Magnar kosher

Magnar kosher

Messaggioda Berto » mer gen 06, 2016 7:05 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » mer gen 06, 2016 7:06 am

Tre rabbini al lavoro nella fabbrica di cioccolato
04/01/2016
http://www.tio.ch/News/Ticino/Cronaca/1 ... cioccolato

CASLANO - Kippah e camice bianco, la lunga barba coperta da una mascherina. Nella fabbrica Alprose di Caslano, in questi giorni, si aggirano degli ispettori d’eccezione: si tratta di tre rabbini, impegnati a svolgere degli speciali riti ebraici tra gli impianti per la lavorazione del più famoso cioccolato ticinese. Il motivo: l’avvio della produzione kosher, le cui procedure – rigorosissime – richiederanno alcune settimane, spiegano dall’azienda.

I rabbini si alternano in turni di 12 ore ciascuno per “kosherizzare” i macchinari secondo il rituale religioso; i prodotti, poi, verranno venduti all’estero (Israele e Stati Uniti in primis) dove la domanda della cioccolata certificata dai rabbini «è molto forte» spiega Fabio Boscaini di Alprose.

Meno male, perché «nell’anno appena concluso gli affari hanno piuttosto risentito del franco forte» osserva Boscaini. «Molto positivo» invece il periodo natalizio, con un «notevole aumento dei visitatori» nel museo della cioccolata annesso alla fabbrica. Non è mancato, va detto, qualche mugugno legato appunto alla visita dei rabbini: «Ci è stato detto che non è possibile visitare gli impianti come previsto dal tour, peccato» lamenta un visitatore. La precauzione, spiega l’azienda, è appunto dovuta alla procedura kosher.
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » mer gen 06, 2016 7:07 am

Kasherùt
https://it.wikipedia.org/wiki/Casherut

Kasherùt (in ebraico: כַּשְׁרוּת‎?, letteralmente adeguatezza) indica, nell'accezione comune, l'idoneità di un cibo a essere consumato dal popolo ebraico secondo le regole alimentari della religione ebraica stabilite nella Torah, come interpretate dall'esegesi del Talmud e come sono codificate nello Shulchan Aruk.

Il cibo che risponde ai requisiti di kasherut è definito kashèr (in ebraico כָּשֵׁר, letteralmente adatto, e in questo caso "adatto alla consumazione"). A causa del gran numero di leggi che regolano la kasherut e della complessa casistica, per preparare un pasto kasher è necessaria una grande dimestichezza con le varie regole; questa è la ragione per cui nei ristoranti kasher e negli stabilimenti industriali kasher è presente un sorvegliante (detto Mashghiah, משגיח) che ha il compito di vegliare sul rispetto di dette norme al fine di garantire al consumatore la kasherut del cibo.

La maggior parte delle leggi fondamentali della kasherut deriva dalla Torah, nei libri di Levitico e Deuteronomio. Dettagli e applicazione pratica, tuttavia, sono fissati nella Legge orale (in ultimo codificata nella Mishnah e nel Talmud) ed elaborati nella letteratura rabbinica successiva. Sebbene la Torah non indichi il fondamento logico della maggior parte delle leggi kashrut, molte ragioni sono state proposte, compreso quelle filosofiche, pratiche e igieniche.

Il cibo, per essere consumato secondo le regole alimentari ebraiche, deve soddisfare vari criteri tra cui:

la natura del cibo;
la preparazione del cibo;
per i cibi di origine animale, le caratteristiche dell'animale stesso.

Tra le numerose leggi che formano parte della kasherut ci sono le proibizioni della consumazione di animali impuri (come il maiale, i crostacei/molluschi, la maggioranza degli insetti con l'eccezione di certe specie di locuste kasher), commistioni di carne e latte, e il comandamento della macellazione rituale di mammiferi e uccelli secondo una procedura chiamata shechitah. Esistono inoltre leggi che riguardano i prodotti agricoli che potrebbero incidere sulla idoneità degli alimenti di consumo.

