Trump Donald

Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » gio apr 25, 2019 7:29 am

MASSIMA PRESSIONE
Niram Ferretti
22 aprile 2019
https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Che meraviglia rivedere gli Stati Uniti esercitare il loro potere, dopo gli otto anni di soft power del suadente falso messia afroamericano. Restano ancora nella memoria le immagini dei marinai americani catturati dalla marina iraniana e inginocchiati con le mani dietro la testa sul ponte della loro nave. L'allora Segretario di Stato americano, faccia da becchino John Kerry, corse subito in Iran a scusarsi e a baciare le mani ai mammasantissima iraniani, dopodichè i marinai vennero liberati.

Con Donald Trump, questa immagine non si vedrà più. In compenso si vede la dottrina Trump nei confronti dell'Iran, una dottrina che si riassume in una frase, "massina pressione", contro il regime teocratico di Teheran che da 40 anni tiene in ostaggio la popolazione.

Oggi scatta la seconda rata delle sanzioni americane contro i paesi che ancora comprano petrolio dall'Iran, e che per 180 giorni avevano goduto di una proroga. Ebbene, è scaduta.

Si altera la Turchia, e si altera la Cina, che compra metà del proprio petrolio dall'Iran. Ma soprattutto si altera l'Iran e si odono minacce di chiusura dello stretto di Hormutz.

A Washington non sembrano molto impressionati.

Mike Pompeo dichiara, "L'obbiettivo resta semplicemente quello di privare il regime illegale dei fondi che gli sono serviti per decenni al fine di destabilizzare il Medio Oriente e incentivare l'Iran a comportarsi come un paese normale".

Ma a nessuno sfugge che la massima pressione è niente altro che una strategia di strangolamento economico. Si toglie l'acqua in cui nuotano gli squali in modo da lasciarli spiaggiati, così come si tolgono i soldi al baraccone dell'UNRWA e si smontano i teatrini dell'Autorità Palestinese, dichiarando Gerusalemme capitale di Israele.

Il potere consiste anche nel lusso di chiamare le cose con il loro nome. Quello che fa l'Amministrazione Trump senza indugio. Il potere si arroga anche un altro lusso, quello di non essere soft pur senza dovere necessariamente ricorrere alle armi.

I nemici della libertà e della democrazia la chiamano arroganza.
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » lun apr 29, 2019 10:38 pm

Trump annuncia che gli Usa si ritirano dal trattato Onu sul commercio delle armi
26.04.2019

https://it.sputniknews.com/mondo/201904 ... delle-armi

“Gli Stati Uniti revocheranno gli effetti della firma a questo trattato cattivo. Togliamo la nostra firma. Le Nazioni Unite riceveranno presto una notifica che gli Usa respingono questo trattato”.

Con queste parole il presidente americano Donald Trump ha annunciato il ritiro della sua America dal Trattato sul commercio delle armi. Il documento fu adottato a larga maggioranza nel 2013 con una risoluzione dall’Assemblea generale dell’Onu. In quell’anno, fu sottoscritto dall’allora presidente Barack Obama ma mai ratificato dal Congresso Usa.

“Sto per firmare davanti a tanti testimoni un messaggio con cui si chiede al Congresso di fermare l’iter per la ratifica e di farmi arrivare sulla mia scrivania il trattato, che eliminerò”, ha continuato rivolgendosi al suo pubblico, gli amanti delle armi da fuoco riuniti all’assemblea annuale della lobby National Rifle Association. Poi Trump ha aggiunto: “La libertà dell’America è sacra e gli americani rispetteranno le leggi americane e non quelle di Paesi stranieri”.
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » lun apr 29, 2019 10:39 pm

Il copione cadaverico e i suoi recitatori
Niram Ferretti
2019/04/29

http://caratteriliberi.eu/2019/04/29/mo ... recitatori

I salvatori della nazione dall’incombente tirannide si moltiplicano in tempi di pericolo. Mentre in Israele, prima delle elezioni vinte di nuovo da Netanyahu, il suo rivale, Benny Gantz, paventava nel caso di una altra vittoria del premier, l’avviarsi del paese verso il modello turco, e qui in Italia, Eugenio Scalfari e Roberto Saviano ci ammoniscono sul piano inclinato in cui ci troviamo a causa di Matteo Salvini, negli Usa, il grido di allarme è lanciato ora da Joe Biden.

L’ex vicepresidente americano entra così nell’agone degli sfidanti di Trump e ripropone sulla scena l’episodio dell’agosto 2017 in cui, a Charlottesville, Virginia, ci furono scontri tra, da una parte neonazisti e suprematisti bianchi e dall’altra neo-talebani mascherati da social warriors favorevoli alla rimozione di una statua equestre del generale confederato Robert Lee. Durante gli incidenti che si verificarono, una donna venne uccisa da un uomo che si lanciò contro di lei con una macchina e diciannove persone vennero ferite.

