Salve,salvo,salvia,ave,salvador,salus,salude,shalom,salam

Salve,salvo,salvia,ave,salvador,salus,salude,shalom,salam

Messaggioda Berto » mar apr 21, 2015 5:40 pm

Salve, ave, salvo, salvia, salvador, salus, salude, saluti, shalom, salam
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Shalom
http://it.wikipedia.org/wiki/Shalom
Shalom (שָׁלוֹם ascolta[?•info] – sefardita/ebraico israeliano: shalom; aschenazita/yiddish: sholom, sholem, sholoim, shulem)) è una parola ebraica che significa pace, completezza, prosperità, ciao, arrivederci o stare bene.
L'espressione può riferirsi sia a "pace" tra due entità (specialmente tra uomo e Dio o tra due nazioni), o al benessere e alla sicurezza di un individuo o un gruppo di individui. La parola si riscontra anche in molte altre espressioni e nomi. Il suo equivalente in arabo è salām, sliem in maltese, shlama in siriaco-assiro e sälam nelle lingue semitiche dell'Etiopia dalla radice protosemitica S-L-M.
La parola shalom deriva dalla radice shin-lamed-mem (ש.ל.ם).

In ebraico, la radice della parola (di solito in un formato a tre o occasionalmente quattro lettere), e a seconda delle vocali che vengono utilizzate, ha diversi significati (che sono pertinenti al significato generale della parola Shalom), come ad esempio: un significato è "intero/completo", un altro può essere il verbo "pagare", di solito in forma imperativa. Il verbo coniugato ha altre varianti degne di nota, come ad esempio: "Hishtalem" che significa "ne valeva la pena" o "Shulam" per "è stato pagato" o "Meshulam" per "pagato in anticipo". Quindi si può scherzosamente dire che "quando è pagato poi c'è pace."
Il termine ebraico shalom è approssimativamente tradotto in altre lingue con "pace" (peace (EN) , paz (ES) (PT) , Paix (FR) , pax (LA) ). Pax in latino significa pace, ma veniva anche usato per indicare tregua o trattato. Quindi, con derivazione dalla definizione e dall'uso latino, la maggior parte dei termini romanzi semplicemente usavano la parola pace per significare tale, e inoltre forniva un'applicazione relazionale (sia che fosse personale, sociale o politica) - uno stato mentale e d'affari. Pace è una parola importante nelle sacre scritture e liturgia cristiane. Eirene, il termine greco corrispondente a pace, significa anche tranquillità e riposo.
Shalom, nella liturgia e nel messaggio trascendente delle Scritture cristiane, significa più di uno stato d'animo, d'essere o di cose. Derivato dalla radice ebraica shalam - col significato di essere sicuro o completo e, di conseguenza, di essere amichevole o di ricambiare – Shalom, come termine e messaggio, sembra incapsulare una realtà e una speranza di completezza per l'individuo, all'interno delle relazioni sociali e per il mondo intero. Completezza sembra essere il centro significativo di shalom, di alcuni derivati dalla sua radice,shalam, in alcuni esempi dei suoi usi nelle Sacre Scritture ebraiche e cristiane, e in alcuni termini omofoni di altre lingue semitiche.


Salām
http://it.wikipedia.org/wiki/Sal%C4%81m
La parola salām "سلام ", in arabo significa "pace", essendo la radice semitica s-l-m legata al significato di "salvezza, salute, pace".
L'espressione forse più conosciuta nei paesi non-arabofoni è as-salām ‘alaykum ("la pace sia su di voi"), che è il saluto che ogni musulmano rivolge, ma equivale all'italiano "ciao" o "buongiorno", e ricevendo in risposta wa ‘alaykum as-salām ("e con voi la pace").
Inoltre l'espressione ma‘a as-salāma ("مع السلامة"), che ha lo stesso significato di arrivederci, viene tradotta "con [te] la salute".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Salve, salvo, salvia, salvador, salus, salude, shalom, salam

