25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » mar mar 28, 2017 8:53 pm

INDIPENDENTISTI VENETI CONTRO IL TRICOLORE. GENTILINI: BASTARDI!
di LUIGI POSSENTI

Guerra aperta fra indipendentisti veneti e “ex-indipendentisti veneti” (almeno a parole).
L’oggetto del contendere è la bandiera italiana e l’adunata degli alpini. Andiamo per gradi:

Scrive sul suo profilo Facebook, Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio: “L’ostentazione del tricolore italiota appeso quasi ad ogni palo delle nostre strade non fa che aumentare il sentimento anti-italiano. Per quanto strano possa apparire tutto ciò sta incidendo sfavorevolmente sull’opinione pubblica. In giro, per la strade e nel locali pubblici, non ho udito una sola parola di compiacimento per tale insolente e grottesca iniziativa. O non ci si bada o da al voltastomaco. A quasi due mesi dall’adunata degli alpini italiani, una forza armata dello stato invasore, questi ci impongono il loro tricolore. Ma badate bene come questo infame vessillo dello stato straniero occupante italiano è issato ben in alto ad ogni palo, lontano da mani che lo strapperebbero volentieri. I tricolori non sventolano dalle finestre delle abitazioni o dai terrazzi (se non forse di qualche italiano verace) ma sono vergognosamente imposti e issati sui pali pubblici della luce. Ma con tutti i problemi che ci sono e che lo stato italiano ci sta creando c’è da chiedersi quanti soldi sono stati spesi per ostentare la <strasa italiana>. Vergognatevi alpini… meritate di essere e rimanere italiani, sicuramente non Veneti, perché la Serenissima Patria non potrà mai riconoscere come suoi figli coloro i quali omaggiano la bandiera del nemico. WSM”.

Apriti cielo, l’ex borgomastro di Treviso – Giancarlo Gentilini – spara ad alzo zero contro i “venetisti”. Riporta la Tribuna di Treviso: “I venetisti sono impazziti, gli alpini sono sacri, certe affermazioni sputano in faccia alle migliaia di persone che sono morte per la Patria. Autonomia? Indipendenza? In questo caso non c’entrano nulla, io non appoggerò mai le loro parole e anzi penso che il loro movimento dovrebbe essere cancellato, eliminato”.

Così il parlò il leghista, che in vero s’è sempre distinto per essere più vicino all’ideologia del duce, che a quella indipendentista.
Così è che Gentilini equipara “i venetisti ai bolscevichi, ai comunisti che dicevano di sparare contro i soldati italiani. Epiteta tutti come «bastardi» e ribadisce di essere orgoglioso dello sventolare di tricolori e dell’adunata di Treviso sui cui oggi sembra essersi alzata una tensione prima inattesa”. Probabilmente, qualcuno non ha detto a Gentilini che a sparare agli italiani – durante la Grande Guerra – erano proprio gli italiani alle dipendenza di Cadorna.
Ovviamente, Bortotto e gli appartenenti al MLNV non hanno intenzione di retrocedere rispetto alle loro affermazioni. Ergo, la polemica continua…



Gentilini inneggia il tricolore e sui leghisti contrari dice: Io me ne frego! (11/10/'11)
https://www.youtube.com/watch?v=zyAyMRI6gMQ
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » mar apr 04, 2017 9:20 pm

PER GILBERTO ONETO IL VERO PROBLEMA DELLA PADANIA ERA L’ITALIA
di GIANLUCA MARCHI

https://www.miglioverde.eu/gilberto-one ... ia-litalia

Ormai da tempo mi suscita scarso se non nullo interesse quel che dice la Lega Nord, essendosi trasformato – per decisione legittima dei suoi vertici, sia chiaro – in un partito nazionalista italiano che non può essere più lontano dalla mia residua sensibilità politica. E tuttavia oggi mi vedo costretto a intervenire dopo la corposa intervista rilasciata ieri da Matteo Salvini perché in un passaggio della stessa si fa riferimento a un uomo, Gilberto Oneto, a tramandare le cui idee e il cui insegnamento mi sto dedicando, insieme a molte altre persone, in qualità di presidente dell’Associazione culturale che porta il suo nome.

Riprendo solo due passaggi della lunga intervista, che sono poi quelli che ci interessano.

