I falsi buoni che fanno del male - falsi salvatori del mondo

Re: I falsi buoni che fanno del male

Messaggioda Berto » mer lug 26, 2017 6:33 am

Quell'ossessione delle coop: dare lavoro ai migranti
Giuseppe De Lorenzo - Mar, 25/07/2017

Il Financial Times, autorevole organo del capitalismo occidentale, aveva avuto il coraggio di scriverlo qualche anno fa: i flussi migratori abbasseranno i salari.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 24398.html


E lo stesso sosteneva il politologo francese Henri Hude: "O si delocalizzano i posti di lavoro che costano troppo, o si fanno venire dei lavoratori che si potranno pagare di meno". Semplice e lineare.

Non tutti però sono d'accordo. Il partito del "gli immigrati ci pagano le pensioni" non credono che l'afflusso di migranti possa provocare danni al mercato del lavoro in un Paese dove 37 giovani su 100 non hanno un impiego e l'11% non gode di uno stipendio mensile. E così l'attenzione sovente si concentra sulle opportunità da dare ai richiedenti asilo anziché ai disoccupati italiani. I profughi in mezza Italia vengono stati usati dai Comuni per le attività più variegate: pulizia dei giardini, servizio di pedibus per i bambini dell'asilo, volontariato e via dicendo. Tutto con la complicità delle cooperative sociali che li hanno a carico. Ben contente di trovargli pure un'occupazone (magari nelle loro fila).

L'ultimo caso viene da Oderzo, paesino in provincia di Treviso. Qui il sindaco leghista Maria Scardellato ha criticato aspramente la decisione di una società locale di offrire i propri ospiti alle aziende per uno stage da 400 euro al mese. "Migranti usati come schiavi dalle cooperative", ha detto il primo cittadino. A lasciare di stucco, infatti, è la missiva spedita dall'associazione alle aziende locali: "Si tratta di ragazzi gentili, umili, volenterosi - scrive la coop - con ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa dal punto di vista retributivo, professionale o di turnazione". Chiaro, no? "Nessuna pretesa retributiva". Perché allora pagare salario, contributi e tasse per un italiano in fila alle agenzie interinali quando c'è chi si accontenta di molto meno? "Capiscono e parlano italiano - si legge ancora nella lettera - ed inoltre sono iscritti a Garanzia Giovani Veneto, oltre che al centro di impiego. Il progetto Garanzia Giovani dà la possibilità alle aziende di assumere i ragazzi tramite un contratto di stage (per la durata minima di 3 mesi) con una retribuzione di 400 euro al mese. Già alcuni dei nostri ragazzi sono stati inseriti in aziende del territorio. Hanno tutti i documenti in regola per lavorare (permesso di soggiorno e codice fiscale)". Non l'ha presa molto bene l'assessore regionale al Lavoro del Veneto, Elena Donazzan (Fi). "Il progetto si rivolge esclusivamente ai residenti in Veneto ed è uno strumento che abbiamo messo in campo per aiutare i notri ragazzi in cerca di occupazione, non certo per simili iniziative". Non è la prima volta, però, che le associazioni impegnate nell'accoglienza cercano di sfruttare le maglie delle leggi italiane per trovare un impiego ai profughi.

A ottobre del 2016 il responsabile di Legacoopsociali Emilia-Romagna, Alberto Alberani, aveva proposto al governo di iscrivere i migranti al Servizio Civile Nazionale per poi farli sfacchinare nelle coop a spese dello Stato. L'idea era quella di far firmare ai richiedenti asilo un contratto di 12 mesi con un impegno settimanale dalle 24 alle 36 ore. Lo stipendio mensile doveva ammontare a 14,46 euro netti al giorno, che al mese fanno 433,80 euro. Più o meno la stessa cifra ipotizzata dalla società triestina per gli stage di chi "non ha pretese retributive". Alla faccia degli italiani che vorrebbero conservare il diritto ad una vita dignitosa.

Per carità: la legge prevede che gli immigrati dopo due mesi in Italia possano iniziare a lavorare qualora trovino un impiego. Spesso finiscono col bighellonare tutto il giorno nei centri di accoglienza, lautamente coccolati a spese dei contribuenti. Ma c'è anche ci ha pensato di farne un altro uso. La cooperativa Versoprobo di Vercelli, per esempio, a marzo decise di utilizzare i propri ospiti per le opere di ristrutturazione di un hotel dove avrebbe voluto aprire una nuova struttura per profughi. I migranti scaricarono il camion senza compenso o contratto e così in qualche modo l'azienda risparmiò sui costi di ristrutturazione risparmandosi la fatica, e l'onere, di pagare regolarmente un operaio. Magari italiano. Di quelli che "non vogliono fare più quei mestieri".
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Re: I falsi buoni che fanno del male

Messaggioda Berto » sab lug 29, 2017 8:43 am

???

Passeur assolto perché l’aiuto ai migranti prevale sul codice penale - Felix Croft, 29 anni, assolto
2017/07/28
Giulio Gavino

http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/201 ... anti.shtml

Imperia - Il soccorso ai migranti prevale sul codice penale. È il senso delle motivazioni della sentenza di assoluzione emessa dal tribunale di Imperia nei confronti di Felix Croft, 29 anni, francese. Il 27 aprile scorso Croft è stato assolto perchè il fatto non costituisce reato dall’accusa di essere un passeur, per aver cercato di aver fatto passare il confine ad una famiglia di profughi sudanesi: padre, mamma incinta e tre figli, di cui due minori.

Il dibattimento ha visto emergere in modo chiaro che quella del militante francese per i diritti civili è stata un’azione umanitaria. Aveva già rifiutato le offerte di altri migranti che gli avevano chiesto di aiutarli a passare la frontiera ma quel giorno qualcosa cambiò, e quel qualcosa secondo i giudici di primi grado è la contestualizzazione dei fatti. È un po’ come se Felix Croft si fosse imbattuto in quella famiglia di sudanesi in mezzo al mare.

