Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » ven mar 25, 2016 3:18 pm

L'articolo di Giulio Meotti pubblicato sotto e apparso ieri sul Foglio ci racconta di una Europa dove dall'Inghilterra alla Danimarca, alla Francia al Belgio, esistano vere e proprie enclavi musulmane le quali sono mondi a sé, e dove la legge che vi domina è quella della shari'a. Off limits zones.

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004575318063

In una intervista di qualche tempo fa Bat Ye' Or spiegava all'intervistatore che:

"Gli immigrati musulmani provengono da Paesi in cui vige la legge islamica tradizionale e appartengono a una civiltà che ha forgiato disposizioni mentali e di pensiero così come modalità di comportamento che sono conformi ai valori e alle concezioni della shari’a. Alcuni immigrati hanno la forza di allontanarsi da questo condizionamento mentale, ma la più parte rimane fedele alla tradizione.

Le leggi della shari'a dànno forma a una società che contraddice in quasi ogni ambito lo stile di vita occidentale. Questo è vero non solo per l’eguaglianza di genere e della libertà sessuale, ma è vero anche per la politica, la religione, l’educazione, la scienza. Altresì, il Corano e gli Hadith (che insieme compongono le sacre scritture islamiche) proibiscono categoricamente ai musulmani di adottare usanze cristiane ed ebraiche. Questo divieto è proclamato nella prima surah del Corano, che dev’esser ripetuta cinque volte al giorno in occasione di ogni preghiera. Per questi motivi, il mondo islamico non ha adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (del dicembre 1948), ispirata a valori europei universali e non religiosi, ma ha invece proclamato la Dichiarazione del Cairo sui Diritti Umani (nel 1990), i cui articoli si conformano interamente ai precetti della shari’a.

Oltre al rigetto delle usanze occidentali, ci sono altre due ragioni che sottostanno al rifiuto di integrarsi:

1) il tradizionale disprezzo per i cristiani, che devono esser sottomessi alla supremazia islamica, com’è avvenuto nei passati tredici secoli e come continua ad accadere oggi, e
2) l’obbligo religioso di imporre la legge islamica ai Paesi non musulmani per applicare la legge di Allah sul mondo."

Serve altro?

È evidente che queste realtà parallele, separate integralmente dalle leggi e dai valori dei paesi che le ospitano non possono sussitere come corpi separati. Società completamente agli antipodi dalle nostre le quali orgogliosamente e integralmente rifiutano ogni riconoscimento dei fondamenti valoriali e culturali diversi dai propri.

Hanno ragione i multiculturalisti i quali lamentano che il terrorismo islamico è il frutto di una imperfetta integrazione. Hanno perfettamente ragione, ma per ragioni opposte a quelle che credono.

Non siamo noi che non vogliamo integrare i musulmani più osservanti e rigorosi alla lettera coranica, sono loro che non hanno nessuna intenzione di integrarsi.




“In tante capitali europee esistono oggi società semi-autonome”, dice al Foglio Douglas Murray, esperto inglese di immigrazione e direttore della Henry Jackson Society. “A Molenbeek, più che l’arresto di Salah Abdeslam, mi ha molto colpito la protesta della popolazione durante il raid. Non volevano che un terrorista genocida venisse rimosso dal loro quartiere. L’immigrazione tende a concentrarsi per realtà omogenee. Ma qui siamo di fronte a un fenomeno nuovo: la segregazione autoimposta in grandi città. Da Birmingham a Malmö, c’è il rifiuto dell’assimilazione. Questo non pone un problema per milioni di esseri umani che adesso arrivano in Europa senza voler diventare europei?”. In Inghilterra, gli islamisti farneticano di un piano per la conversione di dodici città in emirati. E’ la pancia del “Londonistan”, di cui fanno parte Birmingham, Bradford, Derby, Dewsbury, Leeds, Leicester, Liverpool, Luton, Manchester, Sheffield, Waltham Forest a nord di Londra e Tower Hamlets nella parte orientale della capitale. Quartieri dove i manifesti ti avvertono che “stai entrando in una zona controllata dalla sharia”.

Giulio Meotti
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » ven mar 25, 2016 9:31 pm

Socialismo à la Molenbeek. Voto di scambio col jihad
Quel sistema di potere e cultura dei “progressisti che in Belgio flirtano con l’islam reazionario”
di Giulio Meotti | 25 Marzo 2016

http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/03/2 ... e_c249.htm
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » ven mar 25, 2016 10:00 pm

Israele avvisò il Belgio su carenza sicurezza in Aeroporto di Bruxelles
Mar 24, 2016

http://www.rightsreporter.org/israele-a ... -bruxelles

Israele avvisò il Belgio su importanti carenze di sicurezza nell’aeroporto di Bruxelles. Lo si apprende da fonti israeliane le quali precisano che diverse squadre israeliane incaricate di verificare la sicurezza degli scali aerei che operano su Tel Aviv avevano segnalato “significative carenze” presso l’aeroporto di Zaventem.

Non è chiaro quali carenze abbiano trovato i funzionari israeliani presso l’aeroporto di Bruxelles, anche perché gli standard di sicurezza israeliani sono per ovvie ragioni molto rigidi e in molti casi sono gli israeliani stessi a sopperire alle carenze di sicurezza altrui con controlli potenziati in maniera indipendente sui voli diretti a Tel Aviv. Ieri sera anche Canale 2 ha riportato la notizia senza però specificare quali misure di sicurezza fossero carenti a Bruxelles, probabilmente anche perché non è il caso di rendere note le specifiche di queste informative.