Messaggioda Berto » mar apr 21, 2015 5:40 pm

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1. salus, utis, f.,
1 salute fisica, sanità: aliquem ad salutem reducere, guarire uno, CIC.; quod cum salute eius fiat, purché ciò avvenga senza danno della sua salute, TER. Ad. 519;
2 salute, salvezza, conservazione; benessere: civitatium salus, la salvezza degli stati, CIC.; libertatis, rerum salus, la conservazione della libertà, dei beni, CIC.; salutem petere o quaerere, cercare la salvezza, NEP., SALL.; salutem pacisci, patteggiare l'incolumità personale, TAC. Agr. 16; saluti esse alicui, salvare qualcuno, esser utile a qualcuno, CAES., CIC. e a.; alicui salutem dare o ferre o afferre, assicurare o recare salvezza a qualcuno, CIC. e a.; aliquem ad salutem vocare, mettere al sicuro, salvare qualcuno, CIC.; restitutor salutis meae, autore del mio richiamo dall'esilio, CIC.; mezzo di salvezza, scampo: una salus est (con l'inf.), l'unica possibilità di salvezza consiste, LIV., VERG.; salutem reperire col dat., trovare un mezzo di salvezza, un rimedio per..., CIC.; extrema salus, l'estremo tentativo di salvezza, TAC.;
3 saluto: alicui salutem dicere o nuntiare o impertire, salutare uno, CIC.; alicui salutem plurimam ascribere, aggiungere molti saluti per qualcuno, CIC.; salute data redditaque o s. accepta redditaque, scambiatisi i saluti, LIV.; salute aliquem prosequi, accompagnare con augurio di salute il nome di qualcuno, APUL.; secundum salutem, secondo la formula di saluto, LIV.; salutem dicere foro, dare l'addio al foro, CIC. Fam. 7, 32, 2;
4 come termine affettuoso, salvezza mia: quid agis, mea salus?, PL. Cas. 801
[cf. salvus].

2. Salus, utis, f.,
la dea Salute, CIC. e a.; nec Salus (la dea Salute) nobis saluti iam esse potest (ci può ormai salvare), PL. Most. 351; augurium Salutis, augurio della Salute, CIC., TAC. (rito augurale con cui si chiedeva agli dèi se fosse lecito pregare per la salute pubblica).

1. salutaris, e, agg. con comp.,
salutare, salutifero; utile, vantaggioso, favorevole; di cose: ars salutaris, l'arte medica, HOR.; salutares herbae, OV.; salutares litterae, lettere confortanti, che ridanno la vita, CIC.; oratio salutaris, discorso atto a salvare la situazione, LIV.; di persone: salutaris civis, cittadino soccorrevole, CIC. Mil. 20; sost.: pestifera a salutaribus secernere, distinguere le cose nocive dalle salutari, CIC.; tuta et salutaria capessere, rivolgersi a vie sicure e salutari, TAC. Ann. 15, 29, 1; col dat.: quod tibi salutare sit, PL.; corporibus res salutares, cose utili alla salute del corpo, CIC.; con ad e l'acc.: stella ad ortus puerorum salutaris, stella favorevole alla nascita di bambini, CIC. Div. 1, 85; con contra e l'acc.: (herba) salutaris contra anginas, (erba) utile contro le angine, PLIN.; usi partic.: salutaris littera, la lettera A, abbreviazione di absolvo, assolvo, CIC. Mil. 15; salutaris digitus, il dito indice, SUET. Aug. 80
[1. salus + -aris].

salutificator, oris, m., salvatore, TERT. [1. salus + -fico + -tor].

saluto, as, avi, atum, are, 1 tr.,
1 salutare: salutare aliquem (atque appellare, PL.), salutare uno (e chiamar per nome), CIC. e a.; Tironem saluta nostris verbis, saluta Tirone a nome mio, CIC. Fam. 7, 29, 2; salutare aliquem nomine, salutare uno per nome, CIC., TAC.; salutare, acclamare: salutare aliquem imperatorem, acclamare uno imperatore, TAC.; cur ego poeta salutor?, perché mi salutano poeta?, HOR. A. P. 87; di Dèi: adorare: deos salutatum venire, recarsi a far atto di adorazione agli dèi, CIC. S. Rosc. 56; dire salve: sternumentis (var.: sternuentes) salutare, dir salve a chi starnuta, PLIN. 28, 23;
2 far visita di cortesia, recarsi da uno a salutarlo, visitare (come atto di ossequio): venit salutandi causa, venne a farmi visita, CIC.; salutatum introire, entrare a render l'omaggio mattutino, SALL. Cat. 28, 1; agmina salutantium, turba di clienti, TAC.; rendere omaggio all'imperatore: Galbam salutavit, rese omaggio a Galba, SUET.;
3 signif. partic., ricevere visite: mane salutamus domi, CIC. Fam. 9, 20, 3; dire addio: saluto te, priusquam eo, ti do l'addio, prima di partire, PL. Mil. 1339; inchinarsi: salutare plebem, inchinarsi alla plebe, SALL., CIC., LIV.; salvare, Vulg.
[1. salus + -o3].

salvatio, onis, f., salvazione, salute, Eccl. [salvo + -tio].

