Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » gio ott 25, 2018 7:21 am

Politica, la lotta per l’autonomia è subdola
Enzo Trentin
ottobre 2018

https://www.vicenzareport.it/2018/10/po ... ia-subdola

Vicenza – Iniziamo da un brano dell’intervento – pubblicato anche sulla rivista «Miglioverde», del professor Paolo Bernardini durante il convegno di “Liberamente”, “think tank sull’indipendentismo veneto”, tenutosi a Ospedaletto Euganeo (Padova), il 6 ottobre 2018, dove tra l’altro affermava: «Vorrei solo ribadire, per prima cosa, la mia assoluta fede nella bontà dell’indipendenza del Veneto. E vorrei mettere a punto solo alcuni concetti, chiarire alcune posizioni, che immagino saranno abbondantemente discussi oggi. l’indipendenza del Veneto deve essere vista come meta finale di un processo che potrebbe svolgersi in molti modi, anche attraverso la conquista di porzioni sempre più nette di autonomia. Ma occorre sempre distinguere, concettualmente, tra autonomia e indipendenza: non necessariamente la prima porta alla seconda, ma soprattutto, non necessariamente quelli che si battono per la prima, ovvero l’autonomia, credono veramente nell’indipendenza. Molto spesso, e non solo per quel che riguarda il Veneto, la lotta per l’autonomia è subdola, non è al servizio del Veneto ma dello Stato centrale.»

Partiamo dunque da qui per l’ennesima speculazione intellettuale, assumendo – ancora una volta – il ruolo degli agitatori di idee. Come premessa però, ecco i principali rivendicazionismi che rischiano di polverizzare gli Stati europei attraverso forti movimenti secessionisti o hanno partiti politici che spingono per una maggiore autonomia:

Italia – non ci sono solo gli indipendentisti veneti; ci sono anche i lombardi, i sardi, i siciliani, i toscani e gli alto atesini che sono stanchi di sopportare la convivenza con la pseudo democrazia italiana.

Belgio – la questione dei fiamminghi e dei valloni è troppo nota per doverla qui ricordare. In Belgio vivono due popoli, distinti e distanti, che parlano lingue diverse e sono di etnia diversa. Nei decenni scorsi si arrivò quasi alla guerra civile, ma oggi si è trovato un modo di vivere comune. La situazione, per intenderci, è come quella della Cecoslovacchia, e non è detto che si finisca nello stesso modo.

Francia – anche i nostri cugini d’Oltralpe hanno da anni i loro problemi con gli indipendentisti. Corsica, Bretagna, Occitania, tutti vorrebbero andarsene. Lo stesso capita nei Territori d’Oltremare.

In Corsica, alle elezioni regionali nel 2015 ha vinto il partito indipendentista nato dalla fusione di “Femu a Corsica” autonomista, e di “Corsica libera” indipendentista con il 35,5% dei voti contro la sinistra che ha ottenuto il 28,5%, la destra con il 27% e l’estrema destra di Marine Le Pen sotto il 10%. Ma difficilmente gli indipendentisti Corsi da soli vincerebbero se Parigi concedesse oggi un referendum. La maggior parte dei Corsi vuol restare francese per continuare a percepire le pensioni statali, e godere degli impieghi nell’amministrazione francese dove la loro massiccia presenza assomiglia a quella dei meridionali nell’amministrazione pubblica italiana. La Corsica conta circa 300.000 abitanti. Si calcola che almeno il 60% sia a favore della Francia. Tuttavia tra i giovani prevale il sentimento indipendentista.

Germania – C’è chi aspira all’indipendentismo, pur avendo tutti religione e lingua comune. Accade in Baviera, dove esistono alcuni gruppi favorevoli alla secessione da Berlino, come il Beyernpartei.

Paesi dell’Est – oltre ai Balcani, l’indipendenza è chiesta dai russofoni in Romania, dagli abitanti della Transnistria nei confronti della Moldavia, da minoranze ucraine e russe. La questione dei curdi, oggi di strettissima attualità, andrebbe trattata a parte.

Regno Unito – Scozia, Cornovaglia e Galles vorrebbero l’indipendenza, per non parlare dei possedimenti oltremare. Com’è noto la Scozia ha già avuto il suo referendum legale. Lo ha perso per poco. Ora si comincia a parlare di un nuovo referendum per l’autodeterminazione, anche se non si è arrivati a predirne la data.

Spagna – Come è noto, non c’è solo la Catalogna, ci sono anche i Baschi. Ci sono poi le enclaves di Ceuta e Melilla, che aspirano all’indipendenza o al ricongiungimento col Marocco, cosa che Rabat chiede da anni. Ci sono le Canarie, e movimenti autonomisti sono esistenti anche in Galizia, Aragona e Andalusia, malgrado le ampie autonomie che lo Stato spagnolo concede.

Svizzera – E’ forse la nazione che ha risolto meglio il problema: lingue diverse, ordinamenti diversi, leggi diverse per ogni Cantone, e tutti vivono in armonia e prosperità. Anche grazie ad un federalismo autentico e non di facciata. Nel 1979 il Giura diventò il ventiseiesimo Cantone della Confederazione Svizzera.

Fatta questa presentazione, è necessario prendere atto che l’indipendentismo veneto è considerato il più effervescente della penisola, e la galassia di movimenti e partiti di quest’area possono semplicisticamente essere così suddivisi:

Al primo gruppo appartengono coloro che si dicono a favore dell’autodeterminazione ma, al momento, operano per l’autonomia della Regione. Dicono di voler perseguire la via istituzionale, e di rifarsi in particolar modo all’esperienza catalana. Tuttavia una corretta lettura degli ultimi decenni (vale a dire dalle elezioni regionali del 1985 che videro i primi due autonomisti-federalisti eletti in Regione Veneto) suggerisce che non c’è stata alcuna chance.

