Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » gio apr 28, 2016 7:30 am

Il governo turco requisisce proprietà e chiese degli armeni «per sicurezza»
aprile 27, 2016
Leone Grotti

http://www.tempi.it/governo-turco-requi ... -sicurezza

A Diyarbakir è in corso una guerra con il Pkk. Obiettivo ufficiale è proteggere gli edifici dai bombardamenti. Ma gli armeni non si fidano: «La storia si ripete»

«Io sono qui perché un vicino di casa turco, a Malatya, ha voluto salvare mio nonno, allora bambino». Ha cominciato così il suo discorso al Parlamento turco Garo Paylan, deputato di origine armena, pochi giorni prima del 101esimo anniversario del genocidio armeno. Dopo aver ricordato quella tragedia, leggendo i nomi di tutti i deputati uccisi, ha chiesto di aprire un’inchiesta sulla loro morte. Come riporta AsiaNews, è stato ricoperto di fischi e insulti.

GENOCIDIO ARMENO. Parlare di “genocidio armeno” in Turchia comporta ancora oggi la condanna fino a tre anni di prigione, perché il governo non ha mai voluto ammettere lo sterminio organizzato dalla corrente dei Giovani turchi durante il tramonto dell’Impero ottomano. Chi ha perpetrato il genocidio ha piazze, scuole ed ospedali dedicati in Turchia. Come ha detto Paylan in Parlamento, «potete immaginare di recarvi in Germania e passeggiare in una via dedicata ad Adolf Hitler?».

«COSTITUZIONE SIA ISLAMICA». La situazione degli armeni in Turchia è difficile anche a 100 anni di distanza dallo sterminio. Lunedì il portavoce del Parlamento, Ismail Kahraman, ha dichiarato che «siamo una nazione musulmana e di conseguenza dovremmo avere una costituzione religiosa. La laicità non dovrebbe avere posto nella nostra nuova Costituzione». Poiché Kahraman è un membro del partito del presidente Recep Tayyip Erdogan, che sta cercando di riscrivere la Carta per ottenere un sistema presidenziale con più poteri, le sue parole hanno destato scalpore e attirato le critiche dei partiti di opposizione.

CHIESE ARMENE ESPROPRIATE. Al di là del negazionismo e dell’islamizzazione del paese, gli armeni sono preoccupati anche da un altro episodio. Il governo turco ha infatti da poco espropriato a sorpresa molti terreni e chiese armene, tra cui la storica chiesa Surp Giragos, nella città curda di Diyarbakir, dove da quasi un anno l’esercito combatte contro i curdi del Pkk.
La chiesa, così come molte delle case e dei terreni sequestrati, è stata chiusa a causa dei danni riportati durante gli intensi bombardamenti. Il governo ha affermato che le requisizioni sono state fatte per ragioni di sicurezza e che alla fine del conflitto tutto sarà restituito. Ma anche a causa dei trascorsi storici, gli armeni non si fidano e tornano con la memoria alle confische e ai “trasferimenti” forzati che hanno dovuto subire i loro attentati 100 anni fa.

PROGETTI URBANISTICI. I curdi hanno anche accusato il governo di voler abbattere gli edifici per costruirne di nuovi, più lussuosi e accessibili solo ai ricchi. Questo, secondo alcuni, sarebbe un modo per cacciare gli attuali proprietari. Il premier Ahmet Davutoglu ha dichiarato recentemente, secondo il New York Times, che il governo intende trasformare Sur, il centro della città soggetto ai sequestri, «in un’ambita meta turistica. Tutti verranno e apprezzeranno le sue architetture».

«LA STORIA SI RIPETE». Mentre l’associazione degli avvocati di Diyarbakir ha fatto causa al governo, gli armeni non si fidano delle intenzioni di Erdogan: «La storia si ripete, non l’avremmo mai immaginato», ha commentato Anita Acun, leader della comunità armena di Istanbul. Un residente di Sur, che ha da poco scoperto le sue origini armene, è rimasto sconvolto: «Per noi la chiesa di Surp Giragos non è solo un luogo di culto. È dove possiamo entrare e riunire tutti i pezzi della nostra storia e identità insieme».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » ven apr 29, 2016 9:47 am

Armeni ed ebrei, un cammino in comune
29 aprile 2016

http://htl.li/8JUanb

Ieri 28 aprile si è tenuto un convegno presso il Pirellone di Milano, organizzato dal gruppo consiliare regionale della Lega Nord, sul tema della guerra nuovamente scoppiata in Nagorno Karabakh, una Repubblica Autonoma de facto, all’interno dell’Azerbaigian, composta da cittadini di origine armena.

Sono intervenuti il Console Onorario della Repubblica d’Armenia, S.E. Pietro Kuciukian, il coordinatore del tribunale Rabbinico del Nord Italia, dott. Vittorio Ben Daud e il Presidente Emerito dell’Unione degli Armeni d’Italia, il prof. Baykar Sivazliyan. Molti i temi trattati nelle due ore di conferenza, tra questi l’appoggio totale che la Comunità Ebraica italiana offre al riconoscimento del primo Genocidio del Novecento.

Il dott. Ben Daud ha ribadito con forza che sia il popolo armeno che quello ebraico, entrambi custodi di una cultura antichissima, hanno subito un tentativo scientifico di annientamento totale della popolazione e che attualmente il pericolo più grande è costituito dal Negazionismo, come ultimo atto di ogni Genocidio. Grande preoccupazione per la situazione attuale è stata espressa anche dal Console Onorario Pietro Kuciukian:”La situazione del globo intero è preoccupante e chi ne va di mezzo per prime sono le piccole nazioni. Non si deve dimenticare l’Armenia, che ha dato molto al mondo e può continuare ancora a dare.”

Ancora più duro il Presidente Emerito Baykar Sivazliyan, il quale, oltre a ringraziare apertamente Matteo Salvini per la solidarietà espressa nei confronti dell’Armenia e per il sostegno al Karabakh, ha mosso accuse pesanti alla Turchia, ricordando che “dietro gli attacchi degli azeri noi vediamo un chiaro incoraggiamento turco, neanche molto celato, con aperte dichiarazioni di auguri di vittoria alla parte azera”. Infine, il prof. Sivazliyan si è augurato che l’Occidente si svegli dal torpore, affermando che “il popolo armeno ha bisogno adesso, più che mai, di amici occidentali e cristiani coraggiosi che non siano equidistanti e che abbiano il coraggio civile di dichiarare chi ha ragione e chi torto, stando chiaramente dalla parte armena.”
Relatori del convegno anche il consigliere regionale Jari Colla e il consigliere di zona a Milano Gabriele Luigi Abbiati, entrambi della Lega Nord.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » gio giu 02, 2016 2:35 pm

La Germania riconosce il genocidio degli armeni
Il Bundestag approva la risoluzione con cui si riconosce la verità storica del genocidio perpetrato dall'Impero ottomano ai danni della popolazione cristiana di etnia armena
Ivan Francese - Gio, 02/06/2016 - 12:54

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ger ... 66791.html

Il Bundestag alla fine ha approvato la risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni, massacrati da parte dell'Impero ottomano nel 1915.