Domanda: Insomma, da leghista è diventato un sovranista innamorato dell’Italia?
Risposta: Io, come ogni leghista, sono innamorato di tutte le bandiere e di tutte le libertà, Ma per difendere le autonomie regionali dalla Ue e dalla globalizzazione oggi serve una prospettiva nazionale. Se non controlli la tua moneta e i tuoi confini non puoi avere indipendenza.

Domanda: Chissà se l’ultraindipendentista Oneto, vecchio collaboratore di Libero per il quale già il Nord era un concetto troppo esteso, sarebbe d’accordo con lei…
Risposta: Ero in ospedale con lui l’ultima sera della sua esistenza terrena e ci siamo parlati per più di un’ora. Mi spronava ad andare avanti nella sfida a Bruxelles, mantenendo saldi i valori dell’autonomia e dell’identità. Perché, come sosteneva Oneto nei suoi fili diretti in Radio già negli anni Novanta, bisogna riprendersi il potere da Bruxelles per poi riorganizzarsi a livello federale. E’ questa la differenza fondamentale tra la Lega e la Le Pen, che invece sogna lo Stato centrale forte.

A parte il dubbio gusto di sbandierare ai quattro venti un fatto molto privato come l’incontro avuto in ospedale poche ore prima del decesso, che già testimonia la volontà di piegare a proprio uso e consumo politico un rapporto umano che andava al di là delle posizioni assunte da ciascuno, mi pare che in questo caso Salvini abbia assorbito alla perfezione un insegnamento venutogli dal suo ex maestro Umberto Bossi: quello di mettere a posto la storia a posteriore secondo le proprie convenienze.

Sono stato testimone diretto per molti tempo del pensiero di Gilberto e soprattutto negli ultimi anni, quando insieme anche a Leo Facco ci siamo buttati nell’avventura online prima con L’Indipendenza e poi con il MiglioVerde, e sinceramente proprio non ricordo che la sua priorità politica sia mai stata quella di liberare l’Italia dal giogo di Bruxelles e della Ue come sostiene adesso Salvini, allo scopo nemmeno troppo nascosto di tenere vincolati alle Lega gli indipendentisti che ancora credono sia fondamentale l’articolo 1 dello statuto del movimento, quello che recita come obiettivo primo l’indipendenza della Padania. Oneto ha sempre sostenuto che il problema vero della Padania fosse l’Italia e quindi la necessità di liberarsi da essa per poter poi consentire alle comunità territoriali padane di riorganizzarsi come meglio avessero voluto.

È la mia parola contro quella di Salvini? Per l’amor di dio, non intendo proprio assurgere a contraltare di nessuno. Per avvalorare quel che dico mi limito a ripubblicare un articolo molto eloquente che Oneto scrisse per questa testata nel marzo del 2015, uno dei tanti di analogo tenore, affinché i lettori possano fare le loro valutazioni.

INVASIONE DEGLI ITALIANISSIMI A VENEZIA: LA LEGA DICA BASTA
di GILBERTO ONETO
Quando nel mondo leghista si vuole coprire l’imbarazzo di alleanze scabrose si cita la frase di Gianfranco Miglio: «Pur di avere il federalismo, sono disposto ad allearmi anche col diavolo». Di solito, molto furbescamente, si omette che lo stesso Professore aveva aggiustato il tiro riducendo la disponibilità ad affiancarsi a “quasi tutti” e non certo al diavolo, che per essenza stessa è centralista e nemico di ogni autonomia.
In ogni caso la frasetta è stata tirata fuori per ogni alleanza con la destra e con la sinistra (è successo anche questo) fino alla formazione di sodalizi con i peggiori ceffi statalisti. Il viscido mantra viene utilizzato di questi tempi per giustificare la vicinanza con Casa Pound, con Fratelli d’Italia e con analoghe combriccole tricolorute. Oggi però esso è ancora meno digesto perché dai comuni obiettivi il federalismo è scomparso del tutto. Negli anni passati c’era almeno la scusa di specchietti per le allodole come la devolution e il federalismo fiscale: adesso anche quegli ipocriti palliativi sono spariti dal lessico politico. È rimasto solo il purulento sodalizio con gli italianissimi.

Anche i più incalliti secessionisti hanno capito le esigenze di Salvini di salvare un partito che era in stato pre-agonico, hanno accettato la necessità di taluni escamotages e tatticismi per poter rimettere la barca in normale assetto di navigazione, ma hanno sempre messo in guardia la nuova dirigenza leghista circa i pericoli di un atteggiamento ambiguo e di volteggiamenti eccessivamente acrobatici. Va bene la lotta all’Euro, va bene la lotta all’immigrazione, va bene combattere lo statalismo e la corruzione, ma non per questo si deve accettare di diventare italiani perché l’Italia è la vera causa dei disastri economici, dell’immigrazione e di tutte le altre rogne mortali da cui ci si deve difendere.

