I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » mar mar 06, 2018 10:32 pm

I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè
viewtopic.php?f=199&t=2736


Non sono una innovazione, invenzione ebraica e cristiana ma la più parte valori universali comuni a tutti gli uomini e a tutti i popoli.


Ƚe diexe comande o toƚe ebrego-cristiane de ƚa ƚeje
viewtopic.php?f=24&t=1236
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » mar mar 06, 2018 10:33 pm

I 10 comandamenti
https://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_comandamenti

(Ascolta Israele!) Io sono il Signore Dio tuo:

Non avrai altro Dio all'infuori di me.
Non nominare il nome di Dio invano.
Ricordati di santificare le feste.
Onora il padre e la madre.
Non uccidere.
Non commettere adulterio (o atti impuri).
Non rubare.
Non dire falsa testimonianza.
Non desiderare la donna d'altri.
Non desiderare la roba d'altri.



Il diritto nella tradizione ebraica e in Israele
viewtopic.php?f=197&t=2572


Le leggi universali di Noè
https://it.wikipedia.org/wiki/Noachismo

Nell'ebraismo le sette leggi di Noè (in ebraico: שבע מצוות בני נח‎?, Sheva mitzvot B'nei Noach) sono una serie d'imperativi morali che sarebbero stati dati da Dio ai "figli di Noè" (e dunque a tutto il genere umano). Esse formano il sistema morale della tradizione ebraica denominato noachismo, che viene considerata dagli ebrei la religione naturale e più antica dell'umanità.[1]

Secondo la tradizione ebraica il mondo è bipartito in goyim e yehudim. Gli ebrei rappresentano il popolo "sacerdote" di YHWH davanti all'umanità, e, perciò, hanno più obblighi; inoltre devono conservare la tradizione noachica - oltre a quella ebraica - e spiegarla a chi lo desidera.[1][2]

Ognuno nell'ottica ebraica ha un suo compito di tikkun, perfezionamento nel mondo. Gli ebrei devono rispettare, come popolo nel loro complesso, 613 mitzvot, mentre i goyim ne devono rispettare sette.[1]

Queste sette leggi sono state date, secondo la tradizione ebraica, a Noè quando uscì dall'arca successivamente al Diluvio Universale. La fonte di queste sette leggi si trova nella Torah e la loro specificazione nel Talmud.[1]

Secondo la tradizione rabbinica il non ebreo che rispetti pienamente questi sette precetti è considerato un giusto tra le nazioni del mondo ed ha parte nell'olam habba, il mondo futuro.[1] Il Rambam ritiene necessario a tal fine che tali regole non siano rispettate per il solo fatto di averne raggiunto la loro consapevolezza per mezzo della ragione, ma che sia anche necessario che si creda che esse sono state date da Dio a Mosè nel Sinai.

L'ebraismo consente comunque la conversione, il ghiur, e dunque il non ebreo che volesse rispettare tutte le mitzvot della Torah può sempre farlo convertendosi all'ebraismo. L'ebraismo però, pur permettendo la conversione, non fa attivamente opera di proselitismo, ed anzi chi cerca di convertirsi viene dapprima dissuaso dal far ciò, facendogli notare che egli, rispettando solo sette leggi, può essere una persona giusta e meritoria del mondo futuro: gli si fa notare ad esempio che se prima mangiava maiale non era una colpa, mentre se ora mangiasse maiale sarebbe considerato un peccato.

Stipulata da Dio con Noè un'alleanza cosmica, in ebraico B'rith 'Olam (ברית עולם), l'"alleanza noachica" si compone dei 7 precetti così enunciati:

credere nell'unicità di Dio;
non uccidere né suicidarsi: "Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo" (Gen 9,6: fondamento della "legge del taglione", nell'esegesi ebraica con ciò intendendo il risarcimento pecuniario);
non rubare e/o non rapire;
non compiere le relazioni sessuali illecite non ammesse dalla Torah (omosessualità, incesto, zooerastia, stupro);
non bestemmiare, non commettere idolatria;
divieto di mangiare parti del corpo di animali ancora vivi;
istituire tribunali giusti (distinguendo quindi tra testimonianza vera, falsa testimonianza nonché Lashon hara, ovvero "maldicenza", esaminando però i vari casi).
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » mar mar 06, 2018 10:34 pm

Preghiere de l'omo e comande divine
viewtopic.php?f=24&t=483


Le commande di Maat

http://it.cathopedia.org/wiki/Maat

Immagine

Maat (oppure Ma'at, Māt o Mayet) è la dea egizia personificazione della giustizia e della verità (cfr. l'ebraico אמת, ‘emet):
Viene raffigurata in piedi o seduta, con una piuma di struzzo sul capo e in mano l'ankh, la croce della vita. Ha un ruolo centrale nel giudizio delle anime, cioè nel processo che l'anima del defunto subisce per dimostrare la propria condotta virtuosa in vita e per poter accedere alla vita eterna.