Già, perchè nonostante si trovassero in Italia erano totalmente abbandonati a se stessi: la struttura della Caritas che si li aveva accolti a Ventimiglia Alta li stava mandando via per la turnazione dei (pochi) posti a disposizione; nessuna struttura governativa si era mai occupata di loro; tutto il denaro lo avevano speso per il viaggio verso l’Europa.

«Non c’è dolo» per il tribunale collegiale presieduto dal giudice Donatella Aschero, a latere Laura Russo e Caterina Lungaro. E senza dolo non c’è reato. L’elemento scatenante che porterà Croft, assistito in tribunale dall’avvocato Ersilia Ferrante, a decidere di far salire i sudanesi sulla sua auto furono in particolare le cicatrici di una vasta ustione che il bimbo più piccolo aveva sulla schiena, traccia di una terribile notte di qualche mese prima quando il villaggio della famiglia era stato dato alle fiamme.

«Croft ha ritenuto di dover dare loro un luogo per dormire, mangiare e provvedere all’igiene personale - scrivono i giudici - l’imputato ha agito ritenendo che i soggetti fossero bisognosi di assistenza sia per le condizioni fisiche sia per il fatto che stava per venir meno l’aiuto umanitario fin a quel momento prestato. L’erroneità della valutazione discende dal fatto di aver ritenuto il suo soccorso come l’unico possibile».
E senza dolo, non c’è reato.
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Re: I falsi buoni che fanno del male

Messaggioda Berto » dom ago 06, 2017 8:06 am

Parassiti, falsi, manipolatori dei diritti umani, ladri di vita
viewtopic.php?f=205&t=2668

Questa è un'altra demente, invasata, manipolatrice dei diritti umani, falsi buoni e veri criminali

La miliardaria della ong tedesca
Giulio Meotti
2017/08/05

http://www.ilfoglio.it/cronache/2017/08 ... sca-147596

Roma. È tante cose Maria Furtwängler: medico, pasionaria, attrice, nipote di rango, salonnière e, come aveva rivelato già la Frankfurter Allgemeine Zeitung nel giugno del 2016, testimonial e finanziatrice della ong Jugend Rettet e della loro nave Iuventa. È il gruppo di volontari tedeschi che non ha firmato il Codice di condotta italiano sui migranti. Maria Furtwängler, che si definisce prima di tutto “una femminista”, ha elogiato l’“idealismo” di quel gruppo di studenti delle famiglie ricche della Germania che sfida ogni regola (e forse legge) nel Mediterraneo per salvare migranti. Secondo molti sondaggi, Maria Furtwängler è l’“attrice più popolare in Germania”, oltre che la pronipote di Wilhelm Furtwängler, uno dei giganti della musica classica del XX secolo, “denazificato” dopo la guerra per i legami con il Terzo Reich. Una grande dinastia di archeologi, registi, attori (Maria è una delle commissarie più amate della serie “Tatort”). Nel 1991 il matrimonio di Maria con Hubert Burda, il magnate dell’editoria tedesca con 261 periodici e una presenza egemonica nel digitale, oltre che uno degli uomini più ricchi di Germania (anche lui in famiglia ha avuto non pochi legami con il nazismo via Franz Burda, il padre di Hubert, che disse di non avere “dipendenti ebrei”). Laureata in Medicina con una tesi sull’aborto, Maria si dedica alla recitazione. E all’impegno umanitario. E agli appelli, come “la povertà è sessista”, lettera aperta a Angela Merkel a fare di più, sempre di più, per il Terzo mondo, firmata da celebrities come Meryl Streep e la executive di Facebook Sheryl Sandberg. Con la sua Fondazione Malisa, l’attrice dice di perseguire “una società equa”. La famiglia Furtwängler-Burda è impegnata molto nel dibattito sui migranti, avendo creato la Fondazione tedesca per l’integrazione assieme all’Associazione tedesca degli editori (Vdz), che ha preso forza con il dibattito sul “caso Sarrazin”, dal nome del banchiere centrale che cinque anni fa sconvolse il dibattito con il libro “La Germania abolisce se stessa”, in cui il politico socialdemocratico si scagliò contro un “futuro islamico” per la Germania determinato dal crescente numero di immigrati. L’obiettivo della Fondazione finanziata da Burda è “la nascita di una nuova immagine della società senza pregiudizi”, con focus sul “razzismo quotidiano”, e progetti sociali di inserimento dei migranti. Compresi gli stage per migranti nelle redazioni del gruppo Hubert Burda Media. Maria e il marito Hubert sono protagonisti dei più bei party al World Economic Forum di Davos. Alle loro serate nello chalet di St. Moritz è facile trovare il magnate dell’acciaio Lakshimi Mittal, Arianna Huffington (Burda ne pubblica la versione tedesca), il banchiere e premio Nobel Muhammad Yunus. E poi ministri, finanzieri e industriali (anche italiani), scrittori blasonati, come Paulo Coelho. La passione per i salotti Maria l’ha ereditata dalla nonna, la politica nonché editrice Katharina von Kardorff-Oheimb, che a Weimar ospitava il più importante salotto del tempo. Assieme ai film e alle serie tv, Maria Furtwängler ha fatto dell’attivismo umanitario una professione, presiedendo fondazioni, iniziative benefiche, intervenendo spesso nella crisi dei migranti in Germania, in una specie di grande set cinematografico della coscienza infelice dell’occidente, di cui è espressione la nave Iuventa il cui motto è: “Fuck Irmcc” (il centro di coordinamento italiano). Perché l’importante, come ripete Furtwängler, è “lenire le sofferenze”. Espiando così anche un po’ di senso di colpa e di ricchezza.
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Re: I falsi buoni che fanno del male

Messaggioda Berto » dom ago 06, 2017 8:07 am

Feltri “Vi dico io perchè salvano i migranti”
Vittorio Feltri

http://www.news24europa.com/2017/08/fel ... -devastati

Lo sapevamo già, ma adesso è ufficiale: i finti buonisti delle organizzazioni non governative (ci mancherebbe solo che fossero governative) corrono a salvare i migranti in mare per arricchirsi. Infatti sono d’ accordo con gli scafisti i quali porgono loro su un piatto d’ argento migliaia di disperati, che poi vengono smerciati nel Belpaese a buon prezzo e consentono alla filiera dei malandrini sfruttatori di guadagnare somme rilevanti. D’ altronde anche la bontà e la generosità non sono gratis.