A seguito dell’episodio, Donald Trump specificò che dalla parte di chi si era radunato per protestare contro chi voleva la rimozione della statua, insieme a gentaglia che portava insegne naziste e urlava slogan antisemiti, c’erano anche persone per bene. Fu subito accusato di essere un sostenitore dei suprematisti bianchi.

Joe Biden, nel video con cui si candida a sfidare Trump nelle presidenziali del 2020 lo rimarca e avverte della minaccia che il presidente in carica rappresenta per il paese.

“Con quelle parole il presidente degli Stati Uniti attribuì una equivalenza morale tra coloro i quali disseminavano l’odio e coloro i quali, con coraggio, vi si opponevano. In quel momento seppi che la minaccia a questa nazione non aveva paragone con qualsiasi altra io abbia visto nella mia vita”.

Nulla di paragonabile all’11 settembre, nulla di paragonabile alla crisi dei missili del 1962 quando Biden aveva già vent’anni. Secondo Biden, la minaccia Trump, per gli USA è assai superiore a quella del terrorismo islamico e a quella che fu rappresentata dall’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.

La minaccia che Trump rappresenterebbe era già stata, d’altronde, ben esplicitata dai democratici prima che diventasse presidente, ed ora, allo scadere del suo mandato, durante il quale gli Stati Uniti sono rimasti esattamente come erano prima, una democrazia, ma con la differenza di avere al comando un presidente repubblicano invece di uno democratico, il paese sarebbe ancora in grande pericolo.

Il refrain è implacabile e irrigidito in un rictus lessicale senza scampo. Bisogna salvare la nazione dal tiranno che sarà. Trump, Netanyahu, o Salvini, o Marine Le Pen, non importa. La minaccia alle nostre libertà è dietro l’angolo, ed è immancabilmente rappresentata da chi si trova a destra. Si tratta solo di tempo e poi potremmo solo rimpiangere di non avere dato ascolto a Biden o a Gantz o a Eugenio Scalfari.

Il fatto che Trump non prese mai, ovviamente, la difesa dei neonazisti e del Ku Klux Klan ma disse parole chiare che non sancivano alcuna equivalenza, è irrilevante. Il dispositivo schiacciasassi della propaganda non conosce requie, macina senza sosta parole d’ordine preconfezionate di cui i parlati si fanno portavoce unico. Una sola bocca, un solo vocabolario, come in una recita collettiva dove si replica lo stesso copione fisso, povero di idee, infallibilmente accusatorio.

“Fascista”, “razzista”, “islamofobo”, sono oggi le tre parole talismano con cui gli autoproclamati dispensatori della luce bollano chiunque dissenta dal loro verbo. Il coro liberal contro Trump è unanime, da Bernie Sanders a Beto O’Rourke, a Joe Biden, i candidati a sfidarlo sono perfettamente intercambiabili quando si tratta di accusarlo. Evidentemente credono che potranno sbaragliarlo ripetendo esattamente le stesse cose che sono state dette nella campagna elettorale precedente. Ed è questo, probabilmente, uno dei migliori vantaggi che il presidente in carica possa avere, quello della rigidità demagogica delle accuse rivoltagli dai suoi antagonisti.

In Israele, Benjamin Netanyahu è stato riletto portando a casa il migliore voto ottenuto dal Likud dal 2003 nonostante, anzi proprio in virtù del fatto di essere stato bollato come poco meno di Dillinger da chi voleva prendere il suo posto. In Italia, Matteo Salvini, nonostante Scalfari e Saviano che ci annunciano l’avvento di una nuova dittatura, si appresta alle europee con le vele gonfiate da un consenso crescente.

Forse che, in democrazie ben salde, chi vota a maggioranza i futuri presunti tiranni e dittatori, avverte che le urgenze sono altre e ben più reali della fine prossima dell’ordinamento democratico?
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » mer mag 01, 2019 7:21 pm

Stretta di Trump sui migranti: dovranno pagare una tassa per fare domanda di asilo
Gerry Freda - Mer, 01/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/str ... 87208.html

Le modifiche normative promosse da Trump in ambito migratorio hanno subito indignato le associazioni umanitarie

L’amministrazione Trump ha ultimamente promosso un inasprimento della linea del rigore in ambito migratorio.

Il tycoon ha infatti predisposto in questi giorni un memorandum che delinea i tratti essenziali della sua riforma della normativa sull’immigrazione. Le modifiche propugnate dalla Casa Bianca mirano appunto a rendere più difficile per gli stranieri entrare negli Usa e sono state immediatamente bollate come “aberranti” da diverse ong umanitarie.

