Omani veneti ke ciapa cosiensa, ke se ribela e ke se defende

serenissimi

Flaminio de Poli e li Serenisimi

12591012Facia e Segato

https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4WlF5SmpGWkwxU1U/edit

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LIFE

LIFEbandiera_life

http://www.life.it

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Luciano Françeski

lf

Sparò al direttore di banca, Franceschi alla sbarra in mutande e calzette

http://www.lindipendenza.com/sparo-al-direttore-di-banca-franceschi-alla-sbarra-in-mutande-e-calzette

Banke robarie e depredasion taleghe

https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4YVhMVWdBUXRFSTA/edit

123 cdL F C S

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Soledaretà Veneta

SPETTACOLO-One-life-BBC-scimmie

Nel Patto del Grütli si dice: «(..) gli uomini della valle di Uri, la comunità della valle di Svitto e quella degli uomini in Untervaldo, considerando la malizia dei tempi ed allo scopo di meglio difendere e integralmente conservare sé ed i loro beni, hanno fatto leale promessa di prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio, a salvaguardia così delle persone come delle cose, dentro le loro valli e fuori, con tutti i mezzi in loro potere, con tutte le loro forze, contro tutti coloro e contro ciascuno di coloro che ad essi o ad uno d’essi facesse violenza, molestia od ingiuria con il proposito di nuocere alle persone od alle cose».

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Lucio Chiavegato: “Il 9 dicembre sarà rivolta, è l’inizio della fine”!

http://www.lindipendenza.com/chiavegato-9-dicembre-e-linizio-della-fine

di LUCIO CHIAVEGATO

A partire dal giorno 9 dicembre l’italia si fermerà tutta per dire basta allo scempio quotidiano che ci viene mostrato da anni.

ASCOLTA IL VIDEOMESSAGGIO

http://www.youtube.com/watch?v=n62d8AgOBU4

Politici corrotti, collusi con la mafia, sperpero di denaro pubblico, distruzione del territorio, distruzione della grande capacità produttiva e lavorativa, aziende che falliscono o che fuggono in altri paesi dove lavorare non è reato. Si ormai l’italia è il paese adatto solo a chi viene a delinquere o a farsi mantenere dal nostro lavoro.
Questa politica è ormai arrivata al capolinea e questo stato è prossimo al fallimento. Loro lo sanno ma ci vogliono tenere buoni, con false promesse mentre loro si riempiono le tasche con le ultime rapine fatte nei confronti delle famiglie e delle aziende.
La collusione tra stato e mafia ha raggiunto ormai il suo apice e nessuna istituzione è in grado di fermare questo degrado.
Ogni giorno ci mostrano nuovi casi di corruzione e di sperpero del denaro pubblico e secondo loro noi dovremo starcene buoni ad aspettare che loro facciano l’ennesima truffa politica di un finto cambiamento con le primarie. I politici sono sempre quelli e dietro loro ci sono sempre i soliti galoppini paraculati che hanno vissuto e vivono del nostro lavoro e dei nostri sacrifici.

Ebbene noi non siamo più disposti ad accettare tutto questo. Ora fermiamo l’italia. Ora dovranno scendere loro e andare a lavorare come abbiamo fatto noi per anni per mantenere questi parassiti che hanno portato la tassazione a livelli insostenibili e che hanno portato le paghe dei lavoratori a livelli da terzo mondo.
Il 9 Dicembre , tutti uniti, senza nessuna bandiera di partito tutti in strada a fermare questo scempio.
State in contatto con noi attraverso i siti internet e i vari social network.
Il 9 Dicembre non ci sono più scuse, non ci si lamenta più. I ladri sono loro e se ne devono andare via.
E’ dovere di tutti fare questo, altrimenti tutti noi, i nostri figli, le nostre aziende non avranno futuro. Non dividiamoci come hanno fatto per anni loro dividendoci in categorie, per meglio controllarci. Il nemico è comune a tutti e si chiama stato –ladro-mafioso italiano.
Sono anni che ci chiedono sacrifici, sono anni che le banche truffano le aziende e le famiglie e nessuna inversione di tendenza è stata fatta. Questo è significativo per dire che lo stato non c’è più ma esiste una sola kasta fatta di politici, banchieri, giudici, industriali, centri di potere che vogliono la nostra morte.
Non possiamo più tollerare la repressione che viene fatta dalle forze di stato che, nascoste da leggi ipocrite non permettono alla gente di lavorare e di produrre. Leggi inapplicabili che fanno fuggire le aziende all’estero o fatte fallire. Leggi fatte apposta per coprire inutili posti di burocrati strapagati mentre la gente non ha un reddito.
Una spesa statale che ha raggiunto livelli scandalosi e che nessuno vuole tagliare perché vorrebbe dire colpire i lor ostessi amici, parenti e leccapiedi pagati per produrre nulla , anzi per fare danni ulteriori.

