entry/la- ... 5R4hx-Fq60

La situazione in Catalogna sta scappando di mano. L’indignazione degli indipendentisti si è trasformata in una settimana di protesta e di passione politica sfociata nella violenza che non ha prodotto vittime ma che ha trasformato la Capitale ormai in un campo aperto di guerriglia urbana.

A Madrid si parla oramai esplicitamente di determinare “lo stato di eccezione” in Catalogna, a Barcellona si ritiene che il sentimento di indignazione e frustrazione in seguito alla violenza giudiziaria e poliziesca sta generando l’occasione per un pronunciamento finale della separazione dal regno di Spagna.

Il paradosso vuole che nella giornata odierna si potrebbe determinare la definitiva riconciliazione delle due Irlande e nella Spagna e nella Catalogna moderna si fa ormai esplicitamente riferimento all’Ulster, perché la divisione non è fra catalani e spagnoli ma innanzitutto nella stessa Catalogna.

Il processo giudiziario al “procés” politico di disconnessione dal Regno di Spagna ha inferto dei colpi implacabili all’azione politica della cupola dell’indipendentismo, nonostante fra le righe della sentenza si potesse osservare che vi fosse lo spiraglio per una condizione favorevole alla semi-libertà quasi immediata agli uomini politici ed ai capi del movimento della società civile indipendentista, la carta giocata dal Governo Catalano è stata quella della disobbedienza civile, occupazione di strade, autostrade, università ed aeroporto di Barcellona in pieno stile Hong Kong. Una sapiente regia internettiana evidentemente eterodiretta fuori dai confini, un “anonymus” grande fratello che dirigeva lo “ Tsunami Democratico” fissava ore e minuti ed appuntamenti della protesta popolare. È apparso tutto molto prevedibile sino all’apparizione delle frange radicali che conosciamo perché infestano con la loro violenza tutta Europa, e i “black block” in gran parte catalani ma infiltrati anche da teppisti di tutta europa hanno messo a fuoco e fiamme la Laietana ovvero la lunga strada che dal centro porta al Porto a metà del quale c’è il Quartier Generale della polizia Spagnola.

L’’Indipendentismo perde la su caratteristica non-violenta, inevitabile sbocco finale dell’appello ufficiale alla “disobbedienza Civile” con l’adozione di una linea votata al radicalismo ed allo scontro, Lo Stato Spagnolo nell’azione di contenimento delle sue forze dell’ordine riperde, come fu il 1° Ottobre di due anni fa, la ragione ed attua una azione a sua volta radicale anche contro cittadini inermi. Ma è la logica perversa di ogni scontro di piazza.

Sanchez ha provato a giocare la carta delle elezioni, sicuro del suo incremento dopo le europee, oggi si trova con una crisi territoriale giunta al culmine della sua parabola, ed una campagna elettorale in Spagna che avrà questa “Catalexit” come tema centrale mentre paradossalmente in Gran Bretagna si sta trovando una soluzione politica; esattamente lo scenario che aveva in testa Sanchez ma rovesciato.

C’è un vuoto politico in Spagna determinato dalla Campagna Elettorale in corso, c’è una Crisi in seno alla Generalitat ed in particolare in seno alla Presidenza dove Quin Torra, il ventriloquo del Presidente esiliato Puigdemont si è posto politicamente alla guida della insurrezione civile non controllandola, c’è una Crisi di Ordine pubblico evidente che può tralignare anche velocemente verso un conflitto a bassa intensità.

La Destra soffia sul fuoco e chiede provvedimenti eccezionali, lo scioglimento dell’autonomia e lo “Stato di eccezione”. Una grande nazione come la Repubblica Francese dopo mesi di stato d’assedio dei Gilet Gialli è venuta a capo del problema senza utilizzare mezzi straordinari, ma con la pazienza, certo anche con la forza ma soprattutto attraverso una convincente azione politica.

È auspicabile che questo possa avvenire in Catalogna ed in Spagna e che Barcellona “la ribelle” non si camuffi in una Belfast dei nostri anni venti.