1. salve, imperat. di salveo;
formula di saluto: salve!, salute!, buon giorno! e sim., anche venerando un dio (salve sancte parens, PROP.); così pure salveto; salutando più persone: salvete: salute a voi!, vi saluto, e sim.; nei commiati: addio!: vale, salve, CIC. (vale atque salve, PL.), addio e sta' sano; come estremo saluto ai morti: salve aeternum mihi, addio per sempre, VERG. Aen. 11, 97; salve supremum (addio per l'ultima volta)... supremumque vale, STAT. Silv. 3, 3, 208.

2. salve, avv.,
in buona salute; prosperamente, bene: quam salve agit Demeas noster?, come sta il nostro D.?, APUL. Met. 1, 26; formula frequente nel linguaggio familiare, spec. nei Comici: satine salve? e satin salve? (anche satin salvae? sott. res), come va? va bene? stai bene?; in buon punto, in tempo: salven advenio, salven arcessi iubes?, arrivo a proposito? che c'è che mi hai fatto chiamare?, PL. Men. 776; quaerenti viro satin salve, al marito che chiedeva se tutto andasse bene, LIV. 1, 58, 7
[salvus + -e].

salveo, es, ere, 2 intr. difett.,
essere in buona salute, star bene: non salveo?, non sto bene?, PL. Truc. 259; nelle formule di saluto:
1 all'imperat. vd. 1. salve, salveto, salvete;
2 iubere aliquem salvere, salutare uno, LIV. e a.; salvere iubeo te bene, ti auguro buona salute, PL.; Alexin salvere iubeas velim, fammi il favore di salutare per me Alessi, CIC.; deum salvere iubent, lo salutano come dio, LIV. 1, 16, 3; salvebis a meo Cicerone, il mio Cicerone (= mio figlio) ti saluta, CIC. Att. 6, 2, 10; mane salvere, vesperi valere dicere, al mattino dire buongiorno e alla sera buonasera, SUET. Galba 4, 4;
3 iubere aliquem salvere, dir «salute» (a chi starnuta), PETR.
[salvus + -eo].


salvo, as, avi, atum, are, 1 tr.,
1 guarire, render sano, GARGIL.;
2 salvare, Eccl.;
3 conservare, AUG.
[salvus + -o3].


salvus, a, um, agg.,
1 salvo, sano, incolume; intatto, intero; di pers.: salvus domum revertor, ritorno a casa in perfetta salute, CIC.; ne sim salvus si..., possa io morire se..., CIC.; salvum in suo genere incolumeque, senza che nulla ne potesse turbare o mettere in pericolo la natura, CIC.; salvos quom peregre advenis, gaudeo, mi compiaccio di vederti ritornare salvo dal viaggio, PL.; gaudeo venisse salvum. Salvan Philumela est?, son lieta che tu sia arrivato sano e salvo. E Fil. sta bene?, TER. Hec. 353; salva Penelope, Penelope intatta, PROP.; abl. assol.: civibus salvis, lasciando salvi i cittadini, CAES.; salvis qui interfuerunt, essendo ancor vivi quelli che furono allora presenti, QUINT. 11, 2, 39; di cose: sana et salva res publica, stato sano e libero da pericolo, CIC.; salva epistula, lettera intatta, CIC. Fam. 7, 25, 1; salvis auspiciis, senza violare gli auspici, CIC. Phil. 2, 84; salva conscientia,
secondo coscienza, SEN. Ep. 117, 1; salva fide, senza mancare alla parola data, CIC. e a.; salva lege, senza violare la legge, legalmente, CIC.; salvis rebus, quando tutto andava bene, CIC.; maiestate salva, senza pericoli per la propria maestà, TAC. e a.;
2 formule di conversaz.: salvus sum, sono salvo, respiro, e sim.; salva res est, va bene, siamo a posto; satin salvae (sott. res)?, va tutto bene?, TER.; vd. 2. salve; salvus sis o sies = salve!, Com.
[cf. gr. hólos].

ave o have, avete, aveto, imper. di 2. aveo,
formula di saluto: salute!, addio!; anche l'inf. avere: Marcus avere iubet, Marco ti invia i suoi saluti, MART. 3, 5, 10; saluto ai defunti: ave atque vale, addio, riposa in pace, CATULL.

