Censura e libertà su facebook

Re: Censura e libertà su facebook

Messaggioda Berto » mer dic 12, 2018 7:36 pm

Soros vende le azioni di Facebook e scatena la guerra al colosso social

Roberto Vivaldelli

http://www.occhidellaguerra.it/soros-ve ... YJI0kp9jVI

Tutto si può rimproverare al controverso finanziere George Soros tranne che non abbia il fiuto per gli affari. Il Soros Fund management ha risparmiato milioni di dollari questa settimana vendendo le azioni di Facebook, Netflix e Goldman Sachs, poco prima che queste calassero di valore drasticamente. A renderlo noto è il giornale finanziario statunitense Barron’s. Il Soros Management Fund ha risparmiato 17,7 milioni di dollari nel quarto trimestre, vendendo al momento giusto le azioni dei tre titoli.

I numeri parlano chiaro. Goldman Sachs ha perso il 15% nel quarto trimestre, mentre Netflix, colosso dello streaming, è crollato del 29% dalla fine di settembre, secondo Barron’s. Male anche Facebook, che ha perso il 20% nel quarto trimestre, toccando il minimo storico di 126,85 dollari martedì scorso. E di mezzo, c’è proprio la guerra aperta tra il finanziere e Facebook.

Sullo sfondo, la guerra tra Soros e Facebook

Probabilmente, e non per una fortunata coincidenza, il Soros Fund Management ha venduto il pacchetto azionario di Facebook poco prima della pubblicazione dell’articolo del New York Times, secondo il quale il colosso di Mark Zuckerberg avrebbe ingaggiato una società per indagare proprio su George Soros e sulle sue attività. “Sì, abbiamo incaricato Definers Public Affairs di indagare su Soros. Ma non abbiamo chiesto loro di contribuire a creare fake news” sottolinea in un comunicato il capo della Comunicazione & Policy di Facebook Elliot Schrage.

“Sì. Nel gennaio 2018, l’investitore e filantropo George Soros ha attaccato Facebook in un discorso a Davos, definendoci una “minaccia per la società”. Non avevamo mai sentito una tale critica da parte sua e volevamo determinare se avesse qualche motivazione finanziaria” osserva. A tal proposito, Facebook ha scoperto Soros ha finanziato la campagna Freedom from Facebook e che questa è tutto tranne che spontanea. Il presidente della Open Society Foundations, Patrick Gaspard, ha inviato una lettera aperta alla dirigenza esecutiva di Facebook, ai membri del consiglio di amministrazione e ai leader del Congresso per denunciare gli sforzi della compagnia nel “diffondere la vile propaganda” contro il finanziere.

“Indagate Facebook”

Dopo l’ammissione del colosso dei social media di aver ingaggiato una società al fine di indagare sulle attività del magnate, è proprio Patrick Gaspard a invocare con un tweet l’intervento del Congresso americano contro il colosso social.

“Così @facebook decide di abbandonare il tacchino alla vigilia del Ringraziamento, ammettendo che Definers è stata incaricata dalla dirigenza dell’azienda di colpire George Soros perché ha criticato pubblicamente il loro modello di business fuori controllo. Ci dispiace, c’è bisogno di una supervisione indipendente del Congresso” ha sottolineato Gaspard.

A Davos, Soros aveva dichiarato che “i gruppi dei social media sfruttano il contesto sociale, tolgono autonomia di pensiero e inducono dipendenza”, oltre “a scaricare le responsabilità su ciò che viene pubblicato sulle piattaforme che controllano”. In particolare, secondo il magnate, i social media “influenzano il modo in cui le persone pensano e si comportano, senza che queste se ne accorgano”. Cosa ancor più grave, “ingannano i loro utenti manipolando la loro attenzione e dirigendola verso i propri obiettivi commerciali, provocando deliberatamente la dipendenza ai servizi che forniscono, il che è molto pericoloso soprattutto per gli adolescenti”.

