Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » mar apr 16, 2019 12:52 pm

Emergenza terrorismo, Parigi chiede chiusura frontiere con l’Italia
martedì, 16, aprile, 2019

http://www.imolaoggi.it/2019/04/16/emer ... on-litalia

Centinaia di terroristi islamici potrebbero arrivare in Italia approfittando del caos libico: non a caso la Francia ha chiesto ufficialmente di prorogare la chiusura delle frontiere con l’Italia per altri sei mesi, per “emergenza nazionale” legata al terrorismo. E’ quanto si apprende da fonti del Viminale che ha immediatamente risposto con una direttiva.

La crisi in atto a Tripoli, con l’avanzata delle forze del generale Khalifa Haftar sulla capitale libica, potrebbe spingere 800.000 migranti e libici, tra cui criminali e jihadisti legati all’Isis, verso l’Italia e le coste europee. Questo l’allarme lanciato dal premier del governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » mar apr 16, 2019 10:30 pm

AfriCom (Usa) torna in Libia. Crisi a una svolta?
16 aprile 2019

https://formiche.net/2019/04/africom-us ... una-svolta

AfriCom, il comando del Pentagono che copre l’Africa, ha annunciato oggi al Consiglio presidenziale libico guidato dal premier onusiano Fayez Serraj, che un team di forze speciali statunitensi rientrerà in Libia. Gli operativi americani, precedentemente rimossi per ragioni di sicurezza, saranno acquartierati a Misurata, città-stato schierata al fianco del progetto di stabilizzazione delle Nazioni Unite che sta guidando le forze che proteggono Serraj e Tripoli contro il tentativo di attacco lanciato giovedì scorso dal signore della guerra dell’Est libico, Khalifa Haftar.

A Misurata si trovano anche i militari della Folgore che proteggono l’ospedale da campo che l’Italia ha inviato tre anni fa, a sostegno dei combattenti misuratini che hanno sconfitto il Califfato baghdadista che aveva creato a Sirte la sua roccaforte.

Fonti libiche passano la notizia del rientro americano a Formiche.net in modo discreto, confermando che il ruolo degli specialisti Usa non sarà operativo, ma avranno il compito di consulenza per i misuratini, oltreché essere una forza di pronto intervento. Washington teme un’escalation e sta lavorando a stretto contatto con l’Italia, che sul fronte libico viene considerata dagli Stati Uniti il partner più affidabile.

Ieri il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha ricevuto alla Farnesina l’ambasciatore americano Lewis Eisenberg; nei giorni scorsi, il premier Giuseppe Conte – che si è intestato il dossier sulla crisi libica – ha parlato dei continui contatti tra Roma e Washington (contatti confermati anche dal senatore Lindsey Graham in un’intervista al CorSera pubblicata oggi, in cui ha spiegato che nell’ambito di una partnership più ampia a sfondo Siria, gli Usa sono disposti a impegnarsi di più sulla Libia).

Lunedì il premier Conte incontrerà il vicepremier e ministro degli Esteri qatarino, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che dovrebbe vedere anche Moavero: il Qatar, alleato italiano (ma anche partner americano: ospita l’hub del CentCom), è uno dei principali sponsor delle milizie che difendono Serraj. L’incontro viene descritto tra gli sforzi diplomatici del governo italiano per evitare l’escalation della soluzione militare.

Sempre lunedì a Roma arriverà il vice di Serraj, Ahmed Maitig, dove terrà una serie di incontri. L’esponente misuratino incontrerà Conte e il ministro Moavero, mentre pare che si stia organizzando anche un colloquio con il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Dal campo arrivano conferme che le forze haftariane sono sostanzialmente in stallo, “stanno perdendo”, l’avanzata è pressoché bloccata, dice una fonte a Formiche.net. Le forze di Serraj hanno respinto l’offensiva degli uomini affiliati ad Haftar verso Suani Ben Adem, 25 chilometri a sudovest di Tripoli. Mentre altre truppe “sono state isolate”, aggiungono le fonti dal posto, rimaste tagliate fuori dalle retrovie. All’Ansa, il generale Abuseid Shwashli, che comanda le truppe pro-Serraj nel distretto sudovest, ha parlato di una controffensiva lungo quella fascia. Sempre l’Ansa ha avuto conferma delle presenza di forze speciali francesi nella zona di Garian, osservatori nel cuore dei combattimenti.
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Re: Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini

Messaggioda Berto » gio apr 18, 2019 3:12 am

Quei migranti che dalla Libia decidono di tornare in Niger
Mauro Indelicato
18 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/migranti ... nano-niger


Il flusso di migranti da quando è in corso la battaglia per Tripoli in effetti appare aumentato, ma in direzione opposta: se prima la Libia affronta il fenomeno della rotta di subsahariani che entrano dal Niger, adesso è l’esatto opposto con il Niger che conta dalla Libia un afflusso sempre maggiore di migranti che fanno marcia indietro. A riportare questo aspetto del fenomeno migratorio sono alcuni funzionari dell’Oim, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, interpellati dalla tv Al Jazeera.