La notizia è arrivata nel bel mezzo di una polemica innescata dalle parole del Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale ha reso noto che uno degli attentatori di Bruxelles, Ibrahim El Bakraoui, era stato arrestato dalla Turchia per poi essere deportato in Belgio dove le autorità lo hanno rilasciato.

Altre polemiche sono state innescate dalle parole di critica espresse in merito alla sicurezza a Bruxelles dal ministro dei trasporti israeliano, Yisrael Katz, il quale avrebbe affermato che il Belgio pagava la sua compiacenza verso il terrorismo islamico e che «i belgi sono troppo impegnati a mangiare cioccolata e a godersi la vita per identificare correttamente il terrore come islamico».

Intanto fonti di stampa riferiscono che lo Stato Islamico avrebbe addestrato almeno 400 terroristi per colpire in Europa con attentati sullo stile di quelli che hanno colpito Parigi e Bruxelles. Gli obiettivi sarebbero diverse capitali europee tra quali anche Roma e Londra. Oggi i Ministri dell’Interno e della Giustizia dei Paesi EU si riuniranno a Bruxelles per decidere una risposta coordinata alla crescente minaccia terroristica di matrice islamica in Europa.
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » ven mar 25, 2016 10:26 pm

MAGDI CRISTIANO ALLAM - Più i terroristi islamici ci uccidono, più noi legittimiamo l'islam
(Il Giornale, 25 marzo 2016)

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... 71485261:0

Anche nel dopo-Bruxelles, così come si era verificato nel dopo-Parigi, sembra che la vera emergenza in Europa non sia il contrasto alla realtà del terrorismo perpetrato ottemperando letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto, ma il contrasto alla rappresentazione della realtà da parte di coloro che correttamente denunciano il “terrorismo islamico” e specificatamente l' “islam”. Ebbene anche ora registriamo la mobilitazione delle istituzioni e dei governi europei, della Chiesa, dei grandi mezzi di comunicazione di massa per mettere a tacere, criminalizzare e sanzionare tutte le voci non sottomesse alla “neolingua”, coniata da Orwell nel suo romanzo “1984”, attualizzata all'insegna del più rigoroso islamicamente corretto.

Puntualmente, mentre sono in corso le atrocità di terroristi islamici europei che infieriscono contro altri cittadini europei condannati indiscriminatamente come “miscredenti”, si eleva una barriera a difesa dell'islam in quanto religione, vietando esplicitamente di usare l'espressione “terrorismo islamico”. Noi l'abbiamo toccato con mano con il processo mediatico e la mobilitazione islamica contro il titolo del Giornale “Cacciamo l'islam da casa nostra” e per le parole del direttore Sallusti “l'islam e il suo Allah sono incompatibili con la nostra civiltà”.

A questo punto solleviamo noi il fulcro del problema: nel nostro stato di diritto è lecito o no usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti di un'idea, di un'ideologia e di una religione, esprimendo in libertà una valutazione che può essere critica, di accettazione o di condanna? Perché in Italia e in Europa chiunque può dire tutto e di più sul cristianesimo, la Chiesa, il Papa, Gesù e la Madonna, ascrivendolo alla libertà d'espressione, mentre non si deve dire nulla contro l'islam, Allah, Maometto e il Corano? La risposta è semplice: chi denuncia il cristianesimo non gli succede assolutamente nulla, mentre chi denuncia l'islam viene condannato a morte.

Ed è così che più i terroristi islamici ci uccidono, più legittimiamo l'islam. Più i tagliagole sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere dentro casa nostra, più vincono i taglialingue che ci impongono di legittimare l'islam a prescindere dai suoi contenuti. Più contiamo i nostri morti vittime del terrorismo islamico, più diamo visibilità pubblica e accreditiamo sul piano istituzionale sedicenti imam e presidenti di “comunità islamiche”. Più scatenano la guerra nel nome dell'islam, più si consolida il mito dell' “islam moderato”, incarnato da musulmani che sostengono che i "criminali" non avrebbero nulla a che fare con l'islam, assicurandoci che l'islam è una religione di pace e di amore del tutto simile al cristianesimo. Più siamo destabilizzati dal terrorismo islamico e condizionati dall'islamizzazione demografica, religiosa e culturale, più cresce il fronte di autoctoni relativisti e islamofili che denunciano la “islamofobia”, la follia di voler scatenare la guerra all'islam, il razzismo nei confronti dei musulmani, ricordandoci che se proprio i musulmani sono le principali vittime del terrorismo islamico ciò assolverebbe l'islam.

La conclusione è che quest'Europa è votata al suicidio. Chi di noi sopravvive alla violenza fisica dei terroristi islamici tagliagole, è destinato a morire dentro, sottomettendosi alla violenza mentale, morale e affettiva dei terroristi islamici taglialingue, che ci spogliano della nostra libertà di scelta e dignità umana.


https://www.youtube.com/watch?v=zjz1E0q ... e=youtu.be
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » ven mar 25, 2016 10:34 pm

