Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » ven mag 23, 2014 8:56 pm

Arcobalen, baleno, balenar, baluxene, barlume, barbajo, abajo/abbaglio, bagliore, balugicare, lume, luxe, bianco, ...
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Alba, albore, albeggiare, albeggio, *albagio, *albaglio, abbaglio, abbagliare, abbagliaggine, bagliore, balucare, balliore, pallore, balucinare, baluginare/sbaluginare, *abballucare, albino, borea e boreale, luxe, luxore/lucore, lucicore, luxigante, luccicare/luxigar/xluxegar, luce, lucignolo, lume, lumicino, ... lanpo, lanpion, lanpada, ...
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Fiamma, flavo, fulvo, blao/blù, ...

Bałeno, lanpo, foulmene, saeta, folgore, dardo, s-ciantixo, ...

Bianco, blanko, black, blitz, ...

Aureola, aurora, aurum/oro, ...


Lume
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » ven mag 23, 2014 8:58 pm

Arcobaleno, arcoçeleste, regenbogen, rainbow, arcoiris. ...

Arcobaleno
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=40811

http://it.wikipedia.org/wiki/Arcobaleno
L'arcobaleno è un fenomeno ottico e meteorologico che produce uno spettro quasi continuo di luce nel cielo quando la luce del Sole attraversa le gocce d'acqua rimaste in sospensione dopo un temporale, o presso una cascata o una fontana.
Visivamente è un arco multicolore, rosso sull'esterno e viola sulla parte interna, senza transizioni nette tra un colore e l'altro. Comunemente, tuttavia, lo spettro continuo viene descritto attraverso una sequenza di bande colorate; la suddivisione tradizionale è: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto. Esso è la conseguenza della dispersione e della rifrazione della luce solare contro le pareti delle gocce stesse.
In rari casi un arcobaleno lunare, o notturno, può essere visto nelle notti di forte luce lunare. Ma, dato che la percezione umana dei colori in condizioni di poca luminosità è scarsa, gli arcobaleni lunari sono percepiti come bianchi.

Arcus e Iris
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... e-iris.jpg



L’arco çełeste o arcobałen el ponte kel łiga ła tera e el çeło:

http://it.wikipedia.org/wiki/Arcobaleno
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http://fr.wikipedia.org/wiki/Arc-en-ciel
http://ca.wikipedia.org/wiki/Arc_de_Sant_Mart%C3%AD

http://pl.wikipedia.org/wiki/T%C4%99cza
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http://de.wikipedia.org/wiki/Regenbogen
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http://en.wikipedia.org/wiki/Rainbow
http://da.wikipedia.org/wiki/Regnbue

http://ro.wikipedia.org/wiki/Curcubeu


Simbologia dell’arcobaleno
L'arcobaleno è presente nel pensiero mitico-religioso di vari popoli antichi con diversi significati.
http://crf.uniroma2.it/wp-content/uploa ... ologia.pdf

! Biblico dove l’arcobaleno è “la firma” del patto che Dio strinse con Noè, Dio traccia nel cielo l'arcobaleno come segno dell'alleanza stretta con gli uomini, per evitare che sull'umanità si abbatta un altro diluvio

! Egiziano sono le sette stole di Iside

! Babilonese, era rappresentato dalla collana di Ishtar tempestata di pietre iridate

! Scandinavo era un “ponte divino”, gettato a connettere il cielo e la terra, il suo nome era Bifröst. E’ anche presente il motivo della rottura del ponte, quando i figli di Mùspell verranno, guadando i fiumi tempestosi, a combattere contro gli dèi; quel giorno il mondo intero arderà nel fuoco ed il ponte BIFROST andrà in pezzi

! Nella mitologia hindu la dea Maya creò il mondo da sette veli dei colori dell’arcobaleno
lama di un rasoio per gli empi. Lo stesso ponte compare davanti ai mistici durante il viaggio estatico verso il cielo. (Dinkart, IX, xx,3; Videvdat, III,7)

Gli iraniani chiamavano questa via nel sacro Zend-Avesta, il Ponte Cinvat, via dell'anima che nell'estasi ('esco (fuori) di me'), giungeva fino alle «luci supreme» (Yasna, 19:6). L'arcobaleno come ponte era l'intermediario fra la pura luce indistinta, natura primordiale dell'uomo e di tutte le forme materiali, e il mondo degli elementi.

