Pałestina: Le raxon de Ixrael

Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » dom nov 04, 2018 8:19 pm

I nuovi problematici amici di Israele: l’eterno dilemma fra interessi e valori
Israele è uno stato che deve tutelare i propri interessi, ma è anche uno stato ebraico che si fonda su valori etici non negoziabili
Analisi di Moshe Arens, Herb Keinon, Nadav Eyal
Moshe Arens
2 novembre 2018

https://www.israele.net/i-nuovi-problem ... i-e-valori

Scrive Moshe Arens: Quando si scelgono gli alleati con cui contrapporsi a un nemico comune è perfettamente legittimo bilanciare interessi e valori. Winston Churchill e Franklin Roosevelt scelsero di allearsi con la feroce dittatura comunista di Stalin nella guerra contro la Germania nazista. Senza la partecipazione dell’esercito sovietico, l’obiettivo sarebbe stato irraggiungibile. Gli interessi nazionali fecero premio sulle pure differenze ideologiche, e fu giusto così. Non è facile trovare casi altrettanto netti. Molte alleanze forgiate dagli Stati Uniti con l’”uomo forte” di turno in varie situazioni locali si sono rivelate sbagliate. In quei casi, il pericolo che correvano gli Stati Uniti non giustificava l’accantonamento dei valori ideologici in nome di un’alleanza con dittatori che non avevano alcun rispetto per quei valori. Nella maggior parte dei casi non si trattava d’altro che di matrimoni d’interesse.

Oggi, dopo le rivelazioni del macabro assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, gli Stati Uniti e Israele dovranno operare una scelta nei loro rapporti con l’Arabia Saudita, vista finora come un affidabile alleato nel tenere a freno la minaccia dell’espansionismo e del terrorismo iraniano in Medio Oriente. L’Arabia Saudita, il paese arabo più esteso e più forte, vede giustamente nell’attuale regime iraniano un nemico implacabile che mira alla sua distruzione, nel quadro del suo espansionismo in Medio Oriente. Ed è visto a Washington e Gerusalemme come un naturale e prezioso alleato contro un nemico comune. Gran parte di ciò che si sapeva del regime dittatoriale e arbitrario in vigore in Arabia Saudita è stato opportunamente ignorato in nome dell’”interesse nazionale”.

Ma le recenti rivelazioni circa il premeditato omicidio di Khashoggi nel consolato saudita ad Istanbul, cui ha fatto seguito quello che il presidente Usa Donald Trump ha definito “la peggiore operazione di insabbiamento della storia”, richiede una revisione di questa posizione. A questo punto sembra quasi bizzarro cercare un equilibrio tra gli interessi nazionali americani e israeliani e il plateale disprezzo degli ideali di giustizia e diritto che caratterizza l’Arabia Saudita. Non è possibile alcun equilibrio. Nulla può giustificare la recente conferma di come si comporta il regime saudita, e un’alleanza con i governanti sauditi non può che mettere in dubbio la natura morale di qualunque alleanza.

Per quanto riguarda l’interesse nazionale, Stati Uniti e Israele sono in grado di fronteggiare la minaccia iraniana con l’aiuto dei loro alleati, e persino da soli se necessario. Il regime iraniano è sull’orlo della bancarotta e un’azione risoluta da parte di Washington e Gerusalemme può contrastare i suoi piani, e fors’anche mettere in ginocchio quel regime. La cooptazione del regime saudita in questa alleanza può solo indebolire l’impresa mettendone in dubbio il fondamento morale. E Israele non dovrebbe tirarsi indietro solo perché è il paese più minacciato dai piani del regime iraniano. Anzi, dovrebbe farsi promotore di questa scelta, che non ha bisogno di aspettare ulteriori prove. Ciò che occorre sapere, si sa già. Oltretutto, una tale decisione potrebbe persino accelerare quei cambiamenti di cui c’è così evidentemente bisogno in Arabia Saudita: un possibile effetto collaterale positivo.
(Da: Ha’aretz, 30.10.18)

Herb Keinon

Scrive Herb Keinon: Lunedì scorso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è congratulato con l’ultraconservatore populista Jair Bolsonaro per la sua vittoria nelle elezioni presidenziali in Brasile. “L’ho chiamato – ha twittato Netanyahu – e gli ho detto che sono certo che la sua elezione porterà a una grande amicizia tra i nostri popoli e a un rafforzamento dei legami tra Brasile e Israele. Aspettiamo la sua visita in Israele”. Nel giro di pochi minuti la Twitter-sfera si è riempita di messaggi che accusano Netanyahu di andare di nuovo a braccetto con leader autoritari. Molti tweet l’hanno fatto elogiando per contro l’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, descritto come “un uomo del popolo”. Bolsonaro ha sconfitto il candidato del Partito dei Lavoratori Fernando Haddad, sostenuto da Lula, l’ex-presidente oggi in prigione per corruzione. I benpensanti di tutto il mondo sono inorriditi dal fatto che Netanyahu si congratuli con Bolsonaro, un uomo contraddistinto da un pessimo curriculum di dichiarazioni contro gay, donne e minoranze.