Sartori: «L’Isis fa stragi ma l’Occidente non si muove: è in disfacimento»
di Francesco Lo Dico— 22 Agosto 2015

http://gds.it/2015/08/22/sartori-lisis- ... B.facebook

«Le Nazioni unite annaspano, inermi di fronte a un nemico che ammazza, sgozza e non fa prigionieri. L’Europa è una trappola che ci rende indifesi, dove tutti subiscono e nessuno può farci niente. Il pianeta scoppia, il clima cambia, il lavoro tracolla. Eppure l’Occidente è immobile. Contempla inerte il suo disfacimento. Ho letto molti libri, ne ho scritto qualcuno. Ma dove finiremo, di questo passo, non so dirlo. La nebbia è fitta. L’approdo è sempre più incerto». Gravata da 91 anni di studi meticolosi, di saggi e riconoscimenti, di avventure mirabili nel mare dello scibile, la voce di Giovanni Sartori non ha ceduto di un millimetro alla stanchezza o alla gloria. L’analisi di quello che è unanimemente ritenuto il politologo vivente più autorevole, resta impietosa, netta, chirurgica. Il suo ultimo libro, che condensa anni di studi, dice molto a partire dal titolo: si chiama La corsa verso il nulla (Mondadori, 105 pagg. 15 euro), ed è come una piccola bussola per orientarsi in un mondo sempre più complesso.

Professore, nel suo ultimo libro parla di un nuovo scontro di civiltà tra Islam e cristianesimo. Siamo sull’orlo della guerra?

«La battaglia di Vienna sancì nel 1683 la ritirata dei musulmani dall’Europa occidentale dopo una lunga battaglia che vide vincere i cristiani. Una guerra che la Chiesa affrontò in prima linea e che fu coronata dal successo. Dopo sette secoli, l’invasore fu sconfitto e ricacciato indietro Oggi che l’Isis sgozza, si espande, devasta, dove diavolo è finita la Chiesa? Perché il Papa non spende una parola sugli eccidi cristiani, sulle stragi dei cattolici in Africa e nel resto del pianeta, sulla persecuzione dei curdi? È di questo che devono occuparsi Bergoglio e gli altri. È su questi temi che dovrebbero prendere posizione, invece di immischiarsi in cose che non gli competono».

Dobbiamo temere la terza guerra mondiale come dice Mattarella?

«Questa non l’ho capita, a dire la verità. Di certo la terza guerra mondiale sarebbe la fine della terra. Con tutte le armi nucleari e chimiche in circolo, il clima già alterato, la mancanza dell’acqua e il ritorno del fanatismo religioso musulmano io una terza guerra mondiale la escludo quasi del tutto. Ciò che conta è porre rimedio alle barbarie dell’Isis. Ho in mente tutt’altro scenario».

L’Isis ha aperto però molti teatri di conflitto: il problema non è circoscritto.

«Ne La corsa verso il nulla l’ho detto a chiare lettere: chi parla di conflitti locali mente spudoratamente. Quelle dell’Isis non sono minacce o atti dimostrativi. Si tratta di terroristi che hanno uno Stato, che vogliono espanderlo, e che ricorrono alla tortura e a ogni sorta di crudeltà per sfidare i loro nemici giurati. Continuano ad ammazzare tutti i prigionieri. Fanno cose atroci che non si vedono neppure in guerra. La comunità internazionale continua a restare inerte perché Cina e Russia hanno diritto di veto alle Nazioni Unite. Ma questa è guerra. E alla guerra si risponde con le armi».

In Libia si sta cercando un accordo con le tribù locali. E intanto il dramma dei migranti prosegue imperterrito.

«Inutile sperare di risolvere le cose per via diplomatica. Bisogna muoversi subito. Sono in arrivo sulle coste calabresi dei pescherecci che hanno a bordo timoni automatizzati che non possono modificare la rotta. Ci stiperanno a bordo 2 o 3mila profughi alla volta. Quando questi missili umani saranno partiti, non ci sarà modo di fermarli fino all’arrivo. Andranno a sbattere, e probabilmente salteranno per aria. Vogliamo fare qualcosa, o preferiamo che muoiano tremila persone alla volta?».

Dovremmo chiederlo all’Europa. Intanto come si affronta la situazione?

«Dovremmo darci una mossa. Basterebbe tenere a distanza i pescherecci dalle nostre acque territoriali intanto. E anzi impedire del tutto che viaggiassero in mare. Dovremmo far saltare per aria zattere e imbarcazioni pronte a salpare. A quel punto resterebbe il mare a dividere due sponde lontane. Da noi, a nuoto, non ci arrivano di certo».

La strada dell’integrazione è senza sbocco?

«L’integrazione non esiste. Quella che noi definiamo tale è in realtà soltanto un patto di reciproca estraneità. Io islamico ignoro te, tu occidentale ignori me. In Inghilterra questo falso mito ha prodotto nuove generazioni di pakistani che sono ancora più animose dei loro padri e inneggiano alla jihad. Chi crede in Allah non può integrarsi. Le civiltà islamiche sono teocratiche. Del diritto occidentale non gli importa niente. Inutile raccontare favole. Obbediscono soltanto alla legge del Corano».

Lamenta nel suo libro che l’Occidente ha smesso di difendere i suoi valori. Ma gli Usa non hanno fatto molte guerre recenti per esportare la democrazia?

«Ma che gli importava della democrazia? Sono state guerre imbecilli fatte da presidenti americani imbecilli. Trent’anni fa non c’era un bel niente da difendere. La Chiesa si era rassegnata alla laicità dello Stato. Di qua comandava il popolo. Di là comandava Allah. La situazione era sotto controllo. Il fatto è che a un certo punto hanno prevalso gli interessi privati. E che personaggi demenziali, del tutto ignoranti in materia di processi storico-politici, li hanno favoriti».

Anche l’Europa non sembra troppo illuminata: il malcontento cresce. Come mai?

