Corusion tałiana e romana

Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » gio feb 12, 2015 10:49 pm

Casa a 20 euro al mese con vista sul Cupolone. È il ritorno di Affittopoli

Gli appartamenti del Comune assegnati a prezzi stracciati. E ora gli inquilini possono acquistare con il 30% di sconto
Patricia Tagliaferri - Mer, 11/02/2015 - 12:54

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 92218.html

Era il 1995 quando a Roma scoppiava Affittopoli, lo scandalo degli affitti di favore portato alla luce da un'inchiesta de il Giornale , che aveva scoperto inquilini vip, alcuni dei quali costretti a traslocare.

Da allora, oltre all'indignazione popolare e a indagini penali senza esito, poco o nulla è cambiato.

Basta scorrere gli elenchi del patrimonio immobiliare del Comune di Roma per rendersene conto: ci sono sempre i soliti appartamenti di pregio, molti dei quali in alcune delle zone più esclusive della Capitale, come quelli con vista sul Colosseo, affittati a canoni davvero irrisori a fortunati inquilini che ora avranno anche la possibilità di acquistare le case dove abitano - se non «di pregio» - con uno sconto del 30 per cento.

La delibera che lo consentirà è stata già approvata e presto sarà votata dall'assemblea comunale con l'obiettivo di vendere, o meglio di svendere, gli immobili entro il 2015. Chi non sarà nelle condizioni di comprare potrà comunque restare inquilino del Comune e continuare a pagare affitti ridicoli, come quelli versati dagli occupanti di una palazzina a Largo Corrado Ricci, che per svegliarsi tutti i giorni sui Fori pagano non più di 500 euro. All'anno, non al mese. O come l'inquilino di via del Crocefisso 3, che per i suoi 75,47 metri quadri in zona San Pietro paga meno di 20 euro al mese. In via dei Cappellari, a Campo de' i Fiori, c'è chi se la cava sborsando 915 euro l'anno per 60 metri quadri, mentre in via Paola, storica via nel cuore di Roma, si vive in 105 metri quadri pagando soltanto 168 euro al mese. Certo gli edifici sono vecchi e spesso malconci. A questi prezzi la manutenzione il Comune non la fa, creando anche un certo disappunto tra gli inquilini che invece la pretenderebbero, quasi non rendendosi conto del privilegio di cui godono o più probabilmente fingendo di non rendersene conto per convenienza. Certo è che così facendo il Campidoglio lascia andare in malora un patrimonio di inestimabile valore che potrebbe essere riqualificato e rendere davvero. Altro che svendita.

Invece il Comune è rimasto ancorato a metodi arcaici per la determinazione delle rendite catastali e non fa nulla per mettere a reddito i suoi beni, che negli anni gli inquilini si sono passati di mano in mano senza che nessuno si sia mai preso la briga di adeguare loro gli affitti, e che spesso sono serviti per soddisfare favori e piazzare l'amico di turno. Canoni incredibilmente bassi che talvolta non vengono neppure riscossi, visto che ci sono moltissimi casi in cui gli inquilini l'affitto non lo pagano proprio e il Comune non è capace di sfrattarli. Anche quando gli occupanti abitano le case senza averne titolo sembra sia impossibile cacciarli via.

Tra chi potrebbe beneficiare del trattamento di favore del Campidoglio, acquistando un immobile con il diritto di prelazione e lo sconto, c'è anche Salvatore Buzzi, il braccio destro di Massimo Carminati, in carcere per Mafia Capitale. Nell'elenco del patrimonio che sta per essere messo sul mercato c'è infatti anche la sede della Cooperativa 29 Giugno, in via Pomona: mille metri quadrati al coperto e 2.500 scoperti che lo scorso ottobre il Campidoglio aveva «riaffittato» a Buzzi per sei mesi a un canone ridicolo, meno di 15mila euro l'anno contro un valore di affitto stimato pari quasi a 74mila euro annui. Anche se l'assessore al patrimonio Alessandra Cattoi esclude che la coop di Buzzi possa accampare diritti. «Potrà accedere all'acquisto soltanto tramite procedura a evidenza pubblica», garantisce.

L'opposizione in Campidoglio è sul piede di guerra. «A chi ha vissuto per anni nelle case del Comune nel centro di Roma pagando un affitto ridicolo, dovremmo chiedere gli arretrati e non svendergli i nostri gioielli di famiglia con il 30 per cento di sconto e con la possibilità di regolarizzare la mancanza di titolo o la morosità. La delibera di Marino è immorale, perché premia i furbetti che per anni hanno beneficiato di affitti stracciati», sostiene Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » lun mar 16, 2015 5:50 pm

Ercole Incalza, in carcere superburocrate Lavori pubblici. “Corruzione in Tav”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03 ... ze/1508213

In manette su richiesta della Procura di Firenze lo storico manager che ha attraversato tutti i governi dal 2001 a oggi, salvo la cacciata da parte di Di Pietro nel 1996. Quattro arresti, fra cui il presidente di Centostazioni (gruppo Fs). 51 gli indagati, tra cui l'ex eurodeputato Vito Bonsignore. L'inchiesta partita dal nodo fiorentino dell'Alta velocità. A Incalza 700mila euro da società dell'imprenditore arrestato, il gip: "Più di quanto ha guadagnato dal ministero"
di F. Q. | 16 marzo 2015


Ercole Incalza, storico dirigente del ministero dei Lavori pubblici, è stato arrestato su richiesta della procura di Firenze. Quattro persone sono finite in carcere o ai domiciliari: oltre a Incalza, l’imprenditore Stefano Perotti, il presidente di Centostazioni spa (Gruppo Fs) Francesco Cavallo e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza, questi ultimi due ai domiciliari. L’operazione è condotta dai carabinieri del Ros. Nel mirino la gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere. Tra i lavori coinvolti, le principali nuove tratte ferroviarie italiane, in particolare l’Alta velocità, il Palazzo Italia di Expo, l’autostrada Orte-Mestre.

Agli indagati dell’operazione “Sistema”, 51 in tutto (tra loro Rocco Girlanda, sottosegretario alle Infrastrutture nel governo Letta), vengono contestati i reati di corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione. Le perquisizioni hanno toccato la Struttura di missione per le Grandi Opere presso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e gli uffici di diverse società, tra cui Rfi (Rete Ferroviaria Italiana, controllata da Ferrovie dello Stato), Anas international Enterprise, Ferrovie del Sud Est Srl, Consorzio Autostrada Civitavecchia- Orte-Mestre, Autostrada regionale Cispadana Spa, Autorità portuale Nord Sardegna. Alcune perquisizioni si sono svolte con il concorso di personale dell’Agenzia delle Entrate per gli accertamenti in materia fiscale.

In primo piano i rapporti tra Incalza e l’imprenditore Perotti, a cui sono state affidate nel tempo la progettazione e la direzione dei lavori di diverse grandi opere in ambito autostradale e ferroviario, dietro compenso. Al centro del sistema, la Green Field di Perotti, dove, ha spiegato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, Incalza aveva “un coinvolgimento diretto”. Dalle carte emerge che Incalza, “nel periodo 1999-2008 ha percepito compensi dalla Green Field Systems srl per complessivi 697.843,50 euro“, costituendo per il manager ministeriale “la principale fonte di reddito negli anni dal 1999 al 2012″. E’ lo stesso gip a sottolineare che Incalza “ha guadagnato più dalla Green Field che dallo stesso ministero delle Infrastrutture”. Dal 2001 al 2008 il suo collaboratore Pacella ha intascato “450.147 euro”.

...

La Green Field, secondo l’accusa, otteneva sistematicamente la direzione lavori, garantendosi un guadagno dall’1 al 3% degli importi, su appalti per un valore complessivo di 25 miliardi in diversi anni, ha spiegato il comandante del Ros Mario Parente. Gli inquirenti hanno sottolineato in conferenza stampa come “questo tipo di direzione dei lavori consentiva modifiche, con opere che lievitavano anche del 40 per cento”.

