Paul Célan: Ecrire pour rester humain

Paul Célan: Ecrire pour rester humain

Messaggioda Sixara » gio giu 16, 2016 9:17 am

Paul Célan: Ecrire pour rester humain
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Paul (Antschel) Célan : Dichter ist wer menschlich spricht

Scrìvare pa soravìvare e "restare umano": còsa altro te resta da fare co i te ga portà-via tuto, caxa, fameja, la to Heimat... deventare on poeta, parké poeta l è ki ca sà parlare umanamente.


Poesia senza appello
Paul Célan

Poexia de la Memoria e de l Indicibile : de cueo ke no se pòe dire parké nol ga Nome


ILLEGGIBILITA' di questo
mondo. Tutto doppio.

Gli orologi massicci
danno ragione all' ora-spaccata,
rauchi.

Incastrato nel più profondo di te,
tu smonti da te stesso
per sempre.

UNLESBARKEIT dieser
Welt. Alles doppelt.

Die starken Uhren
geben der Spaltstunde recht,
heiser.

Du, in dein Tiefstes geklemmt,
entsteigst dir
fuer immer.

Schneepart

Era nato in Bucovina nel 1920, l 'ebreo Paul Antschel, in un paese chiamato Tschernowitz. Che cos'era la Bucovina, in quell'anno dopo la fine della prima guerra mondiale? Non più regione di confine della monarchia austro-ungarica, ma già parte del regno di Romania e ancora un confine, verso la Russia, uno snodo tra un nuovo Oriente e un antico Occidente.
Un luogo in cui si confondevano le lingue e le etnie : il tedesco come lingua materna, l'ebraico della scuola dei poveri, il rumeno del nuovo stato, l'yiddish dei mercanti, il russo della rivoluzione, il francese imparato sulle poesie di Rimbaud, l'inglese dei sonetti di Shakespeare.
Dov'è oggi Tschernowitz, la città "in cui vivevano uomini e libri" ?
In quella città la maggioranza era di ebrei e i caffè ricordavano Vienna; in quella città la poesia parlava tedesco e il tedesco era la lingua degli ebrei.

Nel 1940 in Bucovina arriva l'Armata Rossa : non è il socialismo libertario sognato da ventenni ribelli. Ma le deportazioni in Siberia sono solo una pallida anticipazione di ciò che accadrà appena un anno più tardi, quando a Tschernowitz entreranno le SS e i reparti speciali, con il compito di liquidare i cittadini ebrei.

Morte e annientamento. Morte e rovina. Dov'è la poesia, dove sono Heine, Rilke, Rimbaud, Shakespeare?
Dove sono , nei campi di lavoro, nei campi di sterminio, al di là dei fiumi, in regioni che la neve avvolge in un bianco definitivamente luttuoso?

Paul Antschel divenne Paul Celan. L'uomo si fece poeta. Con un centro segreto, da cui la sua opera ha origine come da una immane voragine nera. E' ciò che accadde, mai menzionato direttamente, l'annientamento, la catastrofe, la Shoah.
Celan non la descrive, non la evoca, non la racconta. La vive.

Questa poesia si snoda in immagini ardite, in accostamenti sorprendenti. Il suo ragionamento è insieme lucido e paradossale. Sono versi di rarefatto simbolismo, di abissi vertiginosi in cui il pensiero precipita. Sono versi fondati sul dialogo, in cui è ricorrente l'appello a un interlocutore, a un Tu in possibile ascolto.
Chi è questo TU nella poetica di Celan? Una persona amata, una figura scomparsa, il poeta stesso, un'alterità inquietante, o addirittura il Signore del Creato, investito delle sue responsabilità ? O siamo noi lettori, chiamati ad un confronto, investiti di un ruolo?

Noi, che dobbiamo prendere il posto dei morti, che dobbiamo imparare ad amare, noi, che dobbiamo lenire il dolore, combattere il male, proteggere il debole.
Noi, che siamo l'Altro, il diverso, lo straniero.
Noi, al posto di un dio la cui onnipotenza si è rivelata un inganno.

E d'altra parte chi parla in queste poesie? Non un soggetto individuale, ma un IO attraversato dalla storia; un soggetto collettivo, un NOi, il noi del dopo Auschwitz, il noi dei Salvati che non può dimenticare loro, i Sommersi.

TENEBRAE

Siamo vicini, Signore
vicini e afferrabili.