«Un’unione di sette o otto stati con una banca centrale che aveva il controllo della moneta avrebbe funzionato benissimo. Il problema è che si è deciso di espandere il progetto e l’Europa è diventata quello che è, cioè un pasticcio. Non è una federazione ma una confederazione. Ci passa un differenza enorme tra le due concezioni. Può esistere una federazione dove si parlano 28 lingue e ci sono 28 eserciti? L’Inghilterra non ha l’euro ma mette bocca su tutto. E sui dazi, su come difendere la propria economia o le proprie coste, decide da sola».

La Grecia ha invece rischiato di uscire dall’euro. Come ne esce l’Europa dalla vicenda?

«L’Europa è un disastro. È il trionfo della finanza. Si è azzerata l’economia della produzione a tutto profitto di denari finti, scollegati dal lavoro. Soldi che vanno e vengono e non corrispondono al sudore della fronte di qualcuno, ma sono frutto dell’astuzia degli speculatori. I leader europei non capiscono, o fanno finta di non capire, che c’è differenza tra produrre qualcosa e fare soldi. Il risultato è che abbiamo tassi di disoccupazione mostruosi, e una crescita ridicola. Per dirlo in sintesi abbiamo creato un’Europa indifesa. Tutti subiscono, e nessuno può farci niente».

Non è il caso di rimettere mano ai trattati?

«Ormai la frittata è fatta. Ma non sono ancora contenti: vogliono metterci dentro come ciliegina anche l’Ucraina. Che cosa c’entra con l’Europa? Le Nazioni unite sono un magnifico centro per l’impiego. Forse hanno bisogno di aprire nuovi uffici dove piazzare il loro personale».

Il quadro che emerge dal suo libro è molto fosco. Sartori consiglia la rassegnazione?

«La sovrappopolazione e il cambiamento climatico sono come due mine piazzate sul nostro futuro prossimo. Gli equilibri politici sono stati travolti e le azioni dell’Isis sempre più terribili e sanguinose. L’incompetenza e il dilettantismo avanzano e fanno il gioco degli appetiti di pochi. Il mondo a venire non sarà facile da abitare e sempre più difficile da comprendere. Ma la rassegnazione, nel mio vocabolario, non esiste. Dopotutto il pessimismo è dannoso soltanto se si trasforma in una resa. Ciò che occorre è realismo e forza di volontà. Desiderio di riflettere e di comprendere. La salvezza viene dalla conoscenza. Di speranza ce n’è ancora: questo mondo può essere ancora salvato da chi legge».
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » ven mar 25, 2016 11:59 pm

Bruxelles, operazione a SchaerbeekFerito e arrestato «un pesce grosso» Salah: «Abaaoud fu mente attentati»I terroristi e gli errori della polizia
dopo gli ATTACCHI AL CUORE DELL’EUROPA
Milano, 25 marzo 2016 - 11:52

http://www.corriere.it/esteri/16_marzo_ ... 5a08.shtml

Nuovo blitz della polizia nel quartiere della capitale belga, fermato quello che viene definito «un elemento importante» legato agli attentati dello scorso martedì 22 marzo Il premier belga Charles Michel dichiara: pronte nuove missioni degli F-16 contro Isis

Spari a una fermata dell’autobus, ostaggi, esplosioni: Bruxelles, nel terzo giorno di lutto nazionale per gli attentati in metropolitana e all’aeroporto, sembra sempre più una città sotto assedio. Venerdì mattina un uomo, che i media belgi definiscono come «un pesce grosso», è stato individuato e fermato dalla polizia al termine di un’operazione antiterrorismo nel quartiere Schaerbeek, vicino ad una fermata dei mezzi pubblici. Secondo una prima ricostruzione realizzata attraverso le testimonianze, l’uomo avrebbe provato a prendere in ostaggio una donna e un bambino, prima di essere bloccato dagli agenti, che gli hanno sparato alle gambe. «Allontana lo zaino», gli hanno intimato gli agenti, che hanno messo in sicurezza la borsa che l’uomo aveva con sé, temendo si trattasse di una bomba. Era solo uno zaino: ma l’uomo, almeno stando al quotidiano belga Dernière Heure, aveva indosso un gilet esplosivo. Non si conosce ancora l’identità del fermato. Si sa solo che non si tratta, come si era ipotizzato in un primo momento, di Mohamed Abrini, uno dei super ricercati per gli attacchi di Parigi e complice di Salah Abdeslam nella preparazione e nella gestione logistica degli attentati.

Sul fronte delle indagini intanto è arrivata la conferma in un comunicato stampa diffuso dalla procura belga che era effettivamente Najim Laachraoui l’uomo che ha azionato la seconda esplosione all’aeroporto di Zaventem, martedì 22 marzo mattina. Il suo nome, ricorda l’autorità giudiziaria belga, «appariva anche nel dossier della Procura federale aperto dopo gli attentati di Parigi». E tra gli arresti di ieri sera a Bruxelles spicca quello di Faycal C. (identificato poi in Cheffou da altri media), un sedicente giornalista indipendente della capitale, considerato un reclutatore: secondo «fonti sicure» citate da Le Soir, sarebbe il terzo attentatore di Zaventem, l’uomo fotografato con una giacca chiara e un cappello scuro accanto ai kamikaze. L’uomo rifiuta di collaborare ma per ora non è stato incriminato. Ci sono anche due arresti in Germania sospettati di essere legati agli attentati. Uno dei due, Samir E., ha ricevuto messaggi sospetti sul telefonino e ha avuto contatti con gli ambienti frequentati dai kamikaze. L’uomo sarebbe stato fermato nell’estate del 2015 in Turchia al confine con la Siria. L’altro è un 28enne marocchino arrestato a Giessen, in Germania,che potrebbe essere uno dei complici che si trovavano con Salah al momento del suo arresto a Molenbek: il giovane, al momento del fermo, era in possesso di una falsa patente italiana e aveva una ferita da taglio alla spalla.


