L'Ouropa fiłoxlamega e antisemita ła boicota Ixraełe, mi no!

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Messaggioda Berto » ven lug 01, 2016 4:57 am

Io accuso | di Alessandro Matta
Riccardo Ghezzi
Alessandro Matta , Associazione Memoriale Sardo della Shoah .

http://www.linformale.eu/3442-2

Io, Alessandro Matta, Amico da sempre del Popolo più Perseguitato e disprezzato della terra, il Popolo Ebraico di Israele, provo per la prima volta nella mia vita una profonda vergogna nel dichiararmi Europeo.
Una vergogna che mi pervade in tutto il corpo e mi provoca un forte senso di schifo , al solo pensiero che i miei governanti dell’Unione Europea, abbiano permesso al signor Abu Mazen di tenere davanti a una folta platea un discorso dai toni pesantemente Antisemiti e lontani da ogni volontà di Pace con il popolo di Israele. Un discorso intriso di vergognosa menzogna e di veleno, veleno vero, non quello di cui il signor Abu Mazen ha cianciato da fanfarone con storie ai limiti della follia come quella dell’Acqua della popolazione Palestinese “Avvelenata dai Rabbini Israeliani”.

Io, Alessandro Matta, Amico da sempre del Popolo più perseguitato e disprezzato della terra, il Popolo Ebraico di Israele , provo per la prima volta la sensazione che questa Unione Europea sia complice del terrorismo.
Tale sensazione è certa in me nel momento in cui so che nelle sedi dell’Unione si è applaudita in modo esaltato la giustificazione al terrorismo omicida Islamista nei confronti non solo di Israele, ma anche degli ebrei di tutto il mondo, celata dietro le parole secondo le quali sarebbe la Mancanza di uno stato Palestinese a provocare unicamente questo terrorismo e questa scia di sangue.

Personalmente, invito i signori dell’Unione a leggersi bene la dichiarazione di Zuhayr Muhsin del 1977, che recita: «Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra lotta per l’unità araba contro lo Stato d’Israele. In realtà oggi non c’è differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Oggi parliamo dell’esistenza di un popolo palestinese per ragioni politiche e strategiche poiché gli interessi nazionali arabi richiedono che venga assunta l’esistenza di un distinto “popolo palestinese” da opporre al sionismo. Per ragioni strategiche la Giordania, che è uno Stato sovrano con confini ben definiti, non può vantare diritti su Haifa e Jaffa mentre io, come palestinese, posso senz’altro vantare diritti su Haifa, Jaffa, Beersheva e Gerusalemme. Comunque nel momento in cui i nostri diritti saranno riconosciuti non attenderemo nemmeno un minuto per unire la Palestina alla Giordania.»

Io Accuso in definitiva questa Unione Europea di Essere complice nell’Assassinio di una ennesima vita innocente, quella di una bambina che Si chiamava Hallel Yaffa Ariel, aveva 13 anni, era ebrea. Un terrorista palestinese l’ha uccisa questa mattina, pugnalandola a morte nella sua stanza da letto a Kiryat Arba, nei pressi di Hebron. Io Accuso l’Unione Europea e molti dei suoi Abitanti di Ignavia e di viltà. Una viltà fatta di tanta ipocrisia, perché finchè una bambina è di Parigi o di Londra, improvvisamente diventiamo tutti Londra e Parigi, ma se il terrore colpisce gli ebrei e soprattutto gli ebrei di Israele, raramente leggiamo qualche “Je Suis Israel” in giro .

Nonostante tutto però , ho ancora fiducia in un possibile progetto di Unione Europea, ma non in questa Unione Europea. Se questa Unione Europea continua su questo passo, la disgregazione è vicina, ma non certo per una Brexit o per una Grexit, ma Per aver spianato le porte al terrore Islamista e all’Antisemitismo e a chi vuole una seconda Shoah, questa volta che distrugga lo stato di Israele per primo e poi tutti gli ebrei del mondo. Provate Vergogna anche voi, Membri e Capi dell’Ue, le vostre mani grondano di Sangue Ebraico, e non è la prima volta …
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » ven lug 01, 2016 7:25 pm

Il discorso di Netanyahu dopo l’attentato di Kiryat Arba | video e traduzione
1 luglio 2016

http://www.linformale.eu/3461-2
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 6112550814

Ecco la traduzione, a cura dei gestori della pagina facebook We Love Israele, del discorso rilasciato dal Primo Ministro di Israele Benjamin Netanyahu sull’attentato terroristico avvenuto a Kiryat Arba.

“Questa mattina un terrorista si è introdotto di nascosto nella camera da letto di una ragazza di 13 anni, Hallel-Yaffa Ariel.
Ha ucciso la giovane Hallel a sangue freddo. Una foto della sua stanza completamente coperta del suo sangue è persino difficile da guardare. C’è un orsacchiotto ancora sul suo letto, una poltrona a sacco rossa, alcune foto sul muro, le scarpe ben sistemate accanto al suo letto a castello.

Perché una persona può arrivare a fare questo?

Non uccidi un bambino mentre dorme per… “la pace”. Non tagli la gola di una bambina per “protesta politica”!.

Succede perchè hai subito un lavaggio del cervello. Sei stato plagiato da un lavaggio del cervello che ti ha insegnato che quella bambina non era un essere umano!

Noi non lasceremo che la barbarie sia la sconfitta dell’umanità.

Non c’è una via di mezzo tra la bella Hallel e il suo assassino, estrema espressione del male.

Oggi, ognuno di noi sta andando a combattere.

Ti chiedo di camminare nella stanza di tuo figlio prima di andare a dormire. Ti chiedo di abbracciarlo. Ti chiedo di baciarlo. Insegnate ai vostri figli i valori che l’assassino di Hallel più detestava – la libertà, la diversità, la democrazia! Quei valori che non potranno mai morire; Celi terremo semprei cari. Dite loro che non riusciremo mai a lasciare che la paura, il male e il terrore trionfino!; che saremo sempre in piedi per la giustizia. Ed è così che ci batteremo di nuovo. Combatteremo i terroristi, combatteremo i loro sostenitori, combatteremo chi è stato l’artefice di questo crimine, sia a Hebron, sia a Orlando, sia a Berlino o ad Ankara, o in Belgio, ovunque. Combattiamo facendo in modo che la nostra “bussola morale” non vacilli neanche di un centimetro.

Oggi piangiamo la perdita di Hallel. Noi difenderemo la sua dignità intensificando ancora i nostri sforzi in tuto il mondo per sconfiggere il flagello dell’estremismo islamico.

Possa la memoria di Hallel sempre essere per noi una benedizione.