In primo luogo, il piano di riforma predisposto dal presidente americano prevede l’introduzione di una “tassa” a carico dei richiedenti asilo. In base al memorandum in questione, costoro, per sottoporre agli uffici-immigrazione statunitensi le loro istanze di protezione internazionale, dovranno infatti pagare una tariffa commisurata ai costi sostenuti dai funzionari federali per la disamina di queste ultime. Nel documento redatto dall’esecutivo di Washington non viene però quantificata la somma che gli aspiranti profughi dovranno sborsare per presentare domanda di asilo alle autorità Usa. Il valore della tassa, spiega lo stesso memorandum, verrà specificato da un apposito ordine esecutivo che Trump dovrebbe adottare “entro agosto”.

Il piano del magnate in ambito migratorio mira inoltre a vietare alle imprese nazionali di assumere richiedenti asilo colpevoli di essere entrati illegalmente in territorio americano. Attualmente, la legislazione federale riconosce agli stranieri che hanno presentato istanza per ottenere lo status di rifugiati, indipendentemente dal fatto che siano giunti negli Usa in maniera regolare o clandestina, il diritto di essere assunti dalle aziende statunitensi in attesa che gli uffici-immigrazione si pronuncino sulle loro domande di protezione internazionale. Le modifiche promosse da Trump intendono invece mettere fine a tutto questo, stabilendo il principio secondo cui l’immigrato, aspirante profugo o meno, che entra in America al di fuori delle vie legali non potrà mai ottenere opportunità di lavoro da parte degli operatori economici nazionali.

Un’ulteriore innovazione contenuta nel progetto di riforma delineato dalla Casa Bianca è l’introduzione di un “limite temporale” entro il quale gli uffici-immigrazione dovranno pronunciarsi sulle domande di asilo presentate dai migranti. Secondo il memorandum sottoscritto dal tycoon, i funzionari federali non potranno impiegare, per la disamina delle richieste di protezione internazionale, più di “180 giorni” dalla presentazione delle stesse e se tale termine dovesse scadere senza che le autorità abbiano attestato la fondatezza delle istanze, queste dovranno considerarsi “respinte”.

Le modifiche normative caldeggiate dal presidente sono di fatto ancora sulla carta e per divenire effettive dovranno tradursi in ordini esecutivi e provvedimenti legislativi. Il memorandum in questione, rappresentativo della volontà del magnate di inasprire la linea del rigore sul fronte-immigrazione, ha però immediatamente suscitato l’indignazione di numerose organizzazioni per i diritti umani.

Ad esempio, l’associazione newyorchese Center for Constitutional Rights ha attaccato la proposta dell’introduzione di una tassa per la disamina delle istanze di asilo, accusando Trump di volere “estorcere denaro a chi giunge in America spogliato di qualsiasi avere e con indosso a malapena qualche straccio.”



Alberto Pento
Basta con il demenziale e scriteriato parassitismo umanitario che ruba le risorse dei cittadini.
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » mer mag 01, 2019 7:26 pm

La scure di Trump sui Fratelli musulmani: pronto a considerarli terroristi
Mauro Indelicato
30 aprile 2019

http://www.occhidellaguerra.it/trump-fr ... roristiche


Anche se il provvedimento riguarderebbe per intero il movimento, la possibile mossa di Donald Trump di inserire i Fratelli Musulmani nella lista delle organizzazioni terroristiche è inquadrabile come un nuovo intervento diretto dell’attuale amministrazione Usa nel quadro libico. La notizia della possibile scelta di campo netta da parte del presidente americano contro la fratellanza, arriva direttamente dalla Casa Bianca: ad annunciare come “imminente” la mossa di Trump è la portavoce Sarah Sanders.

“A breve il provvedimento a firma di Trump”

Anche se manca l’ufficialità e la stessa Sanders parla anche di “valutazione in corso”, a Washington si è sempre più convinti che oramai l’inserimento all’interno della lista di organizzazioni terroriste dei Fratelli Musulmani da parte di Trump è cosa fatta. La prima conseguenza pratica che andrebbe a colpire il movimento nato in Egitto nel 1928, riguarderebbe l’arrivo di gravi sanzioni economiche: chiunque intrattiene rapporti di tipo economico o politico con movimenti o società ricollegabili ai Fratelli Musulmani, verrebbe sanzionato. Questo di fatto isolerebbe maggiormente la fratellanza, la quale tra partiti politici ed istituti culturali è ben presente in tutto il medio oriente ed anche in Europa.

Trump si sarebbe convinto di attuare questa strategia, dicono da Washington, dopo la visita nella capitale Usa da parte del presidente egiziano Adel Fatah Al Sisi. Cioè di colui che appare come primo oppositore della fratellanza, dichiarata illegale nel suo paese dopo il suo arrivo al potere. Il movimento nasce in Egitto, si inserisce all’interno del contesto del cosiddetto “Islam politico”, in cui viene perseguito un ideale di società fedele ai dettami musulmani senza però ricorrere alla lotta armata. Soppiantato durante gli anni dei governi panarabi, la fratellanza ritorna in auge con le primavere arabe del 2011. Arriva al potere proprio in Egitto con Mohammed Morsi, il quale però nel 2013 viene cacciato dalla protesta di migliaia di manifestanti che invocano l’intervento dell’esercito.