Le navi addette alla pesca dei fuggiaschi non si muovono per spirito di carità bensì in base a calcoli di convenienza. Gli africani non scappano da nessuna guerra, figuriamoci. Sono incoraggiati a venire qui da una martellante pubblicità. Le televisioni del Continente nero predicano ogni dì: andate in Italia, sarete accolti a braccia aperte, nutriti e coccolati, poco lavoro e tanti soldi. In effetti cantano: «non pago affitto, non faccio opraio, scopiamo fighe bianche».

Evviva. Essi, ingenui per posa, partono investendo denaro per essere trasportati e quando giungono sulla penisola sono presi in consegna dalle cooperative, molte cattoliche, che incassano dallo Stato 35 euro per ogni individuo ospitato.

Fate il conto. Dato che gli stranieri sono milioni ormai, ballano cifre spaventose. Se si calcola che solo 3 euro e mezzo sono destinati quotidianamente agli sfigati, e che il rimanente finisce in tasca ai citati buonisti, i quali forniscono baracche e una mensa che distribuisce pasta scotta, si tratta di un business pazzesco a cui gli affaristi travestiti da angeli non vogliono rinunciare. Non c’ è nulla quanto le palanche che intenerisca i cuori dei bastardi che agiscono in nome di nobili sentimenti e per scopi terra terra.

Questa, al di là di ogni ipocrisia usata per intenerire papa Bergoglio, è la cruda realtà. Dei profughi non interessa un cavolo a nessuno se non quale occasione ghiotta onde accumulare quattrini con irrisoria facilità.

Il nostro governo di sinistra, non potendo scontentare i farabutti che si spacciano per anime candide, chiude entrambi gli occhi e asseconda le loro pretese di passare per samaritani pietosi. Il risultato è evidente. Il Paese è continuamente invaso da orde di ragazzoni provenienti dalla savana e il povero Minniti, ministro dell’ Interno, si sbatte in solitudine per risolvere un problema che non è nemmeno un problema, bensì una tragedia.
Sorvoliamo sulle vicende libiche che ci fanno venire l’ orchite. Abbiamo contribuito a far secco Gheddafi in omaggio alle (gelide) primavere arabe, e ora ce ne pentiamo perché, eliminato il rais, le cose sono peggiorate.

L’ Italia è diventata una discarica africana gestita da gente incapace di prendere l’ unica decisione seria, cioè simile a quella adottata da altre nazioni europee: chiudere le frontiere, mandando al diavolo i pescatori di neri e dicendo apertis verbis che dal primo di ottobre eviteremo di salvare alcuno per mancanza di mezzi e di spazio dove accoglierlo.
Avanti di questo passo saremo una dépendance dell’ Africa. Fessi noi che stiamo al perfido gioco dei negrieri da superattico.
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I falsi buoni che fanno del male - falsi salvatori del mondo

Messaggioda Berto » lun ago 21, 2017 6:07 pm

Quando si confonde la cittadinanza con la nazionalità, povero Bergoglio


Un falso salvatore del mondo che alimenta il parassitismo statale romano e italiano, l'enormità del debito pubblico, l'imperialismo religioso cattolico-romano, la sudditanza irresponsabile diffusa e la dipendenza dalle credenze idolatre, contro i buoni e universali valori dell'uomo di buona volontà il solo che fa miracoli con il suo impegno e la sua fatica.

https://www.facebook.com/pietro.marinel ... 8306612376

"Considerando lo scenario attuale, accogliere significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione. In tal senso, è desiderabile un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare. Allo stesso tempo, auspico che un numero maggiore di paesi adottino programmi di sponsorship privata e
comunitaria e aprano corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti. Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.[3] Torno a sottolineare l’importanza di offrire a migranti e rifugiati una prima sistemazione adeguata e decorosa. «I programmi di accoglienza diffusa, già avviati in diverse località, sembrano invece facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo».[4] Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI,[5] ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera. Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base. In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.[6]

Il secondo verbo, proteggere, si declina in tutta una serie di azioni in difesa dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio.[7] Tale protezione comincia in patria e consiste nell’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza e nella loro salvaguardia dalle pratiche di reclutamento illegale.[8] Essa andrebbe continuata, per quanto possibile, in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali e la garanzia di una minima sussistenza vitale. Se opportunamente riconosciute e valorizzate, le capacità e le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono.[9] Per questo auspico che, nel rispetto della loro dignità, vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione. Per coloro che decidono di tornare in patria, sottolineo l’opportunità di sviluppare programmi di reintegrazione lavorativa e sociale. La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. Ad essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento.[10] Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita. La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso «una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale».[11] Lo status migratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio.