Al contrario, sin dall’inizio la partitocrazia li ha “imbrigliati” e “blanditi”. Il primo eletto è poi partito dalla Regione Veneto per arrampicarsi sino a diventare Sottosegretario agli esteri di un governo italiano. Emblematico è il caso del secondo autonomista, federalista, indipendentista, che stravaccato per ben tre legislature in Regione Veneto (esibendosi nel frattempo nella specialità di metter su e buttar giù partitini, per poi ritornare alla “casa madre” Lv-Ln), di risultati determinanti per questi tre obbiettivi non ne ha conseguito alcuno. Eppure “duttile”, “agile” e “disinibito” ha fatto l’assessore per la Giunta di Giuseppe Pupillo (ex comunista) e quella di Aldo Bottin (ex democristiano), svolgendo, appunto, il ruolo di foglia di fico per la partitocrazia. In tal modo “addomesticando” il voto dei suoi elettori. Addirittura una terza persona appartenente a quest’area, è stata eletta al Parlamento Europeo; ma anche lì risultati non se ne sono visti.

Centrodestra e centrosinistra li hanno cooptati nelle loro politiche facendo promesse poi non mantenute, e fagocitandoli nelle loro strategie al fine di far credere all’elettorato che anche i partiti tradizionali erano favorevoli a riforme significative. Dell’attuale esponente di questo gruppo di “indipendentisti” abbiamo già trattato qui. Per tutti questi “rappresentanti” sembrerebbe valere l’aforisma di Goran Mrakic (uno scrittore serbo di Romania) «Ha tutte le caratteristiche di un politico moderno. È passato attraverso tutti i partiti.»

Insomma, ad oggi, la via istituzionale non ha prodotto nulla nemmeno in Catalogna; fatta eccezione per le manganellate della Guardia Civil. Di più, sottolinea l’esule Carles Puigdemont: «sul federalismo, un punto questo annunciato mille volte ma che non è mai stato realizzato. Se 40 anni fa il governo spagnolo ci avesse offerto una sorta di federalismo, come quello tedesco, ora non chiederemmo l’indipendenza» (qui). Men che meno (vedi sopra) in Corsica.

Lo abbiamo già scritto: non si tratta di persone particolarmente malvagie. La loro cultura politica è quella partitocratica, e la partitocrazia ha disilluso la stragrande maggioranza degli elettori che oramai disertano le urne. Le minuscole riforme che si affacciano ora all’orizzonte creano disagio, malumore, inappagamento, e arrivano dopo oltre 33 anni. Il sistema di voler cambiare il governo con il consenso del governo risulta abbastanza fantapolitico. Qualcuno – a proposito di costoro – benevolmente afferma che bisogna prendere atto del fatto che anche quelli che fanno la danza della pioggia credono nella propria magia.

Nel secondo gruppo vi sono (ci sia consentita una semplificazione) i veneti-venezianisti. La loro magia vuole la Serenissima com’era e dov’era, ma mancano i Patrizi-mercanti e i loro Schei. Il tessuto produttivo veneto è diminuito di oltre il 25%, e c’è una crescita economica piatta. I suicidi di imprenditori sono centinaia. Dal 2012, sono in totale 937 in Italia (con prevalenza in Veneto) i casi di suicidi per motivazioni economiche registrati dall’Osservatorio “suicidi per motivazioni economiche”, della Link Campus University; mentre sale a 661 il numero dei tentati suicidi. Nei primi sei mesi del 2018 l’Osservatorio ha proseguito il proprio monitoraggio semestrale, da cui emerge un numero di vittime pari a 59, in aumento rispetto alle 47 registrate nella prima metà dello scorso anno, mentre sono 53 i tentati suicidi. I posti di lavoro buoni della classe media sono andati persi, i redditi reali delle famiglie sono stagnanti, le pensioni sono a rischio, malgrado i bla-bla-bla del governo le tasse non calano, i giovani laureati o più preparati vanno all’estero per lavorare.

Nel terzo gruppo ci sono i memori delle ampie facoltà di autogoverno che vigevano nei liberi Comuni che nacquero proprio nel centro-nord di questa penisola intorno all’anno 1.000. Perorano una conduzione della cosa pubblica per mezzo del “controllo e bilanciamento reciproco”, con strumenti di reale democrazia diretta.

Non per nulla nella cosiddetta Civiltà Comunale s’era formata una forte “borghesia” che, anche sotto le successive Signorie, i banchieri, i mercanti e gli “investitori”, aveva edificato monumenti e grandi opere nelle città venete che risalgono quasi tutte ad epoca pre-veneziana.

Costoro non scordano poi, che malgrado l’oligarchia veneziana fosse ingessata, nei Domini di Terraferma (detti anche Stato da Tera) ci furono parecchie “autonomie” ed è anche per questo che vennero mantenuti i telai nelle case cittadine, i diritti sui boschi, il pascolo comunitario, i campi comuni, e molto altro ancora. Con il libro di Alan Sandonà: “Leges et statuta communis Cartrani – Gli Statuti di Caltrano del 1543” (qui), il Comune dell’alto-vicentino, con relativo patrimonio montano (che si era costituito già verso il 1.200, come si rileva da altre pubblicazioni) inquadra storicamente e giuridicamente quella realtà che quasi cinque secoli fa scaturiva da quelli Statuti approvati dall’apposita commissione operante a Vicenza per conto della “Dominante”, dove – tra l’altro – erano i circa 800 abitanti a fissare l’aggravio fiscale da riconoscere a Venezia, e non il contrario come oggi avviene con l’Italia.

I sedicenti autonomisti-indipendentisti che siedono attualmente in Regione Veneto o aspirano a candidarsi alle elezioni regionali per accomodarsi su quelle “careghe”, da molti elettori sono considerati degli Zio Tom che non fanno i ribelli e non capeggiano rivolte. Troppi sono i privilegi che concede loro lo Stato italiano. Analogamente sono considerati dei “Tartuffe” coloro che si assoceranno a loro per concorrere alle regionali del 2020. Come hanno scritto Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: «La Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po’ in Parlamento, un po’ nei consigli di amministrazione, un po’ ai vertici delle municipalizzate, un po’ nelle segreterie. Basta un po’ di elasticità.» in fondo aveva ragione Henry Louis Mencken: «Ci sono degli uomini politici, che sarebbe bene chiamare politicanti, i quali, se avessero come elettori dei cannibali, prometterebbero loro missionari per cena.»