Le limitazioni nell'uso di vegetali sono esplicitamente catalogate nella Torah e accuratamente descritte nella letteratura halakhica. Alcune di esse sono limitate al raccolto della Terra d'Israele: per essere atto al consumo, deve essere sottoposto a una serie di prelievi, denominati genericamente Terumot Vemaaserot; inoltre, il raccolto del settimo anno del ciclo sabbatico è soggetto a ulteriori restrizioni. Altre limitazioni riguardano anche i prodotti coltivati all'infuori della Terra d'Israele: per esempio, il divieto di mangiare il prodotto chadash (חדש, lett. "nuovo [grano]") delle cinque specie di cereali. Il divieto di Orlah vieta i frutti prodotti dall'albero durante i primi due anni (vigono regole speciali anche per il terzo anno). Una cura particolare viene portata all'eliminazione di vermi e altri intrusi dagli alimenti di origine vegetale.

Nel secolo scorso, si sono sviluppate numerose organizzazioni rabbiniche che certificano prodotti, produttori e ristoranti kasher, di solito con un simbolo (chiamato hechsher) per indicarne la relativa idoneità. Attualmente gli ebrei americani (seconda popolazione ebraica più numerosa del mondo, dopo Israele), hanno circa un sesto della propria popolazione che osserva la consumazione kasher, mentre molti altri si astengono da alcuni cibi non kasher, soprattutto dal maiale.

Shecḥitah
https://it.wikipedia.org/wiki/Shechitah
Nella religione ebraica la Shecḥitah, è la macellazione casher degli animali permessi dall'Halakhah, al fine di utilizzarne le parti per l'alimentazione umana, con l'esclusione del sangue, di alcune parti grasse e di altre parti dell'animale non ammesse. L'animale deve essere ucciso "con rispetto e compassione" da uno shocḥet (in ebraico: שוחט‎?, "macellaio rituale"), un ebreo religioso che abbia ricevuto la rispettiva licenza e sia stato addestrato. L'atto viene eseguito tagliando trachea, esofago, arteria carotide comune, vena giugulare e nervo vago in un intervento rapido del solo shochet qualificato, che esegue con lama ("chalef") estremamente affilata. Ne risulta un calo istantaneo di pressione sanguigna al cervello e la perdita irreversibile di coscienza. Secondo le fonti religiose ebraiche, l'animale è ora insensibile al dolore e si dissangua in modo preciso, veloce e indolore. L'animale può essere posizionato in svariate maniere; quando l'animale giace di schiena, ci si riferisce con il termine shechitah munachat; in posizione eretta, con shechitah me'umedet. Prima della macellazione, l'animale deve esser comprovato sano, senza ingiurie e adatto.


https://it.wikipedia.org/wiki/Halakhah
Halakhah (ebr. הלכה) — traslitt. anche con Halakha, Halakhà, Halacha, o Halocho; plur. halakhot — è la tradizione "normativa" religiosa dell'Ebraismo, codificata in un corpo di Scritture e include la legge biblica (le 613 mitzvòt) e successive leggi talmudiche e rabbiniche, come anche tradizioni e usanze.
Il nome Halakha deriva in ebraico: da halakh הָלַךְ‎?, che significa "camminare" o "andare"; quindi una traduzione letterale non darebbe "legge", bensì "la via da percorrere". La radice potrebbe essere il semitico aqqa, che significa "essere vero, essere adatto".
Il termine Halakhah può riferirsi ad una legge singola, ad un corpus letterario di testi legali rabbinici, o al sistema complessivo di leggi religiose.

Halakhah è spesso accostata per contrasto alla Haggadah, il corpus eterogeneo di letteratura rabbinica esegetica, narrativa, filosofica, mistica, e di altre letterature "non giuridiche". Allo stesso tempo, poiché gli scrittori della Halakhah attingono dalla letteratura haggadica e persino mistica, vi è un interscambio dinamico tra i generi.



Cfr. co:

Halal
https://it.wikipedia.org/wiki/Halal
Ḥalāl (حلال, ḥalāl, halaal) è una parola araba che significa «lecito». Nel contesto del Mondo occidentale si riferisce soprattutto al cibo preparato in modo conforme ai precetti della legge islamica. In arabo, la parola intende tutto ciò che è permesso secondo l'Islam, in contrasto a ciò che è harām, «proibito». Il concetto attiene dunque al comportamento, al modo di parlare, all'abbigliamento, alla condotta, e alle norme in materia di alimentazione.
Tra i musulmani di differenti regioni, e appartenenti a diverse comunità islamiche, non esiste consenso unanime su ciò che debba essere considerato "halāl".
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » lun gen 25, 2016 9:22 pm

Magnàri vèneto-ebraici
viewtopic.php?f=31&t=2170
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » lun gen 25, 2016 9:37 pm