Promuovere vuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore.[12] Tra queste dimensioni va riconosciuto il giusto valore alla dimensione religiosa, garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa. Molti migranti e rifugiati hanno competenze che vanno adeguatamente certificate e valorizzate. Siccome «il lavoro umano per sua natura è destinato ad unire i popoli»,[13] incoraggio a prodigarsi affinché venga promosso l’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti – compresi i richiedenti asilo – la possibilità di lavorare, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza attiva e un’informazione adeguata nelle loro lingue originali. Nel caso di minori migranti, il loro coinvolgimento in attività lavorative richiede di essere regolamentato in modo da prevenire abusi e minacce alla loro normale crescita. Nel 2006 Benedetto XVI sottolineava come nel contesto migratorio la famiglia sia «luogo e risorsa della cultura della vita e fattore di integrazione di valori».[14] La sua integrità va sempre promossa, favorendo il ricongiungimento familiare – con l’inclusione di nonni, fratelli e nipoti –, senza mai farlo dipendere da requisiti economici. Nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in situazioni di disabilità, vanno assicurate maggiori attenzioni e supporti. Pur considerando encomiabili gli sforzi fin qui profusi da molti paesi in termini di cooperazione internazionale e assistenza umanitaria, auspico che nella distribuzione di tali aiuti si considerino i bisogni (ad esempio l’assistenza medica e sociale e l’educazione) dei paesi in via di sviluppo che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti e, parimenti, si includano tra i destinatari le comunità locali in situazione di deprivazione materiale e vulnerabilità.[15]

L’ultimo verbo, integrare, si pone sul piano delle opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati. L’integrazione non è «un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca. È un processo prolungato che mira a formare società e culture, rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini».[16] Tale processo può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel paese. Insisto ancora sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi. Mi preme sottolineare il caso speciale degli stranieri costretti ad abbandonare il paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie. Queste persone richiedono che venga loro assicurata un’assistenza adeguata per il rimpatrio e programmi di reintegrazione lavorativa in patria.

In conformità con la sua tradizione pastorale, la Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona per realizzare tutte le iniziative sopra proposte, ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie.

Durante il Vertice delle Nazioni Unite, celebrato a New York il 19 settembre 2016, i leader mondiali hanno chiaramente espresso la loro volontà di prodigarsi a favore dei migranti e dei rifugiati per salvare le loro vite e proteggere i loro diritti, condividendo tale responsabilità a livello globale. A tal fine, gli Stati si sono impegnati a redigere ed approvare entro la fine del 2018 due patti globali (Global Compacts), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti.

Cari fratelli e sorelle, alla luce di questi processi avviati, i prossimi mesi rappresentano un’opportunità privilegiata per presentare e sostenere le azioni concrete nelle quali ho voluto declinare i quattro verbi. Vi invito, quindi, ad approfittare di ogni occasione per condividere questo messaggio con tutti gli attori politici e sociali che sono coinvolti – o interessati a partecipare – al processo che porterà all’approvazione dei due patti globali".

Questo è il discorso di Papa Francesco, tratto dal sito della Santa Sede




Gino Quarelo

Un falso salvatore del mondo che alimenta il parassitismo statale romano e italiano, l'enormità del debito pubblico, l'imperialismo religioso cattolico-romano, la sudditanza irresponsabile diffusa e la dipendenza dalle credenze idolatre, contro i buoni e universali valori dell'uomo di buona volontà il solo che fa miracoli con il suo impegno e la sua fatica.

Grand'uomo apparentemente a chiacchere ma la realtà è ben diversa! Se lui che vende salvezza divina, fede nei miracoli, manna dal cielo, provvidenza divina e un buon posto nell'aldilà non è in grado di moltiplicare i pani e i pesci, se nemmeno il suo idolo lo fa, chi mai dovrebbe produrre questi pani e questi pesci? E la nostra gente che emigra, che è povera, che è disoccupata, disperata e che si suicida? E chi paga tutto ciò? Uomo fanfarone e irresponsabile!
Quest'uomo è un invasato utopista che si crede salvatore del mondo, che manipola i diritti umani e viola quelli dei cristiani e dei non cristiani che sono cittadini italiani ed europei. Quest'uomo promuove una forma di solidarietà disumana coatta che prima viola i nostri diritti umani, genera schiavitù fiscale, sofferenza sociale , privilegi e parassitismo economico e poi conflitti a non finire e future guerre civili sanguinose.
Quest'uomo è un parassita per eccellenza, è la falsa bontà a spese degli altri che genera il male.




Papa Bergoglio parla di “risorse” come la Bodrini e di wi-fi come Bello Figo
Il blog di Laura Tecce
2017/08/21

http://blog.ilgiornale.it/tecce/2017/08 ... bello-figo

«Si renda dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio».

Ad ognuno il suo ruolo. Questa frase attribuita a Gesù Cristo nei Vangeli sinottici getta così le basi della divisione tra potere spirituale e potere temporale.

È vero che, secondo le Scritture, il potere esercitato sulla terra viene da Dio ma come scrive nel Nuovo Testamento l’Apostolo Paolo a proposito della situazione dei cristiani nell’Impero “occorre prestare obbedienza leale alle autorità dello Stato” (cf. Rm 13,1-7; Tt 3,1-2). Cosa significa questo? Che lo Stato, inteso come autorità politica, è assolutamente necessario per la vita della polis e dei credenti in essa. La città abitata dagli uomini e dalle donne necessita di ordine, di legalità, di giustizia, e dunque la politica non può essere ignorata, né si può vivere in società senza un’autorità cui rispondere. Ma l’autorita politica, legislativa e giuridica è ben distinta, nell’ insegnamento e nella testimonianza di Gesù, da quella spirituale. Gesù ha rifiutato di essere un Messia politico (cf. Mt 4,8-10), non ha accettato di essere fatto re (cf. Gv 6,14-15) ). Egli è Re – come dirà a Pilato – ma non di questo mondo (cf. Gv 18,36)! Dare a Cesare ciò che è di Cesare, allora, significa riconoscerne l’autorità laica e tenere conto di essa. Nella storia della Chiesa Cattolica Romana questi precetti non sono sempre stati seguiti, basti pensare al periodo storico in cui il Papa, oltre ad essere Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, è stato anche sovrano dello Stato Pontificio (752-1870).
Jorge Mario Bergoglio dovrebbe essere a conoscenza che il potere temporale dei papi è cessato nel 1870 e che comunque era circoscritto entro i confini dello Stato della Chiesa. O forse no, vista la sua predisposizione ad intervenire con prese di posizione nette e apodittiche su questioni di geopolitica internazionale, di mercato interno del lavoro e di sicurezza nazionale con la sua visione pauperistica e immigrazionista/terzomondista che poco attendono al governo spirituale e molto a quello terreno.
L’ultima in ordine di tempo è un’anticipazione del messaggio che invierà in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del prossimo 14 gennaio, dal tema “cogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. Perché abbia deciso di diffonderla con cinque mesi di anticipo non è dato sapere. E perché si sia istituita una tale Giornata ancora meno…