Ma la domanda è: Israele dovrebbe davvero auspicare un altro leader in Brasile che insista nella politica di quelli precedenti, apertamente ostile verso lo stato ebraico? Come si comportò Lula con Israele, quando era al potere? Nel 2009 si oppose alle sanzioni contro l’Iran volte a fermare il programma nucleare di Teheran, e ospitò in Brasile con tutti gli onori l’allora presidente iraniano, il fanatico antisemita Mahmoud Ahmadinejad.

L’allora presidente brasiliano Lula depone una corona di fiori sulla tomba di Yasser Arafat

L’anno seguente restituì la visita recandosi a Teheran. Nel 2010, durante la sua visita in Israele, Lula si rifiutò di deporre una corona di fiori sulla tomba di Theodor Herzl a Gerusalemme, come gli chiedeva allora il protocollo israeliano, ma non esitò ad avvolgersi in una kefiah e andare a deporre una corona sulla tomba di Yasser Arafat a Ramallah (forse, di fronte alle scelte dell’attuale governo israeliano, dovrebbero farsi un esame di coscienza tutti quei liberal illuminati che per decenni hanno tollerato, quando non attivamente promosso, l’isolamento e l’umiliazione sistematica di Israele ndr).

Sempre nel 2010, Lula riconobbe lo “stato palestinese” (senza attendere un accordo negoziato con Israele), una mossa che spinse un certo numero di altri paesi sudamericani a fare altrettanto. Il successore di Lula, Dilma Rousseff, anch’essa del Partito dei Lavoratori, ritirò l’ambasciatore brasiliano da Israele per consultazioni come forma di protesta per l’operazione anti-Hamas a Gaza dell’estate 2014, e nel 2015 si rifiutò di accogliere come ambasciatore israeliano a Brasilia Dani Dayan perché risiede al di là della “linea verde”. Sotto i governi del Partito dei Lavoratori, il Brasile ha votato quasi sempre contro Israele nei forum internazionali e si è posto alla testa delle linea dura contro Israele nel gruppo dei paesi BRICS: Brasile, India, Cina, Russia e Sudafrica.

Un recente comizio di Jair Bolsonaro

Ora arriva Bolsonaro, un cristiano evangelico che dice che il suo primo viaggio all’estero sarà in Israele, che vuole spostare l’ambasciata del suo paese a Gerusalemme, che vuole chiudere l’ambasciata palestinese in Brasile perché “la Palestina” non è “uno stato”, e che vuole approfondire la cooperazione con Israele per tutto ciò che lo stato ebraico può insegnare e offrire al suo paese. E cosa dovrebbero dire Netanyahu e Israele? “No grazie, preferiremmo Lula e quelli come lui perché le loro tendenze sono più liberali e illuminate?”. Quale stato agirebbe in questo modo? Forse che la Francia rompe i rapporti con la Cina a causa del pessimo curriculum di Pechino in fatto di diritti umani? Forse che l’India si rifiuta di avere a che fare con il presidente russo Vladimir Putin perché non è un democratico alla Thomas Jefferson?

Con l’ascesa elettorale di leader populisti di destra un po’ in tutto il mondo, Israele si trova sempre più spesso con amici problematici, come Viktor Orban in Ungheria e Rodrigo Duterte nelle Filippine. Ma un governo può accogliere le politiche di un leader verso il proprio paese senza accettare per questo tutto ciò che quel leader fa e dice. Netanyahu può accogliere le nuove politiche del leader brasiliano nei confronti di Israele senza abbracciare l’intero pacchetto di Bolsonaro. Se Bolsonaro manterrà le sue promesse elettorali verso Israele, le politiche mediorientali del suo importante paese potrebbero cambiare drasticamente e questo è un bene per Israele e per il Medio Oriente. Ciò non significa che Israele debba accettare tutto ciò che il leader brasiliano rappresenta. Ma i paesi hanno interessi concreti, e uno spostamento della politica brasiliana verso una posizione più equilibrata è qualcosa che risponde sicuramente all’interesse di Gerusalemme: che è precisamente il motivo per cui Netanyahu si è congratulato con il nuovo presidente sudamericano.
(Da: Jerusalem Post, 31.10.18)

