Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal mar

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Messaggioda Berto » sab dic 20, 2014 10:59 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » sab dic 20, 2014 11:00 pm

Le çita de ara veneta spareste soto tera e soto aca, secondo Plinio:


Storia Natural de Plinio el Vecio: livro III

Plinio el vecio (Como, 23 – Stabia, dopo l'8 settembre. 79 d.C)
http://spazioinwind.libero.it/popoli_an ... cchio.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Plinio_Secondo
http://it.wikipedia.org/wiki/Naturalis_historia
http://la.wikisource.org/wiki/Naturalis_Historia
http://la.wikisource.org/wiki/Naturalis ... /Liber_III
...
119
nec alius amnium tam brevi spatio maioris incrementi est. urguetur quippe aquarum mole et in profundum agitur, gravis terrae, quamquam diductus in flumina et fossas inter Ravennam Altinumque per CXX, tamen, qua largius vomit, Septem Maria dictus facere. Augusta fossa Ravennam trahitur, ubit Padusa vocatur, quondam Messanicus appellatus. proximum inde ostium magnitudinem portus habet qui Vatreni dicitur, qua Claudius Caesar e Britannia triumphans praegrandi illa domo verius quam nave intravit Hadriam.

120
hoc ante Eridanum ostium dictum est, ab aliis Spineticum ab urbe Spina, quae fuit iuxta, praevalens, ut Delphicis creditum est thesauris, condita a Diomede. auget ibi Padum Vatrenus amnis ex Forocorneliensi agro. proximum inde ostium Caprasiae, dein Sagis, dein Volane, quod ante Olane vocabatur, omnia ea fossa Flavia, quam primi a Sagi fecere Tusci egesto amnis impetu per transversum in Atrianorum paludes quae Septem Maria appellantur, nobili portu oppidi Tuscorum Atriae, a quo Atriaticum mare ante appellabatur quod nunc Hadriaticum.

121
inde ostia plena Carbonaria, Fossiones ac Philistina, quod alii Tartarum vocant, omnia ex Philistinae fossae abundatione nascentia, accedentibus Atesi ex Tridentinis Alpibus et Togisono ex Patavinorum agris. pars eorum et promum portum facit Brundulum, sicut Aedronem Meduaci duo ac fossa Clodia. his se Padus miscet ac per haec effundit, plerisque, ut in Aegypto Nilus quod vocant Delta, triquetram figuram inter Alpes atque oram maris facere proditus, stadiorum II circuitu.

122
pudet a Graecis Italiae rationem mutuari, Metrodorus tamen Scepsius dicit, quoniam circa fontem arbor multa sit picea, quales Gallice vocentur padi, hoc nomen accepisse, Ligurum quidem lingua amnem ipsum Bodincum vocari, quod significet fundo carentem. cui argumento adest oppidum iuxta Industria vetusto nomine Bodincomagum, ubi praecipua altitudo incipit.
...
132
Alpis in longitudinem |X| p. patere a Supero mari ad Inferum Caelius tradit, Timagenes XXV p. deductis, in latitudinem autem Cornelius Nepos C, T. Livius III stadiorum, uterque diversis in locis. namque et centum milia excedunt aliquando, ubi Germaniam ab Italia summovent, nec LXX inplent reliqua sui parte graciles, veluti naturae providentia. latitudo Italiae subter radices earum a Varo per Vada Sabatia, Taurinos, Comum, Brixiam, Veronam, Vicetiam, Opitergium, Aquileiam, Tergeste, Polam, Arsiam DCCXLV p. colligit.