I 42 precetti della confessione negativa

1. Ani disse: [..] Non ho compiuto iniquità;
2. Non ho depredato con violenza;
3. Non ho rubato;
4. Non ho ucciso, non ho fatto delmale;
5. Non ho rubato le offerte;
6. Non ho diminuito le oblazioni;
7. Non ho rubato (le proprietà del) dio;
8. Non ho detto bugie;
9. Non ho rubato cibo;
10. Non ho causato dolore;
11. Non ho commesso fornicazione;
12. Non ho fatto piangere;
13. Non ho venduto con inganno;
14. Non ho compiuto trasgressioni;
15. Non ho agito con colpa;
16. Non ho devastato la terra arata;
17. Non ho origliato;
18. Non ho mosso le labbra(sparlando);
19. Non mi sono adirato, se non per una giusta causa;
20. Non mi sono unito alla moglie di un (altro) uomo;
21. Non mi sono unito alla moglie di un (altro) uomo;
22. Non mi sono contaminato (con lamasturbazione);
23. Non ho causato terrore;
24. Non ho trasgredito;
25. Non mi sono arrabbiato;
26. Non ho chiuso le mie orecchie alle parole di giustizia e verità;
27. Non ho causato dolore;
28. Non ho agito con insolenza;
29. Non ho sollevato litigi;
30. Non ho giudicato con rabbia;
31. Non ho origliato;
32. Non ho moltiplicato le parole;
33. Non ho fatto male o malattia;
34. Non ho mai maledetto il re;
35. Non ho inquinato l'acqua;
36. Non ho parlato con sdegno;
37. Non ho maledetto dio;
38. Non ho rubato;
39. Non ho rubato le offerte degli dèi;
40. Non ho rubato le offerte dei morti;
41. Non ho rubato il cibo del bambino, né ho peccato contro il dio della mia città;
Non ho macellato con malvagità il gregge di dio.

http://it.cathopedia.org/w/index.php?ti ... rn_to=Maat


Maat
https://it.wikipedia.org/wiki/Maat
Maat era l'antico concetto egizio della verità, dell'equilibrio, dell'ordine, dell'armonia, della legge, della moralità e della giustizia. Era inoltre personificata come una dea antropomorfa, con una piuma in capo, responsabile della disposizione naturale delle costellazioni, delle stagioni, delle azioni umane così come di quelle delle divinità, nonché propagatrice dell'ordine cosmico contro il caos. La sua antitesi teologica era Isfet.
Mandata nel mondo da suo padre, il dio-sole Ra, perché allontanasse per sempre il caos, Maat aveva anche un ruolo primario nella pesatura delle anime (o pesatura del cuore) che avveniva nel Duat, l'oltretomba egizio. La sua piuma era la misura che determinava se l'anima (che si credeva residente nel cuore) del defunto avrebbe raggiunto l'aldilà o meno.
Intesa come ordine della natura e della società, sia nel mondo terreno che nell'aldilà, Maat fece la sua comparsa nell'Antico Regno, e precisamente nei testi della piramide di Unis (ca. 2375 a.C. - 2345 a.C.), faraone della V dinastia egizia.
Successivamente, nelle vesti di dea, fu considerata la controparte femminile del dio Thot, dio dell'aritmetica, della scrittura, delle misurazioni e del giudizio dell'anima del defunto, talvolta anche come sua sposa, assimilata in ciò alla dea Seshat, che presiedeva la scrittura, le misurazioni e l'architettura.
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » mar mar 06, 2018 10:35 pm

Preghiere de l'omo e comande divine
viewtopic.php?f=24&t=483


Dal Codice di Hammurabi

http://www.claudiopenna.it/prime/mesopotami.html

- Non commettere rapina.
- Non spostare una pietra confinaria.
- Non frodare.
- Non concupire.
- Non desiderare la roba d’altri.
- Non rapire.
- Non si faccia falsa testimonianza.
- Un uomo non deve avere rapporti sessuali nè con sua madre, nè con la sorella della madre, nè con un altro uomo, nè con la moglie di un altro uomo. Nè l’uomo nè la donna devono accoppiarsi con le bestie. Non si deve indulgere in comportamenti provocanti che possano condurre a un’unione proibita. Non sia castrato alcun maschio, nè uomo nè animale.
- Non si nutra il pensiero che esista altra divinità al di fuori del Signore. Non si intagli immagine alcuna. Non si facciano idoli per uso altrui. Non ci si inchini davanti a un idolo e non si facciano libagioni o sacrifici, nèsi bruci incenso davanti a un idolo. Non si facciano passare i figli attraverso il fuoco del culto del Moloch.
- Non profanare il nome di Dio (...)


