Barbari par li taliani e i leghisti

Barbari par li taliani e i leghisti

Messaggioda Berto » ven feb 21, 2014 11:05 pm

Barbari par li taliani e i leghisti
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Łe ensemense ke łi scrivi sti kì:

http://xoomer.virgilio.it/nnikef/livello2/goti-1.htm

L'Italia sotto il dominio dei goti

Alla fine del V secolo d.C. l'Italia venne invasa da barbari di origine tedesca (?) che stabilirono una dittatura militare (?).
Espropriazioni dei beni, discriminazioni razziali, persecuzioni religiose colpirono l'intera popolazione (?).

Nel 535 Giustiniano decise di liberare l'Italia. Aveva inizio la guerra gotica.
Nel 553 Narsete sconfiggeva definitivamente i goti.

Dopo 18 anni di guerra l'Italia era ridotta ad una terra desolata per le distruzioni delle città e la rovina delle campagne, ma soprattutto per lo sterminio fisico di tutta la classe senatoriale che l'aveva guidata per secoli (?).



Località: Italia - Epoca: dal 474 al 553 d.C.

Giulio Nepote
Nel 474 il dalmata Giulio Nepote, figlio di Nepoziano, venne inviato dalla imperatrice vedova Verina a Ravenna. Giulio Nepote marciò su Roma e sconfisse l'imperatore Glicerio, che venne nominato vescovo di Salona vicino Spalato.
Il 24 luglio Giulio Nepote venne acclamato imperatore in Roma.
Un anno dopo, il 28 agosto 475, Nepote, attaccato da Oreste, dovette abbandonare Ravenna e rifugiarsi a Salona, dove verrà ucciso il 9 maggio 480.
Oreste e Romolo Augustolo, l'ultimo imperatore romano
Oreste era un romano della Pannonia, ex ministro di Attila, che Nepote aveva nominato patrizio e comandante dell'esercito delle Gallie, forse per allontanarlo dall'Italia.
Oreste nominò imperatore suo figlio Romolo Augustolo. In realtà il principe si chiamava Romolo Augusto, ma data la sua giovane età venne detto Augustolo.

Odoacre: il primo tedesco re d'Italia
Un anno dopo, il 23 agosto 476, Odoacre, di madre scira e figlio di Edica, ex ministro di Attila, assunse il titolo di re d'Italia. Con un esercito di mercenari rugi, eruli, sciri e turcilingi aveva sconfitto Oreste a Pavia. A Piacenza lo aveva decapitato. A Ravenna aveva catturato Romolo Augustolo, poi lo aveva costretto ad abdicare davanti al Senato Romano e a dichiarare estinto l'Impero d'Occidente.

Romolo Augustolo finì i suoi giorni nel castello Lucullano presso Napoli dove morì intorno al 510.

L'imperatore d'Oriente Zenone l'Isaurico concesse ad Odoacre il titolo di magister militum per Italiam.

Odoacre espropria gli italiani (?)
Odoacre governò l'Italia per 13 anni dalla sua capitale Ravenna. Ai suoi soldati, secondo quanto convenuto al momento della rivolta, assegnò un terzo delle terre degli italiani. Il suo governo fu una dittatura militare, temuta ed odiata dalla popolazione.

Teodorico: il secondo tedesco re d'Italia
Nel 488 l'imperatore Zenone, per allontanare dalle sue terre una popolazione pericolosa, chiese a Teodorico, re dei goti, di togliere l'Italia dalle mani dell'usurpatore Odoacre. Una faida famigliare divideva i due. Infatti nel 469 Teodemiro, il padre di Teodorico, aveva ucciso Edica, padre di Odoacre.

Lo sciro e il goto si scontrarono sull'Isonzo (28 agosto 489) e presso Verona (30 settembre 489). Il 25 febbraio 493 Giovanni II, il vescovo di Ravenna, mediò un accordo di coreggenza tra Odoacre e Teodorico. Ma il goto non aveva alcuna intenzione di stare ai patti. Il 5 marzo 493, dopo tre anni di assedio, Ravenna aprì le porte ai goti. Il 15 marzo Odoacre e i suoi generali vennero assassinati a tradimento. Sunigilda, la moglie di Odoacre, venne fatta morire di fame in carcere. Oclan, il figlio, venne esiliato in Gallia e poi ucciso.

Teodorico assunse il titolo di re d'Italia e stabilì la sua sede a Ravenna. Nel 498 Costantinopoli gli inviò le insegne regali.

Gli italiani sotto il dominio dei goti
Al momento del loro ingresso in Italia i goti non superavano i 100.000-125.000 individui, di cui 25.000 guerrieri.

Si stima che in età augustea la popolazione libera dell'Italia ammontasse a circa 12-14 milioni di abitanti. Probabilmente nel V secolo non era variata significativamente (?).