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Ammiana, Ammianella, Castrazio o Caltrazio
http://it.wikipedia.org/wiki/Ammiana
Ammiana era un importante centro della Laguna Veneta, da secoli completamente scomparso. Sorgeva tra le attuali isole di Santa Cristina e della Salina, a nord-ovest di Lio Piccolo.
Era contigua ad un altro sito abbandonato, Costanziaco.
La prima citazione scritta proviene dal Pactum Lotharii dell'840, dove l'imperatore Lotario sancisce alcuni diritti di sfruttamento: vengono qui ricordate, probabilmente in ordine d'importanza, Torceli, Amianae e Buriani.
I nomi dei tre centri sono di nuovo riportati, con lo stesso ordine, anche nel documento del 967 con il quale Ottone conferma gli accordi precedenti.
Appare tuttavia sicuro che Ammiana fosse sorta ben prima, probabilmente durante le invasioni barbariche (?) che portarono alla decadenza di Altino e, conseguentemente, al suo spopolamento a favore della Laguna (V-VII secolo).
Il Chronicon Gradense, scritto nella metà dell'XI secolo, riporta con precisione una cronologia di Ammiana incentrata sulle fondazioni delle numerose chiese e monasteri.
Secondo quanto si legge, la prima chiesa fu intitolata a San Lorenzo e venne costruita dalle famiglie dei Frauduni dei Willareni Mastalici (de jenia jermanega?).
Le stesse si trasferirono sull'isola ed edificarono poi anche un ponte, un castello e altri luoghi di culto, anche nella vicina Costanziaco.
In seguito alcune concessioni permisero lo sfruttamento di paludi e valli da pesca e la realizzazione di vigne e mulini.
Il centro si estendeva su tre isole che erano l'Ammiana vera e propria, Ammianella e Castrazio o Caltrazio ed ebbe varie chiese e monasteri.
Separato da un canale era invece il monastero dei Santi Felice e Fortunato.
Quest'ultimo e il monastero di San Lorenzo erano i centri religiosi più ricchi e importanti da cui dipendevano molti altri conventi e proprietà.
Per questo motivo, non erano infrequenti polemiche e attriti.
Presso Castrazio inoltre, contiguo a San Lorenzo, si trovava un fortilizio (un castrum, donde il toponimo ???).
Già nel XII secolo la zona cominciò a decadere soprattutto a causa del mutare delle condizioni ambientali e geografiche e, tra il XIV e il XV secolo, fu abbandonata del tutto.

Costanziaco o Costanziaca e Centranica
http://it.wikipedia.org/wiki/Costanziaco
Costanziaco o Costanziaca era un fiorente centro abitato, oggi scomparso, della Laguna Veneta, posto a nord-est di Torcello.
Fu fondata durante l'età barbarica da fuggiaschi dell'entroterra (?), così come Torcello, Burano, Mazzorbo, Murano e la stessa Venezia.
In particolare, la tradizione indica il 650 come data di fondazione per almeno due delle sette chiese che aveva la città.
Il nome sarebbe legato al personale Costantino (?) a ricordo di un personaggio rilevante se non del noto imperatore romano; altre ipotesi lo correlano a Costanzo, marito di Galla Placidia (?), o lo fanno derivare dalle legioni Costantiacae che, secondo Ammiano Marcellino, stazionavano in zona (???).
Il centro era contiguo ad Ammiana, da cui forse dipendeva, e questa vicinanza ha creato non poche difficoltà agli storici attuali nel ricostruirne i confini. Si ritiene che gli abitati fossero separati da una terza località, l'isola di Centranica, che avrebbe dato il nome all'attuale palude della Centrega.
Costanziaco è indirettamente citata in un documento risalente al dogato di Tribunio Menio (fine X secolo), dove si ricorda un Dominicus, filius Georgii Gambasyrica, de Costanciaco.
Una bolla del 1064, invece, emessa da papa Alessandro II cita esplicitamente alcuni monasteri e la pieve di Costanziaco.
Come testimonia un documento del 1105, era amministrata da un gastaldo (istituto jermanego).

Altre (de cu calkedouna forse la xe encora viva come Equilo rente Jexolo e Cittanova rente Eraclea ?)
http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria: ... una_Veneta

Albiola, Cittanova (Eraclea), Equilio, Heraclia, Lio Piccolo, Metamauco, Porto di Cavergnago, Poveglia, Vigilia o Abbondia ...

Ƚe fonti greghe e latine so i veneti
http://picasaweb.google.it/pilpotis/LeF ... eSuiVeneti



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Ixle de ƚa lagouna venesiana spareste o sconparse, magnà o desfà dal mar

http://digilander.libero.it/venexian/ita/scompa.htm

Molte delle isole della laguna, per vari fattori naturali o storici, sono scomparse: si può scoprire la loro ubicazione grazie ad alcuni reperti che si trovano tra barene o canali, isole che probabilmente facevano parte di comunità importanti, ma ormai scomparse.