Cara Mogherini, gli applausi ai terroristi uccidono
Lug 1, 2016
http://www.rightsreporter.org/cara-mogh ... i-uccidono

Cara signora Mogherini, in Israele c’è stato il secondo morto nel terzo attentato in due giorni. Dopo la bambina di 13 anni barbaramente uccisa nel suo letto oggi è stata la volta di un padre di famiglia ucciso da un cecchino palestinese. E ci scusi se non possiamo non collegare la ripresa degli attentati a quei vergognosi applausi che abbiamo visto tributare dal Parlamento Europeo con Lei in prima fila al disgustoso incitamento all’odio proferito da Mahmud Abbas (nome di battaglia Abu Mazen).

Lo abbiamo visto noi e lo hanno visto i palestinesi. Le TV arabe infatti hanno dato ampio risalto ai vostri applausi alle mastodontiche falsità proferite da Abu Mazen. Applaudire ad un discorso dove si diceva che i rabbini ebrei avevano ordinato di avvelenare i pozzi palestinesi, una balla clamorosa, è sembrato agli arabi che il Parlamento Europeo si schierasse con questa assurda falsità e ha dato ai terroristi la scusa buona per tornare ad agire dopo un tempo di relativa calma.

I vostri applausi, signora Mogherini, uccidono quanto i coltelli e le pallottole palestinesi, anzi, uccidono di più perché appaiono come un consenso all’incitamento all’odio verso gli israeliani, come se l’Europa che Lei ha l’onore di rappresentare si schierasse dalla parte dei terroristi che accoltellano e sparano, con gli assassini palestinesi. E’ sembrato che il Parlamento Europeo desse credito alle balle di Abu Mazen e che insieme a lui incitasse alla violenza. Questo è sembrato signora Mogherini. E di certo il suo silenzio, la sua mancanza di qualsiasi condanna agli attentati e agli omicidi di cittadini israeliani non serve a togliere quella sensazione così disgustosa.

Cara Mogherini, abbia almeno la faccia per denunciare con forza gli attacchi terroristici contro i cittadini israeliani, con quella stessa forza con cui applaudiva l’incitamento all’odio proferito da un delinquente nel tempio della democrazia europea.



Fermare la complicità occidentale nei crimini palestinesi
Lug 1, 2016
Scritto da Antonio M. Suarez

http://www.rightsreporter.org/fermare-l ... alestinesi

Sono veramente gli insediamenti israeliani il vero ostacolo alla pace o non è piuttosto la complicità occidentale nei crimini palestinesi? Non è forse il silenzio sull’incitamento all’odio, il finanziamento al terrorismo palestinese e quel perdonare di tutto al criminale Abu Mazen?

Oggi è il giorno in cui verrà reso noto il rapporto del Quartetto sulla questione israelo-palestinese. A grandi linee se ne conoscono già i contenuti e non sono mancate le proteste da ambo i lati. Abu Mazen si è risentito perché per una volta il Quartetto ha dato alcune colpe anche ai palestinesi in particolare per quanto riguarda la violenza palestinese contro gli israeliani. Ma nel rapporto non c’è nessun riferimento alla cosa più grave cioè all’incitamento alla violenza da parte della dirigenza palestinese.

Nel rapporto del Quartetto viene ripetuto il mantra degli insediamenti israeliani come problema principale alla soluzione della questione israelo-palestinese, un cavallo di battaglia per ogni anti-israeliano che si rispetti. E infatti anche l’Unione Europea punta tutto su questo punto mettendo in secondo piano la violenza palestinese che anche ieri ha fatto un’altra giovanissima vittima. Ma sono veramente i pochi insediamenti israeliani a impedire che la questione israelo-palestinese trovi una soluzione stabile?

Parliamoci chiaro una volta per tutte, il problema è strumentale. Quando si è trattato di ritirare gli insediamenti da qualche parte in cui erano un ostacolo per la pace (vedi il ritiro da Gaza) Israele non ha mai esitato a sacrificare il lavoro fatto dai suoi cittadini, anche se poi si è rivelato un errore. Quindi il problema non sono di certo gli insediamenti che oltretutto sono davvero pochissimi, il vero problema non sta a Gerusalemme ma a Ramallah e in occidente.

Più volte abbiamo fatto notare come ad Abu Mazen non interessi affatto raggiungere un accordo con Israele, questo per vari motivi tra cui l’enorme business che gira attorno alla questione israelo-palestinese, un business al quale il Presidente della ANP attinge a piene mani. Ma il vero ostacolo non è nemmeno questo, il vero ostacolo sta nel fatto che i palestinesi rifiutano di riconoscere Israele e ogni scusa è valida per continuare su questa linea. I bambini palestinesi vengono cresciuti nell’odio verso Israele non con la mentalità che un domani ci possano essere due Stati. Nelle scuole della UNRWA non si insegna la pace ma l’odio, si insegna che uccidere gli israeliani è una cosa buona e giusta, non ci sono cartine con Israele ma solo cartine con la “grande Palestina”. Su questo la Comunità Internazionale ha gravissime responsabilità perché con il suo silenzio approva tacitamente questo vero e proprio incitamento all’odio. Questo problema pesa come un macigno sul possibile percorso di pace perché crea intere generazioni di terroristi e odiatori e di certo non si risolverà con lo stop alla costruzione degli insediamenti.

Dalla parte palestinese non si è mai lavorato per la pace, MAI, e il motivo non sono gli insediamenti ma la volontà di non riconoscere Israele e di distruggerlo. Non ci può essere un accordo sulla questione israelo-palestinese semplicemente perché a una delle due parti, quella palestinese, non interessa raggiungerlo. Questa è la verità pura e semplice, una verità che però l’occidente si ostina a non vedere o a non voler vedere diventando così complice della violenza palestinese, addirittura finanziatore di quella cieca violenza.

Questa assurda e insensata ipocrisia deve finire. L’occidente deve pretendere che l’incitamento all’odio, costantemente implementato dalla dirigenza palestinese, finisca. Devono pretendere che Abu Mazen o, meglio ancora, chi è veramente interessato alla pace si sieda ad un tavolo di trattative con Israele. L’occidente deve smettere di finanziare il terrorismo palestinese e deve finanziare solo le iniziative di pace vere. Ma fino a quando il Parlamento Europeo applaudirà vergognosamente le odiose menzogne di Abu Mazen tutto questo non sarà possibile. E’ finito il tempo della equazione “terra in cambio di pace”, oggi l’equazione deve essere “pace in cambio di pace”. Diversamente non potrà che esserci “guerra in cambio di guerra”.
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Messaggioda Berto » lun lug 11, 2016 9:28 am

Gli antisionisti, i complottisti, i filo-Hamas. Le star della politica mediorientale grillina
Da Di Stefano a Sibilia, da Bernini a Vignaroli. Partendo dal leader “Dibba”
gaetano mazzuca

http://www.lastampa.it/2016/07/11/itali ... agina.html

Nel luglio del 2013, all’epoca della prima visita in Israele di una delegazione M5S, il neoeletto deputato del Movimento Manlio Di Stefano postò su facebook una suggestiva foto e, sotto, il commento: «Buongiorno Palestina». La foto però era Gerusalemme, non Ramallah.

