Viçensa

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Messaggioda Berto » lun mar 17, 2014 10:19 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » mar mar 18, 2014 9:01 am

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ipinto.jpg


Le ensemense de wikipedia taliana sol nome Viçensa

http://it.wikipedia.org/wiki/Vicenza#Toponimo

Pare che il primo nome dato dai Veneti alla città sia stato Berga, nome ricordato anche nel primo teatro romano costruito in città che si chiamava appunto Teatro Berga. Certa è, invece, la denominazione assunta in epoca romana: Vicetia o Vincentia o ancora Vicentia. Nel Secolo XI si arriva a Vicencia fino all’odierna Vicenza. L'origine del nome può essere fatta risalire al latino vincens (vincente) o al greco Oniketia (terra dei Veneti).

Xe da dir ke :

Berga de Borgo Berga, Teatro di Berga e de Monte Berico (Bergo, Berego) e Monti Berici (Bereghi), xe da łigar a Bergamo e a tanti antri toponemi goałivi endoe ke Berg- vol dir “monte, ròca, col”...

El teatro dito Berga el xe sta fato fora del perimetro de ła çità entel periodo dito de “epoca romana o veneto romana” e pararia da ła so tenega de costrusion, morfołoja e rexa formal, torno el I secoło dapò Cristo (ma no se sà come kel se ciamàse) co modefeghe pì tarde (Berga a Viçensa xe el nome de on soborgo meridionałe de ła çità atestà solké dal Medhoevo, no ghè atestasion łeterare/xletrane pì vece e gnanca so eiscrision; wardar ła Storia de Viçensa, p. 171 e de torno; ed. Kademia Ołenpega).



Berga

Da I Veneti Antighi
de Jułia Fogołari e A. L. Proxdoçimi, p. 405
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Berua e Berici

Berua è attestata, oltra all’etnico in un noto passo pliniano (Feltrini et Tridentini et Beruenses raetica oppida...NH III, 139), in alcune iscrizioni (CIL V, 2071, Feltre: V, 947, Terzo presso Aquileia: VI 3559, Foro Traiano, VI 1058 = Dessan 2157)
[Nota mia: Plinio nol se riferia a Viçensa ma a Verona e a l’ara del Trentin ke xe dei Reti].

Secondo C.B. Pellegrini (LV ii p. 456; cfr. 1974 in “Arch. Veneto” pp 19-20): «La vecchia ipotesi di ricercare Berua nella zona dei Berici (Vicenza) non pare ancora del tutto destituita di fondamento e può sempre venire in soccorso il vetusto quartiere di Bèrga (all’anno 983 Berica, anno 1068 Beriga [da un *Ber(u)ica?]), molto ricco di memorie di epoca romana, alle pendici del Monte Berico (vedi G. B. Pellegrini, in «Arch. st. di Belluno, Feltre e Cadore» XXVIII, 1957, pp. 129-130 e bibl. ivi citata).

In origine Bèrga costituiva un centro autonomo da Vicenza e diviso da quest’ultima dal fiume Retrone (secondo il Da Schio ed altri studiosi locali, vedi anche G. Giarolli, Vicenza nella sua toponomastica stradale, Vicenza 1955, pp 38-39)».
Pur ritenendo valida l’ipotesi lessicale, cioè che Bèrga derivi da un *Ber(u)ica, pare difficile che vi sia anche identità topografica a causa della localizzazione di Plinio (con parziale conferma nelle epigrafi): un oppidum retico presso la citta di Vicenza è poco credibile anche se non impossibile.
Quindi si dovrebbero almeno porre due *Berua, indice di parola significante; per b iniziale la forma è probabilisticamente non venetica.


Berua
viewtopic.php?f=45&t=101
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 9ocnc/edit
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Borgo Berga - voxe toponomastega çelta o xermana ?
viewtopic.php?f=45&t=1028

Berg, Berga, Berger
viewtopic.php?f=45&t=104
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... htdTA/edit
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I Reti
viewtopic.php?f=195&t=513
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... V5ak0/edit
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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » dom mar 23, 2014 3:45 pm

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... pitura.jpg


Da “Toponomastica Veneta” de Dante Olivieri, (p. 151, ed. 1961;)

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Vicetia
V. Mommsen, CIL, V. 268: «Vicetia in titulis plurimis optimisque, in optimis quibusque libris. E contrario Vincentia non legitur nisi in titulo non optimae aetatis» Ma pure è detto Vicentia e Vicentia già presso P. Diacono, Vincencia Codice Ecclesiastico 5 (1074): v. Prati, Esc. II 183.


Da I Veneti Antighi, de Jułia Fogołari e A. L. Proxdoçimi

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p. 401
Vicetia
La tradizione manoscritta degli autori antichi oscilla tra Vicetia e Vicentia: la più antica attestazione (135 a.C.) è senza nasale (etnico Veicetinos) e indica che tale era la forma primitiva: si vede bene come l’influenza di nomi in -entia (Placentia, Pollentia) abbia esercitato un’attrazione (facilitata dalla debolezza di n anteconsonantico in venetico?) senza che si veda la possibilità di un’attrazione in senso inverso.
Secondo questa formazione (e concordemente con i dati storici) il toponimo rimanda a una spigazione prelatina.
Potrebbe trattarsi di un nome gallico (di conserva con la notizia di Pompeo Trogo in Giustino sulla fondazione gallica della città) e formazioni in -et(o)- no sono estranee al celtico contientale.
D’altra parte l’accertata presenza de Veneti (le iscrizioni!) a Vicenza e la struttura analoga a Venetia, indicano un toponimo venetico.