Teodorico trasferì ai goti le terre che Odoacre aveva sottratto agli italiani, ossia un terzo di tutto il territorio.
Gli italiani furono privati del diritto di portare armi.
Furono proibiti i matrimoni misti tra goti e italiani.

Furono proibite le conversioni dall'arianesimo al cattolicesimo e viceversa (i goti erano ariani e gli italiani erano cattolici).
I goti si mantennero divisi dalla popolazione italiana, sia sul piano religioso sia sul piano giuridico. L'unico legame tra le due popolazioni era la figura del re.
I goti erano governati dai comites Gothorum, funzionari militari e civili.
Gli italiani mantennero le antiche istituzioni romane (?). Teodorico trattò con deferenza il senato romano, ormai privo di qualsiasi potere effettivo nella direzione del regno.
Nel 500 visitò Roma, dove venne accolto con il titolo di "nuovo Traiano" da senatori, popolo e clero, con alla testa il papa. Stabilì la sua residenza sul Palatino nel palazzo dei Cesari. Emanò provvedimenti per il mantenimento ed il restauro dei monumenti di Roma. Ristabilì l'usanza di distribuire cibo al popolo.

Cassiodoro
Il principale collaboratore e portavoce di Teodorico presso gli italiani fu Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, nato a Squillace in Calabria, nel 490 circa, da una famiglia di origine siriaca, figlio di un alto funzionario di Odoacre. Cassiodoro sarà al fianco dei goti fino al tempo di Vitige, poi si ritirerà nel monastero di Vivario dove morirà in tarda età.

Alleanze con i barbari

Teodorico condusse una politica di alleanze con gli altri barbari confermata da matrimoni politici.

Delle figlie di Teodorico:
- Teodicoda, detta anche Arvagnis, sposò Alarico II, re dei visigoti
- Teodegota, detta anche Ostrogota, sposò Sigismondo, re dei burgundi.

Amalafrida, una sorella di Teodorico, sposò il vandalo Trasamondo.

Teodorico sposò Audefleda, una sorella di Clodoveo, re dei franchi.

La persecuzione dei cattolici e degli italiani (?).

Nel 523 l'imperatore Giustino promulgò un editto per la restituzione delle chiese ariane al culto cattolico. Teodorico, che era ariano, reagì con la persecuzione dei cattolici e della intera popolazione italiana, divenuta sospetta di tradimento a favore dei bizantini.

Nel 524 Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, magister officiorum, mentre difendeva davanti al re il consolare Albino, venne accusato di collusione con l'imperatore Giustino, fu imprigionato a Pavia e messo a morte nel 526. Era nato a Roma nel 480 circa.

Nel 525 il senatore Simmaco fu condannato a morte con analoghe motivazioni.

Papa Giovanni I fu messo sotto accusa per non aver saputo difendere a Costantinopoli la politica religiosa del re, che voleva piena libertà di religione per gli ariani in tutto l'impero. Giovanni I morirà in carcere il 18 maggio 526.

La morte di Teodorico

Il 30 agosto 526 Teodorico morì a Ravenna. Aveva regnato sull'Italia per circa 37 anni. Da 50 anni gli italiani erano dominati da aristocrazie etnico-militari barbare che praticavano la discriminazione razziale e religiosa.

Amalasunta assassinata

Il regno passò ad Amalasunta, figlia di Teodorico, in qualità di reggente del figlio Atalarico. Nel 534 Atalarico morì. La reggente, che in quanto donna non poteva regnare sui goti, fu costretta ad associare al trono Teodato, un suo cugino. Questi la ripagò relegandola sull'isola Martana, nel lago di Bolsena, e facendola assassinare il 30 aprile del 535. Amalasunta era stata reggente per circa 8 anni.

Belisario libera l'Italia

La morte di Amalasunta, che aveva stabilito buoni rapporti con Bisanzio, scatenò l'ira di Giustiniano che colse l'occasione per intervenire in Italia. In Sicilia, nel luglio del 536, avvennero i primi sbarchi delle truppe guidate dal generale Belisario: 7.500 uomini. Solo nel 537 arriveranno 1.600 cavalieri unni di rinforzo.

Il generale imperiale Mundo attacca l'Illirico con 4.000 uomini e conquista Salona.

Belisario conquista la Sicilia in sette mesi, passa nella penisola, assedia e conquista Napoli, costringe i goti ad abbandonare Roma, dove entra il 10 dicembre del 536.

Lo stato goto si sgretolò, ma rimase l'esercito goto.

Vitige

I goti sostituirono il loro re Teodato, che non era riuscito a fermare Belisario, con Vitige. Teodato aveva regnato per circa 2 anni.

Ceduta la Gallia Narbonense ai franchi e pagate 2.000 libbre d'oro, Vitige riorganizzò l'esercito e nel 537 pose l'assedio a Roma. I goti distrussero i quattordici acquedotti che portavano l'acqua alla città. Non saranno più ricostruiti.

