Preghiere de l'omo e comande divine

Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » ven gen 31, 2014 1:25 pm

Preghiere de l'omo e comande divine
viewtopic.php?f=24&t=483


Le comande de Maat

http://it.cathopedia.org/wiki/Maat

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Maat (oppure Ma'at, Māt o Mayet) è la dea egizia personificazione della giustizia e della verità (cfr. l'ebraico אמת, ‘emet):
Viene raffigurata in piedi o seduta, con una piuma di struzzo sul capo e in mano l'ankh, la croce della vita. Ha un ruolo centrale nel giudizio delle anime, cioè nel processo che l'anima del defunto subisce per dimostrare la propria condotta virtuosa in vita e per poter accedere alla vita eterna.


Łe 42 bone confesion ke se garà da far dapò morti par meritarse el paradixo

1. Ani el ga dito: [..] No go fato del mal
2. No go depredà co violensa;
3. No go robà;
4. No go copà;
5. No go robà łe oferte;
6. No go xmegnoio łe oferte a ła cexa;
7. No go robà (łe purpietà de) dio;
8. No go contà bàle o buxie;
9. No go robà da magnar;
10. No go caouxà patimenti;
11. No go fato bruti sesti scostoumà;
12. No go fato criar;
13. No go vendesto co l’enbrojio;
14. No go traxgredio łe comande;
15. No go axio co colpa;
16. No go pestà su ła tera arà;
17. No go scoltà de scondon;
18. No go verto łi łavari par parlar mal;
19. No me so enrabià par robe enjuste;
20. No me so conpagnà co ła mojera de naltr’omo;
21. ....;
22. No me so sporcà menàndome ła coa o ła cicia/No me so sporcà fandome sesti scostoumà co łe man;
23. Non ho causato terrore;
24. Non ho trasgredito;
25. Non mi sono arrabbiato;
26. Non ho chiuso le mie orecchie alle parole di giustizia e verità;
27. Non ho causato dolore;
28. Non ho agito con insolenza;
29. Non ho sollevato litigi;
30. Non ho giudicato con rabbia;
31. Non ho origliato;
32. Non ho moltiplicato le parole;
33. Non ho fatto male o malattia;
34. Non ho mai maledetto il re;
35. Non ho inquinato l'acqua;
36. Non ho parlato con sdegno;
37. Non ho maledetto dio;
38. Non ho rubato;
39. Non ho rubato le offerte degli dèi;
40. Non ho rubato le offerte dei morti;
41. Non ho rubato il cibo del bambino, né ho peccato contro il dio della mia città;
42. Non ho macellato con malvagità il gregge di dio.

I 42 precetti della confessione negativa

1. Ani disse: [..] Non ho compiuto iniquità;
2. Non ho depredato con violenza;
3. Non ho rubato;
4. Non ho ucciso, non ho fatto delmale;
5. Non ho rubato le offerte;
6. Non ho diminuito le oblazioni;
7. Non ho rubato (le proprietà del) dio;
8. Non ho detto bugie;
9. Non ho rubato cibo;
10. Non ho causato dolore;
11. Non ho commesso fornicazione;
12. Non ho fatto piangere;
13. Non ho venduto con inganno;
14. Non ho compiuto trasgressioni;
15. Non ho agito con colpa;
16. Non ho devastato la terra arata;
17. Non ho origliato;
18. Non ho mosso le labbra(sparlando);
19. Non mi sono adirato, se non per una giusta causa;
20. Non mi sono unito alla moglie di un (altro) uomo;
21. Non mi sono unito alla moglie di un (altro) uomo;
22. Non mi sono contaminato (con lamasturbazione);
23. Non ho causato terrore;
24. Non ho trasgredito;
25. Non mi sono arrabbiato;
26. Non ho chiuso le mie orecchie alle parole di giustizia e verità;
27. Non ho causato dolore;
28. Non ho agito con insolenza;
29. Non ho sollevato litigi;
30. Non ho giudicato con rabbia;
31. Non ho origliato;
32. Non ho moltiplicato le parole;
33. Non ho fatto male o malattia;
34. Non ho mai maledetto il re;
35. Non ho inquinato l'acqua;
36. Non ho parlato con sdegno;
37. Non ho maledetto dio;
38. Non ho rubato;
39. Non ho rubato le offerte degli dèi;
40. Non ho rubato le offerte dei morti;
41. Non ho rubato il cibo del bambino, né ho peccato contro il dio della mia città;
Non ho macellato con malvagità ilgregge di dio.

http://it.cathopedia.org/w/index.php?ti ... rn_to=Maat
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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » ven gen 31, 2014 1:27 pm

Ke łengoa parlało Dio? – Ła łengoa de ła preghiera

https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... tpTkk/edit

Immagine

Pare nostro k'a te stè dapartuto,
entel çeło darente e drento łe stełe,
e so ła tera a rente e drento ogni gran de poldre.