Naturalmente quella missione fu assai diversa da quella di oggi; era una delegazione di neodeputati senza pressioni, quasi increduli di esser lì, anche allora c’era Manlio Di Stefano, e poi Stefano Vignaroli, Paola Carinelli e Maria Edera Spadoni. Quel viaggio segna un punto di partenza di una storia che in questi tre anni ha avuto diversi apici, la storia dei terzomondismi e della geopolitica mediorientale più spensierata che l’Italia recente ricordi. Nel Movimento cinque stelle, da molto prima dell’ascesa di Luigi Di Maio a candidato premier in pectore - con le conseguenti svolte sull’euro, sull’uso dei soldi, sulla tv, forse sul doppio mandato -, la politica estera è stata da sempre appaltata al gemello-rivale di Di Maio, Alessandro Di Battista, insediato nella commissione eteri, e a una cordata di parlamentari che non si sono fatti mancare ogni genere di spericolatezza verbale delle posizioni. Israele è spesso stato un loro bersaglio, ma si sono udite uscite scivolosissime sull’Isis, virtuosismi linguistici sull’Iraq, frasi non adeguatamente pesate su Hamas.

Ogni viaggio è stato sempre al limite dell’incidente diplomatico, o ha tessuto relazioni che andranno indagate meglio (come la partecipazione recentissima, sempre di Di Stefano, al congresso di Putin a Mosca). Occasioni esterne, come una visita del Dalai Lama alla Camera, si sono tramutate in spunti teatrali per mostrarsi rivoluzionari: come quando, intrufolatosi con Alessio Villarosa al cospetto del leader tibetano, che smozzicò una frase sulla corruzione in Cina, Di Battista gli fece: «È lo stesso in Italia. Stiamo combattendo la stessa battaglia che fate voi». In favor di telecamera.

Di Battista, che in un ipotetico governo cinque stelle sarà il candidato alla Farnesina, conquistò i riflettori per un ragionamento di questo tenore sull’Isis: «Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana». Il terrorismo, scrisse sul blog di Grillo, resta «la sola arma violenta rimasta a chi si ribella».

Paolo Bernini, deputato noto per le prese di posizione contro le scie chimiche, disse al Corriere: «Io sono antisionista. Per me il sionismo è una piaga». Vignaroli comunicò: «Eccomi a Gerusalemme, città della pace dove l’uomo occupa, separa, violenta». La critica ai governi israeliani è scivolata, insomma, molto spesso in zone sdrucciolevoli. Nel luglio 2014 sempre Di Stefano e Sibilia presentarono un’interrogazione per chiedere l’interruzione delle commesse militari con Israele. Il primo dei due scrisse, sul blog di Grillo, un passaparola che spiega il conflitto israelo-palestinese attribuendolo tout court al sionismo: «Comprendere a fondo il conflitto israelo-palestinese significa spingersi indietro fino al 1880 circa quando, nell’Europa centrale e orientale, si espandevano le radici del sionismo». E sul sionismo Bernini assurse a vette complottiste: «L’11 settembre? Pianificato dalla Cia americana e dal Mossad aiutati dal mondo sionista», disse alla Camera. A chi di recente gli chiedeva se Hamas per lui è terrorista o no, Di Stefano ha risposto: «È una questione secondaria, in questo contesto. I militanti di Hamas dicono: preferiamo morire lottando che continuare a vivere in una gabbia. Per definirli come terroristi o meno dovremmo vederli in una situazione di libertà. Cosa che in questo momento non hanno».

Già nel 2014 i cinque stelle formularono varie proposte di interruzione dei rapporti commerciali fra Italia e Israele. Ieri si sono limitati a dire che «non facciamo accordi sui prodotti che vengono dalle colonie israeliane dei Territori». Luigi Di Maio pare assai distante da tutto questo, ma allora la visita è stata organizzata un po’ alla svelta, e qualcuno nel Movimento, con quei compagni di viaggio, gli ha teso uno sgambetto, lungo la via dell’accreditamento in Israele.
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Messaggioda Berto » mar lug 12, 2016 6:53 pm

Di Stefano, Di Maio e l'ossessione anti-Israele dei grillini
Deborah Fait
12/07/2016

http://www.linformale.eu/3572-2

Manlio Di Stefano, dalla sua pagina facebook, annuncia il viaggio del Movimento 5 stelle in Israele e “Palestina” come un prosieguo del dialogo intrapreso da lui durante la sua prima visita in “Palestina”, luglio 2013, e continua il suo elenco di baggianate oscene assicurando che la soluzione del conflitto passi “solo” per le scelte del governo israeliano, smantellamento delle “colonie” e ritiro dello stato ebraico ai confini del ’67. Parlare di confini del ’67 significa soltanto imbrogliare la gente che non sa, che non è obbligata a conoscere la situazione e che quindi non si rende conto di essere raggirata in modo cinico e vile. I confini del ’67 non sono altro che una perfida menzogna per non dire che Israele dovrebbe tornare alla situazione territoriale del 1949, alle linee armistiziali, non certo confini, dell’epoca successiva alla prima guerra di indipendenza senza tener conto di tutte le altre guerre e aggressioni arabe per la distruzione totale di Israele che si sono succedute negli anni fino ad oggi.

I vigliacchi non hanno il coraggio di dire la verità e ammettere che chiedere a Israele di ritirarsi nei confini del 49, “i confini di Auschwitz” come li ha chiamati Aba Eban, equivalga a decretarne la fine. Lo sanno perfettamente che per Israele sarebbe un suicidio perché tutti i territori regalati ai palestinisti diventerebbero un’enorme Gaza. Luigi Di Maio spudoratamente dichiara “Esistono alcuni esempi di integrazione sia culturale che religiosa cui è importante guardare con fiducia. Uno di questi è la città di Betlemme dove, sotto la guida della sindaco Vera Baboun, convivono pacificamente cristiani, musulmani ed ebrei“. Convivono pacificamente cristiani, musulmani ed ebrei? Ma cosa sta dicendo? Come si può mentire in modo così vergognoso? Chissà, forse nella sua ignoranza non pensa di mentire, forse è convinto di dire la verità così come gliela raccontano i palestinisti, geni della manipolazione che trovano terreno fertile proprio in chi è digiuno di nozioni storiche e ha l’animo aperto all’odio.

