Io sto con Trump e gli USA - contro l'antiamericanismo

Re: Io sto con Trump e gli USA - contro l'antiamericanismo

Messaggioda Berto » lun apr 15, 2019 6:34 am

???
Davide Lovat il cattolico venetista antiamericano

https://www.facebook.com/davide.lovat/p ... 7344902225

Carles Puigdemont e Julian Assange sono le icone odierne di tutti i martiri della democrazia nel mondo.... A livello globale è in corso una riduzione delle libertà fondamentali, dai diritti politici ai diritti civili elementari come la libertà di pensiero e di espressione della parola, ai diritti naturali come l'intangibilità della proprietà proprietà privata e l'intangibilità della famiglia.... Il tutto avviene con violenza e rapidità inaudite, nell'indifferenza anestetizzata delle masse lobotomizzate da smartphone e media istituzionali, dai quali sono teleguidate come automi privi di anima e coscienza.... I giovani, storicamente contestatori, sono i primi conformisti adeguati al sistema.... Per le poche voci fuori dal coro, tanto le autorevoli quanto le minime, scatta la censura o la repressione violenta del "Politically correct".... E noi, resistenti dissidenti e sparuti, siamo sempre più "vox clamantis in deserto".... Ma smetteremo solo da morti....


Chi difende Assange
Niram Ferretti
2019/04/12

http://caratteriliberi.eu/2019/04/12/in ... r2FGsCTA_c

Ieri, dopo sette anni, è terminata per Julian Assange la sua permanenza al riparo dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove si era rifugiato nel 2012.
Il “combattente per la libertà“, cocco della sinistra radicale, è stato arrestato ieri da Scotland Yard dietro mandato americano con l’accusa di avere cospirato nel 2010 insieme a Bradley Manning, poi, con il cambio di sesso, diventato Chelsa, nel tentativo di ottenere illegalmente documenti secretati militari e diplomatici, la cui diffusione avrebbe potuto essere utilizzata per danneggiare gli Stati Uniti.

Dopo che l’inchiesta nei suoi confronti per un presunto stupro avvenuto in Svezia è stata archiviata nel 2017, Assange ora rischia l’estradizione negli Stati Uniti. Nel 2010, il patron di Wikileakes, totalmente incurante delle conseguenze divulgò, grazie a Manning, chi fossero gli informatori locali degli Stati Uniti, durante la guerra in Afghanistan. L’allora Segretario alla Difesa, Robert Gates e il Capo di Stato Maggiore, Mike Mullen dichiararono: “Il signor Assange può dire quello che vuole sul bene maggiore che lui e la sua fonte stanno procurando, ma la verità è che potrebbero già avere sulle loro mani il sangue di qualche giovane soldato o di una famiglia afghana“.

Ma per una personalità patologicamente narcisista come quella dell’hacker australiano, tutto ciò era irrilevante, l’importante era mostrare al mondo gli arcana imperii, soprattutto se si trattava di quelli americani, e non, quelli di dittature e satrapie, o teocrazie, non avendo lì informatori adeguati a svelare al mondo i loro commerci più segreti.

Di lui, Rich Trzupek, in un articolo pubblicato su Frontpage Magazine, nel 2010, all’epoca dei leakes sull’Afghanistan, scrisse:

“Assange è un esempio primario di quel prodotto peculiarmente specifico delle istituzioni democratiche occidentali: un talento così accecato dalla propria intelligenza, da non vedere nulla di male nel fare a pezzi la società che gli consente la libertà di potere esercitare la propria arroganza, mentre resta beatamente incurante del fatto che le sue azioni forniscano aiuto e agevolazione a un nemico che non tollererà la sua stessa esistenza”.

Non può dunque suscitare meraviglia se in difesa dell’utile idiota antiamericano Assange giunga l’accorato appello del Cremlino attraverso il ministro degli Esteri russo Maria Zakharova, la quale ha fatto sapere che “l’arresto a Londra del fondatore di Wikileaks è un duro colpo alla democrazia”. In un mondo come il nostro, in cui per citare Heinrich Heine, “Dio esiste ed è Aristofane“, capita che arrivino da un paese retto da un cleptocrate autoritario lezioni di democrazia. Non contenta, la Zakharova, ha poi aggiunto su Facebook che “La mano della democrazia strangola la gola della libertà”, quella libertà che in Russia è, come noto, splendidamente garantita.

Alla Zarkharova si può aggiungere Evo Moraels, altro grande liberista e assiduo compulsatore di John Locke, il quale esprime via tweet la sua solidarietà per il “fratello perseguitato dagli Stati Uniti per avere rivelato la loro violazione dei diritti umani, l’assassinio di civili e lo spionaggio diplomatico”. In attesa della solidarietà di Nicolas Maduro, si registra, nek frattempo, l’indignazione di una grande fan di Assange, l’ex bagnina di Baywatch, Pamela Anderson, da tempo anche lei guerriera delle cause giuste e visitatrice assidua del perseguitato all’ambasciata dell’Ecuador a Londra, la quale si scaglia veemente contro il Regno Unito, “puttana dell’America”

Tuttavia la Anderson ha colto nel segno. Assange è l’eroe dei chomskiani impenitenti, e dei vecchi e giovani “anti-imperialisti”, è lo scoperchiatore delle nequizie americane, è il puro e indomito paladino del Bene costi quel che costi, soprattutto se costa agli USA, la vecchia baldracca a stelle e strisce, (per restare nei pressi della Anderson), è il vendicatore dei torti commessi dall’Occidente e dalla sua più grande superpotenza, ed è forse anche per questo motivo che, secondo Il Guardian, nel 2017, alcuni diplomatici russi avevano in mente un piano per farlo fuggire dall’ambasciata dell’Ecuador e portarlo in Russia. Nulla di sorprendente, visto che già nel 2010 dava mandato a un suo collaboratore, Israel Shamir, noto antisemita e negazionista, di procurargli un visto russo.

Dalla Russia con amore, per la libertà e la democrazia, di cui Assange è stato ed è, un grande e disinteressato sostenitore.


Wikileaks: Ecuador, "Assange usava ambasciata come centro spionaggio"
AGI - Agenzia Giornalistica Italia

https://www.agi.it/estero/assange_equad ... 2019-04-14

Julian Assange avrebbe ripetutamente violato le condizioni di asilo e cercato di usare l'ambasciata ecuadoriana di Londra come un "centro di spionaggio".