Ecco, secondo l’accusa, come funzionava il sistema. Le società consortili aggiudicatarie degli appalti relativi alle “Grandi opere” erano “indotte da Incalza a conferire a Perotti, o a professionisti e società a lui riconducibili, incarichi di progettazione e direzione di lavori garantendo di fatto il superamento degli ostacoli burocratico-amministrativi”. Perotti, “quale contropartita, avrebbe assicurato l’affidamento di incarichi di consulenza e/o tecnici a soggetti indicati dallo stesso Incalza, destinatario anch’egli di incarichi lautamente retribuiti”. Incarichi che erano conferiti dalla Green Field System srl, società affidataria di direzioni lavori. A Francesco Cavallo, il numero uno di Centostazioni, “veniva riconosciuto da parte di Perotti, tramite società a lui riferibili, una retribuzione mensile di circa 7.000 euro, come compenso per la sua illecita mediazione”.

Nella conferenza stampa, gli inquirenti hanno elencato le opere affidate a Perotti, responsabile della società Ingegneria Spm, tra le quali figurano: la linea ferroviaria alta velocità Milano-Verona (tratta Brescia-Verona), conferiti dal Consorzio Cepav, aggiudicatario dei lavori; il Nodo Tav di Firenze per il sottoattraversamento della città, conferiti dal Consorzio Nodav; la tratta ferroviaria alta velocità Firenze-Bologna, conferiti dal Consorzio Cavet; la tratta ferroviaria alta velocità Genova-Milano, Terzo Valico dei Giovi, conferiti dal Consorzio Cociv; l’autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, conferiti dal Consorzio “Ilia Or-Me”; l’autostrada Reggiolo-Rolo–Ferrara, conferiti dalla Autostrada Regionale Cispadana spa; l’Autostrada Eas Ejdyer-Emssad in Libia, conferiti da Anas International Enterprise spa.

Dall’indagine è emerso anche come Perotti abbia influito illecitamente sulla aggiudicazione dei lavori di Palazzo Italia per Expo 2015, del nuovo terminal del porto di Olbia e di alcuni interventi di molatura delle rotaie assegnate da Rfi alla società Speno, riconducibile allo stesso Perotti, e dalle Ferrovie del Sud Est. Perotti aveva anche ottenuto dal consorzio Italsarc, in favore di società a lui riconducibili, l’incarico di direttore dei lavori inerenti l’appalto Anas relativo ad un macro lotto dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e il conferimento dell’incarico di progettazione del nuovo centro direzionale Eni di San Donato Milanese.

Incalza è stato un superburocrate delle Infrastrutture, dopo essere cresciuto nella “sinistra ferroviaria” del Psi negli anni Settanta (leggi la scheda). Esordì nel 2001 come capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi nel secondo governo Berlusconi, poi nei 14 anni successivi ha “servito” tutti gli esecutivi tranne quello di Romano Prodi del 1996, quando il ministro Antonio Di Pietro lo allontanò. Fu poi Altero Matteoli (ancora con Berlusconi) a promuoverlo capo struttura di missione, con la successiva conferma di Corrado Passera (governo Monti), Maurizio Lupi (governo Letta) e di nuovi Lupi (governo Renzi). Poi l’addio in sordina nel gennaio scorso, mantenendo comunque un ruolo di superconsulente. Nella sua trentennale carriera, Incalza è stato indagato ben 14 volte, uscendone però sempre indenne. Il suo nome ricorre nelle carte delle principali inchieste sulla corruzione nelle grandi opere, da Mose a Expo passando per la “cricca” di Anemone e Balducci. Cosa che non ha fermato la sua carriera in seno al ministero oggi delle Infrastrutture.

Tutte le principali Grandi opere sarebbero state oggetto dell’”articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori”. Le indagini sono coordinate dalla procura di Firenze, perché tutto è partito dagli appalti per l’Alta velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento della città. “Il Gip non ha ritenuto che sussistessero i gravi indizi per contestare l’associazione per delinquere e dunque l’ha rigettata nel provvedimento con cui ha emesso la misura cautelare”, ha spiegato Creazzo, precisando che resta in piedi comunque l’ipotesi accusatoria.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » mer mar 18, 2015 10:31 pm

In carcere Manenti, cercava soldi per il Parma calcio. Arresti anche alla Ragioneria dello Stato
18 marzo 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AB7fl1AD

Arrestato Giampietro Manenti, patron del Parma calcio, per reimpiego di capitali illeciti, in una vasta operazione (denominata“Gfb-Oculus”) condotta dalle prime ore della mattina dai Finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Roma delegata dalla Procura della Repubblica della Capitale. Arrestate complessivamente 22 persone (21 in carcere e uno ai domiciliari) per reati di peculato, associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio ed autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso e l'esecuzione di oltre 60 perquisizioni su tutto il territorio nazionale. È il primo caso in Italia di applicazione della custodia cautelare per il nuovo reato di autoriciclaggio, introdotto il 1° gennaio 2015. Nella vicenda, davvero molto complessa, c’era chi acquisiva moneta elettronica grazie a un gruppo di hacker, chi inviava fondi illecitamente acquisiti su conti intestati a fondazioni-enti di beneficienza nella disponibilità dell’associazione criminale scaricando somme presenti su carte clonate o tramite donazioni online. Le somme acquisite tramite intrusioni nei server di istituti di credito venivano trasferite direttamente sui conto della fondazione. I soldi venivano di fatto spartiti fra fondazione e remunerazione della componente finanziaria del gruppo e gli hacker.

Tre arresti alla Ragioneria dello Stato
Accertamenti connessi all’inchiesta coordinata dai procuratori aggiunti Nello Rossi e Michele Prestipino Giarritta, hanno interessato la sede della Ragioneria generale dello Stato a Roma. Tra gli arrestati ci sono anche tre (tra dipendenti ed ex dipendenti della stessa Ragioneria) che hanno partecipato alla distrazione di un fondo di oltre 24 milioni del ministero dell’Economia. Secondo le informazioni fornite dalle Fiamme gialle si tratta del funzionario Maurizio Antonio Persico, del dirigente Giuseppe Cavalluzzo e di Domenico Matroianni, attualmente in pensione ma fino allo scorso novembre Ispettore generale capo di finanza della Ragioneria dello Stato e ora presidente dei revisori dei conti di Coni Servizi. Il fondo serviva per la liquidazione coatta amministrativa di una Gestione fuori bilancio per “particolari e straordinarie esigenze anche di ordine pubblico della Città di Palermo», istituita nel 1988 per realizzare alcune urgenti opere di urbanizzazione in Sicilia. Fonti del Mef hanno reso noto che il faro della Ragioneria generale dello Stato era già acceso da tempo sulla gestione commissariale della 'Gestione fuori bilancio' per gli interventi a Palermo. La direzione della Ragioneria «da tempo aveva avviato procedure di controllo interne, anche con atti di diffida - i primi partiti a giugno 2014 - al commissario liquidatore attraverso l'avvocatura dello Stato» per acquisire documentazione sulla gestione commissariale. Avviate «più di recente anche azioni ispettive».
articoli correlati

Manenti cercava soldi per il deficit del Parma
Ecco come entra la posizione di Giampietro Manenti nell’indagine delle Fiamme gialle. Manenti cercava disperatamente risorse «per far fronte alla situazione di deficit finanziario del club emiliano», hanno spiegato i militari del nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle nel corso della conferenza stampa organizzata alla presenza dei procuratori aggiunti di Roma, Nello Rossi e Michele Prestipino. Per raggiungere il suo obiettivo Manenti, a metà febbraio, si sarebbe messo in contatto con Angelo Dionigi Augelli, un milanese che, in virtù di specifica competenza finanziaria, faceva parte di un gruppo di persone in grado di gestire i capitali illecitamente acquisiti trasferendoli da banca a banca e inserendoli in circuiti finanziari apparentemente legali. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che Augelli ha avviato in accordo con Manenti una serie di tentativi di “scarico” di ingenti somme di denaro provento di frodi informatiche e giacenti su carte di pagamento frutto di clonazione nelle casse della società sportiva, quale corrispettivo per simulati acquisti di biglietti e di merchandising del Parma o comunque a titolo di apparente sponsorizzazione. La cifra pattuita tra Manenti e Augelli sarebbe stata di 4,5 milioni di euro da dividere a metà. Un affare non andato in porto proprio per l'intervento della finanza e della Procura di Roma.