El mas.cio - il maiale, creadura pura de Dio
https://www.facebook.com/pages/El-masci ... 8569169959

Bosegato, boxgato, buxgat - bonbasin e iscrimire
viewtopic.php?f=44&t=422
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... N1bnc/edit
Immagine

El mascio par łi muxlim
viewtopic.php?f=188&t=1461
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » lun gen 25, 2016 10:01 pm

Tu Bishvat, le pietre di inciampo e il tikkun dell’uomo
24 gennaio 2016
http://www.progettodreyfus.com/tu-bishv ... mpo-tikkun

La giornata della Memoria, istituita dal Parlamento italiano, cade sempre nel periodo dei giorni che precedono o seguono la festa ebraica di Tu Bishvat. Gli eserciti alleati arrivarono ad Auschwitz proprio intorno a Tu bishvat e sempre in questo periodo leggiamo la parashà di Beshallach in cui troviamo la Cantica del mare che il popolo ebraico compose e cantò per essere stato liberato dal giogo egiziano.

Che relazione esiste tra questi due eventi così lontani nel tempo?

L'anno ebraico è costellato di feste maggiori e minori e di momenti attraverso i quali l'ebreo viene chiamato, attraverso le sue azioni e le mizvot, a fare un Tikkun, cioè a riparare e restaurare ciò che in qualche modo è stato "rotto". In questo ambito rientra l'uso oramai consolidato del Tikkun di Tu Bishvàt meglio noto come Sèder Tu Bishvàt. Il termine Tikkun in questo caso si riferisce all'azione che fa l'uomo per riparare la colpa commessa quando ha mangiato i frutti dell'albero della conoscenza: una trasgressione può essere sanata con una mizva'. Non sappiamo quale fosse l'albero i cui frutti Adamo ed Eva non avrebbero dovuto mangiare, possiamo però cercare di porre riparo a quell’atto trasgressivo, mangiando in segno di mitzvà tutti i frutti possibili, nella speranza di individuare proprio quello giusto. Così facendo, operiamo un Tikkun mediante una mitzvà che restaura quella parte di realtà che era stata "contaminata" eseguendo un'azione simile.

Il termine Seder si riferisce al fatto che si mangiano frutti e si leggono dei brani secondo un ordine stabilito e si bevono quattro bicchieri di vino come a Pèsach. Il colore del vino con cui si riempiono i quattro bicchieri passa progressivamente dal bianco al rosso come alcune piante della Galilea che cambiano i propri colori dal bianco al rosso. Quindi il Seder è strettamente legato alla natura della Terra d’Israele. Così come Pesach ricorda la redenzione del popolo ebraico dalla schiavitù, Tu Bishvàt rappresenta la redenzione e il Tikkun dell'uomo ispirato dal risveglio della natura.

Nel cercare di ripristinare l'ordine primordiale vogliamo però recuperare non solo i frutti dell'albero della conoscenza, ma anche quelli dell'albero della vita, il cui segreto è stato nascosto all’umanità dai tempi in cui l'uomo fu cacciato dal giardino dell'Eden. La redenzione definitiva avverrà quando l'uomo avrà individuato i due alberi e ne potrà assaporare i frutti. Allora avrà ritrovato se stesso. Perché l'uomo è "come l'albero del campo" (Deuteronmio 20: 19), le cui radici sono però in alto e non in basso.

Sempre in questi giorni in varie città d’Italia sono state incastonate le pietre d’inciampo davanti alle case da cui furono deportati ebrei che non hanno più fatto ritorno dai campi di sterminio. Se ogni uomo è come un albero del campo, ogni ebreo che è stato deportato è come un albero che è stato sradicato dalla sua casa, dalla sua città.

Ma cosa ci insegna questo accostamento tra Tu Bishvat e le pietre d’inciampo?
La Torà stabilisce che non si devono porre inciampi davanti al cieco; oggi invece si devono mettere inciampi davanti ai ciechi. Ora non c’è dubbio che durante la Shoà molti si siano comportati come se fossero ciechi e hanno fatto finta di non vedere ciò che accadeva intorno a loro. Anche oggi molti continuano a non vedere cosa accade in Europa, dove gli ebrei devono nascondersi e non andare in giro con la testa coperta dalla kippà. Ancora una volta si vogliono sradicare gli ebrei dai loro affetti e dai luoghi in cui hanno vissuto e prodotto per secoli.
È arrivato il momento che gli europei aprano gli occhi e si rendano conto che il prossimo bersaglio saranno non gli ebrei, ma i cittadini europei stessi. In questo momento sia ricordato in benedizione il Re di Danimarca Cristiano X che, quando i nazisti imposero agli ebrei di portare la stella gialla, fu il primo a indossarla: quando i capi dell’Europa unita impareranno la lezione del re di Danimarca? Solo allora potremo mangiare dei frutti dell’albero della vita.
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » mer feb 17, 2016 4:49 pm

