Mexoevo - ognefegansa połedega de l'ara veneta

Mexoevo - ognefegansa połedega de l'ara veneta

Messaggioda Berto » lun feb 16, 2015 9:04 pm

Mexoevo - ognefegansa połedega de l'ara veneta
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Co ła xmegnoransa o vegner manco e dapò col termene de l'enfloensa o domegnansa direta del Sagro Roman Enpero so łe tere venete e del termene de ła domegnansa de l'enpero grego-bixantin so łe łagoune venete, scuminsia el periodo de łe aotonomie e de łe łebertà comounałi e nase łe çità comounałi e repiovegane ke dapò łe devien segnorie çitadine.
Segnorie çitadine de na ognoła fameja come a Verona, Pava, Mantova, Milan o de pì fameje come a Venesia e a Jenova ke łe devien Repioveghe Arestograteghe de orexene mercatara e marinara.

Xa ente łi primi secołi del II milegno dapò Cristo, scuminsia ła lota tra łe xvare segnorie çitadine par el domegno so l'ara veneta: Exełini da Roman, Scałijeri de Verona, Cararexi de Pava, Olegarkia de Vegnesia dapò secołi de confronto połedego miłitar vinse Venesia e l'ara veneta ła entra tuta a far parte de ła Repiovega Veneta a segnoria o domegnansa venesiana.


El domegno venesian o Repiovega Veneta a domegnansa venesiana
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mexoevo - ognefegansa połedega de l'ara veneta

Messaggioda Berto » lun feb 16, 2015 9:13 pm

Marca Veronexe

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http://it.wikipedia.org/wiki/Marca_di_Verona
La Marca di Verona fu una vasta marca del Sacro Romano Impero nell'Italia nordorientale.

Istituita nel 951 come Marca di Verona e Aquileia da Berengario II, in sostituzione del precedente Ducato del Friuli. La marca si estendeva dal lago di Garda ai confini orientali del regno, con capitali Verona e Aquileia. Dopo un iniziale sottomissione al Ducato di Baviera, la marca fu, dal 975, sotto il controllo del neocostituito Ducato di Carinzia, sotto la dinastia Sassone.

Nel 1077 i territori friulani e la città di Aquileia vennero separati a costituire il Principato ecclesiastico di Aquileia, feudo diretto dell'imperatore, retto dal patriarca-principe. Sempre nell'XI secolo i territori nord-occidentali della marca furono annessi al Principato ecclesiastico di Trento.

Successivamente, a partire dal XII secolo gli imperatori presero ad inviare propri vicari a rappresentarli, in sostituzione dei marchesi. In quest'epoca Verona e altre città della marca si svilupparono in comuni indipendenti e, nel 1164, le principali città della marca costituirono, assieme alla Repubblica di Venezia la Lega Veronese, una Städtebund creata per difendere la loro indipendenza dall'autorità imperiale. La Lega era guidata da Venezia e annoverava, quali membri, oltre a Verona, le città di Padova, Vicenza e Treviso. Il 1º dicembre 1167, la Lega Veronese si unì alla Lega Lombarda, ponendo di fatto fine alla marca. Sebbene gli imperatori continuassero a nominare propri vicari sino al XV secolo, il loro potere fu puramente nominale, tanto che gran parte del territorio della marca era entrato nei possedimenti della Serenissima.


Markexi


Markexi de Acoileja e Verona:

Enrico I (951–955) - e duca di Baviera
Enrico II (955–975) - e duca di Baviera
Enrico III (975–978) - e duca di Baviera e Carinzia
Otto I (978–985) - e duca di Carinzia
Adalberone di Eppenstein - e duca di Carinzia
Guelfo III (1047–1055) - e duca di Carinzia
Ermanno (1072–1073) - e duca di Carinzia

Markexi de Verona:

Milone (1095)
Matilde (1100-1115) - e Regina d'Italia
Ermanno II (1112-1130) - e duca di Carinzia
Ermanno III (1148-1151) - e duca di Carinzia
Ermanno IV (1155-1184) - e duca di Carinzia
Ezzelino (1223-1233)
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Re: Mexoevo - ognefegansa połedega de l'ara veneta

Messaggioda Berto » ven feb 27, 2015 10:30 pm

Confronto połedego miłitar par ła soransa o domegnansa de l'ara veneta, tra łe vare potense o segnorie çitadine venete e de fora.