Antichi insediamenti

Ammiana

Si pensa che Ammiana, oggi isola scomparsa, dovesse trovarsi nella zona di S.Cristina, in direzione di Lio Piccolo. Questo centro di notevole importanza era composto da varie isole collegate da ponti; presentava numerose chiese e come ogni altro luogo lagunare anche questo fu fondato verso il V secolo dagli Altinati in fuga davanti alle invasioni barbariche. Il nome della città venne dato forse per ricordare una delle porte della originaria città di Altino. Verso il 1300 quest'isola fu abbandonata a causa delle condizioni ambientali che erano in continuo mutamento ed oggi la zona è diventata una grande distesa di barene e ghebi.

Costanziaca

Altra isola molto importante fu Costanziaca, probabile contrada di Torcello. Il nome le venne dato in onore dell'imperatore Costantino ed era situata tra le isole di S.Ariano e S.Cristina. La storia della sua fondazione è simile a quella delle altre isole della laguna, ed anche l'aspetto: doveva presentarsi come un grande centro con numerosi monasteri e chiese. Di certo sappiamo che esisteva almeno un monastero che ospitava delle monache di S. Maffio che in seguito al deterioramento ambientale dell'isola vennero trasferite a Murano. Delle attività e delle testimonianze di questa comunità non rimane nulla se non fango ed acqua.

S. Ariano

S. Ariano fu un altro centro vicino a Torcello ed anch'esso possedeva molti conventi. Dopo essere stata abbandonata a causa della malaria intorno al 1400, fu adibita a cimitero per quelli che morivano di malattie infettive: il luogo si presenta oggi pieno di rovi che crescono sopra ad uno strato di ossa ed un muro ricoperto da croci. In estate l'isola è popolata da piccoli serpenti che apparvero con la malattia che fece allontanare la popolazione.

S.Ilario

Nell'isola di S.Ilario il doge Angelo Partecipazio fece costruire un'abbazia che affidò ai Benedettini. Divenne rapidamente uno dei più importanti siti religiosi della laguna, ma subì numerosi attacchi dai Padovani e dalle forze imperiali dell'imperatore Federico II. Alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce alcuni reperti che sono ora conservati al Museo Correr.

S.Marco in Boccalama

Lungo il Lama, un antico ramo del Brenta che serviva per arrivare a S.Ilario, si trovava l'isola di S.Marco in Boccalama, ed è per via di una chiesa dedicata a S.Marco che l'isola venne chiamata così. Verso il 1300 la località fu seriamente minacciata dall'erosione, ma in seguito alla diversione (taglio) del fiume Brenta la comunità rifiorì; furono allora costruiti numerosi edifici facendo diventare quest'isola un centro molto importante per i commerci. In seguito, a causa delle numerose pestilenze, questa zona fu adibita a cimitero assieme a diverse altre isole lontane dalla città. Anche questa è oggi diventata solo una grande distesa di barene.

San Cristoforo della pace

Questa isola è scomparsa solo di nome, in quanto unita all'isola di S.Michele (l'attuale cimitero di Venezia) nel 1836 mediante l'interramento del rio che le separava. Appare nell'elenco delle isole scomparse perchè ormai "l'isola" tra Murano e Venezia è diventata soltanto "S.Michele" anche tra i veneziani. Questa unione fu una conseguenza del proclama emesso da Napoleone Bonaparte riguardo l'istutuzione del "cimitero generale" per la sepoltura di tutti i morti della città. Prima di questa operazione l'isola era abitata ed utilizzata quale luogo di detenzione; ebbe ad ospitare anche Silvio Pellico dopo un anno di "piombi" (le prigioni del Palazzo Ducale). Per il visitatore ricordo che l'originale isola di S.Michele, detta "cavana de Muran" coincide con la parte più vicina all'isola di Murano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Laguna_di_Venezia

Ammiana, Costanziaco, Metamauco, San Marco in Boccalama, Vigilia, La Caderna, Lio Major

Gli antichi centri lagunari

Nel corso dell'Alto Medioevo, con lo spopolamento dei maggiori centri urbani della terraferma, la laguna di Venezia fu un fiorire di centri urbani più o meno importanti, che declinarono poi successivamente con il parallelo sviluppo di Venezia, sino a scomparire in gran parte.