Un nuovo social alternativo a Facebook

Curiosamente, nel maggio 2017, un uomo molto vicino a George Soros proponeva la creazione di un social network alternativo a Facebook. Un social network pubblico pagato dai contribuenti, che sappia contrastare le “notizie di parte provenienti dagli organi d’informazione di destra”. È la proposta del ricercatore Ethan Zuckerman, membro del consiglio della Open Society Foundations, l’organizzazione internazionale con ambizioni filantropiche fondata dallo speculatore . In un articolo pubblicato su The Atlantic, l’esponente della Open Society e direttore del Center for Civic Media, proponeva la la creazione di un social media governativo che abbia “la missione civica di fornire una visione diversificata e globale del mondo”. Chissà se il finanziere sta lavorando a questa proposta…
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Re: Censura e libertà su facebook

Messaggioda Berto » mer dic 12, 2018 7:36 pm

Facebook e censura, un binomio ormai indissolubile?
Guido Bedarida
8 dicembre 2018

http://www.atlanticoquotidiano.it/quoti ... k259SffP_Q

Vi ricordate solo quindici anni fa, quando Facebook non esisteva? Mancava spesso (persino nelle democrazie) una tribuna pubblica aperta, mancava nel grande mare di Internet, un luogo di incontro virtuale dal quale lanciare messaggi o gridare ingiustizie, dal quale manifestare scontento e frustrazione.

Poi, lentamente, la tecnologia, il corso delle cose, lo sviluppo di una idea, hanno dato vita a Facebook: una piattaforma privata oggi largamente diffusa in tutto il mondo capace di dare voce e visibilità ai silenziosi, ai silenziati, a chi parla e straparla, a chi ha qualcosa da dire e a chi non l’ha, in due parole, a tutti o quasi; o almeno così pensavamo.

Sì, perché ancora pochi anni fa Facebook era uno splendido luogo libero nel quale esprimere opinioni, coltivare amicizie, condividere di tutto senza timore di essere censurati, una agorà virtuale in cui, come su ogni media, si era responsabili di quello che si diceva ma non si veniva puniti con il peggiore dei castighi: la perdita della parola, la sospensione dall’uso della agorà per tempi variabili, l’eliminazione della propria storia e identità virtuale.

Sul fatto che ci possano essere delle conseguenze a quello che si dice o si scrive, anche su Facebook, credo non possano esserci obiezioni; sul fatto che si possa essere censurati e poi persino puniti e cancellati a completa e insindacabile discrezione del supervisore addetto al governo del social network qualche perplessità la si può avere.

Nel tempo, e ormai da tempo, Facebook si è popolato di persone che scrivono e che mettono on line migliaia di contenuti ogni ora, foto, articoli, pensieri; questo ha fatto sì che la piattaforma sia divenuta un luogo di diffusione di parole e idee ma anche un luogo sotto sorveglianza, e non una qualsiasi sorveglianza ma una sorveglianza che possiamo tranquillamente definire, nel migliore dei casi, stupida e in altri casi artatamente parziale e ingiusta.

Certamente il lavoro di analisi dei contenuti inseriti dai singoli utenti è enorme, diverse le sensibilità di chi legge e di chi scrive ma la soluzione adottata al fine di armonizzare questo mondo, di regolamentarlo, è stata quella di affidarsi a intelligenze (stupide) artificiali programmate per operare su parametri del tutto arbitrari ma, ancor più grave, fumosi quindi in realtà sconosciuti.

Come reputare infatti un sistema che censura opere d’arte tali da secoli (in genere nudi), che blocca foto storiche quali la notissima bambina vietnamita che corre terrorizzata dai bombardamenti al napalm, o l’infante ucraino mezzo morto di fame (per la condivisione della quale è stata recentemente bloccata Silvia Grocchi per 30 giorni)?

Come considerare un sistema che blocca semplici parole che disturbano un grottesco politically correct, anche se fanno parte per esempio del titolo di un libro che appartiene alla letteratura universale, come “Ragazzo negro” di Richard Wright? Come considerare che si lascino poi pubblicare e condividere offese gravi a persone giuridiche (passibili addirittura di querela), incitamenti all’odio e alla violenza, chiaro e manifesto antisemitismo?

Offese, incitamenti all’odio e alla violenza che, seppur ripetutamente segnalati, passano indenni dalla analisi della stupida intelligenza artificiale e dalla censura degli apprendisti questurini di Facebook, occupati invece ad eliminare capezzoli (ma non le terga, chissà perché), termini che disturbano il loro stupido politically correct, evidenze storiche delle quali non sanno nulla e che interpretano a modo loro, e opinioni invise alle loro menti dogmatiche.