Secondo il Wolf («Mannus», XXII, 1930, p.204) seguito dalla Karg («WusS», 1941-2, p. 186), dal Radke (P.-W. VIII – 2, coll. 2053-4) e dal Krahe (Spraghe, p. 105: come Mala-vico in Dalmazia, CILL III 10121), deriverebbe da *weik di latino vicus, greco οἶxος (Pokorny, IEW, p. 1131 e Walde-Hofmann, II, pp. 782-3) con uma formazione comparabile a Σερέτιον (su cui Ktahe, «IF», VII, 1939, p. 129, ove analizza *set-io-n e cita Σερέτον, castello della Dardania, in Procopio, De Aed. IV 4).
La spiegazione si fonda sulla sola attestazione di -ei-, contro tutte le altre -i-, compreso Tolomeo (Geografia III, 1, 26) che per la cronologia bilancia vei- di CIL V 2490 cit. veiko- è testimoniato dalla divinità *Veikos Noriceios (§ 6.1), venetico e non celtico per -ei- conservato; è possibile che esistessero entrambi i continuatori (come in sanscrito, greco e baltico) e che un *viket- sia stato rimotivato da weiko-, donde la variaziante veicet-.
In ogni caso la derivazione da v(e)iko- indica la funzione di derivazione anche denominale per -(e)to-.


p. 411

*veikos: da restituire al lessico istituzionale locale sulla prova di Veicetia (-eto/-ia su base nominale; come Veneti; cfr. appresso) e Veica Noriceia, divinità topica, ipostasi di *Veikos Noriceios; i risvolti istituzionali sono da sviluppare insieme con l’identificazione della posizione semantica rispetto a:

*teuta: «Le nom *teutà- du «peuple» en tant qu’unité politique a una aire englobant le messapien, 1'osco-ombrien, le vénète (163, etc.), le gaulois, le celtibère, le brittonique, le gaélique, le germanique et le baltique, mais ne comprenant pas le latin» (Lejeune 1974 ‘Manuel’).

Anche qui l’importante non è la conservazione lessicale ma la configurazione semantico-istituzionale (sul concetto Prosdocimi 1978 ‘Lessico’) e il sistema in cui entra.
Come semantica istituzionale è il nome della comunità che agisce quale persona giuridica (soggetto di un verbo votivo: Ca 13), in nome di cui si agisce (u teuta[ : Ca 24), e arriva a coprire il concetto politico (in senso stretto e non generico) di ‘pubblico’, come è supposto dal denominale teuters ‘publice statuerunt’ (Pa 14, § 2.2.4) e dall'abbreviazione te(utike?) `publice’ apposta a cippi terminali (inediti da Oderzo: v. ad *Pa 14 cit.); teuta forma nell’Italia antica un microsistema tipico (Prosdocimi 1978 ‘Lessico’ cit., da correggere per un presunto valore ‘nomen’ secondo Prosdocimi 1982 ‘Safini’).
L’importante non è la conservazione, ma il sistema in cui entra:
– nelle istituzioni italiche entra con ocri-/ocar;
– in latino vi è assenza ma per sostituzione recente della coppia italica; vi è rimasto come spazio semantico (riadattato) ma non come lessema: urbs – arx nella coppia canonica ‘salva urbe arceque’; il lessico – eccetto arx che va con acri- ne rimpiazza uno precedente: urbs è imprestito, e civitas derivato, successivo all’elaborazione istituzionale di civis;
– in venetico il tipo ocri- sembra escluso da *poli-‘πόλις’; in Pilpotei è trasparente: *p°li-poti- ‘signore dell’arx’.
La vocalizzazione di -°l- è indipendente, come altrove, dall’esito di “l(°)”(cfr. § 4..1.2); qui dipenderà dal colorito della vocale successiva (i); cfr., ma la situazione non è identica, Silis < *selis < *selio- + -s (v. sopra § 4.2).
A parte il valore per questa onomastica ‘aristocratica’, è di grande importanza il dato istituzionale: la cittadella ha il nome non italico di ocri- (cfr. s.v. teuta) ma quello del greco, lituano, etc. *p°li-; come panindeuropeo è meno significativo, ma è comunque un dato acquisito.
Da questo punto di vista il venetico sembra appartenere al tipo greco con πόλις, cui però non è ignoto il lessema corrispondente a ocri e arx, cfr. il tipo akró-polis.