Già afferrati , Signore,
gli uni agli altri abbrancati, quasi fosse
il corpo di ciascuno di noi
il tuo corpo, Signore

Prega, Signore,
pregaci,
siamo vicini.

Andavamo sghembi laggiù,
andavamo laggiù per curvarci
su conca e cratere.

Andavamo all'abbeveratoio , Signore.

Era sangue, era
ciò che hai versato, Signore.

Splendeva.

Ci scagliò la tua immagine negli occhi, Signore.
Occhi e bocca restano aperti e vuoti, Signore.
Abbiamo bevuto, Signore:
Il sangue e l'immagine che era nel sangue, Signore.

Prega, Signore,
siamo vicini.

TENEBRAE

Nah sind wir, Herr,
nahe und greifbar.

(...)

Bete, Herr,
Wir sind nah.

Sprachgitter

Noi, loro, tu : è questa la triangolazione necessaria e costante nei versi di Celan. Mai la sua poesia cade nel sentimentalismo, piuttosto sfuma in una lievissima ironia. Non c'è spazio per la retorica, per la facile consolazione, per le aprioristiche certezze.
la poesia può nascere per Celan solo dal silenzio, con uno scavo lungo e doloroso. Non si tratta di una poesia oscura, ma di una poesia che sfida l'oscurità del mondo, la illeggibilità del nostro tempo.
Di tutte le lingue conosciute e praticate - il francese della vita quotidiana e dei rapporti famigliari, il rumeno della giovinezza, il russo perfettamente assimilato - è il tedesco la lingua usata per la poesia, la Mutter-sprache , la lingua materna, ma anche la Moerder-sprache, la lingua degli assassini dei suoi stessi genitori.
Scrivere in questa lingua era forse un atto rituale, un gesto di purificazione di un patrimonio culturale che era stato irrimediabilmente inquinato.

C'era spazio, al mondo per questa testimonianza? Di sé, della storia, del mondo, del linguaggio? Poteva la lingua decifrare la complessità dei segni, non arrendersi di fronte al groviglio del tempo? Era possibile intuire la presenza della luce nelle tenebre, pronunciare ( almeno pensare) la parola 'salvezza'? Cosa era ancora possibile sentire, percepire, nella luce coatta di un ospedale psichiatrico, in fuga ma alla ricerca dei significati?
Fino a quando si poteva resistere alla tentazione del silenzio, al gelo delle acque che accolgono, pietose, i sommersi?

Salmo

Nessuno ci impasta di nuovo, da terra e fango,
nessuno insuffla vita alla nostra polvere.
Nessuno.

Tu sia lodato, Nessuno.
Per amor tuo vogliamo
fiorire.
A te incontro.

Un Niente
eravamo, siamo, ancora
resteremo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.

Con lo (stilo) stimma anima- chiara,
il filamento d'un cielo desolato,
la corona rossa
per la parola di porpora, che cantammo
al di sopra, oh quanto ( ben al di sopra) sopra
la spina.

PSALM

Niemand knetet uns wieder aus Erde und Lehm,
niemand bespricht unsern Staub.
Niemand.

(...)

Mit
dem Griffel seelenhell,
dem Staubfaden himmelwuest,
die Krone rot
vom Purpurwort, das wie sangen
ueber, o ueber
dem Dorn.

Die Niemandsrose


L.Reitani, "Pronunciare Celan, poesia senza appello", pagine ebraiche, n.7 luglio2012,( 5772). www. moked.it

Alcune notizie biografiche :