La camera bassa del parlamento di Berlino non ha avuto paura delle minacce della Turchia di Recep Erdogan, che alla vigilia del voto aveva fatto sapere, per bocca del primo ministro Binali Yildrim, che un voto favorevole avrebbe "messo a dura prova" l'amicizia turco-tedesca.

L'assemblea legislativa della Germania, però, non ha temuto gli strali provenienti da Ankara e ha votato la mozione quasi all'unanimità: solo un deputato si è astenuto e un altro ha votato contro. Tra il 1915 e il 1916 il governo dell'allora Sublime Porta ordinò l'espulsione e il massacro di un milione e mezzo di armeni, sparsi nelle varie province dell'Impero ottomano. In tempi recenti, però, la Turchia si è sempre opposta con forza a chi ha qualificato quei fatti come "genocidio", facendone una questione pregiudiziale della propria politica estera.

La sfida tedesca alla Mezzaluna, peraltro, giunge in un momento assai delicato. Ieri scadeva il termine per l'implementazione dell'accordo fra Turchia e Ue sui migranti, in base al quale Ankara dovrebe frenare il flusso incontrollato degli arrivi in cambio della liberalizzazione dei visti necessari ai cittadini turchi per circolare liberamente nel territorio dell'Unione.

Se Erdogan ha sempre alzato la voce contro le presunte incoerenze dell'Europa, che si ostina a pretendere dalla Turchia il rispetto delle 72 clausole sul rispetto dei diritti umani, ora la questione dell'Armenia rischia di riaprire una ferita mai del tutto rimarginatasi. Sino ad ora già venti Paesi, fra cui Italia e Francia, hanno riconosciuto la verità storica del genocidio degli armeni.

Ora anche i tedeschi hanno deciso di prendere coraggio. "La nostra intenzione non è mettere la Turchia sotto accusa, ma riconoscere che la riconciliazione è possibile solamente se i fatti vengono messi sul tavolo", ha commentato all'emittente Ard Volker Kauder, capogruppo al Bundestag dei Cristiano democratici il partito della cancelliera Angela Merkel. Il fatto che la Turchia stia "facendo grandi cose" per aiutare l'Unione Europea a gestire la crisi dei migranti "non cambia il fatto che agli armeni furono imposte sofferenze indicibili", ha aggiunto l'esponente Cdu


Germania. Bozdag (Min Giustizia Turchia) “bruciate gli ebrei nei forni e poi accusate il popolo turco di genocidio”
giovedì , 2 giugno 2016 - 18:47:00
Bezir Bozdag

http://www.tribunapoliticaweb.it/societ ... -genocidio

Non si placa l’ira di Ankara dopo la decisione del Parlamento tedesco di riconoscere come genocidio il massacro degli armeni da parte dell’Impero Ottomano. Il ministero degli Esteri turco ha definito una “disgrazia” il voto del Bundestag, minacciando di intraprendere non meglio precisate azioni legali. “L’iniziativa tedesca rappresenta un tentativo di assimilazione dei turchi e dei tedeschi di origine turca, di alienarli dalla loro storia e identità”, afferma il ministero in un comunicato. Per il ministro della Giustizia Bekir Bozdag, la Germania dovrebbe concentrarsi sul suo ruolo nelle atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale e non sulle vicende degli armeni nella Prima Guerra Mondiale. “Bruciate gli ebrei nei forni e poi accusate il popolo turco di genocidio. Guardate alla vostra storia”, ha detto Bozdag parlando a Sorgun, nell’Anatolia centrale. In un altro intervento, Burhan Kuzu, uno dei principali esponenti del partito di governo turco Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha bollato come “traditori” i parlamentari tedeschi di origine turca che hanno votato a favore della risoluzione, intimando loro di “non fare ritorno” in Turchia. “La Germania non è mai stata un’amica onesta con noi”, ha scritto Kuzu su Twitter, domandando provocatoriamente, “Hitler era un turco?”. Sulla stessa linea gli intreventi di altri esponenti dell’Akp, che hanno usato l’espressione “nipoti di Hitler” per definire quanti in Germania hanno votato la risoluzione sul genocidio degli armeni.



Genocidio armeno. L’orchestra sinfonica di Dresda le suona alla Turchia (e alla molle Europa)
maggio 5, 2016 Leone Grotti

http://www.tempi.it/genocidio-armeno-or ... hia-europa

«Per settimane, tutti i giorni», Ankara ha fatto pressione sull’Ue, che ha cancellato dal sito la notizia del concerto-denuncia del genocidio. Intervista al solista Marc Sinan: «Scioccati e spaventati»

Auditorium strapieno e 15 minuti di standing ovation. Non male come risultato per un concerto che la Turchia ha cercato di boicottare per settimane, facendo pressione sulla Commissione Europea «tutti i giorni». La prima 2016 del progetto musicale “Aghet – agit”, ideato per commemorare il genocidio degli armeni, è stato accolto con un bagno di folla a Dresda nella Festspielhaus Hellerau. E Marc Sinan, chitarrista e co-ideatore del progetto, è più che soddisfatto: «La risposta del pubblico è stata fantastica, la Turchia non l’ha avuta vinta».

LA VOCE DEGLI ARMENI. Insieme a Markus Rindt, direttore dell’Orchestra sinfonica di Dresda, Sinan ha ideato un concerto di musica classica contemporanea anni fa. «Volevamo incorporare in un concerto la musica europea contemporanea e quella tradizionale dell’Anatolia», racconta a tempi.it. «Per questo abbiamo realizzato il progetto Hasretim». Mancava però la voce degli armeni, così «ne abbiamo fatto un altro, ospitando per l’occasione musicisti turchi e armeni». Sono state commissionate opere al compositore armeno Vache Sharafyan, al turco Zeynep Gedizlioglu e al famoso compositore tedesco Helmut Oehring, prevedendo uno spazio per testi cantati e letti sul genocidio degli armeni. E in particolare sulla nonna di Sinan.