Il silenzio di Salah

«Dopo gli attentati di Bruxelles Salah Abdeslam non vuole più parlare», ha detto il ministro della giustizia belga Koen Geens intervenendo alla Camera. Dall’interrogatorio dello scorso 19 marzo di Salah Abdeslam sono emersi molti dettagli sugli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre. In particolare, ha anticipato Le Monde, è stato spiegato che la mente degli attacchi nella capitale francese è stata Abdelhamid Abaaoud, il terrorista morto nell’assalto al covo di Saint-Denis. Lo stesso giornale rivela che la cintura di Abdeslam, la notte degli assalti nella capitale francese, «mancava di liquido esplosivo» e sarebbe forse questo il motivo per cui, a differenza degli altri membri del commando, lui sarebbe rimasto in vita. Questo particolare è stato riferito da Abid Aberkan, il cugino da cui l’ex fuggitivo si rifugiò a Molenbeek, a sua volta fermato venerdì. Salah stesso ha detto agli inquirenti che quella cintura gliel’aveva consegnata il fratello Brahim nell’appartamento affittato a Bobigny.



I particolari sui fratelli El Bakraoui e l’ira di Erdogan

Inoltre sarebbero emersi nuovi particolari su Khalid e Ibrahim El Bakraoui, i due fratelli kamikaze degli attentati nella città belga, costati la vita a 31 persone e che hanno fatto oltre 270 feriti, 61 dei quali ancora in gravi condizioni. Stando a quanto riportato dal Daily Mail, che ha intervistato uno zio, i fratelli El Bakraoui avrebbero lavorato in passato presso l’aeroporto della capitale belga. Lo zio avrebbe riferito che i due «non hanno finito le scuole superiori, avevano lavorato anche in un ristorante e durante i mesi estivi hanno trovato impiego come addetti alle pulizie dell’aeroporto». Ma proprio su Ibrahim è tornato alla carica il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, accusando pubblicamente le autorità belghe di essere «incompetenti» per come hanno gestito le informazioni fornite da Ankara sul terrorista: colui che martedì scorso si è fatto saltare in aria nell’aeroporto di Zaventem, al momento del suo rientro in Olanda - fa notare Erdogan - non era stato preso in custodia né dagli olandesi né dai belgi, nonostante la segnalazione dei turchi e il fatto che fosse evaso dalla libertà vigilata che gli era stata concessa nel 2014 dopo una condanna a 10 anni per rapina a mano armata.


Un nuovo ricercato

La notizia è però anche un’altra. C’è un nuovo ricercato, ritenuto coinvolto negli attacchi terroristici sia di Parigi che Bruxelles: si tratta di Naim Al Hamed, siriano originario di Hama, di 28 anni. Il nome compare su una lista di cinque principali sospettati introvabili stilata dalle intelligence occidentali, che si presume siano stati coinvolti negli attentati del 13 novembre a Parigi e in quelli del 22 marzo a Bruxelles. La notizia era stata pubblicata da alcuni media spagnoli ed è stata ripresa La Dernière Heure belga. L’uomo, di cui è stato reso noto un documento con foto, è descritto come «molto pericoloso e forse armato».


La polizia conosceva l’indirizzo di Abdeslam

Un’altra notizia, sempre riferita da La Dernière Heure, accresce le già numerose domande sulla strategia e l’operato delle autorità belghe. Un poliziotto di Mechelen (città del Nord del belgio, nella provincia di Anversa) sarebbe stato in possesso dell’indirizzo del luogo in cui Salah Abdeslam - il ricercato numero uno dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 - è stato trovato lo scorso venerdì 18 marzo: rue des Quatre Vents 79 a Molenbeek, roccaforte jihadista nel cuore del belgio. Il funzionario lo avrebbe saputo dal 7 dicembre scorso, ma la segnalazione non sarebbe giunta a Bruxelles prima di tre mesi. Secondo quanto riferito, l’ufficiale di polizia aveva ottenuto le informazioni a Mechelen e aveva inserito l’indirizzo in un rapporto confidenziale destinato alla cellula antiterrorismo della polizia giudiziaria federale di Bruxelles. Ma il rapporto non sarebbe stato trasmesso alla capitale e sarebbe rimasto sotto chiave per tre mesi presso la centrale di polizia di Mechelen.
L’arresto di Rema Kriket a Parigi e la connessione franco-belga

Nel frattempo il legame a doppio filo che connette Belgio e Francia, Bruxelles e Parigi, continua a intricarsi e avvilupparsi. Nelle stesse ore in cui i colleghi belgi effettuavano le loro operazioni, i poliziotti francesi hanno arrestato un uomo di nome Reda Kriket ad Argenteuil, banlieue a nord di Parigi. Kriket, che secondo quanto riferito dalle autorità francesi sarebbe arrivato allo «stadio avanzato» nella preparazione di un attentato in Francia, era stato condannato in contumacia in Belgio insieme ad Abdelhamid Abaaoud, la «mente» degli attentati di Parigi. A casa di Reda Kriket è stato ritrovato un arsenale impressionate: esplosivo TATP, kalashnikov e armi varie. Il TATP è lo stesso tipo di esplosivo artigianale utilizzato negli attentati del 13 novembre allo Stade de france e a Saint Denis. Contrariamente a quanto dichiarato in un primo momento dal ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, gli inquirenti avrebbero ricostruito un nesso tra l’attività di Reda Kriket con quella degli attentati di Bruxelles e Parigi. Nell’ambito di questa rete, Kriket - originario di una banlieue a Sud-Ovest di Parigi e con un passato da criminale comune- avrebbe fatto partire per la Siria una trentina di persone per seguire la via estrema del jihad e del martirio. Fra queste, proprio Abaaoud.
La visita di Kerry e l’annuncio del premier belga Michel

