Stramàso, stramazzo, pajon, pagliericcio, cuccia, kuna

Stramàso, stramazzo, pajon, pagliericcio, cuccia, kuna

Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 7:52 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Stràmàso, stramajo, stramazzo, stramaccio

Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 7:52 pm

Materasso

http://it.wikipedia.org/wiki/Materasso
Un materasso è un grande cuscino, normalmente posto su di una rete ancorata ad un letto, su cui dormire o riposare.

Il termine materasso deriva dall'arabo مطرح maṭraḥ, e significa "gettare" e "posarsi su". Durante le Crociate gli europei adottarono il metodo arabo di dormire su di un cuscino poggiato direttamente sul terreno.

Storicamente il materasso è stato imbottito di paglia - da cui il termine alternativo pagliericcio - crine, lana di pecora o altri materiali morbidi. I materassi moderni sono di vari tipi e possono essere costituiti da molle ricoperte di strati più o meno spessi di lana o altri materiali morbidi, oppure composti interamente di lattice di gomma. Esistono poi materassi pieni di aria o di acqua, che servono per usi speciali, adottati particolarmente per i malati lungodegenti, per evitare le piaghe da decubito.

http://en.wikipedia.org/wiki/Mattress
http://de.wikipedia.org/wiki/Matratze
http://ca.wikipedia.org/wiki/Matal%C3%A0s

http://fi.wikipedia.org/wiki/Patja
http://eu.wikipedia.org/wiki/Lastaira
http://is.wikipedia.org/wiki/D%C3%BDna
http://ku.wikipedia.org/wiki/Binrax
http://ro.wikipedia.org/wiki/Saltea

http://la.wikipedia.org/wiki/Culcita (en latin)
cucia, cuccia del can
Culcĭta, tŏrus, seu matracium (a nomine Arabico مطرح maṭraḥ, i.e. locus sternendi) est pulvinus magnus qui totius corporis molliter fulciendi causa in lectum imponitur.

http://vec.wikipedia.org/wiki/Stramasso
El stramaso el xe un grando cusin messo sora a rete del leto par butarse sora e dormire. Na volta el jera enpienà (?) de paja o scartosi de panoce, dapò a se ga scumisià a meterghe dentro lana e altre robe morbide. Deso(?) ghe xè coei a mołe o en goma pena (?) e parfin a acoa. Sti oltimi no łi xe fati par scondar i skei, coei de paja o scartosi sì. Sora el stramaso se mete i nisioi łe cuerte e d'enverno anca a colsara o monega.


http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=29945
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Re: Stràmàso, stramajo, stramazzo, stramaccio

Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 7:53 pm

Stramàso lè on moto ke nol riva da ła voxe materàso e gnanca da coeła araba ...

La voxe veneta stramàso ‘materàso” de i omani el vien dal leto fato de strame de łe bestie en stàla;
el jera dito anca pajon (paglione o pagliericcio en tajan) parké el jera pien o enpenà o enbotio de paja e ła paja ła xe la strama o strame rejna o par eçełensa;
el stramàso el podea esar fato anca de scartosi de formenton/mais/granturco o de canevo o de coton o de fen o de crin de cavalo o de lana, de pene de oke o de arne, de foje, de fevre de coco e de altre piante, ...

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -stala.jpg


Strame, stramàso e stramasar etimoloja

http://it.wikipedia.org/wiki/Strame
Lo strame è una parola che indica genericamente l'erba falciata e seccata, utilizzabile per diversi scopi.
Lo strame è ottenuto come prodotto secondario di diverse colture e da vegetali spontanei.
Se lo strame è stoppia, cioè steli del frumento o di altro cereale che restano nel campo dopo la mietitura, tale erba secca viene utilizzata comunemente come foraggio per il bestiame o come loro lettiera. In quest’ultima funzione possono essere utilizzati anche vegetali meno pregiati.
Come strame possono essere utilizzati, per la realizzazione di molti oggetti tipici della quotidianità rurale, alcuni vegetali che presentano particolari doti meccaniche. L’impiego tipico è, appunto, l’impagliatura delle sedie, la realizzazione di ceste, gerle, borse, vesti per fiaschi, scope e oggetti decorativi di arredamento. La raccolta dello strame, in quest’ultima funzione, è una tradizionale attività di complemento dei lavoratori agricoli.
Lo strame in altra epoca, o ancor oggi in zone del mondo disagiate, ha avuto anche funzione di materiale da costruzione: con esso è possibile la realizzazione di intere capanne o di tetti per edifici in legno o muratura.


http://www.wordreference.com/definizione/strame
strame [strà-me] nome maschile
paglia, erba secca o fieno, usati come cibo o come giaciglio per gli animali.