Par tuti lè santo el to nome,
ente ogni dì vive el to regno,
ke ła vegna senpre fata ła to volontà
ente łi çełi e ente ła tera.

Pare nostro
dane anca ancò on toco de pan bon
come k'a te ghe lo dè a tute łe creadure,

scançełane i debeti
come k'a femo naltri co łi nostri fradei,
e no sta màsa tentarne col mal
ma aiane a k'a se ło tegnemo lonsi.

Ke cusì sipia ancò e diman!


Preghiere e orasion ente ƚa ƚengoa veneta
viewtopic.php?f=28&t=1179
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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » ven gen 31, 2014 1:39 pm

Sixara ha scritto:La Parashà de la stìmana l è so i Comandamenti:

http://www.giuntina.it/Parasha/

Jitrò
(Esodo 18,1 - 20,26) La parte predominante della Parashà di Jitrò è costituita dalla Promulgazione del Decalogo sul monte Sinai.

...
Nelle due Tavole, le “'Assereth ha-dibberoth”, qui riportate nei punti essenziali, secondo la tradizione ebraica sono suddivise nell'ordine seguente:

Prima Tavola:

1) Io sono il Signore Dio tuo che ti trasse dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù.
2) Non avrai altri dèi all'infuori di Me.
3) Non pronunciare il nome del Dio tuo invano.
4) Ricordati del giorno del sabato per santificarlo.
5) Onora tuo padre e tua madre.

Seconda Tavola:

6) Non uccidere.
7) Non commettere adulterio.
8) Non rubare.
9) Non testimoniare il falso riguardo al tuo prossimo.
10) Non desiderare la donna del tuo prossimo; non desiderare tutto ciò che appartiene al tuo prossimo.

...

© Elia Kopciowski, Invito alla lettura della Torà.



Dal Codexe de Hammurabi

http://www.claudiopenna.it/prime/mesopotami.html

- No sta robar o rapinar.
- No sta spostar na pria confinara o on termene.
- No sta frodar.
- No sta far robe scostoumà.
- No sta dexiderar ła roba de łi altri.
- No sta rapir.
- No se diga falsa testimonansa.
- N’omo nol pol fa sconçesi nè co so mare, nè co ła xia marerna, nè co n’altro omo, nè co ła mojer de n’altro omo.
- Nè l’omo nè ła dona łe ga da 'copiarsi/conpagnarse co łe bestie.
- No se ga da endolxar en sesti provocanti ke łi posa portar a ognion proibie.
- No se castre gnaon mascio, nè omo nè bestia.
- No se gapie el pensier ke ghe sipia n'altra devenetà al de fora del Signor.
- No si entaje somexe de lù.
- No se faça idoli par el doparo de altri.
- No se se xbase/encucie/enxenocie en vanti de n’edolo e no se faça łibajon o sagrese, nè se ghe bruxe ençenso davanti.
- No se faça pasar i fiołi de traverso el fogo del culto del Moloch.
- No se ga da bastiemar co'l nome de Dio (...)

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http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_di_Hammurabi
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Enuma elish (co’ l’alto sieło o çeło)
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... VvazQ/edit
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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » gio feb 13, 2014 9:04 pm

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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » dom feb 16, 2014 9:51 am

Urukagina
http://it.wikipedia.org/wiki/Urukagina

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Urukagina, anche detto Uru-inim-gina o Uruinimgina (floruit 2380 a.C.-2360 a.C. ... – ...), fu un ensi (titolatura regale in uso nella Mesopotamia protodinastica) di Lagash, famoso per un editto che emanò.