Tuttavia il tipo ocri- è attestato dal toponimo Ocra (e, forse, nella variante akr- in Acerra: § 5.3.3 (e ghe xonto mi in Trinacria?), il che propone una situazione lessicale non difforme da ‘quella dell’italico e del latino, che pure conosce il termine ocri- ma nel senso di ‘mons confragosus’ (Livio Andronico in Festo, cfr. Walde-Hofmann s.v. e Prosdocimi 1978 ‘Lessico’ cit.), il che permette per il venetico la sopravvivenza di un termine come poli: sopravvivenza a che titolo istituzionale?
Fossile onomastico o vitale e significante, così da dare un nome trasparente? Nel caso estremo che *poli- fosse in venetico il corrispettivo di ocri- nella coppia istituzionale ‘comunità’ (teuta) e ‘centro munito’ (di riferimento), non si avrebbe ancora una diversità dall’italico significativa a fini classificatori, ma solo una diversa utilizzazione lessicale per spazi semantico-istituzionali comuni: non diversamente il latino ha urbs al posto di teuta.
Se questa è una spiegazione per l’ipotesi più contraria a quel tipo di unità storico-culturale latino(-italo)-venetica presupposta da termini come louko-(appresso e § 2.2.4), la verisimiglianza diacronica porta a una ricostruzione per cui vi è un primo stadio comune nel quale c'è una terminologia comune poco fissata e mobile, nel senso non di vaghezza (che non avrebbe senso istituzionale).
...

Teuters, teuta, touta, totam, touto, toutatis, tuath, teutoni, tote, tutore, ...
viewtopic.php?f=87&t=140
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... FXREE/edit
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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » dom mar 23, 2014 3:46 pm

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vico,
s. m. raro lett. ‘borgo, villaggio’ (1540, in un testo istriano cit. da Fontanot; av. 1547, P. Bembo), ‘vicolo’ (av. 1321, Dante: ora proprio dei dial. mer.).
Derivati:
vicolo,
s. m. ‘via urbana di dimensioni modeste’ (1619, M. Buonarroti il Giovane; l'es. di Giordano da Pisa, av. 1311, riportato dai vocabolari, è falsificazione di F. Redi; vicolo cieco ‘senza sbocco’: 1891, Petr.; ant., in autori tosc. – 1619, M. Buonarroti il Giovane e av. 1742, G. B. Fagiuoli – vicolo senza riuscita: cfr. via senza uscita; per vicolo senza uscita V. uscìta), fig. ‘situazione complessa, senza uscita’ (1934, A. Palazzeschi, cit. dal Batt. s. v. cieco).
Vc. dotta, lat. vicu(m) ‘borgo’ (con diverse concordanze in altre lingue indeur.), che, dall'iniziale sign. di territorio privo di ville, ma dove si teneva mercato (VR XX [1961] 114), ha sviluppato il senso specifico di ‘quartiere’, ‘strada’, da cui il dim. viculu(m), che ha dato l'it. vicolo, per via dotta (nei confronti del pop. Vicchio, top. tosc.: AGI XIII [1892-94] 384).

http://www.etimo.it/?term=vico
http://www.etimo.it/?term=vicolo

veicolo,
s. m. ‘qualsiasi mezzo di trasporto, per persone o cose, spec. meccanico e guidato dall'uomo’ (sec. XIV, Livio volgar.; 1313-19, Dante: veiculo; un veiculum, forse ‘tipo di recipiente’, è documentato nel lat. mediev. di Bologna nel 1196, Sella Em.), ‘qualunque mezzo atto a propagare o diffondere q.c., anche fig.’ (veiculo: 1588, F. Sassetti; anche nella Circe del Gelli, 1549, secondo Berg. Voci), (chim.) ‘sostanza inattiva usata per presentare nel modo più opportuno sostanze attive a essa miscelate’ (1879, TB), ‘nella tecnica farmaceutica, eccipiente’ (av. 1594, M. Malpighi: LN XXVII [1966] 38).
Locuzioni:
veicolo spaziale ‘qualunque veicolo capace di trasportare un carico oltre l'atmosfera terrestre’ (1961, Diz. enc.).
Derivati:
veicolare 1,
agg. ‘dei veicoli, mezzi di trasporto’ (1942, Migl. App.), ‘di veicoli, come mezzo atto a propagare o diffondere q.c.’ (1961, Diz. enc.),
veicolare 2,
v. tr. ‘trasportare’ (1963, Migl. App.).
Vc. dotta (con alcune continuazioni pop. nei soli dial. it.), lat. vehiculu(m) ‘mezzo di trasporto’, dal v. vehere ‘trasportare’, di orig. e ambito indeur. Il lat. dei giureconsulti conobbe anche l'agg. vehiculare(m) ‘relativo ai veicoli’, ma l'it. veicolare in senso mod. dipende prob. dall'ingl. vehicular, entrato nella lingua, sia pure in accez. proprie, fin dal 1616.

http://www.etimo.it/?term=veicolo
http://www.etimo.it/?term=vicino

vicino,
agg. ‘che si trova a una distanza relativamente piccola rispetto al punto cui si fa riferimento’ (1300-13, Dante), ‘di cose o persone che si trovano a breve distanza l'una dall'altra’ (av. 1321, Dante), ‘che è imminente, che sta per giungere, accadere, verificarsi’ (1581, T. Tasso), fig. ‘simile, somigliante’ (1879, TB),
s. m. ‘ogni abitante di una casa, di un rione e sim., rispetto a tutti gli altri’ (av. 1294, Brunetto Latini),
avv. ‘non lontano, accanto’ (1810, Stampa milan.).

