Lagouna veneta (pristoria e storia)

Re: Lagouna veneta (pristoria e storia)

Messaggioda Berto » lun feb 22, 2016 3:00 pm

Spina, Adria, Altin, Akiƚeja tute çità de fiume e no de mar
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... eleja1.jpg

Par Jijo Xanon łe pristoreghe çità venete longo ła costa, łe jera sol mar, ma me despiaxe tanto par lù ma no xe vero

RAPPORTO SU VENEZIA E LA SUA LAGUNA di Luigi Zanon
https://drive.google.com/file/d/0B_VoBn ... JlLTA/edit

???
Non occorre molta fantasia per immaginare quale potesse essere l’aspetto della Laguna ai tempi di Roma (Cosa ghe entra Roma?).

Allora, come vedremo, era molto più estesa ???, con la sua sponda concava che, da Ravenna ad Aquileia, si snodava profondamente sfrangiata e segnata dai rilevanti coni di deiezione dei fiumi. Ciò, naturalmente, non escludeva che ci fossero, verso la terraferma, larghe sacche paludose e malsane di “acque meschizze” dovute alle acque dolci dei fiumi che si mescolano con quelle salate della Laguna.
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Ma un giorno dalla terraferma vennero creature spaurite che portavano con sé ferro e pietre, tante pietre. I Veneti, smembrata la potenza Romana, non potevano resistere da soli contro i barbari. Raggiunsero i fratelli della Laguna (???) e nelle isole ricostruirono palazzi e chiese con quelle pietre e con quell’arte che avevano distinto le città della terraferma. È da queste pietre che comincia la storia di Venezia che tutti conoscono. Prima di allora la storia di Venezia si trova nell’acqua. Non si vorrebbe che con i nuovi attuali barbari, la storia di Venezia finisse nell’ acqua.
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È ben risaputo (???) infatti che un tempo, fino a circa duemilacinquecento anni fa, le lagune erano un tutt’uno da Ravenna al sud e al Golfo di Panzano, nei pressi di Monfalcone, al nord. In seguito, con l’apporto dell’enorme massa di detriti dei fiumi, le lagune vennero divise nel sistema attuale.Il Po divise nettamente la Laguna Veneta, settentrionale, da quella di Ravenna, meridionale. La Laguna Veneta venne a sua volta divisa da altri fiumi: il Piave divise quella di Venezia da quella di Caorle e quindi il Tagliamento quella di Caorle da quella di Grado, infine l’Isonzo lalaguna di Grado dal Golfo di Panzano. Il fiume Brenta, invece, sfociava direttamente nella Laguna, contribuendo così a formare le isole vere e proprie della città di Venezia: il Canal Grande e il Canale della Giudecca sono due suoi rami che anticamente sfociavano in mare. Ebbe, in questo modo, origine la Laguna di Venezia, di cui ora parleremo.

Caro Jijo se el Canal Grando e el Canal de ƚa Judeca ƚi jera i veci rami de ƚa Brenta ke come ca te dixi ti ƚi xbocava en mar dapò ver traversà ƚa lagouna de ancò, vol dir ke na olta co ghe jera i rami de ƚa Brenta no ghe jera ƚa ƚagouna ma ƚa tera co ƚi so fiumi e ƚa so Brenta. Se, come ke ƚi conta çerti studioxi, ƚa o ƚe lagoune venete ƚe se gheva forma come ke ƚe xe ancò suparxo 6000 ani endrio, come gavarisaƚi fato ƚe xenti venete, ente ƚi ani venet-romani, a far na strada soto acoa drento ƚa lagouna e parké pò farla soto acoa? Se ƚi ga fato na strada vol lomè dir ke ƚa tera ke deso ƚa xe coverta da l’acoa del mar na ‘olta ƚa jera descoverta e suta bona par farghe de sora na strada par ndarghe a pie, co ƚi cari tirà da ƚe bestie e a cavaƚo.

Le antichissime città di Adria e di Spina, che un tempo sorgevano in riva al mare, furono interrate dal Po.

No Jijo Adria e Spina no ƚe se catava sol mar ma so ƚa sponda o riva dei fiumi, lonsi dal mar e da ƚe so furie. Xe vero ke łe xe stà enterà, coverte de tera, loza, sabia da łe acoe del Po e de łe so rame ma no parké le jera drio el mar ma parké łe xluvion del Po łe ga coverte.
Anca ƚa strada veneta de ƚi ani veneto-romani (e fata pasar par romana), deso soto acoa, 2000 ani endrio ƚa jera na strada sora ƚa tera.

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???
http://www.archeosub.it/lgngreca.htm

Antenore non fu solo.
Il mito dell'eroe troiano approdato in laguna e fondatore di Padova prende forma giorno dopo giorno dai ritrovamenti archeologici in laguna.

Prima i micenei, poi gli etruschi e i greci: per secoli la laguna è stata il terminale di intensi traffici commerciali che risalivano in nave l'Adriatico o scendevano dal centro e nord Europa lungo i fiumi e i percorsi carovanieri.