Insomma, gli Zio Tom e collaborazionisti vari sembrano aver fatto il loro tempo. Tra un preteso referendum digitale per l’indipendenza del Veneto (2014), avvallato da Osservatori Internazionali, e un referendum regionale per l’autonomia (2017), entrambi vinti con milioni di voti, ma entrambi con scarsa efficacia; rimangono milioni di veneti delusi e insoddisfatti dello satus quo. Parrebbe dunque giunto il momento per gli autentici indipendentisti di passare alla redazione di un coerente progetto politico-istituzionale innovativo, convincente, condiviso, al fine di avere istituzioni locali e scambi globali, per controllare meglio i passaggi di ricchezza.


Alberto Pento

Trentin scrive: "Parrebbe dunque giunto il momento per gli autentici indipendentisti di passare alla redazione di un coerente progetto politico-istituzionale innovativo, convincente, condiviso, al fine di avere istituzioni locali e scambi globali, per controllare meglio i passaggi di ricchezza."

Sì, incominciando con il mettere a punto una storia credibile di tutti i veneti, non riducibile a quella della sola Venezia; una storia vera e credibile che ancora manca (che metta in luce ogni aspetto specialmente quelli che finora sono stati trascurati, omessi, nascosti e falsificati e che costituiscono i limiti, i difetti, le mancanze, le impossibilità, le contraddizioni), tralasciando ogni dogmatismo, mitismo e idolatrismo; un progetto all'insegna del massimo realismo dove si tenga ben presenti i vincoli italiani dovuti al fatto imprescindibile che la maggioranza dei veneti, oggi si sente e si vuole veneta e italiana, e poi non ultima e non meno importante dovrebbe essere la prospettiva europea che costituisce il nostro futuro.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mer nov 14, 2018 8:41 pm

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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » mer nov 14, 2018 8:42 pm

Chiedere al potere di riformare il potere. Che ingenuità!
Enzo Trentin
14 novembre 2018

https://www.vicenzareport.it/2018/11/ch ... mment-5496

Vicenza – Mi sia consentito d’iniziare parafrasando Giovannino Guareschi al fine di speculare su espressioni, comportamenti e conseguenze civili e politiche sui nostri giorni. Chi sono? Sono un ex giornalista che adopera trecento o più parole. Federalista in una repubblica contraddistinta dall’accentramento dei poteri anche quando propone un regionalismo che spaccia per decentramento amministrativo. Ho in uggia i partiti politici in un Paese che continua a destreggiarsi tra pseudo sinistra-destra e sovranisti-populisti. Sostengo l’iniziativa privata in tempi di statalismo becero e inefficiente. Sono assertore di un nuovo progetto politico di autodeterminazione in tempi di antinazionalismo. Non sono un indipendente, bensì un anarchico, un uomo libero, ma sovversivo.

Il fatto è che un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. L’idea di una repubblica fondata sulla partitocrazia non era quella per la quale gli Alleati vincitori della seconda guerra mondiale stimolarono e affrettarono l’avvio dei lavori della Costituente le cui sedute si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948, perché nella visione degli Alleati c’era la nascita di uno Stato federale, come avvenne per la Repubblica Federale Tedesca (Rft) o Germania Ovest.

Che la repubblica italiana abbia qualche “peccato originale” lo si rileva consultando la prima relazione antimafia, dalla quale emerge che nella Costituente c’erano numerosi mafiosi, più alcune decine di massoni dichiarati. In un rapporto segreto del 18 febbraio 1946, il generale dei carabinieri Amedeo Branca scrisse: «II movimento agrario separatista siciliano e la mafia da diverso tempo hanno fatto causa comune; anzi, i capi di tale movimento, tra i quali don Lucio Tasca, si debbono identificare per lo più con i capi della mafia nell’Isola.»

Tra i costituenti c’era anche Bernardo Mattarella, padre di Sergio, attuale presidente della Repubblica Italiana, che nella fase iniziale del secondo dopoguerra era stato sospettato da alcuni di essere «…tra i referenti nel rapporto tra la DC e la mafia». Di questo nel 1992 venne accusato anche dall’ex ministro Claudio Martelli: “Bernardo Mattarella secondo gli atti della Commissione antimafia e secondo Pio La Torre (1976), fu il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal fascismo, dalla monarchia e dal separatismo, verso la DC“. Secondo lo storico Giuseppe Casarrubea, Mattarella era ritenuto vicino al boss di Alcamo Vincenzo Rimi, considerato in quegli anni al vertice di Cosa nostra.

Un altro “padre costituente in pectore” fu Frank B. Gigliotti, mafioso e massone 33esimo livello, componente Oss, ora Cia. Lucky Luciano fornì a Gigliotti i nomi da contattare in Sicilia per favorire lo sbarco degli Alleati del 10 luglio 1943 (vedi qui). Tornò in Italia nel 1947, per influenzarne la politica. Quanto è credibile una Costituzione che da pseudo democratica è diventata partitocratica? Nel suo ultimo saggio, Dimitri Orlov nota che: «se la cultura e la società restano intatte, il resto dell’umanità, una volta che si renda conto che il sistema è truccato a suo danno in favore dello 0,01%, può organizzare una rivoluzione. Ma se la società e la cultura sono minate e distrutte prima, non avranno la coesione sociale e lo spirito pubblico necessario a questa impresa».

Le lotte tra fazioni partitocratiche sono governate dal pensiero così ben formulato dal sindacalista e rivoluzionario russo Michail Pavlovič Tomskij: «Un partito al potere e tutti gli altri in prigione». È così che sul continente europeo, il totalitarismo è diventato il peccato originale dei partiti. Il fatto che esistano non è in alcun modo un motivo per conservarli. Soltanto il bene è un motivo legittimo di conservazione. Il male dei partiti politici salta agli occhi.