Nadav Eyal

Scrive Nadav Eyal: I paesi, e in particolare Israele, devono tener conto di considerazioni morali e liberali quando si tratta delle relazioni estere? E’ una domanda che risuona spesso e che onestamente non ha una risposta ovvia. Le relazioni diplomatiche si basano principalmente sugli interessi. Il continuo tentativo di “incivilire” altri regimi, molti dei quali non democratici, non è necessariamente efficace, e quando viene promosso dalle superpotenze ha raramente successo. Un chiaro esempio è la condotta degli Stati Uniti negli anni ’90, ed è certo che tentativi analoghi da parte di Israele sarebbero ancora meno efficaci.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha degli obiettivi immediati: promuovere politiche favorevoli alle posizioni di Israele, ad esempio con il trasferimento delle ambasciate a Gerusalemme. Coloro che sono disposti a collaborare, che siano il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, il primo ministro ungherese Victor Orbán o il neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, saranno considerati interlocutori legittimi. E’ questo l’argomento che si sente ripetere quando un autocrate, o un leader democraticamente eletto, mirano a limitare le libertà nel loro paese ma sostengono Israele. E’ un argomento che va contestato poiché si basa su un errore grave, che comporta conseguenze di vasta portata.

Innanzitutto, la politica estera non si basa esclusivamente su politiche a breve termine, ma principalmente su relazioni a lungo termine. Cosa succederà dopo Orbán, dopo Duterte, dopo il presidente Usa Donald Trump e tutti gli altri? Israele avrà coltivato relazioni amichevoli con questi leader o con i loro paesi e le rispettive opinioni pubbliche? Per rispondere a questa domanda, sarebbe utile esaminare se e come i leader usano Israele, e cosa ha da dire sullo stato ebraico l’altra parte politica.

La rappresentante della politica estera dell’Unione Europea Federica Mogherini ricevuta a Teheran dal ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif

C’è una differenza tra i rapporti amichevoli, che Israele deve mantenere con ogni governo eccetto quelli macchiati da crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e una relazione molto più stretta con quei governi, che potrebbe mettere a repentaglio il futuro di Israele una volta scomparso il leader autoritario. Può darsi che sia giusto per Israele preservare buone relazioni con Duterte. Ma invitarlo in Israele, unico paese occidentale che Duterte abbia visitato, appare proprio come la smodata esagerazione che potrebbe costare cara a Israele nell’arena politica. Il primo errore, dunque, è il pensiero a breve termine.

Il secondo errore è l’idea che Israele, lo stato del popolo ebraico, non abbia più di altri il dovere di essere avveduto, etico e concreto. Etico, poiché in quanto nazione perseguitata per lunghissimi anni, gli ebrei si sono sempre distinti per dedizione ai diritti civili e umani e hanno accanitamente promosso, a volte sacrificando se stessi, una società liberale. Ma la condotta di corto respiro di cui stiamo parlando viene anche percepita come ingenua, dal momento che nelle relazioni internazionali vi è anche il dovere di essere avveduti e concreti. Il motivo per cui certi regimi cercano di stringere legami stretti con Israele non deriva soltanto dal fatto che Israele è una nazione di successo economico e tecnologico, e in ottimi rapporti con gli Stati Uniti. L’amicizia con lo stato ebraico serve ad alcuni di questi paesi e ai loro governanti per crearsi una nuova verginità. Ed è proprio per questo che il popolo ebraico deve agire con grande cautela morale: perché gli ebrei perseguitati hanno fatto di tutto per promuovere i valori illuministi liberali. L’obbligo di agire con cautela significa non gettare via, per un tornaconto immediato, qualcosa che ha un valore e un’importanza enormi per Israele, indipendentemente dal Brasile e dall’Ungheria.
(Da: YnetNews, 31.10.18)
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » dom nov 18, 2018 7:32 pm

L’incubo degli odiatori: la normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi
Maurizia De Groot Vos

https://www.rightsreporter.org/lincubo- ... kjroYGxiYY

È stato interessante in questi giorni leggere la stampa araba, non tanto per i resoconti sull’attacco di Hamas a Israele che rischiava di dare il via a una nuova guerra a Gaza, quanto piuttosto per alcune analisi sulla visita di Netanyahu in Oman e soprattutto per l’accoglienza riservata al Ministro dello sport israeliano, Miri Regev, negli Emirati Arabi Uniti.

Se la visita di Netanyahu in Oman è politicamente mille volte più importante di quanto successo negli Emirati Arabi Uniti, non fosse altro che per il ruolo “neutrale” dell’Oman nel Golfo Persico, è quanto successo negli Emirati che ha fatto scattare la molla (la penna) degli odiatori, specie di quelli vicini all’Iran.

Prima l’inno nazionale israeliano che risuona in un palazzetto arabo, cosa mai successa prima, poi Miri Regev, un ministro israeliano per di più donna, che viene portata in visita alla grande Moschea di Sheikh Zayed ad Abu Dhabi. Era troppo da sopportare in silenzio.


Il Ministro israeliano Miri Regev visita la grande Moschea di Sheikh Zayed ad Abu Dhabi

Immagine


Gli analisti arabi ci hanno messo un po’ di giorni a realizzare quello che stava succedendo, a realizzare quanto fosse devastante quella visita di Miri Regev alla terza più grande Moschea del mondo islamico. Poi è apparso chiaro a tutti quello che stava accadendo, e cioè che la voglia di normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi stava prendendo il sopravvento su tutto, soprattutto sulla causa palestinese che fino ad oggi ha impedito proprio quella normalizzazione.