1920 Paul Pessach Antschel nasce il 23 nov. a Czernowitz ( oggi Cernovcy), in Bucovina. E' l'unico figlio di Fritzi Schrager e Leo Antschel.
1940 L'Armata Rossa entra a Czernowitz.
1941 5-6 luglio. Czernowitz è occupata dalle SS. Vengono uccisi oltre 3.000 ebrei. 11 ott. viene costituito il ghetto di Cz. Prime deportazioni in Transnistria, Paul svolge lavoro forzato in città.
1942 giugno. Seconda ondata di deportazioni. Il 27 giu. Paul cerca di convincere invano i genitori a riparare con lui in un buon nascondiglio. Dopo aver litigato col padre, passa la notte fuori di casa. Al ritorno trova la porta sbarrata. Non rivedrà mai più i genitori.
Autunno-inverno . Morte del padre ( che gli viene comunicato da una lettera della madre, giuntagli fortunosamente dal campo di concentramento di Michailovka), poi della madre.
1947 La raccolta di poesie Todesfuge viene pubblicata in traduzione rumena. Per la prima volta usa lo pseudonimo di 'Celan'. A dicembre fuga a Vienna.
1948 Si trasferisce a Parigi. Esce Der Sand aus der Urnen, di cui chiede il ritiro dopo la pubblicazione. Contiene anche la famosa poesia : Schwarze Schnee.
1952 Celan è in Germania per la prima volta dopo il 1938. Legge le sue poesie all'incontro del Gruppo 47. Esce Mohn und Gedaechtnis.
1955 Cittadinanza francese.
1962 Primo ricovero psichiatrico
1967 Nuovo aggravamento delle sue condizioni psichiche. Decide di andare a vivere da solo.
1970 Ultime letture pubbliche di poesie, fra cui una a Friburgo. Tra gli ascoltatori il filosofo Heidegger, che Celan ha moto ammirato ma anche disprezzato per non avere mai abiurato la fede nazista.
Presumibilmente il 20 aprile, si suicida gettandosi dal ponte Mirabeau nelle acque della Senna.


WO EIS IST 1954

Wo Eis ist, ist Kuehle fuer zwei.
Fuer zwei : so liess ich dich kommen.
Ein Hauch wie von Feuer war um dich -
Du kamst von der Rose her.

Ich fragte : Wie hiess man dich dort?
Du nanntest ihn mir, jenen Namen :
ein Schein wie von Asche lag drauf -
Von der Rose her kamst du.

Wo Eis ist, ist Kuehle fuer zwei :
Ich gab dir den Doppelnamen.
Du schlugst dein Aug auf darunter -
Ein Glanz lag ueber der Wunde.

Nun schliess ich, so sprach ich, das meine -
Nimm es, sprich es mir nach,
sprich es mir nach, sprich es langsam,
sprich's langsam zoeg es hinaus,
und dein Aug - halt es offen so lang noch!
( Von Schwelle zu Schwelle)

Sprich es mir nach, sprich es langsam...Ripeti con me, lentamente, ripetilo lentamente...
nò no se rièse de tradùxare, gnanca el titolo ke l dovarìa èsare là indoe ke ghè el Jà'zo a fa bastan'za fredo par do


Provo a parafrasarla :
L'Io poetico lascia (entrare) arrivare, nel luogo dove si trova, il Tu ( una donna sicuramente, la madre forse, o l'amata). Dove si trova il poeta c'è Ghiaccio, ma la creatura arriva con un alone di Fuoco. Arriva dalla Rosa.
Il poeta le chiede : come venivi chiamata, là ( da dove vieni).
E lei lo pronuncia, quel Nome. E un (Segno) come Cenere vi cadde sopra..
Il poeta le dice (dà) il Doppelnamen : e lei lo fulmina con lo Sguardo. Un Bagliore rimase sopra la Ferita.
Allora il poeta le dice il suo : prendilo (raccoglilo), ripeti dopo di me, ripetilo lentamente. Trattienilo, (fallo durare).
E lo Sguardo ( Occhio) rimase a lungo aperto (ancora).

La traduzione di G.Bevilacqua :

Dove è ghiaccio, lì è frescura per due. / Per due : così ti feci venire./ Un alito come di fuoco era attorno a te - / Venivi dalla rosa. / Io domandai : com'eri chiamata laggiù? / Tu me lo dicesti quel nome :/ era cosparso d'un chiarore come di cenere - / Dalla rosa, venivi.
Dove è ghiaccio, lì è frescura per due : / io ti diedi il doppio nome./ Sotto, spalancasti allora il tuo occhio - / Dove il ghiaccio si apriva ristava alto un bagliore.
Ed ora, dissi, io chiudo il mio - :/ Prendi questa Parola, il mio occhio la declama al tuo! / Prendila, ripetila con me,/ ripetila con me, lentamente,/ ripetila con me, tu la devi trattenere/ e, il tuo occhio, tenerlo aperto finché ciò dura!


E lo Sguardo come poteva essere? Azzurro : Blaue Augen.