STRAME
http://www.lessicografia.it/STRAME
Definiz:
Ogni erba secca, che si dà in cibo, o serve di letto alle bestie, come fieno, o paglia.
Lat. stramen. Gr. κάρφη.
Esempio: G. V. 9. 241. 2. La loro pastura è d'erbaggio, o di strame, sanza altra biada.
Esempio: Cr. 1. 12. 5. Proccuri, se lo strame da metter sotto le bestie vi manca.
Esempio: Dant. Inf. 15. Faccian le bestie Fiesolane strame Di lor medesme.
Esempio: Com. ivi: Dice, ch'elli facciano strame per se, cioè paglia.
Esempio: Dant. Par. 10. Che leggendo nel vico degli strami, Sillogizzò invidiosi veri.
Esempio: Franc. Barb. 126. 9. Lassa l'avaro il pan, vive di strame.
Definiz: §. Figuratam.
Esempio: Malm. 4. 2. Ma se due dì del consueto strame I poveracci mai rimangon privi, E basta


http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=21656


Immagine

stramen, inis, n.,
strame, paglia; lettiera per le bestie, VERG.; de canna straminibusque domus, casa coperta di canne palustri e paglia, OV. Fast. 3, 184; coperta da letto, C. AUR.
[sterno + -men].

stramentarius, a, um, agg.,
da strame, CAT.
[stramentum + -arius].

stramenticius, a, um, agg.,
coperto di paglia: casae stramenticiae, capanne di paglia, B. Hisp.; fatto di paglia, PETR. 63, 8
[stramentum + -icius].

stramentor, aris, ari, 1 dep. intr.,
foraggiare, HYG. Fab.
[stramentum + -o3].

stramentum, i, n.,
1 strame, paglia: casae stramento tectae, CAES.; casae stramento arido (paglia) tectae, LIV.; stramenta ac virgulta, HIRT.; lettiera delle bestie, CAT., VARR.;
2 stelo del frumento, VARR., LIV.;
3 basto, gualdrappa, CAES., APUL.
[sterno + -mentum].

stramineus, a, um, agg.,
fatto di paglia, OV.; coperto di paglia: straminea casa, OV.
[stramen + -eus].

strangias, ae, m.,
sorta di frumento in Grecia, PLIN.
[gr.].
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Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 9:45 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 9:47 pm

Cfr. co:

Immagine


Streu <-, ø> f
paglia f; (im Stall) strame m, lettiera f: auf Streu schlafen, dormire sulla paglia.

Stroh <-(e)s, ø> n
paglia f: etw mit Stroh ausstopfen/polstern/umwickeln, impagliare qc
* wie Stroh brennen, bruciare come la paglia; leeres Stroh dreschen fam, parlare a vanvera fam, dire sciocchezze/balle fam; (nur) Stroh im Kopf haben fam, avere stoppa/segatura al posto del cervello fam, avere ‹la testa piena›/[il cervello pieno] di segatura fam; wie Stroh schmecken, non sapere di niente.

Strohballen m balla f di paglia.

strohblond adj
{MÄDCHEN, JUNGE} dai capelli biondo paglia/paglierino; {HAAR} biondo paglia/paglierino, color paglia.

Strohdach n tetto m di paglia/canniccio.

Strohfeuer n: (nur) ein Strohfeuer sein, essere (solo) un fuoco di paglia.

Strohgeflecht n
graticcio m di paglia, paglia f intrecciata; {+ STUHL} impagliatura f.