LA STORIA DEL GENOCIDIO. «I genitori di mia nonna Vahide sono stati costretti dai turchi ad abbandonare la loro casa nel 1915», anno in cui cominciò il genocidio nel quale morirono 1,5 milioni di persone, ricorda il chitarrista turco di origini armene e nato in Germania. «Lei è sopravvissuta e durante il concerto racconto la sua storia». La prima è andata in scena nel novembre del 2015, a Berlino, in occasione del centenario del genocidio. Quest’anno la replica si è svolta sabato sera a Dresda, anche grazie al sostegno della Commissione Europea, che ha finanziato il concerto con 200 mila euro. Ed è a questo punto che è intervenuta la Turchia.

«SIAMO RIMASTI SCIOCCATI». «Per settimane, tutti i giorni, la Turchia ha fatto pressione perché la Commissione Europea ritirasse il finanziamento al progetto ed eliminasse ogni riferimento al genocidio», continua Sinan. Il governo turco continua ufficialmente a negare il genocidio armeno stesso e punisce fino a tre anni di carcere chiunque ne parli. «La Commissione ha ceduto al governo turco e ha ritirato il comunicato in cui parlava del concerto e del genocidio. Noi siamo rimasti scioccati: l’Unione Europea non può essere influenzata dalla Turchia fino a questo punto».

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE VIOLATA. Non è la prima volta che Ankara interferisce con quello che accade in Germania, visto che il governo è riuscito a denunciare un comico tedesco colpevole di aver offeso il presidente Recep Tayyip Erdogan durante uno spettacolo televisivo. «La Turchia non ha mai provato a cambiare i testi del nostro concerto, questo era fuori discussione», spiega il chitarrista. Ma come affermato dal direttore dell’orchestra, Rindt, c’è stata «una seria violazione della libertà di espressione».

«ARRABBIATI E SPAVENTATI». Dopo un primo cedimento, la Commissione Europea è tornata sui suoi passi: «Non ci hanno tolto i finanziamenti e hanno ripubblicato il comunicato incriminato dopo il concerto, con le parole “genocidio armeno”», rivela sollevato. Ma il problema resta: «I nostri musicisti armeni e turchi erano molto arrabbiati e spaventati. Il problema è la politica accondiscendente europea: va bene essere in parte dipendenti dalla Turchia ma non si possono soddisfare tutte le loro aspettative».

GUERRA CON I CURDI. Soprattutto quando sono nettamente in contrasto con tutto ciò in cui crede l’Europa: «Secondo la Turchia, i cittadini devono essere servitori dello Stato. Per noi invece è lo Stato che deve garantire la vita libera dei cittadini. Guardiamo solo alla guerra con i curdi: la violenza che usano è incredibile, stanno continuando quello che hanno cominciato nel 1915». L’Unione Europea, per Sinan, «non può accettare che i membri di una minoranza vengano uccisi a centinaia, come avvenuto l’anno scorso. Se la Sicilia si ribellasse e l’Italia uccidesse centinaia di siciliani, che cosa accadrebbe? Sarebbe terribile, ma quando si tratta della Turchia, siccome la dipendenza è forte, si chiudono gli occhi».

«POLITICA EUROPEA MIOPE». Dopo l’accordo sui migranti, e la liberalizzazione dei visti, Unione Europea e Turchia si sono ritrovati più vicini che mai. «Credo che la politica europea sia miope. Dobbiamo trovare un diverso modo di collaborare con loro. Così è molto pericoloso». Ankara ha trasformato poi un progetto musicale ideato per riconciliare armeni e turchi in una nuova occasione di scontro: «Mi dispiace, noi volevamo solo tentare un riavvicinamento. A novembre dovremmo suonare anche a Yerevan (capitale dell’Armenia, ndr) e a Istanbul». Nel cuore della Turchia? «Sì, se ce lo permetteranno. È difficile fare previsioni ora, ma spero che capiscano l’obiettivo del concerto».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » ven giu 10, 2016 6:45 pm

Leader nazionalista turco filo-Erdogan: «Nel 1915 fu giusto deportare i cristiani armeni e andrebbe rifatto»
di Marco Tosatti

10/06/2016

http://www.iltimone.org/34804,News.html

Leader nazionalista turco filo-Erdogan: «Nel 1915 fu giusto deportare i cristiani armeni e andrebbe rifatto»

Deportare gli Armeni nel 1915 fu giusto, e dovrebbe essere rifatto se le circostanze lo richiedessero. Nel 1915 il governo turco diede il via ai massacri e alle deportazioni che ebbero come risultato finale l’uccisione di oltre un milione di armeni, in quello che è generalemnte conosciuto come il Genocidio ameno, “Metz Yeghèrn” il Grande Male, in lingua armena. Un genocidio che fu accompagnato dallo sterminio di altre minoranze cristiane, come i greci e gli assiri.

È di pochi giorni fa il riconoscimento, da parte del Bundestag, dei massacri come genocidio. Un voto quasi unanime che ha fatto infuriare i turchi, e tanto più significativo perché la Germania ospita una forte minoranza turca. Queste dichiarazioni choccanti (pensate a qualcuno che dicesse oggi che deportare gli ebrei fu una decisione corretta…) sono state pronunciate nel Parlamento turco da Devlet Bahçeli, leader del Partito del Movimento Nazionalista. “La decisione di deportazione nel 1915 fu assolutamente corretta – ha detto -. Dovrebbe essere eseguita di nuove se le circostanze fossero le stesse”.

Devlet Bahçeli parlava dopo il voto del Bundestag. E ha aggiunto: “Cambiare di posto agli Armeni non aveva lo scopo di annichilirli, ma di proteggere lo Stato, che è assolutamente corretto e halal”. Il leader politico ripeteva uno degli argomenti difensivi presentati da sempre dalla politica ufficiale negazionista del governo turco. Una tesi che la maggioranza degli storici non accetta come credibile, ritenendo che ci fu volontà e piani per distruggere una minoranza cristiana di ostacolo all’idea “un Paese, una religione”.