Locuzioni:
da vicino ‘da poca distanza’ (1374, F. Petrarca),
essere vicino a ‘stare per fare’ (1353-58, G. Boccaccio),
essere vicino ai cinquanta ‘di persona che ha quasi cinquant'anni’ (1961, Diz. enc.),
farsi vicino ‘avvicinarsi’ (1961, Diz. enc.),
sentirsi vicino a qc. ‘partecipare ai suoi sentimenti’ (1961, Diz. enc.),
vicino a ‘accanto a’ (1348-53, G. Boccaccio), ‘nei pressi di’ (av. 1321, Dante).

Derivati:
vicinale,
agg. (dir.) ‘detto di strada privata esterna all'abitato e aperta al transito pubblico’ (1855, Ugol.: “Non è voce di Crusca, ma necessaria”; la Crusca lo registra per ‘vicino’ s. v. strada; nel 1313, a Padova, era riferito a ‘fossa’: Rez.; 1832, Bonavia: chiasso vicinale),
vicinanza,
s. f. ‘stato, condizione o posizione di vicino’ (av. 1292, B. Giamboni; vecinanza in Iacopone, av. 1306; nell'es. di Crescenzi volgar., 1350 ca., riportato dal TB, è trascritto erroneamente veemenza; in vicinanza di ‘nei pressi di’: av. 1698, F. Redi),
al pl. ‘luoghi vicini, zone circostanti’ (1875, Rigutini-Fanf.; al sing.: av. 1527, N. Machiavelli Andria I 1),
vicinato,
s. m. ‘insieme di persone che abitano una stessa casa, rione o quartiere e la zona stessa in cui esse abitano’ (sec. XV, Miracoli della Madonna), ‘insieme di rapporti che intercorrono fra vicini’ (1939-40, Palazzi),
viciniore,
agg. ‘nel linguaggio burocratico, più vicino, limitrofo’ (1812, Bernardoni; 1848, Ugol.: “non trovasi in niun buono scrittore”; 1905, Panz. Diz.: “comparativo mal foggiato, a simiglianza di maggiore, peggiore, ecc. Antico termine curiale”).

Dal lat. vicinu(m), propr. agg. ‘dello stesso borgo (vicu(m): V. vìco)’ sostantivato già in latino.
Ne derivò anche l'altro agg. vicinale(m), usato come attributo di via(m) vicinale(m), che ha delle continuazioni anche come s. (VR XXI [1962] 3 nota 7, per tutta la famiglia di vicin-). In viciniore si riconosce la forma del comparativo lat. di vicinu(m): viciniore(m) ‘più vicino’. Dal lat. mediev. vicinantia(m) (vicinancia a Como nel 1167: Niermeyer) si hanno larghe tracce anche nella top. dell'area alpina con appendici nella pianura lombarda (RLiR IX [1933] 310), come pure di vicinata(m) (nell'847: Niermeyer), anche appellativo dial. (AGI XVIII [1902-05] 330). Gli altri derivati sono di formazione italiana.


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Da “Le Origini della Cultura Europea”, de Joani Semerano

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Vicenza
È l’antica Vicetia, ΟÙιxετία dei Greci, affacciata al Bacchiglione che costituì una notevole arteria di traffico sino a Padova; alla Laguna e verso la media valle dell’Adige guidavano le valli dei rami sorgentiferi del Bacchiglione stesso, l’Astico e il Leogra.
Il nome Vicetia ha la base di vicus che designò originariamente “terreno limitato da canali, corsi d’acqua”, come erano molte città antiche: accadico īku (diga, ‘Deich’) ed etû (limite, ‘Grenze, Nachbar’). Una voce idronimica scopre anche Astico il nome antico dalla base corrispondente āsītu (sbocco, ‘exit’, ‘das, die Hinausgehende; ein Ableitungs-Kanal’) con la componente -ico che cui ha il valore di accadico īku (piccolo corso d’acqua, ‘kleiner Wassergraben’).

Vic-
Vīcus, -i (vecus dialettale). Antico indiano veçáh- (casa), al quale viene accostato, è nel senso particolare di “postribolo”.
L’antico persiano vip-am (abitazione), corrsisponde ad accadico viÞ-am (abitazione), corrisponde ad accadico bītum, bētum (casa, ‘house’): οĩxος al quale viene accostato, corrisponde a accadico ajjākum (w)jāku (‘high house, a structure in a temple.
Il latino «vīcus» richiama più direttamente accadico (w)īcus, (w)eku, igu (appezzamento di terreno circondato da uno sbarramento, ‘plot of landa surrounded by a dike’, CAD, 7, 66 sg.).