Ora le cose devono cambiare. Non ci facciamo più fregare da questo o quel partito, da falsi nuovi profeti che vivono di politica ormai da vent’anni. Ora il popolo decide da solo e la decisone è che se ne devono andare loro.
Quindi aggregatevi, parlate con la gente, non sperate nei mezzi d’informazione gestiti dal potere che li finanzia per dire solo quello che fa comodo loro.
State in contatto con noi . Esiste un solo volantino ufficiale, e per il 9 dicembre tutti in strada, che si fermino tutte le attività per far vedere loro che non siamo più disposti ad accettare di essere loro sudditi.
Siamo la maggioranza silenziosa che ha detto BASTA, loro invece sono la minoranza parassita che vive del nostro lavoro e delle nostre tasse.
Forza, tutti insieme ce la faremo.

 

9DICEMBRE1

 

di MARIETTO CERNEAZ

Poco dopo le 10 del mattino, presso il palazzetto dello sport “Le Muse” di Bovolone (Vr), è iniziata l’assemblea organizzata dal “Coordinamento 9 dicembre“. Intorno ai 400 i convenuti durante tutta la giornata – compresi i rappresentanti di nuove associazioni che stanno aderendo all’iniziativa – che s’è conclusa nel tardo pomeriggio, dopo gli interventi concessi anche ai presenti in platea.

Una giornata interlocutoria, di passaggio (la prossima settimana una simile si terrà a Catania, il 29 novembre), prima che alle 22 di domenica 8 dicembre comincino a materializzarsi i rivoltosi sulle strade di tutto il paese. I primi saranno i camionisti, che si fermeranno e smetteranno di consegnare la merce. Dal giorno dopo, invece, appariranno i drappelli di persone che si piazzeranno in centinaia di punti strategici in tutta Italia. Ma per fare cosa? “Iniziamo col presidiare il territorio – ha detto Mariano Ferro – iniziamo col consegnare volantini, col mostrare alla gente che ci siamo, perché la gente ancora sa poco di quello che faremo, perchè la gente ha bisogno di vedere che non stiamo scherzando, solo allora si uniranno a noi. Solo allora capiranno che noi non torniamo indietro, che bloccheremo questo paese, anche se c’è da creare qualche disguido alla popolazione”. E il leader dei Forconi ha le idee chiare: “Bloccheremo porti, raffinerie, banche, strade, faremo serrate ovunque”.

Durante la mattinata, sono intervenuti tutti i rappresentanti del “Coordinamento”, ciascuno portando in luce quei problemi (tasse, finanziamenti, repressione fiscale, ecc.) che ogni categoria ha, problemi comuni a chiunque di loro, problemi che sono causati solo da questo Stato, dai governi di “ladri, parassiti, mafiosi, incapaci” che

si sono susseguiti negli ultimi anni, che “sono composti da nominati, non di eletti, che dipendono da burocrazie più grandi di loro, come quella europea”.

“La pazienza è finita – ha detto Lucio Chiavegato, della L.I.F.E. – e ribadisco che questa è una rivolta di popolo, una rivolta che non ha nulla a che vedere con i partiti, che non sono altro che una parte del problema (qualcuno ha cercato di farsi pubblicità lasciando dei volantini di “Alba Dorata in giro, prendendosi insulti da tutti). Noi il 9 dicembre pianteremo il primo chiodo, dopodiché aspettiamo che la partecipazione aumenti di giorno in giorno, ma già oggi posso dirvi che sono centinaia e centinaia le persone che mi scrivono e mi chiedono dove si devono presentare”. Un appello da parte di tutti i coordinatori è stato fatto alle forze dell’ordine: “Care forze dell’ordine, mettetevi la mano sulla coscienza, perchè non siamo noi i delinquenti, i delinquenti sono quelli che state proteggendo, quelli che vi danno uno stipendio di 1.300 euro e se ne fregano altamente di voi se vi succede qualcosa”.