Albiola (scomparsa)
Ammiana (scomparsa)
Ammianella (scomparsa)
Bureana (odierna Burano)
Clodia Maior (odierna Chioggia)
Clodia Minor (odierna Sottomarina)
Costanziaco (scomparsa)
???
La Caderna (scomparsa)

Lio Maior (scomparso)
Lio Minor (odierno Lio Piccolo)
Maiurbo (odierna Mazzorbo: semi-disabitata)
Metamauco (scomparsa)
Mureana (odierna Murano)
Olivolo (odierno Castello, oggi parte di Venezia)
Pastene (odierna Pellestrina)
Popilia (odierna Poveglia: disabitata)
Rivoalto (odierno Rialto, oggi parte di Venezia)
Spinalonga (odierna Giudecca, oggi parte di Venezia)
Turricello (odierna Torcello: semi-disabitata)
Tre Porti (odierna Treporti)
Vigilia (scomparsa)

A queste si aggiungevano poi una miriade di isole minori e insediamenti monastici.

Meƚidisa (Melidissa-ixla) o Eraklia
http://it.wikipedia.org/wiki/Heraclia
Heraclia (o Civitas Heracliana o semplicemente Heracliana in latino, Eraklianè, Ηρακλιανή, in greco-bizantino, italianizzato in Eraclea, anticamente Melidissa, Μελιδίσσα in greco antico) era un fiorente centro della Laguna Veneta, scomparso verso il IX secolo. Nel 1950 il comune di Grisolera, nel cui territorio sorgeva la città, ha cambiato la propria denominazione in Eraclea, oggi nota località balneare della costa veneziana.
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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » sab dic 20, 2014 11:02 pm

Acoa Alta

http://it.wikipedia.org/wiki/Acqua_alta

La prima testimonianza certa di estesi allagamenti nella laguna di Venezia è fatta risalire alla famosa Rotta della Cucca del 17 ottobre 589 narrata da Paolo Diacono, quando la contemporanea esondazione di tutti i fiumi compresi tra il Tagliamento e il Po trasformò l'assetto idrogeologico lagunare.
Per quanto riguarda la città di Venezia a sé stante, la prima descrizione certa è relativa al 782, seguita dagli episodi dell'840, 885 e del 1102.

Nel 1106 l'acqua, accompagnata da una violenta mareggiata o da un maremoto, portò alla completa distruzione di Metamauco.
Del 1240 si dice invece che "l'acqua invase le strade più che ad altezza d'uomo".
Altri episodi sono narrati nel 1268, 1280 e 1282.
Poi il 20 dicembre 1283, in cui si ritenne a commento Venezia "salva per miracolo".
Ancora, poi, ci sono gli eventi del 18 gennaio 1286; l'episodio del 1297; quello del 1314; il 15 febbraio 1340; il 25 febbraio 1341; il 18 gennaio 1386; il 31 maggio e il 10 agosto 1410; gli eventi del 1419, del 1423, dell'11 maggio 1428, del 2 marzo 1429 e del 10 ottobre 1430.
Il 10 novembre 1442 "l'acqua crebbe 4 passi sopra l'ordinarietà".
Ancora acque alte nel 1444 e 1445; il 26 novembre 1502; il 17 agosto 1503; il 29 maggio 1511; il 14 novembre 1514; il 16 novembre 1517; 19 novembre 1518; 16 ottobre 1521; 26 e 27 gennaio 1522 "acqua altissima si può andare a san Marco solo per il Canal Grande"; il 7 e il 18 ottobre 1523; il 16,18 e 19 novembre 1525; il 6 giugno 1527; il 29 ottobre 1531; il 3 ottobre e il 20 dicembre 1535; nel 1543, con rottura del Lido di Caroman; il 21 novembre 1550; il 12 ottobre 1559 "il Lido di Chiozza si rupe in cinque luoghi" e nel 1599.

Il 1600 fu un anno caratterizzato da una frequenza particolarmente elevata di eventi, con allagamenti l'8, il 18 e il 19 dicembre, quest'ultimo probabilmente di portata notevole, in quanto oltre ad un'acqua altissima in Venezia, vi fu una mareggiata violentissima che "rotti eziando in più luoghi i lidi, entrò nelle ville di Lido Maggiore, Tre Porti, Malamocco, Chiozza, eccetera".

Un altro evento di notevole portata si verificò il 5 novembre 1686: di questo evento, diverse cronache del tempo, di cui una redatta da uno studioso dell'epoca, riportano in comune un dato accurato, misurabile e soprattutto credibile ("l'acqua arrivò al livello del pavimento esterno della Loggia [del Sansovino]", come avvenne nel caso dell'evento del 4 novembre 1966) che, analizzato tenendo conto anche dei fattori storici (la ricostruzione della Loggia in seguito al crollo del campanile di San Marco nel 1902 e la valutazione dell'abbassamento del suolo), porta a stimare un livello equivalente a +254 cm sul medio marino attuale.

