Il sano nazionalismo è un valore/diritto umano fondamentale

Il sano nazionalismo è un valore/diritto umano fondamentale

Messaggioda Berto » ven mar 08, 2019 9:09 pm

Gli estremisti di Forza Nuova scendono in piazza contro Israele: Ponte Milvio blindato
Forza Nuova in piazza a Roma contro Israele
Venerdì 8 Marzo 2019
Jacopo Belviso

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/f ... 48606.html

Dopo aver ospitato migliaia di laziali in occasione del derby capitolino giocato sabato 2 marzo, domani - intorno alle ore 18 - Ponte Milvio torna ad essere blindata per la manifestazione nazionale organizzata da Forza Nuova in sostegno del popolo palestinese e contro lo Stato d’Israele. “Forza Nuova sarà in corteo per la libertà del popolo palestinese, in perfetta coerenza con la nostra opposizione totale al globalismo e alla dittatura di Washington e Bruxelles. Lottare per la pace in Palestina, stare al fianco della Siria che resiste e chiedere una politica estera mediterranea, significa difendere la libertà di quei popoli e la nostra dalla sostituzione etnica. Sabato ci vediamo in piazza per la Palestina, per tutti i popoli oppressi dai globalisti e per la nostra Italia”, scrivono nel comunicato pubblicato sulla pagina Facebook del movimento neofascista. L’iniziativa era stata annunciata sui social già diverse settimane fa ed era stata accolta da numerosi commenti provocatori: «Questa azione fa onore a forza Nuova», scrive Leizar G., militante forzanovista. «Israele è uno stato terrorista che applica l'apartheid», risponde un altro seguace. Non mancano però simpatizzanti critici nei confronti della protesta: «Vi siete bevuti il cervello? Ma questi sono anni che compiono attentati, io sto con Israele e vi ho votati!», scrive Maurizio R., irritato per la presa di posizione del movimento estremista. «Concordo, ma mai con i mussulmani. Che destra è una destra che li appoggia?», scrive Massimiliano M., tra i commenti più apprezzati.

La locandina del corteo, che in realtà è un presidio, è stata condivisa anche sui canali Instagram del partito, dove diversi militanti hanno risposto alla convocazione con commenti antisemiti e razzisti. «La Palestina va liberata perché occupata da islamici e giudei», commenta Maurizio_muscas. «Cacciamo gli ebrei dalla Palestina, cacciamo i giudei dall’Europa», risponde Mario_88.
La manifestazione statica è stata autorizzata dalla Questura e secondo i promotori vedrà la partecipazione di circa 200 manifestanti. In piazza, accanto alla bandiere nere di FN, sfilerà anche Jawad Yassine, responsabile dell’ufficio stampa dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) con sede a Roma dalla fine del 1979 fino al 2010. Finito il presidio, i partecipanti si sposteranno in via Cassia 1134, dove - a partire dalle ore 20.30 - si svolgerà il concerto in memoria di Massimo Morsello, fondatore del partito estremista assieme a Roberto Fiore.


Alberto Pento
Questi fascio nazisti antisemiti e filo nazi maomettani sono demenziali. Il loro antisemitismo è la loro rovina come lo è stato per Hiltler e la Germania nazista.
Io sono un veneto ex cristiano divenuto aidolo e vorrei l'indipendenza dallo stato italiano, sto e starò sempre dalla parte degli ebrei e di Israele che sono un popolo, una cultura, una religione e un paese tra i più umani e civili della terra.
Non potrò mai stare dalle parte dei fascio romano italici che mi ricordano gli assassini dell'ebreo Cristo (i romani invasori di Israele come gli arabo nazi-maomettani) e come Roma sia a tutt'oggi la città più parassita, indebitata, fallimentare, corrotta e incivile dell'Occidente.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » lun mar 18, 2019 10:09 am

???

Berlino contro l’antisemitismo. Ecco il piano per lo “sviluppo della prevenzione”
di Daniel Mosseri
2019/03/17

https://www.ilfoglio.it/societa/2019/03 ... one-243280

Berlino. L’iniziativa è partita da due deputate berlinesi, la socialdemocratica Susanne Kitschun e la cristiano-democratica Cornelia Seibeld. L’idea è piaciuta a tutta la Abgeordnetenhaus, l’assemblea dei deputati della capitale, che con voto unanime ha incaricato il Senat (la giunta) di dare forma e sostanza al progetto. È nato così, sotto la guida del senatore alla Giustizia Dirk Behrendt, il Piano statale per l’ulteriore sviluppo della prevenzione dell’antisemitismo. “Ulteriore” perché le autorità berlinesi ci tengono a fare sapere al mondo che questa non è la prima delle loro azioni per combattere l’odio antiebraico. Basti ricordare che lo scorso settembre lo stesso Land-capitale ha designato il procuratore generale Claudia Vanoni quale commissario contro l’antisemitismo presso la procura di Berlino. Gesti e decisioni che la giunta rosso-rosso-verde del borgomastro Michael Müller non ha preso per vantare patenti di democraticità e progressismo ma per combattere la Judenhass: gli atti di ostilità antiebraica in Germania sono in netta crescita.