Dal dixonaro on line etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani

Vico : latino vícus e più anticamente veicus, propriamente casamento, aggregato di casa, e indi nella città quartiere, rione, in campagna villaggio, borgo, che confronta col sanscrito vêçàs casa [al plurale sanscrito viç-as uomini, onde viç-patis re, signore del popolo = lituano vész-patis padrone; venetico pilpotis], con ło zend. vi(c) castello, casa, clan che era secondo Justi, associazione di quindici uomini e donne [onde viç-paiti capo del clan], col gotico veihsa = antico alto tedesco vîc, inglese vick [cfr. celtico : cimbr. gwig, cornovallico gwic, irlandese fich/villaggio, coll’antico slavo vĭsĭ podere, predio, coll’antico prussiano xais-pattin padrona di casa e col greco oîkos per *Foikos casa, onde oikèin per Foikèin (= tedesco voh-hen?) abitare : dalla radice vis- = viks-, vic- andare verso, onde il sanscrito viç-âmi = greco íkô per *Fík-ô vengo, viç-aya asilo: sicché propriamente luogo dove più persone convergono, dove si entra [sanscrito viç entrata, ingresso].
Borgo, terra: [da quí il nome di vari luoghi come Vico-equense e Vicarello in Italia e Vic-le-Comte, Vic-en-Carlades ecc. in Francia].

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -vicus.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 2/vick.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 2/veho.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -vagen.jpg
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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » dom mar 23, 2014 4:17 pm

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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » dom mar 23, 2014 4:43 pm

Vago, vado, guado, viajo, via, weg, cal, aller, andar, yamda, sentu, sentiero, semita, camin, traget, troed, treide, troxo, trames ...
viewtopic.php?f=44&t=95
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... dIbG8/edit

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«Portare, trasportare»

Un’altra azione elementare è certamente quella del «portare, trasportare», che implica un contesto di mobilità, e doveva avere una funzione primaria sia nella raccolta che nella caccia.
Inoltre, le attestazioni nelle lingue uraliche di significati come «partorire» «essere incinta», e in area germanica quelle di «culla», potrebbero indicare che uno dei possibili contesti primitivi della nozione fosse anche la gravidanza, intesa come «trasporto di un peso».
Molto più tardi sono invece gli sviluppi di «peso» e «pesare», che implicano ormai l’esistenza di tecniche di misurazione e di scambi commerciali, e quelli di «animale da soma» e «carro», che implicano anche la domesticazione e l’invenzione della ruota.
E non a caso essi non sono pan-IE.

Anche nell’area dove si è sviluppata la nozione del «carro» la nozione dovette essere preceduta da quella di veicoli senza ruote, come la «benna» e la «slitta», e prima ancora da quello di «leva» e «tronco di appoggio», al centro delle quali probabilmente c’è la tecnica, ancora oggi usata dai muratori, del bastone che rotola sul quale si fa perno per sollevare un peso mobile.
Questa famiglia lessicale EAA (euro-afro-asiatica) rappresenta dunque un buon esempio di stratigrafia, che ci porta dalle sue origini nel Paleolitico fino al Neolitico.

Ecco la documentazione nei diversi phyla della stessa radice.

PIE *uegh- «muovere, tirare, viaggiare» e simili (P. 1118-1120): antico indiano váhati «porta, viaggia, tira, porta a casa, sposa»; avestico vazaiti «tira, porta», antico indiano vāháyati «lascia portare», vahana- «che porta, che viaggia», «trasporto, viaggio, animale da soma, carro, battello», vahítra- «veicolo, battello» vahyá- «veicolo, sella, giaciglio», avestico vazya- «carico, fardello», antico indiano vṓdḥar- «cavallo, bue da soma», vahà- «animale da soma, veicolo», avestico vāza- «tirare, trasporto, animale da soma», ecc.; greco ókhos «carro», okhéo «porto», okhleús «leva»; latino vehō «portare, trasportare, viaggiare, portare», umbro arueitu «advehitō», kuveitu «convehitō», latino vehis «carro», vehemēns «veemente», vectis «leva», vectīgal «tassa», veia «plaustrum»; antico irlandese fēn «veicolo», gallese gwain «veicolo», amwain «portare in giro», arwain «portare», cywain «viaggiare», latino e gallico covinnus «veicolo», antico irlandese fecht «viaggio, tempo, volta», medio gallese gweith, gallese gwaith «lavoro», cornico gweth gwyth «volta», bretone gwez gweach «volta», gallico Vectirix,.Vecturius, gotico gawigan «muovere», antico islandese vega «muovere, levare, sollevare», antico sassone wegan «pesare», anglosassone wegan «portare», gotico wigs, antico islandese vegr, antico alto tedesco e antico sassone e anglosassone weg «via», antico islandese vigg, antico sassone wigg, anglosassone wicg «cavallo», antico islandese vētt «peso», antico islandese v(o)g «leva», plurale vagar «slitta», antico alto tedesco e antico sassone waga «culla», antico islandese vagga «culla», antico alto tedesco wiga «culla», antico alto tedeco wagan, antico islandese vagn «carro» ecc.; lituano vežù vèžti «viaggiare», vežìrnas «carro», antico slavo vez(o), vesti «vehere», vozъ «carro» ecc.

PAA *wəg(y)-/*wag(y)- [Bomhard 1984, p. 230 nr. 126]: «portare, trasportare, pesare»: PSEM *wad(z)-ar > aramaico wazara «trasportare», wizr «fardello, peso», ebraico wāzār «criminale, colpevole»,
PSEM *wad(z)-an- > aramaico wazana «pesare», wazn «peso, misura»; ugaritico mznm «bilancia», ḥarsūsi wezōn «pesare»; egiziano wdn (< *wdn) «essere pesante, peso».