Urukagina succedette a Lugal-anda come ensi di Lagash;
non divenne famoso per le sue conquiste militari, ma, al contrario, per la sua legislazione basata sui principi di libertà (la riforma di Urukagina è il più antico documento ad usare questa parola), uguaglianza e giustizia, e per le riforme sociali e morali che ne conseguirono.
In particolare si concentrò sulla lotta alla corruzione, ampiamente diffusa all'interno della vasta burocrazia statale, e alla separazione tra "Stato" (il Palazzo) e "Chiesa" (il Tempio).
Urukagina sosteneva che era stato il suo dio Ningirsu a ordinare di "restaurare i decreti del passato".[1]
Il suo regno subì un forte colpo quando Lugalzaggesi, ensi della vicina Umma, distrusse tutti i principali santuari di Lagash. Urukagina sopravvisse alla disfatta, anzi, i documenti redatti dai suoi scribi che descrivono i saccheggi e le distruzioni di Lugalzaggesi suggeriscono che Urukagina avesse scelto di non opporsi militarmente al suo avversario, confidando nella giustizia degli dèi.
Il codice di Urukagina rendeva esenti da tassazione le vedove e gli orfani; obbligava la città a pagare le spese funebri (incluse le libagioni per il viaggio del morto nel mondo inferiore); e decretò che i ricchi dovessero usare l'argento nelle contrattazioni con i poveri, e se il povero non desiderava vendere, nessuno poteva forzarlo a farlo.
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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » dom feb 16, 2014 9:57 am

Gudea

http://it.wikipedia.org/wiki/Gudea

Statua in diorite che forse ritrae Gudea (Museo del Louvre)

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« Il pastore costruisce il tempio con metallo prezioso... Egli costruisce l'Eninnu con pietre preziose... Egli costruisce il tempio con rame e stagno »
(Cilindro A - Gudea)

Gudea[1] (... – ...) è stato un ensi ("re") della città di Lagash, nella Mesopotamia meridionale.
Regnò dal 2144 al 2124 a.C. circa. Molto probabilmente non era originario della città, ma avendo sposato Ninalla, figlia del governatore Ur-Baba (2164-2144 a.C.) di Lagash, entrò a far parte della dinastia di Lagash. Sul trono gli succedette il figlio Ur-Ningirsu.
Gudea sembra avere svolto un ruolo politico non legato soltanto alla propria provincia, di cui doveva far parte anche l'antica Girsu.
Le sue attività militari, scontri con la federazione elamita, sono solo parzialmente documentate. Numerose sono invece le iscrizioni che celebrano la costruzione del tempio del dio Ningirsu.
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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » dom feb 16, 2014 10:05 am

Ur Nammu

http://it.wikipedia.org/wiki/Ur-Nammu

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Ur-Nammu, o anche Ur-Namma, Ur-Engur, Ur-Gur (... – ...), è stato un re sumerico di Ur che regnò tra il XXII e il XXI secolo a.C..
Il suo regno durò circa diciassette anni (secondo la cronologia media dal 2112 al 2095 a.C., secondo la cronologia corta dal 2047 al 2030 a.C.).
Fu il fondatore della Terza dinastia di Ur.

Ur-Nammu è ricordato soprattutto per il suo codice di leggi, il più antico fino ad oggi conosciuto, che precede di tre secoli quello di Hammurabi. Il codice, oltre a prevedere le pene per diversi reati, stabilisce le misure standard di capacità e di peso. Attualmente diversi studiosi, sulla base soprattutto di indizi grammaticali, propendono tuttavia ad attribuire il codice al figlio di Ur-Nammu, Shulgi.


http://en.wikipedia.org/wiki/Ur-Nammu

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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » dom feb 16, 2014 10:11 am

Shulgi

http://it.wikipedia.org/wiki/Shulgi

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Peso di mezza "mina" (equivalente a 248 grammi) consacrato dal re Shulgi. Fu utilizzato nel tempio del dio della luna ad Ur. Diorite, inizio del ventunesimo secolo a.C. (Ur III)

Shulgi (... – ...) è stato il secondo re della Terza dinastia di Ur. Sulla base della documentazione disponibile, appare una delle personalità più rilevanti della storia dei Sumeri.

Figlio di Ur-Nammu, iniziatore della Terza dinastia di Ur, Shulgi ereditò l'impero dal padre. Secondo la cosiddetta cronologia media regnò per 48 anni, dal 2094 a.C. al 2047 a.C.
Gli succedette il figlio Amar-Sin (2046 a.C.-2038 a.C.).