Devlet Bahçeli ha detto anche di appoggiare le dichiarazioni di Erdogan sul co-presidente dei verdi tedeschi Cem Özdemir, di origine turca, che ha appoggiato il voto del Bundestag sul Genocidio Armeno. “Dovrebbe essere turco – ha detto Erdogan –. Che turco! Bisognerebbe fare un test di laboratorio sul suo sangue”. “Se dicessimo quello che il presidente Erdogan ha detto, saremmo considerati razzisti. Signor Presidente, non parli di sangue di nuovo perché il sangue di quelli che hanno il sangue marcio non scorre. Non hanno sangue”.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » sab giu 25, 2016 6:36 pm

Padre Spadaro: Papa in Armenia per superare una ferita aperta
http://www.ilsecoloxix.it/p/2016/06/25/ ... enia.shtml

“Ci dobbiamo aspettare un viaggio alle radici del Cristianesimo. L’Armenia è una delle prime regioni cristiane della storia. Ma allo stesso tempo dobbiamo aspettarci un viaggio chee tocca una ferita aperta, questo Caucaso include anche questa ferita che segna il dolore di una popolazione che ha sofferto parecchio e la spaccatura tra la Turchia e l’Azerbaijan”. Così padre Antonio Spadaro , direttore di Civiltà, pochi minuti prima dell'imbarco sul volo papale commenta il viaggio che il Pontefice sta per intraprendere in Armenia. “E’ un confronto anche tra Cristianesimo e Islam – aggiunge - Papa Francesco ama toccare le ferite, i luoghi in cui ci sono separazioni. Va in Armenia anche per questo, per toccare questa ferita aperta e andare al di là, non rimanere all’interno di un discorso problematico ma far si che si possa guardare in avanti”. Il pontefice, spiega, “sarà un messaggero di pace perché guarderà al futuro e cercherà insieme al Catholicos di Armenia di uscire da dinamiche che hanno paralizzato i rapporti per puntare a un futuro di comunione”. E sul rapporto con la Turchia: “Penso che questo viaggio potrà segnare un momento positivo di dialogo, certamente le situazioni sono problematiche, le tensioni ci sono, ma papa Francesco ama toccare le situazioni problematiche, quasi come un medico”


Papa Francesco in Armenia: «ll male vi ha colpito: genocidio per aberranti motivi»
di Franca Giansoldati
Venerdì 24 Giugno 2016

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/v ... 16949.html

YEREVAN (Armenia) - Genocidio. La parola che gli armeni di tutto il mondo si aspettavano di udire dal Papa al suo arrivo, a Yerevan, è stata pronunciata. Genocidio. Francesco ha improvvisato, parlando a braccio. Quella parola non c'era nel discorso preparato per l'incontro con il patriarca armeno, Karekin II, nella cattedrale di Etchmiadzin, praticamente il 'vaticano' armeno, così come non c'era nel secondo discorso della giornata, nel palazzo presidenziale davanti al presidente della repubblica Sargsyan. Francesco andando a braccio ha ricordato il genocidio programmato sotto l'impero ottomano e costato la vita a un milione e mezzo di persone. Il grande male, Metz Yegern, l'orrore, l'immane catastrofe. “Tutto accadeva mentre le grandi potenze internazionali guardavano dall'altra parte”.

Ha poi reso omaggio alla coerenza di fede di un popolo, inginocchiandosi davanti al suo martirio, anche se il termine fa infuriare i turchi, negazionisti. L'anno scorso, durante la messa di commemorazione di un milione e mezzo di vittime, durante una messa solenne a san Pietro, l'aver riconosciuto pubblicamente il primo genocidio del XX secolo, aveva causato pesanti contraccolpi da parte turca, tanto che avevano temporaneamente interrotto le relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Francesco davanti agli ambasciatori ha infine ricordato i genocidi di oggi, i massacri dei cristiani nelle zone siriane e irachene, da parte di coloro che usano le loro forze per distorcere l'uso della religione. “In particolare i cristiani, come e forse più che al tempo dei primi martiri, sono in alcuni luoghi discriminati e perseguitati per il solo fatto di professare la loro fede”.

La visita papale coincide con il 25esimo anniversario della indipendenza del Paese ed è stata l'occasione per ricordare la necessità di pace. Così ha invitato gli armeni a “individuare strade utili a superare le tensioni” con l'Azerbaijan, il paese confinante con il quale è in corso un conflitto per il Nagorno Karabakh (popolato da una enclave armena).

“Dovevo venire in Armenia per esprimere il mio affetto per il vostro popolo". Il dialogo privato con il 
presidente Sargsyan, nel palazzo presidenziale è iniziato con queste parole. Sargasyan ha 
ricordato che ricorrono i 25 anni delle relazioni diplomatiche 
tra S. Sede e Armenia dicendo: "sembrano pochi 25 anni ma sono 
successe tante cose, a cominciare dalla visita di San Giovanni 
Paolo II del 2001, compresa la messa dell'anno scorso, per le vittime del genocidio, in cui lei ha riconosciuto che è stato il primo genocidio del ventesimo secolo". Mentre si svolgeva l’incontro privato il 
segretario di Stato Pietro Parolin, in un altra sala del 
Palazzo firmava un accordo di collaborazione tra S. Sede e 
Armenia in campo filatelico.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » sab set 10, 2016 3:21 am

MAGDI CRISTIANO ALLAM - Il racconto del mio viaggio in Armenia, l'ultimo baluardo cristiano contro l'avanzata dell'islam

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... 80044159:0

EREVAN (Il Giornale, 6 settembre 2016) - Mettere per la prima volta piede in Armenia, lo Stato cristiano per antonomasia, la terra che rivendica di essere la culla della chiesa che incarna l'apostolato di Gesù, la popolazione che ha subìto il più cospicuo genocidio di cristiani nella Storia, il governo che concepisce orgogliosamente il cristianesimo come la radice e il fulcro dell'identità nazionale, è un'emozione unica, che stringe il cuore, che allarga istintivamente l'abbraccio alla moltitudine di “fratelli” nella condivisione della civiltà cristiana, che sprona a offrire la propria solidarietà di fronte alle minacce che attentano al primordiale diritto alla vita e al legittimo diritto alla sicurezza.
Minacce che si sostanziano in un nome: islam.

L'Armenia è lo Stato cristiano che più di altri al mondo è minacciato dall'islam per il solo fatto di essere integerrimamente e integralmente cristiano. È l'unico Stato al mondo dove l'islam è come se fosse di fatto fuorilegge, dove non ci sono cittadini musulmani, dove non ci sono moschee ad eccezione della Moschea Blu riservata all'islam minoritario sciita, costruita nel diciottesimo secolo, trasformata dal governo sovietico in un museo nel 1931, restaurata per volontà dello Scià di Persia ed attiva dal 1999 per i turisti iraniani.