Scrive Abd al-Nasser Essa sul quotidiano libanese Al-Nahar che la politica di Trump e Netanyahu sta mettendo nell’angolo la causa palestinese. «I paesi arabi della regione stanno considerando la causa palestinese come un mal di testa invece che come una causa vitale da sostenere» scrive l’analista arabo.

«La somma delle politiche delle amministrazioni Netanyahu e Trump ha spinto la leadership palestinese nell’angolo e ha spostato la causa palestinese dal centro della scena ai margini dell’agenda globale. Persino il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha dichiarato di sostenere il piano di pace e la decisione di Trump di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme» scrive ancora Abd al-Nasser Essa.

La critica alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi non è però trasversale. Arriva solo da quella parte di stampa araba più vicina alle pozioni dell’Iran, come appunto quella libanese. I quotidiani libanesi, siriani e quelli iraniani hanno dato molto risalto alle parole dette da Hossein Amir-Abdollahian, ex vice ministro degli Esteri iraniano e attualmente Direttore Generale per gli affari internazionali per il parlamento iraniano, che commentando l’attacco di Hamas contro Israele ha detto che «l’attacco missilistico di Hamas contro Israele dimostra che la normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi è solo un sogno che non si avvererà mai».

Ecco quindi farsi largo l’incubo di tutti gli odiatori, quella normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi che sta mettendo fine alla radice dell’odio, alla madre di tutte le cause, quella palestinese. E per “ridimensionare” quell’incubo si arriva a dare all’attacco di Hamas contro Israele valenze che non ha, che non c’entrano nulla con quanto successo.
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » ven dic 07, 2018 8:20 am

La protesta delle donne di confine “Basta soldi per Hamas Diamo dollari, riceviamo missili”
4 dicembre 2018
Funzionari di Hamas in fila per ricevere gli stipendi dopo il trasferimento di denaro del Qatar
Amanda Gross

http://www.italiaisraeletoday.it/la-pro ... OIhs8UKaU8

Un gruppo di madri israeliane provenienti da comunità situate vicino al confine di Gaza ha presentato petizione lunedì all’Alta Corte di Giustizia per fermare la seconda rata di 15 milioni di dollari in fondi del Qatar da consegnare a 30.000 funzionari di Hamas nella Striscia di Gaza.

Il mese scorso, in mezzo alla mediazione egiziana volta a raggiungere un accordo a lungo termine tra Israele e Hamas, tre grandi valigie di pelle contenenti 15 milioni di dollari in contanti sono entrate nell’enclave costiera per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici di Hamas. Ulteriori fondi dovrebbero essere trasferiti nei prossimi mesi.

Lo scopo della petizione – che è stato presentato da Shurat HaDin, un’organizzazione non governativa per i diritti civili – è che il tribunale emetta un’ingiunzione provvisoria che ordina allo stato di interrompere completamente la transazione o di rinviare il trasferimento della seconda rata prevista per la prossima settimana.

“Questo denaro non dovrebbe essere trasferito fintanto che Gaza è governata dall’organizzazione terroristica di Hamas, o finché non ci saranno garanzie che Hamas non utilizzerà i fondi per intensificare le loro attività terroristiche” sottolinea la petizione.

Il primo trasferimento di denaro è stato afflitto da irregolarità (ad esempio l’uso di valigie per trasportare i fondi) rendendo impossibile per Israele garantire che il denaro abbia raggiunto i destinatari giusti.

I residenti delle comunità di confine di Gaza hanno scritto una lettera al primo ministro e ministro della Difesa Benjamin Netanyahu, definendo il trasferimento degli aiuti del Qatar “estremamente irragionevole e palesemente illegale”. L’ufficio del Primo Ministro finora non ha emesso una risposta ufficiale alla lettera.

Nitsana Darshan-Leitner, presidente di Shurat HaDin, ha sottolineato che la prima rata del denaro del Qatar è stata immediatamente seguita da una serie di escalation sul confine meridionale . “L’ultima volta che sono stati trasferiti 15 milioni di dollari a Hamas in cambio avuto 500 missili…”


I terroristi nazi maomettani palestinesi di Gaza stanno bombardando Israele
viewtopic.php?f=197&t=2779
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » dom dic 30, 2018 3:54 am

BILANCIO E SPUNTI DAL MIDDLE EAST FORUM
Niram Ferretti
28 dicembre 2018

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063


Uno dei più autorevoli e influenti think tanks americani è il Middle East Forum fondato e presieduto da Daniel Pipes che "l'Informale" ospita frequentemente sia intervistandolo direttamente, sia attraverso articoli da lui scritti.