Fondi del Mef per 24 milioni distratti
Due i filoni dell’inchiesta. Il primo, denominato “Gfb”, ha fatto luce sul fondo di oltre 24 milioni di euro stanziato dal ministero dell’Economia per la liquidazione coatta amministrativa di una “Gestione Fuori Bilancio” denominata «particolari e straordinarie esigenze anche di ordine pubblico della Città di Palermo», istituita nel 1988 per realizzare alcune urgenti opere di urbanizzazione in Sicilia. La Guardia di finanza segnala che nel 2003 la “Gestione Fuori Bilancio” fu posta in liquidazione coatta amministrativa e affidata a un Commissario liquidatore, il commercialista romano Stefano Nannerini, che ha amministrato, tramite apposito conto corrente, l'ingente somma assegnata dal ministero dell’Economia per la gestione delle attività liquidatorie. Somme che, in base agli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza, sarebbero state utilizzate dal commercialista per ragioni estranee alle finalità pubbliche. Tredici milioni di euro sono stati dirottati, oltre che su alcuni conti correnti personali, anche verso società che il Nannerini aveva costituito e che hanno impiegato i fondi per avviare attività economiche nel settore delle energie rinnovabili in provincia di Catanzaro, dove è stato realizzato un parco fotovoltaico e un impianto di produzione di energia elettrica a biomassa. Altri 6 milioni di euro sono stati accreditati su conti correnti di società collegate a Maurizio Antonio Persico, funzionario in servizio preso la Ragioneria Generale dello Stato, e al fratello Gianfranco Pasquale Persico, consulente finanziario. La Gdf segnala che sono ancora in corso ulteriori approfondimenti sui destinatari della rimanente parte dei fondi.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » mer mar 25, 2015 6:35 am

Roberto Helg, arrestato per estorsione il presidente Camera commercio di Palermo

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03 ... ne/1471044

Bloccato ieri mentre intascava una tangente di 100mila euro da un ristoratore, affittuario di uno spazio dell’aeroporto, che si era rivolto a lui per la proroga del contratto. Operazione dei carabinieri che hanno registrato richiesta e consegna della bustarella. "L'ho fatto per bisogno, ho la casa pignorata" ha detto l'indagato durante l'interrogatorio
di F. Q. | 3 marzo 2015

Chi indagava ha ascoltato la richiesta di estorsione in diretta. Non tra un mafioso e un imprenditore, ma tra il presidente della Camera di commercio di Palermo e il titolare di una pasticceria che aveva bisogno di prorogare il contratto di affitto. Per ottenere questo però l’uomo ha dovuto consegnare una tangente da 100mila euro a Roberto Helg che, a consegna registrata e avvenuta, è stato arrestato. A Helg, vicepresidente della Gesap la società che gestisce l’aeroporto di Palermo, il commerciante si era rivolto proprio come affittuario di uno spazio dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”. Gesap è la società pubblica che gestisce l’aeroporto Falcone Borsellino. La Camera di Commercio ne possiede il 22,7%, alle spalle di Provincia (41,3%) e Comune (31,5%). Confcommercio Palermo, dopo una riunione straordinaria, ha espulso Roberto Helg dall’associazione.

Lo scorso 9 febbraio Helg aveva espresso solidarietà ad Antonello Montante, delegato per la legalità di Confindustria indagato per mafia: “Sono vicino al collega Montante e mi auguro che si possa fare chiarezza in brevissimo tempo. Chi si batte per la legalità, come lui, non può attendere a lungo che vengano chiariti i termini di una vicenda come quella che lo riguarda”. Helg aveva partecipato anche eventi contro la corruzione e il racket proponendo anche corsi contro i reati dei colletti bianchi e dei mafiosi.

Il ristoratore si era rivolto a Helg per ottenere condizioni favorevoli sulla proroga triennale del contratto d’affitto. E quindi era stata registrata quella che gli investigatori dell’Arma dei carabinieri definiscono “la classica sequenza estorsiva consistente”: l’estorsore che minaccia la difficoltà dell’operazione di rinnovo se non supportata dal suo prezioso intervento e, da parte del commerciante, l’accettazione di sborsare la cifra: non solo la consegna di una somma in contanti di 50.000 euro, ma anche il vincolo di versamento di 10mila al mese con il contestuale rilascio, in funzione di garanzia dell’impegno, di un assegno in bianco del residuo importo di 50.000euro”.

Al sopraggiungere della polizia giudiziaria nella stanza di Helg attorno alle 17 di ieri, il presidente della Camera di commercio aveva già ricevuto e messo in tasca l’assegno; sulla sua scrivania c’era anche una busta con 30mila euro in contanti. Interrogato Helg ha fatto ammissioni sulle quali sono in corso indagini. All’interrogatorio ha partecipato anche procuratore capo Francesco Lo Voi. Il difensore ha già chiesto per il suo assistito, quasi ottantenne e cardiopatico, gli arresti domiciliari.

Helg, che all’inizio dell’interrogatorio ha tentato di negare, ha poi detto agli inquirenti: “L’ho fatto per bisogno, mi hanno pignorato la casa”. Per 40 anni è stato titolare di negozi d’articoli da regalo, attività aperta nel 1974 e fallita nel dicembre 2012.
La sede commerciale più prestigiosa si trovava in via Ruggero Settimo, a Palermo, e chiuse nel 2000; altri negozi, compreso quello del centro Etnapolis di Belpasso, nel Catanese, chiusero negli anni successivi. L’ultimo negozio ad abbassare le saracinesche fu quello di Carini (Palermo), inaugurato nel 2008. La causa del fallimento, spiegò Helg, stava nel drastico calo dei consumi e dai mancati incassi per vendite effettuate all’ingrosso anche all’estero, soprattutto in Tunisia.

Il contratto d’affitto del locale dell’aeroporto era scaduto il 28 febbraio, già da agosto il commerciante aveva chiesto una proroga sulla quale, proprio oggi, si sarebbe dovuto pronunciare il cda della società. Non avendo ricevuto risposta, la vittima ha contattato Helg che, giovedì scorso, gli ha chiesto la mazzetta. La vittima ha chiesto ad Helg un po’ di tempo per recuperare i soldi, ma già il giorno dopo è andato dai carabinieri a raccontare tutto. Imbottito di microspie ieri si è presentato all’appuntamento, alla camera di commercio, e ha consegnato il denaro.
Poco dopo nella stanza sono entrati i carabinieri.

Sull’arresto di Roberto Helg in serata è arrivata la presa di posizione dell’associazione Addiopizzo. “Quanto è accaduto è di inaudita gravità, soprattutto perché riguarda chi ricopre ruoli di rappresentanza del mondo imprenditoriale e produttivo da cui si pretende il buon esempio – è la denuncia – Le estorsioni e qualsiasi genere di imposizione, indipendentemente da chi sono commesse, non sono accettabili e per imprimere una serie e decisa svolta sul fronte del contrasto alla mafia e a ogni forma di illegalità, chi ha ruoli di responsabilità è chiamato a essere coerente con i valori che professa”. Non solo. A sentire il movimento “l’imprenditore che ha avuto il coraggio di denunciare e che è entrato nel 2011 dentro la rete di Addiopizzo, proprio attraverso un accordo con Confcommercio, non può essere assolutamente lasciato solo da nessuno e merita tutto il sostegno perché possa proseguire la sua attività imprenditoriale – è il punto di vista dell’associazione – Infatti, la rivolta nata a Palermo non può arrestarsi ed è necessario che ciascuno, a qualsiasi ruolo e livello, non si sottragga dal fare in maniera seria e concreta la propria parte, per superare ogni forma di illegalità e respingere qualsiasi genere di imposizione mafiosa ed illecita.


