Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Re: Ixlam (e creistianfobia)

Messaggioda Berto » mar mar 10, 2015 9:01 am

Inghilterra choc: scoperte 3 scuole statali trasformate in madrasse islamiche. Studenti cristiani discriminati

Scoprete a Birmingham scuole pubbliche trasformate in scuole coraniche, in cui i bambini cristiani e non musulmani erano sottoposti a discriminazioni. Le ragazze in fono alla classe, alcune materie non erano insegnate perché tabu e le insegnanti donne messe da parte.

http://qn.quotidiano.net/esteri/2014/04 ... iche.shtml

Londra, 19 aprile 2014 - E’ bufera in Gran Bretagna. Nel cuore dell’Inghilterra, a Birmingham, sono state scoperte tre scuole statali sono state islamizzate e trasformate nel corso dei mesi in madrasse (le scuola coraniche) in cui i bambini cristiani o comunque non musulmani erano sottoposti a sistematiche discriminazioni: venivano illegalmente segregati e i testi di studio erano purgati da ogni passo non “coerente con l’insegnamento islamico conservatore”.

E’ quanto rivela il Daily Telegraph citando documenti riservati sulla Park View School di Birmingham e gli istituiti gemelli, Golden Hillocj e nansen, tutte guidata dal presidente Tahir Alam e dove secondo gli ispettori inviati da Londra le studentesse erano obbligate a sedere in fondo alla classe mentre i maschi erano in prima fila. Alcuni studenti cristiani erano abbandonati a se stessi, e non veniva loro insegnato nulla, e dove un predicatore estremista, Sheikh Shady al-Suleiman, anti-semita e con simpatie dichiarate per al Qaeda era stato invitato a parlare ai bambini.

Alcune materie, come la biologia, erano considerate tabu e non venivano insegnate, nonostante siano obbligatorie per superare gli esami di fine anno. Ai bambini era stato detto che “in quanto musulmani”, ma la regole era applicata anche agli altri, “lo studio dei processi riproduttivi con l’altro sesso era vietato”.

Ma a subire discriminazioni sono stati anche le insegnanti donna che sono stati messe ai margini e maltrattate. Non solo, aggiunge il Telegraph, è stato assunto personale privo degli adeguati requisiti, molti parenti del direttore.
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Re: Ixlam (e creistianfobia)

Messaggioda Berto » dom mar 15, 2015 8:43 pm

In Pakistan e non solo lì - 150 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. I “nazareni” bruciati vivi

Il gran rabbino di Francia: “Sono i nuovi ebrei”. Le ong denunciano: “Muoiono cinque cristiani al minuto”

di Giulio Meotti | 06 Novembre 2014

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/12260 ... i-vivi.htm

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... stiani.jpg

Roma. “Il numero dei cristiani perseguitati nel mondo è di 150 milioni”. Ci sono molte altre cifre, terrificanti, nelle pagine del “Libro nero della condizione dei cristiani nel mondo”, una straordinaria iniziativa di studiosi francesi, coordinata dal giornalista Samuel Lieven e adesso portata in Italia da Mondadori. Istantanee di una guerra globale e amorfa, in cui ci sono le vittime “sbagliate”, i paria di cui non vuole sentire parlare l’occidente.

In particolare, un dato sconcerta: “L’ottanta per cento degli atti di persecuzione religiosa nel mondo è orientato contro i cristiani”. Quante le vittime? Il Center for the Study of Global Christianity riporta la stima media di centomila cristiani uccisi ogni anno per la loro fede lungo l’ultimo decennio. Una media di cinque cristiani al minuto.

Ieri in Pakistan due cristiani, fra cui una donna incinta, sono stati arsi vivi nella fornace per mattoni in cui lavoravano. E’ stato un pogrom con la partecipazione di quattrocento musulmani. Hanno lavorato al libro anche esponenti della sinistra come Lucie Peytermann, corrispondente del giornale Libération da Islamabad, che definisce il Pakistan “il peggiore al mondo quanto a violenze commesse in nome della religione”.

Lo Stato islamico polverizza le croci, il Real la toglie dal calcio per compiacere l’Islam Punjab anticristiano Haïm Korsia, gran rabbino di Francia, invoca una reazione fraterna di fronte al dilagare dell’odio nei confronti dei cristiani, e stabilisce un paragone con la distruzione dell’ebraismo orientale: “Dove sono le comunità ebraiche un tempo così vive di Aleppo, di Beirut, di Alessandria, del Cairo o di Tripoli? Dove sono le scuole di Nehardea e di Pumbedita in Iraq? E dov’è il florido ebraismo di Esfahan e di Teheran? Nella nostra memoria. Scacciati, uccisi, decimati, perseguitati ed esiliati, i cristiani d’oriente vivono in prima persona la stessa condizione degli ebrei con cui hanno così a lungo convissuto e che hanno visto partire da quei luoghi”.

Come i “nazareni” di Mosul.

La ong Open Doors ieri ha diffuso il suo rapporto annuale sui cristiani. Scrive che la loro persecuzione in Iraq ha raggiunto “proporzioni bibliche”. Martedì, a Roma, è stata presentata anche l’annuale relazione di Aiuto alla chiesa che soffre. Dei venti paesi in cui la libertà religiosa è praticamente assente, quattordici sono musulmani, e gli altri satrapie militari o comuniste, come la Corea del nord.

Siamo di fronte a quella che Habib Malik dell’Università di Stanford chiama “la fase terminale del declino regionale dei cristiani”. Oggi Mosul sembra essere stata inghiottita, come Giona nel ventre della balena. “Fra il 2003 e il 2009, quasi 800 cristiani sono stati giustiziati a sangue freddo, senza contare i cinquanta martiri della cattedrale siro-cattolica di Baghdad, tra i quali due preti, uccisi il 31 ottobre 2010 nel corso dell’attacco di un gruppo islamista. A oggi, è stato superato il migliaio di cristiani uccisi, tra i quali un vescovo e cinque preti. Più di sessanta chiese sono state distrutte”.


“Non si convertono. Che ne facciamo?”

Nel libro, un jihadista dello Stato islamico parla invece al telefono con il suo capo terrorista: “Ho qui una famiglia di cristiani che non vuole convertirsi, cosa ne facciamo?”. Una frase che ricorda quella di sette pastori avventisti che, durante il genocidio in Rwanda, si appellavano al loro pastore con una lettera: “Desideriamo informarla che domani verremo uccisi con le nostre famiglie”.

Ci sono i cristiani di Maaloula, in Siria, come Antoun Taalab e i suoi due cugini, che avevano ricevuto l’“aman”, ovvero la garanzia islamica di essere salvati. Disarmati e fiduciosi nella parola dei ribelli, sono stati uccisi e poi decapitati. Cinquecentomila cristiani hanno già lasciato la Siria. Secondo Frédéric Pichon, ricercatore dell’équipe di arabistica dell’Università François Rabelais di Tours, i cristiani di Siria sono “il simbolo con cui si misura la capacità di tutti gli altri cristiani di non soccombere”.