Rispondendo a un’interrogazione parlamentare, a metà febbraio il governo federale ha affermato che i reati a sfondo antisemita sono stati 1.646 nel 2018 in Germania contro i 1.504 del 2017. Poi ci sono gli atti di ostilità antiebraica: fra quelli denunciati alle autorità e quelli non riportati, la Recherche- und Infor ma tion sstelle An ti semitismus Berlin (Rias) ne ha contati 527 solo a Berlino nella prima metà del 2018. È qua che interviene il “piano ulteriore”, come ha spiegato Behrendt: “Il programma definisce obiettivi e misure per la prevenzione dell’antisemitismo nei settori ‘Istruzione e gioventù’, ‘Giustizia e sicurezza interna’, ‘Vita ebraica nella cultura urbana di Berlino’, ‘Scienza e ricerca’ e ‘Antidiscriminazione, protezione e prevenzione delle vittime’”. Tutti quei settori, cioè, di competenza statale e non federale dove la Judenhass si è manifestata.

Un approccio che piace molto a Sigmount Könisberg, commissario all’antisemitismo della comunità ebraica della capitale. “Mi piace soprattutto il cambio di paradigma: non si condanna ex post, ma si mette in piedi un piano d’azione là dove si educano le nuove generazioni”, dice al Foglio. Secondo i piani del ministro Behrendt, tutti gli studenti berlinesi avranno l’opportunità di informarsi sugli sviluppi storici e sull’attualità dell’antisemitismo anche nei luoghi di apprendimento extrascolastico. “D’altronde a scuola non si può solo imparare l’abc o a fare i calcoli: bisogna trasmettere anche i valori”, riprende Könisberg.

La sua osservazione non è per nulla scontata se si considera che nella Germania responsabile dello sterminio di sei milioni di ebrei “quattro studenti su dieci non sanno nulla di Auschwitz”, come denunciato al Tagesspiegiel da Sawsan Chebli la sottosegretaria di stato della giunta berlinese. Chebli, figlia di due profughi palestinesi accolti in Germania, ha anche ribadito che a Berlino l’antisemitismo non può essere di casa e che sta anche ai musulmani combattere per questa causa. Oltre all’approccio pragmatico, Köngisberg apprezza molto lo spirito trasversale con cui è nata l’iniziativa, votata da tutti i partiti democratici dell’Abgeordnetenhaus “e da AfD”.

E immagina già che il piano berlinese possa fare da apripista per un’azione analoga sul piano federale: “Non è la Bibbia, e non potrà fare miracoli contro l’antisemitismo. Ma potremo applicarlo e cambiarlo se e dove necessario”, conclude, confermando il suo appoggio. Entusiasta si dice anche Yehuda Teichtal, rabbino della comunità ebraica berlinese e leader della locale comunità Chabad. “Plaudo al Senato e al borgomastro Michael Müller, col quale mi sono incontrato due volte negli ultimi mesi”, dice al Foglio. Per Teichtal “essere il primo Land a sviluppare un piano del genere fa onore a Berlino”. Le buone intenzioni da sole però non bastano e il rabbino chiede la decisa applicazione del piano d’azione a cominciare dalla tolleranza zero contro ogni atto di antisemitismo. “Solo così si potrà garantire la vita ebraica: dobbiamo poter avere piena fiducia nel governo e nelle istituzioni”.



Pento Alberto
E contro l'antisionismo, gli ebrei di Israele e Israele?
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Il sano nazionalismo è un valore/diritto umano fondamentale

Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 9:16 pm

???

Il Papa bacchetta i sovranisti: "Le Nazioni sono fatte dai migranti"
Sergio Rame - Gio, 02/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 87814.html

Bergoglio contro le spinte nazionaliste: "Il migrante non è una minaccia". E lamenta: "Crescono le correnti aggressive contro gli stranieri"

"Tutte le nazioni sono frutto dell'integrazione di ondate successive di persone o di gruppi di migranti e tendono a essere immagini della diversità dell'umanità pur essendo unite da valori, risorse culturali comuni e sani costumi".