La questione da esaminare è se ci sia in essi un bene che abbia la meglio sul male e renda così la loro esistenza desiderabile. Ma se individui appassionati, inclini per via della passione al crimine e alla menzogna, si compongono allo stesso modo in un popolo vero e giusto, allora è bene che il popolo sia sovrano. Una costituzione democratica è buona se per prima cosa realizza nel popolo questo stato di equilibrio, e soltanto in seguito fa in modo che le volontà del popolo siano eseguite.

L’autorità del popolo, in democrazia, non dipende affatto da sue presunte qualità sovrumane come l’onnipotenza e l’infallibilità. Dipende invece dalla ragione esattamente contraria, dall’assunzione cioè di tutti gli uomini, e del popolo tutto intero, come necessariamente limitati e fallibili. Questo punto a prima vista sembra contenere una contraddizione che deve essere chiarita. Come ci si può affidare alla decisione di qualcuno, come gli si può attribuire autorità, quando gli si riconoscono non meriti e virtù, ma vizi e manchevolezze? La risposta sta nella generalità, per l’appunto, dei vizi e delle manchevolezze.

Del resto i partiti post-ideologici sono “illegittimi” nel modo più radicale. Sotto i loro artigli, lo Stato è diventato uno spazio vuoto, pieno solo del denaro dei contribuenti; una res nullius esposta al saccheggio. Per pensare a un rimedio, bisognerebbe essere capaci di ripensare radicalmente la democrazia contemporanea. E avere il coraggio di pensare a una democrazia senza partiti. Quanto alla favola del voto “democratico” consiglio la visione di questo breve filmato.
https://www.facebook.com/sebastiano.riv ... 2949187048

Stante questa situazione egemonica e insoddisfacente della partitocrazia, e constatato che lo Stato italiano sta letteralmente crollando sotto l’incapacità, l’incuria, la corruzione e le mafie, molti cittadini hanno rivolto la loro attenzione e le loro speranze all’autodeterminazione dei popoli per rifondare nuove strutture sociali. Ma costoro cosa fanno? Fondano nuovi partiti! E addirittura molti sedicenti “sovversivi” dall’indipendentismo sono ripiegati all’autonomia. Giusto quello che pare delinearsi in Catalogna. Ma l’autonomia promessa da Luca Zaia & Co. quale sarà? Le indiscrezioni sinora giunte non sono rassicuranti. Per i tempi poi… malgrado le promesse e i proclami stiamo ancora aspettando!

Alcuni di questi “sovversivi” si giustificano dicendo: «Se non passasse l’autonomia Veneta, non ci perderebbe solamente la faccia il ministro delle autonomie Erika Stefani, ma sarebbe una sconfitta cocente anche per Luca Zaia e Matteo Salvini. Un errore politico che pagherebbero carissimo. Attualmente un elettore su due in Veneto propende per votare Lega, ma se l’autonomia non arrivasse, sarebbe un errore politico che costerebbe molto al loro partito. […] La lega non potrebbe permettersi un errore del genere, l’effetto domino nefasto, sarebbe alimentato in tutto lo stivale e quello che Salvini ha costruito con fatica sarebbe irrimediabilmente perduto. Perché i Veneti hanno una caratteristica. Non scordano mai un torto subito!»

Sulla questione: “perdere la faccia”, Umberto Bossi ha sicuramente perso la sua, tuttavia siede ancora in Parlamento. E se mi dovessero chiedere un elenco di chi ha perso la faccia e siede ancora nelle istituzioni, mi rifiuterei di prestarmi all’opera. Troppo vasto il lavoro per un anziano pensionato come me. Eppoi non trascuriamo che molti politici sono persone “eccezionali”, hanno la faccia come il c…! Ma quello che sorprende di questi autonomisti pseudo indipendentisti – privi di un progetto istituzionale condiviso – che ad ogni piè sospinto citano l’esperienza catalana, è che sembrano scordare quanto è successo da quelle parti.

Come viene scritto qui:
https://francais.rt.com/opinions/54975- ... n-division
Gli indipendentisti sembrano anche aver trascurato numerosi aspetti strategici, giuridici e amministrativi. Intanto la questione essenziale della sicurezza delle frontiere terrestri, marittime e aeree di un futuro Stato, e quella di un programma fiscale degno di questo nome che permetta di finanziare l’insieme delle amministrazioni sono state accennate in un modo molto evanescente. […] Indubbiamente la Catalogna possiede una cultura ed una lingua ricche, è dotata di confini geografici ben identificati, d’altra parte la sua popolazione non condivide un progetto politico comune, poiché più della metà di essa si dice favorevole al fatto che la regione rimanga parte integrante del regno spagnolo. […] “Il problema è che c’è una carenza di maturità politica del campo indipendentista”, confida un vecchio compagno di strada di Carles Puigdemont, deluso, che chiede l’anonimato. “Non ci prende sul serio nessuno in Europa, perché non abbiamo saputo dimostrare di avere un programma, e neanche una visione politica o economica di ciò che intendiamo realizzare. Restiamo centrati sul fatto che vogliamo l’indipendenza, ma rifiutiamo di seguire le regole, anche quelle del diritto internazionale […] diciamo che vogliamo restare in Europa, ma non vogliamo accettare il fatto che se la Catalogna ottiene l’indipendenza, ne sarà esclusa d’ufficio. Questo modo di fare politica era destinato alla sconfitta” E conclude: “Se vogliamo veramente l’indipendenza, dobbiamo accettare che bisogna seguire un processo legale che richiederà degli anni”.

I fondatori di nuovi partiti o movimenti indipendentisti veneti trascurano il fatto che, non solo in Catalogna come in Spagna, in Italia e da qualche altra, parte uno dei problemi che più preoccupano i cittadini oggi, dopo la disoccupazione, la corruzione e la crisi economica, è quello della politica e dei politici. La cattiva reputazione dei politici, che deteriora le istituzioni, ha le sue radici nelle malformazioni tipiche delle avariate democrazie contemporanee: i poteri del Parlamento sono largamente esercitati dai partiti, ed essi non rispettano la democrazia sostanziale, ovvero eludono le regole e gli strumenti della democrazia diretta.