E prima di loro c’era Jean-Pierre Schumacher, l’ultimo monaco di Tibhirine, in Algeria, dove sgozzarono i meravigliosi trappisti che condividevano i pasti con i musulmani. Lui si salvò perché i jihadisti sbagliarono a contare. Ai funerali dei monaci, frère Jean-Pierre chiese di poter aprire le bare per dare l’ultimo saluto ai compagni. Scoprì che le casse di legno non contenevano corpi, ma soltanto sette teste. Quella strage fu la luce verde per i massacri futuri. Adesso Jean-Pierre teme che la prossima a rotolare sarà la sua testa.
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Re: Ixlam (e creistianfobia)

Messaggioda Berto » dom mar 15, 2015 9:00 pm

Pakistan: talebani contro due chiese a Lahore, 15 i morti (15/03/2015)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... istani.jpg

Donne e bambini fra le vittime. Una folla inferocita ha picchiato a morte due persone sospettate e le ha bruciate

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/a ... 24aaf.html

Strage di cristiani in Pakistan. Due attentatori suicidi talebani hanno causato oggi la morte di almeno 15 fedeli ed il ferimento di altri 78 che pregavano in due chiese di Lahore, capitale culturale pachistana, riportando ancora una volta sotto i riflettori la dura condizione di vita della minoranza religiosa perseguitata nel Paese.

I kamikaze, appartenenti al Tehrek-e-Taliban Pakistan (TTP) Jamat-ul-Ahrar, che ha rivendicato l'attacco a sostegno dell'introduzione in Pakistan della Sharia (legge islamica), si sono fatti esplodere in mattinata all'ingresso delle due chiese, vicine fra loro, del quartiere di Youhanabad (la cattolica St John's Church e la cristiana Christ Church), dopo essere stati bloccati da due agenti che hanno perso la vita nel gesto. Gli attentati hanno investito in pieno i fedeli che entravano e uscivano dai luoghi di culto, causando la morte anche di numerose donne e bambini, mentre fra i feriti almeno 30 sono gravi e ricoverati in rianimazione negli ospedali di Lahore. All'Angelus papa Francesco ha evocato la tragedia appena avvenuta: "Con dolore, con molto dolore ho appreso degli attentati terroristici contro due chiese cristiane a Lahore che hanno provocato morti e feriti. I cristiani sono perseguitati e versano il sangue solo perché cristiani". Dopo le scene di panico ed il fuggi fuggi seguiti alla duplice esplosione, una folla di manifestanti furiosi per l'accaduto si è impossessata delle strade della città, sottraendo fra l'altro a forza alla polizia due sospettati di aver collaborato agli attentati, che sono stati torturati in strada e bruciati vivi. Alcune migliaia di persone esasperate e armate anche di mazze si sono dirette verso Ferozpur Road dove, in un gesto insolito per la pacifica comunità cristiana locale, hanno danneggiato vetrine di negozi ed auto in sosta, assaltando anche una stazione del nuovo servizio urbano di Metro-Bus. Molte centinaia di dimostranti sono scesi in piazza per molte ore anche in varie altre città (Peshawar, Faridabad, Multan e Quetta) ed a Karachi, nel sud del Pakistan, dove sono stati incendiati pneumatici per bloccare una via di grande scorrimento. Le autorità cristiane pachistane hanno decretato tre giorni di lutto per le vittime provocate dai talebani, mentre domani resteranno chiuse tutte le scuole cristiane del Punjab. Condannando gli attentati di Lahore, sua città natale, il premier pachistano Nawaz Sharif li ha definiti "non un attacco alla comunità cristiana ma allo stesso Stato pachistano". Da parte sua il ministro della Difesa, Khawaja Muhammad Asif, ha parlato di "un'aggressione contro l'umanità". Dura anche la condanna da parte di Nazir S. Bhatti, presidente del Congresso cristiano pachistano (Pcc) il quale ha sostenuto che il governo del Punjab "non ha adottato sufficienti misure di protezione per le chiese". "La violenza contro i cristiani - ha assicurato - sta aumentando in Punjab dove bambini, donne e uomini cristiani vengono bruciati vivi con il pretesto della legge sulla blasfemia e dove le case di molti cristiani vengono incendiate ogni settimana ed i responsabili restano in piena libertà". Nel 2011, fra l'altro, almeno due personalità politiche pachistane - l'ex ministro per le minoranze, Shahbaz Bhatti, e l'ex governatore del Punjab, Salman Taseer - sono state uccise per aver preso posizione a favore di Asia Bibi, la madre cristiana di cinque figli condannata a morte per un gesto blasfemo da lei negato. L'attacco odierno contro le due chiese è il più grave dal 2013, quando una duplice esplosione in una storica chiesa di Peshawar causò la morte di 82 persone.




Attacchi contro chiese in Pakistan. Papa: mondo nasconde persecuzioni anticristiane

http://it.radiovaticana.va/news/2015/03 ... pa/1129578

Papa Francesco ha rivolto il suo grido di dolore all’Angelus per gli attacchi compiuti oggi a Lahore in Pakistan contro due chiese cristiane, una cattolica e l’altra protestante. Numerose le vittime, almeno 14 finora, tra cui anche bambini. Tanti i feriti che versano in gravi condizioni. Hanno rivendicato l’attacco i miliziani di Jamaat-ul-Ahrar, un gruppo scissionista dei talebani. Ma ascoltiamo le parole del Papa:

“Con dolore, con molto dolore, ho appreso degli attentati terroristici di oggi contro due chiese nella città di Lahore in Pakistan, che hanno provocato numerosi morti e feriti. Sono chiese cristiane. I cristiani sono perseguitati. I nostri fratelli versano il sangue soltanto perché sono cristiani. Mentre assicuro la mia preghiera per le vittime e per le loro famiglie, chiedo dal Signore, imploro dal Signore, fonte di ogni bene, il dono della pace e la concordia per quel Paese, e che questa persecuzione contro i cristiani che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace”.

Sulle notizie che giungono dal Pakistan ascoltiamo padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – Le notizie sono terribili: sembra che siano due talebani che volevano entrare in chiesa. Hanno cercato di sparare per entrare in chiesa, ma delle guardie di sicurezza alla chiesa fortunatamente li hanno fermati, perché le due chiese erano stracolme di gente che pregava: almeno mille persone. Per cui, se fossero entrati in chiesa sarebbe stato un massacro enorme. E' stata una cosa terribile, perché la gente era in chiesa a pregare, perché è domenica! L’altra notizia che abbiamo è che cattolici e protestanti hanno fatto delle manifestazioni e continuano a farle perché criticano la mancanza di sicurezza da parte del governo – del governo del Punjab – che si trova sempre a dover combattere contro attacchi contro le chiese, contro moschee, violenze continue da parte – appunto – di talebani. Sembra poi – così dicono alcune testimonianze – che alcuni dei poliziotti che avrebbero dovuto essere a guardia di queste chiese, invece fossero in un bar a guardare una partita di cricket.

D. – Perché questi attentati, proprio adesso?

R. – Il governo pakistano è stato sempre ambiguo nei confronti dei talebani: da una parte li ha sempre protetti e ha dato loro ospitalità e rifugio, soprattutto nel Nord del Pakistan; nello stesso tempo, è alleato della comunità internazionale per combattere il terrorismo. E questo gioco continuo adesso è nel periodo in cui sta cercando di combattere il terrorismo. Purtroppo, i talebani sono diffusi ovunque nel Paese perché in tutti questi anni sono riusciti a fondare qualcosa come 20-25 mila scuole coraniche nelle quali si insegna l’islam fondamentalista e quindi ci sono fondamentalisti ovunque che combattono sia i cristiani, sia gli sciiti. Non dimentichiamo che – appunto – ci sono tantissimi attacchi anche a moschee sciite: praticamente, ogni settimana. E poi c’è anche un gruppo, dei cosiddetti “ahmadi” che sono un gruppo che si ispira un po’ a Maometto, un po’ all’islam, ma che è considerato eretico. Quindi, mi sembra che questi talebani pakistani, ormai – stiano emulando le azioni del sedicente Stato islamico.

