Il diritto di difendersi e la rivolta

Il diritto di difendersi e la rivolta

Messaggioda Berto » lun dic 02, 2013 9:26 pm

Il diritto di difendersi e la rivolta
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=25&t=42




Tares, assalto al Comune di Fabriano e bollettini stracciati. Rivolta fiscale sia!

http://www.lindipendenza.com/tares-assa ... -e-fiscale



di LEONARDO FACCO

Un tempo, quando dichiaravo pubblicamente – non senza infastidire molti benpensanti libberali e libberisti – che “le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa”, chiudevo sempre ricordando che la storia della libertà è fatta di rivolte e che, le rivolte erano mosse, nel 99% dei casi, da motivi fiscali.

Ieri, ho finalmente letto una notizia che mi ha scaldato il cuore: “Tares, assalto al Comune a Fabriano, i cittadini strappano i bollettini sotto gli occhi del sindaco Sagramola”. Si legge su “il Messaggero” de Roma: “Urla, grida, tensione alle stelle, vigili urbani che bloccano i più esagitati per il pagamento della Tares. È stata bagarre ieri in consiglio comunale a Fabriano. Con un autogol in diretta web per il sindaco Giancarlo Sagramola e la sua maggioranza sull’affaire Tares. Il primo cittadino, di fronte alle proteste di una trentina di fabrianesi che, bollettini di pagamento alla mano, hanno protestato duramente durante la seduta, non ha fatto una piega. Anzi. Si è opposto alla richiesta di anticipazione della discussione dell’eventuale ritorno alla Tarsu «per evitare gli aumenti spropositati denunciati dai cittadini»”.

Ancora: “E l’opposizione per protesta ha abbandonato l’aula. Dal pubblico grida «Vergogna, vergogna», fogli e bollettini strappati, richieste di prendere la parola. Tutto questo è andato in scena nel corso del No-Tares Day, iniziativa nata spontaneamente sul web – in particolare grazie al tam tam su Facebook – non appena i fabrianesi hanno ricevuto gli F24 dei pagamenti del saldo della Tares. Pioggia di proteste sulla pagina dell’Urp del Comune da parte non solo dalle famiglia ma anche dalle attività commerciali. E una promessa-sfida: «Non paghiamo». Infine, i toni si sono accesi: “«Non è possibile che, dando lavoro a 10 persone, mi si chiedano oltre 3mila euro di Tares»; «Ho il mutuo da pagare, sono in cassa integrazione, e la tariffa è raddoppiata rispetto allo scorso anno»”. Musica per le mie orecchie.

Una settimana fa, ho scelto di appoggiare la “Rivolta del 9 dicembre” che, aldilà di talune rivendicazioni che di liberale hanno ben poco, son certo metterà al centro delle proprie rimostranze il fatto che non è più possibile sopportare questo Stato canaglia, gabelliere, infame, ladro e omicida. Agli amici che si stanno adoperando per scendere per le strade un po’ ovunque , e che han dichiarato di voler mettere fine al ‘Sistema Italia’, mi permetto di ricordare quel che diceva quel pacifista d’un Gandhi: “Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo”. Anche un uomo mite come Luigi Einaudi spiegava bene che “non può esistere libertà politica senza libertà economica”!
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » mar dic 03, 2013 7:22 am

Io appoggerò la rivolta del 9 dicembre. Ci vediamo a Bovolone

http://www.lindipendenza.com/io-appogge ... a-bovolone


di LEONARDO FACCO

Io appoggerò la rivolta del 9 dicembre prossimo. Non è più il momento di stare a sottilizzare. L’Italia è una trappola infernale, un paese incivile. Siamo oltre la soglia di sopportabilità, hanno trasformato le tasse in armi di distruzione di massa, ci hanno messo gli uni contro gli altri, ci hanno ridotto a livelli di sopravvivenza. Non è accettabile doversi dissanguare per mantenere una mandria di parassiti, non siamo schiavi. Non è giustificabile essere intralciati nel nostro lavoro ed essere messi alla berlina se si conduce un’azienda con profitto.

Questo stivale era malato trent’anni fa. Le diagnosi erano chiare, ma durante gli ultimi vent’anni, la combriccola di ciarlatani (leggasi politici di ogni fede e le loro voraci clientele) hanno solo promesso che tutto sarebbe cambiato, che tutto sarebbe stato riformato. Bugie, solo bugie. Si sono solo alleati col nemico, confermando che Giolitti aveva ragione: “Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale, che trasforma un insorto in un burocrate”. Per un buon ventennio, i produttori di ricchezza, gli imprenditori (quelli che con le loro tasse mantengono il baraccone) sono stati maltrattati, derubati, derisi, costretti alla fuga. Oggi, quei 3 che lavorano, vengono persino additati come criminali ed evasori da quei 7 che campano sulle loro spalle.