L’afflusso di migranti ad Agadez

Il nord del Niger da anni è punto di riferimento per le partenze verso la Libia. Raggiungere questo territorio per i migranti provenienti dai paesi del Sahel non è molto difficile: grazie alla zona di libero scambio dell’Ecowas (o Cedeao se si fa riferimento all’acronimo francese) dal Burkina Faso, dalla Nigeria, così come dal Mali o da altri paesi confinanti è possibile raggiungere il Niger e spostarsi poi all’interno di questo Stato tra la capitale Niamey e le province settentrionali confinanti con la Libia. Agadez è l’ultimo grosso centro prima che il deserto prenda il sopravvento e le carovane di migranti raggiungano il territorio libico. Poi da qui in poi si entra nella parte del tragitto in mano ai trafficanti di esseri umani che gestiscono la tratta e che, dopo l’attraversamento del Sahara, portano i migranti lungo le coste da dove poi si aspira a partire verso l’Italia.

Città punto di riferimento dei tuareg nigerini, un tempo famosa per essere una delle tappe della gara automobilistica della Parigi – Dakar, Agadez negli ultimi anni vede l’emergere di un’economia sommersa retta soprattutto dall’indotto del traffico di migranti. I pick up che fino ai primi anni 2000 trasportano i turisti nei luoghi del rally più famoso al mondo, oggi vengono impiegati per portare decine di africani verso la Libia. Ma adesso, come accennato in precedenza, la situazione inizia a variare. A causa del conflitto a Tripoli, i migranti preferiscono rimanere ad Agadez oppure tornare nella città nigerina percorrendo al contrario la rotta che alcune settimane fa li porta in Libia.

Il Niger adesso ha il problema inverso: se prima il paese africano chiede aiuto per fermare il flusso verso la Libia, ricevendo anche un miliardo di euro all’anno dall’Ue per arginare il fenomeno, ora si ritrova centinaia di migranti che ogni giorno attraversano da nord verso sud la frontiera. Chi arriva nel paese nordafricano ad inizio aprile, inverte subito il suo percorso: troppo rischioso andare avanti nella vana speranza di raggiungere le coste della Tripolitania. Ma del resto un simile scenario viene già annunciato nei giorni scorsi da Ayoub Qassem, portavoce della Guardia Costiera di Al Sarraj: “Le strade normalmente usate per arrivare nei punti di partenza dei barconi sono inutilizzabili per via degli scontri”. Dunque, la soluzione attuale è tornare indietro oppure rimanere in Niger.

Una soluzione considerata solo temporanea

Diverse centinaia di migranti quindi tornano indietro: lo spauracchio di avere una pressione sempre maggiore lungo le coste nordafricane al momento appare attenuato. La guerra per adesso sta rendendo la vita impossibile ai trafficanti e sta facendo desistere diversi migranti dal pensiero di continuare la traversata del deserto libico. Ma secondo quanto descritto da Al Jazeera, questo non vuol dire definitivo arresto del flusso diretto verso l’Europa e principalmente verso l’Italia. Al contrario, funzionari Oim dichiarano che la maggior parte di chi rimane in Niger o rientra nel paese, non rinuncia alla possibilità di andare verso il Mediterraneo una volta placata la guerra alle porte di Tripoli.

In poche parole, Agadez è solo una sistemazione provvisoria. Molti migranti sarebbero disposti ad aspettare diverse settimane prima di prendere una decisione definitiva. Di certo c’è però che, allo stato attuale, le organizzazioni criminali in Libia non hanno la possibilità di sfruttare il caos a Tripoli per provare a rimettere nel Mediterraneo decine di barconi. Ma questo non deve significare, per l’Italia e l’Europa, dormire sonni tranquilli.


Lo sporco gioco dei libici: così ci ricattano sui migranti
Mauro Indelicato
17 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/la-strum ... rte-libica

Cifre e numeri destinati a creare preoccupazione soprattutto lungo la sponda italiana del Mediterraneo, allarmi volti a sensibilizzare un Paese, quale il nostro, che vive da vicino la questione legata a flussi migratori. Sono giorni in cui dalla Libia, sia dal lato di Al Sarraj che da quello di Haftar, arrivano vere e proprie allerte. L’ultima riguarda quella lanciata dal premier libico e che parla, in particolare, di 800mila migranti presenti in Libia. Un modo per spingere Roma ad adoperarsi affinché il problema venga risolto, magari dando appoggio politico (e soldi) al governo insediato a Tripoli ed impegnato in queste ore a respingere gli assalti dell’Lna. Ma quella sui migranti è reale emergenza?


