Ebrei antisionisti vergogne umane

Ebrei antisionisti vergogne umane

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 9:59 pm

Ebrei antisionisti vergogne umane
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 197&t=2240


Ebrei di sinistra, sinistre mostruosità umane assai razziste
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 197&t=2802
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:07 pm

LA TORAH VIETA LO STATO DI ISRAELE?

Informo quelli che "Israele appartiene di diritto agli ebrei" che il testo sacro agli ebrei, la Torah, PROIBISCE la nascita di uno stato d'Israele. Dal minuto 4:57 del seguente video, le parole di un rabbino: "Dio ci ha proibito di avere uno stato, siamo stati esiliati da Dio. Dio ci ha proibito di opprimere i palestinesi e rubare le loro case. Ci è vietato OCCUPARE la Palestina" . RISPETTO

https://www.facebook.com/Silvia-Layla-O ... 1221240717

Manifestazione Rabbini antisionisti
https://www.youtube.com/watch?v=U5Fwed61wVg
Caricato il 06 giu 2010
Cominciamo da informarci sul mondo ebraico, gli ebrei ortodossi sono contro il sionismo e considerano la creazione di Israele una eresia religiosa da un punto di vista ebraico.



A digo mi:

È il tipico caso della sindrome di Stoccolma. Esiliati da D-o e perché (che male avrebbero fatto per dover soffrire in eterno?), poveretti come si sono ridotti a forza di umiliazioni, persecuzioni, pogroom, stragi e stermini, hanno interiorizzato la sofferenza come se fosse la loro condizione naturale. Meno male che sono soltanto una piccolissima minoranza che gli altri fratelli ebrei "tollerano" e amano senza perseguitarli e maltrattarli, salvo quando non diventano un pericolo per la comunità ebraica e per Israele. Vi sono anche piccolissime minoranze di ebrei ortodossi terroristi che vorrebbero sterminare tutti i palestinesi e i mussulmani e che Israele arresta e condanna contrariamente a quanto fa lo "stato palestinese" con i terroristi arabo mussulmani che attentano ogni giorno contro gli ebrei di Israele (lo "stato palestinese" esalta gli assassini degli ebrei). Anche al tempo dell'esodo e dell'affrancamento degli ebrei dalla schiavitù in Egitto vi era qualche ebreo che diceva le stesse cose che bisognava che gli ebrei restassero schiavi degli egiziani per pagare in eterno una qualche colpa contro D-o e in attesa di un Messia. Anche al tempo dell'invasione e del dominio romano vi furono ebrei come Giuseppe Flavio che stavano con i romani e contro gli israeliti che li conbattevano per cacciarli.
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:07 pm

Chi sono gli ebrei antisionisti

http://www.tpi.it/mondo/africa-e-medio- ... i-sionisti

Il rabbino Meir Hirsch è la guida dei Neturei Karta, un gruppo di ebrei ortodossi che rifiutano di riconoscere lo Stato di Israele
di Marco Maisano
Chi sono gli ebrei antisionisti

(Reuters/ Jamal Saidi)

Neturei Karta è un gruppo di ebrei ultra-ortodossi, residenti nel quartiere di Mea Shearim a Gerusalemme, che considerano il sionismo una distorsione della vera natura ebraica. Il rabbino Meir Hirsch, attuale leader del gruppo, da anni si oppone all'occupazione dei territori palestinesi, intrattenendo rapporti stretti con i nemici storici di Israele: Ahmadinejad, Hezbollah e Hamas.

È già buio da un pezzo a Mea Shearim ma le strade sono affollate, e gli ultra-urtodossi sembrano indaffarati a fare compere come fosse mezzogiorno. I lampioni sono fuori uso, e ogni angolo dei muri è tappezzato da pashkvil, i manifesti che i locali utilizzano per fare comunicazioni importanti. L’interprete ne traduce qualcuno: quasi tutti inneggiano contro internet, cellulari, televisioni e vestiti occidentali. I muri delle case e delle scuole sono dipinti con numerose bandiere palestinesi.

È facile perdersi, ma basta fare il nome del rabbino Meir Hirsch a chiunque per farsi indicare la casa dove vive con la sua famiglia. Una volta arrivati la prima cosa che colpisce è un cartello appeso a un balcone, che recita: ‘Zionism holocaust of the jewish nation. Jews are not zionist’. Ad aprirci la porta è la moglie, ma dopo solo qualche minuto ci raggiunge Meir Hirsch: abito nero, cappello nero, giacca nera, lunga barba bianca e una spilla palestinese sul petto.

Domanda: Cos’è Neturei Karta?

Hirsch: Neturei Karta è stato fondato dopo l’assassinio da parte dei sionisti di Jacob Israel de Haan. Il nome trae origine dall’aramaico, traducibile in ebraico come ‘I Guardiani della Citta’. Noi siamo però guardiani disarmati e vogliamo difendere la città dalla penetrazione laica sionista.

D: Che differenza c’è tra voi e gli Haredim, sono anche loro ultraortodossi e antisionisti?

H: Il pubblico degli Haredim è integralmente antisionista; l’esempio lampante è che la maggior parte di loro rifiutano di prestare servizio militare. Purtroppo un’ala del movimento ha deciso di voler essere rappresentata in Parlamento fondando la ‘Yahadut HaTorah HaMeukhedet’, United Torah Judaism. Noi ovviamente rifiutiamo qualunque tipo di rappresentanza politica, anche quella Haredim.

D: Voi quindi non votate?

H: Consideriamo un’eresia votare, perché sarebbe legittimare uno Stato che per noi non esiste.

D: Lei non considera antisionisti i gruppi Haredim eletti in Parlamento?

H: Loro si considerano antisionisti pur stando all’interno della Knesset. Questa è una contraddizione razionale. Non si può stare in Parlamento proclamando un’ideologia antisionista e contemporaneamente ricevere finanziamenti e benefici dallo Stato che loro dicono di volere abbattere.

D: Cos’e’ il sionismo per Neturei Karta?

H: Il sionismo per noi è la continuazione della Haskalah, ovvero l’illuminismo ebraico, che ha portato l’ebraismo a essere osservato solo nella vita privata e mai in quella pubblica. Theodor Herzl, considerato il fondatore del sionismo, è figlio della Haskalah. Nei suoi diari racconta che il sentimento sionista è nato in lui dopo uno scontro avuto con un passante nelle vie di Parigi, che l’ha offeso con pesanti parole antisemite. Herzl rimase molto colpito dell’evento e pensò che l’unica soluzione per gli ebrei fosse la creazione di uno Stato sotto la bandiera dell’Haskalah. Il sionismo però ha portato un intero popolo ad abbracciare la miscredenza, staccandolo dalla sua vera natura ebraica.

D: La vostra ideologia antisionista trova fondamenti oltre che nella teologia anche nei diritti dell’uomo?

H: Non è di nostra competenza intrometterci in questioni strettamente politiche. Le nostre convinzioni sono di natura squisitamente religiosa. Ovviamente critichiamo qualunque forma di prevaricazione dei sionisti nei confronti del popolo palestinese, unici veri proprietari di questa terra.

D: Ma questa non è la terra promessa ad Abramo 4 mila anni fa?

H: Si, ci era stata promessa, ma a causa dei nostri peccati siamo stati allontanati.

D: Quindi che le diaspore sono una punizione divina?

H: Si.

D: Per tornare alla questione palestinese, lei non trova che considerare il sionismo una deviazione religiosa e non politica vi porterà a essere stati antisionisti solo a tempo determinato? Dopotutto l'avvento del Messia vi ridarà possesso di questa terra.

H: Nel Talmud, il trattato Ketubot 111a riporta i tre principi in base al quale il popolo di Israele è stato disperso nelle diaspore. Secondo questi principi non si può fare ritorno in massa in Terra Santa, né ribellarsi alla diaspora, né affrettare attraverso la preghiera l’avvento messianico.

D: Insisto, quando arriverà il Messia dove andranno i palestinesi?

H: Tutti i popoli assisteranno all’avvento messianico fianco a fianco.

D: Voi non fate la leva militare, questa non la considerate una comoda concessione che lo Stato vi dà?