Malgrado Daniel Pipes abbia una posizione critica nei confronti di Donald Trump, per quanto concerne le decisioni assunte recentemente dalla Casa Bianca relativamente al conflitto arabo-israeliano, non si può non notare una notevole convergenza di punti di vista.

Li riassumeremo qui brevemente, prendendoli direttamente dalla lettera che il 27 dicembre, Daniel Pipes, nella veste di presidente del MEF, ha inviato agli iscritti al sito:

"Come ha mostrato il recente dibattito intorno alla risposta israeliana ai 503 missili lanciati da Gaza, i leader di Israele ora sono d'accordo che è arrivato il tempo per Israele di 'ricominciare a vincere' ma discutono su come ottenere la migliore vittoria. Avigdor Lieberman si è dimesso per il fatto che Benjamin Netanyahu ha rifiutato di vincere a Gaza; Netanyahu ha detto che la sua moderazione fa parte di una strategia più ampia per vincere contro l'Iran; e Naftali Bennett ha rivendicato il portafoglio della Difesa 'in modo da potere vincere'.

Senza prendere posizione in questa disputa israeliana di contrapposizioni, essa mostra un'enfasi molto nuova posta sul concetto di vittoria. Ho discusso personalmente questa idea con tutti e tre i leader, quindi il MEF rivendica giustamente un certo credito per questo spostamento di enfasi.

Inaugurato nel gennaio 2017, il nostro Israel Victory Project chiede che 'prima ci sia la vittoria di Israele, poi la pace'. Secondo il Jerusalem Post, il MEF ha ottenuto "appoggio a Gerusalemme e a Washington - e attraverso correnti partitiche - per incoraggiare i legislatori ad adottare un nuovo approccio nei confronti del processo di pace ".

In Israele, "Maariv", "Israel Hayom", "Arutz Sheva" e "The Times of Israel" hanno fatto riferimento al nostro successo nell'influenzare i leader israeliani.

Negli Stati Uniti, "Foreign Policy" afferma che le recenti mosse dell'amministrazione Trump - come la chiusura dell'ufficio dell'OLP, il taglio di 200 milioni di dollari in aiuti all'Autorità Palestinese e il ritiro dal Consiglio dei diritti umani dell'ONU - sono "l'attuazione della proposta del Victory Caucus [ispirato dal MEF]".

L'amministrazione Trump ha adottato la nostra idea di tagliare il sostegno all'UNRWA e deviare gli aiuti ai partner locali sul territorio. Invece di inviare 370 milioni di dollari all'anno all'UNRWA, che usa i soldi per incitare contro Israele, abbiamo suggerito ai funzionari del Dipartimento di Stato e al Consiglio di sicurezza nazionale un piano dettagliato per finanziare i beneficiari alternativi come USAID e il comune di Gerusalemme; la nuova politica dell'amministrazione Trump segue da vicino la nostra proposta.

Nel frattempo, il Dipartimento di Stato è stato costretto a pubblicare un rapporto rivoluzionario che il MEF ha ispirato nel 2012 che da conto del numero effettivo di rifugiati palestinesi. Ciò dovrebbe contenere la prassi artificiale dell'UNRWA di contare come rifugiati i discendenti dei rifugiatii che non hanno mai vissuto in quello che è oggi Israele e rappresenta un passo verso il nostro obiettivo di applicare la legge e la politica degli Stati Uniti alla definizione di 'rifugiati palestinesi'.


Queste sono due delle nostre idee originali, qui ce ne sono alcune altre:

L'Islam radicalizzato è il problema, quello moderato è la soluzione.

L'islamismo è in declino dal 2012.

Con gli 'islamisti' sparsi in tutto il Medioriente dobbiamo scegliere i 'nostri' islamisti.

Gli immigrati dovrebbero risiedere nelle loro aree culturali.

I partiti civilizazionisti o di 'estrema destra' sono fondamentali per salvare l'Europa.

l'Europa soffre di parziali no-go zones (insediamenti islamici).

Gli islamisti non i musulmani vanno esclusi dagli Stati Uniti.

Il regime iraniano non durerà a lungo. Il suo successore sarà amichevole.

La maggiore minaccia futura del Medioriente sarà la Turchia.

La Siria e l'Iraq non verranno ricostituite e probabilmente nemmeno la Libia.

Il principe saudita MBS sta portando avanti una rivoluzione occidentalista come quella di Ataturk.

Lo Yemen e l'Egitto sono sulla strada di una carestia di massa e di una massiccia ondata immigratoria.

Il Qatar rappresenta il 'soft power' più minaccioso per gli Stati Uniti".