D. – Quindi c’è un rischio di estensione di questo Stato islamico?

R. – Un rischio di estensione ma soprattutto di alleanze: infatti, lo Stato islamico è molto finanziato da alcuni Paesi del Golfo e quindi ha soldi a non finire, e questo porta tanti gruppi terroristi, tanti gruppi di fondamentalisti islamici a proclamare l’alleanza con loro per avere anche fondi, armi e così via.

D. – La situazione dei cristiani in Pakistan appare sempre più difficile: pensiamo anche i tanti che sono nelle carceri, accusati ingiustamente di blasfemia.

R. – Sì, perché questa ventata di fondamentalismo non permette mai una situazione tranquilla, per cui molti cristiani per una sciocchezza o con falsa testimonianza, vengono accusati di blasfemia contro il Corano, contro il Profeta, e subiscono il carcere. Non solo: spesso subiscono anche una esecuzione sommaria all’interno delle carceri, perché molte volte le stesse guardie carcerarie sono pagate per farli fuori.

D. – Il caso più noto è Asia Bibi: come sta?

R. – Di Asia Bibi si sa che per proteggerla da una possibile esecuzione extragiudiziaria è controllata giorno e notte. Sta in carcere: questa poverina prega, ogni tanto è visitata da parenti o da ong cristiane che la sostengono … Però non si trova un modo per risolvere il suo caso. Probabilmente, se si potesse fare questo processo di appello, la sua condanna a morte sarebbe cancellata. Il punto è che quando i giudici fissano l’appello, si formano subito manifestazioni di gruppi fondamentalisti che chiedono la sua morte. E spesso i giudici hanno paura e quindi aggiornano, rimandano continuamente questo processo d’appello.




Stragi in Pakistan, i vescovi: la polizia guardava il cricket in tv - 15/03/2015

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-m ... colo/39766

I presuli: una grave negligenza. Aumentano i casi in cui gli agenti diventano complici degli omicidi o braccio armato dei radicali - Paolo Affatato roma
A morire sono stati i giovani volontari cattolici che hanno cercato di fermare i terroristi. Sì, perché i poliziotti che avrebbero dovuto essere davanti alla chiese – disposizione del ministero degli interni – sono sani e salvi: erano impegnati a vedere in tv la partita di cricket, lo sport nazionale in Pakistan.
La nota della Commissione «Giustizia e pace» dei vescovi cattolici pakistani lancia accuse pesanti. «La chiesa di Youhanabad aveva supplicato il governo e la polizia di aumentare la sicurezza, date minacce ricevute di recente. Ma gli agenti presenti erano pochissimi. E, invece di fare il loro dovere di vigilanza, erano occupati a guardare la partita di cricket. In conseguenza di questa negligenza, molti cristiani hanno perso la vita». Di fronte a gravi e ripetuti episodi di violenza sui cristiani, i vescovi reclamano la «volontà politica» di fermare i terroristi.
Da qui l’esasperazione e la protesta della folla che, dopo gli attentati, ha linciato altri due uomini sospettati di essere coinvolti nella strage.
Va detto che la polizia in Pakistan ha un problema sistemico. Quando va bene, le questioni sono negligenza o corruzione. Nel peggiore dei casi, il corpo per la sicurezza dei cittadini si trasforma in braccio armato dei fondamentalisti islamici o si fa complice delle violenze sulle minoranze religiose. E mentre la divisa diventa uno scudo che giustifica l’abuso e l’arbitrio, i cristiani sono vittime privilegiate.
Gli ultimi casi hanno destato l'indignazione di organizzazioni della società civile, cristiane e non. Prima della strage di oggi, i cristiani hanno chiesto a gran voce giustizia per «l’omicidio di stato» consumatosi sempre a Lahore nei giorni scorsi. La polizia ha torturato e ucciso un giovane cristiano innocente. L’unica colpa imputata al 25enne Zubair Masih era quella di essere il figlio di Aysha Bibi, una vedova cristiana accusata di furto da suo datore di lavoro, Abdul Jabar, musulmano di Lahore.
Percosse e insulti non sono bastati a estorcere una confessione alla donna. Tutta la sua famiglia è stata fermata e condotta alla stazione di polizia, che ha continuato il pestaggio (Aysha ne è uscita con le braccia fratturate). Poi tutti rilasciati, tranne Zubair. L'indomani la polizia lo ha scaricato, già cadavere, davanti alla casa di sua madre. Condotto in ospedale, i medici hanno potuto solo constatare il decesso del giovane.
Solo dopo due giorni di pacifica ma ferma protesta, una denuncia è stata ufficialmente registrata a carico del vicecommissario Sarajul Haque, di altri tre poliziotti e di Abdul Jabar. «Ma è molto difficile che in questi casi si arrivi a condanne. Spesso alla famiglia della vittima si offre un risarcimento in denaro, in cambio del ritiro della denuncia», ha spiegato Joseph Francis direttore dell'Ong «Centre for Legal Aid Assistance & Settlement», che ha offerto assistenza legale alla famiglia.
L’abuso di potere è ricorrente quando gli agenti - quasi tutti musulmani - hanno per le mani cittadini pakistani cristiani o indù. Lo testimonia un altro caso che ha scosso la nazione che a novembre del 2014 destò indignazione per l’atteggiamento indifferente della polizia. Allora alcuni agenti lasciarono che i due coniugi cristiani Shahzad Masih and Shama Bibi, accusati di blasfemia, fossero linciati e arsi vivi a Kot Radha Kishan, nella provincia del Punjab.
Di recente la Corte Suprema, nel chiedere al governo del Punjab di costituire una apposita commissione indipendente, dubitando che la polizia stessa potesse garantire un’inchiesta imparziale, ha censurato il comportamento dei poliziotti «che non hanno agito per fermare il linciaggio».
Solo raramente i cristiani presi di mira dalla polizia riescono ad avere giustizia, sempre dopo un calvario. Pochi giorni fa il cristiano pakistano Imtiaz Masih è stato assolto, dopo una battaglia legale durata quattro anni, durante i quali è stato torturato per costringerlo a confessare un omicidio mai commesso. In tal caso i giudici hanno smascherato i falsi testimoni dell’accusa.
«La prassi di usare false accuse è fin troppo comune in Pakistan. Spesso si usano per distogliere l'attenzione dal vero colpevole», ha spiegato l’European Center of Law and Justice (ECLJ), che ha seguito il caso di Imtiaz Masih.
«I cristiani pakistani, generalmente tra i meno abbienti della società, non hanno i mezzi per affrontare lunghe battaglie legali e diventano un comodo bersaglio. La corruzione dilagante nel dipartimento di polizia facilita la prassi delle false accuse», nota l’ECLJ.
I cristiani pakistani hanno spesso affrontato casi di blasfemia basati su false accuse: quello di Asia Bibi, donna e madre cristiana condannata a morte, ne è l’esempio più eclatante.



