Corusion tałiana e romana

Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » lun mag 12, 2014 1:40 pm

Dal Compagno G. a Scajola l’Italia non smette di essere vergognosa

http://www.lindipendenza.com/dal-compag ... vergognosa

di PONGO

Sarà che causa motivi familiari (mi riferisco alla mia “quasi moglie” scozzese) ho frequenti contatti con gente di zone europee a nord per cui vengo spesso (non io personalmente ma l’Italia) deriso per le assurdità anche criminali che avvengono nel nostro bel Paese, dicevo sarà per questa ragione ma negli ultimi giorni sento particolarmente pesanti situazioni insostenibili. Scajola, il caro Claudio Scajola, ex-sindaco Dc di Imperia e poi in Forza Italia, più volte ex-ministro e altro, condannato e prosciolto ripetutamente, con quella sua faccia da prete ambiguo e falso come Giuda, ce lo ritroviamo ora a Regina Coeli mentre Berlusconi dice che è assurdo e umiliante mettere in carcere una persona che ha fatto il ministro dell’interno solo perché ha aiutato a trasferire un amico latitante.

Ma vi rendete conto?! L’amico è Amedeo Matacena, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. E trascuro i tanti altri aspetti della questione che han portato all’arresto di Scajola compreso l’arresto della moglie di Matacena, Chiara Rizzo a stretto contatto con Scajola per interessi di lui. Stesse considerazioni di Berlusconi che giustifica e assolve Scajola con Marcello Dell’Utri, anch’ egli condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna confermata venerdi scorso ma quando ormai da tempo Dell’Utri si trova a Beirut con un finale che sarà tutto da verificare e che magari non avverrà.

Spesso amici che sento dalla Scozia e da qualche altro angolo d’Europa e del mondo mi chiedono come mai un delinquente e pregiudicato può condurre la campagna elettorale del suo partito, essere in Tv ogni giorno, giudicare e criticare gli altri e sentirsi pure dalla parte della ragione. Sinceramente non so cosa rispondere e l’unica giustificazione, valida solo in Italia, è che si chiama Silvio Berlusconi. E tu Greg, caro Primo Greganti che 21 anni fa mettevo in rima nelle mie canzoncine satiriche nei programmi di Funari, ridendoci su amaramente? La sua è una bella storia molto comunista, nato nelle Marche e giunto a Torino da ragazzino, poi operaio della Fiat. Il tutto iniziò così ma fini con una condanna per finanziamento illecito al suo partito. Ma perché mai a facce di m… del genere, condannate ai tempi di Tangentopoli viene poi permesso di assumere posizioni di estremo rilievo nell’organizzazione degli appalti per l’Expo, dove tutto il mondo ci osserva? Non solo nell’ Expo, anche nella Sanità! Da Greg ed altri,una vera associazione a delinquere con tangenti versate e incassate nella più totale tranquillità.

Voi assumereste Toto Riina per un incarico di fiducia o Callisto Tanzi per una grossa gestione finanziaria? Ma il nostro è un Paese straordinario e come dicevo, da amici e parenti di Paesi esteri ricevo domande su come mai da noi possano accadere queste cose. Scajola, Greg, Dell’Utri, Berlusconi ed altre migliaia di delinquenti, vi ringraziamo per queste dosi enormi di vergogna che dobbiamo mandare giù e per tenere l’Italia perennemente bloccata nel suo sviluppo.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » lun mag 12, 2014 1:44 pm

Per favore, commissariate non solo l’Expo ma l’Italia tutta

http://www.lindipendenza.com/per-favore ... ma-litalia

di COSTANTINO de BLASI

“Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri e traditori, non è vittima! E’ complice!”

Forse George Orwell non aveva in mente l’Italia quando pronunciò queste parole ma se oggi fosse in vita non potrebbe che verificare come le sue visioni siano tremendamente confermate.

L’Italia che esce da quest’ultimo scandalo tangentizio forse è ancora migliore dei suoi impresentabili dirigenti, troppo impegnati a spartirsi appalti milionari, a gonfiarsi rimborsi, a proteggere latitanti. Certo è una nazione che ha una maledetta tendenza a ripetere i propri errori e a non imparare dalla propria storia.

L’unica novità che emerge dalla vicenda Expo è che non ci sono novità neanche nei protagonisti, già passati per le patrie galere durante la la tangentopoli degli anni ’90. Greganti e Frigerio sono due vecchie conoscenze delle cronache giudiziarie italiane; il primo (di nome e di fatto) è il mitico compagno G, il comunista tutto d’un pezzo che non facendo nomi si guadagnò la gratitudine eterna dei compagni del PDS; il secondo, in premio per i suoi illeciti servigi, ebbe nel 2001 un seggio parlamentare dal PDL.

Alcuni decenni di scandali non hanno cambiato il Paese e la corruzione continua ad essere protagonista assoluta di ogni situazione in cui scorrono fiumi di denaro pubblico. Il sistema politico, apparentemente smantellato dal pool di mani pulite, non è mai morto. Anzi ha saputo rigenerarsi e alimentarsi senza neanche avere la decenza di tentare di nascondere la polvere sotto il tappeto perché gli italiani dimenticano, perdonano, addirittura premiano chi commette illeciti. Vien da pensare che corruzione e concussione siano abitudini talmente radicate nel tessuto politico-dirigenziale italiano che una ipotesi di sua riforma e ricambio sarà sempre destinata a fallire.

L’Expo 2015 doveva essere un’occasione per i rilancio di un’economia a pezzi, mentre si trasforma nell’ennesima, desolante constatazione che la gestione della cosa pubblica è un affare privato di chi ha gli agganci giusti e denaro per corrompere.

Per questo vorremmo che l’Expo sia commissariato e affidato a un organismo sovranazionale, in modo da togliere a chiunque “avesse la tentazione” di appropriarsi illecitamente di denari che sono dei cittadini . Altre volte, per altre occasioni, Fondo Monetario Internazionale, WTO, Unione Europea hanno esercitato ingerenze nelle faccende di stati sovrani; questa volta sarebbe per una buona causa, perché la politica italiana ha mostrato troppe volte di non meritare il potere di cui dispone.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » gio mag 15, 2014 7:03 am

Lucio Chiavegato a Piazza Pulita del 12.05.2014

https://www.youtube.com/watch?v=2_RKzG9 ... e=youtu.be

No sta darghe contro al veneto Maltauro par gnente, la corousion lè ente la nadura del sistema talian e Maltauro cofà li altri enprendidori veneti, par laorar, li xe costreti a adegoarse come le enprexe teroneghe co la mafia.

Màsa ciacole Lucio, màsa tivi, lasali perdare, li te maneja come on sucolo!
Li te fa pasar da talian pì ke da veneto endependentista; ma a dirla tra naltri, scuxame seto, ma anca da le to parole te pari pì on talian ke on veneto endependetista.


http://www.irpa.eu/wp-content/uploads/2 ... uzione.pdf
...

Rapporto UE: In Italia rischio corruzione negli appalti pubblici
http://www.lavoripubblici.it/news/2014/ ... 12862.html

05/02/2014 - La Commissione europea ha, recentemente, pubblicato la Relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione. Nell’allegato sull’Italia viene precisato che “i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono oggi tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’elevato numero di indagini per casi di corruzione, tanto a livello nazionale che regionale”.
Nel documento di 16 pagine predisposto dall’esecutivo comunitario si legge che il 97% degli italiani ritiene che la corruzione sia un fenomeno dilagante in Italia (media UE del 76%) e il 42% afferma di subire personalmente la corruzione nel quotidiano (media UE del 26%) e che la mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche risulta molto diffusa.
Secondo i dati raccolti dalla Commissione, le figure pubbliche verso le quali vi è maggior sfiducia sono i partiti politici, i politici nazionali, regionali e locali e i funzionari responsabili dell’aggiudicazione degli appalti pubblici e del rilascio delle licenze edilizie.

Il documento contiene uno specifico capitolo sugli appalti pubblici in cui viene precisato che in Italia il ricorso a procedure negoziate (soprattutto senza pubblicazione del bando) è più frequente della media: nel 2010 rappresentava infatti il 14% del valore dei contratti, contro il 6% della media dell’Unione. Questo fattore aumenta il rischio di condotte corrotte e fraudolente.

Viene, anche, precisato che secondo un sondaggio del 2013, per gli italiani la corruzione è un fenomeno diffuso negli appalti pubblici gestiti dalle autorità nazionali (70% degli italiani contro il 56% della media UE) e negli appalti gestiti dagli enti locali (69% degli italiani contro il 60% della media UE).
Nello specifico gli italiani ritengono le seguenti pratiche particolarmente diffuse nelle gare d’appalto pubbliche:
capitolati su misura per favorire determinate imprese (52%);
abuso delle procedure negoziate (50%);
conflitto di interesse nella valutazione delle offerte (54%);
offerte concordate (45%);
criteri di selezione o di valutazione poco chiari (55%);
partecipazione degli offerenti nella stesura del capitolato (52%);
abuso della motivazione d’urgenza per evitare gare competitive (53%);
modifica dei termini contrattuali dopo la stipula del contratto (38%).

Veramente pesante il giudizio della Commissione europea quando afferma che in Italia il settore delle infrastrutture è quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa e che secondo studi empirici, la corruzione risulta particolarmente lucrativa nella fase successiva all’aggiudicazione, soprattutto in sede di controlli della qualità o di completamento dei contratti di opere/forniture/servizi.
Nel caso delle grandi opere pubbliche la corruzione è stimata a ben il 40% del valore totale dell’appalto.

L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili. Secondo alcuni studi, l’alta velocità in Italia è costata:

47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli;
74 milioni di euro al chilometro tra Torino e Novara;
79,5 milioni di euro al chilometro tra Novara e Milano;
96,4 milioni di euro al chilometro tra Bologna e Firenze.

Costi veramente enormi rispetto ai:
10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione;
9,8 milioni di euro al chilometro della Madrid-Siviglia;
9,3 milioni di euro al chilometro della Tokyo-Osaka.
In totale, il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici.