Shulgi unificò l’impero, che era nato sottomettendo regni indipendenti, affidando ciascuna delle 20 province in cui lo divise a governatori (ensi) di nomina regia e creando una burocrazia uniforme, che ai livelli più alti era costituita da funzionari trasferibili da provincia a provincia.
Introdusse anche una gestione amministrativa dell’economia, costituendo grandi unità produttive controllate direttamente dallo stato.
Esse dovevano fornire un prodotto predeterminato, calcolato forfettariamente sulla base dell’estensione dei campi e della consistenza delle mandrie.
Shulgi provvide inoltre ad espandere e migliorare le vie di comunicazione, facendo anche costruire lungo le strade locande nelle quali i viaggiatori potessero sostare.

Le riforme politiche, amministrative ed economiche di Shulgi furono strettamente connesse alla sua politica culturale e religiosa.
L'unificazione dell’impero richiedeva infatti anche un'unificazione culturale, che il sovrano perseguì su più piani.
In primo luogo creò un sistema di scuole (edubba) che potessero provvedere in modo uniforme alla preparazione dei funzionari.
Inoltre riformò il sistema di scrittura.
L’attenzione con cui Shulgi si occupò di questi aspetti si riflette nel suo Inno regale nel quale il sovrano vanta in particolare le sue personali capacità di scriba.
Risale con ogni probabilità a Shulgi il primo codice documentato di leggi scritte: il Codice di Ur-Nammu, così detto perché era stato attribuito al padre. Introdusse anche un nuovo calendario e riorganizzò il sistema delle misure di peso.
Un altro elemento importante per la costruzione di uno stato unitario fu l’introduzione del culto del sovrano, al quale furono dedicati templi alla pari con gli altri dei. Di Shulgi conosciamo anche un grande sepolcro sotterraneo, che fece costruire per sé e per i suoi genitori.
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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » dom feb 16, 2014 7:19 pm

Eshnunna

http://it.wikipedia.org/wiki/Eshnunna

Eshnunna (l'odierna Tell Asmar, nei pressi di Ba'quba) è la trascrizione dell'antico nome di una città-stato sumerica nella bassa Mesopotamia. Anche se situata nella valle di Diyala, a nord-est del territorio di Sumer propriamente detto, la città si trovò sicuramente sotto l'influenza della cultura sumerica. I resti dell'antica città sono oggi preservati nel monticello di Tell Asmar, scavato da una missione americana guidata da Henri Frankfort negli anni Trenta.

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Laws of Eshnunna

http://en.wikipedia.org/wiki/Laws_of_Eshnunna

The Laws of Eshnunna (abrv. LE) are inscribed on two cuneiform tablets discovered in Tell Abū Harmal, Baghdad, Iraq. The Iraqi Directorate of Antiquities headed by Taha Baqir unearthed two parallel sets of tablets in 1945 and 1947. The two tablets are separate copies of an older source and date back to ca. 1930 BC. The differences between the Code of Hammurabi and the Laws of Eshnunna significantly contributed to illuminating the development of ancient and cuneiform law. Eshnunna was north of Ur on the Tigris River and became politically important after the fall of the third dynasty of Ur, founded by Ur-Nammu.
In distinction from the other Mesopotamian collections of law, this one got its name after the city where it had originated – Eshnunna, located on the bank of the Diyala River, tributary to the Tigris. This collection of laws is not a real systemized codex; nearly sixty of its sections are preserved. The Laws are written in Akkadian and consist of two tablets which are marked with A and B. In 1948, Albrecht Goetze of the Yale University had translated and published them. In some sources the Laws of Eshnunna are mentioned as the Laws of Bilalama due to the belief that the Eshnunnian ruler probably was their originator, but Goetze maintained that tablet B was originated under the reign of Dadusha. The text of the prologue is broken at the point where the ruler who promulgated the laws was specified.
Albrecht Goetze has noticed the specific style of expression. The laws were composed in a mode that facilitated memorizing. A distinguished Israeli scientist and one of the foremost experts on this collection of laws, Reuven Yaron of the University of Jerusalem concerning this matter stated: “What matters to me – and might have mattered to those who fashioned them almost 4000 years ago – is the ease of remembering the text.”
The conditional sentence (“If A then B” – as it also is the case with the other Mesopotamian laws) is an attribute of this codification. In 23 paragraphs, it appears in the form šumma awilum – “If a man…” After the disposition, a precise sanction follows, e.g. LU42(A): “If a man bit and severed the nose of a man, one mina silver he shall weigh out.”
The Laws clearly show signs of social stratification, mainly focussing on two different classes: the muškenum and awilum. The audience of the Laws of Eshnunna is more extensive than in the case of the earlier cuneiform codifications: awilum – free men and women (mar awilim and marat awilim), muškenum, wife (aššatum), son (maru), slaves of both sexes – male (wardum) and female (amtum) – which are not only objects of law as in classical slavery, and delicts where the victims were slaves have been sanctioned, and other class designations as ubarum, apþarum, mudum that are not ascertained.
Reuven Yaron has divided the offences of the Laws of Eshnunna into five groups. The articles of the first group had to be collected from all over the Laws and the articles of the other four were roughly ordered one after the other:
1. Theft and related offences,
2. False distraint,
3. Sexual offences,
4. Bodily injuries,
5. Damages caused by a goring ox and comparable cases.
The majority of these offences were penalized with pecuniary fines (an amount of silver), but some serious offences such as burglary, murder, and sexual offences were penalized with death. It seems that the capital punishment was avoidable (in contrast to the Code of Hammurabi), because of the standard formulation: “It is a case of life … he shall die”.