! Il nascondiglio segreto del leprechaun irlandese per la sua pentola di oro si dice si trovi alla fine dell'arcobaleno (la quale è impossibile da raggiungere).



http://de.wikipedia.org/wiki/Regenbogen

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viewforum.php?f=120

Bifröst

http://it.wikipedia.org/wiki/Bifr%C3%B6st

Bifröst (o anche Bilröst) è, nella mitologia norrena, il ponte dell'arcobaleno, che unisce la terra alla dimora degli dei, Ásgarðr. Assai robusto, ogni giorno gli dei lo percorrono per riunirsi a consiglio. È formato da tre colori, tra i quali il rosso è in realtà fuoco che arde. Il suo nome significa probabilmente "via tremula" o "via dei colori".
È chiamato anche Ásbrú, "ponte degli Æsir". Così viene citato nel poema eddico Grímnismál:

(NON)

« Askr Yggdrasils,
hann er æztr viða,
en Skíðblaðnir skipa,
Óðinn ása,
en ióa Sleipnir,
Bilröst brúa,
en Bragi skálda,
Hábrók hauka,
en hunda Garmr. »

(IT)

« Il frassino Yggdrasill
è il migliore tra gli alberi,
Skíðblaðnir tra le navi,
Óðinn tra gli Æsir,
e tra i cavalli Sleipnir,
Bilröst tra i ponti
e Bragi tra gli scaldi,
Hábrók tra i falchi
e tra i cani Garmr. »
(Edda poetica - Grímnismál - Il discorso di Grímnir XLIV)


http://en.wikipedia.org/wiki/Bifr%C3%B6st
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Ponti d’Ouropa
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... Y3c3M/edit
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » ven mag 23, 2014 8:58 pm

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baleno,
s. m. ‘folgorio prodotto dalla luce su una superficie lucida’ (prima metà sec. XIII, Ugieri Apugliese).
Locuzioni:
in un baleno, fig. ‘in un attimo’ (av. 1484, L. Pulci).

Derivati:
balenare,
v. intr. ‘lampeggiare’ (1282, Ristoro), ‘splendere all'improvviso’ (av. 1321, Dante), fig. ‘apparire subitamente’ (1822, I. Pindemonte),
balenio,
s. m. ‘atto del balenare continuo’ (1857-58, I. Nievo).
Forse tutti da balena, che nel piem. della Val Soana vale anche ‘baleno’, come baleno può valere ‘balena’, già, secondo il Berg. Voci, in S. Gregorio volgar., sec. XIV; cfr. 1835, G. Belli: osso-de-bbaleno, son. 1628, e pesce baleno; parallelamente il provz. e il lomb. dalfì designano tanto il ‘delfino’, quanto il ‘lampo’, e così il sardo icru marinu ‘vitello marino’ e ‘lampo’. Su questo punto molti studiosi si trovano d'accordo: V. G. Rohlfs in ZrPh LXVIII (1952) 294-299, che rigetta particolarmente la proposta di K. Heisig (RF LXVII [1950] 75-76) di una der. di balenare da *belenare, cioè il ‘lampeggiare’, come opera del dio gallico del sole Beleno, solo successivamente modificato in balenare per interdizione linguistica del diretto accenno alla divinità. La questione è stata complessivamente ripresa e, diremmo, risolta con l'equivalenza ‘(guizzare del) lampo’ < ‘(guizzare dell') animale marino’ dal Bambeck 116-123, ma il LEI IV 508-70 non abbandona l'aggancio alla base preromana *bal-/*bel- ‘lucente’. V. dello stesso autore, altri elementi d'appoggio in ZrPh LXXVII (1961) 331-333.
Bibliografia:
Gli elementi essenziali in IL I (1974) 141-147 (G. Frau), fra cui, oltre ai citati, l'art. di G. Alessio, The Problem of Balenare, in “Word” VII (1951) 21-42.

bagliore,
s. m. ‘luce subitanea che abbaglia’ (av. 1400, F. Sacchetti).
Vc. di orig. discussa, anche se si fa, in ogni modo, risalire al lat.: ma variu(m) ‘vario’ è foneticamente difficile e *baliu(m) (da un incrocio fra badius ‘baio’ e il gr. phaliós ‘splendente’) è piuttosto complicato, pur spiegando il den. abbagliare. Il LEI IV 1039-1040, scartate altre ipotesi, sceglie “un preromano *balyo- ‘lucente’, forse di origine celtica”. L'allargamento in -ore è dovuto al suff. proprio degli astri.

baluginare,
v. intr. ‘veloce apparire e sparire di cosa o persona’ (balugginare: av. 1756 (LN VIII [1947] 68) e av. 1767, I. Nelli, ambedue fonti – si noti – senesi, anche se poi il Fanf. Tosc. dichiara balugginare comunissimo a Pistoia; baluginare: 1865, TB), fig. ‘presentarsi alla mente in modo rapido e confuso’ (1920, A. Soffici).
La vc. – assieme a balùggine (che i vocabolari riportano senza attest. e il TB ignora) – sembra appartenere alla famiglia di luce, ma la documentazione, prevalentemente moderna, pone non pochi dubbi sulla sua diretta der. lat., anche se posta su altre basi: *bal- per il Voc. Acc., *baluga per il DEI (ma G. Alessio ha, poi [RLiR XVIII (1955) 19] cambiato idea, preferendo il lat. albugine(m) ‘macchia bianca dell'occhio’, che starebbe anche alla base della loc. fior. aver le lubégine ‘aver le paturne, aver le lune’), *baluce × caliginare per Devoto Avv., che supererebbe così il forte scarto semantico (“Romania” LXXIII [1952] 523), *lucinare per Migl. della St. lin. 23, ma incerto nel Migliorini-Duro, bis- *lucinare nel VEI. V., comunque, il VDSI, *balluc- (con var.) per il LEI IV 909-910.