Il Rapporto della Commissione europea si coclude con il suggerimento di dare maggiore attenzione ad alcuni aspetti tra i quali:
rafforzare il regime di integrità per le cariche elettive e di governo nazionali, regionali e locali;
rendere più trasparenti gli appalti pubblici, prima e dopo l’aggiudicazione, come richiesto dalle raccomandazioni rivolte all’Italia a luglio 2013.

A cura di Ilenia Cicirello

Come funziona la corruzione negli appalti pubblici – Piero Di Caterina
http://www.byoblu.com/post/2012/10/18/c ... erina.aspx

LA CORRUZIONE NEGLI APPALTI PUBBLICI
Intervista a Piero Di Caterina, imprenditore di Sesto San Giovanni

MESSORA: Piero Di Caterina, imprenditore legato all’affaire Sesto, anzi direi l’imprenditore che ha fatto scoppiare lo scandalo. È corretto?DI CATERINA: E’ corretto, sì.

MESSORA: Allora, Piero, tu sei qua perché venerdì 5 ottobre sei venuto a L’Ultima Parola di Paragone e cercavi di spiegare che cosa era la corruzione, essendone, direi, un discreto esperto.

DI CATERINA: Sì, l’altra sera ho accettato l’invito di Paragone a partecipare alla trasmissione perché volevo cogliere l’opportunità di cercare di far capire ad una parte degli italiani che cos’è effettivamente la corruzione. Quella sera volevo rappresentare agli italiani che erano in ascolto che il problema della corruzione in Italia è il problema che ci ha condotto in una crisi nella crisi. Mentre in tutta Europa e nel mondo c’è una situazione di crisi molto pesante, riferita nel mondo a fatti di natura finanziaria, in Europa a fatti di natura finanziaria e monetaria, in Italia abbiamo queste due gravissime problematiche, ma ne abbiamo una drammatica che è quella della corruzione. La corruzione che è stata sempre trattata dai media e dagli addetti ai lavori in maniera non molto trasparente per un motivo molto semplice. Stando ai numeri che circolano oggi nella comunicazione, le dimensioni sono molto molto importanti sono drammatiche. Parliamo di corruzione nell’amministrazione del danaro pubblico, cioè tutti i politici che contano, quelli che sono preposti ad amministrare il denaro pubblico, nello svolgimento della loro attività, nella maggior parte dei casi, attuano la corruzione e creano un danno enorme alla collettività. Da un po’ di tempo se ne sta parlando. Il Procuratore capo della Corte dei Conti un bel giorno ha tirato fuori un valore di 60 miliardi, ma è un valore, un numero ipotetico, un numero che non è basato su studi precisi, per il semplice fatto che studi precisi in Italia non se ne sono mai fatti e non si vogliono fare. Siccome per poterli fare avremmo bisogno che tutti i corrotti e tutti i corruttori dicessero esattamente cosa hanno rubato, e siccome i ladri non fanno interviste, oggi questo studio non si può fare. Io ho vissuto questo mondo da di dentro, perché di fatto sono entrato nel mondo delle pubbliche forniture e ho dovuto da subito combattere la corruzione, cosa che è molto molto complicata e cosa che tu puoi fare solo nel momento in cui sei entrato nel mondo delle pubbliche forniture e quindi hai accettato il primo livello di corruzione. La corruzione è un mostro a tre teste. Mi spiego. Questa volta la racconto partendo dalla terza testa, perché se partiamo dalla prima, non abbiamo il pubblico, ma si creerebbe immediatamente un’incomprensione, perché credo che in studio, da Paragone, i problemi siano sorti…

MESSORA: tu parlavi di corruzione buona e corruzione cattiva.

DI CATERINA: Esatto. Ho usato impropriamente questo termine perché ritenevo e ritengo che la gente comune per poter comprendere deve essere avvicinata al problema in maniera molto semplice. Se facciamo discorsi dotti corriamo il rischio di perdere tempo. Per farlo in maniera molto semplice dobbiamo arrivare ad un concetto del genere. Ma io partirei dalla corruzione gravissima, dalla corruzione che è ai massimi livelli del crimine e che è quella in cui un imprenditore e un politico si mettono d’accordo per predare soldi pubblici. Quindi truffa nelle pubbliche forniture, turbativa degli incanti, malvessazioni, appropriazione di contributi; questa è la corruzione criminale, la corruzione che dovrebbe essere punita con decenni di galera. In questa situazione in cui il politico e l’imprenditore sono d’accordo, in questa situazione in cui c’è un’associazione a delinquere, ovviamente la responsabilità gravissima è di tutti e due, salvo considerare una responsabilità maggiore in capo al politico, ma poi vedremo perché. Nella seconda ipotesi, nell’ipotesi in cui invece non c’è truffa nelle pubbliche forniture, non c’è frode di denaro pubblico, ma c’è l’esigenza dell’imprenditore di accedere al mercato che viene illegalmente circoscritto a pochi, in questo caso la corruzione si deve avvicinare perché se si vuole entrare nel mercato devi ottenere dal politico la possibilità di una condizione legale, più legale. Faccio un esempio. Negli anni ’80, avevo già creato un’azienda nei trasporti pubblici molto efficace, molto valida, un’azienda che produceva servizi di buona qualità a prezzi inferiori a quelli delle aziende pubbliche, in quegli anni lì non riuscivo ad entrare nel mercato perché il soggetto che abusa ancora oggi della sua posizione dominante teneva il mercato contingentato; c’erano pochi soggetti all’interno e gli altri fuori non potevano entrare. Per poter convincere la pubblica amministrazione a fare una gara ad armi pari, o quasi ad armi pari, ho dovuto chiedere al politico di tutelarmi. In questo caso, quando c’è questa tutela e quando tu per averla sei costretto a pagare, c’è comunque un fatto di corruzione perché tu riesci a combattere il “criminale” che contingenta il mercato, tu riesci ad abbattere questa barriera, ma comunque c’è un altro che non ce la fa perché non è riuscito ad agganciare il politico. Perché non è che un cittadino si alza la mattina e decide di andare a contattare un politico e pagare. Non è così. Il politico non si fa pagare da chiunque, non è folle al punto tale da rischiare gravi conseguenze per dei quattrini, quando i quattrini li può prendere senza rischiare. Quindi c’è comunque una situazione di illegittimità, secondo il mio punto di vista, che non dipende da te. E le responsabilità penali, in questo caso, sono quasi in maniera totale in capo al politico, tant’è vero che qui c’è una seconda connotazione della corruzione, qui c’è la concussione. Se io per accedere al mercato e competere con un soggetto monopolista che produce un bene o un servizio a mille, sono costretto ad agganciare il politico e a farmi tutelare, poi nel mercato io questo servizio lo faccio a ottocento, perché io sono sicuramente più bravo di un monopolista elefantiaco che comunque non riesce a raggiungere economie di scala e comunque deve produrre quattrini da distribuire ai corrotti. Mi sono spiegato? Quindi già qui c’è un vantaggio enorme. C’è ancora una situazione di crimine, ma il crimine è da imputare in capo al soggetto che attua la concussione. Ora è vero anche che in questo paese, siccome poi la Magistratura deve inquadrare correttamente i fatti criminali nei modi tecnici che ha a disposizione, il soggetto che accede a questa situazione poi sarà incriminato o per corruzione o per concorso in concussione. Le situazioni sono mille, la realtà è che tu puoi avere alle spalle situazioni di mantenimento dell’azienda che sono valore aggiunto per la collettività. Cioè, nella mia azienda non c’è mai stata assolutamente nessuna condizione di appropriazione di un solo euro di denaro pubblico, anzi noi abbiamo fatto risparmiare e abbiamo creato 200 posti di lavoro. Il problema è che la corruzione poi questi posti di lavoro li ha dimezzati, perché quando è saltato il sistema, quando poi io ho denunciato sono saltati certi equilibri, il sistema è saltato per tutelare il monopolista, il soggetto che abusa della sua posizione dominante. E non è capitato solo alla mia azienda. Nel tempo, dagli anni 2000 ad oggi, le circa 150 aziende private che in Lombardia facevano servizi di trasporto pubblico, si sono ridotte di due terzi, perché avanzando la crisi i soggetti monopolisti pubblici hanno pensato bene di far sparire le aziende private per due motivi, uno per eliminare il controllo possibile tra il privato e il pubblico. Se io sono il privato e costo 80 e tu sei il pubblico e costi 100, bisogna che io faccia attenzione a farti rimanere sul mercato, quindi adottando alchimie stranissime si sono fatte sparire carte, situazioni e sono spariti i due terzi delle aziende anche in modo drammatico; abbiamo avuto gente morta di crepacuore, abbiamo avuto imprese storiche fallite. L’altro motivo per cui si sono dovute far sparire queste aziende è perché aziende come la mia… io sono stato il primo e ancora oggi sto combattendo per questo, ho chiesto di vedere i conti dell’azienda pubblica monopolista. Perché l’azienda pubblica monopolista amministra un cassetto comune in cui finiscono tutti i biglietti e da dieci anni continuiamo a chiedere l’esibizione dei bilanci, ma non solo di quelli pubblicati dove si ragiona per raggruppamenti di cifre, lì si capisce poco, bilanci con gli allegati. Non riusciamo ad averli. Non riusciamo ad averli noi, non riesce ad averli la Magistratura, non riesce ad averli l’amministrazione che ha concesso i servizi. Questa è la realtà della situazione. Poi c’è il terzo livello di corruzione, che è quella buona. L’ho chiamata così giusto per far capire… Oggi faccio un esempio, così non scateniamo il putiferio, è la corruzione, tra virgolette, che in America si utilizza per finanziare i partiti, solo che in America è disciplinata, è prevista addirittura a livello di Costituzione, da noi no. Non lo ha fatto mai nessuno perché se avessero disciplinato questa corruzione avrebbero permesso a tanti di muoversi. Meglio lasciarla nell’illegalità e nell’ambiguo così poi dall’entry level, che è questo, si passa al secondo e al terzo livello. Ecco, questa corruzione è indispensabile. Le persone che dicevano che bisogna star fuori dicevano una cosa illogica e un non senso, perché se io sto fuori non faccio nient’altro che lasciare il monopolista che ruba da solo a rubare. Non so se rendo l’idea.

