Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » lun feb 13, 2017 2:33 pm

??? Pori veneti tonti ???


Giada Rossetto
Sig. Bailo forse lei non sa che il Referendum in Veneto che si è tenuto il 21 marzo 2014 nessuno lo ha contestato, oltre a non sapere che il referendum ha già ricevuto tre certificazioni:
-diplomatica, da parte del Comitato di Osservatori Internazionali secondo i principi delle Organizzazioni Internazionali OSCE e ONU;
-tecnica, da parte della primaria società di informatica italiana quotata in borsa;
-politica, riconosciuto dalla primaria forza politica del parlamento italiano che ha firmato un protocollo d'intesa. Le ricordo che Jacopo Berti ha sottoscritto un protocollo di intesa con Plebiscito.eu, ora se lei ascolta le chiacchere di falsi indipendentisti e ci crede pure è solo un problema suo.

https://www.facebook.com/madonnacintura ... a?fref=ufi

Riccardo Gazzola
La discussione si può avere quando i dialoganti conoscono l'argomento e soprattutto quando non si arrogano di sapere cose che non sanno, Marcello. Soprattutto riportando informazioni false, ipotetiche o comunque assolutamente personali. Hai parlato di hacker, di backdoor, hai detto che "quasi tutti gli esperti si sono resi conto che il voto digitale è da evitare" e che le schede di carta restano. Sarei curioso di sapere di quali esperti parli, puoi citarli? Le schede di carta possono essere falsificate con una facilità tremenda ed anche i recount danno quasi sempre un risultato differente dal precedente (vedi elezioni USA 2016), un sistema digitale che utilizza la tecnologia blockchain no, punto. Se non sai cos'è il blockchain puoi trovare informazioni finché vuoi in internet e se sei veramente interessato andrai a leggere qualcosa a riguardo.
Plebiscito.eu sta investendo i soldi di POCHI (per non dire pochissimi) patrioti per costruire una piattaforma digitale che permetta di disintermediare i veneti dallo stato italiano, ricevendo servizi sotto formato digitale e non potendo esser tracciati. E questa è l'unica strada percorribile in questo paese, quasi 30 anni di lega dovrebbero essere una certificazione più che sufficiente a tal proposito.



Me despiaxe tanto par valtri ke a ghe ve drio a ste ensemense, ma sto falbo plebisito web nol ga gnaon valor e nol ga dà gnaon rexultà par i veneti.
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » lun feb 20, 2017 9:45 am

HISTORIA MAGISTRA VITAE?
Per l’indipendentismo c’è molto da imparare ancora
20 Feb 2017
di ENZO TRENTIN

http://www.lindipendenzanuova.com/histo ... are-ancora

Non sempre la locuzione latina: Historia magistra vitae (La Storia [è] maestra di vita), si applica alle vicende umane. Per la nostra speculazione politica odierna facciamo nostre le parole di L. Einaudi (v. Einaudi, 1973, p. 347): «fa d’uopo riportare la parola speculazione al suo significato genuino; che è quello di chi guarda all’avvenire, di chi tenta, a suo rischio, di scrutare (speculare) l’orizzonte lontano ed indovinare i tempi che verranno. Purtroppo, gli ‘speculatori’ veri sono rarissimi.» Prendiamo quindi in esame il mondo dell’indipendentismo in generale, non disegnando un’occhiata a quello veneto, ritenuto oggi il più effervescente e promettente.

L’indipendentismo fa grande sfoggio di rivendicazioni citando trattati e leggi internazionali, nonché le leggi italiane che hanno acquisito quegli accordi, e sostiene: pacta sunt servanda (i patti devono essere osservati), proprio appellandosi al quadro legislativo vigente. È un loro diritto sostengono. Tuttavia un diritto non è efficace di per sé, ma solo attraverso l’obbligo corrispondente; l’adempimento effettivo di un diritto che non viene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa. Un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto. E infatti l’attuale potere partitocratico si guarda bene dal riconoscere i predetti diritti. Basta vedere che fine hanno fatto le leggi per indire un referendum per l’indipendenza del Veneto, e constatare l’opposizione di questi giorni da parte del governo nei confronti della più recente legge regionale sulla “minoranza veneta”.

Orbene facciamo una dissertazione sulla storia.
C’è un libro di Eri Hotta – una giovane storica giapponese, docente in relazioni internazionali a Oxford, Tel Aviv, New York e Tokyo – intitolato: Japan 1941. Countdown to Infamy (Giappone 1941. Conto alla rovescia verso l’infamia) uscito alla fine del 2013 presso l’editore nuovayorkese Knopf. In esso tra l’altro è scritto: «Nei mesi che precedettero Pearl Harbour, Tokyo si trovò immersa in un gran fetore di feci umane che ammorbava l’aria. Questo fu un diretto effetto dell’embargo di petrolio imposto dagli Stati Uniti e che li aveva privati del novanta per cento del carburante. I primitivi pozzi neri della capitale richiedevano continui svuotamenti fatti con autocarri che poi sversavano nelle campagne. La benzina per uso civile non era più disponibile, cercarono di ovviare con taniche montate su biciclette ma non riuscirono a vincere quel maleodorante tsunami.»

C’è da crederci, perché Franklin D. Roosevelt, secondo alcuni storici, aveva da tempo deciso come agire nei confronti del Giappone. Infatti, pare che Pearl Harbour sia stata concepita come una trappola per giustificare l’intervento USA nella II GM. Effettivamente furono lasciate in porto le vecchie corazzate, poi in gran parte colpite, mentre le tre portaerei (il naviglio più moderno ed efficace) furono mandate in crociera, salvandole dal disastro. Ma non bastasse, prima ancora arrivò a “regalare” una forza aerea “chiavi in mano” e pronta all’uso alla Cina Nazionalista.

Tutto ebbe inizio nel 1937. Claire Lee Chennault aveva servito 20 anni nell’Air Corps USA. Era parzialmente sordo a causa dei molti anni di volo con la cabina di guida a cielo aperto. Si era ritirato dalla squadriglia acrobatica di cui faceva parte, e che poi fu sciolta. Ciò nonostante la carriera di Chennault prosegui come colonnello dell’aviazione della Cina nazionalista del Generalissimo Chiang Kai-shek, nella seconda guerra sino-giapponese iniziata il 7 luglio 1937.

La Cina nazionalista, era priva di risorse economiche e industriali, non poté contrattaccare e si tenne alla larga per il resto della guerra, preservando il territorio ancora sotto il suo controllo. Ad un certo punto Chiang inviò Chennault e madame Chiang Kai-shek negli USA nei primi mesi del 1941, e facendo pressioni sul presidente Franklin D. Roosevelt ottenne un programma clandestino di aiuti. Chennault ritornò in Cina con 100 aerei da caccia Curtiss P-40B che erano originariamente destinati alla Gran Bretagna. Inoltre per mezzo di reclutatori, riuscì a trovare alcuni comandanti della marina militare in pensione, e altri avventurosi che erano nell’Esercito e Marines. I volontari con il senso dell’avventura non sono mai difficili da trovare. In cambio della firma su un contratto per un anno, fu loro promesso che alla scadenza potevano tornare nei loro vecchi ranghi delle forze armate USA.

Complessivamente, 87 piloti e circa 300 tecnici di supporto a terra si unirono a Chennault nel campo di addestramento Kyedaw, nei pressi di Toungoo, circa 170 miglia a nord di Rangoon in Birmania, per prendere familiarità con i caccia P-40B ed impratichirsi nelle tecniche di combattimento tattico ideate da Chennault. Si allenarono a ritmo sostenuto, ma a causa di incidenti derivanti da errori del pilota, e altre perdite a causate dalla “legge di Murphy”, il numero di aeromobili operativi pronto al combattimento entro dicembre 1941 fu di circa 55 aeroplani.

Gli uomini dell’American Volunteer Groups (AVG), così si chiamavano ufficialmente, nel giro di meno di un anno passeranno alla storia come The Flying Tigers (le Tigri Volanti). In quasi sette mesi di combattimenti implacabili (18 dicembre 1941 – 4 luglio 1942), le Tigri Volanti avevano abbattuto 296 aerei nemici confermati, e 300 probabili. Il Giappone perse 1.500 tra piloti, bombardieri, navigatori e mitraglieri in combattimento aereo. The Flying Tigers avevano anche distrutto 573 ponti, 1.300 battelli e veicoli stradali, e ucciso migliaia di soldati dell’esercito imperiale giapponese. Le perdite totali al AVG erano 69 aerei e 25 piloti. Alcuni meccanici furono uccisi durante i bombardamenti giapponesi a vari aeroporti. Il giorno in cui il gruppo fu sciolto, c’erano ancora 30 P-40 in grado di volare.

Il primo ministro britannico Winston Churchill, un uomo poco incline alle lodi, fece un cablogramma al governatore della Birmania nel 1942: «Le vittorie di questi americani nelle risaie della Birmania sono paragonabili nel carattere, e nella portata, con quelle della RAF sui campi di luppolo del Kent durante la Battaglia d’Inghilterra.»

Alla fine del ciclo operativo sopra accennato la maggior parte dei piloti dell’AVG tornò in America dove furono reintegrati nelle loro vecchie unità militari. Altri rimasero in Estremo Oriente a pilotare i Curtiss C-46 Commando e i Douglas C-47 Cargo che operavano dall’India alla Cina sopra “la gobba” dell’Himalaya per rifornire i combattenti in Cina.

I “mercenari” di Claire Chennault hanno lasciato una memoria nel proprio paese, e in tutto il mondo, anche se non è sempre facile distinguere la realtà dall’esaltazione. Tuttavia una delle “Tigri” divenne Giudice della Corte suprema della California, un altro divenne rappresentante al Congresso, e due si guadagnarono – nel corso della II G.M. – la Medal of Honor. Il più alto riconoscimento conferito dal Congresso dagli Stati Uniti. Questo per sottolineare che non si trattava di volgari tagliagole.