H: In principio lo Stato avrebbe voluto arruolare tutti, ma presto si è reso conto che sarebbe stato impossibile. Da ragazzo fui addirittura arrestato di notte per non essermi presentato alla chiamata. Fu un tentativo di destabilizzare l’opera di mio padre che allora svolgeva il ruolo di ministro degli Affari Ebraici nella coalizione di Arafat. Della mia cartella infatti si occupò direttamente Moshe Levi. Fui rilasciato perchè allora avevo nazionalità statunitense, la stessa di mio padre.

D: Pagate le tasse?

H: Siamo costretti giuridicamente. Non facciamo però nessun tipo di attività per essere considerati cittadini attivi.

D: Lei va a pregare al Muro Occidentale?

H: No, è terra occupata così come lo è tutta Gerusalemme Est. Alcuni Haredim si recano in preghiera al Muro perché evidentemente non colgono l’enorme contraddizione.

D: Qual è la soluzione al conflitto israelo-palestinese?

H: Noi consideriamo la proposta di due Stati per due popoli una follia. Questa è la terra che appartiene di diritto al popolo palestinese.

D: Voi intrattenete rapporti con Hezbollah, Abu Mazen e Ahmadinejad. Cosa ne pensa Israele di questa strana amicizia?

H: Lo Stato ci considera traditori, ma è costretto a mantenere una parvenza di democrazia e di credibilità all’estero, e non ci impedisce di essere amici delle persone che lei ha nominato.

D: Un ultima domanda, lei lo usa il cellulare?

H: Il cellulare si, ma internet e tv no. Per comunicare tra di noi utilizziamo solo i pashkvil.
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:08 pm

Antisionismo ebraico

https://it.wikipedia.org/wiki/Antisionismo

L'antisionismo è l'atteggiamento di coloro che si oppongono al sionismo, cioè al movimento politico fondato nel 1897 volto alla costituzione di uno Stato nazionale ebraico in parte di quello che fu il Mandato britannico della Palestina e, prima ancora, la Palestina ottomana. Il sionismo raggiunse il proprio obiettivo con la fondazione dello stato d'Israele nel 1948, ma il movimento sionista continuò ad operare con entusiasmo per rinsaldare e proteggere il nuovo Stato. L'immigrazione e l'assimilazione di ebrei provenienti da altri paesi, principalmente profughi della Shoah, rappresentò il mezzo principale adottato dal sionismo per rafforzare lo stato d'Israele.

Prima del 1948, l'antisionismo rappresentò l'opposizione ai tentativi volti alla creazione del futuro Stato ebraico. Dopo il 1948, l'antisionismo si basò sulla difesa della popolazione araba o palestinese che, secondo gli antisionisti, aveva sofferto durante i conflitti armati del 1947-48. Da allora, gli antisionisti si propongono di difendere i diritti della popolazione palestinese, sia dei profughi fuggiti nel 1947-48 e dispersi per il mondo, principalmente in altri paesi arabi, sia di coloro che rimasero e acquisirono successivamente la cittadinanza israeliana, sia infine di quelli che vivono nei territori occupati da Israele a partire dal 1967.

L'antisionismo pone un'obiezione di fondo all'esistenza dello Stato ebraico edificato dal movimento sionista e al movimento stesso, nella sua evoluzione ideale sin dal primo congresso mondiale tenutosi a Basilea nel 1897, fino alle sue posizioni attuali. In alcuni contesti può essere l'espressione di un'opinione critica dell'operato del governo di Israele, sebbene la questione sia sovente disputata. Ha comunque attraversato, nel corso della sua storia, diverse evoluzioni, assumendo di volta in volta toni religiosi, etici, politici e militari. Alcuni ebrei negano legittimità a uno stato ebraico costituito nella Terra Promessa prima del ritorno del Messia, altri, come i Neturei Karta, ripudiano in toto l'idea stessa di uno stato ebraico.

Il sionismo in un certo senso deriva dal concetto di aliyah, cioè il desiderio di tornare alla Terra Promessa. Tale parola ha descritto anche le migrazioni di alcuni ebrei verso Israele fin dai tempi antichi, ma il concetto, di stampo religioso, è più spesso legato al ritorno del messia. Sostenere l'aliyah non significa automaticamente sostenere il sionismo: alla nascita di questo movimento politico, esso fu avversato dalla grande maggioranza dei correligionari.

Gli ebrei ortodossi, conservatori, riformati, gli ebrei di Palestina e molti rabbini chassidici si opposero. Il sionismo fu teorizzato da Theodor Herzl, un ebreo austriaco, e restò un fenomeno limitato all'ebraismo dell'Europa orientale, sviluppandosi in una compagine nazionale eterogenea come si presentava a fine Ottocento l'impero austriaco: cechi, serbi, polacchi galiziani, tedeschi di Boemia avevano i propri rappresentanti nel Parlamento imperiale e potevano appellarsi a una propria nazione e a una propria terra che loro apparteneva, a differenza degli ebrei. Proprio per questa sua peculiarità, parte dello stesso mondo askenazita guardava con indifferenza, se non addirittura con ostilità, l'idea sionista. Rimasero totalmente estranei all'idea gli ebrei dei Paesi arabi.
Ebrei canadesi protestano contro Israele e l'occupazione dei territori arabi nel 2006

Tra gli ebrei ortodossi askenaziti furono mosse al sionismo appunti soprattutto di carattere religioso, sostenendo che il ritorno alla Terra Promessa poteva avvenire solo con l'arrivo del Messia. Fatta eccezione per i pogrom russi, dal punto di vista sociale l'ebraismo stava vivendo un periodo di relativa tranquillità. Si opposero al sionismo, in quanto espressione di nazionalismo, Lev Trotsky e Rosa Luxemburg. In Russia, la maggioranza degli ebrei si ritrovava in organizzazioni socialiste non sioniste. La più significativa era il Bund, movimento antisionista nato nel 1897 per promuovere nella diaspora un'autonomia culturale fondata sulla lingua e la cultura yiddish.

Fautori di una cooperazione arabo-ebraica, e quindi di una concezione funzionale al sionismo, furono negli anni '20 il gruppo B'rit Shalom (Patto di pace) e negli anni quaranta il gruppo Ihud, di cui fece parte Martin Buber; entrambi erano stati fondati da Jehuda Magnes, cofondatore e presidente dell'Università Ebraica. Dagli Stati Uniti, fece sentire la sua voce di opposizione alla violenza sionista Hannah Arendt. La forte immigrazione ebraica in Palestina sotto il mandato britannico (tra il 1920 e il 1945, immigrarono in zona 367'845 ebrei e solo 33'304 non-ebrei), a seguito della dichiarazione di Balfour, prima in via ufficiale e dopo il Libro Bianco del 1939 in maniera clandestina, portò la percentuale di popolazione ebraica del paese a passare dall'11% circa del censimento del 1922 (83'790 unità su un totale di 752'048) al 33% circa rilevato dall'UNSCOP nel 1947 (608'000 su un totale di 1'845'000).

La situazione creò un crescendo di tensione tra la popolazione preesistente e i coloni, che sfociò sovente in periodi più o meno prolungati di scontri (tra cui la rivolta araba del triennio 1936-39, che fu tra le cause dell'emanazione del Libro Bianco) e, a partire dagli anni trenta, ad azioni terroristiche dei gruppi sionisti più estremi come l'Irgun Zvai Leumi e il Lohamei Herut Israel, rivolte di volta in volta contro i britannici, la popolazione araba e gli ebrei accusati di collaborare con la potenza mandataria. A seguito dell'Olocausto tra l'opinione pubblica occidentale iniziò ad essere vista con favore la creazione di uno stato ebraico. La naturale conseguenza fu l'abbandono di quanto previsto nel 1939 dal Libro Bianco britannico (nascita di un unico stato ad etnia mista nel 1949) e l'approvazione della Risoluzione 181 che prevedeva la divisione del territorio in due stati. Per i primi vent'anni successivi prevalse nel mondo - fatta eccezione per i paesi arabi - una visione sostanzialmente favorevole allo Stato di Israele.