Crescenzo Persico
x niriam ferretti - israele dovrebbe ricominciare a vincere , d'accordo ma dove è la vittoria . come gia scritto precedentemente , quella di in una nuova guerra con gaza sarebbe una pessima idea . entrara a gaza in forze , in uno scontro casa per casa , muro per muro , I.E.D. dopo I.E.D. ,cecchino dopo cechino ,missile kornet dopo missile kornet , senza rievocare stalingrado ,avrebbe un costo altissimo in uomini e mezzi , non solo ma anche economici , politici , diplomatici , e di immagine , metterebbe in difficolta lo stesso trump , e poi ? rimettere sulle spalle di israele un altro paio di milioni di arabi . il tutto contro un nemico abituato a gestire LE SCONFITTE COME VITTORIE . la sconfitta genera il martire , il martire riemerge dalla sconfitta piu trionfante che mai . chi si ricorda di nasser che dopo la disastrosa sconfitta del 67 fu portato in trionfo per le vie del cairo , la dove in qualunque altro paese del mondo sarebbe stato preso a calci , e lo stesso dicasi per arafat dopo la cacciata da beirut . allora dove è la vittoria ? la VITTORIA è A TAVOLINO . la rivendicazione ufficiale dei diritti di israele sul proprio territorio intendendo per esso la giudea e samaria , dichiarando le popolazioni arabe PIE NOIR che illegalmente le occupano . questo è tutto , non c'è proprio nulla da trattare . ci sono ruoli e personaggi da ridefinire al di la delle manovre politiche propagandistiche dei vari personaggi in cerca di autore che nel tempo si sono esercitati in danno di israele . israele non deve proprio niente a lord balfour , alla gran bretagna o all'onu , anzi quei personaggi hannoi agito malevolmente in malafede per tutelare loro interessi contro israele . con sempre maggiore frequenza sento suonare le campane a morto per israele dei due popoli due stati . per fortuna la dirigenza di fatah e hamas rifiutano , ma cosa accadrebbe se domani negli usa arrivasse un presidente ostile ad israele stile obama , , cosa accadrebbe se all'interno dei gruppi palestinisti qualche astuto SUGGERITORE li mettesse sulla "giusta via" . israele si troverebbe CON LE SPALLE AL MURO . questo è lo scenario che piu temo . questo è lo scenario da temere . mi direte : ma è fantapolitica la tua . tutti noi non conosciamo il futuro cosa ci riserva , tutto puo essere e nulla si puo escludere . chi è abituato a guardare la storia lo sa fin troppo bene .

Crescenzo Persico
la commedia degli equivoci . israele deve ringraziare lord balfour (oh celo)che per gentile concessione regalo agli arabi meta del proprio territorio . a napoli si dice fare regali con il protafoglio degli altri . israele che per giustificare la propria esistenza sventola la dichiarazione balfour . mi sembra quello quell scolaro discolo che dopo un filone porta una giustifica magari fasulla . COSI NON SI VA DA NESSUNA PARTE


Alberto Pento
Non condivido la seconda proposta: "L'Islam radicalizzato è il problema, quello moderato è la soluzione".

Francesco Birardi
Daniel Pipes crede quindi all'esistenza di un Islam "moderato"?

Tassilo Del Franco
Alcuni punti vanno approfonditi: Pipes dice che l’islàm radicale è il problema, mentre quello moderato sarebbe la soluzione. Sì, ma deve prima essere chiamato in vita, e per farlo El-Azhar deve rivedere la lettura del corano secondo quanto proposto a suo tempo da El-Sisi. Altrimenti non ci potrà essere moderazione, ma solo un islàm terrorista e uno complice! Secondo punto: l’Egitto è veramente sull’orlo di una spaventosa carestia. Essendo troppo importante per gli equilibri in MO e la culla della fratellanza musulmana è urgente mantenerlo stabile e alleato, per evitare una deriva islamista e la fine del trattato di pace. Quindi il raìs va aiutato con ogni mezzo a ristabilire l’ordine con mano di ferro, e aiutato a far funzionare l’economia introducendo regole di mercato libero e una dura repressione della corruzione! Solo così Al-Sisi potrà essere in grado di superare con la forza le resistenze dell’Università islamica ad attuare riforme dottrinali, con effetti globali sull’islàm.

Francesco Birardi Finché nel Corano resta il concetto che l'Islam deve conquistare il mondo, con le buone o con le cattive, e che deve cancellare Israele (se non proprio tutti gli ebrei) dalla faccia della terra, ci sarà ben poco da discutere....

Tassilo Del Franco
Francesco Birardi
Francesco, il concetto resterà, come fatto storico; ma il punto è che le autorità religiose devono ordinare ai musulmani di non dare alcun peso a quelle sure, considerandole superate dai tempi. Di ignorarle, insomma! E di escluderle magari dalle nuove edizioni del libro. Lo stesso va fatto con gli Hadidh, quelli di Buchari in particolare. Emendato di tutto ciò, l’islàm apparirà come una serie di norme morali e igieniche senza senso e senza pericolosità. E, se qualche “uomo saggio musulmano” dovesse rifarsi alla versione autentica, dovrebbe subire una “fatwa” incruenta, ed essere messo in ridicolo come ultraconservatore.