Sorprende, appena atterrati all'aeroporto di Erevan, la semplicità e genuinità di una popolazione legata alla tradizione, alla famiglia, agli affetti, che accoglie con mazzi di fiori e abbracci profondi i propri cari. In un contesto di estrema modestia, dove per le strade circolano ancora le vecchie automobili “Lada” sovietiche dalle sagome goffe, che vengono tenute in vita per la difficoltà di emanciparsi economicamente, per la pochezza delle risorse nazionali su cui pesa come un macigno la totale dipendenza energetica dalla Russia e dall'Iran. La corruzione dilaga incentivata dal bisogno di gran parte della popolazione. Tuttavia resta il paese più sicuro al mondo, senza criminalità organizzata, al suo interno prevale comunque un radicato e diffuso senso di responsabilità e di solidarietà nei confronti dei propri connazionali.

L'Armenia è lo Stato al mondo che, al pari di Israele, identifica come un tutt'uno, come una realtà intrinsecamente indissolubile, l'identità religiosa e l'identità nazionale. Così come Israele, da sempre storicamente terra degli ebrei, fu riesumato dopo duemila anni come “patria degli ebrei”, fondato nel 1948 sulla base della risoluzione 181 delle Nazioni Unite come “Stato ebraico”, l'Armenia concepisce come indissolubile la sua identità nazionale armena con la sua identità religiosa cristiana. E, al pari d'Israele, l'Armenia tende ad abbracciare l'insieme delle comunità armene nel mondo, pari a circa 10 milioni di persone, di cui solo poco più di 3 milioni vivono nella madrepatria. Così come, al pari di Israele che è preposto a salvaguardare il popolo ebraico e la civiltà che affonda le sue radici nei Dieci Comandamenti, sussiste una apparente inadeguatezza tra la missione che la Storia ha affidato all'Armenia quale Stato depositario della nostra identità cristiana, e la sua esiguità in termini di territorio, di popolazione e di risorse, compensate però dalla straordinaria inventiva e intraprendenza della sua gente. Ma soprattutto, al pari di Israele che ha subìto il più cospicuo Olocausto nella Storia, circa 6 milioni di ebrei sterminati dalla Germania nazista tra il 1933 e il 1945, l'Armenia ha subìto il più cospicuo genocidio di cristiani nella Storia, circa 1 milione e mezzo di connazionali massacrati, tra il 1915 e il 1923 da parte dell'ultimo Califfato islamico turco-ottomano e del movimento nazionalista dei Giovani Turchi.

La visita al Museo del Genocidio Armeno è una lezione di Storia che ci fa toccare con mano la verità su uno dei più sanguinosi ed efferati crimini perpetrati nei confronti dei cristiani nel nome dell'islam. Nonostante sia vero il fatto, come attestano le immagini toccanti in bianco e nero, che gli armeni in Turchia furono presi di mira perché erano l'elite più emancipata sul piano delle attività produttive, della creatività culturale e dell'insegnamento scolastico, e nonostante l'insistenza con cui si vuole anche da parte armena enfatizzare l'identità nazionalista dei criminali “Giovani Turchi” che condivisero il genocidio degli armeni, è però indubbio che gli armeni furono massacrati perché cristiani. È il loro essere “diversi” in quanto cristiani in seno al Califfato islamico turco-ottomano, così come fu per il loro essere diversi in quanto ebrei nella Germania nazista, ed è per il fatto che l'islam concepisce cristiani e ebrei come “dhimmi”, “protetti”, “sottomessi”, che gli armeni furono deliberatamente fisicamente annientati.

Visitando il Museo del Genocidio Armeno mi è tornato alla mente lo Yad Vashem, l'Ente nazionale per la Memoria della Shoah a Gerusalemme, da cui se ne esce traumatizzati per l'inequivocabilità della più atroce strage perpetrata nei confronti di un singolo popolo per annientarlo definitamente. Ho preso atto che gli israeliani, a differenza degli armeni, hanno saputo produrre una mole di documenti e hanno saputo rappresentare la realtà storica in modo più convincente ed efficace. Non è un caso se oggi solo una quarantina di stati al mondo hanno riconosciuto la verità storica del genocidio degli armeni. La gran parte degli stati, a partire da quelli europei, si sono di fatto piegati all'arbitrio e sottomessi alle minacce della Turchia, che nega spudoratamente la propria responsabilità storica.

Dobbiamo sostenere l'Armenia, vera roccaforte cristiana nell'Asia meridionale a ridosso dell'Europa, circondata da tre Stati islamici, con cui uno, l'Azerbaijan, è in stato di guerra, e il secondo, la Turchia, è in stato di allerta permanente. Se l'Armenia dovesse capitolare e perdesse la propria identità cristiana, sottomettendosi alle mire egemoniche dell'aspirante califfo neo-ottomano Erdogan, tutta l'Europa finirebbe per essere travolta dall'irrompere di una violenza nel nome dell'islam scatenata da est, da sud e dal suo stesso interno ormai pesantemente infiltrato dal radicalismo e dal terrorismo islamico autoctono.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » lun apr 10, 2017 7:16 am

La Turchia chiede ai Comuni italiani di non parlare di genocidio armeno: «Sono illazioni»
di Franca Giansoldati

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/e ... 70819.html

La Turchia - attraverso la sua ambasciata in Italia - ha inviato una lettera a diversi sindaci italiani per intimare loro di non usare più la parola «genocidio» per definire le stragi avvenute sotto l'Impero Ottomano dal 1915 al 1919, costate la vita a un milione e mezzo di armeni cristiani. L'ultimo comune italiano che aveva riconosciuto il genocidio armeno, attraverso una delibera comunale, è stato Agnona, in provincia di Isernia. Così come il comune campano anche altri comuni (la lista è piuttosto lunga) hanno, a più riprese, in questi ultimi anni, espresso solidarietà alle comunità armene della diaspora, nate dai sopravvissuti.

L'ambasciatore - nella lettera che sta girando sul web – definisce «illazioni» i fatti accaduti nel 1915 che non basandosi su una sentenza di tribunali internazionali rappresentano una interpretazione soggettiva che essi «tentano di presentare all'opinione pubblica» con il risultato, aggiunge il diplomatico, di rendere difficili le buone relazioni con l'Italia. Segue l'invito ai consigli comunali italiani «ad astenersi a prendere parte a iniziative unilaterali».