Seguirono ancora fenomeni il 21 dicembre 1727; il 31 dicembre 1738; il 7 ottobre 1729; il 5 e il 28 novembre 1742; il 31 ottobre 1746; il 4 novembre 1748; il 31 ottobre 1749; il 9 ottobre 1750; il 24 dicembre 1792; il 25 dicembre 1794 e il 5 dicembre 1839.
Infine vi sono gli eventi del 1848 (con 140 cm) e 1867 (con marea di 153 cm).


Medoacos, Meduna, Medola/e, ... Metamauco, Metauro... -meola, , -mego, -maza, -macia, -mede, -mide, -maize, -mato, ...
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 00Mjg/edit
viewtopic.php?f=151&t=498
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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » sab dic 20, 2014 11:08 pm

Come kel mar el magna ƚa tera:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ ... 49b60.html

Due giorni di tempesta, con forti venti e mare grosso hanno accelerato il processo di erosione del litorale di Washaway Beach, nello stato di Washington, causando il crollo in acqua di due case e minacciandone una terza. Negli ultimi 100 anni l'Oceano Pacifico ha consumato la spiaggia del litorale americano alla "velocità" di alcune decine di metri l'anno. I proprietari delle case ora minacciate dal mare ricordano che quando le acquistarono, negli anni 70, si trovavano a miglia di distanza dalla costa, e l'oceano si poteva a malapena udire.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ ... iBgbZ.dpuf

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Il mare si mangia la costa a Baratti

Allarme per la spiaggia sparita. E spunta anche una tomba etrusca

http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cr ... 1.10309091

BARATTI. Le ultime mareggiate hanno “mangiato” un bel pezzo di costa a Baratti. Succede spesso, ma stavolta le opere anti erosione pare siano servite a poco. Anzi, molti dei sacconi che dovevano limitare i danni sono spaccati. Le onde pare che abbiamo più forza delle opere dell’uomo.
Certo è che in molti punti la spiaggia è quasi del tutto scomparsa e le piante che sono al lato della strada hanno perso anche la terra nella quale avevano le radici. La stessa strada, se ci fossero altre mareggiate, rischia di cedere sul lato mare.
In alcune zone è in corso un lavoro del Comune di Piombino, di cui si occupa l’ingegner Riccardo Banchi, per la realizzazione di opere anti erosione con metodi naturali. Si tratta di un intervento realizzato con sistemi di ingegneria naturalistica, quindi con materiali naturali e vegetazione consolidante.
Era stato iniziato prima dell’estate e poi interrotto per la stagione turistica. Adesso i lavori sono ripresi e in alcuni tratti l’opera è completa. La speranza è che dia buoni risultati,
In un punto, fra l’altro, le onde hanno anche scoperto l’ingresso di una tomba etrusca. In zona ce ne sono moltissime. Sono state studiate e poi ricoperte. Ma questa, così vicina al mare, è adesso aperta e, ovviamente, invasa dalle acque:

Immagine

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In Italia il mare avanza e «si mangia» 1500 Km di costa

http://www.linkiesta.it/italia-il-mare- ... m-di-costa

Anno dopo anno il mare cresce e la spiaggia si ritira. In Italia sono a rischio erosione 1500 chilometri di costa, il 20% su un totale di 7458.
Gli oceanografi non hanno più dubbi: nel report condotto da Clamer (Climate Change and European Marine Ecosystem Research) un progetto europeo che riunisce 17 istituti oceanografici di dieci diversi paesi, si evidenzia che a causa dei cambiamenti climatici i mari d’Europa sono soggetti a modifiche di una rapidità senza precedenti.
Le cause sono chiare: fusione del ghiaccio artico, aumento della temperatura e la migrazione della vita marina. Secondo il dottor Carlo Heip, direttore Generale del Royal Netherlands Institute for Sea Research leader del progetto Clamer e principale autore della relazione «il cambiamento è chiaramente visibile ed è molto più veloce di quanto pensassimo».