Io appoggerò la rivolta del 9 dicembre prossimo. L’ho detto alla prima riga: non è il caso di stare a spaccare il capello in quattro. Certo – come moltissimi dei lettori che mi hanno scritto – non condivido in toto quel volantino che gli organizzatori hanno fatto stampare. Ma non è questo il momento delle discussioni e dei dibattiti da sofisti, non è questo il tempo per continuare a dividerci fra di noi, minoranza fin troppo silenziosa (e accondiscendente). Da quel volantino, comunque sia, traspare un concetto: basta con questo Stato! Ed è un buon punto d’inizio, una ragione valida per provare a stare insieme, senza rincorrere poltrone. Chi mi conosce, chi ha letto i miei articoli su questo quotidiano, o i miei libri, sa bene come la penso. Io sono un libertario, un antistatalista e un antipolitico feroce. Chi mi conosce sa anche bene quali battaglie ho condotto, e conduco, in seno al Movimento Libertario. Tutte rivolte ad affamare la bestia, il Leviatano italico. Battaglie condotte autodenunciandomi, mettendoci sempre la faccia, non rispettando la legge (anzi le stupide leggi promulgate da un parlamento di ladri, arroganti, corrotti, assassini, zecche e incapaci). Un parlamento la cui moralità è un gradino sotto quella di un pedofilo, per dirla con Woody Allen.

Io appoggerò la rivolta del 9 dicembre perché è dimostrato che questo paese è irriformabile. Lo Stato tricolorito va abbattuto non rimodellato, qualcos’altro dovrà rinascere dalle sue ceneri. Questo governo deve andare a casa. I gruppi, le associazioni che compongono il coordinamento dei “rivoltosi” è eterogeneo. Ognuno la pensa a suo modo su molti argomenti. Tutti, però, hanno chiara in testa una cosa: adesso basta, deve iniziare la fine di quel “manicomio statale” in cui ci tengono rinchiusi. E senza bandiere di partito tra le palle!

Io appoggerò la rivolta del 9 dicembre, perché tanto mi basta per sostenerli, ma soprattutto perché spero che possa servire ad innescare quella scintilla che a sua volta servirà a scatenare mille altri sussulti di piazza e, solo allora, nella gran confusione, ognuno alzerà la sua bandiera. E se ci sarà qualche indipendentista serio e capace di farlo, io starò – da libertario – con quegli indipendentisti.

Io appoggerò la rivolta del 9 dicembre, perché tra i suoi promotori ci sono persone perbene come Lucio Chiavegato, uno dei pochi uomini seri e di parola, con cui ho avuto a che fare, che stimo, a differenza dei molti chiacchieroni e criticoni in cui mi sono imbattuto (e che non di rado commentano su queste pagine). Chiavegato (con L.I.F.E.) non appartiene alla schiera di quelli che hanno sempre inneggiato alle rivoluzioni indossando le babucce, la berretta di lana e il plaid, abusando con gli pseudonimi mentre stanno “coperti” dietro ad una tastiera.

Io appoggerò la rivolta del 9 dicembre, perché – come spiega il mio amico Romano Bracalini – “le rivoluzioni non si fanno. Avvengono”! E se dovesse avvenire, voglio esserci. Nel mentre, domani sarò al palazzetto dello sport di Bovolone. Sprofondi Napolitano con tutti i suoi filistei.

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QUI IL VOLANTINO DELLA MANIFESTAZIONE PER CHI VOLESSE STAMPARLO E APPENDERLO

http://www.lindipendenza.com/wp-content ... NDERLO.pdf
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » gio dic 05, 2013 12:25 am

Rivolta del 9 dicembre, Chiavegato: “Adesso fermiamo l’Italia”

http://www.lindipendenza.com/rivolta-de ... mo-litalia

di LUCIO CHIAVEGATO*

Dopo aver visto ex comunisti con lo yacht,
comunisti con il cachemire,
ballerine diventar ministre,
democristiani con i trans,
prostitute mantenute a spese nostre,
ecologisti ed autorità che hanno ignorato discariche tossiche,
ministri incapaci di intendere e volere,
ministra agricoltura che confonde la nutria con un uccello,
ministra della sanità che se ne fotte di malati morenti,
ministri della difesa che non hanno nemmeno fatto il militare,
condannati nominati ministro,
politici che si ritrovano case di proprietà senza saperlo,
avvocati deputati o senatori sempre assenti in aula perché devono essere in tribunale a difendere un collega,
cantanti e gente dello spettacolo nominati europarlamentari,
sindacalisti che inneggiano alla lotta di classe e si fanno le pensioni doppie o triple,
magistrati corrotti,
banchieri e bancari massoni, i
ndustriali e latifondisti che si arricchiscono con soldi pubblici,
inutili dipendenti pubblici strapagati alla faccia dei colleghi che lavorano,
dirigenti pubblici strapagati ed incapaci della loro mansione,
stipendi d’oro,
pensioni di platino,
fankazzisti parcheggiati dal politico di turno,
generali a volontà,
professori universitari politicizzati,
barbieri pagati come Obama,
autoblu per tutti,
privilegi a volontà,
Equitalia mandante di suicidi di massa,
famiglie che vanno al disastro,
vescovi e cardinali che danno direttive politiche,
zingari ladri difesi dalle alte cariche di stato,
extracomunitari clandestini mantenuti nostre spese,
politici scortati a fare la spesa,
cittadini lasciati soli contro i ladri e violenti,
donne violentate da persone che non dovrebbero esserci,
nessun taglio agli stipendi di burokrati e politici,
territorio ed ambiente lasciato al degrado,
politici ladri riammessi a gestire la cosa pubblica,
nuove generazioni costrette ad emigrare,
attività artigiane perdute o regalate a paesi esteri causa burocrazia e fisco,
finanzieri che controllano chi non è congruo e si dimenticano le grandi evasioni verso i paradisi fiscali,
ispettori ASL INPS INAIL che perseguitano chi cerca di lavorare onestamente e dimenticano i laboratori stracolmi di schiave e schiavi cinesi… UNO SI PUÒ INCAZZARE E DIRE “ADESSO FERMIAMO L’ITALIA?”.