Infine il diplomatico mette in evidenza che «permettere ai turchi di esprimere le loro opinioni sui fatti del 1915 è un dovere di libertà di espressione e un diritto dell'uomo nei paesi democratici». La Comunità Armena in Italia, attraverso un comunicato, ironizza su quest'ultima frase. «Da che pulpito ci tocca sentire parlare di democrazia. Vorrebbe dare lezioni di democrazia ai rappresentanti del popolo italiano interferendo nelle attività di un paese sovrano. Un errore diplomatico che meriterebbe un richiamo ufficiale da parte della Farnesina».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » lun mag 15, 2017 5:54 am

Il Genocidio Greco-Ottomano che la storia ha (già) dimenticato
Massacro di Focea, durante l'invasione turca, giugno 1914

http://www.riscriverelastoria.com/2017/ ... he-la.html

Con il termine genocidio greco (o il genocidio greco-ottomano) ci si riferisce generalmente all'uccisione sistematica dei greci del territorio dell'Asia Minore da parte dell'Impero Ottomano durante e dopo la prima guerra mondiale, nello specifico tra il 1914 ed il 1923. Esso fu istigato da due governi in successione dell'Impero ottomano: Il Comitato dell'Unione e del Partito di Progresso (C.U.P), e il Movimento Nazionale Turco di Mustafa Kemal Atatürk. Non furono tempi facili per la Grecia, che dovette subire massacri, deportazioni forzate e marce di morte, espulsioni sommarie, boicottaggi, stupri, conversione forzata all'Islam, consultazione in battaglioni di manodopera, esecuzioni arbitrarie e distruzione di monumenti culturali, storici e religiosi ortodossi cristiani. Purtroppo, nonostante la spietata violenza e le atrocità commesse, a questo avvenimento non viene quasi mai riconosciuta un'importanza degna nei libri e nelle testate che si occupano di storia e politica.

UN PO' DI STORIA: Bisogna ricordare, prima di inoltrarci nel racconto di questo sconosciuto genocidio, che la presenza greca in Asia Minore è da sempre un fenomeno costante e sedentario (datata addirittura al tempo di Omero intorno all'800 a.C.). Il geografo Strabone ha riferito che Smirne potesse essere la prima città greca in Asia Minore e numerose importanti figure greche nacquero infatti nell'Anatolia (Talete, Eraclito, Diogene di Sinope, ecc). La stessa città di Pergamo, la quale sorgeva sulle coste dell'Asia Minore, era per i Greci sinonimo di ricchezza, prosperità e democrazia. Durante il periodo ellenistico (334 a.C. - I secolo a.C.) che seguì alle conquiste di Alessandro Magno, la cultura e il linguaggio greco cominciarono a dominare anche l'interno dell'Asia Minore. L'ellenizzazione della regione accelerò sotto il dominio romano e bizantino, tant'è che, nei primi secoli successivi, le lingue anatoliche indoeuropee locali erano diventate estinte, sostituite dal linguaggio greco Koine. Il Koine Dialektos divenne il "Dialetto Comune", la "Lingua Internazionale" dell'epoca. La cultura greca risultante in Asia Minore fiorì durante il millennio seguente sotto l'Impero Romano e, successivamente, quello Bizantino (i cui cittadini erano conosciuti come greci bizantini). Saper leggere e scrivere in greco era considerato, al tempo dell'Impero unito, un privilegio di pochi e la Grecia, così come l'Asia Minore, erano diventate mete di pellegrinaggi e viaggi formativi dei giovani più facoltosi. Inoltre, gli abitanti dell'Asia Minore costituivano la maggior parte della popolazione greco-ortodossa e cristiana dell'Impero. Quando, dunque, i popoli turchi iniziarono la loro conquista dell'Asia Minore nel periodo tardo-medievale, i cittadini greci bizantini erano la popolazione più numerosa che viveva in quelle zone e, anche dopo le conquiste turche dell'interno, la costa montuosa del Mar Nero dell'Asia Minore rimase il cuore di uno stato tipicamente greco, l'Impero di Trebisonda, fino alla sua conquista da parte nel 1461 (quasi un decennio dopo la caduta di Costantinopoli ad opera di Maometto II). Durante la prima guerra mondiale, l'Asia Minore era etnicamente divisa e la sua popolazione comprendeva un crogiolo di popoli: Turchi, Azeri, Greci (Pontici, Cappadociani e Caucasici) in maggioranza, seguiti poi da Armeni, Curdi, Georgiani, Circassiani, Assiri, Ebrei e Laz. Tra le cause della campagna turca contro la popolazione greca e cristiana era soprattutto la paura che essi si sarebbero schierati e avrebbero aiutato i nemici dell'Impero Ottomano. Non va poi dimenticato la questione della fede: da sempre cristiani e musulmani si sono scontrati nella storia. A tutto ciò va aggiunto che i turchi del C.U.P al potere avevano intenzione di formare un vero e proprio stato moderno e, per fare ciò, era necessario spazzare via dai propri territori quei gruppi nazionali che avrebbero potuto minacciare l'integrità di un nuovo e moderno stato nazionale turco.

LE CIFRE: Secondo diverse fonti, circa un milione di greci-ottomani sono morti durante questo periodo. Secondo la Ligue Internationale pour les Droits et la Libération des Peuples, tra 1916 e 1923, quasi 350.000 greci del Ponto furono uccisi. GK Valavanis stima 5.238.000 vittime per gli omicidi, le impiccagioni, la fame e le malattie. Secondo Ismail Enver, un consulente per l'esercito tedesco, il ministro turco della Difesa ha riferito nel 1915 che voleva "risolvere il problema greco... allo stesso modo in cui pensava di aver risolto il problema armeno".


LA PRIMA FASE: La prima fase del genocidio greco ha avuto inizio nella primavera del 1914 nella Tracia Orientale e nella Anatolia occidentale quando è stato ordinato ai soldati turchi di boicottare le imprese greche. Centinaia di migliaia di Greci di queste regioni furono deportati. Con lo scoppio della Grande Guerra nel luglio del 1914, tutti gli uomini ottomani greci tra i 21 ed i 45 anni furono ricoverati in campi di lavoro forzato (o, più specificatamente, di concentramento). La maggior parte di questi uomini dovevano perire in condizioni spaventose, dopo essere stati costretti a lavorare senza cibo né acqua per giorni. Tali campi di lavoro servivano anche come mezzo per spezzare e disarmare le comunità greche, portando così alla loro eventuale disgregazione. Nel 1915, sotto la guida del personale militare tedesco, il C.U.P ordinò la deportazione delle comunità greche nelle regioni dei Dardanelli e Gallipoli, sotto il pretesto della necessità militare. Ai Greci non era concesso alcun diritto e, in alcuni casi, essi furono costretti a firmare dichiarazioni affermando che stavano lasciando loro la propria libera volontà. Tutte le merci nei loro negozi vennero vendute dalle autorità turche, tutte le comunità che vivevano lungo la costa occidentale dell'Asia Minore furono deportate nell'interno di Anatolia o nei villaggi turchi, dove furono costretti a convertirsi al credo islamico o ad affrontare la morte. Nella maggior parte dei casi, prima delle deportazioni, la gendarmeria turca (polizia) sequestrò denaro e oggetti di valore presso le comunità, oltre a commettere massacri generali. Nella regione del Ponto, in particolare, le comunità greche furono deportate solitamente durante il picco più freddo dell'inverno. Si ha notizia inoltre di iniezioni letali, corpi rimasti trainati verso il mare e scaricati, massacri di massa dei greci in strada e nelle chiese.