Il Vaticano dice sì all'uso della forza: "Fermare il genocidio dei cristiani" 15/3/2015
Parole durissime del rappresentate della Santa Sede all'Onu, Silvano tomasi: "Usare la forza per fermare le mani dell'aggressore". Il Papa: "Il mondo cerca di nascondere la persecuzione in atto"
http://www.today.it/mondo/papa-contro-g ... tiani.html

Il Vaticano dice sì all'uso della forza: "Fermare il genocidio dei cristiani"
Contro il sedicente Stato islamico e "il genocidio" che commette a danno dei cristiani in Medio Oriente serve "una protezione più coordinata, che preveda l'uso della forza per fermare le mani dell'aggressore". A parlare così è l'arcivescovo Silvano Tomasi, rappresentante del Vaticano all'Onu a Ginevra, in un'intervista rilasciata alla rivista cattolica Crux. "Dobbiamo fermare questo tipo di genocidio - ammonisce Tomasi - Altrimenti in futuro ci lamenteremo, chiedendoci perché non abbiamo fatto nulla, perché abbiamo permesso che accadesse una simile tragedia".
Sì ALLA FORZA - L'arcivescovo - le cui parole riecheggiano quelle pronunciate nelle settimane scorse da Papa Francesco, secondo cui l'uso della forza è legittimo per fermare un aggressore ingiusto - sottolinea quindi che "sta alle Nazioni Unite ed ai suoi Paesi membri, specialmente quelli del Consiglio di sicurezza, determinare la forma esatta dell'intervento, ma la responsabilità (di agire) è chiara". Ancora, il nunzio spiega che qualsiasi coalizione contro l'Is deve comprendere i Paesi musulmani del Medio Oriente, perché non può avere "un approccio occidentale", e operare sotto l'egida dell'Onu.
IL PAPA - "Il mondo cerca di nascondere" la persecuzione contro i cristiani, che "versano il sangue soltanto perchè credono in Gesù". Lo ha detto Papa Francesco all'Angelus di oggi in piazza S. Pietro a Roma. "Con molto dolore - ha detto Bergoglio - ho appreso degli attentati di oggi contro due chiese a Lahore in Pakistan, che hanno provocato numerosi morti e feriti. Sono chiese cristiane: i cristiani sono perseguitati, i nostri fratelli versano il sangue soltanto perchè sono cristiani. Mentre assicuro la mia preghiera per le vittime e le loro famiglie, chiedo e imploro dal Signore, fonte di ogni bene, il dono della pace e della concordia per quel paese e che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace", ha concluso il Papa.

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http://www.corano.it/corano_testo/8.htm

Sura VIII
Al-'Anfâl
(Il Bottino)
Post-Eg. n°88 a parte i versetti 30-36 che sono pre-Eg.
Di 75 versettl il nome della sura deriva dal versetto 1
Questa sura fu rivelata dopo la battaglia di Badr, XVII giorno del mese di Ramadan, secondo anno dall'Egira.

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

12. E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!
13. E ciò avvenne perché si erano separati da Allah e dal Suo Messaggero”. Allah è severo nel castigo con chi si separa da Lui e dal Suo Messaggero...!
14. Assaggiate questo! I miscredenti avranno il castigo del Fuoco!
15. O voi che credete, quando incontrerete i miscredenti in ordine di battaglia non volgete loro le spalle.
16. Chi in quel giorno volgerà loro le spalle - eccetto il caso di stratagemma per [meglio] combattere o per raggiungere un altro gruppo - incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà l'Inferno. Qual triste rifugio!
17. Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi. Quando tiravi non eri tu che tiravi, ma era Allah che tirava*, per provare i credenti con bella prova. In verità Allah tutto ascolta e conosce.
...
39. Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah. Se poi smettono... ebbene, Allah ben osserva quello che fanno.
40. E se volgono le spalle, sappiate che Allah è il vostro Patrono. Quale miglior patrono, quale miglior soccorritore.
41. Sappiate che del bottino che conquisterete, un quinto appartiene ad Allah e al Suo Messaggero, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti, se credete in Allah e in quello che abbiamo fatto scendere sul Nostro schiavo, nel giorno del Discrimine*, il giorno in cui le due schiere si incontrarono. Allah è onnipotente.

http://fr.wikipedia.org/wiki/Charia
La Cour européenne des droits de l'homme, dans un arrêt du 31 juillet 2001 Refah Partisi c. Turquie, fait observer l’incompatibilité du régime démocratique avec les règles de la charia.
« À l’instar de la Cour constitutionnelle, la Cour reconnaît que la charia, reflétant fidèlement les dogmes et les règles divines édictées par la religion, présente un caractère stable et invariable. Lui sont étrangers des principes tels que le pluralisme dans la participation politique ou l’évolution incessante des libertés publiques. La Cour relève que, lues conjointement, les déclarations en question qui contiennent des références explicites à l’instauration de la charia sont difficilement compatibles avec les principes fondamentaux de la démocratie, tels qu’ils résultent de la Convention, comprise comme un tout. Il est difficile à la fois de se déclarer respectueux de la démocratie et des droits de l’Homme, et de soutenir un régime fondé sur la charia, qui se démarque nettement des valeurs de la Convention, notamment eu égard à ses règles de droit pénal et de procédure pénale, à la place qu’il réserve aux femmes dans l’ordre juridique, et à son intervention dans tous les domaines de la vie privée et publique conformément aux normes religieuses. »
Le Docteur Suliman ibn Abdal Rahman Al-Hukail soutient dans un de ses ouvrages, malgré l'arrêt de la Cour européenne des droits de l'Homme, que l'islam est compatible avec les droits de l'Homme. Il y traite de la Déclaration des droits de l'homme en islam, laquelle se réfère en définitive à la charia dans son article 22 al.b, ratifié par 57 États musulmans, compare cette déclaration avec la Déclaration universelle des droits de l'homme et explique les principes fondateurs du droit musulman. Al-Hukail précise au chapitre 5 qu'il existe huit pénalités considérées comme étant fixes en droit musulman en dehors desquelles les juristes ont le moyen incontestable d'innover. Cependant Al-Hukail reste inflexible sur la possibilité d'un moratoire sur les sept peines considérées fixes (hudûd) et, dans un style fort apologétique, affirme qu'elles seraient compatibles avec les droits de l'Homme.

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Re: Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 8:58 pm

Perché anche gli atei sono bersaglio dell'islam

Siamo civili e pretendiamo di giudicare chi non lo è col nostro metro di uomini e donne evoluti. Sbagliamo
Vittorio Feltri - Ven, 03/04/2015

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 12747.html

Le notizie che arrivano dal Kenya, in questo momento in cui il sangue dei cristiani inonda i resti della civiltà occidentale lasciata laggiù dagli inglesi, sono frammentarie e incerte: e proprio per questo temiamo siano vere.

A Garissa, a nord del Paese, un college è stato attaccato dagli instancabili assassini islamisti che avrebbero compiuto una strage di studenti, ovviamente cristiani, selezionati per essere uccisi in base a un criterio biblico: separare il grano dalla pula. In altre profane parole: sei cristiano? Ti sparo. Sei musulmano? Sei salvo e benedetto. Di questo orrore si tratta. Morte ai cristiani, vita lunga agli islamici.