Strohhalm m
filo m di paglia, fuscello m (di paglia), pagliuzza f; (Trinkhalm) cannuccia f: bei dem Sturm knickten die Bäume wie Strohhalme, durante la tempesta gli alberi si piegavano come (dei) fuscelli
* nach dem rettenden Strohhalm greifen, aggrapparsi a un filo di speranza; sich (wie ein Ertrinkender) an einen Strohhalm klammern, attaccarsi alle funi del cielo; über einen Strohhalm stolpern, scivolare su una buccia di banana.

Strohhut m cappello m di paglia; (für einen Mann) paglietta f.

Strohhütte f capanna f di paglia.

strohig adj {HAAR, MANDARINE, ORANGE} stopposo; {GEMÜSE} legnoso.

Strohmann m
1 (vorgeschickter Beauftragter) uomo m di paglia, prestanome mf
2 Karten (fehlender Mitspieler) morto m: mit einem Strohmann spielen, giocare col morto.

Strohsack m pagliericcio m
* (ach du) heiliger Strohsack! fam obs, o Dio!, o santa Madonna!, o santo cielo!

streuen
A tr
1 (hinstreuen) etw irgendwohin streuen {DÜNGER} spandere qc su qc; {HÜHNERFUTTER, KIES, SAMEN, SAND} spargere qc su qc, gettare qc su qc; {SALZ IN DIE SUPPE} spargere qc su qc: Puderzucker auf den Kuchen streuen, cospargere il dolce di zucchero a velo
2 (gegen Glätte) etw (mit etw dat) streuen {BÜRGERSTEIG, PARKPLATZ, STRAßE MIT SALZ} spargere qc su qc
3 (verbreiten) etw streuen {INFORMATIONEN} spargere qc: etw unter die Leute streuen {GERÜCHTE, INDISKRETIONEN}, diffondere qc tra la gente, far circolare qc
B itr
1 (Streumittel anwenden) spargere sale/sabbia sulla strada
2 (herausrinnen lassen) {SACK, TÜTE} essere bucato; irgendwie streuen: gut/schlecht streuen {SALZFASS, STREUER}, funzionare bene/male; nicht mehr streuen, essere otturato
3 (ungenau treffen) {SCHUSSWAFFE} essere impreciso (nel tiro)
4 med {KRANKHEITSHERD, TUMOR} diffondersi
5 Statistik {MESSWERTE} deviare/scostarsi dal valore medio.

Streuer
m
(Salzstreuer) spargisale m, saliera f; (Pfefferstreuer) spargipepe m, pepiera f, pepaiola f; (Zuckerstreuer) spargizucchero m.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... en-891.jpg
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Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 9:50 pm

Paja, paglia

dizionario "paglia" # tradurre "paglia"
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=49476

-tedesco: Stroh, Streu, Halm
-inglese: straw
-afrikaans: strooi
-olandese: stro, strotje, strohalm, strooien, van stro
-svedese: halm, STRÅ, HALMSTRÅ, HALM, SUGRÖR, HALM-, HALMFÄRGAD, BETYDELSELÖS, VÄRDELÖS
-yiddish: שטרוי, shtroy
-irlandese: tuí

-spagnolo: paja, pajita, popote, pitillo, sorbete, de paja
-francese: paille, chaume, en paille, paillé

-turco: saman, çöp, hasır, saman, saman çöpü, kamış, pipet, hasır işi, önemsiz şey, hasır şapka
-polacco: słomy, słomka, słoma, kapelusz słomkowy, słomiany słomkowy

-estone: õled, õlg, õlekõrs, kõrs, õle-, õlg-
-finlandese: olki, oljet, olki, korsi, mehupilli, pilli


Pajon, pagliericcio

dizionario "pallet" # tradurre "pallet"
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=35838

-lituano: padėklas, šiaudinis čiužinys, gultas, guolis, kilnojamoji platforma, pglaistytuvas, mentelė, reketo strektė, inkaras, paletė
-italiano: pallet, paletta, giaciglio, pagliericcio
-olandese: pallet, palet, verguldmesje, spaantje, windklep, strozak, strobed, stromatras, laadbord, draagplateau
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Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 9:51 pm

Cfr. co:

Stuoia

http://it.wikipedia.org/wiki/Stuoia

dizionario "bagno stuoia" # tradurre "bagno stuoia"
http://xref.w3dictionary.org/index.php?fl=it&id=3639


Immagine

stuoia,
s. f. ‘tessuto di giunchi, canne, paglia, sparto, per tappeti, tendaggi, graticci’ (storia: 1263, testamento cit. in ID XXV [1962] 37; stoia: 1309-10, Costituto del Comune di Siena, cit. in SLI VII [1967-1970] 158; stuoia: 1310-1312, D. Compagni).