È bastato alzare il coperchio della soprintendenza ai Beni archeologici del Veneto per scoprire un mondo tutto nuovo, per certi versi inaspettato: duemila anni prima di Venezia, mille anni prima dei romani, la laguna era già vivace e frequentata, come è emerso dall'interessante giornata di studi "I greci in laguna", promossa alla Fondazione Cini di Venezia per iniziativa del professor Lorenzo Braccesi dell’università di Padova in collaborazione con la soprintendenza ai Beni archeologici del Veneto.
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Finora conosciamo siti dal neolitico al XVII sec.d.C., ma nella distribuzione dei ritrovamenti c'è una sproporzione tra quelli emersi in laguna nord (molto diffusi) e quelli in laguna sud dove l'intervento dell'uomo (specie con il canale dei petroli) ha pregiudicato la conservazione dei siti archeologici" .

Molti dei materiali ritrovati sono perlopiù sporadici. Provengono da lavori di sterro e ripulitura dei grandi canali lagunari. Molti reperti risalgono addirittura all'800, e di alcuni trovati nel '700 abbiamo solo le relazioni di descrizione.

"La laguna nord è la più ricca di ritrovamenti ed è legata all'area di Altino", interviene Maurizia De Min, archeologo della soprintendenza ai Beni architettonici di Venezia.
"Quella sud è invece collegata all'area di Padova.
È comunque attestata una via endolagunare (veneta e de epoca preromana ?) che rappresentava una specie di scorciatoia via acqua, della via Popilia costiera e della strada Adria, Lova, Campagna Lupia.
Era la più veloce per arrivare ad Altino senza passare dalla terraferma".
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Da San Giacomo in Paludo frammenti di ceramica attica recuperati durante la sistemazione delle palanche metalliche a 6 metri di profondità.
Erano tutti conservati in un butto.
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"Da Grado ed Aquileia ad Adria", spiega Elodia Bianchin della soprintendenza del Veneto,"siamo di fronte a un'area omogenea per un lungo periodo che va dal XV al VII secolo a.C., al quale appartengono i siti di Pegolotte di Cona e Bojon di Campolongo, Mestre, Campalto, Altino, Meolo, Cittanova di Eraclea, Concordia, Caorle: tutti vicino ai fiumi, su rilievi sabbiosi.
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I siti dell'età del Bronzo erano su zone protette, a ridosso di fiumi, facilmente raggiungibili dal mare.
Qui i micenei venivano a rifornirsi di metalli: e i molti oggetti in bronzo rinvenuti confermano questa abbondante circolazione di metalli. Ma finora il materiale miceneo in strato non è stato ancora verificato.
Poi nel XII sec. cadono i siti con la cultura dei popoli terramaricoli.


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Cfr. co:

IL VILLAGGIO PROTOSTORICO DI POGGIOMARINO - Le vicende di uno scavo lungo il fiume Sarno

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http://il-matriarcato.blogspot.it/2014/ ... ngola.html

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ggio-3.jpg


"Si stava costruendo il Bacino di Depurazione del fiume Sarno in località Longola a Poggiomarino quando gli operai incapparono in alcuni reperti archeologici. La Soprintendenza accorsa sul posto si è trovata di fronte alla presenza di un villaggio palafitticolo con continuità abitativa a partire da prima del XVI sec. a.c. fino al VII sec. a.c. Una scoperta eccezionale.
Anzitutto il villaggio potrebbe essere stato l'antesignano di Pompei poiché, dopo il suo abbandono, la popolazione si sarebbe diretta verso l'area vesuviana.

Ma è soprattutto la sua struttura che rende il sito unico: le abitazioni sono infatti strutture palafitticole costruite su isolette ricavate tra canali artificiali. In pratica una sorta di "Venezia", in un luogo nel quale non ci aspettava di trovare nulla del genere.

Un capolavoro dell'ingegneria protostorica, visto che l'area era paludosa e venne bonificata dagli indigeni grazie alla creazione di canali ed isole. Il largo impiego di legno come materia prima è testimoniato per la prima volta nell'Italia del Sud.
Dalle prime ipotesi sembrerebbe che il sito doveva essere un importante centro di produzione e scambio di beni di prestigio visto che in quasi tutte le abitazioni è stato rinvenuto un forno di fusione per il bronzo. Insomma un centro industriale sulle rive del fiume Sarno.
Si ipotizza che il sito venne abbandonato, a causa di un'alluvione, all'inizio del VI secolo a.c., e che proprio dalla migrazione di questi abitanti e di quelli della valle superiore del Sarno potrebbe essere nata l'antica Pompei.
...
Per la prima volta si sta scavando un’area insediativa coeva alle tombe del ferro e dell’orientalizzante della valle del Sarno (IX-VI sec. a.c.) e che colma la lacuna conoscitiva tra le fasi iniziali dell’età del bronzo."
Gli abitanti erano riusciti a sviluppare tecniche progredite per abbassare la falda freatica (deviando le acque superficiali in canali secondari) e per realizzare colmate per un migliore utilizzo dei piani di calpestio.
Infatti gli scavi archeologici hanno riportato alla luce tralci di vite residui dalla potatura, ammassi di acini, vinaccioli, pedicelli e raspi: insomma su questi isolotti c'era sufficiente spazio per coltivare la vite e pigiare l’uva già durante l’età del Ferro.

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Spina, Adria, Altin, Akiƚeja tute çità de fiume e no de mar
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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