2. aveo (haveo), es, ere, 2 intr.,
star bene, usato nell'età classica solo nell'imper. e nell'inf.; vd. ave; simul atque have mihi dixit, appena salutatomi, CAEL. in CIC. Fam. 8, 16, 4; matutinum ave, il saluto del mattino, MART.

aveho, is, vexi, vectum, ere, 3 tr.,

portar via, trasportare: avehere aliquem a patria, condur via uno dalla patria, PL.; sacra avecta in finitimas urbes, cose sacre trasportate nelle città vicine, LIV.; alias in terras a., TAC.; me patriis avectam ab aris (strappata agli altari), CATULL. 64, 132; col solo acc.: quos alias avexerat oras, i quali aveva sospinto su altri lidi, VERG. Aen. 1, 512; (dona) quae domos aveherent, LIV.; il passivo avehi con senso riflessivo = partirsi, andar via (su nave, cocchio etc.): equo avehi, allontanarsi a cavallo, LIV.; ad cohortes avehitur, va alle coorti, LIV. 34, 20, 8; creditis avectos (partiti) hostes?, VERG. Aen. 2, 43
[a- + veho].
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Re: Salve, salvo, salvia, salvador, salus, salude, shalom, s

Messaggioda Berto » mar apr 21, 2015 5:45 pm

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salvo,
agg. ‘che è scampato ad un pericolo, anche grave, senza riportare alcun danno’ (1264, Trattato di pace fra i Pisani e l'emiro di Tunisi),
prep. ‘eccetto, all'infuori di’ (fine sec. XIII, Novellino).
...
Lat. salvu(m) ‘incolume, intatto’ (vc. indeur. di carattere religioso e sacrale ???), coi der. tardi salvamentu(m), salvare, salvatore(m), salvatione(m) e salvificu(m). La loc. in salvo è prob. un'ellissi di in luogo salvo. Salvadanaio, salvagente, salvagocce, salvamotore, salvapunte, salvatacco sono comp. imperativali con danaio (forma antica per danaro), gente, il pl. di goccia, motore, il pl. di punta, tacco. Salvataggio è il fr. sauvetage (1773), da sauver ‘salvare’.

salvia,
s. f. ‘suffrutice delle tubiflorali, con foglie rugose coperte di peluria grigia, fortemente odorose, usate come condimento o in medicina’ (1280-1310, Fiore).
Lat. salvia(m), da salvus ‘sano, salvo’, per le sue qualità terapeutiche.

salve,
inter. che si usa come espressione di saluto augurale (sec. XVI, L. Strozzi; “formola di saluto ospitale, che, rinnovando antica gentilezza, è scritta sul limitare di molte case moderne”: 1905, Panz. Diz. [il DEI data la vc. con Dante, dove però non è stata rintracciata]).
Imper. pr. sing. del v. lat. salvere ‘star bene, star sano’, da salvus ‘sano, salvo’.

ave maria,
s. f. ‘preghiera alla Vergine’ (1275, Soffredi del Grazia), ‘ora del tramonto’ (1353, G. Boccaccio), ‘grano del rosario’ (av. 1704, L. Bellini).
Lat. ‘salve, o Maria’, dal saluto con cui l'angelo Gabriele si rivolse a Maria per annunciarle che sarebbe divenuta madre di Cristo. “La salutazione angelica [Ave, gratia plena ...] con l'inserzione del nome di Maria è stata introdotta nella liturgia già nel sec. VI, divenendo però parola corrente solo nel Medioevo (XII-XIII sec.); l'aggiunta della seconda parte della preghiera è notevolmente più tarda e risale al sec. XVI” (LEI III 2623-2624). L'ora del tramonto è detta così perché in quel momento il suono delle campane invita i fedeli a pregare la Vergine.