Il 9 marzo 538, dopo un anno e nove giorni, Vitige fu costretto a rinunciare all'assedio. Irato, ordinò l'assassinio di tutti i senatori tenuti in ostaggio a Ravenna.

Nel 539 distrusse Milano (?). La città perse il ruolo di capitale a favore di Pavia.

La guerra si trascinò fino alla primavera del 540 quando Belisario riuscì a entrare in Ravenna. Vitige verrà portato prigioniero a Costantinopoli. Aveva regnato per circa quattro anni.

La guerra con i goti sembra terminata. L'Italia rientra nell'orbita imperiale (?).

Totila

Nel 541 i superstiti goti nominarono re Totila, comandante delle truppe gote sul Tarvisio. Un esercito di sbandati e di disperati si raccolse intorno a lui. Iniziò una nuova guerra. Totila cercò sostegno nella popolazione locale rivolgendosi ai contadini e ai servi della gleba. Li accolse nell'esercito e promise che le terre non sarebbero state restituite ai legittimi padroni. Perseguitò i cattolici, torturò e uccise vescovi e sacerdoti (?).

In due anni l'Italia ridivenne gota. Totila prese anche la Corsica, la Sardegna e la Sicilia.

Totila pose l'assedio a Roma nel 544. Il 17 dicembre 546 gli isaurici a guardia della porta Asinaria si misero d'accordo con i goti e aprirono le porte della città. Tutti gli abitanti vennero cacciati o uccisi. Roma rimase una città deserta per quaranta giorni. La città venne depredata e le sue mura parzialmente smantellate, Trastevere fu completamente distrutta.

Nella primavera del 547 Belisario, a sorpresa, libererà Roma e un nuovo assedio di Totila nel maggio 547 non avrà successo.

Nell'autunno del 549 Totila porrà l'assedio a Roma per la terza volta. Nuovamente gli isaurici tradiscono e aprono porta San Paolo al nemico. Totila rientra in Roma. Ormai sono pochi i sopravvissuti dei 200.000 cittadini che abitavano Roma prima dell'inizio della guerra gotica. Il senato si è trasferito quasi al completo a Bisanzio.

Giustiniano manda Narsete a liberare l'Italia

Nel 551 Giustiniano affida il comando dell'esercito a Narsete, comes sacri erari (ministro del tesoro) e prepositus sacri cubiculi (gran ciambellano di corte). Armeno, eunuco, ultrasettantenne, grande organizzatore e grande politico.

Narsete entrò in Italia dal Veneto e raggiunse rapidamente Ravenna.

Totila abbandonò Roma portando con sé in ostaggio 300 giovani delle famiglie più importanti. Sarà sconfitto e ucciso nel luglio 552 dalle truppe imperiali a Tagina, fra Gubbio e Gualdo Tadino, dopo undici anni di regno.

Roma liberata da Narsete

Nel 553 i soldati di Narsete, provenienti dalla Cassia, entreranno in Roma, mentre i goti ne usciranno da porta Asinaria dirigendosi verso l'Appia.

I goti continueranno fino all'ultimo la loro opera di distruzione danneggiando importanti edifici sulla via Sacra e uccidendo molti cittadini romani.

Dopo diciotto anni di guerra i romani accoglieranno Narsete come un eroe.

Teia l'ultimo re dei goti

I 300 giovani nobili, presi in ostaggio da Totila, saranno uccisi da Teia, l'ultimo re dei goti. La stessa fine fecero tutte le famiglie senatorie e tutti gli italiani prigionieri dei goti. In pratica tutta la classe dirigente italiana venne sterminata (?). Ma anche molti cittadini comuni trovarono la morte per il solo fatto di essere italiani (?).

Teia sarà sconfitto e ucciso nel 553 fra il Sarno e la penisola dei monti Lattari, presso il Vesuvio.



Riferimenti bibliografici:

Azzara Le invasioni barbariche Il Mulino
Castronovo V. (a cura di) Storia dell'economia mondiale - I - Dall'antichità al medioevo
Laterza Gatto L.
Storia di Roma nel medioevo Newton Compton Grant M.
Gli imperatori romani Newton Compton Gregorovius
Storia di Roma nel Medioevo Newton Compton Musset L.
Le invasioni barbariche - Le ondate germaniche Mursia Procopio di Cesarea
La guerra gotica TEA Rendina C.
I papi Newton Compton Schreiber H.
I goti Garzanti

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Bauki!

Na ‘olta, coanti omani ghe jera ente ła tera veneta?
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Re: Barbari par li taliani

Messaggioda Berto » dom feb 23, 2014 11:13 am

El mito roman (l’etno-soço rasixmo e ła ‘gnoransa, a łe raixe del mito)
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Ła fin de l'enpero roman
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Re: Barbari par li taliani

Messaggioda Berto » mar dic 30, 2014 11:32 pm

Ke ensemenii sti taliani leghisti !!!