Locuzioni:
tessuto a stuoia ‘tessuto che presenta trama in rilievo’ (1965, Garz.).

Derivati:
stoino,
s. m. ‘piccola stuoia messa davanti all'uscio per pulirvisi i piedi’ (1855, Fanf. Voc.), ‘tenda esterna di esili stecche di legno, avvolgibile con funicelle’ (1865, Fanf. Voc.).

Lat. storia(m), storea(m) ‘stuoia’, prob. da una vc. gr. connessa con storennýnai ‘stendere’ (d'orig. indeur.).

Bibliografia:
A. Castellani, Stoia, in SLI VII (1967-1970) 158-159 e Viani II 357-358.



Immagine


storea (-ia), ae, f., stuoia, CAES., LIV. [gr.].

styrax (storax), acis, m. e f.,
storace, albero resinoso odorifero e la resina stessa, PLIN. e a.
[gr.].

stragulum, i, n.,
tappeto, coperta, coltre: textile stragulum, tappeto, CIC.; stragula picta, le coltri ricamate, TIB.; pellibus haedinis pro stragulis uti, servirsi di pelli di capra in luogo di fini coperte, VAL. MAX. 4, 3, 11; lenzuolo o drappo funebre, SUET., PETR.; gualdrappa, MART.; lettiera per la cova delle uova, PLIN.
[cf. stragulus].

stragulus, a, um, agg.,
da stendersi: stragula vestis, tappeto, coperta, cuscino, CIC., HOR. e a.; domus plena stragulae vestis, CIC.
[cf. sterno, + -ulus].
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Messaggioda Berto » ven apr 03, 2015 10:06 pm

Leto (letto)


http://it.wikipedia.org/wiki/Letto
Nella preistoria, il letto consisteva in nient'altro che un mucchio di foglie o paglia approssimativamente accumulate in vicinanza di una fonte di calore; in casi particolarmente disagiati, poteva essere utilizzata a quello scopo anche la nuda terra. Ma l'evoluzione culturale, mossasi attraverso la Mesopotamia, l'Egitto e la Grecia (???), produsse in seguito giacigli formati da tessuti ripieni di una sostanza morbida, come ad esempio la lana, per le persone di stirpe nobiliare; nei paesi mediorientali come in quelli indiani era invece di uso comune per il popolo il dormire su di un tappeto. Nodo nevralgico del progresso nel campo dei letti fu poi, all'epoca di Roma, il triclinium, molto più simile ai mobili moderni ma non progettato esclusivamente per dormire: era infatti utilizzato dalle persone più importanti come senatori o consoli anche in occasione di banchetti o di riunioni.
Nel corso del Medioevo, mentre per le casate reali del Nord Europa nascevano il guanciale ed il letto a baldacchino, esclusivamente riempiti di piume d'oca, i ceti inferiori ed in particolare i pastori cominciarono ad utilizzare il suddetto materasso di lana; chi non aveva risorse economiche sufficienti ad acquistarlo era costretto a dormire su semplici sacchi pieni di paglia. Quando, dopo la scoperta dell'America, si cominciarono a coltivare le piante di mais, le foglie di tale vegetale sostituirono in vari casi la paglia dei materassi, producendo così un oggetto più comodo ma anche più rumoroso del precedente, a causa dello schiacciamento delle dure fibre che compongono le foglie. Nel corso dei secoli, il letto delle classi superiori divenne alla portata dei ceti medio-bassi, diffondendosi così in tutte le abitazioni; l'ultimo gradino dell'evoluzione fu raggiunto nel Novecento, nel momento in cui i materiali sintetici si sostituirono a quelli naturali da sempre adoperati dall'uomo per garantirsi un buon riposo.