“Un sultano e tante star” La Dolce Vita di Roma rinasce nel Vecchio Ghetto
Da luogo di segregazione oggi è diventato un grande set È qui che batte il cuore pulsante della movida capitolina
08/02/2016
ariela piattelli
ROMA

http://www.lastampa.it/2016/02/08/socie ... agina.html

«È venuto il Sultano ieri sera? Che cosa ha mangiato?». Ilan Dabush, il proprietario del ristorante kasher, chiede ai camerieri il resoconto della serata. Ieri sono arrivati Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, poi un ministro e persino un Sultano. Da Ba Ghetto, il ristorante appena nato nel cuore del quartiere ebraico di Roma, sono le otto del mattino e l’odore delle uova alla Benedict si mescola all’aroma delle spezie e del cous cous che cuoce lentamente. Sembra di essere in un bistrot di Tel Aviv, ma siamo a Portico d’Ottavia, in un locale che fino a mezzo secolo fa ospitava un antico forno collettivo, in cui le donne che non avevano i fuochi in casa cuocevano insieme paste e pasticci.

Negli ultimi anni la Dolce Vita si è trasferita nel Vecchio Ghetto. E quello che fu luogo di segregazione e sofferenze per gli ebrei romani oggi è un set a cielo aperto, cuore pulsante della movida capitolina. Ogni sera i tavoli dei ristoranti kasher si riempiono di registi, attori, calciatori e politici, che vengono per divertirsi, a chiudere contratti o a stringere alleanze. A conquistare i loro palati è la nuova generazione di ristoratori ebrei, di tradizioni e provenienze diverse. Ilan è nato in Israele, a 44 anni gestisce, insieme con i tre fratelli, alcuni ristoranti. L’arte della ristorazione gli viene dal padre, originario di Bengasi. Qui a Roma ha iniziato con un locale nel quartiere africano, dove offriva ai clienti i sapori speziati e la nostalgia della cucina di sua nonna. Ilan ha imparato nel Ghetto i segreti della cucina giudaico-romanesca e li ha mescolati con quelli mediorientali.

Così piatti che una volta erano considerati poveri come gli aliciotti con l’indivia, portata ideata quando agli ebrei era consentito acquistare solo pesci di piccolo taglio, finiscono in menu gourmet e sul tavolo di Ralph Fiennes e Sarah Jessica Parker. «Arrivano da Hollywood, ma ormai le star siamo noi, a volte sono loro a chiederci la foto - racconta Ilan -. Ben Stiller ha voluto una kippah con su scritto il nome del ristorante. Gli ho chiesto di indossarla nel prossimo film in cui dovrà sposarsi».

L’equilibrio tra qualità dei cibi, storie millenarie e location mozzafiato è l’alchimia che spiega il fenomeno della Dolce Vita Kasher. È nel Duemila che il Ghetto inizia a riempirsi di personaggi, quando due ragazzi, Rafael e Miriam, lui di origine libica e lei romana, aprono il primo ristorante kasher, portando la cucina giudaico-romanesca dalla dimensione povera e famigliare a quella sofisticata del locale elegante. La signora Italia, mamma di Miriam, ha servito ai capi di Stato piatti ricercatissimi, che evocavano le storie del ghetto, come i graffi all’ebraica, ovvero le guance della mucca in salsa. Così i ristoratori, oltre che star, sono ambasciatori di culture diverse e Portico d’Ottavia diventa la ribalta per raccontarle.

Ma a volte i produttori cinematografici e gli imprenditori disdegnano le ribalte, soprattutto quando devono chiudere contratti da capogiro. È il caso del privè di Bellacarne, nascosto da una porta scorrevole, dove ci accoglie il proprietario Alberto Ouazana. Lui è fiero della sua romanità quanto del carciofo alla giudia che serve in un raffinato cestello. «Mi considero romano al 100% - premette - perché sono nato qui, ma di certo non dimentico neanche in cucina la storia della mia famiglia». I genitori infatti sono di origine marocchina. Suo padre, il rabbino Eliahu, fu incaricato dal Rebbe di Lubavitch, tra le massime autorità religiose, di diventare lo shoket (addetto alla macellazione secondo il rito ebraico) di Roma. Allora mangiare la carne kasher era una necessità e non una moda.