Papa Francesco è tornato a ribadire il proprio no al "nazionalismo conflittuale" che "alza muri". Durante l'udienza ai partecipanti l'Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che si terrà fino a domani alla Casina Pio IV in Vaticano, ha duramente bacchettato quei partiti e movimenti che si fanno portavoce di istanze sovraniste e ha chiesto maggiore accoglienza per gli immigrati che partono alla volta dell'Occidente. "Uno Stato che suscitasse i sentimenti nazionalistici del proprio popolo contro altre nazioni o gruppi di persone verrebbe meno alla propria missione - ha tuonato - sappiamo dalla storia dove conducono simili deviazioni. Penso all'Europa del secolo scorso".

Il tema dell'assemblea plenaria è "Nation, State, Nation-State" e papa Francesco ha ancora messo al centro l'emergenza immigrazione criticando apertamente la posizione dei partiti di destra che, una volta al governo, hanno deciso di chiudere i confini agli ingressi illegali. Per il Santo Padre è "compito dell'autorità pubblica proteggere i migranti e regolare con la virtù della prudenza i flussi migratori, come pure promuovere l'accoglienza in modo che le popolazioni locali siano formate e incoraggiate a partecipare consapevolmente al processo integrativo dei migranti che vengono accolti". "Il modo in cui una nazione accoglie i migranti rivela la sua visione della dignità umana e del suo rapporto con l'umanità. Ogni persona umana è membro dell'umanità e ha la stessa dignità. Quando una persona o una famiglia è costretta a lasciare la propria terra va accolta con umanità", ha spiegato nell'udienza alla plenaria ribadendo che gli obblighi verso i migranti vengono declinati su quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. "Il migrante - ha, quindi, aggiunto - non è una minaccia alla cultura, ai costumi e ai valori della nazione che accoglie. Anche lui ha un dovere, quello di integrarsi nella nazione che lo riceve".

Durante l'incontro alla Casina Pio IV in Vaticano, papa Francesco ha attaccato frontalmente quegli Stati che "attuano le loro relazioni in uno spirito più di contrapposizione che di cooperazione". Anche in questo caso quello che il Pontefice ha in mente è proprio la gestione degli sbarchi e degli arrivi. Secondo Bergoglio, le frontiere degli Stati "non sempre coincidono con demarcazioni di popolazioni omogenee" e "molte tensioni provengono da un'eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati, spesso proprio in ambiti dove essi non sono più in grado di agire efficacemente per tutelare il bene comune". Da qui la sua "preoccupazione" per il riemergere, "un po' dovunque nel mondo", di "correnti aggressive verso gli stranieri, specie gli immigrati, come pure quel crescente nazionalismo che tralascia il bene comune". Il rischio, a detta di Bergoglio, è "compromettere forme già consolidate di cooperazione internazionale".

In vista delle elezioni europee del prossimo 26 maggio, il Santo Padre auspica che il Vecchio Continente non perda "la consapevolezza dei benefici apportati da questo cammino di avvicinamento e concordia tra i popoli intrapreso nel secondo dopoguerra". "Lo Stato nazionale non può essere considerato come un assoluto, come un'isola rispetto al contesto circostante", ha sottolineato il Pontefice. "Nell'attuale situazione di globalizzazione non solo dell'economia ma anche degli scambi tecnologici e culturali, lo Stato nazionale - ha continuato - non è più in grado di procurare da solo il bene comune alle sue popolazioni. Il bene comune è diventato mondiale e le nazioni devono associarsi per il proprio beneficio. Quando un bene comune sopranazionale è chiaramente identificato, occorre un'apposita autorità legalmente e concordemente costituita capace di agevolare la sua attuazione". E le sfide che vorrebbe mettere sul campo spaziano dal cambiamento climatico alle "nuove schiavitù". "Un visione cooperativa fra le Nazioni - ha infine concluso - può muovere la storia rilanciando il multilateralismo, opposto sia alle nuove spinte nazionalistiche, sia a una politica egemonica".



Papa: “No a nazionalismo che alza muri e diventa razzismo”
02 maggio 2019

https://tg24.sky.it/mondo/2019/05/02/pa ... _link_null

Il pontefice: “La Chiesa ha sempre esortato all'amore del proprio popolo, della patria, ma ammonito le persone quando questo attaccamento verte in esclusione e odio altrui”

Si può amare la propria patria senza arrivare al razzismo e senza favorire politiche per il respingimento dei migranti. E’ il pensiero espresso dal Papa alla Pontificia Accademia delle Scienze sociali, sul tema “Nation, State, Nation-State”. “La Chiesa ha sempre esortato all'amore del proprio popolo, della patria, al rispetto del tesoro delle varie espressioni culturali, degli usi e costumi e dei giusti modi di vivere radicati nei popoli”, ma ha precisato Bergoglio "la Chiesa ha ammonito le persone, i popoli e i governi riguardo alle deviazioni di questo attaccamento quando verte in esclusione e odio altrui, quando diventa nazionalismo conflittuale che alza muri, anzi addirittura razzismo o antisemitismo”. Il Pontefice ha aggiunto: "È compito dell'autorità pubblica proteggere i migranti e regolare con la virtù della prudenza i flussi migratori, come pure promuovere l'accoglienza in modo che le popolazioni locali siano formate e incoraggiate a partecipare consapevolmente al processo integrativo dei migranti che vengono accolti".