Mare Nostrum nel 376 dopo Cristo: quando i Goti chiesero ‘asilo’ come profughi

Non è la prima volta, che noi italiani abbiamo a che fare con la calamità chiamata ‘immigrazione’. C’è una potente analogia che possiamo fare, volgendo lo sguardo al passato.

Alla fine del IV secolo d.C., l’impero romano era la più grande civiltà del pianeta (??? sì sì da do secoli drio desfarse). Ma nell’estate del 376, registra lo storico Ammiano Marcellino, ‘voci terrificanti si diffondono lungo i confini occidentali che i popoli del nord, i barbari, stanno creando nuovi e insolitamente grandi tumulti‘.

Sulle rive del Danubio, lungo la frontiera balcanica dell’impero, funzionari romani segnalano l’arrivo di decine di migliaia di uomini, donne e bambini: saranno noti ai posteri come i Goti.
Vengono descritti come poveri, spaventati e affamati. Erano stati spinti ad ovest dalle guerre con un’altra tribù barbara, gli Unni. Chiesero riparo all’interno dell’Impero, come profughi.

I Romani – non i cittadini, ma il governo romano, la classe privilegiata – spinti dall’idea di importare nuova manodopera a basso costo e riscuotere nuovi tributi, acconsentono. Dall’altra parte del fiume, in scene simili a quelle alle quali stiamo quest’anno assistendo nel Mediterraneo, arrivarono i Goti, a migliaia. Molti annegarano nella corsa per attraversare la frontiera, non abbastanza.

Molti storici ritengono che questo sia stato uno dei grandi punti di svolta nella storia dell’Impero, sia effetto che causa di decadenza. Da quel momento, a ondate successive e senza fine, migliaia di immigrati attraversarono le sue frontiere, fu l’inizio del collasso.

Le invasioni barbariche non furono – o non furono soltanto – guerre tra l’Impero e i barbari, soprattutto all’inizio, furono ‘immigrazione’. L’Impero Romano crollò a causa dell’immigrazione. ??? E di altri fattori correlati.

Perché quando i barbari iniziarono ad essere arruolati nell’esercito, divenne difficile fare loro combattere contro altri barbari. I governanti pensarono di poter sostituire i nativi con i ‘nuovi romani’. Non accadde. La sempre più massiccia presenza soprattutto in zone oltre le Alpi finì per indebolire la società romana dall’interno: poi furono lutti e catastrofi. Furono scorribande e assassini contro le ville isolate di campagna, e poi fu il crollo definitivo ???.

E furono secoli bui.
???
Oggi, la Storia si ripete. Oggi, altri barbari si affollano lungo le nostre coste, e altri traditori li vanno a prendere e li fanno entrare. Oggi è il 376 dC, l’anno maledetto, l’anno in cui la civiltà ( ma coala çeveltà?) iniziò la sua caduta. Ancora.
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Re: Barbari par li taliani ei leghisti

Messaggioda Berto » mar dic 30, 2014 11:43 pm

El mito roman (l’etno-soço rasixmo e ła ‘gnoransa, a łe raixe del mito)
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Łi sasini de l’ebreo Cristo - I romani
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Re: Barbari par li taliani e i leghisti

Messaggioda Berto » mar apr 21, 2015 2:38 pm

I Duki o Doxi e łe grandi fameje venet-xermagne
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Re: Barbari par li taliani e i leghisti

Messaggioda Berto » mer mar 16, 2016 9:27 am

Quanto sei “barbaro”? – parte 1 – Fine dell’Impero
26 marzo 2014
http://lastoriaviva.it/quanto-sei-barba ... dellimpero

Sono reduce dalla visione del film documentario “I longobardi in Italia” che permette di compiere un viaggio tra i luoghi appartenenti al sito seriale dell’UNESCO “Italia Langobardorum”. E come sempre mi succede sto elaborando i molti spunti di riflessione che questa proiezione mi ha fornito.

Già, l’Italia dei Longobardi… È incredibile come i libri di storia maltrattino ancora molto i regni instaurati in Europa dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. La nostra storia, quella Europea e soprattutto italiana, non sono rimaste sospese e in apnea nell’attesa del Rinascimento. Nel lungo e complicato periodo durato ben mille anni, definito banalmente Medio Evo, età di mezzo tra la grandiosità dell’impero Romano e la Rinascita, si sono succeduti in Italia una serie di popoli e vicende che hanno lasciato il segno: nell’architettura, nell’arte, nella lingua. E poiché con il linguaggio si trasmettono le idee, non temiamo di dire che hanno lasciato il segno nel nostro pensiero.
Senza scadere nelle irrisolvibili diàtribe tra nostalgici eredi dell’Impero Romano e altrettanto nostalgici eredi di tutte le altre etnie che hanno popolato la penisola, mi sembra il caso di dare giusto risalto a quanto della cultura cosiddetta barbarica il nostro paese possiede. Conosco già un paio di obiezioni: Poggiarono sulla struttura giuridico-amministrativa romana! Impararono a costruire dai Romani! Tutto vero, sarebbe stato del resto una scelta insensata e irresponsabile gettare quanto di buono e ancora perfettamente funzionante e funzionale rimaneva dell’Impero. Un segno di intelligenza farne buon uso e ampliarne le potenzialità in un’era diversa e nuova. Facciamo una rapida carrellata, in puro stile Bignami di Storia.