E poi c'è chi insiste a negare che i massacri avvengano nell'ambito di una guerra di religione. Bisogna essere ciechi per non capire che qui si ammazza con diligente sistematicità soltanto chi crede in un Dio diverso da Allah. Noi occidentali non siamo bigotti e non comprendiamo come sia possibile una cosa del genere, e per spiegarci le uccisioni in massa dei nostri confratelli ci arrampichiamo sugli specchi della ragione. Pensiamo che a caricare di odio i terroristi siano motivi economici e politici, sete di dominio, smania di potere.

Abbiamo scordato la storia, piena di gente sacrificata sugli altari in omaggio a divinità. Siamo civili e pretendiamo di giudicare chi non lo è col nostro metro di uomini e donne evoluti. Sbagliamo. A Garissa si contano già 147 cadaveri e mancano all'appello decine di studenti. Dove sono finiti? E dove, se non all'altro mondo? Tremano le dita sulla tastiera a scrivere un articolo quale il presente. Speriamo che la realtà sia meno crudele delle ipotesi nere che si profilano. Ma le nostre speranze sono tenui e non le scartiamo solo perché non abbiamo la forza né il coraggio di guardare in faccia il mostro che stravolge il mondo, minacciando di sterminare i cosiddetti infedeli.

Decine di giovani non svaniscono nel nulla come aria fresca. Gli islamisti fanno prigionieri esclusivamente per giustiziarli allestendo spettacoli macabri da filmarsi e diffondersi via Internet. È il loro modo di farsi propaganda e per arruolare proseliti da avviare all'attività di boia, tagliagola e affini. Chi non è idoneo a essere utilizzato in video come agnello sacrificale viene abbattuto subito. A schioppettate, per fare prima. Il binomio libro e moschetto è sempre di moda, con i dovuti aggiornamenti: adesso va il Corano abbinato al kalashnikov, che aumenta la potenzialità omicida dei sacri assassini.

Un tempo il Kenya era famoso per il turismo balneare e i safari nella savana, ricca di zebre, leoni ed elefanti. Da quando il colonialismo britannico ha passato la mano a quello musulmano, la caccia grossa non colpisce più i rinoceronti e mira ai cristiani, portatori insani di virus della pace: vanno decimati senza requie. L'allarme terrorismo da almeno una settimana era stato lanciato dall'intelligence: circolavano voci insistenti di prossimi assalti a università e collegi. E le misure di sicurezza erano state adottate soprattutto in tre atenei di Nairobi, la capitale. Cosicché gli sterminatori hanno cambiato obiettivo, per evitare grane con la polizia, e hanno puntato sul villaggio universitario di Garissa, a 150 chilometri dal confine somalo.

L'Africa equatoriale è relativamente distante dall'Italia, ma ciò non consiglia di sottovalutare il pericolo islamico. Dalle nostre parti si commettono troppe leggerezze. La prima è di considerarci amici dei musulmani buoni: confidiamo in costoro affinché la spada dell'islam non ci trafigga. Cerchiamo di compiacerli convinti che, avendoli ospitati in nome dell'integrazione, ci proteggano da quelli cattivi. Ignoriamo che coloro i quali tra noi sono atei o agnostici, perfino buddisti, hanno l'anima involontariamente cristiana, e quando ce ne accorgiamo non ci fa schifo. Siamo tutti pii bestemmiatori, chi non lo è non sa cos'è la civiltà occidentale nella versione alla pummarola.

Purtroppo se questo è il pensiero della stragrande maggioranza del popolo, che ha divorato i libri di Oriana Fallaci senza riuscire a imporne l'idea (rimasta minoritaria), corre l'obbligo di ammettere che nell'arena pubblica prevalgono i buonisti pronti ad aprire i cancelli ai messaggeri di morte, e a liquidare chi quei cancelli li preferisce chiusi alla stregua di minorati mentali, razzisti da sbattere fuori dal recinto della decenza intellettuale. Risultato. Le persone che sono state tirate su nella broda schifiltosa della sinistra al caviale, con annessi teologi alla Mancuso, consegnerà le chiavi della patria e delle coscienze (vuote) al Califfo. Cretini.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Messaggioda Berto » lun apr 06, 2015 1:15 pm

Kenya, massacro di studenti in un college. 147 morti in attacco rivendicato da al-Shebaab

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Kenia.jpg

02 aprile 201
http://www.repubblica.it/esteri/2015/04 ... -111031545

Un commando armato con esplosivi ha fatto irruzione nel campus di Garissa in cui studiano soprattutto allievi cristiani. Raid all'alba, poi 16 ore di sparatorie ed esplosioni nella battaglia con le forze di sicurezza che assediavano l'istituto per cercare di liberare gli ostaggi. L'azione rivendicata dai qaedisti somali, ma il capo sarebbe l'ex direttore keniano di una scuola teologica.

NAIROBI - Torna il terrore in Kenya. All'alba un commando armato ha attaccato un college universitario nella città di Garissa, nella parte nord-orientale del Paese, a circa 150 chilometri dal confine con la Somalia. Ci sono state diverse esplosioni. Secondo il ministro dell'Interno kenyano il bilancio finale è di 147 morti, quasi tutti studenti ai quali si aggiungono due poliziotti, un soldato e due guardiani della scuola. I quattro terroristi che componevano il commando, secondo fonti delle forze di sicurezza, avevano esplosivi legati su tutto il corpo e "sono esplosi" quando i soldati hanno cominciato a sparargli addosso. L'attacco è cominciato all'alba. I jihadisti hanno preso d'assalto il campus intorno alle 4,30 ora italiana: hanno sparato alle due guardie al cancello di ingresso e poi, una volta entrati, hanno aperto il fuoco a caso, prima di asserragliarsi in uno dei dormitori degli studenti.

Gli al-Shebaab somali, legati ad al-Qaeda, hanno rivendicato l'attacco. Per tutto il giorno decine di studenti cristiani sono stati tenuti in ostaggio. I 15 ostaggi islamici erano invece stati liberati subito: "Quando i nostri uomini sono arrivati, hanno rilasciato i musulmani. Teniamo gli altri in ostaggio" ha detto un portavoce degli shebaab, Sheikh Ali Mohamud Rage. I guerriglieri si sono asserragliati nella residenza universitaria per ore e l'assedio è stato dichiarato concluso alle 20,30 ora italiana dopo una battaglia con le forze di sicurezza, esercito e polizia locale che avevano circondato il complesso.

Vittime decapitate, giallo sugli ostaggi. Alcuni degli studenti liberati in mattinata hanno raccontato che tra le vittime dei qaedisti somali, alcune sono state decapitate. Citata dalla rete all news sudafricana 'News24', Winnie Njeri, una delle studentesse riuscite a scappare, ha dichiarato di aver "visto corpi senza teste". Nel bilancio ufficiale, oltre i 147 morti ci sono 79 feriti ma mancano all'appello ancora almeno 150 persone tra studenti e professori. Degli 815 che risultavano presenti al momento del raid, solo 500 sono stati ritrovati. Quattro dei terroristi sono stati uccisi. Le autorità di Nairobi hanno affermato che l'assedio è finito dopo 16 ore, ma gli Shebaab ancora a tarda sera sostenevano di aver ancora giovani in ostaggio.