In ogni modo, Bergoglio spiega come «nel rispetto del diritto universale a una nazionalità questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita».
Un vero e proprio endorsement in favore dello Ius Soli, e questo non stupisce. Stupisce invece che il Pontefice non sappia che i bambini al momento della nascita hanno già una nazionalità che è quella dei genitori. E davvero non si capisce perché la nazionalità francese, finlandese, nigeriana, congolese, marocchina, albanese, rumena o australiana debba essere considerata “inferiore” a quella italiana. Questo, invero, andrebbe chiesto anche ai nostri parlamentari che con tanta veemenza sostengono lo ius soli.

In ogni caso, sarà italiano il bambino che rischi di non vedersi attribuita alcuna cittadinanza alla nascita, ad esempio perché i genitori sono privi di alcuna cittadinanza (apolidi) ovvero sono cittadini di Stati che non consentono al figlio nato all’estero di acquistare la cittadinanza italiana (cfr. art. 1, comma 1, lett. b), legge n. 91/1992). Ancora sono italiani alla nascita i bambini trovati in Italia i cui genitori siano sconosciuti (art. 1, comma 1, lett. c), legge n. 91/1992). Dunque non si preoccupi Bergoglio che nessun bambino verrà lasciato senza nazionalità dallo Stato italiano.
A meno che il Papa non stesse parlando di concedere a tutti la cittadinanza dello Stato della Città del Vaticano che, ricordiamolo, è una monarchia assoluta teocratica elettiva, circondato dalle alte mura leonine e di cui è praticamente impossibile ottenere lo status di cittadino.
Ma la cosa, a modesto parere di chi scrive, più inquietante del messaggio del Sommo Pontefice non è il discorso, seppur fuorviante, sulla nazionalità. Ecco cosa ha dichiarato sul lavoro e i “diritti”: «le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, se opportunamente riconosciute e valorizzate, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono. Per questo auspico che, nel rispetto della loro dignità, vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione“.
Il Papa parla di “risorse” come la Boldrini e di WI -FI come un Bello Figo qualunque. E di lavoro che per gli italiani e i cittadini stranieri regolari non c’è, a prescindere da competenze, meriti, valorizzazione e riconoscimento.



Cari amici, dobbiamo prendere atto che questo Papa non ama né gli italiani né la cristianità.

Magdi Cristiano Allam

Nel momento in cui gli italiani registrano un tracollo demografico e un crescente impoverimento della popolazione, anziché prodigarsi per la promozione della cultura della vita e della rigenerazione della vita aiutando le famiglie italiane, le madri italiane e i giovani italiani, è intervenuto nuovamente a favore dell'apertura incondizionata delle nostre frontiere per incrementare l'auto-invasione di giovani africani, asiatici e mediorientali che sono prevalentemente musulmani, che si tradurrà nell'auto-sostituzione etnica degli italiani e nella fine della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umanistico-illuministe, trasformandoci in una popolazione meticcia e islamica.
Proprio nel momento in cui le forze politiche sono fortemente in contrasto sulla legge dello ius soli, che attribuirebbe la cittadinanza italiana a chiunque nasca in Italia, Papa Francesco ha pesantemente preso posizione a favore dello ius soli anticipando di ben cinque mesi il Messaggio che verrà ufficializzato il 14 gennaio 2018 in occasione della "Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato". Per i giovani africani, asiatici e mediorientali che entrano in Italia tutti senza documenti e in parte senza essere identificati, Papa Francesco chiede di tutto e di più: lo ius soli, ossia la cittadinanza italiana al momento della nascita; lo ius culturae, il diritto a completare l'istruzione primaria e secondaria in Italia; la concessione di visti umanitari, visti temporanei speciali e il diritto al ricongiungimento familiare per accogliere tutti, proprio tutti quelli che vogliono entrare in Italia, a prescindere dal fatto se fuggano o meno dalla guerra.
Ebbene proprio perché si tratta manifestamente di un intervento politico, che irrompe nel dibattito politico in corso tra i partiti italiani mirando a condizionarne l'esito, io denuncio l'inaccettabile interferenza politica di Papa Francesco negli affari interni dell'Italia che, almeno formalmente, è uno Stato indipendente e sovrano.



Ius soli e cittadinanza
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Utopie demenziali e criminali - falsi salvatori del mondo e dell'umanità
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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I falsi buoni che fanno del male - falsi salvatori del mondo

Messaggioda Berto » ven set 29, 2017 7:44 am

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Messaggioda Berto » ven set 29, 2017 7:45 am

Pensa prima alla tua gente e al tuo paese, invece che agli africani e all'Africa
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Quello che Dio il Creatore e l'ebreo Cristo non hanno mai detto agli uomini
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All'Africa e agli africani non dobbiamo nulla, ma proprio nulla, niente di niente
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Non deprediamo e non uccidiamo la nostra gente con l'irresponsabile accoglienza indiscriminata e scriteriata a spese delle scarse risorse pubbliche, dei nostri figli e nipoti e dei nostri compaesani e concittadini
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Non portarti la morte in casa, non hai colpe né responsabilità
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Messaggioda Berto » lun ott 23, 2017 9:04 pm

Migranti, inchiesta sulle Ong: pure Save the Children nei guai
Sergio Rame - Lun, 23/10/2017

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 55556.html

Si allarga macchia d'olio l'inchiesta della procura di Trapani. Perquisita la nave "Vos Hestia" della Save the Children. Ong accusata di favoreggiamento all'immigrazione clandestin

Non c'è più soltanto la Ong tedesca Jugend Rettet nel mirino dei procuratori italiani.