È l'accusa rivolta al fondatore di Wikileaks dal presidente dell'Ecuador Lenin Moreno in un'intervista al Guardian. Moreno, che giovedì scorso ha permesso l'arresto di Assange nella sua ambasciata, ha voluto però assicurare di avere un accordo scritto col governo britannico nel quale Londra garantisce che non saranno violati i diritti fondamentali dell'attivista e che non sarà estradato in nessun Paese che potrebbe condannarlo a morte.

Nella sua prima intervista con un giornale inglese da quando Assange è stato espulso dall'ambasciata, Moreno sostiene di aver permesso l'arresto di Assange, perché da lì il fondatore di Wikileaks avrebbe cercato di interferire nelle democrazie di altri Stati. "Ogni tentativo di destabilizzare è un atto riprovevole per l'Ecuador, perché siamo una nazione sovrana e rispettosa della politica di ogni Paese", ha detto Moreno, condannando inoltre che dall'ambasciata e "con il permesso delle autorità del precedente governo", siano stati forniti strumenti per "interferire nei processi democratici di altri Paesi".

"Non possiamo permettere che la nostra casa, la casa che ha aperto ad Assange le sue porte, diventi un centro di spionaggio", ha poi concluso il presidente dell'Ecuador. "Queste attività violano le condizioni di asilo. La nostra decisione non è arbitraria, ma si basa sul diritto internazionale".






Alberto Pento

Assange è solo un sinistro demenziale antiamericano che ha fatto tanti danni e aveva trasformato l'ambasciata equadoregna in una centrale di spionaggio antiamericana.

I talebani, al-Qaeda, l'ISIS e tutte le altre formazioni integraliste islamiche o mussulmane o maomettane d'Asia e d'Africa non sono un'invenzione americana ma di Maometto e della tradizione incivile e mostruosa maomettana.
Quello che hanno fatto gli americani in Afganistan è stato solo stimolare l'umus maomettano in funzione anticomunista, anti imperialismo comunista sovietico come poi hanno fatto in Irak in funzione anti dittatura (nazional socialista) come in precedenza avevano fatto erroneamente gli inglesi in India stimolando e istigando gli islamici indiani per indebolire l'India indù e la sua ribellione al colonialismo britannico.
Nel caso americano-afgano il male era l'imperialismo comunista sovietico mentre nel caso inglese-indiano il male era il dominio coloniale inglese; in Afganistan come in Irak gli americani hanno scelto quello che per loro pareva il male minore sottovalutando la pericolosità dell'esaltazione maomettana, del suo fanatismo integralista.
Purtroppo spesso si fa esperienza attraverso gli errori inconsapevoli, le valutazione e le scelte sbagliate.
Adesso spero che tutti abbiano imparato la lezione e che non si può adoperare il male per promuovere il bene; se liberarsi dalla dittatura e dall'imperialismo comunista è un bene non è certo un bene ma un male assoluto farlo promuovendo la dittatura e l'imperialismo nazi maomettano.



???
Chi è davvero Julian Assange?
13 aprile 2019

https://www.wired.it/attualita/politica ... -wikileaks

Eroe per alcuni, malfattore per altri, Assange è sempre stato una figura polarizzante. E ora rischia di uscire di scena lasciando domande senza risposta
Assange a Londra nel 2012. (foto: Peter Macdiarmid/Getty Images)

L’aspetto sembra quello di un santone conciato piuttosto male, oppure di un Saddam Hussein dalla barba sbiancata. Fragile e trascurato, il Julian Assange che veniva rimosso con la forza dall’ambasciata ecuadoriana di Londra, giovedì pomeriggio, sembrava un lontano ricordo dall’informatore che faceva tremare la politica mondiale sette anni fa, quando si era rintanato nell’edificio per chiedere asilo politico.

Eroe o malfattore?

A suo modo Assange – volto pubblico di WikiLeaks e figura enigmatica come poche – in questi anni è diventato un simbolo di tutto ciò che non funziona in Occidente nel rapporto tra istituzioni pubbliche, politica mainstream e opinione pubblica: un rapporto avvelenato da delegittimazione e sospetti da parte del demos, e dal tentativo di nascondere i meccanismi spesso cinici e moralmente riprovevoli del potere, da parte delle élite che lo esercitano.

Per i suoi critici, è un pericolo per la sicurezza nazionale e per le vite di migliaia di soldati, nonché un faccendiere abbastanza viscido pronto a vendersi a regimi illiberali; per i suoi sostenitori, è un eroe della trasparenza finito vittima della censura imperialista.

Entrato nei meandri più primitivi del mondo hacker già quand’era adolescente, il 47enne australiano – che più recentemente è finito sulle pagine di gossip anche per una relazione con Pamela Anderson – era salito all’attenzione del pubblico dopo aver fondato il portale di talpe più famoso di internet nel 2006, quando l’ideologia neocon regnava ancora suprema in Occidente e il populismo era materia da storici, più che da sociologi o politologi. WikiLeaks crebbe subito rapidamente, facendosi una reputazione nelle aree controculturali per la sua immensa library di documenti sgraffignati ai governi e de-secretati, alla faccia dell’intelligence mondiale, dei partiti al governo e delle multinazionali, che misero presto il sito e Assange sulla loro lista nera.

I server di WikiLeaks erano situati in diversi paesi diversi sparsi per i cinque continenti, ma il server principale sarebbe stato localizzato in un bunker nucleare di Stoccolma. Proclamatosi caporedattore della nuova temibile testata, Assange ha partecipato alla pubblicazione di oltre 10 milioni di documenti riservati che gli hanno attirato le simpatie, oltre che dell’ex attrice di Baywatch (a sua volta, ora, battagliera anti-imperialista) anche dello scrittore marxista Tariq Ali o del regista Ken Loach. In Italia, a difendere la correttezza e l’importanza del lavoro di Assange ci sono soprattutto la giornalista de L’Espresso Stefania Maurizi, Fabio Chiusi (collaboratore di Valigia Blu) e la rete di attivisti trans-europea Diem25. Quasi tutta la stampa mainstream lo detesta, con un particolare conto in sospeso tra lui e Gianni Riotta, de La Stampa, il quale alla notizia dell’arresto ha risposto “non confondete mai giornalismo e informazione con intelligence, spionaggio e cyberwar russa”.

Tra le fughe di notizie più clamorose passate per Assange ci sono alcune inchieste a dir poco imbarazzanti dai teatri di guerra in Iraq e in Afghanistan – tra cui uccisioni di civili e giornalisti resi bersaglio della Nato o dell’esercito americano – e per questo tenute lontane dagli occhi del pubblico, ma anche comunicazioni private tra diplomatici e funzionari politici di primo livello.