Vi sono oggi anche delle reti a segmenti, che possono essere angolate rispetto al resto, sia direttamente a mano (e fissate con un fermo) o mediante delle manovelle. In questi casi si possono far assumere al materasso diverse conformazioni. In particolare è possibile sollevare progressivamente la parte che corrisponde alla testa e al busto del dormiente, che assume così una posizione semiseduta. È anche possibile alzare la parte di materasso corrispondente alle gambe,e permettere una combinazione dei vari movimenti. La versione più evoluta di questi letti "a conformazione variabile" è basata su dei motori elettrici, che fanno uso della corrente di rete. In questo caso (mediante un telecomando generalmente a filo) chi sta sul letto può comandare lo spostamento a piacere e regolare da solo la posizione man mano lo preferisce.


http://www.etimo.it/?term=letto
Immagine


http://da.wikipedia.org/wiki/Seng
http://ca.wikipedia.org/wiki/Llit
http://de.wikipedia.org/wiki/Bett
http://gl.wikipedia.org/wiki/Cama
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Messaggioda Berto » sab apr 04, 2015 6:58 am

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Messaggioda Berto » sab apr 04, 2015 7:05 am

Cucia/cuccia, kuna e culla


Cucia/cuccia, kuna e culla

Immagine

cuccia,
s. f. ‘letto, lettuccio’ (sec. XIV, Anonimo), ‘letto del cane’ (“questa voce non è antiquata, parlandosi de' cani, e specialmente de' cagnolini, a' quali ancora oggidì si dice A cuccia; andate a cuccia, cioè andate là dove è il vostro letto, dove siete solito di giacere”: 1797, D'Alb.).

Derivati:
cuccetta,
s. f. ‘lettino isolato, o sovrapposto ad altro uguale, nelle cabine delle navi e sim.’ (“sorta di letto per mare, e più propriamente quel letticciuolo per riposo de' cani”: 1853, D'Ayala; la vc. è attest. isolatamente dal Machiavelli, Ritratto delle cose di Francia, 1510, nel sign. generico di ‘letto’ e con riferimento alla Francia: Zolli St. 12 e Batt.; un'altra attest. nel sign. di ‘letto’ o di ‘arredamento per il letto’ nei Documenti per la storia dell'arte senese [di che anno?], cit. in TB),
cucciare,
v. intr. ‘stare a cuccia, detto di cani’ (av. 1712, L. Magalotti).

Fr. coucher (1080), col dev. couche (fine sec. XII) e il dim. di questo couchette (sec. XIV): dal lat. collocare ‘mettere a letto’ (V. collocàre). ???

collocare, ???
v. tr. ‘porre qualcosa o qualcuno in un dato luogo’ (av. 1306, Iacopone), ‘mettere qualcuno in un ufficio, un impiego’ (av. 1379, G. Sacchetti), ‘vendere’ (av. 1869, C. Cattaneo).

Derivati:
collocabile,
agg. ‘che si può collocare’ (1855, Fanf. Voc.),
collocamento,
s. m. ‘atto, effetto del collocare’ (av. 1667, S. Pallavicino),
collocazione,
s. f. ‘atto, effetto del collocare’ (sec. XIV, S. Agostino volgar.), ‘occupazione, impiego’ (1952, A. Soffici), ‘posto assegnato ad ogni libro in una biblioteca’ (1925, Zing.).

Vc. dotte, lat. collocare (comp. di cum ‘con’ e locus ‘luogo’, con suff. verbale), col der. collocatione(m).