La prima macelleria kasher risale al 1946, quando Angelino Terracina, in una Roma ebraica che si riaffaccia alla vita all’indomani della Shoah, decide di aprire il suo negozio nel ghetto, permettendo agli ebrei di mangiare carne certificata. Oggi il nipote Angelo si dedica alla ristorazione e ospita scrittori internazionali, come Shalom Auslander e Etgar Keret, nel suo Kosher Bistrot, avamposto di modernità, in cui si pratica il «wine sharing» e si offrono anche pietanze per celiaci e vegani. Ma i più richiesti restano gli ever green della cucina povera. Così accade che Sarah Jessica Parker fa uno strappo alla dieta Hamptons e cede al fascino del carciofo alla giudia.
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » mer feb 17, 2016 4:53 pm

Scoperta la casa vinicola più antica del mondo: ha 6mila anni

http://www.repubblica.it/esteri/2011/01 ... 11084756/1
11 gen 2011

Un'unità completa per la produzione del vino di 6.100 anni fa, la più antica conosciuta finora, è stata scoperta in una caverna in Armenia.

Il vino dell’Arca (di Noè) riscoperto dagli italiani

4 AGOSTO 2012
http://divini.corriere.it/2012/08/04/il ... i-italiani

«Ricomincio dalle anfore, come quelle della cantina più antica del mondo trovata vicino a Zorah, la mia azienda. In Armenia il vino si faceva già migliaia di anni fa. Poi, con l’Unione sovietica, tutto è cambiato». Zorik Gharibian era un imprenditore milanese della moda. È diventato il primo nuovo vignaiolo armeno. Con un progetto tutto italiano. Il suo vino è già in alcuni ristoranti stellati di Londra, fra poco arriverà anche qui. La cantina è ai piedi del Monte Ararat, dove Noè, secondo la Bibbia, approdò con l’Arca, dopo il diluvio universale.
Quando l’ayatollah Khomeini affondò la monarchia persiana, il ragazzino armeno Zorik venne mandato da Teheran a Venezia. Il padre pasticcere lo fece studiare al collegio dei mechitaristi, bibliografi e tipografi nel monastero impreziosito da Tiepolo e Palma il Giovane all’isola di San Lazzaro, amata da Lord Byron. I genitori di Zorik lasciarono l’Iran per gli Stati Uniti, seguendo le tracce della diaspora armena, causata dal genocidio voluto dall’Impero Ottomano nel 1894. Il ragazzino con «la Persia e Venezia nel cuore» dal collegio si trasferì a Milano. Con in mente i versi del poeta armeno Daniel Varujan, anche lui studente dai mechitaristi a Venezia prima di essere assassinato: «Naufragare, se è necessario, nei fuochi celesti / conoscere nuove stelle, l’antica patria perduta». Ora il viaggio di ritorno è terminato, il filo che lo unisce alle radici si è riannodato. Con 20 mila bottiglie di Karasi, un Areni in purezza. Un vitigno rosso e antico, l’Areni, mai intaccato dalla filossera, quindi super autoctono, con più di 3.000 anni di storia. Un simbolo di rinascita per i 3 milioni di armeni che vivono in patria e gli altri 6 milioni nel mondo, compresi nomi celebri come le famiglie del tennista Andre Agassi, della star Cher e del cantante Charles Aznavour.
Nel secolo scorso, il governo sovietico cercò di aumentare il consumo di vino (ma di scarsa qualità) per limitare quello della vodka in Russia. Vennero aperte cantine di Stato in Armenia, Ma quando Mosca, dopo l’indipendenza di Yerevan nel 1991, bloccò le importazioni di vino, il settore crollò: si è passati da 35 mila a poche migliaia di ettari coltivati a vigneto. Solo da qualche anno una manciata di cantine punta su un salto di qualità.
«Noi siamo partiti nel 2004 — racconta il neo vignaiolo, 47 anni —. Abbiamo trovato un terreno a 1.375 metri d’altezza. Perché non ho scelto una zona più facile? Ho girato per anni nel Chianti. Poi il gusto dell’avventura mi ha portato in Armenia, dove la terra si può ancora comprare a prezzi modici, tra i monasteri che sono pieni di simboli di uva e vino».
Proprio in un monastero del tredicesimo secolo sono stati acquistati i vigneti, piantati in 15 ettari a Rind. Poi è stata costruita la cantina, che ancora non è ultimata, a quattro chilometri dalla grotta dove due anni fa sono stati trovati una pressa per l’uva e un tino per il vino poi trasferito nelle giare, la più antica azienda vinicola del mondo, che per gli archeologi ha almeno 6.100 anni.
«Procediamo piano piano, tutto è iniziato dal punto zero, perché non esiste una rete armena che ci aiuti, dalla tecnologia, alla pulizie, fino alle spedizioni, è tutto nuovo e complicato». Dall’Italia sono arrivati due «costruttori» di vini: l’agronomo Stefano Bartolomei e l’enologo Alberto Antonini, una coppia di toscani che si è formata alla corte di Antinori.
La vendemmia, anche a causa dell’altitudine, si fa a ottobre avanzato, dopo un’estate con temperature simili di giorno al nostro Sud ma che di notte precipitano anche di 20 gradi.