Antschel non ha traduzione ma Celan ha qualcosa a che fare con : celer, garder, dissimuler, cacher , tenir secret.
Un altro scrittore che, come Améry sceglie di cancellare il proprio nome. Un altro salto dal ponte. Forse bisognerebbe annoverare anche queste vittime tardive alla ignobile conta delle reali vittime del nazismo.
Il dilagare di Auschwitz nel mondo - quello che Améry definisce : " Il trionfo postumo di Hitler".
(Ce-lan, sa te lo pronunci a la tedesca, el se dixe tse-lan, ma no l è cueo ca ghea n mente el poeta : ce-lan come àn-cel, ke sarìa la pronuncia de Antschel, el so vero nome)


Todesfuge : Mohn und Gedachtnis
( Papavero e Memoria)

Nero latte dell'alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell'aria- lì non si sta stretti.

(...)

Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c'è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d'oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith
scaviamo una tomba nell'aria - lì non si sta stretti

(...)

Nero latte dell'alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
lui ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c'è un uomo i tuoi capelli d'oro Margarete
lui aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell'aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco.

i tuoi capelli d'oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

dein goldenes Haar M.
dein aschenes Haar S.

der Tod ist ein Meister aus Deutschland

schwarze Milch
wir trinken und trinken

I nomi di Margarete e Sulamith sono usati qui come emblemi : il primo evoca la protagonista del Faust goethiano, il secondo la sposa di Salomone nel Cantico dei Cantici.

Con alterna chiave da : " Di soglia in soglia"
Mit wechselndem Schluessel
( Von Schwelle zu Schwelle)

Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca e orecchio
varia la tua chiave.

Varia la tua chiave, varia la parola,
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento, che via ti spinge
s'aggruma intorno alla parola la neve.


Fa freddo nelle poesie di Celan, c'è sempre la neve, il cristallo di ghiaccio e se c'è aria e respiro , anch'esso è ghiacciato : Atem-kristall, il respiro di cristallo.

Protagonisti del ciclo Atemkristall sono un imprecisato IO e TU ; nella prima poesia l 'Io accetta il pasto di neve che il Tu gli offre :

DU DARFST mich getrost
mit Schnee bewirten :
sooft ich Schulter an Schulter
mit dem Maulbeerbaum schritt durch den Sommer
schrie sein juengstes
Blatt.

FA' PURE, se a un pasto di neve
tu vuoi invitarmi :
ogni volta che spalla a spalla
col gelso percorsi l'estate,
il suo fogliame più fresco
vociava.

Inizia il recupero di un Tempo perduto tra il sogno e la veglia della seconda poesia, in cui l'Io scava con dita tremanti. Nel terzo poema l'Io e il Tu sono fusi in un Noi. Scavare non è stato inutile:
WEGE IM SCHATTEN-GEBRAECH
deiner Hand.
...
PASSAGGI NEL CONGLOMERATO D'OMBRE
della tua mano.

Dal solco delle quattro dita
scavando convulso estraggo
la tua benedizione petrificata.

Il quarto componimento inaugura la serie delle immagini acquatiche : l'Io getta una rete per ripescare il Tempo perduto dopo quella irrimediabile notte, la notte d'estate del '42, quando i nazisti gli portarono via la madre.
Nelle 'rapide della tristezza' scivolano 40 tronchi di vita scorticati; sono gli anni del poeta e gli anni della madre, 47 ne aveva lei nel 1942, 47 ne ha ora il poeta:

DIE SCHWERMUTSSCHNELLEN HINDURCH,
am blanken
Wundenspiegel vorbei :
...

ATTRAVERSO LE RAPIDE DELLA TRISTEZZA,
sfiorando
il nudo specchio delle piaghe inferte:
lì si fanno fluitare i quaranta
tronchi di vita
scorticati.

Unica tu, nuoti
controcorrente, tu
li conti, li tocchi
tutti.

(Die einzige Gegen-schwimmerin - la solitaria nuotratice contro-corrente)

L'Io si dedica adesso a uno scavare 'bianco e grigio', il colore della neve sporcata dalla marcia di coloro che entravano nel campo di concentramento, là oltre il fiume:
WEISSGRAU aus
geschachteten steilen
Gefuehls.
...
BIANCOGRIGIORE di uno
scavato e arduo
sentire.

Erba sparto, qui, verso l'interno
portata dal vento, soffia
geometrie di sabbia, oltre il fumo
di voci melodianti alla fontana.

Un orecchio, mozzato, ascolta.

UN occhio, tagliato a strisce,
di tutto questo
ben si rende conto.

Nel tredicesimo componimento il poeta accetta di rimanere immobile , lì nella 'gran cicatrice dell'aria', la ferita insanabile della Shoah, lo accetta solo per il Tu:
STEHEN, im Schatten
des Wundenmals in der Luft.
...