Ci sono allo stato energie sufficienti, civili e democratiche, perché la situazione “scappata di mano” possa rientrare in una prospettiva politica diversa di un conflitto senza sbocchi; Purché riprenda il suo ruolo la politica e metta da un lato le manette e le armi che sono solo foriere di disgrazie.
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Re: La Catalogna non merita il mio sostegno

Messaggioda Berto » dom apr 25, 2021 8:30 pm

Zago Stefano
Allora non hanno speranze

Alberto Pento
Non saprei cosa risponderti, la storia futura dipende da molti fattori anche insperati, imprevedibili e sconosciuti.
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Re: La Catalogna non merita il mio sostegno

Messaggioda Berto » dom apr 25, 2021 8:31 pm

L'altra faccia della Catalogna: scendono in strada gli unionisti
Francesco Boezi
27 ottobre 2019

https://it.insideover.com/nazionalismi/ ... LBojXfiZ5k

La Catalogna non è solo una fucina dell’indipendentismo. Se qualcuno aveva ancora dubbi sull’esistenza di una sensibilità contraria ed opposta a quella di Carles Puigdemont e compagni, la manifestazione svoltasi nella giornata odierna può fornire buone argomentazioni. All’interno di ogni confronto tra le parti, gli indicatori migliori restano sempre i numeri: a Barcellona la controrivoluzione, che è però pacifica, muove sulle gambe di migliaia di manifestanti. Non è una differenza sottile quella tra 80 mila e 400 mila persone: come spesso accade, però, dati ufficiali e dati ufficiosi forniscono statistiche differenti.

Comunque c’era tanta gente. Non si è trattato di un moto spontaneo, ma di una vera e propria adunata cercata e voluta dalla Societa Civil Catalana. Sono anni che Joseph Ramon Bosch, imprenditore e leader degli unitaristi, e gli altri esponenti dell’ente sopracitato si prodigano affinché lo spirito unitario della penisola iberica prevalga sulle singole velleità identitarie. Un’operazione soprattutto culturale, che passa però anche dalle discese popolari tra le strade. La piazza che le cronache hanno immortalato in queste ore costituisce una buona testimonianza di come l’impegno nazionalista di Bosch stia, a mano a mano, andando a segno, nonostante anche in questo caso alcuni media usino parlare di lui come di un esponente associabile in maniera negativa al populismo sovranista per via di alcuni suoi trascorsi ideologici.

Ma il legame della kermesse odierna è un altro, ossia la “concordia” – questo è in fin dei conti il tema alla base dell’iniziativa – condivisa da tutte le forze politiche presenti nello scacchiere spagnolo, tranne ovviamente dagli indipendentisti catalani, che concordi sul “basta!” gridato nei confronti delle rimostranze degli estremisti non lo sono affatto. Dai socialisti dell’ex premier incaricato Pedro Sanchez a Vox, dai popolari di Pablo Casado a Ciudadanos di Albert Rivera: nessuno ha voluto disertare il richiamo di Joseph Ramon Bosch. Nonostante ci sia stato un tentativo di operare una sorta di taglia fuori nei confronti di Santiago Abascal, alla fine della fiera Vox è riuscita nell’interno di marcare l’occasione.

Sullo sfondo, ma neppure troppo, ci sono le elezioni del prossimo 10 novembre. E la sensazione è che gli spagnoli, come peraltro buona parte dei cittadini catalani, non abbiano più voglia di assistere passivamente alle proteste plateali, a comportamenti incendiari e agli scontri con le forze dell’ordine. C’è una volontà di pacificazione, che i leader hanno ben intercettato. Il secessionismo, per la maggioranza silenziosa degli elettori, va riposto in un angolo. E questo è il messaggio ribadito forte e chiaro qualche ora fa.

Vale la pena sottolineare poi come le sigle partecipanti, nei comunicati inoltrati, abbiano voluto far notare i distinguo esistenti tra le modalità di manifestare degli indipendentisti e quelle degli unitaristi: questo è un filone che vale pure per altre nazioni europee, a dire il vero, quando si prendono in considerazione le manifestazioni di sinistra e destra. Quello che è successo sabato sera costituisce la scia lunga di un conflitto che è destinato a perdurare. Ma da oggi esiste ufficialmente una Spagna che vuole costruire una barriere immaginifica in grado di evitare episodi conditi da tanta violenza.
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Re: La Catalogna non merita il mio sostegno

Messaggioda Berto » dom apr 25, 2021 8:31 pm

Il Belgio approva l'estradizione dell'ex presidente catalano Puigdemont in Spagna
29.10.2019

https://it.sputniknews.com/mondo/201910 ... shortening

Poche settimane fa la Corte Suprema spagnola ha condannato a pene severissime alcuni dei politici coinvolti nel referendum per l'indipendenza della Catalogna del 2017.