Secondo quanto annunciato dalla portavoce Sanders, Trump starebbe pensando al provvedimento dopo “essersi consultato con il suo team del Consiglio di sicurezza nazionale e con i leader della regione per condividere le preoccupazioni sul movimento”.


Le conseguenze sullo scenario libico

Il fatto che il presidente Usa voglia inserire nella lista dei movimenti terroristici i Fratelli Musulmani in questo momento, non appare affatto casuale. La mossa potrebbe arrivare a pochi giorni dalla chiamata dello stesso Trump al generale Haftar, in cui il presidente Usa rivolge all’uomo forte della Cirenaica il riconoscimento per il proprio ruolo nella lotta al terrorismo. Khalifa Haftar è acerrimo nemico dei Fratelli Musulmani, in Libia li considera già alla stregua dei jihadisti e con il suo esercito nelle regioni orientali li combatte al pari di come combatte contro gruppi estremisti. In poche parole, con l’inserimento della fratellanza tra le organizzazioni terroristiche, verrebbe meno la differenza tra islam politico e islam radicale. Una posizione che Haftar assume già da tempo e che verrebbe appoggiata dal presidente Usa.

Tutto ciò si traduce in un ulteriore intervento americano in Libia. Anche perché il governo di Al Sarraj, che ufficialmente continua ad essere riconosciuto dagli Usa, ha al suo interno diversi membri della Fratellanza Musulmana. Il sempre più probabile intervento di Trump, dimostra ancora di più che in Libia è in corso una guerra per procura con Haftar appoggiato dall’Egitto ma soprattutto da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Gli Usa, dichiarando la fratellanza alla stregua dei gruppi jihadisti, farebbero un grande favore agli alleati sauditi in funzione anti Qatar: l’emirato infatti, assieme alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, è principale finanziatore del movimento.

Anche se il ruolo dei Fratelli Musulmani appare discutibile, nel medio oriente come in Libia, sia per le posizioni ideologiche espresse che per il posizionamento geopolitico, dichiararlo organizzazione terroristica potrebbe apparire rischioso per diversi motivi. In primis perché la mossa si manifesterebbe come una decisa presa di campo in Libia da parte Usa con il rischio, nel contesto attuale, di generare ulteriori tensioni specie a Tripoli. In secondo luogo perché, proprio nell’ottica della lotta al terrorismo, mettere sullo stesso piano jihadismo ed Islam politico potrebbe generare, a lungo termine, maggiore confusione ed inedite pericolose alleanze interne all’islamismo.



Libia e l'IS, il colonialismo, Gheddafi e i clandestini
viewtopic.php?f=188&t=2250


Fratellanza mussulmana
viewtopic.php?f=188&t=2027
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » sab mag 04, 2019 8:20 am

Russiagate, sale la tensione: Barr snobba il Congresso Usa
Roberto Vivaldelli
2 maggio 2019

http://www.occhidellaguerra.it/russiaga ... gresso-usa

È guerra aperta fra il Ministro della Giustizia William Barr e i democratici. Come ha comunicato oggi il presidente del Comitato giudiziario della Camera dei rappresentanti, Jerry Nadler, Barr non si si presenterà giovedì mattina di fronte alla commissione giustizia che voleva interrogarlo sul Rapporto Mueller. Nadler ha sottolineato, in una nota, che l’udienza si terrà comunque. “Ci sono molte domande a cui è necessario rispondere. Il Comitato si riunirà domani alle 9.00, come previsto. I miei colleghi saranno presenti. Spero e mi aspetto che anche il Procuratore Generale Barr sia presente” ha affermato.

Durissimo l’affondo di Nadler nei confronti del Ministro della Giustizia, accusato di aver “distorto” il rapporto redatto da Robert Mueller: “Data la sua mancanza di franchezza nel descrivere il lavoro del Consigliere speciale, i nostri membri hanno ragione ad insistere affinché sia loro permesso di interrogare il Procuratore generale. Capisco perché vuole evitare quel tipo di controllo, ma quando arriva il momento critico, l’Amministrazione non può dettare i termini di un’audizione al Congresso”.
Barr sotto accusa: è scontro aperto con i dem

L’ex vicepresidente Joe Biden e candidato alle primarie del partito democratico ha invitato William Barr a rassegnare le dimissioni. “Penso che abbia perso la fiducia del popolo americano”, ha sottolineato Biden a un gruppo di giornalisti, rimarcando la sua posizione su twitter. Diversi democratici hanno chiesto al Ministro della Giustizia di farsi da parte dopo che il Procuratore speciale Mueller ha espresso la sua frustrazione per come Barr ha inizialmente riassunto il suo rapporto. Robert Mueller ha affermato che Barr non è riuscito a “cogliere appieno il contesto, la natura e la sostanza del lavoro e delle conclusioni di questo ufficio”.