MESSORA: Spieghiamola meglio, perché detta così sembra che vuoi rubare anche tu!

DI CATERINA: No, no, no, assolutamente no. Cioè se il monopolista da solo attua dei servizi in condizione di non trasparenza, se il monopolista può praticare i prezzi che vuole e i costi li può gestire in una maniera non chiara, se non c’è nessuno a lato che controlla è chiaro che è più libero. Quindi se io sto fuori non faccio nient’altro che fare un piacere a questo. È come la storia del dimezzare il numero dei politici perché spenderemmo di meno. È una grande bufala. Perché se noi anziché dimezzarli ne tiriamo via il 90%, li lasciamo lì in dieci e la cuccagna chissà dove arriverebbe. Il pagamento al politico di somme dovute per situazioni criminali è da condannare con decine di anni di galera. Quando c’è il primo livello di corruzione, quando cioè io arrivo al politico perché io ho bisogno a) di essere tutelato per accedere al mercato; b) ho bisogno di un altro servizio importantissimo. Qual è questo servizio importantissimo? La democrazia non è una situazione cristallizzata, ferma, la democrazia è un organismo vitale che deve crescere e cambiare tutti i giorni. Se io esercito la mia attività imprenditoriale o la mia attività lavorativa in un settore ho bisogno che il politico interpreti correttamente le leggi e me le applichi in modo corretto e me le cambi quando la legge non è più adeguata. Io col politico ci devo parlare, devo portare le mie istanze. È quello che succede in America. In America i lobbisti hanno i contatti costanti con i politici, portano le proprie istanze e chiedono il cambiamento delle leggi. In questa situazione un imprenditore non può fare a meno di questo.

MESSORA: Questo accade, a dire la verità, anche in Italia. Se vai nel “transatlantico”, a Montecitorio, è pieno di lobbisti.

DI CATERINA: Certamente. C’è un diaframma superato il quale il politico non si accontenta più del fatto che tu gli dai il piccolo finanziamento al partito ma chiede di più. Se noi facciamo un passo indietro e arriviamo al 1981, quando Berlinguer ha denunciato la questione morale, già allora c’era stato un profondo cambiamento nella vita illegale della politica. Berlinguer ha detto che i partiti vivevano di compromessi sporchi, che vivevano di corruzione e questo vuol dire che già allora i problemi erano importanti. È chiaro, probabilmente Berlinguer allora ha scatenato una guerra politica alla DC, che accusava, e probabilmente il PCI allora commetteva crimini meno gravi di quelli della DC. Personalmente, secondo le riflessioni che ho fatto io allora, credo che il Partito Comunista praticasse già la corruzione, ma la praticava in una modalità più corretta sul piano sociale, cioè gli interessi erano quelli del gruppo, del partito, quindi c’erano maggiori controlli reciproci e maggiori freni inibitori. È difficile fare il ladro quando sei in gruppo, se nel gruppo ci sono tante persone oneste. Credo che nella DC e quindi nel centrodestra allora ci fossero invece già comportamenti molto molto gravi che portavano sia all’arricchimento personale che a contatti col mondo della criminalità organizzata. Io, per quello che posso ricordare, contatti con la criminalità organizzata allora a sinistra erano molto inferiori rispetto a quelli che avvenivano al centro e a destra. Voglio dire che già allora la corruzione veniva praticata dalla DC con rituali e atteggiamenti ideologici molto vicini a quelli che si trovavano nella chiesa, cioè: fai tutto quello che vuoi ma fallo sott’acqua, non fartene accorgere e andiamo avanti. Dopo il ragionamento di Berlinguer comunque sono andati avanti fino al ’92 quando è scoppiata la prima tangentopoli e già lì c’era stato un cambiamento importante, nel senso che si era arrivati addirittura a codificare i comportamenti e a stabilire listini sulle percentuali sulle pubbliche forniture. Questo è stato un fatto molto grave. Sappiamo tutti cosa è successo nell’era di Tangentopoli, non si è capito bene perché è successo.

MESSORA: Ma come si avvicinava l’imprenditore a questo mondo? Cioè c’era qualcuno che ti tirava dentro? C’era l’amico imprenditore che ti diceva “guarda, devi pagare. Parla con quel politico”? C’era il politico che ti faceva capire? Cioè, spieghiamo un po’ alla gente.

DI CATERINA: Come si avvicina l’imprenditore ancora oggi. Innanzitutto la corruzione si attua nelle stanze del potere. Cioè, la gente che uno va in Comune e va nei corridoi, oppure va al Ministero e dice “Sindaco, Ministro, voglio pagare!”. Non è così. Voglio dire, ti fanno o ricoverare alla neuro o ti arrestano. Uno deve riuscire ad entrare nelle stanze del potere. Quando entra nelle stanze del potere deve riuscire ad attuare condizioni favorevoli di relazione: la cena al ristorante, l’aperitivo, la serata nel locale, i convegni, le riunioni. Deve conquistare la fiducia del politico perché comunque chi decide se attuare la corruzione è sempre il politico. Cioè io non conosco imprenditori, almeno delle prime due categorie, la buona e quella della concussione o della corruzione per ottenere fatti leciti, che si alzano al mattino e vanno in giro a offrire soldi a destra e a manca. Non ne ho mai visti. Io ho visto invece tantissimi politici nella mia vita che nei luoghi e nelle condizioni protette cominciano a farti la pacca sulla spalla e a dirti “tu guadagni tanto. Bravo. Però, sai, anche noi abbiamo bisogno”, cominciano a guardarti l’orologio e a dirti “oh, che bello! Di che marca è?”, “un Rolex”, “eh, piacerebbe anche a me ma non me lo posso permettere”, cominciano a dirti “sai, mi ha offerto una bottiglia di champagne un mio amico. È favolosa!”, “sì? Beh, lo bevo anch’io quando capita. Ma di che marca era? Perché a me piace questo”, “no, no, la marca buona è questa qua”. Mi sono spiegato? In quel momento si crea la situazione di intimità che, ripeto, l’imprenditore che ha la necessità di portare avanti la sua azienda, l’imprenditore che ha la necessità di portare a casa il lavoro per i propri dipendenti, non vorrebbe vivere ma deve farlo, perché se rimane fuori dal gioco è finito. Quindi uno può partire, creare un’azienda valida nel settore privato, poi accedere per la prima volta a qualche attività marginale del settore pubblico, perché – attenzione – noi stiamo parlando di situazioni importanti; in situazioni marginali si riesce ad entrare. Quando entra nelle situazioni marginali, siccome le imprese sono come la società, sono organizzate per una crescita continua e all’infinito, se non riesci poi a garantirtela questa crescita i tuoi dipendenti vanno incontro a momenti complicati, l’azienda va incontro a momenti complicati.

MESSORA: C’è anche dell’ostruzionismo, magari.

DI CATERINA: L’ostruzionismo arriva poi, l’ostruzionismo arriva quando tu sei entrato in questi giri che diventano sporchi, perché nel momento in cui tu finisci sotto ricatto costante, in una condizione di soggezione e non puoi sganciarti è già un giro sporco. In quel momento, se tu decidi di stare fuori sei finito. Se poi tu denunci sei addirittura morto.

MESSORA: E tu come hai fatto? Qual è stato lo scatto che ti ha fatto dire “adesso basta!”. Cosa è successo? Qual è stato l’elemento chiave, la chiave di volta.

DI CATERINA: Lo scatto è stato quello che questa grande azienda pubblica che esercita la posizione dominante ci ha aggredito, ci ha aggredito con modi illegali, modi criminali e noi ci siamo ribellati, abbiamo denunciato. Io ho cominciato a denunciare agli inizi degli anni ’90. Ovviamente per denuncia intendo istanze precise fatte all’autorità politica, nella fase iniziale. Perché uno che fa impresa non è che si alza la mattina, denuncia mezzo mondo e chiude. Voglio dire, io devo anche lavorare. Però io le mie istanze agli organi preposti ad amministrare il mio settore le ho fatte, ma con la dovuta gradualità. Già sono sempre stato considerato un imprenditore in costante situazione di criticità verso queste questioni e dovevo cercare di…

MESSORA: “Autorità politica” intendi il capo partito?

DI CATERINA: Autorità politica è l’assessore ai trasporti della Regione, l’assessore trasporti della Provincia e gli assessori dei trasporti dei Comuni o il sindaco.

MESSORA: Quindi tu già dall’inizio degli anni ’90 mandavi lettere, comunicazioni dicendo “signori, guardate che accade questo”.

DI CATERINA: Certamente.

MESSORA: Risposte?

DI CATERINA: Allora, nel 1997, quando io faccio il salto da corruzione buona a corruzione di finanziamento più pesante, illegale, oggi debbo dire…

MESSORA: E’ illegale anche la prima.

DI CATERINA: No, non è illegale.

MESSORA: non è illegale la prima forma di corruzione?

DI CATERINA: Assolutamente no. Io posso finanziare il partito, lo registro negli atti e non c’è nessun problema.

MESSORA: Ma è illegale nel momento in cui questo finanziamento fa discendere l’appalto o la partecipazione a questo…

DI CATERINA: Questo è ovvio. Ci mancherebbe altro.

MESSORA: Però, dici, non è dimostrabile.

DI CATERINA: No, oggi la corruzione in Italia – e questa è la conseguenza del grande fallimento – si persegue nel momento in cui si scopre la mazzetta. Quindi una situazione totalmente obsoleta, perché la mazzetta dagli anni ’90 poi si è cercato di farla sparire, perché se io devo rubare e so che se mi prendono e trovano la mazzetta sono condannato, la mazzetta non la faccio trovare più. Poi è cambiato il mondo, la globalizzazione del giro dei soldi…

MESSORA: Adesso arrivano le fatture sulle Isole Cayman.