La procura belga ha approvato la richiesta di estradizione in Spagna dell'ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont.

A darne l'annuncio è stato il legale del politico spagnolo, il quale ha specificato che l'ultima udienza legata al mandato di arresto recentemente emesso dalla Spagna sarà rimandata al 16 dicembre.

Attualmente Puigdemont si trova in Belgio in esilio, dopo essere stato costretto a fuggire dalla Spagna in seguito al referendum per l'indipendenza della Catalogna, tenutosi nell'ottobre del 2017.

Le proteste in Catalogna

Durante le ultime settimane la Catalogna, ed in particolare il capoluogo Barcellona, sono state teatro di manifestazioni e scontri tra gli attivisti catalani e la polizia, con diversi feriti da una parte e dall'altra.

Le sommosse hanno fatto seguito alla decisione della Corte Suprema spagnola di imporre condanne severissime per alcuni dei politici coinvolti nell'organizzazione del referendum per l'indipendenza catalana del 2017.

Il referendum del 2017

Il 1° ottobre del 2017 in Catalogna si è tenuto un referendum per l'indipendenza della regione, in seguito dichiarato non valido dall'allora premier di Madrid Mariano Rajoy.

Secondo i dati ufficialmente diffusi dagli organizzatori, il sì ottenne oltre il 90% dei voti mentre il no si fermò poco sotto l'8%.


Belgio rinvia decisione su Puigdemont
29 ottobre 2019

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2 ... T6GvY7I35g

L'organo giudiziario belga che oggi doveva decidere sull'esecuzione o meno del mandato di arresto europeo nei confronti dell'ex presidente catalano Carles Puigdemont ha rinviato la sua decisione in una nuova udienza il prossimo 16 dicembre. Lo riferiscono i media locali precisando che gli avvocati di Puigdemont avevano previsto di richiedere il rinvio per redigere e presentare le loro conclusioni.
Lo scorso 18 ottobre Puigdemont si era consegnato alle autorità belghe spiegando che aveva deciso di presentarsi volontariamente in relazione al nuovo ordine di cattura internazionale della Corte suprema spagnola. Puigdemont respinge l'ordine di arresto e si oppone a "ogni tentativo" di rimandarlo in Spagna.
Il leader separatista ha trovato rifugio in Belgio dalla fine del 2017 dopo il referendum sull'indipendenza della Catalogna.
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Re: La Catalogna non merita il mio sostegno

Messaggioda Berto » dom apr 25, 2021 8:31 pm

Qualcuno si meraviglia perché Salvini esulta per l'ottimo risultato alle elezioni politiche del partito spagnolo VOX che è contro l'indipendenza della Catalogna, ma gli stessi non si meravigliano affatto che in Catalogna gli indipendentisti catalani siano prevalentemente sinistri (nazi comunisti) e che sostengano tutti i nazi maomettani del mondo tra cui quelli detti impropriamente palestinesi e che siano contro Israele e gli ebrei.
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Re: La Catalogna non merita il mio sostegno

Messaggioda Berto » dom apr 25, 2021 8:32 pm

Gli indipendentisti amici dell'avanzata islamista
Lorenza Formicola
25 aprile 2021

https://www.ilgiornale.it/news/indipend ... 1619351947

Per la prima volta i bambini della scuola pubblica in Catalogna, la regione spagnola con la più alta percentuale di musulmani, avranno l'ora di islam. Un'idea sperimentale, per ora solo poche scuole sono coinvolte, ma dal prossimo anno potrebbe essere estesa a tutti. È l'enorme presenza di bambini islamici che lo impone. Secondo i dati dell'Unió de Comunitats Islàmiques de Catalunya (Ucidcat), la domanda è già molto più importante: sono circa duemila le famiglie islamiche interessate. E per l'Ucidcat sono oltre 80.000 gli studenti musulmani in Catalogna.

Dopo decenni di lotta al crocifisso e all'ora di religione, arriva l'islam nelle scuole pubbliche. Ma niente di inaspettato per la Catalogna, dove il governo preme perché l'ora d'islam resti per tutti: c'è in ballo la tenuta della pace sociale e la convivenza pacifica tra islamici e non. Là, infatti, il 6% della popolazione è musulmano. E in alcune città si arriva anche al 40%. Parliamo della terza più grande percentuale di musulmani nell'Europa occidentale, appena dietro Francia e Belgio, e molto più alta di Gran Bretagna e Germania. Come risultato dell'immigrazione di massa dai paesi musulmani, iniziata negli anni '80, già nel 2010 la Catalogna era «un importante centro mediterraneo per islamisti radicali», al punto che gli Usa proposero di creare un centro di intelligence presso il Consolato degli Stati Uniti a Barcellona. Nel 2015 vennero arrestati 50 jihadisti.