“Barr è un disonore, e i suoi sforzi preoccupanti di sopprimere il rapporto di Mueller mostrano che non è un capo credibile delle forze dell’ordine federali”, ha twittato la senatrice Elizabeth Warren, candidata alle primarie dei dem. “Dovrebbe dimettersi – e sulla base dei fatti concreti contenuti nel rapporto di Mueller, il Congresso dovrebbe iniziare un procedimento di impeachment contro il Presidente”.
Trump difende William Barr e attacca Warren: “Ridicola”

Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha difeso il Ministro della Giustizia Barr e la sua audizione al Senato. “Ho sentito il Procuratore generale e ha fatto un ottimo lavoro oggi”, ha detto Trump durante un’intervista rilasciata alla Boston Herald Radio. Secondo Trump, i dem “sono devastati dal fatto che il rapporto di Mueller non contiene alcuna collusione né tantomeno un’ostruzione alla giustizia”.

Il Presidente ha anche preso la mira la senatrice Elizabeth Warren, che è tra coloro che ha chiesto a Barr di farsi da parte.”Penso che sia ridicola, ha ingannato il pubblico americano per un lungo periodo, e lei dovrebbe davvero essere l’unica a dimettersi”, ha detto Trump.


La versione di Barr

Lo scorso 18 aprile, il Ministro della Giustizia William Barr ha riunito i giornalisti in conferenza stampa prima di rendere pubblico il dossier di 400 pagine prodotto da Robert Mueller. “Il vice procuratore generale e io abbiamo concluso che le prove sviluppate dal Procuratore speciale non sono sufficienti per dimostrare che il presidente abbia intralciato la giustizia”, ha sottolineato Barr.

“Dopo quasi due anni di indagini, migliaia di citazioni in giudizio e centinaia di interviste ai testimoni, il Procuratore speciale ha confermato che il governo russo ha sponsorizzato degli sforzi per interferire illegalmente nelle elezioni presidenziali del 2016, ma non ha trovate evidenze rispetto al fatto che la campagna di Trump o che altri americani fossero collusi in questa iniziativa”, ha osservato Barr.

Nei giorni scorsi è stata diffusa una lettera in cui il procuratore speciale Robert Mueller si lamentò con il Ministro della Giustizia per il modo in cui aveva riassunto il “rapporto Mueller”. Da lì è iniziata la guerra con i dem e la richiesta di dimissioni.
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » sab mag 04, 2019 8:21 am

Usa, boom economia: in un mese creati 263mila posti di lavoro
Roberto Vivaldelli
4 maggio 2019

http://www.occhidellaguerra.it/usa-boom ... oro-in-piu

L’economia americana vola. Come riporta il New York Times, sono 263mila i nuovi posti di lavoro creati nel solo mese di aprile negli Usa, con un tasso di disoccupazione che scende ancora al 3,6%, dopo il 3,8% di marzo. È il dato migliore da oltre mezzo secolo. I nuovi occupati, scrive il Nyt, sottolineano la capacità di ripresa dell’economia dopo che alcuni analisti avevano previsto, all’inizio dell’anno, un rallentamento dell’economia americana. Gli ultimi dati suggeriscono invece che l’economia americana sta maturando una crescita robusta.

I salari americani sono aumentati per 104 trimestri consecutivi e l’economia americana ha creato più di 20 milioni di posti di lavoro dal termine della Grande recessione del 2009. “È molto più eccitante di quanto ci si aspettasse”, ha dichiarato al New York Times Torsten Slok, capo economista internazionale presso Deutsche Bank. “Sembra che l’economia stia andando bene”. I nuovi dati sull’economia degli Stati Uniti smentiscono gli analisti più pessimisti, che avevano previsto un rallentamento globale causato dalla guerra commerciale con la Cina e dall’incertezza della Brexit.

Donald Trump esulta su Twitter

I dati odierni fanno gioire soprattutto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha riportato sui social media la notizia dei nuovi 263.000 posti di lavoro twittando “Jobs, jobs, jobs” circa un’ora dopo che il Dipartimento del Lavoro ha reso noto i dati esaltanti dell’economia a stelle e strisce.

Come riporta il New York Times, dopo una serie di incertezze e nervosismi sui mercati tra la fine del 2018 e l’inizio di quest’anno, investitori e consumatori americani si sono sentiti più fiduciosi rispetto all’andamento dell’economia. La scorsa settimana, il Dipartimento del Commercio ha riferito che l’economia Usa è cresciuta a un tasso annuo del 3,2% nel primo trimestre, ben al di sopra delle previsioni. E giovedì, il governo ha dichiarato americano che gli ordini di fabbrica sono saliti dell’1,9% a marzo, dato migliore da agosto 2018.