I Duki o Doxi e łe grandi fameje venet-xermagne e venesiane
viewforum.php?f=179


Exelini da Roman
viewtopic.php?f=179&t=1314
http://it.wikipedia.org/wiki/Ezzelino_III_da_Romano
Grazie alle sue abilità politico militari, Ezzelino III estese il suo dominio su Trento, Belluno, Vicenza, Verona, Bassano, Padova e Brescia, creando una sorta di signoria. Dal 1225 al 1230 fu podestà e capitano del popolo di Verona. A quest'epoca risale l'infruttuosa visita di Sant'Antonio di Padova per implorare clemenza per Rizzardo di Sambonifacio. Inizialmente simpatizzante per la Lega Lombarda, per le delusioni subite Ezzelino si schierò però con l'imperatore Federico II di Svevia che lo nominò Vicario Imperiale in Lombardia e segnò con questo suo ufficio la fine di ogni libertà comunale, sottomettendo i Comuni alla sua volontà.


Scała Scałixeri
viewtopic.php?f=179&t=1316
Cangrande della Scala
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_ ... ITEREFcava
Cangrande della Scala fu signore illuminato e rispettato, ospitò per il secondo periodo Dante, esiliato da Firenze, nella reggia fatta allestire apposta per i grandi rifugiati politici, gli scienziati, i poeti e gli artisti di talento che coprì generosamente di denaro e doni. A Cangrande Dante dedicò una menzione d'onore nel canto XVII del Paradiso nella Divina Commedia: Dante sperava che questo principe valoroso e potente potesse realizzare l'unificazione italiana dal poeta vagheggiata.

Fu allora che Padova fece lega con i Sambonifacio, Treviso e Aquileia, che firmarono una pace nel 1314. Già l'anno successivo, però, Padova invase Vicenza: Cangrande allora con un contingente di cavalieri partì alla volta della città, dove mise in fuga il nemico e catturò il Carrara. Il prigioniero venne trattato come un ospite sino alla pace del 1315. Nel 1318, a Soncino, Cangrande venne addirittura nominato generale della Lega Ghibellina.
Nel 1325 Cangrande venne colpito da una grave malattia e si sparse la voce che fosse morto: Federico della Scala allora si fece eleggere principe, ma alla sua guarigione Cangrande bandì lui e la sua famiglia, oltre alle altre famiglie che parteciparono al complotto (compresi i Montecchi).
Nel 1328 un legato pontificio indisse una crociata contro di lui (con un'accusa di eresia), a cui risposero numerose città guelfe che vennero però sconfitte. Cangrande riuscì quindi a consolidare il dominio di Padova e mise d'assedio Treviso, che poco dopo si arrese: divenne quindi signore di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Belluno, Feltre, Monselice, Bassano, oltre che vicario imperiale di Mantova e capo ghibellino italiano. Cangrande però morì a soli 38 anni, battuto da una malattia presa bevendo da una fonte fredda. La prematura e inaspettata morte di Cangrande della Scala lasciò la Signoria senza discendenti diretti (ebbe solo figlie femmine, oltre che maschi illegittimi) e il potere venne preso dal nipote Mastino II della Scala che allargò la signoria fino a Pontremoli e sul Mar Tirreno.

Nel 1328 i figli illegittimi di Cangrande tentarono una congiura per uccidere i figli di Alboino della Scala (Alberto II e Mastino II), ma vennero scoperti e imprigionati. Mastino II l'8 agosto 1331 venne eletto Capitan Generale della lega formata, oltre che da Verona, dagli Estensi, dai Gonzaga e dai Visconti (in seguito si unì anche Firenze), per difendersi dalla discesa del re di Boemia (sollecitato dal papa), che aveva già conquistato alcune città lombarde. Mastino II, a capo dell'esercito, corse in soccorso di Ferrara (posta d'assedio): vinse la battaglia, ed al suo ritorno a Verona venne acclamato dalla popolazione. Sottomise successivamente Bergamo, data agli alleati, e per la signoria scaligera Brescia, Parma, Lucca, Massa e Pontremoli.
Decadenza della Signoria
I due scaligeri furono mal consigliati, e finirono per infastidire Venezia che, spaventata dalla spinta verso Chioggia di Verona, fece lega con Firenze (nel 1337 si unirono anche Milano, Mantova ed Este), con conseguenze disastrose per la signoria scaligera: venne addirittura fatto prigioniero Alberto II. Con la pace del 1339, che coinvolse con prezzi alti Ludovico il Bavaro, e una gestione di paci separate con i contendenti, Mastino II riuscì a salvare la Signoria ed il fratello con un forte ridimensionamento territoriale: rimasero solo Verona, Vicenza, Parma (persa successivamente a favore di Azzo da Correggio) e Lucca (separata dal territorio, indifendibile e pertanto venduta a Firenze).