Se tutto questo non vi basta per scendere nelle strade con noi, fatevi e fateci un piacere… state zitti e abbiate la decenza di non parlare più. 9 DICEMBRE 2013 L’INIZIO DELLA LORO FINE con te o senza di te, meglio con te, io e tanti altri ci saremo.

*Presidente L.I.F.E. Veneto – Nell’immagine, la riunione di Cerea (Vr) di questa sera

Seita kive:

http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=22&t=161
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » mer dic 11, 2013 9:08 pm

Prefetti e cariche. Dai “militonti ai miligonzi”?

http://www.lindipendenza.com/prefetti-e ... -miligonzi

di STEFANIA PIAZZO

Si può fare la rivoluzione, invocare la libertà del Nord stando dalla parte dei prefetti e di chi sgombera e carica? Vediamo… se sono solo proclami per militanti, “militonti o miligonzi”. O se c’è ancora speranza. Non c’erano questa volta 100, 1.000 black block a fronteggiare le forze dell’ordine durante le “sommosse” di dicembre, nelle piazze. Ma gli scontri non sono mancati. Diciamo che non sono mancati gli sconti dello stato di polizia che deve controllare l’ordine e ripristinare soprattutto l’ordine. Quale? Ma quello di un paese disperato che arriva già al 10 del mese a far crollare gli incassi dei discount. Ma ci vuole ordine. E disciplina.
Nel paese in cui si aboliscono le province ma non le prefetture (a proposito, lo ricorda pure GianAntonio Stella sul Corriere che il governo Letta li ha raddoppiati… Qualcuno grida allo scandalo ma chi grida oggi, l’altroieri quando era al comando dei prefetti, quanti prefetti ha tolto dalla scena italica?), in cui, come abbiamo già avuto occasione di ricordare, resistono le vie dedicate allo stragista Bava Beccaris (nel piemonte delle mutande verdi), oggi vivo e vegeto nelle “stragi” fiscali e finanziarie di Stato, perché stupirsi se dalle parti di Milano, a due passi dalle rivoluzioni annunciate, sfidando zona Bellerio, esiste e persiste una via dedicata a Enrico Cialdini, senatore del Regno? Il signor Enrico, fu uno dei protagonisti dello sterminio dei briganti che si opponevano all’unità. Fu quello che di Napoli, si sa, disse: “Questa è Africa, altro che Italia. I beduini, a confronto di questi cafoni, sono latte e miele”.
Ma Cialdini era soprattutto uno che la mattina si alzava dicendo: sterminiamo e bruciamo i villaggi. E i villaggi delle popolazioni civili venivano rasi al suolo. Molto banalmente, da Wikipedia: “Furono violentate e uccise le donne, l’esercito saccheggiò tutti i beni, chi non morì fucilato fu arso vivo all’interno delle abitazioni dei due paesi. Celebre la frase che preannunciava tale operazione: “Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra”. Al termine del massacro, il colonnello Negri telegrafò a Cialdini: ” Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora”. Cialdini è un eroe della patria e l’Italia è piena di vie a lui titolate. Anche nella capitale della macroregione del Nord.
In un suo rapporto annota: ”8968 fucilati, tra cui 64 preti e 22 frati; 10604 feriti; 7112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi“. Un massacratore insomma per eccellenza, ancora onorato dallo Stato e dai comuni nella topografia cittadina. Un leggero fastidio dovrebbe cogliere chi risiede da quelle parti. O forse è vero che non si vive per i morti ma per i vivi. E allora veniamo al presente, anche se passato prossimo.
Per chiudere, per restare in tema di forconi, stato e rivolte, su facebook, dopo i disordini appunto dei forconi, è tornato a girare un video che documentava una carica in una città del nord, tre anni fa ormai, su un gruppo di persone ad una manifestazione non autorizzata. “Caricate per favore…” urla il funzionario di polizia. “Caricate subito”. Ineccepibile, perfetto nello svolgimento delle sue mansioni e dei suoi doveri. Da decorare. Forse avrà ricevuto anche ordini superiori. Dal prefetto, magari. Dalle autorità cittadine, magari. Non erano forconi, non erano black block. Erano lì a manifestare, a quanto pare, per degli stranieri. Onestamente ci può essere di meglio da fare che occupare una via per queste ragioni. Ci sarebbero chiese e campanili da occupare per liberare i milioni di nostri disoccupati… Ma tant’è. Il funzionario ordina la carica. Le immagini fanno il giro del web, delle tv pubbliche e private… La reazione della polizia pare spropositata alla massa dei manifestanti. Ma chissà, avranno avuto le loro ragioni di Stato, le forze di polizia. E così le autorità cittadine, anche indipendentiste, elogiano il dirigente dello Stato per la solerzia di “carica” sui facinorosi pacifisti. Dietro di loro chissà chi c’era che orchestrava il disturbo urbano. Il vicequestore è già diventato un eroe per gli amministratori locali. “Caricate….”.
Il punto sta qui? Forse che no… Il poliziotto esegue ordini. “Caricate…”. Forse che l’indipendenza la concederanno le circolari del Vimimale? Le questure? Chi vuole l’indipendenza può stare con chi sgombera così le piazze? Pensano i politici che l’indipendenza arrivi senza magari altrettanti scontri di piazza, magari meno pacifici di quelli visti sul web? Da quale parte staranno allora, con lo stato matrigno o con la gente? E i prossimi eventi di piazza saranno piuttosto per il pane che manca o per l’indipendenza? Dire che si vuole l’indipendenza è un proclama per “militonti”, per “miligonzi” o c’è motivo di credere che qualcuno ha o avrà il coraggio di affrontare una “rivoluzione” per l’indipendenza scendendo in piazza affrontando le cariche degli ammirati servitori del loro (degli amministratori? ndr) Stato?
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » sab gen 04, 2014 10:54 pm