luce,
...
Lat. luce(m) ‘luce’, e, più intensamente, la ‘luce del giorno’ e il ‘giorno’ stesso di amplissima estensione indeur. col sign. primitivo di ‘brillare’. Molti allargamenti semantici sono di epoca ant., altri mod. e contemporanei. “Invece la metonimia luci: occhi ..., sebbene usata spesso dal Petrarca, risale fino al latino ed era nel volgare piuttosto comune tanto da trovarsi anche nelle poesie popolareggianti dello stesso Poliziano” (Poliziano Stanze 118).

lume,
...
Lat. lumen, dalla rad. indeur. *luc- ‘splendere, brillare’ che nel lat. dei Vangeli si pone come sin. di ‘luce’ (AGI XXI, 1927, 79). Alcuni esiti dial. it. presuppongono anche un f. illa lumen (G. Rohlfs, in Studi Schiaffini II 945). Nel secolo dei lumi si vede chiaramente il calco dal fr. siècle des lumières, ma anche in altri impieghi lume, pur ant. parola it., rispecchia l'uso settecentesco fr. (cfr. un paio d'es. nel Magalotti Rel. 47 e 250; V. anche Serianni Norma 182). Lumiera (anche lumera ‘luce’ nella Scuola poetica sic.: BCSFLS II, 1954, 100-101) risale pure al lat. luminare, passando, però, attrav. il fr. lumière (provz. ant. lumera) ‘lampada a mano, candeliere’, ‘luce’ (dal sec. XII). Luminare è dell'antichità class. col senso di ‘apertura per far luce’ e come ‘abbaino’ s'incontra spesso nei dial. it. sett. (ID XIII, 1937, 80 n. 1 e 124), mentre nel lat. della Chiesa ha sviluppato il sign. di ‘astro’, usato anche dai poeti it. del sec. XIII, come B. Latini e C. Davanzati (Zürcher 183). Il collettivo luminaria è già doc. col lat. mediev. (700 ca.) nel sign. di ‘luci portate nella processione di un santo’. Per essere al lumicino V. la spiegaz. tradiz. ss. vv. allampanato e candela (ripetuta anche da Fanf. Tosc. e già proposta nelle Note al Malmantile (1688): “Essere al lumicino. Vuol dire esser in estremo di vita; e viene dall'uso, che è nello Spedale di S. Maria Nuova di mettere un piccolo lume a un Crocifisso al letto di coloro, che sono agonizzanti. Si dice ancora: esser alla candela”. Si può ricordare anche l'altra spiegaz.: “chi assisteva il moribondo, per sincerarsi se era morto o viveva ancora, gli accostava un lume o una candela alla bocca per vedere se respirava, nel qual caso il respiro faceva tremare la fiamma”, C. Lapucci, ‘Per modo di dire’, Firenze, 1969, p. 169). Però, a favore della precedente spiegaz. si può ricordare il lucchese essere al lumen Christi ‘in fin di vita’, dove lumen Christi è la ‘candelina benedetta che si accende nell'agonia’ (I. Nieri, Scritti linguistici, Torino, 1944, p. 402).

bianco
...
Germ. blank ‘bianco’, orig. ‘lucente’, ma, forse, più esattamente longob. (un cogn. Blanco è doc. in Garfagnana nel 716: Migl. St. lin. 78 in nota) e, forse, applicato per prima al pelame dei cavalli; e, forse, già prima delle invasioni barbariche (SLI XI [1985] 15-16). In molti casi bianco denota l'assenza di qualche elemento, designa, di due situazioni, quella non marcata: voce bianca ‘senza timbro’, notte bianca ‘senza sonno’, matrimonio bianco ‘senza consumazione’, e così via.

barlume,
s. m. ‘luce incerta che non permette di vedere con chiarezza’ (1353, G. Boccaccio; birlume: 1554, M. Bandello), ‘inizio debole e confuso’ (1659, D. Bartoli).
Prob. da lume con il pref. bar- di altre vc. consimili (V. barbàglio; e barbüsí ‘luccicare, scintillare’ nel VDSI).

barbaglio,
s. m. ‘abbagliamento prodotto da luce intensa’ e ‘lampo improvviso di luce’ (1360 ca., Chiose sopra Dante).
Derivati:
barbaglio,
s. m. ‘bagliore intenso e ripetuto’ (av. 1850, G. Giusti).
Poco attendibile l'ipotesi di A. Pézard (“Romania” LXXIII [1952] 523), che lo collega in qualche modo al lat. papilio ‘farfalla’ attraverso il den. barbagliare ‘splendore di luce viva’, che troverebbe il suo esatto corrispondente nel fr. papilloter ‘emettere dei riflessi vivi e tremolanti’ (appunto da papillon ‘farfalla’ = lat. papilione(m)). Piuttosto dal *baglio, che troviamo in abbaglio, bagliore, sbaglio, col pref. bar-.