Anche in Occidente, tuttavia, vi furono voci critiche nei confronti del sionismo, soprattutto per quello che riguarda le sue componenti più estremiste. Nel 1948 diversi intellettuali ebrei residenti negli Stati Uniti (tra cui Hannah Arendt ed Albert Einstein) scrissero una lettera al New York Times in cui veniva fortemente criticata la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, alla ricerca di fondi e di contatti con il movimento sionista statunitense, definendo i metodi e l'ideologia del suo partito "Tnuat Haherut" (formato dopo lo scioglimento ufficiale dell'Irgun) come ispirati a quelli dei partiti nazisti e fascisti. Nel 1967, prima o appena dopo la guerra dei sei giorni[senza fonte], un giornalista ebreo statunitense, Stone, ha scritto:
« ... Israele sta creando una sorta di schizofrenia morale negli ebrei. Nel mondo esterno, il benessere degli ebrei dipende dal mantenere società laiche, non razziali, pluralistiche. In Israele, gli ebrei si trovano a difendere una società in cui i matrimoni misti non si possono legalizzare, in cui l'ideale è razzista ed escludente. Gli ebrei possono lottare altrove per la loro stessa sicurezza e per la loro stessa esistenza - contro principi e pratiche che in Israele si trovano a difendere. »
(I. F. Stone. For a new approach to the Israeli-Arab Conflict. The New York Review of Books, August 3, 1967)

L'opposizione politica allo stato di Israele cominciò a farsi sentire dopo la guerra del 1967 e la conquista dei Territori Palestinesi, e si accentuò nel corso della prima guerra del Libano, con il massacro maronita di Sabra e Shatila. Le valutazioni storiche sulla nascita dello stato ebraico, e sulle azioni del medesimo, cambiarono con la comparsa delle opere dei nuovi storici israeliani cosiddetti post-sionisti - da Avi Shlaim, a Tom Segev da Benny Morris a Ilan Pappé, vale a dire dalla fine degli anni ottanta. Ilan Pappé, ad esempio, ha sostenuto che durante la cosiddetta Nakba nel 1947-48 le autorità ebraiche agli ordini di Ben Gurion praticarono una vera e propria pulizia etnica sistematicamente pianificata che portò all'espulsione di circa ottocentomila profughi palestinesi.
I Neturei Karta protestano contro Israele per la liberazione della Palestina

Benny Morris, partito anch'egli dal mettere in luce i fatti del 1948 e degli anni successivi, cambiò radicalmente posizione politica, sostenendo che la pulizia etnica nei confronti dei palestinesi avrebbe dovuto essere ancora più esauriente; tutto questo, però, senza cambiare una riga dei suoi scritti precedenti, a dimostrazione che considera tuttora di aver riportato comunque il vero. L'opposizione è cresciuta ulteriormente a partire dall'inizio della seconda intifada anche a causa del maggior accesso ai mezzi di comunicazione degli oppositori al sionismo grazie all'accesso ai nuovi media.

Fra gli oppositori per motivi religiosi si ricordano i Neturei Karta (נטורי קרתא, in aramaico "Guardiani della città") che rifiutano di riconoscere l'autorità e la stessa esistenza dello Stato di Israele accusandolo di essersi dotato di una facciata religiosa (con l'uso di nomi religiosi per i partiti politici, la presenza di rabbini negli stessi, etc.) e di alterare i commentari alla Torah secondo le esigenze sioniste. L'opposizione politica allo stato di Israele in quanto stato degli ebrei, è diretta a trasformare quest'ultimo, con o senza i Territori occupati, in uno stato realmente appartenenti a tutti coloro che attualmente vi abitano, siano essi ebrei o non ebrei, che ammontano al 20% dei cittadini israeliani, principalmente cittadini arabi di Israele.

Alcuni auspicano un unico stato multietnico e multiconfessionale che riunisca in sé il territorio attualmente israeliano oltre ai Territori occupati. Fuori dal mondo ebraico, questa tendenza è sostenuta ad esempio da Virginia Tilley, autrice di The One-State Solution. Fra gli ebrei 'diasporici' sono da ricordare gli storici Tony Judt, il politologo statunitense Bertell Ollman, il militante di sinistra Tony Greenstein ed il giornalista (di stanza a Tel Aviv) Arthur Neslen;[ degli israeliani, lo stesso Ilan Pappé, lo scrittore Uri Davis, l'attivista Michel Warschawski, condirettore israeliano (insieme al medico palestinese Majed Nassar) dell'Alternative Information Center (AIC), gruppo in cui israeliani e palestinesi cooperano al medesimo livello, e l'antropologo Jeff Halper, presidente dell'Israeli Center Against House Demolitions (ICAHD).
Antisionismo e antisemitismo

In anni recenti, molti commentatori hanno sostenuto che alcune manifestazioni antisioniste coprano in realtà sentimenti antisemiti, collegati forse a qualche eccesso violento di estrema destra o estrema sinistra in difesa dei palestinesi. A tal proposito è stato coniato il termine di nuovo antisemitismo, cioè di una forma di razzismo antiebraico che si serve di argomentazioni antisioniste. Critiche all'utilizzo di tale espressione affermano che esso in realtà confonda l'antisionismo con l'antisemitismo, considera demonizzanti le critiche legittime a Israele, banalizza il significato di antisemitismo e sfrutta l'antisemitismo per mettere a tacere i dibattiti.

Esistono piccoli gruppi di ebrei antisionisti, come i Jews Against Zionism, che sostengono che la dimensione politica del sionismo contraddica il disposto della Torah.
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:09 pm

Neturei Karta

https://it.wikipedia.org/wiki/Neturei_Karta

I Neturei Karta (נטורי קרתא, in aramaico "Guardiani della città") sono un gruppo di ebrei ortodossi che rifiutano di riconoscere l'autorità e la stessa esistenza dello Stato di Israele, in nome della propria interpretazione dell'ebraismo, della Torah e di passi del Talmud.

Il gruppo è stato fondato nel 1938 a Gerusalemme da ebrei che da molte generazioni vivevano in Palestina, per lo più discendenti da ebrei ungheresi che si erano trasferiti in Palestina all'inizio del XIX secolo e da ebrei lituani che erano lì anche da più tempo. Il gruppo nasce dalla scissione da un altro movimento di ebrei ortodossi, fondato nel 1912 da Agudas Israel, che aveva anch'esso come scopo la lotta al sionismo, ma che col passare degli anni aveva ridotto la propria azione. L'attività dei Neturei Karta si è poi estesa al di fuori della Palestina, in diversi casi per l'abbandono volontario, lamentando di aver subito violenze, imprigionamenti, torture e pressioni di ogni tipo da parte dei sionisti, e comunque per il rifiuto di vivere in uno Stato che si rifiutavano di riconoscere come legittimo.
Attualmente il movimento consta di diverse migliaia di famiglie, con un numero elevato di simpatizzanti difficilmente quantificabile, presente oltre che a Gerusalemme anche negli Stati Uniti, in Belgio, nel Regno Unito e in Austria.
I Neturei Karta affermano di voler combattere l'idea di voler stabilire uno stato ebraico nel tempo presente (tempo che ritengono ancora di esilio), poiché ritengono contrario all'autentica tradizione religiosa ebraica lo stabilire tale stato senza aspettare che tale terra venga esplicitamente donata dall'Altissimo. La motivazione pertanto non è di ordine politico, ma di ordine religioso.

Rifiutano le etichette di gruppo estremista e di ultra-ortodossi, dichiarando di non aver tolto o aggiunto nulla della legge e della tradizione ebraica, e a sostegno della loro posizione citano il Talmud, in cui si afferma che gli ebrei non possono utilizzare forze umane per stabilire uno stato ebraico finché non venga il Messia della casa di Davide, e in cui si afferma che devono essere cittadini leali delle nazioni in cui vivono senza cercare di anticipare la fine dell'esilio. L'esilio infatti ha la caratteristica di punizione divina per i peccati commessi e pertanto non può essere aggirato da politiche di uomini ma solo da preghiera, buona volontà e spirito di penitenza.

Secondo l'attestazione definita Neturei karta gli ebrei devono considerare la venuta del Messia e regolarsi su di essa per stabilire la condotta e il comportamento più consoni: vi sono quindi differenti opinioni rabbiniche sulle situazioni vissute dal popolo ebraico e la Neturei Karta è una tra queste. Tutti i rabbini non mancano nel considerare il rapporto con i non ebrei, questi ultimi soprattutto nell'osservanza dei 7 precetti di Noach. La promessa fatta da Dio sul ritorno con l'avvento dell'Era messianica della totalità degli ebrei appartenenti al popolo d'Israele nella Terra promessa, Eretz Israel, è suggellata eternamente come patto divino anche in quest'ottica. Secondo alcuni rabbini il sionismo è la perfetta realizzazione di alcune profezie bibliche su Israele.