"La storia insegna dove conducono simili deviazioni"

Secondo il Papa "uno Stato che suscitasse i sentimenti nazionalistici del proprio popolo contro altre nazioni o gruppi di persone verrebbe meno alla propria missione. Sappiamo dalla storia dove conducono simili deviazioni. Penso all'Europa del secolo scorso". Il pontefice ha aggiunto: “Va constatato che le frontiere degli Stati non sempre coincidono con demarcazioni di popolazioni omogenee e che molte tensioni provengono da un'eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati, spesso proprio in ambiti dove essi non sono più in grado di agire efficacemente per tutelare il bene comune”.

"Migrante non è minaccia, ma si integri in vita nazione"

Il Papa si è soffermato anche sulle migrazioni: "Il modo in cui una Nazione accoglie i migranti rivela la sua visione della dignità umana e del suo rapporto con l'umanità. Ogni persona umana è membro dell'umanità e ha la stessa dignità. Quando una persona o una famiglia è costretta a lasciare la propria terra va accolta con umanità. Ho detto più volte - ha proseguito - che i nostri obblighi verso i migranti si articolano attorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare". Secondo Francesco, "il migrante non è una minaccia alla cultura, ai costumi e ai valori della nazione che accoglie. Anche lui ha un dovere, quello di integrarsi nella nazione che lo riceve".

"Europa non perda consapevolezza dei benefici dell'Ue"

Bergoglio ha anche affrontato anche il tema dell'Unione europea: "È da auspicare che non si perda in Europa la consapevolezza dei benefici apportati da questo cammino di avvicinamento e concordia tra i popoli intrapreso nel secondo dopoguerra. Mentre, secondo il principio di sussidiarietà, alle singole nazioni dev'essere riconosciuta la facoltà di operare per quanto esse possono raggiungere, d'altra parte, gruppi di nazioni vicine - come è già il caso - possono rafforzare la propria cooperazione attribuendo l'esercizio di alcune funzioni e servizi ad istituzioni intergovernative che gestiscano i loro interessi comuni".

"Confronto su nucleare inquietante, rischio nuovo olocausto"

Il Pontefice ha anche espresso preoccupazione sul nucleare: "Purtroppo, oggi la stagione del disarmo multilaterale appare sorpassata e non smuove più la coscienza politica delle nazioni che possiedono armi atomiche". Per il Papa "sembra aprirsi una nuova stagione di confronto nucleare inquietante, perché cancella i progressi del recente passato e moltiplica il rischio di guerre, anche per il possibile malfunzionamento di tecnologie molto progredite ma soggette sempre all'imponderabile naturale e umano. Se, adesso, non solo sulla terra ma anche nello spazio verranno collocate armi nucleari offensive e difensive - ha concluso Francesco -, la cosiddetta nuova frontiera tecnologica avrà innalzato e non abbassato il pericolo di un olocausto nucleare"


Popolo e nazioni, realtà naturali e perciò osteggiate
Samuele Cecotti
3 maggio 2019

http://lanuovabq.it/it/popolo-e-nazioni ... osteggiate

Sovranismo contro globalismo, populismo cobtro radicalismo: categorie che stanno ridisegnando le coordinate di Destra e Sinistra. Ma su entrambe la Dottrina sociale della Chiesa ha qualcosa da dire. Partendo da Cicerone: perché il popolo è ciò che è sottoposto a leggi e bene comune. E perché il concetto di nazione non deve dipendere dal nazionalismo, nè quello di sovranità da giuspositivismo sovranista.

La sessione pomeridiana della II giornata della Dottrina sociale

Pubblichiamo l'intervento integrale di don Samuele Cecotti pronunciato a Milano il 6 aprile scorso nel corso della II Giornata della Dottrina Sociale organizzata e promossa da Nuova BQ e Osservatorio Van Thuan.

Da qualche tempo il dibattito politico europeo (e non solo) è animato dalla contrapposizione tra sovranismo e globalismo, populismo e liberal-radicalismo con sovranismo e populismo spesso associati, così come globalismo e liberal-radicalismo. Categorie che sembrano aver sostituito quelle di destra e sinistra che datavano all’Assemblea nazionale della Francia rivoluzionaria ed erano poi state rinverdite nel quadro dell’hegelismo otto-novecentesco e dei suoi figli più o meno legittimi.