Per aver passato informazioni preziose a WikiLeaks, l’ex analista dell’intelligence Chelsea Manning è stato prima condannato a 35 anni da un tribunale militare degli Stati Uniti, e poi graziato dopo sette anni dall’allora presidente Barack Obama.

La stella di Assange forse ha iniziato a calare proprio nel momento in cui lui si è chiuso in quell’ambasciata, ma è dal 2016 che è entrato nel mirino non solo dei cosiddetti poteri forti, ma anche di molti giornalisti liberal e cittadini comuni. In modo eloquente, esattamente quando è il populismo a diventare mainstream. Durante la campagna per le primarie democratiche è costretto a smentire il sospetto di una collaborazione tra WikiLeaks e lo spionaggio russo, che avrebbe portato alla fuoriuscita di decine di migliaia di email provenienti dai server del Democratic National Congress (il nucleo dirigente del Partito democratico), rovinando così la campagna di Hillary Clinton in modo forse irreparabile.

Lui, che ha fatto di Clinton e di tutto ciò che lei rappresenta la sua nemesi, non si è fatto scrupoli prima di pubblicare migliaia di messaggi provenienti da un server personale dell’ex segretario di stato – ottenuti anche grazie a escamotage legali – che hanno contribuito a dipingere la donna più potente della politica americana come un campione di quell’establishment opaco e corrotto che Trump prometteva di smantellare (l’imprenditore e candidato repubblicano, del resto, non ha mai lesinato elogi agli scoop di WikiLeaks, salvo poi rimangiarseli una volta eletto presidente nello shock generale).

Le questioni che restano irrisolte

Una figura da sempre divisiva, Assange continua a lasciarci con numerose domande senza risposta. Per esempio, se lui sapesse o meno della reale identità di Guccifer 2.0, l’hacker responsabile del leak clintoniano, e che la polizia americana avrebbe in seguito identificato con una spia russa. Oppure, questione ancora più attuale, se Assange fungesse oppure o no da tramite tra gli hacker russi e la campagna elettorale di Trump. Nell’aprile 2017, in uno dei suoi primi discorsi ufficiali, Mike Pompeo – che all’epoca era direttore della Cia ma mesi prima, da deputato repubblicano, si era complimentato con WikiLeaks per le rivelazioni su Clinton – paragonò l’organizzazione a un “servizio di intelligence ostile”, al servizio di forze antidemocratiche. Una giravolta non da poco.

“Resistente a tutti i tentativi di censura”

Così si legge sul sito di WikiLeaks. L’attività online dell’organizzazione e del suo fondatore, però, ha contribuito a renderli entità controverse e sfuggevoli, al tempo stesso ammirate e detestate da milioni di persone. In uno degli episodi più controversi, nell’estate del 2016, WikiLeaks ha pubblicato una tirata antisemita contro i suoi critici che ha scioccato anche i fan più accorati, salvo poi essere maldestramente cancellata. Per conto suo, Assange ci ha fatto sapere di detestare le femministe, di aver maltrattato gli animali e, su un piano ovviamente molto diverso – e per quel che conta – di non essere particolarmente preoccupato per la sua igiene personale. Gli ecuadoriani hanno riferito di aver trovato diverse volte le pareti della sua stanza sporche di feci, e il reporter Andrew O’Hagan lo ha descritto come un imprevedibile egomaniaco ed eccentrico in un libro acclamato dalla critica, La vita segreta (Adelphi). Ad ogni modo, Assange ha ufficialmente abbandonato ogni carica all’interno di WikiLeaks lo scorso settembre.
Della vita privata di Assange si sa poco

Nato nella cittadina australiana di Townsville, sembra che i suoi genitori, entrambi attivisti politici, si siano incontrati a una manifestazione contro la guerra in Vietnam nel 1971, per poi separarsi poco prima della nascita di Julian. La madre, un’artista teatrale e sperimentale, cambiava spesso residenza e lui ha condotto con lei un’esistenza nomadica, cambiando oltre trenta città e una quarantina di scuole pubbliche, prima di stabilirsi a Melbourne.

È qui che è diventato il vicepresidente della società di matematica e di statistica della sua università, tra il 2003 e il 2005, prima di perdere ogni interesse per il mondo accademico e abbandonare gli studi senza laurearsi.

Assange si è rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra nel 2012, dopo essere stato interrogato da un giudice svedese per due accuse di stupro, a cui ha sempre reagito proclamandosi innocente. Nel dicembre 2010 si era presentato a Scotland Yard, e arrestato, in seguito a un mandato di cattura europeo per quel crimine (sarebbe poi caduto in prescrizione). La Svezia aveva presentato una richiesta di estradizione alle autorità britanniche che però, secondo alcune fonti, sarebbe stata una trappola per estradarlo negli Stati Uniti, dove lo attendeva un ben più pericoloso processo per spionaggio. Fallito il ricorso contro l’estradizione in Svezia, fuori su cauzione, Assange si è rifugiato nel santuario diplomatico del Paese sudamericano. Fino all’attuale tradimento delle autorità ecuadoriane, sotto indicazione politica di un presidente che, per l’ennesima ironia della sorte di una vicenda piena di contraddizioni e chiaroscuri, si chiama Lenin Moreno.



Assange a Londra nel 2012. (foto: Peter Macdiarmid/Getty Images)
https://images.wired.it/wp-content/uplo ... sange2.jpg
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Re: Io sto con Trump e gli USA - contro l'antiamericanismo

Messaggioda Berto » mer apr 17, 2019 6:40 am

Idiozie antiamericane e antioccidentali pro comunismo e pro maomettismo. Ganser è uno dei peggiori maestri della disinformazione sinistra e complottara che esistano.


I crimini di USA e Nato spiegati in 14 minuti
14/04/2019
https://www.pandoratv.it/i-crimini-di-u ... 4-minuti-2
Daniele Ganser spiega l’esportazione della democrazia made in USA.
https://youtu.be/IfG9jUR18qw

Dr. Daniele Ganser: L’Italia: Protettorato degli Stati Uniti (Bologna 12.2.2019)
https://www.youtube.com/watch?v=WgscgXl3iDk

Terrorismo reale. Daniele Ganser, Gli eserciti segreti della NATO. La guerra segreta in Italia, da: "Réseau Voltaire" 2007, 01 di 03.
http://storiasoppressa.over-blog.it/art ... 71261.html


Il terrorismo non rivendicato della NATO – intervista a Daniele Ganser
1 aprile 2014 da Il nodo gordiano
http://www.ilnodogordiano.it/?p=6713
Daniele Ganser, professore di storia contemporanea all’università di Basilea e presidente dell’ Aspo-Svizzera, ha pubblicato un libro “sugli eserciti segreti della NATO”. Secondo lui, gli Stati Uniti hanno organizzato in Europa dell’Ovest durante gli ultimi 50 anni attentati che sono stati attribuiti alla sinistra e alla sinistra estrema per screditarli agli occhi dei loro elettori. Questa strategia dura ancora oggi per suscitare il timore dell’islam e giustificare le guerre per il petrolio.