DI CATERINA: Nel libro che stiamo cercando di scrivere con Laura Marinaro ho cercato di spiegare queste situazioni, per quello che ne so io, ma ci sarà sicuramente gente che ne sa più di me ma non le dice queste cose. Nel 1997 il Comune di Cinisello Balsamo doveva assegnare i servizi di trasporto pubblico. Io ero molto interessato, io ero già un concessionario di pubblici servizi a Segrate, che avevo preso nel 1987, dieci anni prima. Ero molto interessato e contattai il Sindaco, contattai il presidente del Consorzio trasporti che sul territorio svolge il ruolo di mobility manager, stazione appaltante, contattai gli assessori, perché ci tenevo parecchio a questo contratto. Avevano già predisposto che questi servizi venissero assegnati all’ATM senza gara. Abbiamo i documenti, non è fantasia. Lì io mi sono avvicinato maggiormente al politico e il politico ha chiesto. Siccome mi ha chiesto finanziamenti e siccome io ero nella totale convinzione di fare del bene alla collettività, perché se ATM fa dei servizi a 1000, lo ripeto, e io li faccio a 800 e i miei sono di qualità superiore, chi è che ci guadagna? Ci guadagna innanzitutto la collettività, poi ci guadagnano i fattori della produzione dell’azienda e poi ci guadagna l’imprenditore.

MESSORA: E teoricamente ci guadagna il partito che ha i soldi per fare politiche sociali.

DI CATERINA: Il partito in quel momento era in grave difficoltà, perché dopo tangentopoli evidentemente i flussi finanziari erano calati enormemente, per arrivare a chiedere ad un imprenditore che aveva 200 milioni di contratti pubblici un sostegno molto forte. Io mi sono reso disponibile. Non ho mai tirato fuori un euro dalla mia azienda io. La mia azienda non ha mai pagato un euro di tangenti né buone né cattive. Io ho sempre dato a queste situazioni quattrini miei personali, portati nelle mie tasche dopo averci pagato le tasse. Questa è la mia realtà. E non è una realtà non attestabile, perché la Finanza è stata sei mesi nella mia azienda e non ha trovato niente. Quindi se avessero trovato in azienda da me delle porcherie, a quest’ora non sarei qua a raccontare.

MESSORA: Quindi questo politico ti ha chiesto dei finanziamenti?

DI CATERINA: Era la mia parte politica. Io sono un imprenditore di sinistra. Mi sono reso disponibile, certamente. Sono anche convinto che ho fatto bene. Certo, ho fatto l’errore di non inquadrarli correttamente nelle situazioni previste dalle norme. Voglio dire, anche nei pasticci che si sono verificati mi ci sono trovato perché ero convinto di fare correttamente e invece ho preso uno svarione. Ma questo capita. Poi comunque queste situazioni dovranno essere esaminate e giudicate dalla Magistratura. Io adesso sto avendo le prime soddisfazioni dalla Magistratura, perché da quando ho sollevato il polverone…

MESSORA: Ma poi cosa è successo? Ti sei accorto che di questi soldi poi se ne faceva una destinazione d’uso che non era concordata, pattuita, che non era quella che pensavi? Cosa è successo?

DI CATERINA: No, quel periodo lì si è chiuso. Poi non è che uno tutta la vita può continuare.

MESSORA: Ti sei reso disponibile e basta.

DI CATERINA: Io i primi anni del 2000 ho esaurito questa situazione di finanziamento. Ma i miei erano un po’ i finanziamenti speciali, perché i finanziamenti mi era stato promesso che dovessero ritornare indietro, infatti poi li ho richiesti indietro. Io ad un certo punto ho detto “scusate, quando tornano indietro questi quattrini? Io ve li ho prestati”. Poi succede che del sistema Sesto cambia il mondo. C’è una degenerazione veramente allucinante non solo nei miei confronti, nei confronti di un altro grande imprenditore. Cioè a Sesto si crea la condizione che non chiedono più solo finanziamenti, chiedono tangenti, l’imprenditore col cappio al collo è costretto a pagare, paga, e a Sesto si è realizzato il paradosso.

MESSORA: Quindi tangenti personali, nelle tasche direttamente del politico.

DI CATERINA: Non possiamo saperlo, perché la richiesta è sempre quella, che servono al partito. Non c’è un politico che dice “dammi i soldi che me li metto in tasca”. Cioè c’è un rituale che si recita, c’è una recita a soggetto “dai, dacci una mano”, “Abbiamo bisogno”, “Ti faccio fare un grande affare però pensa a noi”. Nelle esperienze personali che ho io non ho mai trovato un politico che mi ha detto “dammi i soldi che me li metto in tasca”. Non glieli avrei dati. Anzi, personalmente a me hanno sempre chiesto soldi che servivano per la pro loco, che servivano per il partito, che servivano per la festa.

MESSORA: C’era quel consigliere comunale che se li faceva consegnare nei pacchetti di sigarette.

DI CATERINA: Questo, certo, è capitato. Ma, credimi Claudio, questo è un po’ il fatto marginale e il fatto da poveracci, gravissimo, che va combattuto, ma sono pronto ad affermare all’infinito che se esistono questi fatti marginali è perché il capo, il Sindaco non ci sta attento o è costretto a lasciar fare. Perché se lui fa cose ben più complicate, è costretto a lasciar fare queste piccolezze agli altri, è sotto ricatto anche lui. È un po’ quello che succede in questi giorni per le questioni drammatiche del contatto di alcuni personaggi con la delinquenza organizzata. I vertici, i politici dicono che non ne sapevano niente. A me viene un po’ anche da ridere, voglio dire.

MESSORA: Quasi tutta la Giunta è finita dentro. Di Formigoni è difficile immaginare che…

DI CATERINA: A me viene da ridere, perché è come se io dicessi nella mia azienda che le disgrazie che mi sono capitate sono la conseguenza del comportamento illegittimo e sprovveduto dei miei dipendenti. Non è così. Le responsabilità sono mie. Anzi, i miei dipendenti, che sono persone capacissime e intelligenti, hanno capito che mi sono fatto in quattro anche per loro. Però non c’è nessuno che ha detto “è colpa mia”. Ci mancherebbe altro! Tu mi hai detto di lavorare, io ho lavorato bene, quando uno lavora male bisogna riprenderlo, devo starci attento, insomma.

Quindi questo è un po’ il quadro della corruzione nel nostro paese. Io poi arrivo, ripeto, al punto in cui considero a Sesto San Giovanni, ma anche a Milano per la questione di ATM, anche a Segrate per la questione di ATM, a Sesto mi occupo di trasporti e di edilizia, negli altri Comuni mi occupo solo di trasporti, arrivo a non sopportare più questa condizione di corruttela e di concussione diffusa, questo malaffare generalizzato e mi ribello, comincio a denunciare ancora una volta, fare istanze ai primi cittadini, agli assessori, che sono pubblici ufficiali. Io ho letto sul tuo blog che un giovane dice “ma Di Caterina sta dicendo delle storie, perché lui ha fatto delle lettere. Sarebbe dovuto andare alla Procura della Repubblica”. Io probabilmente sono fatto all’antica, io so che quando c’è un problema vado dai Carabinieri, vado dalla Polizia, vado dal Sindaco. Sono queste le autorità che poi hanno l’obbligo. Certo, anch’io in qualità di incaricato di pubblico servizio, non solo avrei potuto andarci ma ho l’obbligo anch’io di farlo. Ma io volevo coinvolgere sul territorio tutti i soggetti responsabili, perché ero consapevole al massimo che poi sarebbero insorte le difficoltà che si hanno nel denunciare questi costumi di malaffare e di crimine ai Magistrati. Qui poi il discorso diventa infinito. Voglio dire, io a Segrate, partendo dal 2006, arrivo a fare denunce precise e circostanziate e le invio alla Polizia, alla Finanza, ai Carabinieri, al Sindaco, ai Vigili Urbani, perché mandandole a cinque sono quasi sicuro che se uno vuole insabbiare, gli altri ci stanno anche attenti. Lì succede il paradosso. Non solo le forze di polizia non indagano e non fanno i controlli che io avevo chiesto di fare, demandano al Sindaco, che io avevo denunciato in comportamenti scorretti nell’assegnazione della gara, e questo fa dei controlli farlocchi, falsi, chiedendo al competitor “scusa, Di Caterina dice che stai facendo queste cose che non vanno bene” e quello dice “No, no, vanno benissimo!”. E lui scrive alle forze dell’ordine “guardate che abbiamo chiesto e ci hanno assicurato che è tutto a posto”. Quindi siamo alla farsa.

MESSORA: Quindi il tessuto marcio non soltanto a livello imprenditoriale, politico, diciamo anche all’interno delle forze che dovrebbero tutelare e verificare questo sistema.

DI CATERINA: Negli ultimi dieci anni lo sport preferito della politica italiana è stato quello di ridurre alla fame le forze di polizia e privarle delle corrette possibilità di lavoro, secondo il mio punto di vista, e continuare a martellare ai fianchi la Magistratura privandola delle risorse strutturali necessarie e mettendole in una condizione anche di criticità psicologica. Perché se io faccio il Magistrato e devo sentirmi dire che sono pazzo, che sono incapace di vestirmi perché ho un calzino rosa e uno bianco, che…

MESSORA: Poi magari ti mandano in Sudamerica in missione speciale.

DI CATERINA: Che forse ho scheletri negli armadi e che se sono una PM ho passato il mio tempo a baciarmi sulla scrivania, tu capisco che qualche problema poi a livello di Magistratura viene fuori. Noi oggi se abbiamo questa situazione di corruzione drammatica è perché i Magistrati sono stati messi nella condizione di stare nell’angolino, non hanno potuto fare il loro lavoro. Infatti se noi torniamo al 1992, quando è scoppiata Tangentopoli, l’occasione che si era creata dopo questa bomba che scoppiò è stata completamente persa. Non solo, ma la politica – non di Berlusconi, bisogna essere onesti – si è immediatamente attivata per creare delle leggi pro corruzione, perché fu attuata una riforma di un articolo di Codice Penale che di fatto ha permesso di rubare a gogò, cioè l’abuso in atti d’ufficio è stato depenalizzato ed è stato perseguibile solo in presenza di vantaggio patrimoniale, presenza della mazzetta. Siccome la mazzetta ormai non si toccava quasi più, c’è stata la possibilità di rubare e di fare quello che si è voluto.