La censura è continua e non fa sconti di autorevolezza: ha riguardato e riguarda utenti comuni e fior di giornalisti che nelle loro pagine esprimono semplicemente le proprie legittime opinioni o rendono amici e frequentatori edotti di fatti che accadono nel mondo.

Così, in realtà, oltre che la censura di tipo moralistico esiste precisa e incontestabile una censura politica, una pulizia e polizia del pensiero, e una violazione ignobile della libertà espressione di coloro che non piacciono ai censori di turno. Una censura dell’idea, del pensiero, dell’opinione.

Se ne deduce che quello cui pare tendere il sistema Facebook, sempre meno luogo della esistenza virtuale dei molti silenziati da regimi più o meno dittatoriali o partitocratici, è la moralizzazione, la realizzazione dello stato etico virtuale. Una moralizzazione, una omologazione, una correzione forzosa del pensiero che ricorda molto da vicino i metodi dei campi di rieducazione dei Paesi comunisti.

Come non considerare i parametri inintelligibili di censura come il silenziamento del pensiero altro, dello scomodo o più semplicemente del diverso?

Il sistema di “moralizzazione” ha poi una sua perversione profonda perché parallelamente a quello automatico opera un secondo metodo di controllo, o meglio di censura: quello su segnalazione anonima da parte degli altri utenti.

Un sistema perverso perché vigliacco nel metodo e vigliacco nel merito che lo stesso Facebook richiede e permette: quello dell’anonimato che così, per una specie di segreta conta a maggioranza, asseconda spesso quanto di peggiore ci possa essere: le ubbie ed i conati antiliberali; una Stasi da social network spesso lassista molto più con gli estremismi che con il resto delle idee.

Ed è assurdo, perché quello che non hanno segnalato i vigliacchi o che non viene colpito dagli algoritmi, spesso e volentieri viene colpito in seconda battuta da parte degli individui preposti all’ignobile compito di sorveglianza, quegli armati di clava mediatica, quasi sempre evidentemente ignoranti di storia, di arte, di letteratura, di libertà, di liberalismo etc, cui è consentito di arrogarsi il diritto di giudicare e di espellere idee e persone senza una reale possibilità, per chi subisce le punizioni, almeno di difendersi dalle accuse.

Questi “cottimisti” della censura, anch’essi a noi sconosciuti, sono nella migliore delle ipotesi degli ignoranti in buona fede oberati di lavoro, nella peggiore degli astuti elementi di indirizzamento del pensiero collettivo manipolatori e manipolabili da chi controlla gli accessi alla agorà virtuale che è Facebook.

È infatti purtroppo noto che nella stragrande maggioranza dei casi l’utente incriminato che protesti, argomentando, la sua innocenza, non venga ascoltato e tantomeno degnato di chiarimento o risposta.

Si dice, e ci si dice, che entrando in Facebook si firmi un’accettazione totale delle sue regole e dunque che sia legittimo quanto viene imposto; ma è veramente così limitato il campo delle possibilità degli utenti che in quanto tali hanno solo doveri e nessun diritto? O forse quello della accettazione delle regole è solo un argomento specioso poiché le regole indicate sono approssimative ed in realtà gli utenti sono alla merce’ dell’insindacabile giudizio dei responsabili del social network, che agiscono a loro piacimento secondo metriche che cambiano da censore a censore, di moda in moda politically correct, e che di fatto negano la fondamentale e costituzionalmente garantita libertà di espressione?

Paradossalmente, con tale criterio delle regole l’utente di Facebook accetterebbe passivamente anche cose contrarie alle leggi e al semplice buonsenso, come in effetti accade, perché tali sono le discriminazioni vietate per legge ovunque, ma esercitate dai responsabili del social network senza che nessuno lo impedisca e possa impedirlo; certamente ci si muove su un terreno molto delicato, ma il limite tra quanto è possibile decidere in una proprietà privata e quello che è divenuto il luogo della voce virtuale pubblica implica o no dei doveri e il rispetto delle leggi o, quanto meno, la chiarezza e univocità delle regole e la loro corretta applicazione?