La cantina di 6.100 anni fa

«Per anni abbiamo sperimentato, prove e analisi per decidere come affinare il vino. Una parte è stata fatta invecchiare in barriques armene, un’altra in barriques francesi, una parte in contenitori in acciaio — spiega Zorik — l’ultima nelle anfore interrate, come si faceva qui nella notte dei tempi. Le anfore hanno entusiasmato. Alla fine abbiamo assemblato il vino, un unico blend. Totalmente diverso dagli altri, speziato, ha l’eleganza di un Pinot noir e la struttura di un Sangiovese». «Maturo, ben strutturato e dai sapori selvaggi», l’ha descritto Jancis Robinson, critica del Financial Times. «Un patriarca», per Bob Tyrer, wine-writer del Sunday Times. E Jamie Goode, wine columnist del Sunday Express, l’ha definito «delizioso».
«A Londra il vino dell’Arca ha superato ogni aspettativa», fa il bilancio Gharibian. Nelle enoteche il Karasi si trova ora a 20-21 sterline, 24 euro.
«Mi occupavo di moda, creavo collezioni chiavi in mano, dalla scelta del tessuto alla distribuzione, per grandi catene. Ora giro il mondo per il vino, tutte le energie sono in questo progetto che resterà di piccole dimensioni, mai di massa, al massimo 100 mila bottiglie l’anno». Ha capito di avercela fatta quando il suo vino è entrato dalla porta principale della nuova Armenia. «Il presidente Serzh Sargsyan durante i ricevimenti ufficiali fa servire nostre bottiglie, per la prima volta dopo anni di vini francesi e italiani. E cresce l’interesse dalla Russia e dagli altri Paesi dell’Unione sovietica, come la Bielorussia, ovunque ci sia una comunità armena che aspetta il “vino dell’Arca” per ripensare all’antica patria perduta».


Vin - el vin (no lè na envension de i romani)
viewtopic.php?f=31&t=39
El vin ente ła tera veneta
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... tUUGM/edit
Immagine
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » mer mar 23, 2016 9:18 pm

Israele si prepara a festeggiare Purim: feste in maschera in tutto il paese - coolisrael.it

21 March 2016
http://coolisrael.it/2016/03/21/israele ... o-il-paese


Fervono i preparativi in tutta Israele per la celebrazione della festività di Purim, che inizierà mercoledì sera (24 Marzo) e per cui sono previste numerosi eventi nelle varie città almeno fino al sabato sera. La ricorrenza celebra la storia del libro di Ester, in cui si narra come gli ebrei della Persia sfuggirono alla morte che il re Assuero voleva riservare loro. Per celebrare lo scampato pericolo è uso travestirsi, partecipare a feste e fare delle grandi bevute, quindi è facile incontrare per le vie dei quartieri persone mascherate che partecipano ad improvvisate parate, il tutto in una atmosfera carnevalesca e godereccia.