Secondo i Neturei Karta, la terra attualmente occupata dallo stato di Israele appartiene a coloro che vi avevano sempre abitato (cioè i palestinesi, gli ebrei e gli arabi, di ogni religione, e quanti vivevano pacificamente con loro); in diverse occasioni i Neturei Karta hanno protestato a fianco dei palestinesi arabi; nel 2002 manifestarono con la bandiera palestinese, provocando vive reazioni da ambienti ebraici.

Accusano inoltre lo stato di Israele di essersi dotato di una facciata religiosa (con l'uso di nomi religiosi per i partiti politici, la presenza di rabbini negli stessi, etc) e di alterare i commentari alla Torah secondo le esigenze sioniste. Affermano poi che gli ebrei sionisti non possono pretendere di parlare e agire a nome di tutti gli ebrei, ed evitano anche di partecipare alle attività civili israeliane (rifiutando elezioni, assistenza sociale, supporto finanziario, etc).

Il rifiuto per il sionismo arriva al punto di non toccare banconote o monete rappresentanti immagini di sionisti (quelle con Albert Einstein e Moses Haim Montefiore sono ritenute accettabili, mentre quelle con Theodor Herzl e Chaim Weizmann non lo sono); per di più non si avvicinano al Muro Ovest del Tempio di Gerusalemme sostenendo che è stato inquinato da interessi sionisti, il che ne farebbe un abominio.

Episodi significativi

Una delle figure di spicco del movimento è il rabbino Amram Blau, sopravvissuto all'Olocausto. Secondo il rabbino Blau, il riconoscimento dell'ONU allo stato di Israele sarebbe una grave ingiustizia nei confronti degli ebrei stessi.

Il suo successore, rabbino Moshe Hirsch, ha collaborato come ministro del governo di Yasser Arafat. Nel 2004, poco prima della morte di quest'ultimo, il movimento organizzò per lui una veglia di preghiera a Parigi; un gran numero di organizzazioni ebraiche protestò contro il gesto, affermando di non poter «né ignorare né perdonare» tali «traditori del giudaismo», già «esclusi da decenni dalle Sinagoghe e dalle comunità».

In un'intervista alla televisione iraniana, Weiss si è detto poco preoccupato per la negazione dell'Olocausto, poiché «i sionisti utilizzano la questione dell'Olocausto per ottenerne benefici. Noi, ebrei che hanno subìto l'Olocausto, non lo utilizziamo per promuovere i nostri interessi. Noi affermiamo che ci sono centinaia di migliaia di ebrei nel mondo che identificano la nostra opposizione all'ideologia sionista e che pensano che il sionismo non sia uguale all'ebraismo, ma sia solo un'agenda politica».

Nell'estate del 2006 tutto il movimento ha protestato contro le attività militari israeliane in Libano. In un comunicato stampa del 19 luglio 2006, i Neturei Karta accusano il sionismo di essere all'origine dell'antisemitismo, di aver derubato gli ebrei del nome di Israele per un progetto politico, annunciando di pregare contro il sionismo affinché cessino le sofferenze nella Terra Santa e lo spargimento di sangue.
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:10 pm

Le origini dell’antisionismo degli ebrei ortodossi
Gaza sotto attacco. Contro il sionismo concepito come "colonialismo"
Ebrei ortodossi manifestano contro la guerra
Piergiorgio Pescali
25.07.2014

http://ilmanifesto.info/le-origini-dell ... -ortodossi


Nel 1896 Theodor Herzl ripropose all’attenzione del mondo ebraico un’idea non certamente nuova, ma che alla fine del diciannovesimo secolo cominciava a prendere sempre più piede tra le comunità israelitiche; la creazione o, come disse lo stesso Herzl, la «restaurazione» di uno Stato che potesse ospitare ebrei da tutto il mondo. In verità Herzl non propose il ritorno in Palestina; anzi, al primo Congresso Sionista svoltosi a Basilea nel 1897, indicò l’Uganda come possibile luogo in cui insediare il popolo ebraico. La proposta fu quasi subito contrastata da gruppi antisionisti come il Bund o l’Agudat Yisrael. Tra i rabbini più agguerriti c’era Joel Teitelbaum, fondatore del movimento Satmar, il primo grande gruppo di ebrei ortodossi che si opposero, allora come oggi, allo stato di Israele ed i cui 119.000 membri vivono principalmente a Williamsburg (Brooklyn) e Mea Shearim (Gerusalemme).

Teitelbaum è stato il più radicale nel condannare il sionismo giungendo a definirlo come «la più grande forma di impurità spirituale del mondo intero». La base su cui il teologo, e tutti i movimenti ortodossi ebraici, esplicano la loro contrarietà allo Stato israeliano è l’interpretazione di un passo del Talmud di Babilionia (ketubot 111a) secondo cui solo il Messia avrebbe potuto riconsegnare la Terra d’Israele al popolo ebreo. In questo senso l’opposizione è totale anche verso l’aliyah, la migrazione verso Israele da parte degli ebrei della Diapora. Rompendo i patti con il Signore, i sionisti sarebbero i responsabili delle punizioni divine cadute sul popolo ebraico nel corso della storia, compreso l’olocausto.

Dopo la Guerra dei Sei Giorni (1967) Teitelbaum vietò ai Satmar di pregare al Muro del Pianto di Gerusalemme ed in altri Luoghi Santi della città per evitare una anche minima parvenza di legittimazione dell’occupazione da parte di Israele. Un altro gruppo di ebrei ortodossi particolarmente attivi nel loro antisionismo sono i Neturei Karta. Fondati da Rabbi Aharon Katzenelbogen nel 1938 dopo essersi separati dall’Agudat Yisrael, i Neturei Karta (Guardiani della città, in lingua aramaica) combattono il sionismo in quanto considerato colonialismo «e tutto ciò che esso porta, dalla perdita di vite umane all’oppressione, è una profanazione della volontà di Dio». Uno dei loro rabbini, Moshe Hirsch (1923–2010) è stato consigliere di Arafat per gli Affari Ebraici del governo palestinese, mentre nel 2005 alcuni loro membri hanno partecipato alla Marcia per la Liberazione di Gaza. Diverse delegazioni Neturei Karta si recano regolarmente in Iran e nel 2006 hanno anche partecipato, su invito di Ahmadinejad, alla famosa conferenza sull’olocausto, alla quale hanno preso parte numerosi negazionisti e revisionisti.

Il loro sentimento pro palestinese, così come quello di altri gruppi di ebrei ortodossi, non ha nulla a che vedere con i diritti umani o con la politica (entrambe leggi secolari), ma è funzionale solo al fatto di voler adempiere alla volontà del Signore. «I sionisti devono cedere l’intera terra alla Palestina e attendere la venuta del Messia per riavere Israele» sono le frasi più ricorrenti che si leggono e si ascoltano quando ci si reca a Mea Shearim, il quartiere di Gerusalemme che ospita gli ebrei ortodossi secondo le strette rigide osservanze della Torah e del Talmud.
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:10 pm

Israele. Gli ebrei ortodossi e il rifiuto del sionismo

http://osservatorioiraq.it/approfondime ... accepted=1

Rifiutando la politica del loro governo e del sionismo, gli ebrei ortodossi vivono ai margini della società israeliana. Rifiutano di servire nell'esercito israeliano, dal quale sono stati esenti sino a poco tempo fa, quando una parte della classe politica sta cercando di imporre loro la leva. Senza contare però sulla loro mobilitazione. In Israele e altrove.

Per oltre mezzo secolo, l'obiettivo dei leader sionisti è stato duplice. Da un lato la creazione di uno Stato ebraico in Palestina, naturalmente, e dall’altro la creazione di un "nuovo ebreo ", libero una volta per tutte da quei tratti tipici della diaspora che i nuovi leader aborrivano: intellettualità, debolezza fisica, sottomissione.

L'esercito è stato visto come uno degli strumenti più importanti per raggiungere questo obiettivo; era certamente anche un valore in sé, ma soprattutto doveva rappresentare la massima espressione della sovranità ebraica e l'ingresso del nuovo ebreo nella modernità.