Ariel Akiva
Francesco Birardi il Corano è un testo non modificabile, furbescamente lo hanno posto nelle mani del loro dio,sulla terra solo la trascrizione da parte del demente. Qualunque segesi è IMPOSSIBILE in quanto sto libro è increato! I musulmani moderati non esistono e coloro che lo sono vengono trattati da nemici e infedeli. Purtroppo per noi,e ci arriveremo,la sola soluzione sarà distruggerlo,o almeno ricondurli a 500 anni fa e lasciarli schiattare nel deserto.

Francesco Birardi
Tassilo e Ariel hanno ben descritto le due possibili modalità di soluzione al gravissimo problema Islam :
a) la sua modificazione e adeguamento alla modernità;
b) la sua distruzione, o il suo incistamento in una sorta di lebbrosario, a evitare ulteriori avvelenamenti della specie umana. In entrambi i casi temo che si potrà procedere solo con la forza.

Tassilo Del Franco Ariel Akiva
Ti pare che non lo sappia che è parola di dio fatta carta (un dio “incartato”)? E che Muhammad si è definito “sigillo dei profeti” e che solo a lui spetta l’ultima parola perché allàh ha parlato “confidenzialmente” solo a lui in arabo, rivelandogli tutto fino alla fine? E che la parola di dio (leggi “del suo messaggero”) non si tocca? Come te so tutte queste cose, e le sa anche Al-Sisi! Se Al-Azhar, senza modificare i sacri testi, ponesse l’enfasi su alcune parti di essi e dicesse di trascurare gli altri nell’insegnamento, già qualcosa sarebbe raggiunto: diminuirebbe grandemente l’effetto jihadista sulle menti dei giovani e ne distoglierebbe molti dal farsi shahìd. E aumenterebbe il numero dei musulmani morbidi o indifferenti o semplicemente laici, solo legati alla tradizione familiare.


Tassilo Del Franco
In ogni caso Francesco ha sintetizzato bene: o l’islàm si piegherà a diventare gradualmente moderato o ci sarà un inevitabile immane conflitto, l’esito del quale è in buona parte nelle mani dei traditori dell’Occidente, che difenderanno il nostro nemico.

Benedetta Bardi
Tassilo Del Franco chiedi al Birardi del suo caro amico Guillame Fabien , noto negazionista della Shoa' e disgustoso antisemita .

Tassilo Del Franco
Francesco, come mai sei amico di un tizio del genere?

Benedetta Bardi
Onore a Niram Ferretti per il post in cui chiede di scegliere con chi schierarsi : io sto con gli ebrei sempre e con Israele . Chi ha contatti con antisemiti alias antisionisti mi ripugnano .

Francesco Birardi
Chi mi conosce sa bene chi sono e da che parte sto. Chi non mi conosce prende solenni cantonate. Specie basandosi su Facebook.... Me ne dispiace molto, e soprattutto quando si tratta di Israele, un paese per cui darei la vita, e di amici di Israele, che io considero miei fratelli.



I mussulmani cosidetti moderati e l'Islam buono non esistono
viewtopic.php?f=188&t=2808
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » lun dic 31, 2018 5:02 am

Al nord di Israele, una guerra appena cominciata
Ugo Volli
30-12-2018

https://www.shalom.it/blog/editoriali-b ... ta-b264971

Non bisogna farsi illusioni. La guerra che Israele deve sostenere al Nord per difendersi dall’aggressione iraniana è ormai aperta ed è entrata in una fase nuova e più pericolosa. Della fase nuova fanno parte i cinque tunnel (finora) scoperti e distrutti da Israele al confine del Libano senza che la “comunità internazionale” facesse una piega alla notizia che un’organizzazione terroristica (Hezbollah) potesse scavarli in una zona in cui le forze Onu dovrebbero escluderla, secondo gli accordi e le delibere del Consiglio di sicurezza. Ma anche il nuovo atteggiamento russo che di fronte a un attacco israeliano a un magazzino di missili in Siria, ha trovato un nuovo pretesto (il preteso pericolo a due aerei civili) per condannare Israele e permettere alla Siria di sparare missili sul territorio israeliano. E naturalmente anche il ritiro americano di truppe che non intervenivano in questo conflitto, essendo limitate per delibera del Congresso alla caccia all’Isis; ma comunque avevano una certa capacità di dissuasione rispetto all’imperialismo iraniano. Israele è ora direttamente di fronte a Hezbollah, Siria e al loro protettore Iran. In più la Russia spalleggia senza più esitazioni gli aggressori di Israele. La dottrina militare di Israele è chiara dai tempi di Ben Gurion: di fronte a una minaccia chiara e imminente Israele deve difendersi preventivamente e farlo da solo. L’America di Trump, rifornisce Israele di armi e di strumenti tecnologici che Israele non può fabbricarsi da solo per questioni di economia di scala, come gli F35 e dà copertura allo stato ebraico sul piano diplomatico e delle istituzioni internazionali. Ma Israele dovrà difendersi da solo, eventualmente capeggiando una coalizione di stati sunniti minacciati dall’Iran, ed è preparato a farlo, anche contro le interferenze russe. Nell’ultimo attacco aereo infatti sono stati distrutte postazioni contraeree fornite da Mosca alla Siria, e sconfitte le contromisure elettroniche russe. Bisogna essere preparati: al confine con Siria e Libano la guerra è solo cominciata.