pallido,
agg. ‘privo del suo colorito naturale’ (palido: av. 1292, B. Giamboni), ‘tenue, scialbo’ (palido ‘color della biacca’: 1305-06, Giordano Quar.), ‘debole, evanescente’ (1871, TB).
Locuzioni:
non aver la più pallida idea di q.c. ‘non saperne assolutamente nulla’ (“Se i più, per esempio, avessero almeno una pallidissima idea di quel che significhi studio delle ragioni supreme delle cose”: 1877, E. De Marchi, Varietà e inediti, Milano, 1965, II 147; una pallida idea: 1905, Panz. Diz.; non avere la più pallida idea: 1969, Passerini Tosi).
Derivati:
pallidezza,
s. f. ‘pallore’ (1344 ca., G. Boccaccio).
Vc. dotta, lat. pallidu(m), da pallere ‘essere pallido’ (d'orig. indeur.). “Pallido: per confuso, tenue, debole, non determinato in senso figurato, è estensione, verosimilmente dedotta dal francese (pale = sans force). Es. una pallida idea” (1905, Panz. Diz.).

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albus, a, um, agg.,
1 bianco (opposto ad ater): alba discernere et atra, distinguere il bianco dal nero, CIC.; espress. proverb.: albus an ater (homo) sis nescio, non so se tu sia bianco o nero = non ti conosco, CIC. e a.; opposto a niger: quae alba sint, quae nigra, dicere, dire quali siano le cose bianche e quali le nere, CIC. Div. 2, 9; vestes albae (bianche), OV.; alba avis, uccello bianco = cosa rara, CIC.; Sisennas, Barros, ut equis praecurreret albis, da superare di larga misura i vari Sisenna e Barri (la velocità dei cavalli bianchi era proverbiale), HOR. Sat. 1, 7, 8; errori album calculum adicere, approvare un errore, PLIN. Ep. 1, 2, 5; album plumbum, stagno, CAES.;
2 pallido: corpore albo, di carnagione pallida, PL. e a.; tacent et albus ora pallor inficit (e un bianco pallore tinge i visi), HOR. Epod. 7, 15;
3 chiaro, sereno: sol albus (chiaro), ENN.; in senso attivo: albus Notus, il Noto rasserenante, HOR. Carm. 1, 7, 15; alba (propizia) nautis stella refulsit, HOR. Carm. 1, 12, 27; fig. albae sententiae, pensieri nitidi, SEN. RH. Contr. 7 praef. 2
[cf. gr. alphós].

baluca, ae, f. e balux, ucis, f.,
sabbia d'oro, IUST.

claro, as, avi, atum, are, 1 tr.,
illuminare: clarabat sceptra, faceva risplender lo scettro, CIC. Div. 1, 21; fig. rendere evidente, spiegare, LUCR. e a.; rendere illustre, famoso, HOR. Carm. 4, 3, 4
[clarus + -o3].
clarus, a, um, agg.,
1 di suoni, chiaro, distinto, squillante; rispetto alla vista, chiaro, lucente, luminoso: claro plangore, con risonanti colpi, OV. Met. 4, 138; claris (risonanti) latratibus, OV. Met. 13, 806; voce clara, con voce chiara (o squillante), CIC.; stellae clarissimae (luminosissime), CIC.; claro vitro, in trasparente vetro, OV. Met. 4, 355; pater omnipotens... clarus... intonuit, Giove tuonò a ciel sereno, VERG. Aen. 7, 142; clarus Aquilo, l'aquilone serenatore, VERG. Georg. 1, 460;
2 fig. chiaro, manifesto, evidente; illustre, famoso, insigne, celebre: res erat clara (manifesta o nota), CIC.; clarus vir, uomo illustre, CIC. e a.; clarus genere, illustre per nascita, LIV.; clarus in aliqua re, segnalato in qualche cosa, CIC.; clarus ex aliqua re o ab aliquid, illustre per qualche cosa, CIC., HOR.; raro col gen.: clarissimus artis eius, il più rinomato in quell'arte, PLIN. 37, 8; populus luxuria clarus (ben noto per...), LIV. 7, 31, 6
[cf. 1. calo].
® App. Ling. 3, famoso
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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » ven mag 23, 2014 8:59 pm

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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » ven mag 23, 2014 9:25 pm

Belanu, o Beleno, divinità protoceltica della luce (dal protoindoeuropeo *bʰel-, luce), uno dei maggiori e più influenti tra gli antichi dèi europei per il quale si eseguivano sacrifici e riti collegati ai solstizi e perciò ai cicli solari dell'anno. Il teonimo Belanu è stato ritrovato su alcune iscrizioni scoperte in Italia nei pressi di Oulx e a Bardonecchia. Alcuni lo hanno accostato al dio Apollo della cultura mediterranea. La sua compagna era Belisma, Dea del fuoco.