Helg, Montante e gli altri: le carriere antimafia finite tra accuse e sospetti
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03 ... ia/1474452
L'arresto del presidente della Camera di Commercio di Palermo, che denunciava le estorsioni ed è ora accusato di praticarle, riapre in Sicilia la polemica sui "professionisti dell'antimafia". Fava: "Troppe protezioni e impunità". Don Ciotti: "Solo un'etichetta". E l'impegno autentico per la legalità rischia di essere travolto
di Giuseppe Pipitone | 4 marzo 2015

Da anni predicava la necessità di combattere il “pizzo” imposto da Cosa Nostra agli esercenti palermitani, si faceva promotore di iniziative antimafia e ingaggiava rumorose polemiche per sottolineare il coraggio di chi denunciava le estorsioni dei boss. Attività che avevano consentito a Roberto Helg, da quasi dieci anni presidente della Camera di Commercio di Palermo, di entrare di diritto nei ranghi del movimento antimafia: peccato che nel frattempo sia finito in manette per aver chiesto e intascato una tangente da centomila euro da un commerciante che chiedeva il rinnovo dell’affitto di alcuni locali dell’aeroporto del capoluogo.Scalo intitolato a Falcone e Borsellino, simboli della lotta a Cosa Nostra, citati a più riprese nelle iniziative presenziate da Helg. Abbandonato oggi persino dal suo legale, che giudica “incompatibile” questa difesa. Il motivo? L’avvocato Fabio Lanfranca ha scelto da anni di assistere le vittime di estorsione: lo stesso reato denunciato da Helg, ma di cui ora è accusato.

Solo l’ultimo emblema di un pericoloso fenomeno, un cortocircuito paradossale che rischia di polverizzare l’intero fronte della lotta a Cosa Nostra: l’antimafia utilizzata come status, un carrierismo colorato da slogan e iniziative contro la criminalità organizzata che punta solo ad occupare luoghi di potere. “Occorre chiedersi cosa sia diventato oggi il fronte antimafia in Italia e come abbia prodotto e protetto troppe carriere e troppi spazi di impunità” è il commento del vice presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava. Gli fa eco il senatore ex M5S Francesco Campanella che sottolinea come oggi “chi gestisce sacche di potere possa farlo ergendosi a paladino e professionista di un’antimafia di facciata”. Un concetto già descritto pochi mesi fa da don Luigi Ciotti: “L’antimafia – diceva il fondatore di Libera – è ormai una carta d’identità, non un fatto di coscienza. Se la eliminassimo, forse sbugiarderemmo quelli che ci hanno costruito sopra una falsa reputazione. L’etichetta di antimafia oggi non aggiunge niente. Anzi”.

E quell’ “anzi” lasciato sospeso richiama immediatamente all’allarme lanciato da Leonardo Sciascia dalle pagine del Corriere della Sera il 10 gennaio del 1987: nell’ormai celebre articolo sui professionisti dell’antimafia, lo scrittore di Racalmuto mise nel mirino gli esempi sbagliati (cioè la nomina di Borsellino a procuratore di Marsala) ma intuì prima di tutti, in tempi non ancora maturi, ciò che oggi è diventato un sistema diffuso. Parole profetiche diventate adesso più che mai attuali. Il primo caso della mafia che si fa antimafia va in scena a Villabate, nei primi anni duemila: l’associazione Addiopizzo era appena nata e Francesco Campanella, presidente del consiglio comunale della cittadina palermitana, ebbe l’idea di creare un osservatorio per la legalità, attribuendo persino un premio a Raoul Bova, interprete sul piccolo schermo del capitano Ultimo, alias Sergio De Caprio, il carabiniere che arrestò Totò Riina. Peccato che Campanella fosse un mafioso (oggi è un collaboratore di giustizia), e che l’idea dell’Osservatorio fosse solo uno stratagemma per confondere le acque: la mafia che si fa antimafia, in quel caso con l’autorizzazione diretta di Bernardo Provenzano.

E più cresceva la coscienza antimafia, con le associazioni antiracket e le denunce pubbliche che si moltiplicavano, più si diffondevano i casi in cui il paravento della legalità veniva utilizzato per fare affari e carriere. Pochi anni dopo l’escamotage di Campanella, all’imprenditore Pino Migliore era arrivato un consiglio: iscriversi ad un’associazione antiracket. Peccato che quell’indicazione provenisse dagli stessi estortori mafiosi del commerciante palermitano. In questo senso il caso di Helg è solo la sintesi estrema. Prima della mazzetta in tasca, prima dell’assegno ottenuto come garanzia dell’estorsione futura, Helg era rimasto alla guida dei commercianti palermitani, nonostante lui stesso non lo fosse più dal 2012, e cioè da quando la catena di negozi di famiglia aveva dichiarato fallimento. Ciò nonostante, l’etichetta di frontman dell’antimafia gli ha garantito la permanenza al vertice di Confcommercio.

È così che il concetto di lotta a Cosa Nostra è diventato passepartout per fare carriera. E poco importa se si tratti di una lotta di plastica, di cartapesta. Appena poche settimane fa era toccato ad un altro leader della lotta al racket messa in campo dagli imprenditori siciliani: Antonello Montante, presidente di Confindustria sull’Isola, delegato per la legalità dell’associazione di viale dell’Astronomia, membro (poi dimessosi) del direttivo dell’Agenzia per i Beni Confiscati. Da volto moderno dell’antimafia rampante Montante è finito trascinato addirittura in un’inchiesta per concorso esterno a Cosa Nostra: ad accusarlo non ci sono prove schiaccianti come per Helg (registrato mentre estorce denaro come un “picciotto” dei boss, qui l’audio), ma i verbali di ben cinque collaboratori di giustizia. Una storia che rimane ancora oggi a metà tra il sospetto di un complotto politico giudiziario (in Sicilia si chiama “mascariamento”) e uno dei più grandi abbagli della storia antimafia recente.

A garantire l’assoluta trasparenza di Montante era stato nel settembre del 2013 il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, intervenendo ad un dibattito a Chianciano Terme, proprio al fianco del presidente degli industriali isolani. “In Sicilia – aveva tuonato il magistrato – è in corso una campagna di delegittimazione della vera antimafia da parte di centri occulti che vogliono screditare chi fa antimafia con i fatti, come Confindustria, Fai e Addiopizzo”. Poi aveva aggiunto: “Questa campagna di delegittimazione, che è anche una strategia della tensione, potrebbe tradursi in attentati e azioni eclatanti”. Oggi Montante è indagato proprio a Caltanissetta, la procura di Lari, che se è rifugiato nel no comment.

E se da Castelvetrano Giuseppe Cimarosa, cugino di secondo grado di Matteo Messina Denaro, annuncia la sua battaglia contro Cosa Nostra, ( e suo padre Lorenzo è considerato soltanto al momento un dichiarante), non ha ancora dato segni effettivi la presunta Rivoluzione di Rosario Crocetta, primo presidente di Sicilia dichiaratamente antimafioso, dopo che i suoi predecessori Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo sono finiti entrambi condannati per fatti di mafia. “La storia di Helg non ci riguarda, ma non possiamo tacere di fronte al fatto che in tanti, troppi, pensano che è venuto il momento di chiudere l’impegno antimafia, la denuncia della corruzione e che sia arrivato il tempo di una riappacificazione generale” tuona il governatore, che sembra fare dei precisi riferimenti che vanno oltre all’arresto di Helg. È noto come Crocetta abbia messo la lotta a Cosa Nostra e la battaglia per la legalità tra i primi punti del suo programma di governo: fino ad oggi non è stato sfiorato da nessuna indagine penale, ma dal Tar (sul caso Muos), fino alla Corte dei Conti ha ricevuto pesantissimi richiami a livello amministrativo. Come dire che la legalità non si annida solo nel condannare l’associazione criminale denominata Cosa Nostra. È il caso di Helg, nemico degli estortori mafiosi ed estortore freelance allo stesso tempo, secondo l’accusa. “Se un soggetto del genere parla di contrasto alla corruzione e poi viene arrestato per lo stesso reato il rischio vero è che si mette in discussione anche la battaglia oltre alle sue parole” dice oggi Raffaele Cantone, il magistrato campano che guida l’Anticorruzione.