A Betlemme vivono ebrei? Dove? Ce lo dica Di Maio dove ha visto ebrei a Betlemme e ci dica anche se i suoi amici palestinisti gli hanno raccontato che i cristiani, dal 99% del periodo in cui Betlemme era israeliana, sono scesi al 7% sotto il dominio dell’ANP. Scommettiamo che non glielo hanno detto!
Continua Di Maio: “Questa mattina, dopo aver visitato il campo profughi palestinesi di Aida, uno dei più grandi creatisi dopo la guerra del 1948, nonché simbolo della lotta palestinese per il diritto al ritorno, abbiamo incontrato la prima cittadina e abbiamo visitato la Basilica della Natività. Un luogo storico e simbolico per la cristianità“. Occupata e dissacrata da Hamas nel 2002, ricoperta di immondizie e di escrementi umani, acquesantiere distrutte a martellate… si sa ma non si dice, vero Di Maio?
“Betlemme porta con sé tutta la pazzia di questo conflitto anacronistico: vi si celebra insieme la storia di Gesù ed è considerata una delle sedi della spiritualità delle più antiche religioni. Nello stesso tempo però si vede divisa, spaccata e umiliata da un muro, alto otto metri, che corre tra le sue strade e la taglia fuori dal mondo ricordandoci che non ci può essere pace senza integrazione e dialogo. Non ci può essere pace senza il rispetto del diritto internazionale e umano. Non ci può essere pace all’ombra di un muro illegale“.

Dunque un muro costruito per salvare la vita degli israeliani sarebbe illegale. Certo i grillini possono considerarlo tale dal momento che i kamikaze, ahiloro, non possono più entrare in Israele per fare stragi. “E dopo l’incontro con il primo cittadino abbiamo avuto modo di far visita ai nostri carabinieri della missione TIPH a Hebron. Qui abbiamo ascoltato le parole del responsabile della missione e dei vertici del contingente italiano. Ci hanno spiegato come circa l’80% dei conflitti nella zona siano dovuti ai comportamenti dei coloni israeliani.” Beh, i carabinieri non potevano dire altro, sarebbe impossibile vivere a Hebron e incolpare i palestinisti! Molto più prudente e sicuro gettare la colpa sugli ebrei e ricordiamo come i carabinieri inviati in missione a Gaza, dopo l’uscita dell’ultimo soldato di Zahal, abbiano resistito finché hanno potuto ma alla fine hanno dovuto abbandonare il territorio diventato incontrollabile e estremamente pericoloso. Hebron è diventata la succursale di Gaza in Giudea.

“Come già ricordato tante volte le colonie israeliane in territorio palestinese sono illegali secondo tutta la comunità internazionale e dunque ostacolo alla pace. Ce lo ha ricordato l’Onu con numerose risoluzioni. Questo è un elemento fondamentale se si vuole la pace in questa terra martoriata.”
Le “colonie” non esistono se non nel linguaggio “cattocomunista” italiano, in ebraico e in inglese si chiamano “insediamenti” peraltro legalissimi poiché Giudea e Samaria non sono ancora “territorio palestinese” e non erano mai appartenuti, prima, a nessun altro stato. Il trattato di Sanremo del 1920 recita che Giudea e Samaria, come tutta quella che viene chiamata Cisgiordania, doveva far parte del “Focolare ebraico” . Inoltre i palestinisti hanno sempre rigettato con sdegno ogni tipo di offerta israeliana per arrivare alla fine del conflitto e da anni rifiutano di incontrare il Governo.

Naturalmente il Movimento dei grillini non sa niente di terrorismo palestinista, non conosce lo statuto di Hamas che parla della distruzione di Israele. Potete qui leggere lo statuto in tutta la sua delirante realtà, richiama alla mente l’ideologia dell’Isis di Al Baghdadi e fa venire i brividi.

Lo statuto è tradotto da Hamza Picardo, padre di quel Davide Picardo rappresentante dei musulmani in Lombardia, che tutti i media televisivi fanno passare per “moderato”.
Il Movimento 5 Stelle non conosce l’incitamento all’odio che si fa quotidianamente nelle scuole palestinesi? Non glielo ha detto nessuno? Dalla scuola materna dove si insegna a bimbetti di 4, 5 anni che gli ebrei vanno sgozzati, all’università dove si insegna come legarsi candelotti di esplosivo e pallini di acciaio intorno alla vita e farsi saltare in mezzo a gente innocente urlando Allahu Akhbar.
L’ignoranza storica, l’arroganza e l’odio antisemita del Movimento 5 Stelle fanno paura se si pensa che è diventato il primo partito italiano e che, se si votasse oggi, andrebbe al governo.
Un governo guidato da un un comico come Grillo il cui pensiero politico si condensa tutto nei Vaffa urlati nelle piazze italiane, che mandavano tutti in visibilio. Ridevamo allora, credevamo fosse una gran pagliacciata, forse sorridevano anche i tedeschi quando Hitler urlava dalle piazze, forse anch’essi pensavano “non durerà” invece ha distrutto l’Europa con guerra e odio infinito.

Il destino dell’Italia sarà questo? I grillini al governo? Se sì, sarà colpa degli italiani che li voteranno… come i tedeschi hanno votato per Hitler e il nazismo.
Pare che i tre della delegazione grillina, Di Maio, Di Stefano e una sconosciuta donna, siano andati a visitare lo Yad Vashem, il Memoriale della Shoà. Una decisione ipocrita e sconcertante!
Non si può accettare che chi auspica la distruzione dello Stato di Israele, con l’eliminazione inevitabile di altri milioni di ebrei, si metta in testa la kippà del popolo che odia e vada ad accendere la fiamma nella grotta dove sono scritti i nomi dei campi della morte dell’Europa nazista. Fuori i grillini da Yad Vashem!