http://it.wikipedia.org/wiki/Belanu

Varianti

Belanu viene identificato con numerosi epiteti e varianti appartenenti alle diverse culture e lingue protoceltiche:

Beli
Belus
Belinos
Belinu
Belinus
Bellinus
Belanos
Belanus
Beleno
Belenos
Belenu
Belenus
Belemnos
Belemnus



Etimologia

Belanu probabilmente significa l'equivalente di colui che è luminoso, o il Dio luminoso. L'antichissima radice bel presente in molteplici protolinguaggi, secondo alcune fonti avrebbe il significato trascendentale di apparire dall'altro mondo e/o illuminazione dal mondo degli Dei e successivamente stabilizzatosi in luce[5].
La radice è presente con significato di luce o luminoso in :

bʰel- Proto-Indoeuropeo
bëh- Proto-Nostratico
bah- Proto-Afroasiatico
bʰa- Sanscrito

Bel è altresì il dio primordiale della luce in medioriente, venerato sicuramente dai Sumeri a partire dal VI millennio a.C., e forse ancor prima sin dalla notte dei tempi della preistoria neolitica.

Culto

Adorato dai Liguri, Iberi, Celti continentali ed insulari era noto per la sua influenza sulla luce solare e di conseguenza sull'agricoltura, sulla stagionalità, sulla temperatura, sull'allevamento ed in pratica su ogni attività umana dell'epoca protostorica europea, sovrintendeva persino sull'illuminazione della psiche nell'accezione spirituale e mentale come guida alle innovazioni e invenzioni. Iscrizioni con il suo nome sono state rinvenute a sud dalla Gallia sia cisalpina che transalpina e dall'Illiria fino alle isole britanniche a nord.

Ricorrenze

Alcuni miti celtici sembrano derivare dall'antico culto di questa divinità della luce, come ad esempio la festa rituale di Beltane[6], celebrata in primavera o per l'inizio della stagione luminosa, per ricordare la rinascita del Dio della luce. Durante queste feste i druidi compivano alcuni rituali con falò e fuochi.

Per contro, la ciclica morte del Dio della luce veniva ricordata con feste come Yule o Imbolc, intorno alla fine di dicembre e forse poi divenuto il natale cristiano, con riti corredati da piante sempreverdi (confrontare albero di natale e sempreverde) per sottolineare la simbologia della vita che continua, anche durante la morte della luce nel solstizio d'inverno.

Tradizioni

La tradizione endemica europea di accendere fuochi e falò in occasione di festività primaverili o legate ad equinozi e solstizi è la traccia indelebile degli antichissimi riti legati a Belanu. Viene spesso incontrata questo tipo di festività nelle zone rurali che tipicamente sono più legate alla ciclicità della luce naturale e che più attingono alle tradizioni come queste che affondano radici nella notte dei tempi protostorici se non addirittura preistorici. Per i molti riscontri analizzabili, queste festività dedicate a Belanu potevano essere ciò che poi è stato conosciuto come il Beltane celtico, la festività più importante di queste culture.

Toponomastici

Probabilmente la radice della località italiana Belluno e delle località irlandesi di Belfast, Belleek, Ballyshannon, Belau e Baal Hills, risale allo stesso etimo della divinità ???. Vanno poi ricordati alcuni toponimi come ad es. Beligna, una località a sud di Aquileia (prov. di Udine) in cui sorgeva un santuario di Apollo Belenus, soppiantato col tempo dal culto del santo cristiano Martino. Vale infine la pena rilevare (lo attesta il nome della nazione Bielorussia (Belarus)che significa Russia Bianca o della città di Belgrado Beli=bianco grad=città) la trasposizione luce-bianco propria delle lingue slave. ???

Onomastici
Belan/Belana/Belanu/Belanom è un nome personale sloveno, slovacco, ceco, serbo, croato, dove la radice bel/biel significa bianco (similmente al celtico luce). Negli Stati Uniti d'America Belanus è un nome personale che si posiziona al 45909 posto della popolarità tra i nomi degli abitanti .

Nei fumetti
Il grande pubblico conosce i nomi di Belanu e Belisma anche grazie ai fumetti di Asterix, in cui compaiono molte volte le esclamazioni "Per Belenos!" e "Per Belisama!".

Belìn
L'intercalare belìn, tipico della lingua ligure, comunemente utilizzato dai liguri anche in italiano, sembra che abbia origine dal nome della divinità.
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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » sab mag 24, 2014 7:09 am

Par el studioxo Panòso ła voxe bałeno ła riva da bałena: ???