Immagine

culcita, ae, f.,
materasso, guanciale, CAT., SEN. e a.; culcita plumea, materasso di piume, CIC.; culcita quae resistit corpori, un materasso duro, SEN. Ep. 108, 23; gladium faciam culcitam, prenderò per materasso una spada (= mi ucciderò), PL. Cas. 307.

culcitarius, ii, m., materassaio, DIOM. [culcita + -arius].

culcitra, ae, f. = culcita, PETR. 38, 5.

culcitula, ae, f., materassino, PL. Most. 894-5 [culcita + -ula].

culearis, culeus, vd. culle...

culigna, ae, f., piccola coppa, CAT. Agr. 132, 1 [gr.].

culilla, ae, f. (o culillus, i, m.), grande tazza, HOR. Carm. 1, 31, 11 e A. P. 434 [cf. culigna].

culix, icis = culex, erba, PLIN.

cullearis, e, agg.,
della capacità di un culleus = 20 anfore, CAT., VITR.
[culleus + -aris].

culleus, i, m. e culleum, i, n.,
1 sacco di cuoio, otre per liquidi, PL., NEP. e a.;
2 sacco dove erano cuciti con una scimmia, una vipera etc. i parricidi e gettati in acqua, CIC. e a., cf. IUV. 8, 214; 3 misura = 20 anfore, CAT. e a. [cf. gr. koleós].


culmen, inis, n.,
1 culmine, cima (di monti); sommità: villarum culmina (comignoli), VERG.; tecti culmen, VERG. Aen. 4, 186 (quindi talora culmen, dimora, casa, SEN. poet.); culmen summum (sommità del capo) hominis, LIV. 1, 34, 9; summum culmen fortunae, il colmo della f., LIV. 45, 9, 7;
2 stelo, OV. Fast. 4, 734
[cf. columen].

culmeus, a, um, agg., di paglia, P. NOL. [culmus + -eus].

culmosus, a, um, agg., spuntato come spiga (culmus), SID. Carm. 6, 72 [culmus + -osus].

culmus, i, m.,
1 stelo, gambo (specie di cereali), CIC. e a.;
2 tetto di paglia: horrebat culmo, era irta d'un tetto di paglia, VERG. Aen. 8, 654
[cf. gr. kálamos].

culo, as, avi, are, 1 tr.,
parola plebea in PETR. 38, 2: eos culavit in gregem, e li (gli arieti) cacciò nel gregge (per la riproduzione).



cuna, ae, f. = cunae, VARR.

cunabula, orum, n. pl.,
1 culla (di bambini), CIC. e a.: qui non in cunabulis, sed in campo sunt consules facti, i quali non nella culla (cioè non per nascita) ma nel campo Marzio sono stati fatti consoli, CIC. Agr. 2, 100; nido (di api, VERG. Georg. 4, 66; di uccelli, PLIN.);
2 luogo natio; nascita, origine: gentis cunabula nostrae, luogo d'origine del nostro popolo, VERG.; a primis cunabulis huius urbis, APUL. Met. 2, 31
[cunae + -bulum].

cunae, arum, f. pl.,
culla (di bambini), PL., CIC. e a.: ut ex hac aetate repuerascam et in cunis vagiam (ridiventi bambino e vagisca nella culla), CIC. Cato 83; primis cunis, nei primi giorni di vita, PROP. 2, 13, 43 (nella prima infanzia, OV. Met. 3, 313); nido di uccelli, OV. Trist. 3, 12, 10.
cubiculum, i, n.,
stanza (da letto): se recipere in c., ritirarsi in camera, LIV.; minister cubiculi, cameriere, LIV. 3, 57, 3; cubiculo praepositus, ciambellano, SUET.; cubiculum noctis et somni, PLIN. Ep.; loggia da cui l'imperatore assisteva agli spettacoli, SUET., PLIN. Pan.
[cubo + -culum].

cubile, is, n.,
giaciglio, letto; nido, covile, tana: herba cubile (giaciglio) praebebat, LUCR. 5, 816; alicui cubile terra est (serve da giaciglio), SEN.; cubile coniugis, letto maritale, VERG.; sociare cubilia (unirsi) cum aliquo, OV.; ad ortus solis ab Hesperio cubili = dall'oriente all'occidente (dove il sole andava a letto ed era nella notte riportato in oriente), HOR. Carm. 4, 15, 16; fig. avaritiae non iam vestigia, sed ipsa cubilia, non più le tracce, ma proprio il covo della sua avidità, CIC. Verr. 3, 190
[cubo + -ile].

cubital, alis, n., cuscino per appoggiarvi il gomito, HOR. Sat. 2, 3, 255 [1. cubitus + -al].