I numeri attuali

Un’emergenza è tale quando una situazione appare repentinamente variata e cambiata in un lasso di tempo talmente veloce, da richiedere decisioni e sforzi fuori dall’ordinario. Dati alla mano, non esiste un’emergenza immigrazione dalla Libia per via della guerra attualmente in corso. L’Italia deve ovviamente valutare tutti gli scenari futuri ed agire secondo una precauzione figlia del buon senso, ma considerare emergenza ciò che emergenza non è potrebbe risultare controproducente. Parlare oggi di necessità di contenere i flussi generati dal conflitto libico equivale a parlare di ricostruzione prima di un terremoto. Al momento non c’è alcun incremento di approdi relativi alla rotta libica: la guerra scatenata dal generale Haftar lo scorso 4 aprile su Tripoli non genera fino a queste ore la temuta ondata di profughi.

Ma questa è soltanto la prima valutazione sugli allarmi che arrivano dalla Libia. In secondo luogo, per quanto concerne nello specifico le parole pronunciate da Al Sarraj nei giorni scorsi, è bene fare doverose precisazioni: qualora corrisponda a verità la presenza sul territorio libico di 800mila migranti (e non è la prima volta che il premier libico parla di una cifra del genere), non è detto che tutti aspirino ad entrare in Italia. Al contrario, molti di loro sono in Libia regolarmente per lavoro: il Paese africano già dai tempi di Gheddafi ha un disperato bisogno di manodopera, che solo i migranti sud sahariani riescono a fornire. Nelle zone libiche al momento estranee al conflitto, tra gli africani provenienti da altri Paesi del continente sono in tanti a trovare lavoro.

Che il problema riguardi numeri certamente inferiori a quelli menzionati da Al Sarraj lo sostiene anche Enzo Moavero Milanesi: “Non ci risulta che 800mila migranti siano pronti a salpare – afferma il ministro degli esteri in un’intervista a Radio Capital – Ci risulta che essi siano nell’ordine di qualche migliaio”. A questo occorre aggiungere un’altra considerazione che riguarda le parole, ribadite nei giorni scorsi, del portavoce della Guardia Costiera Libica Ayoub Qassem: “Le strade normalmente usate per arrivare nei punti di partenza dei barconi – dichiara – sono inutilizzabili per via degli scontri”. Sorge dunque, per migranti e trafficanti, un mero problema logistico: organizzare partenze dalle coste libiche è molto più complicato in tempo di guerra aperta che in tempo di apparente pace.


L’Italia tirata per la “giacchetta”

Fatte queste premesse dunque, ben si intuisce quanto importante sia la prevenzione di determinati fenomeni tenendo ben presente però l’attuale realtà dei fatti, che non parla di emergenza. Anche perché, al contrario, da alcuni giorni risulta che diversi migranti presenti in Libia tornino a gruppi in Niger in quanto preoccupati di rimanere loro malgrado invischiati nel conflitto a Tripoli. E gli stessi libici divenuti profughi per via delle case tremendamente vicine alla linea del fronte, scappano sì ma in altre zone della Libia o in Tunisia. Quando quindi il governo libico, da una parte, parla di pericolo di invasione e quando, dall’altra parte, Haftar mette in guardia dai rischi legati al terrorismo, l’impressione è quella di un’enfatizzazione dei relativi fenomeni per catturare le simpatie (con relativi appoggi politici e di natura economica) dell’Italia.

Immigrazione e terrorismo sono problemi attuali, che esistono prima dello scoppio della battaglia di Tripoli e che non sembrano accentuati nei giorni successivi. Parlare di emergenza sembra forse un tentativo, nemmeno troppo sottile in effetti, di tirare in ballo l’Italia. Dal canto suo, Roma deve valutare ogni scenario e provare in ogni caso a mediare per porre fine all’instabilità libica. Ma le questioni divenute improvvisamente centrali nelle ultime ore appaiono più figlie di mere chiacchiere politiche che di preoccupanti circostanze reali.
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Messaggioda Berto » gio apr 18, 2019 6:18 am

Edward Luttwak estremo sulla crisi libica: "All'Italia resta solo la soluzione militare"