Quando finisce l’impero romano d’Occidente?

Come tutti sanno la caduta dell’Impero romano d’Occidente viene fatta ufficialmente coincidere con la presa del potere da parte di Odoacre, nel 476. E’ questa una data del tutto convenzionale dal momento che, anche negli anni precedenti, il comando non era più di fatto in mano agli imperatori, ma ai loro magistri militum, generali di stirpe barbarica che in tempi di grandi pressioni militari in tutta la parte occidentale dell’impero, detenevano il potere attraverso il controllo delle legioni. Ma secondo me il cosiddetto “inizio della fine” fu segnato con certezza dalla Battaglia di Adrianopoli nel 378, in cui lo stesso imperatore Valente perse la vita e che vide la sconfitta schiacciante dell’esercito romano ad opera dei Goti.

Sull’argomento ho scovato una meravigliosa conferenza tenuta recentemente dal Professor Alessandro Barbero che presenta un’affascinante descrizione di come si arrivò ad Adrianopoli e cosa significò e che, con mio enorme conforto, condivide la mia opinione. Con la sua consueta capacità descrittiva e divulgativa rende il periodo in questione veramente “vivo”. Vi propongo il video con estremo piacere, ci sentiamo poi.

Come Barbero ha esaustivamente dimostrato quindi si può iniziare a parlare di declino già circa un secolo prima della data scolasticamente appresa e convenzionalmente stabilita. Si tratta di un secolo incredibilmente movimentato per l’Impero e per la nostra penisola. Le motivazioni del declino e tutte le sue manifestazioni non sono argomento da poco e non è il caso di trattarle in questo veloce articolo da blog, ma in appendice troverete dei testi di vario genere su cui approfondire. Per quanto mi riguarda non mi piace il termine “Caduta dell’Impero” si tratta di una trasformazione dall’impero ai regni successivi, definiti Romano-Barbarici e non vi è, culturalmente, una soluzione di continuità. A dirla tutta è il periodo della storia che personalmente preferisco per la ricchezza di rimandi tra la cultura classica e la nuova linfa barbarica. Mi piacciono i contrasti e l’ibridazione.

In buona sostanza la presenza di questo elemento “barbarico” in Italia ha una storia ben più complessa e sfumata di quello che i libri di storia scolastici possano far trasparire.

Riprendendo gli Atti del Convegno internazionale di studi (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010)

“L’avanzata unna a metà del IV secolo, l’attraversamento del Danubio da parte dei Goti nel 376 e il successivo disastro di Adrianopoli fanno sì che aumenti anche in Occidente la presenza di nuclei barbarici originariamente stanziati nell’Europa centro-orientale. Si incrementa sensibilmente l’arruolamento di Goti, Eruli, Sarmati, Alani e Unni nell’esercito imperiale sia che si tratti di singoli individui o di bande più consistenti, tali da costituire reparti regolari con forte caratterizzazione etnica o di buccelarii a disposizione di un potente generale. La presenza di Goti e Alani in Italia si fa particolarmente significativa a partire dall’ultimo ventennio del IV secolo, a seguito delle campagne degli eserciti occidentali nelle province danubiane. Già nel 377 il generale di Graziano Frigerido sconfigge un gruppo di Greutungi guidato da Farnobio, che si era unito ad una banda di Taifali, parte dei quali verranno deportati a coltivare i campi tra Reggio, Parma e Modena. Probabilmente a seguito degli accordi di pace del 380, Graziano arruola nell’esercito occidentale bande di Alani, che poterono godere di un trattamento economico migliore rispetto a quello riservato ai soldati
regolari. Contingenti di Alani, ma anche di Unni, vennero utilizzati da Valentiniano II nel 383-384 contro gli Iutungi che avevano invaso la Rezia. Da questi arruolamenti paiono derivare i comites Alani, reparto di cavalleria inserito nelle vexillationes palatinae e a disposizione del Magister equitum praesentalis che sono ricordati nella Notita Dignitatum Occidentis agli inizi del V secolo. A Milano la presenza di Goti è frequentemente segnalata da Ambrogio in occasione della disputa delle basiliche del 385-386, dato che l’arianesimo di queste milizie favoriva l’atteggiamento anticattolico della corte: il vescovo fa anche riferimento a un carro utilizzato dai Goti come chiesa mobile.