Ovviamente in questa atmosfera Tel Aviv la fa da padrona, con vari party e serate organizzati da privati e dal comune stesso, tra cui la più celebre è sicuramente la Tel Aviv-Jaffa Street Party in Kikar Hamedinà, la piazza più grande della città e luogo di elezione per tutti i maniaci dello shopping di lusso, che sarà letteralmente presa d’assalto dai giovani e dai meno giovani che si ritroveranno per festeggiare in allegria in compagnia di buona musica, gustosi cocktail e danze sfrenate. Il luogo ideale per trovarsi al centro dei festeggiamenti è nei pressi del Museo dell’Arte di Tel Aviv, dove i dj più noti del momento suoneranno i loro successi per accompagnare il divertimento. Altri luoghi di sicuro divertimento saranno l’Hangar 1 del porto di Giaffa, dove si terranno esibizioni musicali dal vivo, e la piazza di fronte a Beit Ariel, per altre vivaci feste in strada. Nella serata del venerdì un altro evento imperdibile sarà il Purim Zombie Walk, in cui migliaia di persone si riverseranno in strada di notte travestiti da zombie. Altrettanto celebre e partecipata è la Adloyada Parade di Holon (a sud di Tel Aviv) che per 24 ore vede sfilare per le strade gente mascherata.

Diversa la proposta di Gerusalemme, città notoriamente considerata più riflessiva e a misura d’uomo, che per Purim oltre ad aprire i propri musei al pubblico per dei percorsi originali, offre una una lunga serie di eventi, tra cui la festa in Safra Square davanti al Palazzo Municipale, tra la Città Vecchia e il centro, dove ci saranno attività e spettacoli dedicati soprattutto ai bambini. Ma anche la capitale ha la sua festa in strada: la Nachalot Street Party, una parata in maschera che attraversa i quartieri più caratteristici della città.



https://www.facebook.com/ProgettoDreyfus

LE ORECCHIE DI AMAN

Domani sera gli ebrei festeggeranno Purim, la festa che ricorda la storia di Ester, suo zio Mordechai, il perfido Ministro Aman e l'ingenuo Re Assuero. Nell'antica Persia un nuovo decreto comandava a tutti i sudditi di inginocchiarsi al passaggio del Ministro Aman, ma Mordechai non volle piegarsi alla legge in quanto agli ebrei è vietato prostrarsi verso qualunque cosa o persona. Aman convinse così il Re Assuero a decretare lo sterminio di tutti gli ebrei del regno, primo fra tutti Mordechai. Solo l'intervento della Regina Ester riuscì a ribaltare le sorti e alla fine, come si dice, "la forca che fu costruita per Mordechai fu utilizzata per Aman".

Ecco la ricetta dei dolci tipici di Purim, chiamati Orecchie di Aman (Oznei Aman in ebraico).

Una alternativa per chi è intollerante al latte:

Per 20 biscotti

2 uova
125 gr di zucchero
65 ml di olio
250 gr di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
Marmellata

Buon Appetito!

https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... 1220728906
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Re: Magnar kosher

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 3:39 pm

LA BSISA | di Benedetta Jasmine Guetta
http://www.labna.it/bsisa.html

Il capofamiglia recita una benedizione in arabo, che dice:

Ia fettah, ia fettah blà meftah,
ia attai bla mennà,
terzekna uterzek mennà, ia fettah,
eftah alena, ada am mabruk alena!

cioè

Signore, tu che apri senza bisogno di chiavi,
tu che dai con mano generosa,
tu che dai senza compenso,
concedici il tuo bene
affinché noi possiamo fare del bene agli altri!

La bsisa, parola araba che significa “base”, è un cibo diffuso in tutto il nordafrica.
Consiste in una polvere di farina di grano tostato con spezie (coriandolo e cumino, solitamente), cui si aggiungono mandorle, datteri e una parte liquida, tipicamente olio o latte, al momento del consumo.
La storia di questa ricetta è molto antica: sembra che per molti secoli i nomadi dell’Africa abbiano portato con sè in viaggio la bsisa, perchè è un cibo molto nutriente e facile da trasportare.

Noi ebrei della Libia mangiamo la bsisa ogni anno il primo giorno del mese ebraico del Nissan per commemorare la costruzione del tabernacolo.

Vi starete chiedendo il perchè delle chiavi e dell’anello nella foto, immagino…
Beh, è usanza mettere nella ciotola della bsisa le proprie fedi nuziali, per ricordare la generosa offerta delle donne che portarono anche i propri gioielli per la costruzione del tabernacolo, e le chiavi dicasa, per simboleggiare il fatto che Dio apre il nostro cuore senza bisogno di chiavi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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