La verità sugli insediamenti in West Bank che anche l’Onu finge di ignorare
3 dicembre 2015 Niram Ferretti

http://www.linformale.eu/la-verita-sugl ... i-ignorare

Una questione spinosa, quella degli insediamenti colonici nella West Bank (Giudea e Samaria). Anche qui, la storia e i fatti incastonati al suo interno ci vengono in aiuto per fare un po’ di luce sulle mistificazioni e le leggende.
Dobbiamo fare un giro di manovella e tornare all’epoca del mandato britannico della Palestina. Il diritto degli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria fa riferimento alle disposizioni britanniche emanate all’epoca, secondo le quali gli ebrei avevano gli stessi diritti di insediarsi in Giudea e Samaria di quanti ne avessero di insediarsi a Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme. Il mandato britannico affermava “Il legame storico del popolo ebraico con la Palestina e le basi per ricostruire il loro domicilio nazionale in quel paese”.
“Molti credono”, ha scritto Eugene W. Rostow (nella foto), uno degli architetti della Risoluzione 242, “che il mandato palestinese ha avuto termine nel 1947 quando il governo britannico si dimise da potentato mandatario. Errato. Un accordo non cessa quando il fiduciario muore, si dimette, sottrae la proprietà affidata o è licenziato. L’autorità responsabile dell’accordo nomina un nuovo fiduciario o in alternativa dispone per l’adempimento dell’accordo…In Palestina il mandato britannico ha cessato di essere operativo relativamente ai territori di Israele e della Giordania quando questi due stati vennero creati e riconosciuti dalla comunità internazionale. Ma le sue normative sono ancora effettive relativamente alla West Bank e alla Striscia di Gaza (n.b. il testo è del 1990), le quali non sono ancora state allocate a Israele, la Giordania o a uno stato indipendente“.
Dunque secondo Rostow e non solo secondo lui, gli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria godono della legittimità conferita loro all’epoca del mandato britannico fino a quando non vi sarà una risoluzione negoziale che determinerà lo statuto legale definitivo dei territori in oggetto. Cosa che di fatto non è ancora avvenuta.

Diamo un’occhiata alla Quarta Convenzione di Ginevra e all’articolo 49 che da essa promana, “Deportazioni, trasferimenti, evacuazioni”. Articolo che secondo molti è esplicitamente violato da Israele all’interno dei territori occupati relativamente agli insediamenti che vi si trovano. L’articolo, il cui scopo è la protezione dei civili durante lo stato di guerra, proibisce a un potere occupante la deportazione e il trasferimento della propria popolazione civile all’interno del territorio che esso occupa. Tuttavia i coloni sono volontari. Israele non ha mai trasferito forzatamente alcun cittadino israeliano all’interno della West Bank. La Convenzione non proibisce ad alcun cittadino di scegliere il proprio luogo di residenza. Inoltre la Convenzione fa esplicito riferimento ad azioni perpetrate all’interno del territorio di qualcun altro. E’ un punto fondamentale. La West Bank non è il territorio di un potere assegnatario ma la parte “non allocata” del mandato britannico. Ne consegue che, seppure l’articolo 49 possa essere invocato per prevenire gli insediamenti durante il periodo dell’occupazione, esso non può mettere fine ai diritti conferiti dal mandato britannico. Tali diritti possono cessare (di nuovo) unicamente dal momento in cui vi sia una risoluzione negoziale tra le parti in causa. In altre parole, la creazione di una nuova entità statale.

E’ buona cosa ricordare ai tanti che difendono il diritto dei palestinesi alla propria autodeterminazione che precedentemente al 1967 non vi era alcun riconoscimento internazionale di sovranità sia su i territori della Striscia sia su quelli della West Bank. Non può quindi essere affermato su alcuna base legale che tali territori sono di diritto dei palestinesi. Non essendo mai stato affermato precedentemente al 1948 né antecedentemente al 1967.
Molti degli insediamenti (non tutti, ma numerosi) sono stati stabiliti su siti che erano già stati domicilio della popolazione ebraica durante le generazioni precedenti. Hebron è un esempio classico. Gush Etzion venne fondato nel 1948 su terreni comprati negli anni venti. Questo diritto degli ebrei di risiedere nei territori oggi considerati occupati venne, come già scritto, conferito dal mandato britannico e riconosciuto nel 1922 dalla Lega delle Nazioni. Solo nel 1948-1967 gli insediamenti vennero proibiti quando la Giordania invase la Samaria e la Giudea.
Relativamente alla risoluzione 242, che gli arabi, hanno cercato di strumentalizzare a loro esclusivo vantaggio tentando di renderla un testo ambiguo, è sempre Eugene W. Rostow, tra coloro i quali contribuirono a redigerla, a scrivere relativamente alla auspicata negoziazione tra le parti, “A Israele è richiesto di ritirare le proprie forze armate ‘da territori’ occupati durante la Guerra dei Sei Giorni, non ‘dai territori’ né da ‘tutti i territori'” Ne consegue che la risoluzione 242 non obbliga affatto Israele a riconoscere piena sovranità a un futuro stato palestinese su tutta la Giudea e la Samaria.
Nel 1979, in relazione ai negoziati di pace con l’Egitto, Israele si ritirò dal Sinai, il quale, infatti, non aveva mai fatto parte del mandato britannico.

Tutto ciò non significa legittimare lo status-quo. Significa tuttavia de-mistificare la leggenda che afferma che la Giudea e la Samaria siano di diritto dei palestinesi, quando non lo sono mai state, e che sarebbero state loro sottratte da Israele, il quale illegalmente occupa i suddetti territori. Significa de-mistificare l’altra leggenda la quale afferma che gli insediamenti ebraici all’interno dei suddetti territori non hanno alcuna ragione di esistere.
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Messaggioda Berto » sab set 10, 2016 2:57 am

“I boicottatori non vogliono un Israele migliore, vogliono che non via sia nessun Israele”
Bauer, massimo storico della Shoà, intervistato a Londra dalla parlamentare laburista musulmana Tulip Siddiq, del Gruppo parlamentare contro l’antisemitismo
(Da: Jewish Chronicle, Jerusalem Post, 7-8.9.16)

http://www.israele.net/i-boicottatori-n ... un-israele

Il prof. Yehuda Bauer, insigne storico dell’Università di Gerusalemme, uno dei massimi esperti al mondo in fatto di Shoà, ha stroncato senza mezzi termini il movimento BDS (per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele) durante un evento, martedì scorso, presso il rinomato JW3, il Centro culturale e artico della comunità ebraica di Londra.

“Il movimento BDS non vuole un Israele migliore: vuole che non vi sia nessun Israele”, ha detto Bauer in un’intervista condotta dalla deputata laburista Tulip Siddiq, citata dal Jewish Chronicle. “Oggi naturalmente adorano gli ebrei – ha continuato Bauer – soprattutto gli ebrei morti, quelli che sono stati uccisi nella Shoà: sono meravigliosi, sono fantastici. Gli ebrei vivi, invece, sono tutt’altra cosa”.

Bauer ha inequivocabilmente equiparato anti-sionismo e antisemitismo, descrivendo il primo come uno “slogan vuoto”. “L’anti-sionista – ha spiegato – vuole distruggere lo stato ebraico e lo vuole distruggere perché è uno stato ebraico. Dunque è un antisemita”.