MESSORA: Questa legge anticorruzione che sta per passare adesso ti convince?

DI CATERINA: Assolutamente no. Io voglio vedere adesso cosa viene fuori, ma anche questa è una legge pro corruzione. Cioè, se tu cerchi chi ha già pagato e chi è in un rapporto di corruzione e poi se denuncia lo condanni, come sta venendo fuori con questa legge… E’ questa la novità, cioè io denuncio e sicuramente mi prendo tre anni. Questo è pazzesco, è folle. Perché io se sono vittima e mi sento vittima, io devo andare da un PM e innanzitutto il PM mi deve ascoltare, perché qui c’è un problema anche da considerare, io debbo constatare che questa obbligatorietà dell’azione penale è obbligatoria fino a un certo punto. Perché sulla mia pelle ho vissuto e sto vivendo che ho denunciato fatti gravissimi, perché se io denuncio che l’azienda monopolista fa sparire 100 milioni all’anno ma ce ne sono altre di cose in questa azienda da vedere, perché potrebbero essere 200, 300. Se è vero quello che dice la Corte dei Conti – e io condivido ma il valore per me è più alto – e cioè che le pubbliche forniture pagano un 40% in più, due sono le cose: o sono degli incapaci o stanno rubando. Allora se è vero quello e se è vero che io ti ho detto che ci sono 100 milioni che vedo sparire, io penso che in un paese normale dovrebbe scattare l’esercito, blindare questa situazione e fare un’analisi, una TAC, e verrebbe fuori il marcio. Questo non viene fatto. Quindi qualcuno mi dovrebbe spiegare, in qualità di cittadino, perché non c’è questa presa immediata di posizione. Cioè noi vediamo che nella lotta alla criminalità organizzata, la lotta alle mafie, abbiamo dei personaggi che sono dei segugi eccellenti, che sono capaci, partendo da un’intercettazione telefonica, a tirarti fuori delle matasse e a sbrogliarle. Perché non lo fanno per la corruzione questo? Non hanno le leggi per farlo? Bene, i Magistrati dicano all’opinione pubblica che bisogna ribellarsi e far fare le leggi per fare questo. La corruzione non si può eliminare in una democrazia, perché tutte le democrazie sono sieropositive. Se io ho la tua delega a rappresentarti e a fare i tuoi interessi, e se questi interessi alcune volte li faccio all’interno della stanza del potere, se non sono obbligato a rendere trasparente il tutto – e qui ci sarebbe da discutere sulla trasparenza – è facile che io qualche piccolo abuso prima o poi lo faccio. Può andare dal fisiologico abuso della cena a base di pasta e fagioli e mi sta bene, quando poi si arriva invece al caviale non mi sta bene più; a base di Barbera mi sta bene, quando poi si arriva allo champagne non mi sta bene più.

MESSORA: Basterebbe notare che qualsiasi ordinamento giuridico in uno Stato funziona quando ha dei meccanismi di controllo.

DI CATERINA: In Italia non c’è controllo, è impossibile controllare. Quindi la democrazia, nascendo sieropositiva, ha bisogno costantemente di un controllo fortissimo per tenere bassa la stima della corruzione. Se tu non controlli… Quindi secondo il mio punto di vista è impensabile ipotizzare una democrazia vergine. Abbiamo dei piccoli esempi nel nord Europa, ma sono situazioni molto piccole per dimensioni e per culture forse che sono possibili in quanto avanti centinaia di anni rispetto a noi.

MESSORA: Io volevo farti fare un po’ il politico. Cioè volevo chiedere a Di Caterina, in conclusione di questa chiacchierata che penso volga al termine, che cosa serve secondo lui in questa democrazia, in questa Italia per risolvere o quantomeno mitigare fortemente il meccanismo perverso della corruzione? Cioè lui che cosa farebbe? Innanzitutto che sistema vorrebbe? Vorrebbe un sistema italiano dove ci sono delle leggi e non si può assolutamente avere dei privilegi o tutelare i propri interessi nelle forme che invece accadono negli Stati Uniti oppure vorrebbe un sistema dove le lobby sono legali, come negli Stati Uniti, secondo lui è più sano? Qual è il Di Caterina pensiero?

DI CATERINA: Il Di Caterina pensiero è che io vorrei un paese in cui la legalità fosse attuata a livelli molto molto più alti. Quindi in questa situazione, in questo momento, non posso che pensare ad una fortissima alleanza con i Magistrati e con le forze dell’ordine. Le modalità da adottare bisognerebbe discuterle. La realtà che io imprenditore quando vedo che c’è del marcio debbo avere la possibilità di andare a bussare ad una porta che non è quella del Sindaco, perché se il Sindaco è nella condizione più marcia possibile ed immaginabile, non può darmi risposta. Perché nel nostro paese dovremmo tutti renderci conto che lo spirito di legge non è garantito dai giudici, come in America, per esempio, nel nostro paese è garantito dai politici che amministrano. In America il Magistrato vive in un regime di Common Law dove il Giudice, oltre ad applicare la legge nella maniera più corretta, applica anche il comportamento del buon padre di famiglia. Se tu hai preso una sbronza ti condanna a bere acqua per una settimana, se tu hai preso una sbronza e hai sporcato la strada, pulisci la strada. Da noi non è possibile. Da noi esiste un sistema delle leggi che è impostato, credo, sul Civil Law. Questa è una garanzia di erogazione di servizi di giustizia ad alto livello.

MESSORA: Il Common Law in realtà è la possibilità per il Magistrato di fare giurisprudenza, cioè le sentenze diventano norme poi.

DI CATERINA: Come da noi nel diritto amministrativo. Solo che nel diritto amministrativo questo fenomeno ha portato a situazioni che fanno mettere le mani nei capelli. No, io mi riferivo invece alla possibilità che il giudice, nel Common law, oltre che a fare giurisprudenza, assume i comportamenti del buon padre di famiglia, a dire “guarda, tu stai sbagliando. Questo non lo devi fare e ti dovresti comportare in questo modo. Ti condanno a questa pena diversa dal carcere”. Cioè questo crea nell’opinione pubblica anche un’esigenza di corretto comportamento e di corretto bisogno di legalità. Da noi questo non c’è, perché la nostra giustizia non funziona, quindi c’è un problema, la giustizia arriva dopo X anni e il crimine viaggia alla velocità del suono. Nel momento in cui ho denunciato, tra sette anni saprò se ho ragione o se ho torto, se sono innocente o se sono colpevole, ma oggi vengo escluso dal sistema, io divento uno da tenere fuori, perché non sono più affidabile. Come si fa a chiedere i soldi a uno che ha denunciato che ha pagato? Mica è matto il politico! Poi sono un pericolo per tutto il sistema della corruzione. Parlo e quindi metto in crisi. È evidente che il nostro sistema è zoppo per una precisa volontà della politica che ha interesse a mantenerlo così com’è e quindi a portare avanti il marciume, che non è solo negli appalti pubblici. A me si drizzano i capelli quando penso a quello che è successo nella trattativa Stato-mafia. Se fosse vero, come purtroppo comincio a credere sia vero, che lo Stato ha fatto saltare per aria due magistrati che volevano portare una ventata di pulizia nella nostra società, è drammatico, è da rivoluzione. Questo è da rivoluzione. Spero che si possa fare pacifica, ma ho i miei dubbi, perché quando di mezzo c’è uno Stato che si rivolge a quelli che adoperano il tritolo, una rivoluzione civica e pacifica comincia ad essere un po’…

MESSORA: Tu hai deciso di mettere tutte queste riflessioni, più altre approfondite, in un libro. Innanzitutto perché l’hai fatto?

DI CATERINA: Pur non essendo capace di scrivere libri, io sono capace a scrivere lettere commerciali molto bene, ma racconterò un po’ il sistema della corruzione italiana, racconterò un po’ la possibilità di ridurre la corruzione e racconterò sulla possibilità di trovare soluzioni per il cambiamento.

Trascrizione a cura di Maria Laura Borruso
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » mer mag 21, 2014 6:33 pm

La “cupola” e i rapporti con l’entourage meridionale di Maroni. Gli interessati smentiscono