All’orizzonte dunque sembra spuntare il pericolo maggiore, e cioè che l’utilizzo spregiudicato del brand antimafia distrugga alla fine l’unico, vero concetto di opposizione a Cosa Nostra: quello che passa dalle scuole, dalle iniziative culturali, dalle denunce serie, che non fa affari e non fa carriere. Ma la cui credibilità è minata oggi dai professionisti dell’anti-antimafia: ovvero gli utilizzatori di slogan contro Cosa Nostra per fini privati, che alla fine depotenziano la vera lotta contro la piovra e le sue connivenze. Una perversa evoluzione dell’allarme lanciato da Sciascia che solo sull’Isola dei paradossi poteva vedere la luce. E d’altra parte la Sicilia rimane sempre una Regione dove, parafrasando Enrico Deaglio, chi si ferma alla quarta versione dei fatti è un superficiale.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » gio mag 28, 2015 7:20 am

Visco: “Corruzione e mafia ostacolano l’attività delle imprese e la loro crescita”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05 ... ta/1718820

Il governatore della Banca d'Italia nelle considerazioni finali ha detto che "occorre allargare lo spettro delle riforme e accelerarne l’attuazione". Sul Jobs act "prematuro un giudizio, ma positivo l'aumento delle assunzioni a tempo indeterminato". Poi il numero uno di via Nazionale ha chiesto che la discussione con Bruxelles sulla bad bank per il recupero dei crediti a rischisia "rapida e costruttiva"
di F. Q. | 26 maggio 2015

Corruzione e mafia ostacolano la crescita dell’Italia. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nelle sue considerazioni finali in occasione dell’assemblea annuale, ha chiesto nuove riforme all’esecutivo per aiutare l’economia. E ha elencato quelli che sono per lui i problemi più gravi da affrontare per aiutare il Paese a ripartire. “La corruzione e l’operare della criminalità organizzata“, ha detto, “fungono da ostacolo all’attività delle imprese e alla loro crescita. Rispetto ad altri grandi Paesi le imprese non solo nascono mediamente più piccole, ma faticano anche a espandersi: in termini di occupati, anche quando hanno successo crescono a ritmi più bassi e per un periodo più limitato”.

Così dopo i ripetuti richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, anche Visco torna a ribadire il concetto sottolineando le influenze dirette che la criminalità organizzata ha sull’economia italiana. Al tema è dedicato un intero capitolo della Relazione annuale. “Corruzione e criminalità organizzata generano distorsioni nell’allocazione delle risorse, riducono l’efficacia dell’azione pubblica e ostacolano lo sviluppo”, si legge. “In Italia la diffusione dei fenomeni corruttivi è amplificata dalla presenza delle organizzazioni criminali, ormai anche al di fuori dei territori di tradizionale insediamento”.
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Al centro del discorso di Visco anche le riforme del governo Renzi. Positive secondo il governatore, anche se c’è ancora da fare molto per permettere “una crescita stabile”. Per offrire nuove prospettive di lavoro in un contesto dove la disoccupazione è sempre più elevata, la ricetta è quella di “proseguire nello sforzo di innovazione per adeguarsi alla competizione globale”: “In Italia è stata avviata un’azione di riforma”, ha preso atto Visco, “riconosciuta a livello internazionale. Per non deludere le aspettative di cambiamento occorre allargarne lo spettro e accelerarne l’attuazione. In alcuni casi i benefici non sono immediati ma questo è un motivo in più per agire, con un disegno organico e coerente”. Sul Jobs act è invece prematuro, per il numero uno di via Nazionale, esprimere un giudizio: “È positivo l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato nei primi mesi del 2015 favorito anche dai consistenti sgravi fiscali. Dopo due anni di flessione, nel 2014 il numero di occupati ha smesso di diminuire, ma la disoccupazione è rimasta assai elevata e ha continuato a ripercuotersi sulla dinamica delle retribuzioni contrattuali”. Il governatore ha anche parlato della necessità di un intervento sull’istruzione, proprio mentre il Parlamento sta discutendo la riforma della Buona scuola: “Ai giovani la scuola deve fornire la prospettiva di un adeguato ritorno, non solo economico, per l’investimento in conoscenza: molti indicatori mostrano da tempo un ritardo sia nei livelli di istruzione sia nelle competenze funzionali degli italiani”.

Passando ai temi del credito, il governatore ha sollecitato ancora una volta l’avvio di una bad bank per facilitare il risanamento e recupero dei crediti a rischio in pancia alle banche. Serve “una discussione con le autorità europee rapida e costruttiva“, ha auspicato Visco, dopo che nelle scorse settimane il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva accusato i tecnici di Bruxelles di “un atteggiamento tecnico negativo” sulla questione, perché considerano aiuti di Stato gli interventi pubblici ipotizzati da Roma. “Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati, oggi pressoché inesistenti, contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese. Proponiamo da tempo iniziative in questa direzione, anche con il concorso del settore pubblico; stiamo collaborando con il governo a disegnarle, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuto di Stato”, ha ricordato Visco. La stessa via Nazionale, del resto, la settimana scorsa ha affidato a Boston consulting group un incarico di consulenza finalizzato alla costituzione di una “asset management company per la gestione delle sofferenze bancarie”.

Sul fronte dei consumi e dell’effetto del bonus di 80 euro, la Relazione annuale rileva in base all’indagine sui bilanci delle famiglie “il 90% circa dell’incentivo fiscale sarebbe stato speso” e che, “nei primi mesi del 2015, la quota delle famiglie che segnala di arrivare con difficoltà alla fine del mese si sarebbe lievemente ridotta rispetto a un anno prima”. Tuttavia “secondo le indagini dell’Istat – si legge – la popolazione al di sotto della soglia di povertà assoluta è però più che raddoppiata rispetto al 2007, raggiungendo il 10% nel 2013″.

Il governatore ha espresso anche le sue preoccupazioni per la situazione della Grecia e il possibile impatto sul quadro economico europeo. “Le difficoltà delle autorità greche”, ha sottolineato, “nella definizione e nell’attuazione delle necessarie riforme e l’incertezza sull’esito delle prolungate trattative con le istituzioni europee e con il Fondo monetario internazionale alimentano tensioni gravi, potenzialmente destabilizzanti“.



VISCO:" CORRUZIONE E MAFIA ostacolano l'attività delle imprese e la loro crescita "

....e da 150 anni mandano a morire ogni giorno, sin dalla sua nascita, uomini e aziende, per poter sfamare l'abominio Italia e tutti i suoi adepti.

Mai verità fu più grande, ecco spiegato in sintesi il perchè il Veneto vuole tornare ad essere indipendente e sovrano A CASA SUA e la sciare che Mafia Italia Spa e tutta la sua organizzazione di parassiti e delinquenti legalizzati a tutti livelli, finisca DA SOLA la sua opera di autodistruzione iniziata 150 anni fa.

L'Italia è nata 150 anni fa, con la violenza delle armi, le imposizioni e l'invasione e lo sfruttamento dei veri popoli sovrani della penisola ( la storia NON MENTE, sarebbe ora di leggersela ), e i suoi fondatori erano efferati assassini, schiavisti, stragisti, corrotti, mafiosi e banchieri falliti per definizione ( leggersi sempre la VERA STORIA ), e questi erano i loro lati positivi. Oggi abbiamo semplicemente i loro degni successori che portano avanti la tradizione, ma solo un pò più "modernizzati" e camuffati da politici salvatori della patria, ma con un arma devastante in più, anzi due: i media criminali e venduti al sistema, e una massa di beoti lobotomizzati e resi stupidi come le capre da quest'ultimi.

Non si può pretendere che un albero di cachi nato marcio dai frutti inevitabilmente avvelenati e concimato da 150 anni con le peggiori nefandezze all'italiana, all'improvviso faccia pere o mele = Mafia Italia Spa è nata così e morirà così, è irriformabile per definizione, e la storia, soprattutto contemporanea, insegna.

O qualcuno si illude ancora che il ripetersi di scandali infami come Roma capitale, Mose Expo ecc, siano solo un caso ?!? E c'è ancora chi insiste a votare italiano, chi legittima e diventa inevitabilmente complice di questi infami, sperando un giorno che i cachi si trasformino come per magia, in succulente mele gialle e rosse.