Nei prossimi giorni, verranno identificati i luoghi e i presidi che si terranno a partire dal 9 dicembre in poi. Quando sarà il momento, invece, verranno avanzate le richieste specifiche al governo. Al momento opportuno. Dei presidi verrà fatta comunicazione, sia porta a porta, che attraverso il passaparola, che tramite una cartina interattiva online che si aggiornerà di giorno in giorno. Le azioni che verranno portate avanti (blocchi o altro) saranno “in divenire” e acquisteranno forza con l’aumentare delle persone che aderiranno a questa “rivoluzione, dalla quale non si torna indietro”, hanno ribadito.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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di LEONARDO FACCO

Discutendo con Bruno Tinti di tasse durante il programma Robinson, il magistrato ha definito scandaloso ed ingiusto che a qualcuno vengano tolte le tasse alla fonte e ad altri venga permesso di auto-dichiarare i propri redditi. Anche l’opinione pubblica, giustamente, si indigna. Dopodiché, nessuno fa nulla per cambiare questo stato di cose.

Tinti, però, non trova scandaloso che a lavorare gratis – non per qualche euro, ma gratis – sia un imprenditore per conto dello Stato, perché obbligato dalla demenziale legge del “sostituto d’imposta”, che obbliga il datore di lavoro a fare da gabelliere per conto dell’erario. Il “sostituto d’imposta”, rispetto al quale tutti i partiti han promesso l’abolizione, viene biasimato ma mai scalfito.

Non siamo filologi, ma vorremmo citarvi letteralmente le definizioni di schiavo che dà il vocabolario della lingua franca italiana: chi e’ lo schiavo?

Uno: “Di persona che, avendo perduto la libertà personale ed ogni diritto civile, diventa proprietà altrui ed è trattato come cosa”; Due: Oppure ancora: “Che giace sotto dura oppressione; che è vittima di un potere tirannico”; Tre: Di più: “Che si lascia dominare da una determinata condizione o consuetudine”.

Ebbene, il titolare d’azienda cui è imposto di fare da esattore per conto del fisco, dovrebbe essere definito schiavo, dato che rientra nei tre punti di cui sopra. In quanto al “potere tirannico” citato nella seconda definizione potrebbe sembrare più difficile dare una spiegazione. Ma come – mi si obietterà – in Italia non v’è tirannia! Certo, se pensiamo ai carri armati sovietici no. Ma è molto sottile la tirannia statale. Lo Stato ti succhia poco a poco il sangue fingendo che ognuno di noi sia un donatore volontario. Ecco perché Thoreau ricordava che “l’autorità dello Stato deve avere il consenso di ciascun governato. Lo Stato non ha alcun diritto in più sopra la mia persona e sulle mie proprietà di quelli che io stesso gli ho concesso”. Allora vi chiediamo: c’è forse qualcuno che ha concesso ai governanti la propria disponibilità a lavorare “a ufo” come esattore, al fine di trattenere le tasse dei propri dipendenti? C’è qualche impresario che ha firmato un contratto in tal senso? Certo, nessuno, mi risponderete. Trattasi di consuetudine. Ma, allora, ecco che entra in gioco la terza definizione: “Condizione di schiavo è accettazione di un’errata consuetudine, è assuefazione al sistema, è sottomissione culturale”. Sveglia!!!

Gira che ti rigira, essere prestatori d’opera dello Stato senza compenso è, qualora non lo si voglia chiamare schiavismo, un’ulteriore imposta fiscale, che grava ulteriormente sui costi aziendali. L’indice delle libertà economiche, ci ricorda che ognuno di noi è libero dallo Stato solo per un misero 25%. Chi ha a cuore la libertà deve, cari lettori, svincolarsi dalla “mano pubblica” ed affidarsi alla “mano invisibile”. Come sostiene il professor Lottieri, però, “Ridurre la mano pubblica significa aumentare il grado di responsabilizzazione degli attori sociali. Una maggiore autonomia permetterebbe a capitali e industrie di optare per le amministrazioni più efficienti e meno costose. Il successo della Svizzera viene proprio dal fatto che quel Paese, che ha meno di sette milioni di abitanti, è diviso in ben 26 cantoni e quindi conosce – al proprio interno – un’intensa competizione istituzionale”.