La dottrina militare di Israele è chiara dai tempi di Ben Gurion: di fronte a una minaccia chiara e imminente Israele deve difendersi preventivamente e farlo da solo.

L’America di Trump, rifornisce Israele di armi e di strumenti tecnologici che Israele non può fabbricarsi da solo, ma poi dovrà difendersi da solo, eventualmente anche contro le interferenze russe. Nell’ultimo attacco aereo infatti sono stati distrutte postazioni contraeree fornite da Mosca, e sono state sconfitte le temute contromisure elettroniche russe.
La guerra è solo cominciata.
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Alberto Pento
Forza Israele!

Antonello Leonardi Stonemama
Facciamo che, avendolo letto in un libro di mio nonno, che lui riteneva sacro in quanto scritto da gente importante e quasi divina, io vengo a casa sua e mi pianto per prima cosa nel suo soggiorno. Asserendo che e' tutto scritto in questo libro sacro, che casa sua e' costruita su di un terreno appartenuto a miei antenati, quindi mio. Lei e' tutta la sua famiglia inizialmente mi chiederete spiegazioni che troverete ovviamente ridicole. Quindi cercherete con le buone e cattive maniere di cacciarmi. Ma io sono molto ben armato e molto piu' forte. Quindi mi pianto di prepotenza in soggiorno e in camera da letto. Voi continuerete ad usare ogni mezzo per cacciarmi da casa vostra, ma io accusandovi di essere violenti mi faccio bello col vicinato, anzi vi faccio pure delle concessioni e vi permetto di sistemarvi in cantina. Ma voi continuate con ogni mezzo a cercare di cacciarmi...Signor Montechiaro...suvvia...perche' non vuol capire chi e' l'invasore e chi l'invaso...io sono comunque, a questo punto della storia, per una sana convivenza, ma con Israele che vuole tutto e di piu' e' sempre piu' impossibile.

Alberto Pento
Non è assolutamente né minimamente così:

1) gli ebrei non hanno mai abbandonato la loro terra anche se in parte sono stati sterminati e dispersi dall'invasione militare violenta prima romana e poi arabo maomettana;
2) gli arabi-maomettani erano invasori tanto quanto i romani e fortunatamente non hanno mai sterminato, cacciato e sostituito completamente gli ebrei;
3) non è mai esistito un paese/stato arabo maomettano chiamato Palestina e nemmeno un popolo chiamato palestinese; Palestina è solo il nome romano della terra d'Israele e il suo popolo storico è il Popolo Ebraico;
4) il Popolo Palestinese arabo maomettano è un'invenzione del 900 arabo-russa e comunista;
5) questo fantomatico Popolo Palestinese è un assemblaggio-miscuglio di etnie: egiziana, siriana, araba, giordana, irakena, bosniaca, ... ;
6) prima dello stato d'Israele esisteva un territorio denominato Mandato Britannico che ha ereditato una parte dell'Impero Ottomano distrutto dalla Prima guerra mondiale dove è uscito sconfitto;
7) buona parte dell'area israelo-palestinese ai primi del 900 era una landa semidesertica e desolata; tutto il territorio conteso un tempo era degli ebrei che sono stati invasi militarmente e violentemente prima dai romani e poi dai nazi-maomettani, parte dei territori di Israele erano già degli ebrei sempre rimasti nei secoli, una parte è stata poi acquistata pagandola a peso d'oro alla fine dell'800 e nel 900, una parte è stata assegnata loro dai dominatori inglesi, buon parte è stata riconosciuta dall'ONU e una parte è stata riconquistata a seguito della sconfitta dei paesi maomettani circostanti che hanno aggredito Israele per ben due volte restando sonoramente sconfitti;
8) i cosidetti palestinesi arabo nazi-maomettani non meritano alcuna considerazione perché sono assassini, criminali, terroristi che non riconoscono Israele che vogliono distruggere e il diritto degli ebrei che vogliono sterminare; come nazi maomettani non riconoscono i valori/doveri/diritti umani naturali universali e civili, non riconoscono i diritti dei diversamente religiosi e pensanti che perseguitano, opprimono, minacciano, cacciano e sterminano ovunque nel mondo;
9) nei millenni a me e alla mia gente gli ebrei e Israele hanno fatto solo che del bene; nei secoli, i nazi maomettani (tra cui i cosidetti palestinesi odierni) invece a me e alla mia gente hanno fatto solo che del male e costituiscono un pericolo per l'umanità intera.



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