“Uccidere gli ebrei” – “Boicottare Israele”

Bauer ha anche messo le cose in chiaro riguardo alla storia nazista, dopo che l’ex sindaco di Londra Ken Livingstone (ora espulso dal partito laburista) solo il giorno prima aveva di nuovo sostenuto in un’intervista che Adolf Hitler avrebbe appoggiato il sionismo prima di optare per la “soluzione finale” (cioè lo sterminio) degli ebrei. “Da quando salirono al potere nel 1933 – ha spiegato lo studioso israeliano – la politica dei nazisti fu quella di sbarazzarsi degli ebrei di Germania. Non avevano ancora pianificato la Shoà. Volevano che gli ebrei se ne andassero, e se non emigravano volontariamente li cacciavano. I sionisti del Mandato Britannico, che cercavano in tutti i modi si portare in salvo gli ebrei, raggiunsero un accordo per l’emigrazione di un limitato numero di ebrei che fossero in grado di pagarsi l’assorbimento nella Palestina Britannica, altrimenti non sarebbero potuti entrare a causa della severa politica britannica in fatto di immigrazione ebraica. Chiunque interpreti quell’accordo, o altri simili come il Kindertransport [il salvataggio di migliaia di bambini ebrei in Gran Bretagna nei nove mesi precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale], come una forma di collusione con i nazisti da parte dei sionisti o del governo britannico semplicemente non sa di cosa parla”.

Bauer ha anche criticato i mass-media europei e israeliani per non dare sufficiente risalto al messaggio dei musulmani moderati che si battono contro le loro controparti estremiste. “I mass-media non si occupano dell’opposizione moderata all’islam estremista – ha detto – Ad esempio, lo scorso gennaio a Marrakech c’è stato un incontro di diverse centinaia di religiosi musulmani con lo scopo di prendere le distanze dall’islam estremista. Hanno pubblicato una dichiarazione, con l’aiuto di un vescovo cattolico e di due rabbini ebrei. Ne avete letto qualcosa sui giornali occidentali? Questa è una forma di cecità verso l’unico modo possibile per combattere l’antisemitismo estremista islamico: allearsi con l’islam anti-estremisti”.

Tulip Siddiq, parlamentare laburista musulmana nel Regno Unito

La visita di Bauer nel Regno Unito è stata patrocinata dall’organizzazione britannica Yachad, che si è data la missione di promuovere il sostegno nella comunità ebraica britannica verso la soluzione a due stati per il conflitto israelo-palestinese. Mercoledì scorso Bauer ha parlato per Yachad a gruppi di studenti e ha dato un’intervista sul moderno antisemitismo al programma Today di BBC Radio 4.

Dopo l’evento, la parlamentare Siddiq ha scritto un breve post sul suo incontro con Bauer, definendo “un onore” l’opportunità di intervistarlo. Siddiq, che è musulmana, è la vice-presidente del gruppo parlamentare “Tutti i partiti contro l’antisemitismo”. “Ho intervistato l’autorevole studioso di Shoà sul suo background, sul lavoro della sua vita e sulle sue opinioni in fatto di antisemitismo contemporaneo – ha scritto Siddiq – Concentrandosi in particolare sul quesito se gli autori della Shoà possano essere considerati ‘unici’, e sul retaggio della Shoah rispetto ad altri genocidi, il professor Bauer ha parlato a un pubblico inchiodato in silenzio assoluto per tutta l’ora durante la quale ha risposto alla mia domande. A 90 anni, rimangono immutate la sua passione e e la sua convinzione nell’articolare le proprie opinioni su questi temi cruciali”.

Bauer è professore emerito di storia e studi sulla Shoà presso l’Istituto Avraham Harman di Ebraismo Contemporaneo dell’Università di Gerusalemme, ed è consulente accademico di Yad Vashem, il museo e memoriale della Shoà a Gerusalemme. Nato a Praga nel 1926, Bauer si trasferì in Israele con la famiglia nel 1939. Nel 1998 è stato insignito del prestigioso Premio Israel.
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Messaggioda Berto » ven mar 03, 2017 8:22 am

???

Il M5S ha presentato una interrogazione al Comune di Roma per boicottare l’accordo tra ACEA e Mekorot e organizzazioni pseudo-pacifiste raccolgono firme usando informazioni false su Israele e lesive degli interessi dei palestinesi stessi.
(11 Febbraio 2014)

https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... 3539637338

ECCO INVECE COME STANNO LE COSE:


- Il 75% dell’acqua consumata dai palestinesi è erogata e distribuita dalla stessa Autorità Nazionale Palestinese. Israele fornisce solo il restante 25% del consumo totale di acqua

- Israele fornisce giornalmente 123 litri di acqua a persona. Qualsiasi altro numero È FALSO. Nel West Bank quindi arrivano 53mln di mc l’anno. Oltre a questi, Israele fornisce a Gaza altri 5mln di mc di acqua

- L’acqua venduta dalla Mekorot all’Autorità Palestinese è più economica di quella venduta ad Israele stesso. 2.85 shekel (€0.6), contro 4.16 shekel (€0.9). L’acqua erogata ai villaggi ebraici in Cisgiordania, NON VIENE TOLTA da quella distribuita ai palestinesi

- I problemi che le famiglie palestinesi devono affrontare per la mancanza d’acqua, sono causati dalla CATTIVA MANUTENZIONE delle centrali idriche da parte dell’Autorità Palestinese

- I problemi politici tra Israele e ANP assolutamente non condizionano la gestione delle risorse idriche e la MEKOROT GARANTISCE ACQUA ai palestinesi 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. In ogni caso, in merito alle risorse idriche, Israele e ANP seguono gli accordi firmati reciprocamente a Washington nel 1995

- La Mekorot e Israele organizzano corsi di formazione per i professionisti palestinesi del settore e i rapporti tra ANP e Mekorot sono ottimi: hanno in piedi una decina di progetti comuni

PER QUESTO TI CHIEDIAMO DI APPOGGIARE L'ACCORDO TRA LA MEKOROT E L'ACEA. Ne guadagneranno i cittadini di Roma che avranno un fornitore competitivo e al tempo stesso si darà un contributo concreto alla normalizzazione tra Israele e Palestina. Boicottare Israele significa danneggiare i palestinesi stessi. PRIMA DI BOICOTTARE, PENSA. PRIMA DI BOICOTTARE, INFORMATI.
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Messaggioda Berto » sab mar 04, 2017 8:11 am