Immagine

http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_di_Hammurabi
ImmagineImmagine



Hammurabi (XVIII secolo a.C.), re di Babilonia della prima dinastia. Regnò dal 1792 al 1750 ca. a.C. e, con le vittorie sugli amorrei e gli Codice di Hammurabiassiri, estese l'impero dal golfo Persico, attraverso la valle del Tigri e dell'Eufrate, sino alle coste del mar Mediterraneo. Fece di Babilonia la capitale del regno e, dopo aver consolidato le sue conquiste, si preoccupò di difendere le frontiere e di garantire la prosperità all'interno dell'impero. Abile amministratore e valoroso guerriero, Hammurabi è noto principalmente per il codice legislativo, conosciuto come Codice di Hammurabi, contenente disposizioni di diritto pubblico e privato, che regolavano la vita del regno babilonese. Il Codice è una raccolta di leggi risalenti al re di Babilonia Hammurabi. È il più antico codice di leggi conservatosi integralmente e la più lunga iscrizione babilonese che tratti di un unico argomento. Impresso su una stele di basalto risalente al 1780 a.C. circa e alta 225 cm, fu scoperto da un gruppo di archeologi francesi a Susa, in Iraq (l'antico regno dell'Elam), nel 1902. La pietra, spezzatasi in tre parti, è ora ricomposta e conservata al Museo del Louvre a Parigi. L'origine divina della legge scritta è sottolineata da un bassorilievo nel quale Hammurabi è ritratto mentre riceve il codice dal dio Sole, Shamash, che a Babilonia era simbolo di giustizia.

Il codice, in 282 leggi, è redatto su 3600 colonne orizzontali in scrittura cuneiforme e 49 verticali e riporta molte attinenze con le Tavole della Legge che il Signore diede a Mosè sul monte Sinai, secondo la Bibbia. Sarà un caso? Vediamo qui alcuni passi del codice di Hammurabi:
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » mar mar 06, 2018 10:47 pm

Preistoria e storia del diritto, fonti varie
viewtopic.php?f=205&t=2521


Łe fonti del dirito

https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... YtbWs/edit

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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » mar mar 06, 2018 10:53 pm

Enuma Elish, Elixi/Elisi, Elohim, Allah, Elio, Helios, (Eleusi/Eleuxini?)
viewtopic.php?f=24&t=346

Enuma Elish
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... VvazQ/edit
Immagine
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » mar mar 06, 2018 10:53 pm

Ƚe diexe comande o toƚe ebrego-cristiane de ƚa ƚeje
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » lun mar 12, 2018 10:38 pm

BUDDISMO - I Precetti morali sono per questa religione una porta fondamentale per una retta condotta di vita e per una proficua pratica introspettiva e meditativa che possa alla fine condurre alla liberazione dalla sofferenza.
https://it.wikipedia.org/wiki/Precetti_buddhisti
Proposti dal Buddha Shakyamuni 2500 anni fa, hanno origine dalla consapevolezza che ogni cosa è interconnessa con tutte le altre, per cui qualunque comportamento umano ha effetti sulla vita di tutti gli esseri senzienti che ne condividono l'esistenza in questo mondo.

Nella scuola Theravāda del buddhismo esistono tre gradi di precetti, a seconda del livello di pratica che l'individuo si sente in grado e volenteroso di impegnarsi a seguire. Questi sono:

i cinque precetti (pañca sīla), che si raccomanda a tutti i laici che si dicono buddhisti di seguire e che consistono nel:

astenersi dall'uccidere o dal nuocere agli esseri viventi;
astenersi dal rubare;
astenersi dall'erronea condotta sessuale;
astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo e dal mentire;
astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale.

Gli otto precetti (attha sīla), cui deve adeguare la propria condotta chiunque si trovi in un tempio e che si raccomanda a tutti i laici che si dicono buddhisti praticanti di seguire almeno nei giorni di osservanza (i giorni di uposatha, ossia i giorni di luna piena, luna nuova e i quarti di luna intermedi). Questi consistono in:

astenersi dall'uccidere;
astenersi dal rubare;
astenersi da qualsiasi genere di condotta sessuale;
astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo;
astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale;
astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all'alba seguente;
astenersi dal cantare, ballare e dalle attività ludiche in genere, dall'uso di gioielli, cosmetici o profumi;
astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive.