L'inchiesta sul favoreggiamento di certe organizzazioni non governative all'immigrazione clandestina ora sembra allargarsi a macchi d'olio. Questa mattina è stata, infatti, perquisita anche la nave "Vos Hestia" della Save the Children che si trova ormeggiata al porto di Catania.

Il provvedimento, eseguito dagli agenti della polizia di Stato, del Servizio centrale operativo (Sco) e della Guardia Costiera, è stato richiesto della procura di Trapani. Si tratta della stessa inchiesta che cerca di far luce sul reale ruolo delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo. Da anni fanno, infatti, la spola dalle coste libiche ai nostri porti prendendo a bordo immigrati appena salpati e per nulla in pericolo. I magistrati di Trapani pensano, infatti, che dietro gli slogan buonisti e gli appelli all'accoglienza sia ipotizzabile un reato gravissimo quale il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

"Abbiamo sempre agito nel rispetto della legge", ribadiscono i vertici di Save the Children respingendo con forza ogni accusa e sottolineando che l'ong, al momento, non risulta indagata. "Tutte le operazioni sono state condotte in strettissimo coordinamento con la guardia costiera italiana e nella massima collaborazione con le autorità. La nostra missione è sempre stata guidata unicamente dall'imperativo umanitario di salvare vite". Ora, però, è stata annunciata la sospensione di qualsiasi attività di ricerca e salvataggio in mare. "La decisione - spiega Valerio Neri, direttore generale dell'organizzazione - arriva dopo aver valutato attentamente la riduzione del flusso di migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo centrale per raggiungere l'Europa, e le mutate condizioni di sicurezza ed efficacia delle operazioni di ricerca e soccorso in mare nell'area". "Per troppo tempo - conclude Neri - abbiamo supplito all'inesistenza o inadeguatezza di politiche europee di ricerca e soccorso, nonchè di accoglienza dei migranti, cercando di portare un contributo concreto e volto al salvataggio delle vite di bambini e adulti".

Save the Children finisce così nello stesso fascicolo che ad agosto ha portato al sequestro della nave "Iuventa" della Ong tedesca Jugend Rettet. L'imbarcazione è tuttora sotto sigillo al porto di Trapani. Tra gli indagati risulta il comandante della "Vos Hestia", Marco Amato, al quale è stato inviato un avviso di proroga delle indagini alcune settimane fa.



La legge o convenzione internazionale del soccorso in mare
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Messaggioda Berto » ven dic 01, 2017 8:28 am

NAZISKIN, IRRUZIONE DURANTE UNA RIUNIONE SUI MIGRANTI A COMO

https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... tif_t=like

Como, naziskin e i migranti. Nella città lombarda è andata in scena in una vera e propria irruzione di una quindicina di militanti del Veneto Fronte Skinheaddurante una riunione di Como Senza Frontiere, una rete che unisce decine di associazioni a sostegno dei migranti.

Lo spiacevole episodio è accaduto in una sala del Chiostrino di Santa Eufemia, dove un gruppetto di neofascisti in perfetto stile squadrista ha letto un volantino contro l’immigrazione davanti ai volontari increduli e impauriti.

Capelli rasati, bomber neri e una postura ferma, la cui sicurezza è data solo dalla presenza di un gruppo e non dal reale valore di un discorso delirante, in cui si è parlato di “sostituzione” del popolo europeo con dei “non popoli”.



Alberto Pento
Io non amo i nazisti siano essi neri, rossi o maomettani. Io questi però non li condanno anche se sono di destra o di estrema destra. Non condanno chi difende la propria terra, la propria patria nel senso di Heimat, la propria gente, la propria famiglia e i beni pubblici come il territorio dello stato o nazione o comunità, la cittadinanza, le risorse economiche del proprio paese che certuni prodighi irresponsabili e dementi dilapidano a danno della propria gente nativa o indigena e cittadina. Se avessero usato la violenza li condannerei come pure se avessero manifestato comportamenti antisemiti e antisraeliani. Hanno solo manifestato contro questi falsi buoni che sostengono l'invasione di clandestini e di nazisti maomettani e che non hanno alcun amore per la propria gente.




COMO SENZA FRONTIERE.
di Fabrizio Baggi.
13 settembre 2016

http://www.rifondazionelombardia.it/acc ... izio-baggi

La città di Como è investita da circa due mesi dagli effetti dell’emergenza umanitaria prodotta dalle migrazioni in fuga dalle guerre.

Centinaia di persone, nuclei familiari, donne, minori non accompagnati, per sfuggire a guerre, violenza sono costretti a dimorare nel piazzale e nel parco antistante la Stazione Ferroviaria (San Giovanni) in condizioni sanitarie e materiali indegne di una condizione civile.

La mobilitazione di tantissime persone che con la loro solidarietà attiva hanno espresso il meglio della coscienza civica della nostra città ha dato vita alla Rete “Como Senza Frontiere”, alla quale la Federazione Provinciale del Prc/SE ha aderito da subito. Il bell’esempio di unità che si è venuto a creare vede operare insieme organizzazioni di volontariato, organizzazioni sindacali dei lavoratori e studentesche, Partiti, singole e singoli volontari.

La mobilitazione ha permesso anche di dare vita ad un tavolo di carattere istituzionale con il Comune, al quale partecipa una rappresentanza della rete stessa.

Ciò che è successo nella nostra città ha dell’incredibile, la sinergia di forze che sta lavorando senza sosta da due mesi a questa parte nella direzione di rendere dignità e diritti umani ai migranti è stata senza ombra di dubbio una fortissima risposta di solidarietà che la “bella Como” ha dimostrato di avere nel proprio dna.

Le compagne ed i compagni del Prc, impegnate/i in prima linea in questo processo, si sono spese/i senza indugi per la buona riuscita del lavoro politico e sociale unitario all’interno della rete e del progetto di accoglienza in città.