A dire il vero destra e sinistra più che scomparse paiono ridefinirsi con la sinistra sempre più coincidente con il fronte globalista (in UE declinato anche come europeismo) liberal-radicale e la destra (almeno quella in ascesa, spesso altra e alternativa alle forze storiche europee di centro-destra) sempre più coincidente con ciò che si dice populismo/sovranismo. Se tale dinamica si confermerà nel tempo sarà forse naturale la ridefinizione del quadro politico e lo “slittamento a sinistra” di quelle forze del vecchio centro-destra “ortodosse” rispetto all’ideologia liberal-radicale globalista.

Innanzi a questo nuovo scenario politico-ideologico la Dottrina sociale della Chiesa che giudizio può offrire? Anche stando alla sola Europa, certamente è necessario distinguere caso da caso consapevoli che il populismo del polacco Kaczynski non è identico a quello dell’ungherese Orban, tanto meno a quello della Le Pen - in Francia va attentamente considerato anche il movimento dei Gilets jaunes e le 25 proposizioni che costituiscono la sua charte officielle - o di Kurz (e del leader FPÖ Strache) in Austria, della AfD in Germania, di Vox in Spagna, di FdI e Lega in Italia. Tuttavia si può tracciare un quadro generale e dunque offrirne una considerazione complessiva.

Se si considerano le forze partitiche che incarnano in Europa questo nuovo fenomeno del populismo/sovranismo e gli attori politico-culturali che lo rappresentano sulla scena pubblica, non si possono non rilevare molteplici elementi di ambiguità e di sostanziale continuità con l’errore filosofico-politico moderno. A solo titolo d’esempio il riferirsi al principio moderno di sovranità e ad una concezione giuspositivista della legge, magari per “resistere” alle ingerenze dell’UE o delle Agenzie Internazionali, oppure per rivendicare la prevalenza della legge dello Stato su principi giuridici (che, in realtà, sono opzioni ideologiche) affermati da organismi comunitari e/o internazionali.

La volontà di resistere all’imposizione dell’agenda ideologica di cui l’UE e le varie Agenzie ONU si fanno sistematici strumenti non è in se stessa biasimevole, tutt’altro. Ma una resistenza impostata sul principio di sovranità e sul paradigma giuspositivista si rivela, non solo destinata al fallimento, ma tutta interna a quella stessa ratio moderna (in senso filosofico) che, nel suo coerente sviluppo, ha generato proprio quel globalismo che si intenderebbe arrestare e quella agenda ideologica liberal-radicale che si dice di voler combattere.

È però forse opportuno non dare per scontato che dietro un linguaggio strutturalmente ipotecato dalla modernità filosofico-politica si dia un pensiero altrettanto ipotecato così come la stessa eventualità d’una ipoteca relativa non solo il lessico ma pure il pensiero necessita di essere analizzata attentamente prima di concludere circa l’appartenenza di populismo/sovranismo al campo ideologico della modernità politica. Si dovrà cioè considerare l’ipotesi che l’utilizzo di un certo lessico e persino l’adozione di certe categorie e certi concetti sia più il risultato del tentativo maldestro di concettualizzare e dire pubblicamente una resistenza entro l’unico orizzonte concettuale noto (quello moderno) piuttosto che la appartenenza convinta a quell’orizzonte ideologico-concettuale. Si potrebbe cioè pensare che la resistenza sovranista/populista si esprima in categorie della modernità per ignoranza di alternativa.

Il compito della Dottrina sociale della Chiesa innanzi a questo nuovo fenomeno dato dalla resistenza sovranista/populista potrebbe essere proprio quello di confutare ancor più rigorosamente la modernità politica (principio di sovranità, giuspositivismo, libertà liberale, etc.) che sembra accomunare sovranisti/populisti e globalisti/europeisti offrendo, al contempo, una alternativa concettuale per rifiutare il globalismo, l’ideologia liberal-radicale, etc. e poter così dire le istanze resistenziali entro categorie classico-cristiane, le uniche realmente alternative alla modernità filosofico-politica perché le uniche vere!

È allora fondamentale andar oltre il dibattito pubblico e la retorica partitica dei protagonisti del sovranismo/populismo per cogliere quelle istanze popolari, più o meno spontanee, che costituiscono la vera resistenza tanto all’ideologia liberal-radicale quanto a europeismo/globalismo e che sono alla base del consenso elettorale tributato alle forze populiste/sovraniste.

Le masse popolari che votano contro il progetto dell’UE e contro l’agenda globalista non lo fanno certo avendo in mente il concetto politico-filosofico di sovranità e neppure il paradigma giuspositivista anche quando la loro resistenza è rappresentata da leaders politici che a quei concetti fanno riferimento.

