El caxo de Françeski Luciano - El martirio de on veneto

Re: El caxo de Françeski Luciano - El martirio de on veneto

Messaggioda Berto » ven mag 06, 2016 5:05 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: El caxo de Françeski Luciano - El martirio de on veneto

Messaggioda Berto » ven giu 03, 2016 7:15 am

Sparò al direttore della banca, Franceschi torna a casa
Doveva rimanere in carcere fino al 2029 per tentato omicidio. L'ex direttore Bcc Gambarotto: "Sono nelle mani del padreterno" di Giusy Andreoli
31 maggio 2016

http://mattinopadova.gelocal.it/padova/ ... 1.13575236

BORGORICCO. Doveva rimanere in carcere fino al 2029 per il tentato omicidio premeditato del direttore generale della BCC di Campodarsego Pier Luigi Gambarotto, sabato scorso il commerciante di formaggi Luciano Franceschi ha ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari nella casa di famiglia, in via Roma.

Senza parole Gambarotto: "Adesso sono nelle mani del padreterno" dichiara l'ormai ex direttore generale "spero che abbiano valutato bene, non vorrei che mi suonasse il campanello di casa. Io ricordo sempre che mi ha sparato per le sue idee facinorose".

Va ricordato che Franceschi, che si colloca fra gli indipendentisti veneti, fu Ministro e Membro dell'Autogoverno del popolo veneto, movimento estraneo alla vicenda. I motivi dell'attenuazione del regime carcerario sono da ricercarsi nel fatto che Franceschi, 56 anni appena compiuti, non gode di buona salute.

La notizia dell'aggravamento delle già precarie condizioni fisiche del commerciante sono confermate dal fratello Enzo: "Ha avuto un ictus che ha indebolito le sue facoltà fisiche" afferma Enzo Franceschi "da allora non ha più ripreso pienamente le funzioni ". Ne consegue che, secondo quanto stabilito dal Tribunale di Sorveglianza, le condizioni fisiche di Franceschi non sono più compatibili col regime carcerario. Luciano Franceschi ha bisogno di continua assistenza e non è escluso che possa contare sull'aiuto di qualcuno. Ma gli è vietato uscire di casa e ricevere visite, non può comunicare con alcuno al di fuori dei famigliari più stretti. Sconterà dunque al domicilio la pena che gli è stata inflitta dal giudice Nicoletta De Nardus il 12 febbraio 2013 dopo sette ore di camere di Consiglio.

Fu infatti condannato a 16 anni e 15 giorni di reclusione contro i 12 anni richiesti dal Pubblico Ministero Marco Peraro per aver sparato a Gambarotto riducendolo in fin di vita. Franceschi deve anche risarcire Gambarotto e la BCC con 75 mila euro complessivi. Il ferimento di Gambarotto risale all'11 febbraio 2013. Franceschi si presentò in via Caltana parcheggiando la sua utilitaria sul piazzale della filiale. Nascondeva nel giaccone due caricatori e una pistola 7,65 con la quale sparò al direttore generale "da vicino, colpendolo al torace e sfiorando di 2 centimetri il cuore, condotta idonea a provocare la morte". In Tribunale dichiarò di essere andato in banca per chiedere giustizia per l'amico imprenditore Giancarlo Perin, morto suicida pochi giorni prima a causa di problemi economici.


Venetista rifiuta le cure dello Stato e finisce ai domiciliari: «Sta male»
Sparò al direttore della banca dopo che gli era stato rifiutato il prestito
01 giugno 2016

http://corrieredelveneto.corriere.it/ve ... 1399.shtml

PADOVA Luciano Franceschi, il «generale» come tutti, detenuti e agenti di polizia penitenziaria, lo chiamavano nei corridoi del carcere di Padova, torna a casa. Sconterà nell’abitazione della madre, a Borgoricco, Alta Padovana, ciò che gli resta della pena di 16 anni inflitta per i due colpi di pistola sparati l’11 febbraio 2013 al direttore della Bcc di Campodarsego, Luigi Gambarotto. Una sentenza che la difesa di Franceschi, venetista talmente convinto da non aver mai accettato alcuna difesa da avvocati dello Stato, non ha mai impugnato e che quindi era diventata definitiva nel marzo 2015, dopo che il tribunale di Padova l’aveva condannato per tentato omicidio e porto abusivo d’armi.

Ma Franceschi, sedicente generale della guardia veneta (il giorno della sentenza si è presentato in aula in alta uniforme) quella condanna l’aveva sempre respinta, considerandosi innocente dopo che il «Serenissimo tribunale» l’aveva assolto. Respinto al mittente anche ogni provvedimento che venisse dallo Stato, medicine comprese. Così Luciano Franceschi si era ammalato più volte nei tre anni di carcere. Due infarti e diverse complicazioni, oltre al rifiuto di assumere medicinali, l’avevano ridotto in fin di vita. L’ultimo colpo alla resistenza di quello che il mondo venetista considera un eroe, l’ha inferto un ictus che nei mesi scorsi lo ha indebolito ancora di più. Così il tribunale di Sorveglianza, sabato, ha deciso per la scarcerazione per motivi di salute. Situazione non più compatibile con il carcere, dice il giudice. Una decisione che ha fatto fare un salto sulla sedia alla vittima: «Ora sono nelle mani di Dio – ha dichiarato Gambarotto -. Chi mi dice che adesso non mi suoni al campanello di casa: mi aveva sparato solo per le sue idee facinorose ».

Quella mattina a Campodarsego nevicava e Luciano Franceschi aveva chiesto un incontro al direttore della filiale Bcc. Ufficialmente voleva un prestito, ma aveva già predisposto tutto. La sera prima, il 10 febbraio 2013, il venetista e venditore di formaggi di Borgoricco aveva scritto, «…è ora! Armatevi (e non solo di buona volontà e sacrificio) e seguitemi! Siate spietati! Forse moriremo forse diventeremo uomini liberi. Comunque vada, almeno non rimpiangeremo ogni giorno ogni notte questo giorno fino al letto di morte di non averci provato. Viva San Marc». La mattina dopo si era presentato in banca con la pistola nel borsello, un caricatore, proiettili, due taniche di benzina in auto. Nessuno si era accorto di nulla e nell’ufficio del direttore era scoppiato l’inferno. Prima la proposta di una prestito da 399mila euro con un tasso Euribor dell’1%, modalità di rientro fino al 2023 e possibilità di sconfinamento al doppio della cifra richiesta in prestito, con un tasso del 2%; poi al rifiuto, recita la sentenza «senza indugiare e senza chiedere ulteriori delucidazioni impugnava la pistola e sparava un colpo al torace di Gambarotto».
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