Qaedisti somali - Legati ad al Qaeda e sostenitori di una variante della sharia molto intransigente, gli islamisti somali hanno moltiplicato gli attentati sul territorio kenyano negli ultimi anni, attaccando chiese, località turistiche, scuole, causando 200 morti solo nel 2014. Gli attacchi si sono intensificati dopo l'offensiva militare lanciata da Nairobi in terrirorio somalo nell'ottobre 2011, mirata proprio contro le basi degli Shebaab nel sud del paese. Le zone più colpite dagli attentati sono quella attorno alla lunga e porosa frontiera con la Somalia, 700km, le aree di Mandera, Wajir ed anche Garissa. L'attacco più sanguinoso, però, è avvenuto nel settempre 2013 nella capitale, dove i terroristi uccisero 72 persone furono nel centro commerciale Westgate nel cuore di Nairobi.

Una taglia sul responsabile. Le autorità keniane non hanno dubbi sul fatto che anche dietro questo attentato ci sia la mano di Mohamed Mohamud Kuno, conosciuto anche come Dulyadin e Gamadhere. Kuno è un keniano, ex operatore umanitario, che ha insegnato e avuto funzioni di direttore in una scuola teologica proprio a Garissa, l'istituto Madrasa Najah, prima di unirsi alle milizie islamiche somale. Le sue posizioni si sono radicalizzate col passare degli anni fino a quando ha deciso di dedicarsi anima e corpo al terrorismo unendosi ad al-Shebaab. Con i jihadisti somali ha rivendicato l'attacco del 22 novembre 2014 contro un autobus nei pressi di Mandera - una cittadina al confine tra il Kenya e la Somalia - costato la vita a 28 passeggeri non musulmani, colpevoli secondo i miliziani di "non conoscere il Corano". La polizia ha promesso 220mila dollari a chiunque sia in grado di dare informazioni che portino al suo arresto, ma al momento Mohamed Kuno è irrintracciabile, sparito dal dicembre dello scorso anno. secondo il quotidiano kenyano Daily Nation, che ne ha tracciato un profilo sul suo sito, Kuno è ormai il capo delle operazioni qaediste in Kenya e utilizzerebbe spesso membri della sua famiglia nei raid.

Allarme dell'intelligence sbaglia mira. Una settimana fa era stato diffuso dall'intelligence un allarme su possibili attacchi terroristici contro le università. Ma le misure di sicurezza erano state adottate principalmente in tre atenei di Nairobi, la Kenyatta University, l'University of Nairobi, e l'United States International University. Gli studenti erano stati avvisati dell'esistenza di informazioni credibili di possibili attacchi terroristici contro università o college nel Paese. "I rapporti di intelligence indicano che il gruppo terroristico al-Shebaab sta pianificando attacchi di rappresaglia contro importanti istituzioni a Nairobi, comprese principali università", ha scritto in una comunicazione agli studenti diffusa il 25 marzo scorso il capo della sicurezza dell'università di Nairobi, W.M. Wahome.
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Re: Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Messaggioda Berto » mer apr 08, 2015 6:51 am

Straxi de cristiani fate da li xlameghi
viewtopic.php?f=110&t=1322
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Re: Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Messaggioda Berto » dom apr 12, 2015 9:28 pm

Curiosità sull'islam

http://digilander.libero.it/coranoislam/varie.html

Elenchiamo alcuni aspetti della religione islamica generalmente poco conosciuti, che testimoniano la distanza dell’islam dalla religione cristiana e dalla società civile occidentale in genere.
Caratteristica della religione islamica è - infatti - regolamentare, in maniera soffocante, ogni singolo aspetto della vita sociale del credente. Il quale, per poter sapere come agire, deve sempre fare riferimento al Corano e alla sharia (la legge islamica).
Alcuni di questi aspetti sono curiosi, altri sono tragici, ma sarebbe un errore circoscriverli banalmente come “estremismi”, dato che fanno tutti parte, invece, dell’essenza dell’islam.
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Re: Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Messaggioda Berto » mer apr 15, 2015 9:20 pm

Saremo noi, uomini e donne liberi d’Europa, a far implodere l’islam e a dare ai musulmani la libertà di pensiero

http://www.ioamolitalia.it/blogs/verita ... siero.html

Le ragazza cristiane rapite in Nigeria sono state uccise, i loro corpi marciscono nelle fosse comuni. Massacro di cristiani ad Aleppo. In Pakistan nazione dove da 5 anni la signora Asia Bibi sopravvive in una cella fetida di quattro metri per tre insieme a scarafaggi più grandi di lei, un ragazzo è stato bruciato vivo perché cristiano. Sempre in Pakistan un altro tizio era stato bruciato vivo qualche anno fa perché aveva bevuto una tazza di tè in un locale e solo dopo che aveva bevuto si sono accorti che aveva una crocetta al collo, e che cioè aveva contaminato con la sua bocca di essere inferiore le tazze riservate ai musulmani. Mentre cerco di ricordarmi se il Pakistan fa parte dell’islam moderato o di quello smoderato perché mi confondo tra i due, mi scorrono sotto gli occhi il numero di associazioni di gente tanto intelligente e tanto buona che chiede il boicottaggio dello Stato di Israele in quanto pratica l’apartheid.

Oriana Fallaci, Bat Ye'or, Magdi Cristiano Allam , Alexander Del Valle e tutti i liberi pensatori hanno scritto nei loro libri che l'Europa rischia il destino di essere conquistata dall’islam grazie all'immigrazione. Eppure Oriana, Bat Ye'or, Magdi e chiunque affermi che, secondo l’islam, il destino e il dovere dell’Europa è di essere conquistata dall’islam grazie ad una vittoria demografica, continuano ad essere considerati individui spregevoli. “Noi vi penetreremo grazie alle vostre leggi e vi domineremo con le nostre”: ce lo hanno detto, ce lo hanno ripetuto, ci stanno mostrando che è vero.

Abbiamo gli orchi in casa, e ci hanno già addestrato all'autocensura, che noi chiamiamo politicamente corretto, da bravi cagnolini giudiziosi; e per sentirci buoni e politicamente corretti abbiamo buttato nella spazzatura la libertà di parola che i nostri padri ci avevano lasciato dopo averla pagata lacrime e sangue. Abbiamo una profusione di indecenti pessimi maestri. Gli orchi esistono e gli orchi sono persone, fratelli, che potrebbero essere salvati dalla verità, come persone, fratelli, erano gli uomini che costituivano le armate di Hitler e di Stalin. Il fatto che uno sia una persona umana e quindi un fratello non vuol dire che non sia, in quel momento , il nemico, colui che deve essere fermato. Gli orchi si fermano militarmente e dopo che sono stati fermati si salvano con la verità.

Questa verità bisogna dirla e difenderla, o tra trenta anni, forse dieci avremo la guerra civile nelle strade, o tra cinquanta anni o forse meno saremmo una Repubblica islamica, miserabile e sovrappopolata. La verità è che il Nordafrica potrebbe essere ricchissimo se fosse meglio amministrato; era ricchissimo quando era cristiano ed è l’islam il solo responsabile del disastro. Lo stesso vale per la Siria, ricchissima quando cristiana, per la Mesopotamia e la Persia, ricchissime quando non erano islamiche, per Afghanistan e Pakistan, ricchissimi quando non erano islamici, come la Turchia, come l’Indonesia.