http://www.lindipendenza.com/la-cupola- ... mentiscono

Tangenti in salsa araba. Arriva il momento in cui anche il corruttore che ha sborsato mazzette per circa 350/400.000 euro in contanti, e sa che dovrà sborsarne altre per accaparrarsi i lavori pubblici, ha paura di essere scoperto. E allora che fa? pensa di creare una società off-shore da cui far passare le bustarelle, meglio se in uno dei «Paesi del Golfo». Era questa l’idea di Enrico Maltauro per «smaltire» le maxitangenti destinate al «centro servizi» politico-affaristico degli appalti milionari di Expo e della sanità lombarda.
È l’11 marzo scorso. Maltauro, titolare dell’impresa vicentina arrestato poi l’8 maggio con Gianstefano Frigerio, è al telefono con l’ex parlamentare di Forza Italia. Maltauro si trasforma in consulente dell’associazione a delinquere di cui fanno per i pm parte anche l’altro ex parlamentare di Fi Luigi Grillo, Primo Greganti, cioè il «Compagno G» già arrestato durante Mani pulite nel filone delle tangenti rosse, e l’ex Udc ligure e ora esponente Ncd Sergio Cattozzo (il cui lungo interrogatorio ieri è stato segretato). «Bisogna che vi facciate una formula che ci metta nella condizione di essere sereni nella gestione finanziaria ed economica», quasi implora l’imprenditore. Pagare sempre in contanti, infatti, «diventa un problema gigantesco» specialmente quando, «come io spero, portiamo a casa un’altra cosa grossa come la Città della Salute», l’appalto da 350 milioni per il polo sanitario nell’area ex Falck di Sesto San Giovanni (le offerte della gara sono ora state sequestrate dai pm). In banca gli hanno spiegato che per evitare sospetti non deve prelevare più di 900 euro la settimana, «sennò lo segnaliamo alla Banca d’Italia» gli hanno detto. Per drammatizzare, e convincere l’interlocutore, racconta che «tutti i prelevamenti e tutte le robe che ha fatto Berlusconi, parlo di Berlusconi, per pagare le sue amiche gliel’hanno tracciati tutti, uno per uno» e che «se c’è una visita della Finanza…sei finito! Tirano la catena e ci sono tutti i pesci attaccati (…) è garanzia assoluta di disastro futuro».
E siccome «i condoni non li fanno più», la soluzione neanche può essere «una consulenza con mio figlio e con mia nuora», come prova a suggerire Frigerio per «distribuire in tanti rivoli» le mazzette. «È una cazzata», «bisogna inventarsi qualcosa», sentenzia Maltauro, che vuole «dare una mano» perché «il sistema di qui non è praticabile». Come? Con una società, «ottimi sono i Paesi del Golfo, dove (…) uno la chiama Gast Arab Trading, gli dà il nome anche arabo. In quei paesi si fa quello che si vuole».
Frigerio sa come gira, un suo «amico generale della Guardia di finanza che lavora ai servizi ed è quello che (…) controlla da palazzo Chigi i flussi finanziari», gli ha detto che «il mondo è questo qui, non quello che immaginiamo noi».
La risposta del procuratore Bruti al presidente Grasso conferma che la pg non ha mai controllato gli ingressi del Parlamento, ma ha intercettato Greganti («sto uscendo dal Senato») mentre in cui il suo cellulare agganciava in effetti la cella di Palazzo Madama.
Per il grande affare sanitario, Frigerio cerca protezioni anche per la Manutencoop, la coop rossa partner della Maltauro. Il 26 novembre Frigerio parla con Danilo Bernardi, braccio destro del numero uno di Manutencoop (Claudio Levorato, di cui il gip ha negato l’arresto, ma i pm hanno fatto ricorso): «Bisogna cominciare a lavorare sui collegamenti» e «in modo riservato», e gli assicura di poter contare su Antonio Rognoni, il poi arrestato direttore generale di Infrastrutture Lombarde. Ma Rognoni non basta, c’è anche «il mondo ciellino. Lì voi avete un buon rapporto, però ce l’ho buono anch’io», e poi «c’è il grande problema della Lega». Lui ha «un buon rapporto con Maroni», e qualcosa può fare anche Maltauro «in buoni rapporti con Tosi (sindaco di Verona, ndr.).
Cominciamo a ragionare con Tosi e pian piano arriviamo a Maroni». «Mi sembra una buona idea. Noi stiamo dialoghicchiando con il suo entourage», risponde Bernardi. Frigerio: «Col suo entourage meridionale?».
Bernardi «Bravo». Frigerio: «Aiello» (per la GdF è l’avvocato Domenico Aiello, penalista della Lega), ma è anche «importante» la «signora Votino», Isabella, portavoce del Governatore lombardo. Aiello e Votino, interpellati dal Corriere , dichiarano però di non aver mai avuto rapporti né con Frigerio né con Bernardi, e anche Maroni e Tosi avevano già smentito, al pari del ministro Lupi.
Di certo Frigerio con i propri interlocutori non lesinava riferimenti a Silvio Berlusconi: «Sono uno dei suoi principali consiglieri politici dal ’94, quindi qualche dritta gliela posso dare…».

da http://www.corriere.it
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » dom giu 22, 2014 6:16 am

Appalti per le carceri, indagato il commissario straordinario Sinesio

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/0 ... i-89492777

Corruzione, falso e abuso d'ufficio sono le accuse che hanno portato alla perquisizione degli uffici del Dap. Nove gli indagati, tra cui il commissario straordinario al piano carceri Angelo Sinesio, accusato di falso e abuso d'ufficio. Le indagini sono partite da un dossier firmato dall'ex pm antimafia Alfonso Sabella. La parte relativa alla corruzione è legata a un esposto-denuncia del ministro della Giustizia Andrea Orlando

ROMA - Corruzione legata ad appalti per lavori di ristrutturazione in alcuni carceri. E' questa l'accusa formulata dalla Procura di Roma nei confronti di nove persone e che ha portato a perquisizioni da parte del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). Tra le persone coinvolte c'è il commissario straordinario al piano carceri Angelo Sinesio, accusato di falso e abuso d'ufficio: i pm ritengono che nell'assegnazione delle gare d'appalto Sinesio abbia compiuto irregolarità anticipando le gare stesse e impedendo che a queste potessero partecipare altre ditte oltre a quelle prescelte. Un'altra contestazione è quella d'aver fatto in modo che il valore delle gare non superasse i 5 mln di euro. In tal modo attraverso questo limite fu possibile superare la normativa europea che consente così di affidare i lavori a più di un'impresa. A carico di Sinesio è ipotizzato anche il reato di falso perché avrebbe 'truccato' le carte rispetto a un decreto per rifunzionalizzazione del carcere di Arghillà a Reggio Calabria.

Le indagini, coordinate dai pm Paolo Ielo e Mario Palazzi, si concentrano, in particolare, ad accertare eventuali illeciti nel lavori effettuati presso le carceri di Voghera, Lodi e Frosinone.

Le indagini sono partite da un dossier firmato da Alfonso Sabella, già pm antimafia a Palermo e funzionario al ministero della Giustizia, che contestò il piano carceri, presentato da Sinesio alla Camera il 21 novembre 2013, parlando di anomalie, costi gonfiati e dati alterati. La parte dell'inchiesta legata all'ipotesi di corruzione è invece legata a un esposto-denuncia del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

In merito al dossier di Alfonso Sabella, il commissario straordinario Angelo Sinesio, sarebbe accusato anche di diffamazione in relazione a quanto dichiarato nell'audizione dell'ottobre 2013 davanti alla commissione Giustizia della Camera durante la quale presentò il piano. In quell'occasione, questa la contestazione, Sinesio avrebbe accusato "ingiustamente di incapacità ed inefficienza Alfonso Sabella", all'epoca direttore generale delle risorse materiali al Dap. Sinesio avrebbe anche fornito "dati non veritieri, così da offendere" la reputazione dell'ex magistrato.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » dom giu 22, 2014 6:20 am

Ufficiali della Finanza sotto inchiesta, il pm indaga sull'esistenza di un "sistema di corruzione"

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/C ... 1345.shtml

Le indagini della Procura di Napoli che hanno portato ieri all'arresto del comandante provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, Fabio Massimo Mendella, e alla perquisizione degli uffici del vicecomandante generale Vito Bardi, puntano a verificare l'eventuale esistenza di un sistema più ampio di corruzione. Lo si apprende in ambienti giudiziari a Napoli.

Nel decreto di perquisizione firmato nei confronti di Bardi dai pM Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli non si farebbe riferimento a episodi specifici di corruzione; al momento sarebbero stati accertati gli stretti legami tra Bardi e Mendella, entrambi componenti del Cocer della Guardia di Finanza e legati da rapporti di frequentazione.

Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri. «Non conosco i dettagli ma se fossero notizie vere e confermate, queste preoccupano non poco. L'Expo, il Mose e ora la Guardia di finanza sono messaggi di sfiducia nei confronti dei cittadini che chiedono invece che si affermi la legalità e che non ci sia la corruzione. Le istituzioni devono dare l'esempio. Episodi del genere non possiamo permetterceli e vanno puniti». Lo ha detto il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un commento in merito all'inchiesta, con arresti e indagati, che ha coinvolto la Guardia di finanza. Ferri è intervenuto oggi a margine di un workshop a Firenze sul tema del braccialetto elettronico. «Dobbiamo lasciar lavorare la magistratura con tranquillità - ha aggiunto - e consentire anche a chi è indagato di difendersi. Non sta a me dare giudizi sommari. Queste notizie proiettano l'idea di un quadro non bello per il nostro paese». Secondo Ferri, «il governo è molto attento su questo tema e presto uscirà un provvedimento anche se le leggi ci sono già. Dobbiamo cambiare la mentalità ma nemmeno generalizzare perchè le responsabilità dei singoli non possono essere estese a tutto un corpo». «L'Italia del domani - ha concluso - dovrà essere un'Italia diversa che punti sulla legalità, la trasparenza e il rispetto della concorrenza. Queste sono le linee che devono ispirare tutti i settori e su cui la politica deve scommettere e credere».
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » mer dic 03, 2014 10:14 am

Corruzione, l’Italia quasi ‘spazzatura’ si salva solo con l’etica degli affari
di Loretta Napoleoni | 7 dicembre 2014

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12 ... ri/1255467

La notizia dell’ennesimo scandalo politico italiano non ha suscitato alcuna sorpresa negli Stati Uniti. Durante una cena a New York, un paio di giornalisti americani hanno paragonato l’Italia al Venezuela, quindi perché meravigliarsi della corruzione dilagante nel Bel paese? Siamo una nazione in declino che crede ancora alle favole che gli raccontano i politici, è quello che all’estero pensano in molti, siamo un paese affetto da un morbo incurabile: la corruzione, che come l’ebola riduce in poltiglia gli organi vitali. Sarebbe interessante fare uno studio sul costo totale della corruzione della prima e della seconda repubblica, i risultati ci direbbero che una buona percentuale del debito pubblico, forse anche più del 50 per cento, se lo sono mangiato le tangenti, in altre parole i soldi che dovevano servire a far crescere il paese hanno fatto ingrassare i corrotti. Altro che evasione fiscale, un capro espiatorio che tanto piace a tutta la classe politica, qui si tratta del ladrocinio del denaro pubblico.
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Questa settimana Standard & Poor ha declassato l’Italia ancora una volta, ormai siamo ad un gradino dalla ‘spazzatura’ finanziaria, e lo ha fatto perché l’economia continua a contrarsi ed il debito a salire.