«Je suis Bruxellois»: così, mutuando una celebre frase di John Fitzgerald Kennedy, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha salutato una Bruxelles ancora scossa dagli attentati di martedì. Durante la conferenza stampa congiunta con il premier belga, Charles Michel, il capo della diplomazia Usa ha espresso le condoglianze per le vittime e ha promesso sostegno nella lotta al terrorismo: «Non ci faremo intimidire, non ci fermeremo fino a quando non avremo eliminato» l’ideologia dell’Isis «da questo mondo». Lo stesso premier belga Michel ha poi confermato, parlando con i media dopo l’incontro con Kerry, che il suo Paese invierà caccia F-16 per bombardare lo Stato islamico in territorio siriano. Precisando che la natura della missione sarà a breve discussa in parlamento. Il presidente francese Francois Hollande ha invece sottolineato oggi che la cellula terroristica che ha colpito negli attentati di Parigi e Bruxelles sta per essere «annientata» ma «ci sono altre cellule» e quindi «la minaccia resta».
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » sab mar 26, 2016 7:41 am

In Siria le forze speciali Usa (God Bless Delta Force) uccidono il numero due dell'Isis.
E' la risposta militare e simbolica agli attentati di martedì. Una splendida notizia che dedichiamo a tutti i martiri di Bruxelles
di Giovanni Sallusti
Sabato, 26 Marzo, 2016

http://www.lintraprendente.it/2016/03/g ... elta-force

Cade una testa importante nella nomenklatura assassina dell’Isis, cade uno dei capi del branco delle belve, cade a pochi giorni dall’inferno di Bruxelles, cade perché la mano dell’Occidente sotto forma dei guerrieri della libertà della Delta Force arriva fino a uno scalcinato compound in Siria, e colpisce. L’uccisione di Haij Imam è evento saliente di per sé, una vera buona notizia di Pasqua: l’uomo era il numero 2 dell’Isis, addirittura prese il comando della fabbrica jihadista della morte quando il Califfo fu gravemente ferito (sempre dagli Usa, off course). Ma è anche molto di più, è una risposta militare e simbolica al Terrore portato nel cuore dell’Europa, e i simboli e le armi sono le uniche cose che contano alla stretta finale, quando è libertà o morte. Non sono al sicuro, le belve, non sono al sicuro nemmeno i loro vigliacchissimi capi serrati nella loro tetra ridotta siriana, possiamo mandarci quando vogliamo 200 ragazzi della Delta e spazzarli via, l'”asimmetria” di questa guerra che ci raccontano quotidianamente i giornaloni è una bufala. O meglio c’è, ma tutta a nostro favore: noi abbiamo una scienza e una tecnica incommensurabili, abbiamo eserciti infinitamente superiori, abbiamo capacità e conoscenza per farla finita col Califfato anzitutto in casa sua. Ci manca, spesso, la politica, quella autentica, non l’amministrazione dell’esistente o il cazzeggio twittarolo che ha contagiato anche tanti leader(ini) italici: la politica che è veramente tale nello stato d’eccezione, quando si tratta di decidere cosa fare di fronte al nemico. Di fronte a un nemico mortale c’è da fare solo quello che ha fatto la Delta Force oggi per tutti noi, anzitutto per i morti e i corpi straziati e perfino i bambini violati di Bruxelles: ucciderlo. God Bless America, God Bless Delta Force, non ringrazieremo mai abbastanza questi ragazzi che escono da un addestramento sovrumano e poi mettono le loro vite in gioco per il mondo, per tutelare le nostre.

Così si fa, cara madonna Mogherini delle lacrime e del mutismo, se non del multiculturalismo, che è peggio. Si risponde a guerra con guerra, perché non è in nostro potere accendere la fiammella della pace, quella l’hanno già spenta loro. È in nostro potere difenderci, irrobustire l’edificio della sicurezza in Europa (basta Moleenbeck, basta ghetti metropolitani della sharia), anche con misure straordinarie ovvie e fin auspicabili in tempi d’emergenza straordinaria, legge marziale non esclusa, e magari provare a colpire la testa del serpente, come hanno fatto oggi le forze speciali americane. Già, Obama o non Obama, retorica liberal sui grandi giornali della East Coast o meno, gli Stati Uniti d’America sono gli unici, anche oggi, anche sotto la presidenza più deficitaria del Dopoguerra, a imprimere colpi alla testa del serpente, e quello di oggi è pesante, può avere ricadute sulla stessa efficacia strategica dell’Isis, visto il ruolo e la storia di chi è stato colpito (Imam viene dalla vicenda di Al Qaeda in Iraq, è un veterano della jihad fidatissimo di Al Baghadi e complicatissimo da sostituire). L’Europa balbetta, si dibatte nelle ipocrisie formaliste della sua coscienza imbelle, si divide tra buonisti mogheriniani e sguaiati cani da riporto di Putin, l’autocrate piccolo piccolo che doveva portare la testa del Califfo a Mosca (secondo le gazzette filorusse nostrane) e invece si è ritirato dalla Siria dopo aver puntellato la sua base navale e la sopravvivenza del macellaio Assad, com’era ovvio fin dall’inizio. Gli Stati Uniti invece colpiscono, mandano i droni fin nel centro di Raqqa, la capitale del Reich islamista, bombardano a fianco degli eroici curdi, infiltrano le forze speciali con missione di uccidere gli assi del mazzo. E loro uccidono. Poco forse per degli inveterati bushiani come noi, che vorrebbero 200mila stivali sul terreno come ai bei tempi fallaciani di George. Tantissimo rispetto al nulla altrui, perché da oggi il numero 2 di Isis non semina più morte su questa terra, e noi dedichiamo il lieto evento a tutti i martiri di Bruxelles.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » sab mar 26, 2016 7:15 pm