Si devono porre limiti e paletti al di là dei quali non si può andare pena la disgregazione del partito che con tanta fatica Salvini è riuscito a salvare da morte certa. La base della Lega è indipendentista, lo è la sua gente e la sua anima: senza gente e senza anima non si va da nessuna parte. La Lega è riuscita a sopravvivere a colpi che avrebbero abbattuto chiunque proprio perché è portatrice di un progetto morale semplice ma vigoroso, quello dell’indipendenza, dell’autodeterminazione, della libertà e della chiara volontà di svincolarsi dall’Italia e dalle sue spire ammorbanti.
I segnali di pericolo ci sono. A Roma la piazza leghista era evidentemente e fastidiosamente diversa dalla brodaglia tricolore su fondo nero. Ma lo stimolo che davvero non può più impedire di trattenere i conati di vomito è venuto dall’invasione degli italianissimi di Venezia: una melmosa e mediterranea acqua alta ha invaso la città, stomachevoli lenzuola tricolori ne hanno inquinato le strade: “sette piani di leggerezza” sono stati srotolati nella città meno italiana di tutte, nella più illustre vittima dell’italianità. Davanti ai monumenti veneziani, certi ceffi pelasgici sono come gli iconoclasti dell’Isis: taluni hanno anche gli stessi caratteri fisionomici.
Serve davvero mettere dei paletti. È venuto il momento di ricordare a questi indigesti compagni di un breve tratto di viaggio che l’obiettivo resta l’indipendenza, che non devono interpretare il “nostropaesismo” di certi zerbinotti stipendiati e cadrego-muniti come una deformazione genetica dell’indipendentismo.

Un segnale lo devono però dare tutti: la Lega si liberi delle scorie tricolori tosiane, Salvini ricordi a tutti che il primo articolo dello Statuto non è stato abrogato, Zaia finisca di cincischiare attorno alla vicenda dell’autodeterminazione, i venetisti smettano di spennarsi fra di loro e trovino un compromesso elettorale con la Lega per le regionali. Si dia tutti assieme un segnale chiaro. A Venezia l’orpello massonico e giacobino era solo di passaggio, come le orde di vucumprà e di turisti ciabattoni: erano solo dei vusventulà.
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » dom apr 30, 2017 11:28 am

La Lega ripudia Gentilini, il primo sindaco-sceriffo d'Italia
Espulso l'ex primo cittadino di Treviso per alcune dichiarazioni sgradite al Carroccio.
Negli anni '90 fu un simbolo della tolleranza-zero contro immigrati e clandestini
di ENRICO FERRO
27 aprile 2017

http://www.repubblica.it/politica/2017/ ... -163993608

TREVISO - Ripudiato dalla Lega Nord, cacciato dopo vent'anni di militanza. Chi poteva immaginare un destino così crudele per Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, il primo a portare sul petto la stella di sceriffo accanto alla fascia tricolore. Ora il suo partito lo allontana a causa delle dichiarazioni fatte alla "Tribuna di Treviso" sulle nomine pilotate in una società. E a 87 anni suonati è costretto a ingoiare il rospo di un'espulsione su pubblica piazza. "Io me ne sbatto. Sono un leghista del 1994, non ho niente a che fare con questi qua". Il gergo è come sempre colorito. Il piglio autoritario. Dalla sua ha l'esperienza e, dice, i consensi della gente.

Nel 1997, da sindaco, fece togliere le panchine davanti alla stazione ferroviaria perché durante il giorno le utilizzavano gli extracomunitari. È stato forse il primo sindaco-sceriffo d'Italia, innamorato della tolleranza zero e di quella Lega dura e pura a cui ha giurato fede eterna. Il nome e la fama di Giancarlo Gentilini hanno oltrepassato ben presto i confini della sua terra, la Marca trevigiana. Erano i primi rigurgiti di populismo. Nel bene o nel male era diventato un simbolo per il Carroccio. "La mia Lega era un movimento che guardava più alle città e a cittadini, non certo alle poltrone".