Quanto al Maggior generale Chennault ritirato dalla USAAF poche settimane prima che i giapponesi si arrendessero nel 1945, dopo la guerra ha contribuito ad organizzare una compagnia aerea civile per la Cina nazionalista, nota come CATC, che ha distribuito generi di soccorso in tutto il paese. Ma nei primi mesi del 1954 – per conto della Central Intelligence Agency USA – volava anche sull’Indocina francese, lanciando rifornimenti sull’assediato campo trincerato di Ðiện Biên Phủ.

Furono gli strumenti della politica estera di un certo periodo storico, oggi superati dai contractors o compagnie militari private (CMP) che forniscono consulenze o servizi specialistici di natura militare. Ce ne sono moltissime, e ne citiamo solo alcune per una corretta informazione:

USA – La Raytheon Company – http://www.raytheon.com/
GB – Aegis Defence Services – http://www.aegisworld.com/
Israele – Beni Tal – http://www.israeldefense.co.il/he/compa ... l-security
Sudafrica – Combat Force – http://www.combatforce.co.za/
Russia – Ci sono contractors russi contro Isis – http://www.occhidellaguerra.it/siria-co ... ntro-isis/
Italia – Pare ci sia un “esercito” di mercenari italiani, ma non sono considerati professionali come USA e GB, e forse proprio per questo più “pericolosi” degli altri – http://espresso.repubblica.it/inchieste ... e-1.202101

Insomma, non mancherebbe “un braccio armato” ai politicanti che volessero estinguere sul nascere qualsiasi velleità indipendentista, alla faccia dei “diritti” dei popoli.

Non bastasse, la guerra oggi si fa anche con altre e più subdole armi. L’Italia è in guerra monetaria da anni e non lo sappiamo, e neanche ce ne stiamo rendendo conto. Questo perché le armi che si stanno utilizzando sono monetarie e finanziarie, che sono le più difficili da individuare, in quanto se ne vedono gli effetti, ma le cause sono incomprensibili ai più.
Si legga la lettera di Guido Crosetto e di Marco Zanni a “Libero Mercato”.

http://www.liberoquotidiano.it/news/eco ... to-ue.html

Per quegli indipendentisti che accampano diritti, cosa si può dire dell’Europa che sta crollando sotto il peso dei rifugiati provenienti dai paesi dell’Africa da essa stessa devastati, non senza l’aiuto statunitense? E gli europei che stanno pagando la Turchia (in cui vi sono oltre due milioni di profughi siriani) per tenere lontane dai confini europei le persone in fuga dagli orrori della Siria frutto delle politiche di Obama? orwellE Trump che sta facendo pressioni sul Messico perché tenga lontana dalle frontiere statunitensi la povera gente che tenta di salvarsi dai contraccolpi della Guerra globale al terrore? La stessa cosa vale per la situazione dell’Italia con l’arrivo dei profughi dalla Libia. Come sono salvaguardati i diritti di questa povera gente, e i diritti degli autoctoni? Oppure è giunto il momento per gli indipendentisti di smetterla di parlare di diritti per sostituire queste argomentazioni con progetti per un autogoverno del futuro?

Fatta questa lunga speculazione politica; la soluzione per l’indipendentismo in generale, e per quello veneto in particolare, difficilmente può passare attraverso l’organizzazione di partiti politici, o l’elezione di soggetti che perseguono l’indipendentismo nelle istituzioni italiane. È, al contrario, indispensabile elaborare un progetto di nuovo assetto istituzionale per l’area e/o il popolo a cui si fa riferimento. Giusto quello che ha fatto Luca Zaia (le cui azioni politiche abbiamo spesso criticato), che per “vendere” al meglio l’idea di autonomia si è recato presso la sede della CGIA a ritirare il dossier elaborato da quell’Ufficio studi. Un documento che lo stesso Presidente aveva chiesto agli artigiani mestrini nei mesi scorsi. Un rapporto, composto da ben 22 capitoli, dove sono state affrontate le tematiche di natura economica, sanitaria, occupazionale, ambientale, fiscale, sociale e di finanza pubblica in “salsa” autonomista.

Con progetto di assetto istituzionale indipendentista è necessario battere il territorio per informare e convogliare su di esso il favore dell’elettorato senza il quale nulla è possibile. Come scriveva Gianfranco Miglio: «Con il consenso della gente si può fare di tutto: cambiare il governo, sostituire la bandiera, unirsi a un altro paese, formarne uno nuovo.» Lo Stato italiano è mal costruito dalle fondamenta ed è irriformabile. Gli indipendentisti veneti, poi, dovrebbero raccogliere uomini e talenti per informare la platea internazionale al fine di accattivarsene la simpatia e il consenso. Giusto quello che da tempo hanno intelligentemente fatto i catalani, e nessuno sembra accorgersene.

Infine manca del tutto un think tank, ovvero un organismo, un istituto o un gruppo, tendenzialmente indipendente dalle forze politiche, che si occupi di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla scienza e tecnologia, dalle politiche industriali e commerciali alle consulenze militari. E noi facciamo voti affinché questo organismo trovi al più presto la luce, perché nei prossimi anni, secondo uno Studio Aica-Sda Bocconi: per l’87% dei manager l’impatto più forte sul lavoro si avrà a livello operaio-impiegatizio. Per il 92% a rischiare grosso saranno le attività intellettuali. Si veda qui: http://www.corrierecomunicazioni.it/dig ... i-anni.htm «Più robot e meno uomini, ecco l’Italia tra dieci anni.»
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mer feb 22, 2017 10:28 am

I fanfaroni del referendo consoultivo, fato pasar par ov referendo połedego e i fanfaroni itałianisti contrari al referendo, ke bande de fanfaroni parasiti.

VENETO, REFERENDUM PER L’AUTONOMIA: IL CONSIGLIO REGIONALE DICE SI
di REDAZIONE

http://www.miglioverde.eu/veneto-refere ... le-dice-si

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il 192 “Modifiche alla Legge regionale 19 giugno 2014, n.15 ‘Referendum consultivo sull’autonomia del Veneto”.
Lo ha fatto con 38 voti a favore (Lega Nord, Gruppo Zaia Presidente, Forza Italia, FdI-An Mcr, SiamoVeneto, Veneto Civico, Lista Tosi, veneto del fare, M5S) 8 astenuti, Pd Amp) 1 contrario (Graziano Azzalin). Per la Lista Tosi, “il Veneto non è più la vacca da mungere”. Stefano Fracasso del Pd, che si è astenuto: “Abbiamo discusso a lungo e siamo anche riusciti, in parte, a fare chiarezza su alcuni elementi opachi come i costi. Ripeto quanto già chiesto: vogliamo sapere quali siano le materie perché vogliamo confrontarci sui contenuti dell’autonomia. Vogliamo andare sul concreto.
Dobbiamo rispettare lo Statuto della Regione che prevede che ci sia una Commissione di garanzia che vigili”. In dissenso al proprio gruppo si è espresso Graziano Azzalin: “Questo referendum non conta nulla”, ha detto.

Come scritto dal Corriere della Sera: “Alcuni emendamenti sono stati posti al voto del consiglio regionale del Veneto al termine della discussione sulla modifica alla legge sul referendum consultivo sull’autonomia del veneto, che ha segnato i lavori odierni dell’assemblea con l’intervento anche del presidente della giunta regionale Luca Zaia. Il consiglio regionale ha respinti tutti gli emendamenti tranne quello, primo firmatario Stefanio Fracasso, che riguarda il piano di Comunicazione per la consultazione che verrà vagliato dalla commissione consigliare come richiesto. Sul tema il presidente della prima Commissione, Marino Finozzi, si è impegnato a prevedere l’audizione del Corecom. Intenso anche in sede di emendamenti il dibattito sulla composizione della spesa prevista per il referendum, 14 milioni, con gli interventi di Andrea Zanoni (Pd) che ha chiesto la scomposizione in dettaglio delle cifre presentate”.

Il vicepresidente della giunta, Gianluca Forcolin, ha spiegato come si sia giunti a individuare 12 milioni di spesa ai quali vanno aggiunti 2 milioni di comunicazione: «10 milioni 971 mila euro verranno assegnati ai Comuni per tutte le spese relative alle votazioni; 573 mila per la stampa delle schede e materiali; 150 mila di convenzione con le prefetture; 88 mila per trasporti; 166 mila per il sistema informatico, 96 mila per la raccolta dati e 15 mila per la Corte d’Appello».
«Il calcolo di queste cifre – ha spiegato Forcolin – è stato fatto partendo dai costi sostenuti nel 2001 per una consultazione referendaria ovviamente attualizzata».
Per la consigliera dem Alessandra Moretti, il referendum consultivo sull’autonomia del Veneto “è un’autentica truffa istituzionale ai danni delle tasche dei veneti e i banchi vuoti della maggioranza svelano il bluff.
I 14 milioni di euro che ci costa la consultazione referendaria – spiega – spendiamoli per le famiglie messe in ginocchio dal crac delle banche venete e non per sostenere la campagna personalistica di Zaia».
«Se il Veneto non corre come potrebbe – conclude – non è certo per colpa della mancata autonomia, ma le responsabilità sono da ricercare in capo a chi ha governa la regione da oltre vent’anni”.
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » dom feb 26, 2017 9:21 am

???