Durante gli ultimi 25 anni la temperatura del mare è costantemente aumentata così come lo scioglimento del ghiaccio artico. La combinazione dell’aumento del livello del mare e venti via via più potenti hanno contribuito all’erosione del 15% delle coste europee, sostiene il rapporto. In questo periodo, le acque si sono surriscaldate circa dieci volte più velocemente rispetto alla media osservata durante tutto il ventesimo secolo. La ricerca arriva anche ad ipotizzare un aumento del livello del mare da 60 cm a 1,9 metri per alcune coste inglesi entro il 2100.

E gli effetti sono evidenti anche in Italia: un quarto delle nostre coste basse è soggetto ad erosione con un bilancio negativo impressionante di ben 5 milioni di metri quadrati di spiagge già perse. Una catastrofe dal punto di vista ambientale e per gli effetti negativi sul turismo balneare. Decenni di cementificazione delle coste, deviazioni dei fiumi non più in grado di portare sabbia e ghiaia che compensano l’erosione e l’inefficacia e l’inesitenza di vincoli nel periodo che va dagli anni ’50 sino agli ’80, ha causato la perdita di gran parte del sistema di dune che venivano demolite per ricavarne materiale da costruzione o per sostituirle con lungomari, campeggi, villette, condomini, stabilimenti balneari, strutture alberghiere e ferrovie.

Già nel corso di questo trentennio le spiagge sono state private di una difesa “naturale” e di un fondamentale riserva di materiale sedimentario, con la conseguenza di rendere tutto il sistema costiero facilmente aggredibile dalle acque. E anche di fronte alle piccole variazioni stagionali o a singoli eventi meteomarini, i litorali sono costantemente sotto minaccia dell’erosione anche in zone normalmente al riparo. Un problema, quello dell’erosione costiera, che non è percepito in maniera omogenea nel Paese. Secondo alcune rilevazioni dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) «le regioni dell’adriatico, come ad esempio l’Emilia Romagna o Marche, sono molto più sensibili alla problematica. Un interesse sicuramente trainato da interessi turistici e quindi economici ma che richiede per la protezione e il ripristino dei litorali un impegno economico più elevato». Ma non si può dire lo stesso ad esempio per Campania, Liguria e Toscana, interessati più alla protezione degli abitati.

Un discorso diverso, invece, merita la Sardegna che non subisce il problema dell’erosione soprattutto perché favorita da costa «prevalentemente alta, con bassa densità abitativa e poche attività umane». La priorità non è solo la tutela del paesaggio ma anche di tutte le infrastrutture e le costruzioni che ora sono minacciate dall’avanzamento dell’acqua. Le regioni maggiormente colpite dall’erosione costiera sono la Sicilia (300 km, 28%), la Calabria (200 km, 32%) e la Puglia (125 km, 19%), ma in termini percentuali rispetto alla lunghezza della costa regionale spiccano le regioni adriatiche: Marche (54km, 38%), Molise (12 km, 34%), Abruzzo (32km, 28%), Emilia Romagna (40 km, 25%), ma anche Basilicata (15 km, 38%), Campania (55 km, 25%) e Lazio (63 km, 23%).

Caso-limite è il Salento, all’estremità della Puglia, terra di bellissime spiagge, ma anche di scogliere a rischio crollo e in parte già franate, lidi sabbiosi divorati dal mare e stabilimenti balneari immersi nell’acqua.
Questo vero e proprio allarme che ha colpito la parte maggioritaria delle coste del Belpaese non ha risparmiato, quindi, neanche la provincia di Lecce che risulterebbe essere la più colpita in Italia con una percentuale pari al 25% di tutto il proprio litorale costiero per una lunghezza totale di circa 200 km di costa soggetta al fenomeno.
Per correre ai ripari lo scorso luglio sette comuni della Provincia di Lecce (su 25 che si affacciano sul mare) hanno chiesto 27 milioni di euro per contrastare l’erosione costiera.
Un progetto di «Difesa dei litorali sabbiosi colpiti da fenomeni di erosione» vecchio di dieci anni. E rimasto chiaramente sulla carta.