Per come è attualmente gestito Facebook è diventato un vero e proprio regime che limita la libertà di espressione in modo restrittivo rispetto alla legge e che agisce senza controllo alcuno e senza possibilità di appello; un regime che, ricordiamolo bene, è organizzato e gestito da persone, non da entità astratte o impersonali; è un sistema così fatto e così organizzato con volontà, con scelta consapevole, con e per convenienza. Per quanto appaia paradossale oggi Facebook non è più il magnifico strumento di libertà degli inizi ma spesso, all’opposto, uno strumento delle dittature, uno strumento di controllo e indirizzo del pensiero, uno strumento dal quale dobbiamo difenderci perché esercita una limitazione arbitraria della libertà di espressione persino nelle democrazie in cui è nato e prospera.

Credo quindi sia il momento di farci la domanda se a questa limitazione di libertà, se a questo crucifige di chi la pensa diversamente si debba porre in qualche modo fine e rimedio oppure no. È forse il momento di chiederci se possiamo ulteriormente tollerare che quella che è divenuta la tribuna principale, se non quasi l’unica, del dibattito virtuale pubblico debba e possa essere gestita nel modo in cui viene attualmente gestita o se sia anche giunto il momento di prevedere, trovare, creare, tribune alternative e simili in cui traslocare abbandonando definitivamente il rischio ormai concreto del “Grande Fratello” perfettamente capace di indirizzare il pensiero dei suoi milioni di utenti.

E per concludere, è forse il momento di chiederci, anche a livelli al di sopra del nostro, magari anche in Parlamento: chi controlla il controllore? Chi ci difende da Facebook su Facebook, chi ci tutela dai suoi intenti moralizzatori, dalla sua rieducazione forzosa e dalla sua censura culturale?
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Re: Censura e libertà su facebook

Messaggioda Berto » mer dic 12, 2018 7:37 pm

Gino Quarelo è stato sospeso 30 giorni per questi post:
11 dicembre 2018

1)Denunciare e bandire il nazismo zingaro e gli zingari come tra i peggiori nazisti.
2)I terroristi nazi maomettani palestinesi di Gaza stanno bombardando Israele
caution-traingle
Questo post non rispetta i nostri Standard della community in materia di discorsi di incitazione all'odio, quindi nessun altro può vederlo.
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Re: Censura e libertà su facebook

Messaggioda Berto » mer dic 12, 2018 7:37 pm

Si chiama “Negro”: Facebook censura la pubblicità del concessionario per... razzismo
di Elena Filini
Martedì 11 Dicembre 2018

https://www.ilgazzettino.it/nordest/tre ... 66218.html

TREVISO - Ci prova ogni giorno a dire che il suo non è un insulto ma un cognome. Ma per il signor Negro la vita è tutt’altro che facile. E se nella vita di ogni giorno ha trovato una sostenibilità, stringendo la mano e bofonchiando il patronimico in maniera impercettibile, l’algoritmo di Facebook lo inchioda inesorabilmente alle sue responsabilità. Lui, però, non ha niente a che vedere con questa storia della superiorità della razza. E sta seriamente pensando di andare all’anagrafe e prendersi un nome nuovo di zecca. Una cosa tipo “non bianchissimo”, o magari “di colore”. Ma fintanto che si chiamerà Negro non potrà scansare l’accostamento ai soliti aggettivi (sporco) o magari a qualche ...
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Re: Censura e libertà su facebook

Messaggioda Berto » dom dic 16, 2018 11:58 am

Il tribunale di Pordenone ha imposto al social network una multa per ogni giorno perso
Stop alle censure immotivate da parte di Facebook
Il social network non potrà più disattivare profili sulla base di violazioni solo presunte e evidenziate senza contradditorio. Prevista una penale in capo all’azienda americana per ogni giorno di ritardo nella riattivazione dell’account immotivatamente disattivato. È quanto stabilito dal tribunale di Pordenone nella causa civile n. 2139/2018 pubblicata lo scorso 10 dicembre
ItaliaOggi - Numero 296 pag. 24 del 15/12/2018
diritto e fisco
di Michele Damiani