È stato lo zelo antispagnolo a spingere gli indipendentisti, e la sinistra radicale, a gonfiare l'enclave musulmana. Barcellona è già la capitale degli islamisti in Europa e base del jihadismo salafita: un documento segreto poi pubblicato da El País svelava l'intenzione, già nel 2007, dell'ambasciatore americano Eduardo Aguirre, di trasformare il consolato nella base per combattere il terrorismo islamico ormai endemico. La chiamano deconquista, un'operazione di presa di possesso di antichi luoghi islamici nel cuore dell'Europa. Il contrario di quella reconquista che riconsegnò nel 1492 l'intera Spagna ai cattolici. Anche per la sinistra più radicale la Spagna è la patria del cattolicesimo. E distruggerlo è un modo per riplasmare il Paese.

Era il 2014 quando il governo catalano approvò il Piano Marocco, col quale di fatto offriva al governo di Rabat il controllo dell'islam in Catalogna, con la promessa di far votare gli immigrati alle elezioni. È così che i predicatori salafiti, che non credono nella democrazia - o in qualsiasi altra forma di governo fatta dall'uomo e non da Allah - da anni chiedono ai musulmani di votare i partiti separatisti catalani: unico mezzo per stabilire fermamente l'islamismo in Catalogna. E al contrario, per il partito dalle mire indipendentiste, unico modo per allargare la platea elettorale. E per avere un motivo in più di scontro con il governo di Madrid: il nemico del mio nemico è mio amico.

Abdelwahab Houizi, imam a Lerida, diventò famoso dopo aver declamato: «Loro si appoggiano a noi per ottenere voti, ma non sanno che noi conquisteremo municipi, e a partire da lì, grazie alle competenze dell'autonomia, cominceremo a impiantare l'islam».

Un rapporto di intelligence pubblicato dal quotidiano catalano La Vanguardia ha rivelato che metà delle 98 moschee salafite in Spagna si trova in Catalogna. Il report ha mostrato che le municipalità catalane di Reus e Torredembarra (Tarragona), Vilanova i la Geltrú (Barcelona) e Salt (Girona) sono centri salafiti che promuovono un governo islamico basato sulla sharia.

La Spagna è da tempo il corridoio mediterraneo del jihadismo. A Ceuta e Melilla la polizia sequestra spesso armi, uniformi da combattimento, targhe automobilistiche, documenti e materiale informatico. E sono anche emersi come centri chiave per il reclutamento di islamisti. Negli ultimi anni, la polizia ha smantellato almeno cinque reti di reclutamento di jihadisti collegate alle due città. Esiste poi una collaborazione basata su una rete di associazioni che sostengono attività anti-establishment, indipendentiste e islamiche. Tutto ruota intorno a Podemos che, anche in chiave islamista, ha un'ossessiva fissazione antisemita. Da parte del Comune di Barcellona, ci sono stati tributi a terroristi come Layla Khaled e il boicottaggio di Israele a Barcellona è uno dei più importanti in Europa. La ONG catalana Novact ha invitato gli attivisti palestinesi Munther Amira e Manal Tamimi a cicli di conferenze sulla «prevenzione dell'estremismo violento», finanziata dal Consiglio provinciale e dal Comune di Barcellona, ma anche dalla Ue. La Tamimi è solita tenere discorsi come, «Il vampiro sionista celebra lo Yom Kippur bevendo sangue palestinese, sì il nostro sangue è puro e delizioso, ma ti ucciderà alla fine». E forse non è un caso che il partito spagnolo che più difende Israele è Ciudadanos, la più grande forza di opposizione al separatismo all'interno della comunità autonoma.