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Francia, costa atlantica : il mare ne mangia oltre 2 metri all'anno

http://petrolitico.blogspot.com.es/2014 ... re-ne.html

La costa soprattutto di pianura sud-occidentale francese, tra Bayonne et Royan perde in media 2 metri all'anno, parliamo di profondità non di lunghezza sia ben inteso. Negli ultimi 173 anni sono stati persi fino a 200 metri di costa* lungo la costa attorno a Montelivet*, i settori più stabili hanno perso comunque 50 metri. Visto che in media restano 150 metri di spaggia (e 50 metri di dune), non è follia dire che entro questo secolo dalle parti delle Lande francesi non sarà rimasta che uno zoccolo, una piccola falesia con poca sabbia sopra e "dietro", ma senza più spiaggia.
I più testardi faranno il bagno nelle nuove paludi salate che si stanno già creando giusto a ridosso dell'ultima duna.
La sedimentazione, che alimenta invece la costa laddove ci sono foci o estuari, ha apportato in un secolo neanche una decina di metri di materiali soprattuto verso lo sbocco della Gironda... Questa in video è l'ennesima distruzione della penosa passerella alla spiaggia di Montelivet, un orrore in cemento come se ne vedono spesso anche in Italia, costruita e ricostruita millanta volte per i sacrosanti turisti dai piedi esigenti facendo vincere elezioni su elezioni alla "malavita organizzata legalizzata" di turno (leggasi: sindaci e assessori). Una decina di metri di costa e opere in cemento di varia stazza sono state spazzate via in una notte dalla tempesta Petra. La bella notizia è che la vogliono ricostruire al più presto, correte al lavoro, al lavoro vai di cazzuola!
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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » ven dic 26, 2014 11:37 am

15 fevraro 2013
Gravo, l’ixla d’oro de novo sot’acoa, el parer del WWF
http://bora.la/2013/02/15/grado-lisola- ... re-del-wwf

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /Grado.jpg



“L’isola d’oro di nuovo sott’acqua, la zona del porto è finita sotto 30 centimetri d’acqua. Chiusa al traffico, dalle 23 alle 3 di notte, anche la strada che collega Belvedere a Grado, completamente allagata. Danni ingenti sulla diga Nazario Sauro, dove la forza delle onde ha depositato oltre 5 centimetri di sabbia e conchiglie nella zona dello Zipser, nel tratto dove manca la scogliera. Nel punto più basso di Grado, alla fine di Riva Bersaglieri, c’erano 50 centimetri d’acqua sopra il manto stradale.” Questo uno dei resoconti di quanto accade ormai con una certa regolarità: pochi mesi fa, interi tratti di spiaggia (a Grado e a Lignano) erano stati letteralmente cancellati, con danni per milioni di euro.
Effetti vicini, tangibili, locali per un fenomeno di portata globale, quello dei cambiamenti climatici, l’effetto serra, l’innalzamento del livello dei mari, su cui il WWF torna a puntare il dito, dopo le manifestazioni di novembre 2011 e 2012 (Grado) e novembre 2010 (Lignano) nelle quali i volontari del WWF avevano inscenato un pranzo in acqua, con tanto di tavolo apparecchiato e alcune persone impegnate a mangiare e conversare, con i piedi in acqua. Un’iniziativa provocatoria per sollecitare interventi di riduzione delle emissioni di CO2.
“Il riscaldamento globale in Italia è ancora percepito come distante – fa notare Roberto Pizzutti, presidente del WWF del FVG – ma le conseguenze le stiamo iniziando a subire già a casa nostra. Continuando ad immettere CO2 in atmosfera senza controllo, vi sarà un ulteriore incremento della temperatura terrestre, che comporterà la dilatazione termica dell’acqua degli oceani e soprattutto lo scioglimento delle calotte polari. Questo potrebbe far salire il livello dei mari da alcuni decimetri a vari metri, nelle ipotesi più gravi”.
Con queste immagini negli occhi, il WWF FVG segnala la propria adesione all’iniziativa lanciata dalla celebre trasmissione Caterpillar “Mi illumino di meno”, in programma per il 15 febbraio 2013 ed invita i candidati alle prossime elezioni politiche a non trascurare il tema di estrema importanza per il futuro del paese, sia in termini economici che ambientali e salitari.
Il WWF annuncia altresì che il 23 marzo si svolgerà a livello globale la manifestazione Earth Hour, la più grande mobilitazione globale dei cittadini e delle comunità di tutto il Pianeta promossa dal WWF per la lotta ai cambiamenti climatici. Nel 2012 Earth Hour ha visto la partecipazione di oltre 2 miliardi di persone in 152 Paesi ed in oltre 7000 città in tutto il mondo, confermandosi come evento di forte valenza simbolica, un’occasione per rendere esplicita la volontà di sentirsi uniti in una sfida globale, che nessuno può pensare di vincere da solo.
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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » lun dic 29, 2014 11:35 pm