cubitio, onis, f., l'ora del letto, AUG. Ep. 3, 1 [cubo + -tio].

cubito, as, avi, atum, are, 1 intr.,
esser solito giacere, giacere; con cum e l'abl. = aver rapporto amoroso con, PL., CIC. e a.
[cubo + -ito].

cubitor, oris, m., che spesso si sdraia, detto di bue, COL. 6, 2, 11 [cubo + -tor].

cubitorius, a, um, agg.,
da mensa: vestimenta cubitoria, vestiti da indossare per il pranzo, PETR. 30, 11
[cubo + -torius].

cubitura, ae, f., il coricarsi, PL. Cist. 379 [cubo + -ura].


1. cubitus, i, m.,
1 gomito: in cubitum (NEP.) o cubito (OV.) innixus, appoggiatosi a un gomito; cubito remanete presso, restate col gomito sul cuscino, HOR. Carm. 1, 27, 8; in cubitum se reponet, si rimetterà sul gomito = si rimetterà a mangiare, HOR. Sat. 2, 4, 39 (anche: reponere cubitum, PETR.);
2 gomito, curvatura, PLIN.;
3 cubito, misura: cubitum nullum procedere, non avanzare un passo, CIC. Att. 13, 12, 3
[cf. cubo].

2. cubitus, us, m.,
l'essere a letto, il dormire, CAT.; letto, PLIN.
[cubo + -tus3].

cubo, as, cubui, cubitum, are, 1 intr.,
giacere, esser disteso: in lectica cubans, sdraiato nella lettiga, CIC., SUET.; cubare toro (SUET.), in lecto (NEP.), giacere a letto; ut sola cubaret, per dormir sola, TIB.; giacere a letto, dormire: cubitum ire, andare a letto, CIC.; giacere, sedere a mensa, mangiare, CIC. e a.; giacere a letto (malato), esser malato, CIC., SUET. e a.; con cum e l'abl. = dormire con, aver rapporto amoroso con, PL. e a.; riposare nella tomba: ossa cubent (riposino), OV. Her. 7, 162; essere calmo, cullarsi placidamente, unda, MART. 5, 1, 4; esser declive, declinare, LUCR., HOR.
• Cubaris = cubaveris, PROP.; cubasse = cubavisse, QUINT.

2. lectus, i, m.,
1 letto, per dormire o meditare, CIC. e a.: lectus cubicularis (per dormire), CIC.; l. caelebs, il celibe letto, CATULL. 68, 6;
2 letto tricliniare, CIC. e a.: in imo lecto assidere, stare nella parte inferiore del letto, SUET.;
3 talamo nuziale, CIC. e a.: adversum mutarit ianua lectum, la porta vedrà mutato il letto nuziale, PROP. 4, 11, 85;
4 letto funebre, TIB. e a.
[cf. gr. léktron, léchos].

3. lectus, us, m., letto, PL. Amph. 513 [cf. 2. lectus].

1. lectus, a, um,
1 part. di 2. lego;
2 agg. con comp. e sup., scelto, eletto, distinto, eccellente, esemplare: lectior femina, più nobile signora, CIC.; verba lectissima, parole ben scelte, CIC. Or. 227; viginti lectis equitum comitatus, accompagnato da venti cavalieri scelti, VERG. Aen. 9, 48.
4. lectus, us, m., lettura, PRISC. [2. lego + -tus3].


stratorius, a, um, agg.,
da stendersi: stratoria vestis, coperta, PAUL.; sost. n. stratorium, ii, letto, Vulg.
[sterno + -torius].

stratum, i, n.,
1 coperta, cuscino, materasso, LUCR., OV. e a.; letto, giaciglio, NEP., VERG. e a.;
2 gualdrappa; basto, sella, LIV., SEN. e a.; prov.: qui asinum non potest, stratum caedit, chi non può picchiare l'asino picchia il basto, PETR. 45, 8;
3 lastrico (delle strade), LUCR.; pavimento, PLIN.
[cf. 1. stratus].

stratura, ae, f.,
lastrico (delle strade), SUET.; strato di letame, PALL.
[sterno + -ura].