Silvia Cattori: Il suo lavoro dedicato agli eserciti segreti della NATO [1], spiega come la strategia della tensione [2] e le operazioni “False Flag” [3]- operazioni “false bandiere”, è l’espressione usata per descrivere atti terroristici, portati avanti segretamente da governi o organizzazioni, per essere poi imputate ad altri) implicano dei grandi pericoli. Spiega come la NATO, durante la guerra fredda – in coordinamento con i servizi di informazioni dei paesi dell’Europa occidentale ed il Pentagono – si è servito di eserciti segreti, ha reclutato spie negli ambienti di estrema destra, ed ha organizzato atti terroristici attribuiti poi alla sinistra estrema. Apprendendo ciò, ci si può interrogare su quello che può passare a nostra insaputa.

Daniele Ganser: È molto importante comprendere ciò che la strategia della tensione rappresenta realmente e come ha funzionato durante questo periodo. Ciò può aiutarci ad illuminare il presente ed a vedere meglio in quale misura è sempre in azione. Poca gente sa ciò che l’espressione “strategia della tensione” vuole dire. È molto importante parlarne, spiegarlo. È una tattica che consiste nel commettere degli attentati criminali ed attribuirli a qualcuno di altro. Con il termine tensione ci si riferisce alla tensione emozionale, a ciò che crea una sensazione di timore, di paura. Con il termine strategia, ci si riferisce a chi alimenta le paure della gente riguardo ad un gruppo determinato. Queste strutture segrete della NATO erano state equipaggiate, finanziate e addestrate dalla CIA, in coordinamento con l’MI6 (i servizi segreti britannici), a combattere le forze armate dell’Unione sovietica in caso di guerra, ma anche, secondo le informazioni di cui disponiamo oggi, per commettere attentati terroristici in diversi paesi [4].
Così, fin dagli anni 70, i servizi segreti italiani hanno utilizzato queste armate segrete per fomentare attentati terroristici con lo scopo di causare la paura in seno alla popolazione e, in seguito, accusare i comunisti di essere gli autori. Era il periodo dove la parte comunista aveva un potere legislativo importante al Parlamento. La strategia della tensione doveva servire a screditarlo, indebolirlo, per impedirgli di accedere all’esecutivo.

Silvia Cattori: Apprendere quello che sta dicendo è una cosa. Ma resta difficile credere che i nostri governi abbiano potuto lasciare la NATO , i servizi d’intelligence d’Europa occidentale e la CIA ad agire in modo da minacciare la sicurezza dei loro cittadini!

Daniele Ganser: La NATO era il cuore di questa rete clandestina legata al terrore; il Clandestine Planning Committee (CCP) e l’Allied Clandestine Committee (ACC) erano sottostrutture clandestine dell’Alleanza atlantica, che sono chiaramente identificate oggi. Ma, ora che ciò è stabilito, è sempre difficile sapere chi faceva cosa. Non ci sono documenti per provare chi comandava, organizzava la strategia della tensione, e come la NATO , i servizi di informazioni dell’Europa occidentale, la CIA , il MI6, e i terroristi reclutati negli ambienti di estrema destra, si distribuivano i ruoli. La sola certezza che abbiamo è che c’erano, all’interno di queste strutture clandestine, elementi che hanno utilizzato la strategia della tensione. I terroristi di estrema destra hanno spiegato nelle loro deposizioni che erano i servizi segreti e la NATO che li avevano sostenuti in questa guerra clandestina. Ma quando si chiedono spiegazioni ai membri del CIA o della NATO – ciò che ho fatto durante molti anni – si limitano a dire che potrebbero esserci stati alcuni elementi criminali che sono sfuggiti al controllo.

Silvia Cattori: Questi eserciti segreti operavano in tutti i paesi dell’Europa occidentale?

Daniel Ganser: Con le mie ricerche, ho dimostrato che questi eserciti segreti esistevano, non soltanto in Italia, ma in tutta l’Europa dell’Ovest: in Francia, Belgio, Olanda, Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Turchia, Spagna, Portogallo, Austria, Svizzera, Grecia, Lussemburgo, Germania. Inizialmente si pensava che ci fosse una struttura di guerriglia unica e che, quindi, questi eserciti segreti avevano tutti partecipato alla strategia della tensione, dunque ad attentati terroristici. Ma, è importante sapere che questi eserciti segreti non hanno tutti partecipato agli attentati. E comprendere ciò che li differenziava poiché avevano attività distinte. Quello che appare chiaramente oggi è che queste strutture clandestine della NATO, generalmente chiamate Stay Behind [5], erano concepite, in origine, per agire come una guerriglia in caso d’occupazione dell’Europa dell’Ovest da parte dell’Unione sovietica. Gli Stati Uniti dicevano che queste reti di guerriglia erano necessarie per superare l’impreparazione nella quale i paesi invasi dalla Germania si erano allora trovati.
Numerosi paesi che hanno conosciuto l’occupazione tedesca, come la Norvegia , volevano trarre le lezioni dalla loro incapacità di resistere all’occupante e si è detto, che in caso di nuova occupazione, dovevano essere meglio preparati, disporre di un’altra opzione e potere contare su un esercito segreto nel caso in cui l’esercito classico venisse distrutto. C’erano, all’interno di questi eserciti segreti, persone oneste, patrioti sinceri, che volevano soltanto difendere il loro paese in caso d’occupazione.

Silvia Cattori: Se comprendo bene, questo Stay behind il cui obiettivo iniziale era quello di prepararsi in caso di un’invasione sovietica, è stato deviato da questo scopo per combattere la sinistra. Di conseguenza, si è penato a comprendere perché i partiti di sinistra non hanno indagato, denunciato queste deviazioni prima?