Boom dell’industria

Come riporta Usa Today, ad aumentare sono soprattutto i posti di lavoro presso le aziende, che anno segnato un più 76mila. L’assistenza sanitaria e sociale ha creato 53mila posti di lavoro; tempo libero e ospitalità, 34mila; edilizia 33mila. Insieme, i governi federali, statali e locali hanno aggiunto 27mila nuovi posti di lavoro. Il settore manifatturiero, che è stato danneggiato dal rallentamento globale e dalla situazione di stallo fra Stati Uniti con la Cina, ha creato soltanto 4mila posti di lavoro.

Secondo Usa Today, sarebbe difficile chiedere “una relazione più favorevole” di quella appena appena divulgata dal Dipartimento del Lavoro Usa. I dati diffusi fanno ben sperare il presidente Trump che ora può vantare un’arma formidabile contro gli avversari democratici in vista delle elezioni presidenziali dell’anno prossimo.
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » mar mag 07, 2019 2:28 pm

Trump contro tutti: "Russiagate mi ha rubato due anni di mandato"
Roberto Vivaldelli
7 maggio 2019

http://www.occhidellaguerra.it/trump-tu ... ni-mandato

“Mi hanno rubato due anni della mia (nostra) presidenza con la falsità della collusione, che non saremo mai in grado di riavere indietro”. Così scrive il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un tweet, tornando a prendere di mira l’inchiesta del Russiagate che aveva l’obiettivo primario quello di offuscare “i tremendi successi che ho avuto come presidente, compresi la più grande economia ed i primi due anni di maggiore successo di ogni presidente della storia”.

Un vero e proprio furto quello che avrebbe subito, a suo dire, il Presidente degli Stati Uniti, tenuto in ostaggio per due anni da un’inchiesta che non ha prodotto nulla e ha smentito ogni ipotesi di collusione con il Cremlino durante la campagna delle elezioni presidenziali del 2016.

Trump scatenato su Twitter contro i dem

Sebbene il Presidente Donald Trump abbia specificato che con il Russiagate “hanno rubato due anni della mia (nostra) presidenza (Collusion Delusion)” che “non saremo mai in grado di riavere indietro”, non è passato inosservato il fatto che Trump abbia retwettato un post di Jerry Falwell, già presidente e fondatore della Liberty University, secondo il quale il tycoon dovrebbe ottenere “un prolungamento di due anni del suo attuale mandato come rimborso per il tempo rubato da questo colpo di stato fallito e corrotto”.

Più tardi, il presidente ha specificato su Twitter che “la caccia alle streghe è finita ma non dimenticheremo mai”. Ha poi risposto alle parole del deputato democratico Al Green (Texas) secondo cui “l’impeachment è l’unica cosa che può impedire” a Trump di essere rieletto nel 2020. “In altre parole – ha sottolineato The Donald – i dem non possono vincere le elezioni in modo equo. Non puoi mettere sotto accusa un Presidente per creato la migliore economia nella storia del nostro Paese”.

Durissimo lo scontro fra la presidenza e i dem. Ieri la Speaker della Camera Nancy Pelosi ha lanciato l’allarme circa la possibilità che Trump non accetti i risultati elettorali del 2020, e quindi non lasci la presidenza, nel caso che una vittoria democratica non sia sufficientemente “ampia”. “Dobbiamo vaccinarci contro questa possibilità, dobbiamo essere preparati”, ha detto la leader democratica in un’intervista al New York Times.

La versione di William Barr e la protesta dei democratici

Secondo il Ministro della giustizia William Barr, “dopo quasi due anni di indagini, migliaia di citazioni in giudizio e centinaia di interviste ai testimoni, il Procuratore speciale ha confermato che il governo russo ha sponsorizzato degli sforzi per interferire illegalmente nelle elezioni presidenziali del 2016, ma non ha trovate evidenze rispetto al fatto che la campagna di Trump o che altri americani fossero collusi in questa iniziativa”. Inoltre, secondo Barr, “le prove sviluppate dal Procuratore speciale non sono sufficienti per dimostrare che il presidente abbia intralciato la giustizia”.

La tensione con i democratici, che contestano la ricostruzione di Barr sull’inchiesta del Russiagate, è salita alle stelle quattro giorni fa quando il Procuratore generale degli Stati Uniti ha deciso di non presentarsi dinanzi alla commissione giustizia che voleva interrogarlo sul Rapporto Mueller.