E allora tutti a parlare di nazione, di patria, di popolo, di politica, e democrazia, cose che in questo esperimento tricolore nato male chiamato Italia, NON SI SONO MAI VISTE in 150 anni. Dov'è la patria o la nazione quando si parla di marò ? Il popolo italiano dov'è quando si tratta di ribellarsi a questa massa di infami ? E questo sistema colluso, fallato, nato marcio, mafioso e baro, qualcuno osa davvero chiamarlo Politica ? Serve aggiungere altro ?

Se poi aggiungiamo che dal punto di vista legale/giuridico, L'Italia dei mafiosi e dei corrotti, governa e sfrutta il Veneto da 150 anni senza averne diritto, il cerchio si chiude.

SIAMO ANCORA IN TEMPO - WSM
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » mar giu 09, 2015 7:51 am

Mafia Capitale, inchiesta bis: 44 arresti e 21 perquisizioni. In manette consigliere regionale Gramazio

L'inchiesta sul "Mondo di mezzo" della Procura di Roma prosegue. Operazione del Ros nel Lazio, in Sicilia e Abruzzo. Nel mirino anche la gestione dell'accoglienza di immigrati. A tre giorni dal giudizio immediato per il “Mondo di mezzo” la nuova bufera giudiziaria ha investito politici di Fi e Pd. Confermato il “sistema Odevaine” pensato per garantire un ritorno economico a chi gestiva i centri d’accoglienza. In manette i manager di una cooperativa di area Comunione e Liberazione. Buzzi: "Ma questi i consiglieri comunali devono sta ai nostri ordini..."

di Andrea Palladino e Giovanna Trinchella | 4 giugno 2015

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06 ... ni/1745826

“Ma questi i consiglieri comunali devono sta ai nostri ordini …. faccio come … ma perché io devo sta agli ordini tuoi …. te pago … ma va a fanculo”. Salvatore Buzzi, l’uomo delle coop che diceva: “Pago tutti”, spiega in una intercettazione l’asservimento totale dei politici agli ordini di Mafia Capitale. Il secondo atto dell’inchiesta è arrivato questa mattina: 44 arresti, 21 perquisizioni A tre giorni dal giudizio immediato per il “Mondo di mezzo” arriva una nuova tempesta giudiziaria sulla politica. Ci sono, tra gli altri: l’ex consigliere regionale di Forza Italia (Luca Gramazio), l’ex presidente Pd del Consiglio comunale in Campidoglio (Mirko Coratti) e l’ex assessore alla Casa del Pd (Daniele Ozzimo). E poi i consiglieri comunali di Fi (Giordano Tredicine) e “Centro democratico con Tabacci” (Massimo Caprari). Ma anche l’ex presidente Pd del X Municipio di Ostia (Andrea Tassone) e l’ex assessore Pd alle Politiche sociali (Angelo Scozzava).
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Come nella prima tranche nel mirino degli inquirenti sono finiti democratici e forzisti, alcuni dei quali risultavano già indagati. Cuore di questa seconda parte di inchiesta il business degli immigrati di cui parlava in una famosa intercettazione Buzzi: “Con gli immigrati si fanno più soldi che con la droga”. In manette anche i manager di una cooperativa di area Comunione e Liberazione.

Tra gli arrestati uomini di Forza Italia e del Pd

Tra i 44 arresti del Ros c’è Luca Gramazio, consigliere di Forza Italia in Regione Lazio che si era dimesso dal capogruppo subito dopo la prima tranche dell’inchiesta, ma non aveva lasciato la poltrona di consigliere alla Pisana. Per lui l’accusa è di partecipazione all’associazione mafiosa capeggiata da Massimo Carminati per aver favorito sfruttando la sua carica politica: prima come capogruppo Pdl al Consiglio di Roma Capitale e in seguito come capogruppo Pdl (poi FI) appunto in Consiglio Regionale. Per gli inquirenti era stato a cena nel 2013 insieme al padre con Carminati: “Nulla da rimproverarmi – aveva detto rispondendo alla domanda sulla nomina alla commissione Trasparenza – Non faccio parte di un sistema”. In una intercettazione, il 23 luglio del 2013, però Carminati gli diceva: “Mo te sto a guarda’ ‘sta cosa per la … commissione trasparenza”.

Misura cautelare anche per l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, che si era autosospeso dal Partito democratico a dicembre. Lo scorso gennaio contro il suo ufficio politico c’era stato un attentato incendiario. In manette anche l’ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo (Pd): quest’ultimo era alla cena risalente al 2010 che per qualche giorno ha rappresentato con una fotografia della capacità di infiltrazione di Mafia capitale nelle istituzioni. I Ros hanno eseguito gli arresti anche dei consiglieri comunali Giordano Tredicine (vicepresidente del consiglio comunale e vicecoordinatore di Forza Italia per il Lazio), Massimo Caprari (capogruppo Centro democratico in Comune), l’ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone (Pd), Fabrizio Franco Testa, Angelo Scozzava, ex assessore alle Politiche sociale e già alla guida del dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute del Comune. Nuova ordinanza di custodia cautelare anche per Carminati e Buzzi.

Il gip Flavia Costantini ha firmato l’ordine di cattura anche per Stefano Bravo (già protagonista delle polemiche politiche legate alla prima ondata di arresti, perché tra i creatori della fondazione Human di Giovanna Melandri) e Pierpaolo Pedetti (Pd), presidente della commissione comunale Patrimoni. Domiciliari per Stefano Venditti, ex presidente della Lega Coop Lazio, il dirigente della Regione Lazio Guido Magrini nella veste di responsabile del dipartimento politiche Sociali, Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio, Franco Figurelli (misura carcere) che lavorava presso la segreteria di Coratti. Domiciliari per il costruttore Daniele Pulcini.

I carabinieri del Ros hanno eseguito misure cautelari per 44 persone con accuse di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e altri reati. E la procura di Roma allarga al resto d’Italia l’inchiesta sulle relazioni pericolose tra colletti bianchi e criminali ormai organizzati: gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania ed Enna. Perquisite 21 persone c’è anche l’ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio, Maurizio Venafro. L’ex braccio destro del presidente della Regione è indagato dai pm romani per il reato di tentativo di turbativa d’asta. La vicenda, per la quale Venafro si è dimesso nel marzo scorso, è relativa ad una gara d’appalto per l’acquisto del servizio Cup (il Centro Unico Prenotazione) che venne indetta e poi revocata nel dicembre scorso dallo stesso Zingaretti dopo che il bando era finito nelle carte dell’inchiesta.

I carabinieri, questa mattina all’alba, sono arrivati nella sede della cooperativa La Cascina a Tor Vergata (Roma) per acquisire documenti. Cuore di questa seconda tranche di il business degli immigrati di cui parlava in una famosa intercettazione l’ex uomo delle coop, Salvatore Buzzi: “Con gli immigrati si fanno più soldi che con la droga”. La rete di cooperative sociali, grazie a Mafia Capitale, si “sono assicurate numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate”.

Arrestati i manager della cooperativa La Cascina

I manager della cooperativa La Cascina,. vicina a Cl, erano “partecipi degli accordi corruttivi con Luca Odevaine” e hanno commesso “plurimi episodi di corruzione e turbativa d’asta” dal 2011 al 2014, mostrando così una “spiccata attitudine a delinquere” per ottenere vantaggi economici. Per questo il gip ha emesso una misura nei confronti anche di Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa. Per Ferrara è stato disposto il carcere, mentre nei confronti degli altri tre sono scattati i domiciliari.

Secondo il Gip, Odevaine avrebbe ricevuto dai quattro “la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014, per la vendita della sua funzione e per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio in violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione”. Nello specifico, Odevaine avrebbe tra l’altro orientato le scelte del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, in modo da creare creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dal gruppo La Cascina. Avrebbe inoltre fatto pressioni finalizzate a far aprire i centri per immigrati in luoghi graditi alla cooperativa e concordato con i manager il contenuto degli stessi bandi di gara, che venivano poi predisposti in modo da garantire l’attribuzione di un punteggio elevato alla stessa La Cascina.