Così il referendum in Veneto darà uno scossone all'Italia
Imprenditori e cittadini sono stanchi degli scippi fiscali di Roma. Ma gli effetti economico-politici saranno pochi
Carlo Lottieri - Gio, 23/02/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 67736.html

A questo punto il referendum veneto si farà. Rompendo gli indugi e dopo avere interpellato più volte il governo, senza avere risposta, per ottenere un election day che potesse ridurre le spese, martedì sera la maggioranza regionale presieduta dal leghista Luca Zaia ha deciso di indire il referendum sull'autonomia, tenendo fede a un impegno assunto in campagna elettorale e dando risposta a una domanda forte che viene dalla società.

In aula il voto è stato massicciamente a favore (38 sì, 1 no e 8 astenuti), ricevendo anche il sostegno di Forza Italia e dei grillini. Unici ad astenersi gli eletti del Pd.

Un dato è chiaro: il Veneto dei troppi imprenditori suicidi e delle imprese costrette a chiudere o andarsene, e quindi di un miracolo economico in larga misura ormai alle spalle, vuole una svolta. Il referendum non è certo in grado di condurre (sul piano economico, oltre che su quello giuridico) a quell'autogoverno di cui il mondo produttivo veneto ha bisogno, ma è vero che esso ci dice che i nodi politici stanno un po' alla volta sebbene troppo lentamente venendo al pettine.

Anche se nel resto d'Italia si percepisce poco di tutto ciò, la società veneta è attraversata da un forte desiderio di allontanarsi da Roma e fare da sé. Non si tratta di semplice nostalgia (anche se i mille anni della Serenissima pesano), ma invece del desiderio d'immaginare risposte all'altezza delle sfide attuali.

Il Veneto che muore di tasse, innanzi tutto, vuole riappropriarsi del «residuo fiscale»: della differenza tra quanto paga allo Stato e quanto riceve in servizi locali e nazionali. È insomma stanco di vedere sparire dalla regione tutti quei soldi (ogni anno più di 4mila euro a testa) che non producono sviluppo neppure altrove. E da qui nasce tale progetto di ottenere un'autonomia sul modello trentino che, lo sanno tutti, Roma non concederà mai.

Il dato politico è che inizia ad alzarsi il livello dello scontro. Un anno fa la Consulta ha giudicato incostituzionale, su richiesta del governo Renzi, un quesito referendario puramente consultivo sull'indipendenza: formulando un giudizio che di giuridico aveva ben poco. Non bastasse questo, nei giorni scorsi è stata pure annullata una legge regionale che conferiva ai veneti lo statuto di una minoranza.

Il voto dell'altro giorno è forse il primo tentativo d'interpretare le esigenze di una società che non vuole chiudersi entro ristretti confini, ma chiede solo più libertà. Il Veneto che nei decenni scorsi è riuscito a imporre i propri marchi a livello globale, oggi non è disposto a declinare senza reagire. Perché quando a Venezia si chiede meno Italia, si chiede anche meno Stato e più libertà d'impresa.

Zaia parla di autonomia perché sa che nella regione questo progetto non spaventa nessuno e che molti veneti sognano di poter disporre dei privilegi di cui godono a Trento e Bolzano. Difficilmente, però, può pensare che si tratti davvero di un percorso realistico: anche solo per il fatto che, senza il contributo veneto, i già disastrati conti della finanza pubblica non tornerebbero mai più. Il presidente della Regione parla di un percorso da iniziare perché ormai sono in tanti da Verona a Treviso a ritenere che il sogno di un Veneto che si autogoverna possa presto diventare un progetto concreto: capace di trovare il sostegno di imprese, intellettuali e professionisti.

Il negoziato tra Italia e Veneto immaginato da Zaia dopo il referendum (che sarà, senza dubbio, ampiamente favorevole all'autonomia) non decollerà mai. Ma con quel voto a Roma suonerà una svelta che potrebbe cambiare l'intero scenario politico.



Parla il leader degli indipendentisti veneti: «Voteremo Sì, ma il referendum di Zaia non servirà a nulla»
L'avvocato che ha difeso i Serenissimi assicura sostegno al referendum consultivo che si terrà quest'anno. Ma è convinto che sarà solo un'illusione che non porterà effetti, anche per colpa della Lega. Meglio la via catalana
di Alessandro Franzi

http://www.linkiesta.it/it/article/2017 ... eren/33365

Autonomia. Il Veneto terrà entro l'anno un referendum (consultivo) per chiedere ai suoi cittadini se vogliano che la loro Regione abbia maggiori competenze. E' un meccanismo previsto dalla Costituzione, lo stesso che intende utilizzare la Lombardia, con un referendum gemello da far votare in contemporanea. Non è un caso che a intestarsi la battaglia autonomista siano due governatori leghisti, alla guida di Giunte di centrodestra: Luca Zaia, in Veneto, e Roberto Maroni, in Lombardia. Ma è nel Veneto che la faccenda si complica. Perché è una terra che storicamente ambisce più all'indipendenza che all'autonomia. «Noi lo sosterremo con tutte le forze, voteremo sì. Ma - dice a Linkiesta.it Alessio Morosin, guida del movimento Indipendenza Veneta - lo faremo per togliere il giocattolo a chi sta illudendo i veneti. Noi ci stiamo preparando già alla fase due: preparare una nuova legge che eserciti il diritto di autodeterminazione del Veneto. Il nostro modello è la Catalogna». Morosin, 61 anni, è un avvocato. Ha difeso anche i Serenissimi, la cui impresa in piazza San Marco risale a vent'anni fa esatti. Più di recente ha difeso la legge per un referendum iindipendentista davanti alla Corte Costituzionale. Che lo ha però bocciato, dando (in parte) il via libera invece a una seconda legge che consentirà appunto di convocare il referendum autonomista. Secondo Morosin, è impensabile che il quesito venga bocciato dai veneti. Ma dopo, «non accadrà nulla». Anche per colpa della Lega, dice.


Avvocato partiamo dall'inizio...
Prima chiariamo qualche concetto. La stragrande maggioranza delle persone, cittadini ma purtroppo anche tanti pseudo-esperti, non hanno ancora inquadrato il problema dal punto di vista legale. Noi crediamo all'indipendenza del Veneto attraverso la via istituzionale, pacifica e democratica, invocando il diritto all'autodeterminazione.

Questo è, quindi, il punto di partenza?
Sì, ma fate attenzione: indipendenza e autodeterminazione non sono sinonimi. L'indipendenza è l'obiettivo, l'autodeterminazione è lo strumento giuridico per arrivarci.

È lo strumento che avete usato davanti alla Corte Costituzionale...
Lì, ho contestato la competenza della Corte Costituzionale a decidere sul referendum per l'indipendenza. Perché l'autodeterminazione è ante-costituzionale, non anti-costituzionale. E' un diritto che precede la Costituzione stessa.

Va bene. Ma che cosa voteranno i veneti, se saranno chiamati a votare quest'anno?
Una cosa demagogica, che non è indipendenza. Devo prima spiegare come ci si è arrivati.

Prego.
Si voterà il referendum previsto dalla legge 15, che il governatore Zaia ha detto essere la “madre di tutte le battaglie”. Ma noi come Indipendenza Veneta nel 2013 abbiamo raccolto 100.000 firme a sostegno di una proposta di legge regionale per un referendum sull'indipendenza. E nessuno, in Consiglio regionale, l'ha fatta propria. Nessuno, tranne un consigliere dell'Udc, che firmandola ha permesso di far partire l'iter. Abbiamo fatto votare anche 183 ordini del giorno di sostegno in altrettanti Comuni veneti. Poi è stato presentato un progetto di legge alternativo, quello per l'autonomia, diventato appunto la legge 15, per metterci i bastoni fra le ruote. Ma sa chi l'ha presentato?

Chi?
Forza Italia, non la Lega. La Lega oggi definisce il referendum la “madre di tutte le battaglie”, ma glielo hanno preparato gli altri. Del resto è diventata una Lega nazionalista...

Aspetti, restiamo ancora un po' sul referendum. La Corte costituzionale ha salvato un quesito ampio...
Macchè quesito ampio... La Corte ha lasciato fare, perché sa che quel quesito non porta a nulla, non è altro che il testo dell'articolo 116 comma 3 della Costituzione, che prevede la possibilità di richiedere maggiori competenze alla Regione. Ma tutto resta nel solco della Costituzione.

È in questo che vedete una debolezza nel referendum?
Non vedo debolezza, vedo qualcosa di peggio. Noi lo sosterremo con tutte le forze, questo referendum. Voteremo sì. Ma lo faremo per togliere dal tavolo la demagogia, per togliere il giocattolo a chi sta illudendo i veneti.

Perché ritenete l'indipendenza un'altra cosa...
Ma l'indipendenza non c'entra niente con l'autonomia! Anche se vincerà il sì al referendum, poi ci sarà una trattativa a ridurre, perché sarà possibile ottenere più materie, fra quelle elencate nell'articolo 117 della Costituzione, ma non tutte le materie. E poi comunque non si otterranno neanche quelle, perché basta leggerlo, il 116: il terzo comma dice che dopo aver raggiunto un'intesa con la Regione, per ratificarla serve una legge dello Stato, che dovrà essere votata dalla maggioranza assoluta dei componenti delle Camere. Non accadrà mai, lo Stato non se lo può permettere. E sarà la tomba di una grande illusione.

Come fa a essere certo che non succederà mai?
La maggioranza assoluta dei componenti, non dei presenti? Non ci sarà mai. Si aprirà un vaso di Pandora: tutte le altre Regioni che avranno diritti da vantare, cercheranno di ottenere le stesse cose. Quindi nessuno otterrà quel che vuole.