Coordinamento 9 dicembre, ecco le richieste avanzate al governo

http://www.lindipendenza.com/coordiname ... al-governo


di MARIETTO CERNEAZ

Oggi, presso Monteforte d’Alpone (Vr), s’è riunito il Comitato 9 dicembre, che avrebbe ufficialmente deciso di dare il “via” alla “fase 2 della protesta. In una paginetta, rintracciabile online, è possibile leggere le richieste avanzate – inderogabilmente, entro il 21 gennaio prossimo – al governo. Eccole elencate:

- Sospensione immediata di tutte le procedure esecutive di qualsiasi origine;

- Istituzione immediata di un fondo di garanzia nazionale per tutte le aziende di tutti i settori produttivi in deroga a Basilea 2 e 3;

- Aumento in busta paga per i dipendenti privati di 300 euro attraverso la defiscalizzazione degli oneri contributivi a carico dell’impresa;

- Aumento delle pensioni minime e adeguamento delle pensioni di invalidità per garantire un tenore di vita dignitoso, tramite il taglio delle pensioni d’oro e delle spese improduttive;

- Riduzione considerevole del costo del carburante per uso professionale (trasporti, agricolo, peschereccio) nonché dei pedaggi autostradali;

- Tutela del “Made in Italy”, inasprimento severo delle sanzioni, includendo l’arresto, per chi pratica “taroccamento” in tutti i settori produttivi.

Queste richieste “dovrebbero essere messe in pratica dall’esecutivo entro il 21 gennaio prossimo. Il mancato adempimento legittimerà gli italiani a prendere qualsiasi iniziativa che abbia la forza di ottenere quanto elencato, con qualsiasi tipo di protesta atta a salvaguardare la dignità di ognuno. Inoltre, il Coordinamento 9 dicembre ha definito la struttura organizzativa a livello nazionale, che presto verrà comunicata all’opinione pubblica, al fine di convogliare su un unico percorso il malcontento generale e creare una vera solidarietà atta a contrastare le imposizione e le ingiustizie di questo Stato”.

Avrete notato, che ci siamo limitati a riportare pedissequamente quanto appreso da un volantino ufficiale. Non possiamo nascondere una certa delusione dopo aver letto il breve elenco che - anche se verrà comunque disatteso dal governo Letta, governo che sopravvive coi soldi che rapina tassa dopo tassa – non rappresenta molto di più di un miscuglio di richieste che non sottende ad alcuna rivoluzione (ma solo a qualche rivendicazione dei singoli componenti del Comitato), che non fa pensare ad alcun progetto serio di ribaltamento (o riforma se preferite) dello Stato ladro italiano.

Questo giornale non s’è messo di traverso alla “rivolta del 9 dicembre” . Tantomeno lo farà ora immagino. Ne ha parlato in anticipo rispetto al resto della stampa. Ha dato credito all’iniziativa e quando ha avanzato delle critiche lo ha fatto in modo ragionato, senza mai essere sprezzanti, ma solo nel rispetto della linea editoriale che lo contraddistingue: l’indipendentismo e la libertà. Ora, ci si trova di fronte ad una proposta fatta di 6 punti. Che ne pensano i nostri lettori?