Il business degli immigrati e il sistema Odevaine

Al centro dell’indagine che ha portato agli arresti c’è appunto il “ramificato sistema di corruzione” creato per favorire un cartello di imprese interessato alla gestione dei centri di accoglienza, in grado di accedere ai consistenti finanziamenti pubblici stanziati per i flussi migratori. Un business che conosceva bene Luca Odevaine che nel marzo scorso ha ammesso di aver intascato tangenti. Negli atti dell’inchiesta gli inquirenti descrivevano così l’indagato: “Odevaine è un signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati”. Un figura importante perché “la qualità pubblicistica di Odevaine risiede nell’essere appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione” e al contempo è “esperto del presidente del C.d.A. per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, ente che soprintende alla gestione del Cara di Mineo“. E anche oggi il ruolo di Odevaine, nella veste di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, viene confermato. Era lui che “doveva garantire consistenti benefici economici ad un ‘cartello d’imprese’ interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’esclusione di imprese concorrenti dall’aggiudicazione dei relativi appalti”. Per Odevaine il gip ha respinto la richiesta d’arresto.

Il primo troncone dell’indagine aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e in carcere Massimo Carminati e l’uomo delle coop Salvatore Buzzi. I pm romani Cascini, Ielo e Tescaroli, coordinati dall’aggiunto Michele Prestipino e dal procuratore Giuseppe Pignatone, hanno lavorato a lungo in questi mesi sul nuovo fronte.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » dom giu 21, 2015 2:39 pm

Sto articoło lè falbo. Le raixe de ła corusion tałego-romana łè stà ente ła vecia Roma, capital del visio jeri cofà ancó.

La corruzione in Italia: Storia di un Malcostume
Scritto da: Claudia Cepollaro 9 marzo 2015
http://www.lacooltura.com/2015/03/la-co ... -in-italia

In Italia la corruzione ci porta ad essere ultimi tra i paesi d’Europa. Ma dove trova origine questo malcostume? È presente in realtà in quasi tutti i paesi del mondo e dovunque circoli denaro, e diventa più grave quando colpisce il mondo politico e i soldi pubblici che dovrebbero essere intoccabili.

Che “non rubare” sia o meno, come nella conosciuta frase di Benigni, un comandamento scritto ad personam per noi italiani è vero. Malgrado ciò la parola “corruzione” è stata, forse grazie all’ultimo scandalo di Mafia Capitale, del Mose e degli appalti dell’Expo, la più discussa e cliccata del web.

Ma che cos’è la corruzione? In diritto è la condotta propria del pubblico ufficiale che riceve denaro ed altre utilità che non gli sono dovute, creando spesso un danno economico. La tangente, termine che indica i soldi che il pubblico ufficiale riceve da terze persone, consente a quest’ultime di avere in modo assolutamente illecito privilegi di vario genere come un appalto, truccandone la gara e favori vari dalla politica.

Secondo la Corruption Perception Index 2014 della Transparency International, che classifica i paesi per trasparenza, l’Italia risulta 69esima. Nel mezzo della classifica il nostro paese si vede lontana da chi occupa i primi posti come Danimarca e Nuova Zelanda, ed è soprattutto ultima tra i paesi Europei e del G7.

Ma c’è una spiegazione del perché l’Italia vive questo problema più di altri paesi Europei? Ebbene si! E la possiamo trovare nelle vicende storiche vissute dal nostro paese e che hanno creato un problema etico-politico, emerso subito dopo l’Unità d’Italia, ma che trova origine molto più in là nel tempo, a partire dal Medioevo.
Corruzione: storia di un fenomeno
Momento della Battaglia di Montaperti (1260) tra Guelfi e Ghibellini

Dopo la caduta dell’Impero Romano la penisola fu occupata da popoli barbarici subendo un declino politico, artistico, morale ed economico. Divisa in tante realtà diverse, l’Italia vide la sua frantumazione più grande dopo la parentesi del Sacro Romano Impero di Carlo Magno, quando si crearono tanti piccoli “staterelli” diversi per grandezza e struttura governativa interna : i Comuni, vere proprie città-stato controllate principalmente da governi oligarchici; gli Stati Regionali, più noti con il nome di Signorie, con a capo un “Signore” principalmente di origine nobiliare; e a Sud i Regni, controllati da famiglie straniere come gli Angioini e gli Aragonesi. In questo contesto frammentario, forti erano anche i contrasti di potere sia fuori che dentro i loro confini. All’ interno nei Comuni, come in quello di Firenze, c’erano conflitti tra poteri oligarchici, un’antica forma di lotta sociale tra i ceti più influenti della città; mentre fuori impazzavano guerre e scontri per l’estensione territoriale. I conflitti si creavano continuamente tra Comuni e Comuni, Signorie e Comuni, Signorie e Signorie, una lotta che molti storici definirono “una guerra di tutti contro tutti” e che rendeva pericoloso e difficile prendere parte alla vita politica.

In questa realtà conflittuale risultava più conveniente per ogni uomo difendere e proteggere i propri interessi, partendo dalla famiglia sino ai beni personali, piuttosto che a quelli dello stato. Questo fenomeno sociale prenderà il nome di particolarismo degli interessi, e tra il Quattrocento e il Cinquecento alcuni tra i più importanti tra gli intellettuali avevano evidenziato questa attitudine italiana nel difendere il “proprio”. Uno fra tutti è stato Guicciardini, che parlava della difesa del proprio “particulare” da parte dei sui compatrioti, oppure Leon Battista Alberti, che aveva creato una teoria su come gestire un’attività economica familiare, la masserizia, lontano da una politica e da una società ostile e pericolosa.

Una volta terminata questa fase di instabilità e giunta l’epoca delle dominazioni straniere, la mentalità italiana, compromessa dal suo passato, si è adagiata a questo “quieto vivere” atto a difendere gli affari propri, che solo una ristretta élite di intellettuali, di onesti e di romantici ha messo da parte per il bene comune. La corruzione è l’espressione grave di un egoismo a vantaggio dell’interesse personale a discapito del bene pubblico,e che solo con un lento percorso di ricostruzione morale potrà essere realmente contenuta.

Claudia Cepollaro

Comento mio:
Il medioevo fu il periodo della rinascita europea, altro che barbari e periodo buio! Le libertà comunali nacquero nel medioevo e non certo nei municipi romani che si chiamavano municipi (munia, munera, munis: il municipio era l'ente per riscuotere le tasse, i contributi, i diritti romani nei territori annessi, conquistati che non godevano della cittadinanza romana) proprio perché erano "munti" ("mungere" ha un'altra radice etimologica, ma l'associazione ci sta benissimo) dal vorace e feroce fisco romano (altro che libertà avevano soltanto il diritto di pagare le tasse ai romani); ieri come oggi.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » gio lug 30, 2015 6:51 am

Li areoplani de Rensi

I 12 aerei di lusso a disposizione di Renzi. Rivolta Facebook
Divampa la polemica sugli aerei di lusso a disposizione di Renzi e del governo. Polemica su Facebook
Martedì, 28 luglio 2015

http://www.affaritaliani.it/politica/i- ... 77355.html



Divampa la polemica sugli aerei a disposizione del governo. Su Facebook, il gruppo Dimissioni e tutti a casa, ha postato un video in cui viene rivelato il numero di lussuosi velivoli a disposizione del premier: "Il Governo Renzi - si legge sul social network - ha a disposizione 12 aerei. Tutti con allestimenti di lusso: tv al plasma, poltrone in pelle, letti per il riposino, tavoli pregiati. TANTO PAGHI TU!

LA POLEMICA DI GENNAIO SUL VOLO DI STATO: L'ATTACO DEL M5S E LA REPLICA DEL PREMIER

"Ecco le prove inconfutabili dello schifo che fa Matteo Renzi! In qualunque altro paese il premier darebbe le dimissioni immediate! Fate girare il piu' possibile!". Cosi' il deputato M5S Angelo Tofalo, membro del Copasir, che su Facebook posta la foto di una schermata del radar della sera del 30/12/2014.

Tofalo lo fa citando e linkando il post sul blog "del collega Paolo Romano": "Martedì 30 dicembre un Falcon 900 della flotta di Stato solca i cieli del Mediterraneo. Riporta a casa da Tirana il nostro SuperPremier. Secondo i piani di volo il Falcon dovrebbe far rotta su Roma ma il premier ha fretta. Deve andare in vacanza. Quindi il Falcon si deve adeguare. Dirottato su Firenze, imbarca moglie e figli del premier e riparte alla volta di Aosta".