Vivere da schiavi, insomma, non significa più essere costretti a respirare tenendo una palla al piede, magari chiusi dentro una gabbia. Oppure essere frustati mentre si sta con le mani legate ai remi di una galea. Non di rado, la schiavitù, è una condizione mentale.

Oggigiorno, c’è chi condanna il caporalato, chi lo sfruttamento del lavoro minorile, chi il lavoro sottopagato, chi le proibitive condizioni di lavoro, eccetera eccetera. D’accordo? Non si capisce per quale bizzarro motivo, però, si dovrebbe tacere di fronte ad un’ingiustizia così palese come il sostituto d’imposta. Per questa ragione, oggi vogliamo ricordare la battaglia di un imprenditore di Pordenone, Giorgio Fidenato, che da oltre due anni sta dando tutti i soldi in busta paga ai suoi dipendenti. Lo ha fatto autodenunciandosi ed affrontando le forche caudine del sistema giudiziario italiano (inefficiente ed illiberale). Prossimamente, sarà nuovamente alla sbarra (dopo la condanna in primo grado). E benchè un’infinità di persone considera la sua iniziativa sacrosanta, all’atto pratico nessuno si espone per sostenerlo.

Diceva, a ragione, Martin Luther King: “Il problema non sono gli uomini cattivi, ma il silenzio di quelli buoni”.

 

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A Soave (Vr), alle 22 dell’8 dicembre, con puntualità svizzera, hanno acceso i motori.

Sotto un tendone stipatissimo c’è stata la prima assemblea del “Coordinamento 9 dicembre” con Life Veneto, Azione Rurale, Solidarietà Veneta e Cobas del latte, che davanti a circa 300 persone ha ricordato che la rivolta è ufficialmente iniziata. All’uscita del casello autostradale è stata montata una tenda che ospiterà uno dei tanti presidi sparsi lungo lo stivale. Presidi che già da ieri sera si sono attivati. Lungo la direttrice veneta, ci sono Soave, Vicenza Ovest, Padova e poi avanti fino a Monfalcone, passando per Pordenone, per citarne solo alcuni.

Fuori e dentro tanta gente ad ascoltare, ed applaudire con convinzione, le ultime parole d’ordine degli organizzatori: “Stasera si comincia. Si mettano in testa che per loro è iniziata la fine, se ne devono andare, devono dimettersi tutti”, han tuonato dal palchetto improvvisato con panchina in legno ed un tavolo. “Questo Stato è il mandante di tutti gli omicidi che si sono verificati in questi anni, altro che suicidi. Ma adesso la pazienza è finita”.

Sulla strategia che verrà tenuta da ieri in avanti c’è chiarezza:

“Noi manifesteremo pacificamente, aumenteremo di giorno in giorno e ribadiremo che questo governo si deve dimettere. Ma non si facciano illusioni. Non pensino che smetteremo, andremo avanti ad oltranza, finché non otterremo i risultati che vogliamo. Da oggi sia chiaro a lorsignori che smetteremo di essere sfruttati, che smetteremo di obbedire alle direttive assurde di questa Europa, che non pagheremo più una tassa. Vadano a chiederle a qualcun altro le tasse, magari ai cinesi, noi abbiamo dato abbastanza”. Dentro e fuori polizia e carabinieri han fatto da contorno d’ordinanza ad una delle “prime” della rivoluzione del 9 dicembre. “Ieri – ha urlato uno dei coordinatori – han fatto la prima alla Scala ed han dedicato un minuto di silenzio a Mandela. Benissimo. Noi oggi dedichiamo due minuti di silenzio all’imprenditore sardo che ieri s’è tolto la vita, invece”.

Terminata la conferenza stampa, i presenti han cominciato a defluire, lasciando il presidio, che comunque resterà aperto tutte le notti. Oggi si continua, l’appuntamento è per le 8.30 del mattino.