Nuove bande alane e gote giungono in Italia nel 394 al seguito di Teodosio che al Frigido sconfigge l’usurpatore Eugenio. L’esercito dell’imperatore orientale, assai variegato per composizione, comprende anche contingenti barbarici guidati da capi tribali, ma sotto il controllo di alti ufficiali romani di origine barbarica: all’armeno Bacario erano subordinati gli orientali; a Gainas i Goti, tra i quali anche quelli di Alarico, a Saulo gli Alani (probabilmente foederati pannonici). I Goti di Alarico vennero congedati e rimandati in Oriente subito dopo la battaglia, gli Alani restarono invece in Italia, se, com’è probabile, il Saulo che li guida al Frigido è lo stesso che li comanda nella battaglia di Pollenzo del 402, morendo nello scontro. Alani al servizio dei Romani saranno presenti anche nella successiva battaglia di Verona e verranno utilizzati anche nel 405-406 contro Radagaiso, insieme a bande unne e ai Goti da Saro. Paolino di Nola ricorda invece gruppi alani al seguito di Alarico che si avvicinano minacciosamente a Nola.

La Notitia Dignitatum ricorda molti stanziamenti di Sarmatae in Italia settentrionale, segnalati anche in un rescritto imperiale del 400 indirizzato a Stilicone; molte testimonianze toponomastiche rimandano a queste presenze, una delle quali, Salmour, non lontano da Pollenzo, trova conferma in un’epigrafe frammentaria che ricorda un praefectus Sarmatarum. È questo anche il periodo che inaugura la stagione delle invasioni barbariche: Alarico, che nel 401- 402 attraversa tutta l’Italia settentrionale, assedia Milano, è sconfitto a Pollenzo e, nel corso della sua ritirata, a Verona; Radagaiso, rex Gothorum, che nel 405-406 scende dal Brennero ed è fermato da Stilicone a Fiesole e ancora Alarico nel 408-412, che il 24 agosto del 410 prende Roma e la saccheggia per tre giorni, evento sentito come epocale dai contemporanei.

La presenza di barbari orientali nella penisola in quegli anni dunque è ampiamente segnalata dalle fonti storiche, letterarie e epigrafiche; difetta gravemente invece la documentazione archeologica. Il manufatto più noto è costituito dalla coppia di fibule ad arco in lamina d’argento rinvenute nel 1888 a Villafontana, nel Veronese, entro un contesto funerario di cui non è possibile ricostruire i dettagli. Le due fibule sono assegnabili ad una tipologia tipica del costume femminile nelle culture germanico-orientali Černjachov-Sîntana de Mureş tra la metà del IV secolo e gli inizi del V; Volker Bierbrauer, assegnando particolare importanza a questo ritrovamento, ha definito come ‘orizzonte Villafontana’ l’arco cronologico che va dalla diaspora dellegenti gotiche, determinata dall’arrivo degli Unni in Europa orientale, al passaggio dei Goti di Alarico in Italia (370-380/400-410; Periodo D1, nelle vicende complessive di queste genti). In effetti queste fibule sono generalmente ritenute pertinenti il corredo di una donna giunta in Italia proprio nel corso delle incursioni di Alarico del 401-402 (le truppe del capo visigoto, in ritirata, vengono sconfitte proprio presso Verona) o del 408-412; va tenuto però in considerazione che in quegli anni altre circostanze potevano giustificare la presenza di questi oggetti: il passaggio dei Goti di Radagaiso, discesi dal Brennero, o più genericamente la presenza di un reparto dell’esercito romano con qualche effettivo barbarico.

I “barbari” quindi erano tra i romani molto prima che l’Impero, per così dire, crollasse. E dati i ritrovamenti di oggetti funerari femminili non si strattava soltanto di isolati gruppi armati e bande di passaggio, ma, sebbene non si abbiano dati certi, è anche chiaro che in qualche modo la presenza di gruppi familiari e il probabile stanziamento di individui o di piccoli gruppi non sono da escludere. Senza quindi dimenticare che la Storia è fatta di singole vite originali torniamo agli eventi macroscopici.