Le considerazioni sull’etica degli affari in Italia non sono state menzionate nel rapporto, ma non è compito delle agenzie di certificazione individuare le cause primordiali del pessimo funzionamento dell’economia dei paesi monitorati. Questo compito spetta ai cittadini, nel caso specifico dell’Italia agli italiani.

Questa settimana, uno scrittore islandese che ha visitato il nostro Paese un paio di volte mi ha chiesto ‘perché gli italiani non si ribellano? Non gli interessa la salute del paese?’ Ci ho pensato un attimo prima di rispondere e mi sono resa conto che la risposta giusta non è affermare che ancora non abbiamo toccato il fondo, che la pensione dei nonni ci permette di comprare la benzina e le sigarette, che vivere con i genitori a 35 anni poi non è così male, insomma ancora non siamo alla fame. La risposta corretta è un’altra. Noi italiani siamo maestri nell’arte dell’arrangiarsi, il mitico Totò ce lo spiegò con magistrale semplicità, fin quando saremo in grado di sopravvivere arrangiandoci in Italia non ci sarà un movimento rivoluzionario simile a quello della primavera araba ne’ un partito come Podemos e tantomeno un terremoto politico come è avvenuto qualche anno fa in Islanda.

La corruzione fa parte dell’arte di arrangiarsi, è il suo lato oscuro. Anche iniziative sociali come la Social Street di via Fondazza rientrano in questa abilità tutta italiana, e sono il lato più bello, quello della solidarietà. In mezzo a questi due estremi c’è l’Italia, un paese dove Mani Pulite ha sporcato di corruzione una nuova generazione al potere tanto che come scrive Peter Gomez ormai non è più possibile parlare di mele marce nel cesto ma di contaminazione di tutto il raccolto.

Secondo il Financial Times noi siamo l’unico paese che regredisce, nessun’altra nazione negli ultimi 45 anni mostra una parabola discendente come la nostra. Il reddito reale è oggi più basso di 15 anni fa. Siamo un caso patologico e dobbiamo essere curati con terapie ad hoc. Né il Jobs Act né l’uscita dall’Euro bastano, sono palliativi lanciati da chi vuole farci illudere che la situazione non è così drammatica se basta coniare una nuova moneta o licenziare il lavoratore garantito per riprendersi. La situazione invece è drammatica ed infatti i figli dei ricchi e dei potenti sono tutti all’estero, quei pochi che sono rimasti mandano avanti l’azienda di famiglia nella palude della corruzione politica. In Italia come in Venezuela o in Messico non si fanno affari senza pagare mazzette, questo lo sanno tutti all’estero ed è uno dei motivi per cui pochi sono disposti ad investire nel nostro paese.

Ma torniamo alla cura per questa epidemia di corruzione. Dobbiamo smettere di ‘tirare avanti’ di ‘arrangiarci’ dobbiamo iniziare a vivere, ad esigere di avere un lavoro che ci gratifichi, una famiglia che abbia una sua casa propria, un reddito che ci permetta di affrontare la vita con tranquillità e ciò che ci impedisce di realizzare questo sogno, accessibile alla stragrande maggioranza degli occidentali ed ormai anche a molti altri fuori dal ricco occidente, è la corruzione endemica nella nostra società.

Prima delle leggi e del ricambio della classe politica bisogna cambiare la mentalità degli italiani, un’impresa non da poco ma non impossibile.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » mer dic 03, 2014 10:15 am

Mafia, appalti e tangenti: 37 arresti a Roma. Indagato Alemanno, in carcere anche ex Nar

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http://www.lastampa.it/2014/12/02/itali ... agina.html

Maxi-operazione di carabinieri e Finanza. Il ministro Alfano: «L’inchiesta è solida». A capo della cosca Massimo Carmianti, il “Nero” di “Romanzo criminale”. Sequestrati beni per 200 milioni di euro. Nei guai politici locali e consiglieri regionali

Un collaudato e redditizio patto di ferro tra mafia e politica a Roma, non a caso definito dagli inquirenti «Mafia capitale». L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è indagato per associazione mafiosa e, per lo stesso reato, in manette è finito, tra gli altri, l’ex terrorista nero Massimo Carminati, «il Nero» di Romanzo Criminale (personaggio di spicco nella banda della Magliana è accusato anche dell’omicidio Pecorelli) interpretato al cinema da Riccardo Scamarcio. Saltano subito all’occhio questi due nomi nella maxi operazione della Procura e dei carabinieri del Ros di Roma, con Massimo Carminati ritenuto al vertice dell’associazione mafiosa. La prima, in assoluto, di connotazione esclusivamente romana.


I NOMI ECCELLENTI

Nel complesso gli arrestati sono 37, tra cui anche l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, oltre a una serie di «eccellenti» indagati. Ma l’aspetto più inquietante è la scoperta di un sistema mafioso per l’aggiudicazione di appalti pubblici con il coinvolgimento di funzionari e politici del Comune di Roma e della Regione Lazio. I Ros hanno perquisito il Campidoglio, la Regione e diverse abitazioni private tra cui quella dell’ex sindaco Alemanno. Hanno ricevuto un avviso di garanzia anche il consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, quello Pdl Luca Gramazio, e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti.


COME AGIVA LA “CUPOLA” DELLA CAPITALE

È stato, insomma, individuato un sodalizio mafioso da anni radicato nella capitale con diffuse infiltrazioni nel mondo imprenditoriale per ottenere appalti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate, anche per quanto riguarda i campi nomadi e i centri di accoglienza per gli immigrati. I reati ipotizzati sono associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati ancora. L’indagine è coordinata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai sostituto Paolo Ielo e Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli. Contestualmente all’operazione «Mafia capitale», la Guardia di Finanza sta procedendo al sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro, in applicazione di un decreto firmato dal Tribunale di Roma.


IL CAPO ERA CARMINATI

Intercettazioni telefoniche, pedinamenti e una proficua e altamente professionale attività investigativa ha consentito di smascherare uno scandalo tra mafia e politica di dimensioni inimmaginabili. Che risale, peraltro, a molti anni fa. Si legge infatti nell’ordinanza del gip Flavia Costantini: «E’ difficile stabilire esattamente il tipo di collegamento tra l’odierna organizzazione mafiosa riconducibile a Massimo Carminati e il substrato criminale romano degli anni ottanta, nel quale essa certamente affonda le sue radici. Esistono indiscutibili corrispondenze sul piano soggettivo e sul piano oggettivo». E ancora: «Sul piano soggettivo Mafia Capitale si è strutturata prevalentemente attorno alla figura di Massimo Carminati, il quale ha mantenuto e mantiene stretti legami con soggetti che hanno fatto parte della Banda della Magliana o che comunque le gravitavano intorno».


PIGNATONE: “OMERTA’ E ASSOGGETTAMENTO”

Mafia e politica che hanno fruttato fior di quattrini. Tutto grazie - come si legge nell’ordinanza - «al riferimento alla forza di intimidazione del vincolo associativo deve intendersi che l’associazione abbia conseguito in concreto, nell’ambiente circostante nel quale essa opera, un’effettiva capacità di intimidazione, sino ad estendere intorno a sè un alone permanente di intimidazione diffusa, tale che si mantenga vivo anche a prescindere da singoli atti di intimidazione concreti posti in essere da questo o quell’associato». L’inchiesta Mafia Capitale del procuratore Giuseppe Pignatone viene ben riassunta dal gip nell’ordinanza: «Le indagini svolte hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine all’esistenza di una organizzazione criminale di stampo mafioso operante nel territorio della città di Roma, la quale si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivano per commettere delitti e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di appalti e servizi pubblici».


L’EX SINDACO: “DIMOSTRERO’ LA MIA ESTRANEITA’”

In un comunicato Gianni Alemanno si difende e respinge le accuse: «Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità». «Sono sicuro - conclude - che il lavoro della Magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti».


ALFANO: “INCHIESTA SOLIDA”

«Ho grande stima e considerazione per il procuratore capo di Roma che ha grande spessore competenza equilibrio, quindi sono convinto della solidità dell’inchiesta» commenta il ministro dell’Interno Angelino Alfano a «Di martedì» su La7 aggiungendo: «Su persone che conosco, come Alemanno, mi auguro riesca a dimostrare la sua estraneità così come ha detto». «Se l’inchiesta è fondata - ha aggiunto Alfano - ci sono cialtroni che non smettono di rubare; inutile fare le leggi se si continua a rubare, non si deve rubare!», ha tuonato il ministro.

Ecco l’elenco degli ordini di custodia cautelare emessi dal gip di Roma Flavia Costantini.

In carcere:

Massimo CARMINATI
Riccardo BRUGIA
Roberto LACOPO
Matteo CALVIO
Fabio GAUDENZI
Raffaele BRACCI
Cristiano GUARNERA
Giuseppe IETTO
Agostino GAGLIANONE
Salvatore BUZZI
Fabrizio Franco TESTA
Carlo PUCCI
Riccardo MANCINI
Franco PANZIRONI
Sandro COLTELLACCI
Nadia CERRITO
Giovanni FISCON
Claudio CALDARELLI
Carlo Maria GUARANY
Emanuela BUGITTI
Alessandra GARRONE
Paolo DI NINNO
Pierina CHIARAVALLE
Giuseppe MOGLIANI
Giovanni LACOPO
Claudio TURELLA
Emilio GAMMUTO
Giovanni DE CARLO
Luca ODEVAINE



Ai domiciliari:

Patrizia CARACUZZI
Emanuela SALVATORI
Sergio MENICHELLI
Franco CANCELLI
Marco PLACIDI
Raniero LUCCI
Rossana CALISTRI
Mario SCHINA


Rifiutata dal gip Costantini la richiesta della procura di misura cautelare nei confronti di Gennaro Mokbel e Salvatore Forlenza, che rimangono tuttavia indagati.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » ven feb 06, 2015 1:15 pm

Marco Di Stefano, il conto in Svizzera del deputato Pd indagato per corruzione

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11 ... ne/1225463

Rintracciato un deposito bancario riconducibile al parlamentare democratico. Secondo i pm da lì sarebbe passata la tangente da 1,8 milioni di euro
di Valeria Pacelli | 21 novembre 2014

Un conto in Svizzera sul quale potrebbero essere arrivati i soldi della presunta tangente contestata dalla procura di Roma a Marco Di Stefano, il renziano dell’ultima ora ma subito promosso coordinatore alla Leopolda. Secondo i pm romani Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia l’ex assessore al Demanio del Lazio sarebbe stato corrotto dall’imprenditore romano Daniele Pulcini con una mazzetta di 1,8 milioni di euro perché la controllata della Regione, Lazio Service, prendesse in affitto una nuova sede di proprietà del gruppo Pulcini.