L’ex vicepresidente Joe Biden e candidato alle primarie del partito democratico ha invitato William Barr a rassegnare le dimissioni. “Penso che abbia perso la fiducia del popolo americano”, ha sottolineato Biden a un gruppo di giornalisti, rimarcando la sua posizione su twitter. Diversi democratici hanno chiesto al Ministro della Giustizia di farsi da parte dopo che il Procuratore speciale Mueller ha espresso la sua frustrazione per come Barr ha inizialmente riassunto il suo rapporto. Robert Mueller ha affermato che Barr non è riuscito a “cogliere appieno il contesto, la natura e la sostanza del lavoro e delle conclusioni di questo ufficio”.

I democratici non hanno alcuna intenzione di abbandonare la narrativa della “collusione” e tentano ora di delegittimare William Barr. Una strategia pericolosa, che rischia di sfociare in una campagna elettorale velenosissima nel 2020.
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » mer mag 15, 2019 8:38 pm

Ramadan, Trump esclude i musulmani americani da cena alla Casa Bianca
Gerry Freda - Mer, 15/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/tru ... 94724.html


La scelta di Trump di non invitare gli islamici americani alla cena iftar alla Casa Bianca ha subito provocato feroci critiche da parte dei democratici

Negli Stati Uniti sono esplose feroci polemiche in seguito alla decisione di Donald Trump di non invitare i rappresentanti delle comunità musulmane americane al ricevimento organizzato di recente alla Casa Bianca per la fine del Ramadan.

L’usanza di organizzare nella residenza ufficiale del Capo dello Stato un banchetto in coincidenza con la fine del mese sacro islamico, quale segno di vicinanza delle istituzioni nazionali verso la minoranza maomettana, era iniziata nel 1996 per decisione di Bill Clinton e proseguita da George W. Bush e Barack Obama. Negli ultimi ventitré anni, i leader di tale comunità religiosa avevano sempre preso parte all’evento.

L’usanza in questione era stata interrotta da Donald Trump nel 2017. In quell’anno, infatti, il ricevimento nella sede ufficiale del potere esecutivo federale non si era tenuto. La tradizione avviata da Clinton è stata quindi ripristinata dal tycoon nel 2018, ma allora molte associazioni islamiche disertarono l’evento quale gesto di protesta contro la linea dura del magnate verso gli immigrati africani e mediorientali. Il banchetto messo a punto quest’anno è invece il primo svoltosi senza che sia stata invitata alcuna associazione rappresentativa dei maomettani Usa.

Il presidente americano ha consumato appunto lunedì sera una “cena iftar”, con cui i musulmani abitualmente celebrano la conclusione del loro mese di digiuno e riflessione, insieme soltanto ad ambasciatori e diplomatici di nazioni arabe. Nessun invito ufficiale da parte dello staff del tycoon è stato infatti indirizzato né ai dirigenti delle comunità maomettane d’America né ai parlamentari Usa appartenenti al credo in questione.

Per il momento, lo staff del magnate newyorchese non ha rilasciato comunicati relativi alle motivazioni del gesto di quest’ultimo, mentre i vertici di tale minoranza religiosa hanno immediatamente accusato Trump di “odiare l’islam”. Ad esempio, Nihad Awad, dirigente del Council on American-Islamic Relations ha tuonato: “La comunità che io rappresento è profondamente offesa per colpa dell’oltraggio che il presidente ci ha riservato. D’altronde, non potevamo certo aspettarci un atteggiamento rispettoso nei riguardi dell’islam da parte di un politico del genere, che ha finora adottato provvedimenti palesemente discriminatori verso il nostro credo, come il divieto di ingresso negli Usa per gli immigrati di fede islamica da lui varato nel 2017.” Awad ha poi concluso la sua requisitoria contro il magnate accusandolo di non considerare i seguaci della fede coranica come membri della nazione americana e di coltivare “pregiudizi razzisti e suprematisti ai danni delle minoranze etniche e delle persone di colore”.

Anche i democratici hanno attaccato il tycoon, biasimandolo non solo per non avere invitato alla cena iftar le comunità maomettane statunitensi, ma anche per avere escluso da tale cerimonia le uniche parlamentari islamiche attualmente presenti al Congresso: le deputate liberal Ilhan Omar e Rashida Tlaib. Jamie Raskin, presidente dem della Sottocommissione Diritti civili all’interno della Camera dei rappresentanti federale, ha quindi bollato la scelta del presidente di non accogliere al banchetto alla Casa Bianca alcun rappresentante del credo coranico in America come uno “sgarbo” destinato a “esasperare” le divisioni interetniche che stanno dilaniando la società Usa.