Luttwak: 'accogliere gli islamici in europa è una scelta mortale. gino strada? un utile idiota'
24 mar 2016 18:59 Condividi questo articolo
Da “la Zanzara - Radio 24”

http://www.dagospia.com/rubrica-3/polit ... 121339.htm

Edward Luttwak show a La Zanzara su Radio 24 sugli attentati di Bruxelles: “L’Isis non esiste, esiste lo Stato islamico, cioè l’Islam che è una religione che mobilita, una religione che porta all’estremismo. Lo Stato islamico aderisce alle regole dell’Islam, non sono una banda di criminali, ma persone che seguono le indicazioni dell’Islam”.

“Prendete l’Iran – dice Luttwak - dove un uomo può sposare una bambina di sette anni e avere rapporti sessuali a nove anni. Vogliono copiare l’uomo perfetto, Maometto, che ha fatto la stessa cosa. E anche la legge saudita permette di sposarsi a sette anni e stuprare, pardon, avere rapporti sessuali come il Profeta, a nove anni”.

“Chi propone le moschee – aggiunge ancora Luttwak a La Zanzara - deve saperlo, l’Islam vuole mobilitare le persone per arrivare alla vittoria. Le autorità di Molenbeek hanno deciso di trasformare la città in un luogo largamente islamico e di conseguenza ci sono predicatori che non predicano buddismo ma islamismo, dove c’è l’obbligo di salvare l’umanità portando l’Islam ovunque”.

Luttwak parla all’Europa: “Se volete un conflitto permanente potete aumentare ancora il numero di islamici presenti. Finora avete fatto così, ma non è casa mia, io sono americano. Voi li invitate con grande entusiasmo, è la vostra scelta. E’ una questione di tempo, è una scelta mortale. Forse volete convertirvi all’islam. Quando vedo che il Papa li invita, apre le braccia, presidenti e primi ministri e preti dicono che è una religione di pace, chi può essere contro la pace? Voi avete deciso che volete islamizzare l’Europa, perché è una religione di pace. Se in Nigeria e nelle Filippine non è così, sarà un caso, una coincidenza”.

Bisogna bombardare lo Stato Islamico? “No, quella è una ideologia. Si può risparmiare carburante e soldi, non andare fino in Mesopotamia. Si può bombardare Molenbeek. Evidentemente questi funzionari europei che passano le giornate a regolare le dimensioni del tappo delle bottiglie non si sono accorti che si stava preparando un campo armato davanti ai loro uffici”.

E che ne pensa di Gino Strada?: “Strada è quello che gestiva l’ospedale in Afghanistan ed era fiero di curare i talebani che poi uscivano dall’ospedale e ammazzavano di nuovo. Non ho la sua levatura morale, per lui tutto è uguale, lo stato islamico è uguale alla croce rossa svedese. Per lui non ci sono terroristi. Ai tempi del comunismo li chiamavano utili idioti. L’Islam non si accorge di Gino Strada, ma lo chiamerebbero un utile idiota, un termine tecnico. Utile ai terroristi”.
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » sab mar 26, 2016 9:17 pm

Quando il Belgio si vantava di aver integrato l’islam meglio della Francia

Lo scorso dicembre, appena tre settimane dopo le stragi di Parigi, il governo belga presentava il rapporto “Modern islam in Belgium”, un elenco di buoni propositi e obiettivi per stabilire una proficua e pacifica convivenza tra musulmani e non musulmani nel paese. Ecco cosa è rimasto di quel documento

di Matteo Matzuzzi | 25 Marzo 2016

http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/03/2 ... e_c931.htm

Roma. Lo scorso dicembre, appena tre settimane dopo le stragi che avevano insanguinato Parigi, il governo belga presentava il rapporto “Modern islam in Belgium”, un elenco di buoni propositi e obiettivi per stabilire una proficua e pacifica convivenza tra musulmani e non musulmani a Bruxelles e nel resto del paese. Ancora a febbraio, il ministro della Giustizia Koen Geens si vantava del progetto, spiegando che “questa strategia corrisponde alla nostra filosofia per un islam più integrato. Per combattere la radicalizzazione – aggiungeva – è importante che i giovani non entrino nelle moschee dove si proclama una fede radicalizzata”. Semplice a dirsi, in un paese dove allora Salah Abdeslam era ancora in fuga e Molenbeek (ma anche Schaerbeek) risultava essere un fortino inespugnabile, una città nella città che vive di regole proprie.