La sede della nostra Federazione provinciale si è trasformata in un punto di raccolta di generi di prima necessità, che giorno dopo giorno venivano smistati da compagne e compagni del Prc e della Rete e portati poi in stazione, nelle mense, e nei luoghi dove alcune/i migranti appartenenti alle cosiddette “categorie più deboli” (donne e minori) stazionano. Il coinvolgimento dell’Onorevole Eleonora Forenza, (Euro Parlamentare Altra Europa GUE/NGL) ha prodotto una sua lettera indirizzata al Prefetto di Como con la quale si richiama la necessità di alzare il livello dell’attenzione sul problema che sta attraversando la città.

Infatti la mancanza di volontà politica da parte della maggior parte delle istituzioni cittadine ha fatto sì che tutta l’accoglienza e la solidarietà fossero, almeno per tutto il primo periodo, totalmente sulle spalle dell’azione volontaria, con tutte le difficoltà che la cosa ha comportato.

Per i primi 20 giorni, ogni sera, decine di volontarie e volontari distribuivano insieme alla CRI sacchetti con razioni di cibo da campo, vestiti e coperte per cercare di aiutare il più possibile le persone che dimoravano in stazione, soddisfacendo quantomeno i loro bisogni primari.

Con il passare delle settimane, e grazie alle continue richieste fatte dalle volontarie e dai volontari organizzate/i alle istituzioni, sono state aperte delle mense, montato un tendone (circa 32 posti su 500/600 migranti), installati dei servizi chimici in prossimità della stazione ed una scuola cittadina ha messo a disposizione delle docce situate in una loro palestra.

Inoltre, dal 15 di Settembre (data indicativa) partirà l’attività del “centro di transito provvisorio” composto da moduli abitativi di cui è stata già pubblicata una bozza di regolamento in cui, con grande soddisfazione, abbiamo visto comparire punti che sono stati i cardini delle richieste avanzate da Como senza Frontiere.

Si tratta di piccoli miglioramenti che vanno a tamponare una situazione che però non può reggere a lungo. Da tempo sosteniamo infatti che la reale soluzione è sempre e soltanto quella dell’apertura di corridoi umanitari e delle frontiere stesse per permettere a chi scappa da situazioni di pericolo per la propria vita di raggiungere i Paesi dove intendono andare.

Como è di fatto una città di frontiera, ed in quanto tale deve attrezzarsi per rendere dignità a tutte e tutti coloro le/i quali vi transiteranno per cercare di raggiungere i propri cari nel nord dell’Europa oppure, semplicemente, per cercare una vita migliore fuggendo da fame, guerre e miseria.

Si oppongono alla realizzazione delle loro speranze accordi internazionali che permettono la libera circolazione del denaro e non quella di esseri umani e costringono i migranti a “richiedere asilo” nel primo Paese utile dove sbarcano, impedendo loro di richiederlo poi dove vorrebbero realmente andare.

In ogni caso, il centro di transito provvisorio, garantirà un tetto al riparo dal freddo, la tutela dei migranti dal rischio di finire nelle mani della criminalità organizzata che non aspetta altro se non di avere bassa manovalanza a costo zero fatta da persone che per lo Stato non esistono.

Inoltre, con le clausole che a quanto sembra verranno inserite nel regolamento, le associazioni che hanno esercitato volontariamente la cosiddetta accoglienza presso la stazione S.Giovanni in questi due mesi avranno, previo la presentazione di un progetto, la possibilità di operare all’interno ed all’esterno del campo, che sarà aperto, di natura non detentiva, e all’interno del quale le famiglie non verranno separate ma inserite come nuclei familiari quali sono.

Il lavoro da fare è tantissimo, siamo certi però che ci siano tutti i presupposti per provare, con il lavoro politico capillare che la Rete sta facendo e continuerà a fare, a trasformare la nostra città in un reale laboratorio all’avanguardia dell’accoglienza e della gestione della situazione umanitaria.

La parte più difficile arriva ora, ma non ci faremo sconfortare. Continueremo a lavorare nella direzione di dare la dignità ed i diritti ora negati a tutte e tutti coloro hanno coraggiosamente attraversato il mondo per lasciare paesi dove la loro vita e quella dei loro familiari erano messe a rischio ogni giorno.



Pensa prima alla tua gente e al tuo paese, invece che agli africani e all'Africa
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Al centro per i rifugiati
Como, assalto skinhead al centro pro migranti:« Lotta al turbocapitalismo, per voi nessun rispetto»
L’episodio nella tarda serata di martedì
di Anna Campaniello
29 novembre 2017

http://www.corriere.it/video-articoli/2 ... 1181.shtml

Irruzione di stampo fascista martedì sera durante una riunione della «Rete Como Senza Frontiere», (Csf), che dallo scorso anno assiste i migranti accampati nel capoluogo lariano. Una quindicina di esponenti dell’associazione «Veneto Fronte Skinheads» ha interrotto i lavori dei volontari e ha imposto la lettura di un volantino con lo slogan «Basta invasione». Gli operatori di Csf erano riuniti al Chiostrino di Sant’Eufemia quando gli esponenti di estrema destra hanno interrotto i lavori. Il comunicato letto parlava dell’invasione dei migranti in Italia. I volontari che si occupano di accoglienza non hanno risposto alla provocazione. Al termine della lettura gli skinheads, un gruppo di Vicenza (affiliato al fronte veneto), si sono allontanati. Dopo l’irruzione hanno anche imbrattato alcuni manifesti con le indicazioni delle attività culturali e degli eventi dell’Arci. Intanto, la Questura di Como ha fatto sapere di essere riuscita a identificare quattro dei partecipanti al blitz del gruppo neofascista all’assemblea di Csf. Gli investigatori, infatti, stanno passando al setaccio le immagini delle registrazioni dell’irruzione degli attivisti di estrema destra. Sarebbero complessivamente 13 quelli entrati in azione martedì sera. Sono tutti accusati di «violenza privata».