STARSENE LI, all'ombra
della gran cicatrice nell'aria.

Uno stare per nessuno, e per nulla.
Sconosciuto,
solo
per te.

Con quanto lì trova spazio,
anche senza
lingua.

Mit allem, was darin Raum hat,
auch ohne
Sprache.


Il Tu ha colpito l'Io nella sua veglia, è arrivato suonando il suo corno d'ariete. Ed ecco che appare un traghetto che tragitta ciò che fu letto fino a straziarsi, riferimento forse alla lettera che la madre riuscì a far arrivare a Paul dal lager.
Ora si fa spazio per i veri protagonisti del ciclo : i perseguitati, infilati nei vagoni in una notte troppo lunga in cui attraversarono km di ferro verso la loro ultima destinazione.
Su questo squallore 'grigionero' risplendono 'filamenti di sole'. L'io-poetico deve cantare per loro, deve illuminare il loro buio.
Nella diciassettesima poesia abbiamo la conferma che si tratta dei vagoni piombati dei deportati, quei vagoni che transitavano attraverso l'ultima beffa dell 'Arbeit macht frei'. Portarono via anche il Tu-madre, ma a differenza degli altri, il Tu era destinato per nascita all'altra fonte, alla fonte della memoria : Mnemosyne.
Lì alla fonte della memoria, il Tu pronunciò la sua parola, vera e chiara. Spetta all'Io recuperare questa parola-testimonianza. Una parola che erutta dal tempo come lava, parola che si oppone alla 'ciurmaglia delle anti-creature', ai canti pomposi, parola che muove maree come la luna, parola che forma crateri che rivelano l'origine regale di quel popolo che tentarono di cancellare dal mondo.

Nel penultimo componimento si consuma il senso dell'avvenuto riconoscimento: l'Io conosce il suo interlocutore, l'ha ritrovata. E' la madre, colta nella posa della pietà michelangiolesca ma ' tu sei colei che sta ricurva, io il trafitto, ti sono soggetto'. Avviene una totale inversione, spetta ora alla madre sostenere il figlio trafitto da quel dolore mai sopito, da quella benedizione mancata.
Deve essere lei a mostrare il luogo 'dove divampa un Verbo che sia di entrambi testimonianza'. Ecco il fine e il senso del ciclo : conquistare questa Parola-testimonianza che valga per entrambi :

WEGGEBEIZT vom Strahkenwind deiner Sprache...
Corrosa e scancellata
dal vento radiante della tua lingua
la chiacchera versicolore
dei fatti vissuti - la linguacciuta
miapoesia, la nullesia.

Dal turbine
aperto
il passo attraverso le umane forme
di neve - neve di penitenti,
fino alle accoglienti
stanze dei ghiacciai, ai deschi .

In fondo
al crepaccio dei tempi
presso il favo di ghiaccio
attende, cristallo di respiro,
la tua irrefutabile testimonianza.
...
Tief in der Zeitenschrunde
beim
Wabeneis
wartet, ein Atemkristall,
dein unumstoessliches
Zeugnis.

Si è compiuto il processo che ha mutato il senso e il destino del poetare di Celan; tutto aspetta lì in un cristallo di ghiaccio. Un cristallo che ha sempre, qualunque sia la sua configurazione, sei punte, come la stella di David, la stella gialla degli ebrei.

Atemkristall : respiro di cristallo o cristallo del respiro? Io credo sia respiro di cristallo: ad ogni respiro , in gola , il rumore del cristallo che va in frantumi.

Celan in manicomio :
GIVE THE WORD
Tòcco in testa - a metà? per tre quarti? -
tu, intriso di notte, dai le parole d'ordine - queste:
Tatarenpfeile
Kunstbrei
Atem
Vengono tutti, non manca nessuno e nessuna.
Viene un uomo.
Grande quanto il mondo la lacrima accanto a te,
per-corsa, fragorosamente,
von Antwort,
Antwort,
Antwort.
Per-ghiacciata - da chi?
"Passiert", sagst du
"passiert",
"passiert".
La silente lebbra ti si scioglie dal palato
e sventaglia luce alla tua lingua,
Licht.
(Atemwende).