FU (finno-ugrico) *wiye- «prendere, trasportare» [UEW 573]: finlandese vie-«portare, portar via», estone vii «portare», lappone vikke-, vīkkiš «portare»; udmurto (votiaco) vaj- «portare, produrre, partorire, generare, viaggiare, prendere»; komi (sirieno) vaj- «portare, trasportare», «partorire»; khanty (ostiaco) wĕ- wĕj ecc. «prendere, comprare», mansi (vogulo) wü-, wiy-, wäj-, wij-, wäj- ecc. «prendere»; ungherese viv-, vi, visz- «trasportare, portare, essere incinta».
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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » dom apr 27, 2014 8:35 pm

Culti relijoxi a Viçensa da ‘l I sec. v.C. a ‘l III sec. d.C.

Immagine

https://picasaweb.google.com/pilpotis/C ... AlIIISecDC
Enteresanti ste pajne de sti studioxi kademeghi ke ciàpa le distanse da le fantaxie de çerti “doti” e par la ciàra amision ke li culti e le tradision endejne le gà seità a mantegnerse anca ente li ani diti romani en pari co li culti ofiçali de stado e de come ke la romanixasion no la gapie par gnente scançelà le edentetà logali.


Santuaro venetego de Viçensa co le bandete de bronxo:
https://picasaweb.google.com/pilpotis/S ... oDeVicensa
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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » dom apr 27, 2014 8:38 pm

???

STUDIO GEOMETRICO DELLA FORMA ROTONDEGGIANTE DI VICENZA PALEOVENETA(*)

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... icenza.gif

di Carlo Frison

http://www.carlofrison.it/vicenza.html

La forma approssimatamente circolare di Vicenza deriverebbe da quella del sito protostorico. Le forme arcuate delle strade sarebbero le vestigia dei un complesso di perimetri che avrebbero diviso il sito in zone abitative, cultuali e ortive. Gli orientamenti astronomici significativi riconoscibili apportano argomenti a favore dell'attribuzione alla protostoria dell'impianto viario.

Gli scarsi reperti archeologici protostorici attribuirebbero a Vicenza una fondazione più tarda di quella di Treviso e di Padova. Sembra che il processo di aggregazione urbano si avvii all'inizio del VI secolo a.C. Infatti non abbiamo documenti paleoveneti precedenti(1). Tuttavia è presumibile che l'abitato abbia origini più antiche. Attorno alla città non mancano ritrovamenti di epoca neolitica e eneolitica in zone che sono ancora più ricche di reperti dell'età del bronzo non solo tra i Berici a Fimon e Castellon del Brosimo, ma anche in area suburbana a borgo S. Felice(2). Quindi è possibile che a Vicenza, in strati profondi non raggiunti negli scavi per l'edilizia, giacciano manufatti dell'età del bronzo. I comodi collegamenti fluviali verso il mare assicurati dal Bacchiglione, ricordati da Plinio e da Strabone, possono aver favorito questo sito tra quelli di tutta l'area compresa tra le Prealpi e i Berici ancora prima dell'epoca paleoveneta, finché si impose come centro direzionale di un vasto territorio. Alla maggiore altitudine della città, superiore fino a nove metri rispetto alle zone limitrofe, può aver contribuito un dosso fluviale, ma preponderante è stato il contributo delle edificazioni nel corso dei millenni. Le laminette bronzee paleovenete scoperte nella piazzetta S. Giacomo erano a una profondità di sette metri.
Benché il materiale paleoveneto raccolto a Vicenza sia sporadico e quasi sempre privo di dati di rinvenimento e di contesto stratigrafico, è parimenti significativo il fatto che i luoghi che hanno dato materiale da abitato si trovino nell'attuale centro storico più o meno allineati lungo l'asse che corrisponde alla via che taglia da oriente a occidente la città. Ciò fa sospettare che il corso Palladio fosse la strada principale dell'abitato paleoveneto. Per sostenere questa ipotesi, in mancanza di sufficienti dati archeologici, bisognerebbe fondarla sulla base di criteri urbanistici. Questo metodo è usualmente applicato per attribuire ai romani un impianto viario, data la loro caratteristica pianificazione ortogonale. Il fatto è che, là dove manca l'ortogonalità nelle città padane, spesso si è riscontrato che l'urbanistica medievale-moderna abbia conservato le vestigia di disposizioni protostoriche di edifici, e quindi di strade. Vicenza non farebbe eccezione, anzi è un ottimo caso di possibile applicazione del criterio protostorico di tracciare il perimetro rotondeggiante e alcune strade con orientamento astronomico.
Il punto di partenza è l'osservazione della forma pressoché circolare delle mura comunali, che coincidono con i tratti delle mura romane ritrovate e con alte arginature di probabile origina protostorica. Gli argomenti per attribuire l'ampiezza del sito a un insediamento protostorico sono archeoastronomici e geometrici. Lo studio è più cartografico che archeologico, dato che sono relativamente scarsi i reperti archeologici, né si propone di distinguere le zone abitative da quelle cultuali e ortive. Inoltre sono considerate solo le tracce cui si possa attribuire semplici e probabili significati astronomici.
Iniziamo dall'orientamento astronomico. Il corso Palladio è ritenuto il decumano massimo perché tre tratti di basolato di epoca romana sono stati trovati sotto di esso. Per di più la disposizione della via sul crinale del dosso formato dall'accumulo dei detriti edilizi indica che è sempre stato l'asse principale della città. L'azimut del corso Palladio, misurato sulla carta tecnica regionale al 5.000, è di 241°. Tale misura è molto prossima a quella del tramonto della luna nel lunistizio di amplitudine minore meridionale nel primo millennio a.C., tenendo conto dell'altezza di 200 m. delle propaggini dei Lessini a 16 km di distanza.