Molti gli interventi di condanna dell’irruzione. «L’atto è gravissimo e non va sottovalutato, come non va sottovalutata la crescita delle destre nella nostra regione e nella nostra città – dice il gruppo “La prossima Como”, che fa parte della rete di assistenza ai migranti -. La nostra risposta sarà non violenta: le nostre «armi» sono le parole, le nostre azioni di contrasto delle destre fasciste sono nel nostro impegno quotidiano, che intensificheremo». Dura la condanna anche dell’Anpi: «Piena solidarietà a Csf, riteniamo questo fatto estremamente grave anche perché rientra purtroppo in una escalation neofascista in atto da tempo anche a livello nazionale e a cui le Istituzioni repubblicane devono reagire con fermezza». «C’è la necessità e l’urgenza di contrastare con modalità non militari la violenza fascista che si sviluppa con sempre maggiore virulenza anche nel territorio lariano – scrive l’Arci in una nota -. La provocazione, paramilitare nei modi, condotta da una quindicina di persone del fronte skinheads vicentino in trasferta a Como contro Como senza frontiere, dovrà avere risposte adeguate anche al di là delle necessarie attestazioni di solidarietà».


Europa e i diritti negati e calpestati dei cittadini nativi europei
viewtopic.php?f=92&t=2682
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Messaggioda Berto » ven gen 19, 2018 10:07 am

Nostra Oprah dell’Avvento
Caratteri Liberi - Niram Ferretti
2018/01/19

http://caratteriliberi.eu/2018/01/19/ag ... ellavvento
“Il tempo degli uomini brutali è finito“, scandisce la giunonica Oprah Winfrey nel suo discorso di nove minuti al Golden Globe Awards, in cui ha entusiasmato la platea e fatto sognare coloro i quali vedono in questa celebrity multimiliardaria di colore il riscatto, la futura luce che squarcerà le tenebre del fosco e malvagio regno di Donald Trump, l’usurpatore, anche se democraticamente eletto.

Il grottesco non ha limiti, è la fibra stessa del reale come ci hanno insegnato nel Novecento Gadda e Dürrenmatt. Così, dopo il discorso epico, l’attrice Reese Witherspon ha twittato senza il minimo imbarazzo, “Dividerò ufficialmente il tempo in questo modo: Tutto quello che è accaduto prima del discorso di Oprah. Tutto quello che accadrà dopo”.

Sì, le Nuove Beatitudini scandite su un palco a Los Angeles da parte di chi, forse, si candiderà a confrontarsi con Donald Trump nel 2020 per le presidenziali americane, fanno parte di questo tempo derelitto, in cui, tramontato il sole del Messia Obama, si annuncia quello di un Messia nuovo, donna finalmente e nera. Accoppiata formidabile.

Tutto si incastra alla perfezione in una favola che fa palpitare i cuori di legioni di donne buone e abusate da mostri seriali alla Harvey Weinstein, legioni che diventano Legione, come nel caso del movimento giacobino “Me Too”, in cui si sono sovrapposte voci di accusatrici che hanno avuto il coraggio di dire, “Sì anch’io”. Sia chiaro, gli abusi sessuali sono terribili per chi li ha subiti, ma il grande processo pubblico in cui è lo stesso maschio a essere abusato perché maschio e tale in quanto dotato di un pene, questo è solo terrorismo, macelleria da social, squadrismo ritorsivo e becero. Squadroni della morte accusatrici pe le quali anche un ammiccamento o un apprezzamento un po’ greve diventano non concedono un secondo grado di giudizio.

E così Oprah, figlia di una donna delle pulizie a ore e giunta al vertice dello show business americano, può annunciare come ogni figura messianica che si rispetti, il tempo dell’Avvento. Le sue parole sono esplicite, “E quando la nuova alba finalmente sorgerà, accadrà perché numerose donne magnifiche, molte delle quali si trovano qui in questa stanza stasera, insieme ad alcuni uomini piuttosto fenomenali, avranno lottato duramente in modo da essere sicuri di diventare i leaders che ci condurranno al tempo in cui nessuno dovrà più dire ‘Anche Io”.

Nel suo discorso, Oprah cita anche Rosa Parks, e il sedile d’autobus non ceduto dall’attivista di colore, nome stellare della lotta contro il segregazionismo, diventa una commodity banale da sperperare per il pubblico glamour riunito in sala.

Gli sguardi adoranti e commossi delle numerose attrici miliardarie convenute, le stesse che, come lei in passato, avevano frequentato e riverito il mostro Weinstein, sono lì a testimoniare che sì, con Oprah come condottiera il male sarà sconfitto definitivamente. Loro, non faranno come Lisistrata, non si negheranno all’uomo fino a quando non firmerà la pace, ma attraverso il primo presidente degli Stati Uniti donna, di sinistra e nera, lo priveranno di lance e spade, lo renderanno reverente ancella del proprio potere sostitutivamente fallico.

La panna montata del femminismo, la sua caricatura hollywoodiana corredata di lustrini e lipstick è un altro inevitabile segno dello sfibramento culturale attuale, della sua mancanza di verità e ardimento. Il postmoderno sfocia nel fumetto, nella parodia, nel pop sfasciato che si traveste da roba seria e la scimmiotta.

L’improbabilità di Donald Trump alla Casa Bianca produce l’effetto collaterale di un’altra improbabilità speculare. Oprah Winfrey come possibile candidato presidente democratico. Ci vuole un’altra fairy tale per contrastare il racconto truce fatto su questo presidente mostrificato come Harvey Weinstein il paria.

Ormai questo ci tocca, la realtà trasformata in un teatrino per bambini. La buona fata nera della tv contro il cattivo orco palazzinaro biondo. Dietro di loro i grandi archetipi di sempre, quelli del Bene e del Male, i perenni simboli che ci possiedono e da cui ci lasciamo possedere senza opporre alcun rifiuto.
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