El caxo de l’ixleta de San Marco de Bocaƚama negà soto al mar da 600 ani


Riaffiora dalla laguna la galea fantasma
Prosciugato l'isolotto, ecco la nave del XIV secolo

http://www.repubblica.it/online/cultura ... galea.html

di CINZIA DAL MASO

VENEZIA - Finalmente riappare. L'isolotto di San Marco in Boccalama, sommerso per 600 anni sotto le acque della laguna di Venezia, ora è all'asciutto. Un ettaro di terre riacquistate alla laguna grazie a una barriera di oltre 600 palancole posta tutt'intorno all'isola, e al lavoro di cinque grosse pompe che in pochissimi giorni hanno prosciugato l'intera area. Ora si vede proprio tutto. Si distingue chiaramente il contorno dell'isola, si notano le fondamenta e si vede qualche muro del monastero che occupava buona parte delle terre. Sul lato nord si individuano addirittura le ossa degli appestati sepolti qui in gran numero durante l'epidemia del 1348, quando i monaci agostiniani avevano oramai abbandonato l'isola.

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /foto1.jpg


Riaffiorano infine le sagome dei due vascelli che nel 1328 il priore del monastero fece affondare e ancorare al suolo con grossi pali di legno. Voleva rubare così un po' di terra alle acque che già stavano sommergendo l'isola, ma fu fatica inutile. Subsidenza ed erosione ebbero la meglio (e alsamento del mar no?).
E così oggi possiamo finalmente ammirare una grande galea antica, l'unica giunta fino a noi. Il contorno della regina del Mediterraneo, vanto degli antichi maestri d'ascia dell'Arsenale della Serenissima, è di fronte ai nostri occhi in tutti i suoi 38 metri di lunghezza. E qualche metro più in là c'è pure quel vascello da trasporto a fondo piatto che finalmente gli esperti hanno identificato come un burchio. Uno di quelli che risalivano il fiume Brenta fino a Padova partendo proprio dall'isola, posta strategicamente dove un dì il Brenta sfociava nella laguna di Venezia.

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /foto2.jpg


E sarà proprio il burchio a venire scoperto per primo, a partire da ieri sera. Finora infatti i due relitti, già scavati all'interno e coperti da geotessuto, sono stati accuratamente tenuti immersi nell'acqua. "Sono delicatissimi, e li potremo tenere all'asciutto solo per una decina di giorni o poco più", spiega il direttore dei lavori Marco D'Agostino, archeologo del Consorzio Venezia Nuova che sta eseguendo l'operazione su incarico del Magistrato alle Acque di Venezia. "Un sistema di irrorazione lavorerà ininterrottamente giorno e notte. Non possiamo correre il rischio che il legno dei relitti si secchi. Significherebbe perderli per sempre".

Nei pochi giorni a disposizione il lavoro da eseguire è enorme. Documentazione videofotografica dei due vascelli, fissaggio dei punti di riferimento con un Gps ad altissima precisione per consentire poi la realizzazione del rilievo fotogrammetrico di relitti e isola. Che si farà dall'elicottero come anche dal basket della gru posizionata sul pontone al limite del perimetro di palancole.
"È stato per questo motivo che la posa delle palancole - le barriere di trattenimento dell'acqua - è stata delicatissima. Dovevano essere sufficientemente lontane dai relitti per non danneggiare nulla, ma anche sufficientemente vicine perché il basket della gru possa giungere proprio sulla loro verticale per le rilevazioni", continua D'Agostino.

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /foto3.jpg

E intanto l'esperto verifica che tutto sia pronto per la scopertura del burchio, senza celare una grande emozione. "Li vedremo subito, i segni lasciati sul legno dai carpentieri medievali. Finalmente riusciremo a capire come lavoravano". Poi le palancole si alzeranno, e l'isola con tutti i suoi tesori sparirà nuovamente tra i flutti della laguna.

(29 agosto 2001)


Se ga xbàsa ƚa tera, se gà alsa el mar o na s-ciantina paromo?
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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 3:32 pm

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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 3:33 pm

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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 4:04 pm

Aquileia, Akileja
viewtopic.php?f=43&t=317

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Natixon, Nadison, Nadiža, Natisone
Nadison in friulano, Nediža in dialetto sloveno locale, Nadiža in sloveno, Natisone en tajan e Natixon en veneto.

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Re: Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal

Messaggioda Berto » gio feb 18, 2016 7:53 am

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