IL COMUNICATO UFFICIALE


Parte la fase due: “Ecco le richieste. Letta ha 20 giorni, poi agiremo” di Alessandro Madron
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/01/ ... emo/259947

La tensione c’è e si sente. Il direttivo nazionale del Comitato 9 Dicembre (non chiamateli forconi, nda) si è riunito a Soave (Verona) per dettare le condizioni al governo. Lucio Chiavegato, uno dei leader del comitato, ha annunciato il passaggio alla seconda fase della protesta dettando sei richieste tra le quali una moratoria sulle procedure esecutive di Equitalia, un fondo di garanzia pubblico per le piccole e medie imprese, interventi su costi del carburante, pensioni e reddito da lavoro dipendente. L’atmosfera si è scaldata quando i giornalisti hanno iniziato a fare domande. In particolare, alcuni componenti del direttivo se la sono presa con il cronista de ilfattoquotidiano.it, quando ha chiesto lumi sui destini del comitato.
“Non chiedeteci cosa vogliamo fare da grandi, noi stiamo già facendo, voi piuttosto cosa state facendo?”.
Mariano Ferro, uno dei leader del C9D, ha ribadito la volontà di “ripartire dai territori”.

Per far comprendere che ormai la misura è colma, i componenti del comitato hanno spiegato che qualora il governo non dovesse assecondare le richieste entro venti giorni, passerà all’azione, occupando comuni, presidiando le prefetture o le sedi di Equitalia: “I cittadini italiani sono esasperati, non ce la fanno più e hanno diritto di ribellarsi”
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » dom gen 05, 2014 10:11 am

Il diritto all’autodifesa caratterizza le persone libere ed indipendenti

http://www.lindipendenza.com/napolitano ... dipendenza

Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articolo The Right to Self Defense Isn’t Negotiable, tratto da Reason magazine, di Andrew P. Napolitano, ex giudice della Corte Superiore del New Jersey, commentatore ed opinionista presso Fox News. Ha scritto sette libri sulla Costituzione americana. (Traduzione di Luca Fusari)


In tutto il rumore creatosi attorno all’assalto diretto dall’amministrazione Obama al diritto di ogni persona di possedere e portare armi, l’essenza del problema è stata sottaciuta. Il presidente e i suoi colleghi fautori del grande governo vogliono far credere che solo il governo possa tenervi liberi e sicuri, così secondo loro l’essenza di questo dibattito riguarderebbe l’obbedienza alla legge.

Per coloro che hanno ucciso innocenti, l’obbedienza alla legge è l’ultimo dei loro pensieri. Per quelli che invece credono che la Costituzione significhi ciò che essa afferma, l’essenza di questo dibattito non riguarda la legge, ma la libertà personale in una società libera. E’ l’esercizio di questa particolare libertà personale (la libertà di difendersi quando la polizia non può o non vuole, e la libertà di usare le armi per respingere i tiranni se essi conquistano il governo) ciò che la folla dei fautori del grande governo teme di più.

Cerchiamo di essere schietti: tutti i governi temono la libertà. Per sua natura, il governo è la negazione della libertà. Dio ci ha donato la libertà e il governo c’è l’ha portata via. George Washington lo ha riconosciuto, quando ha sostenuto che il governo non è ragione o eloquenza ma forza. Se il governo avesse mano libera, esso avrebbe il monopolio della forza.

Il governo costringe, impedisce e prende. Thomas Jefferson lo capì quando scrisse che le nostre libertà sono inalienabili e donateci dal Creatore, e l’unico motivo per il quale abbiamo formato i governi è quello di consentire a loro di proteggere le nostre libertà.

Abbiamo promulgato la Costituzione, come legge suprema del Paese, per frenare il governo. Eppure, da qualche parte lungo la strada, il governo ha maturato l’idea che si possa più facilmente tutelare la libertà di tutti dagli abusi di pochi limitando la libertà di tutti quanti. So che suona ridicolo, ma questo è ciò che accade oggi.

Immagine

Coloro i quali si oppongono al Secondo Emendamento non possono citare alcun singolo caso in cui la limitazione per legge della libertà dei rispettosi americani abbia impedito a criminali e pazzi di uccidere. E’ ovvio che ai criminali non importa cosa dica la legge, perché pensano di poterla fare franca con le loro violazioni di essa.

Quei disgraziati che sono squilibrati non riconoscono alcuna restrizione sul loro comportamento, in quanto non possono mentalmente distinguere il bene dal male e non si può pretendere che lo facciano in futuro, non importa ciò che dice la legge.

Quando il Secondo Emendamento fu scritto e aggiunto alla Costituzione, in America era comune l’uso delle armi da fuoco. In quel tempo, re Giorgio III, che avevamo appena sconfitto e che stava contemplando un’altra guerra contro di noi, che avrebbe poi iniziato nel 1812, senza dubbio desiderava ardentemente che i suoi coloni fossero spogliati del loro diritto all’autodifesa, in modo da sottomettere il loro uso della violenza nel separarsi dalla Gran Bretagna. Tale atto di secessione, la rivoluzione americana, ha riscosso notevole successo perché quasi la metà dei coloni erano armati e non ebbero paura ad usare le armi.