A mio modesto avviso l’ultimo “vero” imperatore fu Valentiniano III, figlio della nota patrizia Galla Placidia, importante figura di questo periodo di “transizione”. Sebbene anch’egli fosse di fatto dominato dalla figura di un generale barbaro, Flavio Ezio di origini scite o gotiche a seconda che si dia credito a Gibbon o Jordane, discendeva dalla dinastia di Teodosio I e Valentiniano I… non propriamente un parvenu. Sedette sul trono per un trentennio, fronteggiando la minaccia dei Vandali e degli Unni e mantenendo quanto meno il controllo di tutta la penisola e di buona parte della Gallia, sebbene la rimanente Gallia e la Spagna fossero ormai sotto il regno dei Visigoti, mentre il nord-Africa era in mano ai Vandali. Fu proprio il potere derivato da queste vittorie su Vandali e Unni a determinare l’enorme influenza del generale Ezio sulla corte imperiale. Quando le minacce d’invasione della penisola sembrarono meno pesanti anche Ezio perse il suo peso politico e Valentiniano se ne sbarazzò uccidendolo. Secondo tradizione, ci fu chi affermò che l’imperatore avesse in qualche modo tagliato la sua mano destra con la sinistra. Ma evidentemente era tradizione di famiglia: Onorio, zio di Valentiniano e suo predecessore, fece lo stesso con il proprio magister militum, di padre vandalo e madre romana, Stilicone.

Questo scherzetto permise ai Visigoti di Alarico di scorrazzare per l’Italia praticamente indisturbati nel 408-410 mentre Onorio restava barricato a Ravenna difeso più dalle circostanti paludi che da un valido esercito.
Del resto non era facile fare l’imperatore in quei tempi: obiettivamente le forze militari erano appannaggio di uomini “nuovi”, capi clan delle popolazioni limitrofe sottomesse o federate, oppure figli di militari romani e nobili donne di stirpe barbara. Qualcuno sottolinea che l’esercito si fosse modificato virando al barbarico, è molto più corretto pensare che l’Impero stesso si fosse modificato, integrando e facilitando l’incontro, oltre che lo scontro, di diverse etnie e popolazioni. Di fatto un imperatore dell’epoca, posizione piuttosto scomoda da ricoprire, doveva scegliere tra l’essere manovrato da un generale o privarsene. Ci sarebbe voluta una personalità molto forte e un totale sostegno senatoriale per contrastare con la politica la preponderante influenza militare e la volontà di affermazione di personaggi come i magistri militum di quel periodo, ma questo miracolo non accadde. Così Valentiniano fece come poté fare nel periodo caotico e pericoloso in cui visse. Durò trent’anni e questo fu di per sé un gran successo.

Gli ultimi imperatori e i generali “barbari”

Dopo Valentiniano si sono succeduti una serie di imperatori, per così dire, fantoccio, proclamati dai loro generali al solo scopo di “mantenere le apparenze”: tralasciando Petronio Massimo, coinvolto nell’assassinio di Ezio prima e di Valentiniano poi, che fu imperatore per soli settanta giorni e Avito, proclamato dai Visigoti di Spagna, che regnò per quindici mesi, vediamo prendere il potere il generale suebo-goto Ricimero che insediò e liquidò ben tre imperatori: Maggioriano assassinato da Ricimero dopo quattro anni, Libio Severo, che dopo altri quattro anni morì in circostanze sospette in cui si ventila il coinvolgimento del magister Ricimero e quindi Antemio, genero dello stesso Ricimero, che però non esitò ugualmente a scontrarsi con lui in una vera e propria guerra civile, dopo sei anni di governo. Non serve dire che vinse Ricimero, che si liberò così del suo terzo imperatore.
Toccò poi all’italico Anicio Olibrio salire al trono, per pochi mesi, mentre governavano il solito Ricimero e Gundobado, figlio del re burgundo Gundioco e secondo alcune fonti, della sorella dello stesso Ricimero.
Alla sua morte era già passato a miglior vita anche Ricimero, ma ci pensò il nipote Gundobado a porre sul trono il successore: Glicerio. Evidentemente il burgundo non aveva però la stoffa del presunto zio nello scegliere gli imperatori, perché Glicerio non venne riconosciuto né dall’imperatore d’Oriente Leone I né dalla classe senatoria. Così quando Leone inviò in Italia il suo “collega” imperatore Giulio Nepote, Gundobado non reagì e Glicerio fu deposto.

La stessa sorte toccò, come per contrappasso, anche a Giulio Nepote, il quale fu deposto dal suo magister militum Flavio Oreste. Questi pose sul trono il proprio figlio quattordicenne Romolo Augusto. Anch’egli in seguito deposto, dopo soli undici mesi in cui a governare fu il padre, per mano del magister militum Odoacre.