L’esempio è la terra di Israele, terra di sassi e scorpioni quando è in mano all’Impero ottomano e che rifiorisce nella terra del latte e del miele quando è ebraica. L'esempio è Gerusalemme, abbandonata, miserabile e polverosa in mani islamica, rileggete Mark Twain e Voltaire e Marx quando la descrivono, visto che l’islam la vuole solo per umiliarla, mentre è splendida, la Gerusalemme d’oro, quando torna al suo unico destino di essere ebrea.

Cosa bisogna scrivere per essere considerati buoni? Che dobbiamo accogliere chiunque lo desideri e trattarlo con cortesia e salvare le sue leggi anche quando sono in contraddizione con le nostre, così si integrerà. E' bellissimo, ma è falso. E' splendido e mi spezza il cuore negarlo, ma devo negarlo perché è falso. Non possiamo accogliere chiunque voglia essere sulla nostra terra, ma quello che possiamo e dobbiamo fare è esportare la nostra civiltà.

Sarebbe meraviglioso se fosse vero, che tutti possono integrarsi, ma è falso. Se accogliamo chiunque desideri venire nella nostra terra, non si integrerà, meno che mai se non verrà preteso, in maniera che non lasci alternative, "muscolare" per citare Cameron, il rispetto delle nostre leggi. Diversamente esporterà la miseria, la negazione della libertà come valore, l’odio omicida per gli ebrei, il disprezzo per le donne e gli omosessuali, la sovrappopolazione, il divieto al pensiero libero e alla narrazione alla scienza, trasformandoci in una Repubblica islamica nel giro di pochi decenni.

Essere buoni, essere una persona perbene vuol dire negare la verità, le verità, l’islam: non il colonialismo, non l’Occidente, non Israele, sono la causa della catastrofe intellettuale, culturale ed economica del mondo islamico. Se l'Europa porterà a termine il processo di importare l’islam, ne sarà annientata. Il progetto di annientarci, di occuparci, di domarci e nel buio incatenarci ci viene ufficialmente dichiarato dal 1974 dall’allora presidente algerino Boumedienne all’Onu. Ma l’intellettuale europeo crede che gli orchi sono buoni. L’inganno universale è che l’islam sia benevolo e integrabile: è una bestialità talmente insensata che lascia basiti, ma chi si è allenato per decenni alla negazione della realtà, che ha scritto alla morte di Stalin che era morto il più grande benefattore dell'umanità, può riuscire a crederci. Chi per decenni ha massacrato, messo all'angolo, alle corde chiunque osasse opporsi al pensiero unico, chiunque abbia osato dire la verità sul comunismo, ora scodinzola davanti all’orco di turno, e tratta da razzisti e cattivi chi impedirà lo scempio. Ebbene noi lo impediremo, noi il popolo degli uomini liberi saremo la spallata su cui l’islam imploderà. L’islam comincerà a implodere qui, dall'Europa, noi saremo la spallata con cui i popoli dell’islam ritroveranno il diritto di pensare.

Quindi questa spallata diamola.

Se non noi chi? Se non ora , quando?

Quindi noi, ora.

di Silvana De Mari 15/04/2015
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Re: Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Messaggioda Berto » sab apr 18, 2015 10:12 am

Migranti cristiani uccisi sul gommone, il racconto dei sopravvissuti
Le drammatiche testimonianze raccolte dalla polizia di Palermo, che ha arrestato 15 persone

http://www.panorama.it/news/cronaca/lit ... ti-in-mare

Le drammatiche testimonianze sono state raccolte dai poliziotti della squadra mobile di Palermo dove ieri sono giunti sulla nave ''Ellesborg'' anche i 105 migranti che erano sulgommone dell'orrore partito dalla Libia verso le coste siciliane e soccorso in alto mare. Gli agenti hanno fermato 15 uomini di nazionalità ivoriana, senegalese, maliana e della Guinea Bissau per omicidio plurimo, aggravato dall'odio religioso.

Sono state le dichiarazioni concordanti e riscontrate dei testimoni a portare al fermo degli indagati di cui uno sarebbe minorenne (ha detto di avere 17 anni). Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha firmato l'autorizzazione a procedere necessaria perché la strage sarebbe avvenuta in acque internazionali. Le dichiarazioni dei superstiti che hanno descritto le fasi degli omicidi sono concordanti e i migranti hanno riconosciuto i presunti assassini in fotografia, dicono dalla procura palermitana.

Una scia di morte che non si arresta anzi si allunga come hanno raccontato quattro profughi sbarcati stamane nel porto di Trapani dalla nave "Foscari" della Marina Militare che parlano di un nuovo naufragio - dopo quello del 13 aprile con 300-400 dispersi - con 41 vittime. I 4 sopravvissuti hanno riferito agli operatori umanitari e alla Polizia, che sta valutando il loro racconto, di essere partiti in 45 da Tripoli su un gommone naufragato.

I due nigeriani, un ghanese e un uomo del Niger, hanno raccontato di avere preso il largo dalle coste libiche a bordo di un vecchio gommone i cui tubolari si sono ben presto sgonfiati. I naufraghi sono stati avvistati da un aereo in ricognizione nel Canale di Sicilia che ha dato l'allarme, ma quando la nave "Foscari" è giunta, ilgommone era già colato a picco e sono stati recuperati solo i quattro superstiti.

A Palermo, invece, gli investigatori sbigottiti hanno ascoltato il racconto spesso interrotto da singhiozzi e lacrime dei testimoni della strage religiosa avvenuta sul gommone in alto mare. Gli africani hanno raccontato di essere superstiti di uno scontro religioso scaturito dall'odio di un gruppo di musulmani verso i cristiani. I migranti hanno detto di essersi imbarcati il 14 aprile su ungommone, partito dalle coste libiche con 105 persone, in prevalenza senegalesi ed ivoriani. Durante la traversata, nigeriani e ghanesi, in minoranza, sarebbero stati minacciati di essere abbandonati in acqua perche' cristiani, da una quindicina di altri ''passeggeri''.

Dalle minacce i musulmani sarebbero passati all'azione gettando in acqua dodici nigeriani e ghanesi. La polizia dice che altri cristiani si sarebbero salvati ''perche' oppostisi strenuamente al tentativo di annegamento, in alcune casi formando anche una vera e propria catena umana''.(ANSA).
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Re: Ixlam (persecousion e stermegno dei creistiani)

Messaggioda Berto » mar apr 21, 2015 8:33 pm

Libia, l’Isis fa strage di cristiani: assassinati 29 etiopi copti
Un video diffuso sul web mostra l’uccisione a Barqa, nell’est del paese, di 29 etiopi di fede cristiana
di Guido Olimpio
http://www.corriere.it/esteri/15_aprile ... be76.shtml

19 aprile 2015

WASHINGTON - L’Isis in Libia non ha la forza dei combattenti in Siria o Iraq, ma sa come prendersi i titoli. Con le stragi di ostaggi. Un video diffuso sul web mostra l’uccisione a Barqa, nell’est del paese, di 29 etiopi di fede cristiana. Un’esecuzione secondo il consueto modus operandi: gli uomini mascherati, la fila dei prigionieri, l’uccisione. Il portavoce, che impugna una pistola e ricorda il famigerato Jihadi Joe, ribadisce che i cristiani devono convertirsi o pagare la tassa prevista dalla legge islamica, monito accompagnato dalle solite minacce contro «le nazioni crociate». Segue la decapitazione di alcune delle vittime. Una scena truculenta che è la parte finale di un lungo filmato propaganda preparato dal «canale» al Furqan, l’ala mediatica del movimento. Nel documento compaiono immagini di chiese e simboli cristiani demoliti, così come c’è una foto di Papa Ratzinger. Simboli nemici da abbattere: «Diciamo ai cristiani che vi troveremo ovunque, anche se sarete protetti in roccaforti fortificate», afferma un militante Isis.