LA REPLICA DEL PREMIER: "PROTOCOLLO DI SICUREZZA" - "Gli spostamenti aerei, dormire in caserma, avere la scorta, abitare a Chigi non sono scelte ma frutto di protocolli di sicurezza. #regole". Cosi' su twitter il premier Matteo Renzi risponde alle accuse del Movimento 5 stelle su quello che sarebbe stato un uso improprio del volo di Stato che lo ha portato da Tirana a Firenze e poi, con la famiglia, ad Aosta.

FONTI DI PALAZZO CHIGI: "TUTTO NEL PIENO RISPETTO DEI PROTOCOLLI" - Il premier ha pagato tutte le spese della vacanza sulla neve per sé e la famiglia e si è recato a Courmayeur non con il volo di Stato con cui è stato a Tirana, ma con un Falcon 900, "nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza" che regolano i suoi spostamenti. Lo precisano fonti di Palazzo Chigi.

M5S, TOFALO INSISTE: "RENZI VOLEVA CHE NESSUNO SAPESSE" - "Prova a giustificarsi dopo aver usato un volo di Stato da 9.000 euro all'ora, pagato ovviamente da noi tutti, per andare in vacanza con la famiglia a Courmayeur. Anche le figure istituzionali del M5S hanno diritto a queste cose eppure mai nessuno di noi ha usato voli di Stato o auto blu! Questa e' la vera rivoluzione, ed anche se possono sembrar cose apparentemente banali proprio non lo sono". Cosi' insiste su Facebook il deputato 5 stelle, Angelo Tofalo, che rimanda ancora una volta al link per i "dettagli di tutto cio' che ha scoperto il nostro collega Paolo Nicolo' Romano". E chiude con un PS: "Comunque Renzi a quanto pare ha accusato il colpo... voleva che nessuno lo sapesse! Viva la trasparenza del nostro premier...".
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » gio lug 30, 2015 7:11 am

Sequestrato il porto di Ostia, arrestato il patron
Mauro Balini in manette assieme ad altre tre persone. Le accuse: associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di valori
29/07/2015

http://www.lastampa.it/2015/07/29/itali ... agina.html

Sequestrato il porto turistico di Roma, sul litorale di Ostia, e in manette il presidente Mauro Balini assieme ad altre tre persone. È il bilancio di un’operazione eseguita dai finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Roma sotto la direzione della Procura della Capitale. Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di valori. Altre 9 persone sono state denunciate a piede libero.

Il blitz è scattato all’alba e ha portato al sequestro di beni per oltre 400 milioni di euro tra cui immobili, come un prestigioso attico sul litorale ostiense, un catamarano di circa 20 metri, quote societarie e conti correnti bancari, posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali. Decine le perquisizioni effettuate, anche in tre studi professionali. Secondo gli investigatori il noto imprenditore assieme agli altri tre arrestati avrebbero pilotato il crack della Ati Spa, società che aveva curato la realizzazione del porto e che fino al 2008 concessionaria dell’infrastruttura, svuotandola completamente dei propri beni e dirottandoli su società riconducibili al patron.

Le indagini della Guardia di finanza del Comando provinciale di Roma sono partite nel 2012 in seguito alla denuncia di una banca tedesca che vantava un credito di 25 milioni per un finanziamento. Per gli inquirenti, Balini, con la complicità di fidati collaboratori e professionisti, avrebbe creato un complesso schema societario per distrarre ingenti risorse patrimoniali e finanziarie all’Ati, portandola a un passivo finale di oltre 155 milioni di euro. Il «disegno criminale» sarebbe nato nel 2005 quando l’imprenditore avrebbe creato un debito fittizio nelle casse aziendali da 28 milioni di euro simulando di ripianarlo per diventare creditore e poter giustificare i prelievi di ingenti somme dalle casse in favore di altre società a lui riconducibili. A finire in manette anche Massimo Amicucci, Edoardo Sodano e l’avvocato Sergio Capograssi.

Il gip di Roma, Maria Grazia Giammarinaro, nell’ordinanza di custodia cautelare scrive di «collegamenti del Balini e dei suoi accoliti con uomini politici e amministratori locali» aggiungendo che «tali connessioni hanno consentito di ottenere, anche in tempi brevissimi, autorizzazioni e ogni altro tipo di atti amministrativi necessari al perseguimento dei suoi scopi». Il gip evidenzia, inoltre, che «si può plausibilmente ritenere che Balini sia il gestore delle attività economiche e finanziarie facenti capo ad una delle strutture criminali insediate nel territorio di Ostia e che costituisca anzi il terminale apparentemente legale di quegli interessi criminali». Costruito nel 2001, il porto di Ostia si sviluppa attualmente su una superficie di circa 22mila ettari e dispone di 840 posti barca per lunghezze comprese fra gli 8 e i 60 metri. «Il porto continuerà a funzionare normalmente» ha assicurato il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, aggiungendo: «il Tribunale ha nominato due amministratori di grande esperienza che nonostante il sequestro svolgeranno tutte le attività».
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » sab ago 01, 2015 7:42 pm

Mafia Capitale, parla Buzzi: “I politici romani? Sono famelici”
http://roma.fanpage.it/mafia-capitale-b ... o-famelici

Nei primi interrogatori nell'inchiesta Mafia Capitale, di cui La7 ha diffuso in esclusiva alcuni stralci, il braccio destro di Carminati comincia a tracciare i contorni del torbido intreccio corruttivo tra politica, imprenditoria e criminalità: "Il Pd? mai pagato così tanto".
di An. Mar. 31 luglio 2015
Sono cinque gli interrogatori sostenuti in carcere da Salvatore Buzzi, il braccio destro di Massimo Carminati, arrestato insieme all'ex esponente della Banda della Magliana nell'ambito inchiesta Mafia Capitale, che ha smantellato il sistema corruttivo attraverso il quale venivano affidati gli appalti pubblici del Comune di Roma e che coinvolge imprenditori e politici della scena capitolina. Proprio questi ultimi – negli stralci degli interrogatori diffusi in esclusiva dal Tg di La7 – sono descritti da Buzzi come "famelici". Si tratta delle prime dichiarazioni che gettano luce sulla vicenda che ha fatto tremare alle fondamenta la politica e la pubblica amministrazione di Roma. "Famelico e vendicativo" secondo Buzzi è anche l’ex amministratore delegato della municipalizzata Ama, Franco Pansironi. “Ci fece togliere l’appalto sui cimiteri che avevamo già vinto – racconta ai giudici – lui raccoglieva anche per la fondazione Nuova Italia di Alemanno". L'ex fedelissimo di Carminati non risparmia neanche il Pd e ammette: "Mai pagato così tanto prima d’ora”. "Sempre finanziato volontariamente in campagna elettorale – specifica – ma così mai". "Il capogruppo del Pd Fabrizio Panecaldo era insistente, Nieri (l'ex vicesindaco dimissionario di Sel, ndr.) ha fatto assumere 4 persone “

Buzzi continua a parlare, seguendo forse una precisa strategia legale finalizzata ad ottenere uno sconto di pena, come aveva chiesto sin dall'inzio e vuota il sacco anche sul palazzo della provincia all’Eur. “Venne comprato da Zingaretti prima che venisse costruito” riferisce. “L’appalto per il riscaldamento fruttò una tangente da un miliardo e duecento milioni" continua Buzzi sottolinenando che "presero soldi il capo di gabinetto Maurizio Venafro, il segretario generale Cavicchia e Peppe Cionci (l’imprenditore che raccolse i fondi per le campagne elettorali del governatore Nicola Zingaretti e del sindaco Ignazio Marino, ndr.) per Zingaretti". Ce n'è anche per l'ex presidente del consiglio comunale Coratti: "Il cda Ama è roba nostra – avrebbe detto a Buzzi – ci devi pagare”. “L’ex presidente del municipio di Ostia, Andrea Tassone ci ha chiesto 26 mila euro per l’appalto delle potature e 6 mila per la spiaggia” racconta ai pm. "
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