Se il re e il parlamento avessero adottato ed applicato leggi che prescrivevano ai coloni chi poteva possedere delle pistole, o il limite della potenza delle armi dei coloni, o la quantità di munizioni che potevano possedere, i nostri Padri Fondatori sarebbero stati certamente impiccati per tradimento. Uno dei segreti della rivoluzione, che però non è insegnato oggi nelle scuole pubbliche, è che i coloni avevano in realtà una potenza di fuoco superiore a quella del re.

I soldati britannici avevano dei moschetti standard che sparavano una sfera d’acciaio, o alcune di esse, a circa 50 metri dal tiratore. Ma i coloni avevano un’arma di maggior potenza, chiamato a volte il ‘Kentucky’ e il ‘Tennessee’, che sparava una singola sfera d’acciaio a circa 200 metri, quasi quattro volte la distanza di tiro dei fucili inglesi. C’è da meravigliarsi se a Yorktown, nel 1781, il re e il parlamento avevano perso abbastanza uomini e tesori da arrendersi?.

La lezione da recepire è che le persone libere non possono rimanere tali se permettono al governo (anche ad uno eletto dal popolo e che possono non rieleggere) di portar via le loro libertà. Gli oppositori della libertà presenti nel governo vogliono disperatamente dare l’impressione che stanno facendo qualcosa per proteggerci.

Stupidamente e in modo incostituzionale, essi cercano tramite leggi di registrazione onerose ed intrusive, che limitano la potenza delle armi e la quantità e la qualità delle munizioni, e con l’inganno di leggi che impongono la responsabilità finanziaria per i produttori rispettosi della legge e per i venditori, circa il comportamento criminale di alcuni utenti, di rendere così gravoso il possesso di una pistola alle persone normali che esse non vorranno fare lo sforzo di ottenerne una.


Non possiamo lasciarci trarre in inganno e cadere in questa deriva. Il diritto all’autodifesa è un diritto individuale naturale che preesiste al governo. Moralmente o costituzionalmente non può essere tolto in assenza del consenso individuale o per giusto processo. Re e tiranni hanno portato via questo diritto. Non possiamo permettere che una maggioranza popolare lo porti via; per la tirannia della maggioranza tale diritto può essere distruttivo, così come per la libertà lo è la tirannia di un pazzo.


Comenti ==========================================================================================================================

Roberto Porcù
3 Gennaio 2014 at 8:29 pm #
Ogni oggetto può essere offensivo e dare la morte, dei coltelli è scontato, ma un nero, mi sembra a Milano, ha ammazzò tre persone con un piccone, dei depravati, bestie di Satana, mi sembra si chiamassero lo fecero con un badile, tutto può essere utile ad uccidere, un laccio di scarpe come un’auto, ma tutto ciò per lo stato italiano è insignificante.
Quelle che esso vuole tenere ben limitate e sotto controllo sono le armi da fuoco, non per la loro maggiore attitudine ad uccidere, ma per far si che la potenza di fuoco delle armi in mano ai Cittadini sia minore della potenza di fuoco dello stato.
Rapportando l’ottimo articolo all’Italia, ne è ben chiaro lo scopo.
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » mer gen 08, 2014 8:19 am

Bomba a mano trovata in un sacchetto lasciato all’ingresso di Equitalia

http://www.lindipendenza.com/bomba-a-ma ... -equitalia

Una bomba a mano fabbricata nell’ex Jugoslavia, ma ancora in buono stato e completa di spoletta, è stata trovata in un sacchetto appeso all’ingresso degli uffici di Equitalia, a Chivasso (Torino). L’ordigno è stato rimosso dagli artificieri del comando provinciale di Torino dei Carabinieri.

Tempo fa, 8.30 i dipedenti dell’agenzia delle entrate sono arrivati davanti alla sede in piazza Risorgimento trovando una vera e propria montagna di sterco davanti all’ingresso, a Gallarate (Va). Affissi, intorno all’entrata, cartelli di protesta che citavano le difficoltà di pensionati, mamme e lavoratori onesti a sostenere una pressione fiscale in crescita e un sistema di riscossione dei tributi che non sconta nulla.


Comenti =================================================================================================================================

Luigi Bandiera
7 Gennaio 2014 at 4:08 pm #
SCOMMETTIAMO CHE SI CHIEDERANNO PERCHÉ. .??
E PROPRIO LÌ. .?


pierino
7 Gennaio 2014 at 2:44 pm #
l ha portata babbo natale o la befana?
fortuna no cè andato di mezzo alcuna persona
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » dom gen 12, 2014 7:25 pm

Contro l’Italia, ogni azienda dovrebbe diventare un centro di resistenza

http://www.lindipendenza.com/contro-lit ... resistenza

di DANIELE QUAGLIA

Italia, tasse, ancora tasse finché… La luce in fondo al tunnel, abbiamo salvato l’Italia… sono slogan che assomigliano pericolosamente ai più datati credere, obbedire, combattere… vincere e vinceremo! Il fatto è che, al di là dell’aspetto comico di questa campagna di propaganda di regime, ce n’è uno tragico, i cui effetti negativi si ripercuotono giorno dopo giorno sulla vita di un sempre maggior numero di cittadini che non arrivano a fine mese. Gli effetti mirabolanti della cura Monti sembrano gli stessi di una cura a base di arsenico; chi resiste ha infinitesime probabilità di sopravvivenza!