Sulla «inutilità» dei sedicenti indipendentisti l’ennesimo esempio ci viene fornito dal Consigliere Regionale Antonio Guadagnini. Egli si guarda bene dall’agire per eliminare il ridicolo referendum consultivo, o sostenere le proposte popolari di democrazia diretta che giacciono da anni in Regione Veneto.
https://piudemocraziavenezia.wordpress. ... ia-diretta
Pensa d’agire da indipendentista promuovendo la presentazione del libro del Prof. Andrea Favaro dal titolo “Io Sovrano, discussione sui fondamenti teorici dell’autodeterminazione” (Mercoledì 14 novembre alle ore 12, presso il Consiglio Regionale del Veneto a palazzo Ferro-Fini). Un’azione che indipendentemente dal valore dell’opera e del suo autore, corrisponde a pestare l’acqua nel mortaio; ossia fa una fatica inutile. Mentre si guarda bene dal progettare un nuovo assetto sociale per la organizzazione di quel “potere costituente” che propaganda di perseguire. Questa reticenza implica un tipo di corruzione che la legge penale non punisce, ma che incoraggia l’espansione di altre forme punibili. E quando hai rinunciato a supportare ciò che nell’interesse della collettività veneta, gettando via princìpi e convinzioni, l’unico compenso è assicurarsi un beneficio personale.

Insomma, la mancanza di un progetto politico-istituzionale che faccia da supporto all’autodeterminazione del Veneto, è la stessa mancanza che viene imputata agli indipendentisti catalani. Ma mentre i catalani portano in piazza milioni di persone, la manifestazione più numerosa degli indipendentisti veneti fu a Bassano del Grappa, (vedi qui) il primo dicembre 2013, con circa tremila persone
https://www.bassanonet.it/news/14913-in ... e_day.html .

Quello che gli autonomisti-indipendentisti non sembrano considerare è che Giordano Bruno già sapeva come funzionavano le cose, e infatti fu messo al rogo il 17 febbraio 1600 in Campo dé Fiori a Roma. Da allora ad oggi, a parte i roghi, non è cambiato nulla, e le sue parole certi autonomisti-indipendentisti dovrebbero scolpirsele nella mente e nel cuore: «Che mortificazione! Chiedere al potere di riformare il potere. Che ingenuità!»


???
A Bassano la grande mobilitazione dei sostenitori del referendum consultivo per l'indipendenza veneta, arrivati da 147 Comuni di tutta la regione. Col governatore Zaia in testa: “E' una rivoluzione moderna, come i catalani”
Independence Day
Il passaggio della manifestazione sul Ponte degli Alpini (foto Alessandro Tich)
2013-01-12

https://www.bassanonet.it/news/14913-in ... e_day.html

La fossa dei leoni - di San Marco, ovviamente - è concentrata in piazzale Cadorna, sede prescelta per i comizi finali della manifestazione a sostegno del referendum consultivo per l'indipendenza veneta.
E' quanto richiede la PDL (proposta di legge) regionale 342 sottoscritta una quindicina di consiglieri regionali del Veneto - tra cui il bassanese Nicola Finco - e finalizzata all'indizione del voto referendario, riservato ai residenti nella nostra regione, per “acclarare la volontà del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione”.
Già presentata e discussa in consiglio regionale, la proposta indipendentista è stata rispedita al mittente. Ma ora i promotori e sostenitori del Veneto Nazione ritornano alla carica, scegliendo Bassano del Grappa quale città da cui rilanciare l'urlo separatista, per fare pressing al consiglio regionale affinché la proposta referendaria “per il Veneto Repubblica indipendente e sovrana” venga finalmente accolta.
Tutti in riva al Brenta, dunque, per rispondere al richiamo dello stato maggiore del Comitato “Il Veneto Decida - el dirito de decìdare” (soci fondatori: Luca Zaia, Alessio Morosin, Indipendenza Veneta, Liga Veneta Repubblica, Comitato celebrazioni storiche della Milizia Veneta, Raixe Venete, Futuro Popolare Veneto, Veneto Stato, Veneto Stato Europa, Europa Veneta), attuale struttura di coordinamento del movimento indipendentista nei confronti di Roma, definita “soggetto legittimato passivo nel procedimento di autodeterminazione del Popolo Veneto”.
Luca Zaia, presidente della Regione Veneto - che ricorda dal palco della manifestazione, applauditissimo, di essere stato “l'unico governatore a non aver festeggiato i 150 anni dell'Unità d'Italia” - è uno dei fondatori del Comitato e non manca all'appuntamento bassanese. Al suo fianco, nella prima fila del corteo, lo segue come un'ombra l'europarlamentare Mara Bizzotto.
Poco più indietro - e avendo sottoscritto la PDL 342, ne ha ben donde - notiamo puntualmente Nicola Finco. Marino Finozzi, altro leghista in giunta regionale, sfila nelle retrovie.
Ma chi pensasse che la matrice politica delle istanze separatiste sia appannaggio esclusivo del fronte Lega Nord, si sbaglia.
Tra i front-men della manifestazione c'è ad esempio il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, anch'egli co-firmatario della proposta di legge, oggi rappresentante di Futuro Popolare ma fino a ieri esponente dell'Udc.
Ci sono soprattutto - con la fascia con i colori della bandiera del Veneto e col cartello del “Comune Veneto” che ciascuno di loro rappresenta - i sindaci e i delegati dei 147 Comuni della regione che hanno approvato all'ordine del giorno del consiglio comunale la proposta di legge referendaria.
Tra questi c'è anche il Comune di Bassano del Grappa: e benché la presidente leghista del consiglio comunale Tamara Bizzotto sia presente tra i manifestanti, a reggere il cartello “Comune Veneto Bassano del Grappa (VI)” è la consigliera di Bassano ConGiunta Ilaria Brunelli.
L'assembramento in piazzale Cadorna è solo l'epilogo dell'affollato pomeriggio dell'Independence Day: col corteo partito da viale delle Fosse, transitato per le piazze e confluito - con sventolio di bandiere di San Marco e slogan libertari ripetuti ai megafoni - sul Ponte degli Alpini, andata fino a Angarano e ritorno.
E per darvi l'idea del movimentato, ma al contempo ordinato svolgimento della manifestazione vi rimandiamo alla nostra photogallery correlata al presente articolo.
In piazzale Cadorna è il momento degli interventi al microfono, e ad Alessio Morosin - autentico leader e trascinatore del movimento indipendentista - viene riservato un tributo da rockstar. Morosin si rivolge al popolo del “prossimo Stato indipendente” ricordando il 4 luglio 1776, giorno della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America: “La libertà si conquista con un atto unilaterale di indipendenza”.
“La storia italiana in Veneto è finita - prosegue il capopopolo, attizzando i presenti -. O morte italiana, o indipendenza veneta.” Morosin tocca anche l'intoccabile, e cioè “la Costituzione italiana, che noi rispettiamo come Costituzione di uno Stato straniero.” Da qui la strada obbligata dell'autodeterminazione “da conquistare in modo democratico, pacifico, con il consenso dei veneti”.
Luca Azzano Cantarutti, presidente di Indipendenza Veneta, spiega i motivi pratici della mobilitazione: “Il Comitato ha voluto questa manifestazione per chiedere a tutti i veneti di sensibilizzare il consiglio regionale affinché il Veneto decida. Chiediamo di accelerare immediatamente quel percorso politico pacifico e legale per esprimersi con il voto referendario e dire “Si” o “No” a questa domanda: vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?”.
Standing Ovasiòn da parte di tutti i presenti.
“Sbassè e bandiere e vardeme sue bae dei oci” esordisce il governatore Luca Zaia, che invita ad abbassare cartelli e vessilli per favorire la la visuale del palco anche alla “zente da drio”.
“Il progetto di indipendenza lo seguiamo da mesi - afferma Zaia - e assemblee come queste servono a chiarire le cose. Oggi nella nostra regione ci sono 170mila disoccupati, e il senso di essere qui oggi è quello di dare ascolto ai veneti che soffrono. L'indipendenza è una grande opportunità e siamo qua per ricordare a Roma che in Veneto 7 persone su 10 parlano in veneto.” “E i lavora in veneto!” - commenta un manifestante che ascolta l'intervento vicino a chi vi scrive. “Quello dell'indipendenza è un percorso serio, legale, compatibile con le norme internazionali - prosegue il governatore -. La serietà è anche il rispetto per chi oggi non è qui: i veneti sono galantuomini, noi non andiamo a devastare le città per le manifestazioni.”
Zaia parla di “rivoluzione moderna, come i catalani” e della ferma intenzione “di riportare il provvedimento in consiglio regionale, anche se non è facile”. E richiama di nuovo “al rispetto per chi non la pensa come noi” perché “l'indipendenza non è do una parte, è di tutti.”
Da qui la necessità di “evangelizzare” quella parte di popolo veneto (maggioritaria o minoritaria? NdR) che di distacco dalla sovranità dell'Italia non vuol sentir parlare. Zaia invita a “cercare di ampliare questo consenso”, sottolinea “il federalismo dei padri costituenti” e cita addirittura Einaudi, sostenitore, nel '48, della determinazione delle autonomie locali. “Siamo qua per legittima difesa” aggiunge il governatore. Per dire “basta” alle vessazioni di uno Stato italiano dove la gente “se impica in azienda” e “con oltre il 65% della pressione fiscale”.
Gli interventi sul palco proseguono finché l'oscurità del corto pomeriggio invernale non cala sulle numerose bandiere di San Marco convenute per l'occasione dai quattro angoli del Veneto. I partecipanti arrotolano i vessilli e coi fazzoletti col Leone ancora attorno al collo riprendono la strada di casa, per molti di loro molto lunga, soddisfatti per la buona riuscita della manifestazione.
Indipendentemente da tutto.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » gio nov 29, 2018 7:56 pm

La nuda verità sull’indipendentismo veneto
Enzo Trentin
29 novembre 2018

https://www.vicenzareport.it/2018/11/nu ... QKvfktiW9o

Vicenza – Partiamo da una leggenda del XIX secolo. La verità e la menzogna un giorno si incontrarono. La Menzogna dice alla Verità: «Oggi è una giornata meravigliosa!» La Verità guarda verso il cielo e sospira, perché la giornata è davvero bella. Trascorrono molto tempo insieme, arrivando infine accanto a un pozzo. La Menzogna dice alla Verità: «L’acqua è molto bella, facciamo un bagno insieme!» La Verità, ancora una volta sospettosa, mette alla prova l’acqua e scopre che è davvero molto bella. Si spogliano e iniziano a fare il bagno.

Improvvisamente, la Menzogna esce dall’acqua, indossa i vestiti della Verità e fugge via. La Verità furiosa, esce dal pozzo e rincorre la Menzogna per riprendersi i vestiti. Ma il Mondo, vedendo la verità nuda, distoglie lo sguardo, con rabbia e disprezzo. La povera Verità ritorna al pozzo e scompare per sempre, nascondendo la sua vergogna. Da allora, la Menzogna gira per il mondo, vestita come la Verità, soddisfacendo i bisogni della società, perché il Mondo, in ogni caso, non nutre alcun desiderio di incontrare la Verità nuda.

Dopo questo cappello, si può constatare che negli ultimi tempi sono usciti alcuni libri che trattano la legittimità della autodeterminazione di popoli e territori. Qualcuno è scritto a quattro mani (ed è una nuda verità), perché almeno due di questi arti, non essendo all’altezza del compito, volevano avvantaggiarsi dell’autorevolezza delle altre due mani. Le case editrici di questi libri sono diverse e limitate, tanto che molti sospettano che i soldi per stamparli sono di provenienza pubblica. È evidente che in qualche caso si tratta di politicanti il cui unico fine è accreditarsi in un certo modo al fine di appollaiarsi su una “carega” istituzionale.