Anzi si può scorgere nella resistenza popolare al globalismo (generatrice del fenomeno politico del populismo/sovranismo) il riemergere carsico del Reale socio-politico negato e/o adulterato dalla modernità ideologica: il populus come realtà etico-giuridica, l’idea di natio che nulla ha a che vedere con il nazionalismo ideologico figlio della Rivoluzione francese e del romanticismo ottocentesco, l’idea di patria con il compreso vincolo morale tra le generazioni nella tradizione.

Sarà allora compito preziosissimo quello di ridire la realtà di ciò che è popolo, nazione, patria così da offrire ai resistenti (siano essi elettori o eletti, semplici cittadini o leaders politici) un lessico e un orizzonte concettuale adeguato alla loro causa resistenziale.

Se il popolo detto sovrano nelle Costituzioni occidentali contemporanee altro non è che una somma aritmetica di individui tra loro identici (il principio di “uno vale uno”) perché numericamente e non qualitativamente considerati, non così prima del razionalismo politico illuminista fattosi ordinamento costituzionale con la Rivoluzione francese.

La considerazione astratta e numerica dell’uomo porta a considerare non la realtà storica concreta della persona umana come “figlio di …”, “marito di …”, “padre di …” che, ad esempio, è capofamiglia di quella certa casa, è artigiano in quella certa arte, è membro di quella comunità locale, appartiene a quella certa etnia e parla quella certa lingua, etc. L’uomo è ridotto ad una unità aritmetica: è UN cittadino, nel senso che è un “UNO” come cittadino. E come “UNO” uguale a ogni altro “UNO”.

Il popolo, che poi si dice sovrano, non sarà allora che la somma di tutti gli “UNO” a formare un insieme aritmetico computabile quantitativamente e neutro qualitativamente. A delimitare il confine di un popolo così inteso, stando coerentemente alle premesse, non sarà nulla di reale ma di meramente convenzionale/fattuale.

Date le premesse razionalistiche, la delimitazione dei popoli sovrani entro confini geografici nazionali otto-novecentesca non regge se non come tappa d’un processo il cui esito ultimo tendenziale non può che essere la Repubblica Universale (di cui il globalismo è l’ideologia apologetica) di un popolo unico coincidente con la somma di tutti quegli “UNO” che sono gli uomini-cittadini del mondo. Una costruzione come l’UE ne sarà una tappa intermedia (continentale) così come gli Stati moderni lo sono stati precedentemente.

La risposta al globalismo/europeismo, di tutta evidenza, non può essere dunque la riaffermazione dello Stato moderno, prodotto artificiale uscito della Rivoluzione, (qui tutta l’ingenuità di certa leadership sovranista), sarebbe come voler curare una metastasi cancerosa con una fase precedente della stessa neoplasia.

Bisogna piuttosto recuperare il significato vero di popolo, la sua essenza. Tornare alla realtà dell’ordine socio-politico così come colto dalla classicità e dalla cristianità.

Scrive il pagano Cicerone «Populus autem non omnis hominum coetus quoquo modo congregatus, sed coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus. Eius autem prima causa coeundi est non tam inbecillitas quam naturalis quaedam hominum quasi congregatio»[1] (De re publica I, 25, 39) (trad: Il popolo non è ogni aggregato di gente riunito in un qualche modo, ma un insieme di persone associato per consenso della legge e per una comunità di vantaggi. La prima causa del suo aggregarsi è non tanto la debolezza quanto una certa qual disposizione naturale degli uomini all'aggregazione). Questa definizione di popolo diviene “cristiana” e così attraversa i secoli, citata da sant’Agostino (il popolo è «coetus juris consensu et utilitatis communione sociatus» De civ. Dei, II, 21), nell’Alto Medioevo sant’Isidoro di Siviglia nelle sue Etimologie la ribadisce: «Populus est humanae multitudinis, juris consensu et concordi comunione sociatus». E così pure san Tommaso d’Aquino: «populus est coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus» (S.th. I-II, 105, 2).

Questa definizione ci consegna tre verità: 1) I popoli sono realtà naturale (forma d’aggregazione naturale tra gli uomini), nel senso che gli uomini per natura sono sociali; 2) si dà popolo solo dove gli uomini sono uniti in società secondo diritto; 3) si dà popolo solo dove gli uomini sono uniti in vista d’una comune utilità, in ultima analisi, del bene comune.

Il diritto senza il quale non si dà popolo, con ogni evidenza, fa riferimento a quell’ordine obbiettivo di giustizia che precede e fonda ogni diritto positivo. Solo nella conformità al diritto naturale la socialità umana è vincolo che genera e mantiene in vita un popolo. Consentire al diritto (naturale prima che positivo) implica il conoscerlo e il riconoscerlo come normativo e ciò è compito della ragione. L’uomo, con la sua ragione naturale, è in grado di conoscere la legge inscritta dal Creatore, di conoscere cioè quell’ordine obbiettivo di giustizia per il quale si può discernere il bene dal male. Ma l’uomo è animale sociale anche nel conoscere, è animale culturale ovvero conosce sempre a partire da un già conosciuto trasmessogli da chi lo ha preceduto e ricevuto con l’istruzione (familiare in primis). La conoscenza della legge naturale si fa così cultura lungo le generazioni, si specifica e si declina nel particolare di ciascuna comunità umana, si fa tradizione. Ecco allora che si dà popolo solo in presenza di una comune tradizione tale per cui la moltitudine degli uomini in società possa avere ed abbia un reale consenso sul diritto.