Come non fu un caso che a influenzare il conflitto di Catalogna fu Soros. Attraverso la sua rete di ONG, fu lui a realizzare la corona di aiuti per l'indipendenza in Catalogna. Una rivoluzione capace di portare un cambiamento politico, destabilizzazione economica e di frantumare l'integrità territoriale del paese. Progetto a buon punto.
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Re: La Catalogna non merita il mio sostegno

Messaggioda Berto » ven lug 16, 2021 7:48 pm

IL BARCELLONA NON HA ACCETTATO DI GIOCARE A GERUSALEMME, ANNULLATA LA PARTITA CON IL BEITAR GERUSALEMME
16 luglio 2021

https://www.facebook.com/noicheamiamois ... 9598419071

A seguito delle pressioni dei tifosi palestinesi e di una lettera inviata da un deputato di Balad, la lista araba, la partita di calcio amichevole tra il Beitar Gerusalemme e il Barcellona e' stata annullata. Moshe Hogeg, il proprietario della squadra di calcio Beitar di Gerusalemme, ha annunciato d’aver annullato una partita amichevole con il Barcellona, prevista al Teddy Stadium di Gerusalemme per il 4 agosto, a causa del rifiuto della squadra catalana di tenere l’evento nella capitale d’Israele. Hogeg ha dichiarato di essere stato costretto ad annullare l’incontro “con grande tristezza” perché si è rifiutato di cedere a quella che ha definito una pretesa “politica”. Nel 2018 l’Argentina annullò una partita con la nazionale israeliana a seguito di proteste e minacce palestinesi che intimidirono Lionel Messi e compagni. Successivamente la Federazione Internazionale Calcio sanzionò per un anno il capo del calcio palestinese, Jibril Rajoub, per aver istigato “odio e violenza” esortando i tifosi a prendere di mira la squadra argentina bruciando maglie e foto di Lionel Messi.




Proteste palestinesi, il Barcellona rinuncia alla partita con il Beitar
il manifesto
Michele Giorgio
15.7.2021

https://ilmanifesto.it/proteste-palesti ... 1626439499

Gerusalemme. La partita si sarebbe dovuta disputare il 4 agosto a Gerusalemme, al Teddy Stadium, nella zona della città occupata da Israele. L’Associazione calcio palestinese ha esortato i catalani a non violare la legalità internazionale

Niente Lionel Messi per i tifosi del Beitar Gerusalemme. Per ragioni politiche non si farà il match amichevole tra il Barcellona e il club israeliano fissato per il 4 agosto. Come è già accaduto in passato, per altre esibizioni del campione argentino e della celebre squadra catalana, le pressioni dei palestinesi hanno avuto la meglio. La partita si sarebbe dovuta disputare a Gerusalemme, al Teddy Stadium, nella zona della città occupata da Israele e l’Associazione calcio palestinese ha esortato il Barcellona di non violare la legalità internazionale deludendo milioni di appassionati di calcio palestinesi e arabi. Non solo. Il Beitar, hanno ricordato i palestinesi, è un club che affonda le sue radici nell’ideologia di destra più radicale. I suoi tifosi sono noti per l’odio razzista che nutrono nei confronti dei calciatori arabi e musulmani. Qualche anno fa non hanno esitato a rivolgere minacce a dirigenti del club intenzionati a mettere sotto contratto giocatori arabi o stranieri di fede islamica. All’inizio di luglio il deputato della Lista unita araba, Sami Abou Shehadeh, con una lettera aperta aveva invocato l’annullamento della partita e alla fine il Barcellona si è detto disposto a giocare non a Gerusalemme ma in un’altra città.

«Sono un ebreo e un israeliano fiero, legato a un grande amore per Gerusalemme, perciò non potevo accogliere la richiesta che la partita non si disputasse a Gerusalemme ma altrove. Col cuore pesante, ho deciso di non arrendermi», ha spiegato il proprietario del Beitar, Moshe Hogheg che nei mesi scorsi, dopo l’Accordo di Abramo, aveva provato a vendere il club a uno sceicco degli Emirati legato alla famiglia reale. «Ho combattuto con determinazione contro il razzismo e sono per la coesistenza e per la pace», ha aggiunto Hogheg. Questo presunto «pacifismo» confligge con la storia del club, che non ha mai avuto un giocatore arabo, e l’atteggiamento dei tifosi considerati tra i più razzisti al mondo. Un famigerato nucleo di fan, noto come La Familia, fa il verso della scimmia quando un giocatore africano di una squadra avversaria tocca la palla e scandisce «Morte agli arabi» quando entrano in campo giocatori di origine palestinese.

Nel 2018 la nazionale argentina rinunciò a un’esibizione in Israele, prima del Mondiale in Russia, a causa, anche in quel caso, delle pressioni dei palestinesi.
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