Il punto, per Genty, è proprio questo. Stanco di assistere in silenzio alla guerra intestina al Carroccio per la guida di Ascopiave (società quotata in borsa che realizza e gestisce impianti di gas metano), è uscito allo scoperto e non si è risparmiato. "Sono schifato", è stato il suo commento, dopo aver dipinto alcune nuove leve della Lega trevigiana come persone legate più che altro alla poltrona. La critica ha finito per mettere in discussione la gestione del segretario regionale Toni Da Re e di quello provinciale Dimitri Coin. Quest'ultimo lo ha detto senza mezzi termini: "D'ora in poi Giancarlo Gentilini è fuori". Ciò significa che la lista presente nel Consiglio Comunale di Treviso a nome Gentilini non sarà più d'appoggio alla Lega Nord. Non si tratta di un'espulsione vera e propria solo perché la segreteria provinciale non può praticarla. Avendo più di 10 anni di appartenenza al partito, un eventuale "cartellino rosso" spetta solo alla segreteria federale. Che chiaramente è stata informata.

"Questa non è più la Lega rivoluzionaria che nel 1994 ha sbaragliato tutti gli avversari. Questo è solo un partito che mira a collezionare cariche dorate. Me ne sbatto della loro espulsione. Gli auguro i successi che ho avuto io", continua Gentilini come un ariete. "In tutti questi anni di carriera mi avevano proposto la Regione e anche il Parlamento europeo ma ho sempre rifiutato perché il mio interesse principale sono i cittadini.
Io amo i miei cittadini e li ho sempre difesi da tutto e da tutti".

Nato il 3 agosto 1929 a Vittorio Veneto, è stato sindaco di Treviso la prima volta dal 1994 al 1998. Poi la riconferma dal 1998 al 2003. Non potendosi ricandidare come sindaco per la terza volta consecutiva, è stato eletto consigliere comunale (con oltre 3 mila preferenze) e ha ricoperto la carica di vicesindaco dal 2003 al 2013 (con sindaco Gian Paolo Gobbo).

Il suo mandato è una crociata perenne contro immigrati e clandestini. Erano gli anni in cui cominciava a montare la rabbia nei confronti del diverso. Gentilini il suo popolo lo infiammava così: "Voglio la rivoluzione contro chi vuole aprire le moschee e i centri islamici. Qui ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche che dicono "lasciate anche loro pregare". No! Vadano a pregare nei deserti. Aprirò una fabbrica di tappeti e regaleremo i tappeti ma che vadano nei deserti".

Ne aveva anche per gli omosessuali: "Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni o simili". La gente applaudiva, l'odio cresceva. Nel 2013 una nuova candidatura a primo cittadino, pure con qualche allusione al ventennio mussoliniano. Tuttavia, il successo sperato non c'è stato e il centrosinistra con Giovanni
Manildo ha messo la sua bandierina nella roccaforte leghista. Ora il Carroccio si prepara ad affrontare la prova delle urne del prossimo anno, stavolta pare senza Gentilini. "Vedremo cosa ne pensano i cittadini" sghignazza beffardo lo sceriffo di Treviso.
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » lun mag 22, 2017 8:06 pm

ADDIO LEGA NORD. NON SI TIRI GILBERTO ONETO PER LA GIACCA
di GIANLUCA MARCHI
22/05/2017

https://www.miglioverde.eu/addio-lega-n ... -la-giacca

La questione settentrionale è più sentita di vent’anni fa, ma paradossalmente nella Lega sta vivendo il suo punto più basso. La Lega Padana e la Lega Nord non esistono più, oggi la Lega è il Partito personale di Salvini, che ha spostato l’asse politico del partito dal centro-destra a destra.

Questi due concetti/sintesi – il primo di Gianni Fava, lo sfidante di Salvini alle primarie per l’elezione del nuovo segretario federale e il secondo del sociologo Ilvo Diamanti, sempre attento alle evoluzioni del leghismo – fotografano l’attuale stato del partito italiano che Matteo Salvini sta plasmando a sua immagine e somiglianza, essendo lui come leader assai più popolare da Nord a Sud di quanto non lo sia il movimento stesso. Dunque è lui l’elemento trainante che sta portando il partito dove lui stesso vuole.
Ciò implica che qualsiasi ostacolo cerchi di frapporsi a questo disegno venga spazzato via quasi con disprezzo. E’ quando è successo al congresso di Parma al vecchio Umberto Bossi: mai si sarebbe pensato, solo fino a un paio d’anni fa, che il fondatore, colui che per oltre due decenni è stato considerato universalmente il Capo, potesse essere sonoramente fischiato e invitato a togliersi dai cosiddetti…