La mappa digitalizzata delle comunità greche soggette ad invasione e sterminio turco in Asia Minore


LA FASE FINALE: Con la sconfitta dell'Impero Ottomano nella Grande Guerra, i leader del Comitato dell'Unione e del Partito Progresso vennero poi condannati a morte per il loro ruolo nell'organizzazione del massacro di Greci, Armeni e Assiri durante la guerra. Ma la formazione del movimento nazionalista turco dopo la guerra sotto la guida di Mustafa Kemal Atatürk, avrebbe causato ulteriori atrocità. Questa fase finale, altrimenti conosciuta come la fase Kemalista, è stata una continuazione delle precedenti persecuzioni del C.U.P e ha provocato ulteriori massacri e deportazioni di comunità greche-ottomane. L'ultima fase, ma non per questo meno cruenta, del genocidio greco culminò con l'incendio della città cosmopolita di Smirne (oggi Izmir), rasa al suolo e con la conseguente espulsione della residua popolazione cristiana dalla Turchia.

Purtroppo, come già precedentemente accennato, nonostante questo avvenimento costituisca un genocidio dalle dimensioni enormi, molte nazioni al giorno d'oggi non riconoscono la gravità del fatto. Persino il reperimento di notizie e fonti risulta, nonostante il web infinito, assai complicato. Testimonianze scritte del genocidio greco si possono ritrovare nel libro di George Horton, console generale degli USA a Smirne nel 1922, e nel libro di Henry Morgenthau, ambasciatore statunitense a Costantinopoli. Nel dicembre 2007 l'associazione denominata International Association of Genocide Scholars (IAGS), ha approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui afferma che la campagna del 1914-1923 contro i greci dell'Impero Ottomano costituì un genocidio. Da parte sua invece, la Turchia rigetta il termine di genocidio, ritenendo inoltre che indire la giornata commemorativa il 19 maggio sia una provocazione, poiché tale data coincide con la festa nazionale turca e accusa di "distorsione storica" la Grecia.


Di: Claudio Pira

Fonti:

Jones, Adam (2010). Genocide: A Comprehensive Introduction. Routledge. p. 163.

https://www.ncas.rutgers.edu/center-stu ... -1914-1923

http://greek-genocide.net/index.php/en/overview

https://en.wikipedia.org/wiki/Greek_genocide
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » sab mag 26, 2018 4:49 am

La Turchia minaccia Israele: “Guai se riconoscerete il genocidio armeno”.
Giulio Meotti
25/05/2018

https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 6346991548

La Turchia minaccia Israele: “Guai se riconoscerete il genocidio armeno”. Io invece penso che, per far chinare la testa al sultano Erdogan e per rendere giustizia a un crimine superato soltanto dalla Shoah degli ebrei, sia giunto il momento per tutti i paesi civili europei e occidentali di riconoscere l'annientamento della più antica nazione cristiana al mondo. Non è un caso che sia stato proprio uno scrittore ebreo, Werfel, a descrivere l'odissea armena con un libro che commosse il mondo. Gli armeni affondati sui barconi a Trebisonda, gli armeni sgozzati a Ak-Hissar, le carovane armene depredate di tutto, assaltate dai lupi, decimate dalla fame, i nonni armeni che precipitavano nei burroni e morivano nelle notti ghiacciate, gli armeni giustiziati a Bitlis, a Sasun, a Erzurum, la pulizia etnica degli armeni in Cilicia, il massacro di madri e figli armeni nel cortile della scuola tedesca di Aleppo, gli armeni rifugiatisi nel Caucaso e buttati nei fiumi come stracci. Hitler, nel 1942, preparando l'Olocausto degli ebrei, disse: “Chi si ricorda più degli armeni?”. Date un bel dispiacere a quel prestuntuoso di Erdogan, riconoscete il genocidio armeno! Fu un Isis ante litteram.


No alla Turchia nazi maomettana nella UE
viewtopic.php?f=188&t=2012
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Sterminio de łi creistiani armeni anatołeghi

Messaggioda Berto » ven giu 08, 2018 6:24 am

Genocidio armeno: La Turchia interviene duramente
Uzay Bulut
07/ giugno 2018

https://it.gatestoneinstitute.org/12477 ... no-turchia

L'annuale cerimonia di commemorazione del genocidio armeno che la sezione turca dell'Associazione per i diritti umani (IHD) e il Movimento di base europeo antirazzista (EGAM) avevano organizzato il 24 aprile – come fanno ogni anno dal 2005 – è stata bloccata dalla polizia, che ha sequestrato i cartelli e gli striscioni sul genocidio e ha controllato le fedine penali dei manifestanti. Tre attivisti per i diritti umani sono stati arrestati e poi rilasciati.

In un'intervista esclusiva al Gatestone, Ayşe Günaysu, un'attivista membro della Commissione dell'IHD contro il razzismo e la discriminazione, ha dichiarato che "mentre venivano condotti alla stazioni di polizia, i manifestanti fermati sono stati costretti ad ascoltare canzoni razziste contenenti parole ostili nei confronti degli armeni".

L'annuale cerimonia commemora il rastrellamento del 24 aprile 1915, l'arresto e il successivo massacro di più di 200 intellettuali armeni e leader della comunità armena di Istanbul per mano delle autorità ottomane – e il genocidio armeno che si consumò. Le vittime furono rinchiuse in una prigione, che oggi è un edificio che ospita il Museo di arte turca e islamica (Türk İslam Eserleri Müzesi). Gli armeni furono poi condotti alla stazione ferroviaria di Haydarpaşa, dove vennero trasportati in Anatolia per la fase finale dello sterminio. La Günaysu ha detto:

"Nel corso delle nostre commemorazioni, abbiamo mostrato le scene del crimine. Le abbiamo esposte al Museo di arte turca e islamica e alla stazione ferroviaria di Haydarpaşa, luoghi del crimine. Abbiamo letto ad alta voce e citato i nomi di oltre duemila città, paesi e villaggi armeni distrutti durante il genocidio. Abbiamo annotato i loro nomi e li abbiamo affissi su tabelloni. Pertanto, non abbiamo soltanto commemorato le vittime, ma abbiamo cercato di condividere con i cittadini turchi la verità sul genocidio".