Odoacre e Teodorico

Siamo arrivati così alla fatidica data del 476 in cui Odoacre si pone sotto l’autorità dell’imperatore d’oriente, ma non ritiene di dover cercare un simulacro di imperatore occidentale. Ormai i tempi sono maturi per non dover rispettare nemmeno le apparenze: nei circa vent’anni dalla morte di Valentiniano all’ascesa di Odoacre, l’essere barbari non sembra rivestire più un veto per l’esercizio del potere su quel che restava dell’Impero d’Occidente. Come si legge da questa breve carrellata l’elemento barbarico ha per così dire ormai preso piede. I Vandali a sud del mare nostrum minacciano costantemente la Sicilia, l’occidente europeo è in mano ai Visigoti, a nord e a est dell’Italia premono svariate popolazioni germaniche. Nella stessa penisola italica il potere scivola gradualmente dalle mani dell’imperatore a quelle dei generali che da principio instaurano legami matrimoniali e se ne fanno spingere la carriera, poi, lentamente prendono vigore fino all’aperta assunzione di potere. Non dobbiamo pensare a uomini isolati, ma a interi clan che compongono le schiere dell’esercito. Questi uomini sono vissuti sul suolo italiano, hanno avuto mogli e amanti italiche o di altre tribù, con cui hanno generato figli. Si sono stabiliti e sono morti sulla nostra terra. Mescolando lingua e tradizioni, oltre al genoma, in una realtà per molti versi confusa e caotica ma indubbiamente vitale.

Anche l’etnia di Odoacre è confusa. «Le notizie contrastanti circa la sua origine etnica – unna, scira, turingia, ruge – sono dovute a una complessa interconnessione tribale più che all’incertezza delle fonti» si legge sul Dizionario Biografico della Treccani. Altrettanto composito il suo esercito se Jordane riporta «Non molto tempo dopo che Augustolo era stato ordinato imperatore a Ravenna dal padre Oreste, Odoacre, re dei Turcilingi si impadronì dell’Italia, avendo con sé Sciri, Eruli e ausiliari provenienti da genti diverse» (Iordanis de origine actibusque getarum).

Ambigua fu anche la sua posizione istituzionale e il suo rapporto con la parte orientale dell’impero. Si comportò di fatto da bravo governatore dell’Italia, pagando un tributo ai Vandali riprese il controllo della Sicilia, sedò rivolte interne, sconfisse i Rugi nel Norico, attuale area attorno a Vienna, da cui però si ritirò permettendo così l’avanzata in quella zona dei Longobardi provenienti da nord. Dopo aver annesso la Dalmazia cogliendo il pretesto di punire il governatore romano Ovida, assassino di Giulio Nepote, delineò il confine della penisola verso nord seguendo quello naturale delle Alpi. Durante alcune dispute dottrinarie si schierò con la sede pontificia contro la posizione dell’imperatore Zenone. Questo gli fece ottenere alcuni privilegi rispetto alla chiesa, tali da legittimarlo come regnante, anche senza il placet di Costantinopoli.

Più o meno a questo punto del suo successo, nel 488, l’imperatore d’Oriente Zenone decise di porgli un freno. Le ambizioni e i risultati militari di Odoacre lasciavano intendere un eccessivo potere e pertanto una minaccia per la sua sovranità. Zenone si accordò con un altro cosiddetto barbaro, il re degli Ostrogoti Teodorico, perché sconfiggesse Odoacre e prendesse possesso della penisola italica e degli annessi territori.
Teodorico era un principe Ostrogoto inviato come ostaggio a Costantinopoli per suggellare gli accordi tra il padre Teodemiro e i bizantini. Cresciuto alla corte imperiale ricevette un’ottima istruzione, compreso l’apprendimento di greco e latino. riscattato dopo dieci anni dal padre si fece notare per la competenza militare. Costantinopoli gli riconobbe lo status di federato e lo nominò anche console, consolidando il suo potere nei balcani. L’accordo per sconfiggere Odoacre avrebbe potuto risolvere a Zenone il problema di essere premuto da due potenti personaggi sia a est che a ovest. La guerra durò cinque anni con numerose e complesse vicende di alterne alleanze e tradimenti. Teodorico sconfisse Odoacre una prima volta presso l’Isonzo nel 488, infliggendogli poi il colpo definitivo in territorio veronese, nella Campagna Minore (oggi Madonna di Campagna), tra le attuali San Martino Buon Albergo e San Michele.

Secondo la tradizione è proprio in occasione del tremendo scontro tra i due eserciti, quello di Odoacre e quello di Teodorico, che nacque uno tra i più tipici piatti della tradizione culinaria veronese: la Pastissada de’ Caval, lo stracotto di carne di cavallo. Alla fine della cruenta battaglia rimasero sul campo centinaia di cavalli, anch’essi, come molti combattenti, vittime dello scontro. La popolazione affamata chiese al vincitore Teodorico il permesso di utilizzare quella carne. Il nuovo sovrano lo concesse ma, data la grande abbondanza di carne, si dovette escogitare il modo di conservarla immergendola in vino e spezie. La successiva cottura diede vita al celebre piatto che oggi si mangia accompagnato dalla tipica polenta molle. Forse la storia non è vera, ma è suggestivo pensare di mangiare un cibo del V secolo legato a due re barbari, non vi pare?
A proposito di cibo: Odoacre finì i suoi giorni assassinato su ordine di Teodorico, pare durante un banchetto, e lasciò ai Goti l’incontrastato dominio sull’Italia.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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