FRANCESCO BENOZZO - NOMI TOTEMICI DELLA BALENA - IN AREA CELTICA
http://www.continuitas.org/texts/benozzo_balena.pdf

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baleno,
s. m. ‘folgorio prodotto dalla luce su una superficie lucida’ (prima metà sec. XIII, Ugieri Apugliese).
Locuzioni:
in un baleno, fig. ‘in un attimo’ (av. 1484, L. Pulci).
Derivati:
balenare,
v. intr. ‘lampeggiare’ (1282, Ristoro), ‘splendere all'improvviso’ (av. 1321, Dante), fig. ‘apparire subitamente’ (1822, I. Pindemonte),
balenio,
s. m. ‘atto del balenare continuo’ (1857-58, I. Nievo).
Forse tutti da balena, che nel piem. della Val Soana vale anche ‘baleno’, come baleno può valere ‘balena’, già, secondo il Berg. Voci, in S. Gregorio volgar., sec. XIV; cfr. 1835, G. Belli: osso-de-bbaleno, son. 1628, e pesce baleno; parallelamente il provz. e il lomb. dalfì designano tanto il ‘delfino’, quanto il ‘lampo’, e così il sardo icru marinu ‘vitello marino’ e ‘lampo’. Su questo punto molti studiosi si trovano d'accordo: V. G. Rohlfs in ZrPh LXVIII (1952) 294-299, che rigetta particolarmente la proposta di K. Heisig (RF LXVII [1950] 75-76) di una der. di balenare da *belenare, cioè il ‘lampeggiare’, come opera del dio gallico del sole Beleno, solo successivamente modificato in balenare per interdizione linguistica del diretto accenno alla divinità. La questione è stata complessivamente ripresa e, diremmo, risolta con l'equivalenza ‘(guizzare del) lampo’ < ‘(guizzare dell') animale marino’ dal Bambeck 116-123, ma il LEI IV 508-70 non abbandona l'aggancio alla base preromana *bal-/*bel- ‘lucente’. V. dello stesso autore, altri elementi d'appoggio in ZrPh LXXVII (1961) 331-333.
Bibliografia:
Gli elementi essenziali in IL I (1974) 141-147 (G. Frau), fra cui, oltre ai citati, l'art. di G. Alessio, The Problem of Balenare, in “Word” VII (1951) 21-42.

Bałena ente xvare łengoe:
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=57456

http://it.wikipedia.org/wiki/Balena
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http://www.etimo.it/?term=balena
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » sab mag 24, 2014 7:59 am

Bałeno, lanpo, foulmene, saeta, folgore, strałe, ...

dizionario "fulmini" # tradurre "fulmini"
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=27757

afrikaans weerlig
arabo البرق
bielorusso Маланка
bulgaro светкавица
catalano llampec
ceco blesky
gallese mellt
danese lyn
tedesco Blitz
greco αστραπές
inglese lightning
spagnolo relámpago
estone VALGUSTID
persiano رعد و برق
finlandese salama
francese la foudre
galiziano relâmpago
croato munja
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indonesiano kilat
islandese eldingar
italiano fulmini
ebraico בזק
giapponese 稲妻
coreano 번개가
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lettone zibens
macedone молња
malese kilat
maltese sajjetti
olandese bliksem
norvegese lyn
polacco błyskawica
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russo молния
slovacco blesky
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albanese rrufe
serbo муња
svedese blixtnedslag
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turco yıldırım
ucraino блискавка
vietnamita lightning
yiddish בליץ blits
cinese (cina) 闪电
cinese (taiwan) 閃電
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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » sab mag 24, 2014 8:17 am

Bełun

viewtopic.php?f=151&t=676

Belun (etimoloja de Xane Semeran)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... emeran.jpg


Belenus (etimoloja de Xane Semeran)

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 02/218.jpg


Massimino il trace, il dio Beleno e Aquileia
http://www.romaspqr.it/roma/Imperatori/ ... _trace.htm

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... kileja.jpg



No ła raixa etimołojega de Bełun par mi ła xe altra (come Montebeło e Montebełuna):

Sora ła raixa BAL- BEL-

Da:

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1. BAL, BEL, BOL, elevazione, roccia.

La radice BAL, assai diffusa nella toponomastica alpina, entra quotidianamente nel linguaggio parlato senza che i suoi fruitori ne conoscano significato e provenienza. I pochi che tentano di rendersene conto sono portati a collegarla istintivamente a voci analoghe in uso oggigiorno.
Così son nati fantasiosi racconti di balli orgiastici tra creature umane o demoniache.
La zona in cui la radice BAL ha lasciato il maggior numero di composti o di derivati può essere localizzata nelle Alpi Marittime, sia nella contea di Nizza che in provincia di Cuneo, dove balour indica proprio i ripiani su cui si radunavano le masche per ballare.