“Boicottare Israele”. Il Consiglio degli studenti universitari di Torino approva la mozione
Primo caso in un'istituzione accademica italiana. Il rettore Ajani: “Gli accordi con Technion non riguardano attività per l’uso militare delle tecnologie”
di JACOPO RICCA
02 marzo 2017

http://torino.repubblica.it/cronaca/201 ... -159581676

Gli universitari di Torino scelgono il boicottaggio di Israele e del Technion, l'università di Haifa finita più volte nel mirino dei militanti pro Palestina. Con una mozione dura, votata a maggioranza (16 favorevoli e 5 contrari), il Consiglio degli studenti ieri ha chiesto che il rettore Gianmaria Ajani "receda agli accordi attualmente in vigore con il Technion" entro la metà di aprile. La richiesta, che per essere valida dovrà essere votata da Senato accademico e consiglio d'amministrazione, è la prima ad essere approvata da un organo istituzionale di un ateneo italiano. Nel testo si sostiene, citando Amnesty International, che lo "Stato di Israele abbia deliberatamente colpito obiettivi civili e si sia reso responsabile di crimini di guerra durante l'attacco condotto nell'estate 2014 contro Gaza". E gli studenti sposano la campagna di Bds, cioè boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele e le sue istituzioni.

Un voto che arriva proprio nella settimana di sensibilizzazione sull'argomento organizzata dagli universitari del collettivo "Progetto Palestina" che da anni si battono contro questo tipo di accordi: "Siamo soddisfatti e speriamo che questo sia un primo passo e che anche altri atenei seguano questo esempio", commentano. Tra i sette punti approvati nella mozione, si chiede di stracciare la collaborazione con il Technion che già negli anni scorsi aveva suscitato polemiche, e contro cui sono state raccolte centinaia di firme tra docenti e studenti di molte università italiane. Ma si invita anche l'ateneo "a prendere pubblicamente posizione contro le violazioni per parte israeliana della legislazione internazionale e della Dichiarazione universale dei diritti umani e a non intessere più relazioni con tutti quei soggetti che contribuiscano o traggano beneficio dalle violazioni israeliane e dai loro contatti con le forze armate di quel Paese".

Il rettore Ajani conferma che se la presidente del Consiglio Studenti, Irene Raverta, porterà la questione agli organi centrali questa verrà discussa, ma ribadisce: "La cooperazione che abbiamo noi con il Technion è stata approvata dalla maggioranza di Senato e Cda e gli accordi stipulati non coinvolgono attività legate all'uso militare delle tecnologie, né la violazione dei diritti umani ". Il tema potrebbe essere già calendarizzato nelle sedute previste tra un paio di settimane: "Il Technion è uno degli istituti più coinvolti nella progettazione di tecnologie usate contro il popolo palestinese - spiega spiega Raverta, presidente espressione della lista di maggioranza Studenti Indipendenti - Abbiamo scritto la mozione con il coordinamento Studenti contro il Technion se fosse approvata dall'ateneo saremmo la prima università italiana ad assumere una posizione politica sul tema del conflitto israeliano-palestinese". Di tutt'altra opinione Luca Scudeler, portavoce di Obiettivo Studenti che si è opposto alla mozione: "Boicottare una comunità accademica popolata da studenti nostri coetanei equivale ad isolarla, impedendo alle future generazioni di israeliani di crescere e portare un contributo diverso rispetto a quella attuale sul conflitto in atto".
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Messaggioda Berto » dom mar 05, 2017 10:18 pm

SE ISRAELE CADE, CADE ANCHE L’EUROPA
Padre Gabriel Naddaf
https://gatestone.eu/europe-israel

Un anno dopo la Guerra dei Sei Giorni, il filosofo statunitense Eric Hoffer scrisse questo breve paragrafo:

"È sufficiente immaginare cosa sarebbe successo la scorsa estate se gli arabi e i loro sostenitori russi avessero vinto la guerra, per rendersi conto di quanto sia vitale la sopravvivenza di Israele per l'America e l'Occidente in generale. Ho un presentimento che non mi lascia in pace: quello che succederà a Israele, succederà anche a tutti noi. Se Israele dovesse perire, l'Olocausto si abbatterà su di noi."

Al giorno d'oggi, la caduta di Israele avrebbe effetti molto profondi sul già sfilacciato tessuto sociale dell'Europa e sulla sua sicurezza strutturale. Ora più che in qualunque altro momento della storia, la caduta di Israele spingerebbe sull'orlo anche l'Europa.

L’argomento Israele è in grado di trasformare anche i musulmani europei più apparentemente integrati in ideologi isterici con la bava alla bocca che scagliano accuse di crimini di guerra e genocidio, mentre intanto urlano che bisogna uccidere gli ebrei.

Ora, cosa succederebbe alla psiche islamica se cadesse il suo nemico più odiato e con la maggior potenza militare pro-capite, oltretutto nell’indifferenza dei suoi alleati occidentali? La psiche islamica non si limiterebbe alla gioia. L'esatto opposto del disfattismo si impossesserebbe di lei, proprio come successe ad Artù quando estrasse Excalibur dalla roccia. E questo sentimento non si limiterebbe agli islamisti.

In ogni battaglia, lo slancio psicologico è una battaglia già vinta a metà. E la distruzione di Israele fornirebbe esattamente questo slancio. Darebbe all’islamismo europeo e a tutte le altre forme di eversione islamica uno slancio psicologico senza precedenti, e una rinnovata fede nella divinità e verità della loro dottrina.
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Messaggioda Berto » lun mar 06, 2017 8:43 pm

Rabbi Sacks contro il movimento BDS: "Se vi interessano i diritti, trovate un altro modo"
05/03/2017

http://www.linformale.eu/rabbi-sacks-co ... altro-modo

La campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele è pericolosamente sbagliata, perché sotto sotto è un tentativo di delegittimare Israele come preludio alla sua eliminazione. Nessun ebreo e nessuno interessato ai diritti umani può stare a guardare e aspettare cosa succeda. Oltre a ciò, si danneggiano le stesse persone che si intende aiutare, prolungando la situazione alla quale si cerca di porre fine, e tutto questo porta a commettere errori in nome dei diritti. Sostengo il diritto dei palestinesi ad un loro stato e il diritto dei bambini palestinesi ad un futuro di dignità e speranza. Ma la campagna BDS non raggiungerà nessuna di queste cose. Lasciate che vi spieghi il perché. I diritti umani sono i diritti che abbiamo perché siamo umani. Essi o sono universali o non sono nulla. Quindi il test di qualsiasi movimento a sostegno dei diritti umani è: sono davvero universali o è una questione di diritti per alcuni, ma non per altri.