Il termine che classicamente meglio esprime questa dimensione di comunione intergenerazionale[2] nella tradizione di una collettività umana è quello di natio indicante un gruppo umano legato da vincoli di comune origine, con lingua, usi, costumi e istituti giuridici comuni[3].

Le nationes, classicamente intese, non coincidono con gli Stati, ci possono essere entità statuali che al proprio interno comprendono più nationes così come una stessa natio può essere presente in più Stati. L’esempio del Sacro Romano Impero, la cui eredità giunse sino al ‘900 con l’impero asburgico, è illuminante circa una statualità europea multinazionale.

La natio non coincide con la comunità politica ma non è ad essa estranea o indifferente, piuttosto è realtà sociale che concorre (con la famiglia) a definire l’identità di ciascuna persona e della res publica.

È nella natio, intesa come comunione intergenerazionale di una collettività umana nel vincolo d’una comune tradizione, che la cultura si forma e cresce, che l’ordine naturale di giustizia è sempre meglio conosciuto e vissuto, che ciascuno riceve la propria identità nativa.

La natio, come la famiglia, è realtà che precede l’individuo, che ciascuno di noi non sceglie ma in cui nasce e si ritrova ad esistere. Si appartiene ad una natio per nascita in un legame naturale e non elettivo che è l’estensione lungo i secoli e tra molti del legame familiare. Sotto questo aspetto un altro concetto capitale è quello di patria, intesa come terra (ma anche cultura, tradizione, comunità) dei padri. La patria è la terra dei propri avi, è il luogo (fisico o morale-culturale) dove si vive l’identità ricevuta a partire dalla famiglia e che ci lega ad una storia, in una catena intergenerazionale. Verso la patria, la morale cattolica ha sempre riconosciuto dei doveri analoghi a quelli dovuti verso i genitori, la patria è una estensione della paternità.

La natio è realtà storico-naturale che offre alla persona umana una lingua, una cultura, un diritto! L’autorità politica, per la Dottrina sociale della Chiesa, deve porsi innanzi alla/e natio/nationes a lei soggetta/e con attitudine di servizio. L’autorità politica deve cioè servire la/e natio/nationes custodendone la tradizione, favorendone lo sviluppo organico secondo la propria identità storica, cogliendo nella tradizione della natio l’originale contributo di quella collettività alla giustizia e al bene comune.

L’autorità deve esercitarsi, rispetto alla vita organica della natio, con l’unico criterio della verità/giustizia discernendo quanto è conforme all’ordine naturale da quanto non lo è, quanto è vero e buono da quanto non lo è. Questo è e deve essere l’unico criterio, dentro e conformemente al quale lo sviluppo armonico e organico della/e tradizione/i della/e natio/nationes deve essere custodito e promosso.

La distanza da quanto avvenuto e avviene negli Stati moderni, nell’UE e nella prospettiva globalista è di ogni evidenza. Si può riconoscere, almeno in analogia, lo stesso intento dietro le politiche di disgregazione della famiglia e dietro quelle di dissoluzione delle identità nazionali. Dissolvere l’identità storica di una natio, relativizzare il legame con la patria (ovvero con i padri, gli antenati e la loro eredità) presuppone la stessa idea di uomo e di popolo che giustifica l’azione disgregatrice a danno della famiglia: è l’idea illuminista astratta dell’uomo e del popolo come somma numerica di individui.

Dietro all’ideologia europeista/globalista e all’ideologia liberal-radicale sta una stessa opzione di fondo che si traduce poi in ciò che l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi ha chiamato “male comune”. Il progetto ideologico in opera almeno dal 1789 passa tanto attraverso l’agenda liberal-radicale dei “nuovi diritti” quanto attraverso il globalismo dissolutore delle nationes perché teso alla costruzione di una “nuova umanità” di individui senza radici, liberati da ogni vincolo naturale/tradizionale, da ogni vincolo relazionale che non sia liberamente costituito e liberamente annullabile.

Tutto ciò che ci precede e che si dà a noi come dato reale indipendente dalla nostra volontà (la famiglia in cui siamo generati, la natio/patria in cui nasciamo, la natura umana cui apparteniamo e che ci fa quello che siamo) è oggetto di odio e di azione dissolutoria da parte di quella modernità che ha fatto della libertà luciferina la propria opzione fondamentale.