Cito:
Bal, Balachat, Balacorda, Balafrasse, Balai, Balais,Balan, Balance, Balaor, Balaour, Balapore, Balari, Balart, Balaye, Balbière, Balbins, Balboutet, Balces, Baleis, Balenera, Balet, Balla, Ballan, Ballanfat, Ballaur, Ballavaux, Balòu, Balour, Bals, Balur, Balz, Balzi Rossi, Baou, Baounet, Bau, Bauce, Baude, Baudine, Baudon, Bauds, Baus, Bausses, Bausson, Bousson, Baux.

Spostandosi verso Nord la frequenza di questa radice decresce via via, mentre si fa strada la sua variante BEL.
In effetti già nelle Alpi Cozie e nel dipartimento delle Hautes-Alpes, ma più ancora nell'Isère, in Savoia e nelle Alpi Graie, molte cime rocciose portano il prefisso Bel o Belle.

Alcuni ricercatori hanno interpretato simili toponimi come formati dall'aggettivo bello, confortati dagli archivi medioevali che sin d’allora riportavano tale errata versione.
Per i notai dell’epoca, ad esempio, le grange Beau Serre a Mont-de-Lans (Is.) erano state trascritte in latino come Pulchrum Serrum.

Oggi si chiamano chalets de Bauce (1980 m).
La montagna di Beldina, oggi Bedina, a Lavai (Is.) nella catena di Belledonne, nel XV secolo è registrata Pulchro Dignar. Analogo il caso di Beauvillard (1037 m), elevata frazione di Crots (H.Alp.), scritto Pulchrum Villare.

Fantasie passeggere di pubblici scrivani in vena di perfezionismo, che, per fortuna, non han modificato la tradizione orale.
D’altronde, a ben guardare, i montanari, che conoscevano a fondo il proprio territorio, non si sono mai sognati di chiamare "bello" un torrione di pietra, o un ammasso di rocce, o una cima dagli scoscesi versanti. Piuttosto giudicavano un luogo "buono" o "cattivo" a seconda della sua capacità a produrre.

Côte Belle, a Villar-Notre-Dame (Is.) o il sinonimo Coustobelo, a Sampeyre (CN), non erano certo località belle per i loro abitanti, ma siti ripidi e malagevoli.

Anche i vari Bellachat non nascondono pascoli straordinari; parlando d'uno di essi un vecchio allevatore degli Aravis soleva dire: "se io possedessi soltanto questo, non sarebbe una gran fortuna".
Così è per un Bellatsa valdostano, anch'esso in zona rocciosa ed elevata e per le molte cime denominate Bellavista, Belvedere, per le quali la visione del panorama è un concetto aggiuntosi successivamente, quando ormai era divenuto incomprensibile il vero significato di BEL.

Una precisazione: nel dialetto dell’Alta Savoia o bôe sta per stalla.
I toponimi formati da questa voce sono stati sovente mal trascritti sulle carte; così, anzichè Bôromand o Bô Bornon a S-E di Morzine, troviamo Beauromand e Beau Bornon, che non hanno nulla a che vedere con la radice BEL.

Una conferma che BAL e BEL avevano lo stesso significato ci viene dalla Savoia, dove a Flaines-Arâches (H.-Sav.) si è conservato un Ballachat, sfuggito all’evoluzione di BAL in BEL.
Evoluzione abbastanza recente se nel 1351 Bellecombe, a Sud di Finhaut (Vallese), é ancora scritto Balacomba e se nel dipartimento dell'Isère numerosi Balamon sono stati trascritti in Belmont.

Il fatto che toponimi composti con le predette radici siano assai rari nelle zone di pianura ci conferma l’evidenza del loro significato.

Ed ora un’altra amenità: l’elevato e ripido versante che domina ad Est la frazione Poët di Pelvoux (H.Alp.), si è sempre chiamata Belurio, come dimostrano le carte antiche.

Derivava il nome da BEL, "costa elevata e scoscesa", con l'aggiunta di un participio urio, corrispondente al latino "urere" che significa bruciato o disseccato, voce rimasta anche nel provenzale. "Costasecca" quindi.

L’ultima edizione dell’I.G.N. al 25000, pubblicata nel 1978, ha cambiato il toponimo in Bellevue, probabilmente su segnalazione dei villeggianti della nuova stazione turistica.

Esempio sintomatico del XX secolo, durante il quale siamo passati da una cultura agricola, solidamente radicata al territorio, alla ricerca dell’effimero in cui non trovano più posto gli antichi toponimi.
Una volta reciso dall’uomo il cordone ombelicale allacciato al suo passato sapere, ripristinarlo gli diventa così difficile che preferisce crearsi ex-novo un proprio mondo artificiale.

Ancora una precisazione: i vari Belgard, Bellegarde, Bellevarde, Bellavarda, rappresentano delle tipiche tautologie, ossia ripetizioni di significato con termini diversi, composti come sono da BEL e da GAR o VAR.
(Nota: Su questa interpretazione "tautologica" non sono d'accordo con l'autore, cfr. gli studi di Claudio Beretta e di Mario Alinei).
Altra tautologia ci è offerta da Belmont, sebbene diversa, trattandosi qui della ripetizione dello stesso concetto, ma utilizzando due lingue differenti e lontane nel tempo; una traduzione corretta, involontaria o almeno più viscerale che critica.