salute,
s. f. ‘stato di benessere fisico e psichico dell'organismo umano derivante dal buon funzionamento di tutti gli organi’ (1350 ca., Crescenzi volgar.), ‘salvezza’ (av. 1292, Giamboni Vizi e virtù 102), inter. che si usa come espressione augurale, spec. nei brindisi o a chi starnuta (“Salute, Dio vi salvi, Dio vi aiuti, Maniere che s'usano dire a chi starnuta”: 1829, Boerio, “Modo fam[iliare] d'augurio festoso: Salute e quattrini e un figliuol maschio. - Modo profano, sentendo annunziare la morte d'alcuno: Salute a chi resta. Sottintende l'altre parole d'augurio Buon viaggio. Altra ell[issi] d'augurio migliore. In salute (faccia Dio che ci rivediamo, ci ritroviamo insieme; che l'impresa conducasi a termine). Altro augurio ne' brindisi o fuor di tavola: Salute al tale. Fam[iliarmente] al sentir di taluno che ha fatta una scorpacciata badiale, esclamano: Salute!”: 1872, TB).
...
Lat. salute(m) ‘salute, salvezza’ (da salvus ‘salvo’), coi der. salutare(m) (giunto a noi per via dotta). L'uso di augurare salute! a chi starnuta è ant.: “Cur sternuentes salutamus?” = “Perché diciamo salute a chi starnutisce?” (Plinio Naturalis historia 28, 23). Pare, tuttavia, che il lat. non conoscesse la formula augurale salut- (salus! ‘salute!’) per cui la deriv. postulata da E. Benveniste (Mélanges Spitzer, Berne, 1958, 57-63 e poi in Problèmes de linguistique générale, Paris, 1966, 277-285) del v. delocutivo salutare non è esente da dubbi, apertamente espressi da X. Mignot (in BSLP LXXVI [1981] 327-344) e da F. Letoublon (in BSLP LXXXIII [1988] 89-110). Tra i der. lat.: salutare ‘augurar salute, salutare’, salutatione(m) (giunto a noi per via dotta) e salutiferu(m) (giunto a noi per via dotta). Salutista è il fr. salutiste ‘membro dell'esercito della salvezza (in fr. armée du salut)’. Saluto è dev. di salutare 2; l'uso di chiudere le lettere con espressioni del tipo cordiali saluti e simili è recente (TB), prima si usavano formule più complesse.



http://www.etimo.it/?term=salve
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http://www.etimo.it/?term=salvo
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http://www.etimo.it/?term=salvare

http://www.etimo.it/?term=salvia
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http://www.etimo.it/?term=salute
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http://www.etimo.it/?term=salubre
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http://www.etimo.it/?term=salutare
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Re: Salve, salvo, salvia, salvador, salus, salude, shalom, s

Messaggioda Berto » mar apr 21, 2015 5:46 pm

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Ei/ehi, eilà/ehilà, hello, eia eia alalà, Heil, ...
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heil
A adj
1 (unversehrt) {PERSON} indenne, sano e salvo, illeso
2 bes. norddt (ganz) {GEGENSTAND} intatto, intero, buono fam
B adv:
heil ankommen, arrivare sano (-a) e salvo (-a); etw heil überstehen {UNFALL}, uscire indenne/illeso (-a) da qc; wieder heil zurückkommen, ritornare sano (-a) e salvo (-a).

Heil <-(e)s, ø>
n
1 relig salvezza f
2 (Wohlergehen) Heil (in etw dat) {IM ALKOHOL, IN DER ARBEIT, IM EINFACHEN LEBEN} salvezza f (in qc): sein Heil in etw (dat) suchen, rifugiarsi in qc, trovare riparo in qc; sein Heil in der Flucht suchen, cercare scampo ‹nella fuga›/[dandosi alla fuga]/[fuggendo]
3 interj obs (Gruß) evviva!: Heil dem Kaiser/König!, viva l'imperatore/il re!
* Heil Hitler! hist (offizielle, von den Nationalsozialisten vorgeschriebene Grußformel im Dritten Reich, bei der gleichzeitig der rechte Arm mit der flachen Hand nach oben ausgestreckt wurde); Petri Heil! (Gruß unter Anglern), buona pesca!


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Re: Salve,salvo,salvia,ave,salvador,salus,salude,shalom,sala

Messaggioda Berto » mer apr 22, 2015 7:23 am

Igea Salus

http://it.wikipedia.org/wiki/Salus
Salus era la divinità della Salute nella religione romana. Era la personificazione dello stare bene (salute e prosperità), sia come individuo, sia come Res publica. Era equiparabile alla divinità greca di Igea, benché avesse funzioni differenti.