http://fr.wikipedia.org/wiki/Lois_d%27Eshnunna

Les Lois d'Eshnunna sont un recueil législatif de la Mésopotamie ancienne, daté de la première moitié du xviiie siècle av. J.-C., rédigé en akkadien. Elles sont connues par deux tablettes exhumées à Tell Harmal (l'antique Shaduppum), et une troisième retrouvée à Tell Haddad, qui en préservent presque l'intégralité. Suivant une datation donnée par une des deux premières, il semblerait qu'il faille attribuer ce recueil à l'initiative du roi Dadusha d'Eshnunna, alors l'un des plus puissants souverains de la Mésopotamie. La rédaction de ce texte serait donc contemporaine de la prise du pouvoir par Hammurabi à Babylone, ce qui en ferait un prédécesseur immédiat du Code de Hammurabi, qui présente de nombreux points communs avec lui. Les Lois d'Eshnunna ne sont néanmoins pas qualifiées de « Code » car il leur manque un prologue et un épilogue considérés comme caractéristiques de ce type de texte ; il est possible qu'il y en ait eu à l'origine, mais les copies sur tablettes ne les ont pas préservés. L'édiction de ce recueil de dispositions législatives est peut-être liée à des mesures économiques prises par le roi d'Eshnunna, comme les édits de rémission (andurarum) courants à cette époque qui annulaient les dettes contractées dans le royaume.
Le texte a été divisé par ses éditeurs modernes en une soixantaine de « lois », qui comme pour les autres textes législatifs mésopotamiens ne sont pas forcément des lois au sens moderne du texte avec une portée impérative, mais ont pu avoir plutôt un rôle de traité de justice à destination de ceux qui devaient rendre des décisions lors d'affaires judiciaires. Quoi qu'il en soit, elles concernent divers domaines. Les deux premiers articles donnent des correspondances de prix entre différents moyens de paiement et autres produits courants (grain d'orge, argent, huile, laine, cuivre bitume, etc.). Les suivants concernent la location de chariots tirés par un bœuf et de bateaux, puis les litiges pouvant survenir suite à la location d'un bateau, et ensuite la location de différents travailleurs agricoles. Viennent par la suite des litiges sur les propriétés, les affaires familiales (héritage, mariage), les taux d'intérêt, les esclaves, les coups et blessures, etc.
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Re: Preghiere de l'omo e comande divine

Messaggioda Berto » gio apr 17, 2014 8:25 am

Le diexe comande ebraego-cristiane o bebleghe:

http://www.padrepio.catholicwebservices ... amenti.htm

Mi a so el to Sehnor e el to Dio

No te ghe n’avarè altri fora ke mi
No sta nomarme par gnente
Soviente de far sante łe feste
Onora to mare e to pare
No sta copar
No sta far çesti scostoumà
No sta robar
No sta dir buxie o bàle e testemognar el falbo
No sta ver voja par ła dona de łi altri
No sta ver voja par ła roba de łi altri



Io sono il Signore Dio Tuo:

Non avrai altro Dio fuori di me
Non nominare il nome di Dio invano
Ricordati di santificare le feste
Onora il Padre e la Madre
Non uccidere
Non commettere atti impuri
Non rubare
Non dire falsa testimonianza
Non desiderare la donna d'altri
Non desiderare la roba d'altri
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