Abbiamo anticipato che la ricerca non può limitarsi al solo orizzonte delle Alpi Occidentali.
Tra gli Alemanni del Vallese troviamo i chalets di Bel (2009 m) a Nord di Naters, il villaggio d’altura di Bellwald, 18 km a N-E di Brig, l’alpeggio di Balfrin e la parete rocciosa Balenrot, nella Valle di Saas.
L’Oberland ci propone un Ballenberg ed un Bellenhöchst (notare le tautologie) entrambi nel cantone di Berna.
Sempre nello stesso cantone, ma verso il Giura Svizzero francofono, sommità rocciose son chiamate la Belle Etoile e la Belle Face.

Più a Nord, ancora in Svizzera, c’è la Belchenflue, che anticipa il Belchen della Foresta Nera, per culminare poi nei vari Ballons dei Vosgi e dell’Alsazia e nel Grosser Boll presso Pirmasens, nel Palatinato Renano.
Spostandoci a N-O, uno studio recente ha dimostrato che in una parte della Bretagna il nome Baule era usato fino alla fine del secolo XIX per indicare le dune; da esso deriva La Baule, una delle stazioni balneari più in voga sull’Atlantico.
Lo stesso etimo ha generato la famiglia dei vari Ballac, Ballée, Baloue, Balue, Balut, Baudux, Bauzon, Balduc (tautologia) della Francia Centrale e del Puy-de-Dôme.

Passando all’Italia troviamo in Piemonte numerosi Baldissero (Baussé in dialetto), Belmonte, Rocca de Baldi, Mombaldone.
Il Monte Baldo (altra tautologia) sorveglia dall’alto il Lago di Garda, ed un suo sinonimo la Valle del Brenta.
La Cima di Ball (2893 m), il Col Bel (2436 m), la cresta rocciosa di Belprà (2858 m) si trovano nell’area dolo-mitica.
Il M. Belfiore (1810 m) è una sommità dell'Appennino Toscano.
Il Poggio Ballone fronteggia l’isola d'Elba.

La Serra Balate si eleva a S-E di Agrigento e, sempre in Sicilia, il suo vulcano, l'Etna (3340 m) all’epoca della dominazione araba prese il nome di Mongibello, da djebel = montagna, dove compare pur sempre la nostra radice BEL.

Sardegna e Corsica ce ne offrono altri esempi: il Monte Ballu (861 m) a S-O di Nuoro, Balogna e Belgodere sono villaggi elevati della Corsica, in compagnia dei colli Bellavalle e Belgranaio e della Punta Ballatoio (760 m).

Resta dà dire che lo studioso italiano Trombetti ha trovato in Asia Minore alcuni toponimi analoghi come Balos, Balios, Ballion, Balabios, Beletras ecc. e con lo stesso significato.

Che G. Tuaillon ha recentemente scoperto insperate corrispondenze nel franco-provenzale con un enobel d’un dialetto dell'Ain, usato per specificare qualcosa ben in vista su una cima, e con i modi di dire a bel, am bau, correnti nella catena di Belledonne ed in Valjouffrey, per indicare "in alto".
Da notare ancora che balh venne adoperato anche dai Celti per i loro toponimi nel senso di ripido; mentre invece il Monte Balkan (m 2376) in Bulgaria proviene dal turco bala = alto, elevato.
Etimo derivato a sua volta da un altro ramo “indoeuropeo” (secondo la teoria tradizionale), il persiano, lingua che, insieme al tartaro ed all’arabo, ha dato origine all’idioma turco (coelo de la Turkia e no coelo del Turkmenistan e de altre xenti de la stepa axiatega).
….
Bala- variansa alotropa (endexe de variasion fonolojeghe purpie de xvare aree lenghesteghe ma anca forse de variasion semantega rento ona o pì de ste aree …) de Fala- Falesie (pareti de monte) come Monfalcone, de Pala- come Pale de San Martino e de Mala- come Malapria (Priabona);…
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Arcobalen, baleno, barlume, barbajo, lume, luxe, bianco

Messaggioda Berto » sab mag 24, 2014 8:22 am

Bianco, blanko, black, blitz, ...


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bianco
...
Germ. blank ‘bianco’, orig. ‘lucente’, ma, forse, più esattamente longob. (un cogn. Blanco è doc. in Garfagnana nel 716: Migl. St. lin. 78 in nota) e, forse, applicato per prima al pelame dei cavalli; e, forse, già prima delle invasioni barbariche (SLI XI [1985] 15-16). In molti casi bianco denota l'assenza di qualche elemento, designa, di due situazioni, quella non marcata: voce bianca ‘senza timbro’, notte bianca ‘senza sonno’, matrimonio bianco ‘senza consumazione’, e così via.


http://www.etimo.it/?term=bianco

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... tz-629.jpg
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