Daniele Ganser: Se si prende il caso dell’Italia, appare che, ogni volta che la parte comunista ha sfidato il governo per ottenere spiegazioni sull’esercito segreto che operava in questo paese sotto il nome di codice Gladio [6], non ci sono state risposte con il pretesto di segreto di Stato. È soltanto nel 1990 che Giulio Andreotti [7] ha riconosciuto l’esistenza di Gladio ed i suoi legami diretti con la NATO , la CIA e il MI6 [8]. È in questo periodo che il giudice Felice Casson ha potuto provare che il vero autore dell’attentato di Peteano nel 1972, che aveva scosso l’Italia, e che era stato attribuito a militanti di estrema sinistra, era Vincenzo Vinciguerra, apparentato Ordine Nuovo, un gruppo di estrema destra. Vinciguerra ha riconosciuto di aver commesso l’attentato di Peteano con l’aiuto dei servizi segreti italiani. Vinciguerra ha anche parlato dell’esistenza di questo esercito segreto chiamato Gladio. E ha spiegato che, durante la guerra fredda, questi attentati clandestini avevano causato la morte di donne e di bambini [9].
Ha anche affermato che queste armate segrete controllate dalla NATO, avevano ramificazioni ovunque in Europa. Quando quest’informazione è uscita, ha provocato una crisi politica in Italia, ed è grazie alle indagini del giudice Felice Casson che siamo stati messi al corrente degli eserciti segreti della NATO. Nella Germania, quando i Socialisti del SPD hanno appreso, nel 1990, che esisteva nel loro paese – come in tutti gli altri paesi europei – un esercito segreto, e che questa struttura era legata ai servizi segreti tedeschi, hanno gridato allo scandalo ed incolpato la parte democristiana (CDU). Questi hanno reagito dicendo: se voi ci accusate, diremo pubblicamente che, anche voi, con Willy Brandt, avevate preso parte a questa cospirazione. Questo coincideva con le prime elezioni della Germania riunificata, che gli SPD speravano di vincere. I dirigenti del SPD hanno capito che non era un buono argomento elettorale; per finire hanno lasciato intendere che quest’eserciti segreti erano giustificabili. Al Parlamento europeo, nel novembre 1990, voci si sono alzate per dire che non si poteva tollerare l’esistenza di eserciti clandestini, né lasciare senza spiegazione degli atti di terrore la cui origine reale non era delucidata, e che occorreva indagare. Il Parlamento europeo ha dunque protestato per iscritto alla NATO ed il presidente George Bush senior. Ma nulla è stato fatto. Soltanto in Italia, in Svizzera ed in Belgio, che indagini pubbliche sono state iniziate. Sono del resto i tre soli paesi che hanno fatto un po’di ordine in quest’affare e che hanno pubblicato una relazione sui loro eserciti segreti.

Silvia Cattori: Cosa ne è oggi? Questi eserciti clandestini sarebbero ancora attivi?

Daniele Ganser: Per uno storico, è difficile rispondere a questa domanda. Non si dispone di un rapporto ufficiale paese per paese. Nei miei lavori, analizzo fatti che posso provare. Per quanto riguarda l’Italia, c’è una relazione che dice che l’esercito segreto Gladio è stato eliminato. Sull’esistenza dell’esercito segreto P 26 in Svizzera, esiste anche un rapporto del Parlamento, nel novembre 1990. Dunque, quest’eserciti clandestini, che avevano conservato esplosivi nei loro nascondigli ovunque in Svizzera, sono state sciolte. Ma, negli altri paesi, non si sa nulla. In Francia, mentre il presidente François Mitterrand aveva affermato che tutto ciò apparteneva al passato, si è appreso successivamente che queste strutture segrete erano sempre attive quando Giulio Andreotti ha lasciato intendere che il presidente francese mentiva: “Voi dite che gli eserciti segreti non esistono più; ma, nel corso della riunione segreta dell’autunno 1990, anche voi francesi eravate presenti; non avete detto che ciò non esiste più″.
Mitterrand fu molto contrariato con Andreotti poiché, dopo questa rivelazione, egli dovette rettificare la sua dichiarazione. Più tardi l’ex direttore dei servizi segreti francesi, l’ammiraglio Pierre Lacoste, ha confermato che questi eserciti segreti esistevano anche in Francia, e che anche la Francia aveva avuto delle implicazioni in attentati terroristici [10].
È dunque difficile dire se tutto è passato. E, anche se le strutture Gladio sono state sciolte, potrebbero avere create delle nuove pur continuando a utilizzare la tecnica della strategia della tensione e del “False flag”.

Silvia Cattori: Si può pensare che, dopo il crollo dell’URSS, gli Stati Uniti e la NATO abbiano continuato a sviluppare la strategia della tensione e “False flag” su altri fronti?

Daniele Ganser: Le mie ricerche si sono concentrate sul periodo della guerra fredda in Europa. Ma si sa che ci sono state altrove delle “False flag” dove la responsabilità degli stati è stata provata. Esempio: gli attentati, nel 1953, in Iran, inizialmente attribuiti a comunisti iraniani. Ma, è risultato che la CIA e il MI6 si sono serviti di agenti provocatori per orchestrare la caduta del governo Mohammed Mossadeq, questo nel quadro della guerra per il controllo del petrolio. Altro esempio: gli attentati, nel 1954, in Egitto, che si erano inizialmente attribuiti ai musulmani. Si è provato successivamente che, nell’affare chiamato Lavon [11], sono stati agenti del Mossad gli autori. Qui, si trattava per Israele di ottenere che le truppe britanniche non lasciassero l’Egitto ma vi rimanessero, per garantire la protezione di Israele.
Così, abbiamo esempi storici che dimostrano che la strategia della tensione e la “False flag” sono state utilizzate dagli USA, la Gran Bretagna e Israele. Ci occorre ancora proseguire le ricerche in questi settori, poiché, nella loro storia, altri paesi hanno utilizzato la medesima strategia.

Silvia Cattori: Queste strutture clandestine della NATO, create dopo la Seconda Guerra Mondiale, sotto l’impulso degli Stati Uniti, per dotare i paesi europei di un esercito capace di resistere ad un’invasione sovietica, sono serviti soltanto per condurre operazioni criminali contro cittadini europei? Tutto porta a pensare che gli Stati Uniti guardavano a qualcosa d’altro!