«Noi ci stiamo preparando già alla fase due: preparare una nuova legge che eserciti il diritto di autodeterminazione del Veneto. Il nostro modello è la Catalogna. Non sono né i Governi né le corti Costituzionali di Italia e Spagna a decidere: la sovranità appartiene al popolo»

Però sembra che dia per scontato che i veneti voteranno sì all'autonomia...
Ma certo! Renzo Arbore direbbe che è una catalanata, quello che mi ha appena chiesto. Ti fanno una domanda: vuoi stare meglio di come stai adesso? È una domanda retorica. L'unica incognita è quante persone andranno a votare, se si rimanesse sotto il 50% sarebbe un male.

Ma?
Ma alla fine credo che il quesito vincerà con il 90%. Anzi, con il 110%.

E dopo?
E dopo, come le dicevo, non cambierà niente.

Così non rischia di morire anche il sogno indipendentista?
No. Noi ci stiamo preparando già alla fase due: preparare una nuova legge che eserciti il diritto di autodeterminazione del Veneto. Il nostro modello è la Catalogna. Non sono né i Governi né le corti Costituzionali di Italia e Spagna a decidere: la sovranità appartiene al popolo.

È ancora così forte la spinta indipendentista in Veneto?
È più forte di prima. Ci sono molte sigle indipendentiste. E il 70% dei militanti della Lega ci guarda con ammirazione.

Quali temi la mantengono così forte?
C'è un'identità e un senso di appartenenza fortissimo. E c'è un prelievo fiscale che ci impoverisce...

La Lega Nord, in tutto questo?
Matteo Salvini ha toccato le corde giuste per raccogliere consenso. Ma la Lega non è più un partito territoriale. Gode di una buona immagine in Veneto, grazie alla stragrande maggioranza dei suoi amministratori locali. Però la Lega con Salvini è ormai statalista e lepenista. No euro e no immigrazione sono temi che fanno guadagnare voti e potere: è questo che consente ancora di superare la contraddizione. Ma a livello locale, il 70-80% dei leghista è ancora indipendentista.

Ecco, appunto: un Veneto indipendente sarebbe, secondo lei, dentro o fuori dall'euro?
No euro o no Europa non hanno senso per noi veneti, almeno ponendo la questione in questi termini. Perché se fossimo indipendenti, potremmo rispettare i parametri di Maastricht. In Veneto abbiamo credito, non debito.

Ma la critica alle istituzioni Ue non è soprattutto una questione di identità?
Se sei debole, dipendi dagli altri. Se sei forte, sbatti la porta in faccia quando vuoi. Ecco perché quello dell'euro è un falso problema per noi.

Senta, vent'anni fa i Serenissimi. Se in vent'anni si è riusciti ad arrivare solo a questo referendum che non vi convince, non è che questo è il massimo risultato a cui si può arrivare?
Il problema è stata la strumentalizzazione che ha fatto la Lega. Noi il referendum per l'indipendenza lo faremo, volente o nolente lo Stato italiano.



«Il referendum serve ma senza illudere sul Veneto speciale»

http://www.ilgiornaledivicenza.it/home/ ... -1.5518717

Ingiustizia. A 70 anni dalla nascita della Repubblica Italiana, è ingiusto che ci siano Regioni – Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige - che possono gestire in quasi totale autonomia i soldi dei loro contribuenti e i servizi ai cittadini ed altre, invece, a cui è negata questa possibilità. Se 70 anni fa potevano esserci ragioni storiche e sociali a giustificare un trattamento speciale per alcuni territori, ora quelle ragioni non ci sono più.

Mantenere lo status quo non significa altro che perpetuare un rapporto Stato-Regioni che col passare del tempo appare sempre più discriminatorio e incomprensibile. La disparità è molto sentita anche nel Vicentino: penso in particolare ai nostri Comuni di montagna, dove si è costretti a competere con strutture e infrastrutture trentine favorite da possibilità finanziarie per noi impossibili.

Su questo punto sono quindi d’accordo sulla necessità di superare una situazione di diseguaglianza. Come si può fare? La strada è l’eliminazione dei privilegi delle Regioni a statuto speciale. (...)

Leggi l’articolo integrale sul giornale in edicola
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mar feb 28, 2017 10:24 am

INDIPENDENZA? LA NOSTRA UNICA ABILITÀ DEV’ESSERE QUELLA DI RIUSCIRE A CAMBIARE
28 Feb 2017
ENZO TRENTIN

http://www.lindipendenzanuova.com/indip ... a-cambiare

Ci sono articoli che prendono spunto da altri. In questo caso l’elemento promotore è una frase che Marcello Ricci ha recentemente scritto in un intervento apparso in questo giornale: «La moderazione è propria di stili di vita, nel mangiare, nel bere o altro. Non ha senso essere “moderati” nel rivendicare la propria libertà, nel reclamare l’indipendenza. La Lombardia e il Veneto hanno la voglia di affrancarsi dal dominio di Roma, ma nonostante il diffuso e profondo sentimento non riescono ad andare oltre il placebo referendario. È per moderazione? La libertà non la si conquista con sentimenti tiepidi…».

Confermo! Anche dal mio punto di vista nel lombardo-veneto ci sono tra la popolazione diffusi sentimenti di insoddisfazione; di disaffezione; di voglia di cambiamento. Tra i tanti mali dell’Italia di un tempo c’era il partito unico; oggi c’è la congrega di una partitocrazia rissosa, inconcludente, corrotta e corruttibile; completamente avulsa dal perseguimento del cosiddetto “bene comune”. E, purtroppo, in questo discredito generale dei partiti, alcuni sovranisti non vanno oltre la prefigurazione dell’ennesimo partito; sia pure in salsa indipendentista!

Sull’indipendenza non c’è tuttavia un’informazione diffusa, credibile, “spendibile”. Oltre a questo periodico on line ce n’è un altro, e niente più. Ma ambedue non hanno un considerevole numero di lettori. Uno dei due poi è anche – comprensibilmente – a pagamento, ed io conosco indipendentisti che rifiutano di abbonarsi a 25 € l’anno. A prescindere da ciò, l’argomento indipendenza è oggettivamente ghettizzato. Ovvero, ci leggiamo tra di noi. Se alcuni appaiono nelle TV private sono quasi sempre gli indipendentisti a fare da telespettatori. E costoro non hanno certo bisogno di essere persuasi. Si riducono a tifare.

Ha ragione Marcello Ricci laddove scrive che la moderazione non basta; che non ha senso essere “moderati” nel rivendicare la propria libertà, nel reclamare l’indipendenza. Dunque non c’è da dare molto credito ai sedicenti leader dei partiti indipendentisti, poiché essi predicano la moderazione e reclamano il voto per entrare nelle istituzioni italiane (profumatamente pagati), per chiedere… “il placebo referendario”. Marcello Ricci Ipse dixit.

È fuorviante, se non peggio, rivendicare a propria giustificazione i comportamenti degli scozzesi e dei catalani. In primo luogo perché costoro hanno dei Parlamenti le cui competenze fanno impallidire i Parlamentini delle nostre Regioni. Eppoi c’è un’etica sconosciuta da noi. Per esempio, Alex Salmond quando perse per un pelo il referendum sull’indipendenza scozzese, il 19 settembre 2014 annunciò che non avrebbe corso per la riconferma come leader del Partito nazionale scozzese.

Qui nel profondo nord si dà vita ad un nuovo soggetto politico e lo si cavalca. E nel lombardo-veneto abbiamo pseudo leader che spaccano il partito per le poltrone, per la formazione di correnti, per bullismi, rancori, rivincite e vendette. Viene formato un nuovo soggetto in competizione con il precedente, e tutti questi pseudo partiti indipendentisti sono funzionali ad alcuni solo per poter continuare a “mettere il cappello” sulla nuova aggregazione. Perché lo fanno? Al di la’ dell’ambizione personale di pochi (cosa in certa misura accettabile) lo fanno per poter essere in cima alla lista delle elezioni. Vogliono assidere sullo scranno per fare questo e quello; ma le percentuali di voto che raccolgono sono da prefisso telefonico, perché il retro-pensiero dell’elettore è: «costoro vogliono accaparrarsi le prebende e i privilegi che la politica del “bel paese” elargisce in barba a qualsiasi crisi.»

C’è da crederci considerando che quando i “rappresentanti” sedicenti indipendentisti manifestano solidarietà ai catalani, si guardano bene dall’assumere quelle deliberazioni che hanno portato Carme Forcadell, Artur Mas, Carles Puigdemont ed altri membri del Parlament de Catalunya, davanti alle Corti di giustizia spagnole per “disobbedienza” e “abuso di potere”, dove come minimo rischiano l’interdizione dai pubblici uffici.

Nelle Regioni Lombardia e Veneto, nessuno si sogna di rischiare nulla. Solo belle parole, solidarietà e poco altro. Si gabellano “Risoluzioni” (che sono “raccomandazioni” e “pareri”) per importanti atti deliberativi. Tutto questo è il risultato di una proposta per l’indipendenza priva di un progetto istituzionale innovativo, e soprattutto concertato a priori. Non si approda a nulla e, peggio, si rimanda ad un imprecisato futuro. Del resto in Veneto, il Consiglio regionale presieduto da Luca Zaia, nemmeno prende in esame le petizioni popolari tese ad ottenere strumenti di democrazia diretta.
Si veda qui:
https://piudemocraziavenezia.wordpress. ... ia-diretta

Lo sanno bene quei militanti di partito che allestiscono gazebo per raccogliere firme per questa o quella causa; oppure per distribuire volantini, vendere bandiere, gadget et similia. Perché l’uomo qualunque risponde più o meno in questo modo: «Sì sarebbe bello; ma dopo che anche voi sarete entrati nella stanza dei bottoni vi comporterete alla stessa maniera.» Infatti che alternativa gli si prospetta? Nessuna!