Il premier dichiara oggi che il sistema sanitario è a rischio ed è necessario individuare nuove modalità di finanziamento, mentre l’OCSE mette in guardia l’Italia rivedendo in negativo l’andamento del PIL nel biennio 2013-2014 e prevedendo per il 2014 un’altra finanziaria. In modi diversi entrambi annunciano che il sistema Italia ha bisogno di nuove tasse per sopravvivere o quantomeno per rinviare il momento fatidico del collasso; nessuno dei due si chiede, però, chi pagherà.

Le aziende che all’inizio della crisi non avevano una solida struttura economica e commerciale hanno già chiuso, quelle che invece l’avevano si trovano estremamente indebolite da un mercato che rigetta i nostri prodotti per i loro prezzi non competitivi, zavorrati da una tassazione e adempimenti burocratici che non hanno eguali al mondo.

Parte di queste aziende ancora attive sarà costretta a soccombere e chiudere i battenti, altra parte nell’estremo tentativo di sopravvivere delocalizzerà la produzione, pur fuori termine massimo, in Paesi dove costi e adempimenti sono minimi; le poche che resisteranno saranno soggette ad una tassazione che dovrebbe colmare anche i mancati introiti delle aziende defunte.

Se siamo ora ad una tassazione reale del 70%, quanto arriveranno a pagare coloro che caparbiamente avranno mantenuto in piedi la loro attività? Sembra che al peggio non ci sia mai limite a meno che il limite non lo decidiamo noi. Siamo noi imprenditori, tanto vituperati e rei di ogni nefandezza, che inconsapevolmente permettiamo a questo regime di sopravvivere e siamo solo noi a poter decidere quando porre fine a questo sistema autodistruttivo.

Ogni azienda dovrebbe diventare un centro di resistenza contro il sistema, dove organizzare e mettere in atto disobbedienza civile e fiscale, allargata a tutti i collaboratori la cui sorte dipende da quella dell’azienda perché la posta in gioco è grande: affondare con la nave Italia e con essa morire o, salvarsi sulla piccola ma inaffondabile scialuppa dell’indipendenza?
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » ven gen 24, 2014 7:10 am

Caravaggio (Bg), sparò al ladro. Processato ed assolto

http://www.lindipendenza.com/caravaggio ... ed-assolto

E’ stato assolto il commerciante di Caravaggio che aveva sparato a un ladro che aveva tentato di rubare nella sua ditta. La notte del 25 novembre 2012 Angelo Cerioli era stato svegliato dai rumori provenienti dal negozio di giardinaggio, che si trova al piano terra di casa sua. Si era affacciato e aveva visto dei malviventi prendere a mazzate la vetrina. Aveva quindi preso il revolver Taurus calibro 38 e aveva sparato dalla finestra in direzione dei ladri.
Due colpi avevano ucciso sul colpo il rumeno Dumitru Baciu.

Cerioli era stato in un primo momento accusato di omicidio volontario, accusa poi derubricata dal pm a eccesso colposo di legittima difesa.
Oggi e’ stato assolto perche’ non c’e’ la prova della sua colpa: l’uomo ha sempre dichiarato di aver sparato a caso, solo per intimidire i ladri.
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Re: El dirito a defenderse e la revolta

Messaggioda Berto » mar gen 28, 2014 10:42 pm

I rivoltosi ucraini fan dimettere il governo. E i nostri?

http://www.lindipendenza.com/i-rivoltos ... e-i-nostri

di MARIETTO CERNEAZ

Cosa è una rivolta?
Qualsiasi dizionario la spiega più o meno così: ”La rivolta o ribellione è un atto di sollevamento del popolo contro un ordine costituito, che il più delle volte è lo Stato. Più specificamente, la ribellione può anche riferirsi al rifiuto di una legge, di un principio o anche di una moda. I ribelli possono manifestare il loro dissenso attraverso la disobbedienza civile o anche atti di violenza”.

In Ucraina, dopo aver tentato di disobbedire civilmente, son passati alla fase due.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: “Dopo oltre due settimane di proteste, barricate e violenti scontri tra manifestanti e polizia, il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha accettato le dimissioni in blocco del premier Mikola Azarov e di tutto il governo. Yanukovich ha chiesto ai ministri di restare in carica per il disbrigo degli affari correnti e ha affidato al primo vicepremier, Serhiy Arbuzov, l’incarico di primo ministro ad interim. Arbuzov, 37 anni, è l’ex banchiere centrale ucraino ed è amico della famiglia del presidente. Intanto il parlamento ucraino ha abrogato con 361 voti a favore e solo 2 contrari le leggi anti-proteste approvate due settimane fa, uno degli elementi che aveva innescato le violente manifestazioni di piazza a Kiev e nel resto del Paese. Si tratta di un gesto distensivo della maggioranza del presidente Viktor Yanukovich verso l’opposizione. Non è stato invece raggiunto l’accordo tra maggioranza e opposizione sull’amnistia per i manifestanti antigovernativi arrestati: il Parlamento ha deciso di proseguire la sessione straordinaria dedicata alla crisi politica mercoledì mattina. Il governo ucraino aveva ipotizzato che venisse concessa l’amnistia in cambio della liberazione di tutti gli edifici pubblici occupati dagli insorti”.