Archeoastronomia di Vicenza protostorica. Le linee punteggiate e tratteggiate indicano le tracce protostoriche rimaste e gli orientamenti astronomici. Il corso Palladio ha la direzione del tramonto della luna a un lunistizio minore (L. Min.). Il corso Fogazzaro ha la direzione della levata della luna a un lunistizio maggiore (L. Mag.). Lo sviluppo approssimatamente circolare delle mura comunali deriverebbe dal perimetro della città paleoveneta. A sud, un arco di circonferenza limitato da due corde ha come asse di simmetria la linea meridiana passante per il centro della circonferenza maggiore. A ovest, è ricavabile dai percorsi stradali arcuati un cerchio schiacciato avente un asse nord-sud e l'altro asse in senso ovest-est diretto al centro della circonferenza maggiore.


L'altra strada di interesse archeoastronomico è l'ampio corso Fogazzaro, ritenuto antico per il ritrovamento di un tratto di basolato, non proprio sotto di esso, ma a fianco della chiesa di S. Lorenzo a pochi metri da ciglio stradale. Il rilevamento dell'azimut del corso è soggetto a più di una incertezza. Bisogna escludere il breve tratto iniziale che compie una leggera curva rispetto al resto del corso. Inoltre, il basolato trovato sotto gli edifici addossati alla chiesa, demoliti all'inizio del Novecento, indica che la strada attuale non passa esattamente sopra quella antica. La direzione della strada punta verso la sommità delle Scalette (altitudine di 80 m) sul declivio dei Berici, alla distanza di un chilometro. La vicinanza del monte influisce notevolmente sul calcolo della prima visibilità dell'astro, sicché bisognerebbe conoscere da quale punto della strada (lunga 300 m) venisse fatta l'osservazione, e considerare l'altitudine della strada che attualmente è di 40 m. Pur con tutte queste incertezze, è ipotizzabile per la strada originaria l'azimut di 138° che è molto vicino a quello del sorgere della luna al lunistizio di amplitudine maggiore meridionale nel primo millennio a.C.
L'osservazione della luna dal corso Fogazzaro verso la sommità delle Scalette sarebbe da porre in relazione col culto di una divinità femminile praticato sui pendii dei Berici, dalle parti del luogo dove è stata costruita la basilica della Madonna di monte Berico. Lo deduciamo da alcuni toponimi che ci suggeriscono che da queste parti si praticassero culti pagani. Il nome contrà Porton del Luzzo (versi i Berici) deriva secondo l'ipotesi più probabile da Lucus, bosco sacro, che si sarebbe esteso dalla città ai monti(3). La via Avogadro di Casanova (una salita alla basilica sul Berico) era un tempo chiamata "stradella del Diavolo"(4). Sempre ai piedi del Berico, alcune mappe antiche indicano un masso denominato "sasso di donna Berta", che sarebbe indizio di convegni di streghe, dato che Berta è frequentemente il nome delle streghe nelle tradizioni popolari cimbre(5). In aggiunta al carattere cultuale dei toponimi, abbiamo l'origine misteriosa della via sacra delle Scalette, una singolare scala monumentale costruita all'inizio della più antica salita al monte Berico. Dai documenti gli studiosi ritengono che doveva esistere una scala in quel luogo almeno qualche secolo prima dell'edificazione del santuario della Madonna di Monte Berico(6). Tra le varie salite al santuario i devoti preferivano quella più ripida delle Scalette finché non fu realizzata a metà del '700 la nuova via porticata. Viene il sospetto che le Scalette fossero il percorso sacro di riti pagani che il cristianesimo ha sradicato dedicando il monte alla Madonna.
Riprendendo il discorso sulla topografia di Vicenza. Dopo aver ottenuto con gli orientamenti verso la luna all'orizzonte la prima prova dell'origine protostorica dell'impianto viario, diamo uno sguardo complessivo alla planimetria stradale della città. L'attenzione è attratta dai lunghi percorsi di strade arcuate che avvolgono isolati di forma irregolarmente quadrangolare. Potrebbero essere i perimetri tondeggianti del sito protostorio sviluppato in zone abitative, cultuali e ortive. In mancanza di dati archeologici specifici, l'archeoastronomia fornisce l'indizio principale. Il terrapieno su cui si ergevano le mura medioevali, eccezionalmente alto e largo al Motton S. Lorenzo (a nordovest) ma molto evidente anche in contrà Motton Pusterla (a nord) e da porta Castello verso sud, non appare come opera esclusivamente medioevale. Direi che si tratterebbe dell'accumulo nel corso dei millenni dei detriti sopra un originario argine di età del bronzo. Qui prendo in considerazione solo le strade curve che si prestano a una interpretazione archeoastronomica. L'ipotesi di partenza prende esempio dalla conservazione della forma urbana protostorica in epoca romana, riscontrata in molte città padane. La prima operazione da fare è tracciare la migliore circonferenza che racchiuda la città medievale. A questo scopo ho preso tre tratti arcuati delle mura medievali, uno a ovest e uno a sud, e a nordest l'arco della contrà Canove che sarebbe proseguito a fianco di un fossato artificiale, non più esistente, chiamato "Roza de Collo" nei documenti medioevali, probabilmente su una linea prossima alla stradella del teatro Olimpico(7).