Se il movimento BDS fosse davvero interessato ai diritti umani, i suoi sostenitori starebbero protestando contro la violazione dei diritti umani nei paesi di tutto il Medio Oriente, in Africa e in tutto il mondo. Starebbero manifestando contro le barbarie dell’ISIS. Farebbero una campagna contro l’abuso dei diritti umani da parte di Hamas a Gaza. Ogni nazione può essere citata al tribunale dei diritti umani, ma in un mondo inondato di violazioni dei diritti umani, concentrarsi su una sola nazione – tra l’altro, l’unica efficace democrazia in Medio Oriente – appare non come una campagna per i diritti umani, ma una campagna contro il diritto di esistere di Israele. È infatti l’ultimo capitolo di un costante tentativo che mira proprio a questo. Nel 1948, nel 1967 e nel 1973, i nemici di Israele hanno cercato di distruggerlo militarmente, con la guerra, e hanno fallito. A partire dal 1973, con il boicottaggio arabo, hanno cercato di distruggerlo economicamente, e hanno fallito.

Nel 1975, con la famigerata risoluzione delle Nazioni Unite “sionismo è razzismo”, hanno cercato di distruggerlo politicamente, e hanno fallito. Dal 1994 al 2002, con una campagna di attentati suicidi, hanno cercato di distruggerlo psicologicamente, e hanno fallito. Ora, attraverso la campagna BDS, stanno cercando di delegittimarlo moralmente. Anche questo non riuscirà, ma è grave. BDS si basa su una pericolosa bugia: che Israele è una presenza coloniale in Medio Oriente. Non è niente del genere. Il collegamento ebraico con la terra d’Israele risale all’incirca al doppio del tempo della storia del cristianesimo ed è tre volte più lungo della storia dell’Islam. Gli ebrei sono l’unico popolo nella storia ad aver stabilito uno stato nazione, nella regione, l’unica nazione che lì è stata sempre presente. E perché Israele è il solo stato ebraico al mondo, e l’unico Stato il cui diritto di esistere è stato costantemente messo in discussione, la campagna contro di esso è visibilmente l’ultima mutazione del più antico tipo di odio al mondo: l’antisemitismo. BDS non riuscirà perché quando le persone cercano di porre fine ad un conflitto, concentrandosi su una sola parte di quel conflitto, non lo faranno cessare. Loro lo perpetuano.

Ci sarebbe potuto essere uno stato palestinese nel 1947 con il voto delle Nazioni Unite per la partizione; nel 1948, quando è nato il moderno Stato di Israele; nel 1967 dopo la guerra dei sei giorni; nel 2000 a Camp David; nel 2001 a Taba; nel 2007 sotto Ehud Olmert; e da allora. In ogni caso Israele ha detto di sì, offrendo terra in cambio della pace, ma la leadership palestinese ha detto di no. E anche quando Israele si ritirò unilateralmente dal territorio come dal Sud del Libano nel 2000 e dalla Striscia di Gaza nel 2005, lo spazio è stato subito riempito da organizzazioni terroristiche – Hezbollah e Hamas – dedicati alla distruzione di Israele. In poche parole, la campagna BDS ritarderà, rinvierà e metterà in pericolo la stessa possibilità di uno Stato palestinese, prolungando la sofferenza a cui si cerca di porre fine. Questo perché travisa il conflitto come un gioco a somma zero: o Israele vince e palestinesi perdono, o i palestinesi vincono e Israele perde. Ma il conflitto non è un gioco a somma zero. Con la guerra e la violenza entrambe le parti perdono. Con la pace e la sicurezza entrambe le parti vincono. Se davvero abbiamo a cuore i diritti dei palestinesi, allora dobbiamo prenderci altrettanto cura di quelli degli israeliani. I diritti sono universali o non sono nulla, e se sono semplicemente una forma nascosta di odio, allora non diventano diritti, ma torti. Qualsiasi movimento per i diritti umani o per la pace o per la giustizia deve essere equo per tutte le parti; riconoscere i diritti di tutte le parti; ottenere l’accordo di tutte le parti; conquistare la fiducia di tutte le parti.

La campagna BDS, che cerca di intimidire e mettere a tacere l’altra parte, fallisce in questi test; ed è il motivo per cui tutti coloro a cui interessa la nostra condivisa umanità devono trovare un altro modo, e migliore.

(Traduzione di Diego Ibrahim Manca)
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Messaggioda Berto » lun mar 20, 2017 8:52 pm

ISRAELE: ARRESTATO IL FONDATORE DEL BDS PER AVER EVASO 700.000 DOLLARI CON LA COMPLICITA' DI RAMALLAH
https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... 4018023290

È stato arrestato e poi rilasciato su cauzione, Omar Barghouti, il fondatore del Boycott, Divestment and Sanctions (BDS https://www.facebook.com/Boycott-Divest ... 3011869901 ) Movement, accusato di aver nascosto al fisco israeliano 700.000 dollari guadagnati tra il 2007 e il 2017. Il denaro proviene dalla sua attività di direttore del National Computing Resources, una società con sede a Ramallah, che commercia e affitta bancomat, e l'evasione sarebbe avvenuta grazie alla complicità dell'Autorità Nazionale Palestinese. I soldi, depositati in un conto di Ramallah, comprenderebbero anche i guadagni di alcuni tour mondiali che Barghouti ha effettuato come leader del BDS, così come i diritti d'autore di alcuni suoi scritti.

Omar Barghouti è nato in Qatar, ha la cittadinanza palestinese
e attualmente risiede nella città israeliana di Akko, dove vive con la moglie arabo-israeliana, grazie alla quale ha ottenuto la residenza permanente in Israele. Le autorità israeliane lo hanno rilasciato tramite il pagamento di una cauzione, ma per ora gli hanno proibito di lasciare il Paese. Alcune carte di credito e ricevute trovate nel suo appartamento, pare che attestino la veridicità delle accuse mosse contro l'attivista del movimento antisemita.

Barghouti ha lanciato la campagna di boicottaggio di Israele nel 2005, ma molto spesso il movimento ha preso di mira anche ebrei non israeliani, come nel caso del cantante americano Matisyahu, togliendo così la maschera dell'antisionismo, per mostrare il vero volto antisemita di questi attivisti. Tra le citazioni di Barghouti, vi è quella del 2013 in cui sosteneva che "stiamo assistendo alla rapida scomparsa del sionismo, e nulla può essere fatto per salvarlo", così come l'anno successivo dava il suo appoggio al terrorismo palestinese (anche qui scoprendo la maschera), con queste parole: "I palestinesi hanno il diritto di fare resistenza con ogni mezzo, compresa la resistenza armata".

Un'altra dimostrazione, questa, di quanto convenga il business della "causa palestinese" e della delegittimazione di Israele. Tanti soldi e anche a nero.
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