Il pensiero corre, obbligatoriamente, agli amici che – sotto le insegne del Coordinamento 9 dicembre – hanno deciso, l’anno scorso, di sancire “l’inizio della fine” del governo italiano. Pongo loro una domanda, senza alcuna vena polemica: “Non è che la rivolta non decolla perché mancano le truppe? Non è che le truppe siano poco avvezze a dare veramente battaglia, sia disobbedendo civilmente e/o fiscalmente, sia confrontandosi a muso duro con i servitori dello Stato”? In conclusione: “Non è che né in Veneto, tantomeno in Lombardia – che dall’Italia dovrebbero prendere le distanze, come fanno gli ucraini dai russi – non ci sono le condizioni per ribellarsi per davvero”?

Di chiacchieroni son pieni i bar (e anche sulle pagine di questo giornale, leggiamo continuamente di rivoltosi rigorosamente anonimi che spaccherebbero il mondo mandando avanti gli altri).
Lo stesso Lucio Chiavegato lo ha notato e sottolineato.
Se non si ha il coraggio di affamare lo Stato, ma non si ha neppure il coraggio di mettere soqquadro il paese cosa resta da fare?
Forse, non rimane che citare un vecchio adagio: “L’italiano (o padano, o veneto, o lombardo…) trascorre la propria vita ragionando sul passato, lamentandosi del presente, tremando per il futuro”. Del resto, qualcuno ha anche spiegato che la schiavitù, non di rado, è un abito mentale.

Ucraina, ex ministro esorta dimostranti ad armarsi di mazze
http://www.lindipendenza.com/ucraina-ex ... i-di-mazze


L’ex ministro dell’Interno del governo Timoshenko, Iuri Lutsenko, ha esortato i manifestanti antigovernativi ad armarsi “di mazze da baseball e caschi” e unirsi ai gruppi di “autodifesa” di Maidan, le unità che fanno da guardia a piazza Indipendenza e agli edifici occupati dai dimostranti. “Le nostre idee – ha detto poi Lutsenko – diverranno più forti dei proiettili, degli scudi, della polizia e di qualunque altra cosa”.

Dall’ucraino Lutsenko è passato poi al russo per rivolgersi agli abitanti dell’est russofono del Paese, dove il presidente Viktor Ianukovich ha il suo feudo elettorale: “Ehi, est, sveglia – ha urlato-! L’Ucraina orientale deve alzarsi, e allora diremo insieme: Gloria all’Ucraina!”

Circa 60 mila persone si sono riunite oggi in Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza nel centro di Kiev da circa due mesi e mezzo cuore delle proteste europeiste e antigovernative. Lo ha constatato l’ANSA sul posto. I manifestanti continuano comunque ad affluire verso la piazza. Sul palco in piazza sono presenti i principali leader dell’opposizione parlamentare. La manifestazione è iniziata con l’inno nazionale ucraino, cantato come sempre con partecipazione dalla folla. Agli ingressi delle barricate innalzate a difesa della piazza già a inizio dicembre sono presenti i soliti ambulanti che vendono bandiere ucraine, sciarpe con i colori nazionali o rosse e nere come la bandiera dell’Upa, l’Armata Insurrezionale d’Ucraina che inizialmente appoggiò l’invasore nazista durante la Seconda guerra mondiale, e da qualche settimana anche passamontagna.

E proprio Upa si chiama uno dei tanti gruppi paramilitari nazionalisti presenti a Maidan e dintorni, uno dei suoi militanti, sui vent’anni, oltre alla mimetica e a quello che sembra un giubbotto anti-proiettili, ha con sé anche una pistola, e dice di essere pronto a usarla e a “morire combattendo se necessario”. “Siamo qui per dare un futuro migliore ai nostri figli – dice un altro paramilitare, sui quarant’anni -, noi non siamo fascisti: i fascisti sono quelli al governo che hanno represso le manifestazioni pacifiche con i manganelli. La Rivoluzione è l’unico modo per mandare a casa ‘Bandukovich’ (uno dei tanti modi in cui gli antigovernativi chiamano il presidente Viktor Ianukovich: un ‘bandito’ secondo loro)”. Tra i manifestanti pacifici in piazza Indipendenza c’è preoccupazione per l’incontro di venerdì sera tra Putin e Ianukovich del quale non è trapelato praticamente nulla. “Un pessimo segno – sostiene Igor, sulla cinquantina -, per il governo russo noi siamo tutti fuorilegge e fascisti, e il Cremlino se potesse manderebbe qui i carri armati per riportare l’Ucraina sotto il suo controllo”. Secondo Lena, 25 anni, Mosca vuole far pressione sugli “oligarchi che proteggono e controllano Ianukovich” e per questo è tornata a bloccare le importazioni di alcuni prodotti: “è un primo avvertimento”, sostiene.
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