1. stratus, a, um, part. di sterno,
1 steso, disteso, sparso; sdraiato, coricato, prostrato;
2 abbattuto, rovesciato, atterrato: stratorum (abbattuti, uccisi) hostium catervae, IUST.; fig. abbattuto: stratae desperatione fortunae, ARN.;
3 spianato; placato;
4 coperto, cosparso; di giaciglio, allestito, preparato; selciato, pavimentato; di cavalli, sellato, bardato.

2. stratus, us, m.,
1 lo stendere, VARR.;
2 coperta, tappeto, materasso, ICT., Eccl.
[sterno + -tus3].

strator, oris, m.,
1 scudiero, palafreniere, AMM. e a.;
2 chi dispone, chi stende, Vulg.;
3 guardia del corpo, ULP.;
4 carceriere, Cod. Iust.
[sterno + -tor].

stratorius, a, um, agg.,
da stendersi: stratoria vestis, coperta, PAUL.; sost. n. stratorium, ii, letto, Vulg.
[sterno + -torius].

sterno, is, stravi, stratum, ere, 3 tr.,
1 stendere, spargere sul suolo: sternere vellus in solo, OV. Fast. 4, 654; strata iacent passim sub arbore poma, i frutti giacciono qua e là ai piedi dell'albero, VERG. Buc. 7, 54; glaream sternere, spargere la ghiaia, TIB.; pontes sternere (gettare), CURT. 4, 3, 15; fessi somno sternunt corpora passim, stanchi si stendono disordinatamente a terra a dormire, LIV. 27, 47, 9; sternere se e pass. med. sterni, stendersi, sdraiarsi: sternere se somno, sdraiarsi a dormire, VERG.; sternimur gremio telluris ad undam (ci corichiamo in riva al mare), VERG. Aen. 3, 509; humi stratus, CIC.; stratus ad pedes alicui, prostrato ai piedi di uno, CIC.;
2 con idea di ostilità, stendere a terra, abbattere: sternere aliquem caede o leto o morte, stendere morto uno, VERG.; pariter sternuntque caduntque (abbattono e cadono), LUC.; ariete muros sternere, LIV.; sternere vallum, spianare le trincee, LUC.; torrens sternit (devasta) agros, VERG. Aen. 2, 306; sterni fluctibus, TAC.; fig. prostrare, costernare: mortalia corda stravit (costernò) pavor, VERG. Georg. 1, 331; adflictus et stratus, fiaccato e abbattuto, CIC.; neque ipso strata metu, LUC.; agmen reorum sternebatur, TAC. Hist. 4, 6;
3 appianare, spianare: placidi straverunt (hanno spianato) aequora venti, VERG. Aen. 5, 763; aprire una via: ille qui viam stravit per mare magnum, colui che aperse una strada per l'ampio mare, LUCR. 3, 10, 30; sternere (aprire, spianare) iter, STAT.; fig. calmare, quietare: stratis iam militum odiis, placatesi ormai le ire dei soldati, TAC. Hist. 1, 58;
4 coprire, cospargere: terram caesi stravere (hanno coperto) iuvenci, VERG. Aen. 8, 719; foliis nemus sternere, cospargere il bosco di fogliame, HOR.; argento iter omne sternere, cospargere tutto il cammino di monete d'argento, LUCR. 2, 626; in partic., coprire un giaciglio con qualcosa, allestire, preparare: pelliculis lectulos sternere, coprire dei letticcioli con misere pelli, CIC. Mur. 75; lectum sternere, preparare un letto, CIC., e assol., iubet sterni sibi (di preparargli il letto), PLIN. Ep. 7, 27, 7; coprire con pietre, pavimentare: vias silice sternere, selciare le strade, LIV.; semitam saxo quadrato straverunt, pavimentarono la strada con lastre quadrate, LIV. 10, 23, 12; strata viarum saxea, vie lastricate di pietre, LUCR.; sellare, bardare un cavallo: equos sternere, LIV. 37, 20, 4
[cf. gr. stórnymi].



Culcita, cunae/culla, cunnus, culleus, culmus, cubo etimołoja del fiłołogo Xane Semeran
(a cubo/cubare se ghe lighe anca łe voxi covile/coar/covare)

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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