Daniele Ganser: Avete ragione a sollevare la questione. Gli Stati Uniti erano interessati al controllo politico. Questo controllo politico è un elemento essenziale per la strategia di Washington e di Londra. Il generale Geraldo Serravalle, capo di Gladio, la rete italiana Stay-behind, lo spiega nel suo libro. Egli racconta che ha compreso che gli Stati Uniti non erano interessati dalla preparazione di una guerriglia in caso d’invasione sovietica, quando ha visto che, cosa che interessava agli agenti dell’CIA, che assistevano alle esercitazioni d’addestramento dell’esercito segreto che dirigeva, era di assicurarsi che questo esercito funzionasse in modo da controllare le azioni dei militanti comunisti.
Il loro timore era l’arrivo dei comunisti al potere in paesi come la Grecia , l’Italia, Francia. Ecco a cosa doveva servire la strategia della tensione: orientare ed influenzare la politica di alcuni paesi dell’Europa dell’Ovest.

Silvia Cattori: Avete parlato dell’elemento emozionale come fattore importante nella strategia della tensione. Dunque, il terrore, la cui origine resta sfocata, dubbia, la paura che provoca, serve a manipolare l’opinione pubblica. Non si assiste oggi agli stessi metodi? Ieri, si utilizzava la paura del comunismo, oggi non si utilizza la paura dell’islam?

Daniele Ganser: Sì, c’è un parallelo nettissimo. In occasione dei preparativi della guerra contro l’Iraq, si è detto che Saddam Hussein possedeva armi biologiche, che c’era un legame tra il Iraq e gli attentati dell’11 settembre, o che c’era un legame tra l’Iraq e i terroristi di Al Qaida. Ma tutto ciò non era vero. Con queste menzogne, si voleva fare credere al mondo che i musulmani volevano spargere il terrorismo ovunque, che questa guerra era necessaria per combattere il terrore. Ma, la vera ragione della guerra è il controllo delle risorse energetiche. A causa della geologia, le ricchezze di gas e petrolio si concentrano nei paesi musulmani. Quello che vogliono accaparrarsi, deve nascondersi dietro questo tipo di manipolazioni.
Ora non si può dire che non c’è più molto petrolio poiché il massimo della produzione globale – “picco di petrolio” [12] – si verificherà probabilmente prima del 2020 e che occorre dunque andare a prendere il petrolio in Iraq, perché la gente direbbe che non occorre uccidere bambini per questo. Ed hanno ragione. Non si può nemmeno dire che, nel Mar Caspio, ci sono riserve enormi e che si vuole creare una conduttura verso l’oceano indiano ma che, siccome non si può passare per l’Iran al sud, né passare per la Russia al nord, occorre passare per l’est, il Turkmenistan e l’Afghanistan, e dunque, occorre controllare questo paese.
È per questo che si definiscono i musulmani come “terroristi”. Sono grandi menzogne, ma se si ripete mille volte che i musulmani sono “terroristi”, la gente finirà per crederlo e per accettare che queste guerre antimusulmane sono utili; dimenticando che ci sono molte forme di terrorismo, che la violenza non è per forza una specialità musulmana.

Silvia Cattori: Insomma, queste strutture clandestine sono state sciolte, ma la strategia della tensione ha potuto continuare?

Daniele Ganser: È esatto. Possono avere sciolto le strutture, e averne formato delle nuove. È importante spiegare come, nella strategia della tensione, la tattica e la manipolazione funzionano. Tutto ciò non è legale. Ma, per gli Stati, è più facile manipolare persone che dire loro che si cerca di mettere le mani sul petrolio di altri. Tuttavia, tutti gli attentati non derivano dalla strategia della tensione. Ma è difficile sapere quali sono gli attentati manipolati. Anche coloro che sanno che la maggioranza deli attentati sono manipolati da Stati per screditare un nemico politico, possono scontrarsi con un ostacolo psicologico. Dopo ogni attentato, la gente ha paura, è confusa. È molto difficile farsi all’idea che la strategia della tensione, la strategia del “False flag”, è una realtà. È più semplice accettare la manipolazione e dirsi: “Da trenta anni mi tengo informato e non ho mai sentito parlare di questi eserciti criminali. I musulmani ci attaccano, è per questo che si combatte”.

Silvia Cattori: Fin dal 2001, l ’Unione europea ha instaurato misure antiterroriste. È sembrato in seguito che queste misure hanno permesso alla CIA di rapire gente, di trasportarli in luoghi segreti per torturarli. Gli Stati europei non sono diventati un po’ ostaggi e sottomessi agli Stati Uniti?

Daniele Ganser: Gli stati europei hanno avuto un atteggiamento abbastanza debole in relazione agli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Dopo avere affermato che le prigioni segrete erano illegali, hanno lasciato fare. Stessa cosa con i prigionieri di Guantanamo. Delle voci si sono alzate in Europa per dire: “non si possono privare i prigionieri della difesa di un avvocato”. Quando la signora Angela Merkel ha evocato la questione, gli Stati Uniti hanno chiaramente lasciato intendere che la Germania è stata un po’ implicata in Iraq, che i suoi servizi segreti avevano contribuito a preparare la guerra, dunque dovevano tacersi.

Silvia Cattori: In questo contesto, in cui ci sono ancora molte zone d’ombra, quale sicurezza può portare la NATO al popolo che presumibilmente dovrebbe proteggere se permette a servizi segreti di manipolare?

Daniele Ganser: Per quanto riguarda gli attentati terroristici manipolati dagli eserciti segreti della rete Gladio durante la guerra fredda, è importante potere determinare chiaramente qual è l’implicazione reale della NATO là dentro, di sapere ciò che è realmente avvenuto. Si trattava di atti isolati o di atti organizzati segretamente dalla NATO? Fino ad oggi, la NATO ha rifiutato di parlare della strategia della tensione e del terrorismo durante la guerra fredda, rifiuta ogni questione che riguarda Gladio. Oggi, ci si serve della NATO come un’una armata offensiva, mentre quest’organizzazione non è stata creata per svolgere questo ruolo. E’ stata attivato in questo senso, il 12 settembre 2001, immediatamente dopo gli attentati di New York. I dirigenti della NATO affermano che la ragione della loro partecipazione alla guerra contro gli Afgani è di combattere il terrorismo. Ma, la NATO rischia di perdere questa guerra. Ci sarà, allora, una grande crisi, dibattiti. Che permetterà allora di sapere se la NATO conduce, come afferma, una guerra contro il terrorismo, o se ci si trova in una situazione simile a quella che si è conosciuta durante la guerra fredda, con l’esercito segreto Gladio, dove c’era un legame con il terrorismo. Gli anni futuri diranno se la NATO ha agito esternamente alla missione per la quale è stata fondata: difendere i paesi europei e gli Stati Uniti in caso d’invasione sovietica, evento che non si è mai verificato. La NATO non è stata fondata per impadronirsi del petrolio o del gas dei paesi musulmani.