Ripetizione

Non avendo a disposizione degli occidentali, l’Isis ha probabilmente cercato altre «prede» ed ha sequestrato - non è chiaro dove e quando - un gruppo di etiopi cristiani. Una ripetizione di quanto avvenne a Sirte in febbraio fa con la barbara uccisione degli egiziani copti e di un povero ghanese. Una sortita seguita da alcune operazioni militari minori e attentati contro un paio di ambasciate a Tripoli. Azioni contrastate dalla risposta delle altre milizie che agiscono in Libia, a partire da quelle di Misurata. Secondo gli osservatori l’Isis locale è coordinato da alcuni «ufficiali» mandati dal Califfo nella speranza di aprire un nuovo fronte. Quanto ai numeri c’è grande incertezza. Il Dipartimento di Stato, citando fonti aperte, parla tra i mille e i 3 mila combattenti, ma è un dato tutto da verificare.

Strategia

La strategia dei jihadisti radicali è abbastanza evidente. Cerca di ampliare la sua presenza nell’Est della Libia, punta ad attirare nei suoi ranghi gli elementi di altre formazioni, tenta di rafforzare il proprio apparato militare (più debole rispetto a quello dei rivali) e usa la doppia carta attentati-esecuzioni per mantenere la pressione. Non molto diverso dalla tattica usata in Iraq. Le uccisioni di decine di civili e l’impiego di attentatori suicidi sono fondamentali poi sotto l’aspetto della propaganda. In questo modo l’Isis si inserisce in modo sanguinoso nel caos libico presentandosi come il nemico dei paesi occidentali, dalla Francia all’Italia.



«Anche eritrei espulsi da Israele tra le vittime dei jihadisti in Libia»
http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-m ... rael-40590
21/04/2015

La denuncia di un’ong israeliana: «Tre dei cristiani uccisi dallo Stato Islamico erano passati dal centro di detenzione di Holot». Il Papa: «Il sangue dei martiri cristiani è uno solo». Intanto ad Addis Abeba proteste contro il governo etiope dopo la strage
Giorgio Bernardelli

Non solo etiopi ma probabilmente anche eritrei. E almeno tre di loro avevano già cercato rifugio in Israele attraversando il Sinai, ma erano stati respinti. A due giorni di distanza dalla diffusione delle immagini del nuovo eccidio compiuto in Libia dallo Stato Islamico, appare sempre più chiaro che anche queste vittime erano migranti diretti verso l’Europa. Mentre papa Francesco esprime «costernazione e dolore» al patriarca etiope Abuna Matthia per queste persone uccise «per il solo fatto di essere seguaci di Cristo».

Dal punto di vista della ricostruzione dei fatti una denuncia molto forte arriva da Tel Aviv. Secondo l’Hotline for Refugees and Migrants - una delle ong in prima linea sulla questione dei diritti degli immigrati africani in Israele - alcuni eritrei avrebbero riconosciuto tre loro compagni tra le 28 vittime.

Molto dettagliata - in particolare - è la ricostruzione fornita riguardo a una delle persone mostrate nel video. Mesi Fashiya - una donna di origine eritrea che vive in Israele fin dagli anni Settanta - ha raccontato di aver riconosciuto un suo parente, di cui è stata diffusa solo l’iniziale T. del nome. Questi alcuni mesi fa avrebbe lasciato il centro di detenzione ed espulsione di Holot (la località nel deserto del Negev dove vengono confinati i richiedenti asilo africani in Israele). L’uomo, esasperato dalla mancanza di prospettive, avrebbe aderito alla politica dei «rimpatri volontari verso Paesi terzi», attuata dallo Stato ebraico. Non avendo intenzione di garantire a nessun eritreo o sudanese lo status di rifugiato politico - e non potendo rimandarli indietro nei loro Paesi d’origine - Israele ha infatti stipulato accordi con «Paesi africani» (non precisati ufficialmente, ma che si sa essere il Rwanda e l’Uganda); questi Stati, in cambio di sovvenzioni economiche, accettano questo tipo di «rimpatri».

Solo che - stando alla denuncia - anche dal Rwanda T. sarebbe stato costretto ad andarsene e avrebbe preso la strada del Sudan e della Libia, con l’intenzione di raggiungere via mare l’Europa. Una volta in Libia, poi, sarebbe finito in carcere e successivamente nelle mani degli aguzzini dello Stato Islamico.

Questa denuncia dell’Hotline for Refugees and Migrants riporta in primo piano la sorte degli eritrei e dei sudanesi che vivono in Israele con la spada di Damocle di un’espulsione forzata, da tempo minacciata dal ministero degli Interni. Ed è un problema che a Gerusalemme il vicariato per i cattolici di espressione ebraica - guidato dal gesuita padre David Neuhaus - segue con particolare apprensione, dal momento che molti di questi richiedenti asilo sono cristiani che fuggono da situazioni di guerra e persecuzione.

Intanto anche dall’Etiopia continuano ad arrivare conferme sul fatto che i cristiani uccisi fossero migranti. Dal villaggio di Cherkos, un sobborgo di Addis Abeba, provenivano - ad esempio - venivano Eyasu Yikunoamlak e Balcha Belete, due delle vittime riconosciute nel video dalle loro famiglie: erano partiti due mesi fa, con l’obiettivo di raggiungere l’Europa.

Le autorità di Addis Abeba hanno decretato tre giorni di lutto nazionale in memoria delle vittime. E a questo cordoglio si è unito anche il Papa con il suo messaggio: «Non fa alcuna differenza che le vittime siano cattolici, copti, ortodossi o protestanti - ha scritto al patriarca Matthia -: il loro sangue è uno medesimo nella loro confessione di Cristo! Il sangue dei nostri fratelli e delle nostre sorelle cristiani è una testimonianza che grida per farsi sentire da tutti coloro che sanno ancora distinguere tra bene e male. E questo grido deve essere ascoltato soprattutto da coloro che hanno nelle mani il destino dei popoli». Dal Cairo una ferma condanna è stata espressa anche dal Grande Imam di Al Azhar, Ahmed al-Tayyeb, che ha definito la nuova strage «un crimine odioso che va contro qualsiasi religione, legge o condotta umana».

In Etiopia cresce, però, anche la rabbia nei confronti del governo, che non offre alla popolazione vere alternative all’emigrazione. Oggi alcune centinaia di persone sono scene in piazza nella capitale mostrando le immagini dei morti: gridavano slogan contro lo Stato Islamico ma anche contro il proprio governo e tra i manifestanti c’erano anche preti della Chiesa ortodossa etiope. Il corteo è stato disperso dalle forze di sicurezza.
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La xe ła recognosensa e ła reconpensa par ver ospità come refuxa pèołedeghi łi xlameghi ai tenpi de Maometo co łi ga dovesto ndar via da l'Arabia. Se l'Etiopi a ke łi ani no łi gavese da refuxo połedego a łi xlameghi de Maometo forse sto cancro xlamego ke stermena i creistiani nol ghe saria stà.
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