Evoluzione
Questa divinità con il tempo, andò ad identificarsi nella religione romana, come la Valetudo, divinità della salute personale, derivante dalla divinità greca di Igea. Benché fosse considerata una divinità minore, come la Salus Publica Populi Romani, ebbe un suo proprio tempio alla stessa dedicato, sul colle del Quirinale (inaugurato nel 302 a.C.). Più tardi divenne più di una semplice protettrice della salute personale. Attorno al 180 a.C. furono iniziati dei primi sacrifici in onore, non solo del dio Apollo o di Esculapio, ma anche della Salus. Esisteva, inoltre, una statua della Salus nel tempio della Concordia a Roma. E la sua festività era celebrata nel calendario romano il 30 marzo.
Rappresentazione
La Salus era spesso rappresentata seduta con le gambe incrociate (posizione comune anche alla dea Securitas) ed il gomito appoggiato sul bracciolo di un trono. Spesso, la mano destra teneva una patera (piatto fondo usato nelle cerimonie religiose) per alimentare un serpente, che era avvolto intorno ad un altare. Il serpente si alzava e bagnava la testa fino alla patera. Ogni tanto la sua mano era aperta e vuota, facendo un gesto. A volte il serpente dirigeva il suo sguardo insieme alla dea Salus. A volte non c'era l'altare, ed il serpente era, quindi, avvolto attorno al braccio del suo trono.
Occasionalmente la Salus aveva una verga nella mano sinistra, con un serpente attorcigliato intorno ad esso; a volte la mano destra sollevava una figura più piccola femminile. Più tardi, la Salus fu rappresentata in piedi, che dava da mangiare serpente. Questa divenne la posa più comune nel periodo imperiale: Salus in piedi che afferra saldamente il serpente sotto il braccio, orientandolo verso il cibo che porge su un piatto nell'altra mano. Raramente, Salus è rappresentata con un timone nella mano sinistra (indica il suo ruolo nel guidare l'imperatore attraverso una vita sana). Questo in realtà, apparteneva alla dea

http://it.wikipedia.org/wiki/Igea
Figlia di Asclepio e di Epione (o Lampezia), è la dea della salute e dell'igiene. Nella religione greca e romana, il culto di Igea è associato strettamente a quello del padre Asclepio, tutelando in questo modo l'intero stato di salute dell'individuo. Igea viene invocata per prevenire malattie e danni fisici; Asclepio per la cura delle malattie e il ristabilimento della salute persa.
Nella mitologia romana, Igea viene indicata come Salus o Valetudo, sinonimi, in latino, di (buona) salute.

http://www.romanoimpero.com/2011/04/culto-di-salus.html

http://www.etimo.it/?term=igiene
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http://www.etimo.it/?term=vigore
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http://www.etimo.it/?term=vegeto
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http://www.etimo.it/?term=vegetare
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... eo-613.jpg
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Re: Salve,salvo,salvia,ave,salvador,salus,salude,shalom,sala

Messaggioda Berto » mer apr 22, 2015 7:25 am

Abano e Montegroto (etimoloja e storia)
viewtopic.php?f=43&t=97
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... h4d0E/edit
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Le terme no łe xe na envension dei romani
viewtopic.php?f=90&t=1445

Le terme dei venetici

El łagheto de acoa calda col santoaro de łi ani del bronxo a San Piero al Montagnon:

Spertoałetà de łi nostri avi veneteghi
viewtopic.php?f=24&t=21

Santoaro de San Piero Montagnon (Montegroto Terme):
https://picasaweb.google.com/pilpotis/S ... grotoTerme
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Lagheto Costa de Arcoà
(cusì a dovea esar anca el lagheto de San Piero al Montagnon col santoaro ogan-veneto)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... a-home.jpg

Santuario nell’area tra il Monte Castello e il Colle San Pietro Montagnon - Montegrotto Terme, VII – III secolo a.C.
http://www.aquaepatavinae.it/portale/?p ... 0&recid=13

Nell’area dell’Hotel Terme Preistoriche sono stati rinvenuti numerosi materiali riferibili a un luogo di culto, frequentato assiduamente tra la seconda metà del VII e il III secolo a.C. (età del Ferro) e incentrato su uno specchio d’acqua, ora scomparso, alimentato dall’affioramento di polle d’acqua fumante. Qui, per secoli, i devoti offrivano sacrifici a una divinità delle acque termali, e deponevano sulle sponde ex voto in miniatura, quali vasi di ceramica e statuette di bronzo raffiguranti per lo più cavalieri e cavalli.
Alcuni ritrovamenti attestano che l’area era frequentata anche tra la tarda età del Rame e l’inizio del Bronzo Antico (XXV- XXI secolo a.C.) e l’età del Bronzo Medio (XV – XIV secolo a.C.), senza che se ne possa definire la funzione.