Silvia Cattori: Si potrebbe ancora comprendere come Israele, che ha interessi ad allargare i conflitti nei paesi arabi e musulmani, incoraggi gli Stati Uniti in questo senso. Ma non si vede quale può essere l’interesse degli stati europei ad impegnare truppe in guerre decise dal Pentagono, come in Afghanistan?

Daniele Ganser: Penso che l’Europa è confusa. Gli Stati Uniti sono in una posizione di forza, e gli europei hanno tendenza a pensare che la migliore cosa sia di collaborare con i più forti. Ma occorrerebbe riflettere un po’ di più. I parlamentari europei cedono facilmente alla pressione degli Stati Uniti che richiedono sempre più truppe su questo o quel fronte. Più i paesi europei cedono, più si sottomettono, e più si troveranno con problemi sempre più grandi. In Afghanistan, i tedeschi e i britannici sono sotto comando dell’esercito statunitense.
Strategicamente, non è una posizione interessante per questi paesi.
Ora, gli Stati Uniti hanno chiesto ai tedeschi di impegnare i loro soldati anche al sud dell’Afghanistan, nelle zone in cui la battaglia è più cruenta. Se i tedeschi accetteranno, rischiano di farsi massacrare dalle forze afgane che rifiutano la presenza di qualsiasi occupante. La Germania dovrebbe seriamente chiedersi se non fosse il caso di ritirare i suoi 3000 soldati di Afghanistan. Ma, per i tedeschi, disubbidire agli ordini degli Stati Uniti, di cui sono un po’ vassalli, è un passo difficile da fare.

Silvia Cattori: Cosa sanno le autorità che ci governano oggi della strategia della tensione? Possono continuare come ciò a lasciare guerrafondai fomentare colpi di Stato, rapire e torturare gente senza reagire? Hanno ancora i mezzi per impedire queste attività criminali?

Daniele Ganser: Non so. Come storico, osservo, prendo nota. Come consigliere politico, dico sempre che non occorre cedere alle manipolazioni che mirano a suscitare la paura e fare credere che i “terroristi” siano sempre i musulmani; dico che si tratta di una lotta per il controllo delle risorse energetiche; che occorre trovare mezzi per sopravvivere alla penuria energetica senza andare nel senso della militarizzazione. Non si possono risolvere i problemi in questo modo; li peggiorano.

Silvia Cattori: Quando si osserva la diabolizzazione degli Arabi e dei musulmani a partire dal conflitto israeliano-palestinese, ci si dice che ciò non ha nulla a che vedere con il petrolio.

Daniele Ganser: Sì, in questo caso sì. Ma, nella prospettiva degli Stati Uniti, si tratta di una lotta per prendere il controllo delle riserve energetiche del blocco eurasiatico che si situa in questa “ellisse strategico” che va dall’Azerbaigian passando per il Turkmenistan ed il Kazachistan, fino all’Arabia Saudita, Iraq, Kuwait e Golfo Persico.
È precisamente là, in questa regione in cui si svolgono le pretese guerre “contro il terrorismo”, che si concentrano le importanti riserve in petrolio e gas. Secondo me, non si tratta di altra cosa che di una sfida geostrategica dentro la quale l’Unione europea può soltanto perdere. Poiché, se gli Stati Uniti prendono il controllo di quelle risorse, e la crisi energetica peggiora, diranno: “volete gas, volete petrolio, molto bene, in cambio vogliamo questo e quello”. Gli Stati Uniti non daranno gratuitamente il petrolio ed il gas ai paesi europei. Poche persone sanno che il “picco del petrolio”, il massimo della produzione, è stato già raggiunto nel mare del Nord e che, quindi, la produzione del petrolio in Europa – la produzione della Norvegia e della Gran Bretagna – è in declino. Il giorno che la gente si renderà conto che queste guerre “contro il terrorismo” sono manipolate, e che le accuse contro i musulmani sono, in parte, della propaganda, rimarranno sorpresi. Gli Stati europei devono svegliarsi e comprendere infine come la strategia della tensione funziona. E devono anche iniziare a dire no agli Stati Uniti. Inoltre, negli Stati Uniti anche, c’è molta gente che non vuole questa militarizzazione delle relazioni internazionali.

Silvia Cattori: Avete anche fatto ricerche sugli attentati dell’11 settembre 2001 e scritto un libro [13] con altri intellettuali che si preoccupano delle incoerenze e delle contraddizioni nella versione ufficiale di questi eventi come le conclusioni della Commissione d’indagine delegata da Mister Bush? Non temete di essere accusati di “teoria del complotto”?

Daniele Ganser: I miei studenti e altra persone mi hanno sempre chiesto: se questa “guerra contro il terrorismo” riguarda realmente il petrolio ed il gas, gli attentati dell’11 settembre non sono stati anch’essi manipolati? O è una coincidenza, che i musulmani di Osama bin Laden abbiano colpito esattamente nel momento in cui i paesi occidentali iniziavano a capire che una crisi del petrolio si annunciava? Ho dunque iniziato ad interessarmi a ciò che era stato scritto sull’11 settembre ed a studiare anche la relazione ufficiale che presentata nel giugno 2004. Quando ci si immerge in quest’argomento, ci si accorge di primo acchito che c’è un grande dibattito planetario attorno a ciò che è realmente avvenuto l’11 settembre 2001. L ’informazione che abbiamo non è precisa. Quello che chiede precisazione nel rapporto di 600 pagine è che la terzo torre che è crollata quel giorno, non è neppure citata. La Commissione parla soltanto del crollo delle due torri, “Twin Towers”. Mentre c’è una terza torre, alta 170 metri , che è crollata; la torre si chiamava WTC 7. Si parla di un piccolo incendio in quel caso. Ho parlato con i professori che conoscono perfettamente la struttura degli edifici; dicono che un piccolo incendio non può distruggere una struttura di una simile dimensione. La storia ufficiale sull’11 settembre, le conclusioni della commissione, non sono credibili. Questa mancanza di chiarezza mette i ricercatori in una situazione molto difficile. La confusione regna anche su ciò che è realmente avvenuto al Pentagono. Sulle fotografie che abbiamo è difficile vedere un aereo. Non si vede come un aereo possa essere caduto là.