Dal 2010, l'IHD si riunisce alla stazione ferroviaria di Haydarpaşa per la commemorazione. Quest'anno l'associazione voleva organizzare la cerimonia in piazza Sultanahmet. La Günaysu ha spiegato:

"Non chiediamo l'autorizzazione all'ufficio del governatore di Istanbul per commemorare il genocidio. Ci limitiamo a telefonare e a comunicare l'ora e il luogo della cerimonia. Sui nostri striscioni c'è scritto: "Genocidio! Ammettetelo! Chiedete perdono! Risarcite i danni!" in inglese e in turco. La polizia ci ha detto che avremmo potuto organizzare l'evento, a condizione che non avessimo usato la parola 'genocidio'. Ma abbiamo risposto che non ci saremmo autocensurati e che ci saremmo riuniti in piazza Sultanahmet per commemorare le vittime del genocidio. Avevamo inoltre preparato un comunicato stampa, ma non abbiamo potuto leggerlo né diffonderlo ai mass media a causa dell'intervento della polizia. La polizia ci ha anche sequestrato gli striscioni e le foto degli intellettuali armeni arrestati il 24 aprile 1915".

Il comunicato stampa dell'IHD, che la polizia ha impedito di diffondere, recita parzialmente così:

"Alla radice di tutti i mali di questo paese si trova il genocidio commesso contro i cristiani dell'Asia Minore e della Mesopotamia settentrionale, contro gli armeni, gli assiri e i greci.

"Ora, ancora una volta con profondo rispetto ci inchiniamo dinanzi alla memoria delle vittime armene, assiro-siriache e greche del genocidio. E noi, i discendenti dei perpetratori del genocidio, esprimiamo ancora il nostro senso di vergogna per non essere in grado di evitare la continuazione del genocidio attraverso la sua negazione e le successive ondate di distruzione per generazioni".

Purtroppo, l'aggressione turca contro i rimanenti armeni continua. Il 28 dicembre 2012, una donna armena di 85 anni, Maritsa Küçük, fu picchiata e accoltellata a morte nella sua casa del quartiere di Samatya, dove risiede una delle più grandi comunità armene di Istanbul.

Ayşe Günaysu ha raccontato che:

"durante l'intervento della polizia e gli arresti avvenuti alla cerimonia di commemorazione in piazza Sultanahmet, la figlia di Maritsa Küçük, Baydzar Midilli, ha urlato: 'Mia madre è una vittima del genocidio, eppure continuate a dire che non c'è alcun genocidio!!!' Mentre i poliziotti si erano diretti versi di lei per arrestarla a causa della protesta, Eren Keskin, un avvocato che opera per la tutela dei diritti umani, li ha fermati dicendo loro che la madre della Midilli era stata uccisa perché armena. Un funzionario della polizia è poi intervenuto per evitare che gli agenti la arrestassero".

Il 24 aprile 2011 – data del 96° anniversario del genocidio – Sevag Balıkçı, un armeno che stava espletando il servizio militare obbligatorio, fu colpito a morte da un nazionalista turco. Il suo assassino deve ancora essere assicurato alla giustizia. Durante la commemorazione del mese scorso, sette anni dopo la morte di Sevag, la famiglia e gli amici del giovane si sono recati sulla sua tomba a Istanbul per rendergli omaggio. Secondo la Günaysu, gli agenti di polizia hanno detto a coloro che si erano riuniti davanti al sepolcro del ragazzo che non era loro consentito pronunciare discorsi in cui menzionare la parola "genocidio":

"C'era un gran numero di poliziotti armati al cimitero. Mentre la gente pregava, la polizia era pronta a intervenire. Due attivisti hanno chiesto agli agenti di rispettare coloro che stavano pregando e piangendo. Per fortuna, la polizia li ha ascoltati e si è allontanata di pochi passi dalla tomba".

Il genocidio cristiano perpetrato nella Turchia ottomana durò dieci anni – dal 1913 al 1923 – e colpì armeni, greci, assiri e altri cristiani. Provocò circa tre milioni di vittime. Sebbene sia trascorso un secolo, è ancora una ferita sanguinante per le vittime e i loro discendenti. Il quotidiano online Artı Gerçek ha di recente riportato la notizia che le ossa delle vittime sono ancora visibili in un lago nella Turchia orientale.

Civili armeni, scortati dai soldati ottomani, marciarono per le strade di Harput fino a una prigione nei pressi di Mezireh (l'odierna Elazig), nell'aprile 1915. (Fonte dell'immagine: Croce Rossa americana/Wikimedia Commons)

La gente del posto ha chiamato il lago "Gvalé Arminu" (il "lago armeno") dopo il massacro di più di un migliaio di uomini, donne e bambini avvenuto 103 anni fa. Secondo l'articolo di Artı Gerçek, sopravvissero allo sterminio soltanto due bambini, nascosti dagli abitanti del villaggio. Persino le ossa che emergono in estate, quando il lago si prosciuga, non hanno indotto ad avviare alcuna inchiesta da parte del governo turco, il quale continua a negare il genocidio e tenta in modo aggressivo di mettere a tacere chi cerca di parlarne.

Il 24 aprile, l'agenzia di stampa finanziata dal governo Anadolu Agency (AA) ha pubblicato un pezzo titolandolo: "La fonte di reddito delle lobby armene: L'industria del genocidio", sostenendo che la diaspora armena e la Repubblica di Armenia fanno delle affermazioni false riguardo alla "menzogna del genocidio armeno" per fini economici.

Nello stesso giorno, l'AA ha pubblicato un altro articolo titolato "I turchi ricordano come sfuggirono all'oppressione armena". Secondo il mito turco, furono di fatto gli armeni "traditori" a perseguitare i turchi; e i turchi agirono per legittima difesa per liberarsi degli armeni assassini. Un'affermazione corrente da parte dei turchi è: "Se lo meritarono".

Le menzogne e la propaganda di Stato, le quali ritengono le vittime responsabili del loro stesso annientamento, sono ciò che consente la continua persecuzione turca degli armeni rimasti nel paese, compresa la trasformazione delle loro chiese in moschee e la profanazione delle tombe e delle chiese armene da parte dei cacciatori di tesori.

Il governo turco deve smetterla.

Uzay Bulut, musulmana di nascita, è una giornalista turca e membro dello Haym Salomon Center. Attualmente vive a Washington D.C.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 27513
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Precedente

Torna a Veneti e armeni

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite