Charlie Hebdo

Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » gio dic 08, 2016 9:45 am

Gli islamisti hanno vinto: Charlie Hebdo scompare
di Giulio Meotti
6 dicembre 2016
Pezzo in lingua originale inglese: Islamists Won: Charlie Hebdo Disappears
Traduzioni di Angelita La Spada

https://it.gatestoneinstitute.org/9503/ ... o-scompare

In vent'anni, la paura si è già divorata pezzi significativi della cultura e del giornalismo in Occidente. Sono tutti scomparsi in un orribile atto di autocensura: le caricature di un quotidiano danese, una puntata di "South Park", dei dipinti alla Tate Gallery di Londra, un libro della Yale University Press, l'Idomeneo di Mozart, il film olandese "Submission", il nome della vignettista Molly Norris, una copertina di Art Spiegelman, il romanzo "Jewel of Medina" di Sherry Jones, solo per citarne alcuni. La maggior parte di loro sono diventati fantasmi che vivono in clandestinità, nascosti in qualche casa di campagna oppure si sono ritirati a vita privata, vittime di un'autocensura comprensibile, ma tragica.

In questo lungo e deplorevole elenco mancava solo il settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Fino ad ora.

Lo sconforto per cosa è diventato Charlie Hebdo è contenuto in questa frase della giornalista francese Marika Bret: "Dall'Italia ci arrivano tante minacce". Il riferimento non è a qualche cellula jihadista, ma a una copertina di settembre di Charlie Hebdo in cui la vignetta irrideva le vittime del terremoto in Italia. Sembra che il settimanale satirico, quasi distrutto dagli islamisti francesi due anni fa, si sia "normalizzato".

Basta prendere le recenti copertine di Charlie. Contro i terroristi? No. Contro coloro che lo hanno definito "razzista"? No, contro Éric Zemmour, il coraggioso giornalista francese del Figaro che ha condotto un dibattito pubblico sull'identità francese. "L'islam è incompatibile con la laicità, incompatibile con la democrazia, incompatibile con il governo repubblicano", ha scritto Zemmour.

Laurent Sourisseau in arte "Riss", ora direttore editoriale e azionista di maggioranza di Charlie, è rimasto ferito nell'attentato del 2015 alla redazione del giornale e vive sotto scorta della polizia. Riss ha messo in copertina Zemmour con il giubbotto esplosivo, paragonandolo di fatto a un terrorista.

Charlie Hebdo ha ironizzato di recente su Nadine Morano, una critica dell'Islam, raffigurandola come una bambina affetta da sindrome di Down.

Riss ha anche pubblicato di recente un libro a fumetti che attacca un altro facile bersaglio di conformisti sottomessi intitolato "Il lato oscuro di Marine Le Pen", che è la leader del Front National, partito con una piattaforma incentrata sulla difesa della sovranità nazionale e della identità giudaico-cristiana. In copertina, la leader della "destra" francese è agghindata come Marilyn Monroe.

Per il primo anniversario della strage del 7 gennaio, il settimanale diretto da Riss era uscito con una copertina non su Maometto, ma su un Dio killer giudeo-cristiano, come se i colleghi di Sourisseau non fossero stati uccisi dagli islamisti, ma dai cattolici. Riss aveva infatti annunciato in precedenza che il settimanale "non avrebbe disegnato più Maometto".

Nella redazione di Charlie, il primo a capitolare è stato "Luz", un noto vignettista. Si è arreso dicendo: "Non disegnerò più Maometto".

Charlie Hebdo, dopo che i terroristi islamisti avevano ucciso gran parte del suo staff nel 2015, ha annunciato che "non avrebbe disegnato più Maometto". Invece, il settimanale oggi mira ad attaccare chi critica l'islamismo e irride il Dio giudeo-cristiano.

"Il trapianto che funziona peggio è il trapianto di palle", ha detto Jeannette Bougrab, la compagna del compianto direttore di Charlie, Stéphane Charbonnier. La Bougrab ha accusato i sopravvissuti alla strage di essersi piegati al terrorismo e alle minacce tradendo l'eredità della libertà di espressione a causa della quale quegli uomini onesti furono uccisi.

Dopo il massacro del 7 gennaio 2015, il vignettista "Luz" pianse davanti alle telecamere dopo aver presentato una copertina che ritraeva i sopravvissuti, quella in cui c'è Maometto che dice: "Tutto è perdonato". Luz poi è apparso nel programma tv "Le Grand Journal" insieme a Madonna e in un gesto di triste voyeurismo ha mostrato i genitali, censurati dalla scritta "Je suis Charlie".

La svolta normalizzatrice di Charlie si è riflessa anche nella recente decisione drammatica di mettere fine al rapporto di lavoro con un'altra sopravvissuta alla mattanza, la giornalista e intellettuale franco-tunisina Zineb el Rhazoui, che per la sua critica agli estremisti islamici oggi vive sotto scorta della polizia.

"Il giornale non è più lo stesso, Charlie oggi è in preda a un soffocamento artistico ed editoriale", ha detto a Le Monde. La Rhazoui è l'autrice del nuovo libro "Détruire le Fascisme Islamique".

"Dobbiamo continuare a ritrarre Maometto e Charlie non lo sta facendo, significa che non c'è più Charlie", ha detto Patrick Pelloux, un altro vignettista che ha lasciato il settimanale.

C'erano sette vignettisti a Charlie Hebdo. Cinque furono uccisi il 7 gennaio 2015: Charb, Cabu, Honoré, Tignous e Wolinski. Gli altri due, Luz e Pelloux, si dimisero dopo il massacro. Cogliendo l'atmosfera, il mensile Causeur titolò: "Charlie Hebdo fa hara-kiri", giocando con il suicidio giapponese e il precedente nome della testata satirica francese (che era Hara-Kiri). Fra omicidi, abbandoni e autocensura, la storia di Charlie si è quasi conclusa.

Che cosa sta succedendo? Purtroppo, le minacce e gli attacchi degli islamisti funzionano. Una crisi simile ha colpito il quotidiano danese Jyllands-Posten che pubblicò per primo le dodici vignette su Maometto, subito riprodotte da Charlie Hebdo in segno di solidarietà. "L'onore della Francia è stato salvato da Charlie Hebdo", aveva scritto Bernard-Henri Lévy quando il settimanale satirico ripubblicò le vignette danesi su Maometto, mentre tanti "benpensanti" gongolavano sulla "islamofobia" di quelle caricature.

"La verità è che per noi sarebbe del tutto irresponsabile pubblicare le caricature oggi", dice il direttore del Jyllands-Posten, Jorn Mikkelsen, per giustificare la sua autocensura. " Il Jyllands-Posten ha la responsabilità di se stesso e dei propri dipendenti". Come Kurt Westergaard, autore della caricatura di Maometto con la bomba nel turbante, che oggi vive in una casa-fortezza con telecamere di sicurezza e finestre blindate e macchine di guardia all'esterno.

Si è aperto uno scontro ideologico in seno a Charlie Hebdo ben prima dell'attacco terroristico. Zineb el Rhazoui venne chiamata al settimanale dal direttore Stephane Charbonnier, "Charb", il coraggioso giornalista che guidò la battaglia contro l'intimidazione islamista in Europa. Anche dalla sua tomba Charb ha firmato un libro intitolato "Lettera aperta ai truffatori dell'islamofobia che fanno il gioco del razzismo". Ma come scrive Libération, "Riss era in opposizione a Charb, è meno politicamente identificato, più introverso di lui".

Charbonnier faceva capo alla generazione di Philippe Val, Fiammetta Venner e Caroline Fourest, giornalisti libertari decisi a criticare l'Islam, che dal 1992 al 2009 plasmarono il settimanale.

"Charb? Dov'è Charb?", gridavano i terroristi entrati dentro la redazione, per assicurarsi di trovare il giornalista che ritenevano responsabile della controversia sulle caricature di Maometto.

Philippe Val, che come ex direttore di Charlie Hebdo è stato processato a Parigi per la pubblicazione di quelle vignette, ha pubblicato il libro dal titolo "Malaise dans l'inculture", che attacca "il muro di Berlino ideologico" che è stato innalzato dalla sinistra.

Nel 2011, in seguito alle bombe che distrussero gli uffici di Charlie, un manifesto di giornalisti di sinistra aveva dichiarato il rifiuto di sostenere la posizione assunta dal settimanale riguardo all'Islam. Due anni più tardi, uno dei firmatari, Olivier Cyran, un ex redattore di Charlie Hebdo, accusò il giornale di essere "ossessivo nei confronti dei musulmani". Lo stesso fece Philippe Corcuff, un ex giornalista di Charlie che accusò la rivista di fomentare "uno scontro di civiltà".

Gli attacchi continuarono con un altro ex vignettista di Charlie Hebdo, Delfeil de Ton, che sul settimanale Nouvel Observateur, dopo il massacro del 2015, accusò vergognosamente Charb di "aver trascinato" tutta la squadra verso la morte continuando a satireggiare Maometto.

Dopo che i fratelli Kouachi uccisero i giornalisti di Charlie Hebdo, uscirono per strada gridando: "Abbiano vendicato Maometto. Abbiamo ucciso Charlie Hebdo". A distanza di due anni, pare che abbiano vinto. Sono riusciti a far tacere l'ultimo settimanale europeo che è ancora pronto a difendere la libertà di espressione dall'islamismo. E hanno inviato un avvertimento speciale a tutti gli altri. Perché dopo Charlie Hebdo scrivere articoli critici dell'Islam o firmare una vignetta, li rende dei bersagli di attentati e campagne di intimidazione.

La femminista e filosofa Elisabeth Badinter, che ha testimoniato in tribunale per i vignettisti nel documentario "Je suis Charlie", ha detto: "Se i nostri colleghi nel dibattito pubblico non condividono una parte del rischio, allora i barbari avranno vinto".

La rivista Paris Match ha chiesto a Philippe Val se poteva immaginare la scomparsa di Charlie Hebdo. E Val ha replicato: "Sarebbe la fine di un mondo e l'inizio della 'Sottomissione' di Michel Houellebecq". Dopo gli attacchi arriva l'autocensura: la sottomissione. Se Charlie Hebdo è stanco e in fuga dalle responsabilità, chi può biasimarlo? Ma tutti gli altri?

Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.
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Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » lun gen 30, 2017 6:23 pm

Lebertà contro ła prexon dei dogmi e de l'idołatria
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Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » ven feb 10, 2017 6:25 pm

La tolleranza è una strada a senso unico?
Douglas Murray

https://it.gatestoneinstitute.org/9926/tolleranza


Il 7 gennaio scorso è ricorso il secondo anniversario dell'attacco messo a segno da tre uomini armati contro la sede parigina del settimanale satirico Charlie Hebdo, in cui sono rimaste uccise dodici persone, e sono anche passati due anni da quando gran parte del mondo libero ha detto di essere "Charlie" e ha tentato, sfilando per le strade, alzandosi in piedi e osservando un minuto di silenzio o ritwittando l'hashtag "Je Suis Charlie", di mostrare al mondo intero che la libertà non può essere soppressa e che la penna ferisce più del kalashnikov.

Perciò, due anni sono il momento giusto per fare il punto della situazione. Come è andata? Tutti quei "Je Suis" equivalgono a qualcosa di più di un blip su Twitter? Chiunque cerchi di rispondere a questa domanda potrebbe iniziare a guardare la situazione in cui versa la rivista per cui tutti erano così preoccupati. Come se l'è cavata Charlie Hebdo dopo che la maggior parte del suo staff è stata freddata dalla polizia antiblasfemia?

Una manifestazione di protesta organizzata l'11 gennaio 2015 a Parigi dopo l'attacco terroristico a Charlie Hebdo, con gli striscioni con su scritto "Je Suis Charlie". (Fonte dell'immagine: Olivier Ortelpa/Wikimedia Commons)

Non bene, se un banco di prova del benessere del settimanale francese consiste nel vedere se Charlie sarebbe disposto a reiterare il "crimine" per cui è stato attaccato. Sei mesi dopo la strage, nel luglio 2015, il nuovo direttore della pubblicazione, Laurent Sourisseau, annunciò che Charlie Hebdo non avrebbe più pubblicato vignette sul Profeta dell'Islam e disse che Charlie aveva "fatto il suo lavoro" e "difeso il diritto alla satira". Sono state pubblicate altre vignette su Maometto nel numero uscito subito dopo la strage e anche successivamente. Ma Sourisseau ha affermato che il giornale non avrebbe dovuto continuare a farlo. In pochi hanno redarguito lui e i suoi colleghi per questa decisione. Proprio quando quasi ogni altra rivista del mondo libero non riesce a difendere i valori della libertà di parola e il diritto di satira e quello di offendere, chi poteva aspettarsi questo da un gruppo di vignettisti e giornalisti che avevano già pagato un prezzo così alto per aver difeso tali libertà da soli?

Ora, nel secondo anniversario dell'atrocità, una delle figure di spicco del magazine, Zineb El Rhazoui, ha annunciato che lascia la rivista. La giornalista, che è stata definita "la donna più protetta di Francia" a causa della scorta che le è stata assegnata dallo Stato francese, ha dichiarato che Charlie Hebdo si è rammollito con il radicalismo islamico. Zineb ha detto all'agenzia France Press che "Charlie Hebdo è morto [il 7 gennaio 2015]". Il settimanale aveva avuto in precedenza la "capacità di tenere viva la fiamma dell'irriverenza e della libertà assoluta", ella ha affermato. "La libertà ad ogni costo è ciò che amavo di Charlie Hebdo, dove ho lavorato affrontando grandi avversità".

Ovviamente, Zineb El Rhazoui è una persona insolita. E rara, nell'Europa del XXI secolo. Ecco perché ha bisogno della scorta. Molte persone, che hanno detto di preoccuparsi del diritto di dire ciò che vogliono, quando e come vogliono, su qualsiasi cosa – compresa una religione particolarmente austera e suscettibile – intendevano essere coerenti ossia manifestare per le strade di Parigi con una matita in mano. Oppure volevano limitarsi a parlare, proclamando "Je Suis Charlie". Ma quasi nessuno ha fatto sul serio. Se lo avessero fatto – come ha sottolineato Mark Steyn – tutta quella gente non avrebbe dovuto sfilare con le matite alzate, ma mostrando le vignette su Maometto. "Dovrete ucciderci tutti", sarebbe stato il messaggio.

E anche i leader. Se il presidente Hollande e la cancelliera Merkel avessero creduto davvero nella difesa della libertà di espressione, allora, invece di camminare a braccetto a Parigi insieme a un personaggio così inopportuno come il leader palestinese Mahmoud Abbas, avrebbero mostrato le copertine di Charlie Hebdo e detto: "Questo è ciò che sembra una società libera e questo è ciò che sosteniamo: chiunque, i leader politici, le divinità, i profeti, tutti possono essere oggetto di satira, e se questo non vi piace, allora dovreste andarvene in qualunque luogo infernale ottuso e non illuminato che sognate. Ma l'Europa non è il continente che fa per voi".

Piuttosto, due anni dopo la strage, la società europea è diventata silenziosa. Ovviamente, ci sono state occasioni per mostrare l'idea moderna di virtù, spesso usando Charlie Hebdo come sacco da pugilato. Dopo l'attacco armato alla rivista, i censori che ora riempiono le nostre società (e che probabilmente non acquistano né leggono le riviste) inviano regolarmente messaggi sui social media che contestano le cose per le quali la rivista è stata messa in guardia.

Ecco come una rivista sconveniente e satirica si è ritrovata ripetutamente giudicata da moralisti privi di senso dell'umorismo e spesso considerata non sufficientemente reverenziale riguardo vari avvenimenti mondiali. Una vignetta di Charlie Hebdo sulle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate a Colonia la notte di Capodanno è stata ritenuta di cattivo gusto. La reazione della rivista a un terremoto avvenuto in Italia è stata giudicata inammissibile da qualche non lettore. E così anche la vignetta sullo schianto di un aereo russo e altre caricature, ritenute prive dell'opportuna pietà.

Intanto, ci troviamo nella condizione di "interiorizzare" l'atrocità, come ha detto lo scrittore britannico Kenan Malik parlando del periodo successivo all'affaire dei Versi satanici. Tutta la stampa mondiale – forse soprattutto nei paesi liberi – ha interiorizzato ciò che è accaduto a Charlie Hebdo e anziché essere unita ha deciso, in silenzio e nella privacy delle redazioni, di non rischiare che accada mai più una cosa del genere. Questa nuova sottomissione al terrorismo islamista è forse il motivo per cui, nel 2016, quando un atleta senza alcun impegno nella politica, nella religione o nella satira è stato beccato a fare qualcosa che poteva essere considerato non del tutto rispettoso dell'Islam, non c'è stato nessuno a difenderlo. Anche la premier britannica Theresa May, invitata alla Camera dei Comuni a difendere il diritto di un atleta a non vedersi distrutta la carriera a causa di un fugace scherzo da ubriachi, ha equivocato:

"Questo è un equilibrio che dobbiamo trovare. In questo paese, apprezziamo la libertà di espressione e di parola, che è di fondamentale importanza per rafforzare la nostra democrazia.

"Ma diamo anche importanza alla tolleranza degli altri. E in relazione alle religioni. Questa è una delle questioni che abbiamo preso in considerazione nella strategia contro l'estremismo che il governo ha messo a punto.

"Penso che dobbiamo garantire che sia giusto che la gente possa avere questa libertà di espressione, ma quando si ha un diritto del genere si ha anche la responsabilità di riconoscere l'importanza della tolleranza degli altri".

Negli ultimi due anni, abbiamo capito che una tolleranza del genere è una strada a senso unico. Le nostre società avevano intrapreso questa strada. Ma dall'altra direzione è arrivata la brigata del kalashnikov che ha dovuto colpire una sola volta. Di fronte a questo, l'intero mondo civile ha scelto di fare inversione di marcia e correre nella direzione opposta. La polizia antiblasfemia di Allah sarebbe stupida se non approfittasse del vantaggio che una simile resa conferirà alla loro causa nei mesi e negli anni a venire.

Douglas Murray è uno scrittore britannico, un analista e opinionista, che risiede e lavora a Londra, in Inghilterra.
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Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » sab mar 04, 2017 9:37 pm

Manifesto blasfemo su Gesù: ma il giudice grazia l'Arcigay

Chiesta l'archiviazione per il manifesto che promuoveva una festa al Cassero di Bologna. Uomini travestiti da Gesù mimavano pratiche sessuali con una grossa croce
Giuseppe De Lorenzo - Ven, 03/03/2017

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... tect=false

Immagine

Era tutto uno scherzo. Una semplice burla in cui tre uomini vestiti da Gesù e due ladroni (con tanto di corona di spine) mimavano pratiche sessuali con una grossa croce infilata nel didietro.

Blasfemia? Vilipendio? Offesa alla religione e ai tanti cristiani italiani? Macché: per il pm di Bologna il caso è da archiviare. E tanti saluti alle proteste contro l'Arcigay.

Riavvolgiamo il nastro. Nel marzo del 2015 esplose un'enorme polemica a Bologna dopo che il Cassero, storico il circolo omosessuale legato all'Arcigay e "convenzionato" con il Comune, pubblicò sulla sua pagina Facebook una locandina per pubblicizzare la serata "Venerdì credici". Immagini di dubbio gusto, e che moltissimi considerarono offensive e fuori luogo. I consiglieri comunali Valentina Castaldini (Ncd), Marco Lisei (Fi) e il capogruppo alla Regione di Forza Italia, Galeazzo Bignami, presentarono un esposto in procura. Il procuratore aggiunto, Valter Giovannini, disse che avrebbe valutato le denunce "con attenzione". Ma ieri il pm Morena Plazzi ha archivato il tutto. La motivazione? Secondo la toga, quell'immagine non si tratta di vilipendio ma "espressione, in forme certo criticabili per la qualità dei contenuti umoristico-satirici, delle istanze culturali e sociali promosse dall'associazione". Uno scherzo, insomma. Solo una burla. Eppure l'Arcigay non la presentò come un vignetta ironica, spiegando che alcuni avevano deciso di "dissacrare o irridere un simbolo religioso": "Il conflitto tra comunità Lgbt e la parte politicizzata dei cattolici - disse il Cassero - preesiste alla nostra festa e alle famigerate immagini, questo è un dato indispensabile per comprendere perchè una persona omosessuale decida di dissacrare o irridere un simbolo religioso. Quel gesto rappresenta una liberazione rispetto a un simbolo che quelle persone percepiscono come oppressivo". Liberazione, dicono. Ma da cosa?

L'allora Vescovo di Bologna, Carlo Caffarra, definì la locandina gay "libertà d'insulto" preludio della "fine delle democrazia". Aveva ragione lui. Infatti ciò che sorprende è come le associazioni gay, sempre pronte a gridare all'omofobia contro qualsiasi opinione non conforme al loro pensiero, non usino lo stesso metro di misura su immagini che potrebbero essere definite "cristianofobe". Immaginate una festa della parrocchia sul tema dell'amore etero pubblicizzata con una locandina in cui i fedeli deridono una coppia gay. Cosa farebbero le associazioni omo? Parlerebbero di omofobia. Ovvio. Per fare un esempio, nel 2015, Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center della Capitale, disse che i manifesti anti-utero in affitto affissi a Roma inducevano "all'omofobia". Stessa storia con l'islam. "Se una cosa simile fosse stata fatta noi deridendo la religione islamica o la comunità musulmana - attacca Galeazzo Bignami - ci avrebbero buttato in galere gettando le chiavi, indicendo manifestazioni di solidarietà per loro e organizzando presidi contro la xenofobia e l'intolleranza. Ma visto che si colpiscono i valori Cristiani e i cattolici tutto è consentito". Ecco: questa disparità di trattamento è la morte della democrazia di cui parlava Caffarra. Ovvero la libertà di insulto a senso unico.
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Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » dom mar 05, 2017 2:49 pm

"L'islam sempre ostile a chi fa satira: mi misero sotto scorta già 25 anni fa"
Il vignettista Giorgio Forattini: "I musulmani sono come la sinistra, perseguitano chi non la pensa come loro. Anche il comunismo è una religione d'odio"
Paolo Bracalini - Dom, 08/01/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 49094.html

Milano - «La satira? Ormai è massacrata dappertutto, ma soprattutto in Italia, da noi è sempre stata guardata con molta diffidenza.

I peggiori nemici della satira sono i comunisti e gli islamici. Sono uguali, non tollerano chi la pensa diversamente, se non sei dalla loro parte sei un nemico da perseguitare. Con me l’hanno fatto sempre, con le querele, le intimidazioni, facendomi processare dai giudici che poi sono quasi sempre di sinistra, e privi di senso dell’umorismo. Non è un caso che la sinistra italiana ha sempre difeso l’Islam e sempre osteggiato la satira, perché non accetta la libertà di pensiero. La loro filosofia è sempre la stessa: scherzate su tutti, tranne che su di noi. Nella mia lunga carriera ho ricevuto querele solo da esponenti della sinistra, sono nemici della satira, come i fanatici islamici».

Oltre ai guai giudiziari soprattutto con la sinistra italiana (D’Alema gli chiese tre miliardi di lire di risarcimento per una vignetta) Giorgio Forattini ha iniziato presto ad avere problemi anche con la scarsa tolleranza islamica verso la satira, molto prima della jihad contro Charlie Hebdo. «Venticinque anni fa, ero ancora a Repubblica, feci una vignetta su Maometto. Ricevetti delle minacce, avevo la polizia sotto casa - racconta Forattini - È sempre stata sgradita l’ironia sulla religione musulmana. Oddio, anche col Vaticano qualche problema l’ho avuto, ma solo delle lamentele di qualche cardinale, ma nessuna querela o minaccia».

Anche il vignettista Emilio Giannelli, ha ricordato quel periodo: «Tanti anni fa, quando collaboravo con Repubblica, io e Forattini fummo convocati da Eugenio Scalfari, il quale ci raccomandò di andarci cauti con le vignette sull’Islam. Ho pensato che avesse ricevuto messaggi allarmanti» ha raccontato il vignettista del Corriere della sera. Con le stragi di vignettisti, l’aria non può che peggiorare. «Ho visto che a Charlie Hebdo ora all’ingresso, per entrare in redazione, hanno tutte queste misure di sicurezza, ma come si fa a lavorare in quel modo lì? Non sono più liberi di fare il loro lavoro, di trattare il tema della religione islamica dopo quello che gli è capitato. Le religioni, io tra queste ci metto anche il comunismo, non amano mai la satira. Ma c’è una bella differenza tra i cattolici e gli islamici. Io ho fatto un sacco di vignette prendendo in giro il Papa, ma mica mi hanno mandato le guardie svizzere a prendermi. Al massimo il Papa ti scomunica, con gli islamici invece rischi la pelle. Ormai la satira in Italia non esiste più, a meno che non fai la satira di partito, che ti adegui alla linea su cosa si può dire e cosa no, ma allora che satira è».

Qualcuno almeno lo salva? «Crozza mi diverte moltissimo, ma certe cose non le può toccare, sennò gli chiudono il rubinetto, so bene come fanno. Ti lasciano solo, nessuno ti difende, e poi arrivederci. L’unico limite che deve avere la satira è il codice penale, non puoi offendere qualcuno, ma farne la caricatura sì, sui difetti di un personaggio devi essere libero di sfottere, sennò non c’è libertà. Fuori dall’Italia è un po’ meglio. Io ho fatto vignette anche sui giornali francesi, inglesi, prendendo in giro loro: mai avuto problemi. Parigi è la capitale della libertà, la satira libera da noi è venuta dopo il fascismo ma i francesi sono stati sempre liberi di dire quello che volevano. Ho una casa a Parigi da tanti anni, quando racconto ai miei amici che in Italia ti processano per una battuta non ci credono, si mettono a ridere. Lì non è mai successo, solo con gli islamici è diventato rischioso fare satira in Francia. E pensare che la satira è all’origine del mondo occidentale, “satura tota nostra est” dicevano i romani rivendicandone la paternità». Sull’islam il vignettista ha idee poco corrette: «Non credo nell’Islam moderato, una religione che predica l’odio e l’eliminazione del nemico come il marxismo. Se siamo occidentali, dobbiamo essere fieri dei nostri valori di libertà. Ma la colpa è soprattutto del buonismo di sinistra imperante, occorre dire addio al multiculturalismo».
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Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » mer ago 23, 2017 1:32 pm

"Islam religione di pace" Charlie sfida i musulmani
Luca Romano - Mer, 23/08/2017

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 33273.html

Un'altra copertina di Charlie Hebdo mette nel mirino l'islam. L'ultimo numero del giornale francese nella sua cover mostra un furgone bianco che sfreccia a velocità e i corpi di chi è stato investito.

Poi una didascalia: "L'islam è regligione di pace...eterna". Una copertina fortissima dedicata alla strage di Barcellona. In poche ore la foto di Charlie è stata condivisa sui social. Ma questa copertina lascia ntendere che la linea di Charlie Hebdo non è cambiata e la redazione non ha paura di dire ciò che pensa. È ancora vivo il ricordo di quel terrible attentato del gennaio 2015 quando12 tra redattori e collaboratori furono trucidati da un commando di jihadsti. Qualcuno ha criticato la scelta di mettre sullo stesso piano i jihadisti di Barcellona e l'intera religione islamica. Ma di fatto questa è la conferma della linea editoriale rriverente e spesso forte del giornale d'oltralpe. Le provocazioni di Charlie spesso sono un pugno nello stomaco, ma sottolineano quanto sia ormai superato quel buonismo a tutti costi che finora ha solo portato morte sulle strade dell'Europa.



Gino Quarelo

Io credo che se migliaia di persone, meglio ancora milioni, in tutto il mondo, anziché assecondare l'Islam santificandolo, incominciassero a gridare forte, pubblicamente, che Maometto era solo un criminale assassino idolatra e che Allah, quello che i suoi guerrieri-terroristi hanno in bocca quando uccidono e muoiono Allahu Akbar, non è altro che la loro idolatria tribale dell'orrore e del terrore, l'idolo vuoto della morte e del nulla, forse queste grida diffuse lo intaccherebbero con migliaia, milioni di crepe e questa mostruosa e infernale idolatria di morte incomincerebbe a frantumarsi e a disfarsi.

Io ma anche tu e tutti gli altri uomini della terra, Cristo, Maometto e Bergoglio il papa cattolico romano, siamo tutti ma proprio tutti soltanto uomini;
la pretesa di Cristo di essere Dio, quella di Maometto di essere l'ultimo profeta di Dio e quella del Papa romano di essere il vicario di Cristo sono soltanto assurde presunzioni idolatre e il loro Dio null'altro che un idolo;
quando queste assurde pretese sono accompagnate dalla violenza, dall'orrore e dal terrore, per imporle agli altri uomini diventano presunzioni e assurdità criminali, crimini contro l'umanità e vanno combattute e bandite come il male assoluto e chi le promuove va considerato soltanto un criminale e non certo un santo, o un profeta, o Dio o il suo vicario in terra.
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Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » gio dic 27, 2018 4:31 am

Charlie Hebdo
viewtopic.php?f=141&t=2400




Hans Teuween e le sorelle Alariachi
https://www.facebook.com/Islamicamentan ... 4352270292

Islamicamentando
20 dicembre alle ore 09:15

- Alcuni anni prima della strage Jihadista nella sede di Charlie Hebdo: prove tecniche di censura islamica nei Paesi Bassi.

Le sorelle Alariachi cercano di mettere Hans Teuween alle corde per sopprimere la libertà di parola nel nome del politicamente corretto asservito all’Islam, ma lui non cede e ribatte colpo su colpo.

Credits: AustralianNeoCon1 (YouTube)

[Kafir Soul]


Hans Teeuwen - Echte Rancune - Islam
https://www.youtube.com/watch?v=pdDK-mSHAx8

https://en.wikipedia.org/wiki/Hans_Teeuwen

Sorelle Alariachi
https://nl.wikipedia.org/wiki/Esmaa_Alariachi
https://nl.wikipedia.org/wiki/Jihad_Alariachi
https://nl.wikipedia.org/wiki/Hajar_Alariachi
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Re: Charlie Hebdo

Messaggioda Berto » sab gen 12, 2019 12:03 am

Gesù come McDonald: proteste in Israele per l'opera blasfema
Renato Zuccheri - Ven, 11/01/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ges ... 21av36nKlo

Le opere d'arte esposte al museo di Haifa hanno causato l'ira dei cristiani di Terra Santa, e adesso monta la protesta

Due presunte "opere d'arte" su Gesù, in mostra al museo di Haifa, in Israele, sono state duramente condannate dall'Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa.

In un'opera, il pagliaccio simbolo di McDonald è messo in croce al posto di Cristo, in un chiaro obiettivo blasfemo. Nell'altra opera incriminata, invece, appare Gesù crocifisso ma dalle sue mani pendono delle confezioni regalo. Come riporta Tgcom24, il portavoce il portavoce dell'Assemblea degli ordinari cattolici, Wadie Abunassar, ha criticato e chiesto le scuse del Museo: "Una rappresentazione offensiva che ha fatto arrabbiare molti, cristiani e non cristiani".

E adesso monta la rabbia. I media israeliani hanno riferito di proteste davanti al Museo. La figura di Gesù, oltre a essere considerata sacra per i cristiani, lo è anche per i musulmani. E nello Stato ebraico, dove la tensione è sempre elevata, si rischia sempre di incendiare gli animi. Opera blasfeme come questa, oltre a offendere la fede degli abitanti, rischiano di essere un pericolo per la sicurezza.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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