I dieci precetti (dasa sīla), cui devono sempre adeguare la propria condotta tutti i novizi, le novizie, i monaci e le monache. Questi consistono nel:

astenersi dall'uccidere;
astenersi dal rubare;
astenersi da qualsiasi genere di condotta sessuale;
astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo;
astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale;
astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all'alba seguente;
astenersi dal cantare, ballare e dalle attività ludiche in genere;
astenersi dall'uso di gioielli, cosmetici o profumi;
astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive;
astenersi dall'accettare oro e argento (valori e denaro in genere).

I precetti costituiscono una guida etica essenziale per l'aderenza del praticante ai principi morali buddhisti dell'ottuplice sentiero, che illustra le "tre pratiche dell'Etica", ripartite nelle tre classi di:

Retta azione;
Retta parola;
Retti mezzi di sussistenza.

Da ciascun precetto si ricaverebbe il rispetto per la vita e la compassione per tutti gli esseri, nonché la decisione di mantenere sani, nel corpo e nella mente, l'uomo, la comunità spirituale, la famiglia e la società.

Ogni precetto include tre aspetti:

la consapevolezza della sofferenza generata da un comportamento erroneo;
la determinazione ad astenersi da quel comportamento;
il voto di fare qualcosa in positivo come rimedio alla sofferenza:
proteggere la vita;
coltivare la generosità;
avere una vita sessuale sana e coltivare rapporti sinceri;
parlare con schiettezza e con gentilezza;
mantenere la chiarezza mentale.

Il fulcro dei precetti sono le risposte che il buddhismo dà a domande come: "cos'è la sofferenza, come si genera e soprattutto, chi è che soffre?" O anche: "c'è veramente differenza fra la sofferenza degli altri e la propria sofferenza?" Secondo la dottrina buddhista, realizzare il vero significato dei precetti vuol dire riuscire a far luce sulla natura della sofferenza esistenziale
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » sab mag 19, 2018 2:58 am

.
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Re: I X comandamenti o le Tavole della Legge di Mosè

Messaggioda Berto » sab mag 19, 2018 2:58 am

???

'I dieci comandamenti? Mosè era sotto l'effetto di droghe'
Tel Aviv, 5 marzo 2008

https://www.quotidiano.net/cultura_e_li ... enti.shtml

Sta scatenando un putiferio l'articolo di un professore israeliano sulla rivista di filosofia 'Time and Mind' su uno dei punti di riferimento della religione e cultura ebraica: Mosè e le rivelazioni che avrebbe avuto sul monte Sinai per indirizzare il popolo eletto sulla retta via.

Prove concrete non ce ne sono. Ma secondo uno studioso della Università ebraica di Gerusalemme esiste la possibilità che sia stata legata ad effetti psichedelici di massa la consegna delle Tavole della Legge agli israeliti raccolti alle pendici del Monte Sinai. Proprio un brano della narrazione biblica lo ha incuriosito, quello in cui si afferma che ''tutto il popolo vide i tuoni e i fulmini e il suono di un corno e un monte di fumo''.

''Questa sembra la descrizione di una sinestesia, ossia la sovrapposizione di percezioni che appartengono a sensi diversi'' afferma il professor Benny Shanon, un docente di psicologia cognitiva. Lui stesso ha avuto modo di sperimentarla su se stesso negli anni Novanta quando in Amazzonia si imbatté in una sostanza di nome Ayahuasca. Una pianta non dissimile dalla 'mimosa hostilis' (in ebraico: shita') che era a portata di mano degli israeliti durante i 40 anni di peregrinazioni nel deserto.

Da anni Shanon va ricercando fra le pieghe delle narrazione biblica la conferma che i sacerdoti ebrei dell'epoca usavano stupefacenti e allucinogeni nei loro riti. Adesso ha deciso di divulgare le sue convinzioni con un articolo scientifico sulla rivista 'Time and Mind' che ha destato immediato scalpore.

È stato come un balzo indietro nel tempo fino ai 'figli dei fiori degli anni Sessanta, perché Shanon rivaluta molto il ricorso a sostanze stupefacenti, fra cui l'Lsd e la 'cannabis': Shanon non esclude che anch'esso fosse diffuso fra i sacerdoti ebrei perche' etimologicamente ricorda le parole ebraiche 'Kney-Bosem', bastoncini profumati.
Che nel Sinai, all'epoca di Mose', ci fossero arbusti di 'shita' ' è assodato perche' proprio quel legno fu utilizzato per costruire l'Arca della Alleanza che avrebbe custodito le Tavole della Legge.