https://www.italiaoggi.it/news/stop-all ... ok-2321752

Stop alle censure immotivate da parte di Facebook. Il social network non potrà più disattivare profili sulla base di violazioni solo presunte ed evidenziate senza contraddittorio. Prevista una penale in capo all'azienda americana per ogni giorno di ritardo nella riattivazione dell'account immotivatamente disattivato. È quanto stabilito dal tribunale di Pordenone nella causa civile n. 2139/2018 pubblicata lo scorso 10 dicembre. La vicenda riguarda un procedimento cautelare, patrocinato dall'avvocato Guido Gallovich, in cui il ricorrente chiedeva a Facebook l'immediato ripristino del suo profilo personale e l'immediata riattivazione del relativo accesso ad una pagina gestita dal profilo stesso o, in subordine, la riattivazione della pagina per il tramite di un nuovo account personale. Il tribunale di Pordenone, sezione civile, ha accolto il ricorso presentato sulla base delle seguenti motivazioni: in primo luogo, «la società resistente, pur in assenza di una chiara, seria e reiterata violazione da parte dell'utente delle condizioni contrattuali, ha deciso dapprima di inibire l'accesso, e poi rimuovere la pagina, con ciò violando non solo le regole contrattuali, ma anche il diritto di libera espressione del pensiero come tutelato dalla Costituzione». La seconda motivazione riguarda l'oggetto del contendere, ovvero la pubblicazione di un video di highlights tennistici in presunta violazione della normativa in materia di proprietà intellettuale. Secondo il tribunale, visto che il video era stato caricato da una pagina pubblica e il ricorrente, appena avvertito del presunto illecito, ha provveduto a levarlo dalla pagina, la condotta «non può certo qualificarsi quale chiara, seria e reiterata violazione delle condizioni per l'utilizzo del social network». In terzo luogo, «la società, a fronte di un possibile abuso, peraltro commesso in buona fede, ha deciso di sanzionare il ricorrente con il blocco e poi la chiusura della pagina senza consentire allo stesso di giustificarsi, adottando un rimedio del tutto sproporzionato rispetto agli addebiti mossi, finendo così non solo per violare le norme contrattuali, ma anche violando i diritti costituzionalmente garantiti al ricorrente. Su queste basi li tribunale ha deciso di accogliere il ricorso ordinando a Facebook l'immediato ripristino del profilo personale del ricorrente. Il riferimento all'immediato intervento viene giustificato dal tribunale nella sentenza; in fatti, con riferimento al c.d. periculum in mora si osserva che la necessità di un'immediata tutela in via anticipatoria rispetto a quella che conseguirebbe all'esito di un giudizio di merito, si giustifica in ragione della circostanza che il prolungarsi del congelamento di una pagina Facebook determina l'assoluta perdita di interesse degli utenti nei confronti della stessa e, di conseguenza, la vanificazione di tutto il tempo speso, con l'irrimediabile perdita dei followers finora acquisiti».
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Re: Censura e libertà su facebook

Messaggioda Berto » lun dic 17, 2018 9:29 am

Facebook censura Giulio Meotti
https://www.facebook.com/bea.bibi.1276/ ... 7571455552

Sì, FB ha censurato il mio post in cui esortavo i bravi londinesi a togliere il microfono di mano al barbuto farneticante che, nella civilissima (?) Londra, invitava tutti a abbracciare la sua legge tribale: la Sh...a. Penso ciò sia avvenuto in virtù di un algoritmo che banna in automatico post contenenti certe parole chiave.
In risposta alla loro censura, ho scritto lnel commento che invitano a fare a chi è sottoposto a una censura, che sono dei totali ignoranti, perché quello che io ho scritto è documentato, mentre quello che loro non bannano in tronco, tipo una pagina intitolata Fuck Israel, sta ancora lí indisturbata.
Ci sarebbe da fare una prova semplicissima, aprendo una pagina intitolata Fuck Pale...ma, o Fuck IS...M, e documentando il diverso trattamento riservato da FB.

Ci sarebbe da fare una prova semplicissima da fare aprendo una pagina intitolata Fuck Pale...ma, o Fuck IS...M, e documentando il diverso trattamento riservato da FB.

Quanto sarebbe facile smascherare gli antisemiti e smontare a una a una le loro ossessioni. Se solo ci fosse un coordinamento delle forze in campo pro Israel, invece che l'attuale spezzettamento delle energie, risorse e intelligenze in una miriade di pagine proIsrael, per lo piú separate tra loro, che non fanno nè numero, nè quadrato intorno alle questioni da trattare, affrontare e risolvere.