17 Aprile 2019
Edward Luttwak

https://www.liberoquotidiano.it/news/es ... w.facebook

Il tempo delle trattative diplomatiche in Libia è passato ormai da tempo. Secondo il politologo Edward Luttwak l'Italia non può più restare a guardare, visto che è l'unico Paese con una carta ancora da giocare, cioè quella militare. Anche perché alle immagini di guerriglia che arrivano da Tripoli va fatta la tara: "Non si può rincorrere di ora in ora l'ultimo dei gruppi ribelli che lancia azioni militari di breve respiro - ha detto in un'intervista a Il Messaggero -. La sfilata dei pickup che marciano su un'autostrada avrà anche un effetto mediatico immediato, ma alla lunga le truppe di Haftar non avranno la consistenza e la determinazione necessaria, né soprattutto la capacità operativa per rovesciare Al Serraj, né tantomeno per unificare il resto del Paese. Trattare con loro è un'assoluta perdita di tempo".
Non c'è altra soluzione per l'Italia se non quella di spedire le proprie truppe sul suolo libico, così da allargare la propria presenza militare "e portarla alle dimensioni di altri interventi come quello in Afghanistan, ugualmente costoso ma molto meno redditizio dal punto di vista dei risultati".
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Messaggioda Berto » ven apr 19, 2019 7:50 am

Libia: esplosioni scuotono Tripoli, Haftar bombarda Ain Zara
2019/04/18

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/a ... 3558d.html

Violente esplosioni si sentono distintamente a Tripoli: le milizie di Khalifa Haftar bombardano le zone di Khalet Elfurjan e Ain Zara - punta avanzata dell'offensiva del maresciallo - dopo la conquista di Azizia, sul fronte meridionale, da parte dei militari fedeli a Fayez al Sarraj. Lo riferiscono alla'ANSA residenti e fonti militari.

Le forze militari fedeli al governo di Fayez al Sarraj hanno conquistato Azizia, la cittadina a sud di Tripoli, teatro nei giorni scorsi dell'avanzata delle milizie di Khalifa Haftar. Lo riferiscono all'ANSA fonti militari. I soldati di Tripoli, Janzur, Misurata, Zawiya e delle Forze di mobilitazione centrale si sono ricongiunte con quelle di Zintan. I combattimenti, anche i caccia in azione, si concentrano ora ad al-Hisha, snodo strategico verso Gharian, ultimo bastione di Haftar.

Tripoli intanto ha rotto con la Francia, accusandola di sostenere il "criminale" Haftar, che ha mandato all'aria ogni sforzo di pacificazione della Libia. Il governo di Fayez al Sarraj ha lanciato la sua controffensiva diplomatica, oltre che militare, per chiudere al più presto la partita con il generale della Cirenaica. E possibilmente arrestarlo. Le accuse di sostegno della Francia al Maresciallo Haftar sono "infondate": è quanto dichiara la diplomazia francese. "Le dichiarazioni di Tripoli" su un presunto "sostegno" e "copertura diplomatica" da parte della Francia ad Haftar sono "completamente infondate", ha detto un responsabile del ministero degli Esteri di Parigi, citato questa sera dai media francesi.

Conte, per ora nessun rischio migranti dalla Libia - Nessuna invasione di migranti dalla Libia, ma il rischio "concreto" di una crisi umanitaria che si può e si deve fermare. Perché nessun interesse geopolitico può giustificare una guerra". Il premier Giuseppe Conte ha aggiornato la sua informativa al Senato, dopo quella della scorsa settimana alla Camera, dopo le polemiche seguite alle parole del premier libico Fayez al Sarraj sugli 800mila migranti pronti a partire. Ed ha rassicurato che non c'è alcun rischio "imminente", parlando allo stesso tempo di 18mila persone costrette dagli scontri ad abbandonare le loro case in un paese già duramente provato, nel quale il bilancio di morti e feriti resta incerto. Nel giorno in cui cui Tripoli ha annunciato il blocco della collaborazione con la Francia, accusata di sostenere il generale Khalifa Haftar, Conte ha inviato più di un messaggio a Parigi, tornando a ribadire che "l'unica soluzione possibile della crisi è quella politica" e che "non ci sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare scorciatoie militari". "In più occasioni ho discusso il dossier libico con il presidente Macron", ha ricordato il premier, sottolineando che "una Libia instabile non può soddisfare alcun interesse nazionale di nessun Paese". E rilevando che "divergenze sul tema non solo appaiono illogiche, ma soprattutto non sono ammissibili".


Libia, la Procura militare di Tripoli spicca il mandato d'arresto per Haftar
https://youtg.net/v3/canali/italia-e-mo ... per-haftar
TRIPOLI. Il procuratore militare della Libia ha emesso mandati d'arresto per il generale Haftar e sei dei suoi collaboratori. Il procuratore militare della Libia ha emesso mandati d'arresto per il generale Haftar e sei dei suoi collaboratori. Lo comunica il Lybia Observer, senza precisare le accuse ipotizzate. Intanto il ministro dell'Interno, riconosciuto a livello internazionale, ha accusato la Francia di fomentare la guerra, sostenendo Haftar, interrompendo la cooperazione in campo della sicurezza con Parigi.
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