Dunque la Lega Nord delle origini che molti di noi hanno apprezzato e anche sostenuto oggi non esiste praticamente più. L’attuale evoluzione è del tutto legittima nel momento in cui viene approvata, come è successo, dalla maggioranza schiacciante dei militanti aventi diritto al voto. E sostenuta anche da buona parte del gruppo dirigente, sebbene questo si muova essenzialmente per ragioni opportunistiche.
Detto questo, autonomisti e indipendentisti che da tempo hanno abbandonato, spesso anche con sofferenza, il sogno leghista – creato, alimentato e poi tradito , questo va detto, dallo stesso Bossi, le cui responsabilità politiche restano enormi -, oggi non possono che trovare conferma della bontà della loro scelta. Per quelli che ancora rimangono nella Lega di Salvini, sinceramente fatico invece a vedere una reale prospettiva politica. Oddio, non è che fuori dalla Lega le prospettive siano migliori: temo che il mondo indipendentista debba ancora affrontare una lunga traversata del deserto.

Un’ultima considerazione mi sia concessa anche in qualità di presidente dell’Associazione Gilberto Oneto. Al congresso di Parma è stato proiettato un video con le immagini di alcuni grandi personaggi leghisti passati a miglior vita, fra cui Gianfranco Miglio e il nostro Gilberto. Ebbene non mi ergo a immaginare cosa avrebbe detto il professore della nuova Lega di Salvini. Ma so per certo cosa ne pensasse Oneto fino agli ultimi giorni: lui soffriva per la progressiva messa in soffitta della Padania e continuava a essere convinto che il vero e solo problema fosse l’Italia. Il giudizio sulla nuova Lega italiana era già tracciato, senza appello. E sarebbe più elegante, da parte del nuovo corso, non tirare Gil per la giacca…
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » gio giu 01, 2017 6:39 am

È nato GRANDE NORD con Bernardelli. Bossi: Se non serve più, la Lega può anche chiudere
27 Mag 2017

http://www.lindipendenzanuova.com/e-nat ... e-chiudere

E’ nato Milano il movimento per difendere le ragioni per l’autonomia del Nord. Si chiama ‘Grande Nord’, e in prima fila al battesimo c’era anche Umberto Bossi. Il presidente-fondatore della Lega era un ospite esterno, ha detto che voleva “ascoltare e capire”, perche’ “per adesso” lui rimane nel suo partito. Ma ha mandato anche un messaggio, una settimana dopo il congresso di Parma: se la Lega diventa un movimento nazionalista, “puo’ anche chiudere”. ‘Grande Nord’ e’ lanciato da Roberto Bernardelli: nella sala dell’hotel del Cavalieri e’ stato svelato il logo blu e bianco del movimento, con la scritta Nord in rosso. Bernardelli ha detto che la Lega di Matteo Salvini (chiamato “il felpetta”) “con lo slogan ‘prima gli italiani’ ha tradito il sogno di Bossi: di politici di professione, non ne vogliamo piu'”.

In platea ad ascoltare, oltre a Bossi, anche un altro dei fondatori della Lega Lombarda, Giuseppe Leoni, con Giulio Arrighini, Tino Rossi, e l’ex sottosegretario Francesca Martini. Ma non e’ una scissione, perche’ quelli di ‘Grande Nord’ sono bossiani e leghisti che hanno gia’ lasciato la Lega o sono stati espulsi perché già non allineati col nuovo corso maroniano. Come l’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, o gli ex parlamentari Angelo Alessandri e Marco Desiderati.

Bossi ha voluto però “frenare”, suggerendo di parlare “della cultura del Nord” prima di fare un partito. Annotazione che la sala non ha accolto con favore, ma che va anche letta come “salvagente” per l’ex segretario federale, che vuole restare nella Lega senza uscirne ma nel contempo frequentare e alimentare senza essere attaccati da Salvini altre realtà al di fuori di via Bellerio.