Paul Antschel el lèze Todesfuge
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Re: Paul Célan und Anselm Kiefer

Messaggioda Sixara » gio giu 16, 2016 7:54 pm

Sto cuà l è Anselm Kiefer co le Buchstaben -
e cuà el full documentary so l artista tedesco e la so òpera :

Anselm Kiefer (born 8 March 1945) is a German painter and sculptor. He studied with Joseph Beuys and Peter Dreher during the 1970s. His works incorporate materials such as straw, ash, clay, lead, and shellac. The poems of Paul Celan have played a role in developing Kiefer's themes of German history and the horror of the Holocaust, as have the spiritual concepts of Kabbalah.

In his entire body of work, Kiefer argues with the past and addresses taboo and controversial issues from recent history. Themes from Nazi rule are particularly reflected in his work; for instance, the painting "Margarethe" (oil and straw on canvas) was inspired by Paul Celan's well-known poem "Todesfuge" ("Death Fugue").

His works are characterised by an unflinching willingness to confront his culture's dark past, and unrealised potential, in works that are often done on a large, confrontational scale well suited to the subjects. It is also characteristic of his work to find signatures and/or names of people of historical importance, legendary figures or historical places. All of these are encoded sigils through which Kiefer seeks to process the past; this has resulted in his work being linked with the movements New Symbolism and Neo–Expressionism.
Kiefer has lived and worked in France since 1992. Since 2008, he has lived and worked primarily in Paris and in Alcácer do Sal, Portugal.
Early life and career
The son of a German art teacher,Kiefer was born in Donaueschingen two months before the end of World War II. In 1951, his family moved to Ottersdorf, and he attended public school in Rastatt, graduating high school in 1965. He entered University of Freiburg, and studied pre-Law and Romance languages. However, after 3 semesters he switched to Art, studying at Art academies in Freiburg, Karlsruhe, and Düsseldorf. In Karlsruhe, he studied under Peter Dreher, an important realist and figurative painter. He received an Art degree in 1969.
Kiefer moved to Dusseldorf in 1970. In 1971 he moved to Hornbach, in southwestern Germany, where he established a studio. He remained there until 1992; his output during this first creative time is known at The German Years. In 1992 he relocated to France.
Work
Photography
Kiefer began his career as a photographer with performances in which he, in paramilitary costume, mimicked the Nazi salute on various locations in France, Switzerland and Italy calling for Germans to remember and to acknowledge the loss to their culture through the mad xenophobia of the Third Reich. In 1969, at Galerie am Kaiserplatz, Karlsruhe, he presented his first single exhibition "Besetzungen (Occupations)" with a series of photographs about controversial political actions.
...
Read more: https://en.wikipedia.org/wiki/Anselm_Kiefer

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sti cuà i è i cavej de òro de la Margarethe

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e sti cuà cuei de 'zenare de la Shulamìt
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Re: Paul Célan: L'impossibile

Messaggioda Sixara » sab giu 18, 2016 7:30 pm

Come se fà a parlare de l'impossibile? Come se fà a descrìvalo, co ke parole, co ke lengoa?

Giuseppe Zuccarino : Celan e l'esperienza dell'impossibile

Per aiutarci a configurare in termini meno vaghi il nesso fra una certa esperienza dell’impossibile subita da Celan sul piano del vissuto e un’analoga (e diversa) prova da lui sperimentata al livello della lingua, può essere utile l’osservazione di un autore per certi aspetti a lui affine, Edmond Jabès: «Più Celan va innanzi nella sua ricerca poetica, più diventa difficile la leggibilità della sua grande poesia. Celan ha quasi inventato una nuova lingua tedesca perché ha messo insieme delle parole, come se le parole potessero in quel momento salvarlo […]. Ha voluto fare l’impossibile con il linguaggio, ma questo impossibile non significava per lui solo desiderio di dire, ma anzi desiderio di tacere»3.

In un testo del 1948 redatto per un amico pittore, egli scrive: «Mi era diventato lampante che l’uomo non solo languiva nelle catene della vita esteriore, ma anche era imbavagliato e impossibilitato a parlare – e se dico “parlare” intendo con ciò l’intera sfera degli umani mezzi d’espressione – per il fatto che le sue parole (gesti o movimenti) gemevano sotto il peso millenario di un’apparente e deformata sincerità – cos’era meno sincero della tesi secondo cui tali parole in fin dei conti sarebbero in qualche modo ancora le stesse! Dovetti dunque anche dedurre che su quanto lotta da tempo immemorabile per trovare espressione si è pure posata la cenere di significati perenti, e altra ancora! In che modo allora il nuovo dovrebbe scaturire in tutta la sua purezza? Ben vengano, dai più remoti distretti dello spirito, parole e immagini e gesti, velati come nel sogno e come in sogno svelati»4.