Qualcuno che asserisce di avere per obbiettivo finale l’indipendenza del Veneto, ma opera per il raggiungimento dell’autonomia; che peraltro non arriva. Qualcheduno che spera nell’elezione di alcuni rappresentanti nel 2020, che in ogni caso non saranno numerosi e determinanti. Tant’è vero che negli ultimi 30 anni l’autonomismo e federalismo veneto, oggi trasformatosi in indipendentismo, ha eletto alcune decine di Consiglieri in Regione, senza nessun risultato apprezzabile.

Uno di questi rappresentanti partendo dalla Regione è diventato addirittura Sottosegretario agli esteri di un governo Berlusconi. Un’altra, sempre dallo stesso scranno, è salita all’Europarlamento. Un terzo – per quindici anni in Regione Veneto – è stato Assessore prima per una Giunta di centrodestra, poi per una di centrosinistra. Altri ancora (7 sicuramente, più alcuni altri in veste di “fiancheggiatori” o simpatizzanti) hanno formato gruppi autonomi fuoriuscendo dalla Lega Nord per fare gli autonomisti, federalisti, oggi indipendentisti. Risultati: solo privilegi per tutti questi rappresentanti (che – sarebbe bene ricordarlo – in quanto tali sono solo esecutori), ma nessuna autonomia, nessun federalismo degno di questa definizione, sull’indipendenza poi… oggi appare solo un argomento acchiappa voti per l’elettorato più credulone.

E questo è quello che materializza questo “mercato” (vedi qui). L’autonomia promessa da Luca Zaia è di là da venire. In campagna elettorale era un “attraente” indipendentista. Giusto in questi giorni, poi, è stata spedita una lettera di sollecito dei presidenti di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Quest’ultimo ha già risposto (Fonte: Ansa) in politichese: «stiamo, con i vari ministri, nell’ambito delle rispettive competenze, valutando quelle che sono le varie materie perché occorre definire un perimetro tra competenze statali o regionali, che ci consenta poi, a tutto il sistema Italia, di poter far funzionare, di poter perseguire gli interventi che occorrono». E quando l’autonomia verrà – stando alle indiscrezioni – non sarà quella promessa; ovvero simile a quella del Trentino Alto Adige, e questo già si sapeva!

La Catalogna (onnipresente nei discorsi di questi sedicenti indipendentisti), è immaginabile che non avrà l’indipendenza dalla Spagna, mentre l’appoggio dell’UE è già stato rifiutato, malgrado i milioni di cittadini che porta in piazza. Mentre qualcuno sostiene che la manifestazione più numerosa degli indipendentisti veneti fu a Treviso, il 14 marzo 2014, con circa 6.000 partecipanti, in occasione della dichiarazione d’indipendenza a seguito del referendum informatico prodotto da Plebiscito.eu, ed alla presunta certificazione internazionale sulla regolarità del voto e dei risultati che allo stato attuale non ha sortito effetti. Insomma le “masse” venete non somigliano affatto a quelle catalane.

Molti sono convinti che la democrazia di questa penisola deve resistere alle sirene della rappresentatività come soluzione ai suoi problemi. Non dobbiamo mai dimenticare che la funzione essenziale della democrazia rappresentativa è: dispensare i cittadini dal governo di se stessi. E se l’esperienza ci insegna qualcosa è questo: che un buon politico, in democrazia, è altrettanto impensabile di un ladro onesto. L’idea, invece, è che mentre la democrazia deve continuamente adattarsi ai cambiamenti della società e assumere nuove forme, deve anche mantenere determinati principi fondanti come il corretto e tempestivo esercizio della democrazia diretta, in funzione di deterrente e per l’iniziativa di delibere e leggi.

C’è anche da tener presente che Charles De Gaulle, nel 1952, diceva: «Le regime ne se transformera pas de lui-même, Cela n’est jamais arrivé dans notre histoire. Il faut un pression de l’éxtérieur.» (Il regime non cambierà da solo, questo non è mai accaduto nella nostra storia. Quando cambiò fu per pressioni dall’esterno.) È da tempo che lo Stato italiano scricchiola paurosamente. I ponti che sempre più numerosi crollano ne sono un sintomo. Quando il “ponte Morandi” dello Stato italiano crollerà, sarebbe cosa saggia per gli indipendentisti avere qualcosa di prêt-à-porter (pronto all’uso). Un progetto politico-istituzionale con il quale subentrare. Ma tutto ciò è, allo stato attuale, ancora lettera morta o in ogni caso quel poco che dovesse reperirsi non è condiviso, tanto meno conosciuto dall’opinione pubblica.

Poche settimane fa, alcuni pubblici amministratori tuttora in carica, e nei fatti autonomisti-indipendentisti, sono stati avvicinati con discrezione per sondare la loro disponibilità ad assumere la veste di portabandiera dell’autodeterminazione veneta. È stato ventilato loro come sarebbe stata gradita alla platea degli indipendentisti la loro funzione di “alfieri”, e la possibilità di dare una grossa mano per formare un movimento importante per puntare alla Regione, cosa che agli interpellati non sarebbe dispiaciuta. Tuttavia la loro analisi è stata che gli attuali personaggi che calcano la scena dell’autonomismo-indipendentismo veneto non sanno fare politica, non capiscono cosa importa alla gente, non riescono a fare proselitismo, e non riescono a raccogliere voti alle elezioni.

Anche un “nobil homo” fondatore di organizzazioni per l’autonomia, il federalismo e l’autodeterminazione veneti non ha più intenzione di “sacrificarsi” per certi personaggi. Insomma manca la Rappresentatività. Cioè il grado di somiglianza tra i rappresentanti e quelli che vorrebbero rappresentare. È assente la somiglianza sociale, economica, fisica (di un comune sentire). Un fenomeno che può essere chiamato “rappresentazione statistica” per differenziarlo dalla rappresentazione politica.