IMMAGINI

 

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di LEONARDO FACCO

Da Treviso fino a Verona, i presidi organizzati in Veneto sono partiti subito agguerriti, sin dalla sera dell’8 dicembre.Migliaia di persone si sono alternate in questi due giorni a Soave (Vr), Portogruaro (Ve), Conegliano (Tv), Treviso, Padova (zona interporto), Vicenza (uscita Ovest sull’autostrada), Montecchio e Montebello, Legnago, ma anche in centro a Verona, dove gli studenti hanno deciso di sfilare tra Porta Nuova e via Bra. Alcune centinaia di loro si sono successivamente presentati a Soave. I responsabili del coordinamento del 9 dicembre hanno lì il loro quartier generale, dove dalla prima sera si sono concentrati molti dei cittadini del Basso Veronese che han scelto di aderire alla protesta.

In Friuli, la manifestazione ha trovato sede ad Orcenico Inferiore (Pordenone), sulla statale Pontebbana. Sono una cinquantina circa gli attivisti che stazionano al presidio, che bloccano le auto durante la giornata, ma dopo le 17 lasciano che la circolazione scorra regolarmente.

 

 

Viaggiando tra i presidi – organizzati con tende da campo, fornelli, tavoli, gazebo  – che hanno allestito i militanti e i volontari che fanno riferimento alla L.I.F.E. sono continuati i blocchi stradali, ma – come nel caso di Conegliano – senza trattenere automobilisti e camionisti oltre i 15/20 minuti in coda, il tempo necessario per distribuire i volantini ufficiali della manifestazione. Anche a Soave, il blocco è stato singhiozzo: “Non possiamo bloccare i veicoli tutto il giorno”, han detto gli organizzatori. Più congestionato, invece, il traffico all’uscita del casello di Vicenza Ovest (ma anche a Montecchio), dove in coda ci si restava anche per un paio d’ore. Ai presidi, durante la giornata, si alternano attivisti della prima ora, cittadini, molti simpatizzanti nuovi. “Sono passata di qua ieri – dice una giovane a Conegliano – ed ero in coda. Mi hanno dato il volantino e mi han spiegato le ragioni del blocco. Oggi, mi son presa una giornata di pausa, ho chiuso il negozio e sono venuta a dare una mano”.

A Soave, un imprenditore agricolo non usa mezzi termini: “Coltivo pesche, ma da tre anni chiudo l’attività mettendoci del mio. Avanti così non si può andare”. Oppure: “Ho una ditta con un socio. Un anno fa ho fatto 100.000 euro di utili. Sa quanto ho pagato di tasse in tutto? 82.000 euro”. Ma c’è anche un giovane operaio impegnato a volantinare: “Io il lavoro ce l’ho, ma molti miei amici lo hanno perso perché le aziende stanno morendo come le mosche. Oggi, ho rinunciato ad una giornata di lavoro e sono venuto qui a dare una mano”.  Ad ogni presidio lo schieramento delle forze dell’ordine è nutrito, ma non ci sono stati problemi, il dialogo con i responsabili della manifestazione è continuo.

Giovedì, invece, ci sarà una visitina ad Equitalia: “Chi di voi non ha avuto qualche cartella da Equitalia? – ha chiesto Lucio Chiavegato ai presenti – Bene, giovedì, andremo a fare un tour a Verona. C’è chi va a vedere l’Arena, chi il balcone di Giulietta e Romeo… noi vi porteremo a vedere gli uffici di Equitalia, porteremo loro una medaglietta per ringraziarli del loro lavoro di ‘servitori dello Stato’. Faremo una gitarella sì, il direttore mi conosce, gli avevo già detto che eravamo stufi delle loro estorsioni”.

Infine, due particolari che meritano di essere ricordati girellando per le “Serenissime postazioni”: il primo è la solidarietà che si è scatenata da subito. Commercianti e gente comune porta ai presidi di tutto, dalla pasta alle bevande, dal pane al caffè. Infine, una caratteristica che accomuna i presidi venetisti è il gonfalone di San Marco. E’ onnipresente e nella maggior parte dei casi sovrasta le bandiere italiane. A Conegliano, addirittura, sventola in beata solitudine!

 

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Noi teroristiVenetistiTanko costruito da Indipendentisti veneti

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