Se passiamo ad un altro testo, posteriore di dieci anni, ci troviamo di fronte a considerazioni non dissimili sulla lingua, ma unite a un’idea della poesia che si è lasciata alle spalle la speranza nelle magiche risorse dell’inconscio. Alludendo al fatto che gli eventi storici degli anni di guerra hanno cancellato la realtà precedente, incluso il paese della sua infanzia, Celan nota che di quel mondo sembra essere sopravvissuta solo la lingua tedesca.
«La lingua, essa sì, non ostante tutto, rimase acquisita. Ma ora dovette passare attraverso tutte le proprie risposte mancate, passare attraverso un ammutolire orrendo, passare attraverso le mille e mille tenebre di un discorso gravido di morte. Essa passò e non prestò parola a quanto accadeva; ma attraverso quegli eventi essa passò. Passò e le fu dato di riuscire alla luce, “arricchita” da tutto questo. Con questa lingua, in quegli anni e negli anni che seguirono, io ho tentato di scrivere poesie: per parlare, per orientarmi, per accertare dove mi trovavo e dove stavo andando, per darmi una prospettiva di realtà»6.
Celan è posto dunque nella paradossale situazione di chi deve esprimersi nella stessa lingua di chi ha sterminato il suo popolo, un idioma che egli non può né vuole accusare di complicità con un tale evento, ma a cui non gli è certo più concesso di ricorrere con naturalezza. Dunque, nelle liriche che produce, «s’accosta con la propria esistenza alla lingua, ferito di realtà e realtà cercando»7.
...
Analogo nello spirito è il secondo pronunciamento celaniano, in risposta a una domanda sul bilinguismo:
«Al bilinguismo in poesia io non credo. Doppiezza di linguaggio – sì, questo esiste, anche in diverse arti poetiche o in artefatti verbali d’oggi, specie in quelli che, in giocondo accordo con i consumi culturali del momento, sanno farsi strada con poliglotta policromia. Poesia – ciò vuol dire, fatalmente, unicità della lingua»14.
Qui Celan si separa con fermezza da ogni sperimentazione di ordine puramente formale, che consideri il linguaggio come un inerte materiale verbale da scomporre e ricomporre nella ricerca di una novità tutta esteriore. Dal suo punto di vista, per poter raggiungere un’espressione realmente originale e poeticamente efficace, occorre saper riflettere sulla propria lingua, conoscere a fondo la storia, le accezioni e le connotazioni di ognuna delle parole a cui si fa ricorso.

Anche ai giorni nostri, i pochi poeti capaci di fare questo, ossia di pervenire ad una lingua altra senza bisogno di chiamare in aiuto altre lingue, sono quelli che si scontrano regolarmente con l’esperienza dell’impossibile. E tuttavia ciò non li condanna affatto al silenzio. Così uno di essi, Andrea Zanzotto, ha potuto osservare, sintetizzando assai bene i vari aspetti di questa problematica: «La poesia oggi non può non sentirsi “impossibile”, ma il sentimento di tale realtà rientra pur sempre nello “spazio curvo” della poesia; le “impossibilità di esistere” della poesia sono infinite, forse – com’erano le sue possibilità. E tutte da dire»15.

Fatalmente : poexia a vòe dire unicità della lingua. No se pòe scapàre al to destìn : sa te ghè da fare poexia l onico modo l è te la to lengoa-màre. Anca (e soradetuto) se l è deventà la lengoa de i sasìni de to màma.
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Re: Paul Célan: Ecrire pour rester humain

Messaggioda Berto » sab giu 18, 2016 7:42 pm

Sixara ha scritto: Paul (Antschel) Célan : Dichter ist wer menschlich spricht

Scrìvare pa soravìvare e "restare umano": còsa altro te resta da fare co i te ga portà-via tuto, caxa, fameja, la to Heimat... deventare on poeta, parké poeta l è ki ca sà parlare umanamente.


Vera, lè purpio cusì, parlar col cor, co tuta la purpia omanedà. Lè l'esar poeta, bardo.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Paul Célan: Ecrire pour rester humain

Messaggioda Sixara » sab giu 18, 2016 7:58 pm

E 'lora no l è vero ke i ghe ga portà via tuto a Celan : a ghè restà la lengoa.
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