In conclusione chiunque si prenda la briga di ergersi a giudice nel campo della verità e della conoscenza, viene mandato in rovina dalle risa. E la stupidità consiste nel fare e rifare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Purtroppo, come diceva Henry Louis Mencken: «Gli uomini che il popolo ammira più esageratamente sono i bugiardi più spericolati, gli uomini che detestano più violentemente sono quelli che cercano di dire la verità». E ancora: «Il governo viene inteso, non come un comitato di cittadini scelti per portare avanti gli affari comuni dell’intera popolazione, ma come una corporazione separata ed autonoma, dedicata principalmente allo sfruttamento della popolazione a beneficio dei suoi stessi membri».


Gino Quarelo
Come non essere d'accordo.
Personalmente in modo graduale, critico e naturale ho tagliato i ponti, i legami e le frequentazioni con tutto il mondo venetista; non vado più a nessuna manifestazione, incontro, convegno, non do più alcuna briciola del mio tempo, alcun sostegno economico, tantomeno il mio voto a chichessia di questo mondo venetista-venezianista.
Non mi faccio più manipolare, sfruttare e calpestare da nessuno, specialmente dai fanfaroni, dai furbi, dai fanatici, dagli esaltati, dagli ignoranti, dai presuntuosi, dagli arroganti e dagli idolatri che sono la maggioranza di questo mondo che ama firmarsi con lo slogan WSM.
Accetto solo chi si mette alla pari, chi dialoga e si mette in discussione confrontandosi, chi non chiede soldi e voti e chi non si propone come salvatore, messia, capo carismatico, guida storica, spirituale e politica.
Di buone, valide e durature amicizie all'interno di questo mondo nemmeno una, tutte pseudo amicizie interessate e una fraternità fideistica e idolatra senza una vera consistenza umana..
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Re: Venetismo, referendo par l'endependensa e i fanfaroni

Messaggioda Berto » dom dic 09, 2018 12:28 pm

INDIPENDENZA VENETA, LE RESPONSABILITÀ DI POLITICI E INTELLETTUALI
di ALESSANDRO MORANDINI
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 8349458243

Non la scarsa diffusione del desiderio di indipendenza tra i Veneti, ma la sua debole intensità (debole anche tra gli indipendentisti) è considerata uno degli ostacoli più rilevanti alla realizzazione di questo importante progetto politico; progetto di cui, forse, perfino gli addetti ai lavori non riescono pienamente cogliere l’importanza: i politici che danno voce a questo desiderio, organizzano la sua manifestazione collettiva, entrano in relazione con il nemico (per negoziare le modalità attraverso le quali verrà concesso agli indipendentisti di esprimere il loro desiderio). Invece l’importanza dell’indipendenza del Veneto si estende in modo fin troppo evidente su scala europea se non, oggi, mondiale. Bene, se si è consapevoli dell’importanza mondiale dell’indipendenza del Veneto, si può riflettere intorno ad un concetto temuto, deprecato, scandaloso ma irrevocabilmente legato alla pratica della politica: il concetto di violenza. Un concetto che ripropongo non già spinto dalla volontà di contribuire allo sviluppo della riflessione quanto, piuttosto, dalla contingenza dell’esperienza, dalla necessità. Si deve e si può parlare…
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Gino Quarelo

ALESSANDRO MORANDINI ha scritto:
... Non la scarsa diffusione del desiderio di indipendenza tra i Veneti, ma la sua debole intensità (debole anche tra gli indipendentisti) è considerata uno degli ostacoli più rilevanti alla realizzazione di questo importante progetto politico; ...

Gino Quarelo scrive:
A ben guardare vi è sia una scarsa diffusione del desiderio di indipendenza, sia una debole intensità di volontà anche tra gli indipendentisti;
in più vi è una assoluta mancanza di coscienza comune della storia e della realtà, sia di un progetto sensato e articolato del Veneto che si desidera, a partire dai suoi confini etno geografici che demenzialmente, i più, fanno coincidere con i territori e i domini della Serenissima, Veneto = Venezia Serenissima.

Con queste premesse nessun indipenenza sarà mai possibile mentre invece sarà ancora possibile ai politicanti fanfaroni nostrani, come ben scrive Enzo Trentin, di vendere illusioni per procacciarsi qualche voto e procurarsi qualche carega ben remunerata.





VENETO, L’INDIPENDENZA È QUALCOSA DI PIÙ DI UN SEMPLICE DESIDERIO
di ALESSANDRO MORANDINI

https://www.miglioverde.eu/veneto-lindi ... -desiderio

L’indipendenza del Veneto è un’idea sognata da tantissimi Veneti. Non è possibile fare stime precise su quanti siano i Veneti che in cuor loro desiderano che lo stato italiano dismetta la sua sovranità sul territorio veneto; soprattutto perché quantificare un dato come i sogni non ha molto senso. I sogni sono evanescenti, sfuggenti, non si prestano ad alcun conteggio. Attualmente i dati più significativi sono alcuni sondaggi ed il referendum per l’autonomia, e sono dati che parlano chiaro a chi li sa interpretare. Ma anche questi dati non ci rivelano molte cose relative al sogno di indipendenza dei Veneti. Ci rivelano, nettamente, la presenza molto diffusa di un desiderio, il desiderio di indipendenza, che, rispetto al sogno, è ancora più indefinito. Il sogno dell’indipendenza è un contenitore più ampio del semplice desiderio. Nel dispiegarsi del sogno indipendentista possono fare la loro comparsa numerosi personaggi, numerose immagini. Quasi sicuramente i Veneti che sognano l’indipendenza (e possono essere già ora tantissimi) pensano ad un…
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Alberto Pento
Che fanfarone, che mancanza di serietà, mescolare/confondere/fraintendere l'indipendenza con l'autonomia.
La realtà e i suoi dati/numeri alle elezioni amministrative regionali e delle presenze/testimonianze nelle piazze parlano chiaro: la maggioranza dei veneti è per l'autonomia e non per l'indipendenza e che non si può confondere l'autonomia con l'indipendenza cercando di ingannare i veneti.
I veneti in maggioranza sono legati al nazionalismo risorgimentale italiano, alla mitologia della Roma classica e alla Roma vaticana del cattolicesimo romano.
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