Il mio motto è: together is better.
Chi lo farà suo? Prima sarà, prima cominceremo a risolvere i problemi reali uno dopo l'altro, mettendo insieme le migliori menti, conoscenze, strategie, creatività, ideali e spinte all'azione, ma sopratutto le nostre anime che sono in collegamento più o meno stretto con Hashem.
Non ci manca nulla per farlo.
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Re: Censura e libertà su facebook

Messaggioda Berto » lun dic 24, 2018 8:14 am

La pagina Fb "Risveglio islamico" continua a predicare l'odio

Giovanni Giacalone
23 dicembre 2018

http://www.occhidellaguerra.it/la-pagin ... care-lodio

La pagina Facebook “Risveglio islamico”, nota per i suoi contenuti radicali e seguita anche da Mohsin Omar Ibrahim “Anass Khalil”, il somalo arrestato a Bari con l’accusa di voler far saltare in aria la Basilica di San Pietro, continua la propria attività online nonostante i suoi contenuti di odio inneggianti alle bandiere nere del jihad e contro i “miscredenti”.

Un primo elemento che emerge subito analizzando la pagina è il costante riferimento ad Anwar al-Awlaki, imam statunitense-yemenita ed elemento di spicco di Al-Qaeda nella Penisola Arabica, ucciso il 30 settembre 2011 in un’operazione condotta dal Comando congiunto delle Operazioni Speciali sotto la supervisione della Cia. I suoi scritti influenzano ancora oggi il jihadismo a livello internazionale.

Un altro interessante riferimento è quello a Sayyid Qutb, uno dei massimi esponenti e ideologi dei Fratelli Musulmani, sostenitore del jihad e della violenza per instaurare la Sharia, veniva condannato a morte da un tribunale egiziano e giustiziato il 29 agosto 1966. La pagina Facebook “Risveglio islamico” ne offre una visione di martire con tanto di commento di Abdullah Azzam, uno dei padri pensatori dell’estremismo islamista al quale si ispirarono sia Osama Bin Laden che Ayman al-Zawahiri.

Tra gli argomenti più in voga della pagina c’è poi quello relativo al Natale, con titoli come “tra paganesimo e satanismo”, “la festività dei kuffar” (i miscredenti), il peccato dell’augurare buon Natale e dell’imitare i popoli che lo festeggiano (pena, diventare uno di “loro”). Curioso come in un post venga chiaramente indicato come lecito accettare regali dai “miscredenti” durante il Natale, ma non sia permesso farne o persino fare gli auguri: “*NOTA: E’ lecito accettare regali durante le loro festivita’ ma non e’ lecito fare regali durante le loro festivita’”.

Risulta d’interesse anche l’accanimento nei confronti di sufi e sciiti, i primi definiti “inganni del diavolo” e “devianti” mentre i secondi “non-musulmani” e con tanto di post “smash the shia” (schiaccia gli sciiti).

Immancabili poi le bandiere nere e bianche del jihad con tanto di Shahada (testimonianza di fede), le foto di guerrieri islamici a cavallo e gli attacchi nei confronti dei “tiranni” con riferimenti a bandiere siriane e degli Emirati, ai miscredenti (e ai loro collaboratori, ritratti come agenti segreti), incitamenti alla distruzione delle statue e degli “idoli” e contro la musica e il voto democratico definito come “shirk” (associare all’unico vero Dio una pletora più o meno vasta di altre divinità).

Nel complesso è interessante come il somalo arrestato a Bari fosse orientato contro le chiese in periodo natalizio e seguisse una pagina Facebook che inneggia costantemente contro miscredenti e Natale. Un altro aspetto da evidenziare è come una pagina del genere non sia ancora stata oscurata da Facebook quando altri contenuti sono stati bloccati per molto meno. Bisogna inoltre riconoscere il buon italiano utilizzato nella pagina, fatto che deve far riflettere su chi possa esservi dietro.


Alberto Pento
Perché facebook non la censura, che sia complice dei nazi maomettani?
Che sia una pagina zimbello per stanare i nazimaomettani più invasati e pronti al terrorismo?
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