Poi ha aggiunto: “Vedo che stanno nascendo molti movimenti indipendentisti qui al Nord, puo’ anche chiudere la Lega: la stella polare del Nord e’ la Padania, non la Lega che e’ uno strumento. E se uno strumento non serve piu’, lo puoi anche far sparire”. Ma Bossi, in Parlamento dal 1987, si sente nel mirino di Salvini che proporra’ il tetto di due mandati elettivi? “Sono messaggi che manda in giro – la risposta del diretto interessato con una scrollata di testa -, lui non parla chiaro…”. “Anche se si distrugge una forza politica – ha aggiunto – non resterà il vuoto. Il vuoto in politica non esiste e infatti stanno nascendo molti altri movimenti indipendentisti del Nord… Per adesso non lascio la Lega nord. Sono qui per ascoltare e per capire, poi vediamo…”.

Ci sono intanto grandi ambizioni: “riprendere il sogno della liberta’ che ci ha dato Bossi” e che la Lega di Matteo Salvini “ormai finita” ha tradito quando ha detto “prima gli italiani”, ha spiegato Roberto Bernardelli. . In sala anche i ‘fondatori’ della prima Lega Lombarda come Giuseppe Leoni e ancora lo storico legale del ‘Carroccio’ Matteo Brigandi’ e il primo ‘tesoriere’, Alessandro Patelli.

Nel ‘mirino’ della maggior parte degli interventi, proprio la Lega. “Qualcuno dall’alto – tuona Bernardelli – ha detto ‘distruggete la Lega Nord’ e c’e’ chi l’ha fatto. Ed e’ chi dice ‘prima gli italiani poi il Nord’, chi chiude ‘Radio Padania’ e la fa comprare a un calabrese. Ma c’e’ anche chi il sogno di Bossi lo terra’ vivo. La Lega nasce come un movimento di territorio e noi siamo qui a prendere quel testimone per portarlo avanti”. E ancora, “e’ il Nord che conta in questo Paese. I politici sudisti, parassiti, che vivono coi nostri soldi, gli interessi del Sud li sanno fare, quelli del Nord no”. E se ancora un partito non c’e’, “stiamo partendo. Stiamo mettendo a punto la macchina ma sia chiaro a tutti: il nostro movimento non sara’ mai una fabbrica di ‘cadreghe’. Si serve il Nord poi si torna a lavorare”. E l’ultimo consiglio arriva proprio da Bossi che “per ora” non lascia la Lega ma che non nasconde il suo disappunto per la deriva presa dal movimento che ha fondato: “cosi come’e’ non serve”.
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Messaggioda Berto » ven giu 02, 2017 8:29 pm

26° SEGNALE DELLA RIPRESA: I FALLIMENTI DEI GIORNALI LEGHISTI LI PAGA IL CONTRIBUENTE
di LUIGI CORTINOVIS

https://www.miglioverde.eu/26-segnale-d ... ntribuente

Radio Padania, Tele Padania, la Padania, Il Sole delle Alpi… non c’è un organo di stampa leghista che non sia fallito. E’ la sorte di chi fa propaganda, anziché informazione, usando quelli che un tempo si chiamavano “Appelius”. Il problema, però, è che i costi dei fallimenti delle testate leghiste (da Bossi a Salvini) e il costo di quelli che vi lavoravano finiscono col pagarlo i contribuenti.
Scrive Marco Patrizi su BlastingNews: “Cosa ne è stato di queste persone? Una decina di essi sono stati assunti da Regione Lombardia per incarichi di consulenza o di collaborazione senza previsione del superamento di un concorso pubblico; citiamone alcuni. Iniziamo da Roberto Fiorentini, giornalista de La Padania e poi direttore di Tele Padania che è stato assunto alla carica di direttore di Lombardia Notizie, l’agenzia stampa di Regione Lombardia. Massimiliano Ferrari, direttore del Tg Nord di Tele Padania ha preso una consulenza da parte di Eupolis, la controllata che si occupa di statistica e poi chiamato dell’Assessore Francesca Brianza per un incarico da quasi 20.000 euro. Lombardia Notizie ha funzionato da ammortizzatore sociale per alcuni dei giornalisti padani; tra le proprie fila Manuela Maffioli, che è stata anche membro del cda della Rai, l’ex redattore de La Padania Fabrizio Carcano, Paolo Guido Bassi, leghista dai primi anni ’90. Igor Iezzi, anch’esso giornalista di lunga durata al quotidiano leghista, è entrato a far parte dello staff dell’assessorato allo sport a guida dell’ex campione olimpico Antonio Rossi”. Ma tranquilli, di nomi ce ne sono anche altri.
Ma è giusto così… Salvini aveva fatto assumere anche una sua ex in Regione. E’ la ripresa, il PIL schizza verso l’alto!
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