Il significato archeoastronomico della circonferenza è ricavabile ricostruendo le curve originarie secondo le simmetrie che appaiono approssimatamente. A occidente si ricava parzialmente una forma a cerchio schiacciato seguendo il percorso che inizia dalla piazza S. Biagio e procede lungo contrà S. Biagio, contrà Motton S. Lorenzo, attraversa il Castello, e continua per contrà Mura Pallamaio, girando poi per contrà Fascina e contrà Oratorio dei Proti. Il lato orientale di questo cerchio schiacciato non è più conservato nella planimetria moderna, suppongo perché cancellato dalle pianificazioni posteriori già in età antica. Il tracciato individuato si approssima apparentemente a un cerchio schiacciato allungato in senso nord-sud, formato da due cerchi minori intersecantesi, raccordato a occidente da un arco di un cerchio maggiore. Le misurazioni non consentono una approssimazione migliore di 2° o 3° dell'orientamento degli assi del cerchio schiacciato, a causa, suppongo, della larghezza dei perimetri originari, costituiti da terrapieni, palizzate e fossati affiancati, che nel corso di quasi tre millenni potrebbero essere stati alterati diversamente da zona a zona. La ricostruzione che dia gli assi cardinali riesce facilmente. I due cerchi minori, di diametro di circa 190 m, hanno centro (vedi figura) presso la confluenza di contrà Riale sul corso Fogazzaro (punto A) e presso la confluenza della stradella Loschi sulla contrà Piazza del Castello (punto B). I centri A e B determinano l'asse nord-sud. L'intersezione dei due cerchi determina quindi l'asse est-ovest che passa per il ponte delle Belle (scomparso, collegava contrà S. Marcello a piazzale del Mutilato) che sarebbe stato uno dei ponti del sito protostorico.
La determinazione dell'asse equinoziale ci aiuta nel migliorare la tracciatura del cerchio maggiore. Ponendo la condizione che il suo centro sia sull'asse equinoziale, ne troviamo conferma da un'altra simmetria ricavata dall'arco meridionale delle mura coincidente con la circonferenza. Questo arco ha l'ampiezza di una cinquantina di gradi, e è delimitato da due corde della circonferenza riconoscibili in un tratto di contrà Mure Pallamaio a ovest e lungo un lato di piazzola Gualdi a est. Se la corrispondenza non appare perfetta, si consideri le alterazioni prodotte dalle edificazioni fin dall'epoca antica, come il teatro romano presso piazzola Gualdi. L'arco e le due corde che lo delimitano hanno l'asse di simmetria sulla linea meridiana che interseca quella equinoziale nel centro della circonferenza maggiore (punto C), che risulta di circa 420 m di raggio. Possiamo considerare questo centro come il mundus della città protostorica. Gli assi equinoziale e meridiano ricavati sarebbero il decumano e il cardo della città, se non che non corrispondono a strade. In effetti sono rare le città che hanno le strade sulle direzioni cardinali richieste dal rito dell'inauguratio. Queste erano richieste ritualmente solo nell'auguraculum per l'auspicio, mentre le strade della città erano tracciate secondo altre importanti direzioni astronomiche o semplicemente secondo necessità pratiche.
Note
(*) Revisione di argomenti trattati in:
C. Frison, Vicenza antica: indagine sulle trasformazioni urbanistiche, in "il Piovego", n. 47 (1993), Padova
C. Frison, Urbanistica protostorica padana. Confronto tra Vicenza paleoveneta e Milano celtica, in "Quaderni Padani", n. 24 (1999), Novara.
C. Frison, Archeoastronomia nelle città padane, in "Astronomia", UAI, n. 5 (2001).

1) AA.VV., La fine dell'età del bronzo e la civiltà paleoveneta, in "Storia di Vicenza", vol. I, Vicenza 1987, p. 112.
2) L. Beschi, Vicenza, in "Enciclopedia dell'arte antica", Roma 1966.
3) G. Giarolli, Vicenza nella sua toponomastica stradale, Vicenza 1955.
4) Giarolli, op. cit., p. 149.
5) C. Schneller, Maerchen und sagen aus Waelschtirol, Innsbruck 1867, p. 199 ss.
6) S. Rumor, Il Santuario di Monte Berico. Le vie del Monte. Il piazzale della vittoria. Le ville, Vicenza 1926, p. 71-72.
7) F. Barbieri, L'immagine urbana, in "Storia di Vicenza", vol. II, Vicenza 1987, p. 257.

21 luglio 2008.
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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » ven mag 09, 2014 7:02 pm

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Re: Viçensa

Messaggioda Berto » mar mag 20, 2014 7:15 am

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