È vero che negli anni scorsi ci sono stati personaggi che hanno battuto il territorio per tenere diverse conferenze e incontri. Bisogna prendere atto che molte volte le sale erano piene di pubblico. Ma si trattava in prevalenza di militanti di partito delusi delle proprie esperienze, e speranzosi di poter cooperare con un organismo più aderente alle loro aspettative. Ciò nonostante nessun soggetto politico importante è emerso, e quando costoro si sono presentati alle elezioni, malgrado le auto-assoluzioni e l’auto-compiacimento per il risultato comunque ottenuto, non sono mai stati premiati da un sistema italiano chiuso, e dove per entrare si debbono superare infiniti ostacoli.

Alle platee di cui sopra è stata ammannita l’interpretazione di questa o quella legge, di questo o quel diritto. Mai si è scesi a dimostrare in base a quali rivoluzionarie normative l’indipendenza agognata sarebbe migliore del presente. Oppure in base a cosa il cittadino lavoratore, l’imprenditore, il pensionato, la massaia sarebbero vissuti meglio. Al massimo si è gabellata l’idea del residuo fiscale – una frottola che ancor oggi qualcuno continua a raccontare – che certamente esiste, ma per conservare il quale si dovrebbe mantenere la stessa persecutoria imposizione fiscale, che notoriamente non favorisce il rilancio dell’economia. Men che meno si è pensato ad imitare, per esempio, il britannico “governo ombra” per poter dire all’universo mondo: «Vedete? Questo è quello che produce la partitocrazia italiana. Se noi avessimo l’indipendenza, con le sue nuove regole il problema sarebbe risolto in quest’altra maniera.»

Insomma senza farla tanto lunga, poiché non è la prima volta che mi soffermo su questo tema, i vantaggi di un progetto istituzionale innovativo, e concertato a priori, possono essere così evidenziati:

Un coinvolgere la cosiddetta Intelligencija. Ci sono numerosi ed apprezzabili studiosi; ma nessuno ha ancora trovato la forza e la formula per riunirli in una specie di “costituente” che abbozzi un progetto. C’è necessità di un’Intelligencija che operi attivamente per l’indipendentismo, perché, come scriveva José Ortega y Gasset [La ribellione delle masse]: «…la storia, il progresso, si attuano ad opera delle minoranze. Se vi deve essere un rinnovamento, dunque, questo deve avvenire ad opera dei migliori, che vanno, comunque, reclutati in maniera liberal-democratica.»
I politici dovrebbero assumere posizioni più defilate, meno competitive e più collaborative con la predetta Intelligencija, almeno nella fase iniziale. Ciò non toglie che i cittadini possano scegliere i propri rappresentanti. Il problema è che questi ultimi debbono rimanere dei “delegati”, ed essere pertanto sempre controbilanciati dalla cosiddetta sovranità popolare per mezzo degli strumenti della democrazia diretta: istanze, petizioni, referendum, iniziativa di leggi e delibere, revoca degli eletti laddove ricorrano determinate condizioni.
In questo scenario verrà comunque fuori una minoranza eletta. Vi dovrebbero appartenere persone che continuamente si sforzano di uscire dal coro e diventare attori protagonisti, qualunque sia il loro ceto e il loro censo.
Una volta in possesso di una bozza di progetto istituzionale, si usi quella per una capillare azione informativa e di “conquista dei cuori e delle menti” della popolazione lombardo-veneta. Alla massa dei cittadini si deve far comprendere che se può godere di certi vantaggi ciò è dovuto al progresso: ma per progredire ci vogliono sforzi, ci vuole l’opera di singoli individui, usciti dal coro, diventati attori protagonisti.
Dimostrare con la bozza di progetto istituzionale alla mano, che veramente si realizzerà un cambiamento. E dev’essere qualcosa che assomigli a quanto Buckminster Fuller sosteneva: «Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.»
In questa prospettiva la politica richiede mediazione e ragionamento, mentre l’uomo-massa concepisce la politica solo come azione diretta. Non rispetta, cioè, chi discute, non è disposto a mettere in gioco le proprie idee. La politica invece richiede mediazione e ragionamento, e disposizione a mettere in gioco le proprie idee. Sbaglia, quindi, chi pensa che lo Stato possa risolvere tutti i problemi, e l’individuo-massa sbaglia se pensa di continuare a rilasciare “deleghe in bianco”.

Sarebbe quindi auspicabile che la bozza di progetto istituzionale facesse proprie, tra l’altro, le indicazioni di Pierre–Joseph Proudhon: «Affinché il contratto politico rispetti la condizione sinallagmatica e commutativa suggerita dall’idea di democrazia [perché, in parole povere, sia vantaggioso ed utile per tutti. Ndr], bisogna che il cittadino, entrando nell’associazione:

abbia tanto da ricevere dallo Stato [da preferirsi la definizione: «governo», che è un’altra cosa. Ndr.] quanto ad esso sacrifica;
che conservi tutta la propria libertà, sovranità ed iniziativa, meno ciò che è la parte relativa all’oggetto speciale per il quale il contratto è stipulato e per il quale chiede la garanzia allo Stato. Così regolato ed inteso il contratto politico è ciò che io chiamo una federazione.»



INFINE C’È LA SOGGETTIVITÀ GIURIDICA NEL DIRITTO INTERNAZIONALE



Nel diritto internazionale per soggettività giuridica s’intende l’astratta attitudine di un ente a diventare titolare di diritti e obblighi previsti dalle norme di diritto Internazionale: ciò si verifica quasi automaticamente non per effetto di una norma (come nel diritto interno), ma in quanto uno Stato-[«governo»] afferma la sua effettiva autonomia e indipendenza, cioè il suo potere sovrano. Cosa che dovrebbe essere più agevole con il consenso popolare derivante dall’accettazione di una bozza di nuovo assetto istituzionale quale conditio sine qua non per la secessione. L’Italia non darà l’autonomia al lombardo-veneto, figuriamoci l’indipendenza.

Per lungo tempo tale capacità di autonomia e indipendenza è stata attribuita esclusivamente allo Stato, ovvero a quella forma di organizzazione politica realizzatasi compiutamente nel 1648, anno del Trattato di Westphalia che segnò il definitivo tramonto di Impero e Papato che erano al vertice della cosiddetta «Res publica christiana». Ma oggi si può benissimo invocare la cosiddetta “sovranità popolare” che si esprime nell’accettazione di un nuovo “patto sociale”, codificato ed accettato – eventualmente per mezzo di un referendum – con un nuovo progetto istituzionale.

Convinciamoci del fatto che viviamo in un mondo meraviglioso e pieno di bellezza, fascino e avventura. Non c’è fine alle avventure che possiamo avere se solo le cerchiamo con gli occhi aperti.
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mer mar 08, 2017 9:39 am

El fanfaron de Goadagnin el caregaro de I clàse e gran buxiaro

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... nfaron.jpg
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mer apr 05, 2017 9:03 pm

L’IDEA INDIPENDENTISTA PER CRESCERE HA NECESSITÀ DI FORNIRE RISPOSTE CHIARE
5 Apr 2017
ENZO TRENTIN

http://www.lindipendenzanuova.com/lidea ... ste-chiare

C’è un mondo indipendentista che poggia le proprie rivendicazioni sui princìpi fondanti dell’ONU, ma ignora che alle belle parole non sempre seguono i fatti. Se ciò avvenisse non avremmo, per esempio, il popolo sahrawi che vive in esilio in campi profughi malgrado abbia tutte le risoluzioni ONU a favore della sua indipendenza. Ne ho scritto qui: http://www.lindipendenzanuova.com/lindi ... -miraggio/ ; né ci sarebbero i palestinesi che vivono in quella sorta di campo di concentramento che è Gaza, il cui territorio è impunemente e costantemente eroso dagli insediamenti di coloni israeliani (??? me despiaxe Trentin ma te dovarisi enformarte mejo so Ixraele e Gaxa).

Altri indipendentisti reclamano l’attuazione del dettato di vari Trattati internazionali fatti propri dalla legislazione italiana, per rivendicare la propria autodeterminazione, e nel far ciò fanno ricorso alla La Corte europea dei diritti dell’uomo ignorando il pensiero di Bartolo di Sassoferrato. Una celebrità solo per i cultori della storia del diritto beninteso, che ciò nonostante tutti dovrebbero conoscere almeno in questa sua coraggiosa confessione che cito a memoria: «Ogni volta che mi si propone un problema giuridico, prima sento quale deve essere la soluzione, poi cerco le ragioni tecniche per sostenerla». E se questo era vero per un simile luminare, figurarsi per il magistrato qualunque. Dunque aspettarsi dal giudice un giudizio asettico, pressoché meccanico, come una macchina in cui si infila il fatto e viene sputata fuori la sentenza, è del tutto fuori luogo. Il diritto cerca di mettere ordine e razionalità nelle vicende, tipizzandole in quadri astratti, ma poi in concreto quel diritto viene maneggiato da un essere umano, con la sua cultura (o incultura), la sua affettività, i suoi principi e, perché no? i suoi pregiudizi. Si spiega così che la parola “sentenza” si ricolleghi a “sentire”, cioè alla stessa radice di “sentimento”, non a “sapere”.

bartoloAltri indipendentisti, ancora, rivendicano il diritto a…, ignorando che un diritto che non è riconosciuto da nessuno non vale molto.