Silvia Cattori: Il Parlamento del Venezuela ha chiesto agli Stati Uniti di avanzare ulteriori spiegazioni per chiarire l’origine di quegli attentati. Ciò non dovrebbe essere un esempio da seguire?

Daniele Ganser: Ci sono molte incertezze sull’11 settembre. I parlamentari, gli universitari, i cittadini possono chiedere conto su ciò che è realmente avvenuto. Penso sia importante continuare ad interrogarsi. È un evento che nessuno può dimenticare; ciascuno si ricorda dove si trovava in quel momento preciso. È incredibile che, cinque anni più tardi, non si sia ancora arrivati a vedere chiaro.

Silvia Cattori: Si direbbe che nessuno voglia rimettere in discussione la versione ufficiale. Si sarebbero lasciati manipolare con la disinformazione organizzata da strateghi della tensione e False flag? Daniele Ganser: Si è manipolabile se si ha paura; paura di perdere il proprio lavoro, paura di perdere il rispetto della gente. Non si può uscire da questa spirale di violenza e di terrore se ci si lascia manipolare dalla paura. È normale avere paura, ma occorre parlare apertamente di questa paura e delle manipolazioni che la generano. Nessuno può sfuggire alle loro conseguenze. Ciò è tanto più grave in quanto i responsabili politici agiscono spesso sotto l’effetto di questa paura. Occorre trovare la forza di dire: “Sì ho paura di sapere che queste menzogne fanno soffrire la gente; sì ho paura di pensare che non ci sia più molto petrolio; sì ho paura di pensare che questo terrorismo di cui si parla è la conseguenza di manipolazioni, ma non mi lascerò intimidire”.

Silvia Cattori: Fino a che punto paesi come la Svizzera partecipano, attualmente, alla strategia della tensione?

Daniele Ganser: Penso che non ci sia strategia della tensione in Svizzera. Questo paese non conosce attentati terroristici. Ma, la cosa vera è che, in Svizzera come altrove, è che i politici che temono gli Stati Uniti, le loro posizioni di forza, tendono a dire: sono buoni amici, non abbiamo interesse a batterci con loro.

Silvia Cattori: Questo modo di pensare e coprire le menzogne che derivano dalla strategia della tensione, non rendono tutti complici dei crimini che comporta? A cominciare dai giornalisti e partiti politici?

Daniele Ganser: Penso, personalmente, che tutti i giornalisti, universitari, politici devono riflettere sulle implicazioni della strategia della tensione e del “False flag”. Noi siamo evidentemente in presenza di fenomeni che sfuggono a qualsiasi comprensione. È per questo che, ogni volta che ci sono attentati terroristici, occorre interrogarsi e cercare di comprendere cosa si nasconde dietro. È soltanto il giorno in cui si ammetterà ufficialmente che le False flag sono una realtà, che si potrà stabilire una lista delle False flag che hanno avuto luogo nella storia e mettersi d’accordo su ciò che occorrerà fare.
La ricerca della pace è il tema che m’interessa. È importante aprire il dibattito sulla strategia della tensione e prendere atto che si tratta di un fenomeno reale. Fintantoché non si accetterà di riconoscere la sua esistenza, non si potrà agire. È per questo che è importante spiegare quello che la strategia della tensione significa realmente. E, una volta compreso, non di lasciarsi prendere dalla paura e odio contro un gruppo. _ Bisogno dire che non è soltanto un paese implicato; che non sono soltanto gli Stati Uniti, Italia, Israele o gli iraniani, ma che questo si produce ovunque, anche se alcuni paesi vi partecipano in modo più intenso di altri. Occorre comprendere, senza accusare tale paese o tale persona. Il timore e l’odio non aiutano ad avanzare ma paralizzano il dibattito. Vedo molti accuse contro gli Stati Uniti, contro Israele, la Gran Bretagna , o alternativamente, contro l’Iran, la Siria. Ma la ricerca della pace insegna che non occorre abbandonarsi a delle accuse basate sul nazionalismo, e che non serve né odio né paura; è più importante spiegare. Questa comprensione sarà benefica per noi tutti.

Silvia Cattori: Perché il vostro libro sugli eserciti segreti della NATO, pubblicato in inglese, tradotto in italiano, in turco, sloveno e presto in greco, non è pubblicato in francese?

Daniele Ganser: Non ho ancora trovato un editore in Francia. Se un editore è interessato a pubblicare il mio libro sarò felicissimo di vederlo tradotto in francese.
Fonte: http://www.voltairenet.org/article144711.html

[1] Nato’s secret Armies : Terrorism in Western Europe par Daniele Gabnser, préface de John Prados. Frank Cass éd., 2005. ISBN 07146850032005

[2] C’est après l’attentat de Piazza Fontana à Milan en 1969 que l’expression stratégie de la tension a été entendue pour la première fois.

[3] False flag operations (opérations faux drapeaux) est l’expression utilisée pour désigner des actions terroristes, menées secrètement par des gouvernements ou des organisations, et que l’on fait apparaître comme ayant été menées par d’autres.

[4] « Stay-behind : les réseaux d’ingérence américains » par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 20 août 2001.

[5] Stay behind (qui veut dire : rester derrière en cas d’invasion soviétique) est le nom donné aux structures clandestines entraînées pour mener une guerre de partisans.

[6] Gladio désigne l’ensemble des armées secrètes européennes qui étaient sous la direction de la CIA.

[7] Président du Conseil des ministres, membre de la démocratie chrétienne.

[8] « Rapport Andreotti sur l’Opération Gladio » document du 26 février 1991, Bibliothèque du Réseau Voltaire.

[9] « 1980 : carnage à Bologne, 85 morts », Réseau Voltaire, 12 mars 2004.

[10] « La France autorise l’action des services US sur son territoire » par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 8 mars

[11] Affaire Lavon, du nom du ministre de la Défense israélien qui a dû démissionner quand le Mossad a été démasqué comme ayant trempé dans ces actes criminels

[12] Voir : « Odeurs de pétrole à la Maison-Blanche », Réseau Voltaire, 14 décembre 2001. « Les ombres du rapport Cheney » par Arthur Lepic, 30 mars 2004. « Le déplacement du pouvoir pétrolier » par Arthur Lepic, 10 mai 2004. « Dick Cheney, le pic pétrolier et le compte à rebours final » par Kjell Aleklett, 9 mars 2005.« L’adaptation économique à la raréfaction du pétrole » par Thierry Meyssan, 9 juin 2005.

[13] 9/11 American Empire : Intellectual speaks out, sous la direction de David Ray Griffin, Olive Branch Press, 2006
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