Dunque, appunto come le tribù indiane in Amazzonia, gli israeliti potevano approvvigionarsi di sostanze chimiche psicoattive estratte dalla mimosa, fra cui la Psycotria viridis. Avevano anche, secondo lo studioso, il Peganum Harmala che pure in apparenza conteneva sostanze narcotiche. Tracce evidenti di Peganum sono state trovate, secondo Shanon, anche a Qumran, sul mar Morto, dove risiedeva la setta ascetica degli Esseni.

''Per quale ragione - si interroga - avevano bisogno di sostanze psicoattive?''.
Altri studi, citati da Shanon, indicano che anche la 'manna' di cui gli israeliti si cibarono nel Sinai era forse un tipo di fungo dolciastro (noto in tempi antichi come 'Cibo degli Dei') che aveva caratteristiche enteogene, ossia allucinogene. Le tribolazioni degli ebrei nel Sinai furono dunque ''un lungo trip''? Shanon non lo afferma. Ma sostiene che nell'epoca biblica le sostanze allucinogene, utilizzate nel contesto di riti religiosi solenni e dopo rigorosi preparativi, erano ritenute utili per avvicinarsi al Divino. Lui stesso non le ritiene affatto negative sempreché, precisa, vengano usate ''in maniera responsabile''.



Fede e stupefacenti: anche Mosè per vedere Dio assumeva LSD
2016/12/17

http://www.linkiesta.it/it/article/2016 ... -lsd/32457

C’è una nuova ondata religiosa nel frastagliato mondo dell’ebraismo. Più frizzantina delle precedenti, senza aggressività e piuttosto spirituale. Ah, prevede l’utilizzo di droghe psichedeliche per raggiungere altezze cerebrali inesplorate. E, se possibile, conoscere meglio Dio.

A dire il vero, tra alti e bassi, la storia va avanti almeno dagli anni ’60, periodo di picco dell’LSD, quando il confine tra sperimentazione e cammino religioso era ancora piuttosto confuso, mentre era forte il sospetto che la ricerca del Signore fosse, più che altro, un nobile pretesto.

È in questo contesto di ostilità che comincia a operare Ram Dass, professore americano di psicologia che, nel 1963, venne cacciato da Harvard con il suo collega Timothy Leary con l’accusa di avere un tantino esagerato con gli esperimenti psichedelici. Non valse a nulla l’obiezione di Dass (che in realtà si chiama Richard Alpert) secondo cui grazie agli acidi avesse trovato Dio. Il mondo non era ancora pronto per queste cose. Di sicuro non lo era la classe dei rabbini americani.

Il tempo però, come spiega The Times of Israel, è galantuomo. Ora il tema è oggetto di varie ricerche scientifiche, e in molti sostengono che sì, un legame tra esperienze psichedeliche (ottenute attraverso le droghe o con altre procedure) e religione c’è. Lo dice questo studio della Johns Hopkins University, in cui si è notato che, somministrando psilocibina (principio attivo delle droghe psicotrope) a preti e rabbini, questi registravano esperienze mistiche di grande portata. Se ci credi, insomma, lo trovi.

Lo dicono anche altre ricerche, tutte d’accordo su un punto: l’utilizzo di LSD e sostanze simili aiuta, nei soggetti predisposti (i.e.: religiosi) l’esperienza mistica, con effetti positivi nella vita di ogni giorno (meno ansia, più fede, più tranquillità). Secondo il fondatore di MAPS-Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, cioè il professor Rick Doblin il popolo ebraico (non si capisce bene perché) avrebbe, per formazione culturale e tradizione una predisposizione maggiore al fenomeno. Insomma, aveva ragione Alpert.

Tanto è vero che, secondo altri ricercatori, anche alcuni episodi miracolosi presenti nel testo biblico possono essere interpretati alla lettera perché – ipotizzano – erano anche loro sotto effetto di acido. Bum: secondo Dan Merkur, professore di teologia di Toronto nella mitica “manna” biblica erano presenti elementi chimici molto simili all’LSD, provocando visioni e sensazioni di benessere. Lo stesso si può dire, secondo Benny Sharon della Hebrew University, della visione di Mosè di fronte al cespuglio che bruciava ma che non si consumava: non era una visione divina, bensì il risultato dell’inalazione del fumo del cespuglio, che con ogni probabilità conteneva le stesse sostanze dell’ayahuasca, la droga allucinogena dell’amazzonia.

E allora, visto che utilizzi di sostanze stupefacenti in rituali sciamanici dell’antichità sono più che documentati, la conclusione è una: la droga avvicina a Dio. Ma forse – e questo è il sospetto – lo inventa anche.
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