Riproposte ancora una volta queste premesse, debbo affermare che generalmente evito d’invischiarmi in polemiche di sorta, e specialmente nelle discussioni che si accendono in Facebook. Tuttavia, in deroga a questa mia regola, prendendo atto che c’è stato un approfondimento che ha ricevuto decine di condivisioni, centinaia di “mi piace”, e circa 150 interventi, ho apportato il contributo che qui sotto propongo alla riflessione della più vasta platea dei lettori di questo quotidiano per alimentare la discussione:

Barbara Benini: 2 aprile 2017 – ore 12,45 https://www.facebook.com/barbara.benini ... 2191160390

Da un sondaggio in VENETO risulta che l’11% vorrebbe l’INDIPENDENZA, oltre il 70% sceglierebbe AUTONOMIA… Dalla mia esperienza personale risulta che almeno 4 su 5 non conoscono la differenza tra i due termini… il che significa che se “si prepara” una CORRETTA INFORMAZIONE, con un progetto serio e fattibile, il dato potrebbe anche triplicare… Se riusciamo ad organizzarci come “si deve”, lavorando in tanti, costantemente costruttivamente, uomini e donne di qualsiasi estrazione sociale – o politica -, (che rappresentano diverse categorie di persone e tutte dovrebbero essere coinvolte)

Se vogliamo provare… considerando che l’invasione selvaggia e le rapine quotidiane da parte dello stato italiano attraverso tasse e accise e leggi assurde non si fermeranno… Auspico che si crei una squadra FORTE per le prossime regionali 2020. Così da poter fare il famoso referendum popolare su un AUTOGOVERNO.

Trentin: PREMESSO CHE SPERO DI NON DOVERMI PENTIRE D’ESSERE INTERVENUTO IN QUESTO POST CON INTENTO COSTRUTTIVO… Barbara Benini, ha aperto la discussione sollecitando la formazione di un organismo collaborativo che dia corpo ad un “progetto per l’indipendenza”.

Scorrendo i vari interventi ho tratto la sensazione che ci sia una ridondanza di significati e di visioni risolutive. Per esempio: Barbara Benini afferma che ci vuole una corretta informazione, e che non c’è molto tempo da qui al 2020 (anno di elezioni regionali in Veneto) per preparare un “progetto indipendentista”.

L’interpretazione che ho dato io è che si voglia un “progetto” per concorrere alle elezioni regionali (cosa più che lecita), che tuttavia è cosa diversa da un “progetto che indichi QUALE indipendenza”. Ovverosia: quali vantaggi avranno i veneti dall’autodeterminazione?

Uno Stato indipendente del Veneto dovrà assolvere a molti compiti. Come saranno svolti tali compiti per il cosiddetto “bene comune” che giustifichi un miglioramento della situazione attuale, e quindi il voto a favore di chi vorrà candidarsi alla guida dell’autodeterminazione?

Faccio un solo esempio, tra i tanti possibili:

1. Il Veneto ha 1.293.133 di pensionati, su una popolazione di 4.937.854 abitanti.
2. Le pensioni erogate sono 1.809.632.
3. I pensionati sono il 26,2% della popolazione della regione.

LE PENSIONI ITALIANE SONO TASSATE CENTO VOLTE QUELLE TEDESCHE (di Roberto Reale – testo in https://www.facebook.com/groups/1011216088931339/)

2.4.2017 – Secondo uno studio della Confesercenti, le tasse sulle pensioni in Italia sono follemente più alte che nel resto d’Europa: su una pensione di 1.500 euro lordi (tre volte il minimo, circa 20 mila euro all’anno) si pagano in Italia 4.000 euro di imposte contro 39 euro in Germania (cento volte di meno!!), 1.900 in Spagna, 1.400 in Gran Bretagna e 1.000 in Francia. E in quattro Paesi – Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Lituania – le pensioni sono addirittura esenti da tasse. Lo studio ha effettuato simulazioni su due tipologie di assegni (applicabili a 16,5 milioni di pensionati italiani): 1,5 volte il minimo (750 euro lordi al mese) e 3 volte il minimo (1.500 euro lordi al mese). Sono stati presi in considerazione pensionati fra 65 e 75 anni senza carichi di famiglia, residenti a Roma (con relative addizionali regionali e comunali). Un pensionato italiano che prende 750 euro al mese è l’unico a pagare le tasse (il 9,17%), mentre un “collega” francese, tedesco, spagnolo e inglese non paga nulla. Chi prende 1.500 euro al mese, in Italia paga comunque il doppio (20,73%) di imposte rispetto alla Spagna (9,5%), il triplo rispetto al Regno Unito (7,2%) e il quadruplo rispetto alla Francia (5,2%). In Germania la stessa fascia di reddito è praticamente esentasse (0,2%).

NATURALMENTE non saranno i Consiglieri regionali veneti (sedicenti indipendentisti) che potranno risolvere la questione delle pensioni. Ciò nonostante, convincere della bontà di un “progetto indipendentista” il 26,2% della popolazione veneta, non sarebbe cosa da perseguire sin d’ora? E trovata una soluzione a questo problema, come ad altri inerenti, non sarebbe cosa da perseguire sin d’ora per ottenere quella CORRETTA INFORMAZIONE che è oggetto degli auspici di Barbara Benini? S’intende che questa non vuole assolutamente essere una provocazione, bensì il suggerimento per una corretta impostazione del problema sollevato.

Benini: Certo, corretto l’esempio dell’INPS come ci sono altri temi importanti… io non sono economista e mi limito a “creare coscienza veneta”. Mi è stato riferito che l’INPS veneta è in utile per quanto si versa e si distribuisce attualmente. Di fatto si devono garantire almeno gli stessi servizi e trattamenti… il valore aggiunto lo troviamo subito dal disavanzo che il Veneto attualmente ha con Roma di circa 20 miliardi… pertanto si dovranno distribuire le risorse al sociale, potendo non tassare pensioni (già tassate all’epoca) e tutelare fasce più deboli… bisogna sicuramente sviluppare tutti i punti principali e adeguare a quanto giustamente debba essere… ovvio che vitalizi, doppie pensioni anche a due cifre non hanno senso, come le pensioni d’oro… riducendo solo le ultime voci si crea un disavanzo ulteriore… Urge un’assemblea costituente che valuti tutti i settori, impostando con onestà e logica tutto il sistema… è ovviamente un mio semplice pensiero dettato dalla logica dei fatti… grazie dei consigli, per me son sempre ben accetti se sono naturali giustificati e pertinenti

Trentin: I sondaggi che citi nella partenza di questa discussione sono da prendere con il beneficio d’inventario, perché tutti i sondaggi sono eterodiretti. Se, come dici, sono quelli forniti da Antonio Guadagnini & Co. NON possiamo ignorare il fatto che il predetto Consigliere regionale è sodale di Luca Zaia, il quale sproloquia di indipendenza del Veneto, ma opera per l’AUTONOMIA del Veneto.

Va bene laddove scrivi: «Urge un’assemblea costituente che valuti tutti i settori…»; ma chi la promuove? Chi sarà chiamato a farne parte? Quali titoli (non intendo solo i titoli accademici) dovrà avere per accedervi?

Un po’ carente mi sembra il discorso: «il Veneto attualmente ha con Roma di circa 20 miliardi…». Infatti per avere lo stesso residuo fiscale si dovrà mantenere la stessa persecutoria imposizione, e allora come avverrà il rilancio dell’economia?

Sul: «Mi è stato riferito che l’INPS veneta è in utile per quanto si versa e si distribuisce attualmente…», con l’indipendenza non credo potrà esistere un’INPS veneta. L’istituto rimarrà italiano, i soldi da esso incamerati, PURE. Secondo quali accordi pagherà le pensioni ai cittadini di un altro Stato? E l’equivalente veneto (indipendente) dell’INPS, opererà con le stesse norme di quello italiano? Oppure come sarà configurato? Quali garanzie offrirà? Che oneri richiederà? A carico di chi saranno tali oneri?

Ora una precisazione; e sia detta con tutto il rispetto: io non ho alcun interesse a dare “Consigli” a te o a chiunque altro. Il mio era il suggerimento che si dà a una discussione per risolvere i problemi connessi all’autodeterminazione. L’intento è di procurare un vantaggio competitivo alla causa indipendentista.

Coloro che hanno in animo di candidarsi a cariche pubbliche (e qui volutamente sorvolo sulla questione che sarebbe molto ampia), HANNO IL DOVERE di formulare proposte credibili a soluzione di OGNI ASPETTO riguardante l’indipendenza, perché è ora di smetterla di concedere la fiducia e il voto a seguito di promesse. TUTTI I POLITICI vanno giudicati per quello che fanno, non per quello che dicono.

Infine, laddove scrivi: «e mi limito a “creare coscienza veneta”…», per ottenere ciò è necessario usare un linguaggio che NON possa essere travisato o equivocato. Per creare tale coscienza è indispensabile fare INFORMAZIONE DOCUMENTABILE.

Benini: io faccio l’arredatrice e gestisco un’azienda, non ho mai fatto politica partitica e non so tutto (anzi ghe ne’ asse’ da saver, de tutto de più) e cerco di informarmi… quando posso, di fatto se l’INPS chiudesse domattina e saltasse tutto il sistema per intenderci, il Veneto dovrà arrangiarsi comunque, pertanto meglio studiare qualcosa già da ora. (che se è vero che c’è un disavanzo di 20 miliardi non vedo neanche grossi problemi, calcolando che ci sono “sprechi” anche in Veneto da tagliare). Per l’assemblea costituente si parte da delle bozze “sulla ragione della logica” per perfezionarla a quello che dovrà essere… si cerca di costruire, di seminare di porre… e comunque si cercherà di coinvolgere più gente competente possibile per la migliore riuscita… tra non molto verrà resa anche pubblica la presentazione di intergruppi, confederazione di sigle che sono in accordo sul preparare “il Veneto indipendente” del dopo, oltre che del come arrivare (tramite referendum autogestito)… buon proseguimento.