Nel silenzio del partito di Matteo Renzi, che non ha detto una parola sul ‘caso Di Stefano’, intanto le indagini continuano, e nel mirino dei pm oltre la vicenda del palazzo di via Serafico dei Pulcini, ci sarebbero finiti altri tre appalti. Intanto nei giorni scorsi, le autorità svizzere hanno risposto ad una rogatoria internazionale inviata dai magistrati capitolini. A Ginevra esisteva un conto (ora estinto) presso l’Ubs sul quale Di Stefano aveva la procura ad operare. Il rapporto bancario non è intestato direttamente all’onorevole, ma i pm sono certi che sia riconducibile a lui. Circostanza che non risulta al legale di Di Stefano, l’avvocato Francesco Gianzi: “Allo stato attuale, sembra che il mio assistito non abbia alcun conto in Svizzera. Aspettiamo l’esito delle indagini”. Il sospetto dei pm però è che su quel conto riconducibile a Di Stefano potrebbe essere transitata la tangente da 1,8 milione. A mettere nei guai il renziano sono due testimonianze rese nel 2010. La prima è quella del fratello di Alfredo Guagnelli, l’amico dell’onorevole scomparso misteriosamente a ottobre del 2009. Bruno Guagnelli sentito dai pm aveva detto: “In una circostanza mio fratello mi disse, ridendo, che Daniele Pulcini diceva sempre che l’assessore, riferito a Di Stefano, era un ladro perché aveva preteso 1.800.000,00 euro per il buon esito di un affitto o di un acquisto di un palazzo di cui aveva bisogno la Regione Lazio nel 2009”.

Stessa versione è stata riferita anche dall’ex moglie del “leopoldo”, Gilda Renzi: “Sempre da Bruno (Guagnelli, ndr) apprendevo che il rapporto tra Daniele Pulcini e mio marito Marco era contraddistinto da forti interessi economici poiché Antonio Pulcini aveva dato in affitto, alla Regione Lazio, un palazzo. Alfredo gli aveva anche aggiunto che Marco Di Stefano aveva percepito 1,8 milioni di euro di ‘mazzette’ mentre Alfredo, che aveva fatto da intermediario aveva, a sua volta, percepito 300 mila euro di ‘mazzette’”. Era solo l’inizio. Poi con le indagini si è scoperto che la rete politica dello scomparso Alfredo Guagnelli era molto più ampia. Tra i testimoni sentiti nel 2009 c’era l’ex socio di Guagnelli, il fotografo Alessandro Innocenzi, che ha raccontato dei viaggi fatti anche da alcuni politici con Alfredo. A Montecarlo, uno volta Alfredo Guagnelli portò anche Innocenzi ed è stato in quell’occasione che il socio tornato in albergo avrebbe trovato su un tavolino decine di mazzette di banconote da 500 euro. Che si trattasse dei soldi a Di Stefano, sentito dal Fatto nelle scorse settimane, Alessandro Innocenzi non può assolutamente confermarlo. Innocenzi al Fatto rivela che tra le amicizie politiche di Guagnelli c’era anche Paolo Bartolozzi, ex parlamentare europeo in quota Forza Italia: “Lo aiutò nella campagna elettorale del 2005 per diventare deputato europeo. Praticamente mi chiese di fare un bonifico da un conto cointestato della nostra società di 6mila euro”. Nulla di irregolare, spiega Bartolozzi raggiunto nei giorni scorsi al telefono, perchè il bonifico era registrato ed era solo il sostegno alla campagna elettorale.

Adesso su quella scomparsa, il pm Cugini sta ancora indagando. Anche Di Stefano verrà risentito, come è stata sentita la ex moglie nei giorni scorsi. Dopo questo interrogatorio, alcune testate giornalistiche riportavano la notizia (smentita da Gilda Renzi) di alcuni festini hard. “In questi giorni – ha detto Gilda Renzi al Fatto – ho letto testate giornalistiche con vari titoli da gossip. Smentisco con forza queste affermazioni che mi sono state attribuite e addebitate. Per questo ho dato mandato al mio avvocato di tutelarmi e di procedere per vie legali nelle sedi opportune”. Intanto il marito dichiara guerra: “Da sette anni sono vittima di stalking, non posso esimermi dal querelarla per calunnia, diffamazione e falsa testimonianza se quanto scritto sui giornali corrispondesse ai verbali”.


Corrado Clini arrestato, “ex ministro aveva conto cifrato in Svizzera”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05 ... ra/1003489

Dall'ordinanza emerge che l'ex titolare dell'Ambiente avrebbe sottratto più di un milione di euro, transitato nel conto "Pesce" di Lugano e parte di un 27 maggio 2014

Sono pesanti gli elementi che emergono dall’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari Corrado Clini. L’ex ministro dell’Ambiente è accusato di “aver distratto insieme all’imprenditore Augusto Calore Pretner 3,4 milioni di euro” per un progetto di riqualificazione ambientale in Iraq, quando era direttore generale del ministero. Il gip di Ferrara Piera Tassoni scrive che Clini e gli altri indagati “hanno messo in atto un complesso e sofisticato meccanismo“, per appropriarsi di denaro pubblico e “conseguendo ingenti profitti”.

Secondo l’accusa l‘ex ministro avrebbe intascato oltre un milione di euro, parte del finanziamento che il governo italiano aveva concesso per il progetto New Eden. Il gip Tassoni nell’ordinanza sottolinea che il denaro, attraverso l’emissione di false fatture, sarebbe finito su un conto corrente aperto a Lugano mediante otto bonifici per un totale di un milione e 20 mila euro.

Emerge infatti che l’ex ministro del governo Monti, e già direttore generale del ministero dell’Ambiente (1991-2011), aveva un conto cifrato in Svizzera, denominato ‘Pesce‘. Ed è proprio qui che sarebbero finiti otto bonifici tra il 14 ottobre 2008 e il 22 giugno 2011. Quel conto “è stato aperto il 13 giugno 2005″. Si tratta, scrive il giudice, di un conto cifrato “il cui titolare è Corrado Clini”.

La Procura di Ferrara aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per l’attuale direttore generale per lo Sviluppo sostenibile del ministero di via Colombo, ma il gip Tassoni ha respinto la richiesta dei pm. L’ingegnere Pretner, finito anche lui agli arresti domiciliari a Padova, nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I particolari dell’inchiesta di Ferrara, emergono lo stesso giorno in cui viene diffusa la notizia che l’ex ministro è indagato dalla Procura di Roma, che gli contesta l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Insieme all’ex direttore generale dell’Ambiente sono indagati anche la moglie e altre 4 persone. La Procura capitolina pensa che dietro due progetti di riqualificazione in Cina e Montenegro ci sia un “giro di mazzette”.
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Re: Corusion tałiana e romana

Messaggioda Berto » lun feb 09, 2015 11:16 am

Piloti lavoravano in nero mentre percepivano fino a 11.000 euro mensili di Cassa integrazione

http://www.oggitreviso.it/piloti-lavora ... one-105919

Il fondo utilizzato per la Cig e la mobilità dei piloti è finanziato con una addizionale sui biglietti aerei di 3 euro per ogni viaggio. A spiegarlo all'Adnkronos è il direttore dell'Inps Mauro Nori in merito alla truffa perpetrata ai danni dell'Istituto di previdenza da 36 piloti che pur percependo un assegno mensile dall'Inps, che in alcuni casi arrivava a 13.000 euro lavoravano in 'nero' per alcune compagnie estere.

"La truffa attuata dai piloti - spiega Nori - è particolarmente spiacevole perché il fondo di solidarietà del trasporto aereo dà delle integrazioni salariali particolarmente generose finanziate da tutti i viaggiatori con una addizionale di 3 euro sul biglietto. La vicenda dei 36 piloti -spiega- rientra in una vasta operazione avviata dall'Inps in collaborazione con la Gdf 3 anni fa. L'istituto ha chiesto informazioni alle ambasciate su un gruppo di piloti sospettati di lavorare all'estero nonostante continuassero a percepire un significativo assegno da parte dell'Inps. Sulla vicenda -conclude -le verifiche proseguono".

Danno all'erario per 7,5 milioni di euro - In Italia erano in cassa integrazione o in mobilità, percependo dall'Inps indennità oscillanti fra i 3.000 e gli 11.000 euro al mese per sette anni ma, evidentemente non ancora soddisfatti, 'arrotondavano' lavorando all'estero alle dipendenze di compagnie straniere. Per questo la Guardia di Finanza di Roma ha denunciato i 36 piloti italiani di aeromobili di linea, responsabili di aver truffato lo Stato per un totale di 7,5 milioni di euro.

Per continuare a fruire degli 'ammortizzatori sociali', si legge in una nota della Gdf, avevano dimenticato a partire dal 2009, di comunicare la propria occupazione all’Ente Previdenziale e, in altri casi, presentato false dichiarazioni attestanti l’assenza di altri rapporti di lavoro.

Innescate 'seguendo la scia' di un pilota in cassa integrazione che lavorava presso una scuola di volo della Capitale, le indagini dei Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, si sono poi estese 'a macchia d’olio' coinvolgendo altri piloti, individuati grazie all’incrocio dei dati forniti dall’Inps con le informazioni rese disponibili dalle compagnie straniere facenti scalo in Italia.
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