Storia degli Studi

Attorno al 1872, alcuni ritrovamenti fortuiti indussero Pietro Scapin a far scavi nel fondo di sua proprietà, poco distante dalla chiesa di San Pietro Montagnon sul colle omonimo. Solo 180 vasetti e 16 bronzetti, tra gli oggetti allora ritrovati, furono donati nel 1878 ai Musei Civici di Padova dai nipoti dello Scapin; il resto andò distrutto o disperso.
Nel 1892, l’ingegnere Federico Cordenons, nel corso di indagini sistematiche nei terreni Scapin commissionate dalla Città di Padova, individuò un tratto della sponda dell’antico specchio d’acqua, sepolto sotto uno strato di circa un metro di depositi di erosione del Monte Castello. Gli oggetti rinvenuti furono dapprima depositati a Villa Draghi e in seguito dispersi.
Gli scavi sistematici del 1911, voluti dal Soprintendente alle Antichità Giuseppe Pellegrini e condotti da Alfonso Alfonsi nella stessa zona ora di proprietà Braggion, permisero di definire meglio i limiti dello specchio d’acqua e portarono al recupero di migliaia di reperti, vasi e oggetti di bronzo commisti a terra nera, carboni, ossa animali. In soli 12 metri cubi di terra furono raccolti – come annotò il Pellegrini – 3.500 vasi interi; ma i frammenti non raccolti facevano supporre una consistenza originaria tre volte maggiore. I materiali furono depositati al Museo Nazionale di Este, con la denominazione “Fondo Braggion”.
Nel 1954, a seguito di un intervento occasionale come la posa di una magnolia sul lato orientale dell’Hotel Terme Preistoriche, emerse un altro fittissimo accumulo di vasi di varie dimensioni, in seguito dispersi.

Preistoria e Protostoria

Prime frequentazioni.
Sono assai pochi i ritrovamenti che indiziano una frequentazione dell’area sin da tempi remoti. Al periodo tra 2.400 e 2.100 a. C. (tarda età del Rame e inizio dell’età del Bronzo Antico), infatti, risale un pugnale in selce, che potrebbe essere messo in relazione con lo “straterello archeologico” ricco di carbone, individuato nel 1892 e senz’altro più antico del santuario. Come nell’area archeologica di via Neroniana, ciò attesterebbe per l’età del Rame una frequentazione non stanziale, ma legata a singoli episodi, come battute di caccia.
Tra XV e XIV secolo a. C. (età del Bronzo Medio-Recente) si data il frammento di un manico di vaso in ceramica, forse da mettere in relazione con alcuni pali di quercia, rinvenuti nel 1911 infissi in corrispondenza del fondo dello specchio d’acqua poi divenuto santuario, inizialmente interpretati come relativi a un’edicola cultuale e invece più probabilmente riferibili ai resti di una palafitta.
Numerosi frammenti di vasi di ceramica databili tra X e IX secolo a. C. (fine dell’età del Bronzo, inizio dell’età del Ferro) fanno ipotizzare per quell’epoca una prima e limitata frequentazione cultuale delle fonti termali.


Il santuario.

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Il santuario, sviluppatosi tra la metà del VII e il III secolo a.C. (età del Ferro), era un luogo in cui il paesaggio naturale, e non una struttura artificiale, doveva costituire il teatro del culto: in particolare lo specchio d’acqua, mosso dalle polle da cui si sprigionavano densi fumi dall’acre odore, fenomeno allora di origine sconosciuta e dunque terrificante. E’ possibile che esistessero elementari recinzioni per scandire gli spazi dei sacrifici e delle cerimonie riservate ai sacerdoti, come nei santuari coevi di Este e Altino. Quanto ai pali di quercia rinvenuti al centro dello specchio d’acqua, è probabile che appartenessero a una palafitta più antica piuttosto che a un’edicola dedicata alla divinità.
Per secoli, sulle sponde di questo “laghetto” si avvicendarono i devoti compiendo riti per i quali l’acqua termale doveva rivestire un ruolo di primo piano. Offrivano libagioni, usando vere tazze, scodelle e coppe che poi depositavano in dono alla divinità, o dedicando simbolicamente lo stesso tipo di recipienti, ma in miniatura, alcuni modellati seduta stante in modo sommario usando l’argilla del greto del lago. I fedeli di rango sociale più elevato offrivano inoltre statuine di bronzo raffiguranti cavalieri, guerrieri e soprattutto cavalli, ma anche laminette di bronzo incise, frammenti di foglia d’oro e altri piccoli oggetti che, pur visti dai primi scavatori, non vennero raccolti per l’intrinseca fragilità. A giudicare dalla quantità di ex voto rinvenuti nelle pur non esaustive campagne di scavo (il Pellegrini parla di oltre 3.500 vasi rinvenuti, prevedendone almeno “tre volte tanti”), il santuario non solo fu frequentato per secoli, ma anche da un gran numero di devoti contemporaneamente.
Altre cerimonie implicavano offerte di primizie della terra e sacrifici di animali domestici, come il bue e la pecora, simboli dell’allevamento, o selvatici, come il cervo, simbolo dell’attività di caccia: ossi e corna sono state rinvenute infatti in abbondanza, frammiste a terra di rogo. La dedica di cavalli in bronzo sostituiva simbolicamente il sacrificio di tali preziosi animali, per i quali i Veneti erano famosi nel mondo antico.