La discussione, dopo altri tre stringati post (che non sono entrati nel merito) si è esaurita a questo punto. Ora noi tutti dobbiamo prendere atto dell’onestà intellettuale di Barbara Benini. Ammette di non essere una tuttologa, di non avere le risposte per il caso sopra affrontato, né per tutti gli altri. Tuttavia insiste cocciutamente su un dato economico (il residuo fiscale) tutto da dimostrare, e rimanda ad un immediato futuro le soluzioni che potranno scaturire dall’ennesimo tentativo di coalizione di soggetti indipendentisti veneti. Staremo a vedere!

Per intanto notiamo incidentalmente che Barbara Benini è moglie di Lucio Chiavegato. Una personalità che a differenza degli yes-man che i partiti politici infilano nelle istituzioni a qualsiasi livello, assume le proprie responsabilità e partecipa in maniera compulsiva alla vita politica.
Infatti, nel tempo, è stato tra l’altro:

Componente del direttivo LIFE (Liberi Imprenditori federalisti Veneti).
Presidente dell’estinto partito indipendentista Veneto Stato.
Esponente e candidato di svariati movimenti e partiti indipendentisti.
Animatore di un presidio stradale del movimento “9 Dicembre Forconi”.
“Ospite” (Tsz!) delle galere dello Stato italiano per mezzo della magistratura bresciana che ha avviato il caso del cosiddetto TANKO II. Un processo che è ai suoi esordi, e che al momento appare come un processo alle idee, constatato che al momento non sono noti atti di violenza di nessun tipo.

Insomma, è più che lecito che qualcuno voglia candidarsi a qualcosa, ma gli elettori devono sapere esattamente, e con prove documentali, il motivo per cui votare. O no?
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » gio apr 13, 2017 7:27 pm

I seguaci di Busato

Ma ci rendiamo conto della quantità di contenuti e di visione che vengono espressi dal Presidente della Consiglio dei 10 e di Plebiscito.eu Busato?
Difronte ai nani politici che praticano la politica italica, ItaloVeneta e anche gran parte dei sedicenti indipendentisti, soprattutto quelli legaiolitalioni;
i quali espropriano e millantano la rappresentanza dei Veneti nel quadro italiano, con dei contenuti, triviali, elementari, patetici e inutili; votati poi da una minoranza di essi;
Gianluca Busato si staglia con tutta la sua cifra di Statista Veneto. Ci vorrebbe più umiltà anche da parte di molti Patrioti Veneti che in buona fede immaginano altri percorsi per l'indipendenza.
Detto questo non sono tra quelli che necessariamente vede come un limite, le varie diversità di vedute, anzi !
A parte quelle ipocrite e opportunistiche dei sedicenti indipendentisti al soldo, o meglio alla "liretta" legaiolitaliana.


https://www.facebook.com/gianluca.busat ... 2959881349
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » gio apr 13, 2017 7:47 pm

???

Indipendenza, l’importanza di un’idea…! Il 29 aprile prima assemblea per una Confederazione
10 Apr 2017
di ENZO TRENTIN
http://www.lindipendenzanuova.com/indip ... ederazione

In questi giorni Gianfrancesco Ruggeri ha scritto un articolo per ricordare il 750° anniversario del giuramento di Pontida. [ https://www.miglioverde.eu/750-anni-fa- ... imenticato ] Un’alleanza, quella della Lega medievale, che il 1º dicembre 1167 venne allargata grazie alla fusione con la Lega Veronese e per la partecipazione di altri Comuni della Pianura Padana (che allora era definita “Lombardia” nella sua totalità), che portò la Lega a raggiungere prima le 26, e poi le 30 municipalità, tra cui Crema, Cremona, Mantova, Bobbio, Bergamo, Brescia, Genova, Bologna, Padova, Modena, Reggio nell’Emilia, Treviso, Venezia, Novara, Tortona, Vercelli, Vicenza e Verona. E al Barbarossa le suonarono di santa ragione.

Ruggeri ricorda ancora che all’incirca un secolo dopo, nell’agosto 1291, sarà stipulato il Patto confederale che documenta l’alleanza eterna dei tre Cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo dell’odierna Svizzera Centrale, chiamato Patto del Grütli, dal nome del luogo dove fu stipulato. A suggellare il trionfo confederale, il 9 dicembre 1315, i tre cantoni confermarono il patto del 1291, stringendo un nuovo giuramento e ampliando i contenuti della loro alleanza-unione. Il nuovo patto, detto di Brunnen, non è più un accordo giurato da notabili: è un insieme di grandi norme che saranno lette e giurate – e lo saranno per secoli – in ogni Landsgemeinde, dai confederati. Insomma un “Foedus” di indiscutibile successo sia per i sottoscrittori, che per la democrazia (diretta) più proficuamente esercitata.

Non bastasse, Marcello Caroti [qui: http://www.lindipendenzanuova.com/perche-la-secessione ] ricorda come il professor Roberto Orsi nel suo ultimo scritto: “La questione morale nella politica italiana”, sostenga che lo Stato italiano è irriformabile perché costituzionalmente impostato sul malaffare. Ma la cosa sulla quale di più c’interessa speculare politicamente è l’affermazione di Gianfrancesco Ruggeri: «La dimostrazione che una buona idea è importante, ma che ancor più importante è come la si mette in atto, noi purtroppo ci siamo limitati alla buona idea.»

Partiamo dunque da quest’ultima affermazione per riproporre ancora una volta (perché con nostra grande amarezza, malgrado molto sia stato scritto, poco sembra essere stato accolto dal mondo indipendentista) la riflessione sui metodi che si sono dimostrati fallimentari per raggiungere l’indipendenza e l’autodeterminazione che, lo ripetiamo, non sarà concessa da qualcuno ma sarà frutto di una secessione che noi ovviamente auspichiamo e vogliamo pacifica.

Sono ancora parecchi coloro che – più o meno in buona fede – sono convinti che entrando nelle istituzioni italiane si possa modificarle in senso più marcatamente democratico. Senza farla tanto lunga, negli ultimi decenni, tra gli altri ci hanno provato mietendo insuccessi a non finire: il Partito Radicale, la Liga Veneta, poi la Lega Nord, l’Italia dei Valori, mentre oggi ci sta provando il Movimento 5 Stelle, per ora con grande successo nei sondaggi, ma nessun effetto sul piano legislativo.

Oppure ci sono ancora molti sedicenti indipendentisti che sono convinti del fatto che basterà loro farsi eleggere in Regione (del Veneto in particolare) per poter avere una presenza mediatica attraverso la quale trasmettere il loro messaggio politico. Per poter alla fine indire un referendum per l’autodeterminazione.

Soffermiamoci sulla questione mediatica. Quasi nessuno riflette sul fatto che la comunicazione non la fanno i giornalisti; la fanno i mass-media. I giornalisti sono solo degli stipendiati dalla proprietà dei vari “mezzi”, quindi non sono i dipendenti che vanno persuasi ma la proprietà. Non bastasse, c’è la comunicazione e la controinformazione. E prendiamo un esempio tra i tanti possibili:

Il Veneto ha 1.293.133 pensionati, su una popolazione di 4.937.854 abitanti. I pensionati sono il 26,2% della popolazione della Regione. La stragrande maggioranza percepisce il minimo 501,88 (ma i calcoli li fanno su 750 euro lordi al mese) ed un pensionato italiano che prende 750 euro al mese è l’unico a pagare le tasse (il 9,17%), mentre un “collega” francese, tedesco, spagnolo e inglese non paga nulla. Non va trovata una soluzione solo per convincere i pensionati a votare una lista regionale indipendentista, ma anche tutti coloro (il rimanente 73,8%) che oramai si sono persuasi che la loro pensione è a rischio, o addirittura non sarà erogata?

Di fronte a questi dati cosa fa il potere? Ecco la controinformazione:

https://www.facebook.com/groups/1011216 ... 0286035248

5.4.2017 – Qualche settimana fa è stato presentato alla Camera dei Deputati il “Rapporto numero 4 anno 2017 sul bilancio del sistema previdenziale italiano – Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2015” a cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali. Cifre e commenti inequivocabili smentiscono in modo clamoroso la disinformazione corrente sulla spesa pensionistica fatta circolare ad arte e spesso “bevuta” dai media senza verifica alcuna. Ecco i dati nudi e crudi: (…)

*) Non è vero che ci sono 15,6 milioni di pensionati sotto i mille euro: sono meno di 6,9 milioni, e con scarsa o nulla contribuzione. (…)

*) Scandalo Irpef: metà dei cittadini paga un’imposta media di 305 euro, mentre la sola spesa sanitaria è di 1850 euro a testa. Come coprire le future prestazioni del welfare, considerando la colossale evasione fiscale, mai scalfita? “È ovvio che una siffatta situazione sia poco sostenibile nel medio termine – commenta il rapporto – anche perché a guardare le dichiarazioni Irpef degli italiani vien da pensare anzitutto che non siamo un Paese appartenente al G7, ma in fase di sviluppo. E soprattutto che finanziare il nostro generoso welfare potrebbe essere sempre più difficile in futuro”. Infatti, analizzando le tabelle Irpef, emerge che i primi 18 milioni di contribuenti (cui corrispondono 27,9 milioni di abitanti, quasi la metà degli italiani), dichiarano un reddito da zero a 15 mila euro (600 lordi al mese) e pagano un’imposta media di circa 305 euro l’anno, versando anche pochissimi contributi. Considerando che la spesa sanitaria pro capite ammontava nel 2014 a 1850 euro (fonte Agenas), solo per garantire la sanità a questi cittadini occorrerà reperire 43 miliardi. Poi c’è tutto il resto: scuola, sicurezza, strade, funzionamento della macchina pubblica e così via.