Eppure, la soluzione era a portata di mano: bastava – si legge nel rapporto – formare gli imam, insegnando loro un buon francese (magari anche il fiammingo, da usare in qualche moschea di Brugge o Anversa), trasmettere un programma televisivo e radiofonico dedicato all’islam e creare una cattedra universitaria da cui presentare una lettura contemporanea del credo musulmano, priva degli antichi retaggi bellicosi. Infine, l’obbligo di fissare delle “quote rosa” negli organismi responsabili dei luoghi di culto. Non è specificato se ciò valesse anche per la grande moschea del Parco del Cinquantenario, emanazione diretta dell’Arabia Saudita wahabita, che non consente alle donne neppure di guidare un’automobile, pena una massiccia dose di frustate in piazza. Il dossier, che conta 37 pagine, è stato scritto da Jean-Claude Marcourt, ministro dell’Istruzione del governo vallone, e ruota attorno alla necessità di preparare gli imam con corsi intensivi, costringendoli a predicare in francese e non in arabo. Una ricetta finalizzata a rafforzare il “secolarismo organizzato” belga, fiero di rappresentare l’opposto del modello francese basato su una laicità tout court rea di soffocare la libertà di culto, frustando i cittadini di fede islamica che proprio per tale ragione poi sposerebbero la causa fondamentalista – nichilista, direbbe l’orientalista di fama Olivier Roy – nelle banlieue metropolitane, dandosi all’assalto di sale da concerto e café cittadini affollati.

A Bruxelles, faceva intendere ancora il ministro Geens, tutte le fedi sono riconosciute e trattate allo stesso modo, e ciò comporta che lo stato finanzi la costruzione e il mantenimento degli edifici di culto, pagando anche lo stipendio a chi per quei culti lavora. Imam compresi. Non a caso, una parte del piano antiradicalizzazione era dedicato allo stanziamento di fondi per i religiosi musulmani: 3,3 milioni di euro per il compenso di 80 nuovi imam, il doppio rispetto alla situazione odierna, dove solo 160 imam sui 300 attivi sul territorio nazionale sono riconosciuti dallo stato. Legalizzarli tutti è “la miglior strada per favorire l’integrazione”, chiariva il governo. Il progetto preparato da Marcourt è coordinato con l’annuncio – risalente allo scorso novembre – del ministro dell’Interno, Liesbeth Homans, dell’apertura di cinquanta nuove moschee perché così “si potranno monitorare le attività dei cittadini musulmani oltre a implementare il dialogo”. L’islamologo Michael Privot, direttore del network europeo contro il razzismo, non vedeva altre soluzioni, nell’immediato, alla messa in pratica del progetto belga, sostenendo che “se un imam non è istruito qui e non parla la lingua del luogo, ci metterà molto tempo a comprendere le specificità del Belgio, possedendo gli standard culturali diversi rispetto a chi è nato in Europa”.
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Re: Li adoradori de l'idoło demoniago Alà łi taca l'Ouropa

Messaggioda Berto » sab mar 26, 2016 9:36 pm

L'ANGELO DELLA MORTE - PRESO IL TERZO TERRORISTA ISLAMICO DELL'AEROPORTO DI BRUXELLES
Era chiamato "l'angelo dei migranti" e faceva il "reporter", autore di servizi naturalmente sempre a favore degli immigrati musulmani.
Si chiama Faysal Cheffou, il terzo uomo del commando di terroristi islamici entrato in azione a Bruxelles.
Gabriele Bertocchi - Sab, 26/03/2016

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 39677.html

"L'Ue priva di dignità gli islamici". Ecco i servizi del reporter-jihadista
https://www.youtube.com/watch?v=RIvxzXyvXkk
Belgique -- Les musulmans privés de nourriture dans une prison pour réfugiés

Faysal Cheffou, il terzo uomo del commando di terroristi, entrato in azione a Bruxelles si appelava "a chi difende la dignità umana" in un reportage denuncia su una prigione per rifugiati. Poi ha scelto il martirio in nome di Allah

Da attivista per i diritti dei migranti a disentegratore della cultura occidentale.

Il passo è breve. Più di quanto credete. Lo dimostra "l'uomo col cappello", quello immortalato dalle telecamere dell'aeroporto di Zaventem prima delle due bombe esplose e marchiate con le lettere del terrorismo dello Stato Islamico. Uno come tanti, uno come molti dei terroristi che hanno ucciso in Europa, a Parigi prima e dopo a Bruxelles. Sotto il capello nero c'è Faysal Cheffou, giornalista indipendente arrestato con l'accusa di aver partecipato agli attacchi di Bruxelles.

Più di un anno anno fa, su un canale Youtube, pubblicava un video in cui denunciava maltrattamenti sui migranti clandestini musulmani detenuti nel centro 127 bis in Belgio, precisamente, fatalità del destino, a Steenokkerzeel , un villaggio a pochi chilometri a est di Bruxelles, nei pressi di Zaventem. Nel filmato, il giornalista-terrorista spiegava come nel centro i pasti venivano serviti tre volte volte al giorno, l'ultimo dei quali alle 19. Orario che andava contro alle regole del Ramadan, che permette - come spiega anche Cheffou - di mangiare solo dopo le 22. Nel video, l'attivista e reporter indipendente denuncia una vera e propria "violanzione dei diritti umani degli islamici", obbligati a giorni di digiuno e privi di ogni assistenza. Su Youtube, Cheffou inviato sul campo "nella prigione per rifugiati" fa un appello alle persone che difendono la dignità umana. Illustra come quello che subiscono i profughi sia disumano, mentre gli immigrati musulmani, inquadrati dalla telecamera, cercano di spaccare vetri e finestre per trovare la fuga.

Pararli via da ła nostra tera!
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