Dominii scaligeri nel momento di massima espansione (1336)
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Cararexi
viewtopic.php?f=179&t=1315
Goera de Pava
http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Padova
La guerra di Padova fu un conflitto combattuto nel 1404-1405 tra la Serenissima Repubblica di Venezia e lo Stato Carrarese, conclusosi con la conquista veneziana di Padova e dell'intero Veneto e la fine della Signoria della famiglia Da Carrara.
La crescente potenza dei Carraresi già da tempo preoccupava Venezia, che vedeva minacciate le proprie vie commerciali nell'entroterra e i propri confini sulla Terraferma. Già con la Guerra di Chioggia del 1379-1381 le due potenze venete erano venute alle armi, senza però riuscire ad alterare lo status quo.
La morte, nel 1402, del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti fornì la miccia per un nuovo conflitto. La morte del Visconti aveva infatti lasciato temporaneamente il Ducato di Milano, l'altra grande potenza dell'Italia settentrionale, privo di una guida forte e preda dell'espansionismo dei suoi tradizionali nemici: la Repubblica di Firenze e gli stessi Carraresi di Padova, che ne avevano approfittato occupando città e castelli. La duchessa Caterina Visconti, reggente per il figlio Giovanni Maria, aveva allora chiesto aiuto al doge di Venezia Michele Steno, promettendo, nel marzo 1404 la cessione di Verona, occupata dai Carraresi, e Vicenza, allora assediata.
Poiché il 24 aprile la dedizione di Vicenza alla Serenissima aveva reso quest'ultima di fatto signora di quel territorio, Venezia pretese dal nuovo Signore carrarese, Francesco Novello, che ponesse termine alle devastazioni delle terre beriche.
Poiché però Francesco Novello persisteva nel mettere a ferro e fuoco il vicentino e poiché, inoltre, il 7 maggio anche Cologna Veneta si era data a Venezia, ma era stata occupata dai Carraresi, per la Repubblica di Venezia la guerra divenne inevitabile.
Frattanto Caterina Visconti cedeva alla Repubblica anche Belluno (18 maggio), Bassano (10 giugno) e Feltre (15 giugno), da cui, per un'antica legge del 1220, vennero espulsi tutti coloro che possedessero terre nel padovano.
Soto i Cararexi se gà espando l'ogneversedà de Pava
L’ogneversetà veneta ła xe nasesta a Pava e no a Venesia
viewtopic.php?f=147&t=631


La dedizione di Verona a Venezia
http://it.wikipedia.org/wiki/Dedizione_ ... _a_Venezia
La dedizione di Verona a Venezia è il giuramento di fedeltà alla Serenissima, pronunciato il 24 giugno 1405 da una delegazione di veronesi. La dedizione avvenne dopo la conquista della città da parte delle truppe venete: Venezia approfittò del malcontento dei veronesi nei confronti dei Carraresi (e dei disordini in città), riuscendo a far penetrare il suo esercito, aiutato in parte dal popolo, e mettendo in fuga il Carrara.
I veronesi acclamarono capitano del popolo Pietro Da Sacco che ebbe poi il compito di trattare la dedizione della città con i rappresentanti della Serenissima. Gli ambasciatori veronesi, guidati da Pietro Da Sacco, incontrarono la delegazione veneta capeggiata da Gabriele Emo e da Jacopo Dal Verme presso porta Vescovo. Fu consentito l'ingresso a tre compagnie di fanti veneti per vigilare la piazza mentre gli ambasciatori veronesi andarono al campo veneziano nel castello di Montorio.
Furono lì stabilite le condizioni onorevoli della dedizione: a Verona fu consentito di continuare a godere della libertà derivante dalla podestà di ragunar senato, di crear magistrati, di far leggi e di governar la città, e le cose pubbliche, rimanendo ai veneti senatori il travaglio, i pericoli e la spesa (Scipione Maffei), e furono dati dei privilegi ai contadini della Valpolicella per essere stati favorevoli alla Serenissima durante le guerre contro i Visconti.
Condizioni che meno di un mese dopo, il 16 luglio, vennero ribadite con solennità a Venezia, in una ducale con bolla d'oro, lettera ufficiale del Doge, munita di sigillo aureo e con forza di legge.
Il 23 giugno i veneziani entrarono a Verona, dalla porta del Calzaro, tra porta Nuova e porta Palio. L'avvenimento fu consacrato con la nomina di molti cavalieri fra cui Pietro Da Sacco. In cattedrale si cantò un Te Deum di ringraziamento e le nuove autorità venete alloggiarono nel palazzo che era stato degli Scaligeri. I veneziani, presero ufficialmente possesso di Verona, anche militarmente.
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