Due gruppi di cittadini sono stati esclusi da questa costruzione: la minoranza araba, ritenuta un ‘incidente di percorso’ nella costruzione dello Stato ebraico, e gli ebrei ortodossi, refrattari al progetto di integrazione nella nuova formazione dell'identità.

Per questo entrambi i gruppi sono stati esentati dal servizio militare, e quindi anche dal collettivo nazionale, volendo essi stessi non esserne inclusi.

Gli anni ‘80 hanno segnato tuttavia una svolta importante, con l'identità nazionale che si indebolisce a discapito delle diverse comunità di appartenenza. Questo processo risente sicuramente dell’'influenza dei progetti multiculturali di stampo anglo-sassone, ma anche e soprattutto dell'offensiva neoliberista che dà maggiore importanza all'individuo. E’ a questo punto che l' "io" ha sostituito il "noi". Parte integrante di questo cambiamento sono anche alcuni atteggiamenti di demilitarizzazione e de-sacralizzazione dell'esercito.

Oggi non fare più il servizio militare ha cessato di essere un tabù e ci sono molti giovani che conoscono ormai i trucchi per evitarlo: si tratta della maggior parte delle ragazze e quasi un terzo dei ragazzi.


CHI SONO GLI "HAREDIM" ?

Se un quarto della popolazione ebraica di Israele si considera praticante, quelli a cui ci si riferisce spesso con il termine “ortodossi” (haredim in ebraico), che rappresentano meno del 10 % della popolazione, si rifiutano di prestare servizio militare. Per loro questo rifiuto è un aspetto, tra gli altri, del rifiuto di vedere lo Stato come qualcosa di diverso da una struttura amministrativa che non ha valore in sé, e nel migliore dei casi , non distinguibile da qualsiasi altro stato del pianeta.

Questo "antisionismo" esprime tutto il loro rifiuto di santificare lo Stato di Israele e legittimare qualsiasi legame tra esso e il destino del popolo ebraico.

Israele infatti non sarà uno "stato ebraico" fino alla venuta del Messia, che governerà la Terra secondo le leggi della Torah. La pretesa sionista e costituzionale di essere uno Stato ebraico è per gli ortodossi una forma di blasfemia.

La lealtà degli ebrei ortodossi nei confronti dello Stato e delle sue leggi rimane soggetta alle decisioni dei loro rabbini di riferimento. Naturalmente c’è solo una piccola minoranza che si rifiuta di sottomettersi alle leggi e pertanto vive ai margini della società.

Ma se esiste una sorta di modus vivendi tra lo Stato e le comunità ortodosse, lo si deve al fondatore di Israele, David Ben Gurion, che scelse allora di negoziare con le autorità ortodosse ciò che è chiamato ancora oggi lo status quo che regola i rapporti tra Stato, religione e religiosi.

Questo status quo prevede, ad esempio, l’istituzione dello Shabbat e le feste ebraiche come periodo di vacanza, il finanziamento delle istituzioni religiose e del rabbinato, nonché il riconoscimento e il finanziamento all’interno del sistema di istruzione delle correnti ortodosse e religiose.

L’esenzione dal servizio militare per coloro che, per motivi religiosi, non vogliono farlo è una parte importante dello status quo. Il personale militare ha inoltre sempre visto con favore questo dispensa collettiva, ritenendo che la ferma adesione degli ebrei ortodossi alle loro tradizioni e stili di vita significherebbe, qualora indossassero l'uniforme, un impegno esorbitante per l’esercito.

LA SFIDA DI YAIR LAPID

Yair Lapid è una star della TV. Un anno e mezzo fa ha deciso di entrare in politica, cavalcando l’onda delle mobilitazioni gigantesche dell’estate 2011. Il suo programma elettorale si è limitato a uno slogan: “Condivisione equa degli oneri". Gli oneri in questione comprendevano ovviamente il servizio militare. In realtà l’appello affinché tutti eseguissero il servizio militare non serviva ad altro che ingraziarsi la classe media laica di Tel Aviv, puntando su un argomento molto sensibile.

Il vero fardello evocato da Lapid era di ordine economico, vale a dire i servizi pubblici e l’assistenza sociale ai più poveri. Di cui fa, in particolare, la maggioranza ortodossa che vive al di sotto della soglia di povertà.

"Tutti questi parassiti, questi religiosi, con le loro decine di figli che nemmeno lavorano!" Era questo il messaggio che voleva sentire la ricca borghesia.

Ed è così che quest’ultima ha premiato Yair Lapid con 19 candidati del suo partito Yesh Atid alla Knesset. Un risultato che ne fa la seconda forza politica nel parlamento israeliano.

Una volta eletto e nominato a capo del Ministero delle Finanze, Lapid ha dovuto far fronte alle enormi e diverse manifestazioni contro il servizio militare. Di fronte a questa opposizione massiccia e militante del mondo ortodosso e dei suoi rabbini all'idea che venga imposto loro il servizio militare, la risposta del governo (contro la volontà di alcuni ministri) si è materializzata nell’uso della forza e l’arresto di alcuni manifestanti .

Questo tipo di risposta da parte di Lapid indica la sua scarsa capacità di non capire l'avversario. Questi giovani puniti sono diventati dei martiri che migliorano ulteriormente la mobilitazione e, incidentalmente , portano Netanyahu e il Likud, suoi partner nella coalizione di governo in una situazione difficile per il futuro, con alcuni rabbini, figure di peso a livello politico, che hanno giurato che non sosterranno più il governo contri i suoi avversari di “sinistra”.

DIALOGO TRA SORDI

Siamo tornati, grazie a Yair Lapid, ai primi anni 1950 quando, di fronte al discorso "laicista" di Ben Gurion e della sinistra sionista, una parte importante del mondo religioso si sentiva minacciata nella sua stessa esistenza, dichiarandosi pronta ad entrare in resistenza contro quello che veniva definito shmad, ovvero le conversioni forzate incontrate da alcune comunità ebraiche nel corso della storia.

L'ex primo ministro Levi Eshkol nel 1960 riuscì a calmare le acque e convincere che la “politca dello shmad” guidata da Ben Gurion era ormai sepolta e che gli ortodossi potevano vivere secondo le loro tradizioni e in conformità con i comandamenti dei loro rabbini.

E se ci sono stati momenti di tensione (ad esempio sulla questione delle autopsie e l'apertura dei cinema il sabato a Gerusalemme ), questi hanno potuto essere contenuti in fretta.

Quasi mezzo secolo dopo Lapid ha aperto, con la questione del servizio militare, una nuova fase delle guerre culturali. Con un fraintendimento totale dell'avversario, che evoca l'incapacità del colonialista di comprendere il colonizzato, e rifiutando di tentare anche soltanto di ascoltarlo Yair Lapid e i suoi compari di della bolla occidentale di Tel Aviv sono convinti che il servizio militare può essere tranquillamente imposto agli ortodossi, sia attraverso il dialogo o tramite l'uso della forza. Ma si tratta di un grave errore.

Il dialogo è impossibile, perché i presupposti e i sistemi di valori non sono gli stessi. L'appello al patriottismo, il rispetto dello stato di diritto e dei valori democratici, la decisione della maggioranza non hanno alcun senso nei quartieri di Mea Shearim o Bnei Brak di Gerusalemme.

Lì conta solo la legge della Torah e la decisione dei rabbini.

Quanto alla minaccia di usare la forza, questa causa un lampo di sfida negli occhi degli interessati, che già si vedono nelle arene della Roma occupante o nei fuochi della Reconquista cristiana della Spagna. Se Yair Lapid non fosse così ignorante della storia e della cultura dei suoi bisnonni ebrei, se Tel Aviv emergesse dalla sua arroganza coloniale e occidentale, potrebbero capire che agli occhi di centinaia di migliaia di ebrei ortodossi, loro (Tel Aviv e Lapid) non sono altro che un episodio fugace in quello che considerano il destino eterno del popolo ebraico.

Come diceva un mio vecchio zio , con una fiducia che obbliga all'ammirazione , "Siamo sopravvissuti ai romani, all'Inquisizione e persino a Hitler. Non sarà certamente per il piccolo Lapid, di cui tutti avranno dimenticato il nome dopo le prossime elezioni, che ci costringeranno allo shmad."

* Giornalista e militante di sinistra, Michel Warschawski è il cofondatore e presidente dell’ Alternative Information Center (AIC) http://www.alternativenews.org/english/ .

Traduzione a cura di Stefano Nanni
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:12 pm

Il sionismo visto da un rabbino antisionista
lunedì 23 marzo 2009

http://andreacarancini.blogspot.it/2009 ... bbino.html

Conferenza del Rabbino Ahron Cohen alla Birmingham University, Inghilterra, 26 Febbraio 2003

Amici, è un onore avere l’opportunità di parlarvi oggi.

Io e i miei colleghi di Neturei Karta partecipiamo ad occasioni come questa perché riteniamo di avere il dovere sia religioso che umanitario di pubblicizzare il nostro messaggio, il più possibile. Così spero e prego che con l’aiuto del Creatore le mie parole e le nostre discussioni, qui, oggi, possano essere corrette e precise, nel loro contenuto e nelle loro conclusioni. Come vi è stato già detto, io sono un ebreo ortodosso (e cioè un ebreo che cerca di vivere la propria vita in totale accordo con la religione ebraica). Sono impegnato nell’adempimento dei doveri ecclesiastici all’interno della comunità ebraica e in particolare sono impegnato nell’educazione dei nostri giovani e nell’aiutarli a conseguire una condotta sana e corretta. E’ perciò di particolare interesse per me poter parlare a voi, un corpo studentesco, oggi.

Mi è stato chiesto di parlarvi del giudaismo e del sionismo. Questo argomento è naturalmente tremendamente importante alla luce dell’attuale situazione in Palestina, dove abbiamo – diciamolo – una parte, i sionisti (che sono anch’essi degli ebrei) desiderosi di imporre uno Stato “settario” sulla testa di una popolazione indigena, i palestinesi. Uno scontro che ha provocato spargimenti di sangue e brutalità di cui non si riesce a vedere la fine, a meno che vi sia un cambiamento davvero radicale.

I miei titoli per parlare di questo argomento derivano dall’essere uno dei molti ebrei ortodossi che simpatizzano completamente con la causa palestinese: noi protestiamo in modo veemente contro i terribili errori perpetrati in Palestina contro il popolo palestinese dall’illegittimo regime sionista.

La punta avanzata di quelli tra noi che sono impegnati, attivamente e regolarmente, in questa controversia sono chiamati Neturei Karta, termine che può essere tradotto in modo approssimativo come Guardiani della Fede. Non siamo un partito o un’organizzazione a parte, ma rappresentiamo fondamentalmente la filosofia rappresentativa di una parte significativa dell’ebraismo ortodosso.

Permettetemi innanzitutto di dichiarare in termini categorici che il giudaismo e il sionismo sono incompatibili. Essi sono diametralmente opposti.

La questione deve sicuramente apparire a molti di voi che oggi sono qui come un paradosso. Dopo tutto, tutti sanno che i sionisti sono ebrei e che il sionismo è a vantaggio degli ebrei. I palestinesi sono i nemici dei sionisti. Come può essere allora che io, un ebreo, possa simpatizzare con la causa palestinese?

Vorrei cercare di rispondere a questa domanda e tornare all’argomento della mia conferenza – il giudaismo e il sionismo – su due livelli: la fede religiosa e l’umanitarismo. Tenete presente che essere umanitari è anche un obbligo religioso fondamentale.

Prima di tutto dal punto di vista della fede religiosa ebraica. Dobbiamo esaminare qualche aspetto della storia del popolo ebreo e della sua fede basilare nel controllo dell’Onnipotente sul nostro destino e su ciò che l’Onnipotente vuole da noi. Tutto questo è fissato nei nostri insegnamenti religiosi, nella nostra Torah, e ci è stato insegnato nel corso delle generazioni dai nostri grandi leader religiosi. Rispetto a tutto ciò, esaminiamo anche la storia del sionismo, come si è sviluppata e quali sono i suoi scopi.

La nostra religione è per noi un modo di vivere totale. Ci mostra come vivere una vita al servizio dell’Onnipotente. Influenza ogni aspetto della nostra vita, dalla culla alla tomba. Quello che ci viene insegnato è quello che ci è stato rivelato dalla Divina Rivelazione, come viene descritta nella Bibbia, circa tremila e cinquecento anni fa, e cioè quando venne alla luce il popolo ebreo. Tutti i nostri obblighi religiosi, pratici e filosofici, sono fissati nella Torah, che comprende la Bibbia (il vecchio testamento) e un vasto codice di Insegnamenti Orali che ci sono stati trasmessi nel corso delle generazioni.

Come detto, la nostra religione è un modo di vivere totale che copre ogni aspetto della nostra vita. Un aspetto della nostra religione, soggetto a certe condizioni, è che ci verrà data una terra, la Terra Santa, conosciuta ora come Palestina, nella quale vivere e attuare vari doveri del nostro servizio all’Onnipotente.

Ora, prima che io prosegua, desidero sottolineare qualcosa che è davvero fondamentale per capire la differenza tra il giudaismo e il sionismo, e cioè che il concetto di nazionalità dell’ebraismo ortodosso è molto diverso dal concetto di nazionalità ritenuto dalla maggior parte dei popoli. La maggior parte dei popoli pensano che la nazione sia un popolo specifico che vive in una terra specifica. La terra è essenziale per l’identità di una nazione. Una religione ci può essere come ci può non essere, ma la religione è irrilevante per l’identità nazionale. Il concetto di nazionalità del giudaismo ortodosso, tuttavia, è quello di un popolo specifico con una religione specifica. E’ la religione che stabilisce l’identità nazionale. Una terra ci può essere come ci può non essere, la terra è irrilevante per l’identità nazionale ebraica.

Questo è confermato dal fatto che la nazione ebraica è stata senza una terra per 2000 anni, ma fino a quando ha conservato la propria religione ha conservato la propria identità.

Ora ho detto in precedenza che ci è stata data una terra, ma a certe condizioni. Le condizioni erano, fondamentalmente, che dovessimo conservare i valori morali, etici e religiosi più alti. Il popolo ebreo ha posseduto la terra per i primi millecinquecento anni della sua esistenza. Ma purtroppo le condizioni non furono adempiute al livello richiesto [dall’Onnipotente] e gli ebrei vennero esiliati dalla loro terra. Negli ultimi duemila anni circa, il popolo ebreo è rimasto in uno stato di esilio decretato dall’Onnipotente, perché non aveva conservato i valori richiesti. Questo stato di esilio è la situazione che permane fino ad oggi. E’ una parte fondamentale della nostra fede accettare di buon animo l’esilio decretato dall’Onnipotente e non cercare di combattere contro di esso, o di farlo cessare con le nostre mani. Agire in tal modo costituirebbe una ribellione contro la volontà dell’Onnipotente.

In termini pratici, sebbene abbiamo conservato la nostra identità ebraica, in virtù del nostro attaccamento alla nostra religione, nondimeno l’esilio per noi significa innanzitutto che gli ebrei devono essere soggetti ai paesi in cui vivono in modo leale e non cercare di governare le popolazioni indigene di tali paesi.

In secondo luogo, significa che non possiamo tentare di costituire un nostro Stato in Palestina. Questo si applicherebbe anche se la terra non fosse occupata, e si applica certamente quando, come è questo il caso, c’è una popolazione indigena esistente. Questa proibizione costituisce una parte fondamentale del nostro insegnamento: ci è stato fatto giurare di non contravvenirvi e siamo stati ammoniti delle spaventose conseguenze in cui saremmo incorsi.

Ne consegue, perciò, che gli ebrei, oggi, non hanno il diritto di governare in Palestina.

Esaminiamo ora il movimento sionista. Venne fondato circa 100 anni fa, soprattutto da individui secolarizzati, che stavano abbandonando la loro religione ma conservavano ancora quello che consideravano il marchio [d’infamia] di essere ebrei in esilio. Ritenevano che il nostro stato di esilio fosse dovuto al nostro atteggiamento servile – la mentalità del Golus (esilio) – e non a un Ordine Divino. Volevano sbarazzarsi dei vincoli dell’esilio e cercare di costituire una nuova forma di identità ebraica. Non basata sulla religione ma basata sulla terra. Basata su una tipica aspirazione nazionalista, secolare, guidata dall’emozione, simile a quella della maggior parte delle altre nazioni. La loro politica aveva come perno centrale l’aspirazione di costituire uno Stato Ebraico in Palestina. Ma stavano forgiando un nuovo tipo di ebreo. In realtà non era assolutamente un ebreo – era un sionista.

Il movimento sionista costituiva l’abbandono completo dei nostri insegnamenti e della nostra fede religiosa – in generale – e in particolare un abbandono del nostro approccio al nostro stato di esilio e al nostro atteggiamento verso i popoli con cui viviamo.

Il risultato pratico del sionismo sotto forma dello Stato conosciuto come “Israele” è completamente estraneo al giudaismo e alla Fede Ebraica. Lo stesso nome “Israele”, che originariamente designava quelli che sono conosciuti come i Figli di Israele, e cioè il Popolo Ebraico, è stato usurpato dai sionisti. Per questa ragione, molti ebrei ortodossi evitano di riferirsi allo Stato sionista con il nome di “Israele”.

L’ideologia del sionismo non è quella di affidarsi alla divina provvidenza ma di prendere la legge nelle proprie mani e di forzarne il risultato sotto forma di uno Stato. Questo è del tutto contrario all’approccio alla questione dell’esilio che la nostra Torah ci richiede di adottare, per come ci è stato trasmesso dai nostri grandi leader religiosi.

Ho parlato finora dal punto di vista della fede religiosa. Ma esaminiamo il punto di vista umanitario (che è esso stesso un obbligo religioso, come ho detto in precedenza). L’ideologia dei sionisti era, ed è, quella di forzare l’aspirazione ad uno Stato senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di coloro che si trovano sulla loro strada. I palestinesi stavano sulla loro strada. Ci troviamo di fronte al fatto che, per conseguire un’ambizione nazionalista malconcepita, è stata commessa dai sionisti una scioccante trasgressione della giustizia naturale, costituendo in Palestina un regime illegittimo del tutto contro la volontà della popolazione lì residente, i palestinesi, trasgressione che inevitabilmente ha dovuto fondarsi sulla perdita di vite umane, sulle uccisioni e sui furti.

La maggior parte degli ebrei ortodossi accettano il punto di vista dei Neturei Karta fino al punto di non essere d’accordo, in via di principio, sull’esistenza dello Stato sionista, e non “verserebbero una lacrima” se tale Stato dovesse finire. Vi è tuttavia una gamma di opinioni su come affrontare il fatto che al momento lo Stato sionista esiste. Queste opinioni variano dalla cooperazione effettiva, all’accettazione pragmatica, all’opposizione totale sempre e comunque. Quest’ultima costituisce l’approccio dei Neturei Karta. Ma c’era e c’è un ulteriore fenomeno sionista che complica il quadro. Esso è costituito dai sionisti religiosi. Si tratta di persone che affermano di essere fedeli alla religione ebraica, ma sono state influenzate dalla filosofia, nazionalista e secolarizzata, sionista, e che hanno aggiunto una nuova dimensione al giudaismo – il sionismo, con lo scopo di costituire e di espandere uno Stato ebraico in Palestina. Essi cercano di realizzare questo scopo con grande fervore (io lo chiamo giudaismo con qualcosa d’altro). Essi affermano che questo fa parte della religione ebraica. Ma il fatto è che questo è assolutamente contrario agli insegnamenti dei nostri grandi leader religiosi.

Inoltre, da un punto di vista umanitario, anche la loro ideologia era, ed è, quella di forzare la loro aspirazione senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di chiunque si trovi sulla loro strada. I palestinesi sono quelli che si trovano sulla loro strada. La cosa più scioccante è che tutto questo viene fatto in nome della religione. Mentre in realtà c’è un obbligo totalmente contrario, da parte della nostra religione, ed è quello di trattare tutte le persone con compassione.

Per riassumere. Secondo la Torah e la Fede ebraica, l’attuale rivendicazione dei palestinesi – e degli arabi – a governare in Palestina è giusta ed equa. La rivendicazione sionista è sbagliata e criminale. Il nostro atteggiamento verso Israele è che l’intero concetto è sbagliato e illegittimo.

C’è un altro problema, ed è quello che i sionisti hanno fatto in modo di apparire come i rappresentanti e i portavoce di tutti gli ebrei e così, con le loro azioni, suscitano l’ostilità contro gli ebrei. Quelli che nutrono questa ostilità sono accusati di antisemitismo. Ma quello che deve essere messo decisamente in chiaro è che il sionismo non è il giudaismo. I sionisti non possono parlare a nome degli ebrei. I sionisti possono essere nati come ebrei, ma essere ebreo richiede anche l’adesione alla fede e alla religione ebraiche. Così ciò che diventa decisamente chiaro è che l’opposizione al sionismo e ai suoi crimini non implica l’odio per gli ebrei o l’”antisemitismo”. Al contrario, il sionismo stesso e le sue azioni costituiscono la più grande minaccia per gli ebrei e per il giudaismo.

La lotta tra arabi ed ebrei in Palestina è iniziata solo quando i primi pionieri sionisti vennero in Palestina con lo scopo esplicito di formare uno Stato sulla testa della popolazione araba indigena. Questa lotta è continuata fino ad oggi, ed è costata e continua a costare migliaia e migliaia di vite. L’oppressione, le violenze e gli omicidi in Palestina sono una tragedia non solo per i palestinesi ma anche per il popolo ebreo. E fa parte delle spaventose conseguenze che ci erano state preannunciate se avessimo trasgredito il nostro obbligo religioso di non ribellarci contro il nostro esilio.

Desidero aggiungere che il rapporto tra musulmani ed ebrei risale alla storia antica. La maggior parte delle relazioni furono amichevoli e reciprocamente vantaggiose. Storicamente, accadde di frequente che quando gli ebrei venivano perseguitati in Europa trovavano rifugio nei vari paesi musulmani. Il nostro attaggiamento verso i musulmani e gli arabi può essere solo di amicizia e di rispetto.

Vorrei finire con le seguenti parole. Noi vogliamo dire al mondo, specialmente ai nostri vicini musulmani, che non c’è odio o ostilità tra l’ebreo e il musulmano. Vogliamo vivere assieme come amici e vicini, come abbiamo fatto per la maggior parte del tempo nel corso delle centinaia e persino delle migliaia di anni in tutti i paesi arabi. E’ stato solo l’avvento dei sionisti e del sionismo che ha rovesciato questa lunga relazione.

Consideriamo i palestinesi come il popolo che ha diritto di governare in Palestina.

Lo Stato sionista conociuto come “Israele” è un regime che non ha diritto di esistere. La sua esistenza continuativa è la causa di fondo del conflitto in Palestina.

Preghiamo per una soluzione al terribile e tragico punto morto attuale. Auspichiamo che tale soluzione
avvenga sulla base delle pressioni morali, politiche ed economiche imposte dalle nazioni del mondo.

Preghiamo per la fine degli spargimenti di sangue e per la fine delle sofferenze di tutti gli innocenti – sia ebrei che non ebrei – del mondo.

Siamo in attesa dell’abrogazione del sionismo e dello smantellamento del regime sionista, che farà cessare le sofferenze del popolo palestinese. Accetteremmo di buon grado l’oppportunità di vivere in pace in Terrasanta sotto un governo che sia interamente conforme ai desideri e alle aspirazioni del popolo palestinese.

Che noi si possa meritare presto il tempo in cui tutto il genere umano vivrà reciprocamente in pace.

Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.nkusa.org/activities/speeches/bham022603.cfm
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:25 pm

Chi sono i rabbini antisionisti?
dopo il convegno antisraeliano alla Camera lo spiega Anna Momigliano
13.09.2006
Testata: Il Riformista
Titolo: «Lo strano mondo dei rabbini che odiano lo Stato di Israele»
Dal RIFORMISTA del 13 settembre 2006:

http://www.informazionecorretta.com/mai ... 0&id=17671

Rabbini antisionisti, chi sono costoro? Questa è una domanda che si saranno posti in molti, ieri, seguendo la querelle sul «Convegno anti-Israele» (nelle parole del Corriere della sera), organizzato a Montecitorio dall'Islamic Anti-Defamation League in occasione dell'11 settembre. Tra i relatori, che vantavano tutti un rispettabile pedigree antisionista, spiccava la figura del rabbino Moishe Aryeh Friedman, il quale, oltre ad avere ribadito il distinguo tra giudaismo e Stato d'Israele, stando a quanto riportato dai partecipanti sarebbe stato il più duro nei confronti della «strategia sionista» (parole sue), colpevole di avere «trasformato tutto il territorio palestinese in un grande campo di concentramento».

In realtà posizioni antisioniste sono sempre state presenti nell'ebraismo ultra-ortodosso. E dove la Lega islamica abbia trovato un rabbino non solo antisionista, ma anche disposto ad accennare en passant al controverso assioma sionismo-nazismo, non è affatto un mistero. Arye Friedman - che, a differenza di quanto riportato sui giornali, non è il leader della comunità ebraica ortodossa di Vienna - è a capo di una piccola congregazione (un centinaio di fedeli, secondo il rabbino, ancora meno secondo altri) che a sua volta mantiene stretti rapporti, sebbene non sia direttamente affiliata, con i Neturei Karta: gli «ebrei anti-sionisti» par excellence.

Si tratta di una congregazione relativamente piccola (2-5 mila fedeli) che ha fatto della lotta contro l'«entità sionista» la propria ragion d'essere.

Con risultati per altro pittoreschi: gli incontri tra rappresentanti dell'Olp e leader Neturei Karta non si contano; nel 2004 una delegazione volò a Parigi per partecipare alla veglia in onore del morente Yasser Arafat; poco più tardi la stampa israeliana li accusò di essere al libro paga di Fatah. Uno dei loro leader, Yisroel Dovid Weiss, visitò Teheran a marzo: fu accolto in pompa magna dalle autorità iraniane (incluso il vice presidente Reza Aref), e non lesinò elogi ad Ahmadinejad. «Entrambi», spiegò Weiss, «aspiriamo alla disintegrazione di Israele». Ironia della sorte, il quartier generale dei Neturei Karta è a Bet Shemesh, a metà strada tra Tel Aviv e Gerusalemme.
Più recentemente, una loro delegazione ha preso parte alla manifestazione organizzata a Londra da Palestine Solidarity contro la campagna israeliana in Libano: i fotografi di mezzo mondo immortalarono le immagini di due rabbini ultra-ortodossi (con tanto di palandrana nera) insieme alle bandiere gialle di Hezbollah. Nel giugno del 2005 lo stesso Aryeh Friedman era stato ospite di John Gudenus, leader della Fpö, formazione austriaca di destra criticata per posizioni più o meno apologetiche nei confronti del nazismo.

Vista la predilezione per azioni e dichiarazioni eclatanti, non stupisce che la setta dei Neturei Karta riceva tante attenzioni, in particolare nel mondo arabo: chi tra gli estremisti di destra o i radicali islamici cerca un «alibi ebreo», spiegava il direttore del Centro di documentazione della resistenza austriaca Wolfgang Neugebauer, può sempre contare sulla presenza di un Neturei Karta. Eppure, il mondo degli «ebrei ortodossi antisionisti» va molto al di là di personaggi come Friedman. È un universo più ampio di quanto comunemente non si pensi, e ricco di sfumature, che fa leva sul valore religioso della diaspora.

In base a questa interpretazione, dopo la distruzione del Tempio il popolo ebraico sarebbe condannato a vivere senza una Terra; sarà solamente con la venuta del Messia, che essi potranno tornare a governare su Israele: il sionismo non è altro che un’eresia, un peccato di alterigia perché propone la ricostruzione dello Stato ebraico indipendentemente dal Messia.

Questa tesi è stata a lungo popolare tra le comunità ortodosse d’Europa, specialmente agli albori del sionismo, quando la laicità e le simpatie socialiste di Theodor Herzel infastidivano gli ambienti religiosi della Mittel Europa. L’incontro tra ortodossia e sionismo risale a molto più tardi, quando il rabbino Avraham Isaac Kook, negli anni Trenta, giustificò la costruzione di uno Stato ebraico come mezzo di “emancipazione”. In realtà, però, il cosiddetto “sionismo religioso” prenderà piede in maniera sensibile negli anni Sessanta e Settanta, quando le conquiste dei Territori (1967) suscitarono un’ondata di fervore per il recupero della Terra promessa e la prima vittoria politica della destra (1977) segnò l’entrata dei religiosi come partner di governo.

Tutt’ora i “religiosi sionisti” si distinguono facilmente dagli altri “ultra-ortodossi”. E tutt’ora la maggior parte degli ultra-ortodossi di origine europea mantiene un certo scetticismo nei confronti dello Stato ebraico, mantenendosi ai margini, pur accettandone l’esistenza. Molti, si diceva ma non tutti: per esempio, gli ortodossi Satmar si sono rifiutati di riconoscere lo Stato ebraico tout court. Si tratta di una corrente molto antica (traccia le sue radici intorno al 1750) che predica l’isolamento totale dal mondo laico, Israele incluso, rifacendosi, come molti altri, alla tradizione mistica del leggendario rabbino polacco Bel Eliezer. A differenza della loro controparte “mediatica”, la corrente Satmar conta un’ampia base di fedeli, più di 120 mila, distribuiti tra Gerusalemme e New York, in genere più dediti alla preghiera che all’attivismo politico. Quanto allo Stato di Israele, gli ebrei Satmar hanno deciso che la cosa migliore è ignorarlo: senza bisogno di invocarne la distruzione, stringere la mano al numero due di Ahmadinejad o sventolare le bandiere di Hezbollah.
Forse è per questo che nessuno presta loro attenzione.
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Re: Ebrei antisionisti

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2016 10:29 pm

Ebrei ortodossi invitano a smantellare lo stato di Israele
Discorso proclamato dal Rabbino Dovid Weiss in Freedom Plaza, Washington DC, in occasione della manifestazione contro la visita del Primo Ministro Ariel Sharon alla Casa Bianca, giovedì 7 febbraio 2002.
Comunicato di Neturei Karta – Washington DC
6 febbraio 2002

http://www.nkusa.org/Foreign_Language/I ... 6feb02.cfm

Il Rabbino Yisroel Dovid Weiss, portavoce di Neturei Karta International, un movimento di portata mondiale di ebrei antisionisti, ha annunciato che una delegazione di rabbini si unirà alla Coalizione di Organizzazioni Arabo-Americane e Musulmane” per protestare contro lo Stato Sionista.


“E’ ora che il popolo ebreo comprenda ciò che i nostri saggi e la maggior parte degli ebrei, agli esordi del sionismo poco più di un secolo fa, già sapevano e cioè, che il sionismo costituisce un grande pericolo per il popolo ebreo.

Non è forse stato versato abbastanza sangue, sangue ebreo e palestinese ? non è forse arrivato il momento di rivedere l’intera impresa sionista ?”

Il Rabbino Weiss fa notare che il messaggio che il suo gruppo porterà a Washington ed ai palestinesi riuniti lì, è il messaggio contenuto nel Talmud che vieta la Terra Santa agli ebrei, finché i loro peccati non siano stati espiati in esilio. La violazione dei termini dell’esilio ebreo ha causato molta sofferenza a tutte le parti in causa nel Medio Oriente. “E’ ora di smantellare lo stato di Israele. Esso costituisce un’onta per il popolo ebreo. A tutta l’umanità viene detto dagli esponenti di questo stato che Israele rappresenta gli ebrei. Quest’affermazione è insensata. Gli eretici non possono rappresentare il popolo della Torah. Coloro che si sono resi colpevoli di gravissime crudeltà nei confronti dei palestinesi non possono rappresentare un popolo misericordioso.

Il compito del popolo ebreo è di dedicarsi alla Torah ed al servizio di Dio. Siamo chiamati dal nostro Creatore ad essere leali ai paesi del nostro esilio ed a comportarci in buona fede con tutti gli uomini. Il sionismo è una deviazione di proporzioni nefaste che trascina le sue vittime in conflitti infiniti con altri popoli.

Oggi ci siamo riuniti con il popolo palestinese per manifestare la nostra simpatia per le sue sofferenze. La presenza del Primo Ministro Sharon a Washington è un affronto per gli ebrei credenti e per i palestinesi sofferenti.

Che ci sia accordata la grazia di vivere il giorno che lo stato di Israele sarà giunto alla sua fine ed i palestinesi saranno liberati dalle loro sofferenze. E gli ebrei erranti torneranno ad unirsi ai loro fratelli nel vero servizio a Dio. Il giorno in cui tutte le nazioni riconosceranno l’Unico Dio, quindi noi tutti ci metteremo al Suo servizio in pace. Amen”
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