Il nome della divinità cui era dedicato il santuario ci è ignoto; l’unica iscrizione rinvenuta pare far riferimento ad una divinità maschile, così come di genere maschile è “Aponus”, il dio venerato in questi luoghi in età romana, forse erede della divinità termale dei Veneti antichi (no a ghe jera gnaon Deo Aponus, lè na envension dei doti). Data l’abbondanza di cavalli tra gli ex voto, si è anche ipotizzata una qualche affinità con Diomede, l’eroe–dio per eccellenza allevatore di cavalli. ???

Il santuario, lontano da centri abitati, si trova in posizione strategica al confine tra il territorio di Padova e quello di Este. Ma quale dei due centri lo controllava? in base ai caratteri stilistici degli “ex voto” bronzei, alla connotazione maschile della divinità e alla collocazione topografica, si propende decisamente per una competenza patavina. E del resto, nel II secolo a.C., al principio dell’età romana, il comprensorio termale euganeo rientra sotto l’egida patavina: è più che probabile che la scelta della nuova amministrazione abbia ufficializzato una situazione di fatto.
Dopo il santuario.
I materiali più recenti rinvenuti datano al IV – III secolo a.C., poi più nulla. Il santuario venne abbandonato probabilmente per il progressivo esaurirsi dello specchio d’acqua; colmò infine la bassura un colluvio di materiali di erosione provenienti dal Monte Castello. Qualche oggetto di età romana si rinvenne sopra lo strato che sigillò l’area del laghetto (una moneta, qualche frammento di vaso), ma ciò attesta solo una sporadica frequentazione dell’area.

http://www.aquaepatavinae.it/portale/?page_id=102
Diversa appare la situazione nel comparto orientale dei Colli, dove non abbiamo per quest’epoca attestazione di alcun centro urbano quanto meno fino a Padova. Unica eccezione è l’area tra il Monte Castello e il Colle S. Pietro Montagnon a Montegrotto: qui, nel corso del VII secolo a.C., fiorisce un importante santuario, certo connesso allo straordinario evento naturale delle polle d’acqua calde e fredde dalle quali scaturivano densi fumi dall’acre odore, fenomeno senza dubbio terrificante per gli uomini d’allora ed ovviamente attribuito ad una presenza/manifestazione divina.
Il santuario, del quale non conosciamo l’esatta ubicazione ed estensione, fu frequentato dalla seconda metà del VII al IV o III secolo a.C., ma il culto delle acque continuò in epoca romana nel nome del dio Aponus (???), acquisendo una fama pari ai più rinomati centri termali dell’impero.
Se l’appartenenza del comprensorio termale euganeo al “municipium” di “Patavium” è garantita per l’epoca romana dalla presenza di cippi confinari che fissano nei dintorni di Galzignano il limite tra il suo territorio e quello di Este, analoga situazione va prospettata per l’epoca preromana: non solo per la tipologia dei materiali votivi, che rimanda ad officine patavine, ma anche perché è ben accertato in casi simili il rispetto delle precedenti situazioni territoriali da parte del nuovo corso politico. Il santuario di Montegrotto quindi, oltre a rappresentare la prima attestazione certa dell’utilizzo delle acque termali euganee da parte dell’uomo, svolgeva con ogni probabilità anche una funzione politica: quella di santuario di frontiera, di luogo sacro posto come “cuscinetto” tra i territori di pertinenza delle due città-stato di Este e Padova. L’attenzione riservata da Padova alle zone prossime al confine, così come il forte carattere di sacralità attribuito alle acque, ci vengono confermati da diversi altri rinvenimenti del comprensorio termale: la località Feriole di Abano Terme, Battaglia Terme e i versanti del Monte Rua hanno restituito anch’essi materiali votivi di varia tipologia, isolati o in piccoli nuclei.

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Sta ki ła xe ła scrita en łengoa venetega (catà al santoario del Montagnon), ma no ghè nomà gnaon Aponus e no ghè gnaona altra atestasion so eiscrision o xletrane en venetego o en latin ke łe diga de on deo de nome Aponus, ke lè na envension-falbaria de łi doti de łi ani moderni.

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... netega.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... tagnon.jpg


Le scudełe rituałi o coultuałi del Montagnon łe ghe someja a coełe de i bronxeti de devoti catà a Caldevigo:

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La femena de Caldevigo: orante, dea, shamana/saçerdotesa ?
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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