Commentiamo noi: qui capziosamente si fanno ricadere le prestazioni del welfare su coloro che, accantonando per fini pensionistici un proprio capitale, in realtà lo vedono gravare sul welfare che il dettato costituzionale [Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…] prevede a carico della fiscalità nazionale. E sorvoliamo del tutto la questione immigrazione-invasione.

Ed ecco proseguire la solita tecnica del divide et impera, mettendo gli uni contro gli altri:

*) Dipendenti e pensionati mantengono gli autonomi: due milioni di “desaparecidos fiscali”, il 93% è a carico degli altri lavoratori.

I lavoratori dipendenti rappresentano la metà dei contribuenti (20,4 milioni su un totale di 40,7 milioni) e versano 99 miliardi di Irpef, quasi il 60% su un totale di 167 miliardi. I pensionati (14,8 milioni di dichiaranti) ne pagano 58,5 miliardi (35% del totale). Tutt’altra musica per i lavoratori autonomi, che versano 9,6 miliardi, il restante 5,7% del totale. Istat e Censis ne stimano circa 7,5 milioni, ma i dichiaranti sono soltanto 5,4 milioni, di cui i versanti con redditi positivi appena 2,8 milioni. Di questi, oltre i tre quarti (77%) dichiarano redditi tra 3.500 e 11.000 euro lordi e pagano un’Irpef media di circa 200 euro l’anno. Un altro 15,9% – con redditi tra i 15 mila e i 35 mila euro – paga un’Irpef media di circa 1.500 euro, insufficiente anche per coprire i costi della sola sanità. In pratica il 93,5% (non considerando i quasi 2 milioni che non risultano al Fisco) è a carico degli altri lavoratori.
Chi pagherà in futuro i miliardi di euro per coprire i buchi del servizio sanitario, e i cento e passa miliardi della spesa per assistenza? Come si potranno pagare le pensioni agli oltre 10 milioni di soggetti che, non dichiarando nulla ai fini Irpef, e ovviamente sono anche privi di contribuzione?

A queste domande il rapporto non da’ risposte, ma noi ne suggeriamo una: non pagheranno certo dipendenti e pensionati. Abbiamo già dato. Ecco applicata alla lettera “La Statistica” di Trilussa:

Sai ched’è la statistica?

[…]

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due.


Esemplificata la precarietà della giustificazione di farsi eleggere per fare comunicazione va considerato più che lecito che qualcuno voglia candidarsi a qualcosa, ma gli elettori dovranno in ogni caso sapere esattamente, e con prove documentali, il motivo per cui votarli. La storia è lì a dimostrarci che le istituzioni italiane non si cambiano dal loro interno. In ogni caso gli indipendentisti dovranno elaborare un progetto istituzionale che convinca la popolazione a cui intendono rivolgersi. E se avessero tale progetto già da ora; se lo propagandassero capillarmente; se questo ottenesse il consenso popolare, la secessione sarebbe un atto che si fa un minuto dopo proprio con l’approvazione della cosiddetta sovranità popolare.

Si fa un gran citare delle esperienze scozzesi e catalane; ma nessuno dice che:

Il Parlamento scozzese ha enormi poteri, e il referendum scozzese fu preceduto da un “Libro Bianco” che illustrava puntigliosamente il dopo indipendenza.
Anche la Generalitat de Catalunya ha un’autonomia che il Veneto non otterrà nemmeno se i sogni di Luca Zaia si avverassero, e che i catalani si sono guadagnati l’appoggio di circa il 50% della popolazione, perché da tempo possono esibire una bozza di progetto istituzionale per il nuovo Stato.

Dunque, se gli scozzesi sapevano, e i catalani conoscono per cosa votare; i veneti senza un patto di convivenza civile convenuto a priori si troverebbero a designare solamente delle persone senza titolo di credito che promettono di fare questo e quello. E gli individui che nel tempo hanno chiesto e ottenuto il voto per l’autonomia, per il federalismo, e ora per l’indipendenza, una volta eletti, oltre ad incassare privilegi e prebende personali, cosa hanno fatto e ottenuto?

Il 29 Aprile a San Bonifacio (VR) si terrà un’assemblea pubblica dove, tra l’altro, si presenterà un progetto autodeterminativo. Sarà la volta buona? Tale progetto conterrà tutte le risposte che uno Stato indipendente del Veneto dovrà dare? Vedremo!
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Re: Referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » sab apr 29, 2017 8:05 pm

???

REFERENDUM PER L’AUTONOMIA: TRAPPOLA MORTALE PER GLI INDIPENDENTISTI
di SILVANO CAMPAGNOLO
29/04/2017

https://www.miglioverde.eu/referendum-l ... endentisti

Io ho un dubbio: quanto ci metterà la Lega a impadronirsi di qualsiasi risultato il referendum del 22/10 darà? Provo ad esprimere qualche ipotesi/pensiero sulla questione.

Il referendum consultivo richiede ai votanti se vogliono una maggior autonomia regionale. Autonomia che sta ovviamente stretta a tutto il variegato mondo indipendentista sia veneto che lombardo. Autonomia che però, secondo la retorica leghista, dovrebbe essere il trampolino di lancio per una futura indipendenza di Veneto e Lombardia, ma che di fatto è solo un “piuttosto di niente meglio piuttosto” come si dice dalle mie parti. Ho cercato quindi di immaginare da un punto di vista politico indipendentista i due scenari: quello in cui vince il no ed ovviamente quello in cui vince il si.

Se vince il NO, (assai improbabile) si porrà una pietra tombale sull’indipendentismo e ce la metterà proprio la Lega, dato che non essendo più la Lega di 30 anni fa, “secessionista”, ma essendo “maturata” (o forse marcita) in Lega “Italiana”, avrà gioco facile a spiegare ai veneti ed ai lombardi che a volere l’indipendentismo sono in 4 gatti “venetisti” esaltati e che invece la “gente” vuole restare in italia, ovviamente rappresentati dal partito “Lega Italiana” che è esattamente il partito per l’unità nazionale in cui la Lega si è trasformata. Di fatto quindi sarebbe una legittimazione delle politiche salviniane.

Nel caso molto più probabile che vinca il SI, la Lega si impadronirà subito del risultato politico, portando a Roma istanze “farlocche”, dato che sappiamo benissimo che per trasformare una regione da ordinaria a statuto speciale serve un iter parlamentare piuttosto complesso e di fatto impossibile da superare visti i numeri, ma le porterà a proprio nome, forte quindi di un certo “consenso elettorale totalmente leghista” (qui le 11 cose da sapere sul referendum). Gli indipendentisti verranno quindi messi in un angolo e la vera protagonista sarà la Lega, grande vincitrice del referendum. I movimenti indipendentisti veneti e lombardi saranno messi a tacere dato che “il risultato” inequivocabilmente dimostrerà che la “gente” non vuole affatto l’indipendenza, ma vuole solo autonomia, all’interno dello stato italiano. Anche in questo caso quindi, la Lega metterà una pietra tombale su tutto il movimento indipendentista sia veneto che lombardo. Dal punto di vista del risultato quindi, a mio avviso, i movimenti indipendentisti veneti e lombardi, potranno solamente perdere, sia che vinca il si, sia che vinca il no.

Un altro aspetto politicamente interessante sarà l’affluenza a questo referendum. Nel caso di una scarsa affluenza, la Lega cavalcherà immediatamente l’onda avendo in mano un dato certo che dimostra che sia i veneti che i lombardi non sono poi cosi interessati all’autonomia e quindi nemmeno all’indipendenza e, di conseguenza, la politica della Lega Italiana è corretta e suffragata dai non votanti che non vogliono ne autonomia ne ovviamente indipendenza. Nel caso che invece, l’affluenza sia corposa, e che una gran parte dei veneti e lombardi andasse a votare, la Lega cavalcherebbe ugualmente il risultato dimostrando che è la Lega e solo la Lega che ha l’appoggio politico da parte del “popolo” e indipendentemente da quello che il popolo deciderà, il referendum sarà comunque un enorme successo solo ed esclusivamente della Lega.

In definitiva, a mio modestissimo avviso, il referendum consultivo, proposto e messo in atto dalla Lega Italiana (non credo si possa ancora chiamarla Lega Nord), è una trappola mortale per tutti i movimenti indipendentisti veneti e lombardi, oltreché una trappola politica per l’intera popolazione delle due regioni. La Lega, facendo questo referendum ha di fatto ucciso tutto l’indipendentismo “istituzionale” (cioè tutti i movimenti che cercavano di muoversi all’interno del perimetro legale dello stato italiano), con un’unica mossa. Semplicemente geniali.
Appoggiare il referendum in quanto autonomia è meglio di niente! Lo dicono anche molti indipendentisti, ma è la solita politica del “votiamo il meno peggio” all’italiana, politica che negli anni ha portato al potere persone sempre più mediocri ma sempre più voraci.

??? Rimane solo la speranza dei movimenti indipendentisti “non istituzionali” ovvero di quei movimenti indipendentisti che cercano – giusto o sbagliato che lo si giudichi – di arrivare all’indipendenza del Veneto, scavalcando lo stato italiano e ragionando direttamente con le sovrastrutture internazionali di cui lo stato fa parte e presso le quali lo stato ha firmato accordi e regole.???

I movimenti lombardi sono ancora ad uno stato embrionale attualmente, quindi non li posso considerare in quanto ancora troppo “in divenire”; non me ne vogliate, avete comunque il mio appoggio.
In conclusione: a mio parere, il referendum consultivo sulle autonomie di Veneto e Lombardia proposto dalla Lega, è un trappolone, da qualsiasi angolazione lo si guardi. Il tempo è galantuomo dicono, vedremo che succederà.


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