Alle critiche lanciate dai vertici maomettani e dall’opposizione parlamentare ha subito replicato il repubblicano John Cornyn III, presidente della Sottocommissione Immigrazione del Senato, accusando i detrattori del tycoon di “fomentare l’odio” verso quest’ultimo e di incoraggiare le minoranze etniche e religiose stanziate negli Stati Uniti ad “attentare all’incolumità del presidente”.
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Re: Trump Donald

Messaggioda Berto » sab mag 18, 2019 9:51 am

Schiaffo a Trump, fine protezione dreamer è illegale
Lo ha stabilito una corte federale, 'decisione arbitraria'
17 maggio 2019

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2 ... 55455.html

La decisione di Donald Trump di porre fine al programma di protezione dei cosiddetti 'dreamer', gli immigrati clandestini entrati nel Paese quando erano minorenni, e' illegale. Lo schiaffo al presidente americano arriva da una corte d'appello federale della Virginia. Per la corte la decisione di mettere fine al programma è stata "arbitraria e frutto di un capriccio".



Messico, Trump vuole il muro al confine fatto di pali d'acciaio neri e appuntiti: "Per proteggere il paese"
17 Maggio 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... se/5186439

Sono queste le direttive sulla costruzione della barriera che il presidente ha dato a ingegneri militari e Sicurezza nazionale. Il colore scuro è pensato per assorbire più calore possibile, così da rendere il metallo incandescente e impossibile da scalare

Un muro nero lungo tremila chilometri al confine con il Messico, fatto di pali d’acciaio dalla cima appuntita. È questa la barriera che ha in mente Donald Trump per “proteggere gli Stati Uniti” e combattere l’immigrazione illegale che arriva dal Sud America. Secondo il Washington Post, il presidente ha dato proprio queste direttive per la costruzione del muro agli ingegneri militari e ai dirigenti della Sicurezza nazionale.

Tra mesi fa, Trump ha dichiarato l’emergenza nazionale nel tentativo di sbloccare i fondi necessari a mettere in piedi l’opera, congelati dal Congresso. All’inizio, il muro doveva essere costruito in cemento, ma ora il presidente ha cambiato idea. I pali d’acciaio dovranno essere dipinti di nero in modo da assorbire più calore possibile, così da rendere il metallo incandescente e impossibile da scalare. Anche l’idea di costruire le cime dei pali appuntite e non arrotondate dovrebbe servire a dissuadere i tentativi di attraversare illegalmente la frontiera. Secondo il Post, Trump avrebbe anche criticato l’attuale progetto in quanto prevede troppi ingressi per il passaggio di auto e persone, che secondo lui dovrebbero invece essere meno numerosi e soprattutto più piccoli.



Nuovo piano di Trump sui migranti: “Deve prevalere il merito sui legami familiari”
walter rauhe
16 maggio 2019

https://www.lastampa.it/2019/05/16/este ... agina.html

Pugno duro con gli irregolari ma accoglienza degli stranieri qualificati, privilegiando il merito sui legami familiari: è la filosofia del nuovo piano sull’immigrazione presentato oggi alla Casa Bianca da Donald Trump, che mira a cambiare la narrativa di un’amministrazione ostile a tutti i migranti rassicurando così anche quel mondo economico che ha bisogno di manodopera specializzata, a partire dalla Silicon Valley. Il piano, messo a punto con il genero-consigliere Jared Kushner, non prevede però disposizioni sui `dreamer´, i giovani arrivati in Usa quando avevano meno di 16 anni con genitori clandestini.

L’obiettivo è «modernizzare il nostro sistema di immigrazione legale, rimasto immutato per decenni», ha spiegato la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders alla Fox. «Vogliamo andare - ha aggiunto - verso un sistema basato sul merito», che favorisca l’arrivo di lavoratori qualificati capaci di contribuire alla crescita degli Stati Uniti. «L’economia è in pieno boom, ha bisogno di manodopera», ha proseguito. La nuova politica prevede di privilegiare la qualificazione, l’età o il settore di attività dei richiedenti la `green card´, il permesso di residenza permanente, a scapito dei criteri di ricongiungimento familiare.

Il piano sembra scontentare entrambi i partiti e ha poche possibilità di essere approvato al Congresso, sullo sfondo di una tesa campagna per la Casa Bianca di fatto già cominciata. Parte dei repubblicani è per una linea più dura e non è entusiasta del fatto che il numero delle `green card´ resterebbe invariato: circa un milione. Insoddisfatti anche i democratici, in particolare perché viene ignorato un percorso per regolarizzare i `dreamer´.

Ma il tycoon mira a dare garanzie al mondo produttivo, quello industriale ma anche agricolo, preoccupato dallo spettro della mancanza di manodopera in un momento di espansione dell’ economia. Nel 2017 i dirigenti di Apple, Microsoft, Google, Facebook, Airbnb, Netflix, avevano definito «contrario ai valori americani» il bando di Trump contro i cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana. E poi avevano mantenuto le loro critiche verso il pugno di ferro anti migranti del presidente. «C’è stato un grande malinteso: il presidente vuole che la gente venga nel nostro Paese ma in modo legale, per stimolare la crescita dell’America», ha spiegato la Sanders. Ma sui clandestini Trump non ha cambiato idea e continua a parlare di invasione e di emergenza nazionale al confine col Messico.
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