È battaglia tra due visioni inconciliabili dell’uomo e del mondo, quella classico-cristiana (ordine obbiettivo delle cose, diritto naturale, identità storiche dei popoli come bene, nationes/patrie come luoghi dell’umano, famiglia) e quella moderna (assenza o inconoscibilità della Realtà, diritto come convenzione e arbitrio formale, libertà con il solo criterio della libertà, uomo come individuo apolide e senza radici, dissoluzione di ogni legame stabile familiare/sociale).

La resistenza al globalismo-liberal-radicalismo è dunque non solo lecita ma doverosa. Tuttavia non sempre le forze che conducono tale resistenza lo fanno per le ragioni vere, con chiarezza di analisi e con i giusti argomenti. Nel campo sovranista/populista molta è l’ambiguità e molta la confusione.

La Dottrina sociale della Chiesa può e deve essere quella luce intellettuale che rende manifesto l’errore della modernità politica mentre mostra la possibilità d’una polis “come Dio comanda” e così facendo offre alla resistenza le vere ragioni per resistere e il positivo per cui impegnarsi.


[1] «P o p o l o non è ogni unione d’uomini aggregati casualmente, ma l’unione d’una moltitudine legata in società nel consentire al diritto e nella comunanza d’utilità. La sua prima causa d’unirsi è non tanto la debolezza, quanto lo è una forma d’aggregazione direi naturale tra gli uomini».
[2] Per il valore essenziale del vincolo intergenerazionale nell’esser uomo cfr. C. Caffarra, discorso Il rapporto inter-generazionale, Vidiciatico 25 giugno 2011, in http://www.gliscritti.it/blog/entry/921
[3] Per leggere in unità i concetti di populus e di natio è forse utile ricordare la definizione che dà sant’Agostino di popolo «populus est coetus multitudinis rationalis, rerum quas diligit concordi communione sociatus» (De civ. Dei, XIX, 24) dove alla razionalità dei componenti è unito un comune giudizio di dilezione circa il bene e il male, il desiderabile e l’indesiderabile, il bello e il brutto, giudizio comune possibile solo in presenza di una comune cultura/tradizione.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Il sano nazionalismo è un valore/diritto umano fondamentale

Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 9:18 pm

PAROLE CHIARE MA MAGGIORE CHIAREZZA DALL'AfD
Niram Ferretti
17 maggio 2019

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Il Bundestag approva una risoluzione che denuncia il movimento BDS con parole inequivocabili per quello che è, una organizzazione antisemita. Ecco la dichiarazione ufficiale che è passata con una larga maggioranza:

"I temi della retorica e i metodi del BDS sono antisemiti. I richiami della campagna che chiede di boicottare gli artisti israeliani, insieme ad adesivi su beni israeliani che sono intesi per dissuadere la gente dal comprarli, ricordano la fase più terribile della storia tedesca. Gli adesivi, 'Non comprate', posti su i prodotti israeliani evocano inevitabilmente associazioni con lo slogan nazista, 'Non comprate dagli ebrei!' e simili scritte sulle facciate dei palazzi e sulle vetrine dei negozi"

Bene. Tuttavia è interessante notare che la mozione respinta dell'AfD chiedeva una misura ancora più drastica: rendere fuorilegge il movimento BDS.

E a proposito sempre dell'AfD,va aggiunto come questo partito presentato dalla sinistra come un covo di nostalgici del Terzo Reich, relativamente a Israele abbia una posizione improntata alla più risoluta salvaguardia dello Stato ebraico e di denuncia netta nei confronti dell'ipocrisia dell'Unione Europea.

L'AfD, infatti denuncia la distinzione posta dall'Unione Europea tra Israele in quanto tale e gli insediamenti, distinzione che ha legittimato la decisione di bollare i prodotti provenienti dalla Cisgiordania. Coerentemente, l'AfD trae la logica conclusione che il regime di 'bollamento' istituito dalla UE abbia creato "un riconoscimento economico de facto' di uno Stato palestinese indipendente, "senza che esso sia legittimo in alcuna forma".

La mozione di condanna del BDS da parte del Bundestag è stata dunque contestata dal portavoce per la politica estera del partito, Petr Bystron in quanto essa porrebbe un veto al finanziamento da parte del governo degli eventi e dei progetti collegati al BDS, ma non colpirebbe i gruppi BDS in quanto tali.

Beatrix Von Storch, del direttivo dell'AfD, e cofondatrice del gruppo "Amici della Giudea e della Samaria" al parlamento europeo, ha dichiarato che continuerà a "combattere contro l'uso improprio del denaro dei contribuenti tedeschi per finanziare ONG anti-israeliane".
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